Is Magic.

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Re: RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 19 luglio 2010, 20:02

Wyarda ha scritto:si ma... il post dov'è?
baby :arms: :arms: :arms: :arms: :arms: :arms: io sono tornato e non c'è il post :arms: :arms:


Eccotelo qua wywy xD non te lo meriteresti u.u anzi, visto che è uscito da schifo, forse te lo meriti XD scherzettoooooooooooo! comunque mi scuso, è veramente venuto fuori una schifezza!! XD

L’orologio della camera risuonava ogni secondo col muoversi della lancetta più lunga. Un ritmo piano, ma non fu questo a svegliare Tommaso, ma lo sbattere della porta della camera, il ché era strano, visto che era il tipico suono della porta sbattuta quando c’è molto vento. “Ma che diavolo..” sussurrò,quando sentì chiaramente del fresco intorno a lui, dovuto all’aria. Ma se siamo sotto terra, com’è possibile? Controllò l’orologio. Cinque della mattina. Strano.
Si ricordò vagamente del discorso di qualche ora prima e decise di inviare un messaggio a Nicole. Che senso aveva aspettare una ragazza già occupata?
Cercò di mettersi a sedere più comodo per scrivere il messaggio, ma due braccia lo tenevano fermo là dove stava. Il torace era scoperto, ma non si ricordava quando aveva tolto la maglia. Scoprì che fortunatamente Clara aveva indosso ancora la sua, anzi, era andata direttamente vestita sveglia. Le due paia di scarpe erano buttate a casaccio su uno dei tappeti. Si rivoltò verso Clara,che aveva appena borbottato qualcosa e aveva portato sul petto caldo di lui. Riuscì ad inviare con fatica il messaggio e rimise il cellulare nella tasca dei jeans.
Una ciocca di capelli rossi scivolò intorno al suo viso e glielo rimise dietro l’orecchio; sospirò. Aveva l’aria beata, di chi sta facendo un bel sogno e non si vorrebbe svegliare per nulla al mondo. Rinunciò al fatto di sedersi meglio e guardò il soffitto, prima di riaddormentarsi di nuovo, pensando che aveva sentito realmente il vento nella stanza.
~
Clara non capiva, aveva la testa che le faceva un male da morire e non riusciva a ricordare cosa fosse successo e dove si trovava, fino a che non vide il suo braccio attorno a Tommaso. Urlò con tutto il fiato che aveva nei polmoni, facendo svegliare il ragazzo di soprassalto, tanto da farlo cadere a terra dalla sorpresa. “Ahi, che botta!” fece lui, massaggiandosi dolorante. “Che ti è saltato in mente?”
“Scusa sai, non mi è capitato di svegliarmi con un tipo mezzo nudo affianco! Potevi anche avvertirmi” disse lei, tirandosi su le coperte, anche se era tutta vestita. Fece un lungo sospiro “Scusami, non avrei proprio dovuto, ma di prima mattina non riesco a.. a..” sbadigliò, stropicciando gli occhi, di un rosso innaturale “ragionare” completò, facendo ridacchiare Tommaso. “Credimi, lo avevo notato”
Si alzò in piedi e cercò intorno a sé la maglia, ma non la trovò. “Sai dov’è la maglietta? Non la trovo in giro. Forse è dietro di te”. Clara controllò e fece spallucce, lanciandola però dopo a tradimento, contro le spalle del ragazzo quando si girò per cercarla dall’altra parte della stanza. “Antipatica” la indossò.
La porta della stanza si aprì, facendo comparire una raggiante Sofia. “Salve ragazzi. Che si dice di bello?” si sedette sulla poltrona che sprofondava ogni volta che si ci sedeva. “Niente di niente. Nottata tranquilla” fece Clara, sbadigliando per l’ennesima volta, invece Tommaso si riscosse “E’ entrato qualcuno stanotte!”
Sofia lo guardò storto, per poi rigirarsi nella poltrona per alzarsi in piedi e andare verso la mensola dei libri “Non essere ridicolo, non può entrare qualcuno senza farsi scoprire” disse, con una vocina strana. “Quando è stato più o meno?” “Le cinque, credo”
Sofia sospirò di sollievo. “Non preoccupatevi, stavano di sicuro tutti dormendo! A meno che non vogliate insinuare che qualcuno è entrato per vedere che facevano da soli due ragazzi adolescenti, perché avevano sentito qualcosa.. Allora Clara?” fece lei maliziosa, facendo apparire del rosso su entrambe le guance dei due ragazzi.
“Non è successo niente Sofia. Sai, ho il ragazzo io! E a Tommi piace una ragazza, non è vero?” domandò lei, contenta di cambiare argomento. “Me lo ha detto ieri sera, quando abbiamo parlato un po’” ricordò meglio il discorso e cercò di non pensarlo troppo. Non voleva dargli molto peso, visto che erano solo cavolate. Già, cavolate!
Sofia sbarrò gli occhi e gli si avvicinò con fare furioso. “Ancora la biondina del bar? Spero per te di no!”
“Uffa, e se anche fosse? Ho tutto il diritto per incontrare una persona e infatti le ho già inviato un messaggio” disse e le mostrò il messaggio, che aveva ricevuto risposta. Lo aprì e lesse :
Ciao Tommaso! Sono felice di sentirti :) gg non poxiamo incontrarci, scs. Mio nonno è ancora in ospedale ): . Ci sentiamo

Sofia lo lesse tre volte. “Consideralo un due di picche, amico. TI ha dato buca, no? Credi anche tu Clara, vero?” fece con uno strano luccichio negli occhi. Forse voleva il suo accordo.
“No, credo che sia veramente occupata, oppure non ti avrebbe nemmeno risposto” fece lei , ridendo. Vedere quei due litigare la metteva decisamente di buon umore, soprattutto di prima mattina. “Ora, gradirei che usciste, così potrei cambiarmi. Sono un po’ sporca di sangue se avete notato..”
“Sangue?” domandò Sofia allarmata. Aveva gli occhi sbarrati e stava annusando l’aria nella stanza. La parte vampiresca in lei forse si stava risvegliando a quegli odori che solo in quel momento riusciva a sentire. Indugiò sugli aspetti orribili degli amici, entrambi graffiati e con i lividi, ma forse credeva che fosse successo qualche lite tra ragazzi. “Che è successo? “
“Esci dai, ti racconto mentalmente mentre vado a vestirmi anche io” fece Tommaso, notando che aveva anche lui i vestiti sporchi. “Spero solo che non ci sia nessuno fuori che possa vedermi uscire. Già sono in una stanza di una ragazza, se si mette anche a fare il terzo grado per il mio guardaroba macchiato sono apposto” La spinse fuori e sorrise a Clara incoraggiante.
