DEMONS HUNTERS

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RE: DEMONS HUNTER - by Kiarya

da Kiarya92 » 24 marzo 2011, 18:18

Ok, posto il pezzo e poi più niente fino alla settimana prossima visto che ho un esame -_-
spero che vi piaccia...e se faccio in tempo, aggiungo un altro pezzetto più tardi ;)

Attenta ai fornelli, non si accorse della persona che arrivò di soppiatto e in punta di piedi alle sue spalle, portandole entrambe le mani alla pancia ed appoggiando il mento sulla sua spalla, baciandole subito la guancia.
- Amore, neghi l’evidenza - le sussurrò Matteo all’orecchio.
Sospirò - Ok, d’accordo. Ho un po’ di pancia e allora? - domandò, assaggiando uno spaghetto per verificare la cottura e spense il fuoco.
Il ragazzo l’aiuto, scolando gli spaghetti - Niente - rispose lui - Come mai ne hai fatti così pochi? -
Scaldò il sugo al pomodoro in un pentolino - Non ho molta fame, anzi...per niente - rispose, versando il sugo sugli spaghetti, già nel piatto, che portò sotto il naso di Matteo, già seduto a tavola, che iniziò subito a mangiare, affamato.
- Vado a fare la doccia - disse uscendo dalla cucina: l’odore del pomodoro le stava facendo venire la nausea - Lascia tutto lì, i piatti li lavo dopo -
Raggiunto il bagno si tolse la canottiera del fidanzato ed entrò nella doccia, girando subito la maniglia ed aprendo il getto dell’acqua calda. Lanciò un respiro di sollievo sentendo le gocce scivolarle lungo la schiena, poi si tolse i vari cerotti, ormai del tutto staccati per via dell’acqua, scoprendo le ferite dello scontro con l’Alter ego.
Quando la testa prese a girarle, dovette appoggiare la schiena contro la parete della doccia, scivolando piano fino a sedersi a terra, portandosi le mani nei capelli e respirando profondamente. Tutto si calmò dopo qualche minuto e si rialzò piano, finendo la doccia il più in fretta possibile. Erano quasi due settimane che andava avanti così.
Quando uscì dal bagno con un asciugamano stretto intorno al corpo tornò nella sua stanza a piccoli passi, sedendosi sul letto ed asciugandosi i capelli a casaccio in un paio di minuti.
- Angelica, va tutto bene? -
Alzò lo sguardo, osservando Matteo, davanti a lei, preoccupato. Sorrise - Sì, non preoccuparti -
Il fidanzato le si sedette subito accanto, portandole una mano alla fronte - Non hai la febbre -
- Non ho detto di averla -
- Allora cosa senti? -
Sospirò, alzandosi in piedi e vestendosi sotto gli occhi del ragazzo - Niente Matteo, stai tranquillo -
- Angelica hai la faccia distrutta, come faccio a stare tranquillo? -
- Sono solo stanca - si giustificò, sedendosi sul letto dopo aver infilato il suo orribile pigiama rosa ed infilandosi poi sotto le coperte.
- Vuoi qualcosa da bere? Un tè, acqua, camomilla? -
- No, grazie - rispose - Sono solo stanca - ripeté.
- Da quanto tempo ti senti stanca? -
- Un po’ -
- Non pensi sia il caso di farsi controllare dal medico? Magari hai ancora un po’ di influenza -
- Se domani mattina sto ancora male vado dal dottore, promesso - disse, coprendosi il viso con le coperte - Puoi abbassare la tapparella? - domandò e subito dopo nella stanza calò l’oscurità - Grazie -
- Cerca di riposare, ok? -
Si rigirò nelle coperte, mugugnando e chiudendo gli occhi - Sì -


Quando si svegliò cercò subito Matteo, sperando che fosse al suo fianco, ma non c’era. Lo chiamò più volte, sperando almeno che fosse in casa, ma nessuno rispose.
Si mise a sedere, passandosi una mano nei capelli, notando immediatamente un foglietto bianco appeso all’armadio con un pezzo di nastro adesivo. Si alzò e lo lesse a mente.

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Sorrise tra sé e sé, grattandosi la testa - Sorpresa? - si domandò ad alta voce, cambiandosi in fretta ed indossando un paio di jeans e una maglietta nera a maniche lunghe.
Uscì dalla sua camera e scese le scale, fiondandosi in cucina, curiosa come non mai, mettendosi davanti al frigorifero. Quando lo aprì sorrise ancora di più nel vedere un vassoio colmo di pasticcini al cioccolato, crema pasticcera e quelli alla frutta che le piacevano da morire. Ne prese uno alla crema, mandandolo giù dopo due morsi, gustandosi il dolce sapore che le metteva voglia di mangiarne ancora e ancora.
- Dici che ho la pancia e poi mi porti questi? - domandò al nulla - Così mi tieni per la gola, signor Dall’Angelo -
Ne mangiò un altro paio, poi dovette staccarsi dal frigorifero, altrimenti non ci avrebbe messo molto a finirli e non sarebbe stato carino da parte sua lasciarne un paio al fidanzato.
Si fermò e si guardò intorno, prendendo un respiro profondo: Matteo sarebbe tornato tra un’ora e la cucina era un vero disastro. Si tirò su le maniche della maglia fino al gomito e si mise all’opera.
In una buona mezz’ora pulì i piatti e le pentole sporche lasciate nel lavello, sistemò la sua stanza, riordinando i suoi vestiti e quelli di Matteo, buttando quelli sporchi in lavatrice e, ancora una volta, il fantasma della signora dall’accento spagnolo, l’ammonì per aver usato troppo ammorbidente. Avrebbe dovuto ascoltarla d’ora in avanti, visto che, giorni prima, aveva fatto diventare rosa una maglietta bianca di Matteo.
Quando sentì la porta d’entrata aprirsi e richiudersi con un tonfo, non poté fare a meno di sussultare, riscossa improvvisamente dai suoi pensieri. Voltò lo sguardo verso il corridoio, chiudendo le ante dell’armadio nella sua stanza, dopo aver sistemato i vestiti appena stirati - Matteo? Sei tu? -
- Sì, sono tornato -
Prese il cellulare dalla tasca e guardò l’ora: 18.41 - Hai fatto un po’ tardi -
- Lo so, scusami. Sonia voleva andare a prendere un gelato -
Si guardò intorno: la camera era a posto e le restava solamente il letto. Pochi secondi ed anche il letto fu a posto, poi uscì dalla sua stanza, scendendo le scale - Sei stato molto carino a comprare i dolci, non me lo sarei mai aspettata - disse, entrando in cucina, ma lui non c’era. Piegò appena la testa di lato - Matteo? -
- Mi dispiace ma il tuo ragazzo non può sentirti -
Sgranò gli occhi, sussultando nel sentire la canna di una pistola premere sulla sua schiena. Non ebbe il tempo di reagire in nessuna maniera, dato che cadde in ginocchio quando l’intruso le diede un colpo alla nuca.
Si sedette a terra, indietreggiando sui talloni e guardò l’uomo che l’aveva appena colpita. Ricordò di averlo visto diverse volte in Agenzia: era giovane, probabilmente sui trent’anni, capelli ed occhi scuri, vestito in giacca e cravatta, come tutti gli Agenti. Non si fermò ad osservarlo molto, dato che il suo sguardo cadde su una seconda figura, a terra, oltre la porta del salotto, con un rivolo di sangue che dalla testa, scendeva fino all’orecchio.
- Matteo...-
- Non preoccuparti per lui, 33. Dovresti preoccuparti di te stessa -
Si alzò in piedi, furiosa - Bastardo -
- Ultime parole? -
- Fottiti, brutto pezzo di merda -
L’Agente sparò un colpo, ma si spostò immediatamente, nascondendosi dietro al tavolo. Un altro colpo le passò vicino alla testa quando tentò di raggiungere uno dei cassetti, ma ritornò subito al sicuro dopo aver afferrato due coltelli, tagliandosi persino il palmo della mano.
“L’ha mandato la spia, ne sono certa” pensò, scattando all’improvviso e nascondendosi dietro al divano, evitando un’altra pallottola per un soffio “Non devo ucciderlo”
Quando sentì l’Agente estrarre il caricatore vuoto, uscì allo scoperto, lanciando uno dei tre coltelli che aveva preso, ma dovette riabbassarsi subito: l’uomo aveva finto di estrarre il caricatore ed aveva sparato non appena era uscita allo scoperto, colpendola di striscio alla spalla.
Stringendosi la ferita, sorrise, sentendo l’uomo lanciare un urlo di dolore. Uscì allo scoperto quando sentì la pistola cadere a terra, già pronta a lanciare i coltelli rimasti, ma si bloccò alla vista di Laura Mancini, che teneva premuta la sua pistola sulla testa dell’uomo, costretto ormai alla resa, tenendosi la mano ferita, trapassata da parte a parte dal coltello che aveva lanciato.
- Mancini -
La bionda le lanciò un’occhiata - Stai bene? -
Si strinse la spalla e le si avvicinò - Sì, grazie -
La ragazza dopo un lieve sorriso, fece crollare l’uomo a terra con un forte colpo alla nuca, dato con il calcio della pistola - Non volevi ucciderlo, vero? - domandò lei, osservando il coltello piantato nel palmo della mano dell’Agente.
- No - rispose - Lo porto in Agenzia per fare quattro chiacchiere tra colleghi -
Laura annuì - La spia sta portando degli Agenti dalla sua parte, non si mette bene -
- Lo so -
La ragazza fece cenno verso l’uomo - Legalo, io penso a Dall’Angelo -
- Matteo -
- È lo stesso -
Scosse la testa e cercò una corda o qualsiasi cosa per legare l’Agente, rovistando in tutti i cassetti della cucina. Su una mensola trovò un grosso rotolo di nastro adesivo, tornò dall’Agente, riverso a terra, e gli legò le mani e, già che c’era, gliene attaccò un pezzo sulla bocca.
Si voltò verso Laura e non poté fare a meno di sentire una fitta di gelosia nel vederla accarezzare dolcemente la fronte di Matteo, sussurrandogli qualcosa.
“Non fidarti di lei” si sentì dire e la testa prese a girarle, accompagnata da un’improvvisa nausea. Si sedette a terra, guardandosi la mano, sporca di sangue.
- Vetra? Ti senti bene? -
Si alzò di scatto e corse in bagno, inginocchiandosi a terra, vomitando subito dopo.
***
Socchiuse gli occhi, vedendo una figura scura su di lui che le teneva una mano sulla fronte, accarezzandola.
Le prese la mano e la strinse - Angelica...-
- Calmati Matteo, hai preso una bella botta -
Riconobbe immediatamente che la voce non era della fidanzata - L...Laura? -
- Per fortuna non ti sei rincoglionito -
Non appena riuscì a vedere distintamente ogni figura, si portò una mano alla fronte, osservandosi poi il palmo sporco di sangue.
Era entrato in casa e un tizio gli era praticamente apparso davanti, colpendolo con qualcosa. Smise immediatamente di pensare a quello che era successo e iniziò a guardarsi intorno, preoccupato - Dov’è Angelica? -
- È corsa in bagno credo - rispose lei - Non aveva una bella faccia -
Si agitò ancora di più, tentando di levarsi di torno Laura ed andare dalla fidanzata, ma la bionda gli prese il viso tra le mani, costringendolo a guardarla negli occhi. Notò una scintilla scarlatta nei suoi occhi ma non ci fece molto caso, sembrava che gli occhi d’argento della ragazza lo stessero ipnotizzando.
- Presto verrai da me, Matteo Dall’Angelo -
Non mosse un muscolo quando Laura appoggiò le labbra sulle sue, senza smettere di fissarlo, poi, quando si staccò, gli soffiò nell’orecchio - Dimentica tutto, d’accordo? -
Annuì, poi perse i sensi.
***
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RE: DEMONS HUNTER - by Kiarya

da Kiarya92 » 27 marzo 2011, 19:38

Ok ho un piccolo post, ma fino a venerdì niente...mi spiace :sleep:

Scese lentamente le scale, reggendosi alla balaustra e tenendosi una mano nei capelli. Lanciò un’occhiata a Matteo, ancora a terra privo di sensi, e a Laura, inginocchiata accanto al ragazzo, che alzò lo sguardo non appena la vide avvicinarsi.
La raggiunse e si inginocchiò accanto al fidanzato, accarezzandogli dolcemente i capelli - Matteo...ti prego -
- Sta bene - s’intromise la bionda - Prima ha socchiuso gli occhi -
- Non me ne vado finché non sarò sicura che stia bene - ribatté fredda, facendo poi un cenno all’Agente ancora steso a terra - Quello non va da nessuna parte -
Matteo strinse gli occhi, segno che stava riprendendo conoscenza, e gli alzò appena la testa, senza smettere di accarezzargli i capelli. Il ragazzo sussurrò il suo nome, spezzato da un lieve gemito e lo chiamò a sua volta, nel tentativo di svegliarlo completamente. Quando lui riaprì gli occhi, sorrise benché avesse le lacrime agli occhi.
- Angelica -
- Come ti senti? - domandò preoccupata.
- La testa fa male - rispose Matteo, afferrandole la mano e stringendola appena - Tu stai bene? Ricordo che un tipo mi è sbucato davanti all’improvviso e non... -
Lanciò un’occhiata alla spalla, ancora sanguinante ed annuì - È solo un graffio -
Il moro, dopo aver lasciato la sua mano, si mise seduto - Grazie a Dio -
- Non dovresti preoccuparti per lei, Dall’Angelo, ormai la conosci - disse Laura, dirigendosi in cucina e ritornando poco dopo con del cotone, la bottiglia di disinfettante e un piccolo cerotto, dando inoltre un calcio nello stomaco all’Agente a terra che, evidentemente, si stava riprendendo. Non appena la bionda le passò tutto in necessario, tolse il sangue dal viso del fidanzato, mettendogli poi il cerotto sul piccolo taglio.
- Devo andare in Agenzia, mi prometti che farai il bravo? - domandò, dandogli un bacio sulla fronte.
- D’accordo, farò il bravo -
Gli diede un altro bacio e gli spettinò i capelli castani - Bravo -
Non appena fece stendere Matteo sul divano in salotto, lei e Laura afferrarono l’Agente per le braccia e lo trascinarono fuori, gettandolo con noncuranza sui sedili posteriori dell’auto della bionda, poi si sedette sul sedile del passeggero e Laura al posto di guida.
- Ti senti meglio adesso? - domandò la ragazza, partendo a tutta velocità.
Annuì - Sì, molto -
- È quello che penso io? -
- Temo di sì -
- E Matteo lo sa? -
- No, non ne sono sicura nemmeno io - rispose.
- Capisco -


