DEMONS HUNTERS

Moderatori: Nonno-vor, mastermax, Saphira23, Daenerys, Wyarda, oromiscanneto, AnnaxD, Arya18, SkulblakaNuanen, blitz

DEMONS HUNTERS

da Kiarya92 » 2 ottobre 2009, 19:57

Demons Hunters

La storia di una ragazza: Angelica, che cerca di avere una vita tranquilla benché abbia compito davvero strano; diverso, più che altro. Questa ragazza fa parte di una misteriosa Agenzia, la quale la ingaggia per missioni, a volte pericolose, contro strane “entità” corporee e non; anche se la gente comune li chiama fantasmi e demoni.
Il suo compito, e quello degli altri agenti chiamati anche Demons Hunter, è quello di sterminare ogni demone, e convincere i fantasmi con aure maligne di altri a “passare oltre” a trovare la pace in un altro posto.
Benchè compia questo insolito mestiere, anche Angelica ha una vita normale: va a scuola come una semplice diciottenne, viene trascinata in strane feste dai suoi amici, nonché compagni di classe, litigi e risse con la più odiosa delle compagne e, chi può dirlo, magari troverà anche l’amore, chi lo sa? Magari sotto forma di un bellissimo ragazzo dagli occhi blu?
Tra un insolito incontro in biblioteca, varie vicende sui banchi di scuola e, diciamolo chiaro e tondo, momenti di vera sf...ortuna, ecco a voi, la storia di una Demons Hunter.
Una cacciatrice di demoni.
Kiarya


Lunedì, 9 febbraio 2009

La sveglia suonava insistentemente, una figura sdraiata sul letto di quella piccola stanza, si rigirò portandosi il morbido cuscino sulla testa, cercando di ignorare la canzone degli Evanescence impostata come tono di sveglia del cellulare. Aspettava con impazienza che la canzone si fermasse, ma niente, non ne voleva sapere di piantarla.
Si rigirò ancora lasciando penzolare la mano dal letto, cercando a tentoni il cellulare abbandonato sul parquet; lo trovò dopo qualche tentativo, premette qualche tasto a casaccio e lo lanciò in fondo al letto. Si coprì ancora con le coperte fino alle orecchie, pregando che la madre, che l’avrebbe chiamata di lì a poco, la credesse in coma per lasciarle la giornata libera dalla scuola e dormire un po’ di più. La maniglia si girò lentamente con un lungo cigolio sinistro, e una donna dai capelli corvini spettinati e gli occhiali sul naso leggermente storti, fece capolino con la testa dalla porta, strizzando gli occhi, cercando di abituarli all’oscurità della stanza.
- Angelica? - la chiamò la donna con un lieve sussurro.
- mmm - mugolò con il viso soffocato nel cuscino, spostando appena la testa.
- Alzati - disse la madre, come se desse degli ordini, poi, senza aggiungere altro, sparì di nuovo dietro la porta.
Si alzò stiracchiandosi le braccia, ed accese la luce, mugolando non appena fu accecata dalla luce del lampadario appeso al soffitto; e, non appena gli occhi si abituarono alla luce, cominciò a vestirsi, afferrando le prime cose che le capitavano a tiro: un paio di jeans e una camicia nera; dopodiché, prese lo zaino abbandonato ai piedi del letto, vi infilò i libri di scuola e lo appoggiò da una parte. Uscì dalla stanza con la camminata degna di uno zombie.
Percorse il piccolo corridoio, e scese le scale, cercando di non inciampare ed evitare una ruzzolata con stile alla mattina di buon’ora; in cucina, la madre era rivolta verso la mocca sul fornello, con le mani sui fianchi.
Angelica prese due toast e li mise nel tostapane, poi si avvicinò al frigorifero e prese un succo di frutta, burro e una marmellata di pesche. La madre le lanciò un’occhiata, giusto per assicurarsi che non vada a scuola vestita da sgualdrina e poi ritornò con lo sguardo sulla caffettiera.
- Anche oggi vai in autobus? - chiese la donna spegnendo il fornello non appena la caffettiera emise un acuto sibilo.
- Si - rispose in tono freddo prendendo il toast caldo - Perché? - le chiese sedendosi a tavola e cominciando ad imburrare il toast, per poi spalmarci sopra la marmellata.
- Hai la patente...hai la macchina. E potresti svegliarti più tardi invece di prendere l’autobus a queste ore -
- È la mia routine mamma...e mi piace -
- Prendere l’autobus più tardi? - chiese ancora la donna, versando il caffè in una tazzina.
- No...è sempre pieno - rispose automaticamente, sorseggiando il succo di frutta.
In realtà, cercava di evitare gli autobus successivi, perché era sicura di incontrare i vecchi compagni, e non riusciva a farseli piacere in alcun modo, anche se non le avevano fatto niente - Mettimi in punizione se non ti va bene - disse dando un morso al toast.
La madre insisteva dal giorno in cui il padre le aveva comprato una Ferrari f430 nera, per il suo diciottesimo compleanno, avvenuto quasi un anno fa, più precisamente, il 21 marzo. Il primo giorno di primavera. Naturalmente, aveva il permesso di girare con quella macchina, benché fosse solo una neopatentata.
- Fai quello che ti pare... - disse la madre finendo il suo caffè con un ghigno sul volto; ma non la stava nemmeno ascoltando.
La madre fece per andarsene, ma si bloccò sulla porta dell’enorme cucina, si voltò alzando un sopracciglio - Il foglio dei voti? -
Il foglio dei voti, era semplicemente una tabella dove si scrivevano i voti scolastici, ad ogni interrogazione o verifica, la madre di Angelica non vedeva l’ora di firmare gli eccellenti risultati della figlia.
- Hai già firmato tutto -
La donna si voltò e sparì dietro la porta. Non appena terminò la sua colazione, andò in bagno e si mise davanti allo specchio. I lunghi capelli neri scompigliati, il viso pallido eccetto per le labbra che erano leggermente rosee, un paio di piccole borse sotto gli occhi verdi. Iniziò a pettinarsi finchè i non sciolse tutti i nodi lasciando che i capelli mossi cadessero ordinati sulle spalle, si lavò i denti e ritornò in camera. Afferrò le inseparabili All Star, abbandonate sotto al letto e le infilò ai piedi; poi indossò la giacca in pelle, appoggiata alla sedia della scrivania; e si mise in spalla lo zaino.
Afferrò l’mp3 sulla scrivania e si mise le cuffie nelle orecchie e lo accese; poi recuperò il cellulare che giaceva in fondo al letto senza nemmeno un graffio, lo infilò nella tasca dei jeans e uscì dalla camera, chiudendosi la porta alle spalle. Scese l’enorme rampa di scale in marmo bianco, scivolando semplicemente lungo la balaustra, e atterrando in piedi nel lussuoso ingresso, immerso nell’oscurità; arredato con mobili antichi e quadri; c’erano solo tre porte: quella della cucina, quella del salotto e quella d’entrata, che era il doppio, se non il triplo, più grande delle altre.
Si avvicinò alla grande porta in legno, la spinse con forza ed uscì, sentendo subito l’aria gelida che le sferzava il viso con violenza; la porta si richiuse con un tonfo, per via del vento. Attraversò il giardino di quell’enorme casa; lanciò un’occhiata al garage e alla macchina nera, immobile e che, se non fosse per le amorevoli cure di suo padre, avrebbe fatto le ragnatele. Affianco alla Ferrari, la macchina dei genitori: un’Audi bianca; ed infine, nell’angolo del garage, la sua Yamaha R6 nera, con un casco dello stesso colore appoggiato sulla sella.
Distolse lo sguardo non appena arrivò al cancello in ferro battuto; abbassò la maniglia e lo aprì con un cigolio, richiudendolo alle sue spalle; osservando la villa dall’altra parte della strada. Non ci abitava nessuno da diverso tempo, ma quella mattina, davanti alla villa, erano parcheggiati cinque camion di una compagnia addetta al trasloco, intenti a trasportare i mobili all’interno della casa. Non si soffermò ad indagare oltre, e si incamminò velocemente uscendo dalla piccola via; voltò l’angolo e, in meno di un minuto, aveva raggiunto la fermata.
Si appoggiò distrattamente ad un muro ed osservò l’ora sul display del cellulare: 8.38; l’autobus sarebbe arrivato tra qualche minuto, contando anche che, gli autobus, non erano mai puntuali. Chiuse gli occhi ascoltando la canzone che le rimbombava nelle orecchie, muovendo appena le labbra come se volesse cantarla.
“ I miss you, miss you so bad. I don't forget you, oh it's so sad…I hope you can hear me, I remember it clearly…The day you slipped away, as the day I found it won't be the same…”
L’autobus arrivò poco dopo, con la solita scritta in arancione: Verona. Quando si fu fermato, salì e si sedette agli ultimi posti, continuando a pensare alle parole delle canzoni che aveva in testa. Soltanto il cellulare la riportò alla realtà vibrando nella tasca, lo prese e lesse la scritta sul display: “nuovo messaggio da: Elisabeth ”. Aprì il messaggio.
“ Oh merda! dimmi che non c’era niente da studiare!! ”
“ Interroga solo in matematica” si affrettò a rispondere, per poi premere invio e rinfilare il cellulare in tasca.
Nemmeno il tempo di fissare il misero panorama fuori dal finestrino che il cellulare vibrò ancora.
“ Oddio matematica!!! No no...è un incubo...adesso mi sveglierò e sarò ancora nel mio letto”
“ Ma dai, stai tranquilla...se ti interroga ti faccio i segni dal posto ;) eh...guarda che amica che sono”
“ Sei un tesoro!” rispose l’amica dopo nemmeno un minuto.
Rimise il cellulare in tasca e ritornò a fissare fuori dal finestrino.
L’autobus frenò appena ad un semaforo, e lei concentrò il suo sguardo su un uomo; alto, capelli ed occhi scuri, il volto coperto di sangue, i vestiti laceri e delle ferite un po’ ovunque.
Rabbrividì, certo, era abituata a vedere cose del genere, ma ogni volta le sembrava la prima.
Una macchina passò a tutta velocità, e per un istante perse il contatto visivo con l’uomo, che poi, era misteriosamente scomparso in un battito di ciglia.


Vi ho incuriosito un pochino? Ovviamente, non tutti i capitoli saranno così...ehm...rose e fiori :sospettoso:...
Ultima modifica di Kiarya92 il 12 maggio 2011, 14:52, modificato 5 volte in totale.
Avatar utente
Cavaliere Anziano
Cavaliere Anziano
 
Messaggi: 1428
Iscritto il: 1 novembre 2008, 0:00
Località: Verona
Sesso: Femmina

RE: - DEMONS HUNTERS - by Kiarya

da Kiarya92 » 2 ottobre 2009, 20:30

La scuola, fortunatamente, non era proprio in centro città, e dopo una quindicina di minuti, l’autobus si bloccò alla sua fermata. Scese e s’incamminò verso il parco, dove si fermava ogni mattina in attesa dell’amica.
Era abbastanza triste vedere quel piccolo angolo di paradiso a Febbraio; gli alberi erano spogli, l’erba un po’ ingiallita e coperta di brina, come la ghiaia del sentiero, le panchine sparse qua e là, i rami spogli degli alberi e qualsiasi altra cosa. Guardò l’ora sul display del cellulare: 7.15. Elisabeth sarebbe arrivata di li a poco.
Si sedette sulla panchina, fregandosi se fosse asciutta o meno, portò indietro la testa e osservò il cielo grigio solcato da alcune nubi minacciose di un grigio più intenso.
- Ehi! Tu laggiù!!! - urlò una voce lontana - Su presentati -
Si riscosse dai suoi pensieri, si voltò velocemente e fulminò la migliore amica con uno sguardo glaciale.
- Non ora! -
- Su presentati! - disse Elisabeth arrivando volteggiando al suo fianco, come se danzasse al ritmo di una musica inesistente.
- Elisabeth, sono le sette e un quarto, la gente normale non va in giro a urlare -
- Va bene, va bene - disse abbassando la voce e sedendosi accanto a lei sulla panchina accavallando le gambe.
Elisabeth era tutto il contrario di lei. Aveva dei lunghi capelli color del rame, gli occhi azzurri come il cielo ed era molto più abbronzata, dato che la famiglia, ogni estate, la portava in qualche isola tropicale.
- Andiamo a scuola? Entriamo e ficcanasiamo nella biblioteca? - chiese l’amica aprendosi un po’ il giubbotto in pelle.
- Eli, ormai li abbiamo letti tutti i libri che ci sono là - rispose sorridendo.
- No! Li ha letti tutti. Allora andiamo e aspettiamo gli altri -
Iniziarono ad attraversare il parco, lei in silenzio che ascoltava lo scricchiolio dei sassolini sotto le sue scarpe, mentre Elisabeth rideva sotto i baffi, stringendosi le spalle.
- Che hai da ridere? - chiese calciando un sasso.
- Una barzelletta...la vuoi sentire? -
- No -
- Allora, c’è un tassista con la sua Mercedes, per strada incontra un amico, allora si ferma e tira giù il finestrino. L’amico guarda lo stemma della macchina, e gli chiede “Ma...cos’è quella roba attaccata?” e il tassista, per prenderlo in giro fa “è un mirino” e il tizio fa “Se?” e il tassista “Così centro i pedoni per strada, salta su che ti faccio vedere” allora il tizio sale, e il tassista comincia ad accelerare quando vede un pedone, ma all’ultimo secondo si sposta, ma il pedone viene colpito comunque...allora l’amico si gira e gli fa “Eh...vedi di mettere a posto il mirino...perchè se non aprivo la portiera non lo prendevi!” -
La guardò inarcando un sopracciglio - Dovresti farti vedere da uno bravo sai? -
- Ah ah...dai che fa ridere -
Non rispose e continuarono a camminare per la piccola stradina in fondo al parco.
- Ehi! c’è la biblioteca aperta! - disse Elisabeth aguzzando la vista, ed indicando un vecchio edificio con la facciata di mattoni rossicci, con una grande porta in legno scuro, e un’insegna appesa in alto a destra.
- Allora andiamo - rispose accelerando il passo per attraversare la strada.
Elisabeth la superò con un paio di volteggi, si fermò davanti alla biblioteca; dove la porta si aprì, senza che la toccasse, e sull’uscio, apparve il vecchio custode del palazzo, con i capelli bianchi arruffati e gli occhiali sul naso, che mettevano in risalto i suoi occhi grigi e stanchi.
- Alla ricerca di nuovi libri? - chiese il vecchio custode mentre infilava uno spolverino marrone.
- Come sempre - rispose con un sorriso - Possiamo salire? -
- Certo -
Salirono velocemente la rampa scale, poi la rossa aprì una porta in legno sulla destra delle scale, ed entrarono.
Si bloccò qualche secondo, osservando gli scaffali in legno, che sostenevano la cosa che amava di più al mondo: i libri. Un sorriso apparve sulle sue labbra, poi si precipitò al solito tavolo, tra gli ultimi due scaffali della biblioteca, isolato completamente dal resto del mondo. Appoggiò lo zaino su una sedia e cominciò a guardare i libri, Elisabeth, dietro di lei, appoggiò lo zaino a terra, incrociò le braccia e sorrise osservandola mentre guardava i libri, incantata.
- Sembri una bambina che scarta i regali di Natale -
- Lo so, ma mi fa questo effetto -
- Ah...per me cerca un thriller - disse chinandosi sul suo zaino e aprendo la tasca anteriore - Vado a prendere qualcosa giù al bar. Non vuoi niente? -
- No grazie, sono a posto - rispose passando ad un altro scaffale.
- Ok, allora torno subito -
Elisabeth prese il portafogli e sparì dietro la porta. Lei era come incantata.
La maggior parte di quei libri li aveva già letti, e si affannò ancora di più in cerca di un libro mai letto.
- In biblioteca di prima mattina? - disse qualcuno accanto a lei.
Non conosceva quella voce e, d’istinto, arretrò sbattendo contro lo scaffale dietro di lei che oscillò appena. Qualcosa di pesante, all’improvviso, le finì in testa, facendole annebbiare appena la vista e lasciandosi sfuggire un “ahi”.
Alzò lo sguardo e osservò il nuovo personaggio che aveva parlato, e rimase incantata come se osservasse un libro vivente.
Era un ragazzo, alto, benché indossasse un maglione nero, si poteva notare il fisico degno di un’atleta, i capelli castani in disordine, un paio di occhi blu come un cielo in tempesta e un sorriso smagliante stampato sulle labbra.
- Scusa, non volevo spaventarti - disse il ragazzo.
Si sedette a terra con la schiena appoggiata allo scaffale, tenendo premuta la mano sinistra sul colpo appena ricevuto.
- Non ti preoccupare...sono io che mi ero incantata -
Lui si inginocchiò davanti a lei e le porse la mano - Mi chiamo Matteo Dall’Angelo, sono nuovo di qui -
- Angelica Vetra, tanto piacere - si presentò in un sussurro stringendogli la mano.
- Piacere non tanto, dato che ti è caduto un libro in testa -
- Dipende dal libro -
- Ti è caduta in testa l’ombra dello scorpione; io sarei entrato in coma -
- Rassicurante - sussurrò alzandosi da terra.
- Aspetta, tieni questo - disse lui porgendole un fazzoletto bianco - stai sanguinando -
- Grazie - balbettò, afferrando il fazzoletto e premendolo sulla ferita alla testa, lo scostò appena e osservo una piccola macchia di un rosso scarlatto - Mi dispiace per...il fazzoletto...te lo restituirò...un giorno -
- Tienilo pure, mia madre ne ha una valanga - disse ancora sorridendo afferrando un libro dallo scaffale più alto.
- Beh...ehm...ci vediamo...in giro...allora... - disse fissando prima Matteo, e poi Elisabeth apparsa dal nulla con il suo caffè, che osservava divertita la scena.
- Ci vediamo - il ragazzo girò i tacchi, lanciando un’ultima occhiata alla mora prima di avvicinarsi al bancone e a comprare il libro che teneva sottobraccio. L’amica si avvicinò furtiva sorseggiando il caffè.
- E quello pezzo di gnocco chi era? - chiese curiosa.
- Uno nuovo -
- Avete fatto amicizia eh...-
- Eli... -
- Oddio non dirmi che ti ha picchiata?!?! - chiese notando il fazzoletto che teneva premuto sulla testa.
- Ma cosa dici! -
- Abbassa la voce che ci fai buttar fuori -
- Sei tu! Mi stai innervosendo! -
- Ah...Angelica Angelica...hai trovato un thriller per me? -
Si avvicinò allo scaffale e prese il primo libro che le capitò a tiro - To...leggiti questo -
- La verità del ghiaccio? -
- Sì, è un thriller -
- Va bene allora; tu? -
- Non ho trovato niente -
- Per caso eri troppo distratta? -
- Figurati... -
Uscirono dalla biblioteca e si avviarono verso scuola, percorrendo una piccola stradina.
Dopo nemmeno cinque minuti, erano arrivate a scuola.
Appena fuori dall’entrata principale, alcuni ragazzi erano appoggiati al muro o seduti sulle loro moto e fumavano tranquilli la loro sigaretta mattutina, non appena notarono le due, tutti si misero ad osservarle avvicinarsi. Un ragazzo biondo diede una gomitata al compagno dai capelli castani sussurrandogli qualcosa; poi gettò a terra la sigaretta e si avvicinò a lei, che cercava di ignorarlo con tutte le forze.
Era alto, con dei capelli biondi come il grano gli cadevano sugli occhi un po’ ribelli, indossava una giacca nera, un paio di jeans scuri e delle Adidas bianche.
- Ehi dolcezza - disse lui appoggiandole la mano sul sedere, e ricevendo come risposta uno ceffone in pieno viso.
Lo spinse contro il muro, seria come non mai, fissando i suoi occhi di una strana tonalità dorata.
- Oh, come sei cattiva oggi Angelica -
Lei gli puntò l’indice sul petto - Fallo ancora e giuro che dovrai andare all’anagrafe a cambiare sesso...-
- Angelica tesoro, noi due siamo fatti per stare insieme - disse ancora il ragazzo biondo sogghignando.
- Nei tuoi sogni forse...- disse dandogli le spalle, ed incamminandosi verso l’entrata.
Elisabeth, ancora accanto al biondo, sorrise - Non ti sei ancora stancato Sergio? -
- Io posso avere tutte le donne ai miei piedi -
Si voltò - Tutte tranne me - disse passandosi una mano nei capelli e voltandosi di nuovo. Elisabeth, salutò Sergio, e la seguì.
All’entrata della scuola c’era solamente un grande muro di mattoni rossicci, completamente ricoperto dall’edera e dal gelsomino; il grande cancello in ferro battuto, che dava sulla strada, era vecchio, ed ad ogni soffio del vento, cigolava in modo sinistro.
All’interno c’era un piccolo giardino riservato agli studenti, con qualche panchina sparsa qua e là.
Arrivò ai gradini in marmo all’entrata principale, dove dei ragazzi stavano seduti tranquillamente, fumando o ripassando le materie della giornata.
Tutti si voltarono, guardandola avanzare, e si spostavano se le intralciavano la strada; mentre lei dava il buongiorno a tutti, facendoli sorridere.
Elisabeth, appena dietro di lei, le afferrò la spalla, facendola voltare.
- Non aspettiamo Alice e Vittoria? -
- Si, ma vado in biblioteca -
Non appena entrò, davanti a lei, c’era la solita rampa di scale che saliva per tre piani, dove altri studenti, se ne stavano seduti, ridendo e scherzando con i loro compagni.
Svoltò subito a destra, dove si stagliava un lungo corridoio, con diverse stanze riservate agli insegnanti e all’ufficio della direttrice. Si bloccò di colpo, osservando un gruppo di bambini che cercavano di trovare la strada per la classe, provando a capire una delle tante piantine infisse sul muro; si avvicinò e sorrise non appena questi la notarono, assumendo immediatamente un’aria spaurita.
- Ehi, non mangio i bambini a colazione - disse con un sorriso abbassandosi appena - dove dovete andare? -
Nessuno le rispose, finchè una bambina non si fece avanti; aveva otto anni circa, i capelli castani erano legati con una classica “coda di cavallo”; il viso paffuto e roseo, vestita con un semplice maglione scarlatto e un paio di jeans.
La bambina alzò lo sguardo, scuro come il buio assoluto, e le sorrise.
- Ciao, ci hanno fatto cambiare classe a metà anno scolastico, e adesso dobbiamo andare nell’aula 34 -
- L’aula che cercate è in quel corridoio - rispose indicando il corridoio che aveva appena superato, che portava alla zona ricreazione, e all’uscita sul giardino - Non potete sbagliare, ogni stanza ha una targhetta sulla porta con il numero -
- Grazie mille! - le disse la bambina partendo in quarta, facendo segno agli altri di seguirla; ed il gruppetto sparì oltre il corridoio che aveva appena indicato.
- Angelica GPRS versione 4.0 - disse Elisabeth, dietro di lei, con le mani nelle tasche, mentre osservava fuori dalle grandi finestre alla sua sinistra - Senti Angi, devo andare un attimo in segreteria, mi aspetti in biblioteca? -
Annuì, ed osservò la rossa percorrere tutto il corridoio in fretta e furia; poi ripartì verso la biblioteca.
Immagine
Avatar utente
Cavaliere Anziano
Cavaliere Anziano
 