Clara ricambiò il sorriso e per prima cosa iniziò a togliere le lenzuola. Erano da buttare e perciò le mise vicino alla porta, decisa del fatto che le avrebbe portate a lavare quando sarebbe andata verso le cucine, dove c’era anche il corridoio che portava alla lavanderia. Si cambiò in fretta e furia, cercando nell’armadio le prime cose che trovava. Pantaloncini verdi ( da ginnastica, ma se ne fregò) , e la felpa rossa e il cappuccio viola che le aveva regalato Sofi, che adorava. Cercava sempre di metterla quando sapeva che non aveva niente da fare che la potesse sporcare, perché era un vero peccato rovinarla. Si guardò intorno e scoprì che aveva tutti i regali da scartare. La sera prima si era tanto preoccupata di prepararsi per uscire con Filippo che non si era curata di aprirne nemmeno uno. Pensò che non era il momento adatto per aprirli e li lasciò perdere, prendendo le chiavi e uscendo dalla stanza. Sulla soglia indugiò qualche secondo, guardando il pugnale che le aveva dato il suo ragazzo. Fece spallucce e lo mise nella tasca interna. Tanto non si notava neppure.
Sofia era davanti alla sua porta, che faceva finta che la stesse aspettando, ma il realtà ascoltava cosa era successo la qualche ora prima. Aveva l’aria sconvolta, ma cercava di non farlo notare a nessuno, perciò quando uscì Clara le sorrise tranquilla e si incamminarono verso la sala da pranzo, per fare colazione. Erano ormai le undici, ma c’erano un sacco di ragazzi in vacanza che si svegliavano tardi, perciò c’era sempre qualcosa da mangiare anche a quell’ora. E intanto chiacchierava, per cercare di nascondere la tensione di Sofia. Spero solo che Tommaso tenga nascosta la cosa degli aequum pensò Clara, ma aveva notato che Sofia la fissava, come se si aspettasse che facesse qualcosa di straordinario da un momento all’altro. Glielo ha detto, perfetto
“Ho una fame da lupi!” esclamò Clara, sedendosi davanti a Tommaso e prendendo da uno dei tanti vassoi alcuni biscotti e mettendoli nel suo piattino. Riscaldò con un tocco il latte e immerse un biscotto con delle scaglie di cioccolato. “Questa mattina hanno superato se stesse le cuoche. Hanno messo il cioccolato anche! Di solito non lo fanno, ma non ne sono certa, visto che non faccio spesso colazione qua. Di solito non la facevo neppure, perché ero sempre di fretta” la voce le sparì di scatto, ricordando di quando abitava coi suoi genitori adottivi “An bene, avete finito?”
Sofia la guardò per l’ennesima volta e iniziò a chiacchierare di quanto non avesse senso della moda “Insomma. Ho capito che ormai questa è casa tua, ma non puoi andare in giro con quei pantaloncini! Il verde non si intona con la felpa. Potevi mettere quella bianca, con le scritte oro”
“Non mi interessa molto, tanto non ho intenzione di andarmene molto in giro oggi. Devo ancora aprire i regali di Natale, ieri non l’ho fatto, mi sembra così strano! Ormai la tradizione di aprirli di sera l’ho infranta, li aprite insieme a me per favore? Non voglio rimanere da sola”
Tommaso annuì e così fece Sofia. “Va bene Clà, nessun problema. Verremo volentieri. Così mi raccontate qualcos’altro” sussurrò dopo, servendosi anche lei del cibo. Quando finirono di mangiare, Sofia aveva finito i biscotti presenti in tutti i vassoi del tavolo. “Mai fatto una radiografia? Secondo me hai un pozzo al posto dello stomaco” rise Clara, mentre Tommaso era sconvolto dalla quantità di biscotti e latte che aveva finito di mangiare e bere.
“Ovviamente cara mia!” rise anche lei, per smettere di ridere soltanto quando furono dentro la camera di Clara. “E ora mi spiegate tutto di tutto. Come avete fatto a non dirmi niente stanotte!”
“Eravamo mezzi addormentati e stavamo parlando di come avevi dimenticato di dirmi di Francesco” sedette a terra sul tappeto e ringraziò Tommaso che aveva portato borse e pacchetti con dentro i regali. “State insieme a proposito?”
“No, figurati. Gli ho detto che se vuole stare con me deve smettere di pensare a tutte le ragazze carine e soprattutto ai loro culi” disse, avvicinandosi tutta saltellante ai regali. “Su, avanti, apri il mio!” e ne avvicinò uno tutto morbido.
“Vestiti, sicuramente”. Lo aprì. “Non ci credo! Sofi, quante volte ti ho detto che non mi metto ma le gonne”
“Avanti Clà, fammi contenta qualche volta! Non è nemmeno uguale alle mie. E’ molto carina e l’ho presa in un negozio non gestito da Creature, così sarai uguale a tutte le umane”
“Ma noi siamo umane Sofi, cretina” le dette una pacca con la nuova gonna in testa, e le fece una linguaccia. Era nera, semplice, decorata sulle tasche dietro con i soliti ornamenti. “Non la metterò mai comunque” disse e la mise da parte.
“Spero solo che non hai intenzione di bruciarla come hai fatto con le altre che ti ho regalato”
“No, quest’anno sono buona e ho deciso di tenerla, infondo all’armadio”. La fece ridere e tra le loro risate aprì il libro che le aveva regalato Giulia, riconoscendo il pacchetto. “Forte, Marked. Vampiri.. voglio proprio vedere che cosa hanno in comune con te Sofi, magari ci azzeccano qualcosa prima o poi su come siete fatti in realtà”
Sofia rise di puro gusto, mostrando i canini appuntiti. “Non ci azzeccano mai! Va beh, nel corso degli anni siamo cambiati un sacco visto che ci siamo incrociati con gli uomini. Twilight ha toccato il fondo. Luccichiamo alla luce del sole! Ma per favore! E non siamo tutti belli, dovresti vedere il boia di vampiri che tipo è! Ciccione, con i denti storti e i capelli perennemente in disordine e sporchi. Bleah! Non ti dico nemmeno come si veste perché abbiamo appena mangiato”
“Si, meglio grazie” fece Tommaso sarcastico. “Ma come sono in realtà i vampiri?” domandò lui, un po’ spaventato.