Arrivate all’Agenzia presero nuovamente l’uomo per le braccia, trascinandolo per i corridoi, dove diversi Agenti, ammassandosi contro le pareti, le guardavano, bisbigliando. Arrivate in fondo ad un corridoio, scesero le scale a chiocciola, per raggiungere le stanze anti-demone. Lo scaraventarono dentro l’unica stanza che aveva due sedie e lo fecero sedere su una di esse, mentre lei si sedette sull’altra.
Laura uscì dalla stanza, ritornando con un rotolo di nastro adesivo, legando le mani dell’Agente ai braccioli della sedia e persino le gambe.
Con un gesto brusco, la bionda tolse il nastro adesivo dalla bocca dell’uomo, svegliandolo del tutto con un paio di sberle. L’Agente, dopo aver scosso la testa per riprendersi, la fissò negli occhi.
- Sai già cosa voglio sapere, quindi parla - disse.
L’uomo scoppiò a ridere - Va a farti fottere, puttana -
Laura si tirò su la manica della maglia e gli tirò un poderoso pugno sul naso. L’uomo gettò indietro la testa, mentre dal naso uscì un rivolo di sangue: la ragazza ci era andata leggera.
- Te ne darà ancora se non ci dici quello che sai - disse seria, passandosi una mano nei capelli - Se hai paura che questa persona ti possa fare del male, noi potremmo...-
- Non voglio il tuo aiuto, scherzo della natura -
Rise piano, facendo un piccolo gesto alla compagna - Laura, procedi pure. Mettici un po’ più di forza stavolta - disse, mentre la bionda diede un paio di pugni nello stomaco all’uomo, che si piegò in avanti, tentando di riprendere fiato.
- Non so chi sia, mi ha solo detto dov’eri -
Rise, in tono freddo - Laura…-
La bionda diede un altro pugno all’uomo, afferrandolo poi per i capelli e tenendogli la testa all’indietro - Descrivilo -
- Laura, sii più gentile - l’ammonì, alzandosi in piedi e raggiungendola, dando un pugno nello stomaco all’uomo - Si chiede per favore -
- Giusto - disse Laura, dandogli un altro pugno - Per favore -
- Non l’ho visto in faccia -
Prese un profondo respiro: aveva perso la pazienza - Fatti da parte Laura, mi sono stancata -
- Lo giuro! -
- Non giurare il falso - disse tirandogli un altro pugno - L’hai visto entrando qui? -
Il moro distolse lo sguardo, poi la guardò di nuovo - No -
- Bugiardo - sibilò la bionda, tirandogli ancor di più la testa all’indietro - Chi era? -
L’uomo sorrise, senza distogliere gli occhi da lei - Sei finita, 33. Lui ti vuole morta e presto lo sarai -
“Ora basta” pensò - Laura spostati - disse, prendendo la sedia, dov’era rimasta seduta fino a poco prima, impugnandola come se fosse una mazza da baseball ed avvicinandosi di nuovo verso l’uomo legato, che sorrideva.
- Sei troppo buona per fare del male ad un umano - disse lui - Tu sei…-
Non lo lasciò finire: lo colpì con forza con la sedia, facendogli perdere i sensi. Gettò la sedia a terra, sporca di sangue, e si sistemo la maglietta, voltandosi poi verso la bionda, che la guardava con un sopracciglio alzato - Che c’è? - domandò.
- Non ti facevo così violenta -
- Andiamo - disse, ed uscirono dalla porta, chiudendola a chiave. Uscirono poi dall’Agenzia e tornarono in macchina.
- Sei sicura che parlerà? -
- Non lo so, come noi è stato addestrato a non parlare di cose...private - disse - Ma non è questo che mi preoccupa -
- La spia sta raccogliendo seguaci -
- Già - sussurrò, osservando fuori dal finestrino.
- Potrebbe essere la Direttrice -
- Non credo -
- Pensaci Vetra, ha il controllo su tutto e sapeva di tutte le missioni che facevi -
- E perché vorrebbe uccidermi? -
- Forse ha paura di te, ha paura che prenderai il suo posto -
“Laura potrebbe avere ragione” pensò, scacciando subito quel pensiero, ricordando di quanto le era affezionata la Direttrice per via della sua somiglianza con la figlia morta. La spia non era la Direttrice, ne era sicura - Magari sei tu la spia -
- Se io fossi la spia, Vetra, in questo momento prenderei il pugnale sotto il sedile e ti taglierei la gola di persona - rispose Laura - Purtroppo non voglio sporcare la macchina -
- E poi non ti sentiresti in colpa ad uccidere una che forse è incinta? -
- Beh, all’inizio sì, ma poi penserei di aver fatto la cosa giusta, altrimenti avrei avuto un piccolo clone della mia nemica mortale -
Scoppiò a ridere - Piccolo clone? -
- Una marmocchia dai capelli neri e gli occhi blu, che magari vede i fantasmi -
Smise improvvisamente di ridere, pensando a quel problema: non voleva trasmettere la sua maledizione a suo figlio. Non se lo sarebbe mai perdonato.
- Vetra, ti senti bene? -
Annuì, riscuotendosi dai suoi pensieri e scendendo dall’auto della bionda, ferma davanti a casa sua - Grazie Laura e...vorrei chiederti un favore -
- So già cosa vuoi chiedermi, e non dirò niente a nessuno, lo giuro -
Le fece cenno di ringraziamento e ritornò in casa, andando immediatamente a salutare Matteo, ancora sul divano, che guardava un documentario sui cobra.
- Amore, come stai? - domandò, accarezzandogli la fronte.
- Molto meglio adesso -
- Hai fame? Vuoi che prepari qualcosa? -
- Resta qui vicino a me - rispose lui con un sorriso.
- Ma io ho fame - si giustificò.
- Ordiniamo una pizza? -
- D’accordo, ma ci pensi tu -
Il fidanzato si alzò in piedi ed uscì dal salotto.
Si sedette meglio sul divano, portandosi le mani al ventre: aveva paura, tanta paura per quello che sarebbe successo se fosse incinta. Si domandò se Matteo l’avrebbe voluta ancora, se si fosse preso la responsabilità di crescere il bambino con lei.
Quando Matteo rientrò nel salotto, tolse immediatamente le mani dal ventre, sorridendogli.
- Arrivano in un lampo -
Annuì - Bene, ho una fame. Per me hai preso un’Angelica? -
- Mi sembra ovvio - rispose lui, sedendosi al suo fianco - Anch’io vorrei un’Angelica in questo momento -
Sorrise - Ah sì? -
Matteo annuì, appoggiando le labbra sulle sue, facendola sdraiare.
Ritornò a sedere dopo un po’ e prese un respiro profondo - Matteo, ti devo parlare -
Lui si sedette a sua volta - Dimmi pure -
Sospirò - Io...ecco...c’è una cosa di cui...vorrei parlarti -
- È qualcosa di grave? -
- Sì...no...beh, dipende...-
- Dipende? -
- Questione di punti di vista -
- Punti di vista - ripeté il ragazzo - D’accordo, spara -
- Beh, ecco...vedi...sai che sono un paio di giorni che...penso - iniziò, fissando un punto davanti a sé - Insomma, Matteo...è quasi un mese che non...-
S’interruppe immediatamente al suono del campanello, e imprecò a mente, mentre Matteo andava a ritirare le pizze appena consegnate dal fattorino, riportandole subito in salotto - Beh, dicevi? -
Aveva perso il coraggio di dire tutto - Dovremmo cominciare a preparare la tesina per gli esami -
- Oh, giusto. Ci stavo pensando anch’io -
Addentò uno spicchio di pizza “Proverò a dirglielo domani” pensò.
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RE: DEMONS HUNTER - by Kiarya

da Kiarya92 » 27 marzo 2011, 20:22

Posto un'immagine e poi vado a nanna...
a venerdì ragazzi e ragazze! ;)

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RE: DEMONS HUNTER - by Kiarya

da Kiarya92 » 3 aprile 2011, 11:22

Ok, dopo questo post mi odierete tutti a morte...pazienza :sleep: è una cosa che dovevo fare...

Buona lettura
mi scuso se ci sono degli errori, ma non ho avuto il tempo di riguardarla perchè vado a mangiare :P

Lunedì, 13 aprile 2009
Ancor prima che la sveglia suonasse la disattivò dato che, ormai, era completamente inutile, visto che era rimasta sveglia per la maggior parte del tempo. Matteo si mosse sotto le lenzuola e voltò il viso per guardarlo: aveva la bocca aperta e russava piano, con i capelli castani spettinati ed infagottato come un salame, rubandole anche la sua parte di coperte. Sospirò e si mise a sedere sul bordo del letto, passandosi una mano sulla fronte, maledicendosi per non riuscire a trovare il coraggio di parlare al ragazzo.
Si alzò in piedi ed uscì dalla stanza, scendendo piano le scale e raggiungendo la cucina, completamente in ordine, sedendosi sul divano.
- Perché ho così paura di dirglielo? - si domandò, lanciando un’occhiata all’orologio, che segnava le sei e mezza.
Rimase lì seduta, ascoltando uno strano grattare alla porta e, quando non riuscì più a resistere alla sua curiosità di scoprire la fonte del rumore, si alzò in piedi, andando ad aprire la porta all’ingresso, spostandosi immediatamente quando, con un miagolio, una palla di pelo nera le passò tra le gambe, entrando in casa. Chiuse la porta ed accese la luce, mettendosi le mani sui fianchi osservando Artemide seduta sul primo gradino della scalinata, che muoveva la coda di qua e di là, guardandola a sua volta con la testa piegata.
- Sei venuta a cercare Matteo, vero? -
Artemide non si mosse, si limitò solamente a guardarsi intorno, studiando l’ingresso.
- È di sopra - disse - Vai a svegliarlo -
La gattina miagolò e si fiondò su per le scale, inciampando diverse volte, ma poi scomparve oltre il corridoio. La seguì, giungendo in camera, trovando Artemide seduta sulla pancia di Matteo, che gli piantava appena le unghie, facendo le fusa. Si appoggiò alla porta, osservando la scena.
Il ragazzo, dopo aver sbadigliato e chiamato Angelica la gattina, socchiuse gli occhi, mettendosi di scatto a sedere, spaventando Artemide, che scese dal letto, soffiando.
- Come hai fatto a trovarmi brutta palla di pelo? - domandò lui.
La palla di pelo miagolò, avvicinandosi a lei per sfregarsi contro le sue gambe. La prese in braccio e le accarezzò la testa - Non dovresti parlarle così -
- Ma è una brutta palla di pelo -
Artemide miagolò ancora, offesa.
- Sentiva la tua mancanza - sussurrò, sedendosi sul letto ed appoggiando la micia sul materasso - Quando mi ha sentita scendere le scale ha cominciato a graffiare la porta per farsi aprire -
- Che ore sono? -
- È ancora presto, ma io devo riportare la Mercedes in Agenzia e recuperare la mia - disse, alzandosi in piedi ed aprendo l’armadio, afferrando un paio di jeans e una maglietta a maniche corte.
Matteo sbadigliò, sdraiandosi di nuovo - Quindi arrivi in ritardo -
- Non necessariamente - rispose, togliendosi il pigiama e vestendosi in fretta - Vado e torno -
- Arriverai in ritardo -
- Se non ci sono problemi no -
- Non possiamo andare insieme? -
Si voltò verso il moro e sorrise - Non è permesso rivelare la posizione dell’Agenzia a qualsiasi persona che non sia un’Agente. Salvo casi particolari -
- Oh andiamo -
- Mi dispiace - rispose, sedendosi accanto a lui, accarezzandogli la fronte - Non posso proprio -
- Quindi ci vediamo a scuola? -
- D’accordo - rispose ancora, prendendo le chiavi della macchina.
- Ti aspetto in biblioteca -
- D’accordo - ripeté, uscendo dalla stanza e scendendo le scale.


Parcheggiò la Mercedes davanti alla vecchia casa che nascondeva l’entrata dell’Agenzia e scese, varcando la porta sgangherata e marcia, per poi oltrepassare la porta blindata, che si aprì con un sibilo dopo aver riconosciuto la parola d’ordine. Scese le scale, arrivando alla seconda porta, ed alzò lo sguardo verso la telecamera, facendo poi ciondolare le chiavi dell’auto in prestito davanti all’obbiettivo - Ti ho riportato la Mercedes -
La seconda porta si aprì ed entrò, percorrendo velocemente il corridoio per raggiungere l’ufficio di J., non molto lontano dall’entrata.
- Angelica! -
Si voltò di scatto, osservando Beatrice che le correva incontro, con addosso il suo solito camice bianco, macchiato di sangue. Sospirò: era successo qualcosa. Era decisamente successo qualcosa.
- Angelica...è successo un casino - iniziò la bionda dopo averla raggiunta, mentre la porta dell’ufficio di J. si apriva, lasciando uscire il ragazzo dai capelli rossi. Gli diede le chiavi e lo spinse di nuovo nel suo “paese delle meraviglie”, tornando poi a guardare la ragazza.
- È successo questa notte non...non ha sentito nessuno -
- Cos’è successo, Beatrice? - domandò, tentando di calmarla.
- Gli hanno sparato. Qualcuno lo ha ucciso -
- Chi hanno ucciso? -
- L’Agente che ti aveva aggredita -
Il pavimento sembrò mancarle da sotto i piedi per qualche secondo - Portami da lui -
Beatrice le fece strada fino all’infermeria, dove un corpo, coperto da un telo bianco, giaceva su un lettino. Si avvicinò e scostò il telo, guardando la faccia pallida dell’uomo, che lei e Laura avevano portato lì venerdì sera, con un foro di proiettile in mezzo alla fronte. La nausea le salì alla gola e ricoprì il cadavere, allontanandosi dal lettino ed appoggiando la schiena contro il muro, lasciandosi scivolare a terra, portandosi le mani nei capelli.
- Maledizione - sussurrò - Maledizione, maledizione -
Beatrice s’inginocchiò al suo fianco, appoggiandole una mano sulla spalla - Angelica, per favore, cerca di calmarti -
- Come faccio a calmarmi?! - urlò, scattando in piedi - Come diavolo faccio a calmarmi pensando che ci mancava così poco per scoprire chi è quella cazzo di spia! -
La bionda si alzò in piedi a sua volta - Ti prego, non ti fa bene agitarti così nelle...tue condizioni -
Respirò profondamente, guardando la collega - Nelle mie condizioni? - domandò confusa - Come fai a...-
- Lo sento - rispose la bionda - Sono una mezzo demone, ricordi? -
- Non pensavo che foste in gradi di percepire una...-
- Donna incinta? Beh, alcuni ci riescono -
Annuì, soprappensiero - Quindi sono veramente incinta -
- Perché? Non lo sapevi? -
- Non ho ancora fatto il test - ammise - Volevo parlarne prima con Matteo -
La ragazza fece un sorriso smagliante, abbracciandola - Congratulazioni -
- Grazie - rispose fredda, ricambiando l’abbraccio.
- E adesso cosa farai? -
- Non lo so - ammise - Non lo so -
- Senti, dovresti informare la Direttrice, così non ti daranno missioni pericolose -
- Potresti farlo tu? - domandò - Devo andare a scuola o farò tardi -
- Ok, certo - disse lei, facendola uscire dall’infermeria - Buona scuola, mamma -
Scosse la testa con un sorriso - Ciao Beatrice - la salutò, percorrendo a grandi passi i corridoi immacolati, ripensando all’Agente morto.
“Evidentemente la spia lo ha ucciso per non farlo parlare” pensò, tenendo di rimanere calma.
Uscì dall’Agenzia e salì sulla sua auto, mettendo in moto e partendo a tutta velocità.
***
Entrò nella biblioteca della scuola, completamente vuota, e si sedette ad un tavolo, guardando fuori dalla finestra, sperando che Angelica arrivasse in fretta. Erano un paio di giorni che si comportava in modo un po’ strano. Da venerdì sera, dopo essere tornata dall’Agenzia, doveva parlargli di una cosa, ma poi la ragazza aveva lasciato perdere.
La porta si aprì, riscuotendolo dai suoi pensieri, e voltò subito lo sguardo verso Laura Mancini.
- E tu che ci fai qui? -
- Sto aspettando Angelica - rispose, senza lasciare i suoi occhi d’argento, che sembravano volessero ipnotizzarlo. Non poté fare a meno di pensare a quanto fosse bella.
- Posso farti compagnia? - domandò lei, ancora sulla porta.
- Certo -
La ragazza, dopo avergli sorriso, si avvicinò a lui, sedendosi sulla sedia più vicina - Come mai non è venuta con te? - domandò lei, riferendosi ad Angelica.
- È andata all’Agenzia per riportare la macchina -
- Capisco - sussurrò la bionda - Tu stai bene? -
- Sì, perché? -
Laura alzò le spalle - Mi stavo semplicemente informando sul tuo stato di salute -
- Ah, e tu? Come stai? -
- Bene - rispose lei, guardandolo intensamente negli occhi. Una scintilla scarlatta guizzò negli occhi della binda, che si sporse verso di lui, accarezzandogli la guancia - Vieni da me Matteo, non pensare ad Angelica -
***
Dopo aver pronunciato quelle parole il ragazzo annuì, completamente in suo possesso. Si alzò e si mise a cavalcioni sopra di lui, avvicinando il viso al suo e baciandolo con passione. Il moro le portò le mani ai fianchi, ricambiando il bacio.
La porta si aprì in quel preciso istante e sorrise sotto i baffi, senza smettere di baciare il ragazzo.
Matteo però, si fermò, sentendo la voce della ragazza ferma sulla porta, che aveva sussurrato appena il suo nome, e si voltò verso di lei - Angelica -
***
Fece un passo indietro, non credendo ai suoi occhi, scosse la testa, abbassando lo sguardo, e corse via. Salì le scale il più in fretta che poté, sentendo il fidanzato seguirla e chiamarla.
- Non avvicinarti - sibilò, fulminando con lo sguardo quando arrivò in cima alle scale - Non osare avvicinarti -
- Ti prego Angelica, non so cosa mi sia preso. Se solo mi lasciassi spiegare -
- Non c’è niente da spiegare - disse con le lacrime agli occhi, rifugiandosi in bagno e chiudendo la porta a chiave.
Matteo batté i pugni sulla porta ed abbassò la maniglia diverse volte, forse nella speranza di rompere la serratura - Non è come pensi -
- Ah no? - domandò, infuriata come non mai - Non eri tu quello che baciava Laura quando sono entrata in biblioteca? -
- Angelica per favore...-
- RISPONDIMI! - urlò contro la porta.
- Ero io ma...Laura ha qualcosa di strano -
- SMETTILA DI DIRE STRONZATE!! -
- Mi vuoi ascoltare?! -
S’infuriò ancora di più, aprì la porta di scatto - NO! VATTENE!! Non voglio più vederti!! Non rivolgermi mai più la parola! Mai più! -
Dopo avergli urlato dietro gli diede un forte schiaffo sul viso. Matteo indietreggiò, appoggiandosi una mano sulla guancia, già rossa.
- Vattene - sussurrò, lasciando libere le lacrime, che rotolarono lungo le guance, seguendo la linea del mento e cadendo poi a terra - Pensavo che fossi diverso, evidentemente mi sbagliavo. Sei come Luca anzi, sei persino peggio -
La campanella suonò e lo superò in fretta, andando in classe, trovando già Elisabeth, Sergio e Vittoria, che alzarono lo sguardo, guardandola preoccupati. Si sedette al posto di Elisabeth, e l’amica le si sedette accanto, accarezzandole il braccio - Ehi? Che succede? -
Scosse la testa, asciugandosi le lacrime con il dorso della mano - Niente -
- Angelica, non mentire -
Scosse la testa - Ti prego Elisabeth, non insistere -
Non voltò lo sguardo quando Matteo entrò in classe, sedendosi al suo posto accanto alla rossa, che si alzò in piedi, pronta a cederle il posto per farla sedere accanto al ragazzo. L’afferrò per un braccio e la fece riaccomodare bruscamente - Resta lì -
L’amica la guardò confusa - Ma Angelica -
- Resta lì -
- Angelica, mi vuoi ascoltare? -
Non si degnò nemmeno di rispondergli. Prese libro e block notes, pronta per la lezione. Elisabeth prese immediatamente un foglio bianco dal blocco, scarabocchiando una frase sopra.

[align=center]Immagine[/align]

Accartocciò il foglietto a malo modo, lanciando poi un’occhiataccia a Laura Mancini, che varcò la soglia con un ghigno stampato sulle labbra.
“Me la pagheranno cara” pensò infuriata come non mai “Tutti e due”
______________________________________________________


l'immagine di seguito è uno spoiler della fine della storia (forse)...
quindi se non volete rovinarvi la sorpresa non guardate!!
lettore avvisato mezzo salvato!!