Messaggi: 1428
Iscritto il: 1 novembre 2008, 0:00
Località: Verona
Sesso: Femmina

RE: - DEMONS HUNTERS - by Kiarya

da Kiarya92 » 3 ottobre 2009, 15:08


Si bloccò di scatto, quando una ragazza bionda e una mora al suo seguito le tagliarono la strada.
- Non ti hanno insegnato che le persone più importanti si lasciano passare per prime? Eh secchiona? -
- Laura... -
Era una ragazza alta quasi quanto lei. I lunghi capelli biondi un po’ laccati, le arrivavano fino a metà schiena, il viso pallido le metteva in risalto gli occhi grigi. Indossava una camicia bianca aperta fino al limite della decenza, una mini gonna color cachi, e un paio di scarpe con un tacco vertiginoso. Dietro di lei c’era l’inseparabile amica Veronica, abbronzata al contrario di Laura, vestita quasi allo stesso modo; i capelli castani erano legati in una coda, e la guardava con occhi socchiusi.
- Quanto siamo acide oggi...e a te e alla tua amica non vi hanno insegnato che non si viene a scuola vestite da puttane? -
- E tu non ti pettini mai? - disse ancora Laura fissandola dall’alto in basso.
- Beh...a te sembra che ti abbia leccato in testa un mucca -
Si guardarono in cagnesco. Quando Elisabeth si avvicinò, prendendola per un braccio, e fulminando con lo sguardo le nemiche di sempre.
- Avete il ciclo o ci siete nate con l’esaurimento nervoso? -
- Sta zitta piattola...non sto parlando con te -
- Vieni Angelica, lasciale perdere - sussurrò piano Elisabeth trascinandola via con la forza.
Entrarono in biblioteca che si trovava all’inizio del corridoio, gettò lo zaino a terra e si sedette a malo modo su una sedia.
- La odio! - urlò passandosi una mano nei capelli corvini.
- Eh questo lo sappiamo tutti. La guerra con lei va avanti da quattro anni ormai -
- Ma che le ho fatto di male? -
- È solo invidiosa...questo lo sanno tutte -
- Invidiosa? Di chi? -
- Di te -
- E cos’ho io che lei non ha? -
- Beh tu sei bella, intelligente, buona e gentile...lei è solo bella con un carattere di merda -
Sembrò calmarsi, sospirò e si alzò prendendo lo zaino da terra, tirandogli via la polvere. Poi osservò l’amica con i suoi soliti occhi verdi, che da minacciosi, erano diventati dolci e gentili - Andiamo, sta per suonare -
- Io non mi muovo finche non...-
Nemmeno il tempo di finire la frase che la campanella prese a suonare.
- ...suona - continuò Elisabeth terminando la frase lasciata in sospeso - Ma tu sei una veggente o cosa? -
______________________________________________________

Salirono velocemente le scale, e per poco Elisabeth non si ruppe l’osso del collo, ma fortunatamente, le aveva preso la giacca facendole tornare l’equilibrio.
- Non so come fai a non cadere mai...- disse la rossa.
Come risposta, ricevette soltanto un sorriso.
Raggiunsero la loro classe, dove ormai, c’erano quasi tutti.
La classe era molto grande, all’interno, solo diverse file di banchi sistemati a coppie, una cattedra in legno, una libreria che occupava tutta una parete in fondo all’aula, e la lavagna esattamente dietro alla cattedra. Con un piccolo volteggio, la rossa raggiunse la penultima fila, gettò lo zaino a terra e si sedette sul suo banco; lei la seguì, sedendosi al suo posto, accanto all’amica.
- Che materia c’è adesso? - chiese Elisabeth mentre stiracchiava le braccia, allungando le maniche del maglione marrone che indossava, guardando il cielo grigio fuori dalla finestra, che diventava sempre più cupo e minaccioso.
- Economia - rispose mentre frugava nello zaino.
- Ah...che due...- si bloccò appena in tempo sentendo la professoressa tossicchiare.
Tutti si sedettero ai propri posti e salutarono l’insegnante. La donna era alta e magra, i capelli rossi le sfioravano appena le spalle; indossava una camicia bianca con sopra un maglione marrone, un paio di jeans e degli stivali anch’essi marroni con un tacco non troppo esagerato. Si sedette alla cattedra, infilò un paio di occhiali da vista e aprì il registro, iniziando a scrivere qualcosa.
- Quanto è allegra stamattina - sussurrò Elisabeth all’amica in tono sarcastico.
- Signorina Vetra -
- Si? - chiese alzandosi in piedi.
- L’attendono in Direzione - disse la professoressa senza staccare gli occhi dal registro.
“ In direzione?” - Devo andare subito? - chiese titubante.
- Immediatamente. Si farà passare gli appunti dalla sua compagna -
- Oh...d’accordo -
Lasciò il suo banco, e attraversò l’aula, sentendosi addosso gli occhi di tutti; e uscì. Camminò lentamente per il corridoio, cercando di ritardare l’incontro; sbuffò dopo due minuti, vedendo davanti a lei una porta in legno con una targhetta infissa: “Direzione”. Fece un respiro profondo e bussò.
Una voce gentile si fece sentire dall’altra parte della porta.
- Avanti signorina Vetra -
Entrò con lo sguardo alto - Buongiorno direttrice -
La direttrice era una donna giovane, sui trent’anni, i capelli ricci e neri come la pece erano sempre sciolti, il viso abbronzato, le labbra sottili con un po’ di rossetto di un bel rosso lampone. Era seduta dall’altra parte di una grande scrivania in legno, con un po’ di carte sparpagliate qua e là; teneva le braccia incrociate, stropicciando appena la camicia bianca che indossava. Sospirò stancamente e trafisse la ragazza con i suoi occhi neri. Restò in piedi davanti alla scrivania, tendendo alto lo sguardo.
- Naturalmente si chiederà perché l’ho convocata in direzione. Bene, abbiamo un nuovo studente ed entrerà nella vostra classe, ma prima vorrei che fosse al passo con gli altri compagni e, dato che lei è la più brava della classe, se non della scuola e caposcuola, le affido il nuovo studente -
- Direttrice, non credo di essere all’altezza di questo compito - disse abbassando lo sguardo.
- Oh, non essere sciocca, te la caverai egregiamente. Il nuovo arrivato ti aspetta giù in teatro. Per oggi sei esonerata dalle lezioni... -
- Buona giornata direttrice -
- Anche a te -
Si chiuse la porta alle spalle, notando appena un sorriso sulle labbra della direttrice. Scese velocemente le scale e arrivò in teatro, aprì la porta che si richiuse subito dopo con un tonfo sordo. La stanza era immersa nella semi oscurità, ma distinse la figura di un ragazzo seduto sulle prime sedie.
- Sei tu quello nuovo? - chiese accendendo la luce e avvicinandosi.
- Sono io -
- Bene, io sono...AH!!!! TU!! -
Sussultò sul posto, vedendo il nuovo arrivato.
- E tu che ci fai qui?!?! - chiese Matteo alzandosi in piedi.
- Ehm...sono a scuola...o forse non l’hai notato -
- Ah...e...perchè non sei in classe? -
- Perché qualche minuto fa, la direttrice mi ha convocato e mi ha affidato l’incarico di portarti allo stesso passo degli altri. Comunque...ti ha fatto vedere la scuola? -
- No a dire la verità...- rispose lui passandosi una mano nei capelli castani.
- Bene, vieni...facciamo un giro, e poi ci fermeremo in biblioteca e vedremo a che punto sei arrivato...-
Immagine
Avatar utente
Cavaliere Anziano
Cavaliere Anziano
 
Messaggi: 1428
Iscritto il: 1 novembre 2008, 0:00
Località: Verona
Sesso: Femmina

RE: - DEMONS HUNTERS - by Kiarya

da Kiarya92 » 4 ottobre 2009, 12:35

Lei e Matteo girarono quasi tutta la scuola, parlando del più e del meno; ed infine, dopo un tour della durata di dieci minuti andarono in biblioteca.
La biblioteca, di solito, era piena di studenti che copiavano i compiti all’ultimo momento, ma adesso era completamente vuota, e non volava una mosca. Si sedettero ad un tavolo sedettero ad un tavolo e Matteo iniziò a parlare degli ultimi argomenti che aveva trattato nella vecchia scuola; e lei lo ascoltava con attenzione, incantata dalla sua voce.
Dopo dieci minuti, scrollò la testa e si alzò, sorridendo.
- Vieni... -
- Dove andiamo? - chiese il ragazzo rimettendosi lo zaino in spalla.
- In direzione. Devo informare la direttrice, e verrai anche tu -
- Io? -
Annuì semplicemente, aprendo la porta della biblioteca, ed uscendo al fianco del ragazzo.
Percorsero il corridoio principale e si trovarono davanti alla porta della direzione; bussò piano, e appoggiò la mano sulla maniglia.
- Avanti -
Aprì la porta, facendo un piccolo cenno a Matteo appena dietro di lei. Entrarono e restarono in piedi sulla porta.
- Signorina Vetra, Signor Dall’Angelo, prego venite -
I due si avvicinarono alla scrivania della direttrice. Lei si schiarì la voce prima di parlare.
- Direttrice, il signor Dall’Angelo non ha bisogno di nessun aiuto; è un ragazzo intelligente, e non avrà problemi a studiare quei pochi argomenti che non ha fatto; per il resto è al nostro stesso punto -
- Bene, allora può presentarlo alla classe. Signor Dall’angelo, per qualunque necessità, la signorina Vetra sarà a sua disposizione -
- Grazie Direttrice - la ringraziò lui.
- Potete andare. Buona giornata -
I due uscirono e salirono di corsa le scale, fino ad arrivare alla porta della loro classe.
Guardò l’orologio appeso nel corridoio: la seconda ora era appena iniziata; bussò e l’insegnate la fece entrare.
- Professoressa, posso rubarle due secondi? - chiese aprendo appena la porta e infilando la testa dentro.
L’insegnante di italiano, seduta alla cattedra, alzò lo sguardo incrociando i suoi occhi marroni, con quelli verdi della studente. Aveva i capelli castani raccolti in un chignon, la pelle rosea come quella di un bambino, le labbra sottili e rosse. L’insegnante si raddrizzò sulla sedia incrociando le braccia e accavallando le gambe.
- Ma certo -
- Vorrei presentare alla classe un nuovo studente - disse facendo entrare Matteo.
- Buongiorno a tutti. Io sono Matteo Dall’Angelo -
La classe rispose all’unisono con dei ciao, le ragazze si diedero delle piccole gomitate, e mangiavano il nuovo arrivato con gli occhi. Laura si avvicinò all’amica Veronica sussurrandole qualcosa all’orecchio.
- Bene signor Dall’Angelo, immagino che la direttrice vi abbia affidato alla signorina Vetra, quindi, prenda un banco dall’aula accanto e si sieda vicino a lei -
Si sedette al suo posto, facendo un piccolo cenno al ragazzo che scomparve dietro la porta, ma per rientrare subito dopo tenendo tra le braccia un banco e una sedia; che sistemò accanto alla mora, dove poi, si sedette.
- Ma non è il ragazzo di questa mattina? - chiese Elisabeth in un sussurro avvicinandosi appena. Come risposta, annuì semplicemente.
- Ciao. Sono Elisabeth - disse la rossa porgendo la mano al ragazzo.
Matteo la guardò sorridendo - Matteo tanto piacere -
- Non so se te ne sei accorto Matteo, ma c’è la fauna femminile di questa classe che ti sta mangiando con gli occhi, alcune stanno pure allagando la classe con la bava... -
- Elisabeth...- l’ammonì dandole una gomitata.
- Pure la zoccola ti guarda - continuò la rossa.
- La zoccola? - chiese il ragazzo.
- Si...Laura. Ti racconteremo tutto a ricreazione, vedrai quante risate che...-
- Signorina Hall, vuole caffè e pasticcini per caso? - disse l’insegnante senza smettere di consultare il registro.
- Mi scusi professoressa -
La professoressa iniziò a spiegare e, per tutta l’ora, prese appunti su un block notes, Elisabeth, al suo fianco in silenzio, copiava i suoi appunti aggiungendo vari smile e disegnetti; mentre Matteo ascoltava semplicemente.

- Bene ragazzi...per la prossima volta ripassate; ora state buoni che l’insegnante di matematica arriverà con quindici minuti di ritardo - disse l’insegnante raccogliendo i suoi libri e andandosene dalla classe.
- Matematica? - chiese la rossa.
- Esatto... -
- NOO!!! NO NO NO!!! -
Elisabeth iniziò a correre per la classe.
- Cosa le è preso? - le chiese Matteo.
- Preoccupata per l’interrogazione - rispose - ELISABETH! VIENI QUI IMMEDIATAMENTE!!! -
- Cavolo interroga! -
- Cosa ti ho detto questa mattina? -
- Ah già...mi fai i segnali -
- Brava...quindi datti una calmata -
Matteo iniziò a ridere osservandole, poi, una ragazza bionda apparve lì accanto.
- Ciao. Sono Laura - disse lei con un sorriso, porgendo la mano al ragazzo.
- Piacere, Matteo -
Laura gettò un’occhiataccia a lei e ad Elisabeth, e poi si rivolse ancora al ragazzo con un tono dolce.
- Il primo giorno e già ti mettono con la Secchiona & Company. Non vorrai stare con loro vero? Naturalmente sei il benvenuto nel gruppo di quelli più...importanti -
“ CHE RABBIAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!! GRRRRRRRRRRRR!!!”
Stava per prendere a schiaffi la ragazza, ma Matteo rispose cortese alla sua nuova ammiratrice - Grazie per l’offerta, ma credo che resterò con la Secchiona & Company -
- Beh, se cambi idea...- disse Laura andandosene, lasciando la frase in sospeso.
- Attento che quella ci prova ragazzo...- disse la rossa.
- Che ci provi pure...la rifiuterò tutte le volte -
- Oh, finalmente abbiamo incontrato un uomo che non è attirato dalle sgualdrine, e che pensa con il cervello che ha in testa e non quello nei pantaloni - disse Elisabeth tirando fuori dallo zaino i libri di matematica e sedendosi.
Sorrise appena per poi portarsi una mano alla tasca dei jeans, dove il cellulare stava vibrando.
“ L’avevo spento”
Afferrò il cellulare e guardò il numero sul display.
“ 045 0505033; l’Agenzia” pensò facendo un profondo respiro.
Si alzò di scatto, ignorando gli sguardi di Elisabeth e Matteo.
Entrò nel bagno, mandando fuori, a malo modo, le matricole che massaggiavano tranquillamente; poi si chiuse nel primo bagno libero, prese di nuovo il cellulare e rispose.
- Pronto? -
- Agente 33? -
- Sono io - rispose tranquillamente.
- Mi dispiace disturbarla Agente 33 -
- Non si preoccupi. Categoria? -
- E -
Sbuffò appena. L’avevano chiamata per una banale Categoria E? Di solito la chiamavano per cose ben peggiori.
- Posizione? -
- Nella scuola, nel teatro -
- Cosa? Le zone scolastiche di Verona sono protette -
- È riuscito ad entrare, probabilmente si sarà legato a qualcuno che ha visto -
Sorrise. La cara vecchia Agenzia aveva bisogno del suo Agente 33: lei. Il suo piccolo segreto.
Questa insolita agenzia radunava delle persone un po’ particolari; in grado di contrastare delle entità soprannaturali, più comunemente note come fantasmi, e vari tipi di demoni, classificati in cinque categorie dalla A alla E in base alla loro “anima malvagia”.
- Non ci sono degli altri agenti? -
- Darebbero nell’occhio; e poi, lei è già nell’edificio signorina Vetra -
- Con chi ho a che fare? - chiese rassegnata.
- Fantasma -
- Esigo di non essere più chiamata per questi semplici incarichi di far passare oltre un Categoria E -
- Certamente 33 -
Riattaccò e si infilò di nuovo il cellulare in tasca.
Uscì dal bagno, e si ritrovò davanti le due ragazzine di prima; sospirò mettendosi le mani sui fianchi - Andate in classe altrimenti vi porto io con la forza -
Una delle due la guardò dall’alto in basso - Ma che vuoi? Non puoi dirci quello che dobbiamo fare -
“ Trattieni la rabbia...non pensare di investirla con l’auto, e di passarci sopra un paio di volte” - Andate immediatamente in classe o quei vostri cellulari del cazzo fanno un volo fuori dalla finestra -
Le due non si mossero.
- State mettendo a dura prova la mia pazienza - sussurrò tra i denti, battendo velocemente il piede a terra, mentre le due ragazze si guardavano con un ghigno stampato in faccia.
- FUORI HO DETTO! - urlò con tutto il fiato che aveva in gola.
“ La tattica delle urla, in perfetto stile esaurimento nervoso, funzionano sempre” pensò ghignando, osservando le due che tornavano in classe, guardandola di sottecchi.
Uscì finalmente dal bagno, e si guardò intorno, sperando che non ci fosse nessuno, e partì in quarta, scendendo i gradini a due a due; non appena vide la porta d’ingresso, scese un’altra rampa di scale, che si bloccavano davanti ad una grande porta in legno.
Spalancò la porta del teatro con un calcio, e si guardò intorno per un po’, prima di fermarsi a guardare l’uomo immobile sul palco.
- Ah, allora sei tu l’anima in pena. Sai, io odio essere interrotta durante le lezioni - disse all’uomo; lo stesso uomo che aveva visto quella mattina fermo sulla strada.
- Dove sono? -
- In un posto dove non dovresti essere. Andiamo al sodo...tu sei morto -
- Sono morto? -
Il tizio sembrava un tantino confuso. Ma in fondo, tutti quelli che aveva visto lo erano, ma dopo sembravano calmarsi non appena vedevano la luce.
- La vedi la luce? - chiese mettendosi le mani sui fianchi.
- Si - disse l’uomo chiudendo appena un occhio - È forte -
- Devi andare, è quello il tuo posto, non qui tra i vivi. Là ci sarà il perdono, l’amore e delle persone che ti aspettano -
- Chi? -
- Sta a te scoprirlo -
- Tu la vedi? -
- No -
- E perché credi a queste cose? -
Non rispose, e si mise le mani in tasca.
- Come mai riesci a vedermi? -
- Una storia troppo lunga da raccontare. E poi, non vedo solo te -
- Chi altri vedi? -
“ Mi sto confidando ad un fantasma” pensò cercando di rendere ironica la cosa - Persone come te, persone che non sono più vive; anziani, uomini, donne e bambini, una volta ho visto pure un cane -
Il fantasma le sorrise e tese una mano verso il nulla; e scomparve senza lasciare traccia.
Sospirò voltandosi di nuovo verso l’uscita “Speriamo di non essere in ritardo”
Salì di corsa la rampa di scale, arrivando in cima con il fiatone. Sfrecciò in classe, e si sedette al proprio posto, sotto lo sguardi di Elisabeth e di Matteo.
- Dove sei stata? - le chiese l’amica.
- In bagno -
- Bugiarda -
Sospirò - In teatro -
- A far cosa? -
- Affari -
- Che tipo di affari? -
- Fai troppe domande per i miei gusti - sussurrò incrociando le braccia, cercando ancora di riprendere il fiato.
- E tu stai mentendo troppo per i miei gusti -
Si voltò osservando l’amica, che aveva le guance completamente rosse di rabbia, ed era un miracolo che era ancora viva e vegeta.
- Un giorno saprai -
- Sapere cosa? -
- La verità -
- Cosa stai nascondendo Angelica? Cos’è che non puoi dire nemmeno a me? -
- Una cosa troppo grande per essere svelata -
Entrò l’insegnante di matematica, una donna alta e robusta, tutti la chiamavano Trinciabue, per la somiglianza con l’attrice Pam Ferris.
- Bene ragazzi, interrogo - annunciò andandosi a sedere alla cattedra.
Elisabeth batté la testa sul banco - No... -
- Signorina Mancini...prego -
Con un sorriso sulle labbra si voltò verso Laura, che sbuffò sonoramente e si avvicinò alla lavagna.
- Evvai evvai... - disse la rossa - Sono salva! Satana oggi non mi avrai!! -
Matteo e Angelica si misero una mano sulla bocca per soffocare le risate.
Immagine
Avatar utente
Cavaliere Anziano
Cavaliere Anziano
 
