Is Magic.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 25 febbraio 2010, 15:42

Ok, vi sto viziando. Ho scritto troppo! Ma come non potevo ??? *____* L'Inter ha battuto il Chelsea!! Forza interrr ^^ ^^ ^^ XD Chiedo scusa a una napoletana in particolare ( senza fare nomi : Pochetta) che poteva vivere anche senza questo piccolo commentino da parte mia!


Spostò lo sguardo guardando tutti i cinque paia di occhi che li fissavano sorridenti. Cosa hanno da sorridere? Siamo in superiorità numerica, ma sapeva che c'entrava poco il numero. L'importante era la sostanza. <<Cosa volete?>> chiese la Reverenna al gruppo. Erano le stesse persone che aveva visto il giorno prima intorno al falò.
<<Niente, vogliamo solo battervi>> disse una donna, dirignando i denti e mostrando due affilati canini. Aveva un tratto da mezzo vampiro. Erano tutti e cinque diafani, con lunghi canini superiori. Gli occhi erano di colori diversi in base all'individuo. Due donne aveva degli occhi rossi fuoco, e una aveva delle sfumature grigie, mentre l'ultima aveva dei luminosi occhi azzurri. Un uomo li aveva verdi mentre l'altro marroni con il cristallino tendente al giallo. <<E come intendete farlo? Siamo in numero maggiore a voi. 15 contro cinque. Non mi sembra corretto>>
<<La correttezza non ci interessa molto. Siamo già sleali di nostro>> continuò lei mettendosi in posizione d'attacco <<Fatevi sotto>> la luna crescente, rovesciata sul dorso era molto visibile. Il gruppo nonostante fosse stato provocato, sapeva che combattere non serviva per il loro scopo. Prese la parola l'anziano generale. <<Non vogliamo battervi >> i nemici lo guardarono sorridendo, ma il sorriso sembrava più un ghigno malvagio <<Se collaborate, non vi batteremo e sarete liberi di andare. Vogliamo solo che veniato con noi>>
<<Senti vecchietto>> s'intromise il più giovane tra i nemici, al massimo poteva avere vent'anni . Aveva una faccia un po' brufolosa, ma era bello ugualmente. I capelli scuri gli ricadevano sugli occhi verdi con vaporosi riccioli. Aveva un accento molto pronunciato, alla americana <<se speri di batterci, o di portarci da qualche parte, sbagli di grosso. Saremo anche in cinque, ma siamo superiori sia in forza, sia di strategia. Quindi o vi battete con noi >> lo guardò intensamente << o morirete>>. La donna con gli occhi rossi gli mise una mano sulla spalla <<Calmo Felix. Sei troppo imprudente. Prima facciamoli dire cosa vogliono sapere>> il ragazzo annuì e si mise con le braccia incrociate. <<Restano patetici>> la donna fece un basso "ssh" e il segno col dito di stare zitto. <<La loro opinione mi fa piacere>>
Alida prese la parola avanzando di qualche passo spavalda. <<Cos'è quel simbolo?>> chiese indicando la luna. <<Questo, è il nostro simbolo del gruppo di appartenenza. E visto che non lo sapete, voi siete nostri nemici. Da eliminare>>
<<Ve lo abbiamo già detto. Noi non vogliamo battervi>> continuò il generale, Maichol Tepsen. Era un ex generale in pensione e si era offerto di portare il gruppo nel Grand Canyon perchè lo conosceva abbastanza bene. <<E noi vi abbiamo già detto che non potete batterci>>
<<Andiamo>> sogghignò <<sarete pure forti, ma noi siamo dieci in più di voi>>
<<I nostri poteri sono maggiori. E ne abbiamo uno in più>> un uomo sulla trentina fece vedere la mano diventare nera. <<Se Lui viene qua, siete spacciati. Ma tanto.. lo siete già>>
<<Siete troppo coraggiosi per i miei gusti. Non hai un senso nella vita, per rimanere legato a questa terra? Non andare in contro alla morte >> finì la frase ma fu subito in ginocchio. Lo stesso uomo era andato alle sue spalle e gli lo aveva fatto abbassare, mettendogli il piede sulla base del collo e prendendogli le braccia. <<E tu sei troppo precisino per i miei>> affondò il piede e il generale morì. Alida fece appena in tempo a vedere altri quattro dei suoi compagni fare la stessa fine. Rimasero in 10 contro cinque. La donna che sembrava essere il capo gruppo affondò i canini sul collo di un ragazzo che aveva tramortito e scosse la testa, e alla fine lo uccise. <<Probabilmente non è qua,ne dubito. Continuate pure>>.
Ai nemici piaceva lo scontro diretto, pugni e calci e si notava fin da subito. Il gruppo dei "buoni" diminuiva a vista d'occhio. In meno di cinque minuti erano rimasti in sette. Felix era una vera belva. Attaccava e usava la natura in suo favore. Le piante si inchinavano al suo passaggio. Il suo potere era limitato visto la scarsa vegetazione, ma era ugualmente molto forte. Si stava battendo con Gianmarco Ghedini, il ragazzo che era andato a controllare quelle persone. Era arrivato dieci minuti prima dei nemici e così non poterono presentarsi preparati. Si batteva duramente, infliggendo con la giusta forza ogni colpo. L'avversario era il contrario. Lottava e si muoveva elegantamente, come se quei movimenti fossero un movimento di mano e combatteva con tutta la forza che aveva. Gianmarco alla fine ebbe la meglio. Entrò a contatto con la roccia, che era suo elemento, e spinse con se l'altro ragazzo. Ghedini uscì da questa utilizzando lo stesso trucchetto , e l'avversario rimase bloccato dentro di essa. <<Questa me la paghi>> fece lui sussurrando guardandosi i pantaloni <<Hai idea di quanto costavano quelle nike?>> con due movimenti fluidi scrollò via da se tutte le pietre e fu di nuovo libro di attaccare di rimando. n effetti le nike erano rovinate. Felix lo fissò per un istante e riprese a parlare <<Sarà interessante, misurarsi con te... per poi ucciderti>>

Alida dall'altra parte stava comattendo con la donna dagli occhi rossi. Utilizzava il fuoco e sapeva usare discretamente il vento, ma non li usava quasi mai. La professoressa preferiva stare a distanza, perchè sapeva che quei cinque avevano una forza inumana, anche per una creatura. La costrinse ad andare contro la parete di roccia. Era braccata, ma la donna non sembrava nemmeno rendersene conto.
<<Bene, il gioco è finito. Dimmi ciò che voglio sapere>>. Per risposta quella fece un sorrisetto beffardo e le saltò addosso, una mossa che Alida non aveva prevsito. GLi afferrò il collo con una mano e la alzò. La donna era molto più alta della Reverenna e la alzava con tranquillità, come se fosse una bambola. <<Ci vediamo all'inferno,carina >> disse e la lanciò nel vuoto, sotto nello strapiombo Alida si lasciò lanciare.
Avrebbe potuto salvarsi utilizzando la roccia, modificandola, per aiutarsi ma non lo fece. Desiderava quell'oblio da quando era partita. Dietro alla donna avversario si era creata una lancia marrone che le aveva trafitto da parte a parte lo stomaco. <<Tu verrai all'inferno con me>> agiunse lei. Poi venne rissucchiata dal vortice dell'acqua in tempesta del Colorado, il fiume che scorreva lungo il Gran Canyon. Sbattè la tempia destra contro un masso e iniziò a scorrere sangue.
Sopra, dove avevano combattuto, c'erano i restati 14 corpi. 13 erano ancora vivi, tramortiti, l'altro morto era messo in disparte, il segno dei canini sul collo. La donna rise e con un verso di dolore si staccò la lancia di roccia dal ventre. <<Controllate gli uomini, e buttateli nel fiume dopo>> si coprì il più possibile il buco e se ne andò, seguita da uno dei suoi uomini <<Posso anche andarmene da sola>> sputò a terra, ma quello la seguì ugualmente. Gli altri tre affondarono i denti sui colli, ma ogni volta scuotevano la testa. Le due donne lasciarono il compito a Felix di lanciare i corpi e quello obbedì entusiasta. L'acqua diventata via via, sempre più scarlatta. Felix si pulì il poco sangue che gli aveva bagnato le labbra rosee <<Non era nemmeno qua>> alzò le spalle, calciò un sassolino che fece un rumore sordo nell'acqua e seguì gli altri verso la loro meta.


Si sentì picchiettare alla spalla. Era scomoda, la schiena appoggiata al pavimento duro e il collo da scricchiolare. Clara decise di sedersi a gambe incrociate. Stropicciò gli occhi per cecare di capire dove si trovava. Alla fine ricordò : aveva pianto per diversi minuti e dopo un po' si era addormentata in palestra. All'improvviso una secchiata d'acqua le venne addosso. Gelata. << Ecco, così sei sveglia>> disse calma Alessia. <<Non incavolarti Clara, non ti saresti svegliata decentemente>>
<<L'acqua di per sè non la sopporto, se poi è gelida! Ma cosa ti è saltato in testa??>> chiese lei asciugandosi i vestiti facendo evaporare l'acqua. <<Ci hanno chiamato per qualche notizia, e ti stavamo cercando visto che non ti trovavamo. Tommaso ha detto che ti aveva visto venire verso di qua ieri sera e allora mi ha mandato, ottima intuizione>>
Clara si alzò in piedi ed ebbe un giramento di testa. Stava per cadere ma Alessia la prese in tempo per le spalle e la rimise in piedi <<Tutto ok?>>
<<Si dai, solo un po' di mal di testa, nulla di che. Andiamo?>> l'altra annuì a prese la strada al ritroso. Superarono la palestra, i corridoi e raggiunsero infine la Sala Principale. Dentro c'erano tutti i ragazzi della Scuola ed era piuttosto strano perchè era lunedì e di solito i ragazzi sono a scuola. Poi Clara si ricordò delle vacanze invernali e forse erano arrivate con qualche giorno di anticipo. <<Oh bene>> commentò guardando una ragazza che conosceva bene. <<C'è anche lei>>
<<Chi?>> Alessia guardò verso la direzione che le stava indicando la rossa <<An, Jenny. Non sta simpatica nemmeno a me. Troppo sicura di se>> L'altra annuì e vide che proprio Jenny si stava avvicinando <<Parli del diavolo e...>>
<<Spuntano le corna. Ma che bell'accoglienza>> si mise le mani ai fianchi <<Senti Magnini, tu me la pagherai amaramente. Come hai osato soffiarmi il ragazzo? Filippo era, è e sarà, mio>>
<<E questo chi lo dice?>> domandò lei mettendosi nella sua stessa posizione.
<<Fai le domande sbagliate, Magnini>> le rivolse un sorrisetto mostrando i denti perfetti <<Completamente sbagliate>>
<<Cosa intendi dire?>> la bionda oscillò il capo <<Meglio. Ecco la risposta : qualcuno tra i tuoi cari amichetti, ti fa la spia alle spalle. Secondo te come ho saputo che ti chiamavi Magnini di cognome?>> fece una pausa strategica che nessuno riempì e continuò <<Ora vado. Ciao ciao>>
Clara aspettò che si allontanò <<Ma secondo te è vero?>> chiese ad Alessia anche lei un po' sbigottita ma non tanto <<Non ne ho idea, però tutti sapevano che erano venuti i tuoi genitori, quindi è probabile che qualcuno sappi più o meno la verità>>
<<Capisco>> la rossa abbassò lo sguardo e quando lo rialzò vide che era entrato il preside <<E' venuto il preside. Forse deve fare qualche altro discorso>> si sedettero vicino a Sofia e agli altri loro amici. Alberto era invisibile sulla sedia e quando Alessia tentò di sederci ricomparve, tra le risate degli altri <<Stupido!>> decise di sedersi vicino a lui, per punzecchiarlo.
Il preside come aveva intuito Clara doveva fare qualche discorso. Aveva la faccia grave, come se fosse successo qualcosa di terribile <<Vi chiedo scusa per avervi fatto alzare a quest'ora, ma dovevo per forza parlarvi>> seguì una pausa <<O meglio, informarvi. La vostra professoressa Reverenna, dei vostri compagni e delle altre persone sono state assassinate>>. Qualche ragazza si era messa a piangere, forse aveva riconosciuto un amico tra i morti. Le loro foto erano state attaccate al muro con un pezzo di patafix.
Clara non sapeva se esultare o piangere. La Reverenna.. morta! Si permise un sorrisino complice, ma poi tornò seria. Era morta, segno che qualcuno di più potente l'aveva uccisa. L'astio nei confronti di Tommaso poteva passare, visto che non era più una sua parente, almeno viva. Lo cercò tra gli studenti e lo vide in piedi a consolare una ragazza abbracciandola. Era molto simile a lui, stessi capelli stessi occhi, ma lui era figlio unico, quindi era impossibile che fosse sua gemella. Distolse lo sguardo e osservò le reazioni degli amici accanto a lei. A Sofia era caduta qualche lacrima, come con Alessia che aveva
appoggiato la testa sulla spalla di Alberto. Lui e Nicolò erano tranquilli ma preoccupati. Roberta invece sembrava essere tranquilla, ma stava pensando a come era potuto accadere tutto questo. Beatrice non era tra loro e non la vide nemmeno in sala. Non ci pensò più di tanto e passò oltre.
<<In base alle telecamere che erano presenti in quella zona, è stata opera di 5 creature, che possiamo catalogare come vampiri>> Sofia ebbe un brivido. I vampiri, o i mezzi vampiri come lei, da molti anni avevano scritto un accordo, dove dicevano che non avrebbero ucciso nessun essere umano e che se proprio volevano bere, dovevano richiedere un permesso e gli ospedali avrebbero dato loro un vecchio in fin di vita. <<Però non posso essere solo questo. Sono troppo forti, troppo veloci e troppo agili per essere comuni vampiri, perciò noi pensiamo che siano degli esperimenti, un insieme di caratteristiche di creature.
Spiegherebbero i canini, la forza, l'agilità che non solo loro hanno. Hanno la forza dei licantropi, maggiore di quella dei vampiri, ma abbiamo visto che uno di loro, aveva sangue di ninfa nelle vene. Puro. Ora sappiamo tutti che non esistono le ninfe pure, almeno non da molto tempo, le uniche che esistono si sono nascoste ad Atlantide e se l'Ombra per prenderlo è arrivata fino a là, siamo spacciati. Indagheremo sulla faccenda e su chi siano quelle persone>>
<<Rassicurante>> disse una voce alle loro spalle e tutti si girarono a vedere chi era stato a dirlo. Jenny. <<Avanti signorina Nevis, dicci pure ciò che pensa>> le invitò il preside gentilmente. Lei si alzò in piedi e iniziò <<Se nemmeno una squadra composta da 15 elementi è riuscita a battere una di cinque persone, perchè dobbiamo indagare? Tanto ci uccidono comunque>> qualcuno annuì e Jenny si risedette.
<<Non ha tutti i torti, ma è mio dovere fare questo, quindi lo farò anche da solo. Per i prossimi tre anni, allenerò personalmente una squadra di voi ragazzi. Ci saranno delle selezioni per entrarci e chi entrerà, metterà a rischio la loro stessa vita per difendere gli umani. Inizieranno venerdì prossimo, arrivederci>> detto questo prese la strada verso il suo studio.
I ragazzi erano ancora confusi da quelle parole. Una squadra? Gli amici si scambiavano opinioni sulla selezione che avrebbero dovuto fare. Molti dicevano che si doveva battere uno di quei vampiri strani, mentre le amichette di Jenny, sostenevano che dovevano fare un concorso di bellezza. <<Saranno anche carine, ma sono completamente fuse>> disse Sofi guardandole sistemare i capelli.
<<Io mi ero messo con quella bassina e mora>> disse Francesco indicandola <<Era abbastanza intelligente. D'altronde, ha scelto me>> Le ragazze lo guardarono male. Filippo prese da dietro Clara e l'abbracciò. Le venne in mente la sera appena passata, quando aveva fatto la stessa cosa con Tommi. Si staccò <<E voi due da dove sbucate?>> <<Da casa>> disse pronto France.
<<Eravamo seduti poco distanti da voi, strano che non ci abbia visti>> la baciò e si sentirono dei cori di "ohoo" a fare da sottofondo. Clara lo guardò brillante e lanciò qualche occhiataccia a gl'altri. <<Statevene zitti>>, poi abbracciò stretto a se Fili.
<<Salve>> li salutò una vocina dietro di loro. Tutti si voltarono e Clara riconobbe la ragazza che piangeva attaccata a Tommaso <<Piacere, sono Giulia>> tese la mano. Sofia prima la guardò male, poi decise di non stringerle la mano, ma di saltarle addosso. <<Ciao! Io sono Sofia e loro sono Roberta, France, Nicolò, Alberto>> elencò tutti i nomi, non prendendo fiato <<Tu sei?>>
<<Sua cugina>> indicò Tommi e lo spinse in avanti. Filippo lo squadrò subito <<Tommaso>> <<Filippo>>
<<Che accoglienza>> Giulia alzò la sciarpa viola scuro sul collo <<Qua sembra che sta passando una bufera di neve>> disse con sarcasmo e si strofinò le mani come se avesse freddo. Sofi rise e annuì. <<Concordo in pieno>>
Clara si staccò da Fili un attimo <<Tua cugina?>> chiese sorridendo. Lui annuì e fece per andarsene, ma Giulia lo bloccò. <<Perchè ce l'avete con lui?>> La rossa fu presa alla sprovvista. Cosa aveva contro Tommi? Assolutamente nulla. Prima che potesse rispondere, Fili prese la parola. <<Tutto. E' egocentrico, e ci prova con la mia ragazza>> le mise una mano sulla spalla. <<Sana competizione>> disse la cugina <<Tu sarai al massimo un anno più grande di me, anzi, hai la mia età, giusto? Sei del 93>> lui annuì <<ti comporti ancora come un bambino allora. Svegliati e fai prima>>. Filippo rimase calmo come sempre anche se era come se la ragazza gli avesse dato del babbeo. <<Hai mai tenuto a una persona e pensare di perderla?>>
<<Si, ti posso capire meglio di quel che pensi. Io quella persona l'ho persa>> si asciugò una lacrima che le era caduta e voltò le spalle, facendo svolazzare i capelli lunghi. <<Ci vediamo>>
<<Aspetta, vengo con te>> disse Sofia raggiungendola. Tommaso dopo un paio di secondi, battè i tacchi e le raggiunse. Clara sapeva chi era quella ragazza o , almeno, lo sospettava. Prima che potessero sparire gli urlò dietro. <<Giulia?>> quella si girò al richiamo <<Condoglianze>>. Abbassò la testa grata e sparì dietro il portone.


Sofia era proprio un asso ad iniziare le amicizie. Andava dritta al sodo, ma sapeva farlo con delicatezza. <<Sono curiosa, perchè Clara ti ha detto condoglianze? >> notò che alla ragazza si era oscurata la faccia <<Scusa, non volevo farti pressione>>
<<Non preoccuparti >> scosse la testa <<E' morta mia madre ieri>>. Sofia pensò di aver toccato un punto debole e si rattristò. <<Mi dispiace, veramente. I miei sono andati a combattere contro l'Ombra e mi hanno lasciata sola.. non li rivedrò mai più, lo so>> sentì uno strano calore quando lei le prese una mano tra le sue <<Dispiace anche a me, per questo ho deciso di fare quella specie di colloquio. Aiutami a superarlo>>
<<E come farò? Non so cosa si deve fare>> spiegò lei. Tommaso capì al volo <<Sofi, tu hai il potere dell'acqua e mia cugina ed io quello del fuoco. Se ti batteremo potremmo essere pronti>> Sofia sbattè la testa contro il muro per scherzare <<Non me ne bastava uno, ora ne devo battere due! Sarà un piacere>> sorrise e mostrò i denti affilati <<Noi vampiri siamo forti, vi batterò volentieri >>
<<Sarà tutto da vedere>> fece seria Giulia. <<Quando si inizia?>> Sofia prese una strada secondaria e sbucarono in palestra, già gremita di alunni che provavano <<Adesso>>
Le ragazze andarono a cambiarsi in spogliatoio. Giulia non aveva ancora il suo armadietto e nemmeno un cambio, ma per fortuna era bassa e i vestiti che le dette Sofia andavano più che bene. <<Facciamo un po' ridere perchè siamo vestite quasi uguale, ma vanno bene>>. Sofia era proprio buffa. La pelle diafana, faceva a pugni con i capelli e i pantaloncini neri. La maglietta con le spalline fini era bianca, come le scarpe da ginnastica che aveva messo apposta. Giulia quando uscì dallo spogliatoio fece girare tutti i maschi. I capelli erano stati raccolti in una coda alta, e il completo era uguale a quello della nuova amica, tranne che per le scarpe. Aveva preferito tenere le victoria grigie. <<Che hanno da guardare?>>sussurrò a Sofia. <<Probabilmente è per il tuo davanzale>> l'altra si guardò in basso, e Sofia scoppiò a ridere. Raggiunsero Tommi poco dopo, quando lo intravidero in un angolino. La ragazza stava ancora ridendo ad alta voce, mentre l'altra era diventata tutto un peperone. Il ragazzo fece finta di niente anche se avrebbe preferito ridere insieme alla tipa. <<Iniziamo?>> Le altre due annuirono, e ritornarono serie all'istante. Senza troppe cerimonie, Tommi iniziò a combattere contro Sofia. Lei era all'altezza delle aspettative. Schivava tutti gli attachi parecchio prima che arrivassero, come se li potesse prevedere. Intorno al gruppetto dei tre, si era creata una piccola folla curiosa. Molti iniziarono a fare il tifo e si levavano parecchi applausi per qualche mossa. Lui era alto mentre lei era bassa e riusciva a sfuggirli facilmente. Iniziò a giocare di piedi, a tirare calci, a fare sgambetti, ma Sofia saltava e gli sfuggiva nuovamente. Dopo dieci minuti che andarono avanti così il ragazzo si fermò. <<Basta, non ce la faccio nemmeno a colpirti!>> si tolse le goccioline di sudore dalla fronte. <<Sei forte nanetta>>
Giulia dietro di loro battè le mani <<Ora tocca a me?>> Sofia annuì e si mise ritta in piedi, ad aspettare la prima mossa della bionda. <<Attenzione che arrivo>> sussurrò a se stessa. Partì subito e decise di non seguire l'esempio di suo cugino. Preferì fare il suo stesso gioco, prima attaccare per poi schivare a sua volta. Non servì a molto perchè Sofi non aveva intenzione di attaccare. Iniziò a provocarla <<Ehi Giuly, fatti sotto, dovevi battermi, no?>> Giulia sgranò gli occhi e alzò la mano <<Non chiamarmi Giuly>> fece partire una vampata di fuoco e l'avversia pronta creò un vortice d'acqua, che si ingrandiva mano a mano che assorbiva il fuoco <<Piccolo trucchetto>> spiegò quando vide la faccia stranita della ragazza. <<A volte riesco a piegare gli altri poteri>> tese anche l'altra mano e lanciò la palla d'acqua, che esplose al contatto con la parete, facendo allagare tutto quanto. C'erano almeno sette centrimetri d'acqua per tutta la palestra. Molti ragazzi erano saliti sopra a qualche attrezzo per non bagnarsi, segno che l'acqua non era proprio un elemento a proprio favore. Un ragazzo dell'ultimo anno l'aveva richiamata per ciò che aveva fatto <<Devi stare più attenta. Per te ci sarà lezione di autocontrollo per tre pomeriggi questa settimana, e vale lo stesso per te, nuova arrivata>> le due annuirono tristi, per poi portarsi la mano alla bocca per non far sentire le loro risate. Tutte le creature dell'acqua e quelle della foresta e dell'erba, furono chiamate per assorbire l'acqua ma ormai il peggio era fatto. La plastica del pavimento si era rialzata. Le due ragazze si beccarono una punizione, cioè pulire i bagni. Giulia a quella notizia scosse la testa <<Che schifo>> Sofia invece l'aveva presa ridendo e scherzando <<Non è la prima volta>> ammise. Presero insieme la via per le stanze parlando del più e del meno. Tommaso dietro di loro le ascoltava con un orecchio soltanto. <<Lo sai che tuo cugino si è innamorato?>> domandò Sofi a tradimento. <<An si?>> disse l'altra ammiccando verso di lui . Era diventato rosso e le sgridò dicendo che qualcuno poteva sentirle, ma continuarono. <<Clara vero? C'è una faida tra lui e il moretto, giusto? Carino, ma non fa per me. Molto meglio quello che ci ha riprese prima>>
<<Ti piacciono i tipi decisi>> disse prendendo le chiavi dalla tasca. <<A dopo Tommaso, io e tua cugina riprendiamo il discorso in camera mia>> il ragazzo aprì la sua <<Ma cosa ho fatto di male?>> domandò scherzosamente alle due che gli fecero la linguaccia.


PS. Un capitolo più lungo o uguale a questo non lo avrete mai! A meno che l'Inter non vinca la Champions League!!! *-* E non iniziate a fare le solite battutine, se no posterò una volta ogni due settimane con un capitolo mini mini picciò! E meno male che c'è Caaaarla Bruni! :D
PPS. La Reverenna *-* Volevo ucciderla prima, ma mi ha fatto incazzare ieri, mi dispiace molto ( COL CAVOLO!)
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 3 marzo 2010, 22:35

Viva la febbre che fa stare a casa da scuola! :D
Ps. Se non vi piace, date la colpa alla febbre! non fa ragionare abbastanza ben ;)


Erano tutte e due sedute sul letto di Sofia. Il piumone era soffice e di un rosso acceso con un motivo floreale arancione che ricamava il cuscino. <<Pensi veramente che quei due staranno insieme?>> chiese per rompere il ghiaccio Sofia. <<Ne sono certa, mio cugino si vede lontano un miglio che si è innamorato di lei, dai, dovresti averlo notato anche tu>> <<Ovviamente>> sorrise <<ma Clara ormai Fili ,a meno che non succeda qualcosa che la sconvolge, non lo molla più>> spiegò lei <<Aspetta questo momento da, più o meno, sempre. Almeno da quando lo conosce. A proposito, complimenti. Nessuno ha mai parlato in quel modo a Filippo. Forse non sai chi è>>
<<Credimi, con la madre che mi ritrovavo, sapevo tutto di tutti, perciò so cosa sono in grado di fare quei due. Non rispettava molto, il segreto professionale dei professori>> rise <<Mi mancherà>>
<<Scusa, non volevo..>> l'altra la bloccò alzando una mano <<Non ti preoccupare, è passato. Mi dispiace che l'ultimo discorso che ho fatto con lei le ho urlato contro>> seguì un piccolo silenzio imbarazzante. Giulia pensava di aver detto troppo, e Sofia non voleva che si sentisse bloccata da quella verità << Professoressa?>>
<<Si lei, vedi, non era molto amata qua da quello che sapevo. Lei era..>> si bloccò <<Cos'è questa suoneria?>> Era partita una canzone di Rihanna e veniva dalla tasca della gonna. <<Scusa, è il mio cellulare>> lo prese e guardò la schermata e aprì subito <<Mamma! Come stai? Si ho sentito, mi dispiace molto. Voi dove siete? State bene?>> Giulia dopo qualche domanda si alzò e fece segno alla ragazza che preferiva uscire. L'altra tentennò un po' e coprì il cellulare un attimo <<Aspettami pure nell'atrio>> poi riprese a parlare. La bionda uscì ascoltando l'amica che parlottava velocemente con la madre.


<<Cosa ne pensate?>> chiese Alessia agli altri. Lei e gli altri erano andati nell'ingresso della Scuola dopo aver cenato , dove c'era un bel caminetto e qualche divano. Si erano accomodati tutti
quanti sui divani e ne rimaneva uno ancora libero, che venne occupato da Francesco, sdraiandosi completamente sopra. <<Non lo so, ma io vorrei provare ad entrare nella squadra>> disse lui alzando
lo sguardo al soffitto <<Tanto so già che lo passo>> cercò con la mani un cuscino e se lo mise dietro la testa. <<Cosa te lo farebbe pensare?>> chiese una voce dietro di lui. Quella ragazza. Giulia.
<<Al preside serve uno con il mio potere, e visto che sono l'unico, mi accetterà ad occhi chiusi>> spiegò lui degnandole a malapena di uno sguardo. La rispettava, era l'unica che riusciva a dire quelle cose a suo fratello, a parte lui e proprio per quello non voleva avvicinarsi a lei, le faceva paura. Forse si era comportata così perchè non sapeva cosa era in grado di fare Filippo oppure per fare la sbruffona e difendere il cugino, ma le era simpatica dopotutto. Aveva un aspetto che ispirava molta fierezza. <<Ma certo, siete i gemelli di cui tutti parlano. Ci vediamo alle selezioni allora>> guardò tutti e si soffermò a guardare Clara e Filippo che sedevano vicini, lui con il braccio dietro le spalle di lei. <<Buona notte ragazzi>> sorrise e se ne andò. All'incrocio per andare alle camere incontrò Sofia, si scambiarono un paio di battute, dopodichè la nuova arrivata si sedette sopra a Francesco e li salutò allegramente. <<Non pesi niente Sofi>> notò sotto di lei il ragazzo
<<Dubitavi?>> lui scosse la testa e con una mano le iniziò a sfiorare delicatamente i capelli neri, facendole venire i brividi.
<<Chi si vede>> fece aspra Clara <<pensavo che ti eri scordata di noi>>. <<Dai, lo sai che non è così. Io devo conoscere tutti ad ogni costo e Giulia è molto simpatica. Davvero, non dovete giudicarla solo perchè è la cugina di Tommaso, sono molto simili solo che Giulia si mette in gioco in maniera differente>> finì la frase e quasi tutti la stavano guardando male <<Oh, ma che avete? Se c'è una novità non vi piace?>>
<<Non molto>> ammise Filippo <<Se vuoi che mi faccio amica quella ragazza, prima devo sapere se ci possiamo fidare di lei, dopotutto è una sconosciuta>>
<<Idiota>> sussurrò lei e a Francesco fece venire in mente Giulia, quando ne aveva dette su al fratello << E' una ragazza sveglia, simpatica, coraggiosa ed ha un certo talento nel combattere da quel che ho visto>> Alessia s'intromise <<Centrate voi due nell'allagamento alla palestra?>>
<<Forse>> disse vaga lei <<Ma comunque una opportunità dovete dargliela, soprattutto te Clara>> dopotutto diventerai una sua parente in futuro, completà la frase mentalmente. <<Perchè?>>
<<Beh, sapevi prima tu di tutti che aveva perso un parente, io non lo avrei mai sospettato, perciò tu sai una cosa che noi non sappiamo>> la guardò ammiccando <<giusto?>> L'altra annuì <<E' morta sua madre, lei è.. era la figlia della Reverenna. La Reverenna era la zia di Tommi>>
Sofia fece spallucce <<Almeno lo chiami ancora Tommi e non Tommaso>> Clara la guardò male <<Non ti interessa sapere che sua madre era la Reverenna?>>
<<Per niente>> disse l'amica <<Uno potrebbe essere anche il figlio segreto della principessa Diana, e non mi importerebbe minimamente>>
<<Scommetto che non te l'aveva detto>>. Sofia annuì <<C'era quasi, ma i miei mi stavano telefonando e non le ho dato il tempo di dire chi era. Me lo avrebbe detto da lì a tre secondi>>
<<Sono sicuro che sia così>> disse Francesco dandole una pacca sul fianco per dirle di alzarsi. Lei si sedette e lui fece lo stesso <<Dai Fì, ammettilo che quella ragazza ti intriga. Non come te Clara, sia chiaro>> le sorrise <<Non capita mica tutti i giorni di trovare una che ti tiene testa alta>>
<<E lo ha fatto volontariamente, me lo ha detto lei prima>> fece Sofia. <<Vado, domani mi devo svegliare presto>>. La rossa si alzò e l'abbracciò <<Buona notte. Cosa fai domani?>>
<<Mi alleno con Giulia e Tommi. Ti unisci a noi?>> Clara ci pensò su <<A che ore sarebbe?>>
<<Alle otto della mattina>> rispose pronta <<Troppo presto per i tuoi gusti>>
<<In effetti>> tentennò lei <<sarà per una prossima volta. Ci vediamo domani allora ed ad un'ora decente!>> Sofia sorrise agli altri presenti e si alzò, ma Francesco le prese la mano <<E a me niente abbraccio della buona notte?>>
<<Guarda che si dice dare bacio della buona notte>> gli fece notare la ragazza
<<Beh, se preferisci il bacio io non ti dirò di no>>. Sofia fece spallucce <<Dimostri ogni giorno di più che sei uno scemo>> sorrise e coinvolse anche gli altri alla sua risata, ma si chinò e gli diede un bacio sulla guancia. <<Notte>> e si allontanò.
<<Dobbiamo andare anche noi>> disse Filippo togliendo il braccio da dietro le spalle di Clara <<si torna a casa fratellino>>
<<Sei nato poco prima di me, non chiamarmi fratellino>> disse l'altro lanciandogli un cuscino, che prese al volo quando stava per colpire Clara in faccia <<Le potevi fare male>>. Francesco si avvicinò alla rossa e stava per chiederle se stesse bene, ma il gemello gli fece lo sgambetto e cadde rumorosamente a terra <<Ma sei impazzito?>>
<<Non sono affari tuoi>> diede un bacio sulle labbra, tenero, a Clara e la salutò <<A domani ragazzi>>. Quando uscì , France era ancora per terra e Alessia aiutò Francesco ad alzarsi <<Fatto male?>>
<<No, tranquilla. Grazie comunque>> poi fece un cenno della mano agli altri e se ne andò a testa bassa verso il passaggio. <<Francesco! Aspetta>> Clara gli corse dietro. <<perchè tuo fratello ti ha fatto lo sgambetto?>> chiese <<Non ha senso>> balbettò. <<Ha manie di grandezza, ecco tutto. A domani. Comunque, non credo sia per te, sappilo. Vi appoggio il più possibile, ma non vi vedo bene insieme. Lui lo sa solo per... lascia perdere>> la salutò, e le strofinò i capelli, rovinandogli la pettinatura. <<Così va meglio>>. Lei se li appiattì subito e guardò scomparire l'amico.
Francesco salì piano gli scalini. Stava per dire una cosa che doveva rimanere nascosta, anche se avrebbe voluto con tutto il cuore dirlo a qualcuno. Sicuramente a lui avrebbe fatto bene, ma al gemello no. Aprì il passaggio segreto e si sedette sopra il pilastro senza statua del patro della valle. La piazza tonda era tutta illuminata e non c'era quasi nessuno in piazza, se non qualche ragazza che si faceva una canna. Spostò lo sguardo, in cerca del fratello e lo vide davanti alla fontanella a bere, e dietro Jenni che gli trasformò l'acqua in ghiaccio. Tese l'orecchio e ascoltò la conversazione. <<Cosa credevi di fare mettendoti con quella? Io ti ho dato tutto!>>
<<Sarebbe meglio che ti dimenticassi di questa cosa, della nostra storia. Sarebbe un bene per tutti, credimi>> si accovacciò sul rubinetto e con una leggera pressione staccò il rivolo di ghiaccio attaccato all'imboccatura. L'acqua tornò a scorrere. <<Vai a casa, non sta bene a una ragazza stare fuori fino a tardi>>
<<Ho i miei metodi per difendermi. Non sono debole>>
<<Questo lo so benissimo Jennifer>> fece Filippo <<Ma potresti sempre farti male in qualche modo, e qualcuno potrebbe approffitarne>> La ragazza si appoggiò ad una pachina la vicino e fece un gesto di stizza con un cenno del capo << Avresti voglia >>
<<E' un altro discorso questo>> ammise lui, poi deviò il discorso <<I tuoi non stanno partecipando ancora alla guerra contro l'Ombra, vero?>>
<<Non direttamente>> disse sprezzante lei <<Ora torno a casa, la mia presenza qui, non è molto gradita. Vado a prendermi la borsetta. Ciao ciao>> fece il segno con la mano e corse verso l'apertura, dove incontrò Francesco <<Molto suscettibile tuo fratello>> detto questo lo scansò di lato e scomparve alla sua vista. Il ragazzo stette ancora seduto per qualche minuto, quando si vide correre incontro Filippo. <<Devo dire una cosa al preside. Devo riferirgli quello che mi ha fatto sentire. Ci metterò poco>> Non fece in tempo a dire ok, che il gemello aveva fatto la stessa fine di Jenni. Il ragazzo sapeva che il gemello ci avrebbe messo un casino, il preside cercava di capire qualcosa che a Filippo sfuggiva, e allora lo tratteneva per moltissimo tempo. Saltò giu e invece di correre, decise di camminare verso casa.


La sera prima, Clara aveva scoperto che le faceva bene fare qualche esercizio nella palestra , si rilassava. Si cambiò velocemente i vestiti e diede libero sfogo alla sue frustazioni. Giulia, le cose che aveva detto su di lei Sofia, le parole di France, Tommaso. Ammetteva che gli mancava parlare e arrabbiarsi con lui, ma l'avrebbe incontrato presto, lo sapeva, dopotutto dovevano fare le lezioni al pomeriggio insieme. Meglio o peggio? Per chissà quale motivo, aveva la strana sensazione di essere osservata.
Si allenò per due orette. Ormai erano le dieci passate e decise di farsi una doccia. L'acqua era fredda, ma al contatto della sua pelle risultava calda. Si scrollò via tutte le difficoltà, avvolgendosi nel getto d'acqua. Non riuscì a stare sotto per più di tre minuti per il contrasto tra gli elementi. Nemmeno una doccia riesco a farmi tranquillamente. Prese un accappatoio e lo indossò. Sapeva di lavanda e ispirò a lungo quel profumo. I capelli si asciugarono da soli, pochi secondi dopo.
Fuori dai bagni, il silenzio che c'era, venne interrotto a si sentì un urlo gridare "aiuto" . Clara si mise i jeans addosso e una canottiera e corse fuori a vedere chi aveva lanciato quella richiesta d'aiuto, anche se sapeva di chi era quella voce. La vista fuori le fece gelare il sangue nelle vene. Una ragazza era sdraiata sul pavimento della palestra, cerchiata da un mare di sangue attorno a lei. I capelli biondi erano zuppi e le guancie erano velate di lacrime. La sua vista impresse nella sua testa quell'immagine, e a poco a poco che si focalizzava meglio, la visuale si allargava e solo allora notò che c'era un'altra persona accanto a lei. Le si buttò addosso, cercando di scansarlo, ma prima che potesse colpirlo, notò chi era. <<Il vecchio>> sussurrò. Si inginocchiò vicino alla ragazza e cercò di muoverla, senza esito. Rimaneva immoble sotto le sue mani. L'urlo non lo aveva sentito solo lei, infatti da li a pochi secondi, entrarono nella palestra una ventina di ragazzi. Molte ragazze si misero la mano alla bocca per lo stupore. Tutti guardarono il corpo inanime di Jenni, per poi spostare lo sguardo su Clara, con i vestiti sporchi di sangue e poi sullo sconosciuto signore. <<Aiutatemi! Fate qualcosa maledizione>> alcuni ragazzi dell'ultimo anno presero il corpo della ragazza e la portarono in infermeria, mentre altri fecero alzare Clara, coprendola con un giubotto e la portarono dal preside. <<Tu passi troppo tempo qua dentro signorina Magnini>> disse calmo, ma con una punta di esasperazione nella voce.
<<Non per mia volontà>> si era ripresa durante il breve tragitto e aveva riacquistato un po' della sua tenacia. <<Perchè sono qua?>>
<<Speravo che me lo potevate dire voi. Non ho chiesto io al signor Ghedini di portarla da me>>
<<Doveva portare me piuttosto! Dopotutto sono io quello che può darti qualche informazione>> il vecchio era entrato e aveva dato qualche pacca sulla spalla al vecchio amico, che ricambiò commosso. Thomas era piuttosto basso rispetto al preside, che era alto. <<Alvise>> alla ragazza sembrò strano sentire il nome del preside, era certa di non averlo mai sentito. Per un attimo Clara, li immaginò giovani. Il preside gli comparve come un ragazzo alto dai capelli neri, mentre il vecchio un ragazzo un po' basso, ma nella media, dai capelli folti, castano chiaro. <<Hai previsto tutto, vero?>>
<<Avevo visto la ragazzina bionda e sono accorso. Hai l'udito scarso Clara, impegnati di più, avresti dovuto sentire la conversazione tra i due>>
<<Che cosa intende dire?>> chiese lei guardandolo mentre si sdraiava letteralmente su una poltroncina. Il vecchio fece un gesto di stizza <<Non darmi del lei, mi fa sentire così importante e vecchio!>> rise <<Secondo te l'aggressore ha attaccato subito la ragazza? Andiamo, pensavo che tu fossi intelligente>> le strizzò l'occhio, poi assunse una faccia seria <<La ragazza...>>
<<Jennifer Nevis>> disse il preside. Gli piaceva chiamare le persone con il loro nome <<Io credo sia andata così>> continuò il vecchio <<La ragazza >> il preside fece una specie di sbuffo <<..la ragazza prima stava spiando Clara ed ha atteso che si stancasse per via dell'allenamento, poi è stata beccata con le mani nel sacco da qualcuno e hanno iniziato un dialogo. Lui o lei dovrebbe avergli detto qualcosa che l'ha fatta spaventare, e per questo si è messa a piangere, il che spiegherebbe delle lacrime sulle guancie. Poi sono entrato in scena io e il tipo o la tipa mi ha sentito arrivare ed è andato via>>. Poteva combaciare al fatto.
<<Io credo di essere la persona che odia di più al mondo Jenni>> s'intromise Clara <<ma non farei mai nulla del genere nemmeno al mio peggior nemico>> il preside la guardò sorridendo come se approvasse quello che aveva appena detto. La porta si aprì e comparve dietro di essa Ghedini e Tommaso, che teneva in braccio Jenni. <<Massimo, da quando avete iniziato a non bussare?>>
<<Scusi signor preside, ma era urgente, me ne sono dimenticato>> disse Ghedini, osservando Thomas <<Preside, lei conosce quest'uomo?>>
<<Certo. Ho l'immenso onore di presentare Thomas Schuyler! >> lo indicò con un elegante gesto del braccio <<E' un uomo di un medio potere a New York. Un suo vecchio parente è stato sindaco di quella città>>. Nessuno avrebbe mai sospettato che fosse così però. I capelli bianchi lucenti erano tutti spettinati. La barbetta anch'essa bianca, non era molto curata. Indossava un paio di jeans chiari e una camicia alla boscaiolo verde. Alle apparenze, sembrava un contadino. <<Salve>> lo salutò muovendo la mano in direzione dei giovani. <<Ha perso la memoria>> disse poi guardando il soffito e indicando la ragazza.
Massimo era confuso. <<Come..?>> il vecchio continuò a stare seduto tranquillamente <<Nah, non fare domande inutili , ragazzo! Se lo so , lo so!>>
Il preside invece guardò tristemente Jennifer <<Povera Jenni! Era straordinaria! Molto capace con ottimi voti a scuola, molte amiche>> Clara sbuffò <<un ragazzo>> la ragazza rifece il gesto. <<Vediamo come reagiasce. Tommaso, mettila pure su quella poltrona. Clara alzati per favore>> obbedì e guardò la bionda che veniva appoggiata delicatamente. <<Jennifer, mi senti?>> quella annuì.
Sembrava uno zombie : la faccia tesa, gli occhi vuoti, le braccia inerti, la testa che dondolava. Faceva ciò che gli veniva detto <<Riesci a parlare?>> fece segno di no con la testa. <<Bene, allora farai i gesti con la testa, riesci a farli?>>. Si. <<Prova ad evocare il tuo potere>>. Il vecchio scosse la testa <<Non ti conviene farlo>>, si alzò in piedi e girò la poltrona, per poi risedersi. Lei rimase ferma per parecchi minuti, poi la scrivania dietro di lei divenne un cubetto di ghiaccio, che esplose in mille pezzi poco dopo. Massimo e Alvise si coprirono la faccia con le braccia, Clara e Tommi si protessero con il fuoco. Thomas lo aveva previsto. <<Spero che tu non abbia avuto nulla di importante dentro quella scatola di legno>>
<<No infatti, non sono così poco intelligente da tenere tutto dentro a Blessy>> il vecchio fece capolino da dietro lo schienale <<Avevi dato un nome? Alla scrivania?>>
<<No. C'era scritto "Blessy" e allora la chiamavo così. Non le ho dato un nome, c'era già!>> l'amico di vecchia data si dette uno schiaffo sulla fronte. Poi il preside portò la sua attenzione vero Jenni <<Sai chi sei? Ti ricordi qualcosa?>> negò. <<Riesci a scrivere?>> lei alzò lo sguardo, mostrando gli occhi completamente rossi per il pianto. Mostravano dubbio. Forse non si ricordava nemmeno cosa significasse scrivere. Ma annuì <<Ora, tenta di scrivere qualcosa>> le porse un taccuino che aveva nella tasca della vestaglia e una penna che si era salvata dalla scrivania <<Prova con il tuo nome>>. Jennifer prese con mano incerta la penna e poi il quadernetto. Lo aprì e guardo la calligrafia del preside per qualche secondo. Appoggiò la punta. Tutti la guardavano con interesse. <<Su, vai>> la incitò piano Clara alzando il collo. La ragazza fece cadere tutto a terra e si portò le mani agli occhi, per poi iniziare a piangere. Rimasero delusi. Clara allora le si avvicinò e le diede una piccola pacca sulla spalla, per poi abbracciarla. Alvise era confuso, e allora la rossa gli spiegò <<Una volta, lei, signor preside, disse che uniti si vince, o quasi. Vorrei che a Jenni ritornasse la memoria. E' una specie di vincita per me aiutarla, perchè non sono sua amica>>. Se fosse stato il momento adatto, sarebbe scoppiato a piangere il signore. Thomas invece stava per scoppiare a ridere, per fortuna che nessuno lo vide perchè era ancora girato. Poi iniziò il conto alla rovescia <<Tre, due , uno>> la porta si riaprì. <<Jennifer>> un'accento marcato francese si fece sentire nella stanza. Una signora bionda, i capelli raccolti in una crocchia alta e vestita da modella entrò nella stanza, seguita da un uomo panciuto. La donna guardò la figlia e svenne. Il marito la prese appena in tempo e la appoggiò contro la parete, e andò a vedere la figlia. Guardò tutti i presenti nella stanza e sbattè il piede. Il pavimento tremò e a quel rumore, la signora Nevis si svegliò di soprassalto. Iniziò a piangere e avanzò verso la figlia, dopodichè parlo fittamente in francese, facendo esaltare ogni accento con un singhiozzo e scosse bruscamente le braccia della figlia. La donna venne sbalzata via lontano da lei. <<Calmati, o ti sposto dove voglio>> tuonò Thomas. Si tappava le orecchie con le mani e con un cenno del capo aveva spostato la donna. Quella smise di piangere, ma ugualmente si concorteva, cercando di avanzare. <<Voi tre, fuori! Subito>> disse ai tre ragazzi, che non se lo fecero ripetere due volte.



