DEMONS HUNTERS

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RE: DEMONS HUNTER - by Kiarya

da Kiarya92 » 1 maggio 2011, 13:58

Eccomi :D

Posto un piccolo pezzettino cortino cortino...
Spero comunque che vi piaccia :)

Martedì, 21 luglio 2009
Alzò gli occhi dal libro che stava leggendo e puntò lo sguardo verso la porta sentendo qualcuno bussare - Avanti -
La maniglia si abbassò e la porta si aprì appena: Beatrice fece capolino dalla porta solo con la testa, sorridendo - Ciao -
Ricambiò il sorriso - Ciao Beatrice, entra pure -
- Non disturbo vero? -
- Certo che no - disse, chiudendo il libro ed appoggiandolo sul comodino accanto al letto.
La ragazza entrò, chiudendosi la porta alle spalle ed avvicinandosi poi al letto - Come stai? -
- Dopo le tue amorevoli cure, molto meglio - rispose. Qualche giorno prima Beatrice era venuta a trovarla e aveva alleviato il dolore al ventre con i suoi poteri.
La bionda fece un piccolo cenno del capo, mettendosi la borsa sulle ginocchia ed iniziando a frugare all'interno. Piegò appena la testa, guardandola con curiosità - Hai perso qualcosa? -
- Sono io o c'è profumo da camomilla? - domandò, estraendo dalla borsa un pacchetto di sigarette Winston blu morbide, ne prese una e se la mise in bocca - Oh beh, non importa -
Inarcò un sopracciglio - Non puoi fumare qui -
- E perché? Tu fumavi nell'infermeria dell'Agenzia -
Arricciò le labbra - É stato tempo fa, ed era una cosa di diversa -
Beatrice si alzò in piedi e si avvicinò alla finestra, aprendola schioccando solamente le dita e si sedette, con le gambe che penzolavano fuori nel vuoto - Non ho mai capito perché hai smesso -
- Perché fa male -
- Solite scuse - disse l'amica, accendendosi la sigaretta con un altro schiocco di dita.
- Vedi di non cadere, siamo al settimo piano -
La bionda aspirò dalla sigaretta e soffiò fuori il fumo - Tanto cado in piedi -
Nel sentire l'odore del fumo le venne un po' di nostalgia. Lanciò un sospiro e si alzò dal letto, prendendo una sigaretta dal pacchetto della ragazza e si avvicinò a sua volta alla finestra, restando con la testa fuori in modo da non far scattare l'allarme antincendio - Fanculo la salute, me la accedi? -
Beatrice schioccò le dita e la sua sigaretta si accese. Lanciò un sospiro dopo aver soffiato fuori il fumo.
- Se ti becca qualcuno sono fottuta -
- Soprattutto se mi becca Elisabeth - disse, tirando dalla sigaretta un'altra volta - Com'é la situazione all'Agenzia?-
- Le cose non stanno andando bene, ma ce la stiamo cavando -
- É successo qualcosa? -
La bionda annuì, aspirando dalla sigaretta - Sono morti un paio di Agenti in missione non so dove -
- La Direttrice? -
- Si é spaventata a morte quando ha saputo delle Gemelle. Ah, complimenti comunque -
- Complimenti per essermi quasi fatta uccidere? -
- No, complimenti per aver ucciso le Gemelle -
Qualcuno bussò alla porta e si voltò immediatamente, passando la sigaretta a Beatrice e tornando sul letto - Avanti -
La porta si aprì una seconda volta ed entrò Elisabeth, salutando sia lei sia Beatrice. La rossa si soffermò a guardare la ragazza seduta sulla finestra - Perché hai due sigarette? -
Beatrice osservò prima le due sigarette in mano e poi di nuovo Elisabeth - Beh, ho pensato: ho due polmoni, perché non fumarsi due sigarette insieme? -
La migliore amica le lanciò un'occhiata - Non é che stavi fumando? -
Fece un'espressione innocente - Io? Certo che no, sono anni che non fumo più -
- Ah sì? -
Annuì, facendo un sorriso - Sì, sì. Il fumo uccide e danneggia te e chi ti sta intorno -
Elisabeth le si avvicinò, sorridendo in modo quasi diabolico - E perché puzzi di fumo? -
- Non sono io, é lei - tentò di difendersi, puntando il dito verso Beatrice, che fumava tranquillamente le due sigarette.
- Ammettilo -
- Non ho fumato niente! -
La rossa si sedette sul letto, lanciando un sospiro - La prossima volta che ti becco ti infilo la sigaretta in un posto dove non batte il sole -
Guardò Beatrice e lanciò un sospiro - Che ne dite se andiamo giù al bar? -
- No, perché ti devo tirare con la sedia a rotelle -
Fulminò Elisabeth con lo sguardo - RIESCO A CAMMINARE!! -
- Ma se l’altro giorno sei inciampata sui tuoi stessi piedi! - esclamò Beatrice, che quasi cadde dalla finestra a forza di ridere come un’idiota.
- IO TI DO FUOCO!! -
- Lo dici sempre -
- TROVATI UNA BUONA IMPRESA DI ONORANZE FUNEBRI BEATRICE CARRARO!! -
La bionda non riusciva a smettere di ridere e, dopo aver spento le sigarette, chiuse la finestra, iniziando a camminare avanti e indietro per la stanza, imitando la caduta dell’altro giorno.
- BEATRICE! -
Elisabeth, in preda ad un attacco di ridarella, si alzò in piedi a fatica, inginocchiandosi poi a terra e tenendosi le mani sulla pancia; Beatrice, stesa a terra dopo aver finto un’altra caduta, prese dei profondi respiri per evitare di morire dal ridere.
Incrociò le braccia al petto - Andate a fare in culo -
- Perché chi va con lo zoppo, arriva tardi! - esclamò la rossa, ridendo ancora più forte.
- Non sono zoppa -
- Mi raccomando, Angi. Fai attenzione a dove metti il piede destro - aggiunse Beatrice, trattenendo le risate.
Inarcò un sopracciglio - Perché il destro? -
- Perché il sinistro ce l’hai già nella fossa! -
Sbuffò - Avete intenzione di continuare per molto? -
- Sì!! - esclamarono le due ragazze in coro, continuando a ridere.
- Bene, allora: Cosa fanno dieci bionde in piedi, con l’orecchio appoggiato a quello della successiva? - domandò.
Beatrice le lanciò un’occhiataccia - Se rispondi ti prendo a calci -
Sorrise - Una galleria del vento -
- ANGELICA VETRA!! -
- TE LA SEI CERCATA!! -


Aggiunto il 2011-05-02, 18:18:53
Tobia92 ha scritto::sleep: :sleep: :sleep:

Volete un corso? Posso provare a cercarlo su internet se volete. :D


Corso numero tre: sedersi correttamente su una sedia senza cadere ^^

Corso numero quattro: uccidere la Chiara perchè continua a fare disegni stupidi perchè non sa cosa scrivere :sleep:

[spoiler]disegni brutti direi :sleep:
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[/spoiler]
Ultima modifica di Kiarya92 il 8 giugno 2011, 10:58, modificato 1 volta in totale.
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RE: DEMONS HUNTER - by Kiarya

da Kiarya92 » 4 maggio 2011, 9:46

Ok, lasciamo i discorsi sul bagno per un'altra occasione xD
Piccolo post appena sfornato contenente nuove scottanti verità! Ok togliete scottanti altrimenti pensate male ^^

Purtroppo devo lasciarvi in sospeso con questo post, visto che questa settimana devo passarla sui libri -_- soprattutto su economia (materia schifosa)

Quindi, alla settimana prossima! Buona lettura ;)
Ps. se riesco faccio un salto ogni tanto, ma non vi garantisco niente

Sedute ad un tavolino del bar dell'ospedale, Elisabeth e Beatrice bevevano un caffè, mentre lei osservava assorta il tè freddo nel suo bicchiere.
- Matteo? - domandò ad un tratto Elisabeth, attirando la sua attenzione.
- Non lo so, oggi non é venuto -
- Vedrai che arriverà, forse aveva solo qualcosa da fare -
Annuì, sperando che fosse così e bevette il suo tè tutto d'un sorso.
Beatrice, finito il suo caffè, si alzò in piedi, prendendo il portafogli dalla sua borsa - Voi tornate in camera, ci penso io a pagare -
Si alzò in piedi - Vai all'Agenzia? -
La bionda annuì - Non si sa mai, magari succede qualcosa di interessante -
- Allora ciao -
- Ciao ragazze -
Dopo aver pagato, Beatrice s'incamminò verso l'uscita dell'ospedale, mentre loro andarono verso l'ascensore. Saltellò sul posto, agitata all'idea di prendere nuovamente quella scatola senza via di fuga.
- Paura? - le domandò Elisabeth con un'occhiata, quando le porte dell'ascensore si aprirono. Scosse la testa ed entrò.
Quando le porte si chiusero e l'ascensore prese a salire, iniziò a leggere una targhetta appesa ad una delle pareti, tentando di distrarsi, mentre la claustrofobia assaliva la sua mente. Al pensiero che era chiusa in un ascensore, che avrebbe potuto bloccarsi all'improvviso senza alcuna ragione, dentro ad un ospedale, pensò seriamente di mettersi ad urlare e scappare non appena quella scatola l'avrebbe lasciata andare.
- Allora, come va con Matty-Mat? - le domandò l’amica, tentando di distrarla
- Bene - rispose immediatamente, continuando a leggere la targhetta su quante persone poteva portare l'ascensore.
- Che ne dici se un giorno facciamo una grigliata a casa tua? -
- Va bene -
- Ti vuoi svegliare? L'ascensore non si blocca solo perché ci sei tu dentro -
Non la stava ascoltando: stava osservando intensamente il numero del piano. Mancava poco, erano ancora al quinto piano.
- Matteo mi ha mandato un messaggio -
- Che ti ha detto? -
- Se stasera sono libera per una notte di fuoco, perché ha la sua fidanzata idiota e masochista è in ospedale -
- ELISABETH! -
- Mi ha chiesto se sono con te, adesso gli rispondo -
Non appena le porte dell'ascensore si aprirono, scattò fuori, osservando l'amica che camminava tranquilla, rispondendo al messaggio di Matteo.
Raggiunsero con calma la sua stanza e, non appena arrivarono, Matteo rispose al messaggio della rossa.
- Cos'ha scritto?-
- Che passa più tardi perché deve aspettare sua madre che vuole venire anche lei -
- Capito - disse, sedendosi sulla finestra, mentre l'amica si sedette sul letto.
- Angelica, ascolta - iniziò Elisabeth, torturandosi le dita - Non ne hai ancora abbastanza con questa storia dei demoni? Cosa deve capitarti ancora per convincerti a lasciare quel posto? Hai già perso tanto, Angelica, per favore -
Voltò lo sguardo fuori dalla finestra - Non mi lasceranno mai in pace, Elisabeth. La spia continuerà a darmi la caccia e non smetterà finché non sarò morta o finché non lo uccido con le mie mani -
- Allora vai via da Verona! Vai a Torino, Londra, Oslo, Atene o New York! -
- Se lo facessi la spia inizierebbe a prendersela con voi -
- Allora? Sono stata attaccata dal demone più cazzuto di tutti -
- Kyra - la corresse.
- Lo stesso demone, nel tuo corpo ha cercato di uccidermi, sono rimasta coinvolta in una fottutissima sparatoria -
- Non é la stessa cosa Elisabeth! - esclamò - C'ero io a proteggerti da Kyra, c'era Laura che ti ha soccorsa mentre io ero posseduta, c'ero io a sparare contro gli uomini che ci seguivano in auto e che hanno cominciato a spararci addosso! -
L'amica abbassò lo sguardo, restando zitta.
Si calmò un attimo, facendo dei respiri profondi - Scusami Eli, ma non posso andarmene lasciandovi qui, sapendo che la spia non ci penserebbe due volte a catturarvi e minacciarmi -
- E se succedesse? Se prendesse i tuoi o Matteo o Sonia o me o Alice, cosa faresti?-
Chiuse gli occhi - Mi consegnerei a lui. Dopo avermi uccisa non avrebbe nulla contro di voi -
- E se forse c'è qualcos'altro sotto? E se ti volesse morta per un'altra ragione? - domandò l'amica.
Alzò le spalle - Non saprei proprio cosa pensare -
- Le possibilità sono tante. Hai detto che é sicuramente uno dell'Agenzia, giusto? -
Annuì - Però non so dove vuoi arrivare -
- Abbiamo capito che ti vuole uccidere, ma vuole farlo perché, uccidi troppi demoni oppure sei semplicemente sulla sua strada? -
- Sulla sua strada? -
- Rifletti: sei un elemento importante all'Agenzia, tutti ti adorano e ti ammirano, soprattutto la Direttrice -
Inarcò un sopracciglio - Sono veramente confusa -
- Svegliati Angi! Cos'hai davanti agli occhi? Delle fette di salame? Ti ricordi la regola delle tre S?-
Annuì - Il mondo gira attorno alla salute, i soldi e il sesso, ma non riesco ancora a capire cosa c'entra con il nostro discorso -
- I soldi, Angelica. Da quanto mi hai raccontato la Direttrice gestisce l'intero capitale dell'Agenzia, giusto?-
Annuì - Giusto -
- Quando la Direttrice morirà, lascerà un testamento ed immagino che indichi un suo successore, se invece non c'è nessun riferimento al successore immagino che si vada in ordine -
- Vuoi tagliare per favore?-
- E se la spia sapesse già quello che la Direttrice ha scritto sul testamento? Se ha indicato te come successore? -
- Questo spiegherebbe perché mi vuole morta: se mi uccide la Direttrice non può nominare un morto come successore -
Elisabeth le fece un applauso - Esatto e chi c'é dopo la Direttrice? -
Fissò nel vuoto per alcuni secondi - L'Agente 2 -
- Bingo -
- Ma perché vuole il posto della Direttrice? -
- I soldi, Angelica -
- E a cosa gli servono?-
- Questo non lo so, ma dopo fanno un'altra puntata di Gossip Girl -
- COSA C'ENTRA?! -
- Non voglio perdermela, c'è Serena che si é messa con Dan -
- Non me ne frega niente! -
Elisabeth si alzò, fingendosi offesa - Non te ne frega niente solo perché sei qui dentro senza tv -
Tornò seria e le sorrise - Grazie Eli -
- Di cosa? -
- Per avermi tolto le fette di salame davanti agli occhi -
- Oh, di niente -
- Ma come diavolo hai fatto a pensare a tutte queste cose? -
Elisabeth si avvicinò alla porta, appoggiando la mano sinistra sulla maniglia ed abbassandola - Si impara sempre dalla Signora in giallo - disse lei, uscendo dalla stanza canticchiando la sigla del telefilm. Si sedette sul letto, ridendo da sola, tornando poi seria ripensando al discorso appena concluso con l'amica.
Possibile che la spia era l'Agente 2?


Sobbalzò quando all'improvviso Matteo entrò senza nemmeno bussare, urlando il suo nome.
- Matteo - sussurrò, ancora con il cuore a mille per lo spavento - É successo qualcosa?-
- No ma...ho parlato con il dottore -
- E?-
- Torni a casa -
Rimase un po' sorpresa ed inarcò un sopracciglio - Davvero? Mi fanno andare via? -
Quando il ragazzo annuì, sorrise come non mai, alzandosi dal letto e correndo ad abbracciarlo. Gli diede un bacio sulle labbra e gli sorrise ancora, accarezzandogli i capelli dolcemente - Finalmente,non ne potevo più -
- Anche i dottori erano stanchi di dirti di non staccare gli aghi, ma ogni giorno li trovavano tutti per terra -
- Stavo bene, non mi servivano quelle cose -
- Stai bene grazie a Beatrice -
Annuì, osservandosi il braccio che, fino all'altro giorno era ingessato - Lo so, fortunatamente ha sviluppato un po' i suoi poteri e può curare più velocemente -
Matteo annuì e, dopo averla presa in braccio, la fece nuovamente sedere sul letto, accarezzandole poi la guancia. Non smise di guardarlo negli occhi finché lui non si avvicinò, baciandola ancora. Si staccarono immediatamente sentendo qualcuno bussare la porta.
- É tua madre, vero? -
Lui annuì. Si schiarì la voce - Avanti -
La porta si aprì una seconda volta ed entrò la signora Dall'Angelo, sorridente come sempre, con la piccola Sonia alle spalle, che superò la madre e le corse incontro, abbracciandola con entusiasmo.
- Angi!-
Abbracciò la bambina, ridendo - Ciao Sonia -
- Matteo mi ha detto che oggi torni a casa -
Annuì, accarezzandole i capelli in modo quasi materno.
- Sai che adesso la piscina é pronta? -
- Sonia, non credo che Angelica abbia voglia di giocare in piscina, é ancora un po' malata - s'intromise la donna, facendole l'occhiolino dopo aver chiuso la porta. Rispose con un lieve cenno: Sonia pensava che fosse all'ospedale per la febbre alta.
- Ma tra qualche giorno verrò a farti compagnia -
- Angelica, ho una cosa per te - iniziò la signora Dall'Angelo, porgendole una vaschetta di gelato.
Guardò le palline di gelato nella vaschetta, incantata - Oh...gelato... -
Angela le porse un cucchiaino di plastica verde, prendendone poi altri due, uno blu e uno rosa - É tutto per voi - disse la donna, porgendo quello blu a Matteo e quello rosa a Sonia.
Tutti e tre si avventarono sulla vaschetta, finendo quasi subito le sei palline di gelato.
- Non lasciate prove - disse la signora Dall'Angelo, prendendo la vaschetta e gettandola nel cestino - Se scoprono che ho portato un gelato alla paziente danno una mia foto alla reception e non mi fanno più entrare -
Voltò lo sguardo verso Matteo, che ghignava sotto i baffi - Ti hanno detto di preciso quando posso andarmene? -
- Anche subito - rispose lui - Ma prima togliti il gelato dalla faccia -
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Re: RE: DEMONS HUNTER - by Kiarya

da Kiarya92 » 12 maggio 2011, 15:52

DarkDragon91 ha scritto:Ah si? E chi ti porta?


TU!! :D E per tutto il tragitto si ascolta il mio cd ^^

Comunque, come promesso eccovi un post. Noioso certo, ma spero che vi piaccia comunque...

Seduta sul bordo della piscina con le gambe immerse fino al ginocchio nell’acqua, osservava Sonia e Matteo giocare e ridere, mentre la signora Dall’Angelo, dopo aver tentato inutilmente di farla desistere dal restare sotto al sole, si era seduta sullo sdraio, sotto all’ombrellone, scribacchiando sul giornalino settimanale dei sudoku.
Si raccolse i capelli in una classica coda di cavallo e guardò la donna, che abbassò il giornalino per guardarla negli occhi, alzando poi un sopracciglio.
- Signora Dall’Angelo, è successo qualcosa mentre ero in ospedale? -
La donna piegò appena la testa, confusa - Cosa intendi? -
Si portò una ciocca ribelle dietro l’orecchio e scosse la testa - Niente, non si preoccupi - disse anche se pensava a tutt’altro: non appena era entrata in casa aveva sentito degli strani sussurri, poi dei continui ticchettii, come la lancetta di un orologio che segnava i secondi, anche in quel momento, se si concentrava attentamente, poteva sentirlo; ma evidentemente solo lei percepiva quel suono.
Matteo le si avvicinò, accarezzandole le gambe. Abbassò lo sguardo e gli sorrise, sistemandosi il costume per poi entrare a sua volta in acqua, sentendo immediatamente un brivido gelido percorrerle la schiena non appena si fu immersa del tutto. Gli gettò le braccia al collo, giocherellando con i suoi capelli bagnati.
- Come mai ti attacchi a me? Non sai nuotare? -
Gli si avvicinò all’orecchio, in modo che solo lui potesse sentire le sue parole - Ti sorprenderesti sapendo quello che riesco a fare in acqua -
- Potrei pensare male - sussurrò lui - Inoltre il tuo costume è così...
- Non è il momento adatto - sussurrò con un sorriso, poi prese il moro per le spalle e lo trascinò fino al centro della piscina, nel punto più profondo. Sonia li guardava, agitando le braccia e le gambe per rimanere a galla.
- Cosa credi di fare Angelica?-
- Io? Niente. Perché pensi che stia tramando qualcosa?-
- Perché hai uno strano sorriso -
Ghignò in modo diabolico e lo spinse sott'acqua, trattenendolo un attimo, per poi lasciarlo risalire.
- Te la faccio pagare - disse lui spingendola sott'acqua.
Si liberò dalla presa del ragazzo e nuotò fino a toccare il fondo, si sedette in qualche modo e rimase lì. Rialzò lo sguardo, osservando Matteo, con la testa immersa nell’acqua che la guardava. Gli si avvicinò velocemente e, prima che potesse scapparle, lo afferrò per la gamba e lo trascinò sott’acqua assieme a lei.
Sorrise vedendo Matteo che ormai, non riusciva più a resistere sott’acqua, e gli diede una spinta verso l’alto facendolo riemergere. Fece lo stesso e, una volta riaffiorata, osservò il ragazzo sputacchiare un po’ d’acqua dalla bocca.
Gli diede un bacio sulla fronte e gli sorrise - Non sfidarmi a chi dura di più sott’acqua -
- Perché vinceresti tu? - domandò lui, tossicchiando.
Sorrise - Sempre -
- Oh Angelica, dimenticavo - iniziò la signora Dall'Angelo guardandola dallo sdraio - Vuoi restare a cena? -
Si voltò verso la donna e sorrise - Con piacere, grazie per l'invito -
- Oh Matteo, ma dove l'hai trovata una ragazza così dolce, carina, intelligente e gentile?-
- Tutto grazie all'ombra dello scorpione - rispose il ragazzo, cingendole i fianchi sott'acqua.
La signora Dall'Angelo li guardò confusa, alzando poi le spalle e ritornando sui suoi sudoku. Si voltò di nuovo verso Matteo e sorrise - Angelica, tanto piacere -
- Il piacere é mio - sussurrò lui, baciandola sulle labbra, ignorando la madre e la sorella.
- Sonia, mi accompagni a fare la spesa al centro commerciale? Così ci compriamo qualcosa? -
La bambina batté le mani, schizzando acqua ovunque - Sì! E voi volete venire? -
Matteo la strinse a se, come un bambino che non vuole prestare il proprio giocattolo ad un altro - No, non siamo patiti per lo shopping come te -
- Sei proprio antipatico! - esclamò la bambina, facendogli la linguaccia.
- Lascia stare Sonia, vedrai che ci divertiremo un mondo -
- Anche noi - le sussurrò il moro all’orecchio.
Gli lanciò un’occhiata e si staccò da lui, avvicinandosi al bordo della piscina e, con uno scatto fulmineo, uscì dall’acqua, lasciando liberi i capelli e, dopo essersi messa un paio di Ray ban sul naso, si sedette nuovamente sul bordo della piscina, immergendo solo le gambe.
- Ma si può sapere perché non volete venire? -
Matteo guardò la sorellina - Perché Angelica sta ancora un po’ male ed è meglio che resti a casa con lei -
Alzò gli occhi al cielo: fortunatamente Sonia non poteva vederlo a causa delle lenti a specchio che celavano i suoi occhi. Si passò una mano nei capelli, nel sentire nuovamente quel ticchettio e chiuse gli occhi, tentando di ignorarlo, cosa praticamente inutile dato aveva un po’ di mal di testa.
- Va bene! Restate a casa! - esclamò la bambina dai capelli castani, sistemandosi il pezzo sopra del costume.
- Perché ti metti il pezzo sopra? Per coprire quelle punture di zanzara? -
Sonia sbuffò - Perché sono una femmina! -
- E quindi? - domandò ancora il ragazzo, avvicinandosi al bordo della piscina, restando però in acqua.
- È come se chiedessi ad Angelica perché porta il pezzo sopra -
- Ma Angelica ha qualcosa da coprire, tu no! -
Diede una sberla in testa al ragazzo - Smettila -
- Beh io me lo metto lo stesso! -
La signora Dall'Angelo si alzò in piedi dopo aver smesso di ridere - Avanti Sonia, andiamo a prepararci o non faremo mai in tempo -
La bambina, dopo averla salutata e mandato una linguaccia al fratello, uscì dalla piscina ed entrò in casa con la madre, lasciandoli soli.
- Tutta la casa per noi -
- Se Beatrice non mi avesse completamente curato adesso non penseresti a queste cose - sussurrò, lanciando poi un urlo quando il fidanzato la trascinò di nuovo in acqua, slacciandole il pezzo sopra del costume.
Lo rimproverò con un’occhiata - Tua madre e tua sorella sono ancora in casa... -
- Ma io non le vedo qui - rispose lui, facendole penzolare davanti agli occhi il suo costume.
Incrociò le braccia al petto - Ridammelo! -
- Convincimi -
Distolse lo sguardo e si portò una mano alla testa, gemendo.
- Angelica? Angelica cos’hai? -
Veloce come un fulmine si riprese il costume, rimettendoselo ed annodandolo con un bel fiocco - Fregato! -


Aggiunto il 2011-05-13, 17:22:31
Per farmi perdonare per non aver scritto un tubo ed essere rimasta davanti al computer a mangiare le patatine, vi posto un disegno schifoso! disegno di un possibile epilogo!
(Prima o poi troverò una folla fuori da casa mia con le torce che vorrà bruciarmi sul rogo :sleep:)
ps. il panorama è un fotomontaggio ^^ non sono così brava a colorare

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Ultima modifica di Kiarya92 il 20 maggio 2011, 16:59, modificato 1 volta in totale.
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RE: DEMONS HUNTERS

da Kiarya92 » 18 maggio 2011, 17:15

Sophira97 ha scritto:muoviti a postareeeee!!! entro due giorni ce la fai??


non saprei...