Messaggi: 1428
Iscritto il: 1 novembre 2008, 0:00
Località: Verona
Sesso: Femmina

RE: - DEMONS HUNTERS - by Kiarya

da Kiarya92 » 4 ottobre 2009, 16:04

Parlarono sottovoce per tutto il resto dell’ora, e in un lampo arrivò la ricreazione. Lei, Elisabeth e Matteo erano seduti ai loro posti, dove la rossa raccontava al ragazzo gli scontri più esilaranti con Laura.
- C’è stata una volta, che erano ad un soffio dal picchiarsi. Tutto era cominciato con un piccolo litigio, e Laura, dopo una risposta bruttissima di Angelica, che non oso ripetere perché mi rotolerei dal ridere fino a domani, dice “ Questa me la paghi secchiona”, e la qui presente santarellina - disse l’amica indicandola - le risponde tranquilla “ Bene, dimmi quanto. Sai non me ne intendo molto, ma so che le puttane vanno pagate” -
I tre scoppiarono a ridere come se fossero amici da sempre, poi cercando di non pensarci ancora, si riprese e disse - Beh lì ho dato il meglio di me - sussurrò scrollando Elisabeth che continuava a ridere come una deficiente.
- Per conto mio era da premio Oscar - disse il ragazzo togliendosi le lacrime dagli occhi con il palmo della mano.
Laura e Veronica passarono lì accanto e gettarono un’occhiataccia a lei e ad Elisabeth.
- Vi racconto una barzelletta...- iniziò la rossa schioccandosi le dita - Allora, una mora, una rossa e una bionda sono in vacanza in Tunisia, decidono di fare un’escursione nel deserto, e si mettono d’accordo che ognuna porti una cosa che possa servire durante la camminata.
Si ritrovano all’appuntamento, e la mora dice “io ho portato la crema solare, così non ci scottiamo sotto il sole”, poi la rossa fa “io ho portato un ombrello da spiaggia, così se ci fermiamo a riposare, possiamo sederci sotto”, la bionda invece dice “io ho portato la porta di una macchina”. Tutte rimangono in silenzio e la mora e la rossa esclamano insieme “LA PORTA DI UNA MACCHINA? E cosa ce ne facciamo con la porta di una macchina?” e la bionda risponde “così se c’è caldo, possiamo abbassare il finestrino!” -
- Ehi non ce l’avrai mica con le bionde? - disse una ragazza apparsa alle spalle di Elisabeth.
Era di media altezza, e magrolina, aveva i capelli biondi raccolti in una treccia, e alcune ciocche dorate le ricadevano sulla fronte; il viso pallido e suoi occhi azzurri esprimevano gioia e allegria.
- Ah Vittoria...noi ce l’abbiamo solo con una bionda, e tu lo sai bene... -
- Tranquilla...non mi offendo, dato che io ho un po’ di intelligenza in confronto a Laura. Ah...Matteo...piacere sono Vittoria - disse la ragazza porgendo la mano al nuovo arrivato.
- Piacere - disse lui stringendola appena.
- Tu-sai-chi ti ha puntato eh? -
- Non gli stacca gli occhi di dosso...- disse Elisabeth - Ah, Angi...hai detto a Matteo della gita vero? - chiese poi scrollandola un po’.
- Che gita? - domandò cercando di fermare l’amica che non la smetteva di sballottarla di qua e di là.
- Angelica! Come che gita?!? - urlò la rossa scrollandola ancora più forte, mentre lei, tratteneva a stento le imprecazioni.
- Ah quella in montagna dici? -
- Certo! Viene anche Matteo naturalmente! -
- Quando? - chiese il ragazzo fissandole.
- È tra un mese. Andiamo in montagna tre giorni - rispose la rossa sorridendo, lasciandola finalmente in pace.
- Certo che vengo! Voi ci andate? -
- Ovvio! -
- Ti rispondo tra due minuti che non capisco più niente , vedo due Elisabeth - disse passandosi una mano nei capelli.
- Ehi! Avete fatto la radunata senza dirmi niente? - chiese una ragazza apparsa dal nulla.
Era alta, con il viso roseo e un paio di guance rosse; i capelli castani toccavano appena le sue spalle, e fissava il ragazzo con i suoi allegri occhi marroni - Ciao sono Alice - disse facendo un piccolo cenno a Matteo, che rispose con un altro semplice ciao.
- Alice che paura! Tu hai il dono di apparire all’improvviso! - disse Elisabeth.
- Oh non essere sciocca, Angelica mi sente sempre quando cerco di coglierla di sorpresa... -
Tutti si voltarono verso di lei - Che c’è? Non è colpa mia se ti sento! -
- Aspettate. Cosa che non c’entra praticamente nulla...la prossima ora c’è musica giusto? - chiese Vittoria.
- Si -
- Ah...io sono stufa di suonare quel flauto del piffero - disse la rossa incrociando le braccia.
- Tu suoni il flauto? - chiese Matteo.
- Il flauto traverso -
- Voi? Cosa suonate? - chiese ancora il ragazzo rivolto alle altre.
- È già tanto se mi mettono in mano il triangolo! - rispose Vittoria.
- Io il normale flauto che si usava alle medie...e faccio di quelle stonate da paura - rispose invece Alice.
- Io il pianoforte -
- E sentissi che voce...- disse la rossa in un sussurro.
Arrossì appena - Tu Matteo? Suoni qualche strumento? -
Il moro alzò le spalle - So suonare un po’ la chitarra -
- Ehi ragazze, non fatemi diventare stupido il nuovo arrivato - disse Sergio - Io sono Sergio, vieni che ti presento gli altri -
- E tu vedi di non farlo diventare un pervertito! -
- Oh Angi, come può diventare un pervertito con un gentiluomo come me? -
- Che modestia Sergio -
***
Si alzò e seguì Sergio fino agli ultimi banchi, occupati da un paio di ragazzi.
- Allora, lui è Federico...- disse il biondo indicando un ragazzo dai capelli rossi e gli occhi azzurri.
- Puoi chiamarmi pure Fede - disse facendogli un cenno.
- Lui è Davide - disse ancora Sergio indicando un ragazzo dai capelli biondi seduto sul banco - Nicola - indicando un altro ragazzo dai capelli biondi e un paio di occhi grigi, seduto a terra che mangiava dei crackers.
- Andrea - puntando un ragazzo dai capelli castani seduto accanto a Federico, che alzò la mano salutandolo - e lui è Luca - disse infine Sergio indicando un ragazzo dai capelli neri e gli occhi di ghiaccio, seduto in disparte che guardava da tutt’altra parte con uno sguardo intenso.
Si rivolse agli altri con un saluto, e si sedette accanto a loro.
- Non fare caso a Luca - gli disse Federico in un sussurro - È un po’ incazzato -
- Si notava che è incazzato. Ma che cos’ha? - chiese Matteo.
- Per Angelica -
- Che gli ha fatto? -
- Stavano insieme, ma lui è andato con Laura -
- E la rivuole suppongo...dalla faccia che ha - disse voltandosi, fissando il ragazzo dagli occhi di ghiaccio, che fissava intensamente la ragazza seduta tra le altre compagne.
- La guarda come se la volesse mangiare...- sussurrò piano Nicola avvicinandosi a Matteo.
- Chi non se la vorrebbe mangiare...guarda che corpo - disse Andrea.
Sergio si voltò, osservando Angelica - Ehi tesoro! -
La mora si voltò fulminandolo con lo sguardo.
- Me lo dai un bacio? -
La risposta della ragazza fu un puro e semplice invito ad andare a quel paese.
- Quanto ti voglio bene quando fai così! -
I ragazzi ritornarono a confabulare.
- Insomma...siete quasi tutti interessati a lei? -
- All’inizio si...quasi tutti iniziavano a provarci e a chiederle di uscire ma lei rifiutava...e poi alcuni si sono innamorati di altre - disse Sergio indicando Federico e Davide - Io faccio così solo per farla arrabbiare, ma siamo grandi amici. Certo, è bella non si può dire il contrario...e non mi dispiacerebbe... -
Il biondo fu interrotto da Nicola - Dopo Luca non ha avuto più nessuno. Qualcuno dovrebbe chiederle di uscire! -
- Non illuderti, comunque lasciando perdere il discorso...l’ultima ora c’è ginnastica! - disse Andrea guardando gli altri.
Era leggermente confuso. Cosa centrava adesso la palestra? Guardò i compagni uno a uno, aspettando chiarimenti.
- L’unica ora in cui possiamo ammirarla... - disse il moro appoggiandogli una mano sulla spalla - Insomma, maglietta aderente...pantaloncini corti...-
- Ah...-
Si voltarono sentendo la porta aprirsi di scatto; subito dopo entrò Laura con delle altre ragazze al suo seguito.
- Arriva la bionda con la scorta, quella mora alla sua destra è Veronica, la ragazza a sinistra è Sara - gli disse Federico facendo un cenno verso un’altra ragazza - e quelle dietro sono Giulia, Jennifer e Rachele - aggiunse indicando le altre tre, che seguivano Laura come cagnolini addestrati.
***
Ultima modifica di Kiarya92 il 27 giugno 2010, 17:00, modificato 1 volta in totale.
Immagine
Avatar utente
Cavaliere Anziano
Cavaliere Anziano
 
Messaggi: 1428
Iscritto il: 1 novembre 2008, 0:00
Località: Verona
Sesso: Femmina

RE: - DEMONS HUNTERS - by Kiarya

da Kiarya92 » 4 ottobre 2009, 17:14

Scusate se vado così veloce, ma è quasi tutto scritto...e non mi piace vedere solo 3 pagine per questa storia :D

- Beh, è carino...- disse piano Vittoria osservando il nuovo compagno di classe.
- Ha dei bellissimi occhi blu...- disse Alice in tono sognante sospirando.
- Per non parlare del fisico...è...è un angelo - disse ancora la bionda - Ma il mio cuore appartiene a Davide per ora...-
- E lo stesso vale per me...- disse l’altra - il mio cuore l’ha rapito un altro angelo -
- Fammi indovinare...per caso ha i capelli rossi e gli occhi azzurri? - domandò con un sorriso.
- Eh...si. Però voi due avete il cuore libero...-
- Beh, non direi...- disse Elisabeth arrossendo un po’.
Si voltò osservando la migliore amica. Sapeva a chi si stava riferendo, quel ragazzo le piaceva da due anni ormai.
- Allora Angelica è l’unica che soffre ancora per le pene d’amore - disse Vittoria.
- Io non soffro per le pene d’amore! -
Un colpo di tosse, e tutte si voltarono verso una giovane donna apparsa sulla porta.
Aveva i capelli castani raccolti in una lunga coda che le arrivava a metà schiena, era bianca come un cencio, portava un paio di occhiali sul naso che nascondevano appena le piccole borse scure sotto gli occhi marroni. Tossicchiò per attirare l’attenzione, e sventolò per aria un flauto.
- Bene ragazzi. Basta perdersi in pettegolezzi dell’ultima ora...penultima ora..e andiamo di là...- disse l’insegnante - Forza forza altrimenti vi appendo a testa in giù fuori dalla finestra...-
Si alzò in piedi osservando poi Matteo che la guardava con un’espressione confusa. Distolse lo sguardo solo per prendere il libro di musica, poi gli si avvicinò, alzando le spalle - Se mi chiedi perché parla così, ti devo rispondere che non ne ho la più pallida idea...-
***
Percorsero il corridoio, e proprio in fondo, l’insegnante aprì la porta che portava la targhetta: “Laboratorio musicale”; fece entrare gli i ragazzi e si richiuse la porta alle spalle.
Angelica si diresse verso un angolo della stanza, dove c’era un pianoforte a coda nero, e si sedette sullo sgabello; mentre gli altri presero posto ai banchi divisi in tre file da sette posti. Elisabeth si sistemò nel posto più vicino al pianoforte, e poi lui, Vittoria ed Alice. L’insegnante prese posto alla cattedra e sfogliò il libro sbuffando.
- Bene...ehm...signor Dall’Angelo? -
Alzò lo sguardo, osservando l’insegnante che impugnava un flauto, puntandolo verso di lui - Si? -
- Se non le dispiace le do del tu...io odio i cognomi. Comunque suonerai il flauto assieme a Alice -
Si alzò, afferrò il flauto che l’insegnante le porgeva e si risistemò al suo posto.
- Beh? Che aspettate? Scaldate gli strumenti e fate fuoco -
Elisabeth gli si appena - Intende una specie di riscaldamento, ma usa termini un po’...beh...strani -
- Beh Matteo? Cosa suoniamo? - si intromise Alice.
- Qualcosa di facile -
- Inno alla gioia? -
Lui annuì, ed Alice iniziò a sfogliare le pagine del libro, cercando quella giusta; e, quando la trovò, si bloccò un attimo - Aspetta un secondo - disse la mora voltandosi verso Angelica, che si preparava a suonare il pianoforte - Angelica cosa suoni? -
- Non lo so, hai qualche preferenza? - rispose la ragazza con un sorriso.
- Mmm...perchè non suoni “Per Elisa”? -
La ragazza appoggiò lentamente le dita sui tasti del pianoforte chiudendo gli occhi, ma li riaprì sentendo le dolci note di un violino. Si voltò seguendo lo sguardo di fuoco di Angelica.
Laura era in fondo all’alula con il suo violino marrone scuro, ad occhi socchiusi, che padroneggiava le note della celebre sonata “Le quattro stagioni” di Antonio Vivaldi; la bionda riaprì gli occhi dopo nemmeno un minuto, terminando un piccolo pezzo della sinfonia; appoggiò il violino sul tavolo e restò in piedi, a braccia incrociate, fulminando con lo sguardo la mora seduta al pianoforte. Angelica si rivoltò, chiudendo di nuovo gli occhi, appoggiando delicatamente le dita sui tasti d’avorio e d’ebano del pianoforte; e prese a suonare la sinfonia di Beethoven.
Tutti nella stanza si bloccarono, abbassando i loro strumenti e ascoltando le dolci note del pianoforte, quasi incantati da quelle note; persino l’insegnante la guardava con interesse.
La mora si fermò dopo due minuti, voltandosi di nuovo verso la bionda a testa alta con un ghigno sul volto; Laura si sedette sulla sedia piuttosto irritata.
______________________________________________________

L’ora trascorse tranquillamente, lui, Alice ed Elisabeth continuavano a ridere ogni volta che sbagliavano, e dal flauto usciva un sibilo acuto. Angelica li guardava sorridendo senza smettere di suonare il pianoforte, e ogni tanto, lanciava delle occhiate di sfida a Laura.
Terminata l’ora, ritornarono in classe, cominciando a chiacchierare in attesa dell’insegnante di ginnastica.
- Ma, io non ho il materiale per fare educazione fisica - disse ad un tratto rivolto alla mora.
- Non preoccuparti, ci sarà una divisa da parte anche per te -
- Divisa? -
- Per educazione fisica abbiamo tutti due divise identiche, pantaloncini corti e una maglietta, più tardi andremo a vedere nel magazzino se ne sono avanzate un paio della tua taglia -
- Ragazzi muovetevi! Ultima ora! - urlò una donna sui trent’anni, dai lunghi capelli biondi legati in una classica coda di cavallo, dall’abbronzatura, si poteva capire che era una donna che stava molto all’aria aperta; e con i suoi occhi grigi osservava gli studenti con occhiate veloci - Per quelli che vanno subito a casa, si possono portare nello spogliatoio lo zaino, mentre gli altri si portano solo quello di ginnastica. Forza! Muovetevi che faccio le ragnatele o metto le radici! -