E' tornato il vecchio!! *-* Siiii! :sospettoso:
Chi sarà mai la misteriosa figura?? Non date subito nomi a caso! Si vedrà a tempo debito! :P
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

— Vittorio Agnoletto.
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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 8 marzo 2010, 21:32

Post per Poche che sta meglio *.* e che speriamo dica sempre tutto ^^ E per Wya! CHe è riuscito a sottomettere Champ!

Da dentro la stanza si sentivano diverse voci. Clara era curiosa, così sforzò di capire cosa stessero dicendo al suo interno.
<<Non pensare che io non vi faccia causa! La mia bambina! Guarda come è ridotta! E tutto per colpa vostra e della scarsità di vigilanza! Io l'avevo detto una volta che era meglio che ci fosse qualche guardia che controlla invece di quegli stupidi goblin, ma voi niente! Vi continuate a fidare di quegli esserini dalle barbe colorate! E no! Adesso avete toccato il fondo! Chiamerò il mio avvocato e allora per la vostra Scuola saranno guai! La sapranno tutti la scarsa valutazione che ha! Avremo vendetta!>> la signora Nevis era partita in quarta dopo aver superato lo shock. A volte si interrompeva e si metteva a parlare francese, ma dopo traduceva tutto in italiano il marito. Questo era alto più o meno la metà della signora, ma cercava ugualmente di farla calmare. Il mascara le era finito tutto sulle guance .<<Tesoro, calmati. Non puoi chiamare l'avvocato! Dovremmo dirgli che siamo delle Creature e che ce ne sono migliaia di uguali a noi, per non dire milioni!>> a quelle parole la donna sembrò calmarsi un attimo, ma continuò ancora <<Non mi interessa nionte! Nostra figlia sta male, capisci? Ha perso la memoria! Adesso mi sta guardando come se fossi impazzita!>>
<<Infatti>> la interruppe il vecchio <<Lo sei, sei impazzita! La memoria si può riacquistare, ma tu stai parlando come se non la riavrà più! E invece no>> sorrise <<ora l'importante è che prendi una bella e buona tazza di tè, che si rilassi e che lascia in pace le mie povere orecchie!>> si prese due cuscini e se le coprì <<Così va meglio, sento che si stanno raffreddando>> la donna parve offesa e si voltò verso la figlia e le fece una carezza sulla guancia, ma la ragazza si ritrasse <<Ha paura, non della tua sceneggiata, ma di tutto>> spiegò il vecchio improvvisamente serio <<Passerà. Dovrebbe andare a fare una bella dormita in un luogo che le è famigliare>> i coniugi annuirono e alzarono piano la ragazza, che si oppose. <<Forse non vuole lasciare questo posto>> la agazza annuì vigorosamente. <<Starà qua, anche se il suo aggressore se c'è potrebbe ritornare>>
Tommaso era rimasto con Clara ad ascoltare mentre Massi era andato via. Dopotutto un suo compito era quello di regolare l'ordine dentro la Scuola, ma quando sentirono i passi dei due venire verso la porta, erano scappati per non farsi beccare. Clara si fermò ansante davanti all'ingresso e rise <<Ce l'abbiamo fatta>>. Si guardò intorno, ma di Tommi nemmeno l'ombra. Ma dov'è..? Andò in giro per i corridoi stretti, fino a quando non andò a sbattere contro qualcuno e cadde rumorosamente a terra <<Fa più attenzione!>> urlò rimettendosi in piedi, pronta a dirne di tutti i colori a quello che l'aveva fatta inciampare. <<Apri gli occhi e stai attento!>>
<<Anche tu se è per questo, cara>> gli sussurrò dolce Filippo nell'orecchio <<mi dispiace di averti fatto del male. Spero che sia tutto apposto>> sorrise ammagliante e Clara lo abbracciò <<Scusa non volevo dirti nulla contro! Giuro, mi dispiace!>> l'altro le posò un dito sulle labbra <<Sciocchina. Come stai? Ho sentito dire che hanno attaccato Jennifer>> Clara annuì grave, tristemente. Appoggiò la testa sul petto duro del ragazzo e fece scorrere una lacrima. <<E' stato terribile, tutto quel sangue>>
Thomas e Alvise rimasero soli in quello studio, semi distrutto. <<Mi dispiace molto per la scrivania. Dovevo avvertirti che non era una buona idea>>
<<Non preoccuparti per Blessy, ne prenderò un'altra e gli darò lo stesso nome>> il vecchio lo guardò storto << Come non detto. Non sei cambiato di una virgola Thomas, sempre un ragazzino sei>>
<<Certo, io mi voglio godere gli ultimi attimi di vita che mi rimangono a fare quello che voglio. Nemmeno tu sei cambiato di molto. Intelligente, calmo, riflessivo. Non vai all'azione e preferisci sapere tutto delle persone personalmente invece che stare ad ascoltare il resoconto da qualcun'altro>> il preside parve sbalordito,ma si riprese quasi subito scuotendo la testa <<E a te piace far restare imbambolate le persone con le tue "verità">> sorrisero entrambi. <<Mi sei mancato>> disse il preside e cercò di abbracciarlo, ma il vecchio non era tipo da dimostrazioni di affetto <<Cosa stai pensando?>> chiese ad un tratto quando vide il vecchio amico con lo sguardo perso nel vuoto <<Quei due ragazzi, sono molto interessanti. Quel biondino, non riesco a vedere nulla di lui. Come adesso con Filippo. Non ce la faccio proprio, per quanto io mi sforzi. Mi sento così inutile>> era difficile per lui ammetterlo e allora Alvise decise di interromperlo. <<Si chiamano Tommaso quello biondo, mentre l'altra ragazza so che tu la conosci>>.
Annuì <<E' diversa dalle altre ragazze. Una perfetta creatura del fuoco, non cè che dire. Devo però cambiarle un po' quel carattere! Si affida sulle persone senza vederne i dettagli oscuri di esse>> Alvise scosse energicamente la testa <<Tu non puoi farlo. E' sbagliato! Dovrà crescere col tempo>>
<<Perchè aspettare se possiamo agire in meglio subito? Aspettare! Guarda dove ci ha portati! Ha distrutto tutto ciò che noi sta più a cuore! Nessuno mi porterà indietro la mia Fiona..nessuno!>> battè un pugno sul tavolino di legno, distruggendolo in mille pezzi. L'amico gli si avvicinò e gli diede un buffetto <<Lo so, credimi lo so>>
<<Anche Anna?>> domandò triste guardandolo <<Sono rimasto solo. Mi hanno portato anche via Flavio>> aggiunse triste. Thomas parve un po' riprendersi. Amici di un tempo scomparsi. <<Mi dispiace per il tavolino, te ne comprerò un altro>> il Sommo fece un gesto con la mano, segno di lasciar perdere << Faccio io. Infondo dovevo comprare una nuova scrivania. Il tavolino da tè lo comprerò insieme a quella>>
<<Il tavolino da tè>> sospirò Thomas triste << Lo prenderai insieme a me un giorno. Volente o nolente>>
<<Hai ancora qualche bustina di tè all'antica?>> l'altro annuì <<Fucsia, come piace a te>> sorrise <<La mia camera è sempre pronta?>>
<<Mi dispiace, la 46 è stata occupata. Al contrario tuo, io non sapevo che dovessi ritornare>>
<<Non fa niente. Il quadro?>> <<Al suo posto>>
<<Prenderò allora la vecchia di Fiona, la 38>> prese la chiave con il numero giusto e uscì senza salutare l'amico, che, però, sapeva che lo stava salutando con i suoi modi di fare.


Si trovavano in una camera luminosa, dalle pareti bianche. C'erano cinque figure inginocchiate e una seduta su un trono sul fondo della stanza. Anch'esso era chiaro, sicuramente fatto da legno di betulla. <<Alzatevi>> disse con voce sinuosa, ma che incuteva rispetto e timore. I cinque obbedirono, ma rimasero con la testa rivolta al pavimento, in segno di rispetto. <<Tine, Uisce, Fear, ragazze mie! Che piacere vedervi sane e salve, mie creature. E anche a voi Felix e Michael, ben tornati>> si portarono il pugno destro al cuore, facendo intravedere lo spicchio di luna. <<Avete portato a termine la vostra missione vedo, bravissimi! Peccato che non era nemmeno là ...>> battè le mani e interruppe quel discorso. Si alzò in piedi Indossava un mantello lungo e nero, che non faceva intravedere i vestiti sotto di quello, anch'essi dello stesso colore <<Siete stati veramente bravi, spero che non abbiate dovuto fare tutto voi, ragazze>> scossero la testa e Uisce rise con la sua voce cristallina come acqua <<Alzate gli occhi, vi prego>> obbedirono di nuovo <<Non avete nemmeno dovuto usare tutti i vostri poteri vedo!>> sorrise. Pareva non sapeva fare altro << Ho un'ottima notizia! Sono riuscito a creare altri vostri compagni! Sono meno forti di voi purtroppo, ma hanno dei poteri maggiori. Li potete battere con tranquillità, forse>> sorrise sarcastico.
Due bracci d'ombra aprirono i battenti del portone, facendo entrare tre figure spavalde. Due uomini e una donna <<Vi presento Gorw, Elessio e Gwella. Aria, elettricità e guarigione. Gwella è proprio una creatura perfetta! Guarisce e ammala! Che nemico formidabile, non lo vorrei proprio trovare sulla mia strada, no no >> la guardò incantato e le porse la mano. Aveva un aspetto anziano, poche rughe presenti nel viso ovale e gli occhi tendenti al rosa. Un'albina. <<Peccato che i suoi poteri le si sono rivoltati contro al suo corpo. Una disgrazia terribile>> sospirò <<Quanto mi dispiace per te, cara>>
Tine, la donna dagl'occhi rossi prese la parola, portando sempre il pugno al petto <<Dobbiamo fare altro, mio signore?>> quello scosse la testa ma si bloccò <<Ho sentito dire, che in una scuola italiana, sia presente ciò che stiamo cercando! Il nostro padrone sarà finalmente contento di noi >> gli brillarono gli occhi e gli scese una lacrima di felicità <<Felix, vai e portalo da me. Non ci sono ordini di tempo, abbiamo la situazione in pugno. Non importa quali metodi usi, ma non farti scoprire>> Felix sorrise di gusto.


Nell'aria c'era un venticello leggero che portava con sè tutti i profumi dell'inverno appena cominciato. Era il 21 dicembre, il solstizio e tra poco ci sarebbe stato il Natale. Tommaso non ci pensava molto, per lui era sempre stata una festa inutile e non l'aveva mai festeggiata, col padre che si ritrovava. Si era portato con se alcuni soldi quando era scappato, ma non sapeva cosa farne. Fare dei regali? Non li aveva mai fatti, qualche volta ricevuti, ma erano per il suo compleanno e glieli avevano dato i suoi amici. Si sdraiò sul soffice tappeto d'erba di villa Draghi. Gli era sempre piaciuto quel posto, anche se era pieno di cartelli con scritto di votare Luca Claudio come sindaco. L'antica villa era ancora in costruzione, ma tutti i macchinari erano fermi da anni. Erano là solo per rovinare l'atmosfera di natura. Prese uno stelo d'erba e gli diede fuoco. Sentì dietro le spalle che l'applaudivano. <<Complimenti, ottimo trucchetto. Peccato per quel filo d'erba. Avrebe avuto una vita molto più lunga se tu non gli avessi dato fuoco>> si voltò e vide un ragazzo poco più grande di lui. Per le ragazze era sicuramente attraente con il fisico che si ritrovava, alto e slanciato e con i muscoli delle braccia ben definiti. << Brucio spesso qualcosa con l'accendino. Avevo voglia di farlo>> ritornò a fissare il cielo coperto dalle nuvole. <<Non serve che mi menti>> Tommaso sentiva che quel ragazzo non era normale, non gli piaceva molto <<Cosa vuoi?>>
<<Saresti così gentile da accompagnarmi alla scuola?>> fece un ghigno <<Ecco cosa voglio>>
<<Sono iniziate le vacanze invernali nelle scuole, ritorna tra quindici giorni>> aveva deciso di continuare il bluff, per sapere quante cose sapeva quello sconosciuto <<Cosa vuoi?>>
<<Quello che ti ho detto>> rispose lui <<se non mi ci accompagni tu, sarò costretto ad usare le maniere forti, non mi piace usarle>> aveva un accento molto americano <<Non farti pregare , creatura del fuoco>> Tommaso inarcò un sopracciglio <<vuoi negare anche, come si dice?, an si, l'evidenza?>> Straniero << Per me, voi stranieri dovreste restarvene a casa vostra. Fuori combinate solo guai. Non sono razzista sia chiaro, ma è meglio così>>
<<Mi costringi ad usare le maniere cattive>> si avvicinò e sferrò un pugno. Il biondo aveva capito tutto e si era spostato appena in tempo. Dove poco prima c'era la sua testa, ora c'era un buco. Lo sconosciuto premette piano la mano, e crebbe un ciuffo d'erba in tre secondi <<Povera terra>> poi gli si avventò di nuovo contro , senza però avere la meglio. Il ragazzo gli diede un pugno sul viso, e Tommi cadde all'indietro. Decise di scivolargli sotto alle gambe e diede al moretto una spinta con tutti e due i piedi sulla schiena, e prese quota. Prima che potesse atterrare saldamente però, gli fu sopra e lo immobilizzò. <<Chi diavolo sei?>>
<<Ehi, I'm your friend! Peace and love , fratello>> disse lui e rise <<Non ho voglia di scherzare, dimmi chi sei!>> lo afferrò con la mano destra per il collo e lo alzò. Tommaso era alto quasi quanto lui e riusciva ad alzarlo senza difficoltà. Pesa. Fece apparire una palla di fuoco nella mano sinistra e gliela puntò contro la sua faccia. <<Vuoi che ti incenerisco all'istante?>>
L'altro rise senza nascondere la sua sfacciataggine <<Sei troppo puro, per uccidere>> riprese a ridere <<Non che io non lo sia, ma avrei coraggio, al posto tuo>> Tommaso lo lasciò andare <<Vattene, o giuro che non sarò più così puro>> l'altro rise tranquillo e fece ciao ciao con la mano <<Ci vediamo presto comunque. Io sono Felix, visto che ci tenevi tanto a saperlo! 23 anni e un fisico da paura>> e sparì all'improvviso, come all'improvviso era comparso. Il ragazzo strabuzzò gli occhi e decise di starsene ancora là. Si alzò solo quando il pomeriggio era volato, ed era iniziato a calare il buio sulla città. Rimase sempre all'erta, in cerca di ogni rumore sospetto. Andò a comprarsi una focaccia appena sfornata dal panettiere e la pagò velocemente. Entrò dentro il passaggio con tutta la velocità che poteva avere e attese qualche minuto per assicurarsi che nessuno lo stesse seguendo. La porticina si aprì di scatto, ma fece intravedere solo una coppietta di ragazzine che aveva già visto in precedenza. Lo salutarono allegramente e continuarono a scendere le scale e lui, convinto che non ci fosse più nessuno, continuò a scendere. Una delle due ragazze, una minuta e dai capelli tinti lo fermò <<Per caso sei una creatura della natura o cose del genere?>>
<<No, del fuoco>> lei inarcò un sopracciglio e fece spallucce <<Strano>> e continuò per la sua strada, verso la mensa. Ora di cena. Decise che sarebbe andato anche lui a mangiare. Si rese conto solo in quel momento di avere fame. <<Ehi cugino! Certo che ce ne metti di tempo quando esci! Sei tutto sporco anche>> Giulia si chinò, e gli pulì i jeans sul culo <<Ehi, che fai?>> chiese guardandosi intorno, guardando se qualcuno li stesse osservando. <<Dai, non c'è nessuno>>
<<Attenzione, forse ti caga in mano>> fa una voce dal nulla. La ragazza guardo il cugino male, ma lui alzò le spalle, anche lui stranito. <<Ma chi è?>> domandò.
<<Dai, cugino della bionda. Ti sei già scordato di me?>> domandò la voce. Improvvisamente, comparve Felix. <<Tu!>> gli piombò addosso e caddero a terra. Clara comparve dal nulla << Tommi e tu! Non si combatte tra i corridoi! Le dispute vanno fatte in palestra! Ma chi sei?>> chiese non riconoscendo il ragazzo. <<Scusa Clara, non stavamo combattendo>> disse lui rimanendo a terra, ancora sopra a Felix, che cercava di alzarsi. <<Sapevo che c'entravi tu>> disse Fili apparendo a sua volta, nella stessa direzione dove era arrivata la rossa. Lo prese per la spalla, ma Tommaso gli diede una spinta col piede, facendolo sbattere contro il muro. Si tagliò con una pietra sporgente. Tommi si alzò di fretta e andò da lui <<Scusa, non volevo. Sul serio, ma quello non è dalla nostra>> Clara lo scostò e si inginocchiò affianco al ragazzo. <<Stai bene?>> osservò la ferita alla spalla. Un taglio superficiale, ma che faceva cadere qualche goccia di sangue. <<Si sto bene>>
<<Qua ci vorrebbe Gwella>> disse tra se e se Felix, facendo atttirare verso di lui tutti i presenti. Si era messo in piedi e ora dava di spalle a tutti, perciò nessuno poteva vederlo in viso. <<Scusate! Ho fatto un viaggio lunghetto, potrei andare a dormire?>>
<<Col cavolo! Io quando sono venuta qua ho dovuto parlare con il preside per avere una camera! Quindi va da lui! Anzi ti accompagna Tommi>>
<<Io ho fame! >> disse lui, quando Giulia lo spinse in avanti, mentre Felix andava avanti. <<Non si va per di là!>> gli urlò dietro Clara << Fili, puoi andare te con lui? Non sa la strada. E Sofi mi sta chiamando>> mostrò il cellulare con il segnale di chiamata. << A dopo>> gli diede un bacio veloce e andò verso le cucine. Giulia invece la guardò e decise di andare anche lei in quella direzione per cenare << Ciao >> Filippo si incamminò subito, superando Felix. <<Muoviti, voglio andarmene da qua>> lo guardò di sottecchi e l'altro annuì. <<Cammino veloce, ma ho tutto il tempo che voglio>> ghingò. << Muovetevi voi due, o faremo notte>>
Il resto della strada la fecero in silenzio, anche se Felix non dava segno di voler restare zitto. Si contorceva le mani e osservava i due ragazzi, di qualche anno più piccoli rispetto a lui. Davanti al preside si comportò con calma, senza avere fretta, rispondendo a tutte le domande che gli poneva. Ebbe un intrippo solo all'ultima domanda. <<Come sei arrivato fino a dentro, se Tommaso stava controllando?>>
<<Ho i miei metodi>> disse lui fiero <<Guardate>> e scomparve. Al suo posto comparve un filo d'erba d'un verde brillante, poi riprese le sue sembianze <<Mi sono messo dentro alla sua tasca dei pantaloni ed eccomi qua >> si portò le mani ai fianchi. Il preside accosentì <<Interessante, sei il primo ragazzo straniero che frequenta questa scuola! Fa conoscere qualcosa del tuo paese agli studenti, sarà così bello scambiarvi opinioni>> e così li congedò


<<Sofi>> la chiamò Clara arrivando di corsa. Aveva ricevuto diversi squilli ed aveva affrettato il passo <<Che succede?>>. La ragazza indicò una direzione con un cenno della testa. Le ochette di Jennifer la stavano parlando con un tono abbastanza accusatorio e attorno a loro si era creato un piccolo gruppetto. Clara le guardò mentre la spingevano a terra e non ci vide più. La andò a difendere. Jennifer stava cercando di bofonchiare qualcosa, ma evidentemente non riusciva neancora a parlare. <<Che hai? Non sai parlare? Ragazzi e ragazze ecco il nuovo numero da circo! La jennifer non parlante>> infierì una delle ochette. <<Punto primo, non era affatto divertente. Punto secondo, sloggiate, qua non siete nessuno per ridicolizzare qualcuno>>. Le tose la guardarono storto per pochi secondi poi una le diede un pugno in pieno volto, facendole sanguinare il naso. Se lo toccò delicatamente e sentì l'odore del liquido rosso scenderle lungo la bocca.<<Io - odio - il - sangue! >> e le diede un calcio in mezzo alla pancia. Questa fece un volo attraverso la mensa e atterrò lungo un tavolo da pranzo. Le altre due ochette guardarono Clara spaventate , che stava essere raggiunta da Sofia, per poi decidere di raggiungere l'amica. <<Ottimo lavoro Clara, tieni un fazzoletto>> gliene porse uno di raso fine, bianco. Lo prese e le fece un gesto di gratitudine con la mano. Si pulì il naso e osservò la stoffa. Era diventato rosso e le fece venire un giramento,ma durò poco. Lo ridette a Sofi chelo guardò come una cosa vecchia , da buttare via. Si sentì tirare la felpa e guardò Jenni. <<Grazie>>
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 14 marzo 2010, 14:22

Allora ^^ chiedo scusa per il ritardo :D Ecco il post "tanto aspettato"


La folla di curiosi per il piccolo scontro, si era poco a poco allontana, ritornando ai propri posti. Jenni rifece la fila insieme a Clara e a Sofia, per riprendere la cena. I piatti che aveva prima sul vassoio le erano volati a terra durante lo scontro , durante il quale si era portata le mani sugli occhi per non guardare . Le tre ragazze, le ochette, quando era entrata nella mensa, le erano subito andate vicine e avevano chiesto come stava, ma in assenza di risposte le avevano infierito contro, dicendole di tutti i colori. Lei si era messa un po' a piangere, visto che era l'unica cosa che riusciva a fare in quella situazione. Non sapeva, poteva, parlare e nemmeno farsi capire con i gesti. Comprendeva poche cose dei loro discorsi ma una cosa la sapeva : la stavano deridendo davanti a tutti. Chissà se anche lei si comportava così con gli altri, se anche lei li faceva stare male come avevano fatto quelle tre, che aveva capito che un tempo erano sue amiche. Finita di fare la fila si sedettero tutte e tre in disparte. Jennifer non era neancora pronta per stare insieme ad altre persone e fino ad ora aveva parlato solo con Clara, e Sofia non aveva intenzione di lasciarle da sole. <<Riesci di nuovo a parlare?>> chiese Sofia, guardando la ragazza, che scosse la testa. << Hai riconosciuto le tre di prima?>> rifece lo stesso segno.
<<Beh, devi sapere che quelle sono le tue vecchie amiche. A quanto pare non ti considerano tale però>> Sofia riusciva a trovare le parole giuste, anche se un po' gli dispiace dirglielo. Dopotutto sapere che le uniche amiche che aveva le avevano fatto il voltagabbana, non faceva mai molto piacere. <<Tranquilla, ora ci siamo noi ad aiutarti>> disse in fretta Clara, seguita da un'occhiata incredula da parte di Sofia. << Poco a poco ti ritornerà la memoria , vedrai. Hai soltanto preso una botta in testa>>
La nana si illuminò <<Quando qualcuno prende una testata, si perde la memoria , giusto? Basta prenderne un'altra e ritornerà!>> Jennifer la guardò spaventata. Sembrava un cucciolo in cerca della madre. << Tipo nei cartoni animati>> continuò lei, che a parer suo pareva un'ottima idea. <<Non credo che io accetterei>> si avvicinò Nicolò, senza vassoio, e si rivolse a Clara. <<Ti fa male al naso?>> guardandolo. Ancora rosso di sangue.
<<Si, dopo andrò in infermeria mi sa, per aggiustarlo>> il ragazzo la interruppe alzando una mano verso il viso. <<Meglio che chiudi gli occhi, la luce è un po' forte>> la sua mano si illuminò di una luce bianca, non troppo forte ma che riusciva a far star male gli occhi per un po'. Clara decise di chiuderli, ma ormai aveva già fatto tutto. <<Come te lo senti?>> domandò guardando la sua opera. <<Molto meglio! Ti devo un favore Nico!>> lui divenne serio. <<Ho sentito prima, il vostro discorso. Sbattere la testa non serve a molto >> Sofia sospirò piano e aggiunse <<Vogliamo provare?>>, gli altri lasciarono perdere l'ultima frase <<L'unico metodo da poter fare è aspettare che ritorni da sola. Noi creature guaritrici abbiamo poteri limitati, non si piò guarire qualsiasi cosa>> abbassò gli occhi come se fosse colpa sua non poter fare niente per Jennifer. <<Mi dispiace>> aggiunse rivolto verso di lei, che sembrò capire e gli prese la mano per consolarlo e gli sorrise. Clara si ritrovò a pensare che le persone si comportavano con le altre in base al loro umore e al loro aspetto. Chi era un prepotente, dai più deboli veniva temuto e "rispettato", mentre chi era nella situazione di Jennifer, faceva attirare le persone, rendendole amichevoli. Dopotutto Jenni era molto più carina con quello sguardo dolce, che il solito da arrabbiata e da prima donna. Il ragazzo parve sentirsi a disagio perchè tolse la mano di lei dalla sua e si alzò. <<Io vado da ..Alberto! >> lo chiamò, sbracciandosi. Alberto lo salutò senza capire, sorpreso. <<Ecco, mi sta chiamando, ciao!>>
Sofia si mise a ridere incurante degli sguardi di quasi tutti puntati su di lei, e non smise per un bel po'. <<Scusate>> si asciugò le lacrime che le erano comparse sugli occhi per il troppo ridere <<è che i ragazzi a volte sono così strani. Complimenti Jennifer, hai fatto colpo su quel poveretto >> per risposta quella abbassò gli occhi e divenne rossa come un peperone. <<Sof!>> le urlò dietro scherzando l'amica. <<Che c'è?>> domandò lei che non aveva capito che l'aveva richiamata per quello. <<Dai, non dire così. Non sa nemmeno che una volta mi sembra l'abbia chiamato ranocchio!>>
La ragazza la guardò. <<Allora? Lo sanno tutti che i ranocchi si trasformano in principi azzurri!>> esclamò lei, riattirando l'attenzione. Con la scusa che erano iniziate le vacanze invernali, c'erano più ragazzi del solito, anche di chi non abitava nella Scuola.
<<Tutto bene Jenni?>> domandò Clara che si era fermata un attimo a guardarla. Non aveva un bel colorito, anzi, era diventata più pallida del solito. <<Ti senti in colpa perchè l'hai chiamato ranocchio?>> chiese lei, sparando la prima cosa che le era venuta in mente. Fino a poco prima stava bene, sembrava sorridesse. Annuì. <<Foforsefe sifi sefentefe ifin cofolpafa>> disse ad un tratto Sofia guardando la rossa. Farfallese. <<Non facevi prima ad usare il contatto mentale?>> si battè la mano sulla fronte. "Forse si sente in colpa. Per quello che faceva prima, avrà intuito qualcosa dai nostri discorsi". La rossa pensò a ciò che aveva detto , riguardo alle tre ochette, Caterina, Chiara e Cristina. Jenni era il capo e le altre le sue ochette. Lo aveva detto espressamente.
<<Scusate, è Jennifer?>> domandò una ragazza dai capelli biondi scuro. Giulia. <<Si, perchè?>> non rispose e le si sedette di fronte. <<Jennifer, tu ora sei convinta che la vita che ti rifarai prima di recuperare la memoria sarà quella che facevi sempre. Ora ti costruerai la vita, le esperienze che più ti piaceranno, ma sappi che un tempo non era così. Hai scelto decisioni sbagliate, commesso errori. Ma è umano farli. Non avere paura di manifestare ciò che pensi, ma non permettere mai al passato di prendere sopravvento. Si può sempre imparare qualcosa da questo, e tu devi fare proprio questo : imparare. Quando riavrai la memoria, non avere paura di continuare la tua nuova vita, fallo e basta>>. Jenni la guardava come si fa quando si è riusciti a fare giusto l'esercizio più difficile di matematica, come quando si arriva in cima a un monte dopo aver camminato a lungo. Sembrava che avessse scoperto cosa fare della sua vita una volta per tutte. <<Ciao>> disse la bionda andandosene, come era venuta. Sofia si era accorta agli ultimi istanti che l'amica si era seduta affianco a lei. <<Chissà dove avevo la testa>> disse tra se e se alzando lo sguardo verso Clara. <<Ti stavi abbuffando>> rispose lei, anche se non le aveva fatto una domanda precisa. <<Io non mi abbuffo!>>
<<Oh si invece! Lo stavi facendo fino a poco fa! Guarda!>> disse indicando la giacchetta. <<Sei sporca di sugo! >> <<Dove?>> chiese l'altra guardandosi in basso. Clara scattò e con l'indice le pizziccò il naso. <<Ehi! >> fece Sofia, rialzando la testa, mentre Clara si sbellicava dalle risate per un non nulla. <<Non è divertente>> ma continuava <<non rendermi ridicola>> la guardò ancora , alzando un sopracciglio, come riusciva a fare solo lei, altissimo. Questo fece ridere ancora di più la rossa, che ormai si teneva la pancia e faceva dei versi tipo "uhia alla pancia". Per cinque minuti Sofia cercò di far smettere di ridere l'amica, ma con scarsi risultati. La prese la testa con entrambe le mani e la guardò dritto negli occhi. Fecero le facce serie per qualche secondo, ma poi iniziarono tutte e due a imboressarsi. Nella loro risata coinvolsero anche Jennifer, che non capiva niente di quello che stava succedendo.


Nel frattempo dentro la mensa, stavano entrando tre ragazzi. Felix si guardò intorno, per poi decidere di andarsi a sedere nel tavolo dove c'erano tutte le ragazze più grandi e secondo lui , più carine. <<Salve ragazze>> le salutò sedendosi sopra al tavolo, con l'approvazione delle femmine. Molte lo salutarono timidamente, mentre altre lo salutarono sicure, mettendosi in mosta, e questo piacque molto all'americano. Filippo entrò nella sala, cercando con lo sguardo Clara, che trovò nel tavolo più lontano, dove stava ridendo e consumando la cena con Sofia e Jenni. Jennifer? Fece per andare da loro, ma si sentì prendere per la mano da qualcuno. <<Cosa vuoi adesso?>> chiese senza voltarsi. <<Avvertirti>> disse Tommaso, senza lasciarlo andare <<Quel ragazzo. Non mi convince, dobbiamo stare allerta>>
<<Sarai anche più grande di me di un anno, ma ti manca un po' di cervello. E' un normale ragazzo, da quel che mi risulta. E se lo dice il preside, è così>> diede uno strattone al braccio e si liberò dalla presa. <<Ora, arrivederci>> lo salutò e andò dove voleva andare. Tommaso rimase fermo ancora per un poco, osservando Felix che addentava una mela verde, con tutte le ragazze adoranti. <<Forse vogliono essere quella mela>> disse una voce alle sue spalle. <<Ci hai messo più del previsto>> notò Giulia severa, con le braccia incrociate, poi gli sorrise. <<Avevi fame prima, scommetto che muori di fame>> lui annuì e andò a prendersi la cena, ma Giulia lo fermò. <<Non serve, te l'ho già presa io>> e andarono a sedersi. <<A quanto pare, il nuovo arrivato si ambienta bene>>lo ammiccò. In quel momento stava raccontando qualche aneddoto divertente visto che quelle intorno a lui ridevano. <<Non lo so, non mi convince>> disse anche a lei Tommaso, che si sorprese vedendo che anche la cugina era dello stesso avviso <<Pare anche a me, è troppo perfetto >> arrossì lievemente <<E' qua da poco e già cerca di fare conquiste>>.
Il cugino mandò giù un cucchiaio di riso <<Perfetto, eh? Secondo me ti sbagli >> gli raccontò piano delle sue parole, che gli aveva detto al prato << Per me, non c'è da fidarsi, e non perchè è perfetto>> fece il segnetto delle virgolette con le dita. <<Lo hai detto al preside?>> domandò la bionda, iniziando a intravede qualcos'altro nel ragazzo sconosciuto. Lo osservò, e vide che Felix stava ricambiando il suo stesso sguardo. Curioso, un po' sorpreso. La prima a interromperlo fu lei, che ritornò a guardare il cugino davanti a sè. <<No, non ce nè stata l'occasione prima>> abbassò la voce, così poteva sentire solo lei. <<Ma anche se fosse, quel tipo vede solo il buono nelle persone, tende a.. sdrammattizzare, diciamo>> Si ritrovarono d'accordo su questo punto, e finirono di mangiare chiaccherando. <<Cosa vorresti per Natale?>> domandò ad un tratto Tommi. <<Niente, veramente. Un tranquillo Natale in famiglia, mi piacerebbe vedere mia zia, una volta buona>>. Era da un bel po' che le passava per la testa, quell'idea. L'unica sua parente in vita, a parte il cugino, era quella donna completamente sconosciuta. A Tommaso gli scurì completamente il volto a quella richiesta. Andare a trovare la madre? Per poi cosa? Osservarla distesa sul lettino, mentre lei è addormentata per colpa dei farmaci perchè quando è sveglia non fa altro che urlare? <<Non credo sia una buona idea>> fece lui abbassando lo sguardo sul piatto, ormai vuoto. <<Soltanto per vederla, una cosa veloce veloce. Andiamo, sto là a vederla e a parlarle un pochino e poi ce ne andiamo a prendere qualcosa da sgranocchiare. Conosco un posto dove fanno i gelati anche d'inverno>> lo supplicò , facendo gli occhi dolci. Non sembrava essere una ragazzina di sedici anni. <<Ti prego, ti prego>>. Tommaso la guardò per poco e si alzò con il piatto in mano. <<Vado a prendermi il secondo, lo vuoi anche tu?>> quella gli lanciò uno sguardo di fuoco e se andò, lasciandolo solo. <<Improvvisamente mi è passata la fame, grazie>> disse acida prima di andarsene. Non ebbe nemmeno il tempo di risedersi, che si sentì afferrare alle spalle. La presa lo fece andare verso il basso, piombando come un peso morto sul pavimento. <<Sei proprio messo male >> commentò Sofia, l'artefice della sua caduta. Si era portata con sè la biondina dagli occhi di ghiaccio, che lo fissavano spaesati e riconoscenti. Sembrava spaventata, aveva gli occhi grandi come quando si ha paura di qualcosa. O di qualcuno. Le mani le aveva messe a tappare le orecchie, come se non volesse ascoltare un discorso. <<Perchè lo hai fatto?>> domandò lui sconcertato rialzandosi in piedi. Aveva preso una brutta pacca. Guardò accusatorio verso Sofia e lei gli strizzò l'occhio, ma non come quando lo prendeva in giro, era severo. Cosa impossibile per una strizzatina, ma lei c'era riuscita. <<Dovevi dire di si a Giulia! Penso che anche tu se sapevi di avere una zia avresti fatto di tutto per vederla>>. Lui la fissò qualche secondo, ma intravide la verità nelle sue parole. Quante volte aveva chiesto a Giulia di farle vedere, almeno in una fotografia sua zia? Di sapere come stava, se parlavano di lui. Poi la verità era venuta a galla da sola, con qualche piccola intuizione di lui. La Reverenna non aveva mai detto il nome del nipote in vita sua. <<Perchè sei venuta qua, non stavi bene con i tuoi grandi amici?>> domandò, riferendosi a Clara e a Filippo, che erano abbracciati, spalle al muro. <<Jennifer. Ha visto Fili e si è messa a boccheggiare. Non riusciva a dire niente. Sembrava però che stesse mimando il suo nome. Probabilmente ricorda che lui era il suo ragazzo >> venne bloccata sul più bello. <<Lei è stata insieme a quello?>> la nanetta annuì <<Si sono mollati qualche giorno fa in effetti, poi lui si è messo con Cla >> abbassò la voce e piano piano portò la bocca dietro alla mano e disse sottovoce solo a Tommaso <<Si dice che Jennifer e Filippo l'abbiano fatto >> completò velocemente per poi tornare vicino a Jennifer, che si sedette al tavolo. Tommaso parve sorpreso, dopotutto la ragazza era giovane, non pensava avesse fatto quel genere di esperienza. Lui sogghignò tra se. Non doveva parlare proprio lui, che la prima volta l'aveva avuta poco prima di compiere sedici anni. <<Perchè hai iniziato a dire il suo nome?>> domandò alla bionda che sembrava essersi tranquilizzata. Aveva gli occhi un po' più piccoli e non si teneva più la testa tra le mani. Per risposta iniziò ad aprire la bocca, senza emettere nessuna sillaba. <<Sai chi è?>> lei annuì con poca decisione, ma lo fece. <<Hai presente l'ultima volta che hai parlato con lui?>> domandò ancora. Jenni ci pensò su, inutilmente. Dopo qualche secondo che stava cercando di sforzare la memoria, si mise a piangere perchè non ci riusciva. Sofia la prese per le spalle e la fece alzare piano. Non aveva una bella cera. Sofia era più bassa di Jennifer di tutta la testa, ma aveva forza sulle braccia e metterla in piedi non la sforzò per niente. La fece voltare, mettendosi faccia a faccia e le parlò come una sorella. <<Non ti sforzare, vedrai che tutto passerà>>. Parve strano anche a lei dirlo. Un tempo aveva provato a capire cosa passasse nella testa della ragazza dai capelli biondo platino, ricevendo però soltanto accuse infondate e perciò aveva lasciato perdere amareggiata. <<Su, ti porto nella tua stanza! Siamo a due porte di distanza, contenta?>> disse un flebile si timidamente, ancora singhiozzando. <<Tu>> urlò autoritaria Sofia verso Tommaso, attirando qualche sguardo curioso <<chiedile scusa, anche se non l'hai voluto fare apposta e va da Giulia >> disse ritornando ad un tono normale della voce. Lui fece per contrabbattere, ma la nana gli diede un calcio sul ginocchio. Si sentì bene le ossa scricchiolare. <<Niente ma, però, no>> poi apprese ciò che aveva fatto <<Mi dispiace! Nicolò! >> chiamò a gran voce verso un ragazzo dai capelli neri. La seconda volta che interveniva quella sera. <<Si?>> chiese lui venendo con la sua solita calma da bradipo. Vide che c'era Jennifer, ma poi la sua attenzione si rivolse a Tommi. <<Ginocchio. L'osso si è un po' spostato>> osservò lui senza chiedere, ne farsi dire niente da nessuno. Posò la mano e il ragazzo ebbe una sensazione piacevole su tutto il
corpo, di un calore ripristinato. <<Sofi ma come hai fatto?>> domandò allibito dopo Nicolò, guardando Tomaso che muoveva contento la gamba. <<Ho i miei metodi>> rispose sorridendo; lui fece spallucce e se ne andò verso i suoi amici.
Tommaso si controllava ancora la gamba quando si accorse che la nana se ne stava andando verso la porta. Corse e le si mise davanti. <<Ehi >> l'altra la guardò come se si aspettasse una risposta. Che ricevette. Il ragazzo scrollò le spalle e sbuffò. <<Hai vinto, la porterò da mia madre. Contenta?>> Sofia annuì <<Si, molto. A domani, porto questa qua a dormire. Giornata pensante>> spiega lei guardandola con un sorriso rassicurante. Le cinse i fianchi ed uscirono dalla mensa. Sofia scoccò uno sguardo a Clara che era ancora abbracciata, contenta, a Filippo. Tommi seguì il suo sguardo e vide anche lui quella scena. Triste lasciò la stanza, seguendo per poco le due ragazze, per poi andarsene verso il camino, dove c'erano i divani. Incrociò le gambe a mo' di indiano
davanti al camino. Fortuna che davanti c'era un tappeto soffice, perciò non era del tutto scomodo. Mise una mano nelle braci. Quel contatto gli diede un'energia in più, sembrava che lo stesse ripristinando. Era un tocco piacevole, delicato. Le lingue di fuoco gli avvolgevano contente le dita e ci giocavano. La voce di Giulia lo fece riscattare, come se si fosse addormentato. <<Allora?>> domandò impaziente. <<Sofi ha detto che mi dovevi dire una cosa>> il cugino la guardò tre secondi e ritornò a fissare il fuoco.
<<Va bene >> disse lui, attirando la sua attenzione << andremo a trovare mia madre >>
Giula sorrise. Prima timidamente, ma poi si mise ad urlare <<Si si si >> gli saltò addosso, facendolo sbattere la testa sul pavimento <<Grazie grazie >> gli diede un bacio sulla guancia. Poi la sua faccia divenne seria e si diede una botta sulla fronte.
<<Merda>> disse tra se e se. Tommaso la guardava allibito. <<Quando la andiamo a trovare?>> fece nervosa. <<Beh, a Natale il centro dove è tiene aperto l'orario delle visite molto più a lungo>> rispose pensadoci un attimo e ritornando a sedere. <<Allora sono apposto>> fece un sospiro di sollievo. <<Ora vado, notte >> gli diede un bacio sulla guancia <<Grazie ancora!>>si alzò e corse verso la sua camera, con in mano il cellulare, lasciando Tommi da solo, di nuovo a contemplare il fuoco rosso, con la speranza che la cugina cambiasse idea.


Ps. Lo so che fa schifo
PPs. Lo so che è corto
PPPs. Se lo volete più corto sarete accontentati se l'inter martedì perderà con il Chelsea ! :cry:
PPPPs. Lo avrete più lungo se vincerà :P
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 22 marzo 2010, 21:14

POST TUTTO DEDICATO A PUNKE CHE E' TORNATA DA LONDRAAAAAAAAA!! *_* Punke punke !