Aggiunto dopo 1 ore 20 minuti:

ahah e invece ci sono riuscita!!
Il post fa schifo, ma in seguito ci sarà un po' più di suspance...

buon post ;)

Dopo un’ora di continui ticchettii ad un tratto, tacquero all’improvviso. Si osservò intorno, mettendosi a sedere e coprendosi con il lenzuolo.
- Va tutto bene?-
- Credo di sì - rispose. Aveva una strana sensazione e, sicuramente, non era una buona cosa.
- Perché credi? Cosa succede? -
- Sentivo degli strani suoni, come la lancetta di un orologio - ammise - È da quando sono entrata in casa che lo stento e non riesco a capire di cosa si tratti -
Matteo si mise a sua volta a sedere, massaggiandole le spalle - Tranquilla, sarai solo un po’ nervosa -
Abbassò lo sguardo - Probabile. Non riesco a togliermi la faccenda della spia dalla testa -
- Hai qualche nuovo sospetto? -
Gli raccontò il discorso che le aveva detto Elisabeth quella mattina sull’Agente 2 e sul suo probabile motivo per volerla morta: il controllo sull’Agenzia.
- E tu ti fidi di questo Agente 2? -
- È la persona che mi ha addestrata, tiene a me come se fossi sua figlia e mi fido di lui - disse - Ma quello che ha detto Elisabeth... -
- Magari è un altro Agente - ipotizzò il ragazzo - Sempre dei piani alti, altrimenti una mezza tacca non riuscirebbe a fare tutto questo casino per ucciderti -
Annuì - Già -
- C’è qualcuno che ti odia? -
- Non lo so - ammise, puntando subito lo sguardo verso la porta, sentendo un rumore al piano di sotto. Strinse gli occhi quando i ticchettii ricominciarono, ma stavolta sempre più forti e cominciarono ad assomigliare a dei fischi acuti.
- Hai sentito anche tu? -
Annuì, portandosi la mano alla fronte, mentre Matteo si alzò dal letto, infilando boxer e jeans in fretta e furia, avvicinandosi alla porta.
- Resta qui, vado a dare un’occhiata -
- No - sussurrò lievemente, alzandosi dal letto e vestendosi a sua volta, tentando di ignorare quell’odioso suono nella sua testa - È un demone -
Come aveva fatto a non riconoscerlo prima? Era nei guai, guai grossi.
- Hai qualcosa da usare come arma qui dentro? - domandò e il ragazzo, dopo essersi osservato intorno scosse la testa. Imprecò a denti stretti, indicandogli la finestra - Esci e vai a casa mia -
- Non ti lascio qui -
- VAI! - urlò, puntando poi lo sguardo oltre la spalla del fidanzato, verso il demone proprio dietro di lui. Si avvicinò al ragazzo e lo prese per un braccio, spingendolo verso la finestra prima di indietreggiare ed osservare il demone che varcava la soglia della stanza, abbassando la testa per riuscire ad entrare: era alto più di due metri, grosso e muscoloso, i lineamenti umani del viso erano quasi del tutto ricoperti da una peluria scura che ricopriva il resto del corpo. Gli occhi rossi brillarono di cattiveria.
Il demone sorrise, mostrando i denti - Trovata -
Indietreggiò ancora, lanciando un fugace sguardo a Matteo, immobile, che osservava la creatura - SCAPPA! - urlò, scaraventandosi contro il demone, facendolo rotolare giù per le scale dopo averlo spinto.
Ritornò nella stanza e lanciò un’imprecazione verso il moro, vedendolo ancora lì, immobile. Si avvicinò a lui, lo prese per un braccio e lo strattonò fino alla finestra, costringendolo ad afferrare la grondaia per arrivare sano e salvo nel giardino davanti a casa Dall’Angelo.
Il demone rientrò nella stanza, guardandola con divertimento - Una cacciatrice -
Indietreggiò appena, toccando il bordo della finestra con il sedere. Quel demone era un Cercatore: era un demone creato dalla Rosa per cercare i cacciatori di demoni ed ucciderli. Per individuarli emettevano uno strano suono, udibile solo dai Demons Hunters.
- Chi ti ha mandato, figlio di puttana? - domandò - È stato l’Agente 2? O l’Agente 7? -
- Non sono affari tuoi, cacciatrice - disse il demone con voce roca e profonda.
Prima che il Cercatore potesse fare una mossa, si buttò dalla finestra, atterrando in ginocchio in mezzo al giardino. Afferrò Matteo per un braccio e corsero verso il giardino sul retro.
***
Angelica si bloccò all’improvviso, portandosi le mani alle orecchie e lanciando un urlo agghiacciante, inginocchiandosi poi a terra.
- Ti prego! Basta! Fallo smettere! FALLO SMETTERE! -
Lanciò un’occhiata alle sue spalle, osservando per qualche secondo la creatura che avanzava con calma, poi tornò a guardare la ragazza, che urlava disperata, e la scosse, tentando di farla riprendere.
- Angelica! Angelica! - la chiamò, mentre la mora si lasciò cadere di fianco sull’erba.
Ritornò a guardare il demone, con la bocca curvata in un diabolico e strano sorriso, prese una pietra e gliela lanciò, colpendolo ad un occhio. Angelica smise immediatamente di urlare e prese dei respiri profondi.
Il demone ringhiò e gli si avvicinò di corsa, afferrandolo per un braccio e scaraventandolo contro il muro della casa.
***
Si mise immediatamente in ginocchio e, prima che il demone potesse emettere altri suoni che l’avrebbero fatta crollare a terra e urlare in preda alla disperazione, gli diede un forte calcio alle gambe, facendolo crollare a terra. Gli bloccò immediatamente le braccia, gli prese la testa e la girò con forza, rompendogli l’osso del collo. Dopo un latrato di dolore, il Cercatore scomparve in una nuvola di polvere.
Guardò Matteo, con la schiena appoggiata al muro esterno di casa Dall’Angelo, e gli si avvicinò immediatamente, prendendogli il viso tra le mani - Matteo? Mi senti? - domandò, sfiorandogli il piccolo taglietto sulla fonte.
- mmm -
- Matteo? -
- Infermiera, non mi sento tanto bene -
Sorrise, dandogli un bacio - Per fortuna stai bene -
- Quello era un...-
- Demone -
- Era veramente... -
- Brutto -
- Ma perché urlavi? -
- Il Cercatore emette un suono udibile solo da noi cacciatori - sussurrò, togliendogli una goccia di sangue dalla fronte - Un altro esperimento ben riuscito della Rosa -
- Ben riuscito? Ma lo hai visto bene?! -
- Lo so, non è un bello spettacolo -
- Gesù, grazie a Dio non c’era né mia madre né Sonia -
Si sedette a terra, lanciando un sospiro - È tutta colpa mia -
- Sarebbe successo comunque -
Abbassò lo sguardo - Se solo ci fosse un modo per mettere fine a tutto questo -
Matteo, dopo essersi grattato la testa, guardò la polvere nera che spiccava tra l’erba verde - Quello era il mio primo demone -
Lo guardò e scoppiò a ridere - L’hai colpito? -
- Ovvio. Gli ho preso proprio l’occhio -
- Devi avergli fatto male -
- Ma tu gli hai fatto più male - disse lui - Gli hai rotto il collo senza sforzo -
- Te l’ho detto che sono stata addestrata per questo - disse, dandogli un bacio sulla fronte - Andiamo che ti metto un cerotto -
- Ho solo quelli rosa con i gattini di Sonia -
- Allora userò quelli -
- Ma neanche morto -
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RE: DEMONS HUNTERS

da Kiarya92 » 22 maggio 2011, 11:15

Eccovi un post bello lungo visto che oggi devo studiare e domani sarò via tutto il pomeriggio :sleep:

Inoltre tra un po' smetterò temporaneamente di postare, visto che devo prepararmi per l'esame di maturità.

Scusate se ci sono degli errori, ma non ho avuto tempo di rileggerlo.
Buona lettura ;)

Ore 18.04
Appoggiò il cerotto sulla ferita di Matteo e lo appiccicò per bene.
- Ecco fatto - disse, facendo un passo indietro per ammirare il cerottino rosa con il disegno di un gattino nero che si leccava la zampetta. Senza rendersene conto, scoppiò a ridere.
- Non è divertente -
- Dovresti vederti, sei così carino con quella cosa -
- Ah sì? - domandò lui - Ti faccio vedere io chi è carino -
Il moro la prese per un braccio e la trascinò verso di sé, facendola sdraiare sulla tavola prima di cominciare a farle il solletico. Iniziò a ridere e ad agitarsi, supplicando il fidanzato di liberarla da quella tremenda tortura.
- Allora? Chi è carino con il cerottino rosa? -
Si morse il labbro, pentendosi in anticipo per quello che avrebbe risposto - Tu! -
Matteo ricominciò a farle il solletico senza pietà e lei riprese a dimenarsi, poi, il ragazzo si fermò all’improvviso, ad un soffio dalle sue labbra. Riprese fiato e lo guardò negli occhi, restando in silenzio. Ritornarono immediatamente alla realtà quando sentirono qualcuno schiarirsi la voce.
Rossa come un pomodoro, si voltò verso la signora Dall’Angelo e scese immediatamente dal tavolo.
La donna dai capelli castani fece correre lo sguardo da lei a Matteo, poi di nuovo lei e poi ancora il figlio - Non avrete mica...-
Matteo le lanciò un’occhiata, poi entrambi si voltarono verso la donna, scuotendo la testa all’unisono.
- Ah, d’accordo - disse la donna - Matteo, cosa prepariamo per cena? -
- Non lo so, quello che vuoi -
- Ordino una pizza -


Finito la cena, aveva insistito per lavare i piatti e la signora Dall’Angelo, dopo aver tentato inutilmente di dissuaderla, cedette. Matteo e Sonia si erano messi in salotto a giocare a dama ed ora, nella cucina, c’erano solo lei e la madre del fidanzato.
Angela le si avvicinò, porgendole le posate sporche - Matteo mi ha detto quello che è successo mentre io e Sonia eravamo via -
Abbassò lo sguardo, risciacquando un bicchiere - Mi dispiace, signora. È solo colpa mia se vi succedono queste cose -
- Beh, non è successo niente, giusto? È questo che conta -
- Non accadrà più - disse - Parlerò con la Direttrice e la convincerò a mettere un paio di Agenti di guardia a casa vostra -
- Oh cara, non ce n’è bisogno! Abiti dall’altra parte della strada e, a quanto ho sentito, sei brava a rompere il collo ai demoni -
- Se vi succedesse qualcosa io...- iniziò, bloccandosi - Non succederebbe tutto questo casino se non fossi fidanzata con suo figlio -
La donna rise piano, lanciando un’occhiata ai due figli che giocavano in salotto - Non l’ho mai visto così -
Guardò la donna, appoggiando sullo scolapiatti l’ultimo bicchiere, sciacquandosi poi le mani dal detersivo - Così come? -
- Felice -
- Non riesco a capire -
Angela le diede una pacca sulla spalla - Quando è insieme a te sembra così felice, era intrattabile quando avete litigato - disse lei - Deve amarti molto -
Si voltò a sua volta verso il fidanzato e sorrise - Anch’io lo amo molto -
- E poi tu sarai stupenda in abito da sposa! -
Guardò la donna con gli occhi sgranati - Con...cosa? -
- L’abito da sposa, tesoro! - esclamò la donna alzando le braccia al cielo - L’ho visto nelle foglie di tè, nella sfera di cristallo e nelle carte da briscola! Vi sposerete ed avrete sette bambini! -
Spalancò la bocca - Sette? -
- Tra cui tre stupende bambine che saranno uguali alla mamma! -
- Signora Dall’Angelo, ha per caso guardato Harry Potter? -
- Ampliate la mente! -
- Lo prendo per un sì - sussurrò sorridendo, asciugandosi le mani.
- Oh, Grattastinchi si è degnato di venire a salutarci -
Si voltò ed osservò Artemide, seduta sulla soglia della porta, che piegò subito la testa, confusa, lanciando un miagolio.
- Raggiungi pure il principe azzurro, prendo i pop corn ed accendiamo un film -
Annuì, prese Artemide in braccio e si diresse in salotto, attirando subito l’attenzione di Matteo, che smise immediatamente di giocare a dama. Rimise a terra la palla di pelo e si sedette sul divano, accavallando le gambe.
- Mia madre? -
- È impazzita -
- Lo so, non è una novità - disse lui, sedendosi al suo fianco.
- Prende i pop corn e arriva -
- Che film guardiamo? - le domandò Sonia, mettendo via le pedine della dama e la scacchiera.
- Harry Potter! Che domande! -
Tutti si voltarono verso la donna, che, dopo aver spento le luci, si sedette immediatamente sulla poltrona, cedendole un sacchetto di pop corn.
- Ma l’hai guardato ieri sera - sbuffò Matteo.
- Era il tre, stasera si guarda il quattro -
- Uffa -
- Zitto e guarda il film -
Il fidanzato la strinse a sé, girandole un braccio intorno alla vita - E se io e te andassimo in un posto più tranquillo? - le sussurrò lui nell’orecchio.
- Non credo sia una buona idea -
- Perché? -
- Perché ho ancora fame e mi mangio i pop corn - disse, mettendone in bocca una manciata - Avevo proprio voglia -
Mise un attimo da parte il sacchetto nel sentire il cellulare che vibrava nella tasca dei suoi pantaloncini. Guardò il numero che lampeggiava sul display e lanciò un sospiro, alzandosi dal divano e dando un bacio sulla guancia a Matteo - Scusami, devo rispondere -
- L’Agenzia? -
- Beatrice - disse, uscendo dal salotto e rifugiandosi in cucina, chiudendo la porta e rispondendo - Pronto? -
- Angi, stai bene? -
- Sì, perché? -
- Vieni qui immediatamente -
Lanciò un sospiro - Devo proprio? -
- Sì -
- D’accordo -
Salutò l’amica e ritornò in salotto, dando un bacio sulle labbra a Matteo - Devo andare. Ti chiamo quando torno a casa, se vuoi venire -
- E me lo chiedi? I tuoi sono al mare -
Gli sorrise e si voltò, salutando la signora Dall’Angelo e Sonia, dicendo che doveva andare per una faccenda urgente. La donna capì al volo, mentre la bambina alzò le spalle.
Uscì da casa Dall’Angelo dopo aver salutato Matteo con un altro bacio, attraversò la strada e salì in macchina, partendo a tutta velocità.


Varcò la soglia dell'Agenzia e s'incamminò verso l’infermeria. Non poté fare a meno di notare il gran caos per i corridoi, dove diversi Agenti borbottavano tra loro ad alta voce, li superò, tentando di ascoltare la loro conversazione, ma quando passò loro accanto, smisero subito di parlare e la seguirono con lo sguardo.
Li ignorò completamente e continuò per la sua strada.
- 33, aspetta! -
Si voltò verso Alberto che le correva dietro, raggiungendola subito dopo - Che succede? -
Il collega la prese sottobraccio e ripresero a camminare, allontanandosi dalla folla - Mon chéri, grazie a Dio stai bene -
Lo guardò - Perché? É successo qualcosa? -
- Io e l'Agente 2 siamo stati attaccati da un Cercatore che voleva te -
- E mi ha trovata -
- L'hai ucciso? -
- Sì - rispose - Dov'é ora l'Agente 2? -
- In infermeria, non é grave -
Salutò Alberto con una pacca sulla spalla - Vado a vedere come sta visto che devo parlare anche con Beatrice. Ci vediamo -
- Au revoir -
Si affrettò a raggiungere l'infermeria, mentre alcuni pensieri le annebbiavano la mente: se il Cercatore aveva attaccato l'Agente 2 e Alberto vuol dire che non hanno niente a che fare con la spia, altrimenti, che motivo avrebbe avuto per attaccarli?
Aprì la porta dell'infermeria dopo aver bussato ed entrò, osservando Beatrice che controllava la ferita sulla spalla dell'Agente 2, che continuava a borbottare. L'uomo si voltò subito verso di lei e le sorrise - 33! -
- Salve signore, come sta? -
- Quel fottuto Cercatore mi ha distrutto la macchina -
- Tecnicamente era la macchina aziendale - lo corresse Beatrice, recuperando delle bende pulite.
- Beh ha distrutto la macchina -
- Ma perché vi ha attaccati? - domandò.
- Io e l'Agente 24 stavamo venendo da te. É sbucato in mezzo alla strada e ha fatto quel cazzo di suono: sono andato fuori strada e il Cercatore mi ha preso per la spalla - raccontò l'uomo indicando la sua spalla fasciata - E mi ha tirato fuori dalla macchina. Ha solo detto che noi saremo stati i prossimi perché il Capo ci vuole morti. Siamo rimasti entrambi privi di sensi, poi Alberto é riuscito a chiamare l'Agenzia -
- Stavate venendo da me? -
- Dovevo parlati di una missione - disse l'uomo - Lo so che sei appena uscita dall'ospedale, so quello che hai passato, ma penso che tu sia l'unica in grado di risolvere tutto -
Lanciò un’occhiata a Beatrice - È per questo che mi hai chiamata? -
La bionda annuì.
- Di cosa si tratta? -
L'Agente 2 si alzò - Seguimi -
L'uomo, dopo aver ringraziato Marco, la guidò per diversi corridoi, fino a raggiungere l'archivio. Entrarono e l'uomo chiuse la porta, assicurandosi poi che fossero soli.
- É una cosa così privata? -
- Non si sa mai, lo sai che non possiamo fidarci di nessuno -
Annuì - Allora? Di cosa si tratta? -
- Un Incubo -
Chiuse gli occhi e lanciò un sospiro - Continua -
- È in un paesino sperduto tra le montagne - iniziò l’uomo, lanciando un sospiro - Quasi tutta la popolazione è stata infettata -
- Immagino di dover uccidere solamente l'Incubo -
L’uomo pelato annuì - É l'unico modo per salvare quella povera gente -
- Dov’è questo posto? -
- Casera di Sivella, ti ci porterà Alberto -
- Quando? -
- Il prima possibile -
- Ovvero? -
- Domani mattina -
Diede le spalle al superiore, avvicinandosi alla porta ed appoggiando la mano sulla maniglia - D’accordo, ma lei deve promettermi una cosa -
- Certo Angelica, tutto quello che vuoi. Ti serve un aiuto in missione? L'Agente 28 é... -
- No, un aiuto mi sarebbe solo d'intralcio. Lo sa che lavoro meglio da sola - disse - Voglio che mandiate un paio di Agenti a sorvegliare casa Dall'Angelo. Il Cercatore é entrato senza difficoltà, non voglio che capiti di nuovo -
- D'accordo -
Aprì la porta, ma il collega la bloccò, appoggiandole una mano sulla spalla - Stai attenta. Sono già stati uccisi alcuni Agenti, 33 - disse lui - Torna sana e salva, non me lo perdonerei mai se dovesse succederti qualcosa -
Voltò appena lo sguardo, lanciandogli un'occhiata, stupendosi nel sentire quella frase - Certo - rispose - Voi restate sempre allerta, credo che la spia sia uno dei piani alti -
- Dici? -
- Non so più cosa pensare, ma un'amica mi ha aperto gli occhi. La spia vuole prendere il posto della Direttrice. Stia attento, questa persona non si farà scrupoli ad uccidere una persona in più -
- Lo farò - disse l'Agente, facendole un lieve cenno - Buona fortuna con l'Incubo -
- Grazie -
Non appena uscì dall’archivio, prese il cellulare e chiamò Matteo - Sto uscendo adesso, dammi quindici minuti -
- D’accordo -
Riattaccò, percorrendo in gran fretta i corridoi.


Entrambi erano seduti sul divano in salotto: lei seduta normalmente, con la testa del ragazzo, comodamente sdraiato, appoggiata sulle gambe; che guardavano uno stupido film su Italia1.
- Devo partire - sussurrò passando una mano nei capelli di Matteo - Mi è stata assegnata una missione -
Lui s’irrigidì appena, alzando poi la mano per afferrare la sua - Per quanto? -
- Finché non ho terminato il mio compito -
- Dove? -
Scosse la testa - Non posso dirtelo - disse con un filo di voce, distogliendo lo sguardo.
Lui si mise a sedere - Angelica -
- Non insistere, Matteo. Non posso dirtelo -
- Perché? - domandò Matteo in un sussurro, mentre lei si avvicinava per abbracciarlo con forza. Il ragazzo la fece sdraiare per terra, mettendosi sopra di lei - Angelica? -
Si sollevò appena, avvicinando il petto a quello del ragazzo, gettandogli le braccia al collo - Mi dispiace - sussurrò, perdendosi nei suoi occhi blu - Mi dispiace, ma non posso dirtelo -
Il ragazzo la baciò dolcemente, staccandosi subito dopo per rimanere ad un soffio dalle sue labbra - Non andare, Angelica. Non ti sei ancora ripresa del tutto - disse ancora lui, sfiorandole appena il ventre - Ti prego -
- Mi dispiace. É troppo tardi per tirarsi indietro -
- Angelica, ti prego...io ti amo -
- Anch'io ti amo, ma devi lasciarmi andare... -
Matteo, colto da un attacco di rabbia, batté il pugno sul pavimento - Ma potresti morire...- sussurrò lui - Io non voglio perderti -
- É il mio lavoro - rispose - Sapevo cosa andavo incontro firmando il contratto -
- Rinuncia. Non sei costretta a farlo -
Chiuse gli occhi - Matteo, prova ad immaginare un piccolo paesino, come il nostro. Immagina un demone che mordendo la gente li trasformi a loro volta in demoni, che girano per il paese uccidendo tutto quello che incontrano - iniziò - Cosa faresti se l'unico modo per salvare un centinaio di persone innocenti fosse uccidere il demone che ha iniziato tutto? Matteo, non posso abbandonare quelle poche persone che sono sopravvissute. Non posso sapendo che il demone potrebbe cambiare zona e crescere il suo esercito -
Sentì il ragazzo sospirare, segno che aveva ceduto - Mi prometti una cosa, Angelica? -
Riaprì gli occhi, puntandoli in quelli del fidanzato - Qualsiasi cosa, amore. Qualsiasi cosa -
- Torna da me sana e salva-
- Promesso - sussurrò, baciando poi il ragazzo.
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Mercoledì, 22 luglio 2009
La sveglia suonò alle 5 precise, ma la spense prima che potesse svegliare Matteo. Ritornò ad osservare il soffitto, come aveva fatto per tutta la notte, ripensando alle parole del fidanzato: forse era ancora in tempo per ritirarsi, per vivere una vita tranquilla senza demoni e fantasmi, senza rischiare la vita un giorno sì e l'altro pure. Chiuse gli occhi e prese un profondo respiro "Non posso" pensò, mettendosi subito a sedere: un giorno forse avrebbe lasciato l'Agenzia ma non quel giorno, sapendo quante vite erano in pericolo.
Guardò di nuovo Matteo, che mugugnò nel sonno, e gli accarezzò lievemente la guancia, facendo attenzione a non svegliarlo. Si alzò in piedi, raccogliendo le sue cose, e si chiuse in bagno, andando subito sotto la doccia.
Alzò il viso quando l'acqua fredda la colpì e si mise le mani nei capelli, ripensando alla missione.
"Mezz'ora e Alberto verrà a prendermi" pensò, indecisa se svegliare Matteo per salutarlo un'ultima volta o lasciarlo dormire. Scelse la seconda, l'opzione più facile, sia per lei, sia per Matteo che, probabilmente, avrebbe tentato di dissuaderla dalla sua decisione.
Finì la doccia con calma, ripensando ancora e ancora, ci pensò quando infilò la tuta, che aveva usato nella missione nella sede della Rosa, e ci ripensò un'ultima volta quando il tempo era ormai agli sgoccioli e lei era inginocchiata accanto a Matteo, ancora addormentato.
Gli sfiorò la mano - Addio - sussurrò, sentendo una macchina fermarsi proprio davanti a casa sua, poi avvicinò il viso al suo, sfiorandogli appena le labbra, in modo da non svegliarlo - Ti amo -
Si alzò, voltandosi per dirigersi all'ingresso, ma si bloccò sulla porta, sentendo la sua voce, e si voltò, sorridendo al fidanzato, che si teneva sollevato da terra con i gomiti, osservandola con aria assonnata.
- Angelica, dove...-
- Devo andare...- rispose, prendendo le katane e il borsone - Addio -
Abbassò la maniglia della porta ed uscì, con gli occhi che bruciavano appena, raggiungendo la Mercedes parcheggiata proprio lì davanti.
Alberto, in attesa vicino alla portiera del guidatore, la salutò con un elegante gesto della mano, risalendo in macchina. Caricò velocemente il borsone e le katane sui sedili posteriori, poi si sedette sul sedile del passeggero - Parti - ordinò fredda, sentendo la porta di casa sua aprirsi.
Alberto si voltò verso l'entrata della casa, osservando un ragazzo, fermo sulla porta, con solo i jeans addosso - É successo qualcosa? -
- Parti - ripeté, lasciandosi sfuggire una lacrima, sentendo Matteo che la chiamava - Ti prego -
Alberto fece velocemente inversione, pronto ad uscire dalla via e partire per Casera di Sivella.
- Angelica! Angelica! -
Guardò lo specchietto laterale e, vedendo il fidanzato rincorrere l'automobile, sganciò le cinture di sicurezza, ordinando ad Alberto di fermarsi. Non poteva fare questo al fidanzato.
Scese dalla Mercedes e corse verso Matteo, gettandogli le braccia al collo e baciandolo con passione, lasciando che le lacrime le rigassero il volto.
Quando si staccarono, fissò il ragazzo negli occhi - Scusami, per essere andata via così... -
Lui le asciugò le lacrime che non la smettevano di scenderle dagli occhi e le sorrise - Ti perdono perché indossi questa tutina estremamente eccitante -
Sorrise a sua volta - Ah, solo per questa? - domandò scherzando.
Lui la baciò ancora, stringendola a sé. Si sciolse come un ghiacciolo lasciato al sole, e ricambiò il bacio, facendo attenzione a non far scattare le lame da polso per non ferirlo.
- Sei ancora in tempo, Angelica. Ti prego, pensaci bene -
Gli prese il viso tra le mani, puntando gli occhi nei suoi - Ci ho pensato per tutta la notte, Matteo, e la mia decisione non é cambiata -
- Non possono chiedere a qualcun altro? -
- Hanno già mandato degli Agenti e sono morti tutti - disse - Sono la loro speranza -
- Non potrebbero mandare Agenti più forti? Come l'Agente 3, 4, 8 - disse Matteo, sparando numeri a caso, senza sapere a chi appartenessero.
- Molti sono morti, altri sono misteriosamente spariti, altri si sono dimessi. La questione della spia sta facendo tremare l'Agenzia. Sono l'unica a cui affidare un po' di fiducia...e poi lo sai che sono la migliore -
Matteo guardò il cielo, respirando profondamente - D'accordo, Angelica, fai attenzione. Non riuscirei a sopportare il dolore se tu...-
- Non morirò - tentò di rassicurarlo - Tornerò il prima possibile, ma potrebbe passare una settimana o forse di più -
- Non puoi dirmi dove stai andando, vero? -
Sorrise - No - rispose - Ma se dovesse succedermi qualcosa, promettimi che andrai avanti senza di me -
- Angelica, come ti viene in mente di chiedermi questo? -
- Promettimelo -
- D’accordo, te lo prometto -
Gli diede un ultimo bacio ed indietreggiò verso la macchina, salutando il ragazzo con la mano - Ti amo - sussurrò.
Matteo rimase fermo in mezzo alla strada, guardandola salire in macchina ed allontanarsi.
- Che scena romantica -
- Zitto Alberto -
- Hai l'aria stanca, hai fatto sesso selvaggio con il fidanzato? -
Gli lanciò un'occhiataccia e reclinò un po' il sedile - Zitto che voglio dormire -
- Ai tuoi ordini, mon chéri -
- E piantala di chiamarmi mon chéri - disse - Ho un coltello nello stivale e ci metto tre secondi a conficcarlo nella tua testa -
- Ok, la smetto -