Si affiancò ad Angelica, che teneva un piccolo zainetto blu in spalla, ed uscirono dalla classe. Percorsero l’intero corridoio drappeggiato con cartelloni di diverse classi ed argomenti e vecchi quadri dei presidi passati appesi al muro, che sembravano guardarli a malo modo mentre passavano.
Mentre camminavano, gli studenti delle altre classi li osservarono; i ragazzini, lanciavano delle occhiate ad Angelica e a Laura, mentre le ragazze guardavano a bocca aperta Luca, tirandosi delle piccole gomitate; altre passarono a lui, osservandolo con interesse.
- Non farci caso - sussurrò la mora, avvicinandosi appena.
- Ehi! Angelica! -
Un ragazzino più coraggioso degli altri, si affiancò alla ragazza con un sorriso cominciando a camminare.
Aveva dei capelli biondi e riccioluti, e il viso roseo metteva in risalto i suoi occhi chiari; era molto più alto di lui, ed era magro, con un paio di occhiali da vista sul naso.
- Ciao Al - disse la mora lanciandogli un sorriso.
- Senti, volevo chiederti se ti va...una sera possiamo andare al bar insieme eh? Che ne dici? -
- Oh Al, smettila di farmi il filo; lo sai che sei troppo piccolo per me - rispose Angelica con un altro sorriso - Ma da amica ci vengo volentieri. Ora vai che ti becchi una nota -
- Gli spasimanti si fanno avanti eh? - chiese Sergio affiancandosi alla mora non appena il ragazzino se ne fu andato - Posso invitarti a bere un caffè tesoro? Magari ci metto qualcosa di alcolico, ti faccio ubriacare...poi ti porto a casa mia e ti violento - disse il biondo imitando la voce di Al.
- Ah lo sai com’è fatto Al; continua a provare benché io continui a dire no. A proposito biondastro...non hai trovato ancora nessuna? -
- Lo sai che c’è sempre un posto per te baby - disse il biondo facendole l’occhiolino.
- Dai non sto scherzando. Io so di una persona che è interessata a te...-
- Ah si? Chi è? La conosco? È carina? -
- Si la conosci - rispose Angelica sorridendo.
- Chi è? Sei tu? -
- Ti piacerebbe. E tu sai chi è in fondo in fondo, e non è difficile da capire -
Sergio alzò lo sguardo verso di lui, puntando la ragazza con il dito, e poi picchiettando l’indice sulla tempia.
- Non sono pazza è la verità! -
- È davvero lei? -
- Si...avanti, chiedile di uscire, sono sicura che ti dirà di si -
- Lo farò -
***
La classe uscì dalla porta sul retro, che portava al cortile ricoperto da foglie marroni e gialle, cadute dagli alberi piantati qua e là. Percorsero un piccolo vialetto ricoperto di ghiaia, nascosto da due siepi, che li portarono innanzi all’entrata della palestra.
L’insegnante si avvicinò alla porta dì’entrata, infilò la chiave nella toppa, fece scattare la serratura, e aprì la porta, lasciandoli passare.
La classe percorse un corridoio, i maschi entrarono nella prima porta, mentre le ragazze entrarono nella seconda, qualche metro più in là. Angelica imboccò spedita il corridoio, seguita a ruota dal ragazzo; percorse l’intero corridoio fino alla porta del magazzino, che in realtà, era una stanza per gli attrezzi, ma loro lo chiamavano sempre magazzino. A terra, come al solito, dei materassini blu, accanto alla parete una rastrelliera con diversi attrezzi, abbandonata in un angolo invece, c’era una rete nera, che conteneva all’incirca una quindicina di palloni, e una rastrelliera che reggeva delle aste in legno lunghe più o meno un metro. La ragazza aprì il piccolo armadietto esattamente davanti alla porta, ed afferrò due magliette blu dell’Adidas aderenti, con le solite strisce bianche sulle spalle, ancora nella loro confezione di plastica, ed due paia di pantaloncini bianchi che arrivavano appena sopra al ginocchio.
- Immagino siano della tua taglia - disse porgendo le due divise al moro.
- Grazie -
- Ora va pure a cambiarti -
Il ragazzo la ringraziò ancora e scomparve dietro la porta dello spogliatoio maschile; mentre lei, sospirando, entrò in quello femminile dove Elisabeth le lanciò in testa una maglietta.
- Che bella accoglienza - disse togliendosi la maglietta dalla testa per poi incrociare lo sguardo di Laura che usciva dallo spogliatoio con il suo seguito.
- Pensavo fossi un intruso - si giustificò l’amica mentre si toglieva felpa e jeans, restando solamente in intimo - Certo che c’è freddino...-
- Finchè resti così poco ma sicuro...- disse prendendo posto su una delle panche in legno, cominciando a sbottonarsi la camicia.
- Si ma...- la rossa si bloccò e si voltò lentamente, fulminando Alice, già pronta nella sua divisa, che se la rideva di brutto mentre si asciugava le mani sulla schiena di Elisabeth - ALICE! -
- Quanto sono simpatica vero? -
- Andiamo Alice, lascia che si vesti almeno - disse infilando la maglietta dell’Adidas - Che si prende il raffreddore o peggio - aggiunse togliendosi i jeans.
- Ha parlato la finlandese qua - disse Vittoria, sedendosi accanto a lei, alludendo solo un po’ alla sua chiara carnagione.
- Andiamo non sono così bianca - obbiettò infilandosi i pantaloncini bianchi quasi quanto le sue gambe - Ehm...insomma... – sussurrò infilando le All Star blu.
- Certo che sei bianca! ma almeno insieme possiamo fare la pubblicità del Ringo! - disse Elisabeth infilandosi la maglietta, e accostando la gamba abbronzata alla sua.
- Forza muoviti che dobbiamo andare - sussurrò alzandosi in piedi e aspettando sulla porta con Vittoria ed Alice, mentre la rossa saltellava di qua e di là infilandosi i pantaloncini e le scarpe.
***
- Che ti avevo detto? È uno spettacolo - disse Sergio dandogli una gomitata.
Si voltò, guardando nella stessa direzione del biondo e si sentì leggermente avvampare le guance. Angelica era là, nella sua divisa da ginnastica che aderiva al suo corpo perfetto, sodo e longilineo, le gambe bianche perfette, come se fossero state scolpite nel marmo da uno scultore, i capelli neri le ricadevano sulle spalle dando la sensazione di essere morbidi come seta. La ragazza voltò lo sguardo verso di lui, come se volesse penetrare nella sua anima con i suoi occhi brillanti come due smeraldi; poi rivoltò lo sguardo verso le compagne e le raggiunse sedendosi a terra tra loro.
- Ah, è sempre un piacere vederla così...- disse Andrea - Luca? a letto com’è? -
Il ragazzo dai capelli corvini, seduto lì accanto, si voltò guardando i compagni - Curiosi ragazzi? -
Sentì nuovamente avvampare il viso, e sperò di non arrossire per la piega che aveva preso la discussione.
Fu ancora Andrea a rispondere - Un po’...allora? -
- L’ultima volta, se non ci fermavamo...avremmo potuto rompere il letto -
Gli altri avevano gli occhi spalancati e balbettavano parole sconnesse e senza senso, sussurrando “ma” o “impossibile”.
- Andiamo ragazzi finitela di borbottare su chissà quale argomento - disse l’insegnante di educazione fisica facendo il suo ingresso nella palestra - 20 giri di riscaldamento muoversi! -
La classe sbuffò all’unisono non appena sentì l’ordine dell’insegnante. La prof, dopo che si fu accomodata alla piccola cattedra posta in un angolo della palestra, alzò lo sguardo dal registro e fulminò i ragazzi uno per uno.
- Cos’avete da sbuffare tanto? Di giri ne fate 30, e se vi lamentate ancora, sarà l’insegnante di economia ad accompagnarvi al posto mio in gita -
Tutti scattarono in piedi e cominciarono i giri intorno alla palestra; durante la corsa, si affiancò ad Angelica, che si stava legando i capelli con un piccolo nastro blu.
- La divisa è della tua taglia? - chiese la ragazza sorridendogli, raggiante.
- Si grazie, calza a pennello -
- Ti sta bene - disse la mora tornando a fissare davanti a lei.
- Ehm...grazie -
***
Immagine
Avatar utente
Cavaliere Anziano
Cavaliere Anziano
 
Messaggi: 1428
Iscritto il: 1 novembre 2008, 0:00
Località: Verona
Sesso: Femmina

RE: - DEMONS HUNTERS - by Kiarya

da Kiarya92 » 5 ottobre 2009, 15:34

- Bene, adesso faremo una cosa un po’ diversa dal solito, sperando che alcune di voi, e per alcune intendo Angelica e Laura, non si ammazzino a vicenda. Oggi faremo delle specie di incontri con il bastone, nel nostro caso, le aste abbandonate nel deposito degli attrezzi - annunciò l’insegnante, facendo mormorare i ragazzi e le ragazze tra di loro - Sh zitti zitti...ragazze contro ragazze e ragazzi contro ragazzi; verrà fatto un sorteggio per decidere chi duellerà contro chi. Sergio, Luca e Davide, mettete il materasso grande al centro della palestra - disse facendo un cenno al materasso di circa quattro metri per quattro e spesso un metro, di un bel rosso fuoco; appoggiato in piedi, contro il muro in fondo alla palestra, e tenuto stretto da diverse corde - Angelica, Elisabeth e Vittoria...andate a prendere 17 aste nel deposito. Forza muoversi! -
Seguita a ruota dalle due amiche, ripercorse il corridoio ed entrò nel magazzino, sedendosi immediatamente su un mucchio di materassini blu.
- Ma è pazza - iniziò Elisabeth superandola e cominciando a passare le aste a Vittoria - Vuole che ci picchiamo a sangue? Soprattutto tu e Laura - aggiunse lanciandole un’occhiata - Che cosa carina. Sarebbe stato meglio dire “Ragazzi, oggi potete picchiarvi a sangue con l’asta di legno. La signorina Vetra e la signorina Mancini si possono anche ammazzare” - continuò la rossa, cominciando a passare le aste anche a lei.
- Sarà divertente invece - rispose girandosi un’asta tra le mani.
- Ah se lo dici tu...io non ne sono molto convinta -
- Ma dai Elisabeth, l’insegnante non può lasciare che questa pazza e quell’altra si azzannino a vicenda come dei cani randagi - si intromise la bionda - Ci siete? Sono 17 giuste giuste? -
- Guarda che so contare - rispose la rossa.
Ripercorsero il corridoio e, giunte di nuovo in palestra, abbandonarono le aste a terra, lanciarono un’occhiata al materasso rosso posto al centro della palestra; e si risedettero tra i compagni.
- Allora ragazzi, le regole: vince chi disarma l’avversario o lo fa cadere dal materasso. Se vedo che qualcuno ci va troppo pesante, verrà eliminato e in più una nota disciplinare e 5 in condotta. Sono stata chiara? Bene, cominciamo con le donne che sembrano agguerrite come Xena...Laura ed Alice -
Alice si voltò verso di lei, che rispose con un sorriso e un occhiolino. La ragazza salì sul materasso, impugnando l’asta, e stringendola ancora più forte, non appena bionda le fu innanzi.
- Poi tocca a Elisabeth e a Rachele - annunciò la professoressa annotando i nomi su un foglietto di carta a mo di tabellone
- Angelica e Giulia, Veronica e Sara e per finire Jennifer e Vittoria; i ragazzi invece Sergio e Nicola, Luca e Davide, Andrea e Matteo, e chi vince dei due andrà contro Federico. Pronte? Partite! -
Le due cominciavano a muoversi, menando colpi a casaccio.
“ Beh non sembra poi tanto complicato” si ritrovò a pensare, osservando le due compagne che paravano gli affondi, prima lenti, ma poi sempre più veloci, e alternando la difesa all’attacco.
______________________________________________________

L’incontro non durò molto, e Laura ne uscì vincitrice dopo aver disarmato, per pura fortuna, Alice. La bionda scese dal “ring” improvvisato, si passò una mano nei capelli lanciandole uno sguardo di fuoco; e poi si avvicinò a Veronica, a Giulia e a Sara, sussurrando piano qualcosa, sperando che nessuno, a parte le tre amiche, potessero sentirla.
- Se siete contro di lei stancatela e lasciatela a me. Quand’è il nostro turno distraete la prof. La conosco fin troppo bene e starà al gioco -
Si stava riferendo a lei, ne era certa. Ghignò tra se e se, sperando di avere un incontro con lei; poi, senza darci tanto peso, diede una pacca ad Elisabeth.
- Vai Eli, che quella la batti ad occhi chiusi -
- Nessuno è alla mia altezza in effetti, anche tu potresti perdere contro di me - di pavoneggiò la rossa girandosi l’asta tra le dita, come fa un ballerino di Tip Tap con il suo bastone; e poi saltò sul materasso, fronteggiando l’avversaria.
Anche questo match non durò molto, infatti, dopo qualche minuto, la rossa ne uscì vincente, dopo aver fatto cadere Rachele fuori dal ring.
- Bene, blocchiamo le donne e facciamo partire Sergio e Nicola -
I ragazzi furono di gran lunga più veloci delle ragazze; e Sergio fece cadere l’avversario fuori dal ring con uno sgambetto. Il biondo aiutò Nicola ad alzarsi, e poi si risedette accanto ad Angelica.
- Luca e Davide -
I due ragazzi si fecero un cenno e salirono sul materasso e cominciarono a spintonarsi cercando di far cadere l’altro fuori dal ring.
Sbuffò di noia in attesa del suo turo, e si sdraiò per terra tra Sergio e Matteo.
- Che belle scarpe tesoro - disse il biondo osservandole le gambe.
- Anche le tue - rispose mettendosi a ridere.
L’incontro si concluse velocemente, e Luca disarmò l’avversario.
- Angelica e Giulia -
“ Bene bene...” Si alzò lentamente tenendo lo sguardo alto e fiero, afferrò l’asta che Elisabeth le porgeva, e saltò sul materasso senza nemmeno un rumore. Si rigirò l’asta tra le mani e la puntò contro l’avversaria.
- Bu! - disse battendo il piede a terra. Le bastò solo quello per far cadere Giulia all’indietro, fuori dal ring.
Scese dal materasso a testa alta, lanciando un’occhiataccia a Laura, seria più che mai, che la mandò a quel paese con un semplice gesto.
Ghignò maligna, passando casualmente accanto alla bionda - Almeno io non vado a farmi fottere - sussurrò.
Laura si alzò di scatto, a pochi centimetri da lei - È una sfida secchiona? -
- È una guerra -
Ritornò a sedersi tra le sue amiche, che le saltarono subito addosso.
- Tu sei la regina...indissolubilmente...indiscutibilmente...tu sei la regina - disse Alice, alzandosi, facendole un piccolo inchino.
- Chiunque avrebbe potuto farlo -
- Vittoria e Jennifer -
- E Vittoria si alza...e vincerà l’incontro spaccando il culo a quella zoccola -
La bionda prese la sua asta e rotolò sul materasso, provando ad imitare la tizia della pubblicità dello Yoga AQ, cantando everybody was kung fu fighting.
Scoppiò a ridere fissando la ragazza sul materasso, e l’avversaria davanti a lei che la osservava con le braccia incrociate.
- Venite radicali liberi che vi faccio un culo così! - concluse con stile la demenza della giornata, e prese a bastonare Jennifer che cadde subito dal materasso.
La bionda scese e diede un cinque a lei, Elisabeth e ad Alice; per poi lasciarsi cadere tra le braccia di Davide.
______________________________________________________
Ultima modifica di Kiarya92 il 9 ottobre 2009, 17:29, modificato 1 volta in totale.
Immagine
Avatar utente
Cavaliere Anziano
Cavaliere Anziano
 
Messaggi: 1428
Iscritto il: 1 novembre 2008, 0:00
Località: Verona
Sesso: Femmina