Giulia si affrettò a scrivere il messaggio alla sua amica. Lei era l'unica persona senza magia nelle vene a sapere che era una Creatura. Non sapeva esattamente tutto, ma sapeva che lei era diversa dalle altre ragazze. Non conosceva il fatto che c'erano persone come lei che ne uccidevano altre; aveva paura che si potesse rivoltare contro e andare a sbandierare a tutti cosa fosse . " Virgi, mi serve una mano! Devi andare a casa mia e prendere una lettera! "
La ragazza entrò nella sua camera e nervosa, camminava avanti e indietro per la stanza. Sentì la vibrazione del cellulare e si fiondò a prenderlo dove lo aveva lasciato, sopra al letto. "CIAO! Non mi hai più scritto! Dove è questa lettera?"
La bionda picchiettò veloce il piede sul pavimento di ceramica rosa pallido. Entrando nella stanza di Sofia, qualche ora prima, aveva scoperto che avevano delle caratteristiche differenti. O il pavimento, o gli arredi o le pareti. " Camera di mia madre, dentro un cassetto di un comodino c'è un diario. Là dentro " inviò il messaggio, il più presto possibile. Ricevette uno squillo, significa che l'amica aveva capito. Si rilassò un poco e si mise il pigiama per andare a dormire. Si addormentò ancora prima di appoggiare la testa sul cuscino. L'unico rumore che si sentiva, era il suo russare leggero.


Clara camminava a fianco di Filippo, guardandolo mentre fissava davanti a se. <<A cosa stai pensando?>> gli chiese lui. Aveva notato che lo stava guardando da un po'. Lo faceva sempre, ma stavolta sapeva che lo faceva per un motivo preciso, a lui sconosciuto. <<No>> mentì lei d'impulso, per poi ripensarci. <<Si>> ammise <<ti voglio chiedere una cosa che a te non piacerà molto>> prese un sospiro, per incoraggiarsi. <<Puoi diventare amico di Tommi?>> chiuse gli occhi e si strinse la testa nelle spalle, come se si aspettasse una sgridata.
<<Perchè?>>domandò lui <<Sai che non riesce a starmi simpatico, lui ti prende, meglio di me>>
<<In che senso?>> chiese lei, non riuscendo a capire il suo discorso, in parte. Quella volta che erano stati insieme, forse perchè anche lui era una creatura del fuoco come lei, forse perchè come ragazzo attirava molte persone, però gli sembrava di conoscere quel ragazzo più che bene. <<Anche se lo conosci da poco, sembra che non riesci a fare a meno di lui. Vi riuscite a trovare ogni volta anche se non vi mettete d'accordo, mi farete impazzire. E da quanto è che lo conosco? Due, tre giorni? >> La rossa sospirò e lo abbracciò e ricominciò a parlare solo quando lui la strinse a se. <<Io voglio solo te, lo sai questo>> sussurrò lei, e si sentì abbracciare più forte. <<Lo so. E' che ti ho aspettato, non vorrei vederti subito andare via da me>> disse lui iniziandole ad accarezzare i capelli rossi. <<Quindi mentre siamo davanti a lui devo dimostrare meno affetto?>>
<<Solo per il momento>> rispose lei con un sorriso smagliante, degno delle pubblicità del dentrificio e lo baciò. Filippo rispose con la stessa intensità al suo bacio, per poi staccarsi sorridendo. <<Così mi consumi>> lei arrossì <<ma mi fa piacere>> la baciò, stavolta più delicatamente . <<Devo andare. Tornerò a Natale, i prossimi giorni li devo passare in famiglia>> quelle due frasi furono seguite dalla calorosa protesta della ragazza. Non voleva che se ne andasse e soprattutto non voleva che non si facesse vedere per altri tre giorni. Troppo tempo per lei.<<Quando torno ti faccio una sorpresa>> si incamminarono verso l'uscita.


Tommaso era rimasto a contemplare ancora per poco lo scoppiettare del fuoco rosso. Pensava a quell'imminente incontro. Cosa sarebbe successo? Però aveva dato la sua parola, e non la ritirava quasi mai, se non in caso di urgenza. E questa secondo lui lo era, ma sapeva cosa sarebbe successo se non accompagnava la cugina. Lei ci andava da sola e Sofia gliene avrebbe detto di tutti i colori. Non aveva voglia di alzarsi, preferiva addormentarsi la davanti, anche se la mattina dopo qualcuno lo avrebbe deriso perchè si era addormentato fuori dalla sua camera. Non si era nemmeno mosso quando Clara accompagnò Filippo all'entrata. Filippo non lo aveva provocato in nessun modo, anzi, si era comportato gentilmente salutandolo gentilmente e Clara lo aveva guardato fiera di se stessa, come se avesse appena compiuto un miracolo. Perchè salutarmi lo è dopotutto, pensò lui affranto, mentre Clara gli rivolgeva un sorriso speranzoso. Filippo si rivolse alla ragazza e Tommaso riuscì a leggere il labbiale. Sembrava dicesse " te lo avevo detto" . Dopo quel piccolo incontro tornò a fissare la brace.
Quando Clara ripassò per ritornare alla sua camera lo osservò e decise di andargli a parlare. <<Ciao, cosa ci ai ancora qua? E' tardi >>sembrava interessata.
<<Niente>> rispose lui guardandola. Aveva ancora la faccia sorridente per la sera passata con Filippo, ma dietro agl'occhi era turbata per l'attacco a Jennifer. <<Vedrai, non penso che la persona che ha attaccato Jennifer ti attaccherà>> la tranquilizzò lui, con voce sicura e calda. <<Ne sono certo>>
Lei fece una risatina amara. <<Grazie, ma comunque credo sia inutile dirmi queste cose. Filippo ha detto che mi terrà lontano da ogni genere di pericolo e visto il suo potere e il suo carattere, sono più che certa che sono al sicuro >> finì e si sedette anche lei accanto a lui per
terra, accanto al ragazzo. <<Sai, tra poco è Natale! Qua alla scuola c'è ogni anno una specie di "mostra dei talenti". Gli alunni della scuola si confrontano tra di loro e poi c'è un super banchetto. Alla mattina si ci scambiano i regali, ma si aprono alla sera da soli in camera>>
<<Che strana usanza >> commentò lui <<perchè me lo hai detto?>> <<Solo per fartelo sapere, magari ti mettevi ad aprire il mio regalo davanti a tutti>> rise piano, come se lo stesse dicendo tra se e se.
<<Tu mi hai fatto un regalo?>> domandò sorpreso. Non se lo sarebbe mai aspettato. <<In verità no, ma te lo vado a prendere domani. Credo ti sarà utile, è una sciocchezza però>>
<<Giuro, non importa se non me lo fai, non ne vale proprio la pena. Io penso che >> non riuscì a finire. <<Non farlo Clara>> la supplicò lui <<Na, lo faccio molto volentieri. Non importa se tu non me lo fai. Dopotutto ci conosciamo a malapena , non mi sorprenderei>> fece lei decisa. Non sarebbe ritornata indietro, aveva preso la sua decisione. <<Sono una frana coi regali, non aspettarti nulla! >> Si alzò in piedi e si stirò con le mani i jeans e se ne andò. <<Notte>>.
Il ragazzo tornò nella sua posizione iniziale. Si incamminò verso la sua camera solo verso l'una di notte, quando un goblin gli chiese cosa ci facesse ancora in piedi a quell'ora.


[align=right]22 dicembre martedì [/align]

Sofia bussò ripetutamente alla camera di Tommaso. <<Svegliati!>> gli urlò da dietro. Gli stava rompendo la porta a furia di bussare ma a lui non interessava molto. Erano le sette e mezza di mattina, dovevano avere l'allenamento mezz'ora prima. Sicuramente la cugina era già pronta in palestra a riscaldarsi. <<Tommaso Furlon>> urlò a pieni polmoni la ragazza <<ti ordino di aprire immediatamente quella porta, o te la butto giù con la forza e ti faccio vedere davanti a tutti che usi ancora le mutande di Topolino!>>. Il ragazzo si mise subito in piedi e dopo aver spalancato la porta tappò la bocca all'amica. <<Non dire più quel cognome>> le ordinò, per poi toglierle la mano dalla bocca. Lo sguardo era duro, freddo. <<E non indosso le mutande di Topolino>> Scomparve dietro la porta e dopo pochi minuti uscì. Aveva indosso dei pantaloncini della nike e una maglietta aderente nera, sempre della stessa marca. I capelli erano disordinati e mettevano in risalto gli occhi visto che la capigliatura li lasciava allo scoperto. Erano ritornati al loro verde limpido e sincero <<Allenamento, giusto?>> chiese mezzo addormentato. La nana lo prese per il braccio e senza lasciargli il tempo di mettere le chiavi in tasca lo spinse verso la palestra. <<Per me era meglio se ti cambiavi in palestra>> mormorò lei senza voltarsi. <<E perchè?>>
<<Forse non hai notato, ma ci sono molte facce bavose dietro alle porte>> disse ammicando alla stanza numero 35. La stessa ragazza della sera prima si nascondeva dietro di essa e guardava Tommaso ad occhi sgranati. I muscoli ben disegnati si vedevano molto bene sotto la maglietta aderente. Tommaso non riuscì a fare come Sofia, a non guardare, così osservò tutte le stanze che sembravano aperte. <<Grazie alle tue urla hai svegliato tutti>> le disse sottovoce mandando delle occhiate alle tipe che lo guardavano ancora. <<Aspetta ancora un attimo campione, tra poco non ci sono più>> infatti quando superarono l'ultima stanza fu come la ragazza aveva detto.
In palestra c'erano solo lui, Sofia e Giulia che li stava aspettando vicino alla porta in piedi con le braccia incrociate. Aveva la stessa tuta del giorno prima, bianca e nera. <<Non mi piace vederti con quei colori>> la salutò lui ammiccando ai vestiti. <<Voi maschi e la mania del calcio! Quale squadra tifi?>>
<<Solo Italia, ma la Juventus non mi piace>> spiegò lui. <<Dobbiamo fare per forza questo allenamento?>>
<<Si, o non entreremo mai nella squadra speciale! E noi dobbiamo entrarci>> disse Giulia <<poi faresti un passo avanti con Clara. Non trovi?>>
<<Per niente >> fece lui girando la testa e andandosi a sedere sul quadro svedese, su uno dei quadrati. <<Iniziate voi due, io vengo dopo>>
Sofia e Giulia si guardarono, per poi rivolgersi uno sguardo complice, facendosi l'occhiolino. Giulia gli si avvicinò al ragazzo che non riusciva a capire cosa stesse per fare. La risposta gli venne poco dopo quando lei gli diede uno schiaffo. Il biondo si lasciò sfuggire un'imprecazione. <<Mi hai rotto la mascella>> disse lui un po' scherzando. Non se lo sarebbe aspettato di certo una reazione del genere, tanto meno che dalla cugina. <<Non fare il piagnucolone! E ora muoviti! Dieci giri di corsa.. per iniziare>>
Fecero tutti i dieci giri in meno di due minuti, terminati i quali, Giulia decise che ne dovevano fare altri cinque per riscaldare meglio le gambe. <<Adesso Sofi, cerca di colpirmi>> disse Giulia.
<<Tropo semplice colpirti così credimi , dovrei mettermi qualcosa che mi faccia rallentare>> fece Sofia che si stava incamminando verso la stanza -molto grande- degli attrezzi. <<Non c'è bisogno, credimi>> la rassicurò l'altra non tutta convinta. La velocità di Sofia l'aveva vista il giorno prima, e doveva ammettere che era elevata. Probabilmente per la sua mole non molto presente. <<Trovato!>> urlò tutta contenta Sofia, raggiungendoli. <<Sofia>> si mise a ridere Tommaso <<sei ridicola!>>
<<Sembro ridicola! In realtà non lo sono>> disse lei. Aveva indosso dei pesi blu che le ricoprivano braccia e gambe. <<Così è anche un allenamento per me >> spiegò <<se metto i pesi, dovrò utilizzare più forza. Tipo Goku. Ucciderei Akira Toriyama se fosse possibile!>>
Akira Toriyama era il creatore della saga di Dragon Ball, anche lui era una creatura e aveva messo in atto le sue conoscenze per diventare milionario. <<Ci ha messo tutti in pericolo rivelando i nostri segreti >> annuì da sola della sua affermazione.
<<Ma davvero?>> commentò Tommi <<Non lo sapevo! E dire che mi piaceva come personaggio Goku! Non pensi che gli assomiglio?>> domandò cercando di mettersi i capelli come lui.
<<Scemo!>> disse seria la cugina << siamo qui per allenarci o cosa?>>
<<Dai, abbiamo ancora due settimane! Sono un sacco di tempo! Poi siamo tutti un po' inesperti, il preside sarà clemente se non riuscirai a scappare da Sofia>> cercò di rassicurarla Tommaso, senza successo. <<Una settimana e tre giorni! Non sono un sacco di tempo! E io devo entrarci nella squadra!>>
<<Perchè?>> domandò lui curioso <<Non devi, vuoi! Nessuno ti sta obbligando a farlo>>. Giulia voltò la testa sdegnata per l'affermazione nel cugino. Lo aveva sempre considerato un fratello da quando lo conosceva perchè lei non ne aveva mai avuto uno, e lui gli sembrava il fratello maggiore che non aveva mai avuto. La conosceva a fondo. << Ho degli affari in sospeso, e questo mi sembra un ottimo modo per ripagarli>>
<<Sarà, ma a me sembri troppo seria a volte. Sei giovane per pensare ad "affari in sospeso". Pensaci dai >> gli pregò lui guardandola. <<Cocciuta>>
Ripresero ad allenarsi. Sofia era rallentata dai pesi, ma dopo qualche minuto era riuscita a non stancarsi e riuscì ad arrivare alla velocità di sempre e perciò riuscì a prendere sia Giulia sia Tommaso, usando un po' di logica. Li aveva fatti mettere lungo una parete e aveva aspettato che corressero nella stessa direzione, per poi prenderli entrambi in una volta sola, dopo aver fatto un salto di qualche metro.
Continuarono fino alle 11 di mattina, quando iniziarono ad arrivare in palestra degli altri alunni, anche loro per allenarsi. Giulia non voleva farsi vedere che si stavano esercitando così andò a farsi una doccia negli spoiatoi femminili. Mise l'acqua calda e non entrò fino a
quando non fu sicura che fosse bollente. L'acqua fredda non la tollerava proprio. Le doccie erano piccole e allineate tra di loro. con qualche appiglio per appoggiare lo shampoo e il bagno schiuma. Dopo che se lo fu versato sul corpo si sentì nell'aria un dolce profumo di mughetto. <<Giulia! Odio questo profumo! Cambialo ti prego>>. Incofondibile il rimprovero del cugino. <<Ma dove sei?>>
<<Al di là del muro! Le docce sono collegate ma separate dal muro dove è attaccato il getto a quanto pare>> la informò Tommaso. <<Quindi se io faccio un buco ti vedo nudo?>>
<<Si. Ma non farlo>>
<<Ok, lo faccio subito! Tre due uno>> si preparò per fare un pugno. <<Giulia!>> la chiamò Sofia <<non si possono danneggiare i muri dei bagni. E' uno dei regolamenti della scuola. Non sai quante persone sono state richiamate per questo! Una volta dicono che hanno proprio rotto una parte di muro, e tutti quanti potevano passare>> i cugini risero ma la ragazza rimanette seria. Probabilmente chi rompeva qualcosa doveva proprio cacciarsi nei guai.
Giulia uscì dalla doccia e si vestì in fretta con il ricambio. Accese d'istinto il cellulare e non appena gli fu arrivato un po' di campo gli venne sul display la scritta che aveva 3 nuovi messaggi da leggere. Tutti e tre di Virginia, la sua amica completamente umana.
Il primo " Giuu! L'ho trovata! Quando te la devo portare?"
Il secondo " Ehi Giu! Rispondi! O la brucio!"
Il terzo " Giu ti prego risp! Non avevi telecamere in casa tua vero? Se no hanno visto che sono entrataaa"
Giulia si affrettò a telefonarle. Meglio spiegarle a voce quello che doveva fare. Uno squillo.. due.. tre.. <<PRONTO!>> la voce squillante di Virgi si fece sentire a 10 metri di distanza. <<Virgi non urlare per carità! Sono io!>>
<<Giuuuuu! Era da tanto che non ti facevi sentire! Sei andata alla Scuola , non è vero? CI avrei scommesso>> si era risposta da sola alla domanda
<<Senti non c'è molto tempo! Prendi l'M e vieni a Padova! Per favore!>>
<<Con la lettera?>>
<<No guarda! E' importante non romperla, non distruggerla e non macchiarla. Già mia madre aveva una scrittura piccola se poi si macchia>>
<<Asp asp! Aveva? Secondo la versione che tutti sanno, voi due vi siete trasferite a Roma!>>
<<No lei è morta>> seguì un istante di silenzio che parve eterno. <<Mi dispiace, non lo sapevo , non avevo idea...>>
<<Non importa Vì! Dai, l'importante è che tu me la porti! E non leggerla>>
<<Tranquilla! Dove ci incontriamo?>>
<<Prato della Valle, sono a tre passi da la>> sogghignò
<<Certo! Arrivo verso le quattro, ti va bene?>> chiese pensando ai suoi impegni che aveva.
<<Sicuro! A dopo Vì, non farti riconoscere ti prego>> mise giù, proprio quando l'amica gli stava per fare la solita ramanzina.
Giulia si affrettò a mettersi le superga viola ai piedi e corse fuori insieme a Sofia che la stava aspettando sulla porta della palestra. Erano le undici passate, quasi mezzogiorno così loro due e Tommaso che le aveva raggiunte poco prima, decisero di andare a mangiare. Con grande sorpresa dei due cugini, la sala da pranzo era decorata con vischi, ghirlande e un enorme albero di natale sotto la parete infondo ricopriva l'intera parete. Rimasero a bocca aperta. Non avevano visto un albero così grande. Era ricoperto da festoni, palline, perline e delle strane palle di vetro con dentro un potere diverso. Dentro una palla si riusciva a vedere una fiammella, in un'altra una sfera di luce e così via. <<Ma >> iniziò a balbettare Tommaso <<dove li prendete un albero del genere? E' enorme!>>
<<Creature della natura>> spiegò lei, facendogli vedere delle persone che avevano appoggiato le loro mani sul tronco dell'abete. <<All'inizio è piccolo, poi loro danno la loro energia e lo fanno crescere. Poi le creature del vento e del volo addobbano l'albero>>
<<Che forza! Anche questa è una tradizione della Scuola come quello di aprire i regali alla sera e da soli?>>
<<E tu come cavolo lo sai?>> gli domandò curiosa Sofia <<io non l'ho detto!>>
<<Me lo ha detto ieri sera Clara>> le ragazze si fecero attente <<nella sala di entrata. Davanti al fuoco >> le ragazze si avvicinarono al toso <<Soli>>
<<E tu non l'hai baciata?>> domandò Sofia
<<No! Non ne avevo l'intenzione>> disse lui e loro si diedero una pacca sulla fronte <<mi ha solo detto che mi farà il regalo di Natale. Dovrei farglielo anche io secondo voi?>>
<<Che domanda cretina!>> sbottò Giulia <<sapevo che eri messo male ma.. va beh, comunque si! Ti accompagniamo noi!>>
<<Quando?>> domandò subito Sofia all'amica <<io sono libera questo pomeriggio>>
<<Io no, che peccato ! Che ne dici vai solo tu con lui?>> si erano messe d'accordo senza nemmeno chiedere a Tommaso, che era il diretto interessato . <<Si ci vado io con lui, che so anche i gusti di Clara!>> Tommaso parve scandalizzarsi. Era diventato rosso come un peperone e osservava in giro per paura che qualcuno potesse vederli e sentirli. <<Ragazze! E se io non volessi?>> domandò lui <<non potete obbligarmi>> Sofia ci pensò su e iniziò a saltellare quando trovò la soluzione <<potrei farlo sempre io da parte tua e tu glielo consegneresti a Natale. Semplice. Efficace>> Tommaso accosentì malvolentieri e andò a sedersi proprio nel tavolo più vicino all'abete , per guardare meglio gli addobbi. Si versò un bicchiere di acqua e la bevve d'un colpo.
Ultima modifica di Saphira_Baby il 22 marzo 2010, 21:38, modificato 1 volta in totale.
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 30 marzo 2010, 18:59

Si si, lo so che non posto da una settimana ( e un giorno ndThomas) (zittondBaby) ma alla fine l'importante è che io posti, no? perciò eccolo qua!
Per Wya, visto che c'è la scommessa :sospettoso: .. non dire il trucco ( a colui/ei che sa )


Il pranzo di quel giorno fu diverso dagli altri. L'atmosfera era calda, accogliente, come se tutti fossero contenti che fosse arrivato finalmente il periodo di Natale, già alle porte. I ragazzi scherzavano tra di loro e ad un tavolo iniziò una vera e propria guerra di chi riusciva a lanciare più lontano un pezzo di cibo utilizzando le posate . Alla fine vinse Alberto, anche se probabilmente era stato aiutato da qualche creatura dell'aria visto che era amico di tutti.
<<Ma gare leali non le fate mai?>> domandò Tommaso a Sofia che osservava sorridendo il gruppetto che lanciava ancora il cibo. <<Dovresti sapere già la risposta. Comunque no, dobbiamo sempre usare i nostri piccoli trucchetti>> rispose marcando la parola "piccoli". <<Per noi gara, significa " momento in cui mostriamo quanto siamo bravi a non farci scoprire">> rise tranquilla e anche gli altri che erano riuscita a sentirli si misero a ridere a basso volume. <<An comunque devi sapere Tommaso, che comunque dovrai continuare la scuola normale>>
<<E come faccio? Non posso tornare al Severi, sarebbe troppo pericoloso>> le fece notare lui, ma lei fece un gesto di stizza con la mano. <<Secondo te si chiama Scuola per niente? Oltre ad allenarci coi nostri poteri, i professori ci insegnano alcune materie importani, dobbiamo solo iscriverci ai corsi giusti>>
<<E i corsi quali sono esattamente ?>> domandò Giulia, che evidentemente ci teneva alla sua formazione al contrario del cugino. <<Beh>> Sofia ci pensò su un attimo. <<Italiano in parte, matematica ed economia insieme, poi diritto>> fece una smorfia <<inglese, chimica. Penso che siano finite>>
<<E quando ricominciano le lezioni?>> chiese l'altra, interessata. Sofia sbuffò, come se la cosa fosse ovvia. <<Credo che non ci saranno per un po' per il fatto di questo gruppo per il preside. Addio scuola normale!>> disse entusiasta lei. <<Dai non fare quella faccia, ricominceranno tra un paio di mesi. O anni>> sorrise complice. Finirono di mangiare in silenzio e Tommaso partecipò anche alla gara di lanciare il cibo con la forchetta senza due punte. Non arrivò nemmeno tra gli utlimi quattro, ma quelli avevano i loro amici che li aiutavano con i loro strambi poteri. Il ragazzo aveva l'impressione che qualcuno stesse manipolando il cibo. Tornò al tavolo e con sua sorpresa notò che si era aggiunta anche Clara. La salutò allegro e si sedette di fronte a lei, vicino alla cugina che stava finendo la sua insalata con il mais.
<<Vuoi?>> domandò lei mettendogli davanti alla faccia una forchettata di foglie verdi. <<No grazie, passo>>
<<Guarda che le verdure fanno bene, possibile che sei così schizzinoso?>> gli si avvicinò ancora di più. Stava quasi per infilargi in bocca il cibo da mangiare che questo prese fuoco. <<Ops>> disse lui con faccia da bravo bambino. <<Sarà per la prossima volta>> fece lei con aria da sfida, guardandolo in cagnesco. I cugini si voltarono mezzi offesi, mezzi divertiti, ma sapevano che quella era una sfida tra di loro. Magari senza senso, ma comunque una sfida.
Nella conversazione prese parte anche Clara. Dopotutto Tommaso fino a prova contraria era solo suo amico, e da tale purtroppo doveva comportarsi. Clara domandò quando sarebbe stato il prossimo allenamento e Giulia rispose automaticamente che sarebbe stato quella sera, quando tutti sarebbero andati a dormire. <<Dopo la mezzanotte la palestra viene chiusa durante il periodo natalizio e non si può uscire. C'è il coprifuoco>> spiegò la rossa a Giulia. <<Peccato>> sussurrò lei <<questo significa che ci sarà domani alle sette e mezza>>
Iil cugino la guardò storto. Non poteva credere alla risposta della ragazza. Svegliarsi presto un'altra mattina. << Non voglio alzarmi un'altra mattina alle sette>> bofonchiò lui osservando la cugina con decisione, che lo guardò severa. <<Sbaglio o stamattina sei anche arrivato in ritardo? Sofia ti è venuta a svegliare>>
Clara guardò i tre ragazzi un po' divertita, ma anche un po' sorpresa. <<Ecco chi era che urlava! Mi avete svegliato per niente. Per fortuna che ho il sonno pesante e mi sono riaddormentata subito>>
<<Visto che eri sveglia potevi anche venire, tanto valeva>> disse Sofia. Potevi anche svergliarti meglio guardando Tommaso in pantaloncini. <<Tre creature di fuoco contro una d'acqua. Scommetto che non mi battete neancora anche se si aggiunge Cla >>
<<Credici pure, serpe>> fece Clara con una nuova minaccia negli occhi. <<Ci si vede domani mattina in palestra>> si alzò ed andò chissà dove di fretta, come se si fosse ricordata che doveva fare qualcosa di importante. <<Chissà cosa deve fare>> disse tra se e se Tommaso, guardandola scomparire da dietro la porta. <<Come hai fatto a convincerla a fare gli allenamenti con noi?>> domandò curioso spostando lo sguardo da Clara a Sofia.
<<Tu non la conosci quanto me. Clara non si tira indietro a nessuna sfida. E' orgogliosa in questo campo>> rispose Sofia giocherellando con una ciocca ribelle dei suoi capelli neri, che non voleva stare al suo posto. <<Tommaso>> disse <<Sai cosa si deve fare oggi?>>
<<No>> rispose con un tono che voleva risultare spavaldo, che non gli interessava la risposta della nana. <<Si va a comprare il regalo!>>
<<Io non posso fare altro giusto?>>
<<Beh, se hai ancora il discorso di prima in testa sai già qual è la risposta. Ma se non la sai, sappi che è no, non puoi fare altro>> disse tutta contenta lei battendo le mani. Prese dalla tasca della gonna un portafoglio grazioso, azzurro con delle decorazioni tratteggiate marroni. Lo sventolò davanti agli occhi di lui. <<Stavolta offro io, ma voglio da parte tua che gli dai un bacio>> fece una pausa <<sotto il vischio>>
Il ragazzo divenne tutto rosso come un peperone, ma si calmò in fretta. <<No, il regalo mi sembra abbastanza. Il bacio è troppo>> fece una pausa <<beh, è troppo!>>
<<Si si dici così ma infondo ti piacerebbe>> sorrise complice anche Giulia <<un bacio in più o in meno non cambia di tanto, no?>> il ragazzo voltò lo sguardo verso di lei e la guardò male. <<Io preferisco un bacio in meno>>
Sofia non si fece dire niente e prese una penna, comparsa da chissà dove e iniziò a scrivere sulla tovaglietta del vassoio. Vide che i due cugini stavano cercando di spiare cosa stesse scrivendo così alzò il vassoio, in modo che non avvenisse. Dopo qualche minuto di scritte, cancellature e quant'altro appoggiò la tovaglietta sul tavolo, facendo ammirare la sua opera. Sembrava un verbale. In alto a destra c'era la data del giorno e a sinistra i loro nomi, Tommaso, Sofia e Giulia con tanto di cognomi. Sotto seguiva un testo, scritto con una calligrafia piccola, ma che era molto chiara. Iniziò a leggere ad alta voce, come un paggio. <<Il giorno venerdì 25 dicembre 2009 il signor Tommaso Furlon dovrà bac .. >> stava per continuare ma si ritrovò la bocca tappata dal ragazzo. <<Non qua e non ad alta voce>> spiegò lui che era riuscito appena in tempo a fermare l'amica. Sofia fece intendere ai ragazzi che la dovevano seguire, in un posto più appartato. Il ragazzo fu d'accordo, tanto che si alzò dalla tavola prima delle ragazze. Dovette fare il percorso verso la sua camera, doveva avevano deciso di andare, in silenzio, subendosi le risatine sommesse delle due alle sue spalle.
Dentro la camera il ragazzo occupò subito il suo letto, per non far vedere che era ancora tutto da rifare, con i vestiti ancora buttati sopra. <<Ti faccio i complimenti per la camera cuginetto>> disse Giulia sedendosi liberamente sulla poltrona. Si guardò intorno. Era tutto un disastro. I vestiti sul letto i libri buttati a terra per metà e la sveglia che compariva sotto al letto. <<Classica camera dei ragazzi>>
<<E questi qua?>> chiese Sofia prendendo i boxer del ragazzo << Perchè erano sul tavolo?>>. Il ragazzo balbettò un paio di parole incomprensibili, dopodichè visto che Sofia stava cercando di infilarseli per capire quanto più piccola era lei di lui, si alzò in piedi e li buttò velocemente dentro il cassetto. <<Un po' di serietà>> disse , mentre Sofia lo guardava corrucciata.
<<Ok, adesso leggo>> prese una pausa <<Il giorno venerdì 25 dicembre 2009, il signor Tommaso Furlon dovrà baciare , possibilmente sotto il vischio, Clara Magnini. Se rifiuterà i regali di Natale saranno due al posto di uno, dei quali uno dei due sarà una collanina con il cuore con la lettera "T">>
<<Non puoi farlo! Questo non è un contratto>> fece le virgolette con l'indice e il medio di entrambe le mani <<E' un ricatto!>>
<<Vedilo come vuoi , però tu le darai un bacio>> disse Sofia ricopiando il testo su un taccuino, comparso da chissà dove come la penna prima. <<Domanda Sofia : ma da dove l'hai tirato fuori?>>
<<Dalla tasca della gonna>> mise la mano dentro. Tommaso e Giulia non si scordarono mai quella scena. La nana tirò fuori : una penna, una matita rossa, un ombretto, un lucidalabbra, una gomma, un libro con scritta la storia di Bambi, un dizionario minuscolo, il portafoglio. Poi nell'altra c'era il cellulare, un mp3, delle cuffiette un cercapersone, delle chiavi ( probabilmente quelle della stanza e della casa) e per finire un chiodo. <<Cosa ci fai con un chiodo?>> domandarono entrambi.
<<Non ne ho idea,non sapevo di averlo>> rispose lei, rimettendolo in tasca. <<Non si sa mai>> spiegò osservando le loro facce incredule. <<Bene, ricapitoliamo : tu dovrai baciare Clara, darle il regalo , che comprerò io da parte tua visto che non sai i suoi gusti>> Tommaso stava per protestare, ma Giulia si alzò. <<Ragazzi, sono le due e mezza, è meglio che parta. Ho un impegno>> disse lei. <<Vado a prendere la borsa e vado. Portalo a comprare il regalo mi raccomando>>
<<Partiamo adesso. Non è vero Tommi?>> domandò Sofia. Non ammetteva repliche anche se lo aveva detto con una vocina sottile. Lo prese per il braccio e lo fece alzare dal letto. <<Prenditi un giubotto, almeno jeans. Tu non avrai freddo, ma la gente fuori si insospettisce se vede qualcuno in maniche corte>> Il ragazzò seguì il suo consiglio e prese un giubbino che trovò appeso all'attacapanni. Glielo avevano comprato la Scuola, visto che era dello stesso tessuto che resisteva al suo elemento. Giulia intanto era andata nella stanza affianco e aveva preso la borsa, una azzurra con disegnato sopra Ih - ho, l'asinello. <<Dove andate?>> chiese Giulia mentre chiudeva la porta della sua camera. <<Devo decidere ancora. Secondo me a Clara starebbe bene un braccialetto>>
<<Si, così se lo tiene stretto e si ricorda di Tommi quando lo guarda, ottima idea. E dove andate a comprarlo?>>
<<Penso che lo andremo a comprare da Ferrari gioielli, quello vicino all'università. Tommi >> lo chiamò girandosi, visto che le due ragazze lo avevano superato di qualche metro <<che ne dici se tu vai al bar di fronte alla gioielleria? Secondo me sarebbe >>
<<Meglio>> completò Tommaso. Era ovvio che aveva accettato l'offerta che gli era stata posta. << Mi andrò a bere una tazza di caffè>> Sofia annuì , avrebbe avuto campo libero per fare il regalo che più le piaceva.
Si separarono al centro del Prato della Valle. Era un giorno soleggiato, ma freddo, tipico di dicembre. Vicino a una fontanella d'acqua c'era una comitiva di giapponesi che stavano fotografando qualsiasi cosa. Da una statua, a un cane che stava facendo la pipì contro la gamba di un vecchio seduto su una panchina; da un piccione che beccava le briciole di pane date da un bambino a una signora che camminava spedita verso il proprio posto di lavoro in ritardo perchè era finita la pausa pranzo. <<Eccola>> disse tra se e se Giulia guardando una ragazza dai capelli setosi , castano scuro . <<A sta sera ragazzi, e compra un bel bracciale>>
<<Lo farò>> la rassicurò Sofia guardando l'amica allontanarsi , per raggiunere la ragazza sconosciuta. <<Allora, andiamo? Dobbiamo prendere l'autobus così arriviamo prima. Non possiamo destare sospetti>> aggunse sottovoce. Il ragazzo annuì, <<Ma la fermata non è proprio là davanti, ci arriviamo prima a piedi>>
<<Scemo, ci sono le telecamere dei negozi. A meno che non vuoi sorvolare i tetti>>. Sofia si illuminò <<Dai facciamolo! >> saltellò sul posto su un piede e poi sull'altro.
<<Sei proprio una bambina a volte>> le disse scherzosamente Tommaso, cercando di fermarla mettendole le mani sulle spalle. Dopo qualche secondo la nana si fermò, ma rimanette dell'idea che saltare dai tetti era la migliore cosa che volesse fare. <<Al ritorno>> le promise il ragazzo e felice come una pasqua, la ragazza si avviò verso la fermata dell'autobus, che arrivò qualche minuto dopo; salirono e si misero sui posti infondo, ad ascoltare la musica dal cellulare di Sofia, che si mise a cantare e tutti si girarono a guardare. <<You don't have to be rich to be my girl. You don't have to be cool, to rule my world>>
<<Calmati super star >> disse l'amico dandogli una pacca con il braccio. Lei fece spallucce e si mise a canticchiare a bassa voce. Il bus dopo un po' si riempì di gente e Tommaso aveva caldo visto che mano a mano lo spazio diminuiva. Quando intravidero la fermata dove dovevano scendere per lui fu come una liberazione. <<Giubotto jeans eh? La prossima volta vado a piedi telecamere o no>>
<<Dai, non era così terribile sentirmi cantare >> commentò la ragazza che non aveva capito di cosa stava parlando il ragazzo, che si battè la mano sulla fronte. << Allora, il tuo bar è in fondo a sinistra, mentre la gioielleria è qua sulla destra. Ti raggiungo io quando ho finito. Non penso sopporteresti la vista di smeraldi , rubini, diamanti e topazi >> sospirò. <<Come fate voi maschi a non capirne la bellezza >> disse indicando una collana con una pietra rosa nella vetrata quando ci passarono affianco.
<<Perchè costa >> guardò meglio << 10 mila euro? Per una collana? Che poi la mettete una volta o due ed è finita là>>
<<Ingrati>> disse lei avanzando verso la porta scorrevole <<a dopo! Non spenderò 10mila euro tranquillo, magari qualcosa di più>>. Il ragazzo preferì non sentire altro e andò verso il bar, nella direzione che Sofia gli aveva indicato prima quando erano scesi.
Il posto era confortevole. C'erano pochi turisti visto la giornata fredda, ma anche se non ce n'erano molti , il locale era praticamente pieno. Si salvava solo un tavolo rotondo, in un angolino , proprio accanto al tavolo dove c'erano degli assaggi gratuiti. Prese un dolcetto e lo addentò. Era molto buono. <<Ti piace? >> disse una voce sottile, ma calda. <<Li ho cucinati io>>. Tommaso alzò lo sguardo e scoprì con pura sorpresa che aveva parlato una ragazzina. Aveva la sua età probabilmente. Era abbastanza alta, gli superava le spalle di mezza testa.
Aveva i capelli castano chiaro, che nascondeva la fronte da una folta frangetta, che le faceva intravedere gli occhi nocciola. Il volto era un po' troppo magro e aveva le occhiaie, segno che aveva dormito poco niente. Indossava un grembiule stretto che gli faceva risaltare il corpo magro. <<Si , complimenti è veramente buono>>. La ragazza sorrise , mostrando i denti bianchi. Un canino era scheggiato, come se avesse morsicato qualcosa. Era molto affilato. <<Sei un vampiro?>> domandò lui notando quel particolare. Quella si mise a ridere. <<No, mi dicono tutti così però. A volte me lo chiedono delle persone veramente buffe. Pensa che una volta me lo ha domandato un signore >> rise e gli si avvicinò << e questo mi ha detto che lo era anche lui>>
Il ragazzo si ritrovò a ridacchiare, sapendo che quel vampiro aveva rischiato grosso. <<Eh, divertente. Poteva morderti. Comunque piacere, io sono Tommaso>>
<<Nicole>> disse lei prendendogli la mano che Tommi gli porgeva amichevolmente. Probabilmente ha qualche parente con sangue da vampiro e non lo sa. <<Non è un nome molto comune in Italia>>
<<Infatti, mi sono trasferita da qualche anno da Londra. Dovrei tornarci però>> lo informò lei. <<Ora per favore siediti o il mio capo pensa che mi sto prendendo una pausa >> Tommi obbidì e dopo poco arrivò una cameriera che gli domandò cordialmente cosa volesse ordinare, e lui rispose che avrebbe preso una tazza di caffè. Nel frattempo parlava con Nicole. Scoprì che aveva quel lavoretto perchè doveva pagare qualcosa, che preferì non dire e il ragazzo capì che non doveva indagare a fondo.
Sofia venne dopo venti minuti. Si alzò in punta di piedi e quando vide il ragazzo gli andò incontro con un pacchetto tra le mani. Una carta da regali ricopriva una scatolina quadrata ed era legata da un nastro color oro. <<Complimenti ci hai messo poco>> disse il ragazzo alzandosi dalla sedia. <<Si, ho subito visto cosa sarebbe stato perfetto per te>> sorrise apertamente. Spostò lo sguardo da lui, a Nicole e ai dolcetti. Ne prese uno e lo mangiò. <<Buono>> la ragazza la ringraziò. <<Potete prendere un sacchettino di questi dolci alla cassa>>
<<Ne prendiamo uno?>> domandò Sofia mettendo il regalo in tasca. <<Va bene, ma solo perchè hai pagato tu il regalo>>
<<Ovviamente>> rispose lei prendendolo per un braccio e spingendolo verso la cassa. <<Ci vediamo >> disse Tommaso a Nicole che lo salutò con la mano. Tommaso tirò fuori dalla tasca un portafoglio semplice, marrone. <<Hai poco gusto>> commentò Sofia guardandolo tirare fuori una banconota da 10.
<<E tu parli troppo>> disse lui, rispondendole per le rime sorridendo. <<Alcuni dicono che le mie chiacchere sono gradevoli e spassose>>. Si misero a ridere e lui prese il resto e il sacchetto con dentro i dolci. <<Su questo non c'è dubbio Sofi, ma scommetto che ti sei fatta richiamare un sacco di volte a scuola perchè parlavi in continuazione>>. Lei spinse la porta, facendosi spazio tra una coppia di tedeschi ciccioni che cercava di entrare. Sofia sbuffò sonorosamente e chiese in tedesco se li facevano passare, con sorpresa di Tommaso. <<Da quando in qua sai il tedesco?>>
<<Non sai molte cose. Ma Clara è più brava di me a parlarlo. Una volta è riuscita a dare le indicazioni stradali per un bar di Torreglia, anche se eravamo a centro Abano e non sono molto vicini>>. Tommaso notò che Sofia lo stava letteralmente spingendo fuori dal negozio.
<<Perchè mi spingi?>>
<<Per mettere più metri possibili da te da quella sciacquetta>> rispose lei << ricordati che sei impegnato>>. Il ragazzo la guardò negli occhi. Gli occhi verdi di lui fecero abbassare dopo il discorso quelli azzurri di lei. <<Tecnicamente no. E' lei quella impegnata, non io. Io posso fare quello che mi pare e piace. Poi chi lo ha detto che mi metterò con Clara?>>
<<Hai ragione. Comunque il bacio lo devi dare comunque a Clara>> disse Sofia riprendendo lo spirito allegro di sempre. <<Contaci >> fece spavaldo lui, girando in un vicolo cieco e vuoto. Saltò e si aggrappò su un cornicione di una finestra e si issò sopra. <<Che fai?>> domandò Sofia , guardandolo mentre si arrampicava ancora più in alto. <<Avevi detto che volevi fare il tragitto di ritorno sopra i tetti o sbaglio?>>. Lei sorrise e in pochi secondi gli fu accanto. <<Battimi>>



Tutto qui :P
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 9 aprile 2010, 23:06

Prima di tutto due cose : Nicole per vostra felicità non c'è :D
Seconda : Buon Compleanno Poche! e tutte le cavolate che si dicono per questa occasione XD Puoi guidare la macchina *-* Brum brum!
Da notare che ho scritto con il colore del napoli la scritta XD
...
eccovi il post che è megio xD