Scese dalla Mercedes, osservando subito il posto: Casera di Sivella assomigliava molto al classico paesino infestato dai fantasmi e completamente deserto. La vita sembrava aver lasciato quel posto. Gli alberi, disseminati un po' ovunque, erano spogli e sui rami neri che si tendevano verso il cielo, poteva notare persino una fitta rete di ragnatele. Le case, l'una accanto all'altra, erano in uno stato pietoso: quelle di legno erano le più distrutte, di alcune rimaneva soltanto una parete che sbucava dalle macerie.
Le case in pietra erano le uniche ad essere ancora intatte, o quasi, ma erano sicuramente abbandonate come le altre.
Si voltò verso Alberto, al posto di guida, e gli fece segno di abbassare il finestrino - Qui non c'è anima viva - disse.
- Da quello che so, tutti si sono rifugiati in una taverna in fondo al paese -
- Fammi indovinare - iniziò, incrociando le braccia al petto - Sei stato autorizzato a portarmi solamente qui e non oltre -
- Esatto -
Alzò la mano per salutarlo - Allora ciao -
- Ciao 33, non farti ammazzare -
- Non ti preoccupare - disse, dando le spalle all'auto, che si metteva in moto, lasciandola lì, in quel paesino sperduto e completamente deserto.
Si sistemò meglio le katane a tracolla ed aumentò il passo: i demoni che si aggiravano in quel posto agivano solo di notte, ma potevano benissimo vivere al sole.
Camminò ancora e ancora, ad ogni passo si guardava intorno, osservando la desolazione del posto, resti di cadaveri sotto alle macerie di altre case semidistrutte, topi che sgattaiolavano in giro, rosicchiando qualsiasi cosa trovassero.
Dopo quasi dieci minuti, vide quella che, probabilmente, era la locanda di cui le aveva parlato Alberto: alta due piani, era costruita con grosse pietre, come le vecchie case rustiche, e tutte le finestre del primo e secondo piano erano sprangate da grosse assi di legno. Si avvicinò alla porta, bussando un paio di volte, sentendo subito che i rumori provenienti dall'interno tacquero all'improvviso. Attese qualche secondo, poi notò lo spioncino aprirsi e due occhi scuri guardarla.
Non disse niente, attese che la persona dall'altra parte le chiedesse qualcosa o le aprisse.
- Chi sei? - domandò una grossa voce roca.
- Sono qui per risolvere i vostri problemi con i demoni -
A quelle parole, l'uomo fece scattare diverse serrature ed aprì la porta: era un grosso omone, vestito con un paio di pantaloni di lavoro sporchi e una maglietta, anch'essa sporca - Tu? Hanno mandato te ad uccidere quelle cose? -
Annuì "Certo, non é una bella cosa aspettare il salvatore del villaggio e trovarsi una ragazza di diciannove anni con due spade" pensò - Sì, hanno mandato me -
- Non é un posto per ragazzine, tornatene da dove sei venuta - le disse l'uomo, chiudendole la porta in faccia.
" Lo sapevo" pensò, appoggiando il borsone a terra e prendendo un po’ le distanze dalla porta. Le diede un paio di forti calci e riuscì a sfondarla con facilità.
L'ingresso era pieno di tavoli, dove diverse persone sedevano tranquille, mangiando il loro povero pranzo a base di pane e un po' di carne. I bambini, che giocavano nella zona lasciata sgombera dai tavoli, si fermarono, come tutti i presenti, guardandola con sospesa e curiosità. Si avvicinò all'uomo che le aveva aperto la porta, ora scardinata, gli lanciò un’occhiata e lo superò, ignorando gli sguardi degli uomini seduti ai tavoli lì intorno, e si avvicinò al bancone, dove un vecchio senza capelli con un logoro grembiule bianco si avvicinò lentamente. Si sedette, appoggiando a terra il borsone.
- Una cacciatrice di demoni -
Non rispose e passò una mano sul bancone di legno impolverato - Vorrei una stanza per qualche giorno -
Il vecchio si avvicinò ancora di più, appoggiando i gomiti sul bancone e portando la faccia ad un soffio dalla sua: poteva sentire la puzza di nicotina mescolata all’odore di alcol - Alcuni dicono che siete assassini -
- Ognuno la pensa come vuole - sussurrò, fulminandolo con lo sguardo, mentre le pupille del vecchio erano dilatate. Sentiva che era per paura, paura di lei.
- Solo ora vi decidete a venire qui? -
- Non sono la prima ad essere venuta qui -
- Ah giusto, mi ero dimenticato dei tuoi colleghi che abbiamo trovato morti nella stalla. Sventrati come maiali -
Non mosse un muscolo e continuò a guardarlo negli occhi. Quando notò uno strano luccichio si alzò in piedi, afferrando l’oste per il grembiule e, dopo aver fatto scattare la lama da polso della mano destra, gli appoggiò la fredda lama sulla gola.
- E loro sanno cosa sei? -
- Lascialo - disse l'uomo che le aveva "aperto" la porta - Lo sappiamo cos'é, ma non ci ha mai dato problemi -
Liberò l'oste e guardò l'uomo, ritraendo la lama, si alzò e gli si avvicinò, porgendogli la mano.
- Angelica Vetra -
Lui le strinse la mano - Antonio De Luca. Scusami per come ti ho accolta, qui non si usano più le buone maniere -
- E voi scusatemi per la porta - disse, facendo un cenno alla porta che due uomini stavano sistemando.
- Così tu sei una cacciatrice di demoni -
- Esatto -
- Come pensi di uccidere l'Incubo? -
- Troverò un modo -
Antonio schioccò le dita verso l’oste - Giovanni, dalle una stanza -
Il vecchio, sbuffando, prese una chiave in un cassetto sotto al bancone e gliela lanciò. L’afferrò al volo, osservando il portachiavi con inciso il numero 9.
- Primo piano, ultima stanza a sinistra - borbottò Giovanni, tornando a pulire un boccale di birra sbeccato.
Fece un piccolo cenno di ringraziamento all’oste e diede le spalle ai presenti, salendo le scale. Percorse piano il corridoio, guardandosi intorno, fermandosi poi davanti alla porta con inciso sopra il numero 9. Infilò la chiave nella serratura e la fece scattare, entrando nella camera. All’interno c’era solamente un letto in ferro battuto, rotto in diversi punti ma aggiustato in qualche maniera con dei pezzi di legno, un vecchio armadio senza un’anta e un comodino in perfetto stato posto accanto al letto. Non c’era il bagno, ma, evidentemente, era al piano di sotto, in modo che fosse comune a tutti.
Appoggiò il borsone a terra, accanto al letto e si sedette sul materasso, uscì immediatamente una nuvola di polvere, che la fece tossire. Era appena arrivata e già non vedeva l’ora di andarsene. Quella sera sarebbe uscita in cerca dell’Incubo, in modo da finire in fretta e tornare presto a casa da Matteo.
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Ultima modifica di Kiarya92 il 8 giugno 2011, 10:56, modificato 3 volte in totale.
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RE: DEMONS HUNTERS

da Kiarya92 » 2 giugno 2011, 16:32

Eccomi qui, come promesso :)
Se riesco a scrivere la settimana prossima avrete l'ultimo post del mese e poi ci sentiamo dopo gli esami...

per ora, vi dico solo che, come al solito, non ho avuto tempo di riguardare (visto che devo tornare a studiare perchè domani mi interrogano :wacko: ) quindi non sorprendetevi di trovare un errore ^^

Buona lettura ;)

Aveva disfatto il borsone che aveva portato con sé, nascose le katane nell'armadio, mentre la Revolver e le pallottole nel cassetto del comodino, poi aveva buttato il borsone in un angolo e si era stesa sul letto. Era rimasta lì per qualche ora, cercando di trovare un piano per uccidere in fretta il demone, circondato dai cittadini del paese infettati. Sperò solo di tornare a casa tutta intera.
Si mise immediatamente a sedere sentendo delle lievi risate provenienti dall'esterno della casa. Si affacciò alla finestra sprangata da delle grosse assi di legno, sbirciando tra una fessura: dei bambini giocavano proprio davanti al rifugio.
Erano impazziti? Volevano attirare l'attenzione dei demoni?
Uscì dalla stanza, percorrendo poi il corridoio e scese le scale, raggiungendo l'ingresso, dove due uomini, seduti ad un tavolo, che borbottavano tra loro, si zittirono immediatamente, come le tre donne che sistemavano la stanza. Uscì, ignorando gli sguardi dei presenti, e si fermò sulla soglia, guardando prima i bambini e poi Antonio De Luca, a pochi metri dall'entrata, seduto su un vecchio sgabello di legno.
Si avvicinò all'uomo, salutandolo, ma non ricevette alcuna risposta.
- Siete sempre così cordiali? -
- No, solo con voi cacciatori -
- Fate di tutta l'erba un fascio. Come potete giudicarmi se sono appena arrivata? -
- Non possiamo, ma non possiamo nemmeno fidarci di una sconosciuta -
Sospirò - Touché - disse, guardando i bambini che giocavano - Pensavo fossero da soli -
L'uomo voltò appena lo sguardo e scosse la testa - C'è sempre qualcuno di guardia, anche se non attaccano mai di giorno -
- Mai? -
- No -
- É strano, eppure il sole non ha effetti su di loro -
- Attaccano ogni tanto, sempre di notte - rispose lui passandosi una mano sulla testa pelata - Alcune volte graffiano la porta, altre volte uccidono delle galline -
- Mi sembrano dei deboli tentativi di attaccarvi -
- Non fanno mai nulla, sembra che vogliano soltanto farsi notare -
Lanciò un respiro profondo - Probabilmente non vi attaccano perché siete sempre insieme. Anche se ora sono demoni sono comunque deboli, si stendono facilmente con un pugno -
- Allora come spieghi la morte dei tuoi colleghi? -
- Credo sia opera dell'Incubo - rispose - E poi sono sicura che ha sopraffatto gli Agenti con i suoi demoni -
Antonio non le rispose e continuò a guardare i bambini, che avevano smesso di giocare e la stavano guardando.
Li raggiunse e poi si abbassò, sorridendo ad una bambina che le ricordava tanto Sonia - A cosa state giocando? -
Gli altri bambini non le risposero, ma la bambina dai capelli castani e dalle guance rosee le si avvicinò di più - A guardie e ladri -
Un bambino dai capelli biondi si avvicinò di corsa - Di solito giochiamo a calcio, ma l'altro giorno il pallone é andato oltre quei cespugli - disse lui, indicando il limitare del bosco - Nessuno vuole andare a prenderlo perché ci sono i mostri -
- Oh, ma non é giusto - disse alzandosi in piedi - Adesso vado a prendervelo io - aggiunse, avviandosi verso il punto indicatogli dal bambino, mentre il gruppetto la seguiva con lo sguardo. Oltrepassò un cespuglio di rovi ed individuò immediatamente il vecchio e logoro pallone da calcio a qualche metro di distanza. Non appena si avvicinò ebbe la sensazione di essere osservata. Fece finta di niente e raccolse il pallone, ritornando indietro con calma.
- É per caso questo il vostro pallone? - domandò, avvicinandosi.
Il gruppetto di bambini lanciò un grido all'unisono, correndole incontro. Si trovò subito circondata dai bambini, che saltavano per rubarle il pallone di mano, lo lanciò subito dall'altra parte del cortile e i bambini gli corsero dietro, facendo a gara a chi lo prendeva per primo.
Li guardò per un attimo giocare con il pallone, poi tornò accanto ad Antonio, sedendosi a terra, fregandosene della polvere.
- C'era qualcuno, vero? - domandò lui, senza distogliere lo sguardo dai bambini.
- Sì -
- L'hai ucciso? -
- Mi é stato ordinato di uccidere solo l'Incubo. Gli altri torneranno normali subito dopo la morte di chi li ha morsi -
Antonio voltò lo sguardo verso di lei - Tutto tornerà come prima? -
Annuì - Le persone morse dimenticheranno tutto e tornerà tutto come prima - ripeté.
- I tuoi colleghi non ce l'hanno mai detto -
- No? -
- No - confermò l'uomo, portando di nuovo lo sguardo sui bambini - Qui hanno solo mangiato e dormito, non ci hanno mai parlato della cosa là fuori e non ci hanno mai detto che quelli morsi sarebbero tornati normali -
- Alcuni non sono molto aperti con i civili -
- E perché tu sì, cacciatrice? -
Lanciò un'occhiata ai bambini prima di voltarsi - Non lo so, spero di darvi un po' di speranza - disse, rientrando nel rifugio.
Si sedette al bancone dove l’oste non le rivolse nemmeno uno sguardo, e la cosa non la toccava, doveva trovare un modo per controllare la zona il più velocemente possibile. Difficile farlo in una notte contando solo sulle sue gambe: le serviva un mezzo, qualsiasi cosa potesse condurla avanti e indietro per Casera di Sivella nel minor tempo possibile.
Alzò lo sguardo - Giovanni? -
L’oste le guardò di sottecchi, osservando il bicchiere che stava asciugando.
- So che siamo partiti con il piede sbagliato, e mi scuso per come...-
- Mi hai afferrato e puntato una fottuta lama alla gola -
Lanciò un sospiro - Ehm, sì -
- Scuse accettate. Non pensavo fossi così in gamba da scoprire che sono un mezzo demone -
- Anni di esperienza -
- Da quanto tempo sei un Agente? -
- Quattro anni -
- Sono tanti -
- Mai abbastanza -
Il vecchio appoggiò il bicchiere, ormai asciutto da una parte, mettendole davanti un piccoli bicchierino, versandoci dentro quello che sembrava Whisky - Sento che hai qualcosa da chiedermi - le domandò poi l’oste, accendendosi una sigaretta.
- Mi serve un mezzo di trasporto -
Il mezzo demone inarcò un sopracciglio grigio, soffiando fuori il fumo della sigaretta - Mezzo di trasporto? -
- Non so, una vecchia moto, una bicicletta, un asino, una pecora che corre molto veloce...anche uno struzzo va bene -
- L’ultimo struzzo lo abbiamo ammazzato ieri. Lo abbiamo portato in cucina e ci abbiamo fatto dei panini -
Sorrise, mandando giù tutto d’un sorso il Whisky offertogli da Giovanni - Mi serve qualsiasi cosa possa muoversi velocemente -
- Abbiamo Jack -
- Jack? -
L'oste gettò la sigaretta a terra, pestandola con il piede, poi si tolse il grembiule e face il giro del bancone - Vieni, ma ti avverto: non é molto carino con gli sconosciuti -
Seguì il vecchio verso un'uscita sul retro, dalla quale poté notare per la prima volta una piccola stalla in vecchio stile. Percorsero la corte e l'oste aprì le porte di legno, rinforzate da alcuni pezzi di ferro, facendola entrare: tutto era in legno, il pavimento era coperto da del fieno, in un recinto una decina di galline scorrazzavano tranquille seguite da altrettanti pulcini mentre il gallo, appollaiato su una cassa di legno, li seguiva con lo sguardo. In un altro recinto c'erano due mucche che muggivano piano, poi c'era un altro recinto, proprio in fondo alla stalla, dove un stupendo cavallo nero batteva lo zoccolo a terra, scuotendo su e giù la testa.
Gli si avvicinarono e l'oste entrò nel recinto, mettendo subito le redini al cavallo, portandolo ad un soffio da lei.
- Lui deve essere Jack -
- Esatto - rispose l'oste - Ti avverto: non é molto carino con gli estranei -
Jack sbuffò, battendo lo zoccolo a terra, irrequieto.
Allungò la mano per accarezzargli il muso, ma il cavallo alzò la testa in modo da non farsi toccare. Inarcò un sopracciglio, mettendosi le mani sui fianchi.
- Te l'ho detto... -
- Ha una sella? -
- Certo -
- Può portarmela, per favore? -
Il vecchio le cedette le redini, uscì dal recinto per recuperare una sella, appoggiata in un angolo della stalla. Quando tornò mise la sella sul dorso di Jack, che non mosse un muscolo.
Ringraziò l'oste ed entrò nel recinto con il cavallo. Strinse forte le redini ed appoggiò un piede sulla staffa, ma il cavallo si spostò di lato, impedendole di salire.
- Io vado, ci metterai un sacco di tempo per cavalcarlo - disse il vecchio, facendo dietrofront ed uscendo dalla stalla.
Guardò il cavallo - Senti, mi sono stufata. O mi fai salire oppure devo farlo con le cattive maniere -
Jack sbuffò come risposta.
Tentò di salire nuovamente, e stavolta ci riuscì, ma cantò vittoria troppo presto: il cavallo la disarcionò subito, facendo qualche salto e scalciando come se fosse ad un rodeo. Sbatté la testa a terra, ma si rialzò subito, togliendosi il fieno di torno, mettendosi le mani sui fianchi - Bene, non mi lasci altra scelta - disse, afferrando le redini e portando il cavallo fuori dalla stalla. Jack non fece alcuna resistenza.
Non appena furono usciti riprovò ancora e ancora e poi ancora, finendo sempre con il sedere a terra.
Si alzò per l'ennesima volta - Sei proprio come un mulo! -
- Che stai facendo? -
Si voltò, osservando il bambino biondo con delle guanciotte rosee, che prima giocava con gli altri bambini - Sto cercando di far ragionare Jack -
- Non gli stai molto simpatica -
Inarcò un sopracciglio, osservando prima il bambino e poi Jack - Vuoi una mela? -
Il cavallo batté lo zoccolo a terra.
- Ti ha appena conosciuta, non ti farà salire -
- Dovrebbe farmi salire lo stesso -
- Ma a cosa ti serve? -
- Mi serve per setacciare meglio la zona -
- Per cercare i demoni?-
- Sì -
- Perché sei una cacciatrice -
- Esatto -
Gli occhi azzurri del bambino brillarono - Mi fai vedere le pistole? -
Abbassò la testa e sorrise - Sei troppo piccolo -
- Non é vero -
- Sì invece -
- Invece no -
Sospirò e si mise le mani sui fianchi - Come ti chiami? -
- Stefano -
- Stefano - iniziò - Non dovresti tornare in casa dai tuoi genitori? -
- No -
Ridusse gli occhi a due fessure.
- Posso restare qui con te? -
Sorrise ed annuì - Certo -
Rimasero lì per un paio d'ore: lei continuava a cadere dal dorso di Jack e Stefano dava un voto da uno a dieci per la caduta.
Cadde a terra un'altra volta e si rialzò di nuovo, voltando lo sguardo verso Antonio De Luca che si avvicinava.
- Tra un po' é pronta la cena -
Stefano si alzò da terra e corse immediatamente nel rifugio, mentre lei, stanca morta, tentò un'ultima volta di salire in groppa a Jack, che stavolta non oppose resistenza.
- La cena é pronta anche per te, cacciatrice -
- Ho un nome. Solo i demoni mi chiamano cacciatrice -
- Scusami Angelica - disse l'uomo pelato.
- Comunque non ho fame e non voglio recarvi disturbo -
- Nessun disturbo -
Chiuse gli occhi, arrendendosi nel sentire la pancia che brontolava - Mi siederò in un angolo - disse, tirando le redini e facendo camminare Jack in circolo. Antonio alzò le spalle e si voltò, tornando nel rifugio.
- Mi sembra di aver visto un melo quando sono arrivata. Cosa dici se facciamo una corsa? -
Il cavallo nero s'impennò e partì di corsa quando scosse appena le redini.
Chiuse gli occhi godendosi la sensazione del vento che le sferzava il viso, riuscendo persino a sentire i muscoli dell'animale, che galoppava veloce. Strinse le redini, facendolo rallentare: il cavallo iniziò a trottare piano, sempre più piano.
Arrestò Jack vicino ad un melo: appese ai rami c'erano soltanto alcune mele gialle. Si alzò in piedi sulla sella, afferrando quattro mele.
- Non ti muovere - disse, tentando di tornare a sedere sulla sella senza far cadere nessuna mela. Jack, come per dispetto, fece qualche passo in avanti, facendo cadere a terra sia lei sia le quattro mele che aveva preso.
Con il sedere nuovamente a terra, alzò lo sguardo verso il cavallo, che si mangiò subito una mela - Lo hai fatto apposta -
Jack avvicinò il muso alla sua testa, dandole una leggera spinta. Si rialzò, raccolse le mele e si issò sulla sella, tenendo in qualche modo sia le tre mele sia le redini.
- Ora vai piano altrimenti non ti darò più neanche una mela -
Il cavallo sbuffò e s'incamminò verso il rifugio. Ora aveva un cavallo antipatico quasi quanto Laura e doveva solo aspettare la notte.
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RE: DEMONS HUNTERS

da Kiarya92 » 8 giugno 2011, 10:52

Eccomi qui! Scusate il ritardo :)
Ho un lunghissimo post per voi e spero che vi piaccia visto che non vedrete altro fino a luglio, probabilmente.
Forse oggi ho un altro pezzo, chi lo sa? :D Intanto, come sempre, vi auguro buona lettura ;)

