Dal diario di Blake Butler

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Re: RE: Dal diario di Blake Butler

da redrum1456 » 31 ottobre 2012, 15:10

Alle22 ha scritto:non capisco....era tutto vero?!!!


non lo so, il diario si interrompe lì...
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Re: RE: Dal diario di Blake Butler

da Alle22 » 31 ottobre 2012, 15:32

redrum1456 ha scritto:
Alle22 ha scritto:non capisco....era tutto vero?!!!


non lo so, il diario si interrompe lì...

quindi è la fine?!
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Re: RE: Dal diario di Blake Butler

da redrum1456 » 1 novembre 2012, 14:34

Alle22 ha scritto:
redrum1456 ha scritto:
Alle22 ha scritto:non capisco....era tutto vero?!!!


non lo so, il diario si interrompe lì...

quindi è la fine?!


si...ho preparato un ultimo pezzo, che posterò nel fine settimana...ma sostanzialmente finisce così..
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Re: RE: Dal diario di Blake Butler

da Alle22 » 1 novembre 2012, 14:42

redrum1456 ha scritto:
Alle22 ha scritto:
redrum1456 ha scritto:
Alle22 ha scritto:non capisco....era tutto vero?!!!


non lo so, il diario si interrompe lì...

quindi è la fine?!


si...ho preparato un ultimo pezzo, che posterò nel fine settimana...ma sostanzialmente finisce così..

ma ma.. :cry:
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Re: RE: Dal diario di Blake Butler

da redrum1456 » 2 novembre 2012, 0:14

Alle22 ha scritto:ma ma.. :cry:


che c'è? ;)
mi dispiace, ma è così il finale (ripeto, ho un ultimo post che riguarda il padre di Blake, ma NON Blake), il ragazzo è sparito...
il finale è libero ad ogni interpretazione...ma dal diario si può intuire cosa è successo!
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RE: Dal diario di Blake Butler

da redrum1456 » 4 novembre 2012, 14:08

Quest ultimo pezzo (non contenuto nel diario di Blake) conclude questa ff definitivamente.
Buona lettura a tutti!!!