Un raggio di sole sbucò tra il fitto delle nuvole grigio scuro che coprivano unifornemente il cielo.
<<Giulia>> la chiamò la ragazza in piedi vicino ad una panchina, sbracciandosi verso di lei. La bionda l'aveva già vista da un pezzo, ma non l'aveva salutata per non fare attirare l'attenzione, ma ci era già riuscita l'amica che non sapeva del suo "piano". Virginia, o Virgi come la chiamavano tutti, stava correndo verso di lei con una busta in mano. <<Non agitarti>> disse lei abbracciandola a lungo e prendendole la lettera dalle mani e infilandola dentro la borsa. Le era mancata, non la vedeva da tre giorni. Era stata a casa sua di nascosto, perchè i genitori della mora l'avevano beccata a casa da sola con un ragazzo. Non stavano facendo niente, ma erano molto religiosi e credevano che la figlia avesse sbagliato. <<Scusa>> bisbigliò staccandosi. <<Allora, raccontami tutto>> disse sedendosi su una delle numerose panchine del parco. <<Non credo sia il momento giusto. Soprattutto il posto>>
<<Non preoccuparti, e poi se non ora , quando?>> chiese lei. Aveva la vittoria in pugno. L'amica era l'unica che riusciva a tenerle testa da sempre ed era proprio per questo che erano diventate amiche. Si sapevano controllare a vicenda.<<Ok, ma fa attenzione te lo dico una volta sola>> la informò lei sedendosi a sua volta. <<Sono andata alla Scuola, che si trova qua vicino, non chiedermi dove che non te lo posso dire>> completò velocemente visto che Virginia stava per fare una domanda. <<Ho incontrato mio cugino, sai chi è te ne ho raccontato una volta>>
<<O due>> fece l'altra , ma Giulia la interruppe subito <<ho trovato mio cugino e la lettera che sei riuscita a portarmi è importante. L'ha scritta mia madre molti anni fa ed è per sua sorella, ovvero mia zia>>
<<Non mi avevi detto di avere una zia!>> esclamò lei, attirando l'attenzione di qualche turista. La bionda le fece intendere con un'occhiata di stare zitta <<Non te l'ho detto perchè è una cosa di famiglia che non posso rivelare a nessuno. Nemmeno Tommaso lo sa, quindi immagina la segretezza>>
<<Ok, mettiamo il caso che sia così, ma un giorno glielo dovrai dire a tuo cugino, no?>>
<<Ho intenzione di farlo infatti. Ma non oggi, tra pochi giorni, a Natale>> si mise in piedi e fece alzare l'amica. <<Io ora devo andare, mi dispiace non aggiungere altro ma non posso, ti metterei in pericolo>>. Virgi fece un gesto di stizza. <<A quanto mi hai detto tu , tutti quelli come te sono buoni, perchè dovrei essere in pericolo? Non c'è mica una persona simile a Voldemort che cerca di conquistare il mondo>> rise della sua battuta e Giulia si forzò di fare lo stesso in modo convincente, e riuscì a non insospettire l'amica. <<Lo so, ma ti voglio bene e non voglio che ti accada nulla di male, va bene?>>
<<Va bene, mi terrò lontana dalla faccenda. Ma almeno vieni con me a bere una cioccolata calda>> le propose la ragazza prendendola per braccetto <<Sai che non la sopporto>>
<<Allora la prenderò solo io e tu mi starai a guardare mentre ti racconto un paio di cose>>
Girovagarono a lungo per il parco prima di andare in un chiosco proprio dietro all'angolo. Come da previsto Virginia si prese una tazza di cioccolata calda, mentre Giulia si prese un economico panino al prosciutto visto che non voleva rimanere con le mani in tasca. <<Dimmi tutto>> iniziò la bionda. <<Cosa dicono al telegiornale di questi tempi?>>
<<Tu e la tua fissazione del telegiornale mi avete fatto ricordare una cosa>> si illuminò l'altra <<due giorni fa c'è stata una notizia dell'ultimo minuto dove dicevano che c'erano dei ragazi scomparsi, ora capisco che eravate te e degli altri, e subito dopo hanno detto qualcosa alla conduttrice e lei ha subito smentito>>
<<Sai, hanno dei contatti quelli uguali a me. Probabilmente se facevano vedere le nostre foto al telegiornale non potremmo uscire dalla Scuola. E invece sono qua>>
<<Hai ragione>> commentò l'amica <<questa cosa non la sapevo, perchè non me l'hai detta? >> non la lasciò rispondere << Questi contatti nascondono altre cose top secret? Quanto siete immischiati?>>
Ecco la prova che non voleva affrontare. Tutti i suoi segreti sulle Creature dell'Ombra le aveva nascoste a Virgi solo per restarle amica. Tutte quelle domande se le aspettava, ma non in quel momento. Magari in un futuro più roseo, dove la minaccia dell'Ombra non era così forte come in quegl'anni. Non poteva finire così la loro amicizia, solo per dei segreti.
<<Niente, credimi. Di solito nascondiamo degli omicidi, ma sono pochi e raramente frequenti. Avvengono se la persona è ubriaca. Anche i nostri sensi si affievoliscono e possiamo fare >> cercò di trovare la parola e i sentimenti giusti per dirlo <<degli incidenti>>.
Virginia era scoinvolta, ma infondo lo sapeva che centravano quelle strane persone in qualche situazione drammatica che si sentiva parlare in giro. <<Non siamo strane>> le disse per risposta ai suoi pensieri Giulia. <<Tu sai leggere nella mente?>>
<<Non sono le parole giuste, ma si. So farlo se mi proietto nella mente di un'altra persona>> spiegò lei <<a volte è involontaria come cosa. I pensieri si riescono a captare più facilmente se la persona ti è più vicina. Sia col corpo, sia con lo spirito. Intendo il legame tra i due soggetti >>
La mora si stizzì. <<E con questo intendi dire che ormai nessuno si può fare i fatti suoi in santa pace? Che tutti quelli come te>> disse abbassando la voce visto che qualcuno si era girato a guardare chi urlava <<possono.. anzi, potete fare quello che volete quando volete e potete. Non avete il diritto di farvi i fatti nostri>>
A Giulia sembrò di essere colpita da uno schiaffo in piena guancia. Lei, proprio la sua migliore amica, le stava dando della "cattiva", dopo tutte quelle volte che l'aveva difesa e incoraggiata. Dopo che le era stata vicina in tutti quegli anni e la fiducia verso di lei, tanto che le aveva raccontato il suo più grande segreto. Si sentì improvvisamente osservata e vagò con lo sguardo verso la piazza. <<Perchè mi dici queste cose?>> domandò lei un po' abbattuta, ma sempre con una nota limpida nella voce. <<Dimmelo>> le ordinò mentre l'altra abbassò lo sguardo , sconfitta. <<Penso di aver capito sai. Non siete tutti santi, che si comportano bene. E tu mi stai nascondendo diverse verità. Anche su di te e questacosa non mi piace. Tu sei mia amica e tu sai tutto di me. Guardami mentre ti parlo! >> disse alzando la voce a gradi Virginia. La fissò negli occhi, penetrandola. Sapeva che non sarebbe riuscita a sostenere troppo quello scambio di battute. Dopo venti minuti che si erano incontrate, stavano già litigando, dopo aver scherzato normalmente. Giulia sapeva che quell'istante in cui aveva percepito qualcuno che le osservava, perchè si sentì affiancata. <<Ehi, volevo sentire cosa stavate dicendo e così l'ho fatto, sorry>> disse Felix facendo alzare dalla sedia Virginia <<Anche lui come te, fantastico>> sbuttò frustata e sarcastica l'amica. <<Adesso dove mi volete portare, in un manicomio?>>
<<Virgi>> la chiamò Giulia che si era alzata prontalmente dalla sedia <<Felix, cosa ci fai qua?>> domandò rivolgendogli per la seconda volta la parola da quando si erano conosciuti <<non credo ti dovrebbe interessare>>
<<Mi interessa invece se voglio nascondere la mia identità>> disse serio << perchè lo hai detto a questa qua? Sai che non si può dire a nessuno, a parte qualche eccezione>>
<<Mi ha visto. Ho fatto bollire senza accorgemene l'acqua dopo cinque secondi e lei se ne è accorta>> spiegò lei, cercando di tenere il passo del moretto, che continuava a camminare tenendo per il braccio Virginia. Camminava diretto, verso una meta sconosciuta a tutti, perfino a lui visto che non conosceva la città. Arrivarono in una via larga e desolata, con diversi bidoni della spazzatura che emanavo un cattivo odore di cibo scaduto. A terra c'erano diversi oggetti . Un pezzo di corda, delle ruote di macchine inutilizzabili e delle scheggie di uno specchio rotto.
<<Che cosa vuoi farmi? Uccidermi?>> chiese spavalda la mora, che non sapeva di giocare con il fuoco. <<Beh, sappi che se lo fai avrai un sacco di avvocati alle tue costole, pronti a sbatterti in prigione>>. Una delle cose che sapeva fare meglio era quello di contattare avvocati. Un privilegio che avevano i ricchi, ad avere i migliori con i loro contatti.
<<Non mi interessa, secondo te sono così sciocco da mettermi in una situazione così..come dite? Spinosa? Non credo proprio. Voglio solo cancellarti la memoria>>
<<Tu non sai farlo, lo possono fare solo chi ha il potere adatto e tu non ce l'hai. E' impossibile per te>> disse incerta la ragazza. Aveva visto giusto su di lui, nascondeva qualcosa. E lo aveva capito anche suo cugino, ma non ci aveva ragionato su. <<Posso invece>> lasciò andare la ragazza , che subito tentò di scappare, ma con un battito di ciglia Felix si rimise davanti a lei , ritto. <<Non va bene ragazzina, non va bene>>
<<Aiuto>> urlò a squarciagola , cercando che qualcuno potesse sentirla, senza esito <<Aiuto!>> ripetè con la stessa tonalità. A quanto pare nessuno poteva venirla a salvare. <<Inutiile che sprechi la tua voce, non serve a nulla>>
La ragazza smise subito di urlare, guardando terrorizzata gli occhi di Felix, che improvvisamente avevano perso la loro tonalità verde ed erano diventati neri come la pece. Si avvicinò di nuovo piano a lei , intenta ad indietreggiare. Felix era paziente ed aspettò fino a quanto non andò a sbattere contro il muro di mattoni; era in trappola, non poteva fare niente. Giulia non sapeva cosa fare, ovviamente non aveva visto il cambiamento visto che era di spalle, ma sentì improvvisamente freddo, una delle poche della sua vita si era sentita così. Era indecisa : aiutare l'amica, sapendo che probabilmente avrebbe spifferato ai quattro venti tutte le verità, o fargliele cancellare da un perfetto sconosciuto, pur sapendo che sarebbe stata al sicuro. Decise all'ultimo secondo, quando vide la mano di Felix venire avvolta da una strana nuvoletta nera. Gli andò addosso, avvinghiandosi a lui e facendolo rotolare a terra, insieme a lei. Si rimise in piedi il più in fretta possibile, anche se la neve del giorno prima le rallentava i movimenti, cercando di emanare un po' di fuoco per attaccare, ma scoprì amaramente che il ragazzo era stato più agile e si era alzato in piedi senza fare un minimo di rumore. Era riuscito a prendere un pezzo di corda e andò dietro di lei, con la corda che le mozzava il fiato sul collo. Giulia riuscì a far passare un dito sotto e se lo tolse di dosso, afferrandolo per un braccio e buttandolo in avanti.
Piombò di schiena, facendogli sporcare i capelli di neve e fango. Si mise a sedere tranquillo, strofinandosi le mani sui capelli. Alzando la testa incrociò lo sguardo di Giulia e in quell'istante capì. Giulia da parte sua era rimasta scandalizzata. Come era possibile avere gli occhi vuoti? Non emanavano nessuna emozione, sembrava una macchina mentre si muoveva, adesso. Lei lo vedeva così. Passò un lampo di lucidità negli occhi, ma durò un istante. Si rimise in piedi tranquillo, lentamente ; quello che era intorno a lui non gli importava, l'importanteera eseguire l'obbiettivo fino alla fine. E in quel momento era eliminare la loro memoria. Andò dalla ragazza di nome Virginia, una sconosciuta come tutti gli altri, e le mise una mano sulla tempia. Dopo qualche secondo abbandonò la testa sulla spalla, addormentata.
Giulia portò le mani alla bocca e quando lui arrivò di nuovo davanti a lei, abbandonò le braccia lungo i fianchi. Se doveva morire preferiva che fosse stato lui, per chissà quale motivo. Pensò che avrebbe fatto veloce. Invece lui non la ferì nemmeno, la sfiorò leggermente. Le mise la mano , di nuovo con l'alone nero, sulla tempia e con un tocco le fece dimenticare tutto quello che le era successo. Lo scontro con Felix, la camminata verso il vicolo, l'incontro con Felix, la litigata con Virginia scomparvero. Non sarebbero riaffiorate nella sua mente. Sentì la forza sulle gambe svanire e l'ultima cosa che vide prima di perdere il senno, furono gli occhi verdi di Felix che la guardavano tristemente.

*

La prima cosa che vide furono le nuvole. Cosa è successo? L'ultima cosa che ricordava erano degli occhi verdi. Scoprì di essere seduta su una panchina, con un cappotto da fare come coperta, e qualcosa di più duro, ma confortevole da fare da cuscino. Guardo più indietro e scoprì che la sua testa era appoggiata a delle gambe e che qualcuno le stava sistemando, o accarezzando, i capelli biondo scuro. Si mise a sedere imbarazzata e si voltò. <<Tu!>> le inveì contro la ragazza. <<Che ci faccio qua?, dov'è Virgi? >>
<<Ehi , temper! Calma!>> disse lui sorridendole, ma si vedeva che era sforzato <<quante domande. La tua amica l'hai lasciata alla fermata e hai aspettato che salisse dentro l'autobus. Poi io ti sono venuto dietro e ti ho fatto "Buh" per scherzare e tu mi hai buttato a terra>> si indicò i capelli e i jeans tutti sporchi di neve e fango <<poi improvvisamente ti sei sentita male e sei svenuta e ti ho coperta con il mio giubotto. Almeno quello sono riuscito a pulirlo>>
Giulia si mise i pugni stretti sulle ginocchia e li guardò <<Potevi portarmi dentro>>
<<Mi sarei aspettato un grazie da parte tua almeno >> si finse arrabbiato , ma poi si mise a ridere <<dai, pretendevi che ti prendessi in braccio - cosa che ho fatto - e che ti portassi sotto lo sguardo di tutti attraverso il passaggio segreto dicendo che dovevi riprenderti?>>. Si diede della sciocca. Come aveva fatto a non pensarci? Era una cosa logica dopotutto. Notò ancora una volta il giubotto che aveva addosso, uno in più <<Ma stai morendo di freddo>> osservò lei, mentre il ragazzo tremava per la temperatura bassa. Era sera e il sole era scomparso , facendo diventare tutto più gelido. <<Tu non sembravi stare bene, tremavi anche, quindi ti ho coperta col mio, ma se proprio insisti me lo riprendo>>
Alla ragazza scappò un sorrisetto e si tolse il più in fretta possibile il giubotto e porgiendolo al ragazzo. Non aveva un buon odore, qualcosa che ricordava la spazzatura, ma c'era anche un forte profumo di pino. <<Grazie>> disse infine sistemando le piaghe dei vestiti. <<Era ora che mi ringraziassi>> la prese in giro lui. Si alzò in piedi e offrì una mano per farla alzare, che lei accettò, facendosi tirare su. Quando strinse la mano, un'immagine offuscata le venne in mente : un volto dagli occhi neri. Barcollò e si massaggiò la testa. <<Ehi, tutto bene?>>
<<Si, scusami. Andiamo adesso, così riesci a farti una doccia. Puzzi>> lo informò diretta Giulia portandosi in testa e camminando verso il passaggio.
<<Colpa mia non è se mi hai buttato a terra vicino a un cassonetto! Hai una mira infallibile signorina>> la raggiunse e superarono velocemente la barriera. Felix ebbe qualche problema a passare, non avendo una cicatrice. <<Come non ce l'hai? E' il nostro marchio dopotutto>>
<<Si, però io non ce l'ho! Passa pure, non ti preoccupare per me>> le disse lui, incoraggiandola a passare. Dopo qualche protesta Giulia si fece convincere. <<Andrò a dirlo al preside e vedrà cosa fare>>. Attraversò velocemente. mostrando la cicatrice -un taglietto sul dorso della mano - e attraversò, ma si girò quasi subito.
Dall'altra parte Felix aveva giocato di velocità. Da quello che aveva capito si doveva far vedere il proprio "marchio". <<E se è così>> sussurrò tra se e se; ci provò. Fece apparire il suo. La falce di luna nera occupò tutto il dorso della mano, apparendo quasi dal nulla. In realtà non era mai scomparso, era solo stato nascosto agli sguardi altrui. Un bagliore nero si propagò intorno a lui. La barriera svanì all'istante, lasciando libero il passaggio verso l'entrata della Scuola. Giulia era sparita da poco dal corridoio, ma sentì che la stava chiamando e perciò ritornò sui suoi passi. <<Come hai fatto?>> domandò lei sospettosa. Fino a pochi secondi prima lui non poteva aprirla la barriera , e ora eccolo la davanti a lui. <<A fare cosa? Si è aperta da sola, magari mi ha riconosciuto come una creatura>> sorrise, anche se i suoi occhi celavano un cenno di amarezza. <<Si>>disse con lo stesso tono di prima Giulia, ma lasciò perdere. <<Ho vinto!>> sentirono urlare alle loro spalle e si voltarono.
Sofia e Clara stavano entrando tutte saltellanti dalla soglia. Clara era qualche centimetro più avanti dell'amica e aveva esultato buttandosi sul divano. <<Devi aver corso molto>> commentò Giulia guardando la rossa mentre riprendeva fiato, per poi spostare lo sguardo su Tommaso , che era appena entrato, tutto mogio. Portava con se numerose buste di negozi, con dentro dei pacchetti regalo. Sicuramente regali di Natale. Aveva le goccioline di sudore che gli rigavano il volto e i capelli tutti spaparanzati in aria, scompligliati dal vento mentre correva. <<Ma cosa ti sei fatto amico?>> gli domandò Felix mentre lo fissava scoinvolto. Anche se non aveva un buon odore ed era sporco di fango, sembrava messo molto meglio del ragazzo. <<Prova tu a stare dietro a quelle due>> rispose lui tutto trafelato, facendo alzare la sua voce di qualche ottava, come se fosse ovvio. <<Sono due demoni>>
<<Grazie>> gli disse per risposta Clara ridacchiando per quel poco che poteva, perchè gli si mozzava il fiato. Si ritrovò in faccia un cuscino, lanciato dal biondo, che si sedette affianco a lei, abbandonandosi sullo schienale del divano a tre posti. Il fuoco stranamente quella sera non era acceso, e Sofia dovette chiedere a Giulia di accenderlo per scaldarsi un attimo. <<Allora, quando vi ho lasciato voi due, non c'era Clara, o sbaglio?>>
<<No no, non ero con loro. Li ho incontrati sui tetti e io e Sofi abbiamo fatto una gara a chi arrivava primo. E ho vinto>> annunciò fiera << Ero andata a comprare i regali nel pomeriggio >> indicò le buste accanto a lei. <<Ce ne è uno anche per te Giulia e uno per te Felix. Regalo di benvenuto>> Il ragazzo le sorrise veramente grato. <<Io purtroppo non posso fare altrettanto>>
<<Non importa>> disse pronta Clara. Voleva sempre cercare il meglio delle persone. Solo di quelle che le mostravano fiducia e rispetto però <<va bene che tu sia con noi e ci basta>>. Ringraziò.
<<Ragazzi, non per dire, io ho una certa fame, andiamo a mangiare?>> domandò esausta Sofia, mentre guardava gli altri con la faccia da cucciolo, seduta con le gambe incrociate sul tappeto morbido di lana. <<Idem!>> fece Clara, alzandosi di scatto. <<A chi arriva per prima la mensa?>> propose iniziando a camminare Sofia <<Ci sto>>
<<Come fanno ad essere così piene di energia?>> domandò Tommaso sdraiandosi subito sui posti liberi. <<Alzati>> gli ordinò Giulia prendendo le buste <<se le sono dimenticate, le porto in camera mia>> riebbe un giramento di testa e si appoggiò ansante al muro. <<Tutto bene?>> chiese il cugino, andandola a soccorrere, anche se Felix era arrivato prima.
<<Si, tutto ok>> rispose lei incamminandosi. Quando non fu alla portata di essere udito, Felix però scosse piano la testa e mormorò tra se <<Ottima attrice tua cugina>>


Il nostro Felix..buono o cattivo? :sospettoso:
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 23 aprile 2010, 22:21

CHIEDO SCUSA PER IL RITARDO ç____ç ritenetevi fortunati che ho postato oggi Muah <-- faccina msn
Beh, ho scritto di più ^^ spazio - tempo messi apposto... più o meno xD Felix e Tommi lontani per 12 giorni.. xD

[align=right]24 dicembre 2009 - mattina[/align]

Le 6 e mezza arrivarono presto quella mattina, più presto del solito in effetti. Ad accogliere quell'ora, partì la sveglia del cellulare di Clara; una forte canzone rock per svegliarla del tutto. Non poteva ritardare, lo aveva promesso, ma dopotutto lei era una pigrona. Si era anche dimenticata di averla messa e appena sentì le prime note si svegliò di soprassalto, facendo un salto che la fece quasi cadere, ma si aggrappò all'ultimo alle coperte riuscendo a stare sopra al letto. <<Maledetto allenamento>> pensò tra se e se, mentre appoggiava i piedi sul pavimento freddo della stanza. Era la seconda volta in due giorni che si era svegliata in anticipo, e la causa era sempre la stessa. La mattina prima aveva lanciato la sveglia contro la parete, facendola rompere in mille pezzi e perciò aveva messo la suoneria nel cellulare per farla svegliare. Fortuna che non aveva lanciato anche questo contro il muro.
Riscaldò con un tocco la temperatura ai suoi piedi e si incamminò verso la sedia, dove si era preparata i vestiti per andare in palestra. Aveva appena finito di mettersi le scarpe - con i lacci rigorosamente ancora allacciati - che bussarono alla porta, che aprì. Ad accoglierla c'era Sofia tutta pimpante, con un assonnato Tommaso alle sue spalle, intento a strofinarsi gli occhi.
<<E io che pensavo di doverti tirare giu dal letto di forza>> la salutò allegra lei. Clara era messa molto meglio di Tommaso, almeno dopo dieci minuti che era sveglia riusciva a fare pensieri concreti e muoversi con destrezza. Il ragazzo invece la salutò con un "mmm" e quando iniziò a camminare, per poco non andava a sbattere contro il pavimento, visto che stava inciampando.
<<Giulia dov'è?>> domando Clara notando che non era insieme a loro. <<Va sempre mezz'ora prima in palestra lei! Dovresti prendere esempio da lei dormigliona>>.
Clara sbadigliò per risposta. La sera prima erano riusciti a convincerla ad allenarsi con loro di mattina, ma era andata ugualmente a dormire tardi, leggendo uno dei libri che era riuscita a portarsi da casa. Ripensò a quella sera a malinquore, quando aveva dovuto lasciarsi tutto alle spalle. Amici, scuola e famiglia. Anche se non era quella in realtà, non riusciva a pensare che non lo fossero. Scosse la testa e si sorprese del fatto che erano già arrivati alla palestra. Si incamminò verso gli spoiatoi con Sofia e si cambiarono velocemente. Clara abbandonò subito l'idea di farsi la coda, visto che i capelli le erano diventate elettrici e non riuscivano a stare apposto, come sempre. Uscirono.
Sofia indossava il solito abbinamento, maglia bianca e pantaloncini neri. Clara invece ne indossava un paio della stessa marca verdi e una canottiera gialla. <<Sembri brasiliana con quei colori >> la prese in giro Tommaso, che era già uscito. Si era lavato la faccia per svegliarsi a quanto pare; la prova era la maglietta tutta bagnata sul collo.
<<Che si fa?>> domandò la rossa, mentre faceva un po' di streching per le braccia, portandole all'indietro. <<40 giri di corsa>> le rispose sorridendo Giulia. <<Buon giorno>> la salutò
Clara intanto era rimasta basita. Quaranta giri di prima mattina? Con poi l'allenamento vero e proprio. " Quanto invidio gli umani che di giri ne devono fare a malapena cinque con una palestra tre volte più piccola! "
Iniziò a farlo subito, e in meno di un minuto li aveva già finiti. Gli altri tre ragazzi erano sicuramente più veloci. Sofia lo era perchè avendo sangue vampiro, la sua velocità aumentava indirettamente, mentre Tommaso e Giulia avevano qualche anno di esperienza in più e perciò avevano i muscoli più compatti. Negli ultimi giri aveva aumentato l'andatura , per far vedere che non era da meno.
Le tre ore successive si allenarono invece con il sacco da box, e per poco Clara non lo tolse dal soffitto. In velocità era scarsa rispetto agli altri, ma in forza ed agilità li batteva alla lunga. Solo Tommi riusciva a starle dietro, ma con l'agilità era negato visto che era abbastanza muscoloso. Sofia invece vist l'altezza riusciva molto in quel campo, ma non aveva mai sviluppato questa abilità.
Passarono al corpo a corpo gli ultimi venti minuti. Sofi contro Giulia e Tommaso contro Clara.
Giulia riuscì a battere Sofia, facendole lo sgambetto dopo che aveva fatto una capriola all'indietro, mezza riuscita. Era molto soddisfatta di se, soprattutto perchè non ci avevano messo molto e Sofia aveva usato dei pesi meno pesanti.
Tommaso invece se la vide brutta con Clara. Non voleva farle male e non voleva attaccare una ragazza. "Soprattutto se si parla di lei" pensò amareggiato mentre rispondeva ad un pugno da parte della rossa. Alla fine Clara dovette arrendersi alla presa da dietro da parte del biondo. <<Hai avuto solo fortuna>> disse la ragazza alla fine dello scontro.
<<Oh, si certo>> fece lui sarcastico, entrando nello spoiatoio maschile, a destra di quello femminile. <<Si vedrà la prossima volta>>
Le tre ragazze si lavarono in fretta, chiaccherando su quello che avrebbero fatto nel pomeriggio e nella serata. Era la vigilia di Natale e avrebbero voluto fare qualcosa di carino, visto che il giorno dopo sarebbero stati tutti impegnati. Giulia e Tommaso dovevano andare in ospedale a trovare la madre di lui, nel pomeriggio; Clara invece usciva con Filippo verso le sette, quando lui la veniva a prendere. Il ragazzo era stato occupato con la famiglia per i due giorni precedenti insieme al gemello, Francesco. Francesco sarebbe andato alla Scuola a salutare tutti i suoi amici, comprese Clara e Sofi.
Jenni il giorno prima non si era vista molto in giro, rimaneva chiusa nella camera che le era stata assegnata e ci rimaneva la maggior parte del tempo; usciva praticamente solo quando era il momento dei pasti o per farsi una doccia. Per questo fu strano per le ragazze vedere Jennifer seduta sulla poltrona, nella sala d'ingresso. Solo Giulia non sembrava sorpresa. La sera prima dopo aver cenato era andata a trovarla visto che non l'aveva vista da nessuna parte durante il giorno. Era seduta con la schiena contro il braccioso, e le gambe rannicchiate, dove appoggiato su esse c'era un libro. Clara la salutò e lo stesso fece Sofia, meno allegramente. Giulia invece aveva un sorriso incoraggiante sul volto. A quanto pare Jenni aveva ascoltato il suo consiglio, di andare avanti e di non rinchiudersi in se stessa, come farebbe qualsiasi altra persona debole. Ma lei non lo era. <<Cosa stai leggendo?>> domandò curiosa Clara guardando la bionda che non spostava lo sguardo dal libro. <<E' "L'interpretazione dei sogni" di Sigmund Freud>> disse rispondendo alla domanda Giulia, con sorpresa di Clara e Sofia. <<Glielo ho prestato io ier sera. Sono andata in biblioteca quando vi ho salutato e l'ho preso in prestito. Lo devi riconsegnare tra quindici giorni>> disse rivolta a Jennifer, che annuì concentrata. <<Va bene>>
<<Potrebbe essere utile in qualche modo. I sogni sono possono essere un pensiero relativamente semplice senza ulteriori significati, oppure possono attraverso le loro immagini dare un'interpretazione completa della vita del sognatore compresi traumi, cambiamenti e condizioni attuali. Un ottimo indizio se sogna qualcosa relativa all'aggressione>>. Jennifer staccò per un secondo contato lo sguardo dalle parole, per guardare con una nota di spavento negli occhi la ragazza, per poi ritornare a leggere. Sofia lo notò e lo disse mentalmente a Clara che fece spallucce. "Sarà ancora sconvolta per il fatto che è stata aggredita. E' normale avere ancora paura"
Si sedettero su il divano a tre posti e si misero a chiaccherare. Sofia fece presente che il giorno dopo non sarebbe stata molto in compagnia con loro. <<Avete entrambe degli impegni. Clara ti devo truccare io per l'uscita con Filippo>>
La rossa la guardò contrariata, e si portò i capelli all'indietro con una mano. <<Non ci pensare nemmeno, io da te non mi faccio truccare, forse mi scegli i vestiti. Esco normalmente come sempre>>
<<Peccato>> fece tra se e se la nana <<sono diventata più brava delle ultime volte>>. Clara sbuffò e incrociò le braccia e le gambe guardandola di sottecchi. Ricordava bene l'ultima volta che l'aveva truccata. Il bagno era un completo disastro : gli smalti erano rovesciati, la polverina degli ombretti colorava il pavimento e il lavandino e gran parte del viso di Clara, il mascara compariva a tratti sullo specchio e sulle guancie della rossa e aleggiava nell'aria puzza di acetone. La sua felpa con il Diddle non era stata più la stessa da quel giorno. <<Peggio non puoi diventare>> disse per le rime lei. <<Dove si va oggi?>> domandò cambiando il discorso, cercando di non ricordare la giornata.
<<Libreria?>> domandò Sofia immaginandosi un posto tranquillo. <<Ne hai una gigante qua, che ti serve andare lontano?>>
<<Io direi di andare alla pista di pattinaggio. Quella sul ghiaccio >> propose luccicosa Clara, ricordandosi che avevano allestito una pista lì vicino. Le era sempre piaciuto pattinare da piccola, ma sul ghiaccio non ci aveva mai provato. Entrambe annuirono. Jennifer chiuse il libro con una tale potenza che fece sussultare le ragazze. Sembrava che non gliene interessava nulla della loro conversazione, ma chiese : <<Posso venire anche io a pattinare?>>.
Giulia sorrise e annuì una seconda volta. <<Puoi pure non chiedere, tranquilla>>. Sofia invece le lanciò un'occhiata , ma dovette chiedere scusa notando che le due amiche la stavano guardando storto. <<Più siamo meglio è?>> disse infine sorridendo il più possibile. Sorriso falso sicuramente.

Pista di pattinaggio - ore 15.00


Una pista ovale , ghiacciata, fredda e piena di agente, si presentava davanti a loro. A quanto pare tutte le persone , avevano approfittato dei primi giorni di vacanza per andarsene a fare un giro sui pattini. C'erano bambini, ragazzi e ragazze e adulti di tutte le età.
<<Pista!>> urlò Clara, prolungando la "a" cadendo di culo sul ghiaccio duro. <<Ahia>> si massaggiò il sedere rialzandosi il prima possibile, avendo paura che qualcuno potesse metterla sotto non notandola per terra. Sentì una risatina leggera e si voltò per vedere giusto in tempo Jennifer che pattinava velocemente. Sembrava stesse danzando, addirittura meglio dei campioni olimpici. Fece un triplo axel con una semplicità assurda e atterrò perfettamente. I bambini e le bambine la guardavano ammirati e le lasciavano spazio per fare tutte le evoluzioni che voleva. Sofia tutta incappottata la osservava con le braccia incrociate sul petto e faceva "nono" con la testa. <<L'ho dovuta richiamare più volte dicendole che non poteva farle perchè attirava l'attenzione. E ora fa anche peggio!>> Si fece dare il braccio dall'amica e iniziarono a scivolare piano piano. <<Non sei così male, devi solo imparare ad andare da sola>>
Dall'altro lato della pista Giulia pattinava passo a passo con Felix al suo fianco, chiaccherando. Il mal di testa le era passato finalmente, e lui sembrava più tranquillo. Negli ultimi due giorni era sempre teso , come se si aspettasse che qualcuno lo arrestava
<<Parli facile te visto che sai stare in piedi! Io no! Guarda>> andò avanti per qualche metro tranquillamente, ma a un passo dal bordo cadde. <<Siamo a quota 22. Non sai frenare è questo il punto; quando imparerai andrai avanti più tranquilla>>.
<<E come si fa a frenare genio?>> domandò lei rialzandosi in piedi per la ventiduesima volta. <<Così!>> sentì dire dall'altro lato della pista. Si videro venire contro Jennifer, ad una velocità impressionante. Grazie alla vista sviluppata videro ogni movimento che faceva, ma dubitavano che gli altri avrebbero potuto fare lo stesso. Jennifer si girò sul lato destro del corpo, dando peso sul piede. Dei pezzetti di ghiaccio si alzarono per poi ricadere. <<Se io faccio una cosa del genere , mi spacco il piede!>> rise, tentando di andare di nuovo avanti e per sua fortuna ci riuscì. <<Sei una frana>> commentò Tommaso alle sue spalle, mettendosi davanti a lei e pattinando all'indietro, da bravo pattinatore.
<<Non c'è bisogno che me lo dica anche tu, lo so anche da sola>> disse lei, aggrappandosi a lui quando sentì che stava di nuovo per cadere. <<Sei una frana, devi aggrapparti pure a me per reggerti in piedi! Secondo me dovresti andare nella categoria bambini per cominciare>> fece serio lui, sorridendole però.
<<Un bambino sarai tu >>. Si slanciò di nuovo verso di lui, cercando di prenderlo, inutilmente. Il ragazzo se la cavava sui pattini molto meglio di lei e la lasciava indietro, ma Clara non demordeva. Dopo qualche minuto di prese andate a vuoto , notò con allegria che non era caduta nemmeno una volta. Fece sciogliere un pezzo di ghiaccio, e Tommaso cadde a terra senza preavviso. Clara gli si buttò addosso e disse trionfante che lo aveva preso. <<Adesso siamo pari per questa mattina>>
<<Sei stata sleale>> affermò lui con decisione sorridendole. <<Cavolo Cla! Sei un genio>> rise <<non ci avrei mai pensato io , fino ad ora>>.
Clara rise entusiasta. Gli stava simpatico Tommaso, faceva sempre vedere il suo stato d'animo dalle sua espressione, ma la sua voce lo tradiva a volte, oppure enfatizzava ancora di più il suo comportamento. Gli sorrise a sua volta e si andò a sedere sulle gradinate che percorrevano tutti il perimetro dello stadio. Era sfinita. I pattini le dolevano molto le gambe e non si sentiva più le dita dei piedi, e fu un vero sollievo quando si mise ai piedi le all star fredde. Clara si alzò e andò a prendere al bar del palazzetto un tramezzino con tonno e cipolline. Decise di sedersi su un tavolino a mangiare invece di tornare alle gradinate, che per aggiunta era vietato come dicevano numerosi cartelli alle pareti, scritti sia in italiano, sia in inglese. <<E per gli stolti se guardi bene c'è anche in tedesco e giapponese>> le disse da dietro Sofi, che reggeva tra le mani una tazza calda , con dentro del tè alla pesca. <<Jennifer?>>
<<E' là a pattinare. Ovviamente tutti la stanno riprendendo con il cellulare visto che è tanto brava! Giulia e Felix stanno cercando di farla smettere, ma inutile. Quando è al centro dell'attenzione si vuol far notare ancora di più. Questo suo lato non è cambiato per niente da quando ha perso la memoria. Ma ce lo dovevamo aspettare da lei! >> fece Sofia, scuotendo la testa. La seconda volta che lo faceva quel giorno.
<<Guardala! Adesso fa l'angelo e la piroetta>>. E in effetti la bionda fece proprio quei passi, con la sorpresa delle due ragazze. <<Come lo facevi a sapere? >> domandò curiosa Sofia, mentre beveva la bevanda calda, che le fece avere un brivido lungo la schiena.
<<In verità non ne ho proprio idea! Mi è venuto in mente che poteva farlo e allora l'ho detto ad alta voce>> fece spallucce e continuò a guardarsi intorno. Felix e Giulia stavano mano nella mano e Felix insegnava ad andare all'indietro all'amica. Proprio in quel momento caddero entrambi , Giulia sopra le ginocchia di Felix, e si misero a ridere per la caduta, incuranti di essere proprio in mezzo alla pista dove passavano tutti; Tommaso dovette andare a tirarli su di peso visto che la ragazza scivolasa sempre quando si metteva un attimo in piedi. <<Allora.. cosa hai regalato a Tommaso?>> chiese a tradimento Sofia , notando che Clara stava guardando il gruppetto. <<Sei troppo curiosa Sofi!>>
<<Avanti! Dimmelo, avrò la bocca cucita come una cucitrice! Lascia perdere>> disse vedendo la faccia stranita di Clara << Cosa gli hai comprato? Tanto domani lo verrò a sapere comunque il un modo o nell'altro!>>. La guardò facendo gli occhi dolci. Si odiavano amichevolmente a vicenda quando cercavano di convincere l'altra facendo quella faccia. Era " l 'ultima carta da giocare" , come la definivano loro. <<Ok , te lo dico. E' una cosa semplice! gli ho comprato un vibratore>>
Sofia spalancò gli occhi incredula per poi fare un'espressione arrabbiata e diede un pugno sul braccio all'amica. <<Bastarda! ci stavo anche per credere io! >>.
<<Colpa mia se ci credi! Non sono mica pervertita, sai?>> . Finì di mangiare il suo tramezzino, e per poco non si soffocava visto che Sofia aveva sbuffato per dire "certo, come no ". <<Dai! Gli ho regalato un amuleto portafortuna. Lo può attaccare ad un nastro e se lo mette come braccialetto, oppure come collana. Non ti dico però cos'è precisamente>>
Sofia la guardò trionfante. La sua espressione non prometteva nulla di buono. <<Credimi, mi basta! Argento o d'oro?>>
<<Oro>> rispose senza aggiungere dettagli. Sapeva che ogni frase o parola che diceva poteva usarla contro di lei a tradimento. <<Non molto grande , ma nemmeno minuscolo. Contenta?>>.
Sofi annuì, come se la cosa fosse ovvia. Aveva saputo in anticipo il regalo, e moriva dalla voglia di dire quello da parte di Tommi, ma si trattenne mordicchiandosi il labbro inferiore. Sofia finì il suo tè in totale tranquillità , ma alla fine si alzò di scatto e andò a richiamare Jennifer, spingendola letteralmente fuori dalla pista, non mettendosi i pattini e beccandosi i rimproveri da parte di uno dei guardiano. Sicuramente non avrebbe potuto andarci per un bel pezzo.
Jennifer stava involontariamente lisciando il ghiaccio, mentre ci passava sopra e qualcuno lo aveva notato, anche se non riusciva a capire come facesse. Felix e Giulia ci avevano rinunciato a richiamarla e pattinavano tranquilli. A quanto pare Felix era un ottimo maestro perchè Giulia ormai sapeva fare dei passi che il giorno prima nemmeno pensava di imparare. Tommaso invece rimproverava Jenni più volte e le ostacolava la strada, prima che potesse fare qualcosa che avrebbe potuto atterare l'attenzione. Ancora di più. Sofia si era occupata prima delle telecamere, mandandoin tilt i fili dell'alta tensione, facendo rimanere così accesi solo le luci delle lampade al neon. Clara pensava che Jennifer poteva fare quello che voleva quel giorno perchè nonostante tutto se lo meritava proprio dopo quello che le era successo. Il ghiaccio, il suo elemento, magari poteva aiutarle a ricordare. Proprio quando Sofia la stava riprendendo ,per l'ennesima volta, il ghiaccio iniziò ad alzarsi bruscamente, facendo cadere molte persone , e inciamparne altre. I più fortunati uscirono dalla pista appena in tempo e non si girarono nemmeno indietro per vedere ciò che era successo.
Solo i ragazzi della Scuola sapevano cosa era successo. Sofia aveva alzato troppo la voce e Jennifer per ribellarsi aveva fatto espandere il più possibile il suo potere. Una lastra di ghiaccio stava per schiantare la mora alle barriere, ma delle liane bloccarono la lastra , per ributtarla a terra. <<Possibile che non si può passare un giorno in santa pace?>> domandò irritara Clara, che cercò di allontanare la gente senza esito. Troppi ficcanaso in giro da tenere a bada. Vide Felix che si avvicinava a lei e che la aiutava a tenere lontane le persone, ma invece di mettersi affianco a lei, si spostò all'uscita e Clara lo perse di vista. Poco a poco però, le persone si allontanarono turbate e lei ne approffittò per andare a dar man forte a Sofi , Giulia e Tommi che cercavano di calmare Jennifer che non riusciva a tenere a bada le sue emozioni, prendendo il soppravvento.
Clara fece sciogliere buona parte del ghiaccio presente la intorno, solo mettendoci un piede sopra. Non voleva farlo, ma la forza di volontà era troppo forte : voleva fermare Jenni a tutti i costi. Ce l'avrebbe fatta.
La prima cosa che fece fu allontanare Sofia. Lei voleva solo fermarla perchè non aveva eseguito i suoi ordini, non perchè ci teneva. Felix la andò a prendere personalmente e uscirono insieme dalla pista, Sofia con la faccia sdegnata che prometteva solo guai. Felix cercava di sdrammatizzare la situazione e andò a prendere le sue cose , ancora dentro al camerino, ma proprio quando lui entrava nella stanza, Sofia sgaiattololò dietro la porta, per poi mettersi in posizione d'attacco.
<<Jennifer Nevis. Calmati subito e ascoltami>> iniziò Clara, senza ricevere risposta. Al contrario il ghiaccio davanti a lei si alzò e la fece scivolare all'indietro, ma Tommaso la prese e la portò alle gradinate, dove aveva lasciato i pattini. Glieli mise velocemente e le fece l'occhiolino. <<Vedi di non cadere stavolta>> e la aiutò a mettersi in piedi e a portarla in pista e si posizionò dall'altra parte dove si trovava lei.
Fu un attimo. Jennifer cadde in ginocchio e si portò le mani alla testa e iniziò ad urlare. <<Non voglio morire! Sparisci! Vattene! No, non volevo! VATTENE!>>.
Felix rientrò velocemente a sentire quelle urla . Era andatoa cercare Sofia, anche se era impossibile che non l'avesse vista andarsene da dietro alle sue spalle. Clara pattinò il più in fretta possibile verso Jenni e si insinuò nella sua testa per sapere cosa succedeva. Sbarrò gli occhi. Era impressa una scritta rossa sangue con scritto "devi morire". Non immaginava che si poteva fare una cosa del genere; poi iniziò a sentire una voce, bassa e roca, intimarla di morire e che voleva uccidere qualcuno quella sera. Ma quale sera? Il timbro della voce era caldo, ma glaciale; riusciva a paralizzarti sentendo solo una pausa. Diventò sempre più alto. Alla voce si udì un fischio, come quando il gesso stride sulla lavagna.
Clara le diede un pugno in fronte e Jennifer cadde in un sonno profondo, tranquilla. Respirò a fondo , spaventata e lasciò un urlo per sfogarsi. Quando Tommaso le dette una pacca sulla spalla , pensò di essere stata in quella posizione, china al fianco della bionda, per giorni e giorni. Non riusciva a muovere le gambe e cercò di farlo capire senza dire una parola. Non riusciva a parlare , o meglio, non voleva. Aveva paura che la sua voce diventasse quella che aveva sentito prima. Sprezzante. Di chi non ha paura, di chi vuol far soffrire. Tommaso dovette prenderla in braccio per spostarla. Lei si aggrappò con tutte le sue forze al suo collo e ispirò a fondo il profumo della sua pelle , calda. Si sentiva debole, senza forze, ma riuscì a stare sveglia tutto il tempo. Sofia correva fianco a fianco di Tommaso, per vedere coma stava l'amica. Era molto preoccupata e guardava sprezzante Jennifer perchè la considerava la responsabile di quell'accaduto, giustamente. Forse. Nessuno sapeva cosa avessero sentito , però tutti erano curiosi di sapere. <<Cla, siamo arrivati. Vuoi reggerti da sola?>> domandò Tommaso, senza l'intenzione di lasciarla scendere. Lei annuì e dopo qualche barcollamento riuscì a stare in piedi però sempre appoggiata a qualcuno. <<Si, ce la faccio>>
<<Non vorrei che parliate di ciò che è successo con nessuno>> disse con decisione Jennifer alzandosi in piedi. Era sveglia da un pezzo e aveva ragionato da un pezzo su ciò che doveva succedere. <<Ma cosa è successo?>> domandò Sofia fulminandola, quasi letteralmente <<Non capisco perchè ti sei scaldata così tanto. Ti avevo già detto di non fare evoluzioni del genere perchè attiravi l'attenzione! E tu fai il contrario. Mi dispiace ma questo non te lo permetto, scusami!>>
<<Io so ciò che è successo, mi ha fatto paura e ho reagito di conseguenza. All'inizio mi sarò scaldata si per te, ma alla fine no. Là, volevo farvi male davvero>>. Questa frase fece venire un brivido a tutti i presenti. Un piccolo caratteraccio dentro un corpo dal viso d'angelo. Clara venne in suo aiuto <<Ragazzi, è meglio se questa faccenda ce la dimentichiamo del tutto. La gente non sa cosa sia successo realmente, non avranno basi su cui fondarsi>>
<<E i telefoni coi video?>> domandò Tommaso, mettendo in evidenza che quelli potevano essere un problema da non sottovalutare. <<No problem. Li ho cancellati io prima che se ne andassero>> disse risoluto Felix, orgoglioso di se, vantandosi e portando il petto in fuori come i marines. <<Sbruffone>> gli fece Giulia dandogli un pugnetto sul braccio, ma il ragazzo la strinse a se, appoggiando la sua testa sulla spalla della ragazza. Entrarono tutti e sei nel passaggio e andarono a cenare, in silenzio. Sofia non voleva parlare con Jenni, e perciò si andò a sedere su un tavolo da sola, ma venne poi raggiunta da Giulia, per farle un po' di compagnia. Sola eincompresa. Ecco come si sentiva. Giulia lo sapeva bene, capitava a volte con sua madre di finire qualche conversazione e di doversi isolare, anche se aveva bisogno di sentirsi apprezzata. <<Bella vigilia di Natale>> commentò Sofia mentre assaggiava un pezzo di pizza con prosciutto e funghi e Clara annuì taciturna mentre mangiava la sua , con le patatine. <<Te ne frego una>> disse Tommaso, allungando la mano sul piatto , ricevendo uno spazio. <<Mi dispiace>>, disse Clara portandosi il tovaglioso alla bocca <<ma è mia l'ultima patatina fritta>>. Tommi le lanciò un occhiata di sfida e prese la forchetta invitando Clara di fare lo stesso <<sfida di velocità. Semplice ed efficace>>
Clara alzò un sopracciglio in modo curioso. <<E' un modo barbaro!
Sofia si mise in ginocchio sopra al tavolo con un balzo e stabilì la distanza facendo qualche misura con le mani. <<Al mio tre. Uno>> pausa. Clara guardò dritta negli occhi il biondo e si stupì di quanto fossero belli i suoi occhi. <<TRE!>>
Clara si era proprio dimenticata di concentrarsi, tanto che non aveva sentito il numero "due". Si era ripresa solo perchè aveva visto la mano di Tommi abbassarsi. Abbandonò anche l'idea di fare la stessa cosa. <<Tienila pure>> gli disse sorridendo.
Lasciarono la sala di pranzo e si stupirono di vedere i goblin che facevano la ronda, in orario studentesco. Di solito si avvicinavano alle loro sale solo passata la mezzanotte, cioè quando scattava il coprifuoco.
<<Ricordati l'impegno per domani Giulia>> le disse il cugino entrando in camera sua, salutando tutti con la buona notte. Annuì e tutti si sdraiarono a letto esausti. Avevano mantenuto la promessa, nessuno aveva detto niente dell'accaduto e nessuno sapeva, a meno che qualcuno non lo aveva scoperto di suo.
*
Felix stava eseguendo il suo rapporto. Aveva subito mandato un messaggio al suo padrone, l'indiscusso servitore dell'Ombra, riferendosi a quel giorno. Aveva nascosto la maggior parte dei suoi sentimenti che aveva provato. Aveva cercato di nascondere i volti dei suoi amici - perchè li considerava tale - ma alcune volte gli balzavano in mente, visto che sentiva i loro respiri lenti e i loro battiti calmi. Aveva dovuto riferire dell'attacco e di come aveva fatto dimenticare a tutti i presenti quello che avevano visto. Era stata una vera faticaccia. Si passò una mano tra i riccioli esausto e si stupì di vedere che poteva prendere sonno così velocemente.
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E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 10 giugno 2010, 13:59