RE: - DEMONS HUNTERS - by Kiarya

da Kiarya92 » 5 ottobre 2009, 18:06

Gli incontri procedevano bene, avevano impiegato soltanto un quarto d’ora; ed ora toccava al secondo giro per le ragazze. Elisabeth era appena stata sconfitta da Laura, ed ora, la rossa si avvicinava sempre di più, tenendo la testa bassa.
- Non sono riuscita a batterla - disse l’amica sedendosi al suo fianco.
- Angelica e Veronica -
- Ragazze, è il mio turno - sussurrò alzandosi, girandosi l’asta tra le mani, mentre si avvicinava al ring.
Lanciò un’occhiataccia a Laura e saltò sul materasso, mettendosi davanti a Veronica, che ghignava.
Distolse lo sguardo, cercando di non prenderla a pugni per quegli orribili ghigni, ed incrociò lo sguardo di Matteo, che le sorrise.
- Via! - urlò la professoressa soffiando nel fischietto.
Partirono, e cominciarono a studiarsi come se fossero in un vero duello.
Ogni volta che l’insegnante era distratta, Veronica ne approfittava per colpirla scorrettamente allo stomaco o alle gambe. Quasi tutti andavano a vuoto, ma quelle volte che veniva colpita, con la punta dell’asta, tratteneva a stento delle imprecazioni, che facevano sorridere i ragazzi che la osservavano senza mai staccarle gli occhi di dosso.
Veloce come un fulmine, disarmò Veronica, mettendo fine al duello dopo nemmeno tre minuti. Non si prese nemmeno la briga di aiutarla ad alzarsi e scese dal materasso e si sedette tra Elisabeth e Vittoria, portandosi una mano allo stomaco, dove Veronica, l’aveva ripetutamente colpita senza pietà.
- Quella non ci è andata tanto leggero... -
- Pensa quando sarò contro Laura - rispose alzando lo sguardo verso la bionda, che ghignava, contenta come una pasqua.
- E chi lo dice che vai contro Laura? Devi prima battere me - disse Vittoria con un sorriso, dato che era la sua prossima avversaria; e le appoggiò una mano sulla spalla - andiamo...e non risparmiarti perché sono tua amica eh -
Sorrise e salì di nuovo sul ring, aspettando che l’amica facesse la prima mossa.
- Pronta? -
- Lo sono sempre -
La bionda si lanciò alla carica, cercando di colpirla. Sorrise, scansandosi di scatto, dando un piccolo spintone a Vittoria, che cadde fuori dal materasso.
- AHHHHHHHHHHHH!!!!!! NON È GIUSTOOOOOOOO!!!!! -
- Oh si invece! - disse cominciando a ridere.
La bionda si rialzò e la buttò a terra, cominciando a farle il solletico; e lei rideva, divincolandosi, nella speranza che smettesse.
- Dai ragazze! Basta che adesso tocca a Matteo e ad Andrea -
Lei e Vittoria tornarono accanto agli altri, mente i due ragazzi, ormai sul ring, si spintonavano con forza; ed alla fine, Matteo ebbe la meglio dopo pochi secondi.
- Sergio e Luca -
Il biondo, accanto a lei, si alzò - Guardate il campione all’opera signore -
Scoppiò a ridere - Campione? Tu? -
- Ovviamente - disse lui avvicinandosi al materasso con Luca, e cominciarono a spintonarsi poco dopo.
“ Umani fratello...” sussurrò una voce fredda, che le fece venire i brividi.
“ Giovani...” sussurrò un’altra voce.
“ Freschi...”
Si guardò intorno frenetica, ignorando Elisabeth che la chiamava. Erano demoni, ne era sicura, ormai aveva sviluppato un sesto senso per queste cose.
- Angelica? -
- Che c’è?! - urlò contro l’amica, che la fulminò con lo sguardo.
- Ma che diavolo ti prende? -
- Io...niente...-
- Laura e Angelica - annunciò l’insegnante, mentre nella palestra calò un silenzio tombale.
Lei e l’acerrima nemica si alzarono in piedi; si voltò verso la rossa che la stava trattenendo per i pantaloncini - Quella è completamente fuori, stai attenta -
- Non preoccuparti, al massimo ci prenderemo il cinque in condotta -
Si voltò e salì sull’enorme materasso con un agile balzo; si posizionò davanti all’acerrima nemica, restando sulla difensiva, tenendo il braccio destro in avanti mentre quello sinistro leggermente più indietro, stringendo forte i pugni sull’asta, facendo sbiancare le nocche. Laura, invece, impugnava l’asta a caso, quasi imitando la sua posizione.
- Ragazze non ammazzatevi. Via! -
Presero a girarsi intorno, mentre dalla folla, Giulia iniziò a parlare con la sua vocina stridula - Prof? Credo di essermi fatta male alla caviglia quando sono caduta...che cosa faccio? - chiese tenendo la gamba alzata, fingendo di zoppicare.
- Oh vieni, in infermeria ci dovrebbe essere del ghiaccio - disse l’insegnante accompagnandola fino all’entrata della palestra, ma si voltò prima di uscire, e fissò le due ragazze sul ring, che non si staccavano gli occhi di dosso, evitando di abbassare la guardia.
- Non azzardatevi a farvi del male, se una di voi scende con il sangue al naso o altro, andrete direttamente dalla preside...tutte e due, per non parlare della nota e del cinque in condotta - disse l’insegnante uscendo con l’alunna.
Rachele corse alla porta, in modo da avvertire Laura, se l’insegnante sarebbe tornata.
- A noi due Angelica - sibilò la bionda.
Parò i primi affondi dell’avversaria, che si facevano sempre più rapidi, e non riusciva a contrattaccare. I ragazzi, escluso Luca, la incitavano con una stupida canzoncina da stadio, e presto si trovarono a cantarla anche Elisabeth, Vittoria ed Alice. Matteo la guardava attento, anche lui impegnato a fare il tifo, e lei si voltò verso di lui, distraendosi pochi secondi, come se fosse incantata dai suoi occhi.
La bionda approfittò della sua distrazione, e colpì la spalla sinistra della mora con la punta piatta dell’asta. Indietreggiò appena portandosi la mano destra alla spalla, trattenendo mille imprecazioni che le affollavano la mente.
- Non sarà un po’ rischioso? Non vorrete di certo finire dalla direttrice - chiese Nicola avvicinandosi un po’ al materasso, ma le due non lo degnarono nemmeno di una risposta. Un piccolo scatto, e restituì il colpo a Laura, colpendola alla gamba.
- Sei una puttana! - sussurrò la bionda indietreggiando.
- Mai quanto te, sgualdrina! - ribatté in tono freddo cercando di spingerla giù dal materasso, asta contro asta, puntando con forza i piedi. Laura la fece cadere all’indietro colpendola al ginocchio, sempre con la punta dell’asta; la sovrastò con un balzo e la colpì con forza alle costole, che scricchiolarono con un rumore sinistro.
Strinse più forte l’asta trattenendo un gemito; e fece cadere sul materasso l’avversaria, colpendola alla caviglia. Entrambe rimasero così per alcuni secondi, ma si rialzarono fissandosi negli occhi.
***
Matteo osservava incredulo la scena.
- Sembrano due guerriere vero? - gli sussurrò Andrea, in modo che nessuno, a parte lui, potesse sentirlo.
Non rispose, e ritornò a osservare la ragazza, soffermandosi su ogni piccolo dettaglio, come le gocce di sudore che scivolavano lungo la tempia e il collo; gli occhi, che per tutta la mattinata li aveva visti limpidi e gioiosi, ora, se possibile, erano più cupi e minacciosi, e avrebbero messo paura a chiunque. I muscoli tesi, i pugni serrati sull’asta talmente forte che le nocche erano più bianche del normale e i nervi a fior di pelle; poi teneva le labbra socchiuse e faceva dei veloci respiri, che le facevano alzare e abbassare il petto a ritmo costante.
- Perché non le fermate? -
- Ci picchierebbero a morte...e tutte e due sono testarde ed orgogliose... -
***
Laura scattò all’improvviso colpendole il ginocchio; e contrattaccò subito dopo colpendole la gamba, facendola cadere di nuovo a terra. Si avvicinò, pronta a disarmarla, ma l’avversaria scattò nuovamente, facendole lo sgambetto.
“ Andiamo Angelica, ammazzi demoni! Anche se...Laura potrebbe entrare benissimo nella categoria A” pensò sollevandosi leggermente sui gomiti, ansimando, cercando in tutti i modi di alzarsi.
Laura, invece, era già al suo fianco, la girò con un calcio e la colpì un paio di volte alle costole.
La vista era sfuocata per via del sudore che le cadeva sugli occhi e per il dolore lancinante; socchiuse gli occhi per via di altri colpi e fissò intensamente la superficie del materasso. I suoni giungevano ovattati alle sue orecchie, ma riuscì a distinguere la voce di Rachele, che avvisava Laura del ritorno dell’insegnante.
Si fece forza e spintonò l’avversaria indietro; si alzò in piedi stringendo i denti e tornò a battersi lealmente con la bionda.
- Ah brave, vedo che siete tutte intere - disse la professoressa tornando a sedersi alla sua cattedra.
“ Intera non proprio, penso di avere un pezzo di costola nel polmone ma non è grave...” pensò in tono ironico. Con le ultime forze, spintonò Laura fino al bordo del materasso - Sei solo in grado di giocare sporco vero? - le sussurrò.
- Intanto credo di aver vinto questa battaglia...- ghignò lei mentre finì, con un tonfo, seduta per terra fuori dal ring.
- Non hai ancora vinto la guerra - rispose a tono puntandole contro l’asta.
Laura alzò lo sguardo e puntò i suoi occhi grigi su di lei - Ma finirà presto...- disse facendo un cenno verso la direzione di Matteo.
Scese dal materasso usando l’asta, come se fosse un bastone, per sorreggersi; subito fu affiancata da Elisabeth, Matteo, Vittoria ed Alice, che la tempestarono di domande.
- Ma respirate di tanto in tanto quando parlate...o avete delle batterie nella schiena? - chiese sorridendo, nonostante la situazione, togliendo il nastro che le legava i capelli - Sto bene, non è niente...Prof? Posso andare a bere? -
- Si certo, vai pure - acconsentì l’insegnante mentre completava il tabellone.
- Prof posso andare anch’io? - urlò Elisabeth mentre la tratteneva per un braccio.
- Si vai...-
______________________________________________________
Immagine
Avatar utente
Cavaliere Anziano
Cavaliere Anziano
 
Messaggi: 1428
Iscritto il: 1 novembre 2008, 0:00
Località: Verona
Sesso: Femmina

RE: - DEMONS HUNTERS - by Kiarya

da Kiarya92 » 6 ottobre 2009, 14:27

Ecco un nuovo capitolo :D appena torno dalla palestra ne posterò un altro piccolo pezzo ;)


Percorsero lentamente il corridoio, e la rossa la sorreggeva, tenendole un braccio attorno alla vita.
- Non sai quante parolacce che ti vorrei dire in questo momento - cominciò Elisabeth aprendo la porta dello spogliatoio con un calcio.
- Beh dimmele no? - rispose in tono glaciale, sdraiandosi sulle panche in legno.
- Ma porca puttana Angelica! Se ti scopriva? E poi avresti potuto farti male sul serio! Lei non ci è andata tanto leggera come hai fatto tu, l’avrai notato no? Immagino di si, dato che avrai lo stampo dell’asta nelle costole! E non mi sorprenderò se ci sarà anche la marca sopra!! Potevi difenderti cazzo! Reagire! -
- Pensi davvero che non mi sia difesa? Ho fatto quello che ho potuto! -
Elisabeth sospirò e si sedette sulla panca accanto all’amica - Fa vedere -
- Non è niente, lascia stare -
- Ti ho detto di farmi vedere -
Si sedette e fissò l’amica - Sto bene. Perché non mi credi? -
- Perché alcune volte le tue bugie sembrano la verità, ma lo sai che io non ci casco -
Sbuffò, e si alzò la maglietta fino alle costole, dove non c’erano lividi - Visto? Non ho niente -
- Vedrai domani che bel segno viola che ti spunta, e lo stesso vale per il ginocchio - disse la rossa afferrando una bottiglietta d’acqua e bevendone un po’ - Ce la fai a stare in piedi? - aggiunse l’amica porgendole la bottiglietta.
- Si - sussurrò bevendo anche lei.
- Allora alzati -
Alzò lo sguardo, appoggiando la bottiglietta d’acqua da una parte - Mi alzo quando mi pare -
- Non ce la fai a stare in piedi -
“Eddai, ammazzo demoni, cosa vuoi che siano un paio di bastonate?” - Si invece -
- Bene - disse Elisabeth avvicinandosi alla porta, allargando le braccia - Dai, dimostralo -
Distolse lo sguardo con un ghigno sul volto - E se non volessi dimostrare niente? - sussurrò.
- Allora ti direi che sei una codarda -
Elisabeth aveva toccato il suo punto debole - non chiamarmi codarda -
- Perché non lo sei? -
Si alzò in piedi di scatto, ignorando il ginocchio dolorante - No! - urlò.
- Allora datti una mossa -
Sbuffò, cercando di far sbollire la rabbia - Sai essere bastarda quando ti impegni sai? -
- Lo so -
Sorrise, e iniziò a camminare lentamente verso l’amica, senza nemmeno zoppicare - Contenta? -
- Molto -
Entrambe uscirono dallo spogliatoio, e ritornarono in palestra, dove c’era Matteo che, dopo aver buttato l’asta a terra, dava un cinque a Sergio.
- Ah Matteo scusa...era il tuo incontro vero? - chiese Elisabeth al suo fianco, non appena raggiunsero la compagnia.
- Si, e ho vinto...e adesso andrò contro Luca -
- Ragazzi! Ho un’idea per rendere tutto più divertente...e abbiamo un po’ di tempo. Adesso, il vincitore dei maschi andrà contro Angelica, vi va bene? - chiese l’insegnante.
Tutti annuirono all’unisono, mentre lei abbassò la testa, lasciandosi sfuggire delle imprecazioni.
- Cazzo...Matteo, ti prego, batti Luca...non ho voglia di misurarmi contro di lui -
- Ma dopo dovrai duellare contro di me - disse il moro sorridendole.
- Oh, duellerò con te con molto piacere...ora vai -
Lei ed Elisabeth si sedettero accanto alle altre due compagne, che cominciarono a tempestarla di domande.
- Perché ti sei distratta a quel punto? - chiese Vittoria all’improvviso.
- Beh io...-
- Era troppo impegnata a guardare Matteo immagino - rispose Alice - anche lui ti guardava...non ti staccava gli occhi di dosso, ti faceva la radiografia... -
- Ma cosa...diavolo state dicendo? - chiese sorridendo, cercando di nascondere il rossore alle guance.
- Non sei al corrente di questa faccenda eh? Magari non riesci a immagazzinare informazioni perché in questo momento sei troppo impegnata a guardarlo - continuò Vittoria prendendo un aggeggio dalla tasca e cominciando a registrare le sue parole.
Non la stava ascoltando, si era incantata a guardare Matteo sul ring che affrontava Luca.
- Eh già, potremmo dire qualunque cosa in questo momento, come...mmm...magari vi sposerete e avrete un bambino carino con gli occhi blu e i capelli neri, o magari una bambina dai capelli castani e gli occhi verdi. Poi vi comprerete un cane o un gatto, e lo chiamerete Harry magari. Vero Angelica? -
- Cosa? Ah si - disse fingendo di aver seguito il discorso.
- E gli chiederai di uscire? Terrai aggiornate le tue amiche sulla tua vita sessuale? Eh? - chiese Alice, bastarda come non mai.
- Uhm? Si si certo -
- Angelica sveglia! -
- Ti sto ascoltando! - rispose - Parlavi del...ehm...gatto? -
Vittoria riavvolse la registrazione, e le fece ascoltare tutto il discorso, diventando immediatamente rossa - Quanto siete bastarde, davvero...non ho parole -
La rossa diede una pacca sulla spalla - Andiamo, lasciatela stare -
- AHIA! Elisabeth! - urlò portandosi una mano alla spalla sinistra.
Tutti si erano voltati, persino Matteo distolse lo sguardo, e venne disarmato da Luca.
- Eli cazzo, adesso mi tocca affrontare anche Luca - sussurrò.
- Oddio scusa scusa...beh, non potrà molestarti no? -
- Bene, il vincitore è Luca e affronterà Angelica - annunciò l’insegnante - Ma non c’è molto tempo. Volete cominciare comunque? Io devo andare a consegnare il registro e poi devo scappare. Non vi fate del male vero? -
- Tranquilla prof, quando abbiamo finito segniamo il risultato sul foglio - suggerì Luca in tono gentile che non gli apparteneva.
- Ah, bene allora, gli altri possono andare a cambiarsi - disse l’insegnante uscendo, ma nessuno si mosse.
Afferrò la sua asta abbandonata a terra, e saltò sul materasso, portandosi una mano alle costole; poi si mise in posizione davanti al ragazzo.
- Vieni da paparino - disse lui.
- Perché non vieni tu da mammina? - rispose fredda.
Lui ghignò e si avventò su di lei cominciando il combattimento.
Luca era di gran lunga più forte di lei, ma non si lasciò trascinare a terra, e cercava di respingere la sua asta, che si muoveva veloce, mancandola ogni volta per un soffio. D’un tratto, lui le afferrò le spalle, e la fece cadere all’indietro sul materasso, sovrastandola con il suo corpo.
- Te l’ha mai detto nessuno che le donne non vanno toccate? -
- Ma tu non sei una donna...sei una gatta selvatica -
Si sentì tutto il peso del ragazzo sul petto, ma non si mosse.
- Che fai? Non ti liberi? - chiese lui con un ghigno, cominciando ad accarezzarle il fianco sotto la t-shirt.
A quel gesto, prese a divincolarsi cercando di liberarsi, ma senza successo - Toglimi le mani di dosso -
- Mi sembra che non ti dispiaccia che ti tocchi, altrimenti ti saresti già liberata...- disse lui passando ad accarezzarle la schiena, sfiorando il gancetto del reggiseno.
Nella palestra erano rimasti soltanto Elisabeth, Vittoria, Alice, Davide, Federico, Laura, che non si sarebbe persa lo spettacolo per nulla al mondo, e Sergio che tratteneva Matteo, leggermente su di giri, evitando che picchiasse Luca fino alla morte.
- Mi sarei già liberata, se non fosse stato per le botte ricevute dalla stronza della tua amichetta con cui vai a letto -
La bionda a quell’affermazione si alzò e si diresse negli spogliatoi senza dire una parola.
- Lo sai che non mi interessa - disse lui avvicinandosi ancora di più, appoggiando le labbra sul suo collo bianco - è te che voglio -
- Hai avuto la tua occasione, non mi avrai più...e smettila di toccarmi! - urlò spingendo via il moro, finchè non raggiunse l’orlo del materasso.
Luca si rialzò immediatamente e prese a ridere in tono gelido, mentre lei cercava di alzarsi in piedi, tenendo l’asta puntata contro di lui.
- Ma cosa credi di fare? Non sei nemmeno in grado di reggerti in piedi - disse lui, mentre lei si alzava del tutto, tenendo la gamba destra leggermente alzata, per via del ginocchio dolorante.
“ Ha ragione Angelica, rinuncia all’orgoglio e ritirati. No, picchialo per tutto il male che ti ha fatto. Lascia perdere e ritirati. Dovresti pestarlo a sangue” scrollò la testa cercando di allontanare dalla sua mente la vocina buona e quella cattiva.
- Sei una stupida, se pensi che ti lasci andare -
Il moro si scaraventò ancora su di lei, schiacciandola di nuovo sotto il suo peso, tenendole bloccate le spalle con l’asta; si divincolava in qualsiasi modo, cercando di liberare la spalla sinistra, che le faceva annebbiare la vista ogni volta che lui aumentava la stretta, e si trattenne dall’urlare, per le costole che scricchiolavano.
- Avanti, non reagisci? -
- No...mi arrendo - sussurrò piano mentre chiudeva lentamente gli occhi.
Luca sorrise, le strappò l’asta dalle mani e la gettò oltre il materasso; si avvicinò ancora di più al suo viso, e la baciò sulla guancia; poi di scatto, scese dal materasso.
***
Luca, dopo avergli lanciato un’occhiataccia, sparì oltre il corridoio degli spogliatoi. Sentì la presa di Sergio affievolirsi, finchè non lo lasciò del tutto; e partì di corsa verso la ragazza mora, che ora sedeva sul bordo del materasso che si massaggiava la spalla.
Angelica alzò lo sguardo su di lui; ora i suoi occhi erano tristi e spenti, e si ritrovò a pensare che era stupenda, benché fosse infelice. Lei riabbassò lo sguardo dopo pochi secondi, passandosi una mano nei capelli.
***
- Tutto bene? - chiese Matteo preoccupato, quasi quanto un amico che la conosceva da anni. Alzò di nuovo lo sguardo, e fece un falso sorriso.
- Certo, ma adesso dovrei andare a cambiarmi - rispose cercando di alzarsi in piedi, ma ricadendo con un tonfo sul materasso.
- Aspetta, ti do una mano... -
- No, ce la faccio da sola grazie - rispose ancora alzandosi del tutto e, tenendo lo sguardo alto quasi in modo regale, si allontanò, percorrendo velocemente il corridoio, fino allo spogliatoio femminile.
Aprì la porta con un sospiro, massaggiandosi la spalla; si sedette sulla panca e si sfilò lentamente la maglia della divisa, lasciando intravedere un piccolo alone nero sulle costole, uno sulla spalle e uno, meno marcato degli altri, sullo stomaco. Sbuffò un’altra volta e gettò la t-shirt nello zaino di ginnastica, senza curarsi di piegarla.
La porta si aprì con un cigolio, e le tre amiche fecero capolino nello spogliatoio; Angelica non vi badò, si diresse nel bagno adiacente allo spogliatoio si sciacquò il viso imperlato di sudore, poi ritornò nello spogliatoio sedendosi sulla panca, prendendo la camicia ed iniziando ad abbottonarla lentamente. Elisabeth, Vittoria ed Alice, restando sempre in silenzio, iniziarono a cambiarsi.
- Angelica? vuoi un passaggio a casa? - chiese la rossa indossando il suo maglione.
- No, prendo l’autobus - disse sfilandosi i pantaloncini bianchi, che finirono nello zaino insieme alle All Star blu, e poi infilò i suoi jeans.
- Anche se è fra...- insistette l’amica guardando l’orologio appeso nello spogliatoio - un’ora? -
La mora alzò lo sguardo dalle scarpe che stava allacciando, sorrise alla rossa e si alzò in piedi, mettendosi lo zaino di educazione fisica in spalla - Ci vediamo domani - disse e, senza aspettare una risposta, uscì.
***
Immagine
Avatar utente
Cavaliere Anziano
Cavaliere Anziano
 
Messaggi: 1428
Iscritto il: 1 novembre 2008, 0:00
Località: Verona
Sesso: Femmina

RE: - DEMONS HUNTERS - by Kiarya

da Kiarya92 » 7 ottobre 2009, 15:32

Bussarono alla porta, e alzò lo sguardo non appena sentì la sua voce.
- Ciao ragazzi, ci vediamo domani -
Fu Sergio a rispondere per tutti - Ciao Angi, a domani -
Si rivestì di corsa, sotto lo sguardo del biondo - Hai fretta Matteo? -
- No perché? -
- Niente, sembri uno che si affanna a sbrigarsi per non perdere l’aereo -
- Ci...vediamo domani eh? Ciao Sergio - disse infilandosi il maglione e, tenendo sotto braccio le due divise, uscì di corsa cercando di raggiungerla.
- Matteo? Matteo aspetta un secondo! -
Si voltò e vide Elisabeth che gli correva incontro.
- Vai di fretta? -
- Beh...in teoria no -
- Ti rubo un minuto eh - disse la rossa, frugando nella tasca dello zaino, ed estraendo una penna blu.
Gli afferrò il braccio, gli tirò su la manica del maglione, e cominciò a scrivere - Guarda faccio come le zoccole nei film che scrivono il numero di telefono con il rossetto -
Staccò la penna ed osservò i due indirizzi e-mail e uno smile sorridente.
- Il contatto msn mio e di Angelica -
- Ma sei sicura che...-
- Oh non le dispiacerà, tranquillo -
- Va bene, ci sentiamo -
- Ciao -
______________________________________________________