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Re: RE: DEMONS HUNTER - by Kiarya

da Kiarya92 » 4 aprile 2011, 16:43

Kiarya92 ha scritto:l'immagine di seguito è uno spoiler della fine della storia (forse)

Capito??? Anzi...ripeto
Kiarya92 ha scritto:forse!!!


Quindi calma e sangue freddo! Non è detto che succeda!
Intanto gustatevi un altro piccolo post appena sfornato dalla mia testolina...

Buona lettura ^^

Le ore sembrarono non passare mai: aveva guardato gli insegnanti con sguardo vacuo, assente, e non aveva nemmeno parlato ad Elisabeth, Alice o Vittoria, che cercavano ormai da cinque ore di farla parlare, invano.
Era finalmente giunta l’ultima ora, la seconda delle due ore di ginnastica, che aveva passato seduta da una parte, osservando intensamente il pavimento. Lanciò un’occhiata ad Elisabeth, che si era seduta accanto a lei.
- Perché non fai ginnastica? -
- Non sto molto bene -
L’amica sospirò - L’avevo intuito, ma cos’hai di preciso? -
Non rispose.
- È tutto il giorno che non parli con Matteo -
Strinse i pugni, affondando le unghie nei palmi, tentando inutilmente di cancellare quello che aveva visto quella mattina in biblioteca.
- Cos’è successo, Angelica? -
Si alzò di scatto in piedi, lasciando l’amica lì seduta a terra per raggiungere lo spogliatoio femminile. Chiuse la porta con un tonfo e si sedette a terra, singhiozzando piano. Si sentiva così stupida a piangere come una bambina, ma non riusciva a farne a meno: ogni volta che l’immagine di Matteo che baciava Laura le tornava alla mente, sentiva gli occhi bruciare e le lacrime minacciare di uscire.
Si alzò in piedi, dando un pugno al muro, sbucciandosi le nocche, poi fece un passo indietro, stringendosi la mano ed imprecando a denti stretti, andando in bagno e mettendo la mano sotto l’acqua fredda.
Sentì la porta aprirsi e chiudersi piano e sospirò - Vattene Elisabeth, sto bene -
Nessuno rispose, ma sentì solo un rumore di passi, che si arrestarono sulla porta del bagno. Alzò lo sguardo, trovandosi davanti Laura Mancini. La sua rabbia si fece ancora più forte: ora che erano lì da sole, faccia a faccia, non riuscì a trattenersi.
Scattò verso di lei, afferrandola per il collo e sbattendola con forza contro il muro. Strinse i denti per la rabbia - Con che coraggio ti presenti davanti a me dopo quello che hai fatto!? -
La bionda sorrise - Io non ho fatto niente, Vetra. Ha fatto tutto Matteo -
Le fece sbattere nuovamente la testa contro il muro - Pensavo che fossi cambiata -
- Il lupo perde il pelo ma non il vizio - sussurrò lei, senza abbandonare il sorriso che aveva stampato in faccia - E hai perso, Vetra -
- Zitta! - urlò ancora, lasciando la presa nel sentire dei passi in corridoio.
- Non vuoi ammettere che preferisca me a...una come te? - domandò Laura - Chi vorrebbe essere il fidanzato di una che vede i fantasmi? Uno scherzo della natura? Ti ha solo usata come giocattolo e tu lo sai -
- Smettila! -
- Che succede qui? - domandò la professoressa di ginnastica, entrando nello spogliatoio, attratta forse dalle sue urla. Nel corridoio, alle spalle dell’insegnante, c’era praticamente tutta la classe, curiosa di sapere cosa stesse succedendo.
- Niente professoressa - rispose la bionda, tranquilla - La signorina Vetra aveva solo bisogno di sfogarsi un po’ -
- Zitta troia - sussurrò tra i denti.
- Signorina Vetra! Mi meraviglio di lei! -
Abbassò lo sguardo - Mi scusi professoressa -
- Per questa volta non ti metto in punizione - disse la donna dai capelli biondi, legati in una coda come al solito, rivolgendosi poi a tutti - Ormai sta per suonare. Cambiatevi e andate -
Le ragazze fecero il loro ingresso nello spogliatoio quando la professoressa uscì, mentre i ragazzi fecero dietro front, dirigendosi nel loro spogliatoio.
Elisabeth le si avvicinò, prendendole la mano, dove usciva del sangue dalle nocche, dove la pelle si era quasi completamente tolta - Che ti sei fatta? -
Non rispose e ritrasse bruscamente la mano, recuperò il suo zaino ed uscì dallo spogliatoio, dopo aver lanciato uno sguardo di fuoco alla bionda. Doveva ammetterlo: Laura aveva ragione. Aveva perso.
Si bloccò in mezzo al corridoio ed alzò gli occhi al cielo alla vista di Matteo. Sapeva che non l’avrebbe fatta passare se non l’avesse ascoltato. Proseguì a testa bassa, fermandosi quando il ragazzo le bloccò il passaggio.
- Fammi passare -
- Prima mi devi ascoltare -
- Ti ho detto di farmi passare -
- Prima mi devi ascoltare - ripeté il moro.
Lo afferrò per la maglia e gli fece sbattere la schiena contro il muro, spostandolo e proseguendo il suo cammino, uscendo dalla palestra. Matteo continuò a seguirla, ripetendo di ascoltarlo.
- Vattene - disse, senza nemmeno voltarsi.
- Angelica, per favore...- disse il ragazzo.
- Non avvicinarti! - disse bloccandosi in mezzo alla stradina che conduceva all’uscita di scuola - Vattene, non voglio parlarti. Non voglio mai più sentirti -
- Angelica, io ti amo. Non potrei mai... - disse lui ad un tratto.
La rabbia prese nuovamente possesso del suo cervello, comandandola a piacere. Si voltò - Come osi dire che mi ami quando sei ore fa stavi baciando Laura!?- urlò, stringendo i pugni.
- É stato un malinteso!-
- Zitto! Stai zitto! Non rivolgermi mai più la parola! - disse, voltandosi nuovamente. Lo sentì urlare il suo nome, ma non si voltò. Lo sentì supplicarla, ma non si voltò. Percorse velocemente la stradina ed uscì da scuola, salendo sulla sua auto.
Prima di mettere in moto osservò la figura di Matteo, fermo davanti al cancello, che la guardava. Si lasciò sfuggire una lacrima e partì.


Tornata a casa aveva radunato tutti i vestiti di Matteo e li aveva gettati nel giardino di casa Dall’Angelo, poi si era buttata sul letto, ancora vestita, lasciando libere le lacrime, che inzupparono il cuscino. Rimase così, per un paio d'ore, ignorando il cellulare che continuava a suonare. Quando finalmente tacque, osservò le chiamate non risposte.
Matteo. Matteo. Matteo. Matteo. Matteo. 23 chiamate erano sue e un paio erano di Elisabeth, di Alice e di Vittoria.
Il telefono prese a suonare ancora una volta, con la scritta "Elisabeth" e la foto sorridente dell'amica che lampeggiavano sul display. Si schiarì la voce e rispose - Pronto -
- Angelica! Ti prego...mi vuoi dire cos'é successo? -
Altre lacrime iniziarono a rigarle il viso - Non ne voglio parlare, ora scusa devo studiare -
- Angelica non puoi fare così. Cos'é successo? É tutta mattina che parli a monosillabi. Non hai praticamente parlato oggi, né a me né ad Alice né a Vittoria e nemmeno a Matteo -
Al suo nome trattenne a stento un singhiozzo.
- Angelica...stai piangendo -
- Sì sto piangendo! Hai qualche problema?-
- Il mio problema é che non riesco a capire cosa diavolo sia successo! -
Prese un respiro profondo - Questa mattina sono andata in biblioteca, e là c'erano Matteo e Laura che...si...-
- Oh Angelica -
- Ha vinto lei Elisabeth...me l'ha portato via -
- Avanti Angelica! Devi reagire! Non puoi piangerti addosso. Ci saranno un centinaio di ragazzi che vorrebbero uscire con te. Dimenticalo...vai avanti -
- Io non ci riesco...non ci riesco... - sussurrò - Puoi venire a casa mia, quando hai tempo? Devo parlarti -
- Non puoi dirmelo per telefono -
- No. Devo parlartene di persona -
- Arrivo dammi due minuti -
- Grazie Eli - sussurrò, riagganciando. Spense del tutto il cellulare e si rigirò nel letto. Perché tutto questo succedeva a lei?
Ripensò alle parole di Laura: “Chi vorrebbe essere il fidanzato di una che vede i fantasmi? Uno scherzo della natura?”
Pianse ancora, ferita da quelle parole che, solitamente, le scivolavano addosso. Desiderò di essere normale, di essere come tutte le altre e fare una vita normale.
“Per favore mamma, calmati”
Si riscosse dai suoi pensieri, sentendo la solita voce nella sua testa. Si portò una mano al ventre - Tu lo sapevi, vero? Lo sapevi e non mi hai detto niente -
“Non potevo dirtelo”
Si passò una mano nei capelli e si alzò in piedi, aprendo uno dei cassetti della scrivania, prendendo il test di gravidanza che aveva comprato giorni fa. Sentì il campanello suonare e lo infilò nella tasca posteriore dei jeans, andando subito ad aprire ad Elisabeth, che aveva percorso la strada in appena due minuti.
- Eccomi - disse la rossa - Di cosa volevi parlarmi? -
Chiuse la porta - Allora, ho comprato una cosa e mi serve un po’ di sostegno morale per non piangermi addosso ancora di più -
Elisabeth annuì, confusa dalle sue parole - Ehm...ok. Cos’hai comprato? -
Tirò fuori il test di gravidanza, portandoglielo davanti agli occhi - Questo -
La rossa, dopo averlo osservato attentamente, si diede una sberla in fronte - Oh cazzo. Cazzo. Cazzo, cazzo, cazzo e ancora cazzo -
- Non mi fai sentire meglio -
- Come diavolo hai fatto?! No! Non dirmelo! Lo so già! Gesù Cristo... - sbraitò la migliore amica, iniziando a camminare avanti e indietro - Da quanto tempo non ti viene? -
- Cosa? -
- Il ciclo, Angelica! Il ciclo! Quella cosa che quando viene ringrazi i santi ma allo stesso tempo sei cattiva come un cane che non ha mangiato da mesi! -
Si grattò la testa: Elisabeth era agitata - Un mese -
- Oh merda -
Si corresse: Elisabeth era decisamente agitata - In teoria so già la risposta di questo test -
- Ma dai!? Non l’avrei mai pensato sai!? Penso anch’io di saperla visto che su quel coso appariranno due belle +!! -
- Volevo semplicemente avere la conferma e... - iniziò, abbassando lo sguardo - ...sentire il consiglio di un’amica -
- Non vuoi dirglielo, vero? -
Scosse la testa - No -
Elisabeth sospirò, mettendosi le mani sui fianchi - Vai a fare quel benedetto test, ti aspetto in camera -
Annuì - Grazie Eli -
______________________________________________________

Ritornò nella sua stanza, seria come non mai, con lo sguardo fisso sulla moquette nel tentativo di non incrociare gli occhi azzurri dell’amica, in piedi, appoggiata all’armadio, con le braccia incrociate in attesa del suo ritorno. Prese un respiro profondo e alzò lo sguardo, fissando Elisabeth negli occhi, in silenzio.
- Allora? -
Chiuse gli occhi e lanciò un sospiro - Positivo -
La rossa, per quanto preparata alla notizia, dovette sedersi sul letto, passandosi una mano nei capelli; mentre lei si sedette a terra, con la schiena appoggiata all’armadio, tenendo lo sguardo fisso nel vuoto davanti a lei: sapeva di essere incinta ma vedere quelle due + sul test di gravidanza l’avevano depressa ancora di più.
- E adesso? -
- Adesso basta - disse - Non posso fare altro -
- Ma...Matteo deve sapere... - disse Elisabeth, con gli occhi lucidi - Non può finire così! -
- La vita non è una favola, Elisabeth. Non ci sarà un lieto fine nella mia storia -
- Angelica, non capisci. È il figlio di Matteo -
Piegò appena la testa - Ma dai? Non lo sapevo -
- Lui lo deve sapere -
Scattò in piedi - E dopo? Pensi che si sistemerà tutto? Pensi che dimentichi il fatto che ha baciato Laura? -
- Lui ti ama, Angelica. Gli hai dato la possibilità di spiegare? -
- No -
- Lo vedi come sei testarda? -
- Me la pagherà - sussurrò, alzandosi in piedi.
- Ti prego, lascia perdere. Se vuoi dimenticarlo, non fare cose che rimpiangerai tutta la vita -
Guardò Elisabeth, che tentava in tutti i modi di farla ragionare. Prese un respiro profondo - D’accordo. Ma tu giurami che non gli dirai niente -
- D’accordo -
- Dillo -
La rossa le lanciò un’occhiata, poi riabbassò lo sguardo - Te lo giuro. Non dirò a Matteo che sei incinta -
Respirò profondamente - Grazie -
La migliore amica si alzò, mettendole una mano sulla spalla - Cos’hai intenzione di fare? -
- Con il bambino? -
Lei annuì.
- Lo tengo, naturalmente - rispose, portandosi le mani alla pancia - È pur sempre mio figlio -
- Grazie al cielo - sospirò la ragazza, sorridendo - Allora dobbiamo comprarti vestiti premaman -
Sorrise - Già, ma penso di dover nascondere la pancia fino alla fine della scuola -
- Alla maturità sarai a 4 mesi -
Annuì.
- Riusciremo a nasconderla, non preoccuparti - disse Elisabeth - Scusa ma...devo tornare a casa -
- Certo -
- E...Alice e Vittoria? -
Scosse la testa - Nessuno lo deve sapere -
L’amica annuì, dandole le spalle - D’accordo. Ci vediamo domani -
***
" L'utente da lei chiamato potrebbe essere spento o non raggiungibile, la preghiamo di riprovare più tardi"
- Maledizione - imprecò sentendo la voce registrata della Vodafone.
Scagliò il cellulare dall'altra parte della stanza. Era seduto alla scrivania, la testa tra le mani e lo sguardo perso nel vuoto fuori dalla finestra.
- Matteo? Che succede?-
Si voltò lentamente, sorridendo a Sonia, ferma sull'entrata con un libro sottobraccio.
- Niente, sono solo arrabbiato -
- Con me?- chiese la bambina.
- No, sono arrabbiato con me stesso -
- Perché?-
- Perché ho perso una persona importante - rispose.
- Hai litigato con Angelica?-
Lui annui, nascondendo il viso tra le mani - Uno stupido malinteso -
Sonia fece dietro front andando verso la sua stanza; mentre lui si voltò, incuriosito, ma la bloccò non appena la vide passare per il corridoio indossando la giacca.
- Ehi dove vai?-
- A casa di Angelica-
- No Sonia, non andare, é una faccenda che non ti riguarda - disse.
- E io ci vado lo stesso -
***
Non appena sentì il campanello suonare, scattò subito a sedere. Si alzò dal letto e scese l'enorme rampa di scale stiracchiandosi le braccia; poi afferrò il citofono e lo portò all'orecchio - Chi é?-
- Ciao Angelica! Sono Sonia! Mi lasci entrare?-
- Questo non é un buon momento per ricevere visite -
- Bene, allora continuerò a suonare finché non mi apri -
La bambina prese a suonare il campanello. Un trillo dietro l'altro, che la stordivano. Si passò una mano nei capelli, sospirando, e riprese il citofono - Ok, ti apro - disse aprendo alla bambina il cancelletto, e la porta d'entrata.
- Ciao! - urlò la bambina saltellando fino all'ingresso.
- Ciao Sonia -
- Come va? -
- Bene -
- Bugiarda -
Sospirò - Cosa sei venuta a fare? -
- A parlare -
- Ti ha mandata tuo fratello? - chiese incrociando le braccia al petto.
- No, lui voleva fermarmi - disse Sonia portandosi le mai sui fianchi - Perché avete litigato? -
- Non sono cose per bambini -
- E tu me lo dici lo stesso -
Nessuna risposta.
- Che ha fatto?-
Non rispose nemmeno a questa domanda.
- Lui dice che é stato un malinteso -
- Non é stato un malinteso. L'ho visto mentre era con un altra -
La bambina spalancò gli occhi - Che si...insomma...baciavano?- disse la bambina sottolineando l'ultima parola con disgusto.
Lei non aveva la forza di rispondere, abbassò lo sguardo ed annuì appena.
- Mio fratello non farebbe mai una cosa del genere -
- Invece l'ha fatto. Non ho più niente da dire, é ora che tu torni a casa -
Sonia abbassò lo sguardo - Ti posso fare compagnia? -
Si ritrovò a sorridere, vedendo gli occhi da Bambi che la bambina le faceva e non se la sentì di mandarla via - Certo che puoi -
- Sì!! - esultò Sonia - Ti sfido alla playstation! -
Finse di essere felice, portandosi le mani sui fianchi - Non pensare di vincere! Comunque ti lascio decidere il gioco -
- Il giochetto del calcio! -
- Oh no...non é giusto! Lo sai che non sono brava con quello! -
Si diressero in salotto, Sonia si accomodò sul tappeto davanti alla tv, mentre lei accese la tv e la console, infilando dentro il gioco.
- Io mi prendo il Milan ovviamente!- disse la bambina, mentre le sorgeva il joystick.
- E io...il Real Madrid! -
- Il Real Madrid? Ma sei fuori?-
- Perché?-
- Fa schifo -
- Beh lo vedremo, magari ti batto -