Dal Dottore

Dottor Micheal Können, psicologo
Almeno sono nel posto giusto, si disse Alfred Butler leggendo la targhetta in ottone avvitata nella porta. Inspirò, si fece coraggio, e appoggiò la mano sulla maniglia.
Devo farlo?
Non era stata sua la decisione di andare lì. Non ci aveva nemmeno mai creduto. Era stata Bridgette, la sua ex moglie, a insistere perché entrasse in analisi.
Perché gli ho dato ascolto?
Prima di tutto, non era lei che pagava le sedute. E ottanta dollari l’ora non erano pochi. E poi, se era riuscito a farvi a meno fino adesso, perché avrebbe dovuto iniziare ora ad andare da uno strizzacervelli?
Psichiatra, mormorò una vocina dentro la sua testa. Lo strizzacervelli è uno psichiatra. Lui è uno psicologo.
«Tutte cazzate» mormorò sottovoce Alfred. Sospirò di nuovo.
Doveva farlo, doveva parlarne con qualcuno. Perché da quando Blake non c’era più…
Com’è possibile che sia sparito nel nulla?, si chiese per l’ennesima volta, sull’orlo della disperazione. Blake era sparito l’inverno di due anni prima, e da allora non si era saputo più nulla di lui. All’inizio aveva creduto che fosse tornato dalla madre, a New York. Ma le aveva telefonato, furioso, per scoprire che lei non sapeva nulla.
Da allora le ricerche. L’intera Hyak era stata per più di un mese sulle tracce del ragazzo, ma Alfred vedeva gli sguardi degli uomini, sentiva i loro mormorii. Erano convinti che suo figlio fosse stato ucciso dall’uomo - dalla bestia - che aveva stuprato e ammazzato le due ragazze il mese precedente la scomparsa del suo Blake.
Forze, entra.
Certo, c’erano state le interviste sui giornali, ma non poteva davvero parlare con quegli scribacchini. Poi, durante le frequenti telefonate con la ex moglie - che si erano diradate rapidamente nei mesi successivi - il prudente consiglio di entrare in analisi.
«Io l’ho fatto» gli aveva detto cautamente Bridgette al telefono «e anche Carol. E sta andando meglio per tutte due. Fatti aiutare, Alfred.»
L’uomo aveva mormorato un assenso e riappeso. Cosa potevano saperne, quelle due a New York, di come lui si sentiva? Non potevano avere la minima idea di quello che stava provando.
E tuttavia aveva seguito il suo consiglio. Era la sua prima seduta - l’aveva prenotata una settimana prima - e sperava vivamente che Können lo aiutasse a… a… mettersi almeno l’anima in pace!
Non poteva credere che Blake fosse morto.
Certo, scomparso. Fuggito chissà dove - nonostante non fosse stato visto alla stazione dei treni e dell’autobus, e nonostante la sua macchina non si fosse mossa di un millimetro da dove l‘aveva lasciata al suo arrivo. Chissà, una fuga d’amore - nonostante Blake non avesse la ragazza. Nessuno lo aveva visto, nemmeno quando la sua foto era passata al telegiornale della sera sulla rete nazionale.
Ma non morto. No, il suo ragazzo non era morto. Non voleva, non poteva rassegnarsi.
Aprì la porta con uno scatto deciso, rischiando di mandarla a sbattere.
Si trovò in un ampia sala d’aspetto - o almeno era così che lui l’avrebbe definita. C’erano diverse comode poltrone allineate lungo la parete in fondo, delle quali solo una occupata da un uomo anziano. Entrò nella sala chiudendosi la porta alle spalle e si sedette nell’ultima poltrona in fondo, sprofondando rigidamente nella pelle. L’uomo anziano lo saluto con un breve cenno del capo e un sorriso. Aveva gli occhi grigio-azzurri, un colore molto particolare che Alfred aveva visto poche volte.
«Buon pomeriggio» mormorò, esitante. L’uomo era vestito in modo stravagante. Portava un paio di pantaloni neri, una camicia bianca e una giacca nera con un papillon nero. Un cilindro molto alto era posato lievemente sul suo capo; teneva in mano un bastone da passeggio finemente lavorato, e il suo viso era contornato da un paio di lunghi baffi impomatati all’insù, grigi come i suoi capelli pettinati all’indietro. Sembrava uscito dal 1920 o giù di lì.
«Buon pomeriggio» rispose l’uomo. Alle mani aveva dei guanti di seta bianchi. «Mi chiamo Henry Akeley»
«Alfred Butler.» Si strinsero la mano.
Quest’uomo ha proprio bisogno di questa visita, si disse, vergognandosi subito del commento. Perché doveva criticarlo, se voleva vestirsi così?
L’uomo sembrò leggergli nella mente perché disse, sorridendo: «Le persone ormai non si vestono più come una volta. Ora vanno di moda quei… come si chiamano… jeans?» Pronunciò le parole gliiins.
Alfred annuì educatamente ignorando l‘errore, e posò lo sguardo sulle riviste posate sul basso tavolino di vetro davanti a lui. Giornali, settimanali e le solite porcherie di gossip.
«Non c’è proprio più nulla da leggere, a parte qualche libro» mormorò, osservando la fotografia di una bionda in topless; sembrava che la rivista contenesse un articolo addirittura scandaloso.
«Eh, no» rispose Akeley «mi manca il periodo in cui Jules Verne era considerato un rivoluzionario.»
«Verne? L’autore di…»
«Si, Dalla terra alla luna, Ventimila leghe sotto i mari. Oh, il capitano Nemo! Che grand’uomo, grand’uomo! Il giro del mondo in 80 giorni, con Passepartout, il maggiordomo più servile che abbia mai conosciuto!» Akeley sembrava entusiasta: i suoi occhi mandavano bagliori argentei. «Da ragazzo» proseguì «lessi un romanzo di Bram Stocker… non so se lei ne ha mai sentito parlare… si chiamava Dracula, parla di un conte della Transilvania.»
«Ma certo, ce lo fecero leggere a scuola!»
«Era una novità ai miei tempi.»