Ormai la cercava da dieci minuti, ma di lei non c’era nemmeno l’ombra. S’incamminò verso la classe per recuperare lo zaino, vi infilò dentro le due divise, chiuse la cerniera e se lo mise in spalla.
Camminava tranquillo per il corridoio, guardando a destra e a sinistra; si bloccò all’improvviso davanti alla porta dell’aula di musica, sentendo che qualcuno suonava il pianoforte. La porta era socchiusa, e si avvicinò, spiando dal piccolo spazio.
Angelica era seduta al pianoforte, le sue dita si muovevano velocemente, carezzando lievemente i tasti. Ne osservava i movimenti, rapito dall’armonia dei gesti, soffermandosi a guardare il volto della ragazza. Gli occhi verdi celati dalle lunghe ciglia, le labbra appena socchiuse e quei boccoli neri che le ricadevano morbidi come seta sulle spalle. Era così preso da quell’incalzante melodia che si trovò costretto a trattenere il fiato per gioire appieno di tutta la sua bellezza; socchiudendo gli occhi, lasciando che le note lo cullassero; i sensi inebriati da quel suonare così geniale, così perfetto…
- Waking up I see that everything is ok
The first time in my life and now it's so great
Slowing down I look around and I am so amazed
I think about the little things that make life great
I wouldn't change a thing about it
This is the best feeling… -
This innocence is brilliant, I hope that it will stay
This moment is perfect, please don't go away, I need you now
And I'll hold on to it, don't you let it pass you by… -

Angelica si alzò in piedi stiracchiandosi le braccia - Matteo puoi anche entrare invece di stare dietro la porta - disse poi alzando lo sguardo verso la porta con un sorriso, mentre si massaggiava la spalla.
“ Come avrà fatto a sentirmi?” pensò restando immobile dietro la porta.
- Matteo, sento il tuo respiro...-
Entrò chiudendosi la porta alle spalle - Scusami, non volevo origliare -
- Figurati -
- Che cosa ci fai ancora qui? - chiese cercando di alleviare l’imbarazzo di poco fa.
- Il mio autobus passa tra un po’...e mi sono trattenuta per suonare...tu invece? - chiese la ragazza con un’alzata di spalle.
- Il mio autobus passa più tardi, e stavo girovagando nel vuoto per la scuola, quando ho sentito che cantavi... -
- Ah...ehm...vuoi unirti a me? - chiese la ragazza.
Lui si avvicinò guardandola in quegli occhi, così magnetici che per tutto il tempo in cui si avvicinò non riuscì a distogliere lo sguardo. Arrivò al suo fianco e lei si spostò appena facendogli un po’ di spazio sullo sgabello, poi alzò di nuovo lo sguardo su Matteo, ancora in piedi che la fissava imbambolato.
- Beh? Ti puoi sedere - disse la mora con un sorriso.
Si riscosse e si sedette accanto a lei - Cosa suoni? -
- Mmm...vediamo...la conosci questa? -
Angelica iniziò a sfiorare i tasti del pianoforte con le dita bianche, come se lo accarezzasse. Poche note melodiche, chiare, limpide...come i suoi occhi verdi. Sorrise - Hurt -
La mora si fermò sorridendogli.
- Sai anche le parole? - chiese speranzoso.
- Non credo che... -
- Ti prego...canta -
- Ah…ok - disse passandosi una mano nei capelli.
Le sue dita ricominciarono a danzare suo tasti bianchi e neri del piano; chiuse gli occhi schiudendo appena le labbra.
- Seems like it was yesterday when I saw your face
You told me how proud you were but I walked away
If only I knew what I know today
I would hold you in my arms
I would take the pain away
Thank you for all you've done
Forgive all your mistakes
There's nothing I wouldn't do
To hear your voice again
Sometimes I want to call you but I know you won't be there
I'm sorry for blaming you for everything I just couldn't do
And I've hurt myself by hurting you
***
Bussarono all’improvviso alla porta e sussultò, ritrasse poi le mani dal pianoforte, e le portò alle costole - Si? -
Una bidella gentile apparve sulla porta, con la divisa azzurra, i capelli rossi scompigliati e un paio di occhiali sul naso.
- Mi dispiace interromperti Angelica, ma se non ti muovi perderai l’autobus -
Osservò l’orologio appeso appena sopra la cattedra - Cavolo...- disse alzandosi e mettendosi in spalla lo zaino abbandonato sotto al pianoforte -...grazie - disse ancora rivolta alla bidella che scomparve di nuovo dietro la porta.
Anche Matteo si alzò e si mise in spalla il suo zaino - Andiamo alla fermata insieme? -
- Certo - rispose la ragazza con un sorriso.
Immagine
Avatar utente
Cavaliere Anziano
Cavaliere Anziano
 
Messaggi: 1428
Iscritto il: 1 novembre 2008, 0:00
Località: Verona
Sesso: Femmina

RE: - DEMONS HUNTERS - by Kiarya

da Kiarya92 » 7 ottobre 2009, 17:42

Camminarono lentamente, entrambi in silenzio. Lei, di tanto in tanto guardava il ragazzo di sottecchi.
- Tu prendi sempre l’autobus? - chiese lui interrompendo l’imbarazzante silenzio.
- Solo alcune volte - sussurrò mettendosi le mani in tasca - Abiti lontano da qui? -
- Abbastanza -
- Immagino che sarai un po’ disorientato -
- Solo un po’ - rispose sorridendole.
Arrivarono nei pressi di una piccola piazzetta. Al centro spiccava una piccola fontanella, e qualche panchina disseminata di qua e di là, all’ombra dei due grandi tigli, ormai, senza nessuna foglia sui rami.
Superarono la piccola piazza, e si avvicinarono alla fermata dell’autobus che si affacciava sulla strada principale, dove le macchine correvano veloci.
Il telefono, nella tasca della giacca, prese a vibrare, lo afferrò e guardò il display: “Casa”
Sospirò e guardò il ragazzo - Scusa un secondo -
Rispose e si portò l’aggeggio all’orecchio - Che c’è? -
- Tra quanto torni? - chiese sua madre, andando diritta al sodo.
- Mamma, sono cinque anni che vengo a casa all’una e mezza, e tu mi chiedi a che ora vengo a casa? -
- Guarda che qui ha cominciato a piovere di brutto -
- Sono già arrivata alla fermata, e poi cosa vuoi che mi faccia un po’ di pioggia? -
- Dopo ti ammali e vuoi andare a scuola lo stesso -
Sospirò “ In effetti ha ragione” - Ok ok a dopo -
Riagganciò, infilando di nuovo il cellulare in tasca.
Guardò Matteo che osservava una coppia dall’altra parte della strada, che si insultava in dialetto.
- Fanno tutti così quando litigano? -
Rise - Ce ne sono alcuni che sono davvero fantastici. Dovrebbero metterli su Youtube -
Un altro cellulare suonò, e vide Matteo cercare nelle tasche - Di solito non suona mai - si scusò lui - Pronto? Chi parla? No, non sono suo marito. No, non mi chiamo Giuseppe e non ho nemmeno settant’anni. Senta signora io non lo conosco nemmeno questo Giuseppe. Come ho fatto ad avere il suo cellulare? È il mio! No, non l’ho rubato, l’ho comprato onestamente in negozio come fanno tutti -
Scoppiò a ridere, guardando il ragazzo.
- Non so cosa dirle, provi a rifare il numero. Arrivederci -
Matteo la guardò sorridendo - Una gentile signora che aveva sbagliato numero -
- L’avevo sospettato -
Si voltò di scatto, sospirando non appena vide l’autobus rallentare.
- Beh, ci vediamo - sussurrò voltandosi verso il ragazzo.
Salì, non appena l’autobus si bloccò davanti a lei, e, voltando appena la testa, si sorprese di vedere Matteo dietro di lei
- Ehi, mi stai pedinando? -
Lui sorrise solamente, e si sedettero agli ultimi posti, fortunatamente, ancora liberi.
L’autobus ripartì, ed estrasse l’mp3 dallo zaino, mettendosi le cuffie nelle orecchie, ed accendendo l’aggeggio. Si abbandonò completamente sul sedile, sfinita, ed osservò il cielo, dall’altra parte del finestrino.
Dei grossi nuvoloni grigi correvano a più non posso, coprendo per pochi secondi il sole, ancora alto nel cielo; poi si voltò ad osservare le solite case, che vedeva ogni santo giorno. Sui gradini e sulle tegole dei tetti cominciarono a cadere dei grossi goccioloni di pioggia; la gente, che poco prima, camminava tranquillamente sui marciapiedi, adesso correva a più non posso, nella speranza di ritornare a casa in tempo e di non bagnarsi da capo a piedi.
Voltò appena lo sguardo e, senza farsi notare, lanciò un’occhiata a Matteo, anche lui osservava fuori dal finestrino, mentre ascoltava la musica del suo Ipod, e picchiettava l’indice sulle ginocchia.
Si voltò di nuovo, schioccando appena il collo, e chiuse gli occhi, tenendosi una mano sul fianco.

Sussultò non appena l’autobus si bloccò. Si diede della stupida per essersi incantata, poi si alzò lentamente, mettendosi lo zaino sulle spalle; e, quando scese, non si sorprese di vedere ancora Matteo.
- Io sono ancora del parere che mi stai pedinando -
Lui alzò le spalle e sorrise - Solo coincidenze...io abito nella via subito dopo l’angolo -
- Stai scherzando? -
- No perché? -
- Per caso casa tua è quella villa dove ci sono cinque camion per il trasloco? -
- Si...ma come...-
- Perché è esattamente davanti alla mia -
______________________________________________________

Si fermò davanti al cancelletto di casa sua, voltandosi verso il ragazzo, che si apprestava ad attraversare la strada.
- Ci vediamo -
Matteo alzò la mano per salutarla, e si allontanò.
Sospirò ed entrò in casa, sorprendendosi del silenzio; di solito la madre accendeva Michael Jackson e faceva il moonwalker per il corridoio.
- Mamma? - chiamò chiudendosi la porta d’entrata alle spalle - Mamma, sei in casa? -
- AU!!!! I FEEL GOOD!!! NA NA NA NA NA NA NA!! -
Non poté fare a meno di spalancare la bocca alla vista della madre, in cima alle scale, in ginocchio che fingeva di suonare la chitarra, i capelli neri legati in una coda e gli occhi verdi puntati su di lei.
- MAMMA!! -
- Cavolo tesoro, anche tu dovresti scioglierti un po’ -
- Io mi sciolgo quando mi pare - disse in tono freddo salendo le scale, entrando poi nella sua stanza.
La sua camera non era grandissima, ma ci stava il minimo indispensabile; un letto ad una piazza e mezza, che ci stava per miracolo, una scrivania in legno davanti alla finestra; poi, fissate al muro, c’erano diverse mensole, colme di libri, e per concludere un armadio, anch’esso in legno, fatto su misura per quel poco posto che restava.
- MAMMA!! VUOI SPEGNERE LA MUSICA?!?!?! - urlò, spaventandosi a morte non appena sua madre passò davanti al corridoio trascinando un trolley con un sorriso sulle labbra.
- Angelica tesoro, chi era quel bel ragazzo con te? -
“ Che fa? Mi spia?” - Un...nuovo compagno di scuola -
- Ah...forse è il figlio della signora Dall’Angelo - disse sua madre, alzando ancora di più la musica.
- Li conosci? - chiese sdraiandosi poi sul letto.
- Io e tuo padre ci siamo presentati questa mattina - disse la madre dall’altra parte del corridoio, alzando ancora di più.
- Ma che diavolo stai facendo?!? Con questa dannata musica vecchia antenata!!! -
Nemmeno il tempo di aggiungere altro, che la madre accese la canzone Single Ladies di Beyoncé.
- MAMMA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! -
Sua madre spense immediatamente la musica - Tesoro, io e il papà dobbiamo partire ricordi? -
- Ah già - disse mettendosi a sedere, afferrando il computer portatile, abbandonato sulla scrivania.
- Lo so Angelica che sentirai la nostra mancanza in questi tre lunghissimi mesi - disse entusiasta la madre passando ancora per il corridoio.
- Già... - sussurrò la ragazza aprendo il portatile e aprendo Messenger.
- Vedi di non bruciarmi la cucina... -
- Ah ah...spiritosa - disse fissando il corridoio dove la madre, passava per l’ennesima volta, abbracciando una montagna di vestiti.
Per quanto fosse brava nello studio, non riusciva proprio a cucinare, bruciava qualunque cosa; lei e la cucina erano come il polo positivo e quello negativo: si respingevao a vicenda.
Ritornò a guardare il computer, e notò Elisabeth online.
Elisabeth scrive: Ehi Angi, guarda che venerdì abbiamo organizzato una “rimpatriata” a casa di Alice, vieni?
Si affrettò a rispondere.
Angelica scrive: Certo che vengo!
Elisabeth scrive: Ah...puoi invitare chi vuoi :sospettoso:
Angelica scrive: C’è qualcosa dietro quella faccina che non mi convince...
Elisabeth scrive: Muahhhhhhhhh :sorrisone:
Angelica scrive: Ancora non capisco... :huh:
Elisabeth scrive: Puoi invitare qualcuno se vuoi...qualcuno...che magari si chiama...Matteo?
Angelica scrive: D’accordo glielo chiederò...dato che abita davanti a casa mia...
Elisabeth scrive: WHAT??
Angelica scrive: Ah...l’ho appena scoperto anch’io...
Elisabeth scrive: COME DAVANTI A CASA TUA?!?!?!
Angelica scrive: Nel senso che casa sua è dall’altra parte della strada esattamente davanti alla mia...
Elisabeth scrive: Le cose si mettono bene ^^...per te naturalmente.
Angelica scrive: Scusa...ora vado a mangiare qualcosa. Ci vediamo domani...al solito posto ;) o più tardi se sei online
Elisabeth scrive: D’accordo ;) Ciao ciao.
La mora chiuse msn, e lasciò il computer acceso sul letto. Si sdraiò un attimo e cominciò a fissare il soffitto, respirando rumorosamente.
- Tesoro? Che hai? Sei stanca? -
“ Se sapesse che io e Laura ci siamo prese a bastonate...” - No, stavo solo pensando...-
- Sempre a pensare ai ragazzi - sospirò la madre, comparsa improvvisamente sulla porta, appoggiando un braccio allo stipite - La mia bambina cresce, sta diventando una donna, non bella quanto sua madre, però...meglio di niente -
- Caspita mamma, la tua modestia è indescrivibile - disse alzandosi di scatto - Ora scusa, ma vado a mangiare -
- Ma non c’è niente di pronto -
- Infatti cucino io -
Sua madre prese a ridere come una serial killer psicopatica - Scherzi vero? -
- No - sussurrò scendendo la rampa di scale ed entrando in cucina - A noi due...-
Prese una pentola e la riempì d’acqua e la mise sui fornelli. Quando bollì, vi gettò dentro una manciata di riso.
“ Non è poi così male...” pensò mescolando il riso nella pentola “Anche se ho la strana sensazione di aver dimenticato qualcosa...”
Il riso fu pronto, lo mise nel piatto aggiungendo un po’ di burro e il formaggio; lo assaggiò e poi lasciò andare la forchetta passandosi una mano sul volto.
- Merda...il sale -
Sospirò, e continuò a mangiare.
- Brava la mia Angelica che si fa da mangiare - disse la madre apparsa sulla porta della cucina con i capelli spettinati e gli occhiali leggermente di sbieco - Com’è? -
- Fa schifo - ammise - ho dimenticato di mettere il sale -
- Ti ci abituerai presto - disse la donna come se fosse una minaccia.
Il campanello suonò, e sua madre saltellò sul posto - È papà! È papà! -
- Mamma, mi dici cos’hai fumato? Che vado a comprarne un po’ anch’io? -
- Non ho fumato niente - le rispose lei aprendo l’enorme porta all’entrata.
Poco dopo entrò un uomo, alto, con un po’ di barba, i capelli scuri e gli occhi dello stesso colore; probabilmente era appena uscito la lavoro dato che indossava una camicia bianca, una cravatta blu e un paio di pantaloni; insomma, il classico abbigliamento di un socio di una grande azienda.
- Ciao tesoro! - la salutò il padre, avvicinandosi a lei ed abbracciandola forte forte - La mia piccola cucciola dovrà stare a casa da sola -
- Papà, non sono una piccola cucciola - sussurrò staccandosi.
- Ma si che lo sei! -
Si mise le mani sui fianchi, segno che non le rimaneva molta pazienza - Andiamo papà, saprò cavarmela -
- Mi preoccupo di più per la cucina - disse l’uomo - il numero dei vigili del fuoco l’hai memorizzato vero? -
“ So di essere una catastrofe in cucina, ma arrivare a memorizzare il numero dei pompieri, mi sembra un po’ esagerato” pensò - Non ce ne sarà bisogno -
- Scommetto che ordinerà la pizza ogni sera - sussurrò il padre, mentre dava una leggera gomitata alla moglie.
- O fa così, o chiama Elisabeth e provano a cucinare insieme -
- Meglio ordinare una nuova cucina -
- NON BRUCERÒ NIENTE! Ora andate che perdete l’aereo -
Suo padre, con un gesto teatrale, sparì oltre la porta; forse per andare a recuperare le valigie.
Fece per andarsene in camera sua, ma sua madre le afferrò un braccio - Angelica? -
Non rispose, si voltò solamente guardando negli occhi la donna.
- Per quanto riguarda...tu sai cosa...-
- Tu sai cosa, cosa? - domandò confusa.
- Come cosa? Tu sai cosa, ecco cosa. Tesoro! Ormai sei grande, e sai che quando un uomo e una donna si amano...-
La fulminò con lo sguardo - Dove vorresti arrivare? -
- Insomma...mentre noi non ci siamo...la casa...è...VUOTA...e io...non voglio diventare nonna così presto! -
Fortunatamente non poteva guardarsi allo specchio, ma sapeva che era rossa come un pomodoro; le guance bollenti e erano la prova.
- MAMMA!!!! -
- Andiamo tesoro, devi sapere, ad esempio tu sei nata perché...-
- PAPÀ!!!!!!!!!!!!!!!!!! MUOVITI CON QUELLE VALIGIE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! -
Ultima modifica di Kiarya92 il 7 ottobre 2009, 18:01, modificato 1 volta in totale.
Immagine
Avatar utente
Cavaliere Anziano
Cavaliere Anziano
 
Messaggi: 1428
Iscritto il: 1 novembre 2008, 0:00
Località: Verona
Sesso: Femmina

RE: - DEMONS HUNTERS - by Kiarya

da Kiarya92 » 8 ottobre 2009, 15:58

Beh siete fortunate...mia madre è completamente fuori...
canta disturbia...
prova a fare il moonwalk per il corridoio, ma non ha ancora capito che non ci riuscirà mai dato che c'è la moquette...
una volta l'ho beccata mentre cantava "i love rock n'roll"...
Comunque...eccovi un nuovo capitolo ;)



I suoi genitori erano pronti ad andare, fermi all’ingresso. Suo padre, carico di valigie ma continuava a sorridere, e sua madre che trafficava con il suo Ipod premendo pulsanti a caso.
- Tesoro, noi andiamo -
- Non bruciare tutto - si raccomandò di nuovo sua madre.
- Tranquilli, ora andate -
- Hai per caso fretta di liberarti di noi? -
- In effetti - disse avvicinandosi al padre, abbracciando sia lui sia le valigie, e poi passò a sua madre - Buon viaggio -
I suoi, finalmente, uscirono, e chiuse la porta con un sospiro. Si diede una sberla in fronte, non appena sentì la madre cominciare a cantare.
Sparecchiò la tavola in fretta e furia, e ritornò in camera, sdraiandosi lentamente sul letto a pancia in giù; riprese il computer e riaccese msn. Una piccola finestra si aprì non appena eseguì l’accesso: Matteo (matteo_dall’angelo@hotmail.it) Desideri aggiungere questa persona a Messenger? Si. No, grazie”
Si ritrovò a sorridere, e accettò l’invito del ragazzo; che in quel momento era online.
Matteo scrive: Elisabeth mi ha dato il tuo contatto, spero non ti dispiaccia...
Angelica scrive: Non mi dispiace affatto...ti ha dato anche il suo?
Matteo scrive: Si, ha usato il mio braccio come una lavagnetta :D
Angelica scrive: Non mi sorprende :)...alcune volte quando si annoia in classe mi riempie il braccio di smile e disegnetti.
Matteo scrive: Allora me la sono cavata bene :P
Angelica scrive: Poteva andarti peggio...a proposito, venerdì sera andiamo tutti a casa di Alice, vieni?
Matteo scrive: Per un film o...
Angelica scrive: Di solito andiamo la prima, ci ordiniamo una pizza e poi si guarda un film
Matteo scrive: A me sta bene! Grazie per l’invito ;)
Si ritrovò a sorridere nuovamente osservando lo smile dell’occhiolino.
“ Cara Angelica...sei partita, te la ridi solamente per uno smile che fa l’occhiolino, fosse almeno lui che te lo fa...ma uno smile”
Matteo scrive: Bene...mi farai sapere l’ora precisa; ora scusami, ma devo andare...ci sono un mucchio di cose da sistemare...
Angelica scrive: Lo posso immaginare, vi siete trasferiti questa mattina...
Matteo scrive: Ho il computer per metà in una scatola...pensa un po’ che divertente :D
Angelica scrive: Meglio che risistemi tutto allora ;) ci vediamo domani ciao...
Matteo scrive: Ciao
______________________________________________________