Passarono buona parte del pomeriggio a giocare al videogame la bambina rideva e scherzava, mentre lei cercava in tutti i modi di non pensare a lui.
Morale della favola: Sonia 6, Angelica 1. Se non fosse stato per l'autogol intenzionale della bambina, sarebbe rimasta a zero.
Continuarono, facendo partite una dietro l'altra, Sonia continuava a vincere, con risultati esorbitanti, e lei si dimenticò del suo dolore per qualche ora.
- È meglio che tu vada, tua madre si starà chiedendo dove sei finita - sussurrò spegnendo la console e la tv.
- Si, forse hai ragione - disse Sonia alzandosi in piedi.
L'accompagnò alla porta, e le aprì il cancelletto con l'interruttore accanto al citofono
- Angelica?-
- Si?-
- Un altro giorno ti concederò la rivincita -
Sonia uscì sorridendo, e lei, con un piccolo sorriso, chiuse la pesante porta all'entrata.
Salì di corsa le scale e si buttò sul letto. Accese il cellulare e dopo poco più di un minuto, sul display lampeggiava la scritta: numero privato.
" Probabilmente é lui" pensò. Prese un respiro profondo e rispose - Ciao Matteo -
- Angelica non riattaccare -
- Dammi un solo motivo. Uno solo -
- Voglio spiegarti -
- Risposta sbagliata - disse, e riattaccò.
Il telefono squillò un'altra volta. Rispose tranquillamente, restando in silenzio.
- Mi vuoi ascoltare?-
- Cosa dovrei sentire? Oh é stata lei, io non ho fatto niente. Cazzate, tutte cazzate...-
- È così che la pensi?-
- Si, è così che la penso -
- Bene -
- Dimenticavo: è finita. Addio Matteo -
***
- Dimenticavo: è finita. Addio Matteo -
Quelle parole l'avevano distrutto. Si mise le mani nei capelli, respirando profondamente, cercando di trattenersi dal rompere la sedia su cui era seduto. La porta di camera sua si spalancò, e Sonia entrò saltellando. Non le rivolse nemmeno uno sguardo.
- Sonia va in camera tua -
La bambina si bloccò - Ma io... -
- Niente ma Sonia -
La sorella abbassò la testa ed uscì.
Si abbandonò sulla sedia, con le mani sugli occhi, cercando di levarsela dalla testa, levarsi la sua immagine, i suoi occhi verdi, il suo sorriso. Picchiò forte il pugno sulla scrivania in legno, conficcandosi delle schegge nel palmo.
Doveva chiarire con lei, a tutti i costi, il problema era: come farle ascoltare le sue parole?
***
Si buttò sul letto con un singhiozzo. Non avrebbe voluto dirgli addio, ma non riusciva a perdonarlo per quello che aveva fatto. Baciare Laura poi, per cosa? Magari era un bel po’ che le faceva le corna con quella. Ma era Matteo, non pensava che sarebbe stato capace di tradirla, é sempre stato buono, gentile, affettuoso.
Scosse la testa, tentando inutilmente di zittire la voce buona e quella cattiva nella sua testa. Strinse a sé il cuscino e ricominciò a piangere. Sfinita, si addormentò poco dopo.
Ora il suo viaggio era praticamente tutto in salita.
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RE: DEMONS HUNTER - by Kiarya

da Kiarya92 » 6 aprile 2011, 10:30

Ok posto adesso perchè oggi devo studiare storia -_-

Il post è un po' corto, ma solo perchè ho dovuto riassumere due mesi in una specie di "pagina di diario".

Buona lettura.

Aprile
Questo mese è praticamente volato.
Io ed Elisabeth ci stiamo dando da fare per preparare le tesine e studiare per la maturità, ormai imminente. Ma non solo...
La pancia cresce a vista d’occhio e cerchiamo in tutti i modi di nasconderla: se non fosse stato per Elisabeth, Alice e Vittoria avrebbero notato immediatamente la pancia. Non importa se loro lo vengono a sapere, l’importante è che Matteo non lo sappia.
Dio, quanto mi manca, non so come ho fatto a resistere senza di lui per tutto questo tempo, ma come posso tornare da lui? Elisabeth un giorno mi ha detto “So che lo ami ancora, non vedo cosa ci sia di sbagliato nel lasciare che ti spieghi tutto. Magari lo perdoni” Sì, come no. Come posso perdonarlo quando ho visto con i miei occhi che baciava Laura?

Già, Laura Mancini. Pensavo che fosse cambiata e mi pento di averci creduto, mi pento di essere stata così stupida da considerarla quasi un’amica. Forse ce l’ha ancora con me per via di Manuel, ma non riesco a capire perché insista così tanto a vendicarsi se sa benissimo come sono andate le cose. Sa benissimo che era stata Kyra ad ucciderlo.
Oltre a questo ho notato che ultimamente si comporta in modo strano: a scuola sembra assente, mi fissa in continuazione con un sorriso stampato sul volto, come se avesse progetti per me e come se non bastasse, ogni volta che mi passa accanto inizia a girarmi la testa ed immagino che non sia un buon segno. O c’è qualcosa che non va in me, o c’è qualcosa che non va in lei.

Sono giorni che continuo a fare lo stesso sogno: Kyra che si trasforma in Laura. Che ci sia qualcosa di vero in questo sogno? Forse è mio figlio che sta cercando di dirmi qualcosa. Forse sta cercando di avvertirmi, ma oltre ai sogni e a scalciare non fa altro.
Sto tornando ai miei timori iniziali e sospetto che Laura sia posseduta, probabilmente da Kyra. Quel demone mi sta ancora dando filo da torcere e non ne vuole sapere di morire definitivamente.
Comunque, temo che abbia usato Laura per “pararsi il culo”, ne sono più che sicura: una volta nel mio corpo ha notato Laura e sicuramente non le sarà sfuggito il fatto che ha qualche gene da vampiro, ed ha diviso la sua anima. Quando la parte nel mio corpo è stata esorcizzata è passata al secondo burattino.

Non c’è solo questo a preoccuparmi. All’Agenzia continuano a sparire Agenti, alcuni scompaiono nel nulla, altri vengono trovati morti, mentre altri si ritirano, forse per evitare di essere i prossimi ad essere uccisi o per unirsi volontariamente al gruppo della spia.
Mi sento praticamente inutile nel mio stato: la Direttrice mi proibisce qualsiasi cosa e adesso mi chiamano solo per sistemare fantasmi o demoni di categoria E, praticamente innocui come un gattino addormentato.

Ultimamente il telegiornale locale continua a dare notizie di persone scomparse, una ogni settimana. Non è una cosa normale, ma la cosa che mi preoccupa è il fatto che queste sparizioni sono opera di persone, non demoni, altrimenti l’Agenzia avrebbe rilevato qualcosa, ma niente. Che La Rosa sia tornata all’attacco?

Per ora, ancora nessuno ha attentato alla mia vita. Speriamo solo che maggio passi in fretta.

P.S.
Sento già il bambino muoversi. È una sensazione incredibile.
Elisabeth tenta in tutti i modi di sentirlo, ma finora non ha messo sempre il broncio perché non sente niente. Vuole farmi bere la Coca cola per farlo muovere!



Maggio
Anche maggio è passato in fretta, quasi più velocemente di aprile. Forse perché ho avuto parecchio su cui pensare, soprattutto su Laura.
Ho paura di aver ragione. Ho paura sapendo che i miei timori erano fondati.
Ne ho avuto conferma durante un allenamento con lei.
Abbiamo usato dei coltelli e per sbaglio (non sto scherzando è stato veramente uno sbaglio!) l’ho ferita al braccio. Le ho preso il braccio per controllare la ferita e, strano ma vero, non c’era nessun taglio. Cosa veramente strana perché ero sicura al 100% di averla ferita, in più c’era anche il suo sangue sul mio pugnale. O sta sviluppando potenzialità da vampiro ereditati dalla sua famiglia o è posseduta. La seconda è quella più ovvia, visto che i poteri non sbucano da un momento all’altro, in più mi aveva raccontato di persona che era consapevole di non avere nessuna abilità da vampiro e che suo nonno era stato l’ultimo.
Devo fare qualcosa prima che sia lei a fare la sua mossa.

Ho informato Francesco: anche lui si era accorto dello strano comportamento di Laura, ed ha accettato di aiutarmi; poi ho chiesto anche il pugnale per gli esorcismi a Beatrice, che me l’ha procurato in un paio di giorni, ed ora è nascosto nel cassetto delle calze.
Ora mi serve solo un piano, anche se ho già qualcosa in mente, ma credo sia meglio aspettare dopo la maturità.

Ho scambiato quattro parole con Matteo. Non ha provato a giustificarsi per quello che era successo un mese fa, mi ha semplicemente chiesto come stavo visto che non mi vedeva particolarmente attiva.
Forse per il fatto che sono incinta e il bambino, oltre che a farmi sentire stanca morta, mi mette un’incredibile voglia di gelato e yogurt alla banana?
Non so se andare a scusarmi con lui oppure no.
Ho capito troppo tardi quello che era realmente successo quel giorno in biblioteca, quando ho visto Matteo baciare Laura. Kyra lo ha sicuramente incantato e lo ha baciato per farmi allontanare da lui, per farmi sentire sola.
Devo ammettere che ci è riuscita: sono due mesi che mi sento veramente sola e se non fosse per Elisabeth che riesce a tirarmi su ogni giorno, cadrei in depressione.
Ora che so che è stato un malinteso potrei tornare da lui e tentare di farmi perdonare. No, non mi perdonerebbe mai, non lo farebbe pensando al fatto che non gli ho dato nemmeno un po’ di fiducia e nemmeno la possibilità di spiegarsi. Non tornerebbe da me sapendo che aspetto un figlio, il che comporta un sacco di responsabilità.
Ogni volta che mi fissa da lontano, mi sento le guance in fiamme perché ho paura che possa notare la pancia, anche se è ancora piuttosto piccola (fortuna che le mie vecchie t-shirt sformate la nascondono bene).

Ho fatto la prima ecografia, a proposito. Il bambino è sano ed è tutto normale. Certo, lui sta bene mentre io vomito tutte le mattine e mi sento da schifo per tutto il giorno e mi sfogo sul cibo.

I miei sono tornati finalmente da Roma. Gli ho detto del bambino la sera stessa in cui sono tornati. Papà è rimasto in silenzio, mentre mamma ha cominciato a fare domande su Matteo. Le ho raccontato quello che era successo e non ha più parlato di lui, mi ha solo chiesto cosa faccio con il bambino.
Il primo passo era comprare casa, infatti ne ho già viste un paio con Elisabeth, non lontane da casa mia, ma l’idea di andare a vivere da sola con un bambino mi terrorizza. Elisabeth continua ad insistere sul fatto di voler venire ad abitare con me, ma sono ancora indecisa.

Riguardo la spia, ancora nessuna novità. I civili continuano a sparire e la Direttrice, come me, sospetta che La Rosa stia escogitando qualcosa, qualcosa di grosso.
Ormai siamo rimasti in pochi.

Ah, dimenticavo: nessuno ha tentato di uccidermi.
Mi correggo: ho appena ucciso un demone artificiale nel mio giardino che voleva entrare dalla finestra ma che continuava a sbattere contro il muro perché era troppo grosso.

Giugno lo passerò sicuramente a studiare visto che la maturità si avvicina.

Spero che tutto si sistemi in fretta.
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RE: DEMONS HUNTER - by Kiarya

da Kiarya92 » 7 aprile 2011, 18:26

Piccolo post...
scusate se ci sono degli errori, ma non ho avuto tempo di rileggerlo

buona lettura

Sabato, 11 luglio 2009
Lei era seduta sul letto di camera sua, accarezzandosi distrattamente la pancia. Rialzò lo sguardo non appena l’amica dai capelli rossi riapparve sulla porta con una vaschetta di gelato al cioccolato, con due cucchiaini da caffè.
- Finalmente è finita! Dobbiamo festeggiare! -
Sorrise. Avevano appena saputo l’esito dell’esame di maturità: lei era passata con 98 mentre Elisabeth con 72. L’amica le si sedette accanto, dandole un cucchiaino ed aprendo la vaschetta di gelato.
Ci piantò dentro il cucchiaino - Allora mangiamo a noi! -
Elisabeth fece lo steso - A noi! Sopravvissute! -
Mandò giù un boccone di gelato, rinfrescandosi la gola - È una cosa...-
- Divina - concluse la rossa, assaporando il gelato - Dimenticavo, ti ho mangiato l’ultimo yogurt alla banana -
Respirò profondamente - Tu cosa? -
- Oh stai zitta che ne hai mangiato a vagonate! Hai persino mangiato una banana con lo yogurt alla banana!!! -
- Quindi?! Io ho la priorità -
- Priorità un cazzo. Zitta e mangiati il gelato -
Mandò giù un altro boccone e sentì subito il bambino muoversi, portandosi subito la mano libera alla pancia - Lo so che ti piace di più la nocciola ma la zia Eli ha comprato il cioccolato e ti devi accontentare -
- La smettete voi due? -
- E ha finito lo yogurt -
- Allora? Tu zitta e tu marmocchio - disse Elisabeth, puntando con l’indice la sua pancia - Smettila di lamentarti e di scalciare e mangiati sto benedetto gelato al cioccolato -
- Ma ha tanta voglia di yogurt -
- È finito lo yogurt -
- Te lo sei mangiata tutto -
Rimasero in silenzio per un po’ e finirono la vaschetta di gelato. Quando si sdraiarono entrambe sul letto, guardando il soffitto, lanciò un sospiro - Elisabeth, devo dirti una cosa -
Si sentì subito addosso gli occhi azzurri dell’amica, segno che aveva tutta la sua attenzione.
- Devo fare una cosa, oggi -
- Riguarda quello che mi avevi detto il mese scorso su B.? -
Annuì: B. era il nome in codice di Laura.
- Angelica è pericoloso -
- Devo fare scacco matto prima che lei lo faccia a me. Ti ricordi quello che mi aveva detto mio figlio? -
Elisabeth annuì - Che ti uccideva -
- Esatto -
- Può finire male -
- No se si segue il mio piano -
L’amica si mise a sedere, passandosi una mano nei capelli color rame - Se devi - sussurrò lei - Non posso impedirtelo -
Si mise a sua volta a sedere - Vedrai che andrà tutto bene -
- Mi sembra tanto la tipica frase dei film horror -
Inarcò un sopracciglio - Cosa intendi dire? -
- Beh, hai presente i soliti film horror, no? Che c’è la solita bionda che non fa niente per tutto il tempo e ha il 98% di possibilità di sopravvivere solo perché è bionda e ha due grosse... -
Si diede una sberla in fronte - Elisabeth -
- Comunque, di solito dice che andrà tutto bene, ma nel restante 2% viene tagliata a fettine e il killer ci fa un frullato per berlo a colazione -
- Oh grazie, mi stai augurando di morire frullata -
- Ma tu non sei bionda, quindi la percentuale... -
- Aumenta, io sono più furba delle bionde nei film horror -
- Diminuisce -
Le lanciò un’occhiataccia - È perché scusa? -
- Perché le altre tipe sono le prime a morire -
- Che film hai guardato ultimamente, Elisabeth? -
La rossa alzò le spalle - Leggenda mortale -
- Elisabeth, in quel film muoiono quasi tutti -
- Però hai visto che figo quando il killer uccide la rockettara?? -
- Beh non è un granché come morte -
Elisabeth scattò in piedi, puntandola con l’indice - Ma intanto la bionda è rimasta viva fino alla fine! E la mora è morta -
- Eli, giuro che se non la smetti la percentuale di sopravvivenza delle rosse in questa stanza arriverà allo 0% - sussurrò, portandosi le mani alla pancia - E che cavolo, mi farai diventare il figlio un maniaco omicida -
- Parla quella che si era vestita da Freddy Krueger -
- Ho ancora il guanto - ammise, accarezzandosi la pancia - Cosa c’è che non va? -
- Continua a muoversi? - domandò l’amica, già con gli occhi da Bambi. Aveva già capito cosa voleva fare.
Le prese la mano e se la portò alla pancia e, a giudicare dalle lacrime che iniziarono a rigarle le guance, l’amica l’aveva sentito forte e chiaro.
- Angi, oddio. Piango per niente -
Sorrise - A chi lo dici -
- Ma tu hai gli squilibri ormonali -
- Quindi? -
- Ti sei messa a piangere guardando ET l’altra sera in televisione -
- Ma poverino! - esclamò - Stava morendo! -
- Ma poi ti sei messa a ridere perché era bianco -
Ricordando la scena, scoppiò a ridere - È vero, hai ragione -
- Ma perché si agita così tanto? - domandò la rossa, con ancora la mano appoggiata al suo ventre.
- Hai la mano fredda -
- Oh, scusa -
Si alzò in piedi, sentendo il cellulare suonare - Non fa niente -
Osservò il nome di Beatrice sul display e rispose.
- È qui - si limitò a dire la collega - Sei pronta? -
- Sono nata pronta -
- Tipica frase della ragazza che morirà - sussurrò Elisabeth.
Si voltò verso di lei - Tu! Non entrare in depressione e tu Beatrice! -
- Eh? Cavolo mamma, datti una calmata - rispose l’amica, dall’altro capo del telefono.
- Arrivo subito - disse - Francesco? -
- È qui vicino a me, aspettiamo solo te per i botti -
Sorrise e riattaccò, aprendo il cassetto dei calzini, estraendo il pugnale d’argento, riposto nel suo fodero. Se lo infilò alla cintura dei jeans, nascondendolo poi con la grossa t-shirt che indossava.
Si voltò verso Elisabeth, ed allargò le braccia - Si nota qualcosa? -
- Si nota una grossa pancia -
- Oltre a quella? -
- Nient’altro -
- Perfetto allora - disse - Mi aspetti qui? -
- Sì - rispose l’amica, chiamandola quando le diede le spalle - Angelica, non hai cambiato idea, vero? Non vuoi proprio dirglielo? -
Si voltò, facendo un sorriso forzato - No -
- Non è bello sentirti piangere di notte, chiamandolo -
Respirò profondamente - Ci vediamo dopo - disse, voltandosi ancora.
- Stai attenta -
Scese le scale ed uscì di casa: ora doveva sistemare Kyra una volta per tutte.