Dopo aver riportato Jack nel suo recinto all’interno della stalla, rientrò nella taverna dalla porta sul retro: le persone sedute ai diversi tavoli si zittirono all’improvviso e voltarono lo sguardo verso di lei. Rimase immobile per qualche secondo, poi si avvicinò al bancone di legno, sedendosi su una sedia e dando le spalle ai presenti, che la ignorarono a loro volta, tornando a borbottare tra di loro.
Quando Giovanni le mise sotto il naso un piatto di pomodori e insalata rialzò subito lo sguardo, facendogli un sorriso - Grazie -
- Sei capitata il giorno della verdura a cena - spiegò lui, come se volesse scusarsi per il misero pasto.
Gli fece un piccolo cenno, ringraziandolo ancora - Ottimo, io adoro la verdura - disse, mettendosi subito a mangiare, tentando di ignorare la sensazione di essere squadrata dall’alto in basso.
Mangiò tutto quello che aveva nel piatto, bevendo un bicchiere d’acqua - Siete rimasti solo voi? - domandò.
- Ce ne sono altri trenta al piano di sotto - rispose l’oste, prendendole il piatto e mettendolo da parte.
- Come fate con il cibo? -
- Ci arrangiamo, in qualche modo. E poi abbiamo le scorte mandate dalla tua Agenzia -
- Capisco -
- Ma non dureranno per sempre -
Chiuse gli occhi e lanciò un sospiro - So cosa vuoi dirmi, Giovanni. Ti do la mia parola che farò del mio meglio per liberarmi in fretta dell’Incubo - disse - Stanotte farò un giro per il paese, sperando che qualche demone si faccia vedere e che mi conduca direttamente dal loro capo -
Il vecchio borbottò qualcosa a bassa voce, lasciandola lì da sola per andare a togliere dai tavoli nella sala i piatti sporchi. Sentì qualcuno sedersi al suo fianco e voltò lo sguardo verso il bambino dai capelli biondi di quel pomeriggio.
- Ancora tu -
- Allora, mi fai vedere le tue pistole? -
- No -
- Perché? -
- Perché sei troppo piccolo -
- Non è vero -
Lanciò un lungo sospiro - I tuoi genitori ti sgrideranno per aver parlato con me -
- Non credo - rispose il bambino - Mia mamma è nel bosco con loro -
Capì al volo: sua madre era stata morsa - E tuo padre? -
- Mio papà è andato in cielo quando ero ancora piccolo - rispose Stefano.
Si rattristò subito - Mi dispiace -
Il bambino scosse la testa - Ormai è passato -
- Sei solo qui? -
- Sono in stanza con i miei zii, ma loro sono vecchi - disse lui - E non pensano che tu sia cattiva -
Inarcò un sopracciglio - Ma io non sono cattiva -
- Beh, hanno ragione allora -
- Zitti! Zitti tutti! - urlò qualcuno, attirando l’attenzione dei presenti, che obbedirono. Si voltò, curiosa, osservando come tutti trattenevano il fiato osservando la porta d’entrata: qualcuno o qualcosa, dall’altra parte, aveva iniziato a grattare piano il legno.
Il suo istinto la fece scattare in piedi, rovesciando persino la sedia all’indietro. Tutti iniziarono a voltare lo sguardo verso di lei per guardarla avvicinarsi alla porta, togliere ogni chiavistello ed appoggiare la mano sulla maniglia.
- Mostrami la tua anima, cacciatrice -
Spalancò la porta, ma non c’era nessuno. Si guardò a destra e sinistra, uscendo nel cortile, e partì di corsa non appena notò una figura svoltare l’angolo del rifugio.
La seguì fino all’interno della stalla, completamente buia.
Si guardò intorno, tentando di individuare il demone benché non vedesse altro che buio e sentisse gli animali scalpitare e correre avanti e indietro nei recinti. Prese persino paura quando Jack nitrì.
Non appena si voltò fece un balzo indietro alla vista di un demone, ad un soffio da lei: era un omone grande e grosso con dei corti capelli bianchi e una folta barba ispida, anch’essa bianca. Il demone ringhiò e l’attaccò subito.
Schivò l’attacco, facendo cadere a terra l’armadio a muro: non era l’Incubo, quindi non doveva ucciderlo.
Il demone si alzò di nuovo e stavolta lui fu più veloce. Dopo averla bloccata in un abbraccio che di amichevole aveva ben poco, la sollevò da terra senza sforzo, aumentando la stretta. Tentò immediatamente di liberarsi, agitandosi, senza però ottenere nulla.
Provò nuovamente a divincolarsi e, prima di sentire le sue ossa scricchiolare, liberò un braccio, colpendo subito il demone in pieno viso.
L’armadio a muro, con il naso sanguinante, non mollò la presa e le ringhiò contro.
- Brutto figlio di...- sussurrò dandogli un altro pugno e poi un altro ed un altro ancora, liberandosi definitivamente dalla morsa del demone e, veloce come un fulmine, gli diede una ginocchiata all’inguine, facendolo crollare in ginocchio.
Fece per colpirlo di nuovo, ma il demone la scaraventò contro la parete della stalla. Quando la schiena toccò le assi di legno, gettò indietro la testa, spalancando la bocca e chiudendo gli occhi nel tentativo di ignorare il dolore.
Non appena riaprì gli occhi il demone era scomparso.
Facendo una smorfia, staccò la schiena dalla parete di assi di legno della stalla, sentendo qualcosa di freddo ed acuminato sfilarsi dalla sua carne. Si alzò in piedi e si voltò verso il punto dove aveva sbattuto la schiena, puntando gli occhi su un grosso chiodo che sbucava da un’asse, dal quale gocciolava del sangue. Si maledì per essersi fatta scappare il demone.
A piccoli passi ritornò al rifugio, bussando alla porta d’entrata, che qualcuno aveva chiuso dopo la sua uscita - È andato via -
Le varie serrature scattarono e Antonio le aprì senza dire altro. Entrò evitando lo sguardo di tutti, ma dovette rialzarlo quando una donna, sulla quarantina, con i capelli color del rame e gli occhi nocciola, le barrò la strada. La fulminò con un’occhiataccia.
- L’hai ucciso? -
- No -
Un vecchio, accanto a lei, le diede una piccola pacca sulle con il bastone - Perché no? -
- Ho ricevuto l’ordine di uccidere solo l’Incubo -
- E chi diavolo è? - domandò un’altra donna, in mezzo ai presenti, tutti in piedi.
- Il demone che ha cominciato tutto -
- Perché solo lui? - domandò un uomo, mettendosi accanto alla donna davanti a lei.
Non rispose e tentò di superarli, ma la strada le fu bloccata di nuovo.
- Allora, assassina? -
- Non sono un’assassina -
- Ah no? - domandò qualcun altro, dalla folla.
- No -
- Io dico di sì -
Fulminò i presenti con un’occhiata - Pensate quello che volete, a me non importa -
- Allora vattene da qui! - esclamò un uomo, battendo il pugno su un tavolo.
- Smettetela! Tutti quanti! - esclamò Antonio, alle sue spalle, e tutti si voltarono verso di lui, eccetto lei - Le è stato ordinato di uccidere solo l’Incubo perché, una volta morto, tutti quelli infettati torneranno normali, torneranno ad essere le persone che avete avuto al vostro fianco fino a poco tempo fa -
Si portò una mano alla ferita, proprio tra le scapole, osservandosi poi le dita sporche di sangue. La donna che le bloccava la strada sgranò gli occhi ed impallidì - Sei ferita -
- Non è niente - sussurrò, facendosi largo tra di loro, salendo le scale e percorrendo il corridoio che conduceva alla sua stanza.
Una volta entrata si tolse la t-shirt, restando in pantaloncini corti, la piegò a malo modo e la gettò a terra, poi si sedette sul letto, prendendosi la testa tra le mani “Ti prego, fammi andare via di qui” pensò, rialzando immediatamente lo sguardo quando qualcuno bussò alla porta. Si alzò ed andò ad aprire, trovandosi davanti un ragazzo sui vent’anni, dai capelli biondi e gli occhi verdi. Rimase in silenzio e il giovane rimase a fissarla.
- Che c’è? -
Il ragazzo la guardò dall’alto in basso e deglutì - Io...sono un medico e ho visto che...ecco, volevo darti un occhiata...insomma...guardare la ferita che...ti sei procurata con il demone -
- Non ce né bisogno -
- Ti prego - disse - Solo per vedere se non c’è infezione -
Lanciò un sospiro - Ti mandano i cittadini più cordiali d’Italia? -
- No -
- Sei venuto di tua spontanea volontà? -
Il biondo annuì e lo fece entrare nella stanza - Quindi tu saresti un medico -
- Sì, beh...sono solo al secondo anno - rispose lui, porgendole la mano - Giacomo, piacere -
- Angelica -
Il ragazzo le indicò il letto - Puoi stenderti se vuoi -
Annuì e si sdraiò sul letto a pancia in giù, permettendo a Giacomo di guardare la ferita.
- Penso che sia a posto, ma sarebbe meglio disinfettare la ferita e mettere un cerotto. Spero che quel chiodo sia arrugginito -
- D’accordo. Lo farei io, ma non ci arrivo -
- Vado e torno - disse Giacomo, uscendo dalla stanza, tornando immediatamente.
- Hai fatto presto -
- Dormo nella stanza accanto - rispose lui, bagnando un candido fazzoletto con del disinfettante - Brucerà un po’ - aggiunse Giacomo, appoggiandole il fazzoletto sulla schiena.
Strinse con forza le lenzuola del letto, prendendo un respiro profondo - Ho notato -
- Vedo che sei fidanzata -
Si guardò l’anello che portava al dito e pensò subito a Matteo - Sì -
- Non deve essere facile avere come fidanzata una cacciatrice di demoni -
Chiuse gli occhi - No - sussurrò - Non è facile -
Il ragazzo le attaccò un cerotto sopra la ferita e fece un passo indietro - Ho finito -
Si alzò in piedi, ignorandolo ed aprendo l’armadio, infilando la prima t-shirt che le capitò in mano e la sua katana. Giacomo la osservò con gli occhi sgranati.
- Non so come ringraziarti - disse, avvicinandosi al comodino, recuperando la pistola per poi infilarla nella cintura dei pantaloncini.
- Un grazie è più che sufficiente -
Lo guardò e sorrise - Grazie -
- Di niente - rispose il biondino, avvicinandosi alla porta per poi voltarsi di nuovo verso di lei - Dove...stai andando? -
- Non si vede? - domandò, sguainando la katana - Vado fuori a giocare -
***
Non appena il campanello suonò, andò immediatamente ad aprire: al cancelletto, infuriata come un toro, c’era Elisabeth Hall.
La fece entrare sorridendo - Ciao -
- Ciao un cazzo -
Aggrottò la fronte “Fortuna che mia sorella è andata a letto” pensò - Anche a me fa piacere vederti -
- È qui Angelica? -
- Ehm...no -
La rossa incrociò le braccia al petto - No? -
- Non è qui -
- E dove diavolo è andata? -
Lanciò un sospiro - Beh, non so esattamente dov’è andata... -
- Come sarebbe a dire “non so esattamente dov’è andata”?-
Scosse la testa - È partita questa mattina per una missione -
- Ti ha detto dove? -
- No, ha solo detto che non poteva dirmelo -
Elisabeth abbassò lo sguardo - Che amica idiota che mi sono trovata -
- Anch’io vorrei sapere dov’è in questo momento e se sta bene, ma...-
La migliore amica della sua fidanzata sorrise in modo diabolico - Non ti preoccupare, lascia fare a me -
- Elisabeth non vorrai...-
- Trovare Angelica? Mi sembra ovvio -
- Nessuno sa dov’è andata -
- Tranne qualcuno all’Agenzia -
- Oh certo, e ovviamente tu sai dov’è la sede della più segreta agenzia che si occupa di cacciare i demoni -
- Sì -
Rimase un attimo di stucco: come faceva Elisabeth a saperlo?
- Storia lunga - rispose immediatamente la rossa, come se stesse leggendo nei suoi pensieri.
- Non ti faranno mai entrare -
- Conosco qualcuno all’interno - disse Elisabeth con un sorriso, dandogli poi le spalle e salutandolo con la mano - Ti farò sapere -
Guardò la ragazza salire sulla sua auto e partire. Quando non fu più nel suo campo visivo abbassò lo sguardo e scosse la testa: la signora in giallo era niente in confronto ad Elisabeth.
***
Aveva percorso l’unica stretta stradina che percorreva Carena di Sivella in groppa a Jack, che le era sembrato contento di uscire di nuovo dal suo recinto. Non c’era anima viva.
Ad un certo punto aveva bloccato il cavallo, che si era impennato, per osservare una strana recinzione fatta di filo spinato e paletti di legno che bloccava la strada, alta all’incirca tre metri. Non si ricordava di aver visto quello strano recinto quando era arrivata, forse per il semplice fatto che stava dormendo.
Scese da Jack, ma non osò avvicinarsi alla rete, raccolse un sasso da terra e lo scagliò con forza a qualche metro sopra il filo spinato, ma il sasso sembrò sbattere contro una parete invisibile e cadde a terra.
- Un sigillo - sussurrò, risalendo in groppa a Jack - Nessuno può entrare e nessuno può uscire -
Fece dietrofront e spronò il cavallo a correre più veloce, sperando di trovare qualche demone. Continuava però a pensare a quella recinzione: perché l’Agenzia non aveva fatto evacuare i civili? Perché li aveva lasciati lì assieme all’Incubo?
Lanciò un sospiro “Qualunque sia lo scopo di quel recinto, se l’Incubo aumenta la sua forza con il sangue umano può spezzarlo come se niente fosse”
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Giovedì, 23 luglio 2009
Mugugnò piano, infastidita da un incessante bussare alla porta. Alzò la testa, intontita ed ancora mezza addormentata - Chi è?! -
- Sono io -
- Io chi? -
- Stefano -
Si abbandonò di nuovo sul materasso - Vattene -
- Antonio mi ha detto di svegliarti a tutti i costi -
Si mise a sedere e, come uno zombie, si avvicinò alla porta, aprendola e facendo entrare il bambino - Cosa c’è? -
- Ah non lo so, ti vuole Antonio - disse il bambino, guardandola con la fronte corrugata - Hai una faccia. A che ora sei andata a letto ieri sera? -
Si mise le mani sui fianchi. Dopo aver fatto diversi giri per il paese era tornata al rifugio alle quattro di notte, si era arrampicata ed era entrata dalla finestra della sua stanza, che aveva appositamente lasciato aperta; poi si era abbandonata sul letto, addormentandosi quasi immediatamente - Tardi -
- Quanto tardi? -
- Tanto tardi -
Lanciò un sospiro - Antonio mi cercava? -
- Sì -
- Dov’è adesso? -
- Fuori in cortile -
Raggiunse il bambino e, delle piccole spintarelle, lo fece uscire dalla stanza - Torna a giocare che io devo cambiarmi -
- Non ci fanno giocare -
- E perché? -
- Non lo so, non ci hanno fatto uscire oggi, e ci hanno vietato di farlo -
“ È successo qualcosa” pensò - Ok, torna dai tuoi amici -
Il bambino, dopo averle sorriso, se ne andò, percorrendo il corridoio di corsa. Si vestì velocemente e scese di corsa le scale, uscendo in fretta dal rifugio, ignorando le occhiate di un gruppo di vecchi seduti ad un tavolo in un angolo. Prima di uscire salutò con un live cenno del capo una donna, seduta ad un altro tavolo, che le sorrideva, accarezzandosi dolcemente la grossa pancia.
Raggiunse Antonio, appena fuori dalla porta d’entrata, assieme ad altri due uomini, che discutevano animatamente, e una donna, che osservava il muro esterno del rifugio con gli occhi sgranati ed entrambe le mani davanti alla bocca, probabilmente spalancata.
Si mise davanti a loro osservando a sua volta il muro e la frase scritta su di esso, con il sangue, rivolta sicuramente a lei: Vattene o ucciderò tutti uno alla volta.
Riverso a terra in una pozza di sangue, proprio sotto la scritta, giaceva il cadavere di un vecchio, vestito di stracci con una ferita che partiva dalla spalla destra e terminava sul fianco sinistro, profonda diversi centimetri.
Chiuse gli occhi dopo aver osservato l’espressione del vecchio, i suoi occhi vitrei e la sua bocca digrignata in una smorfia di dolore - Lo conoscete? - domandò.
- Sì - rispose Antonio per tutti.
- Era stato morso, vero? -
L’uomo pelato annuì ancora.
- È mai capitata una cosa simile prima del mio arrivo? -
- No, mai -
Lanciò un lungo sospiro - Mi dispiace -
- Non è colpa tua -
Rientrò nella taverna, salendo poi le scale per ritornare nella sua stanza. Prese la sua katana che la sera prima aveva rimesso nell’armadio, la fissò dietro la schiena e ritornò fuori, percorrendo a passo svelto il cortile per poi addentrarsi nella foresta.
Era lì da un giorno e un innocente era morto: doveva trovare l’Incubo il più presto possibile.
***
- Assolutamente no -
- Andiamo Beatrice! - esclamò, battendo il pugno sul tavolo del bar.
- Non posso dirti dov’è andata Angelica perché non lo so nemmeno io -
- Chiedi a qualcuno -
- Ti ricordi che c’è una spia nell’Agenzia che vuole Angelica morta? Nessuno può fidarsi più di nessuno ormai -
Sbuffò, sistemandosi una ciocca di capelli ramati dietro l’orecchio - Deve esserci un modo -
Beatrice non disse niente, si limitò soltanto a bere il suo caffè.
- Potresti chiedere ad Alberto - disse - Visto che è stato lui a portarla, a quanto mi hai detto -
La bionda, a quel nome, arrossì - Assolutamente no -
- Oh giusto, hai una cotta per lui e ti vergogni a morte a parlargli -
- Non sono cotta di lui! -
- Allora chiedigli dov’è Angelica! -
- Perché vuoi sapere a tutti i costi dov’è? -
- Perché voglio assicurarmi che stia bene -
- Elisabeth, starà sicuramente bene -
- Voglio sapere dove diavolo l’hanno mandata -
Beatrice, dopo aver finito il suo caffè, appoggiò la tazzina vuota sul tavolo e poi si portò entrambe le mani nei capelli - Forse c’è un modo...- iniziò lei - Ma mi uccideranno se mi scoprono -
- Che modo? -
L’amica lanciò un lungo sospiro e la guardò - Lo farò solo e solo e mi darai una motivazione valida -
- Senti Beatrice - iniziò, facendosi più vicina in modo che nessuno, eccetto la bionda, potesse sentirla - Ho paura per Angelica, ho uno strano presentimento da quando mi hanno detto che è in missione. Ho paura che la spia sappia già dove si trova e se è così sarà ben presto in pericolo -
- Perché non chiedere a degli Agenti di raggiungerla? -
- Angelica mi ha detto che la spia controlla diverse persone all’Agenzia: vuoi mettere al corrente la spia che abbiamo capito i suoi piani? -
La bionda dopo aver abbassato lo sguardo lo rialzò - D’accordo -
- Mi aiuterai? -
Beatrice annuì - Non so quanto tempo ci metterò, forse un paio di giorni -
- Un paio di giorni? Cosa diavolo devi fare? Manomettere i supercomputer dell’Agenzia? -
- Quasi - rispose la ragazza - Ogni macchina aziendale ha una sorta di microchip che invia al computer centrale le sue coordinate ogni dieci minuti. Mi servirà un po’ di tempo per forzare le protezioni che J. ha installato di persona -
Sorrise - Che brava la mia amica hacker -
***
Dopo aver corso per ore ed ore a vuoto nel bosco, si sedette a terra, con il fiatone. Per tutta la durata della sua “gita” nessun demone si era fatto vedere e questo l’aveva fatta infuriare ancora di più.
Quando riprese fiato si rialzò e s’incamminò verso il rifugio: ormai era inutile proseguire la ricerca. Lo scopo dell’Incubo era quello di provocarla, e doveva ammettere che ci era riuscito.
Impiegò quasi mezz’ora per tornare alla taverna, dove tutti stavano pranzando e discutendo animatamente, ma quando entrò dalla porta sul retro, nella stanza calò il silenzio per un attimo, ma poi tutti ritornarono a parlare. Si sedette al bancone, guardando Giovanni mangiare un piatto di riso con dei piccoli pezzi di pollo. L’oste alzò lo sguardo, smettendo per un attimo di mangiare, e le porse un altro piatto di riso che le aveva messo da parte.
- Grazie - sussurrò, cominciando a mangiare.
- Hai trovato qualcosa? -
Scosse la testa - Niente di niente - rispose - Eppure devono esserci -
- La cortina di ferro li tiene rinchiusi qui assieme a noi -
- La cortina di ferro? Non è quella...-
- Sì - le rispose immediatamente il vecchio - Abbiamo soprannominato così anche la nostra recinzione -
- Probabilmente il sigillo si annullerà quando qualcuno ucciderà l’Incubo -
- Oppure se qualcuno lo danneggia da fuori -
- Sei sicuro? -
Giovanni annuì - Basta rompere uno dei paletti di legno dall’esterno della cortina di ferro e tutto va a puttane -
- Ma l’Incubo può spezzarla dall’interno se diventa più forte -
Il vecchio rimase un attimo in silenzio - Beh, così hai un motivo in più per trovarlo ed ucciderlo il prima possibile.
______________________________________________________

Domenica, 26 luglio 2009 - ore 2.37
Come ogni sera prima, era rimasta fuori tutta la notte, camminando avanti indietro per la stradina del piccolo paese, completamente deserta. Il vento soffiava dolce nell’aria, muovendole i capelli, e il silenzio era rotto soltanto dal rumore ritmico dei suoi passi.
Prese un respiro profondo, fermandosi “ Andiamo” pensò “ Sono qui”. Si era ferita alla mano in modo da attirare i demoni più deboli, ma non era arrivato ancora nessuno.
Riprese a camminare avanti e indietro per quella stradina a passo costante e, non appena un leggero fruscio attirò la sua attenzione, si lasciò sfuggire un ghigno. Si voltò di scatto: non c’era nessuno.
“ Avanti idiota, esci fuori”
Si rigirò per andarsene e si trovò davanti la figura di un uomo che la fissava: i suoi occhi erano dello stesso colore dell’ambra.
- Cosa ci fa una bella ragazza come te in giro a quest’ora di notte? -
L’uomo continuava a fissarla intensamente, iniziando ad avvicinarsi. Rimase immobile, attendendo il momento adatto per estrarre la pistola, infilata nella cintura dei pantaloncini.
Il demone cominciò a girarle intorno, fermandosi dietro di lei dopo diversi giri - Vedo che sei ferita -
Non disse niente, mordendosi la lingua quando l’uomo le spostò delle ciocche di capelli corvini in modo da lasciarle scoperta una parte del collo. Ghignò: ormai era fatta, anche se quello non era l’Incubo, poteva minacciarlo e farsi condurre da lui.
Lui avvicinò lentamente il viso al suo collo, come se la stesse annusando. Non appena sentì il fiato freddo dell’uomo sul collo, gli diede una gomitata nello stomaco, facendolo allontanare.
- Odio quando mi annusate il collo - sibilò.
Il demone indietreggiò, soffiandole come se fosse un gatto infuriato.
Si guardò intorno, notando solo ora la moltitudine di occhi gialli che brillavano nell’oscurità - Hai portato compagnia -
Lui ringhiò ed attaccò, correndo veloce verso di lei. Riuscì ad evitarlo e ad afferrarlo per il colletto della maglia, ribaltandolo all’indietro, sedendosi a cavalcioni sopra di lui e puntandogli la pistola in mezzo agli occhi - Ora sta fermo e ascoltami se non vuoi trovarti una pallottola nel cervello - disse, premendo ancora di più la canna dell’arma sulla fronte del demone - Voglio il tuo capo. Voglio l’Incubo. Digli di venire altrimenti verrò a cercarvi e vi ucciderò tutti, uno alla volta -
Il demone annuì, spaventato a morte.
Si alzò in piedi, osservando il demone alzarsi e correre verso gli altri, fuggendo nel bosco. Dopo essersi tolta la polvere dai vestiti, sbuffò sonoramente: l’attesa non faceva decisamente per lei.
***
Non riusciva proprio a chiudere occhio al ricordo di quello che era successo quel pomeriggio: diverse ore prima Beatrice si era presentata a casa sua con un foglietto di carta e una pistola, l’aveva praticamente pregata di non andare o di fare attenzione nel caso in cui fosse partita. Quando l’amica se n’era andata aveva aperto il foglietto di carta, leggendo più e più volte in nome del luogo della missione di Angelica.

[align=center]Immagine[/align]

Aveva ripiegato il foglietto e l’aveva nascosto assieme alla pistola nel cassetto della scrivania nella sua stanza, ed ora era lì, sdraiata sul suo letto che non riusciva a pensare a pensare ad altro.
Aveva impostato la sveglia alle 8 in punto, così sarebbe andata da Matteo ad informarlo di tutto: se l’avrebbe accompagnata bene, altrimenti sarebbe andata da sola.
***
Erano passate un paio d'ore da quando i demoni erano fuggiti in gran carriera per cercare l’Incubo, il demone che aveva morso tutte quelle persone, diventate suoi fedeli servi.
Un fruscio attirò la sua attenzione e portò immediatamente la mano alla pistola, infilata nella cintura dei jeans.
" Falso allarme" pensò, osservando una candida civetta che aveva spiccato il volo nel cielo buio.
" Il sole sta per sorgere. Questa sera non otterrò nulla"
S'incamminò lentamente verso il rifugio, completamente al buio con le finestre sprangate per difendersi da quelle creature.
- Domani - sussurrò una voce che apparteneva a qualcuno nascosto nell'ombra - Il mio padrone vi attende domani -
Ghignò - Se il tuo capo mancherà all'appuntamento...potrei offendermi molto -
- Ci sarà - sussurrò ancora il demone - Un'ora dopo il tramonto, ai confini del bosco -
Detto questo, il demone sparì oltre dei cespugli lì accanto, addentrandosi nella foresta.
Entrò nel rifugio, e il vecchio custode era già al bancone all'entrata; come varcò la soglia, il vecchio alzò lo sguardo con un luccichio negli occhi scuri - Li hai uccisi, ragazza? -
Sorrise in modo accattivante - Ho preso appuntamento per domani - disse salendo le scala di legno, che gemette sotto il suo lieve peso.
Percorse lo stretto corridoio in punta di piedi, cercando di non svegliare nessuno, ed infine arrivò alla sua stanza.
Sorrise, dopo aver aperto la porta, alla vista di Stefano, il bambino della stanza accanto, sdraiato di traverso sul letto che dormiva beatamente. Erano un paio di notti che si intrufolava nella sua stanza.
Gli si avvicinò e, senza cercare di svegliarlo, lo prese in braccio, rimettendolo sul letto in una posizione migliore ed infine lo coprì con una pesante coperta.
Si sedette ai piedi del letto, si tolse i vestiti ed indossò una comoda vecchia t-shirt e un paio di pantaloncini. Si alzò ed aprì il cassetto del comodino in legno, vi nascose dentro la pistola e lo richiuse.
- Sei stata via tutta la notte - disse una voce infantile - Anche oggi -
Si voltò e guardò Stefano, ancora sotto le coperte, ma con gli occhi azzurri aperti e vigili.
- Sono qui per questo. É il mio lavoro - sussurrò sedendosi sul letto accarezzando una guancia al bambino - A volte devo rimanere sveglia tutta la notte -
Stefano le fece posto, e con un gesto della mano la invitò a sdraiarsi. Sorrise infilandosi sotto le coperte.
Il bambino le abbracciò la vita, appoggiando la testa sul suo petto.
- Hai lo stesso profumo di mia madre - sussurrò lui, inspirando.
Gli accarezzò la testa, cercando da consolarlo.
- Mi manca tanto -
Si lasciò sfuggire una lacrima, che venne assorbita dal cuscino - Tornerà di nuovo da te, te lo prometto. Domani ucciderò il demone e tua madre ti abbraccerà ancora - disse, provando a consolarlo.
Dopo un po' si addormentò, stringendo Stefano tra le braccia.
***
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RE: DEMONS HUNTERS

da Kiarya92 » 10 giugno 2011, 14:50

Ok, ok! Posto e ti lascio in sospeso nel momento clou anche se ho l'altro pezzo pronto :sospettoso:

Però ti posto anche un'immagine ;)