Capitolo 24 -
Bentornata sezione fan fiction :D non provate a togliercela di nuovo! la nostra ira sarà tremenda :sleep: xD

"Fate piano! Non si deve svegliare!" bisbigliò a bassa voce Clara, avvicinandosi piano piano al letto, dalle lenzuole azzurre. Sofia andò a sbattere contro una valigia e imprecò, ma non si svegliò comunque. "Piano Sofi, manca poco" disse a sua volta Francesco. Era arrivato quella mattina, molto presto, e aveva svegliato di sorpresa Sofia, buttandola giù dal letto alle sei , insieme a Clara. La rossa voleva vendicarsi per il fatto degli allenamenti, e il mattino di Natale era perfetto. Arrivarono tutti e tre in ginocchio ai piedi del letto, senza fare molto rumore. Si alzarono tutti e tre in piedi, facendo scricchiolare le ossa delle ginocchia. Controllarono tutti e tre l'orologio, sul polso sinistro del ragazzo.
Tommi era profondamente addormentato e stava sognando chissà cosa. Il cuscino era per terra , dall'altra parte della stanza , il braccio a penzoloni dal letto dimostrava che era stato lanciato per una ragione sconosciuta. Ore 9.00. E' ora. I tre si guardarono con aria complice e annuirono. Balzarono sul letto del ragazzo e iniziarono a saltellare. "Sveglia è mattina!" o "Ancora svegli? Dormiglione" iniziarono ad urlare ad alta voce le due ragazze. Da tutte le altre stanze si sentirono le stesse urla, le stesse frasi. Tommaso si svegliò di sorpassalto con un urlo e Clara si mise a ridere e iniziò a fargli il solletico. "Che cosa sta succedendo??" - domandò sconvolto Tommaso, che stava cercando di togliersi le due ragazze da sopra, inutilmente. Francesco era sceso dal letto, ed era andato a svegliare gli altri. Clara non aveva detto tutto della festa di Natale. Era vero dello scambio dei doni, ma alla mattina presto, molti ragazzi si mettevano d'accordo e alle nove in punto, si mettevano ad urlare per svegliari i compagni. A volte veniva anche chi non abitava nella Scuola; un anno aveva partecipato anche una vecchietta, che metteva sulla testa di tutti un gatto nero e urlava che portava fortuna; infatti la caldaia si era rotta e le Creature del Fuoco dovettero arrangiarsi per scaldare tutte le stanze.
Non era usanza da poco, che facevano i ragazzi solo per divertirsi. Era per ricordare : il giorno di Natale, di molti anni prima, anche prima che Clara e gli altri nascessero, dei seguaci dell'Ombra attaccarano la Scuola e i suoi allievi e maestri. Purtroppo però le stanze erano state insonorizzate e non poterono sentiri i nemici che attaccavano, così l'unico metodo era quello di svegliare tutti bruscamente, come saltare sui letti o a mettersi ad urlare. Riuscirono così a svegliarsi e a combattere prima che la Scuola veniva rasa al suolo. Da quel giorno le stanze non furono più insonorizzate e i goblin furono messi come guardie. Entrambi le parti non erano molto contente : i goblin erano molto abili con le parole e facevano intendere quasi sempre ogni frase con un'altra. Inoltre avevano un'ottima memoria e questo faceva si che potevano richiamare discorsi, anche vecchi di anni e anni e gli umani a volte non si ricordavano nemmeno di quel discorso e alla fine cedevano, credendoci. Proprio per questo ci parlavano il meno possibile o semplicemente li ignoravano del tutto, passando avanti senza nemmeno degnarli di uno sguardo. I piccoli esseri non si arrabbiavano di quel comportamento, anzi, si beavano di vedere che avevano paura di loro per un motivo che loro consideravano a dir poco banale.
"Ma io stavo dormendo così bene!" - bofonchiò Tommaso scandendo al meglio le parole e cercando il cuscino per rimetterselo sopra la testa, ma non trovandolo da nessuna parte si mise a sedere. Portava addosso dei pantaloncini neri e una canottiera fine, che gli faceva mettere in risalto i muscoli, anche se non molto sviluppati. "Che .. perchè mi avete svegliato?" domandò con un sonoro sbadiglio.
"Usanza della mattina di Natale" spiegarono in coro le due ragazze, Sofia lasciò la parola a Clara. "Non ti ho detto tutto l'altra sera. Oltre a quello che ti ho detto , c'era questo" rise "la parte più divertente, non me la poteva lasciar scappare! " - esclamò per poi andare in un'altra stanza a saltare addosso ad altri ragazzi dormiglioni.
La rossa aprì piano la camera numero 38, stupendosi del fatto che nessuno era riuscito ad entrarci. Tutte le altre porte erano aperte, tranne quella. Si incuriosì, ed enrò piano piano: sotto al letto c'era un rigonfiamento , segno che sotto c'era qualcuno. Provò ad avvicinarsi, ma si sentì subito sollevare da terra e avvicinare all'uscita. "Ehi, chiunque tu sia! Smettila , è Natale, non si può interferire "- disse Clara, incrociando le braccia, mentre tentava di camminare verso il letto. Comparve da dietro di lei una risata e dei lacci legarle i polsi, stretti. "E così siamo a dieci!" - esclamò Thomas incoraggiante. "Inutile che vi mettiate contro di me, conosco questo posto meglio di tutti voi messi insieme. E non provare signorina a bruciare le corde, non si può! E' contro le regole!" - disse tutto raggiante il vecchio, aggiustandosi i capelli grigi. Spostò lo sguardo sulla parete e poi si mise nascosto dietro la porta, come se doveva prendere di nascosto qualcuno che doveva entrare. E così avvenne. Felix, Giulia e Sofia fecero la stessa fine degli altri undici, arrivando a quota 14. Dopo mezz'ora aveva quasi "catturato" tutti i ragazzi, ma li lasciò andare sostenendo che aveva sostenuto un vero e proprio record. Clara si tolse i lacci dolorante. Il vecchio dall'aria arzilla aveva lasciato a tutti dei segni rossi sui polsi. "Come mai l'ha fatto?" - domandò la ragazza, che era rimasta indietro apposta per chiedere. I ragazzi dovevano ritornare in camera per mettersi i loro costumi. "Le vecchie abitudini divertenti di svegliare di colpo i nuovi arrivati e non rimangono, mentre quelle meno divertenti, tipo legare gli amici addormentati spariscono. Era così che ci divertivavamo da giovani noi a Scuola! Prendendoci a pugni sul naso e a calci nel sedere" - rise, ricordando i vecchi tempi, quando era ancora un giovane promettente.
Clara ringraziò per la spiegazione "Buon Natale "- disse chiudendo la porta, lasciando la stanza in perfetta oscurità, ma proprio quando pensava che non avrebbe risposto, sentì il vecchio sorridere e aprire la luce.
Il vecchio sorrise. Quella ragazza le stava simpatica, le ricordava Fiona da giovane, sempre con la voglia di fare qualcosa. Si avvicinò piano a un tavolino di legno e prese una foto, dalla cornice di vetro. Per ognuno dei quattro angoli, il vetro formava due margherite. La cornice però era nulla rispetto alla foto : raffigurava due giovani sposi scalzi. Il ragazzo sorridente teneva in braccio la donna, imbarazzata e timida che si teneva forte alle spalle di lui. Portava i capelli raccolti in un elegante chignon, tenuto fermo da due farfalline bianche. Il vestito era ampio e scendeva delicato sui fianchi morbidi. Sullo sfondo il mare piatto e il cielo roseo preannunciava il tramonto imminente. Una sola lacrima segnò la guancia del vecchio, ma scomparve subito e gli ritornò il sorriso. Quel giorno era stato molto bello e indimenticabile.


"Thom, smettila! Io nelle foto vengo male! " - disse Fiona, scappando da lui , togliendosi le scarpe col tacco a contatto con la sabbia. " Stai scherzando? Sei bellissima come il sole" - fece il ragazzo, spostandosi i capelli marroni dietro l'orecchio, facendo lo stesso con una ciocca castana ribelle dell'amata. Si tolse anche lui le scarpe e iniziò a correre sulla sabbia, sentendo i granellini infilarsi tra le sue dita. Alla fine Fiona si lasciò prendere, per poi ritrovarsi fra le sue braccia. "Sorridi cara".


Rise sentendo le urla di Clara, che stava rimproverando qualcuno che non aveva indossato il suo vestito da Natale. Sbarrò gli occhi e guardò verso il letto e si inginocchiò. "Ma perchè ci sono questi costumi??" domandò , facendo una faccia triste degna dei cartoni animati.

**

"Passami le patate"- urlò Clara, dall'altra parte del tavolo, in mezzo a due bocchia che la guardavano con la bocca aperta. Indossava un paio di calze verdi e rosse a strisce, con sopra una minigonna verde e a completare tutto una maglietta a maniche corte dello stesso colore. "Eccole" - fece in risposta Sofia, apparendole da dietro. Lei indossava un completo marrone e delle corna da renna e per completare tutto un naso rosso. "Ma perchè si deve fare questa sceneggiata?" - domandò esausta Clara, osservando tutti vestiti in modo natalizio "Non siamo nemmeno a carnevale e si organizza ogni anno questa .. cosa!"
"Non me lo chiedere a me. Mi sono dovuto mettere questo vestito senza nemmeno una vostra spiegazione" - disse Tommaso, seduto affianco a lei.
Clara quando era uscita dalla stanza del vecchio si era ricordata che Tommaso non sapeva dei vestit strani e lo aveva riportato in camera dopo aver chiesto a un ragazzo se poteva portargliene uno della sua misura. Era vestito da elfo e il sognaglio attaccato al capello suonava mentre il biondo muoveva la testa di qua e di là.
"Credimi, se potessi mi leverei anche io queste cose" - commentò Clara, mettendosi delle patate al forno sul piatto e cominciando a mangiare.
Il pranzo passò tranquillo, tutti si stupirono di quando entrò Thomas con un costume da Babbo Natale. Era veramente buffo e tutti iniziarono a ridere, soprattutto per la faccia contrariata che aveva stampato sul volto. Con la barba e i capelli grigi era tale uguale a lui e andò a rimproverare il preside, che come ogni anno passava tutte le festività a Scuola. Tutti si chiedevano se avesse una vita privata e chiedevano, ma nessuno indagava a fondo. Tutti avevano capito che i due vecchi si conoscevano dal loro modo di scherzare e di fare. Era impossibile che si erano appena conosciuti.
A fine pranzo, il preside si alzò e iniziò a fare un discorso. "Prima di tutto, buon Natale a tutti, spero che passiate una bella giornata con i vostri parenti e i vostri amici. Adesso ci sarà lo scambio dei doni quindi vi dico di sistemare bene i pacchetti e i fiocchetti. So che molti di voi non sono cristiani e non li biasimo, ma invito tutti i cristiani di non arrabbiarsi se non festeggiano questa festa in Chiesa. Voi potete pure andare" - fece una pausa e notò tristemente che quasi nessuno lo era , mentre Thomas guardava le facce divertite dei ragazzi, così si alzò a sua volta. "Cosa ci fate ancora qua? Andate a dare i vostri regali ! E non apriteli o ve la vedrete con me" disse serio, anche se quasi nessuno prese seriamente quella minaccia, che tanto non sembrava.
I ragazzi iniziarono ad alzarsi velocemente dai loro tavoli, dimenticandosi le buone maniere di non fare rumore e di mettere i piatti sporchi da parte e questo fece arrabbiare le signore della cucina, che complottarono tra loro su una punizione decente : sciopero o peperoncino piccante sul cibo.
Clara si fece spazio per tuti i corridori. Perchè la mia camera è una delle più lontante? Aveva nascosto i pacchetti regalo sotto il letto la sera prima e aveva attaccato un foglietto su ciascuno per riconoscere a chi lo doveva dare; era sbadata e tre regali li aveva presi nello stesso negozio, perciò era più difficile per lei riconoscere o tentare di ricordare.
Girò velocemente la chiave nella serratura e prese i regali per poi andare davanti alla stanza di Sofia , a destra della sua, ma cambiò subito idea perchè aveva paura che iniziava a truccarla, come aveva detto la sera prima. Preferì non correre il rischio e andò da Giulia che stava al telefono con una certa Virgi e si stavano scambiando gli auguri reciprocamente. Clara fece segno che sarebbe passata più tardi, ma la bionda fece "no" violentemente con la testa e dopo pochi secondi mise già il cellulare. "Buon Natale, Clara!" trillò Giulia serena, alzandosi dal letto e porgendole un pacchetto. Un libro, sicuramente , a giudicare dalla forma. "Credo che ti piacerà! Sono andata in libreria a fare i regali visto che avevo i buoni sconto" - spiegò lei, un po' in imbarazzo.
"Non ti dovevi disturbare"- e le diede il suo, una scatolina bianca, con un nastro rosso che la chiudeva elegantamente. "Si dice che ogni Creatura deve averlo e ho notato che tu non l'avevi, come Tommi e Felix... mi scuso , non è granchè!". Salutò l'amica , ma con sua sopresa stava uscendo anche lei e andarono insieme da Felix. L'entrata era aperta e c'era una fila di ragazze che gli davano regali su regali, anche se era a malapena li da due giorni! Si schiarì la voce e Felix la fece entrare, considerandola l'eroina della situazione. "Giu, Cla, aiutatemi, please!" - disse sottovoce, non volendo ferire i sentimenti di quelle ragazze. "Sloggiate forza" - disse prepotente Giulia, abbracciandosi saldamente a Felix che la guardava sorridente attraverso i riccioli che gli ricadevano delicati sugl'occhi. "Su, non mi avete sentita o vi devo arrostire una per una?" domandò, facendo apparire una fiamma sopra le loro teste. Le ragazze si guardarono e poi se ne andarono , sbuffando sonoramente in modo tale che le sentissero tutti. Appena chiusa la porta, dal corridorio si sentirono urla di dolore. La fiammata era arrivata lo stesso. Felix scoppiò a ridere e lo stesso fece Clara , più piano.
La bionda con un gesto portò i capelli indietro con stizza "Mi hanno fatto ripete la cosa due volte"- disse per poi dare di getto un bacio a fior di labbra. Felix la guarda incantato , con un velo di tristezza, per poi prenderla per i fianchi e baciarla più appasionatamente, come non aveva fatto in vita sua. Molte ragazze gli andavano dietro, lo sapeva , ma non era un approfittatore e la maggior parte la lasciava in disparte, sperando che non si avvicinassero a lui.
Clara tossicchiò rumorosamente, attirando l'attenzione dei due, che continuavano a stare abbracciati. "Ho capito, ho capito. Vi lascio soli" - disse appoggiando il proprio regalo sulla scrivania del ragazzo. Quei due non si degnarono nemmeno di fare ciao con la mano, ma Clara poteva capirli e andò tutta contenta da Tommaso, per dargli il regalo. "E' permesso?" - chiese bussando la porta, rigorosamente chiusa. "Si, vieni" - risponde qualcuno all'interno, facendo rumore. La rossa aprì di colpo la porta e si mise a ridere : Tommaso evidentemente si era incastrato tra le coperte , ed era caduto dal letto quando aveva cercato di alzarsi. "Serve una mano?" - domandò Clara, appogiando le borse sul pavimento e andando da lui , cercando di non ridere. "Grazie" - disse Tommaso quando si rimise in piedi. Si scambiarono reciprocamente i regali e Tommaso era molto in imbarazzo, visto che non sapeva nemmeno cosa aveva comprato Sofia nel negozio.
"Ma sei proprio sicura che devo aprire i regali stasera? Non posso nemmeno togliere la carta regalo?".
"Sicurissima" - disse lei. " Però si può dire cosa c'è dentro... scherzo!" - aggiunse vedendo che Tommaso aveva alzato il sopracciglio destro.
Clara non disse niente di Felix e Giulia : era curiosa di sapere quale sarebbe stata la sua faccia dopo averli visti insieme di punto e bianco. "C'è anche una sorpresa per te" - disse almeno per prepararlo all'impatto.
"Cosa?" domandò lui, sperando che almeno quello glielo dicesse. "Sorpresa. Ma centra un bacio"- finì di dire la frase e il biondo si girò per guardarla scomparire da dietro la porta. "Come lo sai?" domandò afferandola per un braccio. "Ehm, sapere cosa?" - chiese, sperando di poterlo dirottare.
"Sapere, ecco.. insomma.. beh, quello! Del bacio!" - esclamò a bassa voce, cercando di non farsi sentire. Si chiedeva come fosse possibile che Clara sapesse della scommessa. Sofia gli aveva detto che non avrebbe aperto bocca al riguardo, ma come poteva allora sapere che ci sarà un bacio?
"Ecco, beh , li ho visti prima! Si sono baciati così, non sapevo che tu lo sapessi"- spiegò lei, riuscendo a togliersi dalla morsa di Tommaso. "Ma di cosa stai parlando?" - chiese lui, che non riusciva a capire quel senso. Come poteva aver visto un bacio, il loro bacio, che non era successo?
"Di Giulia e Felix, no? Secondo te di cosa stavamo parlando? Sono così carini! Non sapevo che tu sapessi che stavano insieme".
A quella frase, se poteva, la mandibola di Tommaso avrebbe toccato il pavimento. Giulia, la sua cuginetta, si era baciata con Felix? Stavano insieme? "E tu che bacio intendevi?" - chiese Clara curiosa. Il ragazzo avvampò in meno di un secondo. Se vedevi un pomodoro e la sua faccia, non si riusciva a notare la differenza. " io non intendevo nessun altro bacio! E comunque io non sapevo di loro due! Felix poi! Come osa?"- anche se non lo era, Tommaso si stava comportando proprio come un fratello maggiore. "E quando è successo?"
"Se non lo avessi notato, si tenevano per mano anche alla pista di pattinaggio ieri , ma penso che il primo bacio sia stato quello di prima, da come si erano comportati" - spiegò Clara, con voce da esperta.
"Allora sono ancora in tempo!" esclamò contento il ragazzo , prendendo la strada per andare dai due piccioncini. "Per fare cosa?" domandò Clara che si stava preoccupando. "Come per fare cosa? Per fermarli , ovvio! Questa storia non deve continuare e nemmeno iniziare!"
Clara scosse la testa e lo rispinse dento la stanza e lo buttò con forza sul letto , sedendosi sopra di lui. Tommi non oppose resistenza, si lasciava guidare dalla mano che stringeva la sua in qualche modo, visto che era più piccola della sua. "Quello che deve stare fermo sei proprio tu. Sia Giulia che Felix sono contenti in questo momento, sono entrambi grandi e vaccinati , sono responsabili anche se Felix è un po' spirito libero, ma è apposto e ha la testa sulle spalle. Inoltre hai visto come si comporta"
"Come ? Facendosi fare le avances da tutte le ragazze? Magari ne corteggerà altre.." Clara gli diede uno schiaffo in pieno volto. "Assolutamente no. Non lo hai visto prima! Era totalmente preso da Giulia e le altre ragazze cercava di buttarle fuori dalla stanza gentilmente. Quindi tu non tenterai di far separare nessuno" - concluse la rossa, guardandolo con gli occhi rossi come braci , che fecero intimorire Tommi. Fino al giorno prima l'aveva vista con le lenti a contatto, ed era abituato ai suoi strani occhi viola esotici. "I tuoi occhi" sussurrò lui, stranito. Le guance di Clara si arrossirono giusto un po'. "Sono così naturali. Mettono paura, lo so".
"Io li trovo stupendi" commentò Tommaso, perdendosi in quei occhi, come lei aveva fatto la sera prima nei suoi verdi. La rossa commentò un grazie appena sussurrato.
Iniziarono a parlare del più e del meno e alla fine Tommaso non ce la fece più. "Sai prima , che mi hai chiesto se centrava un altro bacio?" domandò velocemente, e senza aspettare risposta continuò con lo stesso tono "Sofia ha detto che ti dovevo baciare oggi. Sotto il vischio. Per una specie di scommessa, se no invece di un regalo, te ne avrebbe fatti due". Appena si rese conto delle sue parole, si maledisse mentalmente. Ma che idiota che sono! Lei non sapeva che il regalo non glielo avevo fatto io , ma Sofia! Sono un idota, idiota, idiota!
"An è così! Me lo dovevo aspettare da una come lei!" disse lei , sorridendo cauta. " Ma devi proprio baciarmi? Quali erano le condizioni?"
"Allora, lei ha detto così " si schiarì la vocecercando di imitare al meglio quella di Sofia, e si ricordò la frase " l giorno venerdì 25 dicembre 2009, il signor Tommaso Furlon dovrà baciare , possibilmente sotto il vischio, Clara Magnini. Se rifiuterà i regali di Natale saranno due al posto di uno, dei quali uno dei due sarà una collanina con il cuore con la lettera 'T' " finì di recitare e guardò Clara, che si stava imboressando sopra di lui. "Trovata la scorciatoia. Certo che voi maschi non vi rendete conto delle cose più ovvie!"

^^
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

— Vittorio Agnoletto.
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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 13 giugno 2010, 22:08

:sospettoso: eh lo so che lo vuoi ardentemente baciare Tommi, ma accontentati della super giornata con il tuo Lui XD


Nuovo chap :D

25

Tommaso la mise a sedere sul letto e si mise affianco. Aveva ascoltato attentamente la versione di Clara e a quanto pareva, il trucco c'era eccome. Come ho fatto a non pensarci prima? "Ma se dopo dice che era sottointeso?" - domandò il ragazzo che non rimaneva del tutto convinto della situazione in cui si era cacciato. Avrebbe preferito mille volte la collanina con la T , invece di complottare qualcosa.
"Se dice che era sottointeso , cavoli suoi! Non lo ha specificato e lo ha scritto a mo' contratto sul foglio della mensa, quindi tecnicamente saresti apposto" - rispose convinta lei, e la sua convinzione dette coraggio al ragazzo, non molta però.
"Quindi, fammi capire bene : devo riuscire a darti un bacio sulla guancia però che sembra sia sulla bocca. Però ci devo mettere meno di un'ora , perchè devo anche andare via e tu ti devi preparare per andare a spassartela con quel tizio?"- chiese
Clara lo fissò dall'alto in basso con sguardo malefico, come il sorriso che le era spuntato. "Esattamente" - fece, annuendo convinta. "Il bacio direttamente sulla guancia non me lo potevi dare, se no Sofi ti sarebbe venuta alle spalle e ti avrebbe spostato così da baciarmi in bocca. La mia soluzione perciò rimane la migliore"
"Sarà , ma per me sarà un vero fiasco. Nel vero e proprio senso della parola! Non gliela darai a bere, starà troppo attenta ai particolari secondo me. Ci tiene molto a questa cosa "- rispose lui, annullando del tuo la propria autostima.
La rossa si fece attenta e lo guardò con fare attento "Cosa intendi dire? Ho capito che a volte Sofi è un po' maniaca, ma non credo fino a questo punto con il nostro "bacio " - rispose lei , alzandosi in piedi e spingendolo verso la porta. "Dai andiamo , meglio prima che se no mi tocca andare in giro con la collanina con la tua iniziale" rabbridì al pensiero e Tommi fece lo stesso.
"Si, meglio veramente" disse con meno incitamento.
Si erano tolti tutti i costumi, con molto piacere di tutti. Tutti odiavano travestirsi, avevano smesso fin da piccoli per carnevale, ci tenevano ben poco a fare la stessa cosa il giorno di Natale. C'erano molti ragazzi della Scuola, venuti in compagnia dei loro genitori. Tra questi c'erano anche qualcuno che nella Scuola non era mai entrato perchè non era una creatura e si osservava intorno con molta curiosità : entravano nelle aule, guardavano le camere e mangiavano allegri alla mensa. Era divieto parlare della palestra. Tutte le madri umane si sarebbero preoccupate a morte se sapevano che si allenavano fino allo sfinimento; era già tanto se lasciavano ai propri figli il permesso di utilizzare i loro poteri a casa ed era una continua guerra su questo. Sofia ,anche se aveva entrambi i genitori creature, c' era riuscita dopo mesi e mesi di trattative. Figurarsi per quelli che non li avevano!
"Tommi, sei incantato? Che guardi?" domandò Clara, notando lo sguardo perplesso dell'amico. "No, è che non mi aspettavo che venisse così tanta gente. E' incredibile!"
La rossa fece si con la testa "Lo è infatti. Sofi.. è la, ricordati del piano! Sofi!" chiamò a gran voce e questa la sentì , perchè venne nella loro direzione.
"Salve ragazzi! Cosa avete fatto in mia assenza? Clara il regalo per me lo puoi lasciare pure qua, so che non sei venuta da me perchè avevi paura che ti truccassi, ma guardami! Non sono così terribile!" E in effetti era vero. Si era messo un obretto non troppo scuro perchè se no stonava con la sua pelle bianca e un po' di fondotinta roseo sulle guance. "Non mi farò truccare lo stesso! Sono per le ragazze 'acqua e sapone' "
"Dopo, quando verrai strisciante davanti a camera mia, sappi che ti accoglierò! Sarà come la parabola del figlio al prodigo"
"L'importante è esserne convinti" sussurrò Clara a Tommaso quando Sofia si girò dall'altra parte. Tommi si guardò in giro e vide che c'era una piantina di vischio proprio sotto di loro. Tossì rumorosamente , attirando involontarialmente sia l'attenzione di Clara , sia quella di Sofi. Iniziò a sudare freddo. "Scusate, mi è andato di traverso un pezzo di carne che ho mangiato prima". Incredibilmente , e fortunatamente per il ragazzo, ci credettero entrambe e continuarono a camminare.
Così decise. Contatto entrambe con il pensiero "C'è il vischio. Non giratevi, se no capisce". Si maledisse da solo delle sue parole. Perchè cavolo aveva usato il plurale? Si girarono entrambe sconcertate e Clara divenne subito rossa. "Cavolo, addio secondo piano!". La nana guardò entrambi , con aria perplessa e poi capì e fece un sonoro "oh" di rimprovero. " E così volevate fregarmi, eh?" domandò con voce suadente "Beh, vi siete SBAGLIATI!" urlò a gran voce, tanto che si girarono tutti nella loro direzione. Clara si riparò il volto con entrambe le mani, come se si volesse proteggere da qualcosa che poteva apparire da un momento all'altro dalla bocca dell'amica. "Clara, tu non dovevi saperlo! Era una sorpresa! io lo faccio solo per il tuo bene lo sai, bla bla bla. Te lo hanno detto mi sembra che di Fili non ti puoi fidare.." cambiò discorso, per non far notare che sapeva più di quel che immaginavano "E tu Tommaso! Mi hai profondamente delusa! Lo sapevo che non avresti resistito e glielo avresti detto da bravo ragazzo. Possibile che non riesci a mentire? Zio Billi! Ti dovrò insegnare tutto io a quanto pare" sembrò essersi calmata e Clara si stava gia rilassando, quando sul viso di Sofi, si formò un sorriso maligno "Lo sapevo io che avevo fatto bene a comprarla. Tommi, ti ricordi vero le condizioni del patto? Se non la baciavi sotto il vischio , dovevi regalarle una catenina con la tua iniziale e un cuoricino"
"Il cuore non stava nei patti, me lo ricordo bene" disse Tommaso, che non sapeva se scoppiare a ridere o a piangere , ed a infuriarsi. Quella situazione era buffa, non avrebbe mai pensato di rimanerci di mezzo e invece eccolo la : il protagonista! "Dai, era solo una discussione tra ragazzi, è normale.. non puoi pretendere che lei lo faccia veramente! Accettare un regalo del genere.. "
"Certo che posso. Se voglio posso e guarda caso, ho una voglia matta di farlo" il suo sorriso maligno si aprì doppiamente e Tommaso intravide dei canini molto affilati. Meglio non farla incazzare troppo questa. La rossa al suo fianco pensò la stessa cosa, notando la sua faccia un po' spaventata.
"Ok ok, accetterò il regalo , ma non lo porterò in giro" disse Clara, sperando di mettere fine alla conversazione, che per i suoi gusti stava prendendo una brutta piega. "Per ora ,amica mia, per ora" sussurrò Sofia, con voce da film horror, per poi dare una catenina d'oro sottile con una piccola T come pendente. "Non è male" osservò la ragazza "E' decisamente molto sobrio come oggetto, rispetto al suo genere"
"Oddio, ho paura allora di cosa ti ha comprato come regalo. Chiedo scusa, ho fatto fare a lei, non sapevo proprio cosa regalarti. Scusami" ripetè imbarazzato Tommi, tirando fuori dalla tasca un sacchettino di seta blu notte. "E' una sorpresa anche per me, peccato che tu non lo possa aprire ora"
"Tecnicamente non posso, ti dirò quando la scarterò stasera. La collana non è meglio che la tenga tu? C'è scritto la tua iniziale e ti sta bene dopotutto. L'oro ti donerà sicuramente" gli si mise davanti. Le sue mani sfiorarono e scivolarono suii capelli biondi per arrivare sulla nuca e con mani esperte gli mise addosso la collana, agganciando le estremità della catenina. " Fatto" sussurrò, rendendosi conto che si trovava a pochi centimetri dal suo viso. Stavolta fu la sua volta di scusarsi e perse il volto delle volte che lo disse. "Non importa" disse lui abbassando lo sguardo. "C'è Filippo" Sembravano una specie di ringhio quelle parole.
Tre semplici parole che fecero annullare la magia di quell'istante.
Clara si girò, ridente e gli buttò le braccia al collo e si fece baciare da quelle labbra sottili e decise. Tommaso non staccò lo sguardo dalla coppia. Li fissava con gli occhi ardenti. "Merda" sputò , sotto voce. Quando si staccarono, lui non c'era più, era sparito . Tommi non vedeva ciò che succedeva, ma per quanto rumore ci fosse, il suo udito era concentrato sulle loro due voci , che si alternavano e si interrompevano per poi riprendere.
"Non sai quanto speravo di vederti! " diceva Filippo, per poi darle un bacio.
"Anche io! ma non dovevi venire questa sera tardi?"
"Ti da fastidio?" pausa "Dopo mi dici cosa ci facevi a tre centimetri dalla faccia di quel tizio"
Spinse forte la porta di camera sua, ma il tonfo non avvenne. Era stata bloccata da Giulia che l'aveva prontemente presa appena in tempo. Si sedette affianco a lui e guardò il cugino battere un pugno sul tavolo, facendo sobbalzare i libri e i vestiti buttati sopra. "Perchè?" domandò triste. La sua voce si era rapidamente incrinata , tendente al pianto e al senso di vuoto e gli occhi si erano fatti scuri. "Non ti preoccupare" disse la cugina, guardandolo mentre si scaldava.
"Non preoccuparti.. lo dicono tutti, ma nessuno sa bene quello che provi! Lo dici facile te, visto che ti sbaciucci alle mie spalle con Felix! Tanti saluti, grazie per avermelo detto"
"Capisco che sei frustato, ma non ti do il diritto di parlarmi così. Sono venuta qui per ascoltarti, non per farmi dire cose contro. Ti voglio bene e non permetto a nessuno di renderti triste. Purtroppo Clara adesso è contenta, devi fartene una ragione, mi dispiace , è così adesso. Non durerà per sempre"
Tommaso la guardò furente, anche se sapeva benissimo che non doveva e sopratutto non voleva farlo. "Non durerà per sempre.."scimmiottò "certo, e intanto mi devo subire quei due, che si baciano , si accarezzano.. e poi chi ti dice che staremo insieme un giorno? Scommetto che non succederà e che me lo dici solo per darmi un po' di coraggio"
"Non lo farei, non in questo senso. Lo dico io che un giorno starete insieme, e questo basta e avanza sai. E adesso sorridi, trovati una ragazza, dimenticala per il momento e falle vedere che sei contento senza di lei". Tommaso scosse la testa, rassegnato e uscì dalla sua stanza. "Andiamo all'ospedale allora?". La bionda annuì e si andò a preparare meglio.
*

[align=right]Ospedale, ore 16.30[/align]

Avevano perso il primo autobus e quando videro avvicinarsi il 22 da lontano, decisero di non prenderlo. Era strapieno di gente e puzzava di formaggio messo al sole e lasciati stagionare per un po', perciò dovettero prendere quello delle 16 e arrivarono all'ospedale di abano con largo ritardo, ma pur sempre entro l'orario delle visite. Tommaso aveva chiesto , il più pacifico possibile, come andava tra lei e Felix e lei aveva risposto a ogni sua domanda, promettendo alla fine , visto che il cugino insisteva, che se avesse avuto bisogno di una mano per castrarlo, lo avrebbe chiamato subito.
Giulia si era vestita bene per l'occasione : dei jeans bianchi con gli orli in oro e una felpa bianca, con disegnato sopra Brontolo, uno sette nani di Biancaneve. Aveva portato con se una borsa a tracolla dello stesso colore dei pantaloni e la stringeva a se, come se avesse paura che sparisse da un momento all'altro, come per magia.
Si avvicinarono normalmente alla reception e ad accogliergli venne un signore sulla cinquantina, che portava bene i propri anni, con un sorriso smagliante. Aveva i capelli neri e ricci, corti e gli occhi dello stesso colore. "Salve, posso esservi d'aiuto?"
"Buon giorno, vorrei incontrare una persona. Elisabetta Slatto, reparto.. "
"Oh si, la conosco. Siete parenti tutti e due a giudicare dall'aspetto" commentò l'uomo, Eros si chiamava a quanto diceva la targhetta appuntata sulla camicia. "Stanza 216, quarto piano. Chiedete ad Elvira, l'assistente della signora Slatto"
"Grazie mille" disse Tommaso. Conosceva quella donna perchè l'aveva vista più volte mentre assistenva sua madre. "Buon lavoro" aggiunse Giulia, che era visibilmente agitata. "Sta tranquilla, stiamo là a guardarla , tu se vuoi le dici qualche cosa. Magari è anche sveglia oggi, non si sa mai"
La ragazza annuì e controllò un'altra volta la borsa. Aprì di sfuggita la cerniera, per poi richiuderla. "Dopo mi farai stare un attimo da sola con mia zia? Per favore". Tommaso non capiva quella esigenza, ma magari era perchè era la prima volta che l'avrebbe vista, quindi accosentì in silenzio. Chiamarono l'ascensore e dopo diverse chiamate uscirono. Percorsero il corridoio lungo e stretto in silenzio, come se fossero ad un funerale e si doveva rendere omaggio a qualcosa. L'odore d'ospedale in quello spazio era molto forte e nasuabondo. "Eccoci, quella è Elvira" disse il biondo, indicando una figura minuta dai capelli grigi, con qualche ciuffo marrone. Portava degli occhiali molto spessi, che coprivano gli occhi scuri. Sonnecchiava davanti alla porta, come se fosse stata sveglia tutta la notte e ora era stanca morta. "Ciao Tommaso" salutò riconoscendolo da lontano. "Sono molto contenta che tu sia venuto, era da tempo che non venivi" in effetti aveva la voce da addormentata. "Signora Elvira, si riposi , sembra molto stanca"
Quella fece gesto con la mano di lasciar perdere. "Sono abituata. E questa signorina così carina chi è?" domandò rivolgendosi sorridente a Giulia, che, imbarazzata, abbassò lo sguardo. Non era decisamente da lei visto che affrontava tutti a testa alta, ma dopo poco rialzò lo sguardo e sorrise a sua volta "Sono Giulia Crementini. La nipote da parte della sorella della signora" spiegò cautamente ed Elvira si abbandonò ad un altro splendido sorriso. "Cavolo, sei veramente cresciuta dall'ultima volta che ti ho visto, Giulia. Sei proprio uguale a tua zia e a tua nonna. Di tua madre hai poco niente, se non parte dei poteri della roccia, ma purtroppo sono un po' sepolti, devi allenarti per riuscire a controllarli. Sono molto utili a volte"
Giulia si sorprese. Elvira era una Creatura? E come sapeva che era la figlia della Reverenna visto che sapeva del suo potere? "Chiedo scusa, lei sa chi sono io, mentre io non so chi è lei"
"Scusami te, sono stata una sciocca a non presentarmi. Sono una vecchia amica di Elisabetta e di Alida. Sono una guaritrice esperta, quindi ogni volta che Betty ha qualcosa che non va, l'aiuto io al posto dei dottori visto che non sanno mai che fare con lei. Ogni volta dico che la mia compagnia la aiuta, quindi mi lasciano stare vicino a lei ogni volta che voglio. E come sta Alida? Ho perso sue notizie da un po', di solito mi chiedeva come stava la sorella, ma ora no. E' successo qualcosa?" domandò incauta. "E' morta" rispose asciutta la ragazza, entrando senza chiedere permesso nella stanza. Aveva perso fin troppo tempo. Sentì le scuse di Elva attraverso la porta e venne raggiunta da Tommaso.
Si trovavano in una stanza di medie dimensioni, dalle pareti bianche , con due poltroncine e un letto. Sopra di questo, attaccata da tubi e tubicini, dormiva una donna sulla quarantina. Aveva i suoi stessi capelli biondi e , anche se erano chiusi, gli occhi erano di un verde intenso, come quelli del figlio e della nipote. Era sdraiata in maniera regale, non si direbbe che era addormentata visto che emanava molta energia. Gli occhi erano cerchiati da diverse occhiaie e le braccia erano distese lungo i fianchi. Sul viso c'erano poche rughe sottili, che le incorniciavano il volto delicatamente.
Giulia le se avvicinò cauta. "E' lei?" domandò, gia sapendo la risposta. La stanza non aveva altri pazienti. Tommaso annuì. "Si. Buon Natale, mamma" disse , poggiando le labbra sulla fronte. Il monitor dove si vedevano i battiti, squillò.
"Significa che sa che c'è qualcuno affianco a lei. E' fatta apposta come macchina" spiegò , portando una delle due poltrone affianco al letto e prendendole la mano. "C'è anche Giulia" le disse, anche se pensava che non lo avesse sentito. Ogni volta era così : gli raccontava di ciò che faceva, sperando che lo sentisse, ma pensava sempre il contrario. "E' mia cugina, ti ricordi? " e le faceva domande su domande, senza ricevere risposta. E si demoralizzava. "Meglio che ti lasci sola, no? Lo volevi prima mi hai detto"
"Si, va bene. Ora. Ti chiamo dopo quando ho finito, va bene?" chiese la ragazza, non staccando lo sguardo dalla zia. "ok, a dopo"
La porta si chiuse. Giulia restò immobile qualche secondo, per poi occupare la poltrona lasciata vuota dal cugino. La guardò meglio per qualche istante. Chissà da quanto tempo era così, immobile. Tommaso aveva detto che quando si riusciva a svegliare, sembrava impazzita. Pensò con tutte le sue forze che era meglio se non si svegliava allora. Prese la borsa tra le mani e mise la mano dentro, frugando. Spostò il portafoglio, i diversi trucchi e oggetti che c'erano, finchè non prese la busta tanto bramata. Era il momento della verità tra le due sorelle, e sarebbe stata lei a rivelarla. La aprì piano, e trasse un profondo respiro, prima di ricominciare a leggere ad alta voce.
Intanto il ticchettio del monitor si faceva sempre più veloce.
*
"Maledetta macchinetta del cavolo!" sbraitò una voce familiare. Tommaso si girò a guardare e per poco non si mise a ridere. Corrucciata davanti a una delle macchinette del caffè, c'era Nicole, la ragazza del bar che gli aveva venduto dei dolci. Le andò vicino e premette un bottone. "Si deve premere il bottone, se no il caffè non viene giù"
Nicole si girò verso di lui, come se lo volesse mandare a quel paese, tanto era arabbiata, ma poi sorrise nel riconoscere il ragazzo. "Ehi, tu sei il ragazzo dell'altro giorno! Si , hai proprio gli occhi verdi che mi ricordavo"
"Si, sono io. Nicole, giusto?" chiese, per essere sicuro di aver ricordato bene il nome. "Si, si, sono io. Scusami, ma io con i nomi sono una frana"
"Tommaso" si presentò un'altra volta lui, porgendogli la mano. "Cosa ci fai qui il giorno di Natale? Dovresti essere a casa" chiese Nicole, bevendo finalmente il suo aspettato caffè.
"Potrei farti la stessa domanda" disse lui, ma pensò di essere scortese quindi rispose "Sono venuto qui a trovare mia madre, solo che ora con lei c'è un'altra persona quindi sono venuto qua a fare un giro"
Nicole era contenta che avesse risposto, quindi fece lo stesso. " I miei genitori sono morti parecchi anni fa, in un incidente a Londra. Sono venuta ad abitare qui, con i miei nonni materni. Ora mio nonno stava un po' male e siamo venuti in ospedale. Ha mangiato troppo pollo. Gli fa male"
"Mi dispiace" sussurrò Tommi, venendo a sapere la verità. "Ti ricordi com'erano?"
"Molto bene in effetti. Avevo quattro anni quando è successo. Incidente stradale, io ero dietro mentre loro non si erano messi la cintura e sono andati a sbattere contro il vetro. Robe che succedono, non importa, non chiedere scusa"
Tommaso stava per chiederle dove abitava, quando gli arrivò un messaggio di Giulia. "Vieni subito. Si è svegliata. Non dirlo ad Elvira, te ne prego"
"Scusami, devo andare. Mi daresti il tuo numero?" le porse il cellulare, così lo scriveva. "Non c'è problema" compose velocemente il numero e fece appena in tempo a ridarglielo che era sparito, con un sorriso in faccia. A quanto pare è successo qualcosa di bello.


Aggiunto dopo 2 ore 57 minuti:

26

Era il momento della verità tra le due sorelle, e sarebbe stata lei a rivelarla. La aprì piano, e trasse un profondo respiro, prima di ricominciare a leggere ad alta voce.
Intanto il ticchettio del monitor si faceva sempre più veloce.