Tutto era pronto: Francesco era in posizione, mentre Beatrice attendeva negli spogliatoi femminili, nel caso ci fossero state delle complicanze.
Aumentò il passo e, quando incrociò Laura per il corridoio, l’afferrò per un braccio, bloccandola - Devo parlarti -
La bionda la squadrò dall’alto in basso - Pensavo che mi odiassi a morte -
- Ti odio a morte, ma devo parlarti -
- Qui? -
- No - rispose, dandole le spalle - Vieni -
- E se non volessi? -
Si voltò, fulminandola con lo sguardo - Osi disubbidire ad un superiore? -
La ragazza, dopo aver abbassato lo sguardo, lanciò un lieve sospiro annoiato - Fammi strada -
Si voltò e, a passo veloce, guidò Laura fino alla palestra, completamente vuota ed entrarono in una piccola stanza adiacente, che, anni prima, veniva usata come armeria, ma quando questa fu spostata al piano inferiore, una volta ultimato, la stanza rimase vuota per un po’, ma successivamente fu riempita da vari attrezzi per la palestra.
Lanciò un’occhiata ai materassini ammucchiati in un angolo, poi passò all’altro, sondando la stanza: Francesco era nascosto lì da qualche parte e si assicurò che Laura non notasse qualcosa di strano.
- Allora, Vetra. Di cosa mi vuoi parlare? -
Lanciò un sospiro e chiuse la porta blindata con il chiavistello, puntò poi gli occhi in quelli d’argento della ragazza e si mise le mani sui fianchi - Finiamola qui, una volta per tutte -
- Come? -
- Non fare la finta tonta -
Laura sorrise - Sei impazzita per il dolore, per caso? -
Ghignò - No, certo che no -
L’espressione della ragazza si fece improvvisamente seria - Allora cosa vuoi? -
- Smettila di fingere Kyra - disse in tono freddo - So che sei tu -
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RE: DEMONS HUNTER - by Kiarya

da Kiarya92 » 8 aprile 2011, 15:13

Posto un piccolo pezzo perchè devo andare a studiare...
lunedì o martedì avrete sicuramente qualcosa :)

buona lettura ;)

Laura scoppiò a ridere, passandosi una mano nei capelli d’oro - Mi chiedevo quanto ci avresti messo a capirlo - iniziò lei, cominciando a girarle intorno - Sorpresa di vedermi di nuovo qui? Con sembianze diverse, ovvio -
Si mise al centro della stanza, girando lentamente su se stessa per non dare le spalle all’avversaria - No, non sono sorpresa - ammise, tenendo alto lo sguardo - All’inizio avevo sospettato i tuoi piani, ma il comportamento che hai tenuto nei miei confronti mi ha...diciamo, lanciato fumo negli occhi. Ma non mi sarei mai aspettata che avresti scelto Laura -
La bionda apparve ad un soffio da lei ed indietreggiò alla svelta, appoggiando la schiena contro il muro - Lei è molto più potente di te e questo tu lo sai - sussurrò lei avvicinandosi - Lei discende da una famiglia di vampiri, non è una comune umana come può sembrare -
- Lo so - rispose, quando ormai Laura era ad un soffio da lei - Ma non ha alcun potere - sibilò tra i denti - Avrà una sola goccia di sangue che la lega ai vampiri -
- Ma quella piccola e misera goccia la rende diversa da te - le confidò il demone - La rende migliore, ed ora che sono nel suo corpo posso, come dire? Ampliare i suoi poteri -
- Con o senza poteri, ti ho uccisa una volta e posso farlo ancora -
- Tu dici? -
Prese un profondo respiro: il pugnale nella cintura dei pantaloni sembrava pesare il doppio - Sì, brutta stronza -
In un secondo la ragazza le strinse una mano intorno al collo, stringendolo con forza, facendole mancare il fiato quando la spinse con forza contro il muro. Tentò inutilmente di farle perdere la presa, ma non riuscì a concludere nulla.
Laura la sollevò da terra, senza fatica, sorridendo. I suoi occhi grigi si tinsero completamente di rosso, un rosso che ricordava fin troppo bene.
- Non credo che tu sia nella condizione adatta per combattere contro di me - disse lei, scoppiando a ridere in modo quasi folle, aumentando la presa sul collo e sollevandola ancora di più da terra - Non sei in grado di reggere -
Spalancò la bocca, tentando di far entrare aria, mentre Laura smise di ridere, sussurrando poi alcune parole nella lingua dei demoni. Sentì l’energia del demone crescere talmente tanto da far ronzare l’aria intorno a loro.
Strinse i denti e le diede una forte gomitata al braccio con il quale la teneva sollevata, rompendoglielo, e, non appena Laura lasciò la presa, si accasciò a terra, portandosi le mani alla gola e tossendo forte.
- Stupida ragazzina - sibilò la bionda puntando gli occhi rossi nei suoi, guardandola con rabbia, risistemandosi il braccio rotto con un sonoro crack - Non puoi vincere stavolta -
Stavolta fu lei a ridere piano, sfiorando l’elsa del pugnale d’argento con le dita senza mai lasciare i suoi occhi scarlatti - Ti sbagli -
- Dici? -
Si alzò di scatto, estraendo il pugnale e conficcandoglielo nel cuore. Laura non riuscì a fare niente: si limitò ad osservare il pugnale conficcato nel suo petto, con gli occhi sgranati e la bocca spalancata.
- Riconosci questo pugnale vero? - domandò, piantandoglielo più a fondo - Serve per gli esorcismi -
La bionda sembrava immobilizzata dalla paura, sussurrando qualche parola.
- Hai sbagliato a sottovalutarmi, Kyra. Anche se sono incinta -
Il demone lanciò un grido acuto, poi le afferrò la mano che stringeva l’elsa del pugnale e la torse in modo innaturale. Gemette appena sentendo diversi scricchiolii, poi fu scaraventata dall’altra parte della stanza, come se fosse una bambola di pezza, e sbatté con forza contro il muro.
Strinse gli occhi, guardando la bionda, che la stava per attaccare ma, fortunatamente, Francesco la bloccò a terra, tenendole ferme le braccia. Laura non la smetteva di gridare e dimenarsi, mentre sul pavimento si allargava una macchia di sangue.
- Aspetta... - sussurrò, sollevandosi lentamente da terra, tenendo una mano appoggiata al muro per sostenersi - Devi essere sicuro che il demone sia uscito...-
Il biondo annuì, ritornando a guardare Laura.
Si avvicinò alla porta, togliendo il chiavistello e battendo il pugno, lasciandosi poi cadere a terra. Beatrice entrò immediatamente, mettendola a sedere, controllando la mano fratturata. Gemette non appena l’amica la risistemò con un crack, pronta poi per guarirla con i suoi poteri.
Scosse la testa - Il bambino...- sussurrò - Pensa a lui -
- Ma Angelica... -
- Fallo -
Beatrice le appoggiò una mano sul ventre, chiudendo gli occhi e concentrandosi - Non ha niente -
Lanciò un sospiro di sollievo, chiudendo gli occhi - Grazie a Dio -
***
Socchiuse appena gli occhi, guardando confusa Francesco, sopra di lei, con la bocca sporca di sangue. Capì immediatamente che il sangue era suo.
- Francesco... - sussurrò - Cosa...-
Il ragazzo la zittì, accarezzandole la fronte - È tutto finito -
- Cos’è...successo? -
- Eri posseduta -
Chiuse gli occhi - Non ricordo...-
- Come ti senti? -
- Stanca -
- Non senti male? -
- No...- sussurrò, socchiudendo gli occhi, scrutando il biondo - Dovrei? -
Sentì le mani del ragazzo spostare il colletto della maglia, tastando delicatamente la pelle - No, è tutto a posto -
- Mi avete...esorcizzata? - domandò, chiudendo di nuovo gli occhi.
- Ti spiegherò dopo. Ora riposa -
- Grazie -
- Non devi ringraziare me, dovresti ringraziare Angelica - disse Francesco - È lei che si è accorta di tutto -
Riaprì gli occhi e voltò appena lo sguardo, notando la ragazza, seduta a terra, che respirava affannosamente con una mano sul ventre. Beatrice, al suo fianco, le curava l’altra mano, probabilmente ferita.
Fece un lieve sorriso e richiuse gli occhi.
***
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Re: RE: DEMONS HUNTER - by Kiarya

da Kiarya92 » 10 aprile 2011, 15:04

Svit-kona94 ha scritto:
Tobia92 ha scritto:Embhe?
E' morta così? Senza colpo ferire?
Mi aspettavo motlo di più da Kyra. MOLTO di più -_- -_-
Perlomeno un combattimento all'ultimo sagnue.

Questo post ha lasciato solo un buco. Mi viene da dire "Ecco, e adesso?"


In effetti... mi ha un po' ricordato quando ho letto Dracula... cioè, tutto il libro a rincorrerlo per il mondo, impossibile da uccidere e poi bum, qualche riga ed era morto...
Be', dai, non lamentiamoci troppo, il grande combattimento l'avevamo avuto, Kyra si sarà anche stufata di combattere contro Angy, no? :sleep:

Comunque, e adesso? Adesso si dice a Matty-Matt del bambino, ovvio! ... Veroooo??


Ah non lo so...leggete per scoprirlo ;)
intanto vado a studiare pronto soccorso che domani ho il test -_-

Quando riaprì gli occhi era sdraiata su un lettino dell’infermeria e subito Beatrice fu al suo fianco, tempestandola di domande. Si portò una mano alla fronte, riavviandosi all’indietro i capelli - Laura? -
- Sto bene -
Voltò lo sguardo verso la voce ed osservò Laura Mancini, seduta su una sedia, con Francesco in piedi accanto a lei - Come stai? - domandò.
- Io bene - rispose lei, mostrandole poi un bicchiere di plastica pieno di sangue - È stata tua l’idea di farmi mordere da Francesco? -
Annuì - Il tuo sangue non è completamente umano e il tuo corpo avrebbe retto al veleno di Francesco. Inoltre la guarigione è più veloce -
La bionda bevette un lungo sorso dal bicchiere, pulendosi poi l’angolo della bocca, sporco di sangue, con il dorso della mano - E adesso devo bere sangue -
- Ringrazia il cielo che puoi bere ancora - ribatté Beatrice.
Si mise a sedere, portandosi una mano al ventre e sorrise, sentendo il bambino muoversi. Quello che suo figlio le aveva predetto non si era avverato: non erano morti per mano di Laura. Ma possibile che era stato così semplice da impedire?
- Ah, Angi? - la chiamò Beatrice, dandole subito due baci sulle guance - È un maschietto - le sussurrò poi la ragazza nell’orecchio.
Sorrise - Lo sapevo già -
- Chi è un maschietto? -
Voltò lo sguardo verso Laura - Non ti ricordi? -
Lei scosse la testa - Cosa? -
- Angelica è incinta - s’intromise Francesco.
La ragazza sgranò gli occhi, restando a bocca aperta - Tu? -
Annuì, accarezzandosi la pancia e mettendosi in piedi.
- E tu hai combattuto contro Kyra, che era nel mio corpo, quando sei incinta?! -
- Sì -
- Sei pazza? -
- Perché? -
- Hai rischiato grosso, Vetra -
Scosse la testa e si avvicinò alla porta dell’infermeria - Ero in debito con te - disse - Non potevo lasciare Kyra nel tuo corpo -
Laura non la degnò di uno sguardo - Grazie -
- Di niente - disse, uscendo.


Entrò in casa, richiudendo la porta d’entrata alle sue spalle.
- Elisabeth? Elisabeth sono tornata -
Nessuno le rispose e la cercò in giro per la casa: in cucina, in salotto; ma poi la trovò profondamente addormentata sul suo letto, a pancia in giù, con una mano che penzolava dal materasso, mentre l’altra stringeva il cuscino.
Sorrise, facendo dietro front ed uscendo dalla stanza, andando in quella degli ospiti e sedendosi sul letto. Si portò una mano al ventre, sentendo il bambino scalciare come un matto, ma si calmò subito, come se riconoscesse il suo tocco.
- Visto? È tutto finito. Laura non ti farà niente adesso - sussurrò, senza smettere di accarezzarsi la pancia.
Si sdraiò sul letto, mettendosi su un fianco, e rimase lì, a pensare. A pensare su quello che le aveva detto Elisabeth quel pomeriggio e ogni singolo giorno, da quando aveva visto Matteo baciare Laura in biblioteca. Era indecisa se andare da lui e dirgli tutto quanto, ma aveva paura che lui non volesse il bambino e che l’avrebbe lasciata per sempre.
“Ma deve saperlo” pensò, passandosi una mano nei capelli “È pur sempre il padre del bambino”
Si mise a sedere con difficoltà, alzandosi poi in piedi e guardando l’ora sul cellulare: erano le 22.03, Matteo era sicuramente sveglio. Doveva dirglielo adesso, altrimenti non se lo sarebbe mai perdonata.
Si alzò in piedi e scese velocemente le scale, uscendo poi di casa ed attraversando la strada. Suonò al campanello di casa Dall’Angelo e la madre di Matteo rispose al citofono.
- Sono Angelica - disse semplicemente, mentre la signora Dall’Angelo le aprì il cancelletto e la porta d’ingresso.
- Angelica, cosa fai qui? Pensavo che...-
- Devo parlare con Matteo - rispose, raggiungendola all’entrata.
La signora Dall’Angelo, dopo averla guardata attentamente, le indicò le scale - è in camera sua -
La ringraziò e salì lentamente le scale, ansimando quando arrivò in cima, poi si mise davanti alla porta della stanza di Matteo, prese un profondo respiro e bussò.
- Avanti -
Appoggiò la mano sulla maniglia ed aprì la porta: Matteo era sdraiato sul letto, che leggeva un libro, con addosso solo un paio di boxer. Arrossì, rimanendo in silenzio, poi si fece coraggio - Matteo -
Il ragazzo, al suono della sua voce, girò solo lo sguardo, osservandola stupito - Angelica -
- Io...ti devo...dire una cosa -
Il moro si alzò in piedi, la fece entrare e chiuse la porta - Ti prego, fai parlare prima me -
Sorrise ed abbassò lo sguardo - Non serve -
- Angelica, ti giuro che io non ho fatto niente con Laura -
- Lo so - rispose - Laura era posseduta e...quel giorno ti ha baciato per farmi allontanare da te -
- Era posseduta? -
Annuì - Ti racconterò tutto se avrai ancora voglia di vedermi -
- Perché non vorrei vederti? Sono due mesi che penso soltanto a te -
- Per questo - disse, prendendogli la mano e portandosela al ventre, sotto la t-shirt sformata. Chiuse gli occhi per non vedere il volto del ragazzo ed abbassò anche il viso - Sono incinta e il bambino è tuo -
Nessuno parlò più per un po’, ma poi sentì la mano di Matteo ritrarsi. Lanciò un sospiro - Volevo solo dirti che ho intenzione di tenerlo -
- Guardami, Angelica -
Obbedì ed alzò lo sguardo, osservando il volto del ragazzo, rigato dalle lacrime. Matteo le accarezzò il viso e le si avvicinò, posando le labbra sulle sue.
Si sentì rinascere più forte che mai, come una fenice che risorge dalle proprie ceneri. Ricambiò il bacio, contenta di risentirlo vicino.
Lui si staccò subito e le prese la mano - Vieni -
Lo seguì giù per le due rampe di scale, fino alla solita stanza, ora priva di scatoloni, poi le tolse i vestiti e la fece sdraiare sul letto, sotto di lui. Arrossì appena quando il moro le guardò la pancia, sfiorandola con le dita.
- A quanto sei? -
- Sono all’inizio del quarto mese -
- Perché non me l’hai detto prima? -
- Avevo paura, Matteo. Paura che mi costringessi a fare una cosa orribile o che ti sentissi obbligato a tornare da me -
Il ragazzo la guardò confuso, sistemandosi meglio sopra di lei e tenendosi sollevato per non fare del male al bambino - Come potrei costringerti ad abortire? Come potrei chiederti di distruggere una cosa così bella? -
Sorrise e lo baciò, ma lui si staccò subito, scendendo con il viso per baciarle la pancia ed accarezzarla, sussurrando delle parole. Sentì il bambino agitarsi, contento forse di sentire quel tocco, benché poco familiare.
Matteo risalì, portandosi ad un soffio dal suo viso - I tuoi lo sanno? -
Annuì - Vuoi dirlo anche a tua madre? -
- Immagino che sia giusto informarla - disse il moro - Cos’avevi intenzione di fare? -
- Ho cercato un po’ di case con Elisabeth, ma non abbiamo trovato nulla di decente -
- Capisco - sussurrò Matteo, prendendole la mano ed osservando l’anello che portava al dito - Ce l’hai ancora -
- Non l’ho mai tolto - rispose - Anche tu, a quanto vedo -
Il ragazzo sorrise, giocherellando con la collana che gli aveva regalato tempo prima - Lo porto perché non smetterò mai di amarti -
***
Angelica sorrise e gli accarezzò i capelli, senza mai smettere di guardarlo negli occhi. Non aveva dimenticato il colore dei suoi occhi, quegli occhi così belli che non volevano lasciare la sua testa, quegli stessi occhi che si erano riempiti di lacrime parecchie volte e che guardavano soltanto lui. Sfiorò con un dito le sue labbra rosee, così morbide, così sensuali; poi le accarezzò le guance, le spalle, le braccia, i fianchi e poi ancora la pancia.
Angelica piegò appena la testa - Cos’hai in mente? -
Sorrise, baciandola con passione - Dopo due mesi che mi parli a monosillabi, tu mi chiedi...cos’ho in mente? -
Lei alzò le spalle e sorrise - Parlare? -
- Lasciamo le parole a dopo -
La mora gli gettò le braccia al collo e lo baciò - Ti amo -
***


Posto anche il disegno di Laura perchè non sapevo più cosa disegnare...