Sofia ci pensò sopra. “Mia bisnonna mi sembra aveva la madre vampira vampira. Ecco, la mia bis –bis nonna da quel che mi dicevano era bella si, con lunghi canini, molto più dei miei e la pelle bianca, perché non aveva sangue che circolava nelle vene” continuò, anche se gli occhi di Tommaso sbarrati in quel modo avrebbero fatto ridere tutti. “Ovviamente beveva il sangue dagli umani, ma quando ha scoperto l’amore della sua vita – il mio bis-bis nonno – ha smesso subito di farlo. Poi ha ricominciato, la tentazione di berlo è troppo forte a quanto dicono. Si uccise pur di non farlo più. E poi noi non siamo immortali, solo i segni della vecchiaia, rughe, capelli bianchi e robe del genere, avvengono dieci anni più tardi come minimo. Infatti se vedi mia madre pensi che abbia 30anni, invece di quarantacinque”
“Scegli un altro regalo per favore” supplicò Tommaso, quando Sofia fece un attimo di pausa. Probabilmente aveva paura di sapere come combattevano i vampiri, utilizzando l’unghie e i denti per lacerare e mordere.
Clara lo fece in fretta e scartò. Era un i-pod bianco, monito di cuffiette e cavo da collegare al pc. Proprio quello che voleva! Uno nuovo, che l’altro era spaccato. “Ehi, chi me lo manda questo?”
“C’è un biglietto ” disse Tommaso e lo lesse “Cara Clara. So che sei ancora arrabbiata con noi. I tuoi veri genitori sono venuti a dirci dove sei, ma non possiamo venire a salutarti, non siamo certi che saresti d’accordo o felice e ci hai detto di non cercarti più, ma ormai il regalo lo avevamo già fatto da un pezzo. Sono stati così gentili a dirci che lo avrebbero consegnato loro. Buon Natale Clara, Lucia e Valentino”
Il stomaco in subbuglio, la test vuota e lo sguardo vago. Nessun pensiero fisso , solo il niente. “An, ecco chi” riuscì solo a dire, però facendo poi apparire un sorriso nel suo volto. “Cavolo, non c’ho fatto nemmeno caso a fare un regalo a loro, e dire che sono stati così gentili con me!”. Tommaso la guardava storto. Il giorno in cui l’aveva conosciuta era quando lei era scappata di casa e aveva visto la sua reazione quando aveva parlato con lei, accennando del fatto che era scappata di casa e perciò di aver lasciato da soli i suoi genitori, ma probabilmente tutto era cambiato quando aveva scoperto la realtà dei fatti. “Ehi, cosa sono quei musi lunghi? Continuiamo scemi che non siete altro”
Sofia rise e contagiò Tommaso, che fece del suo meglio per non sembrare pensieroso. A mano a mano che apriva i regali, il pavimento veniva coperto da cartacce di ogni genere e di regali strambi : aveva ricevuto una specie di profumo che sapeva però di pipì o per dire meglio, urina. Sofia sospettava che era stato Francesco a farglielo, e per questo lo avrebbe strigliato per le feste. Tommaso avrebbe contribuito, visto che avevano testato su di lui il prodotto.
“Finito!” esclamò soddisfatta Clara. Sofia in meno di qualche secondo aveva sistemato tutti i regali per la stanza e a malincuore aveva messo la gonna infondo all’ultimo cassetto, riservato alle cose che non avrebbe mai messo l’amica. C’erano calzini disgustosi, jeans laceri, magliette imbarazzanti ( compresa uno con scritto dietro “Touch my ass!” regalato dall’amica qualche anno prima. Ovviamente aveva scoperto che c’era scritto dopo averla indossata e portata in giro per tutta Padova un pomeriggio ) , e per finire i vestiti che le comprava l’amica ogni santa estate. Erano troppo belli per buttarli, lo ammetteva la stessa Clara, ma comunque sarebbero restati là per il resto della sua vita. Non capiva proprio perché quelli della Scuola li avessero portati tutti. A lei bastava i vestiti che era riuscita a recuperare prima di andarsene!
“Ah-ah, beccati! Sapevo che vi avrei trovato prima o poi” esclamò una voce sulla soglia della porta spalancata. “Dio cugino! Santo cielo! Cosa ti sei fatto alla faccia? Felix non me lo vuole dire perché sembra così vago. Speravo in voi.. e tu Clara quel taglio sulla guancia? Sofi, dimmi che tu non centri in tutto ciò!”
“Cacchio Giulia!” disse Clara, sobbalzando da terra, tanto da alzarsi in piedi. Si era spaventata a morte quando la porta si era aperta di colpo, proprio in quegli attimi di silenzio. Alle sue spalle ci stava Felix, che sorrideva ma al tempo stesso non lo faceva. Era un sorriso sforzato, fatto soltanto per salutare perché la voce forse gli si era morta. “Non fare entrate del genere”
Giulia sbuffò e sembrava volesse picchiare tutti centimetro per centimetro. “Cacchio Giulia un corno! Mio cugino ha un occhio nero, tagli ovunque e anche un bel livido sul braccio, tu che sei mia amica hai graffi sul viso e una faccia da ebete e il mio ragazzo sembra un morto vivente” Felix sembrò sorridere davvero a quella battuta “Grazie”
“Prego!” esclamò esasperata la bionda, buttandosi sulla poltrona e imprecando quando scoprì che non reggeva all’impatto. “Mi spiegate cosa è successo?”
La maniglia della porta si abbassò per l’ennesima volta. Il vecchio apparse di fronte a loro. Aveva un maglione indosso, stile natalizio – c’era lo zampino del preside sicuramente – e dei jeans chiari. Aveva in mano un taccuino verde bottiglia e una stilografica nell’altra.
“Ma che diavolo, ogni volta che viene una persona qua dentro, alla fine va a finire che entra mezzo mondo!” esclamò Clara,salutando così Thomas che entrava. “In verità ho aspettato che ci foste tutti voi apposta. E ‘ma che diavolo’ è una battuta vecchia”
“Vecchia come il tuo sedere” pensò Clara, ricevendo però la linguaccia del vecchio. Aveva dimenticato che poteva leggere liberamente nella testa di tutti comodamente. “Bene, tanto comunque per tutti era obbligatorio” rise di gusto, e così fece Clara. “Allora, volevo sapere chi di voi vuole partecipare alla selezione per il gruppo speciale della Scuola” tutte le mani si alzarono, Sofia addirittura con due “Bene. Allora i provini, se così si possono chiamare, avverranno tra due giorni, così avrete capodanno libero. Il risultato verrà rivelato dopo che tutti avranno finito. Perciò il 28 siete pregati di svegliarvi presto. Credo che saranno cinque o dieci minuti ciascuno, e ci saranno gruppetti di dieci alla volta, tanto per velocizzare le cose. Potete dirlo alla bionda . Muore dalla curiosità di sapere che vi è successo. Felix,riprenditi per favore. Non piace a nessuno, neanche a me, vederti in questo stato, da.. come hai detto bionda? An si, morto vivente” salutò tutti facendo dei segni con la penna sul taccuino e andando a bussare la porta di Roberta.