"Cara sorella,
non so se riceverai mai questa lettera, forse non avrò mai il coraggio di spedirtela prima che tu parta per la tua missione. Anzi, penso che la scriverò e la butterò nel primo cestino che trovo per la strada visto che la sto scrivendo nel nostro posto segreto, e sai benissimo che qua non c'è proprio niente se non erba e la nostra casetta nascosta.
Non dimenticherò mai la prima volta che siamo entrate qua, quando ho finito di sistemarla. Una piccola casetta di legno in mezzo alla campagna, abbandonata da decenni e tu sei riuscita a farmela mettere apposto. Penso che sia stato il regalo più bello per il tuo compleanno che io ti abbia mai fatto. Eri così contenta quando ti ci ho portato. Ma questo già lo sai, quindi è inutile che te lo ripeta io, ti direi le stesse cose che ti ho detto sempre da quel giorno.
Per una volta però, anche se non lo sono, ti vorrei dare un consiglio da sorella maggiore. Non sposarti, fai male. Lui è un uomo di cui non si ci può fidare. Sei incinta, non c'è bisogno che me lo dici. Tu ti immaginavi un uomo intelligente da sposare, non un camionista che hai incontrato per caso e ci sei stata una notte solo per divertirti. Pensavi che non lo sapessi, vero? Beh, sai com'è. Sono curiosa e un giorno ruppi il lucchetto del tuo diario segreto di qualche anno fa. Incredibile che tu lo scrivessi ancora! E allora lessi, lessi cose che non volevo leggere, non volevo che questo accadesse a te, la mia sorellona.
Andrò a trovarlo un giorno di questi. Lo convincerò a non sposarti , così tu sarai libera. Verrai a vivere con me e mio marito, così quando partorirai sarai circondata da persone che ti amano veramente. Sono invidiosa, tu avrai un figlio prima di me. Avrei preferito che lo avessimo avuto insieme, così sarebbero stati anche loro come fratelli. Sarebbe stato forte. Spero che tuo figlio, o tua figlia, sia bello quanto te, e non come quel Furlon del cavolo, da cui prenderà il nome. Sono sicura che sarà un maschio però, anche se tu hai sempre voluto una femmina.
Spero ogni istante, che tu venga a trovarmi e che tu mi dica che vuoi restare con me e non con lui, perchè hai notato che è uno st*** di pura categoria. Ma so che non avverrà. Tu vuoi il meglio per tuo figlio e vuoi un padre per lui, ma il bastardo non lo sarà. Vi tratterà male, come solo uno come lui può farlo. Camionisti. Tu volevi uno scrittore al tuo fianco, che ti leggeva le storie prima di addormentarsi, dedicate a te, unica sua ragione di vita.
Perchè non mi hai dato retta quella sera e sei uscita? E' solo colpa mia. Ho insistito troppo sulla faccenda della guerra, sul fatto che non volevi partire, mentre tu volevi perchè pensavi che potevi sconfiggere l'Ombra da sola. Esibizionista. Ti volevo bene anche per quello, ma non hai voluto ascoltarmi. E invece ora la tua guerra è rimandata. Devi aspettare nove mesi e forse di più.
Non ce la faccio più, non ti invierò la lettera.. ma allora perchè sto ancora scrivendo? Forse spero che un giorno la leggerai. Aprirai il cassetto del mio comodino affianco al letto e la trovi.
Ti voglio bene, te ne volevo e te ne vorrò finchè non morirò.
Tua, sorella Alida.


Non era finita, dentro la busta ce n'era un'altra, una specie di continuo. Solo che questa, aveva dei punti, come se dell'acqua, delle lacrime, ci fossero cadute sopra.

Cara sorella,
questa lettera terrà compagnia alla precedente. Sto sprecando solo inchiostro, ma scriverti mi fa sentire meglio.
Non ci siamo sentite da mesi e mesi, e quando sei venuta, bussando alla porta di casa mia, ero contenta, ma poi ti ho vista megio ed è stato il mio peggiore incubo. Tu, con il piccolo Tommi di tre anni in braccio e diverse ferite su entrambi. Tu sulle braccia e sulla schiena, i vestiti strappati di forza, mentre il bambino una profonda ferita sull'occhio. E' un miracolo che ci veda ancora. Quella cicatrice se la terrà in eterno. Sapevo che andava a finire così, non ho mai avuto il coraggio di dirtelo.
Giulia era spaventata quanto me quando vi ha visti, ma adesso non ricorda quasi nulla dell'accaduto. Ha solo due anni per fortuna, penso proprio che se lo scorderà.
Mi hai raccontato con voce rotta dal pianto ciò che è successo. Dovresti proprio denunciarlo. Hai solo dimenticato di preparargli la cena una sera, perchè eri tornata tardi dal lavoro e la baby sitter se ne era andata prima perchè aveva da fare. Hai avuto a malapena il tempo di calmare Tommaso che quello ha aperto la porta, con la sua solita puzza da birra e rum. Dovrebbero evitare di dare da bere a persone come lui gli alcolici. Alla fine va a finire così.
Perchè non ti sei difesa con il tuo potere? Eri capace di farlo, sei una delle migliori. Perchè ti sei fatta fare tutti quei tagli? Mi hai detto che ti sentivi in colpa, ma di cosa?
Penso solo ora di averlo capito. Tommi ha cercato di proteggerti e ha ricevuto quel taglio sull'occhio e tu hai cercato di proteggerlo, abbracciandolo. Questo spiega i tagli sulla schiena.
Dovevi chiamarmi prima. Ora è troppo tardi. Il rancore che ho per tuo marito è troppo grande. Quando partirai, cercherò di avere l'affidamento di Tommaso, così il nostro sogno di avere due bambini quasi fratelli, si avvererà.
Spero solo che tu possa tornare per vederli.
Ti voglio bene, te ne volevo e te ne vorrò finchè non morirò.


Smise di leggere. Il resto della storia la sapeva. Alida non aveva avuto l'affidamento del cugino e ha voluto chiudersi il passato alle spalle quando ha saputo che la sorella stava male. Ma a quanto pare chiedeva come stava ad Elvira quando poteva.
Ripose le due lettere dentro la busta. Guardò la zia. Si era svegliata a quanto pare. Aveva due lacrime sugli occhi e guardava nella sua direzione. L'aveva sentita? Aveva sentito ciò che aveva letto? Le emozioni, l'amore della sorella che non era mai smesso? Da una parte sperava profondamente di si, così si sentiva meno sola; dall'altra no e il motivo era sconociuto.
"Zia? Mi senti?" balbettò con voce tremante. "Sono io, Giulia, non so se ti ricordi di me" le prese la mano, e la sentì stringersi piano, poi sempre più forte. Le scappò un sorriso. La donna adesso aveva gli occhi aperti, e la somiglianza con il figlio si faceva sempre più evidente. Nonostante fosse ammalata, su un letto di ospedale, rimaneva la bellissima donna che c'era nella foto, sulla parete della camera di Tommaso. Per un attimo pensò di chiamare a gran voce Elvira, ma cambiò all'ultimo secondo e mandò un messaggio al cugino "Vieni subito. Si è svegliata. Non dirlo ad Elvira, te ne prego"
Meno di due minuti, e Tommaso era sulla porta. "Giulia, entro" disse, aprendo la porta velocemente e chiudendola in modo tale che nessuno fuori potesse vedere ciò che stava succedendo. "Mamma.." sussurrò incredulo "sono io, mi riconosci?"
Elisabetta alzò lo sguardo verso di lui, e sorrise. Un sorriso che non aveva mai visto. Contento, felice, entusiasta. Da anni non lo vedeva, nemmeno per foto. "Tom.. mi.." disse lei. La sua voce era fuori allenamento, faceva fatica a parlare, ma voleva farlo. "Giulia"
Entrambi annuirono, commossi. Tommaso si fiondò su di lei e la abbracciò forte. Era la prima volta che si svegliava e non dava colpi di matto, come dicevano i medici. "Come stai? Mi riconosci davvero? E sai chi è lei allora! Come ti sei svegliata? Ho così tante cose da dirti!"
Prima che potesse dire una sillaba, la porta si aprì ed entrò Elvira. Elisabetta la guardò, per poi cominciare ad urlare e a calciare le coperte fuori dal letto, come i bambini piccoli. Elvira tirò fuori un cercapersone e inviò un segnale a un medico, che tardò ad arrivare. Giulia intanto sbraitava contro ad Elvira, intimandola di uscire dalla stanza, cosa che non fece. Il medico prese una siringa e iniettò un liquido dentro a uno dei tanti tubi e la donna si calmò, riaddormentandosi per l'ennesima volta. Il medico si asciugò le gocciole di sudore sulla fronte. "Questa qua non dovrebbe stare in ospedale, ma dentro un manicomio tenuta ferma da lacci su polsi e caviglie!" commentò esausto. Tommi non ci vide più. Gli si avvicinò e lo prese per il collo, alzandolo, facendolo iniziare ad annaspare "Ripetilo. Se hai coraggio"
Il medico scosse la testa, per quello che poteva permettersi, visto che la presa sul suo collo era molto forte. Tommaso lo mise giù, ma era pieno d'ira. Sua madre non meritava di essere trattata così. Stava bene all'inizio.
"VATTENE FUORI" urlò a pieni polmoni Giulia, rivolta verso Elvira. "Sono sicura che è colpa tua! Sei entrata e si è sentita subito male! Sei una strega del caz*o! Spero che scioperia doman!*"
"Io sono solo entrata perchè ho sentito voi due chiamarla. Non sapevo che si era svegliata e se era così, volevo vederla! Sono sua amica da sempre!" rispose, con voce sicura "Ed è meglio che resti addormentata. Così non vede le cattiverie del mondo. Lo ammetto, sono io che la faccio stare male, quando si sveglia sono al suo fianco e impazzisce. Non è pazza. Sono io che la faccio diventare tale" rise maligna "peccato che non potrete dirlo a nessuno" si fiondò sui due ragazzi. Cercarono di ripararsi, ma la sua faccia si deformò e al suo posto venne una figura abbastanza alta, dalla pelle marroncina e gli occhi rossi. Aveva artigli allungati e i canini sviluppati, fatti per sminuzzare e mordere. Presero paura e non ragionarono per qualche secondo, che gli fu fatale.
Il mostro aveva iniziato ad avventarsi su Giulia, quando la ragazza sentì che non c'era più sopra di lui. Era in aria, che cercava di liberarsi inultimente. La signorina Fach era sulla soglia , con le mani rivolta verso la figura. " Tutto bene ragazzi? Mi dispiace non essere arrivata prima" disse con voce tremante, immaginando cosa sarebbe potuto succedere. "Vi consiglio di tapparvi le orecchie". Il collo del mostro si spezzò in due con un sonoro "crack"
"Signorina Fach, cosa ci fa lei qui?" domandò Tommaso, quando si riprendette guardando il mostro a terra che stava riprendendo le sembianze di Elvira. "ma io la conosco!" disse la signorina Fach, guardandola. "Non vi avrebbe mai attaccato. Fategli una foto per favore, prima che torni completamente umana. Devo parlarne con il preside, assolutamente. Qualcuno di vuoi sa dove c'è una finestra abbastanza grande?"
Tommaso prese tremante il suo cellulare e scattò diverse foto, prima che tornasse umana. "Ragazzi, è importante che vi ricordiate ogni cosa che ha fatto e che la dite al preside con i massimi particolari. L'altra sera era venuto una mail dell'esercito tedesco, dove diceva che hanno incontrato una figura come questa dalle loro parti. Quindi o è l'Ombra che sta crescendo, oppure non si sa cosa pensare".
"Certo, riferiremo. Anche se non sono sicura di volerlo fare. Non riesco nemmeno ad alzarmi in piedi" disse Giulia che era ancora sdraiata sul pavimento e non accennava a muoversi. Aveva un lungo taglio che le segnava la guancia. Per fortuna era solo superficiale, ma gli artigli potevano essere infettati. La Fach prese da un'armadietto un kit del pronto soccorso e iniziò a pulire la ferita. Bruciava da morire, ma almeno si stava ricucendo. "Incredibile"
"Cosa?" domandò Giulia mettendosi con fatica a sedere. "o questo prodotto è magico, o qualcuno ti sta guarendo. Una ferita non si rimargina così velocemente senza un guaritore". Si voltarono entrambe verso Elvira.
Sdraiata, la stava guardando con faccia colpevole e triste. "Scu..sa..mi.. lo facevo per il mio bambino" disse, prima di morire. Madeleine la fissò triste, prima di avvicinarsi a lei e chiuderle gli occhi, visto che la stavano fissando in un modo terrificante. "Dobbiamo andare, mi dispiace per la vostra visita ma è meglio così. Vi ha visto qualcuno?"
"Solo quello della reception, Eros mi sembra e il medico" rispose Tommaso, prendendo sottobraccio Giulia, la quale confermò il nome. "Eros, dio dell'amore"
La Fach fece alzare in volo Elvira e la fece volare fuori dalla finestra del corridoio, dopo aver controllato che non c'era nessuno. "Voi tornate giù e fatevi vedere tranquilli. Dite che l'assistente non è più tornata dopo essere andata in bagno e andate nel parcheggio che c'è dietro. Spero che uno di voi due sappia guidare una macchina, visto che dovrò stare in volo con il corpo" lanciò le chiavi e il ragazzo le prese al volo.
Tommaso e Giulia si guardarono. La ragazza sapeva andare in motorino, ma di macchine nemmeno pensarne. Tommaso annuì distratamente alla bibliotecaria, che se ne andò, alzandosi per aria sospinta dai venti. Quando fu abbastanza lontana, Giulia chiese "Ma sai guidarla sul serio?"
"Em, praticamente direi di no. Ho fatto lezioni teoriche e sono stato promosso, ma nella pratica ero una frana. Non può essere così difficile" disse guardando la cugina che si allacciava le cinture nevrotica. "Spero tu stia scherzando. Già soffro un po' il mal di macchina, se ti ci metti tu fra le strade affollate di Padova, non mi sento a mio agio"
"E va beh, tanto anche se facciamo un incidente non succede niente. Sei dura come una pietra se vuoi" disse lui, alquanto nervoso. "Ok, prima cosa : controllare gli specchietti" lo fece. "Infilare le chiavi. Fatto. Mettere in moto"
"Attento che non ci sia la marcia in prima invece che in folle, se no andiamo avanti" disse Giulia, che vedeva spaventata il piede destro del ragazzo iniziare ad abbassarsi verso l'acceleratore. "Che fiducia che hai in me.. dai, sto scherzando! So guidarla" ridacchiò e iniziò a fare retromarcia.
__

Tommaso aveva ragione : sapeva guidare. "Voi maschi.. mi farai prendere un colpo un giorno di questi!" gli urlò dietro, iniziando a corrergli dietro usando la borsa come una mazza ferrata. Si fermarono di botto, quando videro comparire sopra di loro la bibliotecaria. Appoggiò leggera i piedi a terra, e bevette un po' di acqua dalla fontanella. Per fortuna era Natale ed era freddo, così fuori non c'era nessuno, apparte loro.
"Scusate il ritardo. Spero che non abbiate ammaccato la macchina, se no me la riparevate voi".
"No, nessun problema. La sua macchina è come l'avete lasciata" rispose sicuro Giulia, dandole le chiavi della macchina e la Fach le prese prima che cadessero a terra. Aveva fatto un lancio da schifo e tutti e tre, compresa lei, se ne erano accorti. "E' meglio se rientriamo. Temo, che sia successo qualcosa quando quel mostro l'ha graffiata. Vorrei sbagliarmi"
La guidarono dentro il passaggio nascosto e camminarono dritti verso lo studio del preside. Lo trovarono dentro fortunatamente, insieme a Thomas. Tommi lo riconobbe subito dai suoi capelli grigi. "Salve, qual buon vento vi porta da queste parti?" domandò il vecchio.
"Accomodatevi" disse gentile il preside, ancora con il suo vestito da Natale. Come faceva a piacergli non si sa. "Notizie interessanti?"
La Fach fece entrare dalla porta il sacco nero, dove aveva nascosto Elvira per non farla vedere dagli studenti. "In effetti si, signore. Vi ricordate il discorso dell'altro giorno? Del mostro?"
"Signorina Fach, ci sono dei ragazzi, non penso sia il caso di parlarne davanti a loro" protestò a gran voce, ma Thomas scosse il capo. "Ahia ahia ahia. Credo che questo tuo discorsetto sia inutile vecchio mio. I ragazzo lo hanno visto. E combattuto oserei dire , guardando quella crosticina sulla tua guancia, ancora sporca di sangue"
Giulia annuì, incapace di dare ulteriori dettagli sull'accaduto, così parlò Tommaso. "Noi eravamo tranquilli, quando Elvira ha cambiato colore della pelle e aspetto. E' stato orribile"
"Hanno delle foto, preside. Nei loro cellulare" disse la Fach, prendendo quello che gli veniva offerto da Tommi. "Ecco, qua si vede benissimo che sta cambiando aspetto. Da mostro a normale". Il preside guardò sbalordito quelle immagini. Come era possibile?
Si aggiustò gli occhiali sul naso e andò avanti e indietro tra le immagini, per guardare meglio. "Si può guardare da più vicino? Sono un vecchio orbo purtroppo, non sono più giovane come una volta"
"Aaaah, da qua vecchio dei miei stivali!" fece Thomas, prendendolo senza ricevere una risposta. "E' anche touch Alvise! Guarda come è semplice, basta cliccare e si zoomma da solo! Questi vecchi che non capiscono nulla di tecnologia! Dovrebbero prendere da me, così i giovani possono fare le loro cavolate in santa pace invece di insegnare ai vecchi" riuscì a far strappare un sorriso a Giulia e a Tommi.
"Denti sviluppati, pelle scura.. occhi gialli.. sembra quasi la Besta di Dubhe. Solo che loro hanno una coscienza quando si trasformano e quando attaccano" disse tra se e se il preside "però non avete capito se riesce ad usare il proprio potere anche quando si è trasformata. Peccato. Signorina Crementini, la pregherei di andare in infermeria se non le dispiace. Deve andare nel piano inferiore, si accede dalla scala vicino all'aula di Storia e Strategia" lei annuì e la Fach la dovette accompagnare, perchè a ogni passo rischiava di cadere. Quando chiusero la porta, il preside si rivolse a Tommaso, chiedendogli di descrivere ciò che era successo. Lui lo raccontò, dal messaggio di Giulia, di non dire niente perchè secondo lei nascondeva qualcosa; della madre risvegliata e di come era improvvisamente impazzita quando aveva visto Elvira sulla soglia e poi iniziò a dire l'attacco. "Si è trasformata davanti ai nostri occhi, senza dire niente. Aveva la faccia più brutta che avessi mai visto. Lunghe zanne e degli artigli altrettanto lunghi, che hanno fatto un taglio sulla guancia di mia cugina. Lei si è accasciata al suolo e non si è seduta fino a quando Elvira non l'ha guarita a quanto pare. Ha detto ' scusami, lo facevo per il mio bambino'. Non so che cosa intendeva con quelle parole, ma mi hanno fatto venire i brividi"
Il preside si appogiò meglio sullo schienale della sedia. Alzò lo sguardo al soffitto e ragionò. "Elvira.. hai detto che era amica di tua madre e della professoressa Alida. Mmm... Ora ricordo! Elvira Meneghetti. Ottima donna, molto materna. Purtroppo ha perso l'unico suo figlio di quattro anni molti anni fa, e da lì ha iniziato a prendere delle pasticche anti-depressive. Elisabetta, tua madre, fu una delle poche persone a starle accanto in quel periodo, ma non capisco perchè avrebbe dovuto attaccare voi due giovani. Eravate suoi parenti"
"L'odio verso la famiglia a volte è molto forte" iniziò a spiegare Thomas, che si era messo a ragionare " Soprattutto i legami famigliari stupiscono certe persone. Come hai detto te, poche persone le sono state accanto in quel periodo ed erano solo amici. Niente madre, padre, fratelli o sorelle. Tanto meno nipoti. Vedere voi due oggi, il giorno di Natale, quando potevate fare ben altro, l'ha sorpresa e si è ricordata dei vecchi e brutti ricordi dai quali era tormentata giorno e notte"
Tommaso non ebbe nulla da dire al riguardo, pensava che ciò che aveva detto Thomas fosse vero; era sempre stata molto materna verso di lui quando andava a trovare la madre all'ospedale. Ma perchè attaccarlo allora?
ricordò però che aveva ferito per prima Giulia, non lui, in modo tale da scappare. Forse. Lo espose ai due signori che riiniziarono con i loro ragionamenti. "Penso che Thom abbia ragione. Vi consiglio, Tommaso, di non raccontare a nessuno della faccenda, almeno non per ora, sarebbe troppo pericoloso e farebbe scalpore. Il giorno di Natale non roviniamolo. Facciamo dopo i test di venerdì"
"D'accordo. Buon Natale" si congedò. Voleva andare subito a trovare la cugina, sapere come stava, ma i due lo bloccarono di nuovo. Thomas bevette un sorso di thè che si era preparato. "Non sappiamo se tua cugina stia male per quel taglio, ma spero proprio di no, visto che non sappiamo se è velenoso"
Non rispose e se ne andò. Ora l'unica cosa che le interessava era Giulia, se stava bene o no.

E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

— Vittorio Agnoletto.
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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 14 giugno 2010, 12:57

Ecco il chap numero 27 u.u tra poco posto quello nuovo, il 28.. l'ho finito domenica u.u alle 23.56, ma sono dettagli XD


La stanza era illuminata troppo per i suoi gusti. Nel Montana era mezzogiorno in punto e bastò un solo misero pensiero e l'oscurità calò nella stanza. Da una parte poteva essere considerato divertente quell'effeto : le pareti bianche, il pavimento di legno chiaro e i mobili dello stesso materiale, coperti dall'oscurità. Il buio era la sua casa, era il suo stesso Io. Lei lo aveva scelto per vivere dentro di lui, le doveva la vita, le era stato unite molte volte dopotutto.
Ma non era stata lei a essere utile a Lei, ma Lei a lui. Era Lei che lo controllava. Non era quell'uomo che aveva scelto l'Ombra, ma l'Ombra ad aver scelto lui, 60 anni prima, il giorno della sua nascita. Quel giorno, un'inutile giorno di Natale, era nato Charles Fuggi, ma ormai quel nome era morto e sepolto. Aveva preso di diritto il nome Ombra, per spaventare, solo pronunciando quel nome , i nemici.
Aveva ricevuto un rapporto dalla sua spia proprio quel giorno. Lo aveva trovato, realmente. Era proprio come se lo immaginava dalla descrizione che gli era arrivata. Si concesse un sorriso vittorioso e un risolino diabolico. Un ragazzo sedicenne aveva l'altra parte del suo stesso potere. La vita gli era stata crudele in quel senso. Non aveva potuto avere tutto il potere dell'Ombra, perchè questa aveva deciso così. Ma lui non se ne curava affatto, anzi, pensava che era la notizia più bella di quegli anni. Era da secoli che le creature della Notte Eterna speravano di essere in numero maggiore, per far soccombere la Luce, un'inutile versione della pace, ai loro piedi.
Si alzò dal suo trono, posto al centro della stanza, e andò vero una delle due porte che accedevano alla stanza. Quella posta davanti a lui portava all'entrata della villa e perciò all'uscita, mentre quella dietro di lui portava negli alloggi delle sue creature preferite. Da lì si poteva accedere alle segrete, stanze con dentro creature di ogni genere che volevano essere suoi seguaci, per timore o per brama di potere. I primi li faceva passare ridendo dentro di se : stupidi stolti che si univano a lui solo per paura di morire sotto ai suoi attacchi. I secondi liaccoglieva come i primi, ridendo, ma stando attento che non facessero qualcosa di insensato sotto alle sue mura. Il giorno stesso in cui entravano, li metteva alla prova, con le sue torture. Di solito era Tine che se ne occupava, le piaceva vedere gli occhi dei prigionieri, come li chiamava lei, spaventarsi alla sua vista. Con sorpresa di tutti avevano scoperto che erano le donne che sopportavano il dolore perchè la loro volontà era maggiore e non si arrendevano, al contrario del sesso opposto e questo le rendeva ancora più combattive. Farla pagare a coloro che le usano come vogliono, non dandole i diritti necessari, ma solo ordini su ordini. Questo volevano e unendosi all'Ombra lo ottenevano. Diventavano le pedine più importanti, tanto che Gwella era diventata il braccio destro del Maestro Oscuro, o semplicemente Maestro. Alcuni lo chiamavano l'Abile e a lui piaceva in qualche modo così ascoltava con piacere i soprannomi che gli davano a volte ridendo.
Decise di andare nella direzione della porta dietro al trono. I suoi passi risuonavano nell'intera stanza e ogni passo faceva risaltare la sua presenza. Non c'era nessuno in giro in quel momento, forse i suoi allievi , come piaceva chiamarli, erano ad allenarsi oppure a riposare nei loro alloggi.
Entrò con cautela in una stanza dove c'erano delle specie di doccie, riempite di un liquido viola chiaro e brillante con dentro un corpo ciascuno. Era stata il suo ultimo esperimento, cercare di rendere le creature più forti e veloci, ma che allo stesso tempo potessero usare il loro potere al massimo della loro potenza senza dover aspettare anni e anni di allenamento. Purtroppo aveva scoperto a sue spese che l'esperimento non era andato a buon fine : una delle sue prove andata in Italia, suo paese d'origine, e aveva scoperto che si era trasformata in una specie di mostro. Se ne era rammaricato molto, ma aveva deciso perciò di non continuare per paura che si rivoltassero contro di lui i suoi stessi allievi.
"Mio signore, è successo qualcosa al numero ventisette" disse Uisce comparendo alle sue spalle e facendogli un rigoroso inchino anche se sapeva che non ce n'era bisogno. "Arrivo subito" disse un po' allarmato. Il numero ventisette, chiamato anche "progetto KZ" . Ci aveva lavorato anni e anni su quel progetto e ci dedicava anima e corpo. "Nel frattempo dì a qualche addetto di togliere il liquido nelle doccie, non ci serviranno più. E rintraccia coloro che sono usciti e uccidili, prima che sia troppo tardi" le ordinò con un sorriso, prendendo con se un camice da laboratorio bianco. Incredibile quante cose avesse di bianco , visto che lui era il Nero, l'opposto.
Seguì Uisce anche se sapeva già dove andare. Lei dovette accelerare il passo perchè il Maestro stava camminando così velocemente che pareva correre. Superarono passaggi segreti, porte e infine una botola nascosta da un tappeto scuro, dalla quale si poteva accedere alla stanza dove stava il numero ventisette. "Cosa è successo precisamente?" domandò lui, avvicinandosi a una vasca chiusa, trasparente. Dentro c'era un liquido azzurrino e passavano tubi su tubi con dentro un gas che sembrava trasportare fumo.. Ombra! Un uomo galleggiava all'interno della vasca profondamente addormentato. "Improvvisamente si è alzato e si è messo a galleggiare invece di stare come sempre sommerso. Non ho voluto toccarlo ma trasmetteva una strana energia. Poi ad un certo punto è come se avesse smesso di vivere per poi ricominciare a pulsare. Cosa significa, Padre?" un altro dei suoi numerosi soprannomi. Padre. Perchè aveva donato una uova vita.
"Non ne ho idea cara mia, ma non vi do di certo la colpa, so benissimo che non è colpa vostra mia cara Uisce" rispose lui "non credo che sia molto importante visto che l'altra mia metà l'abbiamo trovata, ma credo dovremmo continuare a fare esperimenti su di lui, per scoprire gli effetti del mio potere. A voi prediletti* ho dato un potere normale, comune e facile da trasmettere, ma l'Ombra non può essere trasmessa così facilmente" disse serio, più a se stesso che a Uisce iniziando a girare intorno alla vasca e prendendo un tubo , il più grande di tutti. Aprì un piccolo tappo ed evocò delle ombre che entrarono a comando dentro e iniziando a vorticare ordinatamente. Anni e anni di esperienza. "Nessuno deve sapere ciò che è accaduto. Sperano che si possa svegliare presto e combattere al mio fianco. Aggiungo dell'altra membrana cellulare dopo, anzi, subito, mia cara Uisce!" Si avviò verso la porta dando un'ultima occhiata al corpo dell'uomo che aveva scelto come suo braccio destro, se mai si fosse risvegliato.


Eccone un altro, uguale a quello precendente pensò spensierato il Maestro seduto composto sul trono. Erano i primi anni del suo potere e del terrore sulla Terra. Aveva iniziato subito a distruggere i monumenti più importanti e che tutti conoscevano : il big ben a Londra.
Odiava l'oggetto con tutto se stesso. Tempo era stata la parola principale che aveva dovuto sopportare per più di 18 anni di vita e si era stancato. E qual è la prima cosa che ti viene in mente quando parli di tempo? Orologio. E con l'orologio? Bingo! Big Ben! E così con le sue sole forze era arrivato a Londra e aveva creato il panico con il buio che evocava. Si era fatto trasportare dal suo stesso potere in alto, fino a toccare con la mano le lancette nere. Dopodichè aveva evocato una fiamma nera di ombre e lo aveva distrutto. Il quadrante non c'era più. Lasciò intatto tutto il resto , ma i quattro quadranti con le lancette li distrusse uno a uno ridendo come un matto. E lo era veramente.
Si distrasse dai suoi pensieri e si concentrò sul ragazzo che aveva di fronte. Non poteva avere poco più di 10 anni gli occhi marroni spenti e gonfi dalle lacrime, i capelli arruffati biondo cenere e singhiozzava come se non sapesse chi aveva di fronte : il futuro padrone della Terra. "Ragazzo, da dove vieni?" domandò in perfetto inglese, sperando che lo capisse almeno un pochino.
"Io-io vengo da Nottingham . La mia famiglia è stata uccisa e io non sapevo dove andare, però ho sentito di voi e delle vostre imprese e-e-e pensavo di potermi unire" rispose il bambino imbarazzato. Non stava mentendo , Charles lo sapeva benissimo. Poteva captarlo con le sue ombre e per fortuna! Con quella strana sua percezione poteva riconoscere i nemici dagli amici. Amici. Non ne aveva, solo colleghi. "Quanti anni hai?" domandò senza aggiungere ulteriori commenti.
"Un-undici, signore" rispose con difficoltà. Si concesse un attimo di meraviglia. "Undici anni e sei riuscito ad affrontare il mare aperto con una nave?" chiese a se stesso e lui nello stesso momento.
"Nave signore? Ho costruito una zattera con i tronchi degli alberi che avevo in giardino. Li ho trasportati fino alla spiaggia per poi costruire una zattera!". L'uomo era stupito. Chi era in realtà quel ragazzo? "E non ti sei stancato?"
"No, signore! Lo facevo spesso quel percorso, fino al mare del Galles! E' rilassante. Entro mezza giornata ero già di ritorno" disse orgoglioso. Charles, il Maestro, ragionò tra se e se. Non può essere! Ho capito che noi creature abbiamo forza e velocità maggiori, ma lui è solo un bambino e non può avere già sviluppati la maggior parte delle sue abilità! "Qual è il tuo potere?"
"So muovere gli oggetti col pensiero" disse automaticamente. A quella risposta era ancora più stupito e lo guardò con interesse. I calzoni stracciati e la camicia sporca non gli davano l'aria di un tipo sveglio e perciò non poteva sapere a quale strada poteva portare quella bugia, se era tale.
Come mai voleva unirsi a lui? Era veramente il motivo che aveva detto prima, che non aveva nessuno al mondo? Ragionò su e con un sorriso e un abbraccio, lo fece entrare nel suo esercito. Scoprì che si chiama John Domth e che aveva avuto un'infanzia complicata con i suoi poteri.
Da lì era diventato un ragazzo promettente e muscoloso. Aveva studiato in quegli anni a fondo e con piacere senza mai essere costretto a farlo , forse all'inizio. A 20 anni tutte le ragazze che entravano nella villa gli sbavava dietro sicuramente, ma lui non le dava mai retta e andava avanti per la sua strada. Solo una donna riuscì a catturare il suo interesse e si amarono alla follia e lei un giorno rimase incinta. John lo disse a lui al settimo cielo ma non era altrettanto soddisfatto. Avrebbe portato solo complicazioni e Charles sapeva che John non si sarebbe applicato al massimo nella guerra perciò decise di nascosto, di uccidere la donna e con essa, il bambino al suo interno. Notte e giorno John non pensò ad altro : distrusse tutto quello che trovava a tiro senza sapere come era successo e per questo non riusciva a darsi pace.
"John, non essere abbattuto. Tu sei l'unico qua dentro che riesce a darmi un motivo per andare avanti, ma se sei così giù di morale , riesco a capirti, non puoi essermi d'aiuto. Ogni giorno vedo spegnerti sempre di più e questo mi fa rattristare il cuore. Ti prego, riprenditi. Se non vuoi farlo per me, pensa a Villy e al vostro bambino e al mondo in cui volevate vivere" detto questo se ne era andato. Lui alzò lo sguardo su di lui carico di rabbia e annuì con decisione, ritirando indietro le lacrime e scegliendo il primo campo di batttagglia dove si potesse combattere. E là era successa la tragedia : era rimasto gravemente ferito dalla creatura dellaluce e, stremato, era riuscito a tornare alla villa.
Charles capì subito che non poteva essere guarito con una creatura della guarigione e così per una notte intera preparò una vasca e immerse il suo corpo con il nuovo esperimento che aveva sperimentato, per rimarginare meglio le ferite e allo stesso tempo renderlo più forte. Aveva anche iniettato parte del suo potere per farlo riprendere più velocemente, ma non c'era riuscito. La forza che aveva dentro John stava piano piano svanendo e il suo potere affievolirsi come se lo stesse abbandonando. Il potere fondamentale che era dentro di lui stava scomparendo, per andare ad essere il potere di un altro.


Da quel momento aveva cercato informazioni su uno uguale a lui, perchè lo sentiva. Sentiva il suo potere e fece ricerche al riguardo, scoprendo che il potere più forte era stato affidato a lui a quel ragazzo o ragazza sconosciuto, per poi scoprire chi era e della sua strana parentela. Due gemelli, due poteri opposti così potenti. Affiancati a loro c'era il terzo potere quello che tutti almeno una volta, sia creature che non , avrebbero voluto avere.
Un formicolio alla testa e si stupì non poco quando sentì che parte del potere dell'Ombra che aveva grazie a lui, il suo Maestro, lo stava usando.
Per guarire qualcuno.

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Giulia era l'unica paziente in infermeria ed era comodamente sdraiata su un letto dalle lenzuola rosa pesco. Anche se era inverno, avevano preferito togliere il piumone per lei visto che era una creatura del fuoco e sentiva il calore maggiormente. Sudava, molto, forse anche troppo e per questo motivo l'infermiera era andata a prendere dell'altro ghiaccio in cucina.
Accanto al letto stava Felix, che attendeva solo il momento che la donna se ne andasse. Aveva percepito qualcosa quel pomeriggio che lo aveva fatto star male ma non ci aveva dato peso. Ma quando aveva percepito i pensieri di Giulia entrando nella Scuola accanto a Tommaso, sentì che i suoi dubbi erano fondati per una ragione. Il suo Maestro aveva iniziato ad attaccare? o era solo qualche esperimento andato a vuoto? Preferì pensare alla seconda, perchè se sapeva cosa c'era tra lui e Giulia, sarebbero stati guai per la ragazza e per lui, dopo.
"Giuro che farò ogni cosa perchè tu sia d'ora in poi al sicuro. Non permetterò nemmeno ad una mosca di farti del male perchè ci sarò per sempre al tuo fianco" disse ad alta voce guardandola dritta negli occhi. Non voleva addormentarsi e anche se voleva, non riusciva a farlo per via della ferita. Era molto più grave di quel che sembrava : un taglio poco profondo che le percorreva tutta la guancia; però scendeva una quantità di sangue incredibile. Probabilmente le unghie di quel mostro erano infettate da qualcosa e Felix ne aveva l'assoluta certezza. Anche i suoi denti erano velenosi, poco, ma lo erano.
Giulia lo guardava, ma sembrava fissasse il vuoto. Prese il suo viso tra le mani e piano piano chiamò il potere dell'Ombra e lo indirizzò verso la ferita. A prima vista sembrò non accadere nulla, la ferita era della stessa grandezza e il sangue usciva. Poi la velocità diminuì e il sangue non uscì più : il flusso si era fermato. La ferita si stava rimarginando, ma una cicatrice le segnava il volto roseo. Felix si chinò a darle un bacio quando vide che si stava riprendendo. Era contento che tutto fosse concluso, almeno in parte.
"Giulia, amore, mi senti? Dimmi di si" la strinse a se e sentì il calmo respiro e il cuore che batteva contro il petto. Giulia riaprì gli occhi e quando vide Felix pensò fosse un'immaginazione . "Sei il mio angelo custode" sussurrò accarezzandogli la guancia destra, per poi sentire la sua. Si alzò di scatto e guardò il viso e la cicatrice. Adesso si che capiva il cugino, con la sua sull'occhio! Dava un senso di irritazione a guardarsi.
"Ma cosa è successo? Io non ricordo più niente da quando sono arrivata alla Scuola. E Tommi? Cosa gli è successo, sta bene? E la Fach? E' arrivata?" domandò in rapida successione. Parlantina insostenibile da parte di Felix, così la interruppe gentilmente mettendogli un dito sulle labbra. "Tommi sta arrivando, sento i suoi passi avvicinarsi. La Fach l'ho vista che portava via qualcosa di puzzolente dentro un sacco, ma sì, è arrivata"
Tommaso aprì la porta proprio in quel momento e andò direttamente da Giulia. Thomas aveva detto che era meglio se andasse perchè poteva essere grave, ma allora perchè era seduta e si guardava allo specchio? Di solito un malato si guardava allo specchio? Lui di certo non lo sapeva, così andò verso di lei e la abbracciò forte, fino a che non la sentì dire che le mancava il fiato le mancava. "Giulia, mi hai fatto preoccupare! E lui che ci fa?"
Felix mise un finto broncio, che sulla faccia di un ventitrenne faceva un po' ridere. "Molto gentile da parte tua, visto che sarai il mio futuro cognatino!" rise , però Tommaso sospettava fosse serio, così domandò "Cognatino?"
"Sure!" disse in inglese "Dopotutto, GIulia sarà.. la mia wife" disse guardandola negli occhi. Giulia divenne rossa come un peperone e non riuscì a sostenere lo sguardo, perciò guardò la reazione di Tommaso che la fece divertire da matti perchè iniziò a ridere.
"Starai scherzando! Uno screanzato come te? Lei è una specie di sorella minore, quindi non ti do il permesso di sposarla! Fine della discussione"
Giulia ora smise di ridere. "E no! Allora anche io dico che tu non puoi andare dove vuoi e con chi vuoi!" si prese le difese " guarda che Clara può sempre lasciare Fili perchè ha avuto una proposta migliore, misteriosamente. Magari le arriva una lettera, un bel gioiello da parte di un anomino.."
"Non ci provare nemmeno! Non so cosa le ha dato a Clara Sofia da parte mia! Sarà una sorpresa sia per voi che per me e questo mi spaventa!" disse Tommaso, lanciando qualche occhiataccia a Felix che non riusciva a non guardare altro che Giulia. "La smetti?"
"E così ti piace Clara. Ottima scelta, very sweet" disse spensierato. "A me ha regalato questo bracciale, carino, vero?" domandò alzando un polso. Tommi lo guardò per poi fare una faccia stupita. "Hai aperto il tuo regalo??"
"In verità li ho aperti quasi tutti, perchè?" domandò lui confuso. "Non è mica un reato!"
Tommi scosse la testa. "No, non è questo! I regali si aprono la sera da soli secondo le tradizioni di questa Scuola, per quale non-so-cosa regola! Praticamente è come se tu avessi fatto < un errore e perciò dovrai subire le conseguenze > " aveva ricordato quella frase sul libro che aveva preso alla biblioteca insieme a Clara, anche se non riguardava esattamente il Natale, la morale dell'apertura dei regali in anticipo era quella. Felix era improvvisamente sbiancato. Pensò tra se e se, che magari quello che era successo a Giulia era colpa sua e si rattristò tantissimo. "E come faccio a rimediare?"
Tommaso lo guardò strano. "Felix, sto scherzando! E' solo una cosa che si sono inventati quelli di questa Scuola, non è vero, è totalmente inventato, però è meglio rispettarle le usanze" Felix però non era convinto. "E se volessi rimediare comunque?"
"Allora credo che non ci sia niente da fare" rispose Tommi sistemandosi meglio sul letto, incuriosendosi del fatto che l'altro ragazzo si era alzato quasi nello stesso istante della risposta e dando un bacio sulla guancia a Giulia, in segno di congedo. "Allora credo di aver fatto un casino" disse scomparendo dietro la porta dell'infermia.

~

Felix entrò in camera sua e si sistemò sul letto sbattendo il pugno sulla parete di fronte a sè. Era ovvio che era opera del suo Maestro e che doveva essere contento del fatto che stesse continuando il suo piano di conquista, ma perchè allora non riusciva a essere contento come una volta? Di quando combatteva solo per divertirsi, vedere il sangue scivolare sulle sua dita e infine per uccidere i nemici?
Non riusciva a darsi la risposta ma di una cosa era sicuro : i suoi nemici, stavano diventando a piano a piano suoi compagni, suoi alleati e di questo non sapeva nulla. Era entrato nella Scuola per compiere la sua missione e come risultato otteneva che si stava innamorando. E lo rendeva contento, felice come una Pasqua ed era da tanto che non provava questi sentimenti così puri. L'ultima volta che era stato contento e non per qualcosa di malefico, era stato quando aveva 16 anni ed era riuscito a dare il suo vero primo bacio. Aveva sempre avuto la faccia coperta da qualhe brufolo, perchè gli piaceva la cioccolata, e visto che era il secchia della classe, tutti gli stavano alla larga. Cretini. Con il suo arrivo alla villa aveva cambiato regole e non voleva essere il meno popolare del gruppo, ma purtroppo non era andata come voleva lui : era il più giovane di tutti e veniva considerato il peggiore, anche se se la cavava egregiamente in ogni situazione.
Ma ora era diverso, lui si trovava bene con lei e non riusciva a pensare se non alle sue cinque parole quando lo aveva visto : "sei il mio angelo custode". Se le ripetè a voce e scoprì che non gli risultava facile. Poi ad un tratto divenne serio perchè sentì la falce di luna scaldarsi
ed apparire all'improvviso e fu costretto a fare rapporto al Maestro e di come mai aveva dovuto guarire Giulia, non dicendogli il nome. Inventò la scusa più banale, sperando che ci cascasse.
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 14 giugno 2010, 13:22

28 Muahahahha... non so perchè ho fatto la risata diabolica u.u

Charles ascoltava il resoconto del suo allievo infiltrato nella Scuola. Lui era un suo prediletto, l'unico che era riuscito a saper usare perfettamente il potere della natura in generale. Aveva sentito subito che era un ragazzo in gamba, ma gli aveva messo i bastoni tra le ruote, per vedere se poteva superare gli ostacoli che prima o poi avrebbe sicuramente incontrato durante il cammino per l'allenamento completo.
C'era qualcosa che non andava, lo sentiva dalla voce. "Ho dovuto guarirla il prima possibile, qua fanno esperimenti sui corpi dei nemici, per vedere cosa Voi fate con i vostri esperimenti, maestro. Sarebbe stato pericoloso se sarebbe morta perché avrebbero potuto trovare il veleno. Inoltre le ho cancellato la memoria su di me che la guarivo, quindi è tutto apposto" finì di raccontare e aspettò con impazienza la risposta del Maestro.
"Ovviamente, bravo Felix, almeno non ti sei fatto scoprire. Fa attenzione d'ora in poi, guardati alle spalle da ogni pericolo" lo avvertì "Stiamo eliminando tutti gli esperimenti dal liquido verde, come quelli che hanno attaccato la tua compagna
~
Appena chiuso il contatto, Felix si permise un sospiro di sollievo. Era stato difficile mentirgli, dire che era per proteggere l'anonimato invece di dire che lo aveva fatto per amore. Non si era mai sentito così nella sua nuova vita. Ora finalmente era contento e non avrebbe permesso a nessuno di portare via la sua felicità fatta persona. Nemmeno a colui che gli aveva ridato la libertà.
Un brutto pensiero lo percorse in tutto il corpo. Aveva davvero cancellato i ricordi a Giulia?
La risposta venne poco dopo.
No.
Tommaso era entrato subito dopo che lui aveva finito di guarire Giulia e non aveva fatto in tempo di fare niente, per paura che lo scoprisse, sopratutto con il cugino di lei davanti. Tommaso continuava a sospettare di lui, Felix lo sapeva benissimo dalle occhiate che gli riservava quando sapeva che nessuno li stesse osservando. Ma non poteva di certo fregare lui! Sono il migliore ad imbrogliare la gente , pensò tristemente osservando tutti i regali che gli avevano regalato quella mattina. Ormai era sera, così decise di aprirli. Si mise a gambe incrociate sul pavimento e prese il primo che capitava. Molti li aveva riconosciuti, erano di tutte quelle ragazzine che erano venute a trovarlo.
Trovò dei cibi cucinati a mano, che dovette buttare via perché ormai erano stati al caldo. Salvò solo una scatola di biscotti con delle scaglie di cioccolato e iniziò a mangiarli. Sono buoni.
Si soffermò su un piccolo pacchetto, che riconobbe come il regalo di Clara. Era stata così gentile a regalarglielo! non sapeva niente di lui e si conoscevano da poco, ma aveva avuto tempo per fargli un pensiero. Impaziente scartò il regalo e prese in mano il piccolo oggetto che c'era dentro : era una catenina d'argento e appesa a questa stava una medaglietta. Ne aveva vista una di simile su un orecchino di Sofia, anzi, pensava fosse uguale. Raffigurava un ovale grigio acciaio, con all'interno tre cerchi perfetti di un materiale diverso ciascuno. Diamante, quarzo rosa e onice nero. I tre poteri. Se la mise al collo subito, perché si sentiva stranamente legato all'oggetto. Si illuminò all'istante e per un attimo si sentì al settimo cielo. Cosa è successo?
Prese la medaglietta tra le dita e l'acciaio freddo riuscì a farlo calmare all'improvviso. I brutti pensieri scomparvero e la sua mente tornò lucida. Le preoccupazioni del suo Maestro, di Giulia guarita e della possibilità che lui non le abbia cancellato la memoria, passarono in secondo piano. Al primo posto non c'era nulla, uno spazio vuoto che aspettava soltanto di essere riempito. Scosse la testa e la osservò meglio. Al contatto della pelle faceva uno strano effetto, così preferì mettere la parte con il cuio sotto.
Scartò gli altri regali con poca attenzione, mettendo da parte i vestiti che gli sembravano belli e si stupì aprendo i regali di Sofia : dentro uno c'era un paio di jeans scuri e nell'altro una felpa rosso scuro con delle tasche.. strane. Fuori sembravano tasche normali, ma dentro erano enormi. Ci starebbe anche un elefante, rise.
Guardò in una pila di regali che aveva scartato e trovò un orologio scuro, con il quadrante quadrato e le lancette che si illuminavano al buio. Lo indossò e non sapendo che fare, uscì.
~
Erano ancora nella stanza dell'infermeria. L'infermiera aveva dato uno strappo alla regola e aveva portato i regali dei due ragazzi ai piedi del letto, sapendo che Giulia non si sarebbe potuta alzare prima della mattina dopo e che Tommaso non se ne sarebbe andato senza di lei. "L'importante è che dopo tu pulisci da tutte le carte che farete in giro!" aveva raccomandato prima di andarsene per lasciarli soli.
Tommaso si voltò sorridente verso la cugina. "Non è il Natale che c'eravamo immaginati, ma almeno siamo insieme. E tu ti sei trovato il ragazzo. Bello, no?" disse voltando lo sguardo poco convinto dell'ultimo aggettivo che aveva usato.
"Meraviglioso" disse maliziosa lei con un sorriso. Si sentiva veramente bene e non era riuscita a dire il perché. Così, all'improvviso si era sentita meglio. Thomas era venuto a trovarla per capire di persona ciò che era successo e dopo tre secondi aveva spalancato gli occhi, per poi fare un sorriso e andarsene senza dire una parola. Cosa non da lui, visto che parla sempre quando può e quella era una buona occasione. Aveva sussurrato appena appena un "ok"
"Allora, li apriamo sti regali o no? " proponette Giulia prendendo un regalo dalla carta verde acqua e il nastro oro. La carta la scartò con cura e la mise da parte sopra il comodino. "Bello!" disse guardando un'agenda del 2010 nuova di zecca. Era nera con le scritte in bianco. "Mi servirà per tenermi gli appunti per le lezioni e altro" pensò ad alta voce. "Chissà chi me la regalata"
"in verità sono stato io" disse arrossendo Tommaso, che in quel momento stava aprendo il regalo di Sofia. Lo aveva riconosciuto subito perché sopra c'era scritto con un indelebile rosso "da parte di Sofia", ma non l'aveva scritto una sola volta, almeno un centinaio. "Ehi guarda! Ma dove vanno a fare shopping queste creature?" domandò, dopo essersi messo la felpa blu chiaro e le mani dentro le tasche.
"Non ti preoccupare, è normale!" disse una voce alle sue spalle. Felix aveva la stessa felpa, solo di colore diverso.
"Me la sono messa perché dovevo mettermi un paio di cose dentro le tasche" rispose a una domanda non domandata ad alta voce, ma che sicuramente Giulia e Tommi avevano fatto mentalmente. "Questo è per te" allungò verso Giulia un orologio bianco e lo mise in confronto col suo. "Li ho regolati alla stessa ora". Si abbassò per farsi dare un bacio, che non esitò a essere dato.
"La prossima volta, fatelo quando io non sono presente" disse Tommaso aprendo una scatolina, che poi riconobbe come quella che gli aveva dato Clara quella mattina. Scartò senza esitazione con un movimento veloce e deciso. Dentro c'era un polsino di cuio marrone, con 'incastonata' una medaglietta. Se lo mise al polso sinistro e pensò che era solo un bracciale, fino a che non toccò la medaglietta. Un senso di calma lo invase da capo e piedi, quando in realtà voleva solo staccare Felix da Giulia.
Felix parve capire che Tommaso aveva avuto la sua stessa sensazione di quando aveva toccato la medaglietta, così si voltò verso di lui. "Anche tu hai avuto il mio stesso regalo a quanto pare" disse mostrando la collana. "E' quello di Clara"
Giulia prese quello che le aveva regalato la ragazza e lo scartò. Era un libro, parlava di quelle medagliette e all'interno c'era la sua. Ovale come quelle dei ragazzi e con le stesse pietre rotonde. "Prova a leggerne qualcosa al riguardo" consigliò Felix, anche se era sicuro di averne già sentito parlare in precedenza. Giulia annuì e aprì il libro. Era scritto in grande e di certo non superavano le trenta pagine. Sulla quarta di copertina, c'era scritto che era adatto ai bambini.