Ore 8.13
Suonò al campanello e dopo qualche secondo, la signora Dall’Angelo, un po’ spettinata, mise la testa fuori dalla porta per vedere chi avesse suonato.
- Elisabeth -
- Buongiorno, c’è Matteo? -
La donna le aprì il cancelletto e la raggiunse - Sì, ma sta ancora dormendo -
- Le dispiace se vado a svegliarlo? È una cosa importante? -
- Si tratta di Angelica, vero? -
Annuì.
La donna la fece entrare - Prego -
- Grazie - disse, salendo le scale e raggiungendo la camera di Matteo, socchiudendo appena la porta della stanza. Il ragazzo sdraiato sul letto russava piano con addosso un paio di boxer. Si avvicinò e gli diede un paio di piccole pacche sulla spalla, ma non servì a svegliarlo.
- Matteo? -
Niente. Il ragazzo continuava a dormire. Lo afferrò per un braccio e tentò di tirarlo giù dal letto, senza successo.
- Angelica smettila...è ancora presto -
- SVEGLIATI SCEMO!! - urlò con tutto il fiato che aveva in gola, facendo spaventare Matteo, che si mise immediatamente a sedere, con il fiatone.
- ELISABETH! -
- Alla mattina ti svegli con le cannonate? -
- Cosa diavolo sei venuta a fare? -
Sorrise - Sono venuta perché so dov'é. So dov’è Angelica - disse - Sei con me? -
- Cosa? -
- Voglio andare da lei -
- Ma sei impazzita? -
Aggrottò la fronte - Perché? -
- Angelica ci ucciderà... -
- Questo lo dici tu - disse, mettendosi le mani sui fianchi - Allora vieni sì o no? -
Matteo si passò una mano nei capelli - Quando partiamo? -
- Adesso -
- Ma devo vestirmi -
- Muoviti! -
Matteo si alzò in piedi - Prima devi spiegarmi un po’ di cose -
***
Socchiuse lentamente gli occhi, abituandosi alla luce che filtrava dagli spazi tra le assi che sbarravano la finestra. Si mise a sedere, guardandosi intorno alla ricerca del piccolo Stefano, che probabilmente si era già svegliato.
- Buongiorno! -
Si voltò e sorrise alla vista del bambino sulla soglia della stanza con in mano una mela verde e un bicchiere di latte - Buongiorno -
- Ti ho portato la colazione - disse lui, avvicinandosi piano per non rovesciare il latte - Che a quest'ora potrebbe benissimo chiamarsi pranzo -
- Grazie - sussurrò afferrando il bicchiere, appoggiandolo sul comodino, e la mela - Sei un amore -
Stefano arrossì e la sua faccia divenne rossa come un pomodoro. Sorrise ed addentò la mela - Tu hai mangiato? -
- Sì -
- Bravo -
- È successo qualcosa di interessante ieri? -
- Non molto -
- Beh, di solito mi dici sempre no -
- Non te l’avevo detto ieri notte? - domandò, dando un altro morso alla mela - Stasera andrò dall’Incubo e lo ucciderò -
Stefano, dopo aver annuito, la salutò e uscì saltellando dalla stanza. Finita la mela e bevuto il bicchiere di latte tutto d’un sorso si alzò in piedi, stiracchiandosi le braccia, ed uscì dalla sua stanza, entrando nel bagno in comune a tutti, proprio di fronte alla sua camera, trovandosi davanti Giacomo sotto la doccia. In questi giorni di permanenza a Casera di Sivella erano diventati amici.
Il ragazzo si voltò immediatamente, dandole le spalle, mentre lei si lavò la faccia come se niente fosse.
- Angelica! -
- Cosa? -
- Sono nudo! -
- Lo so, scusa -
- Non potevi bussare? -
- E tu non potevi chiudere a chiave? - domandò - Gesù, non sono una ninfomane -
- Beh sono pur sempre nudo -
- Adesso esco - sussurrò, uscendo dal bagno e ritornando nella sua stanza. Si cambiò velocemente e scese le scale, fermandosi davanti al bancone di legno che Giovanni stava accuratamente pulendo.
- Dicevi sul serio ieri notte o mi prendevi per in giro? - domandò l’oste.
- Sono riuscita a convincere un demone a portare un messaggio all’Incubo - raccontò, sedendosi su una sedia vicino al bancone - E lui ha accettato la sfida -
- Non doveva essere un bel messaggio -
- O mi affrontava o avrei ucciso tutti i suoi servi -
Giovanni inarcò un sopracciglio - Ma è una balla -
- E lui come può saperlo? - gli chiese con un sorriso - Se tutto va bene, domandi mattina sarà tutto finito -
- Ricordati che ha già ammazzato due Agenti -
- Lo so - disse - L’Incubo non è facile da uccidere -
- Ma cos’è che lo rende così forte? -
- Non hai mai sentito parlare degli Incubi, vero? - domandò.
Il vecchio scosse la testa come risposta.
- L’unica cosa che posso dire è che l’Incubo riesce a vedere le persone che ami di più al mondo, e usa questo suo vantaggio contro di te assumendo le sembianze di una di quelle persone - disse - Ti ritrovi a combattere contro chi ami e a volte il corpo sembra non risponderti più. Quando mostri una minima esitazione lui ti uccide senza pensarci due volte -
Dopo diversi secondi di silenzio, Giovanni lanciò un sospiro - Pensi di farcela? -
- Lo spero - sussurrò, abbassando lo sguardo
- E se assume le sembianze del tuo fidanzato? -
- Non sono una che si fa ingannare facilmente - rispose.
- Non ci si può aspettare niente di meno dalla cacciatrice che ha ucciso Kyra -
Alzò lo sguardo - Come fai a saperlo? -
- Sono pur sempre un mezzo demone, e le voci corrono -
- Capisco -
- Si può sapere come diavolo hai fatto? Kyra era uno dei demoni più potenti in circolazione -
- Non è stato semplice, né la prima né la seconda volta -
- Seconda volta? - domandò il vecchio, sistemando i bicchieri puliti da una parte - Come sarebbe a dire “la seconda volta”? -
Lanciò un sospiro - Cominciamo dall’inizio...-
***
- Fra un chilometro prendete la seconda uscita -
- VAFFANCULO! TE E LA TUA SECONDA USCITA! - esclamò Elisabeth, seduta sul sedile del passeggero, con in mano un Big Mac comprato qualche minuto prima al McDonald’s di un autogrill.
Erano partiti da un’ora, o forse di più, ma il navigatore satellitare installato sull’auto di sua madre li aveva fatti andare in un altro paesino che non si chiamava nemmeno Casera di Sivella, ed ora erano ancora sulla A4, ed erano nei dintorni di Venezia.
Diede un altro morso al suo hamburger, cercando di non sporcarsi di ketchup - Calmati Eli - disse a bocca piena.
- Col cavolo che mi calmo! -
- È mezzogiorno, c’è ancora tempo -
- Se fosse stato per me saremo già arrivati -
- Se fosse stato per te col cavolo che avevamo i soldi per comprare da mangiare - disse - E col cavolo che facevamo benzina -
- Ok, ok -
- Lo so che sei preoccupata Elisabeth, ma ti prego: ho fame e non riesco a mangiare con una che mi urla di accelerare ogni dieci secondi - disse - Possiamo fermarci un attimo? Per favore -
La rossa, dopo averci pensato un attimo, si arrese, sbuffando - D’accordo -


Dopo una sosta ad un altro autogrill durata quasi due ore a causa della fila al ristorante self-service e al bagno delle donne, lui ed Elisabeth erano ripartiti con una scorta di bottigliette d’acqua nel baule e una bottiglia da un litro e mezzo di Coca cola ghiacciata.
- Secondo te quanto manca? - domandò.
- Il tuo navigatore sfigato dice più di tre ore -
- Non è sfigato, deve solo essere aggiornato -
- Calcolo del percorso in corso. Se possibile effettuare un’inversione ad U -
- Oh sì, buona idea...facciamo un’inversione ad U in autostrada - disse la rossa, incrociando le braccia al petto.
- Calcolo del percorso in corso -
- Ecco, bravo navigatore. Calcola il percorso così ci perdiamo ancora -
***
Seduta su un vecchio sgabello appena fuori dall’entrata della taverna, osservava i bambini giocare con la palla, correndo a destra e a sinistra. Non si voltò quando sentì Antonio fermarsi al suo fianco, si limitò semplicemente a salutarlo.
- Giovanni mi ha raccontato di ieri notte -
Fece un piccolo cenno - Spero che vada tutto bene, ho uno strano presentimento -
- Riguardo a tuo “appuntamento” con l’Incubo? - domandò l’uomo e lei, come risposta, annuì semplicemente.
- Spero che non sia niente - sussurrò - Ho sempre degli strani presentimenti -
- Temi che qualcosa vada storto? -
- No - disse - Mi chiedo se non abbia mandato apposta quel demone per attirarmi in una trappola -
- Stai attenta, non voglio un altro cacciatore morto nella stalla -
Gli lanciò un’occhiataccia - Grazie per l’incitamento -
- Andiamo Angelica, a quanto mi ha raccontato Giovanni la prima volta che ti ha vista, sei la miglior cacciatrice in circolazione -
Lanciò un sospiro - Spero solo di essere più brava del demone -
______________________________________________________

Ore 21.37
Il sole era tramontato da più di mezz’ora, ora doveva aspettare ancora un po’.
Per la prima volta era agitata e non riusciva a togliersi quello strano presentimento che aveva occupato la sua mente per tutto il pomeriggio, benché cercasse di pensare ad altro.
Si sistemò la katana a tracolla ed uscì dalla sua stanza, percorrendo il corridoio per poi raggiungere l’ingresso, dove diverse persone se ne stavano sedute ai tavoli, bevendo alcolici o giocando a carte. Guardò Giovanni, dietro al bancone, che le fece segno di avvicinarsi.
Obbedì e si sedette su una sedia, rimanendo in silenzio mentre l’oste le serviva un bicchiere di Whisky, prendendone uno anche per lui. Il vecchio alzò il suo bicchiere, facendole l’occhiolino - Buona caccia -
Alzò il suo bicchiere - Sperando di non diventare la preda - disse, bevendo il Whisky tutto d’un sorso.
- Saresti una preda indigesta -
Si alzò in piedi, dando le spalle all’oste - Ci vediamo dopo -
- Fallo secco -
Fece un piccolo cenno ed uscì dal rifugio. Come varcò la soglia, la porta d’entrata si richiuse e qualcuno fece scattare nuovamente tutti i chiavistelli.
S’incamminò tranquillamente verso il bosco: le sue preoccupazioni erano svanite all’improvviso e si concentrò sull’imminente scontro con l’Incubo.
***
- Allora? - domandò Elisabeth, seduta a terra.
Dopo tre ore trascorse in macchina erano quasi giunti a Casera di Sivella, ma erano rimasti bloccati per quattro lunghissime ed interminabili ore, a causa di una strana recinzione che circondava il paese (ne erano praticamente certi, dato che lui ed Elisabeth avevano percorso a piedi tutto il perimetro).
Quando erano arrivati era sceso dalla macchina per tentare di spostarlo, ma sembrava esserci una specie di barriera invisibile. Aveva tirato calci, lanciato sassi e dato pugni nel tentativo di buttarla giù, senza riuscirci.
- Penso che sia un sigillo - disse ad un tratto la rossa, che osservava pensierosa il cielo, mentre lui continuava a tirare calci alla barriera invisibile - Angelica me ne aveva parlato una volta, ma non mi ha mai detto come si fa a distruggerli -
- Se serve per tenere i demoni chiusi dentro dubito che una persona normale possa romperlo - ipotizzò.
La ragazza si alzò in piedi, seguendo il filo spinato e guardando paletto per paletto - Non è detto. Forse c’è un modo... - disse lei, toccando un paletto di legno - Se hanno portato Angelica lì dentro vuol dire che c’è un modo per entrare -
- Fai come vuoi, io provo in un altro modo - disse, risalendo in macchina ed accendendo il motore poi, facendo molta attenzione, avanzò lentamente, pronto ad appoggiare il muso dell’Audi contro la barriera creata dal sigillo, ma Elisabeth si mise in mezzo.
Spense l’auto e guardò la ragazza fargli segno di scendere. Obbedì, osservandola raggiungere un paletto ed estraendolo dalla terra, gettandolo poi da una parte - Elisabeth 1, Matteo 0 -
- Come diavolo hai fatto? -
- La terra era smossa, segno che qualcuno aveva tolto il paletto da terra -
Andò ad abbracciarla con forza - Elisabeth sei un genio -
- Lo so, grazie - disse la ragazza - Ora troviamo Angelica -
***
Era rimasta ferma nel luogo stabilito per una decina di minuti, poi un demone l’aveva attaccata ed era scappato subito dopo nel bosco. Lo aveva rincorso finché non raggiunse una piccola radura, circondata da alberi, con al centro un piccolo laghetto, largo una decina di metri. Il demone che l’aveva attaccata era rimasto fermo per alcuni secondi, come se volesse farsi vedere, poi corse via, nascondendosi dietro agli alberi.
- Dove sei, Incubo?! - urlò con tutto il fiato che aveva in gola, senza ricevere nessuna risposta - Cosa aspetti? -
Ancora nessuna risposta. Fece dei profondi respiri per mantenere la calma.
- ALLORA?! - urlò allargando le braccia - Forza! Vieni fuori! -
- Non c'é bisogno di urlare -
A parlare era stata una voce fredda, che le aveva fatto accapponare la pelle. Rimase in attesa, aspettando che il demone uscisse allo scoperto in modo da cominciare il combattimento. Portò una mano all'impugnatura della spada, tenendo i muscoli tesi, pronta a scattare in caso di attacco.
- Hai paura di farti vedere per caso? Hai paura di una ragazzina? -
- Tu sei più di una ragazzina - disse la voce, che le sembrava sempre più forte - Le voci corrono su di te, 33. Quelli che ti hanno sottovalutata sono morti. Come Kyra -
- Vieni fuori, Incubo. O sarò costretta a venire io da te -
Stavolta nessuno rispose. Iniziò a girarsi intorno, ascoltando i fruscii che provenivano dai cespugli che la circondavano.
Dall’oscurità emerse una figura umana: i capelli erano rosso scuro e gli occhi di un azzurro ghiaccio. Era vestito come un umano, ovvero con un paio di jeans strappati sulle ginocchia e una camicia nera con le maniche arrotolate fino ai gomiti. L’Incubo avanzò con calma, con uno strano sorriso stampato sul volto perfetto e dalla carnagione chiara. Rimase immobile, tenendo i muscoli tesi.
- Tu saresti Angelica? - domandò l’Incubo, indicandola con l’indice - La famosa 33? -
Non rispose e il demone scoppiò a ridere - Non pensavo fossi così bella - ammise lui - Pensavo che i racconti sopravvalutassero la tua bellezza, evidentemente mi sbagliavo -
- Hai finito di parlare a vanvera? - domandò.
- Oh, che brutto caratterino - sussurrò l’Incubo, fermandosi a qualche metro da lei - Sei impaziente di combattere contro di me? Non vorrei rovinare quel tuo bel viso -
- Pensa al tuo di viso, perché quando avrò finito con te nemmeno tua madre ti riconoscerà -
- E l’angelo si trasformò in demone - sussurrò lui senza staccare gli occhi dai suoi - Mostrami il tuo cuore, Angelica Vetra. Mostrami chi ami -
Rimase immobile, impassibile - Vai a farti fottere -
- Matteo Dall’Angelo, giusto? - domandò l’Incubo con un sorriso - Ma sono indeciso fra lui e...Manuel Mancini -
Non si mosse, benché il suo lato cattivo le dicesse di muoversi e tagliargli la gola.
- No, Manuel è un vecchio amore. Ma gli vuoi ancora bene benché sia morto da anni -
Prese dei respiri profondi, tentando di calmarsi, mentre il demone cambiava aspetto: i capelli rossi diventarono castani, i lineamenti del viso cambiarono, gli occhi di ghiaccio diventarono blu, lo stesso blu degli occhi che vedeva ogni giorno e che voleva vedere per il resto della sua vita. In pochi secondi, l'Incubo aveva assunto la forma di Matteo.
- I tuoi trucchi da quattro soldi non valgono niente -
- Vieni qui, Angelica. Vieni da me -
Sguainò la katana - Smettila. Matteo é a casa, al sicuro -
- Ne sei così certa? -
- Sì -
- In questo caso - iniziò lui, facendo apparire nella sua mano un pugnale, con la lama lunga circa trenta centimetri - Combatti per la tua vita, cacciatrice -
In un battito di ciglia si trovò il demone addosso, ma era riuscita a bloccare in tempo la lama del pugnale, che le graffiò appena la guancia. Fece forza sulle braccia cercando di far allontanare l’Incubo di qualche passo, ma non ottenne nulla, solo gli sfrigolii della sua katana contro il pugnale del demone.
Puntò gli occhi in quelli blu dell’Incubo, assottigliati per lo sforzo.
- Non sai fare di meglio? - domandò con un ghigno - Avanti, prova ad impegnarti - lo incitò
L’Incubo staccò la lama del pugnale dalla sua spada, ruotò su se stesso e vibrò un fendente, tentando di colpirla al fianco, ma riuscì prontamente a schivarlo, allontanandosi di qualche passo.
- Non sottovalutarmi -
Fece un sorriso di sfida - Bene -
Attorno a loro due il tempo sembrava essersi fermato: i demoni, nascosti dietro i cespugli, non emettevano alcun suono e li osservavano, pronti forse ad intervenire qualora il loro capo fosse stato in difficoltà.
L’Incubo attaccò nuovamente, scomparendo ed apparendo all’improvviso alle sue spalle: riuscì ad evitare la lama del pugnale una seconda volta, abbassandosi all’ultimo secondo, facendolo cadere in ginocchio dopo avergli colpito la gamba con l’elsa della spada.
Si allontanò immediatamente, osservandolo rialzarsi.
Si tolse una ciocca di capelli dal volto imperlato di sudore, parando l'ennesimo attacco repentino del demone, bloccando la lama del pugnale.
- Non ti facevo così brava -
- E questo é niente - disse, rispondendo al precedente attacco con una finta e subito disegnò una sottile linea rosso vivo sul braccio del demone, che non emise alcun suono.
Ricominciarono a combattere dopo quel breve scambio di parole, e presero a girare a semicerchio, fronteggiandosi sempre più agguerriti.
Incubo le si gettò nuovamente contro, il pugnale alzato verso di lei, con un ghigno diabolico sul viso della persona che amava di più al mondo. Respinse l'attacco e roteò su sé stessa, tentando di affondare la lama della spada nel fianco del moro, che schivò immediatamente, guardandola subito dopo con superbia e soddisfazione, senza mai abbandonare quel ghigno stampato sulle labbra.
- Non puoi salvarli, cacciatrice -
Sferrò un altro colpo e le due lame si incrociarono di nuovo, producendo degli insopportabili sfrigolii. Strinse le mani più saldamente sull'elsa della katana, tentando inutilmente di farlo allontanare.
Si staccarono nello stesso istante ed iniziò a parare dei veloci attacchi, talmente veloci da impedirle di contrattaccare. Il suo respiro si era fatto affannoso, mentre il demone non mostrava segni di stanchezza.
Non riuscì a parare in tempo un attacco e sentì immediatamente un dolore acuto alla spalla, avvertendo il sangue caldo scorrerle sulla pelle. Si portò istintivamente una mano alla spalla destra per proteggere la ferita, ma l'Incubo non aveva terminato: approfittò del suo gesto e l'attaccò di nuovo, pronto a trafiggerla.
Si spostò immediatamente di lato, schivando l'attacco, guardando poi il demone con l'aspetto di Matteo, che la fissò a sua volta.
Non fece in tempo a sollevare il braccio che reggeva la katana che il demone le diede un forte calcio alle gambe
Cadde in ginocchio, sentendo la spada scivolarle via dalle dita intorpidite, producendo un lieve rumore quando la katana cadde a terra, sull'erba.
- Ma cosa...-
- Veleno - disse immediatamente lui, giocando con il suo pugnale - Non preoccuparti, non é mortale, serve solo per rendere più deboli le mie vittime -
Respirò profondamente - Gioco scorretto -
- Non avevamo prefissato delle regole, sbaglio? - domandò l'Incubo, afferrandole i capelli e reclinandole all'indietro la testa - Il tuo profumo é così invitante -
Guardò la copia del ragazzo che amava, e che in quel momento la sovrastava. Gli occhi si tinsero per un attimo di rosso, ma poi tornarono blu. L'Incubo diede un calcio alla sua katana, allontanandola, in modo che non potesse attaccarlo all'improvviso.
- Abbiamo compagnia - disse lui, voltando lo sguardo e liberandola dalla sua presa - La tua amica Elisabeth e Matteo -
Si mise a gattoni, incapace di restare dritta e voltò lo sguardo, sentendo l'amica chiamarla.
L'Incubo si voltò verso di lei e sorrise, mentre il suo corpo robusto dimagriva, diventando più snello, i vestiti si strinsero imitando alla perfezione la tuta che indossava e mostrando curve che prima non c'erano, i capelli si allungarono fino a diventare dei morbidi boccoli corvini, gli occhi diventarono verdi e la pelle più pallida. Quando il demone terminò la trasformazione le sembrava di guardarsi allo specchio, proprio come quella volta che aveva combattuto contro l'Alterego fuori dalla sede della Rosa.
Il demone la allontanò con un forte calcio alle costole, poi si voltò verso la boscaglia dall'altra parte del laghetto. Pochi secondi dopo, proprio in quel punto, sbucarono Matteo ed Elisabeth, stupendosi di vedere due persone completamente uguali. L'Incubo raccolse la katana ed alzò il braccio - Sono qui, venite -
Tentò di alzarsi ma, dopo aver tossito e sputato sangue, si accasciò di nuovo a terra: evidentemente il calcio del demone le aveva rotto una costola.
***
Prese Elisabeth per un braccio ed iniziò a correre, facendo il giro del laghetto, fermandosi solo a qualche metro da Angelica, in piedi, con la katana in pugno.
- Non ascoltatela - disse puntando il dito verso l'altra Angelica - É il demone -
- No - sussurrò l'altra, alzando appena la testa, con un rivolo di sangue che usciva dalla bocca - É lei il demone, sta cercando di ingannarvi -
L'Angelica con la katana scosse la testa - É incredibile come voi demoni tentate in tutti i modi di salvarvi - disse lei, avvicinandosi a lui e ad Elisabeth - Perché siete venuti a cercarmi? -
- Temevo che ti fosse successo qualcosa - rispose.
Angelica lanciò un sospiro - Non devi preoccuparti per me, lo sai - disse la mora, voltandosi verso la sosia - Adesso devo finire il lavoro. Matteo? Vuoi farlo tu? -
Quando Angelica raggiunse il demone, lo afferrò per un braccio, trascinandolo verso di lui e gli porse il pugnale.
Guardò prima il pugnale, poi la fidanzata - Non penso di riuscirci -
- É facile - disse la ragazza alzando l'altra Angelica - Prendi bene la mira e gli pianti il pugnale nel cuore -
Si avvicinò, guardando il demone negli occhi piedi di lacrime. Possibile che un demone provasse dei sentimenti?
***
- Matteo - sussurrò appena - Perdonami -
Matteo rimase un attimo incantato, ignorando il demone che lo incitava ad ucciderla.
- Ricordati quello che ti ho detto prima di partire - disse ancora.
Chiuse gli occhi e attese.
Chiuse gli occhi e non ebbe nemmeno la forza di sperare che il ragazzo sbagliasse il colpo o che capisse all'improvviso che non era il demone.
Chiuse gli occhi e non provò alcun dolore.


[align=right]Continua...[/align]

Ed eccoti l'Incubo...lo so l'ho fatto male :sleep:
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Re: RE: DEMONS HUNTERS

da Kiarya92 » 10 giugno 2011, 17:17

Svit-kona94 ha scritto:!!!!!!!!!!!!! E mi lasci così?? :blink:
c***, qua le cose si mettono male... ma so che tanto Matteo non ha tirato :sleep: Avrà tirato contro il demone, fingendosi indeciso fino all'ultimo e cogliendolo di sorpresa :sleep:


Posto di nuovo per concludere in bellezza xD

Le mani che la stringevano la liberarono all'improvviso, mentre qualcuno di più familiare la strinse dolcemente a sé, evitando di farla cadere a terra.
Passò qualche secondo e riaprì gli occhi e la prima cosa che incrociò furono nuovamente gli occhi di Matteo che la fissavano. Ma stavolta erano quelli veri.
- Angelica -
Sorrise - Grazie a Dio ti sei accorto che non ero il demone -
- Non mi avresti mai fatto uccidere un demone -
Sorrise, ma ritornò subito seria. Guardò l’altra Angelica, in piedi, a qualche metro da loro, che si tolse il pugnale dal braccio, rigirandoselo tra le mani con un diabolico sorriso sulle labbra. Si voltò di nuovo verso Matteo, staccandosi da lui quando fu sicura che le gambe ressero - Dovete andarvene, subito -
- Ma Angelica - s’intromise Elisabeth - Sei ferita -
- Mi rendete le cose ancora più difficili se restate - disse, notando la preoccupazione negli occhi azzurri dell’amica - Potrebbe catturarvi e minacciarvi, o trasformarvi in suoi servi -
Lanciò un’occhiata all’Incubo che, lentamente, riprese le sembianze di Matteo, poi tornò a guardare i due - Vi prego. Siete stati bravissimi a trovarmi e a non uccidermi, ma ora, vi prego, vi imploro, andate - sussurrò - Fidatevi di me -
- Io non mi muoverei se fossi in voi - s’intromise il demone che, con un semplice schiocco di dita, fece uscire allo scoperto gli altri demoni, che fino a quel momento erano rimasti nascosti tra gli alberi, e che ora circondarono la radura in quattro e quattr’otto.
Andò a raccogliere la sua katana, senza mai distogliere lo sguardo dall’Incubo - Lasciali fuori vigliacco, questa è una faccenda tra noi due -
- E chi l’ha detto? - chiese il demone con un sorriso.
Arretrò, tornando da Matteo e da Elisabeth, mentre gli abitanti di Casera di Sivella infettati avanzavano imperterriti verso di loro.
- Fate un altro passo e giuro che vi ammazzo -
- Sta mentendo - disse l’Incubo ai suoi servi, che si erano bloccati alle sue parole - Non vi farà del male, vuole farvi tornare umani. Non dovete permetterglielo, chiaro? -
Le persone infettate dal demone ripresero ad avanzare verso di loro, mostrando i canini e tendendo le braccia in avanti, pronti ad afferrarli. Il primo che li raggiunse lo mise ko con un colpo alla nuca, facendolo crollare a terra privo di sensi; gli altri, a quel gesto cominciarono a correrle incontro, ma furono prontamente fermati prima che potessero attaccare o mordere qualcuno.
- Merda - imprecò a denti stretti, tentando di allontanare altri demoni il più possibile da Matteo ed Elisabeth: non sarebbe riuscita a tenerli a bada e, contemporaneamente, uccidere l’Incubo.
- Matteo, sto per chiederti una cosa che non avrei mai voluto domandarti - disse - Devi tenerli impegnati -
- Impegnati? - domandò lui, con tono un po’ sorpreso - Devo per caso ucciderli? -
- No, non devi ucciderli. Devi solo tenerli lontani da te e da Elisabeth -
- E tu? -
- Se uccido l’Incubo torneranno tutti normali -
- D’accordo - rispose il fidanzato, sfiorandole le dita con le sue - Stai attenta -
- Dovresti preoccuparti della predica che ti farò quando tutto questo sarà finito -
Lo sentì deglutire - Sappi che è stata un’idea di Elisabeth -
- Ehi! -
Allontanò con un calcio un altro paio di demoni - Matteo, ascoltami. Non devi farti mordere. Chiaro? -
- Chiarissimo - disse il ragazzo, dando un pugno in pieno viso ad un demone.
- State attenti. Io cerco di fare il prima possibile - disse, partendo di corsa, zigzagando tra i demoni per raggiungere l’Incubo che si godeva la scena dietro ai suoi servi.
Non appena lo raggiunse alzò la katana, nel tentativo di colpirlo, ma l’Incubo deviò la lama della sua spada con quella del pugnale. Il demone non si fece attendere ed attaccò immediatamente, afferrandole il braccio, piegandolo in modo da farle scoprire il fianco, e le diede una forte ginocchiata nelle costole. Urlò di dolore, liberandosi immediatamente ed allontanandosi dal suo avversario.
L’incubo le lanciò il pugnale nel tentativo di ferirla, ma lo afferrò al volo, piantandolo nel terreno.
- Ti conviene sbrigarti, o i tuoi amici diventeranno ben presto miei servi -
- Se farai del male a Matteo o ad Elisabeth giuro su Dio, che mi implorerai di ucciderti -
- Non ne sarei così sicuro -
Scattò di nuovo verso di lui e stavolta riuscì a ferirlo al fianco, seppur di striscio.
L’Incubo appoggiò la mano libera sulla ferita, osservando poi il sangue che gli sporcava il palmo - Questa me la paghi - disse lui, deviando un secondo attacco e andando a recuperare il suo pugnale, dando le spalle al laghetto.
Lo caricò di nuovo, pronta a fingere un affondo con la katana, ma quando gli afferrò il braccio, pronta per gettarlo in acqua, l’Incubo si liberò, colpendole la nuca con l’elsa del pugnale e ferendole il fianco, lasciandole la lama conficcata nella carne. Intontita dal colpo, sentì il demone afferrarle il braccio e scaraventarla in acqua.
***
Guardò il demone lanciare Angelica nel laghetto e restando fermo, a fissare la superficie dell’acqua, attendendo che la ragazza riemergesse. Cosa che però non accadde.
La sua copia si voltò verso di lui e in un paio di secondi assunse nuovamente le sembianze della fidanzata - Non avete speranze contro di me, avete visto cos’ho fatto alla cacciatrice -
Non la ascoltò e si concentrò sui demoni che continuavano ad attaccarli, facendoli allontanare o facendoli cadere a terra privi di senso. Non ce la faceva più: le donne erano a terra, svenute, ma gli uomini continuavano ad alzarsi, attaccandoli ancora e ancora.
Non appena sentì Elisabeth urlare si voltò, staccandole di dosso il demone che le aveva afferrato il braccio, pronta a morderla. Un altro gli afferrò il braccio e un altro la testa, piegandola di lato per scoprire il collo.
Non appena il demone affondò i denti nel suo collo, sentì subito il fuoco scorrergli nelle vene. Gli sembrava di bruciare.
Crollò in ginocchio, poi a terra, mentre i demoni, quando l’Incubo schioccò le dita, si allontanarono, ritornando a nascondersi dietro gli alberi. La vista gli si oscurò in pochi secondi.
***
Non appena vide Matteo cadere a terra, s’inginocchiò subito al suo fianco: il ragazzo ansimava, aveva la fronte imperlata di sudore e tratteneva a stento dei lamenti, stringendosi i pugni e strappando l’erba da terra.
Alzò lo sguardo ed osservò la copia della sua migliore amica trasformarsi in Sergio e sorriderle - Lo sai che si trasformerà in un mio fedele servo fra qualche minuto? -
- Non se Angelica ti ammazza prima, figlio di puttana -
- E dimmi - iniziò Sergio, avvicinandosi, fermandosi ad un soffio dal suo viso - Dov’è ora la tua cacciatrice? -
- Alle tue spalle bastardo - sussurrò la vera Angelica, piantando la katana nella schiena del demone, trapassandolo da parte a parte.
Il demone urlò di dolore, voltandosi di scatto e scaraventando la mora lontano, facendola sbattere contro un albero.
***
Si rialzò, portansi una mano alla nuca ed osservandosi il palmo sporco di sangue, puntò poi lo sguardo sull’Incubo, che si estrasse la katana che lo trapassava, gettandola a terra; ma il suo sguardo fu catturato dalla figura di Matteo, steso a terra, che si lamentava per il dolore.
Non ci vide più dalla rabbia.
Si estrasse il pugnale ancora piantato nel fianco e si scagliò contro l’Incubo, spingendolo nel laghetto. Si tuffò in acqua, raggiungendo immediatamente l'Incubo, che scivolava sempre di più verso il fondo. Non appena lo afferrò per un braccio per farlo avvicinare ed ucciderlo, il demone sgranò gli occhi, iniziando a dimenarsi nel tentativo di morderla o piantarle il pugnale nello stomaco.
Gli piegò il braccio in un'angolazione innaturale e gli rubò il pugnale, tentando diversi affondi, riuscendo finalmente a colpirlo, affondando la lama sotto lo sterno.
Lo liberò dalla sua presa e salì in superficie, prendendo una boccata d'aria e nuotò verso la riva del laghetto, osservando Elisabeth che accarezzava la fronte di Matteo, chiamandolo. Lanciò un’occhiata ai demoni nascosti tra gli alberi: non avevano subito alcun cambiamento.
Cercò di issarsi fuori dall'acqua per andare ad aiutare il fidanzato, ma qualcosa le afferrò la gamba, trascinandola di nuovo sott'acqua. Si trovò a fissare gli occhi di ghiaccio dell'Incubo, che le bloccò subito le braccia, mordendole il collo. Spalancò la bocca quando i denti affondarono nella carne, e i polmoni iniziarono a riempirsi d'acqua.
Il demone aumentò la stretta, stringendole forte le costole fino a farle scricchiolare. Si liberò immediatamente dalla sua presa, dandogli una testata in pieno viso e tornò immediatamente in superficie, raggiungendo la riva e strisciando per un metro sull'erba, tossendo e sputando l'acqua di troppo, poi rimase supina, a terra. Il morso bruciava come se qualcuno le avesse appoggiato una brace incandescente sul collo.
L’Incubo la raggiunse subito dopo, rabbioso, osservandola con i suoi occhi di ghiaccio. Lo guardò avvicinarsi lentamente e rimanere in piedi, accanto a lei - Ti resta poco tempo - iniziò lui, appoggiandole il piede sul fianco e pestando con forza - Ucciderò prima i tuoi amici, così potrai vedere come li squarterò come bestie -
Un altro pestone e piegò la testa di lato, sputando del sangue.
- Poi ucciderò te, cacciatrice. Cosa ne dici? - disse lui, pronto a darle un altro pestone, ma riuscì ad afferrargli la gamba destra, torcendola con forza fino a spezzarla. Gli diede un calcio all’altra gamba e lo fece cadere a terra.
Si sedette a cavalcioni su di lui, bloccandogli le braccia con le ginocchia - Dico, che se devi uccidere una persona ti conviene farlo invece di continuare a parlare - disse, ed afferrandogli la testa e girandola di scatto, rompendogli il collo.
Dopo averla guardata per un attimo con un po' di stupore negli occhi, l'Incubo riprese le sembianze originali, ma la pelle iniziò ad avvizzire, i capelli diventarono bianchi e gli occhi diventavano sempre più vitrei. Ora al suo posto giaceva un vecchio pelle e ossa, con le braccia allargate come se fosse in croce.
- Va all’inferno - sussurrò, alzando poi lo sguardo ed osservando i demoni, che circondavano la radura, ora riversi a terra, che si stringevano la testa con forza, urlando di dolore.
Si alzò con fatica, arrancando verso Matteo, che urlava di dolore come gli altri, lasciandosi poi cadere in ginocchio al suo fianco.
L'amica la guardò preoccupata - Stai bene? -
Annuì - Tu? -
- Sto bene - ammise lei con un sorriso, ritornando improvvisamente seria quando notò il morso sul suo collo - Ti ha morsa... -
- Lo so, non ti preoccupare. È tutto ok - disse, concentrandosi su Matteo, che non la smetteva di lamentarsi, e gli strinse forte la mano - Forza...tra un po' sarà tutto finito - sussurrò, mentre i gemiti degli altri demoni e quelli del moro si acquietarono sempre di più, finché nella radura non calò un silenzio di tomba.
Si alzò in piedi, sollevando il fidanzato con fatica, ma poi anche Elisabeth la aiutò, sorreggendo a sua volta il ragazzo.
- Dove avete lasciato la macchina? - domandò.
- Sulla strada...non so di preciso -
- D'accordo, andiamo -
- Sei sicura di farcela? Hai l'aria distrutta -
- Sì, tranquilla -
A piccoli passi, riuscirono ad uscire dal bosco e, dopo aver percorso un breve tratto di strada, individuarono la macchina della madre di Matteo, la raggiunsero e sistemarono il moro sul sedile del passeggero, reclinandolo un po' indietro. Gli diede un bacio sulla fronte e poi guardò l'amica - Prima devo avvertire gli abitanti che é tutto a posto e devo prendere le mie cose -
Elisabeth le diede le chiavi dell'Audi ed annuì - D'accordo, basta che guidi tu -
Salirono in macchina e mise in moto, dopo aver ceduto la katana ad Elisabeth, che la sistemò sotto al sedile.
Percorse la strada a tutta velocità, fermandosi davanti al rifugio, poi scese dall'auto ed andò a bussare la porta: Antonio De Luca le aprì immediatamente, intrappolandola in un abbraccio.
- É tutto finito - disse, liberandosi dalla stretta dell'uomo - Il demone é morto e gli altri abitanti sono ritornati normali -
- Dove sono? - domandò l'uomo.
- Sono nella radura nel bosco, privi di sensi. Andate a recuperarli e vedrete che tornerà tutto come prima -
- Non so come ringraziarti, ragazzina -
Sorrise - É il mio lavoro - sussurrò - Posso andare a prendere le mie cose? -
- Non ce né bisogno - disse l’uomo, porgendole il suo borsone e la katana che aveva lasciato nascosta nell’armadio - Giovanni aveva già preparato tutto appena sei andata via -
- Oh, grazie. Stavate per buttare via tutto pensando che mi avesse uccisa? -
- No - rispose lui - Pensavamo che dopo aver ucciso l’Incubo saresti stata contenta di tornare a casa -
Prese il borsone, dandogli le spalle - Addio Antonio. Salutami Stefano e tutti quanti - disse, ritornando al posto di guida, mettendo prima le katane e il borsone nel baule. Fece subito inversione e partì verso casa: la strada sarebbe stata veramente lunga, ma almeno era fortunata che il navigatore satellitare installato sull'auto le indicava la strada di casa.
- Non fidarti di quella cosa che parla -
Guardò l’amica nello specchietto retrovisore - Perché? -
- Storia lunga -
- A proposito...- iniziò - Si può sapere come diavolo avete fatto a trovarmi? -
- Abbiamo visto dei demoni correre nel bosco, tutto qui. Puoi accendere la musica? -
Accese la radio ed accelerò ancora di più. Finalmente ritornava a casa sulle note di We will rock you.
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RE: DEMONS HUNTERS

da Kiarya92 » 28 giugno 2011, 19:17

Ahah ok, però ti avverto: ho disegnato la mascotte...anzi...LE MASCOTTE xD

Angelica e Laura...
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e ho rimesso a nuovo Kyra :P
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e poi questo...scusate tanto ma non ho un post pronto :(
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RE: DEMONS HUNTERS

da Kiarya92 » 1 luglio 2011, 10:49

Eccovi un piccolo post...non è il massimo, vi avverto

Lunedì, 27 luglio 2009
Erano le due passate e Matteo non si era ancora svegliato, mentre Elisabeth, sdraiata sui sedili posteriori, continuava a girarsi nel vano tentativo di prendere sonno. Anche lei avrebbe voluto dormire, ma cercava in tutti i modi di rimanere sveglia per arrivare a casa il prima possibile. Dopo mezz’ora, però, dovette rallentare e fermarsi in una piazzola di sosta per non schiantarsi contro il guard rail: oltre al sonno, tutto il sangue che aveva perso le faceva girare la testa.
- Eli...devo fermarmi un attimo -
La rossa si mise immediatamente a sedere - Stai bene? -
Scosse la testa lentamente - No -
L’amica scese immediatamente dall’auto, aprendo la portiera del guidatore per farla scendere e sedere sui sedili posteriori; dopodiché Elisabeth si mise al volante - Cerca di riposare. Guido fino ad un autogrill e cerco una stanza -
Annuì - Grazie -
- Figurati. Devi stare proprio male se rispondi che non stai bene...di solito te ne freghi -
Sorrise, sdraiandosi in qualche modo e chiudendo gli occhi - Non è piacevole, in più mi gira anche la testa -
- Non ti rompo più, promesso. Chiudi gli occhietti e dormi -
- Svegliami quando sei arrivata, così ti aiuto con Matteo -
- Ok -
Lanciò un lungo sospiro, cercando di ignorare i vari dolori in tutto il corpo e cercando di dormire un po’.


- Angi? Angli svegliati, ho trovato una camera -
Socchiuse gli occhi, sperando di non essersi immaginata la voce di Elisabeth - Che? -
- Ho trovato un motel del cazzo -
Si mise a sedere, strofinandosi gli occhi - Ma quanto ho dormito? -
- Più di un’ora. Dai, aiutami a portare Matteo che non si è ancora svegliato -
Scese dall’auto e, in qualche modo, lei ed Elisabeth riuscirono a trascinare Matteo e il suo borsone nella stanza affittata per una notte: non c’era praticamente niente dentro, solo un letto matrimoniale, due comodini in legno con due lampade sistemate sopra, una vecchia poltrona marrone con dei pezzi di stoffa verdi, usati per rammendarla in qualche modo, e il bagno. Sistemarono Matteo sul letto e gli si sedette subito accanto, accarezzandogli la fronte.
- Senti, io dormo sulla poltrona non ti preoccupare -
Scosse appena la testa, senza distogliere gli occhi dal fidanzato - Dormiamo tutti insieme, ci stiamo nel letto - disse, alzandosi in piedi e dirigendosi verso il bagno - Dormi pure, io faccio un bagno e ti raggiungo -
- Ma...Matteo -
- Tranquilla, non morde - le disse, chiudendosi in bagno.
Si tolse di dosso la tuta rotta e sporca di sangue, lasciando che scivolasse a terra ed aprì il rubinetto della vasca da bagno, aspettando che si riempisse d’acqua tiepida per entrare e cercare di rilassarsi. Quel poco tempo che aveva dormito le aveva fatto bene: i giramenti di testa erano passati e non era più tanto stanca.
Dopo essersi pulita da cima a fondo, togliendo il sangue secco che aveva addosso, uscì dal bagno, coprendosi con un orribile asciugamano recuperando la biancheria e una maglietta e vestendosi in quattro e quattr’otto. Osservò Elisabeth, raggomitolata da una parte del letto, restando il più possibile lontana da Matteo per lasciarle un po’ di spazio, e sorrise, sdraiandosi tra loro due.
Impiegò poco tempo per tornare nel mondo dei sogni.
***
Ore 12.38
Socchiuse appena gli occhi, osservando la figura sdraiata accanto a lui.
- Elisabeth? - sussurrò piano, portandosi una mano alla testa.
- Devo pensare che mi tradisci con la mia migliore amica? -
A quella voce scosse la testa con vigore, sperando di non essersi immaginato tutto, poi osservò meglio la figura dai capelli neri come l’ebano, la pelle candida e un paio di occhi che avrebbe riconosciuto tra mille. Si mise di scatto a sedere - Angelica! -
La mora, ancora sdraiata sul letto, sorrise, facendogli l’occhiolino - Finalmente ti sei svegliato -
Si mise sopra di lei, baciandola con passione - Grazie a Dio stai bene. L’ultima cosa che ricordo è il demone che ti colpiva e ti lanciava nel laghetto -
Angelica gli prese il viso tra le mani, dandogli un dolce bacio sulle labbra - Tranquillo, è tutto finito -
- Sei ferita? Stai bene? -
Lei sorrise - Sto bene -
L’abbracciò subito con vigore - Grazie al cielo - disse, sentendola gemere piano. Lasciò subito la presa, guardandola preoccupato.
- Ho detto che sto bene, non che sono ferita - sussurrò lei con una smorfia di dolore sul viso, alzandosi appena le maglia per mostrargli una fasciatura intorno ai fianchi. Sfiorò appena la benda, facendola sussultare.
- Scusami -
- Non fa niente -
- Elisabeth? -
- È andata a prendere qualcosa da mangiare, dovrebbe tornare tra un po’ -
- Ottimo, ho una fame da lupi - disse, mettendosi a sedere, pronto ad alzarsi, ma Angelica lo afferrò per la maglia, facendolo sdraiare di nuovo, mettendosi poi a cavalcioni sopra di lui.
- Che c’è? -
- Non devi fare sforzi. Sei ancora debole -
- Angelica, sto benissimo -
La fidanzata si avvicinò al suo orecchio - Non vuoi restare qui con me? -
- Beh, se la metti così allora sto qui con te -
- Bravo -
- Per carità, piantatela qui -
Entrambi si voltarono verso Elisabeth, sulla porta, con in mano tre Big menù. Si mise subito a sedere e stavolta Angelica lo lasciò fare.
Elisabeth porse a ciascuno un menù e poi si sedette sulla poltrona - Finalmente ti sei svegliato, ero stufa di restare chiusa qui -
- Beh, allora mangiamo e partiamo -
- Dimenticavo...ha chiamato tua madre -
Gli andò di traverso un pezzo di hamburger - Cosa le hai detto? -
- Che stavi dormendo e poi le ho passato Angelica -
La mora annuì, finendo il panino in tempo record - Pensava che fosse successo qualcosa -
- E tu che le hai detto? -
- L’ho solo rassicurata. Stai bene in fondo e il morso è piuttosto leggero -
Annuì, dando un altro morso al suo panino, guardando la fidanzata, un po’ preoccupato. Lei lo guardò a sua volta, limitandosi a fargli un sorriso.
Elisabeth, seduta sulla poltrona, lanciò un sospiro dando un altro morso all’hamburger - Tra quanto andiamo? -
Finì l’ultimo boccone, mandandolo giù con un lungo sorso di Coca Cola - Quando hai finito -
- Posso mangiare anche in macchina - disse la rossa a bocca piena - Non ce la faccio più a stare in questo buco -
- Basta che non sporchi di ketchup - disse alzandosi in piedi, voltandosi poi verso Angelica - Ti senti bene, vero? -
***
Annuì, sorridendogli, e provò subito ad alzarsi, riuscendoci con un po’ di difficoltà, portandosi subito una mano al fianco - Credo che mi serva una mano -
Matteo la prese in braccio senza difficoltà - Ti porto io -
- Grazie -
- Di niente -
- Volete piantarla sì o no? -


Dopo quasi mezz’ora, riconobbe la strada che stavano percorrendo.
Si portò una mano al fianco, sotto la t-shirt, e strinse appena le dita, chiudendo gli occhi - Matteo, devi fermarti un po’ prima, temo -
Il fidanzato le lanciò un’occhiata - E dove? -
- All’Agenzia -
- Ti senti bene? -
Scosse la testa - È meglio se mi faccio dare un’occhiata da Marco o da Beatrice - ammise - Hai presente la vecchia casa infestata? Devi fermarti lì -
Matteo non disse niente ed accelerò ancora di più - Cinque minuti e ci sono -
Annuì appena - Però devi restare fuori. Non puoi accompagnarmi -
- Perché no? Potresti svenire da un momento all’altro -
- Non potete entrare - disse con un tono che non ammetteva repliche.
- Ma lei ci è entrata! - esclamò il ragazzo, indicando Elisabeth, seduta dietro.
- Non mi ha portata lei, genio. È stata Laura, e lo ha fatto solo perché la tua fidanzata pazzoide mi aveva azzannata al collo e stavo per morire dissanguata -
- Esatto - disse, voltandosi verso l’amica - E io non sono pazzoide, ero posseduta da Kyra -
- Sì, certo -
- È la verità! -
- Quindi lei è entrata all’Agenzia solo perché stava morendo?! -
- Ah, SOLO perché stavo morendo?! Chiamala cosa da poco -
Puntò l’indice contro Elisabeth - Tu, zitta - disse, puntando poi il dito verso il fidanzato - Tu, rassegnati. I civili entrano solo se necessario -
- Ma io so dei demoni -
- Con questo? -
- So già della loro esistenza, quindi a cosa serve tenermi fuori? -
- Loro sanno che tu sai dei demoni, ma è contro le regole -
Matteo la guardò - Loro sanno che io so dei demoni? -
- Sì, loro sanno anche cosa mi hai regalato per il compleanno. Tengono tutti sotto controllo, specialmente me e chi mi sta vicino -
- Quindi loro sanno quante volte noi...-
- Matteo! Era solo un esempio per farti capire - disse, lanciando un sospiro - Comunque non entri, devi tenere d’occhio Elisabeth -
- Non sono una bambina di dieci anni! Non mi serve la babysitter -
- Invece sì! -
______________________________________________________

Matteo fermò l’automobile proprio in mezzo al parcheggio, completamente vuoto ad eccezione di due Mercedes nere praticamente identiche. Lanciò un’occhiata al fidanzato - Aspettatemi qui...è una questione di pochi minuti - disse, uscendo dalla macchina prima di sentire nuovamente le lamentele del ragazzo.
Percorse lentamente il breve tratto che la separava dalla vecchia casa di copertura e, dopo essersi avvicinata all’entrata e pronunciato la parola d’ordine, scese le scale, superando la seconda porta, controllata 24 ore su 24 dalle telecamere. Nemmeno il tempo di raggiungere l’infermeria che Beatrice, con addosso il suo solito camice bianco, la raggiunse di corsa, abbracciandola con vigore, staccandosi immediatamente quando la sentì lamentarsi - Ti senti bene? - domandò lei preoccupata, appoggiandole una mano sulla spalla - Hai bisogno di qualcosa? -
- Ti sarei grata se mi controllassi un po’ tutto - ammise - Ma prima volevo chiederti se conosci chi ha dato informazioni riservate sulla mia missione ad Elisabeth Hall e a Matteo Dall’Angelo -
La bionda sgranò gli occhi per una frazione di secondo, poi scosse piano la testa - Non saprei...deve essere una in gamba -
- E come fai a sapere che è una donna? - domandò, inarcando un sopracciglio, pronta a rimproverarla.
- Ok, sono stata io - ammise Beatrice, prendendola a braccetto e guidandola verso l’infermeria - Elisabeth sa essere molto persuasiva -
- Capisco, ma avresti potuto rifiutare di aiutarla -
- Sei pazza? Mi ucciderebbe in modo lento e doloroso - disse l’amica, aprendole la porta dell’infermeria e facendola accomodare su una sedia. Marco era seduto alla scrivania che faceva le parole crociate e non alzò nemmeno gli occhi quando entrò nella stanza.
- Ciao Lumpa-lumpa -
- Ciao rompiscatole - rispose lui - Sono contento di vedere che non sei tornata in un sacco della spazzatura tagliata a fette -
- Anch’io sono contenta di vederti -
- Vai di fretta? - le domandò la collega, facendole gesto di togliersi la maglietta.
Obbedì, lasciando poi che Beatrice tolse le varie fasciature - In realtà sì, sono molto di fretta -
- Hai perso i sensi? -
- No -
- Ne sei sicura? -
Annuì - Mi sento solo molto stanca -
L’amica, sussurrando una litania nella lingua dei demoni, iniziò a curare la ferita al fianco - Vai a casa e riposati, probabilmente perderai i sensi per un po’, ma è normale, non preoccuparti -
- A causa del veleno? - domandò.
- Sì, anche se non sei diventata subito un demone quanto ti ha morsa, perderai coscienza - rispose lei, fasciandole di nuovo la spalla e le attaccò un cerotto sul collo - Non fare sforzi, intesi? Riposo assoluto -
- D’accordo -
- Se volevi fare qualcosa con il tuo fidanzato è meglio se eviti -
- Ho capito - sussurrò, rimettendosi la t-shirt - C’è altro? -
- Mangia tante carote e qualcosa di arancione -
- Perché? -
- Forse riusciamo a resuscitare la melanina nel tuo corpo -
Rise piano e la salutò con un abbraccio - Ci vediamo -
- Ciao Angi -
- Ciao Lumpa-lumpa -
- Vattene 33, prima che finisca il lavoro del demone che ti ha ridotta così -
***
Angelica tornò dopo più di quindici minuti, si sedette sul sedile del passeggero e lanciò un sospiro.
- Tutto ok? - domandò, mettendo in moto l’auto e facendo inversione, uscendo da quel desolato parcheggio.
- Tutto a posto -
- Cosa ti ha detto Beatrice? - domandò Elisabeth dal sedile posteriore.
- Non è nulla di grave, mi ha curato la ferita al fianco e ha fasciato le altre -
- Temevo qualcosa di peggio - ammise la rossa - Da quando siamo portiti non hai una bella cera -
- sono solo stanca, tutto qui - ammise Angelica, appoggiando la testa al finestrino e chiudendo gli occhi. Abbassò immediatamente il volume della radio: sapeva che quando la fidanzata appoggiava la testa al finestrino si sarebbe addormentata in pochissimo tempo.
- Perché hai abbassato? -
- Shh! Abbassa la voce - sussurrò.
- Non dirmi che si è addormentata? - domandò la rossa, guardando l’amica, profondamente addormentata - Ok, si è addormentata -