Clara si diede della stupida e lo seguì, tanto per andare a salutare l’amica. Nel frattempo riuscì a dare un’occhiata al taccuino. C’erano tutti i nomi degli alunni, sia che abitavano nella Scuola che non e affianco ad ognuno di essi c’era scritto un NO od un SI. “Ti hanno mai detto che è da maleducati guardare gli affari propri delle persone?” domandò, per un attimo improvvisamente serio.
Roberta aprì la porta e sorrise a Clara e diede un’occhiata di rispetto e curiosità al vecchio Thomas. “Buon giorno e buon Natale in ritardo. Mi spiace non essere passata ieri da te Clara, ma sono stata con gli altri ragazzi” salutò loro e chiuse l’ennesimo libro che stava leggendo. “Cosa volete domandarmi?”
Thomas aprì di nuovo il taccuino. “Roberta giusto?”, lei annuì “Volevo sapere se volevi entrare nel gruppo che sto creando, specializzato..” non riuscì a finire la frase che lei lo bloccò. “Per quanto mi piacerebbe farvi parte, non posso. Mi hanno diagnosticato un tumore ed entro quattro anni non ci sarei più. Mi dispiace molto, ma preferisco partecipare di più dietro alle quinte, magari facendo qualche formazione”. Clara la guardò. Lo diceva poche volte ad alta voce, preferiva pensare positivo alla vita lei, sempre e comunque, anche se quella cavolo di malattia non si poteva curare. Lo diceva subito a tutti, così da metterli prima in guardia. “Come non detto” disse il vecchio, con una lacrima, forse, negli occhi. “Allora farà parte degli strateghi” sorrise benevolo e le diede una specie di spilla da appuntarsi sul maglione. “Questo è per riconoscervi. I dettagli saranno dati tra un paio di giorni” se ne andò e lasciò sole le due ragazze. Clara notò stranamente che la spilla era a forma dei quattro petali.
“Sono davvero contenta di averti incontrata oggi, Clara. Ieri Beatrice e Alberto sono stati gentilissimi con me, abbiamo festeggiato insieme. Ci siamo divertiti in cucina a preparare delle schifezze, ma poi la capo cuoca ci ha cacciati, perché siamo riusciti a far fondere una pentola. Non dirmi come ci siamo riusciti” disse mentre scoppiarono a ridere “Nicolò era troppo occupato a guardare Jennifer. Dovresti vederli, sono due amori veramente. Lei è così cambiata! E’ veramente gentile, simpatica, anche se a volte sembra molto malinconica come se ricordasse quello che aveva fatto e detto quando era quella di prima, se così si può dire”
Clara la capì. Ogni tanto la vedeva da lontano triste. “Credo che un po’ di zucchero da parte di Nicolò le farà più che bene d’ora in poi” sorrise maliziosa e Roberta capì al volo. Bussarono alla porta. “Cavolo, credo che mi farò un abbonamento per le porte sempre aperte”
Jennifer aprì la porta e guardò Clara e le sorrise “Ciao Clara, ciao Rob” entrò e chiuse la porta piano la porta buttandosi sul letto. “E’ passato il vecchio, m’ha detto se volevo far parte del gruppo che crea, quella cosa là. Gli ho risposto di si. Voglio fare parte di questa cosa, almeno credo. Perché se no mi sento ancora parte del gruppo di stronze delle mie vecchie amiche” . Clara le avrebbe voluto dare il cinque per averle chiamate stronze, ma pensava che voleva continuare a parlare. “Mi sembra così ingiusto per Nico stare con lui, dopo tutte quelle cose che ricordo che gli ho detto. Ma lui dice che mi ha già perdonata, ma non ne sono sicura”
“Quante volte ti ho detto che Nicolò non mente mai? E’ timido, ma comunque non è capace a mentire, il ché è strano per un ragazzo. Vai tranquilla Jen” ricominciò a leggere il suo libro e Jennifer sembrò abbastanza soddisfatta. “Si, forse hai ragione te, ma è proprio carino, soprattutto quando si china per darmi un bacio” sembrò sognasse ad occhi aperti a quella frase. “Non me lo merito proprio”
“Oh Jen. Quante volte ti devo dire che te lo meriti tutto dopo che hai ritrovato la giusta via?” fece Roberta sorridendo “Ed ora fuori per favore, devo finire due libri per domani per il club di lettura e non posso dare il cattivo esempio ai nuovi membri” li spinse fuori praticamente con lo sguardo quanto terrificante è che era. “Sciò e Jen, va da Bea se vuoi dei consigli, io sono una schiappa in cose amorose”
“Dimmi quando ti metterai con Alberto.. dio, non hai notato come ti fissava ieri?” Roberta la perforò con lo sguardo “Fuori”
Clara si alzò e insieme a Jennifer varcò la soglia. Sembrava veramente cambiata in quei giorni. Non indossava più quei vestitini incredibilmente volgari e ora stava con un pesante pantalone e un maglione; aveva i lunghi capelli biondo chiaro raccolti in una coda alta. Non aveva più tutto quel trucco in faccia ed era molto più carina. “Nicolò, eh? Ottima scelta, è proprio un bravo ragazzo. Senza contare che è il nipote del preside. Dovrebbe passare a lui la scuola quando il preside attuale morirà”
“Si, lo so, non sono un’ignorante” disse ridendo. Se glielo avesse detto una settimana prima , avrebbe avuto un tono orribilmente sarcastico e da superiore, ma questo era un tono gentile e la fece sorridere. Sofia sbucò dal nulla e squadrò storto Jennifer. “Clà, devi venire di là, abbiamo corrotto un po’ Thomas a parlarci del gruppo. Abbiamo informazioni molto interessanti. Sai, credo che dovrò andare a fare l’attrice” fece, prendendo da una delle innumerevoli tasche che aveva il cellulare e lo tenne in alto come un premio oscar. “Su , andiamo. Tu puoi andare da chi vuoi” sorrise, un po’ gentile un po’ arrabbiata.
Clara si allontanò veloce e disse un po’ scocciata. “Ehi, ma che ti ha fatto di male scusa? Guarda che è cambiata”, ma Sofia scosse la testa. “E’ sempre lei sotto sotto. E poi sono convinta che sappia qualcosa che gli altri non possono nemmeno immaginare da quanto segreta questa cosa possa essere”
“Wo, frena frena che non capisco se no! Eddai, andiamo. Però sono convinta di una cosa.. La nostra cara vecchia Scuola è peggio di Beautiful!”


non avevo voglia di rileggere, vero? XP
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 28 luglio 2010, 0:13

Posto posto u.u impazienti -_- xD stupida me .__.