Le medagliette delle Creature, o MC, rappresentano il simbolo dei tre elementi fondamentali : Notte eterna, Luce e telecinesi, da non scambiare con la psicocinesi.
L'onice nera, diamante e quarzo rosa. Le tre pietre riescono a fare una reazione chimica, che entra nel nostro corpo e cambia le nostre emozioni negative e allontana i pensieri se troppo sviluppati.
Preferibilmente non si dovrebbe toccare la superficie più di cinque volte al giorno. Darebbe una sensazione di tranquillità troppo elevata. Effetti collaterali variabili da creatura a creatura.


"Beh, questo è più o meno il riassunto. Nelle altre pagine scrivono come si crea una cosa del genere e come l'hanno scoperto. Nulla di interessante, a noi serviva questa informazione" disse Giulia, dopo dieci minuti che stava leggendo quel libro. "E' un regalo interessante, ma può essere sia utile che pericoloso, dipende in quale circostanza si ci trova"
In contemporanea , i tre ragazzi si osservarono il loro stravagante regalo.
~
Erano seduti entrambi su un giacchetto jeans. La ragazza dai capelli rossi sembrava non avere freddo anche se c'erano tre gradi sotto zero, mentre il ragazzo aveva freddo ma restava composto come sempre.
Senza chiedere niente, Clara accese un fuocherello caldo e accogliente che fece riscaldare entrambi. "Grazie" disse Filippo , non facendo una piega e rivolgendole un breve sorriso.
"Di niente" fece a sua volta Clara, porgendo un pacchetto a Filippo. Era stata tutto il giorno con quell'oggetto in tasca, con la mano che lo cercava per darglielo, ma non trovava mai il momento giusto. "Il tuo regalo" sussurrò baciandolo sulla guancia.
Filippo non ebbe un attimo di esitazione e scartò il regalo. Era un ciondolo, i classici che si regalavano le coppiette di innamorati dopo un paio di settimane che stavano insieme, ma Clara sembrava capire che sarebbe durata molto tempo la loro storia, così dopo un po’ di indecisione lo aveva comprato. Mostrò a Filippo la sua metà, infilata nella catenina d’oro dove teneva le altre medagliette. C’era il metà cuore, il ciondolo che aveva trovato qualche giorno prima, con delle decorazioni con ametista. Poi il più strano, dove tutti quelli che non sapevano si soffermavano a chiedere : la medaglietta delle creature.
Clara si mise a ridere pensando alle facce che forse avevano fatto i suoi amici alla vista del regalo, ma soprattutto al tocco. Forse dovevo mettere dei biglietti per avvertirli.
“Grazie, è bellissimo amore” se lo mise al collo e porse il suo regalo. Clara non sapeva se mettersi a ridere oppure a piangere. Era un pugnale con la lama affilata e l'impugnatura semplice, rossa con delle strane decorazioni antiche, dove partiva una biforcazione che formava un cuore nero. “Em..grazie?”
“Non ti piace?” domandò Fili, guardandola deluso. “Te l’ho detto cosa devi fare. Uccidermi” spiegò prendendo il pugnale e puntando la lama contro il petto, ma Clara lo prese in mano e lo lanciò lontano da lui. “Ma sei impazzito? Cosa intendevi fare?”
Filippo si mise seduto di fronte a lei e le cinse le spalle. “Scusami, veramente, non avrei dovuto, ma sai come la penso. Due Creature come me, non possono esistere nello stesso arco di tempo. Una sola persona. E quella non sono io, sono nato dopo dell’Ombra e se anche lei mi ha scelto da tempo io non posso vivere”. Lo disse con tranquillità, come se la morte, la propria morte, non gli interessasse. Non è così. Non può essere così perché lo decido io. Se come dice lui sono l’unica che gli può togliere la vita, posso anche fargliela tenere.
“Non farmi prendere questi spaventi” sussurrò abbracciandolo stretto a sé e poggiando la testa sopra la sua spalla. “Quel pugnale me lo tengo, ma non lo userò su di te. Lo ..” il ragazzo le mise l’indice sulle labbra e scosse la testa. “Non devi giurarlo. So che accadrà e quel giorno per me sarà la mia liberazione”
~
Thomas andava su e giù per la stanza in cerca di una risposta che tardava fortemente ad arrivare. Quando era andato a trovare Giulia per vedere le sue condizioni, non si sarebbe di certo aspettato di trovare una ragazza che sembrava fosse uscita dalla febbre. Era sorridente con il cugino affianco e la ferita alla guancia era stata sostituita da una sottile cicatrice indelebile.
Non aveva avuto voglia di dire una sola parola al riguardo e non sapendo cosa dire se ne era andato senza domandare nulla. Sperava fortemente che i due cugini dimenticassero che fosse venuto. “Ah, sono proprio diventato un vecchio rincitrullito!” esclamò fissandosi allo specchio e osservando i suoi capelli grigi. Non aveva mai dato peso alla sua età, si sentiva giovane e scattante e cavolo se lo era! Ormai aveva dimenticato quando era nato. 31 marzo di qualcosa. Gli piaceva ricordarselo così.
Prese la giacca ed uscì : poco era importante se erano le 10 di sera e fuori era un freddo da mozzare il fiato. Doveva andare a casa sua, aveva dimenticato la fede nuziale e si era dato dello sciocco a non averla portata, perché di solito ce lo aveva sempre con se.

Due ragazzi mano nella mano lo stavano guardando e lei sussurrò un “opsi” per qualcosa che aveva fatto evidentemente.

“Proprio ora doveva venirmi una apparizione!” pensò scoraggiato correndo verso la scalinata che portava all’uscita e appena sentita l’aria notturna, la visione avvenne. Clara e Filippo, mano nella mano, camminavano chiacchierando tranquilli e spensierati.
“Naa, non avevo voglia di tornare a casa! Andiamo da qualche parte” si alzò in punta di piedi e lo baciò, facendo rivivere diverse emozioni allo spettatore di cui non si era accorto. “Io devo andare, sul serio” poi le disse qualcosa all’orecchio e Clara si voltò imbarazzata verso Thomas. “Opsi” sussurrò.
Il vecchio si avvicinò a loro mezzo sorridente spostando lo sguardo dove capitava per poi spostarlo definitivamente su di loro e li salutò. “Salve ragazzi. Una passeggiatina al chiaro di luna?” domandò senza smettere di sorridere anche se non capiva come mai stessero insieme. Lui non l’aveva visto.
Clara si riscosse ed annuì. “Si, proprio così ma inizia a far tardi e allora rientravamo”
“Però tu non hai voglia di andartene a dormire. Furbacchiona. E dopo ti svegli tardi la mattina! E’ ovvio se vai a letto tardi” commentò facendola arrossire violentemente. Cavolo, certo che si imbarazza per poco. “Vieni con me, devo andare a casa per prendere una cosetta”
“Ma.. il coprifuoco?”domandò anche se aveva una gran voglia di andare da qualche parte. A parte la Scuola ovviamente. Il vecchio si mise a ridere. “Io sono il professore più importante da oggi in poi, e tu mi vieni a dire ‘il coprifuoco’? Andiamo Clara, pensavo fossi più intelligente di quello che dimostri!”
Clara lo guardò sospettosa “Cosa dimostro?”
Filippo intanto si stava godendo la scena in disparte, come se sapesse cosa sarebbe successo poi e così diede un bacio alla ragazza “A domani scemotta”
Thomas aspettò che finissero i loro convenevoli e che Fili andasse via, prima di rispondere alla domanda che gli aveva fatto la rossa. “Allora, io penso che tu non hai voglia di andare a scuola a studiare. Inoltre prendi il sei per il rotto della cuffia e ti ritrovi notti intere a studiare per una verifica di cui hai saputo solo la sera prima l’esistenza. Pigra e con la testa fra le nuvole”
“Sbagli. Beh no, sarebbe così.. però io sono pigra solo in alcuni campi!” specificò lei con ironia. “Studiare, mettere a posto.. cose così”
“Quindi riusciresti a battermi in una gara di corsa fino a casa mia? Niente scorciatoie promesso, farò il giro più lungo” propose il vecchio, mettendosi in linea di partenza immaginaria come i corridori. Clara si mise al suo fianco saltellando e si mise a pensare che era strano. Come era riuscita ad approcciarsi in una maniera così familiare a quel signore, conosciuto in una maniera abbastanza strana e ritrovato nello steso modo? C’era da fidarsi? Scartò subito quella domanda. Era il vecchio, non una persona malvagia. Misteriosa si, ma mai malvagia e si vedeva lontano miglia che si ci poteva fidare di lui. “Al mio tre” disse Clara. “Uno.. !”
“Ma cosa cazzo..?” fece Clara con la bocca spalancata. Il vecchio era partito quando aveva detto uno. “Barone di un imbroglione! Non vale!” iniziò a correre , ad inseguirlo. Cavolo se era veloce il vecchio!
Arrivarono a casa sua non affaticati, Clara ancora con la bocca aperta nel vedere che un vecchio di sessant’anni lo aveva battuto. “Non vale fare così! Soprattutto se gareggi con una ragazza!”
Entrambi si misero a ridere, ma il vecchio non sembrava a suo agio. “C’è qualcosa che non va. Clara, stai dietro questo cespuglio e se vedi un ramoscello che si muove, è il segnale della tua fuga. Mi hai capito?” domandò, nascondendosi al meglio. Adesso che lo faceva notare, anche Clara notava che c’era qualcosa che non stava andando. L’aria era tesa, silenziosa così cercò di sentire qualcosa ampliando l’udito.
Un passo.
Qualcuno era entrato nella sua casa. Un ladro? No, un ladro per quanto esperto faceva più rumore rispetto al lieve passo che aveva sentito. “Vecchio. C’è qualcuno” sussurrò a bassa voce. “Uno come noi”
Il vecchio annuì e la cercò mentalmente. “Ora non fare rumore. Ho un brutto presentimento e spero solo di sbagliarmi di brutto
Non sapendo cosa rispondere, Clara cercò di guardare dentro le finestre della casa, ma le trovò tutte serrate con le persiane oppure con le tende tirate. “Come è riuscita ad entrare?” domandò Clara dopo un po’ che ascoltava i passi.
Come sai che è una donna invece che un uomo? Non si può vedere” fece notare Thomas “hai detto riuscita invece di riuscito
I passi. Ha sicuramente dei tacchi per il tocco quando appoggia sul pavimento. Me lo ha insegnato Sofia, è brava! Se senti bene, fa toc toc e perciò sicuramente c’è il tacco. Sono passi vicini tra loro..va beh non ti sto qua a spiegare
Ottima osservazione” le rispose sempre mentalmente lui “ma io devo assolutamente prendere questo oggetto. Ci tengo troppo
E se la attiro da qualche parte e tu entri in casa e prendi sto oggetto?” domandò, ma sapeva già la risposta guardando la faccia furente del vecchio. “Sei pazza? E’ sicuramente un’ottima creatura! Sembra che non ci sia nessuno in casa. Perciò è uno dei nemici oppure una persona che approfitta dei propri poteri. E quelle persone sono pericolose, molto
Clara sbuffò e spostò lo sguardo dal vecchio alla porta di casa, che si aprì piano e una figura uscì altera e fiera. Alla ragazza venne un colpo. “Io la conosco quella! Ci ho combattuto il giorno prima di conoscerti! Ho un conto in sospeso con lei, brutta stronza! Solo che ha gli occhi rossi fuoco stavolta, ricordo che li aveva neri
Inquadrarono meglio la donna. I capelli rosso bordò si muovevano senza il vento e si fissava attorno guardigna. Indossava dei jeans neri aderenti e una camicia rosa, come se fosse una semplice turista, molto strana però. Non poteva avere più di trent’anni.
Ha un pacchetto sotto mano” fece Thomas osservando la donna che camminava lentamente. Clara aveva ragione, indossava dei tacchi.
“ E sicuramente non ti sta portando fuori la spazzatura” disse ironica Clara, purtroppo aveva parlato ad alta voce e per un attimo sembrò che la donna l’avesse sentita perché un lampo di comprensione passò sui suoi occhi.
Thomas si alzò in piedi e calmo andò contro la donna che lo guardò per metà sorpresa, ma per l’altra metà soddisfatta. “Proprio te cercavo! Thomas Schyler, è da un pezzo che non ci si vede in giro”
“Sbagli signora, io non l’ho mai vista in giro. E sinceramente non volevo incontrarla ma a quanto pare era inevitabile” rispose il vecchio, sorridente e fermandosi a dieci metri di distanza. “Lei sa il mio nome, ma io non il suo. Parto in svantaggio”
“Mi chiamo Tine, così il mio Maestro mi ha chiamato” disse educatamente. Clara sbuffò. Adesso si che è sportiva e dice il suo nome! Aveva detto solo quello del compagno dai capelli bianchi, Soul, ma il suo non lo aveva nemmeno anticipato. Adesso però.. mi aveva chiamato mezz’elfo?? la ragazza aveva una voglia matta di alzarsi in piedi a sua volta e di mettersi accanto al vecchio, ma si trattenne.
La donna prese una cosa dal sacchetto. Un anello. “Adesso noi due ci facciamo una chiaccheratina Thomas, ti va?”
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 17 giugno 2010, 19:27

Capitolo 29 xD per la felicità di qualcuno

La luna ormai splendeva serena in cielo con migliaia di stelle attorno. La luce che emanavano sembrava fosse rivolta solo per le due persone ancora in piedi davanti la casa. Tine , coi capelli che le avvolgevano il viso di statua, rimaneva immobile. Thomas invece dondolava avanti e indietro, come un bambino in attesa.
L’anello era ancora tra le dita di Tine, che guardava soddisfatta e vittoriosa Thomas; il sacchetto era ancora sottobraccio. “Allora Thomas, adesso vuoi parlare oppure devi fare il finto muto tutto il tempo? Ho sentito prima una persona parlare”
Thomas sorrise benevolo e decise di fermarsi. Gli unici rumori che erano presenti nell’aria erano i loro stessi respiri. “Mia cara signora, Tine, ascolterò con attenzione quello che voi mi volete dire, ma le pregherei di ridarmi le mie cose. Soprattutto quell’oggetto che tenete in mano”
Tine iniziò a camminare verso di lui con passo felpato e leggero e si fermò a cinque metri di distanza, l’anello ancora ben in vista tra il pollice e l’indice. Era semplicissimo, d’oro con un piccolo brillante. “L’anello della tua amatissima moglie defunta, ci ho azzeccato. Defunta però non direi è un po’ diversa ma..” si morse la lingua e sorrise maligna. “Ricordati di questo nome : Gwella. Sarà la tua rovina caro vecchio mio. E’ un peccato che tu non ti sia unito a noi in tempo però ci puoi sempre ripensare” fece svolazzare l’anello come una monetina e lo prese al volo quando passò davanti ai suoi occhi. “Il mio Maestro sarebbe veramente contento di averti tra noi”
Il vecchio non fece una piega e non smise di sorridere. “Grazie per la chiacchierata ma preferisco la vita che ho ora. Dì pure al tuo Maestro che mi ha rovinato la vita che avevo prima e che perciò non entrerò mai in contatto con lui, nemmeno per un semplice saluto. Ora la pregherei di ridarmi i miei effetti, o sarò costretto a prendermeli con la forza” fece ad un tratto improvvisamente serio.
Clara che era rimasta per tutto il tempo dietro il cespuglio, osservava rapita la scena. La donna con cui aveva combattuto stava cercando di portarla da qualcuno. Ma chi? Improvvisamente vide gli occhi di lei ritornare neri come la prima volta che l’aveva vista. “Vecchio, vuole combattere” cercò di dire mentalmente al vecchio, ma per chissà quale motivo non riusciva a raggiungerla. Forse l’avrà chiusa pensò Clara cercando di convincere se stessa che era così. Poi accadde. Vide il segnale. Un ramoscello del cespuglio si muoveva e finì per formare una parola: “vai”.
Mi dispiace vecchio, ma io devo rimanere. Devo sapere disse tra se e se Clara e si sorprese di quanto era sicura di quello che aveva detto. Non era cosa di tutti i giorni venire chiamata aequum! Voglio saperlo
“Io credo che sceglierò volentieri la seconda ipotesi. L’ultima volta che ho combattuto mi sono fatta bucare lo stomaco e perciò sono dovuta rimanere a riposare in questi ultimi due giorni. Frustante come cosa, non trova?” domandò, ma la risposta non venne perciò continuò a parlare. “Era veramente patetica sta persona. Bassa, occhiali, capelli neri. Il potere della roccia poi! Uno tra i più patetici a mio parere, non si ci può divertire più di tanto”
A Clara venne un tuffo al cuore. Quella descrizione era uguale filo per segno a quella della Reverenna. Come era possibile però? Il Gran Canyon si trovava oltre l’Oceano Atlantico! Non poteva di certo farlo in una manciata di minuti nemmeno a nuoto. Improvvisamente le venne voglia di ucciderla. Ucciderla per quello che aveva fatto a Giulia che ci era rimasta male e per Tommaso che non avrebbe più potuto conoscere l’unica zia che aveva. Poco importava che per un anno l’aveva considerata la sua peggior nemica, dopo Jennifer naturalmente; poco importava se ogni volta che poteva, le metteva i bastoni tra le ruote e anche il fatto che l’aveva odiata era scesa in secondo piano. Oddio, sto diventando sentimentale con la Reverenna! Mosse piano un piede, ma perfino lei capì che anche lo spostamento di un dito poteva risultare fatale così decise di aspettare il momento giusto, se mai sarebbe arrivato.
Accadde così, velocemente. Un albero si sradicò in un attimo e andò velocemente contro Tine che aspettò paziente e si mosse agli ultimi secondi camminando, come se stesse facendo una camminata, all’indietro. “Ti stai dando da fare vedo” fece Tine facendo apparire due sfere perfette di fuoco sopra alle mani. L’anello era andato ad occupare un piccolo spazio dentro il sacchetto , che aveva prontamente legato alla cintura con un nastro. “Vediamo se sei veloce come ti ricordano”
Poi fu solo pura danza il combattimento. Si avvicinavano tra di loro e si allontanavano a ritmo di una musica inesistente e sembrava che entrambi sapessero la mossa successiva dell’altro, perché paravano con netto anticipo rispetto al colpo.
Il messaggio sul cespuglio persisteva ancora, ma Clara a bocca aperta non aveva di certo voglia di seguirlo , anzi, era l’ultimo dei suoi pensieri.
Dopo diversi minuti il vecchio torse all’indietro il braccio a Tine che finì in ginocchio davanti a lui. “E questo cos’è? Carino, avete inventato un marchio? Quasi quasi me lo faccio anche io” domandò guardando interessato la falce di luna sul dorso della mano. Tine provò a liberarsi, ma il vecchio premette forte il piede sulla schiena e la donna strinse forte i denti per non urlare. “Rispondi!”
Tine rise cacciando indietro la testa e guardando dritta negli occhi il suo avversario. “Marchio, appartenenza, tatuaggio. Decidi tu attento a non bruciarti le chiappe però” . In effetti si era fermata un’altra sfera di fuoco dietro di lui e solo allora Clara decise di intervenire, facendola sparire. “Hai un amichetto nascosto da qualche parte, signor Schuyler? Non è per niente leale, due contro uno. Tu vali per quindici e io per dieci , ma se ne aggiungi un altro che vale.. wow, guarda chi si rivede la ragazzina! Buona sera” salutò vedendo apparire Clara dal cespuglio. “No, non eravamo di certo paragonabili. E’ inesperta, non sa nemmeno quanto vale”
“E fa che non lo sappia ancora per un altro po’ di tempo” disse premendo più forte il piede sulla schiena e tirando le braccia. Un urlo stavolta squarciò il silenzio. Non c’era più quel silenzio della notte, quello di quando ti affacciavi al balcone e fissavi quello che accadeva fuori : una coppia di amanti; il rumore di una macchina; le risate di un gruppo di amici ubriachi che tornava a casa; una luce ancora accesa e il ragazzo alla scrivania che studiava per una verifica dimenticata; il calore della luna che ti fissava.
No, ora era odore di sangue, rumore di una battaglia imminente. Mai sarà più come prima, questo è sicuro. Clara fissò con odio la donna e le sputò in faccia con disprezzo. Non quello di una ragazzina orgogliosa battuta in battaglia, ma quello di una donna pronta ad uscire perché stava iniziando a capire come avrebbero iniziato a girare le cose.
Tine fece una specie di ringhio e mostrò una serie di denti bianchi, compresi i quattro canini affilati. “Osa rifarlo, sgualdrinella, e giuro che riesco a trovare un modo per liberarmi e ti ficco il tuo sputo su per..” un altro urlo, più forte del precedente. “Non davanti ai ragazzi” disse Thomas.
Tine lo guardò male e sembrò che si arrendesse. “Non posso fare nulla contro di te, sicuramente, e lo sai. Se mi uccidi o se mi lasci vivere è la stessa cosa perché lui capirà che tu sei ancora vivo e che sei rimasto nascosto per questi.. beh, forse trent’anni. Ti abbiamo incastrato, dì addio al tuo nascondino. Tana per Thomas”
“Ti ho detto di andartene. Va a chiamare qualche professore o che so io. Il preside anche , se non ti dispiace. Veloce” ordinò lui, tenendola sotto controllo. La porta della casa si aprì e delle manette si avvicinarono ai due rivali e si aprirono per poi ammanettare i polsi di Tine. “Le posso sempre rompere sai”
“Non credo proprio. Sono rinforzate da me e perciò non credo riusciresti proprio a romperle. Sono diventato bravo in questi anni, sai? Voi seguaci di Charles , potete andare a quel paese insieme ai vostri ideali di dominio e distruzione!” disse serio e legando i piedi con una corda che era sbucata dal garage della casa e si voltò per l'ennesima volta verso Clara. “Ti ho detto di andare o sbaglio?”
Clara si avvicinò ancora di più a loro e si inginocchiò di fronte a Tine. “Mi dispiace vecchio, ma dopo non avrei tempo le farebbero troppe domande. Ora o mai più” seguirono molte facce contrarie alla faccenda, ma a nessuna di queste seguì una sola parola perciò Clara ricominciò a parlare. “Perché la prima volta che mi hai incontrata, hai detto che ero una aequum? Cos’è?”
Tine rise, ma Clara le diede una sberla che la costrinse a smettere. “Sai molte poche cose per essere una aequum. Di solito dicono che sono intelligenti e hanno capacità superiori agli altri. Come ti chiami, ragazzina?”
“Non mi hai risposto ancora alla domanda che ti ho fatto, quindi non ti rispondo”
“Non giocare col fuoco, ragazzina. Potresti scottarti” disse Tine acida mettendosi comoda contro un albero sotto controllo dei due. “Come se te lo dovessi dire però.. Resta il fatto, mia cara aequum, che tu non sai nemmeno a quale gruppo appartieni di diritto fin dalla nascita! E’ veramente una cosa ridicola questa, Thomas. E tu non glielo hai nemmeno detto! Questa è proprio bella”
Thomas allungò la mano e, anche se non aveva toccato il viso della donna, questo si voltò come se avesse ricevuto un altro schiaffo. “Sarò anche una creatura potente, ma non ho i vostri occhi che permettono di vedere i poteri delle persone; dovresti saperlo. Ora vai a chiamarli per favore? Non ti risponderà”
Clara gli lanciò uno sguardo convincente e iniziò a correre verso casa ponendosi domande su domande, cercando di convincere se stessa che questa cosa degli aequum non fosse importante. Il tragitto sembrò lunghissimo, come se non volesse mai finire e vedere il prato della Valle davanti a lei le fece recuperare un po’ di energie.
Gli scalini che portavano alla parete di roccia li fece praticamente con un salto. Fortuna che erano dritte con poche curve. “Illuminati cicatrice del cavolo!” imprecò mentre abbassava il colletto del maglione beige che indossava. Superò di corsa il varco e senza pensarci due volte andò verso il corridoio che portava agli alloggi dei professori, posti vicino all’infermeria. Non riuscì ad arrivarci però, perché andò a sbattere contro qualcuno e caddero rovinosamente a terra. “Certo che noi due finiamo sempre a terra! Salve” sospirò ridacchiando Tommaso sotto di lei. “Però preferirei che ti alzassi, pesi giusto un pochino” Clara lo fece all’instante .
Aveva mal di testa, forse aveva corso troppo e solo allora ricordò che doveva avvertire tutti i professori. “Tommi, devi aiutarmi! Il vecchio, Thomas, adesso è con uno dei nemici! Ci ho combattuto, è forte, incredibilmente forte, non so se andrà a finire bene. E’ la donna che ha ucciso la Reverenna, non so se mi spiego. Si chiama Tine, è rossa con degli occhi glaciali. Avverti il preside, io vado dagli altri prof! Digli che è alla sua casa in Trentino, vicino al confine col Veneto e che è vicino ad un lago. Magari sa dove cercare, ma non penso” detto questo si allontanò veloce tra i corridoi senza aggiungere una sola parola. Tommaso si affrettò a dare la buona notte a Giulia, che osservava la porta aperta con sguardo disperso nel vuoto. “Felix, che ci fai ancora in piedi?” domandò quando lo vide seduto nella sala d’ingresso mentre si massaggiava le tempie dolorante. “Tommaso. Mi sono svegliato all’improvviso e ho deciso di venirmi a riscaldare davanti al camino. Where are you going now? “
“Non voglio parlare inglese, non ho tempo. Vado dal preside, a quanto pare hanno preso un nemico o che so io” spiegò iniziando a prendere il corridoio a destra , seguito alle calcagna dall’amico. “Stai scherzando?”
“Mai stato più serio di così. Me lo ha detto Clara appena adesso, strano che tu non l’abbia vista entrare” disse facendosi strada tra le porte. Un Goblin cercò di fermarlo, ma lui senza esitazione lo sorpassò e finì nella sala professori. Ma qua ci sono gli alloggi! Dove è andata Clara allora?
La risposta gli venne proprio alle spue spalle. “Scusa Tommi, ho sbagliato! Credevo di andare agli alloggi dei prof, invece sono finita alle aule! Quando sono caduta prima avrò sbattuto la testa” disse lei avvicinandosi a loro e raggiungendo lo studio del preside “E’ che mi sento strana da quando ho lasciato il vecchio là da solo con Tine,sento che se la caverà ma non ho voglia di lasciarlo da solo”
Tommaso annuì comprensivo, mentre la reazione di Felix fu strana. Sbiancò all’improvviso e allungò il passo. Aprì la porta dello studio del preside senza attendere risposta. “Avanti pure” disse il preside, ancora vestito da capo a piedi. Era a leggere un vecchio libro, molto grande che richiedeva tutta la sua attenzione. Il tavolino da tè era stato ricomprato e ora sopra posava una tazza di caffè fumante. “Ragazzi, vi vedo preoccupati e tesi; è successo qualcosa?”
“Non c’è tempo, signor preside! Dobbiamo andare subito dal vecchio! Dobbiamo avvertire qualche prof, lui ha detto così! Ha preso un nemico!” disse velocemente Clara riuscendo ad articolare qualche frase. A quelle parole il preside scattò in piedi e premette un bottone nascosto sotto la scrivania. Buona parte dei professori si presentarono alla sua porta, chiedendo spiegazioni della loro chiamata.
“Colleghi, cinque di voi resteranno qui a sorvegliare le tre usciti e il corridoio degli allievi, mentre gli altri quattro verranno con me e Clara. Non so la destinazione e la poverina non sembra in grado di spiegare accuratamente” disse rivolgendole un sorriso, come per dire che non voleva metterla in imbarazzo.
“Preside, se permette vorrei venire anche io. Credo che Clara starebbe più rilassata se accanto a lei ci fosse qualcuno che conosce e che non sia.. beh, che non sia.. che non superi i 30anni” fece Felix appena ebbe finito di spiegare le modalità per andare da Thomas. Tommaso al suo fianco annuì sicuro e aggiunse “E inoltre adesso siamo coinvolti”
“Ragazzi, vi caccerete nei guai se dovesse succedere qualcosa! Preferirei che ci fosse qualcuno qua a proteggere i ragazzi più giovani e con poca esperienza se mai qualcuno dovesse attaccare qua alla scuola” ma i ragazzi furono irremovibili e vollero partecipare per forza, così il preside acconsentì a farli venire con loro.
Il viaggio per tornare al luogo da cui era partita, fu più veloce ma c’era più tensione nell’aria, come se tutti si aspettassero che dovesse succedere qualcosa. Felix e Tommaso rimasero tutto il tempo affianco alla ragazza e le diedero conforto, anche se non dissero una sola parola. Bastava uno sguardo per farle capire che non era sola e che sarebbe andato tutto bene. “Infondo non è così distante” disse Tommi prima di partire “non sarà successo niente”
E infatti fu così. Quando tornarono videro Tine con il labbro sanguinante e gli occhi infuocati d’odio. Thomas aveva qualche bruciatura sui vestiti, ma sembrava stesse bene. Clara tirò un sospiro di sollievo e si fermò tra Tommi e Felix, che fissavano la creatura, con sguardi differenti. “Allora” iniziò il vecchio “pensavo che ti fossi dimenticata dove abitassi” disse per allentare un po’ la conversazione. “purtroppo non ha detto niente sta serpe, per ora però!” si allontanò scocciato da lei e prese la borsa che una decina di minuti prima era attaccata alla cintura. “Non c’era niente di interessante dentro, solo delle mie cose a me care. Sono giunto ad una conclusione che è questa : in qualche modo volevano attirarmi da loro dicendo che avevano cose che per me aveva un legame affettivo. Non ci sarei cascato così facilmente, non sono vitali come oggetti".
“Tranne questo anello Thomas. Il tuo unico legame con lei, che cosa sdolcinata” fece riluttante Tine sputando, che osservava divertita i soccorritori; ad un certo punto si mise a ridere a più non posso. “Oh, il Maestro sarà molto contento. La cara Uisce dice che John sta male, non è toccante? Era ora che morisse quel vegetale da quattro soldi!” nuove risate, più forti e maligne delle precedenti interruppero la conversazione. “Come stava cadendo in basso! Stava istaurando un legame d’affetto. Patetico!” .
“Di cosa ti stai riferendo? Di Charles?” domandarono a turno Thomas e il preside. “Rispondi , per favore” disse il preside, che non riusciva ad abbandonare i suoi modi gentili nemmeno in situazioni come quelle.
“Cavolo Alvise! Tu non ti sfoghi mai?” domandò il vecchio, non riuscendo a contenere la sua rabbia in quel momento. Prima che arrivassero, aveva cercato di tirare fuori dalla bocca di Tine delle informazioni, ma per quanti tentativi aveva provato, nessuno era riuscito a spiaccicare una sola parola, se non qualche imprecazione. Il preside alzò lo sguardo verso di lui, e lo guardò con i suoi occhi scuri. “No, mai”
"Cazzo! Maledizione Alvise! Dovremo buttarla nelle segrete della scuola appesa per i capelli e aspettare le risposte, come si facevano le punizioni tempo fa! Invece è qua, seduta rilassata, con l’aria inesistente che le fa muovere i capelli! Manco fosse una fotomodella!” disse, facendo comparire un risolino sulla bocca al professore di controllo dell’energia, Paolo Foschini,meglio noto come prof Foschi. “E tu non ridere, o ti ritrovi quel bastoncino su per il ..fondoschiena” completò cercando di calmarsi. Non doveva perdere la calma e nessuno meglio di lui lo sapeva. “Tine. Dammi subito la risposta che voglio”
“Non parlerà mai così” intervenne Felix, attirando l’attenzione di tutti. “Sono stato un anno al carcere minorile e là ho imparato diverse cose. Prima di tutto la gentilezza non serve a niente , soprattutto con le donne. Sono più cattive degli uomini se vogliono esserlo. Secondo; di solito noi eravamo costretti a parlare sotto..tortura”
Tine sbuffò divertita, per poi ricominciare a ridere. “Possibile che tu non riesca a fare nient’altro che sghignazzare?” domandò Thomas e per risposta ricevette un sorriso inquietante. “Possibile che tu non riesca a smettere di fare domande?”
“Ti conviene parlare. Qua ci sono le più forti creature della Scuola e tu sei soltanto uno. Anche se dovessero raggiungerti alcuni tuoi compagni, non credo avresti la meglio” le disse Alvise, calmo. Adesso iniziava ad irritarsi anche Clara : Felix aveva appena detto che la gentilezza non serve a niente e allora perché continuare ad usarla?
Tine guardò negli occhi uno per uno per poi fermarsi su Clara e facendo comparire gli occhi neri che le aveva visto la prima volta. “Parlerò. Dirò lo stretto necessario, ma ad una condizione. Voglio fare una domanda ad uno di voi e pretendo una risposta sincera. Per rendere più facile la risposta, farò una domanda che esige come risposta un si o un no. Affare fatto?” domandò sorridendo. Non sembrava pericolosa come richiesta, così dopo qualche occhiata, tutti decisero di accettare.
“Bene, andate pure con le domande, io sono qui a vostra disposizione visto che non posso muovermi” rise mostrando le manette dietro la schiena. “A vostra completa disposizione”
Thomas fu il primo a domandare e a turno, alcuni degli altri fecero altre domande sempre più interessanti. “Voglio sapere la tua storia da quando hai conosciuto Charles e cosa hai a che fare con lui”
“Io e il mio ex marito avevamo litigato perché lo avevo scoperto a letto con un’altra donna. A dire la verità, non era nemmeno maggiorenne. Litigammo di brutto quella notte, era un settembre di dieci anni fa circa. Prima ci dicevamo su a parole, come fanno le classiche persone, ma poi fui costretta ad usare i miei poteri perché aveva tirato fuori un coltello da uno dei cassetti della cucina. Il gas era acceso, stavo cucinando il caffè e.. beh, sai il ritorno di fiamma come è fatto. Andò in aria l’intera casa perché l’esplosione si era duplicata doppiamente con i miei poteri. Purtroppo ero giovane ed inesperta e finii arrosto anche io. C’era fumo ovunque e puzza di bruciato, ma riuscii ad uscire attraverso la porta secondaria di casa e respirai a pieno l’ossigeno. Ovviamente per mio marito non ci fu nulla da fare.
Passava di là per caso Charles e notando che ero ancora viva, mi giurò che se volevo potevo diventare bella come un tempo e gli dissi che stavo bene così, ma cambiai idea guardandomi allo specchietto retrovisore di una macchina. La mia pelle era marrone, i miei capelli praticamente svaniti e la mia faccia irriconoscibile. Andai da lui e mi mise a mollo in una vasca riempita con un liquido speciale e mi addormentai. Dopo non so quanti giorni sentii che mi ero risvegliata e vidi che il liquido era scomparso e mi ritrovavo sopra un lettino da ospedale in una stanza buia dentro una villa” si morse il labbro “Scusa. Comunque mi ritrovai bella come un tempo e più forte, come mi aveva promesso. In cambio però dovevo stare nel suo.. dalla sua parte e combattere per lui e prestare ai suoi ordini. Stanotte dovevo venire qua per cercarti, per vedere se era vero o no che eri morto come dicevano tutti o eri solo nascosto come diceva il mio padrone”
Nove persone guardarono sconvolte la donna a terra che aveva parlato. Era come se li avesse portati in un altro spazio da come aveva descritto la scena e perciò non sentire più la sua voce li aveva un po’ scombussolati. “Altre domande?”
Lentamente tutte le mani scattarono in alto. “Ok, ci sarà da divertirsi”



per gli emeriti impediti in inglese , la frase che ha detto Felix è "Dove stai andando adesso?" u.u se l'ho scritta sbagliata mi prendo le mie responsabilità da brava girl scout O_o
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

— Vittorio Agnoletto.
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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 10 luglio 2010, 18:49

Arya_97 ha scritto:siiiiiiiiiiii grazie baby!!!!!!!!!!!dai vedo se riesco a postare qualcosa di decente anche io!!!!!!!!!

ok, mi mancano 1000 parole e potrò postare xD

Aggiunto dopo 3 ore 4 minuti:

TA daaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahn.. ok, mi aspetto gli insulti peggiori di sto mondo per il mio ENORME ritardo. Me li merito tutti! Sopratutto perchè la prima parte di questo Chap è veramente orribile! Ma quando scrivevo quelle cose ero in una brutta situazione - chi vuole intendere, intenda - quindi spero mi capirete :)
Ho iniziato già a scrivere il prossimo chap e mi è balenata in mente un'idea *____* devo solo riuscire a realizzarla XD rispondete.. vi piacciono i balli di fine anno tipo quelli americani?? ^^
E dopo questa stupida domanda ( che però a me serviva xD ) eccovi a voi il chap! Chiedo scusa per gli errori di battitura, ma... beh, non c'ho voglia di controllare :P inoltre chiedo scusa per i nomi.. forse alla fine ve ne troverete uno o due sbagliati, ma continuavo a cambiare nome ai professori xD