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RE: DEMONS HUNTER - by Kiarya

da Kiarya92 » 13 aprile 2011, 13:17

duvrangrgata ha scritto:quoto ogni singola parola! disegno bellissimo, davvero! finalmente Matteo sa tuttooooooooooo! brava e posta presto!
p.s auguri x l'esame!


eh...adesso sono addetta al primo soccorso xD

Aggiunto dopo 3 ore 27 minuti:


intanto vi posto l'immagine del possibile finale (forse...oppure faccio morire tutti :arms:)

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RE: DEMONS HUNTER - by Kiarya

da Kiarya92 » 13 aprile 2011, 15:01

Intanto posto questo piccolo pezzo, poi torno a studiare inglese...

Lanciò un sospiro e voltò lo sguardo verso Matteo, sdraiato accanto a lei, con il fiatone, la fronte imperlata di sudore e un po’ di sangue che gli usciva dal naso.
- Dio, sei stata...fantastica - sussurrò lui, pulendosi il sangue con il dorso della mano - Mi hai dato un pugno -
- Scusa - sussurrò, accarezzandogli la guancia - non l’ho fatto apposta -
il ragazzo le prese la mano, la baciò e poi la strinse dolcemente - Quanto mi sei mancata -
Sorrise, ma ritornò subito seria - Matteo, ti devo parlare-
- Riguarda il bambino? -
annuì, pronta a raccontargli quello che era veramente successo a Novezzina, in gita, ma il ragazzo la bloccò con un gesto.
- Mi sono dimenticato di chiederti se hai trovato un nome per il bambino -
Scosse la testa - No, a dire il vero. Non ho pensato ad un nome -
- Lo pensiamo insieme più tardi? -
Annuì - Certo, ora posso cominciare? -
Matteo le fece gesto di proseguire. Gli raccontò del secondo giorno in gita, quando si era sentita male alla vista del piccolo demone che sembrava volerla perseguitare e uccidere; la scoperta dello stesso giorno che quello era suo figlio e che aveva predetto la morte di entrambi, per colpa di Laura. Aveva tentato di ucciderla, provando a soffocarla con i suoi poteri, in modo tale da non essere mai concepito, ma fortunatamente non ci era riuscito. Seguirono altre apparizioni, ma dopo aver sentito una discussione tra lei ed Elisabeth, dove diceva che avrebbe fatto di tutto per impedire la morte di entrambi, il piccolo demone l’aveva lasciata in pace. Era rimasta incinta, avevano litigato e non si erano parlati per due mesi; inoltre c’era la questione di Laura, posseduta da Kyra, e lei, Francesco e Beatrice si erano messi d’accordo per esorcizzarla. Aveva avuto tanta paura pensando che, se la predizione di suo figlio era giusta, sarebbe morta per mano di Laura, cosa che però non era successa.
Lanciò un’occhiata al ragazzo - Devo preoccuparmi ancora, secondo te? -
- Non lo so - disse Matteo, accarezzandole la pancia - Ma credo che dovresti fare comunque attenzione -
Annuì.
Il moro guardò la pancia, aggrottando la fronte - Non ascoltare la mamma che è paranoica -
Inarcò un sopracciglio - Come scusa? -
- Shh...sto parlando con Christian -
- Christian? -
- Vero che la mamma è paranoica? Vero? -
- Matteo, per favore - sussurrò portandosi le mani al ventre - Ha iniziato a muoversi -
- Perché mi da ragione -
Lanciò un sospiro, girandosi su un fianco e dando la schiena al fidanzato - Brutto scemo... - sussurrò con un filo di voce.
- Ti ho sentita -
Piegò appena la testa e gli lanciò un’occhiataccia, poi si mise a sedere e infilò la sua enorme maglietta sformata.
- Dove vai? -
- A casa -
- Perché? -
- Perché sei un deficiente - disse con un sorriso - Vado a prendermi un bicchiere d’acqua -
Matteo l’afferrò subito per un braccio e la fece risedere sul letto - Vado io -
- Sai, riesco ancora a camminare come le persone normali -
Il fidanzato infilò i boxer e si alzò in piedi - Devi stare ferma e riposare - disse lui, uscendo poi dalla stanza
Annuì, puntando lo sguardo a terra, sui suoi pantaloni, dai quali proveniva un suono soffocato. Si avvicinò e prese il cellulare: Elisabeth la stava chiamando. Rispose.
- Angelica Vetra! -
Staccò il telefono dall’orecchio per non diventare sorda, poi lo riavvicinò - Ciao -
- Ciao un cazzo! Dove sei? -
- Sono...- iniziò, schiarendosi la voce - ...a casa di Matteo -
- Torna immediatamente a casa prima che ti venga a...aspetta dove sei? -
- A casa di Matteo -
- Quale Matteo -
- Matteo Dall’Angelo -
- Matty-Mat? -
Lanciò un sospiro - Sì - rispose, staccando di nuovo il telefono dall’orecchio quando l’amica prese ad urlare.
- Oddio! Ti sei decisa!! Gli hai detto che sei incinta? -
Si risistemò una ciocca di capelli corvini dietro l’orecchio, lanciando un’occhiata a Matteo, tornato con un bicchiere pieno d’acqua - Sì, gli ho detto tutto -
- Detto cosa? - domandò lui, porgendole il bicchiere.
- Che sono incinta - gli rispose.
- Mettimi in vivavoce scema -
Obbedì, appoggiando il telefono sul cuscino.
- MATTEO DALL’ANGELO!! -
- Sì Elisabeth, quello è il mio nome -
L’amica urlò ancora - Lo sapevo che avreste fatto pace!! Com’è stato il sesso riparatore?? -
Arrossì - Ehm...-
- Molto bello -
Gli diede una piccola sberla, ammonendolo.
- Immagino. Di solito le donne incinte sono continuamente a...-
- ELISABETH!!!! -
- Ok, ok la smetto - disse lei - Ora vi lascio dormire, buona notte. Ah, Angi, io vado a casa mia -
- D’accordo, notte Eli -
Chiuse la chiamata e bevette un lungo sorso d’acqua dal bicchiere, rimettendosi poi sotto il lenzuolo, abbracciata a Matteo - Sarà veramente difficile -
- Lo so -
- Resterai con me? - domandò.
Il ragazzo le regalò un sorriso, accarezzandole la pancia. Aveva intuito la risposta e lo baciò - Grazie -
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RE: DEMONS HUNTER - by Kiarya

da Kiarya92 » 15 aprile 2011, 17:21

Ehm ehm, salve :sleep:
Allora, dopo questo post, mi odierete tutti a morte quindi parto per un posto sconosciuto a tutti in modo da non tentare alla mia salute sia mentale sia fisica :sleep:

Beh, vi auguro buona lettura. Anche se il post non vi piacerà :sleep: e mi scuso se ci sono errori...

Venerdì, 17 luglio 2009 - ore 22.41
Seduta sul suo letto, si mise le mani sui fianchi ed alzò gli occhi al cielo, ascoltando tutte le scemenze che il fidanzato stava raccontando al bambino, ancora senza nome, dato che Matteo lo chiamava con un nome diverso ogni giorno.
- Si muove? -
Guardò il moro e sospirò - Si sarà stufato di sentirsi chiamare con nomi diversi -
- Ma tesoro, io continuo a cambiare nome per vedere se si muove. Se si muove gli piace, altrimenti gli fa schifo -
Alzò nuovamente gli occhi al cielo - Oh Dio -
- Vero Michele? -
- Niente -
- Gabriele -
- Questo non piace né a me né a lui -
- Francesco -
- No -
- Roberto -
- No -
- Davide -
Scosse ancora la testa - Secondo me si è strozzato -
- Daniele? -
Si portò le mani al ventre, accarezzandolo appena, sentendo il bambino muoversi.
- Si è mosso? -
Annuì - Quindi secondo la tua teoria il nome sarebbe Daniele -
- Esatto -
Non gli rispose, si limitò ad alzarsi in piedi e a prendere il cellulare, abbandonato sulla sua scrivania, che aveva iniziato a suonare. Guardò il numero sul display che lampeggiava e rispose immediatamente: era il numero interno della Direttrice.
- Angelica, scusa il disturbo -
- Non fa niente, Direttrice. C’è qualcosa che non va? -
- Abbiamo un categoria C, pensi di farcela? Sono a corto di personale stasera -
- Sì, certo -
- Sei sicura? Posso mandare Laura Mancini, non è lontana dal posto, ma le hanno appena assegnato un Categoria A -
- Non sarà rischioso per lei? Non è ancora abituata alla Categoria A -
- Ormai è partita, comunque ha detto che non è un problema -
Sospirò - Dove devo andare? -
- Via Monte Santa Viola a quanto mi hanno detto. Il primo vicolo -
- Piuttosto distante, comunque adesso vado -
- Fai attenzione -
Lanciò uno sguardo a Matteo, che già la guardava con una strana espressione - Non si preoccupi - sussurrò, riattaccando.
- Fammi indovinare: devi andare - disse il ragazzo.
- Scusa - disse afferrando la sua katana - Ci metterò un po’. È meglio se torni a casa -
- Stai attenta - sussurrò il ragazzo, alzandosi in piedi - Chiamami quando torni, altrimenti starò in pensiero tutta la notte -
Gli diede un bacio sulle labbra per salutarlo - Certo -
Matteo la baciò ancora - Ti amo -
Sorrise - Anch’io ti amo. Non preoccuparti, d’accordo? -
- Come faccio a non preoccuparmi per te? -
Gli diede un bacio ed uscì dalla camera, affiancata dal fidanzato; quando varcarono il cancelletto, lei salì in macchina, salutando il ragazzo che attraversava la strada. Mise in moto, portandosi subito una mano alla pancia - Che succede? -
Quando il bambino smise di muoversi partì a tutta velocità.


Infilò la katana nel suo fodero, tenuto a tracolla e lanciò un’occhiata al demone, riverso a terra in una pozza di sangue nero. Era un piccolo demone del sangue che girava alla cieca in cerca di qualunque cosa da mangiare: assomigliava ad un grosso cane marrone, con il muso che ricordava quello delle lucertole, mentre sul dorso e sul collo risaltavano degli strani simboli scarlatti che sembravano brillare di luce propria. Sapeva che quei demoni erano completamente ciechi, ma riuscivano ad orientarsi perfettamente con il loro ottimo udito; inoltre riuscivano ad individuare la preda sentendo l’odore del sangue.
Quando il demone la inquadrò agitò le tre code, come un cane che scodinzola alla vista del padrone appena tornato a casa. Le era corso incontro, pronta a sbranarla, ma l’aveva evitato facilmente, afferrandogli il muso e tagliandogli la gola.
- Tutta questa strada per una sciocchezza - sussurrò, dirigendosi verso la macchina.
Si bloccò sentendo uno sparo, seguito da un urlo, e si voltò di scatto, riconoscendo la voce - Laura - sussurrò appena, partendo di corsa. Passò il secondo vicolo, completamente vuoto, eccetto per i ratti che passavano squittendo da un bidone dell’immondizia ad un altro, poi raggiunse l’ultimo vicolo e si bloccò allo scenario che le si presentò davanti: Laura, con una semplice pistola calibro 9 e una profonda ferita alla gamba; a farle compagnia c’era una donna, bellissima, dai capelli castani che le arrivavano più o meno a metà schiena, il viso pallido dai lineamenti affilati, gli occhi d’oro avevano qualcosa di magnetico, il corpo magro e snello era coperto da una veste bianca, simile alle vesti delle dee greche.
- Laura...- sussurrò chiamando la bionda, che non distoglieva i suoi occhi grigi dal demone - Laura, lascia perdere. Non sei in grado di batterla - disse ancora, appoggiando la mano sull’elsa della katana.
- Posso sistemarla benissimo da sola -
- Non puoi - rispose - Per favore, lascia fare a me -
Il demone puntò il suo sguardo d’oro verso di lei, sorridendo, facendo un piccolo gesto della mano e, come per magia, nella sua mano apparve una spada d’oro, larga più o meno quattro dita, con uno smeraldo incastonato nell’elsa.
Ci fu un colpo di pistola, ma il proiettile sparato dalla calibro 9 di Laura trapassò la testa della donna come se fosse fatta d’aria.
- Le armi moderne non funzionano con lei - sussurrò sguainando la katana - Può morire solo con uno scontro corpo a corpo, con spade o pugnali -
La donna sorrise, guardando Laura - Io ascolterei la tua amica se fossi in te -
Sorrise a sua volta, nonostante la situazione - Dov’è l’altra? Di solito voi girate sempre in due, altrimenti non vi chiamereste “Le Gemelle” - domandò, sentendo un fruscio alle sue spalle.
Veloce come un fulmine, schivò un’altra spada d’oro, bloccando il braccio della seconda bellissima donna, identica in tutto e per tutto all’altra. Fece una giravolta, afferrando il secondo demone per un braccio, spingendola poi verso la copia sputata.
Lanciò un’occhiata a Laura, che era indietreggiata, ma non aveva rinunciato a combattere, dato che aveva messo via la calibro 9 ed ora stava impugnando un pugnale.
Ritornò a guardare le due ed ora poteva notare un differenza: gli occhi. La prima li aveva d’oro mentre l’altra li aveva neri, neri come la pece. Neri come la loro anima.
- È un vero peccato - sussurrò quella dagli occhi dorati - Uccidere delle così belle ragazze -
- Hai ragione sorella - rispose l’altra, facendo apparire una seconda spada, nera come i suoi occhi, che fu impugnata dalla mano libera - Ma loro sono cacciatrici -
- Lo so, lo so - rispose la donna con calma, mentre la osservava con interesse - Credo che la più pericolosa sia lei, anche se è incinta -
- Avete finito di chiacchierare voi due? - disse puntando la katana verso quella dagli occhi neri - O avete intenzione di combattere? -
Il demone verso cui puntava la katana fece roteare insieme le due spade - Se insisti, mia cara ragazza -
Rimase immobile, in attesa, con i nervi a fior di pelle e i muscoli tesi. Sorrise non appena la donna dalle due spade scomparve in un battito di ciglia, mentre l’altra puntò lo sguardo d’oro verso Laura.
Un fruscio alle sue spalle la fece scattare in avanti, voltandosi di colpo e puntando la katana verso il demone dagli occhi neri. L’attaccò immediatamente, senza tanti complimenti, eseguendo veloci attacchi che però non andavano mai a segno: la lama della sua spada trovava sempre quella d’oro o quella nera della sua avversaria.
Si abbassò, schivando per un soffio le due lame che, probabilmente, le avrebbero mozzato la testa senza difficoltà, poi fece una giravolta cercando di colpire con un calcio le gambe dell’avversaria, che però saltò, evitando il suo tentativo di farle perdere l’equilibrio. Ritornò subito in piedi, impugnando la katana con entrambe le mani. Sentì un gemito soffocato alle sue spalle e un’imprecazione: evidentemente Laura era stata colpita.
Quella distrazione di appena un secondo permise alla donna di coglierla di sorpresa, ma, purtroppo per lei, non fu abbastanza veloce. Schivò la lama d’oro, bloccandola sottobraccio e, prima che il demone potesse colpirla con la lama nera come l’ebano, fece un mezzo giro, strappando di mano la spada dorata, che venne lanciata in aria dalla donna.
Era pronta per prenderla al volo, ma quando la sua mano strinse l’elsa la lasciò subito andare, facendola cadere a terra con dei tintinnii: il metallo di cui la spada demoniaca era fatta bruciava come un tizzone ardente. Si osservò la mano sinistra, arrossata, trattenendo delle imprecazioni.
- Solo noi possiamo impugnare le nostre armi - le spiego la Gemella dagli occhi neri, puntandole contro la spada che le era rimasta in mano - Voi umani non potete maneggiarle -
Sotto i suoi occhi, la spada d’oro scomparve in una nuvoletta di polvere dorata e ricomparve nella mano della padrona.
Attaccò di nuovo, scattando verso il demone, rimasta immobile. Alzò la spada, pronta a colpirla, mentre la donna era pronta a parare: proprio quello che voleva.
All’ultimo secondo si spostò, ferendole la gamba e mettendola in ginocchio. L’avversaria ringhiò come un animale selvaggio, imprecando in una lingua a lei sconosciuta. Schivò per un soffio una seconda lama dorata.
- Come hai osato? - urlò l’altra Gemella, pronta a colpirla una seconda volta - Lurida umana -
“Se il nemico è incazzato” pensò schivando un paio di fendenti “Abbassa la guardia ed è più facile da colpire”
Un secondo ed affondò la lama della katana nel petto della donna, che urlò di dolore.
Fece appena in tempo ad estrarre la spada che l’altra tentò di decapitarla con la lama nera. Si allontanò, raggiungendo Laura, in ginocchio con la spalla sinistra sanguinante - Stai bene? -
- Sì, è solo un graffio -
Puntò lo sguardo vero le due donne: quella dagli occhi neri era inginocchiata a terra, tenendo la sorella morente tra le braccia, che le sussurrava delle parole. Pochi secondi e il demone dagli occhi d’oro scomparve, diventando polvere dello stesso colore dei suoi occhi che il vento portò via con sé.
La Gemella rimasta si alzò, facendo riapparire le due spade, stavolta entrambe d’oro, e si voltò verso di lei. Impugnò la katana ancora più forte e partì all’attacco, ma ogni affondo veniva fermato prontamente da una delle due lame d’oro.
“Quando si uccide una Gemella” pensò, ricordando il libri nell’archivio che aveva letto “L’altra diventa più forte, se possibile aumenta persino di Categoria”
Il demone parò un altro affondo, poi, all’improvviso fece scomparire le spade, afferrandole il braccio destro con una mano, mentre con l’altra lo piegò in una strana ed innaturale angolazione dopo uno schiocco secco.
Si lasciò sfuggire un urlo e lasciò cadere a terra la katana, facendo poi un balzo indietro, dopo essersi liberata, evitando le due spade d’oro, riapparse dal nulla e pronte a colpirla.
Si strinse il braccio rotto con un altro gemito, inginocchiandosi a terra.
- Morirai lentamente e in modo atroce - sussurrò la donna dagli occhi neri, facendo roteare insieme le due spade.
- Dovrai vedertela con me - sussurrò Laura, al suo fianco con in mano il pugnale lungo una trentina di centimetri.
- Laura non...-
- Zitta Vetra - rispose la bionda - Non vorrai sminuirmi davanti al nemico -
Sorrise - No, certo che no -
- Allora lasciami fare -
- Tu non sei una minaccia - disse il demone, indietreggiando, facendo scomparire una delle due spade.
Lanciò un’occhiata alla sua katana, a qualche metro da dov’era inginocchiata. Forse riusciva a raggiungerla.
Si alzò di scatto e la raccolse con la mano sinistra, benché bruciasse ancora, e la puntò verso il demone, che teneva gli occhi fissi su Laura.
“Merda” pensò subito, guardando la scena come se qualcuno avesse messo il rallentatore: il demone partì alla carica, puntando la bionda, distratta dalla sua mossa per recuperare la spada. Non esitò a correre verso di lei, mettendosi tra la ragazza e il demone.
La lama della usa katana penetrò nel petto della Gemella dagli occhi neri, mentre la sua lama dorata si conficcava nel suo ventre. Gemette, sgranando gli occhi: era successo. Alla fine quello che suo figlio le aveva predetto era successo.
Lanciò un urlo quando sentì la lama ritrarsi e vide il demone scomparire, diventando polvere nera, raggiungendo la sorella.
- Angelica? -
Le gambe iniziarono a tremare sotto il peso del suo corpo, la presa sulla spada si affievolì e scivolò a terra con diversi tintinnii. Si portò una mano al ventre e crollò in ginocchio, accasciandosi poi sull’asfalto, portandosi una mano al ventre.
Laura lì accanto, che aveva assistito alla scena immobile, le si inginocchiò accanto, rimanendo ferma e in silenzio, non sapendo cosa fare. Tentò inutilmente di regolare il respiro, cercando di non fare caso al sangue che le inzuppava la maglietta. Spalancò la bocca e urlò.
- Oddio...che faccio?- chiese piano la bionda.
- Chiama un’ambulanza... - disse stringendo forte le mani sulla ferita, cercando di non far uscire troppo sangue. Si morse la lingua per non urlare ancora.
La bionda prese il cellulare dalla tasca e si portò l’apparecchio al telefono, iniziando a parlare; ma non riusciva a capire una parola di quello che stava dicendo. Tutti i suoni giungevano ovattati alle sue orecchie, come se avesse un paio di tappi.
- Perché lo hai fatto? - chiese Laura, di nuovo inginocchiata al suo fianco - Perché ti sei messa in mezzo? -
- Sono in debito...no? - rispose facendo un piccolo sorriso.
- Come ti senti? - chiese ancora lei, bianca come uno straccio, alla vista del sangue.
Socchiuse appena gli occhi, senza smettere di stringere la ferita al ventre - Non sento niente - rispose poi sospirando e chiudendo del tutto gli occhi.
- Angelica resta sveglia...- sussurrò la compagna - ...non succederà niente...-
***
Angelica riaprì gli occhi e le sorrise. Le alzò appena la testa, togliendole i capelli corvini dalla fronte - Resisti - sussurrò, sentendo le lacrime scivolarle lungo le guance, alla vista della luce nei suoi occhi verdi, che sembrava svanire sempre di più, inesorabilmente.
- Perché ti sei messa davanti?! - urlò, chiudendo gli occhi, ricacciando indietro le lacrime.
La mora si lasciò sfuggire una lieve risata, mentre dalla bocca le uscì un rivolo di sangue scarlatto - Te l’ho detto...-
- Non dovevi farlo -
Angelica piegò la testa di lato e chiuse gli occhi, senza risponderle. Sapeva già la risposta: si sentiva ancora in colpa per Manuel. Si maledì mentalmente per avergli fatto pesare la morte del fratello per tutti quegli anni.
***
In lontananza il suono della sirena dell’ambulanza, che si avvicinava sempre di più, mentre i suoi respiri si facevano sempre più lenti e faticosi.
- Angelica, resta sveglia -
- Io...non sento niente...- sussurrò appena, sentendosi priva di forze - Chiama...Elisabeth - sussurrò poi.
Dopo aver sentito l’ambulanza frenare lì accanto, si aggiunsero altre voci, ma non riusciva a capire quello che dicevano. Sentiva solo alcune parole, come se stesse ascoltando una registrazione rovinata. Sentì delle mani sul suo corpo, qualcuno le mise qualcosa sulla bocca, poi la spostarono e la sollevarono subito dopo.
Spalancò la bocca, in cerca di aria, ma si sentiva comunque soffocare. Sentì qualcuno stringerle la mano, ma poi non sentì più niente.
***
Era notte fonda.
Il suono acuto del suo cellulare lo svegliò di soprassalto; lesse il nome di Elisabeth sul display, e sperò che la ragazza avesse una buona ragione per svegliarlo alle tre di notte.
- Pronto? - rispose in tono brusco.
- Matteo, scusa l’ora...ma...-
Elisabeth, dall’altro capo dell’apparecchio, singhiozzava. Temette il peggio.
- Che è successo? - domandò preoccupato.
- Angelica...è in...ospedale -
- Cosa? -
- ...è grave...-
Sembrò che il mondo gli fosse crollato addosso con quelle due parole - In che ospedale? -
- Borgo Roma...sto...andando... -
- Ti raggiungo subito - disse riattaccando, alzandosi di scatto in piedi, vestendosi velocemente.
- Non puoi spegnerlo quel benedetto cellulare? Io vorrei...- iniziò sua madre, entrando nella stanza, bloccandosi subito dopo, vedendolo vestirsi - Ma dove stai andando a quest’ora della notte? -
- Angelica è in ospedale - disse agitato - Vado da lei -
Superò la madre, che si era portata una mano alla bocca, sconcertata per la notizia. Uscì di casa e saltò in macchina, partendo a tutta velocità, fregandosene dei cartelli con il limite dei cinquanta chilometri orari.
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Re: RE: DEMONS HUNTER - by Kiarya