33

Un rumore di passi interruppe il silenzio del corridoio delle camerate.
“Adesso spieghi cos’è questa strampalata idea!” disse, senza bussare Clara aprendo la porta della stanza che sapeva apparteneva al vecchio. “Così farai sapere a quel tipo strambo là dell’Ombra che sappiamo la verità dei fatti se vuoi chiamare il gruppo “saeptum” e i membri “aequum” !” incrociò le braccia e dalla rabbia bruciò anche diversi fogli sul tavolo accanto a lei.
Il vecchio, completamente zuppo da capo a piedi, sbuffò e si avvicinò ai fogli bruciacchiati, che nel frattempo aveva spento Clara. “Il punto è questo. Facendo sapere all’Ombra che sappiamo la verità sul gruppo che tanto gli faceva, fa e farà penare, crederà che probabilmente li abbiamo contattati o che loro hanno contattato noi. Non sospetterà nemmeno lontanamente che abbiamo una vera appartenente se non glielo diciamo. Stai tranquilla, la tua incolumità è al sicuro per adesso, credo” buttò la pila di fogli nel cestino e andò a pulire uno scaffale polveroso. “E anche quella dei tuoi amici è al sicuro, per modo di dire ovviamente, nessuno è al sicuro ora! Nemmeno quel ragno che cerca di atterrare dolcemente sulla tua testa” Clara sbuffò e con un movimento della mano fece prendere fuoco al ragnetto peloso che stava proprio cercando di salire sopra di lei. “Non mi importa dei ragni. Sembri avere tutto sotto controllo, ma non è così! E guardami quando ti parlo!” sbraitò afferrandolo per le spalle e girandolo verso di lei. “Non si è mai al sicuro, lo hai detto tu stesso. La Scuola era un posto sicuro, ma adesso non lo è più! Già c’ero io, ma a quanto pare nessuno sospettava della mia natura e perciò non avevano motivo di attaccare. Ma ora, non ti sto dando la colpa, ci sei anche tu e gli attacchi saranno più ravvicinati per farci uscire allo scoperto”
Thomas la guardò dritta negli occhi, i suoi contro i rossi fiammanti di lei. “Lo so. Secondo te perché mi sono tenuto nascosto in questi anni? Tornare qua è una sofferenza per me. Non voglio mettere in pericolo nessuno, ma con me questo posto è sia in pericolo, sia al protetto” le fece l’occhiolino. “Non vorrei mai che dei ragazzi non vedessero le bellezze della vita” si guardarono ancora negli occhi e Clara fu la prima ad abbassare lo sguardo. “Scusami, mi dispiace molto” disse, cercando di non risultare troppo banale.
“Per farti scusare devi fare solo un’altra cosa. Parlami della tua amica coi capelli neri e gli occhi di una strana tonalità d’azzurro . Quando sono rientrato per avvertire lei e i tuoi amici per il fatto dei nomi, mi ha completamente bagnato per il semplice fatto che non avevo bussato alla porta. Che pazza che è quella ragazza” ridacchiò.
Clara si sedette su una sedia sbucata chissà dove, con le gambe incrociate a mo’ di indiano. “E’ una grande, altro che pazza. E se lo è, lo è in senso buono. Ha il potere di controllare l’acqua, e sa anche un po’ controllare l’elettricità. I fulmini sono controllati a questo?”
Il vecchio ci pensò su. “Non ne ho idea, ma credo che potrebbe essere così. Però non credo sarebbe capace di usare questo potere in modo corretto. A meno che non sia veramente portata e che non voglia averlo proprio a tutti i costi. Ormai il suo dominante è l’acqua”
“Perché me lo ha chiesto, Vecchio?” domandò curiosa Clara, fissandolo mentre un asciugamano gli andava incontro per asciugarlo da capo a piedi. “Beh, sembra che non si sia nemmeno concentrata un poco per bagnarmi tutto e per far sparire poi l’acqua. Come fai te col fuoco, dopotutto. E per la vostra giovane età, sarebbe come dire che un bambino di un anno e mezzo riesca a moltiplicare insieme cinque numeri maggiori al cento”
Clara quasi cadde dalla sorpresa, ma con una mezza capriola, ritornò in piedi senza alcun danno. “Lei crede che anche lei sia una aequum?!” esclamò colpita, confusa e assolutamente entusiasta Clara. “Che bello!” poi le venne un’insolita emozione. Forse invidia? “ma come è possibile? Cioè, dovremmo essere con gli stessi poteri, ma lei è ugualmente più forte di me in qualunque cosa facciamo.. e beh, non lo trovo giusto!”
Il Vecchio rise, e non smise per molti minuti, tanto che Clara si era messa a curiosare tra le sue cose, quando aveva capito che non si sarebbe ripreso per parecchio tempo. Lo sguardo cadde su una foto, di due giovani sposi. Lei castana, l’altro il vecchio, su una spiaggia illuminata d’arancio. “Sembravate così felici” disse sfiorando il dito e prendendola tra le mani. I loro sorrisi, fece aprire il suo e una lacrima le cadde. Stupida emotività!
La foto gli volò via, atterrando dolcemente sul tavolino con un leggero puf. ”Scusami Vecchio, non volevo fregare tra le tue cose.. sul serio, non era mia intenzione!” fece per continuare, ma la faccia sorridente del vecchio interruppe la sua raffica di scuse che era già pronta a dare, anche se non sapeva se aveva fatto una cosa brutta o meno. “Quella è Fiona, la mia Fiona. L’avevo conosciuta una sera. E non si può dire affatto che fu un colpo di fulmine” rise al ricordo, ma Clara presa dalla voce profonda che aveva assunto il vecchio non si sentì in grado di poter fare lo stesso. “Ero andato a New York, la mia città natale, per un convegno annuale per il rapporto Creature – Umani. Sai, in quegli anni avevano dei sospetti su di noi, perché Charles mostrava le sue carte e creava il panico. Fece durare una notte diciassette ore ed eravamo in piena estate! Fece molto scalpore, non si parlava d’altro. Alla fine delle nostre rappresentanze, dissero ai rappresentanti degli Umani che dovevano dare notizia che si trattava di un eclisse non prevista. Alcuni studiosi, ancora ne parlano.
Mi trovavo dentro l’albergo dove noi Creature dovevamo stare per tutta la durata del congresso. Allora ero un visionario, che voleva cambiare il mondo con uno dei poteri più forti che c’erano.