Dopo aver accompagnata Elisabeth ritornò a casa, fermò la macchina e voltò lo sguardo verso Angelica, che dormiva profondamente e sorrise senza alcun motivo, togliendole una ciocca di capelli finiti davanti al viso.
- Angelica? Forza svegliati - sussurrò, appoggiandole la mano sulla spalla, senza però riuscire a svegliarla; così, scese dall’auto e fece il giro, aprendo la portiera della macchina: se non fosse stato per i suoi riflessi, la ragazza sarebbe caduta a terra. La prese in braccio, tentando nuovamente di svegliarla, ma solo ora capì che non stava dormendo, ma era priva di sensi.
Non ci pensò due volte a suonare una decina di volte il campanello di casa sua con il gomito, facendosi aprire da sua madre, che li guardò preoccupata - Matteo, cos’è successo? - domandò la donna, aprendogli il cancelletto e facendolo entrare in casa con Angelica in braccio.
L’appoggiò sul divano, prendendole il viso tra le mani - Angelica? Angelica mi senti? -
- Cos’è successo? - domandò sua madre, subito al suo fianco, accarezzandolo la fronte ad Angelica - Cosa le è successo? -
- Non lo so, pensavo che dormisse, ma invece è svenuta -
- Da quanto tempo è così? -
- Nemmeno cinque minuti credo -
Sua madre, dopo aver annuito, diede un paio di schiaffi alla ragazza, nel tentativo di farle riprendere i sensi e, quando la ragazza, strinse gli occhi, lamentandosi, sentì il suo cuore tornare a battere.
- Angelica? Stai bene? -
La mora socchiuse gli occhi, guardando prima lui e poi sua madre - Eh? -
- Riesci a sentirmi? -
- Io...sì - sussurrò la ragazza - Cos’è successo? Perché avete quella faccia? -
- Sei svenuta -
Angelica lanciò un sospiro - È normale, Beatrice mi aveva avvertita che sarebbe successo -
- Matteo, per favore, portala a letto. Ha l’aria distrutta -
- Non serve - rispose la ragazza, tentando di mettersi a sedere - Vado a casa, non voglio darvi di disturbo -
- Testona che non sei altro, non dai nessun disturbo; e poi non ho intenzione di lasciarti a casa tua da sola -
- I miei genitori? -
- Tuo padre è al lavoro mentre tua madre mi ha detto che sarebbe stata in negozio tutto il pomeriggio -
- Capisco -
Prese in braccio la fidanzata, che non oppose resistenza - Adesso vai a dormire, d’accordo? -
Lei annuì, chiudendo gli occhi
***
Quando aprì gli occhi trovò immediatamente Matteo, sdraiato accanto a lei, che le stringeva dolcemente la mano. Gli sorrise, socchiudendo un po’ gli occhi, ancora mezza addormentata. Solo in quel momento capì di essere nella camera del fidanzato.
- Come ti senti? - le domandò il fidanzato, preoccupato.
- Bene - rispose - Anche se ho un po’ di fame -
- È quasi ora di cena - disse Matteo, alzandosi in piedi, facendo il giro del letto per aiutarla a mettersi a sedere.
Abbassò subito lo sguardo sulla maglietta che indossava, confusa.
- Ti ho cambiata io, non ti preoccupare -
Annuì e si alzò, reggendosi forte a Matteo aspettando che la testa smettesse di girarle. Sentì la nausea salirle alla gola e si portò una mano alle labbra.
- Sicura di stare bene? -
Quando tutto si calmò annuì - Forse è meglio se non mangio -
- Ti preparo un tè - le disse il moro, guidandola al piano di sotto, in cucina, dove la signora Dall’Angelo alzò gli occhi dai fornelli per guardarla con attenzione.
- Come ti senti, cara? -
- Meglio, grazie -
- Hai fame? -
- Sì, ma è meglio se non mangio niente -
La donna le si avvicinò, tastandole la fronte - Hai la nausea? -
- Un po’ -
Angela si staccò da lei pera andare a frugare in un cassetto, prendendo una scatola di farmaci. Matteo la fece sedere a tavola - Angelica, non hai una bella cera -
Sorrise - Quando mai l’ho avuta? -
La madre di Matteo le porse un bicchiere d’acqua e una piccola pillola bianca - Bevi, tesoro. Con questa la nausea ti passa al 100% -
Annuì, ingoiando la pillola e mandandola giù con un lungo sorso d’acqua, cercando di non soffocare quando la signora Dall’Angelo prese a cantare la canzone “Basta un poco di zucchero”.
- Matteo mi ha raccontato quello che è successo - iniziò la donna dopo aver ripetuto il ritornello un paio di volte, tornando ai fornelli in modo che non si bruciasse niente - È andato tutto bene, spero -
Annuì, bevendo quel poco d’acqua che le era rimasta nel bicchiere, ma appena appoggiò il bicchiere sulla superficie del tavolo, Matteo prese una bottiglia d’acqua dal frigorifero, riempiendole di nuovo il bicchiere - Sì, è andato tutto abbastanza bene -
- Spero che mio figlio non ti abbia rotto le scatole -
Lanciò un’occhiata al fidanzato e sorrise - Mi ha salvato la vita -
- Sul serio? -
- Pensavi che fossi d’intralcio, mamma? - domandò lui, facendola alzare - Meglio se ti stendi di nuovo -
Sbadigliò - Ok -
- Ma come fai a dormire così tanto? -
- Uffa, ho sonno...-
***
Ore 20.00
Vide il cellulare di Angelica illuminarsi e cominciare a vibrare. Lo prese in mano, osservando la scritta “numero privato” che lampeggiava assieme al display. Rispose.
- Tu non sei 33 - disse una strana voce maschile dall’altro capo del telefono, come se un programma stesse camuffando i suoni.
- Chi parla? -
- Voglio parlare con 33 -
- Ora non è possibile -
- Bene, allora lasciale un messaggio da parte mia -
- Chi è lei? -
- Dille di andarsene, dille di andarsene da Verona altrimenti farò del male a tutti quelli a cui vuole bene, a cominciare da te, Matteo Dall’Angelo -
Si pietrificò - Sei la spia -
- Riferisci il messaggio. Ha tempo fino a stasera alle nove, poi manderò qualcuno a salutarvi -
L’uomo riattaccò immediatamente. Ancora scosso, appoggiò il telefono da una parte, osservando Angelica dormire tranquillamente.
Sapeva che se le avrebbe riferito il messaggio, non ci avrebbe pensato due volte a lasciare Verona per proteggerlo, ed è proprio per questo motivo che non le avrebbe detto nulla.
“ Ogni demone che ha mandato è stato ucciso” pensò, accarezzando la fronte della fidanzata “ E faranno tutti la stessa fine”
***
Ore 20.57
Quando aprì gli occhi non trovò nessuno al suo fianco, e si mise subito a sedere, prendendo il telefono e controllando l’ora.
- Finalmente ti sei svegliata -
Alzò lo sguardo verso Matteo e sorrise - Scusami se ti ho fatto preoccupare -
- Non fa niente - sussurrò lui, sedendosi al suo fianco.
- È successo qualcosa? - domandò, dopo aver osservato l’espressione preoccupata del ragazzo - Brutte notizie? -
Matteo impallidì - No -
Inarcò un sopracciglio - Smettila di mentire. Non sai dire le bugie -
- Non è successo niente, ero solo preoccupato per te -
- Devo ripeterlo di nuovo? - domandò.
- Non ti sto mentendo, Angelica! -
- E perché stai urlando allora? - domandò calma, incrociando le braccia al petto - Ti prego, dimmi cosa succede -
- Angelica, sono preoccupato per te. Rischio di perderti un giorno sì e l’altro anche - rispose il ragazzo - Come faccio a non essere preoccupato? -
Lanciò un sospiro, decidendo di credere alle sue parole, ma sentiva comunque che le stava nascondendo qualcosa - Scusami, non volevo farti arrabbiare -
- Scuse accettate - disse lui, lanciando un’occhiata all’ora sul display del cellulare.
Piegò la testa di lato - Devi vederti con qualcuno? -
- Cosa? No -
- Ti sto facendo perdere tempo? -
- Certo che no - rispose lui, lanciando un’altra occhiata al telefono.
Guardò l’ora: erano le nove in punto. Il telefono squillò e sussultò per lo spavento, rispose immediatamente.
- Tempo scaduto, 33 -
- Chi è lei? -
- Il tuo fidanzato non ti ha dato il mio messaggio? -
Si voltò verso Matteo, fulminandolo con lo sguardo - No, non mi ha dato nessun messaggio -
- Un vero peccato, ma ormai ho già mandato un amico a fargli visita. E non potrai fare nulla -
- Se scopro chi sei, giuro che ti soffoco con le tue stesse budella - disse riattaccando ed alzandosi in piedi, furiosa - Qual’era il messaggio, Matteo? -
- Angelica io pensavo che...-
- QUAL’ERA IL MESSAGGIO, MATTEO DALL’ANGELO!? - urlò arrabbiata - DIMMELO! -
- Lasciare Verona entro le nove, oppure avrebbe mandato un demone a cercarmi -
- Perché non mi hai svegliata? Perché non mi hai detto niente?! -
- A cosa sarebbe servito? L’avresti ucciso comunque -
- Tu non capisci -
- Cos’è che dovrei capire? -
- Se ti accadesse qualcosa io... non potrei mai perdonarmelo -
- A cosa serve scappare se hai ucciso tutti i demoni che ti ha mandato contro? -
Prese un respiro profondo ed uscì dalla stanza, fermandosi sulla soglia - Non sono infallibile, Matteo. Sono umana. Hai visto quello che è successo con l’Incubo - disse, scendendo di corsa le scale, cercando la sua katana, trovandola nascosta dietro all’appendiabiti assieme al suo borsone. L’afferrò e la sguainò immediatamente, proprio la porta d’entrata si spalancò all’improvviso, senza che nessuno la spingesse.
- È troppo tardi, Angelica - si sentì sussurrare nell’orecchio - Adesso lui è mio -
Il panico s’impadronì di lei e si voltò verso le scale - Matteo? - chiamò forte, senza però ricevere alcuna risposta. Temette il peggio.
Gettò la katana a terra e corse su per le scale, trovando il ragazzo steso a terra, immobile. Si avvicinò a lui, mettendolo a pancia in su e dandogli qualche schiaffo per tentare di svegliarlo, ma non ottenne alcun risultato.
Iniziò a piangere, battendo i pugni a terra - Ti prego, svegliati - disse in preda alla rabbia, benché sapesse che Matteo non si sarebbe svegliato finché non avesse affrontato e sconfitto il demone nella sua mente.
Andò a prendere il cellulare, chiamando immediatamente Beatrice.
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RE: DEMONS HUNTERS

da Kiarya92 » 6 luglio 2011, 20:31

Eccovi il pezzo brutto bruttissimo che avevo promesso ieri (ma che posto oggi perchè avevo un mal di testa assurdo)

Buona lettura ;)

Quando vide Matteo agitarsi gli prese la mano, stringendola dolcemente tra le sue, facendo dei respiri profondi per non piangere e non mostrarsi debole. Tutto questo era capitato a causa sua, solo perché era un ostacolo per un pazzo che aveva chissà quali piani in testa.
Sussultò quando Beatrice entrò nella stanza che avevano velocemente preparato per il ragazzo, e le si avvicinò, appoggiandole una mano sulla spalla e porgendole una bottiglietta d'acqua - Come stai? -
- L'attesa mi sta uccidendo - rispose sinceramente, prendendo la bottiglietta e ringraziando l'amica con un lieve cenno del capo, lasciando la mano immobile del fidanzato per bere un lungo sorso d’acqua.
- Il demone dei sogni é una creatura infame - disse la bionda, passandosi una mano nei capelli - Bisogna aspettare che Matteo si svegli da solo -
Chiuse gli occhi - Non lo si può aiutare in nessun modo? -
- Temo di no, purtroppo - rispose l'amica - Matteo deve rendersi conto che quello che sta vivendo é tutto nella sua mente. Deve superarlo -
Appoggiò la bottiglietta a terra, e tornò a stringere la mano del fidanzato, lanciando un respiro profondo per tentare di calmarsi “Ti prego Matteo, sono qui che ti aspetto”
***
Quando riaprì gli occhi riconobbe il soffitto della sua camera ed attese qualche secondo prima di mettersi a sedere, tentando prima di ricordare cosa ci faceva steso a terra. Si alzò, rinunciando a trovare una spiegazione sul fatto che si trovava lì, e con passi lenti uscì in corridoio, fermandosi in cima alle scale, osservando Angelica ad un paio di metri dalla porta d'ingresso spalancata.
- Angelica - la chiamò, scendendo le scale, fermandosi alla fine.
La ragazza, si voltò lentamente, guardandolo in modo serio - Chi sei tu?-
- Angelica, non fare la scema, sono io, Matteo -
La mora iniziò ad avvicinarsi e, quando fu ad un soffio da lui, gli appoggiò una mano sul collo. Era fredda come il ghiaccio - Hai paura, Matteo Dall’Angelo? -
- Ma che stai dicendo?-
Angelica si avvicinò al suo collo, mostrando due lunghi canini: sentiva il suo fiato freddo sul collo, e non riusciva a muoversi. Angelica si staccò da lui, con un ghigno, afferrandogli il viso - Hai paura di me? -
- Angelica, come posso avere paura di te? Io ti amo -
La ragazza sorrise malignamente, e gli graffiò una guancia: sentì immediatamente il sangue colargli fino al mento. Indietreggiò appena, ma la fidanzata lo bloccò, afferrandolo per un braccio - Hai paura?- chiese ancora lei avvicinandosi al suo viso.
- Adesso sì - rispose non appena la ragazza gli leccò la guancia rigata dal sangue.
***
Osservò il taglietto apparso sulla guancia del ragazzo e seguì con lo sguardo una goccia di sangue che rotolò fino al mento. Si alzò in piedi, guardando il piccolo bancone proprio alle sue spalle, sul quale erano appoggiate diverse scatole di bende, cerotti, fiale e altri farmaci, e si avvicinò, frugando nei cassetti, trovando un fazzoletto di stoffa bianco.
Ritornò accanto al letto, togliendo con il fazzoletto la linea di sangue sulla guancia del fidanzato.
Tornò a guardarlo, rimanendo in silenzio e stringendogli la mano.
______________________________________________________

Venerdì, 31 luglio 2009 - ore 22.25
Si svegliò di soprassalto, guardando il ragazzo steso sul letto. Erano quattro giorni che era in quello stato.
Da quando Matteo era entrato in un sonno profondo, non si era più alzata da quella dannata sedia tranne quelle volte che andava a fare una doccia veloce o a prendere una bottiglietta d’acqua e, se non fosse stato per Beatrice, sarebbe morta di fame: l’amica le portava della frutta o uno yogurt, facendole anche un po’ di compagnia.
Si avvicinò a Matteo, passandogli lievemente la mano sul graffio apparso lunedì sera sulla guancia: sapeva benissimo che se si veniva feriti in quella specie di “dimensione” si veniva feriti anche nella realtà e la stessa cosa valeva anche per la morte. L’ultima volta che era capitato a lei, l’aveva scampata per un soffio.
Il demone dei sogni prende la forma di quello di cui hai più paura: si era trovata a combattere contro i suoi amici, diventati demoni. Lo ricordava bene.
------
Sono davanti a me, i vestiti strappati, gli occhi completamente rossi come tizzoni ardenti. Elisabeth é in testa al gruppo; subito dopo di lei, Vittoria, Alice, Davide, Federico e Sergio, poi, ancora più in là mia madre e mio padre, nelle stesse condizioni e poi c'é Manuel.
Sento la mia mano pesante e la guardo mentre si chiudeva intorno all'elsa della mia katana, la lama é talmente bianca, che posso vedere il riflesso della mia espressione di terrore.
- Vi prego, non avvicinatevi - dico indietreggiando, sentendo subito le lacrime rigarmi le guance.
Mi ignorano e si avvicinano sempre di più, mentre io non ho più la forza di muovermi: le gambe sono come bloccate da una forza invisibile, la stessa forza invisibile che sento salire sempre di più, bloccandomi tutto il corpo, eccetto il braccio che stringe ancora la spada.
Non voglio farlo. Non posso farlo.
Mi trascinano a terra e cominciano a graffiarmi e mordermi, mentre io ho solo la forza di piangere.
- Basta, vi prego...basta -
Vedo solo un miscuglio di corpi sopra al mio. Tutti hanno la bocca piena di sangue, il mio sangue, e continuano a ferirmi, mordermi; ed io, non ho nemmeno la forza di muovermi. Tutto sembra così reale, non riesco a fare del male ai miei amici, ma provo comunque ad allontanarli con il manico della spada.
- È pazza...- sussurra una strana voce, mentre mi allontano, se pur di poco, da loro.
- Vede i fantasmi -
- È pazza -
- No! Non sono pazza! - urlo con tutto il fiato che ho in gola e mi alzo in piedi di scatto.
- Non sei umana..-
- Sei pazza -
Mi inginocchio a terra ed urlo ancora e ancora, mentre le lacrime cominciano a rigarmi il viso.

------
Si riscosse dai suoi pensieri e le lacrime cominciarono a rigarle il volto, non appena Matteo sussurrò lievemente il suo nome.
“Il demone ha preso la mia forma. Lui ha paura di me” pensò, stringendogli la mano fredda - Ti prego Matteo, svegliati. Quello che vedi non è reale...è nella tua mente -
***
Si ritrovò una pistola in mano e subito la puntò contro la creatura, che sapeva non essere Angelica.
- Ferma o ti ammazzo -
- Matteo, perché non vieni con me? Hai detto che mi ami - chiese la ragazza facendo un passo avanti, appoggiando il petto alla canna della pistola.
- Tu non sei Angelica - sussurrò.
- Devi uccidermi se vuoi liberarti di me, lo sai?-
- L'avevo sospettato -
Gli occhi della ragazza diventarono rossi e sul suo viso si disegnò un diabolico sorriso - Allora cosa stai aspettando?-
Chiuse gli occhi e sparò. Dopo un piccolo tonfo, ebbe la forza di socchiudere soltanto un occhio ed osservò la ragazza stesa a terra, con la mano al petto. Rabbrividì sentendo la solita voce della fidanzata: era ritornata normale.
Senza pensarci due volte, lasciò cadere a terra la pistola e la raggiunse, inginocchiandosi al suo fianco, tentando di non guardare il sangue che usciva dalla ferita al centro del petto.
- Matteo - sussurrò lei, con gli occhi chiusi - Scusami...non volevo -
- No, é tutta colpa mia - disse, distogliendo lo sguardo dalla ragazza e guardandosi intorno, sentendo una voce familiare che sembrava provenire da lontano.
“Ti prego Matteo, svegliati”
- Chi sei? -
“Quello che vedi non è reale...è nella tua mente”
- Angelica? Sei tu? -
La ragazza sdraiata a terra emise un lamento soffocato e voltò il viso verso di lui, tenendo sempre gli occhi chiusi - Matteo...con chi parli? -
Continuò a guardarsi intorno - La voce...l’hai sentita? -
- No - rispose Angelica, afferrandogli il collo con uno scatto fulmineo, facendogli sbattere la schiena a terra. Lei si sedette sopra di lui, mostrandogli i canini - Io sento solo le tue grida -
Urlò con tutto il fiato che aveva in gola quando la ragazza gli morse il collo, affondando i denti nella carne, e cercò immediatamente di staccarsela di dosso.
***
Sul collo di Matteo, apparve una profonda ferita, simile ad un morso. Si lasciò sfuggire un singhiozzo, afferrando il fazzoletto sulla ferita.
- Ti prego, reagisci -
- Angelica - sussurrò lievemente il ragazzo sul lettino. Scrollò appena la testa allontanando i ricordi e si avvicinò alle labbra di Matteo, sperando di sentire meglio.
- Lasciami...-
Si allontanò di scatto, come se fosse stata schiaffeggiata.
- Sono io che ti sto facendo questo, sono io che ti sto uccidendo, vero Matteo? -
Si riavvicinò, stringendogli forte la mano quando lo sentì lamentarsi e sussurrare nuovamente il suo nome.
- C’è un modo per finirla qui - disse, lasciandosi sfuggire una lacrima - Ma non ti piacerebbe. Se fossi qui mi diresti che è una cosa stupida e che forse c’è un’altra soluzione -
Si piegò in avanti, sfiorando l’elsa del pugnale allacciato alla sua gamba (non si fidava ad andare in giro disarmata e una katana avrebbe dato nell’occhio), lo estrasse, osservando intensamente la lama seghettata - Purtroppo non c’è un’altra soluzione - sussurrò - E se tu non riesci ad uccidere quella cosa nella tua testa, vorrà dire che dovrò farlo io -
Gli lasciò la mano, afferrando l’elsa con entrambe le mani ed appoggiando la punta del pugnale appena sotto lo sterno - Hai paura di me. Hai paura che possa trasformarmi in un mostro e il demone sta usando la tua paura a suo vantaggio - sussurrò - Se io muoio la tua paura non esisterebbe e il demone ti lascerebbe andare. Solo così posso aiutarti -
Si ritrovò a pensare a quel giorno. Quando si era risvegliata.
------
Chiudo gli occhi sperando di svegliarmi da quest'incubo, ma sento ancora i miei compagni che affondano i denti nella mia carne. Urlo sempre più forte, morirò tra pochi minuti, ne sono sicura.
Provo a difendermi senza fare del male a nessuno, ma loro continuano a mordermi e a graffiarmi.
Non riesco a trattenermi, sembra che ci sia qualcun'altro che comanda il mio corpo, non posso oppormi, e colpisco Elisabeth con la spada, tagliandole di netto un braccio. Inizio a piangere di nuovo, e affondo la lama nel cuore della mia migliore amica; estraggo poi la spada con un rapido scatto, ed Elisabeth crolla a terra sussurrando il mio nome.
Chiudo gli occhi ed urlo. Non riesco ad oppormi a quella cosa ferma nel mio petto e mi lancio contro gli altri, colpendoli uno ad uno e, alla fine, riesco a fermarmi solo quando tutti sono a terra, morti, in una pozza di sangue con gli occhi puntati verso di me.
- Sei un mostro - sussurra una voce - Assassina -
Le gambe cedono all'improvviso e crollo in ginocchio, trattenendo a stento i conati di vomito alla vista di quell'orribile scena. Un forte lampo, e mi ritrovo su un lettino, ancora in preda ai singhiozzi.
- Agente 33? Agente 33 si sente bene?-
Non ascolto l'infermiere al mio fianco, che osserva le ferite sul mio corpo, ed urlo, urlo sempre più forte.


Mi hanno tenuta in Agenzia per diverse settimane: le mie ferite erano gravissime, ed era un miracolo che fossi ancora viva. Alla fine, mi hanno riempita di calmanti e mi hanno riportata a casa.
Scendo dalla Mercedes e guardo mia madre, che mi aspetta all’ingresso, preoccupata come non mai. Le corro incontro, saltandole al collo e scoppio di nuovo a piangere.
- Non sono cattiva...non sono cattiva - sussurro mentre la stringo forte - Sono come tutti gli altri...-
Mia madre, confusa, ricambia l'abbraccio. Mi accompagna in camera, dove mi fa stendere sul letto e, dopo una tazza di tè caldo, mi tranquillizzo. Le racconto tutto e, alla fine della storia, mia madre mi abbraccia forte.
- È tutto a posto, tesoro - dice mia madre - Non sei un mostro, sei solo speciale. Il tuo dono ti rende unica -
------
Abbassò lo sguardo e sorrise “Non sei un mostro, sei solo speciale. Il tuo dono ti rende unica” si disse a mente. Molte volte se lo ripeteva, ogni volta che si sentiva diversa o quando si chiedeva come sarebbe stata la sua vita senza quella maledizione.
Ora non aveva più importanza: tutto stava per finire.
***
Con un forte calcio alla gamba, fece inginocchiare Angelica a terra. La ragazza tentò immediatamente di alzarsi, ma le diede un altro calcio nello stomaco, puntandole poi la pistola alla testa.
La mora sorrise, mostrandogli i canini - Vuoi uccidermi? Vorresti uccidere la persona che ti ama di più al mondo? -
- Tu non sei Angelica -
- Dici? -
- Se tu fossi Angelica non tenteresti di uccidermi -
La mora non rispose e il suo sorriso si spense - Non uscirai vivo da qui - sussurrò lei, togliendosi il sangue che le sporcava il mento.
Chiuse gli occhi, cercando di sentire ancora la voce nella sua testa che prima gli aveva detto di attaccare il demone e che quello che stava vivendo era solo un sogno, ma non sentì nulla, solo dei singhiozzi soffocati.
Guardò di nuovo Angelica e strinse più forte la pistola - Tutto questo è nella mia mente, e sono io a comandare - disse, premendo il grilletto.
Ci fu subito un lampo.
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RE: DEMONS HUNTERS

da Kiarya92 » 7 luglio 2011, 15:33

Eccovi il post ;)
è un po' corto, ma voglio tenervi sulle spine visto che manca poco alla fine :sospettoso:

Prese un respiro profondo, stringendo ancora più saldamente l’elsa del pugnale, lasciandosi sfuggire una lacrima. Guardò Matteo per l’ultima volta, poi richiuse gli occhi, stringendoli forte.
Caricò il colpo, ma si fermò, spaventata a morte da qualcuno che aveva urlato il suo nome. Scattò in piedi, osservando incredula il fidanzato, seduto sul lettino, con il fiatone, che la guardava - Angelica -
La presa sul pugnale si affievolì e lasciò che cadesse a terra - Matteo -
- Gesù, che brutto sogno -
Si riavvicinò al letto, abbracciando il ragazzo con forza, scoppiando a piangere e ridendo contemporaneamente, contenta che si fosse svegliato - Stai bene...ti sei svegliato - si disse.
Il fidanzato ricambiò la stretta - Ti sembrerà stupido ma...avevo un po’ di strizza -
- Lo immagino. Ci sono passata anch’io tempo fa - ammise.
- Cosa mi è successo? -
- Era un demone dei sogni. È...come in Matrix, hai presente? -
Il moro si portò una mano al collo, trovando il cerotto - Se morivo in quel posto...-
- Morivi anche nella realtà - concluse.
- Perché quella cosa aveva le tue sembianze? -
- Il demone dei sogni si impossessa delle tue paure e le usa a suo favore - spiegò - Quindi, evidentemente, tu hai paura di me -
- Io non ho paura di te - rispose lui - Io ho paura che diventi un demone e che possa perderti per sempre -
Sorrise, facendolo sdraiare - Ora è meglio se riposi - disse dandogli un bacio - Vado a chiamare tua madre, sono quattro giorni che è in pensiero per te -
- Quattro giorni? -
- Sì, oggi è venerdì -
- Il sogno sembrava più corto -
- Il tempo scorre in modo diverso -
Matteo si guardò un attimo intorno - Ma dove diavolo mi hai portato? -
- All’Agenzia -
- All’Agenzia? Figo -
- È stato solo un caso eccezionale - ammise, avvicinandosi alla porta, voltandosi di nuovo - Non ci tornerai più -
- Perché no? -
Sorrise - Riposati - sussurrò, uscendo dalla stanza e chiudendosi la porta alle spalle.
Iniziò a camminare, lentamente, verso l’infermeria con la testa fra le nuvole: era contenta che Matteo si fosse svegliato ma c’era ancora qualcosa che la preoccupava.
Bussò un paio di volte alla porta dell’infermeria, stranamente chiusa a chiave, e sentì immediatamente dei movimenti all’interno della stanza, sentendo poi Beatrice schiarirsi la voce - Sì? -
- Sono io, aprimi -
- Ehm...perché? - domandò lei - Non dovresti essere nella stanza con Matteo? -
- Si è svegliato, e se potresti degnarti di aprire questa porta mi eviteresti la fatica di buttarla giù -
La ragazza, chiusa nell’infermeria, fece scattare la serratura, socchiudendo appena la porta - Beh, adesso arrivo. Potresti aspettarmi là? -
Socchiuse gli occhi - Cosa stai facendo chiusa nell’infermeria? -
- Io? Niente. Cosa dovrei fare? -
Si mise le mani sui fianchi - Quindi se non stai facendo niente non ti dispiace se entro, vero? -
- Beh, guarda...ho il cadavere di un demone artificiale e...non è un bello spettacolo, in più puzza da fare schifo -
- Sopravviverò -
- No, no...è veramente una cosa disgustosa -
Lanciò un sospiro - Alberto, lo so che sei lì dentro, esci immediatamente -
Sentì qualcun altro nella stanza sbuffare - Come diavolo hai fatto? -
- Intuito femminile - disse - Scusatemi per aver interrotto il vostro momento romantico, ma ho bisogno di Beatrice -
L’amica aprì la porta, facendo uscire Alberto, leggermente spettinato, che si allontanò immediatamente con la testa bassa. Si voltò verso la bionda, che osservava intensamente il soffitto - Cosa stavate facendo? -
- Chi? Noi? Niente - rispose Beatrice - Assolutamente niente -
- Ah sì? E io sono un Elementale -
La collega sbuffò - Solo qualche bacio -
Sorrise e scosse la testa, rassegnata - Potresti andare a controllare Matteo? -
- Sbaglio o mi hai detto che si è svegliato? -
Annuì - Ed ha un brutto morso sul collo -
- Adesso vado - rispose la bionda, uscendo dall’infermeria e chiudendo la porta - Vieni? -
Ci pensò un attimo, poi scosse la testa - Devo fare una cosa -
- Cosa? -
- Niente di importante -
- Ok, vado. Ti aspetto là -
- D’accordo - farfugliò, aspettando che Beatrice percorresse il corridoio e sparisse dietro l’angolo, entrando poi nell’infermeria. Si avvicinò al tavolo da lavoro, aprendo i cassetti in cerca di un pezzo di carta, trovando un foglio A4 completamente bianco. Avvicinò una sedia al tavolo e prese una penna, cominciando a scrivere: aveva deciso cosa fare.
______________________________________________________

Sabato, 1 agosto 2009
Dopo quasi un’ora tornò nella stanza dome Matteo dormiva tranquillamente sul letto dov’era rimasto immobile per quattro giorni. Non appena entrò, Beatrice uscì dalla stanza, dandole una pacca sulla spalla e dicendole che era tutto a posto.
Si sedette accanto al letto osservando la lettera che aveva appena finito di scrivere e la piegò due volte, guardando intensamente la carta, un po’ stropicciata.
- Non posso fare altro - sussurrò - Se non lo faccio farà del male a te oppure ad Elisabeth o ai miei genitori -
Gli appoggiò la lettera accanto alla mano abbandonata sul materasso e si alzò in piedi, dandogli un lieve bacio sulle labbra, attenta a non svegliarlo - Non ho più la forza di combattere - sussurrò, dandogli le spalle ed uscendo dalla porta senza fare rumore.
***
Ore 9.14
Socchiuse appena gli occhi, ma li richiuse immediatamente, infastidito dalle luci al neon appese al soffitto. Si mise a sedere, strofinandosi gli occhi per poi sgranchirsi le braccia, sbadigliando. Si guardò intorno, in cerca di Angelica, ma la stanza era vuota.
Sentì qualcosa cadere dal letto ed abbassò lo sguardo sul foglio di carta piegato appena caduto sul pavimento. Si piegò e lo prese, aprendolo. Riconobbe immediatamente la scrittura della fidanzata ed iniziò a leggere.