da Kiarya92 » 19 aprile 2011, 15:46

duvrangrgata ha scritto:
Kiarya92 ha scritto:
duvrangrgata ha scritto:comunque sn sicura che + o - c ricordiamo tt la tortura al miele..... io me la ricordo! :P :P :P


Se non trovo il miele uccido qualcuno... -_-

basta che non sia Angi o il bambino....


beh...per questo c'è un piccolo post mentre mangio il miele schifoso che ho trovato... :sospettoso:

Sabato, 18 luglio 2009
Corse per diversi corridoi dell’ospedale e si fermò solamente quando giunse di fronte alla sala operatoria. Nella sala d’attesa c’erano Laura, in piedi appoggiata al muro più lontano dalla porta, con la katana di Angelica a tracolla, ed Elisabeth, che camminava frenetica avanti e indietro, con le lacrime agli occhi e le mani nei capelli.
- Elisabeth - sussurrò avvicinandosi lentamente - Angelica? -
La rossa si voltò verso di lui, pallida con gli occhi lucidi. Stava per rispondergli, ma si bloccò, in ascolto a quello che stava succedendo nell’altra stanza. Sentì gli occhi pungere al suono di un lungo beep.
Elisabeth scoppiò a piangere, gli corse incontro e lo abbracciò; Laura, invece, si era semplicemente avvicinata e poté notare le sue pallide guance rigate da delle lacrime. Il lungo beep continuava ed ora potevano sentire le parole dei medici, che tentavano in tutti i modi di salvare Angelica.
- Di nuovo...- disse un medico che, probabilmente, stava usando il defibrillatore sulla ragazza.
Elisabeth pianse ancora più forte stringendogli la maglia, ma poi e si staccò per andare a picchiare il muro con forza fino a sbucciarsi le nocche.
- Dottore...non si può fare altro...-
La rossa batté i pugni sul muro ancora più forte.
- Un’ultima volta...-
Pochi secondi dopo, i beep si accendevano e si spegnevano regolarmente; e a quel suono i volti dei tre ragazzi si illuminarono.
- Sta bene - sussurrò.
Elisabeth si sedette esausta su una poltroncina, tenendosi la testa tra le mani, cercando di calmare i singhiozzi.
- È tutta colpa mia - sussurrò Laura al suo fianco.
Si voltò ad osservarla, alzando un sopracciglio, confuso.
- Si è messa tra me e un demone...ci sarei io lì, al suo posto -
Non disse una parola, si sedette accanto ad Elisabeth, cingendole le spalle, cercando di farle forza - Calmati, va tutto bene -
La rossa non disse niente e, in lacrime, teneva lo sguardo fisso nel vuoto.
- Che ore sono? - chiese Laura in un sussurro quasi impercettibile.
- Quasi le tre - rispose osservando l’orologio dall’altra parte del corridoio - Se volete andare...resto io qui. Vi farò sapere...-
- Io non mi muovo - disse Elisabeth continuando ad osservare nel vuoto; la bionda, invece, non rispose.
Le porte della sala di aprirono e scattarono in piedi alla vista dei medici che tiravano la barella lungo il corridoio, con Angelica stesa sopra, coperta di sangue, pallida e con gli occhi chiusi. Nessuno li degnò di uno sguardo, ma li bloccarono non appena si avvicinarono di qualche passo. Nessuno li degnò di spiegare la situazione.
Ritornarono al loro posto, aspettando, in silenzio.


Erano ancora là. Erano passate quasi due ore da quando i medici avevano portato Angelica in un’altra stanza, e lui cercava di non pensare a lei, stesa sulla barella, bianca come un fantasma e con gli occhi chiusi, che sembrava morta.
- Siete gli amici della signorina Vetra? -
Alzarono tutti e tre lo sguardo, guardando un vecchio medico, pallido nel suo camice bianco, sporco di sangue. Scattò in piedi avvicinandosi a lui.
- Dottore la prego, come sta Angelica? -
L’uomo si tolse gli occhiali, pulendoli sul camice - Lei se la caverà - disse lui, rimettendosi gli occhiali sul naso con un sospiro - Ma per il bambino non c’è stato nulla da fare -
Il modo gli cadde addosso una seconda volta a quella notizia e si portò una mano nei capelli, disperato.
- Possiamo vederla? - chiese Elisabeth, speranzosa.
- È priva di sensi, ma se volete starle accanto può entrare solo una persona alla volta -
- Vai Matteo, noi aspettiamo qui - disse Elisabeth riabbassando lo sguardo.
Annuì e seguì il medico per un corridoio con un’insegna appesa: Reparto rianimazione. Il vecchio si bloccò davanti all’ultima porta del corridoio e l’aprì facendogli un cenno - Se ci sono problemi non esiti a chiamare -
Entrò e si richiuse la porta alle spalle, scrollando subito la testa cercando di togliersi di torno l’odore di disinfettante che usavano solitamente negli ospedali, poi puntò gli occhi su Angelica, che giaceva immobile sul letto, mentre i costanti beep dell’elettrocardiogramma interrompevano il silenzio di tomba presente nella stanza. Rimase un attimo immobile, osservando intensamente la fidanzata, ridotta in condizioni a dir poco pietose: il braccio destro era ingessato dal gomito fino al polso, mentre la mano sinistra, sistemata sopra al candido lenzuolo, era semplicemente fasciata.
Una sacca di sangue era collegata alla ragazza mediante un tubicino, conficcato nel braccio destro, appena sopra il gesso, mentre altri cavi si insinuavano sotto la vestaglia, monitorando il lieve battito del suo cuore, e un altro le permetteva di respirare.
Si avvicinò lentamente, come se avesse paura di svegliarla, avvicinò una sedia e le si sedette accanto, stringendole appena la mano fasciata, osservandola intensamente.
Angelica aveva gli occhi chiusi che ogni tanto si stringevano lievemente, facendo tremare appena le ciglia scure, e il viso, più pallido del solito, era senza espressione. Appoggiò il mento sul bordo del materasso, affondando poi il viso tra le lenzuola. Cosa poteva dirle? Cosa poteva dire a qualcuno appena scampato alla morte ma ad un prezzo terribile? E poi, riusciva a stento a respirare, come poteva sentirlo?
Rialzò il viso, facendo un respiro profondo - Angelica, sono io...Matteo - cominciò, sentendo subito gli occhi pungere e la gola seccarsi - Ti prego, svegliati -
Attese alcuni minuti, in silenzio, nella speranza che la ragazza sentisse le sue parole, purtroppo aveva atteso invano: la mora era ancora immobile sul letto. Sospirò, rimanendo in silenzio ed aspettando ancora.
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RE: DEMONS HUNTER - by Kiarya

da Kiarya92 » 21 aprile 2011, 14:18

Scusatemi se non posto, ma purtroppo devo studiare visto che la settimana prossima ho la simulazione di 3° prova e la settimana dopo la 2° prova...

Non so quando riuscirò a postare, intanto vi posto due orribili disegni :sleep:...uno che avete già visto (che però stavolta ho colorato alla cazvolo) e uno nuovo...

Mi dispiace farvi aspettare, ma purtroppo devo studiare per forza -_-

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RE: DEMONS HUNTER - by Kiarya

da Kiarya92 » 23 aprile 2011, 17:12

[align=center]Immagine[/align]
Buona pasqua a tutti!

Vi concedo un piccolo post come regalo ^^
Buona lettura ;)

Ore 7.33
Socchiuse appena gli occhi, osservando il viso di Angelica, ancora priva di sensi. Si raddrizzò di scatto, sentendo la porta aprirsi all’improvviso, lasciando entrare la madre della fidanzata, in lacrime, che si reggeva al braccio del marito.
Si alzò in piedi, facendo accomodare la donna, che sembrava stesse per svenire da un momento all’altro. Nadia Vetra si sedette, prendendo la mano della figlia e stringendola tra le sue, chiamandola con tono basso e disperato.
Si mise accanto al padre della ragazza, in piedi in fondo al letto, lanciando un sospiro.
- Cos’hanno detto i medici? -
Guardò l’uomo dai capelli scuri al suo fianco - Se la caverà -
- Il bambino? -
Scosse la testa, abbassando gli occhi, e l’uomo capì subito - Com’è successo? -
- Un demone. Angelica ha cercato di proteggere Laura, da quello che ho capito - spiegò.
- Capisco -
Tornò a guardare la signora Vetra, ancora in lacrime, mentre accarezzava la fronte della figlia, che strinse appena gli occhi, come infastidita da quel gesto. Trattenne il respiro, nella speranza che si svegliasse.
La mora schiuse le labbra, lasciandosi sfuggire un lamento soffocato, iniziando a respirare più velocemente - ...Matteo... - sussurrò appena lei, ritornando poi immobile.
- Angelica - la chiamò la madre, stringendole la mano - Angelica -
Il padre di Angelica si avvicinò alla moglie, appoggiandole le mani sulle spalle - Vieni, tesoro. Usciamo, così ti calmi un attimo -
La donna, con gli occhi gonfi per il lungo pianto, si asciugò le lacrime che le rigavano le guance con il dorso della mano ed annuì; alzandosi in piedi ed uscendo dopo aver dato un bacio sulla fronte della figlia.
Lanciò un sospiro e si risedette sulla sedia, stringendo la mano alla mora.
Appoggiò la testa sul materasso, chiudendo gli occhi - Ti prego, svegliati -
Si addormentò dopo un po’, senza mai lasciarle la mano.