Andai a sbattere contro un vero vampiro, alto due metri e passa. Non era molto felice, perché gli avevo fatto versare tutto il vino, che a parere mio era sangue, addosso al suo vestito firmato. Io ero in camicia da casa azzurra e pantaloncini e sandali. Gli rivolsi un inchino di scuse e feci per andarmene, ma i vampiri sono strani. Voleva a tutti i costi battersi con me per decidere se meritava il fatto di essersi versato tutto addosso. Lo accontentai, competitivo come ero e sono. Chi cadeva per primo era il perdente, come disse lui.
Ci misi meno di tre secondi. Il tappeto dove si trovava lui , scivolò all’improvviso e lo fece sbattere a terra tutto arrotolato come un salame. Nella sala tutti risero e sopraffatto dall’umiliazione, con le unghie tagliò prima il tappeto e poi il mio braccio. Accorsero in molti, per non far si che mi mordesse, e piano piano lo allontanarono dalla stanza.
Una giovane, con una cascata di capelli castani si avvicinò a me e con un gesto veloce mi curò il braccio. Non vidi nemmeno l’alone che sprigiona quando le Creature Guaritrici guariscono qualcosa. Ma lei non era solo questo. O no.
Si arrabbiò un sacco perché mi alzai in piedi senza nemmeno ringraziarla e questo ci portò a litigare, perché io sostenevo il fatto che non le avevo chiesto di guarirmi, ma lei diceva che dovevo ugualmente farlo perché era segno di buon educazione. La buon educazione era il massimo in quegli anni. Figurati se io seguivo le mode!
Sta di fatto che con un altro gesto, riaprì le costricine che si erano formate lungo il braccio e cadde a terra più sangue di prima. Sorrise compiaciuta e andò verso l’ascensore, ma appena mise un piede dentro, la seguii e quando si chiusero le porte alle nostre spalle le chiesi scusa. Testarda. Si accanì di nuovo dicendomi che glielo chiedevo solo perché se no sarei morto dissanguato. E da una parte è anche vero. Mi curò di nuovo e quella volta si formò una bella lunga cicatrice. E quella volta la ringraziai. Le chiesi il suo nome, ma non volle rispondere, ma lo pensò e quello per me fu sufficiente. Fiona, sono sicuro che ci rincontreremo, le dissi e lei sorpresa mi salutò con la mano, mentre le porte dell’ascensore si richiudevano e mi portavano su un altro piano”
Il silenzio dovuto alla mancanza di parole da parte del vecchio portò alla realtà Clara e per un attimo giurò che stava cercando di non aggiungere altro, ma ugualmente parlò.
“Quella volta venne e fu speciale. Era l’ultimo giorno del convegno. In quei giorni l’avevo appena intravista, figurati se ero riuscita a parlarle. Ma capii che non me la sarei mai dimenticata, perché il solo pensiero di stare senza di lei era veramente.. triste. Andai come al mio solito alla Statua della Libertà e andai sulla corona, visto che si può visitare. Mancava poco alla chiusura quel giorno e il sole stava tramontando, oltre alla città. Il mare era scarlatto dato il riflesso e si potevano intravedere i pesci che nuotavano e saltavano dentro di esso. Lei era là, ad osservare il panorama, e di questo non mi interessò più. Guardavo con attenzione i suoi capelli castani che assumevano riflessi di ogni genere, dei suoi occhi intensi intenti ed intelligenti, del suo corpo contro la statua verdognola, della gonna semplice che le disegnava i fianchi e della camicia bianca che svolazzava col vento. Dopo parecchi minuti, lei fece per andarsene mi notò e non capii nulla. La baciai e da quel bacio ne seguì uno e poi un altro. La guardia non volle nemmeno interromperci e visto che mi conosceva bene e sapeva dei miei poteri, decise di lasciarci pure là, tanto avrebbe manomesso lui il video della sorveglianza. Alla fine facemmo un tuffo da quella altezza fino in acqua, tanto per fare una cavolata. Lei era fin troppo rispettosa e io voleva toglierle un po’ di questa rigidità che aveva, perciò quale migliore occasione?
Siamo poi stati sul piedistallo della Statua, ad osservare la notte intorno a noi e a sentire il rumore dei battelli che passavano. Salimmo su uno dopo che eravamo completamente asciutti, con Fiona che rideva come non so cosa e urlava ogni tanto, anzi, in continuazione ciò che avevamo fatto. Le tappai ogni volta le parole con un bacio, perché se no avrebbero potuto sentire che avevamo fatto un salto dalla cima della Statua della Libertà. Lo facevo volentieri però. Quello che facemmo dopo te lo risparmio” rise “non credo apprezzeresti sapere”
“No, grazie” disse sorridendo, per poi mettersi attenta. Non aveva finito di parlare “Le chiesi di sposarmi. Il giorno dopo, al tramonto, l’esatta ora del nostro primo bacio. Ero un giovane romantico all’epoca. Adesso sono diventato un vecchio scorbutico, simpatico ma ugualmente romantico, che crede che ci sia amore vero in ognuno di noi. Cerco soltanto di tirarlo fuori” guardò con attenzione Clara. “Lo troverai anche tu quello giusto”
“Clara, una visita per te” disse una voce cristallina alla porta. Jennifer era arrivata baldanzosa, con un imbarazzato Nicolò alle spalle. “Mi sembra che si tratti dei tuoi genitori, non mi ricordo bene che aspetto avessero” salutò e prese per mano Nicolò, andandosene.
“Scusa vecchio, io vado” disse Clara, curiosa del fatto che i suoi fossero ritornati a salutarla, dopo che li aveva detto che preferiva non venissero. “A ..”
“A dopodomani. Con le selezioni. Devo decidere cosa farvi fare, mica saranno delle domande! Sciò” disse, facendola alzare in aria con i suoi poteri e sbatterle da porta dietro. “Ma che maleducato!”
Fece il corridoio in fretta, desiderosa di sapere cosa ci facevano i suoi veri genitori là. “Ciao, Clara” disse una voce vellutata, avvolgendola. “Sono molto felice di vedere che sei tutta intera, quasi”
“Che cosa c’è?” domandò più brusca di quello che voleva essere. Lo faceva per loro però. Adesso sapeva che probabilmente sarebbe stata la pedina della guerra più importante, e che per questo sarebbe anche la più attaccata. Sarebbe morta con molta percentuale. Non voleva che i suoi genitori ritrovassero una figlia per poi vedersela togliere da sotto gli occhi. Se mai quella guerra fosse finita, sarebbe ritornata da loro, perché infondo voleva molto bene a loro.