30


Ormai era quasi mezzanotte e il Natale tranquillo e sereno che si erano immaginati tutti se ne stava andato velocemente, al ritmo della lancetta dei secondi dell’orologio a polso di Felix
. Di domande ce n’erano state fin troppe e quasi tutte riguardavano il marchio che aveva sulla mano così dopo l’ennesima domanda sull’argomento fece apparire una fiamma e la lanciò contro un professore che aveva abbassato la mano perché un collega aveva fatto la domanda che gli interessava.”Siete troppo poco originali” disse seria e sarcastica allo stesso tempo. “Il marchio è solo un semplice marchio per riconoscersi tra compagni. E’ nero perché è nero, non è che me lo faccio di tutti i colori di sto mondo” poi si schiarì la voce e disse con voce da snob “Scusi, io non volevo una luna nera, ma rossa con le sfumature gialle e arancioni perché sono i miei colori preferiti” li guardò tutti con sguardo omicida e poi si mise a ridere. “Forse Gwella poteva farlo, visto che è diventata la cocchina del Maestro” lanciò una imprecazione perché aveva detto qualcosa in più del dovuto e sorrise. “Altra domanda che non ha a che vedere col marchio?”
Ne restarono in mano solo tre ed erano quelle di Clara, Tommaso e del vecchio. Tine dette il diritto di anzianità e perciò fece partire per primo Thomas. “Dove si trova la vostra base? Mi sembra che abbiate detto villa o una cosa del genere” e osservò bene la reazione della donna ed era sicuro che se poteva, gli sarebbe saltata addosso per una domanda del genere. La loro posizione doveva rimanere segreta e non poteva di certo rispondere. “Negli Stati Uniti e non posso dire di più, diventerebbe troppo personale e le domande che dovrei fare alla fine sarebbero due al posto di una. Magari però a questa posizione ti posso ridurre la ricerca su tre stati. Accettate?”
Non sembrava pericolosa nemmeno questa richiesta, e potevano scoprire un grande indizio se accettarono, ma tutti furono costretti a pensare alle conseguenze di quella azione. Ora le domande erano due, e perciò anche due risposte sincere potevano arrivare alle sue orecchie e , chissà, anche a quelle dell’Ombra. Lentamente si decise di fare una votazione con alzata di mano a cui vollero partecipare anche i ragazzi. Thomas prese la parola. “A una condizione. Le domande le farà soltanto a chi alza la mano”
“Solo la seconda domanda. Alla prima erano d’accordo tutti quanti, quindi non si possono sottrarre alla loro prima votazione. Questi erano e sono i patti, e tali rimangono” e tutti notarono quanto avesse ragione e accettarono malvolentieri anche questa condizione. Le mani alzate furono sei, tra le quali c’era Clara, Tommaso, due professori e il preside e Thomas. Felix si astenne per una ragione solo a lui sconosciuta, ma nessuno si fece caso. Se non era per la posizione della loro villa, nessuno avrebbe accettato, quindi capirono il volere di chi non aveva accettato. “Perfetto” continuò la donna “I tre stato sono : Alaska, Montana e Michigan. A voi la scelta, cari signori della giuria! Adesso posso fare io la prima domanda oppure devo rispondere soltanto? Non mi pare giusto, mi sono comportata molto bene o sbaglio. Non ho neanche tentato di liberarmi” mostrò dietro la schiena le manette ancora perfettamente chiuse.
Il vecchio la guardò sospettoso e fece per parlare, ma il preside lo precedette “Ma certo, signora Tine” e questa gli rivolse uno sguardo malefico. “Signorina,per favore. Allora io voglio fare una domanda al ragazzino carino dai capelli riccioli” annunciò sicura, affondando i suoi occhi rossi nei brillanti occhi verdi di Felix. “Hai la ragazza?” domandò sorridendo, e quando tutti si voltarono verso di lui, gli rivolse un sorriso malefico e i suoi occhi diventarono neri facendo vedere a loro due, solamente loro due, chi si nascondeva dietro. Il Maestro. Tine mosse le labbra per formare due parole “ottima bugia” e Felix capì che si riferiva a quello che aveva detto prima. Non era mai andato in un centro minorile, lo aveva inventato sul momento perché aveva detto troppo senza pensarci.
Dovette stare calmo e doveva far sembrare quella domanda come se non capisse, ma lui sapeva perché gliela aveva fatta. Lui voleva saperlo. “Avanti Felix, non c’è nessun problema sul fatto che tu ce l’abbia” lo incoraggiò il vecchio e il ragazzo si riscosse. “Si, ce l’ho” rispose chiaro e il più velocemente possibile.
“E chi sarebbe la fortunata?” domandò ancora lei, ma Felix aveva già la risposta pronta e la bloccò con un movimento della mano. “La domanda era una sola e se volevi questa informazione dovevi chiedere ‘dimmi tutto sulla tua ragazza’ ma purtroppo per lei, io non ho alzato la mano la seconda volta, quindi la domanda rimaneva ,e rimane, una soltanto per me e non la puoi cambiare ” prese tutti in contropiede e questo fece alzare la stima da parte di alcuni professori. Era bravo con le parole. Ma anche il sospetto echeggiò nell’aria. “Accettata come scusa” disse Tine facendo spostare con un movimento della testa i capelli davanti al viso per poi cacciarli indietro. “Fregata da un ragazzo.. i miei complimenti” ma Felix non ringraziò e la guardava spaventato e guardò colpevole Tommaso a Clara alla sua sinistra. Gli occhi tristi fissavano il terreno e di tanto in tanto sbirciavano i due, per poi ricominciare a fissare le scarpe e sapeva che la donna misteriosa stava cercando di penetrare nella sua mente e conoscere i suoi pensieri. “Posso andare? Non mi sento a mio agio qua fuori e vorrei scoprire come sta lei” disse Felix dopo che aveva capito che non sarebbe riuscito a restare là un minuto di più. Senza aspettare la risposta partì verso la Scuola, sapendo che gli occhi di tutti erano puntati su di lui, ma poco gli importava.
Clara distolse lo sguardo per prima dall’amico e forse parve capire il suo pensiero : aveva paura che potesse succedere qualcosa a Giulia. La sua mano era ancora alzata e la domanda veleggiava nell’aria come una presenza che non aveva voglia di andarsene facilmente. “Tocca a me” disse Clara, dopo qualche minuto di silenzio che nessuno decideva a rompere. “Spiegami sto cavolo di fatto degli aequum. Devi farlo , lo hai giurato che avresti risposto a qualsiasi domanda ti avessero posto ” ma si bloccò, guardando il sorriso diabolico sul viso di Tine. Per un momento pensò che non volesse rispondere, ma non era così.
“Vecchio, vecchio Thomas. Sei un bravo bugiardo, ma si sa che le bugie hanno le gambe corte. Lo sapevi che la ragazza era uno degli aequum, ma allora perché inventare una bugia? Che dura anche da parecchio tempo.. Clara, giusto? Hai mai sentito il termine “ Manipolatrice”?” e lasciò vagare lo sguardo su tutti i partecipanti. Nessuno capì il termine, tranne Clara e il vecchio. “Si”
“Beh, non esiste sulla faccia della Terra quel termine. Colui che te lo ha detto se l’è inventato, per non dirti subito la verità, anche perché, quel gruppo, il saeptum, è sparito da un bel pezzo. Non si fanno trovare da nessuna parte e fanno anche bene in realtà, perché.. “ si bloccò e sussurrò qualcosa, simile a “perdonatemi”. Scosse la testa e continuò. “Beh, tu ne fai parte cara Clara. Gli aequum sono Creature che devono riuscire a mantenere l’equilibrio sui poteri fondamentali : Notte Eterna, Luce e Telecinesi. Di solito gli aequum venivano scelti dal fato, non per loro volontà. Poi gli anni passarono, la mania di essere i possessori indiscussi della Terra si insinuò nelle loro menti e così decisero di sfruttare il loro titolo per scopi personali e iniziarono a far entrare nel gruppo chi aveva le giuste qualità : capacità , intelligenza, perfidia e impavidi di fronte alla morte. Conquistarono tutto e tutti e molti di loro vennero scambiati nel medioevo come i più cattivi stregoni e streghe. Non serviva niente metterli al rogo quando li catturavano. Se necessario, ammazzavano tutto il villaggio per salvarsi. Poi qualcosa o qualcuno cambiò. I poteri dentro di loro parvero ribellarsi al loro , come fanno spesso in queste situazioni, e molti di loro cambiarono. Alcuni rimasero quelli di sempre, cattivi e spietati e formarono un gruppo a parte “mostrò il quarto di luna sul polso “altri diventarono semplicemente umani e morirono di vecchiaia. Altri , invece, ridiventarono buoni e riformarono il Saeptum con le basi iniziali. Col tempo i due gruppi che si erano formati si scontrarono violentemente tra di loro e molti membri da ambo le parti morirono, tanto che gli ultimi, e pochi, dello Saeptum si nascosero. Vigliacchi. E da allora non si fecero più sentire ne vedere, ma fecero la loro piccola parte per mantenere l’Equilibrio stabile; fino a che scoprirono che avevano fallito perché erano presenti due Creature della Notte Eterna, cercarono di uccidere il bambino, ma niente. Lui è sopravissuto per nostra fortuna e gioia. Il mio Maestro pregava per lui ogni notte. E ora lo vogliamo” disse ghignando e facendo comparire sulla faccia di Clara, una goccia si sudore.
Non può capitare questo a Fili. Lui non andrà con loro, lo so. Vuole restare con me, deve restare con me. Solo con me!
“Sai quanto mi interessa se faccio parte di qualche setta! Non so nemmeno di che cosa tu stia parlando, sinceramente. E poi cosa ne vuoi sapere tu, potresti anche sbagliarti. I tuoi occhi che possono vedere, bla bla, possono sbagliare. Nessuno è perfetto” disse, cercando di togliere dalla mente l’ultima parte che aveva detto Tine su Filippo. Fortuna che lei non poteva sapere chi era la seconda Creatura della Notte Eterna, se no era nei guai. E lei lo avrebbe protetto.
“Io non sbaglio mai. E comunque pensaci. Avrai al massimo 15 anni, ma sai già evocare il fuoco intorno a te come se niente fosse, senza fare sforzo. E’ pura fortuna oppure sei una aequum. Io punto sulla seconda” e si rivolse a Thomas “e tu che ne pensi?”
“Sapevo la tua stessa storia, ma con termini differenti. Sai, il latino non è che sia il mio forte” disse sarcastico lui “Non credo abbino lo stesso significato, ma il concetto è quello. E tu sei speciale, Clara, sul serio. O non ti avrei vista arrivare a casa mia quel giorno e non ti avrei fatto entrare a casa mia”
Clara continuava a non capire. Sul serio era così importante questo gruppo? Solo un gruppo di persone che compieva il loro dovere, secondo lei. “Va beh vecchio, non importa. Qua non si deve parlare di me , ma di lei” e indicò con un movimento della testa Tine “Perché il tuo Maestro vuole che Vecchio passi dalla sua?”
Inaspettatamente, anche Thomas si mise a ridere e con lui il preside e Tine; gli altri professori al massimo fecero un timido sorrisetto. Prese la parola proprio il diretto interessato “Sai, anche io se fossi l’Ombra, cercherei di avere dalla sua un altro potere fondamentale, così l’ultimo rimasto, la Luce, rimarrebbe solo e soccomberebbe. Clara, usa la zucca” e le diede un pugnetto sulla testa affettuosamente. “E’ per quello, non perché siamo amici o vuole prendere il tè alle cinque del pomeriggio” rise e si mise la mano destra dietro la testa e sussurrò “maledetta, mi hai tagliato il codino” disse rivolto a Tine, che fissava in alto con aria innocente. “Peccato”
Il preside prese la parola. “Però dobbiamo considerare una cosa. Che ne facciamo di lei? La portiamo alla Scuola, sotto gli sguardi di tutti quanti e diciamo che è un cattivo a ogni persona che la vede?” domandò e tutti si accorsero di non aver fatto caso a quell’argomento. Di certo la donna avrebbe fatto resistenza durante lo spostamento, cercando di scappare, anche se erano di più. “La potremmo lasciare qua” propose la professoressa Gagliardi di Italiano , epica e storia, che si occupava anche di elencare i più grandi personaggi del passato che ebbero rilievo sul mondo delle Creature. “Impossibile. Dentro alla mia casa non ci mette più piede” disse subito il vecchio, ma era ovvio che nessuno avrebbe accettato. Clara pensò che fosse troppo distante per avvisare se qualcuno veniva a prenderla o per aiutare durante la guardia, e poi l’Ombra e i suoi seguaci sapevano già dove stava andando Tine e l’avrebbero raggiunta. E questo le fece preoccupare. Chiuse gli occhi per concentrarsi e cercò di sentire ciò che stava succedendo intorno a lei. “Stanno arrivando” sussurrò, sempre tenendo le palpebre abbassate e sentì tutti gli sguardi su di lei e una mano calda che si appoggiava sulla spalla, incoraggiandola a continuare. Tommaso.”Devono aver capito che le è successo qualcosa e hanno mandato dei rinforzi. A quanto pare non sei sola , stron**” disse lui guardando la donna. Poi Clara annuì e continuò a parlare “Devono essere come minimo due , però al massimo tre” fece una smorfia “Tutti tre maschi e muscolosi per l’andatura” sorrise e quando aprì gli occhi,vide che anche il vecchio aveva alzato gli zigomi, un po’ sforzato.
“Non voglio che stiamo ancora qui. Forse è troppo tardi, ma vorrei che la maggior parte di voi se ne andasse e portasse con via la.. zoccoletta” ordinò Thomas e vide tutti gli altri farsi seri all’improvviso. “Clara, Tommaso, Alvise, la professoressa Gagliardi e il professor Marchelli andranno alla Scuola e entreranno con il passaggio.. quello rivolto verso Ovest” Clara capì che non aveva detto “a forma di leone” per non far sapere a Tine di quale stesse parlando. Capì che era pericoloso e che avrebbe risposto di no, ma comunque disse “Io voglio restare. Non voglio andare a Scuola” ma un’occhiataccia del preside la fece cambiare idea. Era la prima volta che fissava qualcuno in quel modo da quando lo conosceva. “Signorina Magnini, sii ragionevole. Abbiamo appena scoperto che lei è una delle persone che firmeranno la parola fine in questa guerra. Non possiamo permetterci che la vedano. Meno persone sanno chi sei, meglio è per noi. Signor Furlon, prego, accompagnala e fa in modo che l’unico posto che veda tra un paio di minuti, sia la sua camera. La prego anche di stare in camera con lei se è possibile. Le do il permesso io, nessun altro avrà qualcosa da ridire “ e rise osservando la reazione che ebbe Tommaso, il quale diventò rosso come un peperone.
Thomas li fissò entrambi e alzò gli occhi al cielo “Smammate” disse autoritario ma divertito. Entrambi non poterono replicare per i loro ordini e seguirono i due professori, che avevano preso Tine a braccetto, un lato ciascuno. Iniziarono a correre più velocemente quando sentirono chiaramente dei passi avvicinarsi verso il giardino della casa di Thomas, che li guardò supplicandoli di allontanarsi il più possibile.
Tine rimase ferma per tutto il tragitto. Non poteva sapere verso dove la stavano portando, perché Clara aveva strappato dalla sua camicia un pezzo di stoffa e lo aveva legato per bene sugli occhi della donna. Aveva fatto un nodo che non poteva essere slacciato. “Possiamo fermarci? Mi sono venuti i crampi alle gambe?” disse quando arrivarono in vista dei Colli. I quattro si guardarono e sempre senza smettere di tenerla per le braccia, le fecero toccare il suolo coi piedi. Stiracchiò le gambe e quando sembrava che si era ripresa dai crampi, tirò due gomitate sugli stomachi dei professori, i quali si portarono entrambe le mani sul punto dove li aveva colpiti; Tine sfilò in avanti e si tolse la benda. “Bel posticino” disse ghignando. “Allora, tu verrai con me” e indicò Clara mentre dava un calcio alla professoressa Gagliardi cercava di rialzarsi. “E il ragazzo e questi due andranno sottoterra” fece, prendendo tra le mani la testa della Gagliardi e la spaccava su una roccia appuntita.
L’odore di sangue invase la collina, facendo scappare qualche animale ancora sveglio che si trovava da quelle parti. Clara a quell’odore si riprese e si mise davanti a Tommaso con le braccia aperte per difenderlo. “Tu non farai male a nessuno” disse sicura e guardandola dritta negli occhi, rossi come i suoi, forse troppo brillanti. Sentì due mani afferrarle le spalle e spingerla all’indietro. Tommaso la stava abbracciando e sentì che stava scuotendo la testa. “Non capisci? Thomas ha voluto che andassi alla Scuola per non avere problemi nella battaglia che c’è da lui, non servirebbe a niente se morissi qua! “ esclamò e Clara sentì tutti i suoi sentimenti: preoccupazione, paura, spavento, ma anche speranza. Speranza che seguisse il suo consiglio. “A lei ci penso io, vai” la guardò. “VAI!” urlò di nuovo , mettendosi a sua volta davanti a lei, nella stessa posizione che si era messa per proteggerlo. Clara con le lacrime agli occhi andò, corse, seguendo il suo consiglio. Sentì tutti i loro movimenti ed era come se ce li avesse davanti agli occhi. Tine che cercava di raggiungerla, andando subito nella sua direzione, Tommaso che la bloccava e il professor Marchelli che lo affiancava dopo essersi rimesso in piedi. Si fermò di colpo e rifece la strada percorsa, ma con un giro più grande. Non poteva sopportare che loro erano là, a un punto dalla morte certa e lei che scappava come una codarda. Lei li aveva trascinati lì , seguendo il consiglio del vecchio e li avrebbe riportati indietro.
Fu un ottima scelta quella di aggirare il perimetro dove stavano ancora combattendo. I loro rumori sovrastavano il passo felpato di Clara e nessuno si accorse di lei, fino a che non spiccò un salto da una roccia e fiondò alle spalle di Tine, avvinghiandola con braccia e gambe. Si aggrappò il più possibile, anche quando la donna si dimenava, urlando imprecazioni e cercando di afferrarle la testa alzando le braccia, ma vennero bloccate entrambe con le mani di Clara che le portò dietro la schiena e tirò. Purtroppo a Tine bastò fare un brusco movimento della testa in avanti per scollarsela di dosso.
Clara si guardò attorno. C’erano tre cespugli in fiamme e anche un castagno. Tommaso aveva il fiatone e un occhio nero; il professore aveva un braccio a penzoloni, come se le ossa della spalla fossero state rotte. Il sangue bagnava la maggior parte del suolo, ma la maggior parte apparteneva alla professoressa morta prima. Durante lo scontro probabilmente era stato usato come scudo. A Clara venne il ribrezzo pensando di toccare un cadavere.
Tine la attaccò durante il momento in cui stava chiedendo agli altri due come stavano, e la fece volare addosso ad un masso, ma atterrò in piedi e con una spinta le andò di nuovo addosso. Si davano i turni per colpirla, ma pochi pugni andarono a segno; per di più, sentirono una persona avvicinarsi. Sembrava la stessa identica andatura dei due uomini che avevano sentito avvicinarsi mezz’ora prima e per questo Tine sorrise come se avesse la vittoria in tasca. Clara, Tommaso e il professore combatterono ancora, ma Tine sembrava aver svegliato la parte più combattiva di se quando aveva sentito un compagno avvicinarsi, perciò fece girò su se stessa e con un calcio staccò la testa dal corpo al professore.
Clara urlò spaventata e cercò di nascondersi a quella vista nascondendosi gli occhi. Pessima scelta. Tommaso si era allontanato di poco per evitare che la testa mozzata gli venisse addosso e perciò ora si trovavano agli estremi dello spazio. Se qualcun altro avesse attaccato, sarebbe stata la loro fine.
Tinsi avvicino ancora di più verso Clara, ancora spaventata. Si preparò ad alzare una mano, ma una barriera di fuoco si insinuò tra di loro, proteggendo dall’imminente attacco Clara. Tine provò a spostarla utilizzando i suoi poteri, ma non ci fu nulla da fare, non si muoveva. Provò allora ad aggirarla, ma la barriera si spostava ai suoi più piccoli movimenti. Improvvisamente però, si lanciò verso Tine che cadde a terra sovrastata dal fuoco.
Quando Clara aprì gli occhi, sparì e la donna malefica fu di nuovo libera, ma non per molto. I passi che poco prima si erano sentiti, smisero di esserci e chi aveva evocato quel rumore fece la sua apparizione alle spalle di Tine e fece segno a Clara e a Tommaso di stare zitti e per non destare sospetti, fecero entrambi delle facce spaventate.
Un attimo dopo, il cuore di Tine cessò di battere. La sua testa si unì a quella del professore e il bosco ritornò a essere silenzioso e immobile. Felix era ritornato o forse non se ne era mai andato. Eccolo là. Aveva ucciso un nemico.
Clara non ce la fece più e si piegò su se stessa, iniziando a vomitare, con la mano di Tommaso che le batteva cautamente sulla schiena. “E’ tutto finito. Non preoccuparti. Ci sono qua io” disse il ragazzo, dandole un bacio leggero sulla fronte. La ragazza era ancora paralizzata dall’accaduto e quando vide lo sguardo freddo e spento della testa rossa, abbracciò Tommaso con tutte le sue forze e pianse. Lui non smise un attimo di accarezzarle la testa.
Felix sembrava altrettanto scosso, ma dopo un paio di minuti si riprese. “Mi spiace di non essere arrivato prima” furono le prime parole che disse. “Mi dispiace, veramente” , ma Clara si stacco da Tommi e lo guardò dritto negli occhi. “Probabilmente saremo morti se non ci fossi stato tu. Grazie” e il biondo dietro di lei annuì per dare il suo appoggio. “E’ meglio se torniamo alla Scuola” continuò Tommaso. Le campane di un paese vicino annunciò che era mezzanotte. Iniziarono a camminare, ma dopo qualche passo Clara cadde a terra, in ginocchio, per poi svenire.
Ultima modifica di Saphira_Baby il 11 luglio 2010, 23:12, modificato 1 volta in totale.
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 15 luglio 2010, 18:07

Wywy tiranno -_- voi lo ringraziate, io lo ammazzo :arms:


Si svegliò dondolante e con le stelle ancora sopra di lei. Sentiva di muoversi ma non era lei a fare il movimento. Girò la testa verso sinistra e vide un maglione marrone scuro, lacerato e sporco di sangue. Le venne di nuovo la nausea, ma un dolce profumo ancora si sentiva sotto l’odore nauseabondo e ispirò a fondo, gustandoselo. “Ma allora sei sveglia, dormigliona” la salutò una voce familiare, che voleva apparire sicuramente sicura di se e gioiosa. “Allora, non si saluta chi ti tiene tra le sue braccia da almeno mezz’ora?” disse, continuando sempre a camminare. Clara si riscosse, si mise a sedere di scatto, ma becco con la testa il mento del suo salvatore. “Ahi” fece Tommaso “Pesi, parli nel sonno e mi fai anche male. Gentile come ringraziamento”disse però sorridendo. Gli piaceva parlarle. Clara si fece piccola piccola e mormorò una scusa veloce. “Non importa, scherzavo. Siamo quasi arrivati alla Scuola comunque. Ho camminato, così non ti svegliavi, ma a quanto pare non è servito a molto” continuò a dare spiegazioni per un po’. “Felix è andato di corsa a Scuola a cercare il preside, Thomas e gli altri. Stanno tutti bene loro. Un professore è andato a prendere i corpi dei due professori e hanno messo quello di Tine dentro un sacchetto della spazzatura gigante e l’hanno messo insieme a quello di Elvira in una stanza speciale. Non si sa dove è la porta per andarci, ma dovrebbe essere vicino alla sala dei professori, affianco a quella del preside”
“Aspetta. Che cosa ho detto nel sonno?” domandò curiosa Clara. Sapeva che non lo aveva mai fatto e sentirsi dire che lo faceva era strano. Molto strano. Tommaso fece spallucce “Cose senza senso. Ripetevi la parola aequum e che i saremo chiamati così, una cosa del genere, ma di più non ho capito, mi dispiace”, arrossì e sembrò tornare nel suo atteggiamento timido e impacciato. “Ho dovuto toglierti la maglia, era troppo sporca di sangue e inoltre ci avevi vomitato sopra. Ti ho messo addosso però la mia giacca e la tua di jeans l’ho dovuta bruciare”
Clara scosse la testa e avvampò. Fortuna che era inverno e indossava la canottiera. “Non fa niente. Era anche un po’ vecchia, avrei dovuto comprarne una nuova quest’anno” e lo guardò in faccia. Aveva l’occhio destro nero, probabilmente dopo aver ricevuto un pugno, e la cicatrice che sovrastava l’occhio si notava ancora di più. Aveva anche qualche graffio sulle braccia e sul petto, ma lui non si lamentava: erano superficiali come graffi e il sangue non usciva più dalle ferite. “Devi andare in infermeria quando entriamo a Scuola. Hai un aspetto orribile” fece, facendogli comparire un sorrisetto. “Perché tu non hai visto il tuo” . La ragazza si portò le mani sul viso e sentiva distintamente alcuni graffi, alcuni dovuti a rametti che le avevano intralciato la corsa, altri dovuti al combattimento e alla caduta. I capelli erano tutti in disordine e cercò di appiattirli, ma fu inutile. Rimasero dov’erano. “Maledetti” sussurrò Clara, facendo venire un colpo di ridarella a Tommaso, che cercò di far cambiare per una tosse leggera invano e la ragazza gli lanciò uno sguardo omicida. “Dopo vedrai come ti concio” fece però sorridendo.
Entrare nel passaggio nascosto fu facile, un po’ meno scendere i gradini, piccoli e irregolari. Tommaso convinse Clara a restare in braccio invece che camminare, perché era ovvio che lei non stesse molto bene. Come risultato però ottenne qualche botta sui piedi contro i muri e mezzo ruzzolone. Dopo aver varcato la soglia, scoprirono che li stavano aspettando tutti quanti. Thomas, il preside, Felix, gli altri professori, tra i quali una donna piangeva sommessamente. Clara la riconobbe subito. Era la moglie del professore ucciso. Abbassò lo sguardo, colpevole, e si aggrappò ancora di più alle spalle di Tommaso, che la strinse piano, per non farle del male.
“Oh siete arrivati! Che sollievo” esclamò il preside avvicinandosi.”Signorina Magnini, lei sta bene?” domandò gentile, con un sorriso. Non era un sorriso sforzato, perciò Clara si sentì sollevata. “Bene, grazie signor preside. Solo qualche ammaccatura qua e là” e ricambiò il sorriso.
Thomas si lasciò cadere su un divano dell’ingresso, accanto al camino. “Più di qualche mi sembra. Cosa è successo? Felix ha detto solo che Tine è morta, ma non sembra molto in se. Probabilmente è il primo che ammazza” disse, senza pensare. Era una frase abbastanza pesante dopo quella brutta esperienza e sentirselo ripetere non deve essere un granché per Felix, che parve parecchio a disagio. “Scusami” borbottò subito dopo. Almeno si rendeva conto dei propri errori.
Tommaso iniziò a raccontare ciò che era successo, da quando avevano lasciato il gruppo fino allo scontro. Il vecchio fecce una faccia un po’ incredula quando disse come aveva fatto Tine a convincerli di farla un po’ sgranchire le gambe, per poi liberarsi borbottando un “allocchi” che tutti sentirono, ma Tommaso andò avanti. “Quando Clara era caduta e Tine la stava per attaccare, Clara ha evocato una specie di barriera di fuoco..” ma venne interrotto all’istante.
“Ehi, io non ho evocato nessuna barriera. Pensavo fossi stato tu, Tommi! Io non l’ho nemmeno vista, mi ero nascosta il viso. Sentivo soltanto la presenza di qualcosa di caldo” Tommaso la guardò allibito e scosse la testa. “Mi spiace, io non ho fatto proprio niente”
Thomas si alzò dal divano, prese senza alcuna lamentela Clara dalle braccia di Tommaso e la portò in una stanza vicina, appartata. Le parole che dissero furono solo un sussurro. “E’ meglio che i professori non sappiano molto, per evitare che si sentano obbligati a proteggerti. Se questo dovesse succedere, molti capirebbero che tu sai qualcosa o hai qualcosa in più e la notizia andrebbe lontano” sospirò e poi riprese, dall’argomento che stavano discutendo fuori dalla stanza. “Forse sarà un potere degli aequum. Essendo in pochi, avete un istinto di sopravvivenza che vi fa richiamare i vostri poteri senza pensarci. Ovviamente questa è solo un’ipotesi. Non lo scopriremo facilmente”
“Quindi mi aiuterà a scoprire qualcosa in più!” esclamò sorpresa la ragazza, in un gridolino. Il vecchio annuì contento per la sua felicità. “Si. Ma non ne devi parlare con nessuno. Nemmeno a Filippo, anche se è il tuo ragazzo” disse calmo lui, tralasciando accuratamente che le guance di Clara erano dello stesso colore dei suoi capelli. Spostò lo sguardo più in basso, verso la catenina intorno al collo e la prese tra le mani. “Ehi, alla fine avevo ragione. Una cosa è piovuta da un lampione” si girò tra le mani il medaglione con l’ametista. “Credo di sapere cosa si incastra qua dentro” fece un po’ sorpreso e spaventato. “Ne aveva uno identico mia moglie, solo che i disegni che apparivano erano di un giallino pallido.. va beh, non importa. Telo vado a prendere subito visto che era tra le cose che aveva preso quella donna” uscì dalla stanza e Clara sbirciò un attimo fuori. Quasi tutti se ne erano andati. Rimanevano due professori a fare a mo’ di guardia tra i corridoi e Tommaso , balzato in piedi quando aveva visto la porta aprirsi, ma una frase di Thomas lo rifece sedere.
Non dovette aspettare molto che la porta si aprì ed entrò qualcuno. “E tu cosa ci fai qua?” domandò abbracciando chi era comparso. “Avevo sentito ciò che era successo. Sofia e Francesco. Chiaccherano spesso. Troppo, in effetti” passò l’indice su un taglio della guancia, facendole venire un brivido. Si chinò per darle un bacio, ma venne bloccato da una voce. “Non potevi entrare. Thomas non vuole che si distrae e quindi non puoi farlo neanche te” Tommi , arrabbiato, forse, li interruppe e spinse verso la porta Filippo.
“E calmatevi tutti e due” fece in tempo a dire Clara, che Tommaso ricevette un pugno, sull’occhio violaceo e un grido di dolore invase la stanza. “Basta!” urlò allora, facendoli smettere. Filippo la guardò per un attimo per poi rivolgersi a Tommaso “Tu non devi darmi ordini. E nemmeno toccarmi, capito?” la sua rabbia era visibile sul viso e una strana energia negativa percorse intorno a loro. In un vaso di orchidee, i fiori viola appassirono. “Fili, ti prego” fece con una voce tintinnante Clara, di colpo triste. “Smettila”
Filippo si riscosse in un attimo, e la stanza fu quella di sempre. “Scusami, amore, non volevo” disse avvicinandosi di nuovo a lei e abbracciandola. Ma Clara non pensò a quell’abbraccio. Era diverso, diverso da quello di Tommi, che sembrava avvolgerla , proteggerla; questo sembrava un abbraccio qualsiasi, che si fa quando si incontra una persona per strada , per staccarsi subito dopo e iniziare a parlare.
Non assomiglia al suo.
“Lo so, non ti scusare” disse Clara, riprendendosi un poco. “Ma ha ragione Tommi, non puoi restare qua. Il vecchio non vuole e deve tornare tra poco”
“In effetti, io sarei già qua. Filippo, per quanto tu possa essere importante in questa causa contro l’Ombra, devo chiederti di andare e di non sentire quello che ho da dire a Clara. Ci penserà Tommaso a lei questa sera. La sorveglierà accuratamente , deve stare con lei tutta la notte, ma non stare teso come una scopa, non le farà niente. Giusto?”
“Giusto, signore” rispose subito Tommaso, facendo un sorrisetto. “Niente di niente” e uscì dalla porta, per lasciare i due a parlare,mentre aspettava paziente Filippo. “Cosa le devi dire?” domandò brusco.
Thomas sospirò “Filippo, per favore, esci. Augurale la buona notte e incontratevi domani” disse lui, non rispondendo alla domanda. Il ragazzo lo guardò attentamente e augurò una buona notte a Clara, con un lieve bacio, facendo alzare gli occhi al cielo a Tommaso. Uscirono. Il vecchio si sedette accanto a lei, sul divano vecchio.
“Attenta Clara, le faide tra ragazzi sono pericolose. Scegli bene , anche se il biondino si prenderebbe cura di te. Lasciamo stare ora però questa discussione, non ne vale la pena. Sei stanca e vuoi riposare, quindi facciamo presto che è meglio per te. Questo aveva una volta mia moglie “ prese una piccola foto. Una donna dai capelli castani le sorrise gentile e imbarazzata. Gli occhi splendenti erano rivolti verso il giovane uomo che non si vedeva, perché stava scattando la foto. Un ciondolo uguale a quello di Clara si intravedeva tra le piaghe dell’abito. Era uguale, con gli stessi simboli, ma invece che viola era di un giallino pallido. Topazio, forse. “E’ uguale , non ci sono dubbi su questo. Credo che sia il simbolo di appartenenza allo stesso gruppo.. credo che anche lei facesse parte degli aequum. E’ l’unica possibilità. A volte sentivo che si svegliava nel bel mezzo della notte e usciva di casa. Una volta la seguii, ma appena scoprì che la stavo seguendo, si arrabbiò moltissimo e mi ordinò di non farlo mai più perché voleva sapere che almeno io fossi al sicuro” sospirò e tirò fuori un oggetto dalla tasca. Era d’argento ed era molto più piccolo del ciondolo. Aveva una strana forma : sembrava un fiore, ma il pallino non c’era. Quattro petali allungati si incontravano al centro con le punte interne che si toccavano, lo stesso simbolo che si ripeteva in continuazione sul medaglione all’esterno. “Ma cosa devo farci?” domandò prendendolo. Solo ora notava che nell’oggettino erano incastrati quattro brillantini, uno per ciascun petalo. “Non lo so. Ma credo sia utile per qualcosa, no? Me lo ha dato anni e anni fa mia moglie. Ha detto che quando sarebbe stato il momento giusto, lo avrei capito. Credo che avesse ragione”
Clara aprì il medaglione e cercò di metterlo dentro. Fu come una calamita. Si incastrò perfettamente , da solo, nella parte interna del medaglione, a sinistra. “Ma..”
“Non stupirti di quello che succede attorno a te. D’ora in poi ti stupirai sempre di più. Probabilmente scoprirai di avere un secondo potere dentro di te” questa frase fece luccicare gli occhi di Clara. Aveva da sempre desiderato di possedere un altro potere, magari l’aria. “Quando lo scoprirò?” domandò interrompendolo.
“Io ho detto probabilmente. Non è mica detto che sarà così!” sbottò il vecchio. “E, comunque, credo sia qualcosa per riconoscersi questo medaglione” disse, e Clara capì che aveva ragione. “Sicuramente ce ne sono pochi in giro e ce li hanno tutti quelli che fanno parte degli aequum. Oppure qualche cercatore di tesori l’ha venduto a qualche collezionista che non sa nemmeno cosa abbia in mano”
Clara annuì. “Voi avete il medaglione di vostra moglie?” domandando lei curiosa. Infondo le aveva dato solo quel piccolo fiore. “No, non ce l’ho” rispose dopo un paio di secondi. “E non so nemmeno dove sia. Bene, ora è meglio che vai a dormire. Ho intenzione di anticipare le selezioni per il gruppo” e si alzò dal divano e aprì la porta, utilizzando i suoi poteri. Se uno non lo conosceva, pensava fosse una Creatura dell’aria, ma non c’era nessun venticello fresco nell’aria. La maniglia di abbassò da sola e la porta si aprì a sua volta. “Tommaso, bene sei ancora qui. Allora, stanotte passerai , come ha detto Alvise, in camera con Clara, tanto per tenerla al sicuro. Abbiamo messo un frigo-bar in camera, così se avete voglia di mangiare qualcosa non andate in mensa. Buona notte allora” salutò entrambi con una mano alzata e se ne andò, lasciandoli soli.
Tommaso entrò velocemente e prima che Clara potesse mettersi in piedi da sola, la prese in braccio. “Sai, non sono mica di vetro. Ce la faccio a camminare” disse, un po’ scocciata. Aveva sonno, le gambe erano indolenzite e l’ultima cosa che voleva fare era camminare, ma quella sensazione di aiuto sempre pronto a portata di mano, non le piaceva molto. “Non discutere e aggrappati alle mie spalle” disse sorridendo. Un sorriso a trentadue denti.
“Va bene capo!” cedette infine lei. Cavolo, come si può resistere ad un sorriso del genere? Gli strinse le braccia intorno al collo e si lasciò trasportare. Dovettero fare il più piano possibile per non svegliare chi stava dormendo tranquillo e beato nelle proprie stanze. Fu un sollievo arrivare davanti alla porta con il numero 46. La porta era socchiusa, segno che qualcuno era entrato e aveva lasciato aperto per far modo loro di entrare senza chiavi. Clara aveva perso le sue correndo , sicuramente. Trovarono un mazzo di chiavi nuovo sopra al tavolo, insieme ad un piatto e delle posate. “Mi sa che le forchette e i coltelli li dobbiamo usare per mangiare qualcosa” appoggiò Clara sul letto e andò verso quello. “Wow, buono! Pizza” disse tirando fuori un cartone fumante. L’avevano appena cucinata. “Allora, questa è una prosciutto e funghi, ma a me non piace il cotto. Perciò io mi prendo tutti i funghi e tu il prosciutto” disse ,cercando di sollevarle un po’ l’umore. “Eddai, fammi un sorriso”
Clara lo guardò di sbieco. Era buffo con quella faccia e sbattendo ripetutamente le palpebre sembrava un cucciolo. “No. Non ho molta fame, grazie” disse lei, riuscendo a trattenere le risa. Tommaso diventò serio “E tu invece mangi. Hai fatto attività fisica, sei senza zuccheri ed energie. Non si va a letto a stomaco vuoto” e tagliò la pizza a metà. “Mangia o non ti parlo” disse, sorridendo.
“Ricattatore” disse, non prendendo però il piatto con la sua metà di pizza. Tommaso mimò la chiusura a zip delle labbra e stette là, col piatto a mezz’aria. Dopo tre minuti , durante i quali si fissarono negli occhi, intimando l’altro ad abbassarli, Clara prese forchetta e coltello e iniziò a mangiare. “Alleluia!” esclamò Tommaso, dopo il primo boccone mandato giù dalla rossa.
Clara ne mangiò un altro. “Mi puoi spiegare una cosa?” domandò lei, dopo aver fissato Tommaso per un po’. “Dimmi tutto” rispose lui, non alzando gli occhi dal piatto.
“Per caso hai una doppia personalità o qualcosa del genere?” domandò lei seria, ma chiunque si sarebbe messo a ridere, e così fece Tomaso. “No, dico sul serio. A volte sembri un insopportabile sbruffone, tipo il primo giorno che ci siamo conosciuti. Poi sei amichevole e dopo timido. Non riesco a capirci niente”
Tommaso , col boccone a metà rispose “Non lo so. Dipende dalle situazioni immagino. Non ci do molta retta” arrossì “Credo che..” ma venne bloccato. Per l’ennesima volta, anche se non era la stessa di prima, la porta si aprì e comparve Sofia, con le ciabatte giganti a forma di rana e il pigiama dello stesso tema, verdognolo con una ranocchia con la corona. “Ora Clara, Magnini o Marzi, decidi tu, mi spieghi come mai torni a..questa.. ora” disse sospirando le ultime parole. “E voi due insieme cosa ci fate qua, piccioncini? Pensavo fossi a letto Tommi. Non dirmi che hai lasciato Filippo! Ottimo!”
Clara arrossì. “Prima di tutto si bussa. Poi no, non ho lasciato Filippo e non siamo piccioncini, vero?” domandò rivolto a Tommi, tutto rosso in faccia che annuì. “Ed ecco che la parte timida viene di nuovo a galla” sospirò e si rivolse nello stesso tono scherzoso all’amica. “Tu cosa ci fai ancora sveglia invece?”
“Io? Vi aspettavo, ovvio!” rispose lei andando al frigo-bar e prendendo una lattina di coca cola, ma Clara aveva la risposta pronta. “no, non è vero! Non sapevi che Tommaso non c’era perché tu pensavi che lui non fosse con me, ma a dormire. Quindi.. cosa ci fai ancora sveglia?”
Sofia si girò verso la parete e iniziò a bere con tutta calma. “France è appena andato a casa e mi ha mandato un messaggio con scritto che a quanto pare suo fratello aveva visto Clara ancora sveglia pochi minuti fa”
“Si, è vero. Francesco eh?” disse schioccando la lingua, emettendo un sonoro suono di apprezzamento. “ E chi se lo sarebbe mai aspettata? Credevo che dopo Giulio per la testa non avresti avuto in mente nessuno..”
Sofia alzò le spalle. “Te l’avevo detto che l’avevo completamente dimenticato! Certo, dopotutto Francesco mi aveva detto che gli interessavo quindi come potevo dire di no a lui e aspettare che Giulio mi dasse una possibilità..” era già partita in quarta quando vide che a Clara sembrava fosse rotta la mandibola. “Che c’è?”
“Tu- non – me – lo - avevi - detto! “ disse un po’ corrucciata. “E sono la tua migliore amica!” . Sofia si dette un pugno in fronte “Merda, allora lo ho detto solo a Giulia ieri! Anche se in effetti me lo aveva detto più o meno quattro giorni fa..”
“Grazie “ disse sarcastica Clara. “Io voglio i dettagli!” disse facendo saltellare di gioia Sofia, che non aspettava altro. Tommaso tossì forte, come per far notare che c’era anche lui in stanza. “Sono discorsi tra femmine e a me non è che interessano granché” disse tranquillo, facendo venire un po’ di ridarella alle ragazze. “Non potete farlo gentilmente domani mattina?”
“Sai Clara, il tuo futuro ragazzo ha ragione!” disse, correndo con le sue ciabatte, che a ogni passo emettevano un debole “crak” . “A domani allora, piccioncini” e chiuse la porta prima che potessero ribattere. I due rimasero un po’ sbalorditi per qualche secondo e poi si misero a ridere . “E’ forte” disse Tommaso e Clara annuì. “Ma scusa” iniziò Tommaso. “Se devo rimanere tutta la notte qua.. dove dormo?”
Clara cascò dalle nuvole “Ecco, non lo so. Sul pavimento non ti faccio dormire e la poltrona è troppo morbida, ti farebbe male la schiena” fece un paio di secondi di pausa, per auto convincersi che era la cosa giusta “L’unica sarebbe farti dormire qua” arrossì un po’. Non aveva mai dormito con un ragazzo, gli unici pigiama party a cui aveva fatto parte erano solo-ragazze. Stare sdraiati come lo erano loro adesso, non era un problema, quindi pensò che era la stessa identica cosa. “Dai, non ti mordo mica”
Tommaso arrossì. “Boh, per me andrebbe bene anche un sacco a pelo” , ma la rossa scosse vigorosamente la testa. “Non se ne parla. Sei ospite nella mia camera, quindi no. Starai qua affianco a me. E poi ho bisogno di non sentirmi sola. Se sto da sola penso e se penso ricordo sta sera e tutto quel sangue.. non mi piace” si sentì abbracciare e la mente si svuotò di tutti quei brutti pensieri. “Ci sono qua io” ripeté per la seconda volta quella sera il ragazzo e le dette come prima un bacio sulla fronte. "Tommi, va a prendere del ghiaccio per favore" disse e quello obbedì all'istante. In meno di dieci secondi era già al suo fianco. Clara strappò una parte del lenzuolo e avvolse i cubetti di ghiaccio che aveva appena staccato Tommaso dalla vaschetta. Tanto devo buttarlo comunque sto lenzuolo. E' tutto sporco di sangue! Iniziò a premerlo contro l'occhio di Tommaso che iniziò a imprecare sottovoce “Prima o poi mi verrà da pensare male” disse Clara, dopo un paio di tamponate. Tommi mise il piatto pulito sul pavimento e domandò “Riguardo a cosa?”
“Che io ti piaccia” rispose Clara subito e Tommi rise. “Che c’è da ridere?” e premette un po' più forte il ghiaccio.
“Chi ti dice che non sia la verità? Magari è vero che tu mi piaci e che vorrei stare con te” disse, e si sorprese anche lui di averlo detto, anche se per Clara era una frase solo detta senza una motivazione. La ragazza si passò una mano tra i capelli, e si accorse che erano proprio una schifezza. “Sarebbe un peccato, visto che sto con Fili”
“Fili si può sempre lasciare” sussurrò Tommaso, come se fosse la vocina che ti appare in testa quando non sai che decisione prendere. “Però è da anni che aspetto questo momento. Perché lasciarlo?”
Tommaso ci pensò un po’ su. “Forse perché adesso che hai capito che è realmente tuo, non capisci più quanta importanza dargli. E’ tuo, ma non ti sembra. E’ tuo, ma non si comporta da tale” sussurrò di nuovo. “Non è vero!” sbottò Clara premendo il ghiaccio sull'occhio, un po' apposta, ma in effetti trovò del vero nelle sue parole .
Calò un silenzio imbarazzante. Tommaso non ritirava ciò che aveva detto e Clara non voleva dargli ragione. “Sai, ho conosciuto una ragazza qualche giorno fa. Mi ha dato anche il suo numero, però non le ho mandato né messaggi, né le ho telefonato”
Clara sorrise. “Com’è?” domandò curiosa, felice di spostare l’argomento. “Bhe, è simpatica, castana con gli occhi nocciola. E’ inglese mi sembra di ricordare. I suoi sono morti in un incidente a Londra, quindi presumo che sia dell’Inghilterra” rispose lui, un po’ in imbarazzo e le raccontò l’incontro di ieri. Perché le stava dicendo tutto questo? Di solito alle ragazze non piace sentire un ragazzo parlare di un’altra. Ma loro non stavano insieme lei non era innamorata di lui, ma di Filippo, quindi non avrebbe di certo pensato di essere gelosa. “Dovresti chiamarla, domani. Almeno per augurarle un buon natale in ritardo se ieri non l’hai fatto. E poi ci sono le vacanze, non è brutto periodo per ritrovarsi insieme da qualche parte, no?” sbadigliò e la “o” sembra durare il doppio.
“No, hai ragione. Grazie Clara” fece lui, mettendosi meglio sul letto. “Sai, sarebbe meglio se iniziassimo a dormire è stata una giornata pesante” un braccio gli si posò sopra il petto e capì che la ragazza aveva seguito il suo consiglio, anche prima di dirlo. “Buona notte Clà” sussurrò sorridendole e chiudendo gli occhi.




Ok, il medaglione so di non averlo spiegato bene, le descrizioni mie fanno schifo XD perciò ecco una specie di disegno dei "quattro petali"
[spoiler]Immagine[/spoiler]
Ultima modifica di Saphira_Baby il 2 settembre 2010, 12:03, modificato 1 volta in totale.
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

— Vittorio Agnoletto.
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