Era sdraiata sul suo letto, con un grosso libro tra le mani, aperto più o meno alla metà. Finendo l’ennesimo capitolo voltò lo sguardo verso la finestra, osservando la pioggia che cadeva e il vento che muoveva le fronde del grande pino, piantato a qualche braccia dalla sua finestra.
Chiuse il libro con un tonfo, sbuffando i noia, e lo ripose al suo posto sulla mensola in legno, posta sopra alla scrivania, colma di quaderni, fogli sparsi con qualche nota appuntata sopra, e un libro di scuola, anch’esso aperto, appoggiato sul computer portatile chiuso.
Chiuse libri e quaderni, e li ammassò da una parte assieme agli appunti; si sedette sulla sedia, imprecando a denti stretti non appena, accavallando le gambe, sbatté il ginocchio contro la scrivania. Aprì il pc, lo accese e, dopo qualche minuto di attesa, eseguì l’accesso a Messenger. Elisabeth, Vittoria, Alice e Sergio erano online.
Si aprì all’improvviso una nuova comunicazione, e si ritrovò a sorridere, leggendo una vecchia canzoncina sulla pioggia che Elisabeth le aveva inviato.
Elisabeth scrive: Piove, la gatta non si muove, va sotto al letto, trova un confetto...
Nemmeno il tempo di scrivere qualcosa, che l’amica aveva invitato tutti alla conversazione.
Sergio scrive: Cavolo, ma c’è la riunione??
Vittoria scrive: A quanto pare :D
Elisabeth scrive: Almeno parliamo...fuori piove, che altro volete fare?
Alice scrive: Allora ragazzi...venerdì ci siete tutti?
Vittoria scrive: Io e Davide veniamo di sicuro
Sergio scrive: Anch’io! L’ho chiesto anche a Federico, ma deve ancora rispondermi...
Angelica scrive: Ci sono anch’io :)
Elisabeth scrive: Pure io...ah, mi sono presa la libertà di chiedere ad Angelica di invitare anche Matteo.
Alice scrive: E viene?
Angelica scrive: Si...a che ora ci troviamo da te?
Alice scrive: Per le 8 vi va bene?
Sergio scrive: Perfetto :)
Angelica scrive: Io esco, ci vediamo domani...
Elisabeth scrive: Ma esci con la pioggia??
Angelica scrive: Si...a domani...
Alice scrive: Ciao Angi!
Vittoria scrive: A domani
Sergio scrive: CIAO TESORO!!! :)
Spense il computer e si alzò; si tolse la camicia ed infilò una vecchia felpa con il cappuccio, si mise poi le scarpe, allacciandole strette, afferrò la giacca abbandonata sulla sedia e la infilò lentamente, ignorando il dolore che il livido alla spalla le provocava.
Si mise il cappuccio della felpa sulla testa, coprendole buona parte del viso, afferrò poi le chiavi di casa e si fiondò all’ingresso.
“ Che strano non vedere mia madre che urla durante una crisi post-Beautiful” pensò aprendo la porta e chiudendosela alle spalle con un tonfo.
La passeggiata sotto la pioggia, ormai, era diventata una delle sue strane abitudini; la sensazione delle gocce che le cadevano leggere sulle guance, la facevano sentire bene, come se fosse un tutt’uno con quella poca natura che la circondava.
Attraversò il giardino a grandi passi fino al cancelletto, che aprì con un cigolio sinistro, e richiuse.
La strada era vuota, eccetto per i cinque camion della compagnia di traslochi, davanti alla casa della famiglia Dall’Angelo. Sorrise vedendo Matteo, sotto la pioggia, ormai completamente fradicio che aiuta gli addetti al trasloco, andando avanti e indietro tenendo tra le mani dei grossi scatoloni dall’aria pesante; mentre, accanto a lui, una piccola figura, che teneva in mano un piccolo ombrellino rosso, lo seguiva come un’ombra.
Matteo, nell’afferrare un’altra scatola la notò, e i loro sguardi si incrociarono; lei distolse il suo quasi immediatamente e prese a camminare, abbassandosi ancora di più il cappuccio sul viso.
***
Era ancora lì, immobile, con una scatola tra le braccia, ad osservare la figura che si stava allontanando sotto la pioggia.
- Fratellone? Che cosa stai guardando? -
Lui scosse la testa, togliendosi la figura della ragazza nella sua mente, e si voltò, sorridendo alla piccola bambina.
- Niente Sonia -
Sonia aveva i capelli castani che le arrivavano fino alle spalle, lisci come seta, le guance belle rosse, e la bocca curvata in un gran sorriso - Ah sempre a pensare alle ragazze -
- Sonia, sei troppo piccola per queste cose -
- Ho otto anni, mica tre! - esclamò la bambina - La conosci? -
- è una mia compagna di classe -
- ed è carina? -
- Sonia...- l’ammonì scendendo con un balzo dal camion.
- Che c’è? Ti ho chiesto solo se è carina -
Lui non rispose e percorse velocemente il giardino, seguito dalla sorella.
- Quanto vorrei continuare a leggere il libro che ho appena comprato, peccato che un fratello di mia conoscenza non azzecca mai lo scatolone giusto -
- Ehi, ti ho trovato mezza camera, e i tuoi libri mi stanno uccidendo - disse in un sorriso, appoggiando all’entrata l’ennesimo scatolone.
- I miei non sono libri...sono i libri -
- Va bene va bene - disse aprendo lo scatolone con un taglierino.
- E non hai ancora risposto alla mia domanda - disse Sonia cominciando a frugare tra i libri nello scatolone, estraendo un libro grosso quasi quanto un mattone - Grazie fratellone! L’hai trovato! - esulò la bambina baciandolo sulla guancia.
- Ma che libro è? Non l’ho mai visto - disse.
- Me l’ha comprato la mamma prima di partire da casa - rispose Sonia, mostrandogli la copertina - Le guerre del mondo emerso -
- È un mattone! -
- Questa è la trilogia completa, e mi piace anche se è un mattone, comunque...allora? questa ragazza? Com’è? I capelli? -
- Neri -
- Gli occhi? -
- Verdi -
- Ha le orecchie a punta? -
- Non sono stato lì a guardare, ma sono sicuro che siano normali -
- Hai guardato se magari ha il marchio nero? -
- Dai Sonia - l’ammonì con un sorriso - Vai a leggere il tuo libro che vado a trovarti le altre cose -
***
Camminava da mezz’ora ormai. Aveva percorso quasi tutto il piccolo paesino, ed era sulla via del ritorno, quando incrociò lo sguardo di un vecchio, fermo sulla soglia di una casa, che indossava una vestaglia bianca.
Si bloccò e lo salutò con una mano.
- Oh ciao Angelica - disse il vecchio con un grande sorriso.
- C’è qualche problema? - chiese.
- Mi sono chiuso fuori. Ma ho lasciato la finestra aperta al piano di sopra, pensi di arrivarci ed aprirmi dall’interno? -
- Certo, nessuno problema - rispose cortese, scavalcando il cancelletto senza difficoltà.
- La tua straordinaria agilità ti precede ragazza mia, mi ricordo ancora quando da piccola ti arrampicavi sul grande pino al parco -
Sorrise e si avvicinò alla grondaia, aggrappandosi per saggiarne la resistenza. La grondaia non emise nemmeno un cigolio, e prese ad arrampicarsi senza difficoltà, appoggiando una mano davanti all’altra, tagliandosi il palmo in un punto dove la lamina di ferro era rotta. Dopo varie imprecazioni, si lanciò verso il balcone, atterrando con un ginocchio abbassato. Si alzò e ed entrò in un piccolo corridoio, attraversando la portafinestra, leggermente socchiusa.
Scese velocemente le scale e si ritrovò in un piccolo soggiorno, arredato con vecchi mobili in legno, sulle quali vi erano appoggiate una miriade di foto, sia in bianco e nero sia a colori; poi c’era una vecchia tv, accesa su un canale di cucina, dove lo chef, preparava chissà cosa con una moltitudine di ingredienti.
Arrivò alla porta d’entrata e l’aprì, per poi sorridere alla vista del vecchio, che le sorrideva a sua volta.
“ Mi daranno il premio - Migliore aiuta anziani di Verona -”
- Grazie mille Angelica - la ringraziò dandole una pacca sulla spalla.
Trattenne a stento un lamento, pensando subito alle mille imprecazioni che potrebbe dire - Si...figuri - sussurrò a denti stretti, uscendo dalla casa, scavalcando poi il cancelletto, trovandosi di nuovo sulla strada.
Sollevò la mano, lasciando che la pioggia togliesse il sangue sul suo palmo; il taglio bruciava, ma strinse i pugni e continuò a camminare, imboccando la via dove abitava.
Matteo era ancora là, ad afferrare scatoloni ed a portarli all’ingresso della casa; sorrise non appena incrociò di nuovo il suo sguardo. Lui ricambiò il sorriso, e le si avvicinò di corsa.
- Che ci fai qua fuori sotto la pioggia? -
- Potrei farti la stessa domanda -
- Touché - esclamò lui con un sorriso - che ti è successo? -
Strinse più forte il pungo e infilò la mano in tasca.
- Niente, solo un taglietto - disse avvicinandosi al cancelletto in ferro battuto di casa sua - Se resti fuori ancora due minuti ti prendi un bel raffreddore...ti va una cioccolata? -
- Volentieri grazie -
Aprì il cancelletto, fece entrare Matteo, lo chiuse di nuovo alle sue spalle e poi, arrivati alla porta d’ingresso, fece la stessa cosa.
- Hai una splendida casa - sussurrò il ragazzo guardandosi intorno.
- Grazie - disse togliendosi la giacca ed appendendola ad un attaccapanni lì vicino.
Lo giudò in cucina, gocciolando dappertutto, facendolo accomodare su una sedia, per poi prendere un piccolo pentolino e una bustina di Ciobar - Come va con il trasloco? Tutto procede bene? - chiese aprendo il frigorifero prendendo una bottiglia di latte.
- C’è una confusione tremenda, mia madre non la smetteva di andare avanti e indietro per la casa -
Rise mentre versava il latte nel pentolino, aggiungendo poi la cioccolata in polvere - Posso immaginarlo, avrete mezza casa chiusa in grossi scatoloni -
- Già, e...-
Matteo venne interrotto dallo squillo di un cellulare - Scusa un secondo - disse lui, frugando nella tasca dei jeans, estraendo poi un cellulare - Pronto? -
Lei prese a preparare la cioccolata, l’unica cosa che sapeva fare, ascoltando di tanto in tanto le parole del ragazzo.
- Sonia che c’è? -
“ Sonia?” pensò, rattristandosi senza alcun motivo “ la sua ragazza?”
- No, non l’ho visto finora l’altro libro...dove sono? A casa di un’amica -
“ Oddio adesso pensa male...”
- Si...Cosa? Perché dovrei? -
Matteo sbuffò e le porse il cellulare - Mia sorella Sonia, vuole parlare con te -
“ Sorella?” - Con...me? -
Lui annuì semplicemente.
- Pronto? - chiese portandosi il cellulare all’orecchio.
- Ciao! Sono Sonia! -
- Ehm, ciao...io mi chiamo Angelica -
- Oh Angelica...che bel nome! Sei una compagna di classe di Matteo vero? -
- Si...-
- Mio fratello è un po’ timido, devi dargli del tempo -
Arrossì di botto, lanciando un’occhiata a Matteo, che si occupava della cioccolata.
- Ah...ehm...-
- Strano vero? Sentirsi dire queste cose da una di otto anni -
- Solo un po’ -
- È stato un piacere conoscerti Angelica, alla prossima - disse la bambina, prima di riattaccare.
Riattaccò a sua volta, porgendo poi il cellulare al ragazzo, prendendo poi due tazze.
- Lo so - disse Matteo versando la cioccolata - è una peste. Cosa ti ha chiesto? -
- Ci...ci siamo...ehm...presentate - disse sedendosi a tavola afferrando la sua tazza, ritraendo subito la mano, guardando il taglio sanguinante - Maledizione - imprecò, alzandosi ed aprendo una credenza in cerca di una benda.
- Stai bene? -
- Si si, non è niente - rispose fasciandosi distrattamente la mano, ritornando poi a sedersi sulla sedia - Oh, quasi dimenticavo, venerdì alle otto - disse sorseggiando la cioccolata calda.
- D’accordo -
Restarono un attimo in silenzio, poi, decise di sparare la prima cazzata che le veniva in mente, rompendo quell’imbarazzante silenzio.
- Da dove venivi, prima di trasferirti qui? -
- Da Milano, poi mia madre ha deciso di cambiare aria, di trovare un posto tranquillo -
Bevette un altro sorso di cioccolata, annuendo appena.
- Tu invece? Il tuo cognome non sembra veneto -
- Oh no, io sono nata qui a Verona, non saprei dirti se vengo da un qualche paesino sperduto dell’Europa -
- Ah beh, pensavo che fossi mezza svizzera, dato che la cioccolata è così buona - disse il ragazzo con un sorriso.
- È un miracolo che riesca a farla, di solito in cucina sono una catastrofe -
Matteo rise finendo la sua cioccolata - Penso di non essermi scusato come si deve per il libro in testa di questa mattina -
- Oh figurati, comunque...- si interruppe non appena il suo cellulare prese a suonare.
Guardò il display e sospirò “ E adesso cosa vorranno?” - Scusa Matteo, ma devo rispondere - sussurrò premendo il tasto di risposta, uscendo dalla cucina.
- Agente 33? -
- Si? - sussurrò lievemente.
- Categoria D -
- Non ho tempo per queste sciocchezze, mandi le matricole e non me -
- Non riescono a vederlo agente -
Sbuffò di noia - Posizione? -
- Viale Garibaldi, nel vicolo cieco in fondo alla strada -
- Non sono armata -
- Ci saranno un paio di agenti ad attenderla -
- D’accordo - riattaccò e ritornò in cucina - Matteo scusami ma devo andare...beh...ci vediamo domani - sussurrò prendendo le due tazze e posandole nel lavello.
- A domani, nel caso...ci sei più tardi su Messenger? - chiese lui fermandosi sulla porta d’entrata.
- Certo, ciao -
Immagine
Avatar utente
Cavaliere Anziano
Cavaliere Anziano
 
Messaggi: 1428
Iscritto il: 1 novembre 2008, 0:00
Località: Verona
Sesso: Femmina

RE: - DEMONS HUNTERS - by Kiarya

da Kiarya92 » 9 ottobre 2009, 16:00

Bloccò la moto non appena raggiunse il vicolo in fondo a viale Garibaldi, sfilò il casco, appoggiandolo sulla sella della moto, e si avvicinò all’auto nera, parcheggiata proprio lì accanto, dove, ad attenderla sotto la pioggia, c’erano un paio di agenti, vestiti in modo formale, giacca e cravatta, sembravano dei becchini.
Allungò la mano verso uno di loro, che la guardò male.
- Andiamo matricola, sono nell’agenzia da molto più tempo di te, dammi quella dannata pistola che tieni dietro la schiena -
L’agente rimase di sasso e le porse una Revolver calibro 38; lei l’afferrò e salutò i due agenti con la faccia sconvolta.
“ Mai visto una ragazza ammazza demoni?”
Ghignò e con un gesto fluido, fece scattare il tamburo, ed osservò i proiettili, sistemati al loro posto; controllò che non ci fosse alcun intoppo; non aveva tempo da perdere con un demone di categoria D. Con un altro gesto, lo fece scattare di nuovo, lasciando che ruotasse.
Entrò nel vicolo, bloccando il tamburo della Revolver con l’indice, portandolo poi al grilletto.
- Andiamo stupido demone, lo so che sei qui -
In fondo al vicolo, quasi completamente buio, brillarono un paio di occhi gialli, tra un paio di cassonetti; poi, subito dopo, una strana creatura sbucò all’improvviso, mostrandole i denti.
- Ci siamo fatti belli oggi? - chiese al demone che camminava goffamente verso di lei, emettendo dei ringhi.
Uno schifoso e sporco demonietto, alto si e no due metri, la bocca aperta dove, dalla sfilza di denti, colava un fiotto di bava di uno strano colore. Le braccia erano innaturalmente lunghe, dato che gli arrivavano fino alle ginocchia, ma non per questo inoffensive; insomma, sembrava ET, solo quattro volte più grosso.
- Direi di no...Lo sai che fai davvero schifo? - domandò al demone, girandosi la pistola in mano quasi come gli sceriffi nei vecchi film western.
Il demone emise soltanto un cupo ringhio, e le si scaraventò contro.
- D’accordo, facciamo a modo tuo allora - disse schivandolo all’ultimo secondo, ed atterrandolo con un calcio.
La creatura ringhiò ancora, mentre lei gli appoggiava un piede sul collo, premendo con forza - Sei solo un piccolo demonietto - sussurrò puntandogli la pistola in mezzo a quei malvagi occhietti gialli. Sparò più e più volte, finchè il demone non svanì in una nuvola di polvere.
- Vai verso la luce, mi raccomando - sussurrò voltandosi, e tornando verso gli agenti, ancora fermi all’inizio del vicolo.
- Allora? - le chiese un’agente.
- Mi sorprende che non siate in grado ti ammazzare un Categoria D; ah già...non riuscite a vederlo - disse lanciandogli la pistola - Ci vediamo - disse salendo sulla moto, infilando il casco, e partendo a tutta velocità verso casa, lasciando ancora una volta gli agenti sconvolti.
Pochi minuti, ed era già arrivata a casa. Parcheggiò la moto in garage, appoggiando di nuovo il casco sulla sella.
Salì la scala esterna in parte alla casa, si bloccò sulla porta di casa in cerca delle chiavi.
Aprì piano la porta d’ingresso, che si chiuse subito dopo con un piccolo tonfo. La casa era completamente deserta, i quadri, appesi alle pareti, sembravano guardarla male.
Salì piano le scale e, non appena arrivò nella sua stanza, si tolse scarpe e vestiti, e fece per infilare il pigiama, quando il cellulare prese a suonare.
Afferrò il cellulare e rispose - Ehi Elisabeth -
- Ehi scema, guarda che domani non...eeeetciù!!!!!! non vengo a scuola...-
- Aspetta un secondo che metto il vivavoce -
Dopo aver premuto il tasto per l’auto parlante, lanciò il cellulare sul letto, e si infilò la maglia del pigiama.
- Ma che stai facendo? -
- Mi sto mettendo il pigiama -
- Non quello rosa vero? -
- Perché? Cos’ha? -
- Eeeeeeeeeetciù!!!! Come cos’ha?!? -
- Il mio pigiama è bellissimo -
- Ti mancano solo le pantofole a forma di coniglietto...la prossima volta che le vedo in un negozio te le compro -
- Beh, tu le hai a forma di rana -
- Le mie sono fantastiche, e il mio pigiama è abbinato perché ci sono i ranocchi che ti dicono buona notte -
Sbuffò sonoramente - Che devi dirmi Eli? Vado a prepararmi qualcosa da mangiare e poi mi butto sul divano -
- A preparare da mangiare? Stai bene? Eeeeeeetciù! -
Afferrò il cellulare, e si precipitò in cucina - Si, i miei se ne sono andati e devo cavarmela da sola in cucina -
- Ah beh, auguri -
- Tu vedi di guarire dal raffreddore - disse cercando nel frigorifero qualcosa di pronto da infilare nel microonde.
- Io sono una roccia! Comunque...volevo parlarti di...-
- Lui...-
- Si...beh...ecco...e se non mi chiede di uscire? -
- Sono sicura che lo farà presto -
- Ah, beh...per oggi...in palestra con Laura...io sono sicura che non l’hai picchiata tanto forte -
Si bloccò di colpo, voltandosi verso il cellulare, come se l’amica fosse davvero lì - E allora? -
- C’è un motivo? Eeeee....etciù!!!! -
- Si - “E non posso dire niente”
- Importante? -
- Si - “Molto, una cosa che lega me e Laura”
- Va bene, ci sentiamo...etciù...mercoledì, buona cena -
- Se si potrà chiamarla cena... - sussurrò riattaccando il telefono.
______________________________________________________
Immagine
Avatar utente
Cavaliere Anziano
Cavaliere Anziano
 