Alfred lo guardò confuso. Quell’uomo lo stava prendendo in giro? L’uomo non parve cogliere la sua perplessità, e proseguì imperterrito: «E poi, come dimenticare Viaggio al centro della terra? Michel Strogoff! Ah, si, amo Jules Verne, come si può non amarlo? Lei ha sicuramente letto queste opere, signor Butler!»
Alfred, seppur riluttante, rispose: «Beh, a dire il vero da ragazzo preferivo Stephen King… avevo tredici anni quando uscì Carrie»
«Stephen King?» chiese il vecchio, confuso. «Non credo di averlo mai sentito nominare.»
«It? Shining?»
L’uomo sembrava non capire. «Mi dispiace» disse sorridendo, «credo che queste letture siano troppo avanzate per me, se capisce cosa intendo.»
«Ehm, certo, signor Akeley» Alfrd tacque, imbarazzato. Aveva parlato di King! Che imbecille, era troppo recente per un signore della sua età!
Sperava di non averlo offeso - si sa come sono i vecchi, a volte - ma il signor Akeley continuò a parlare, cambiando argomento: «Spero che il dottor Können mi possa aiutare. Sono tornato da un lungo viaggio in un posto estremamente remoto: proprio non riesco a dormire la notte, non sono abituato a questi rumori! Ho vissuto i primi anni della mia vita in una casetta sperduta tra i boschi del Vermont, e quindi lei può ben capire cosa voglia dire trasferirsi in una cittadina, sebbene modesta come la vostra!»
Alfred si stupì. «E cosa ci fa’ nel Montana, se non sono indiscreto?» chiese.
«È proprio quello che le sto dicendo! Sto tornando a casa, ma non voglio affrettarmi: questo viaggio mi ha lasciato spossato! E lei, signor Butler» aggiunse, chinandosi verso di lui con fare cospiratorio «cosa ci fa’ qui, oggi?»
Alfred rimase in silenzio. Non sapeva cosa rispondere, se inventare semplicemente una bugia o raccontare la verità. Infine giunse a un compromesso. «Una persona molto vicina è scomparsa un po’ di tempo fa.»
«E lei cerca qualcuno che possa ascoltarla»
«Spero di trovarlo»
«Non si preoccupi» disse il signor Akeley, rilassandosi di nuovo contro lo schienale della poltrona «Können mi è stato consigliato da un buon amico, una persona di cui mi fido molto.»
Per un po’ rimasero in silenzio. Alfred controllò l’orologio: erano quasi le quattro e mezza, l’orario del suo appuntamento.
«Lei è prima di me o…?»
«Oh, ho tempo da regalare.» Il signor Akeley sorrise di nuovo, qualcosa di cui sembrava non scordarsi.
«Ah…»
Il silenzio calò di nuovo tra di loro. Alfred desiderava continuare la conversazione: quel vecchio lo metteva a proprio agio. Decise di proseguire. «Lei lavora, signor Akeley?»
«Ho lavorato» rispose affabile il vecchio. «Dopo questo viaggio, però, posso permettermi di lasciare il mio posto a qualcun‘altro. E lei?»
«Sono un appaltatore. La crisi mi sta rendendo difficile il lavoro, ma me la sto cavando.»
La verità era leggermente diversa: era sull’orlo della bancarotta. Le banche avevano già iniziato a chiedere indietro le migliaia di dollari di prestiti che aveva richiesto quasi dieci anni prima.
Ma non voleva che i suoi affari finanziari guastassero quella piacevole conversazione.
Il vecchio strinse gli occhi e sospirò. «Oh, è un disastro. Il crollo dello scorso anno ha coinvolto migliaia di persone… persone che ora sono morte, tra l’altro… Ah, maledetta borsa di New York…» Si spazzolò i pantaloni, come fossero impolverati, e proseguì. «Avevo anche io qualche risparmio in banca, sa? Tutto perduto. E per fortuna non ho mai avuto fiducia di quei maledetti ebrei! Sembrava che dopo la Grande Guerra le cose si fossero messe a posto…»
Alfred annuì di nuovo, leggermente preoccupato. Cosa stava dicendo? Quale crollo? Il signor Akeley aveva bisogno di uno psichiatra, non di uno psicologo!
«Spero di non tediarla, signor Butler!» esclamò il vecchio, osservando la sua espressione.
«Certo che no! Vede, non le ho detto che la persona scomparsa da tempo era… beh, vede, era mio figlio.» Si accorse di aver usato era invece di è. Ma perché gliel’aveva detto? Si era sentito in dovere di farlo? Si doveva giustificare?
«Oh, mi dispiace molto per lei. Anche io ho perso un amico, qualche anni fa’. Si chiamava Albert Wilmarth.»
Alfred annuì, compassionevole. Tipico dei vecchi, cercare di rincuorare ricordando i morti.
«Credo di sapere cosa abbia provato suo figlio, signor Butler. Vede, anche io ho provato una grande paura nel mio viaggio verso Yoggoth; ma i Mi-go mi hanno trattato con i guanti, guanti di seta.»
Alfred rimase impietrito, incapace di parlare. Akeley si sporse verso di lui, cospiratore. «Vede» proseguì, sorridendo «mi hanno reso partecipe di cose incredibili… nemmeno riuscirei a spiegarle a lei, signor Butler. Sono molto più avanzati di noi… oh, sì… nemmeno sanno cos’è una malattia, una febbre, loro… e viaggiano rapidamente da noi alla quarta dimensione. Yoggoth è fantastico… dovrebbe vedere le loro città, signor Butler! Le torri! I palazzi che sfidano ogni legge della gravità! È stata una fortuna, per me, che fossero scesi proprio vicino alla mia casa per raccogliere il…»
«Signor Butler, tocca a lei!»
Alfred voltò la testa tanto rapidamente da farsi male al collo. La porta dello studio si era aperta e quella che doveva essere Sally, la giovane e carina segretaria del dottor Können, era sulla soglia. «Con chi stava parlando?» chiese, incuriosita.
Alfred si voltò, ma il signor Akeley non c’era più.
«Nessuno» mormorò, cercando di restare calmo. Si alzò ed entrò dalla porta che la ragazza stava tenendo aperta.
«Ah, Sally?» aggiunse, prima di entrare dal dottore.
Lei lo guardò, sempre più incuriosita.
«Prenoti una visita anche per la settimana prossima, grazie.»