“Volevamo augurarti un buon Natale e dirti che partivamo. Andiamo incontro alla guerra che si sta svolgendo in America del Sud. Hanno attaccato gran parte della popolazione e noi abbiamo avuto una chiamata perciò andiamo. Speriamo solo che un giorno ci potremo rincontrare sani e salvi e in questo mondo” disse il padre, guardandola con i suoi occhi saggi e rossi come i suoi. “Tu sarai sempre la nostra piccola Lady, come ti piaceva essere chiamata”
“Colpa mia se Chibiusa era l’unica che poteva volare sopra un unicorno così bianco” sussurrò Clara, rievocando ricordi passati che solo ora riusciva a ricordare. “ Grazie per la visita, spero per voi che uscite illesi e che ritorniate a casa senza alcun graffio”. Flavia ed Enrico risero, in contemporanea, e la guardarono sorridendo. “Ci fa piacere che ti preoccupi per noi, ma credo che sapremo cavarcela benissimo”
“Non mi preoccupo per voi. Avrei detto le stesse parole per qualsiasi persona. Buon Natale in ritardo anche a voi e felice anno nuovo” augurò, per poi andarsene verso le cucine. Le porte delle cucine si trovavano infondo alla sala da pranzo e si poteva entrare solo se si era un addetto, ma lei conosceva Beatrice. Che male c’era se chiedeva se le dessero del pane e della nutella?
Attraversò la stanza sotto lo sguardo curioso di qualche ragazzo, curiosi del fatto che fosse in pantaloncini nonostante fosse inverno e bussò. “Bea, posso entrare?”. Le porte in legno avevano un oblò trasparente, da dove non si poteva vedere nient’altro che il viso di chi parlava. “Chi è?” disse la voce dell’amica dall’altra parte della porta.
“Clara! Su, devo chiederti un favore. Infondo a Natale siamo tutti più buoni” disse, tirando fuori la lingua in modo scherzoso quando le porte si aprirono. In tre secondi Clara aveva già preso quello che voleva ( un barattolo super gigante di nutella) e si era seduto in uno dei tavoli d’acciaio che si trovavano all’interno delle cucine. L’interno era tutto in un splendente acciaio inox. Incastrati alle pareti c’erano forni di ogni dimensione, con moltissimi tasti e appese al soffitto, c’erano le padelle di ogni tipo, incredibilmente grandi. I fornelli si trovavano vicino alla parete infondo alla stanza, lontana dalle porte d’emergenza.
“Prego, accomodati pure” disse ridendo Beatrice, che si prese parecchie occhiatacce da parte delle altre cuoche, che sbuffarono. Una donna tarchiata con la classica divisa bianca le si avvicinò e le disse qualcosa in un sussurro e Beatrice annuì seria. “Devi sbrigarti. Josef, il capo cuoco, tornerà tra breve e a quello là non è che piace che girano molte persone qua dentro. Già sopporta noi aiuto-cuoche! Figuriamoci te, tra l’altro “portatrice di germi”, visto che non sei in divisa” mostrò la sua bianca e la cuffietta che aveva tra i capelli, che la rendeva assolutamente ridicola, come tutti quelli che la indossavano là dentro.
“Certamente. Non voglio avere un bisticcio con quello lì. Faccio prima ad uscire, ma le regole sono che non mi posso portare dietro tutto il barattolo di nutella, perciò rimango qua e lo finisco con te” disse, offrendole un cucchiaio che si trovava dentro a uno dei numeri porta posate là vicino. “Tanto un cucchiaio sporco in più o in meno..”
Beatrice si sedette affianco a lei e lo prese. “Sai, non credo proprio che merito di stare vicino a te in questo momento” disse, in un momento di confessione. “Che cosa intendi dire?” disse aprendo il barattolo nuovo con un sonoro ‘puf’
“Quello che ho detto. Sai quella volta che ti avevano chiamato nell’ufficio del preside perché dovevi parlare con qualcuno? Che alla fine hai scoperto essere i tuoi veri genitori?” Clara annuì, ma non capiva come tutto questo avesse a che fare con lei, quindi glielo domandò gentilmente e con un sorriso. La risposta si fece attendere per un po’. Beatrice era sempre stata una ragazza timida quando doveva confessare i propri segreti. Tutti lo erano, ma lei lo diventava per dieci persone messe insieme. “Beh ecco, con il mio potere stavo ascoltando la vostra conversazione. E ecco.. c’era Roberta vicina e le ho detto cosa vi stavate dicendo, perché lei non riusciva a sentirvi e non mi ero accorta che c’era anche Jennifer affianco a me ha sentito tutto e dopo lo ha detto alle sue tre vecchie sue amiche, sai ora sono capitanate da Caterina la Stronza, la moretta tutta bla bla con la puzza sotto il naso, e ora lo sanno! Non sai quanto mi dispiace Clara, sul serio! Non volevo che lo sapesse qualcuno, ma Roberta per la prima volta in vita sua era impaziente di sapere qualcosa e per una volta il mio potere era utile a qualcosa e..”
“Calma Bea, non è successo niente, tanto probabilmente in un modo o nell’altro sarebbero venuti a saperlo ovunque. Dopotutto, sono finita anche nei telegiornali per un paio di ore e al 90% dei casi, tutti in questa Scuola sarebbero venuti a saperlo che Lucia e Valentino non erano i miei veri genitori” si mise così velocemente il cucchiaio pieno di nutella in bocca, che per poco non soffocò e iniziò a tossire a tutto spiano. “E poi non è colpa tua”
“Si invece!” esclamò Beatrice, facendo quasi cadere il cucchiaio, ma Clara lo prese al volo. “Se ti fa piacere sentirlo dire, è indirettamente colpa tua oppure, diversamente colpa tua” , le fece sorridere e piano piano fu una vera risata che le coinvolse entrambe. “Ammetto che quando Jenni mi ha chiamato Magnini per cognome ci rimai di cacca, ma non mi interessava come mi chiamasse. Marzi, Magnini, Clara, Clarallà, o quello stupido soprannome che mi avevano dato alle elementari” disse bofonchiando al ricordo di tutti i bambini che la prendevano in giro chiamandola in quel modo. “Erano veramente odiosi!” fece notando che l’amica si era messa a ridere in un modo esagerato. “Beatrillalà, ti chiamerò così d’ora in poi se non smetterai di ridere. Ok, ho vinto” si sentì le orecchie tappate e la sensazione di essere diventata sorda la avvolse. Beatrice Beatrillalà, ridarmi subito il mio udito!
“Come desidera” riuscì a sentire, dopo che le orecchie si furono abituate di nuovo ai rumori. Di certo la cucina non era il luogo migliore, con tutto il clangore di padelle e coltelli che tagliavano cibi su cibi. La cuoca di prima tornò di nuovo ad avvisare Beatrice dell’imminente ritorno di Josef. “La vostra amica deve andarsene , immediatamente! A Josef non piacere molto persone non-cuoche come lei. Su, va via”
Clara fece spallucce, prese un pezzo di pane e spalmò accuratamente un cucchiaio di nutella. “Sai quanto mi interessa di Josef! E’ un tipo che non si fa vedere e che cucina tutti i giorni per tutto il giorno, ma a quanto pare a parte voi non lo ha visto nessuno” disse ridacchiando e addentando la fetta. “Cavolo, ma quanto siete rigidi qua!”