Messaggi: 1428
Iscritto il: 1 novembre 2008, 0:00
Località: Verona
Sesso: Femmina

RE: - DEMONS HUNTERS - by Kiarya

da Kiarya92 » 9 ottobre 2009, 18:10

Eccovi accontentati :) ci saranno dei pezzi scritti dal "punto di vista di Angelica" che riguardano avvenimenti successi pochi anni prima :)

Dopo una cena a base di petto di pollo che non sapeva da niente, anzi, aveva un retrogusto di plastica bruciata; si abbandonò sul divano in soggiorno, osservando il soffitto.
------
Ci sono tre strane persone alla porta. Una donna e due uomini, completamente vestiti di nero; e non hanno una faccia affidabile.
- Tu sei Angelica? - mi chiede la donna in tono cortese.
- Si, sono io - rispondo mentre resto immobile sulla porta.
- Noi sappiamo che puoi vedere i fantasmi -
Non era una domanda, quella donna è certa di quello che ha appena detto. È impossibile, non l’ho detto a nessuno, come possono saperlo?
- No, si sbaglia...non vedo proprio nessun fantasma, vedo solo lei e i suoi due uomini - dico sperando che si levi dalle scatole.
- Lo so che stai mentendo -
- E come può provarlo? - domando incrociando le braccia.
- Con me ho portato solo un Agente, l’altro è un fantasma -
È pazza! Sta dicendo solo cazzate - Non ho altro da aggiungere -
Chiudo la porta, e vado in salotto.
- Ci sono poche persone come te - sussurra una voce.
Mi volto lentamente, e vedo uno dei due uomini davanti alla porta d’entrata. Urlo senza sapere il motivo.
- Non mi mandi via se continui ad urlare -
- Non voglio avere nulla a che fare con voi! Chiunque siate! -
- Con questo dono puoi fare tanto -
- Io non voglio fare tanto! Voglio solo avere una vita normale, una vita senza fantasmi e quelle altre cose che si nascondono nell’ombra! -
Il fantasma sembra pietrificato, non batte ciglio, ma spalanca la bocca - Le cose nell’ombra? -
- Quei strani cosi che ti corrono dietro e sbavano - dico, ovviamente, non mi riferisco ai ragazzini.
- Demoni? -
- Che cazzo ne so! -
- Tu riesci a vedere sia i fantasmi che i demoni? -
- Si, allora? Chiama pure lo psichiatra -
- No, certo che no - dice l’uomo con un sospiro - Tu sei un caso unico...devi entrare nell’Agenzia -
- La mia risposta è no -
- Cambierai idea, anche loro lo sanno -
- Cosa vorresti insinuare? -
- Tu sei un pericolo per loro - mi dice il fantasma - Si sentono vulnerabili contro una persona che riesce a vederli senza usare strane macchine -
- Se pensi di spaventarmi non ci stai riuscendo -
- Saranno loro a farti cambiare idea -

------
Sorrise tra se e se. A pochi giorni da quella visita, un demone, fermo all’ingresso di un vicolo buio, aveva incrociato il suo sguardo; e lei era scappata come un coniglio, correndo a perdifiato per piccole stradine, finchè non arrivò a casa, dove ad attenderla, c’era ancora quella donna. Era spaventata a morte, lo ricordava bene; ed alla fine, aveva accettato di entrare a far parte dell’Azienda.
------
Lunedì, 28 marzo 2005
Oggi cominciano gli allenamenti. Non si fidano ancora a portarmi all’interno dell’agenzia, quindi, un paio di agenti mi hanno portata in una palestra pubblica.
- Quando ammazzerai il primo demone ti porteremo all’azienda - mi dice uno dei due tizi, mentre, educatamente, mi apre la porta della palestra.
Mi fermo all’entrata, osservando un ragazzo, seduto al centro della palestra. Ha qualche anno più di me, diciassette forse, ha i capelli di un biondo chiarissimo. Si gira e mi sorride, ed io non posso fare altro che arrossire, e distolgo lo sguardo, non appena mi guarda con i suoi occhi grigi.
L’agente dietro di me, mi da una spinta, e non posso che camminare verso il ragazzo, e sedermi accanto a lui.
- Ciao -
- Ciao - rispondo senza guardarlo negli occhi.
- Hanno chiamato anche te? -
- Più che altro si sono presentati a casa mia -
Il ragazzo sembra sorpreso, perche è rimasto letteralmente a bocca aperta - A...a casa tua? Cosa sai fare di tanto formidabile? -
- Non ne vado molto fiera -
- A me puoi dirlo, insomma, siamo entrambi matricole -
Sorrido, non posso farne a meno - Io...vedo i...fantasmi e i demoni -
Spero davvero che il ragazzo non sia svenuto, alzo lo sguardo e gli lancio un’occhiata; ma lui sorride.
- Davvero? -
- Si...-
- Capisco perché si sono presi la briga di venire a casa tua...- dice il ragazzo, tendendo poi la mano verso di me - Io sono Manuel, Manuel Mancini -

------
Una lacrima iniziò a scenderle lungo la guancia.
È stato in quel momento che è iniziato tutto, lei e Manuel diventarono grandi amici, scherzavano durante gli allenamenti, dove li facevano combattere l’uno contro l’altro. Dopo l’ammissione all’azienda, loro continuavano a stare insieme; facevano coppia fissa per ogni missione, come nell’ultima. Scostò appena il colletto del pigiama, osservando una piccola cicatrice appena sotto la clavicola. Ricordava bene ogni particolare, una semplice missione, categoria D, avevano detto.
------
- Più tardi cosa facciamo? - mi chiede Manuel, mettendomi un braccio attorno alle spalle.
- No so tu, ma io ho una fame...-
- Pizza? -
- Ci sto -
- Chi non ammazza il demone offre la pizza all’altro -
- Bene, ho fatto bene a non portare il portafogli - dico sorridendo.
Solo pochi mesi dagli allenamenti, ed eravamo già grandi amici, come fratello e sorella.
Il demone era in un parco; gli agenti hanno provveduto ad allontanare i civili, lasciandoci carta bianca.
Sguaino la mia arma anti-demone: una katana; una lunga spada, tipica del Giappone, la lama leggermente ricurva come tutte le spade di quel tipo e l’impugnatura a due mani, mi sono affezionata a questa spada, è una delle cose che mi fa sentire viva. Manuel mi guarda sorridendo, estraendo una piccola pistola.
- Hai sentito? - mi chiede non appena un rametto secco si spezzò di colpo.
- Si, è dietro di noi -
Ci voltiamo di scatto, le armi pronte, la mia spada alzata mentre, la Beretta del ragazzo puntata su uno strano demone, con le sembianze umane, è una donna, vestita bianco, i capelli di un rosso acceso e gli occhi dello stesso colore.
L’auricolare inizia a gracchiare e mi porto una mano all’orecchio.
- È un categoria A, andatevene! Arrivano i professionisti -
Panico assoluto. Categoria A, non è al nostro livello, siamo da pochi mesi nell’Agenzia, e ci siamo scontrati solamente con demoni di categoria E e D.
- Manuel...-
Lui non si muove, tiene gli occhi puntati sulla donna, che sorride, estraendo degli strani pugnali dalla lama ricurva.
Pochi secondi, e sono a terra, tengo gli occhi chiusi, sperando che il corpo sopra al mio non sia il suo, e che il dolore lancinante non fosse uno dei strani pugnali conficcato appena sotto la clavicola.
- Manuel...Manuel...- sussurro e poi vedo il viso della donna, che sorrideva.
- Verrà anche il tuo turno Angelica -
Poi non vedo più niente, solo il buio.

------
Si svegliò all’improvviso, e alzò di scatto dal divano imprecando a denti stretti.
Quella scena continuava a tormentarla nel sonno e sembrava non volesse lasciarla in pace. Si riavvio all’indietro i capelli e sospirò.
Dopo quell’episodio, l’avevano portata all’infermeria dell’Azienda, era stata curata e rimessa in sesto, e poi le diedero la notizia della morte del suo compagno, e della fuga del demone che l’aveva ucciso. Aveva urlato con tutto il fiato che aveva in gola, lo ricordava bene; aveva urlato talmente forte, che l’avevano chiusa in una delle stanze dove imprigionavano i demoni catturati, ancora in vita.
La lasciarono là, ad urlare al vento per la morte dell’amico.
Guardò l’ora sul display del cellulare: 21.48; per fortuna si era appisolata solo qualche minuto.
Si alzò del tutto, e si precipitò nella sua stanza, prese il computer, lo accese e si sdraiò sul letto, eseguendo l’accesso a Messenger.
Solo Matteo era online; cliccò due volte sul suo nome, ed aprì una nuova finestra.
Angelica scrive: Ancora qui a quest’ora?
Matteo scrive: Dopo tutta la fatica che ho fatto per sistemare solo una parte della casa, mi merito un po’ di relax :D Angelica scrive: Già...ah, mi sono dimenticata di dirti l’orario delle lezioni
Matteo scrive: Non ce n’è bisogno...poco fa Elisabeth mi ha detto tutto l’orario
Angelica scrive: Perfetto allora :)
Matteo scrive: Domani prendi l’autobus?
Ci pensò un attimo, e poi si affrettò a scrivere una risposta.
Angelica scrive: Penso di no...perchè?
Matteo scrive: Oh, niente...
Angelica scrive: Scusami, ma sono stanca morta, ci sentiamo domani ok?
Matteo scrive: Certo, a domani
Spense il computer, e lo riappoggiò sulla scrivania; infilandosi sotto le coperte, sperando di addormentarsi il più presto possibile.
______________________________________________________
Immagine
Avatar utente
Cavaliere Anziano
Cavaliere Anziano
 
Messaggi: 1428
Iscritto il: 1 novembre 2008, 0:00
Località: Verona
Sesso: Femmina

RE: - DEMONS HUNTERS - by Kiarya

da Kiarya92 » 11 ottobre 2009, 13:34


Martedì, 10 febbraio 2009

Non aveva proprio voglia di prendere l’autobus, si stiracchiò le braccia e scese in cucina quasi come uno zombie, ancora in pigiama. Quello che le ci voleva, era una bella tazza di tè fumante e, per fortuna, riusciva a farlo senza bruciare niente.
Dopo pochi minuti, davanti alla bella tazza di tè, la stanchezza sembrò sparire; lo bevette in un unico sorso, mettendo poi, la tazzina nel lavello. Corse in bagno e si spogliò, entrando poi nella doccia.
------
Sono ancora rinchiusa in questa specie di camera per l’isolamento dei demoni. Ho smesso di urlare da un paio d’ore; e solo perché mi è andata via la voce, altrimenti starei ancora urlando.
Quanto mi hanno tenuto rinchiusa qui dentro? Due giorni? Non so, ma so solo che oggi c’è il funerale, il funerale di Manuel.
Devo andarci a tutti i costi.
Mi alzo in piedi e busso alla porta di vetro, dove, dall’altra parte, c’è un agente che mi controlla.
- Mi fa uscire? - dico, anche se dalle mie labbra ne non esce niente.
L’uomo sembra aver afferrato, estrae delle chiavi da una tasca dei pantaloni, e mi apre la porta, facendomi uscire.
Gli faccio un piccolo cenno di ringraziamento ed esco.
Il funerale. Manuel. Ho solo in mente quello.
------
Batté i pugni sul muro talmente forte che le mani presero a pulsare.
Doveva smetterla di pensarci. Non era colpa sua se quella donna se n’era andata dopo che l’aveva ucciso.
“ Verrà anche il tuo turno Angelica” le aveva detto.
Ci sperava davvero tanto, sperava che dopo quattro anni quella donna sarebbe ritornata; e gliel’avrebbe fatta pagare cara.
***
La sveglia non la smetteva di suonare.
Allungò la mano con un mugolio, tastando i pulsanti dell’aggeggio, e lo scaraventò dall’altra parte della stanza, facendolo tacere.
- E che cavolo - sussurrò mettendosi a sedere, afferrando il cellulare sul comodino. 6.30.
Si alzò in fretta e furia, indossando un paio di jeans, una camicia bianca sotto ad un maglione marrone, e poi le scarpe.
Si guardò intorno, sbuffando non appena vide la miriade di scatoloni nella sua stanza, come arredamento, c’era soltanto il letto e un comodino in legno, tutto il resto, era nelle scatole.
Percorse il corridoio, e scese le scale, precipitandosi poi in cucina, sbadigliando.
Sua madre era già in piedi e trafficava con la macchina del caffè, borbottando alcune imprecazioni.
- Stupido affare del...ciao tesoro! - dice la donna, china sull’elettrodomestico che non ne voleva sapere di accendersi.
- ...giorno - rispose sbadigliando, avvicinandosi piano, e dando una leggera gomitata alla macchina del caffè, che partì immediatamente.
Si sedette a su una sedia, abbandonando la testa sul tavolo, e sospirando.
- Il ghiro è tentato di tornarsene a letto? - gli chiese la madre, guardandolo con un sopracciglio alzato e le braccia incrociate al petto.
Era una donna sui quarant’anni, i capelli castani erano leggermente mossi; con gli occhi marroni cerchiati da due piccole occhiaie. Aveva il viso roseo, dai lineamenti affilati che le davano un’aria severa, ma il sorriso che teneva stampato in faccia 24 ore su 24 diceva tutto il contrario.
- Mmm...si - mugolò alzandosi, aprendo il frigorifero e prendendo un succo di frutta - Tu hai dormito bene? -
- Se per dormito bene intendi dormire abbracciata ad una scatola di cartone credendola David Beckham allora si! -
- Non pensavo ti piacesse dormire con le scatole - disse finendo il suo succo.
- Ci ho disegnato gli smile sopra! -
- Buona giornata, ci vediamo stasera - disse uscendo dalla cucina, e andando nel bagno di sopra.
Si lavò il viso, svegliandosi del tutto con l’acqua fredda, poi i denti con uno lo schifoso dentifricio di Sonia, dato che il suo era in qualche scatola; poi si passò una mano nei capelli, scompigliandoli un po’.
Ritornò in camera, afferrò lo zaino, pieno di libri, abbandonato a terra ed infilò in tasca il cellulare.
Si precipitò all’ingresso, cercando nella tasca della giacca le chiavi dell’auto, ed uscì
***
Uscì dalla doccia, infilandosi svelta un candido asciugamano appeso lì accanto; poi afferrò il phon e cominciò ad asciugarsi i capelli che già prendevano la forma dei soliti ricci, un po’ ribelli.
Lanciò un lunghissimo urlo, quando una testa sbucò dallo specchio davanti a lei.
- Cazzo! - urlò il fantasma uscendo completamente dal muro - Tu mi vedi! -
- Porca troia se ti vedo - disse cercando di riprendersi - Mi hai fatto prendere un colpo! -
- Scusa scusa! Senti...ma...io che ci faccio qui? -
Guardò il giovane fantasma alzando un sopracciglio - Sei morto! Ora vai nella luce altrimenti ti ammazzo un’altra volta! -
- E con cosa? Dall’abbigliamento, non credo che tu sia armata -
Arrossì di colpo stringendo ancora di più l’asciugamano - Ok ok, allora...tu sei morto - disse riprendendo ad asciugarsi i capelli - Vai nella luce e vedrai che là starai meglio -
- E chi mi dice che non sia una balla? -
- Eh, senti Casper...o vai nella luce altrimenti io...ti giuro che se mi fai arrivare tardi a scuola...io...-
- Ok ok, vado nella luce...- sussurrò il fantasma sparendo di nuovo nello specchio.
Finito di asciugare i capelli, tornò in camera e infilò un paio di jeans scuri, una camicia nera, lasciando i primi tre bottoni aperti, e un maglione dello stesso colore con una scollatura a V. Si chinò sbuffando sullo zaino di scuola, abbandonato a terra, e vi infilò dentro qualche libro a casaccio; infilandolo poi in spalla.
Guardò il cellulare, che aveva fatto la fine della mattina precedente, e lo mise in tasca, sbuffando un’altra volta; poi, senza pensarci due volte, afferrò le chiavi della moto, scese all’entrata, afferrando la sua giacca in pelle.
***
Matteo parcheggiò a qualche metro dalla scuola, afferrò lo zaino, lasciato sul sedile del passeggero, e scese dall’auto.
Notò subito i compagni, fermi sul cancello della scuola, che lo fissavano; alzò una mano e si avvicinò.
- Buon secondo giorno di scuola! - disse Vittoria spuntando dal nulla.
- Ehm, grazie -
Accanto alla bionda, c’era anche Alice, che lo salutò con un semplice gesto della mano.
- Ehi Matteo, non è che per caso hai visto Angelica? - chiese la mora.
- No, non l’ho vista. Perché? -
- Oh niente, di solito arriva sempre alle sette e...-
La ragazza si bloccò, osservando un punto oltre la sua spalla; e si voltò di scatto, guardando una figura su una Yamaha nera, che si fermava sgommando a qualche metro da loro.
- E quello chi è? - chiese stupito.
- “Quella” vorrai dire - sussurrò Nicola, mentre si fermava accanto a lui, dandogli una gomitata.
La figura scese dalla moto, si tolse il casco con lentezza e scrollò la testa, lasciando che i lunghi capelli corvini le si posassero dolcemente sulle spalle. La ragazza avanzò con il casco sottobraccio, aprendosi un po’ la cerniera della giacca.
- Perché deve essere così...così...? - chiese Andrea in un sussurro, rivolto a Nicola.
- ‘Giorno a tutti - disse la mora passandosi una mano nei capelli.
- Angelica, Angelica...tu sei una tentazione...- disse Nicola, ancora in fianco a lui; e per risposta, la ragazza lo fulminò con lo sguardo.
- Elisabeth? - chiese Sergio all’improvviso.
- Mi ha chiamato ieri sera e non si sentiva molto bene, così è rimasta a casa - sussurrò lei - Io vado in biblioteca, venite con me? - chiese la ragazza alle due compagne, che annuirono e la seguirono oltre il cancello d’entrata della scuola.
- Oggi è...- iniziò Andrea.
- Stupenda - concluse Nicola dandogli una pacca sulla spalla - Ah Matteo, ti dovrai abituare a queste entrate mattutine...ma almeno, ti rallegrano la giornata -
- Già...- sussurrò.
- Oh andiamo, lasciatela in pace che non vi vuole - disse Sergio rivolto a Nicola e ad Andrea - Vieni Matteo, lasciamo questi due a fantasticare sulle curve di una ragazza - aggiunse il biondo ghignando.
- Quella non è una ragazza! - urlò Nicola, mentre lui e Sergio si allontanavano - è una dea! -
***
Immagine
Avatar utente
Cavaliere Anziano
Cavaliere Anziano
 
Messaggi: 1428
Iscritto il: 1 novembre 2008, 0:00
Località: Verona
Sesso: Femmina

Prossimo

 


  • Argomenti correlati
    Risposte
    Visite
    Ultimo messaggio
Chi c’è in linea
Visitano il forum: Nessuno e 0 ospiti

cron
CHIUDI
CLOSE