Bene.
Siamo arrivati alla fine! Spero che almeno a qualcuno sia piaciuta questa ff!
Ed ora posso dedicarmi all'altra mia fan fiction sul ciclo dell'eredità!
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RE: Dal diario di Blake Butler

da Alle22 » 4 novembre 2012, 14:36

no la fine???????????????????????!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! :cry: :cry: :( :( :( :(
ma il ragazzo è morto, è scomparso.............???????????
BELLISSIMA FF BRAVO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! ;)
:cry: :cry:
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RE: Dal diario di Blake Butler

da oromiscanneto » 6 novembre 2012, 0:44

È... Sorprendente. Non so perché, ma credo di non aver colto il significato di fondo (se ce n'è uno) di questa fan fiction.
Sono rimasto impressionato, sai sono molto affascinato dal tema del sogno (firma docet) ma in termini un po' diversi... Gli incubi nella realtà :blink: molto suggestivo, non possiamo ricercare realismo.. Ognuno è libero di pensarla come vuole, una soluzione razionale non si trova secondo me :)
Per i dettagli... La storia è avvincente, paurosa, anche triste... Ci sono rimasto male per il finale, ma devo dire che me lo aspettavo ;) la cosa che mi ha sorpreso è che sei stato AGGHIACCIANTE nella descrizioni delle ansie, delle angosce, delle paure più profonde.... In qualche modo ti ci rivedi credo :sospettoso:
La storia mi ha quasi soffocato, ma in una maniera in fondo positiva... Non so come spiegarlo :) di certo il linguaggio ha fatto la differenza!
Chiedo scusa per non aver commentato passo passo, ho fatto il possibile... La mia stima ;) bravo!
http://www.eragonitalia.it/postt16311.html
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RE: Dal diario di Blake Butler

da redrum1456 » 6 novembre 2012, 20:44

Oromiscanneto!
sono davvero felice che tu sia arrivato alla fine!
La storia è avvincente, paurosa, anche triste... Ci sono rimasto male per il finale, ma devo dire che me lo aspettavo la cosa che mi ha sorpreso è che sei stato AGGHIACCIANTE nella descrizioni delle ansie, delle angosce, delle paure più profonde.... In qualche modo ti ci rivedi credo


beh per me è davvero un onore sentirti descrivere così la mia ff, davvero... era proprio ciò che volevo!
Ti ringrazio per avermi seguito fin quì!
[spoiler]pochi giorni fa ho fatto un sogno talmente orribile e simile a ciò che ho scritto che ho deciso di interrompere il diario di Blake...andrò avanti sull'altra ff con calma![/spoiler]

ciao e ancora grazie! ;)
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