Si svegliò di soprassalto osservando la fidanzata: Angelica era ancora immobile sul letto.
Abbassò lo sguardo - Perché non ti svegli? - domandò - Se solo riuscissi a sentirmi...se solo riuscissi a sentire che ti amo da morire e che non riuscirei più a vivere senza di te -
La mano della ragazza strinse appena la sua e si raddrizzò, sperando di non esserselo immaginato; poi capì, dalla lacrima che rigava la guancia della ragazza, che aveva sentito quello che aveva detto.
- Ehi non piangere...-
- Matteo...- sussurrò lei lievemente, stringendogli nuovamente la mano - Matteo...-
Si alzò di scatto dalla sedia, portandosi ancora più vicino a lei - Angelica, sono qui, non preoccuparti -
La ragazza socchiuse gli occhi - Lo so -
- Grazie a Dio ti sei svegliata -
La fidanzata sorrise - Avevi qualche dubbio? -
***
Matteo si risedette sulla sedia, ridendo piano e tenendole sempre la mano, accarezzando il dorso fasciato con il pollice.
- Come ti senti? - chiese lui.
Aprì bocca, ma la richiuse subito dopo stringendo la mano, conficcando le unghie nel palmo del ragazzo.
- Angelica? - la chiamò Matteo.
- Sto bene...- sussurrò lievemente portandosi la mano sinistra allo stomaco.
- Vuoi che chiami qualcuno?- domandò il ragazzo pronto a suonare all'infermiera.
- No...- rispose respirando lentamente - Sto bene, anche se il braccio fa un po’ male... - aggiunse, guardando il braccio destro, ingessato, che teneva disteso sul materasso.
Il moro le passò una mano sulla fronte guardandola negli occhi. Restarono così per diversi minuti, finché lei non distolse lo sguardo, concentrandolo sulla porta della stanza.
- Elisabeth?- domandò con voce tremante.
- È ancora qui fuori -
- Da quanto tempo sono qui? -
Il ragazzo guardò il cellulare - Quasi dodici ore -
Lanciò un sospiro - Oh Dio, sarà incazzata nera -
- Si é presa un gran bello spavento -
- Anche tu vero? Non hai un...bell'aspetto, dovresti riposare -
- Ho dormito qualche ora. Potrò riposare dopo, quando sono sicuro che è tutto a posto -
- Io sto bene...vai a casa - disse con dolcezza accarezzandogli una guancia, benché quel gesto le costasse tanta fatica.
- Io devo stare qui, accanto a te -
- Fallo per me. Ti prego -
Lui sbuffò sonoramente - Qualche ora. Non di più -
- Mi sta bene -
- A dopo - disse il moro alzandosi, baciandola sulla guancia.
- Ah...Matteo? -
- Sì? -
Sorrise - Ho visto la luce -
- Ed è bella? -
- È stupenda...solo che... -
- Che? -
- Dovevo tornare da te -
Matteo le regalò un sorriso mozzafiato e, non appena uscì, notò subito la testa rossa di Elisabeth oltre la porta.
- Angelica!! -
L'amica corse nella stanza e le saltò al collo.
- Elisabeth...mi fai male... -
- Stupida!!! Stupida!!! Perché lo hai fatto?! Sei un'incosciente!!! Sei una stupida ragazzina boriosa!!! Tu e il tuo dannato orgoglio!!! -
- Elisabeth io...-
- No! "Elisabeth io" un corno!! Ma cosa ti é saltato in quella zucca?!? Ti credevo intelligente ma invece penso che tu abbia l'acqua al posto del cervello! No! Nemmeno quella!!!! Forse é evaporata con il tempo - urlò l’amica con le lacrime agli occhi.
“Devo chiamare la sicurezza?”
Restò zitta con lo sguardo basso, aspettando che si calmasse.
- Allora?!? É inutile che tieni la testa bassa come un cane bastonato aspettando che mi calmi! -
- Elisabeth, per favore... -
- Per favore cosa?!? Ma ti rendi conto di quello che è successo ieri sera? Ti rendi conto che hai rischiato di morire? -
Abbassò lo sguardo, lasciandosi sfuggire una lacrima - Sì, me ne rendo conto - sussurrò, portandosi una mano al ventre: sapeva che suo figlio non ce l’aveva fatta, ma finché qualcuno non gliel’avesse detto chiaro e tondo, non ci avrebbe creduto. Rialzò lo sguardo, osservando l’amica, arrabbiata come non mai, che abbassò subito lo sguardo con un singhiozzo.
La rabbia di Elisabeth svanì in un istante, lasciando il posto al solito affetto che le legava da sempre.
- Elisabeth...scusami - sussurrò ansimando.
- Scusami tu, non dovevo urlare così -
- No, avevi ragione. Dovevo fare...più attenzione...-
La rossa alzò lo sguardo e le sorrise, mettendosi a sedere in fondo al letto - Ti ho fatto male?-
Sorrise - Un po’ -
- Non l'ho fatto apposta -
- Lo so... - rispose.
- Quante dita sono? - chiese la migliore amica, mostrando la mano completamente aperta.
- Non sono qui per...una visita oculistica Elisabeth...comunque sono cinque -
- Mi hai fatto prendere un colpo. Laura mi ha svegliato all’una di notte dicendo che tu eri all’ospedale in condizioni gravi, e ho chiamato Matteo subito dopo - disse la rossa tutto d’un fiato - Senti, è meglio che vada a chiamare i miei. Avranno sicuramente tirato giù qualche santo quando sono uscita a quell’ora -
Sorrise - Certo... -
Elisabeth le fece ok con la mano, si alzò ed uscì dalla stanza, lasciando entrare Laura, con i capelli scarmigliati e gli occhi lucidi, che si avvicinava sempre di più con passo felpato.
- Laura...- la salutò con un cenno della testa.
- Angelica...- rispose la ragazza sedendosi sulla sedia accanto al letto - Come...come stai? -
- Bene - mentì.
Calò un lungo silenzio; la bionda abbassò lo sguardo, mentre lei tamburellava le dita sulla sbarra del letto a tempo dei continui beep dell’elettrocardiogramma.
- Io ti volevo ringraziare - riprese Laura alzando lo sguardo, puntando i suoi occhi grigi contro di lei - Ci sarei io lì se non fosse stato per te. Quindi...grazie -
Non rispose e tenne alto lo sguardo.
- Senti, non mi trattengo. Me ne torno a casa ora che...so che stai meglio - aggiunse la bionda, avviandosi verso la porta.
- Laura? -
- Si? -
- Non devi ringraziarmi - disse.
La bionda le sorrise - Sì invece, perché eravamo pari. Ora sono io quella in debito con te -


Socchiuse gli occhi, sbuffando alla vista della stanza d’ospedale, poi sbadigliò, guardandosi intorno - Matteo?- chiamò, sperando che il ragazzo fosse tornato, ma nella stanza non c’era nessuno.
Dopo qualche minuto, la porta si aprì lentamente, e il moro, entrò in punta di piedi con una bottiglietta d'acqua in mano.
- Ehi, ti sei svegliata -
Sorrise, mentre lui tornava al suo fianco - Che...che ore sono?- chiese strofinandosi gli occhi con il dorso della mano.
- Sono le due -
- Hai visto i miei fuori?-
- Sono entrati i tuoi mentre dormivi -
- Che cos'hanno detto? Sono arrabbiati?-
- No, non sono arrabbiati. Si sono solo spaventati...tua madre ha pianto un po' ma si é calmata -
Fece per alzarsi, ma Matteo le afferrò le spalle e la schiacciò di nuovo contro il materasso - Ahia Matteo -
- Dove vuoi andare? -
- Voglio vedere se sta bene - sussurrò cercando di alzarsi un'altra volta, ma il fidanzato la spinse nuovamente sul materasso.
- Non vai da nessuna parte -
- Voglio vedere mia madre -
- Tornerà più tardi, non preoccuparti -
- Matteo...se non la chiami ti giuro che mi metto ad urlare dicendo che mi stavi violentando -
Lui socchiuse gli occhi, incrociando le braccia al petto - Posso pensarci? -
Prese una grossa boccata d'aria, pronta per buttarla fuori con un urlo, ma il moro agitò le mani, fermandola - Ok, ok -
Il ragazzo uscì dalla stanza, chiamando sua madre, che entrò subito dopo. I capelli neri erano spettinati come non mai e gli occhi gonfi per le lacrime che, probabilmente, aveva versato fino a quel momento.
- Mamma -
La donna le corse incontro, abbracciandola con forza subito dopo - Oh Angelica, mi hai fatto prendere un infarto -
- Mamma, scusami tanto - sussurrò ricambiando la stretta affettuosa - Non volevo farti spaventare -
- Mi hai fatto perdere trent’anni di vita -
Sorrise - Dov’è papà? -
- È al bar che beve camomilla...era così agitato che... -
La donna fu interrotta da un medico, che entrò nella stanza dopo aver bussato alla porta: aveva i capelli bianchi e una corta barba bianca, un paio di occhiali sul naso e una bella panciona - Buongiorno, dormigliona -
Sorrise - Buongiorno, dottore -
- Dobbiamo fare delle visite - disse il dottore - Come ti senti? -
- Meglio -
- D’accordo, allora iniziamo il tour di visite -
Lanciò un’occhiata preoccupata a Matteo, inarcando un sopracciglio “Questo è matto!” pensò. Il fidanzato alzò le spalle ed annuì, come se le stesse leggendo nel pensiero.
Lanciò un sospiro ed alzò a sua volta le spalle - Urrà -
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Ore 18.38
Dopo diverse visite per controllare i punti e altro, sul tardo pomeriggio, finalmente, l’avevano lasciata in pace.
L’avevano riportata nella sua stanza dove, ad attenderla, c’erano Matteo, i suoi genitori ed Elisabeth. Nella stanza regnò il silenzio per diversi minuti, poi, consapevole di quello che stavano per dirle, prese un respiro profondo - So già cosa volete dirmi, se questo serve a facilitarvi le cose - disse.
Fece correre lo sguardo da Matteo, in piedi in parte al letto, ad Elisabeth, sulla porta della stanza, poi a sua madre, seduta sulla sedia accanto al letto, e a suo padre, accanto a Matteo. Puntò di nuovo gli occhi in quelli del fidanzato, che abbassò lo sguardo - Per il bambino...non c’è stato nulla da fare -
Le lacrime iniziarono a rigarle le guance e singhiozzò piano, stringendo forte le lenzuola, arrabbiata con sé stessa per non aver mantenuto la promessa, per essere stata così stupida.
Quando rialzò lo sguardo, Elisabeth, anche lei con le lacrime agli occhi, le corse incontro, abbracciandola con forza. Lasciò uscire tutte le lacrime, ricambiando l’abbraccio dell’amica, staccandosi dopo diversi minuti, ricordandosi che disperarsi ora era inutile.
Tolse le ultime lacrime dagli occhi, mentre Elisabeth non riusciva a smettere. Voltò lo sguardo verso sua madre e le fece cenno di accompagnare fuori l’amica e di farla calmare. La donna capì al volo: si avvicinò alla ragazza, la prese per le spalle ed entrambe, seguite da suo padre, uscirono dalla stanza. Ora nella stanza era rimasto solo Matteo, che si sedette sulla sedia, accanto al letto, prendendole la mano.
- Perdonami - sussurrò, facendo dei profondi respiri, mentre gli occhi bruciavano.
- Non importa, l’importante è che tu stia bene -
Lanciò un’occhiata al fidanzato - Scusa ma...non stavo parlando con te - disse, guardando poi suo figlio, in piedi in fondo al letto, che le sorrideva - Mi dispiace...tanto -
- Non fa niente, mamma. Il nostro destino è cambiato - rispose il bambino dai capelli corvini.
- Il nostro destino? -
- Io non sono diventato un demone e tu sei tornata da papà e sei ancora viva -
Era leggermente confusa: non le aveva detto nulla della parte che riguardante Matteo - Dal...tuo futuro io non...tornavo con papà? -
Il bambino scosse la testa - Quel giorno, quando sei andata a scusarti con papà, io ti ho un po’ influenzata. Volevo farti tornare felice -
Sentì le lacrime minacciare nuovamente di uscire a dirotto - Ma tu non ci sei più -
Suo figlio sorrise - Ma non sono diventato demone sapendo quanto mi amavi - disse lui, avvicinandosi a lei e sfiorandole appena la mano destra. La mano del bambino trapassò la sua.
- Ti prego - sussurrò, di nuovo in lacrime - Perdonami se puoi -
- L’ho già fatto - disse il bambino, alzando la manina per salutarla - Ciao, mamma -
Alzò la sua mano sinistra, senza smettere di piangere - Ciao - sussurrò appena, prima che suo figlio scomparisse nel nulla. Lasciò libere le lacrime, quando Matteo l’abbracciò, stringendola a sé.
- Scusami anche tu. Scusami...ti prego -
- Non preoccuparti, Angelica - rispose il moro, accarezzandole i capelli.
Strinse i denti sentendo un’improvvisa fitta al ventre, e si staccò subito dall’abbraccio - Tranquillo - sussurrò, prima che Matteo potesse chiederle se stava bene - È solo una fitta -
- Sei sicura? Non hai una bella cera -
- Non é niente, sto bene - sussurrò appoggiando la testa sul morbido cuscino e chiudendo gli occhi.
- Sei stanca?- chiese il ragazzo all'improvviso.
- Un po’ -
- Allora me ne vado, così puoi riposare - disse lui alzandosi.
- No... - sussurrò afferrando la mano del ragazzo, prima che si allontanasse, stringendola forte - Ti prego...resta - sussurrò, mentre Matteo tornava a sedersi al suo fianco, stringendole dolcemente la mano.
- Grazie - sussurrò guardandolo negli occhi.
- Non ti preoccupare, ora riposa -
Annuì leggermente, sentendo le palpebre farsi sempre più pesanti, ed infine, sprofondò nel sonno.
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E come secondo regalo...ecco un piccolo spoiler sul seguito di Brisingr (il titolo deve ancora essere deciso, si accettano suggerimenti, ma mandateli per messaggio privato altrimenti qui si fa casino :sleep:)
Spero che vi piaccia anche se è piccolino... :)

[spoiler]
Capitolo 3 - L'anima di drago

Un incessante bussare alla finestra della sua stanza la fece sospirare: era sicuramente Helen. Si alzò dal letto ed aprì la finestra, trovandosi faccia a faccia con l’elfa dai capelli corvini e gli occhi color smeraldo.
- Hai una vaga idea di che ora sia? - domandò, mentre l’amica entrò dalla finestra con eleganza, richiudendola subito dopo. Incrociò un sopracciglio ed incrociò le bracca, in attesa di risposta, osservando Helen che stava frugando nel suo armadio e nei suoi cassetti in legno - Allora? -
- Tu adesso esci con me -
- Dove? - domandò - È piena notte -
- Infatti - rispose l’elfa, porgendole una gonna che non metteva quasi mai e una camicia bianca - Forza, cambiati in fretta. La festa ci attende -
Sospirò nuovamente: sarebbe stato inutile opporsi ad Helen, perché, alla fine, vinceva sempre e comunque - Tua madre sa che sei qui? - domandò, iniziando a cambiarsi.
- Secondo te, mia madre sa che sono uscita dalla finestra per imbucarmi ad una festa dove scorreranno fiumi di birra e che mi ha espressamente ordinato di non andarci per nessun motivo al mondo? -
- Non lo sa - si rispose - Ma non riesco a capire perché vuoi trascinarmi con te -
- Per trovarti un compagno, mi sembra ovvio! - urlò l’amica, mettendosi subito le mani davanti alla bocca, cosciente di aver urlato troppo forte. Fortunatamente sua madre non si era svegliata.
Si abbottonò la camicia, arricciando le labbra - Non ho bisogno di un compagno -
- Sì invece, santarellina - le disse Helen, avvicinandosi per sbottonarle qualche bottone in modo da aumentare la scollatura - Così la smetterai di andare in biblioteca come le vecchie -
Richiuse i bottoni che Helen aveva appena riaperto - Perché non ci vai con Adryén? -
- Mi aspetta là - rispose la mora, riavvicinandosi alla finestra, riaprendola ed uscendo - Dai Kayleena -
Sospirò - Vengo solo perché non voglio che ti succeda qualcosa - si giustificò, uscendo a sua volta dalla finestra.
- Ecco, pensala pure così, ma stasera voglio vederti con un elfo che non sia mio fratello -
Socchiuse appena le ante della finestra - Non ti garantisco niente -


Helen si avvicinò alla porta della locanda in paese e bussò tre volte. La porta fu socchiusa appena ed un giovane elfo le guardò dall’alto in basso.
La mora aprì la porta con una manata - Avanti, mi hai vista un sacco di volte -
Entrarono nella locanda e si stupì di trovarla vuota. Si fermò in mezzo alla stanza osservandosi intorno, tra i tavoli in legno - Sarebbe questa la festa di cui parlavi? -
Helen, qualche passo avanti a lei, si voltò, prendendola per un braccio e facendola proseguire, trascinandola fino ad una scala a chiocciola che scendeva sottoterra.
- Se fosse al piano di sopra si sentirebbe che c’è una festa da chilometri -
Annuì - Giusto -
La stanza era piena di elfi e quasi tutti ballavano sotto la luce soffusa, impugnando dei bicchieri colmi di idromele o boccali pieni di birra. Helen si fece largo tra la folla e raggiunse uno dei tavoli sistemati ai lati della stanza: seduto ad uno di questi c’era Adryén con altri elfi. L’amica, non appena raggiunse il compagno, lo baciò sulle labbra, sedendosi al suo fianco, mentre lei dovette sedersi accanto ad uno degli amici di Adryén che le lanciava strane occhiate e che porse subito sia a lei sia ad Helen, un piccolo bicchierino, contenente un liquido rossastro, sicuramente alcolico. Rifiutò gentilmente.
- Cos’è? - domandò Helen, studiando il liquido nel bicchiere che teneva tra le mani.
- L’anima di drago - rispose Adryén, togliendole di mano il bicchiere - È troppo forte per te, tesoro -
L’elfa, con un diabolico sorriso sul viso, riprese il bicchiere - Niente è troppo forte per me - disse lei, svuotando il bicchiere in un sorso, appoggiandolo poi sul tavolo.
Ignorò l’amico di Adryén, un elfo dai capelli biondi e gli occhi verdi, seduto accanto a lei, che tentava in qualche modo di cominciare una conversazione con lei. Rispose brevemente e in tono freddo alle sue domande, poi finse di fissare la gente che ballava.
Sospirò: era lì da qualche minuto ed era già annoiata. Purtroppo doveva resistere. Doveva aspettare Helen e, sicuramente, riaccompagnarla a casa ubriaca.
La notte era ancora lunga.
[/spoiler]

Inoltre devo chiedervi un grandissimo favore a tutti quanti...
:sleep: mi serve un cattivo per la storia perchè non me ne viene in mente neanche uno :sleep:
Questo vuol dire:
[align=center]STORIA - CATTIVO = SCHIFO DI STORIA SENZA MORTI E SENZA UN PO' D'AZIONE [/align]
Se avete dei suggerimenti fate come per il titolo. Vi ringrazio in anticipo!
Aiutate a salvare la storia! Splaffy senjor e Splaffy II vi saranno riconoscenti a vita :laugh Immagine

Lo spoiler seguente non è per i deboli di cuore... :sleep:
[spoiler]Ho trovato Splaffy II!!! :blink: Però è arancione...
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