Matteo,

Quando leggerai questa lettera, probabilmente, non sarò seduta accanto al tuo letto a stringerti la mano.
Devo partire. Lontana da Verona, lontana dalle persone molto vicine a me che rischiano la vita ogni giorno solo per colpa mia. Lontana da te in effetti.
Non odiarmi per questo, lo faccio solo per il tuo bene.
Da quando sei diventato importate per me e da quando sei venuto al corrente di quello che sono e quello che faccio, sei rimasto coinvolto quasi sempre, alcune volte ferito lievemente, mentre altre hai rischiato molto. Come in questi giorni.
E' così difficile dover dirti addio nonostante l'amore che provo. Sei tutta la mia vita e voglio che tu sia felice. Avrei voluto esserti sempre accanto per condividere la gioia e i dolori, condividere le emozioni, crescere e migliorare con te. E’ da te che avrei voluto avere un figlio. Già, sarebbe stato bello avere un bambino da te. Dio mio, scusami, sto divagando troppo.
Mi hai dato tanto, mi hai fatto sentire speciale e con i tuoi modi e la tua dolcezza sei entrato nel mio cuore senza neanche me ne accorgessi. Mi sei stato vicino nei momenti in cui ne avevo più bisogno e con le tue parole e il tuo affetto mi hai aiutata; pensare a te mi ha dato la forza di continuare a lottare anche quando pensavo fosse la fine.
Mi sarebbe piaciuto averti anche solo per un’ora e dirti tutto questo di persona ma...poi non avrei più avuto il coraggio di andar via e sarei rimasta lì per sempre. Ma non posso, è troppo pericoloso.
Ti prego, non venire a cercarmi.
Trova una ragazza che non vada ad ammazzare demoni e che ti ami come ti amo io.

Sarai sempre nel mio cuore. Addio.

Angelica


Rilesse la lettera più e più volte, incredulo che Angelica lo avesse lasciato così.
- No! - urlò battendo il pugno su letto - No! -
Entrò immediatamente Beatrice, rimanendo sulla porta della stanza - Che succede? Ti senti male? -
Fece no con la testa ma la ragazza gli si avvicinò, prendendogli la lettera che stringeva tra le mani, leggendola velocemente - Oh cazzo - sussurrò lei, sedendosi sulla sedia, scioccata.
- Beatrice... - sussurrò lui con tono supplichevole - Tu sai dov’è andata? -
Lei balbettò - Io...no, mi dispiace. Non avrei mai pensato che Angelica... -
- Riusciresti a trovarla? -
Beatrice rifletté per qualche secondo - Non lo so, è partita in fretta e furia - rispose lei, prendendo il cellulare dalla tasca e chiamando probabilmente Angelica, riattaccò immediatamente - Il telefono è spento -
- Si può sapere perché le è venuta in mente di fare una cosa del genere? -
- Matteo, Angelica è spaventata. Ha paura che possa succederti qualcosa - disse la bionda - Senti, adesso ti riporto a casa. Cercherò di farmi venire in mente qualcosa -
Annuì, rassegnandosi - Potresti chiamare Elisabeth? -
- Certo, cosa devo dirle? -
- Di andare a casa mia, immediatamente -
- Le racconterai tutto, immagino - disse la ragazza, portandosi il cellulare all’orecchio - Eli, sono Beatrice. Sì, è tutto a posto, si è svegliato ieri sera. Mi ha detto di dirti di andare a casa sua. Sì, lo accompagno io. Ok, ciao - concluse lei, riattaccando il telefono.
- Troveremo una soluzione - disse - Non serve a niente scappare, la spia la vuole morta no? Perché chiederle di andarsene da Verona? -
Beatrice alzò le spalle - Forse perché è da sola -
- E se è da sola...-
- ...penseranno che sia una preda più facile -
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RE: DEMONS HUNTERS

da Kiarya92 » 8 luglio 2011, 17:22

Non appena Beatrice fermò l’automobile davanti a casa sua notò immediatamente la Lancia Y di Elisabeth a qualche metro. La rossa scese dalla sua auto, togliendosi gli occhiali da solo ed infilandoli con noncuranza nella borsa, osservandoli intensamente, preoccupata e probabilmente anche confusa.
Scese dalla Peugeot della bionda, avvicinandosi all’amica - Ti devo parlare -
- È successo qualcosa? - domandò lei - Dov’è Angelica? -
- È proprio questo il problema - s’intromise Beatrice, scendendo dalla sua auto ed avvicinandosi a loro, porgendo la lettera scritta da Angelica alla ragazza - Non lo sappiamo -
- È meglio se entriamo - suggerì, suonando il campanello e facendosi aprire da sua madre.
Non appena varcarono la soglia d’entrata, sua madre lo abbracciò con vigore - Stai bene? -
- Sì, mamma. Non preoccuparti - rispose, staccandosi dall’abbraccio e facendo un cenno verso la ragazza dai capelli biondi - Lei è Beatrice -
La bionda fece un piccolo cenno - Salve -
- Cosa siete venuti a fare qui? E dov’è Angelica? -
- Puoi lasciarci da soli un attimo? Dobbiamo parlare di...faccende private -
La donna sembrò capire al volo, voltandosi verso la cucina - Non mi muoverò dalla cucina - disse lei, congedandosi e chiudendosi la porta della cucina alle spalle, mentre loro si diressero in salotto, sedendosi sul divano.
- Allora? Volete spiegarmi cos’è successo e perché Angelica ha scritto questa lettera? - domandò Elisabeth, sventolando davanti ai loro occhi il foglio spiegazzato.
Gli raccontò velocemente la chiamata della spia sul numero di Angelica e il “cordiale” invito a lasciare Verona entro le nove di lunedì sera, il demone che lo aveva imprigionato nel mondo dei sogni fino al giorno prima e la lettera della fidanzata.
- Siete sicuri che se ne sia andata veramente? - domandò la rossa, prendendo il suo cellulare e digitando un numero che, evidentemente, sapeva a memoria per tutte le volte che l’aveva chiamato, appoggiando poi l’apparecchio sul tavolino e mettendo il vivavoce. A rispondere fu la signora Vetra.
- Pronto? -
- Salve, sono Elisabeth. La disturbo? -
- Certo che no -
- Ha visto Angelica oggi? - domandò la ragazza, osservando intensamente il telefono.
- No, ho sentito che è rientrata ieri notte e poi è uscita di nuovo. Stamattina mi sono trovata una lettera che diceva di non cercarla, che si sarebbe fatta viva lei -
- Grazie mille -
- Sai dov’è andata? -
- No, ma la troveremo - disse la ragazza, riattaccando - Quindi è partita -
- Cosa si potrebbe fare per rintracciarla? - domandò, guardando prima Beatrice e poi Elisabeth.
***
Si voltò verso la bionda, sorridendo in modo diabolico - Beatrice -
- Lo sapevo -
- Lo sai vero che ti voglio tanto bene? -
- Non ne sono molto sicura -
- Devo pregarti in ginocchio? - domandò, alzandosi dal divano ed inginocchiandosi davanti alla bionda - Ti prego, ti supplico, mia cara amica hacker... -
- Non so nemmeno da dove cominciare - disse Beatrice - Potrebbe essere in qualsiasi posto -
- Sei la persona più in gamba che conosco - disse, tornando a sedersi sul divano - Potresti cominciare a controllare i movimenti della sua carta di credito -
- Angelica, non è così stupida. Se non vuole farsi trovare non riusciremo a scovarla nemmeno se avesse un microchip addosso -
- Beh, meglio tentare. Se dovessi scappare in fretta e furia non mi fermerei di certo in banca a fare un prelievo - disse - Oppure sì? Beh, bisognerebbe vedere la somma che ha prelevato -
- Forse potrei controllare nei server dell’aeroporto a Villafranca. Se è partita in gran fretta, come hai detto tu, non avrebbe avuto il tempo materiale di comprare dei documenti falsi e deve aver usato sicuramente i suoi -
- In più la sua auto è in garage - sussurrò, passandosi una mano nei capelli - Quindi ha preso un autobus. E dove finisce la corsa degli autobus? -
Matteo lanciò un sospiro - In stazione -
Si voltò verso la bionda - Riusciresti a controllare le registrazioni delle telecamere in stazione? Così, se la trovi nelle registrazioni, possiamo sapere se ha preso il treno o un altro autobus -
- Certo, ricordi che sono la tua cara amica hacker? -
- Se mi dici che riesci a fare tutto questo ti do un bacio in bocca -
- Certo che posso, ma mi servirà del tempo - rispose Beatrice - L’ultima volta ci ho messo un sacco di tempo per avere dei biglietti per i Caraibi gratis -
______________________________________________________

Ore 20.14
Rispose immediatamente al cellulare, illudendosi che potesse essere Beatrice con qualche novità - Pronto? -
- Matteo, sono io - sussurrò appena Elisabeth, in tono quasi spaventato - C’è qualcosa che non va -
- In che senso? -
- Dopo che sono stata a casa tua, una macchina ha cominciato a seguirmi ed ora è ferma davanti a casa -
- È una Mercedes? -
- Pensi che sia qualcuno dell’Agenzia? -
- Angelica mi aveva detto di chiedere a degli Agenti di proteggerci...magari stanno ancora eseguendo i suoi ordini -
- È perché restare nascosti? -
- Non lo so -
- C’è qualcosa che puzza, Matteo. E di sicuro non è la mia pizza nel forno - disse lei.
- Sai qualcosa di Beatrice? -
- Si è messa all’opera. Sta controllando le registrazioni alla stazione di Porta Nuova. Non so altro -
Lanciò un sospiro - D’accordo -
- Abbi pazienza. Dai tempo al tempo -
- Dille di dirmi immediatamente quando scopre qualcosa, intesi? -
- Ok, ciao -
- Ciao -


Si svegliò di soprassalto, osservando il cellulare che aveva preso a suonare e rispose, con voce assonnata - Pronto? -
- Matteo, sono Beatrice -
Si mise di scatto a sedere - Hai scoperto qualcosa? -
- Ho beccato Angelica scendere dall’autobus e prenderne un altro per Villafranca. Ha sicuramente preso un aereo -
Lanciò un sospiro - Tra quanto riesci a forzare il server dell’aeroporto? -
- Non lo so. La sicurezza è molto alta. Devo cercare la password e il metodo della forza bruta con il mio computer è un po’ lento... -
Non sapeva nemmeno di cosa stava parlando - Va bene, fammi sapere -
- D’accordo, ma tu stai attento -
- Perché? -
- C’è qualcosa che non mi quadra -
- Ti ha chiamata Elisabeth? -
- Sì, e non penso che quegli Agenti la vogliano proteggere -
- Ne hanno mandato alcuni anche da me? -
- Probabile, ma ne parliamo domani. D’accordo? -
- Ok. Grazie Beatrice, sono in debito con te -
______________________________________________________


Volete un indizio sul luogo dov'è scappata Angelica?? Ditemi sì o no e vi posterò una foto, fatta dalla sottoscritta in persona :)

Intanto vi metto la signora in giallo della storia :P (lo so! l'ho fatta male!)
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RE: DEMONS HUNTERS

da Kiarya92 » 10 luglio 2011, 17:49

Beh, saprete presto dov'è quel posto...che in realtà si chiama
moooooooooooooolto presto :sospettoso:

Buon post ;) in più vi "allego" dei disegni stupidi

Giovedì, 20 agosto 2009 - ore 18.55
Erano trascorsi venti giorni da quanto Angelica era scappata da Verona per nascondersi chissà dove per “proteggerli” dalla spia all’Agenzia. Da quel giorno, sia lui sia Elisabeth si sentivano osservati e ovunque andavano una Mercedes nera sembrava seguirli; la stessa cosa valeva per Beatrice, anche lei tenuta sotto controllo ventiquattrore su ventiquattro, che stava lavorando con il massimo impegno per trovare Angelica: sapevano solo che aveva preso un aereo, ma non sapevano dove fosse scesa.
Si mise a sedere sul letto, prendendo il cellulare che si era illuminato all’improvviso e lesse immediatamente il messaggio di Elisabeth.

[align=center]Sono qui fuori. Scendi immediatamente.[/align]
Scese di corsa le scale ed aprì il cancelletto ad Elisabeth, che lo raggiunse immediatamente, abbracciandolo con forza - Promettimi che farai attenzione -
- Tornerò con Angelica il prima possibile -
La rossa fece scivolare qualcosa nella tasca posteriore dei suoi jeans - Stai attento, ci stanno tenendo d’occhio. Non fare niente di stupido...ho un piano - gli sussurrò l’amica all’orecchio.
Si staccarono dall’abbraccio e le sorrise - Grazie -
Elisabeth gli diede un bacio sulla guancia e si voltò, tornando nella sua Lancia Y e partendo a tutta velocità. Dietro di lei, un’altra auto uscì dalla via: una Mercedes nera.
Rientrò in casa ed estrasse il biglietto piegato in quattro dalla tasca dei jeans. Lo aprì e lesse a mente il biglietto.

[align=center]Immagine[/align]
“Fantastico. Non so nemmeno il tedesco” pensò, prendendo il cellulare dalla tasca, sentendolo vibrare e lesse immediatamente il messaggio di Elisabeth: vai in camera.
Salì le scale ed aprì la porta della sua stanza, spaventandosi a morte quando vide Beatrice, seduta sul letto, che lo aspettava.
- So di non essere bella come Angelica, ma non pensavo di essere così brutta da far paura - disse la ragazza, ridendo.
- È solo che...come hai fatto ad entrare? -
- Dalla finestra del bagno - rispose lei.
- Cosa ci fai qui? -
- Sono riuscita a seminare gli Agenti che mi controllavano - raccontò la ragazza torturandosi le dita - Dobbiamo riuscire a farti prendere quel maledetto aereo in tempo. Elisabeth ha avuto un gran bel piano, ma non ti piacerà...credo -
- Cosa devo fare? -
Beatrice si alzò in piedi, mettendogli in mano un biglietto aereo per il Munich International Airport e diverse banconote da cento euro - Mi servono i tuoi vestiti -
- Perché? -
- Non fare domande e dammi tutte le magliette che hai -
Non discusse e prese una pila di t-shirt sistemate ordinatamente nell’armadio e le gettò sul letto con noncuranza.
- Allora, in pratica...io divento te. Siamo più o meno alti uguali, devo solo mettermi quattro o cinque magliette una sopra l’altra per sembrare grossa come te e mi metto un cappello in testa - disse lei, infilando una maglia sopra alla t-shirt che già indossava - Elisabeth si fermerà di nuovo davanti a casa tua fra 2 minuti. Io correrò fuori, facendo ben attenzione a farmi notare e ci dirigiamo verso l’autostrada. Tu, non appena vedi due Mercedes correre dietro a noi due, prendi la macchina e vai all’aeroporto. Non chiamarci, potrebbero rintracciare il numero e trovarti, torna a casa con Angelica il più presto possibile - disse la bionda, infilando la quinta maglietta e mettendosi un cappello in testa, nascondendo la folta chioma bionda.
- Non so davvero come ringraziarti -
- Nessun problema, non ce n’è bisogno. Mi sto gasando a buso con sta storia! -
- Ma come hai fatto a seminare gli Agneti che ti tenevano d’occhio? -
- Quegli imbecilli pensano che stia dormendo, invece ho messo dei cuscini sotto alle lenzuola e una bella parrucca bionda. Funziona sempre nei film - disse lei, sussultando nel sentire qualcuno suonare il clacson diverse volte. Beatrice gli diede una pacca sulla schina ed uscì di corsa dalla sua stanza, sentendola poi uscire dalla porta d’entrata. L’auto di Elisabeth partì sgommando.
Si affacciò alla finestra, attento a nascondersi dietro le tende e vide due Mercedes seguire la Lancia Y che era appena uscita a tutta velocità dalla via; dopodiché scese di corsa le scale, andando in garage e prendendo l’Audi di sua madre. Partì a tutta velocità: l’aereo sarebbe decollato tra trenta minuti.
***
Ore 21.13
Monaco di Baviera, Germania

Come ogni sera si fermò davanti alla statua di Giulietta accanto alla torre del vecchio municipio. La statua, con il braccio destro lungo i fianchi, teneva sollevato un lembo del vestito, la mano sinistra, chiusa a pungo, portata al petto e aveva delle rose incastrate tra il braccio e il busto. Il seno destro era stranamente più lucido rispetto a tutto il resto.
Sorrise, sperando un giorno di tornare a Verona, e prese un respiro profondo, riprendendo a camminare verso Marienplatz.
- Come mai questo cambio di zona? -
Si voltò, sentendo la voce di una donna, rivolta probabilmente a lei e osservò la sconosciuta: era una donna bellissima, con un abito da sera, blu notte, che le lasciava le spalle e la schiena scoperte, mostrando la pelle bianca come la neve. I lunghi capelli erano talmente chiari da sembrare quasi bianchi e gli occhi verdi, nascosti da lunghe ciglia scure, brillavano di una strana luce. La guardò con attenzione, stupendosi di sentire qualcuno parlare italiano - Chi è lei? -
- Non ha importanza - rispose la donna - Allora, Angelica? Perché sei andata via da Verona? -
Le diede le spalle - Non sono affari che ti riguardano, demone -
- Se permetti sono un Elementale. L’Elementale dell’acqua oltretutto -
- Non cambia molto - disse, fermandosi, lanciandole un’occhiata - Sei pur sempre un demone -
- Non faccio del male a nessuno - disse la donna, avvicinandosi a lei - Ti va una passeggiata? Non ti mangio, lo prometto -
Alzò le spalle, fidandosi dell’Elementale: era l’unica che non faceva del male agli uomini, anzi, conviveva tranquillamente con loro. Iniziarono a camminare lentamente, in silenzio e mentre passavano, la gente non faceva caso a quella donna bellissima al suo fianco.
- Mi dici cosa vuoi? - domandò, senza guardarla.
- Volevo solo sapere come mai sei qui a Monaco - disse il demone - Comunque ho un nome -
- Ah, sì? -
- Beh, tecnicamente non ho un nome ma tutti mi chiamano Jane -
- Nome insolito per un Elementale -
- Duemila anni senza un nome. Sai com’è...mi sono accontentata -
- E si può sapere perché mi parli in italiano? -
- Così i crucchi non capiscono - disse Jane - Sanno solo dire spaghetti, pizza, ciao e vaffanculo -
- Capisco -
- A proposito, tu sai cosa vuol dire? -
- Cosa? -
- Vaffanculo -
Si passò una mano nei capelli - Non è una bella parola -
- In che contesto viene usata? -
- Al giorno d’oggi...in qualunque contesto -
- Oh, vaffanculo! -
Un gruppetto di giovani tedeschi si voltarono verso di loro quando Jane urlò ai quattro venti. L’Elementale li salutò con una mano - Ciao, vaffanculo! -
- Non lo devi usare sempre -
- Ah no? -
- No, devi trovare il momento giusto -
- Ma vaffanculo -
Si lasciò sfuggire un sorriso - Ora puoi anche smettere -
- Perché? È una parola così...non lo so. V A F F A N C U L O...suona bene -
- Ora basta, hai rotto le scatole -
Jane si fermò, confusa, guardando a terra e intorno a lei.
- Che stai facendo? -
- Ma di che scatole stai parlando? Qui non c’è niente -
Si diede una sberla in fronte - Lascia perdere -
Ripresero a camminare, fermandosi davanti al Neues Rathaus in Marienplatz. Il nuovo municipio era talmente bello ed imponente da togliere il fiato.
- Non mi hai ancora dato una risposta -
Guardò il demone - Non sono affari tuoi -
- C’entra qualcuno che ami? -
Divenne improvvisamente seria - Come fai a saperlo? -
- Credo sia facile da capire - rispose sinceramente il demone - Hai l’aria così triste, malinconica. Sembra che ti manchi una parte di anima. E, dato che ogni sera ti fermi davanti alla statua di Giulietta, direi che l’altra parte è a Verona -
Abbassò lo sguardo, ricominciando a camminare, affiancata da Jane - Ti sei data la risposta da sola -
- Riesco a sentire i sentimenti che provi per questa persona -
- Ho dovuto lasciarlo ed andarmene per tenerlo al sicuro -
- Da cosa? -
- Da una persona che mi vuole morta -
- Un umano? -
Annuì - Un Agente, oltretutto -
- E lui? Come ha reagito? -
- Me ne sono andata prima che si svegliasse - disse - Gli ho lasciato una lettera -
- Che codarda -
- Non potevo fare altro. Non voglio che gli succeda qualcosa -
Jane si passò una mano nei capelli - Non è una buona scusa, Angelica. Pensi che la persona che ti voglia uccidere sia stupida? Se non ti trova userà lui come esca -
- No -
- Cosa te lo fa credere? -
- Mi aveva proposto di andarmene da Verona -
- Se stai parlando della spia all’Agenzia, pensi che ti lasci andare? A volte gli uomini possono essere peggiori dei demoni -
- Non ne sarei così sicura -
Jane le lanciò un’occhiataccia - Ho più di duemila anni. Ho vissuto in Russia, in Grecia, in Spagna, in Italia, in Messico, in Giamaica, in Alaska e in molti altri posti. Ho avuto il piacere di conoscere così tanti miei simili che convivono in armonia con voi uomini, ho vissuto le due guerre mondiali, sono andata ai concerti dei Beatles e...ok, lo ammetto, ho fumato erba - raccontò l’Elementale - Vuoi credere a me, che ho vissuto più cose di quante tu possa immaginare, o vuoi seguire il tuo istinto da Demons Hunter? -
- Il mio istinto ha fallito poche volte - ammise - Quasi mai -
- Il tuo istinto è ottimo per le faccende che riguardano i demoni, ma come la metti se il tuo nemico è un umano? Un imprevedibile umano che, oltretutto è un Agente, proprio come te -
Ci pensò un attimo - Perché uccidermi? Ho fatto quello che voleva -
- Conosco bene le persone come l’uomo che ti vuole uccidere - disse il demone - Ti ha fatto allontanare dalle persone che ami per renderti più vulnerabile -
- Tu dici? -
- È facile uccidere un cervo quando è zoppo -
Le lanciò un’occhiata, fermandosi - È meglio se torno all’hotel - disse, incamminandosi, mentre Jane rimase immobile, ferma in mezzo alla Kaufingerstraße.
- Ho una proposta da farti cacciatrice - disse l’Elementale.
Si bloccò, senza voltarsi per guardarla.
- Ci vedremo presto -


Allora eccovi il disegno stupido di ieri sera che ho fatto perchè mi stavo annoiando a morte
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Jane
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La statua di Giulietta a Monaco
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