“Per favore signorina, se ne vada” le pregò la cuoca, portando un vassoio da una parte all’altra della stanza “Oppure ti metti il grembiule e la retina, tanto non credo che riconosca ogni persona che lavora qua dentro” fece ampliando le grossa braccia e mostrando le decine di cuoche che ci lavoravano.
“Scardatelo. Io non mi metto quell’assurda retina in testa” poi guardò le loro facce sconvolte “Senza offesa ovviamente” rivolse loro un gran sorriso incoraggiante, poi si scusò.
Una folata di vento aprì la porta, lasciando entrare un uomo tarchiato, con un paio di baffi neri enormi. Era un uomo sulla cinquantina, vestito elegantemente, i capelli curati. “Su, avanti, andate tutti a lavorare! Dobbiamo ancora finire il pollo per la cena!” disse accendendo due fornelli e regolando l’ora di un forno. “Scattare, non voglio perdigiorno qua dentro” assaggiò una cosa da una padella come se fosse un grande chef e la sputò dentro. “Manca sale. E’ da rifare”
Clara lo guardò sbalordito. Ma come poteva trattare le persone così? “Mi scusi, ma mica sono tuoi schiavi!” sbottò quando aveva rovesciato una pentola contenente una salsa dall’aspetto – e odore – delizioso.
“Scusa, puoi ripetere? E poi che ci fai senza retina, i tuoi capelli possono finire dentro ai miei piatti prelibati!” schioccò le dita e una addetta gli portò un grembiule che aveva l’aria molto costosa. “Sei pregata di andartene, senza il barattolo di.. cioccolata” fece una smorfia e prese il tappo bianco per voler chiudere il barattolo, ma Clara scattò in piedi, armata di cucchiaio e barattolo. “Ehila, questa è la mia seconda colazione e ho intenzione di finirla” gli addentò davanti agli occhi un cucchiaino e fargli la linguaccia, con la lingua tutta sporca di nutella.
“Fuori immediatamente dalle cucine! E non farti mai più vedere! Mi hai capito bene?” domandò, avvicinandosi con fare minaccioso verso Clara, che non si mosse di neanche un millimetro, ma ritrasse la testa leggermente perché l’uomo aveva assaggiato prima qualcosa con la cipolla. “Orribile!” esclamò quando aprì apposta la bocca, con i denti così bianchi da far venire la nausea ai dentisti. Per fortuna della ragazza, la richiuse presto.
“No” disse, facendo sospirare in contemporanea tutti i presenti . Alle spalle del capo cuoco, Beatrice iniziò a fare dei gesti : pollice passato sulla gola come un coltello, l’impiccato, iniziò a sbattere la testa sul muro, ma Clara la lasciò perdere. “Testarda come un mulo” disse la mora.
“Bene bene bene, se le cose stanno così, l’unica cosa che posso fare, o meglio, le uniche due cose che posso fare sono : sbatterti fuori dalla cucina a calci nel sedere affinché la mia arte culinaria non venga interrotta, oppure dare le peggiori reazioni di colazione pranzo e cena proprio a te”
Clara sbuffò. “Mi sa che la sua cucina vada a fuoco. O meglio.. è lei che va a fuoco! Non sente caldo?” chiese sorridendo maliziosa e indicando il sedere del cuoco, facendo scappare qualche sorrisetto compiaciuto nel personale. “Oh, scusatemi, deve essere stata colpa mia” richiamò il fuoco e.. “Oh che belli! Non avevate mai detto a nessuno che indossava i boxer con i cuoricini! Vecchio marinaio! Argh, Spugnaaaa! ” esclamò in una perfetta imitazione di Capitan Uncino.
“Tu, vattene subito da questa stanza, o penerai veramente la fame e non potrai chiedere a nessuno dei tuoi amici da mangiare” fece lui, additandole contro un cucchiaio di legno, lungo due volte il normale. Clara ci pensò su. “Ok, me ne vado, però mi porto dietro la Nutella! Se vuoi ti mando anche i soldi, tanto non è un problema. Felice anno nuovo a tutti! E grazie per il meraviglioso banchetto che farete per questa sera!”

Clara tornò in camera sua tutta in fretta e fuori e scoprì che i suoi amici stavano giocando a monopoli. “Qualcuno voleva lo spuntino?” domandò e mise a terra il barattolo formato famiglia di Nutella, sotto gli sguardi luccicosi degli amici.



Ps. NUTELLA!!
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 29 luglio 2010, 23:01

Ci tengo a precisare che questo chap è stato finito prima del 30 luglio, anche se postato dopo! XD quindi nessuna tortura a personaggi

Due giorni passarono in fretta. Clara era molto nervosa, quel giorno le avrebbe cambiato la vita dopotutto. Entrare nel gruppo degli Saeptum le sembrava quasi d’obbligo, visto che dopotutto era un membro realmente.
Era stata svegliata due volte alle cinque della mattina, con un allegra Sofia a dirle che era una splendida mattinata per allenarsi in vista del grande giorno e entrambe le volte le aveva rivolto imprecazioni su imprecazioni, fino a che non entrava Tommaso e Felix e la rossa decideva di alzarsi solo per non farsi vedere in pigiama.
Se Sofia era tanto allegra, Giulia era tanto nervosa. Scattava ogni volta che le dicevano che forse esagerava con gli impegni in palestra. Ormai quella era diventata la sua stanza. Si faceva portare il cibo, studiava facendo degli esercizi semplici e una volta domandò al preside se poteva dormire dentro ad un sacco al pelo. “E’ meglio che dormi nel tuo letto a baldacchino. Dopo un grande sforzo fisico, è meglio dormire comodi e rilassati, signorina Crementini” furono le esatte parole che le disse. Per fortuna Giulia trovò del vero e andava a letto presto per svegliarsi appena prima dell’alba.
Non fu la sola però. Praticamente tutti gli allievi della Scuola erano stati invitati ad allenarsi e tutti capirono l’esigenza di farlo. Anche Beatrice si allenò duramente, ma l’unica che riusciva a tenere il passo di Giulia, era Jennifer. Ogni volta che Clara entrava in palestra assonnata, con Tommi – zombie alle spalle, era la che si allenava con il suo potere, nella zona più lontana della palestra dalla porta principale. Una volta le chiese perché si allenava tanto col ghiaccio, visto che sapeva che era brava. “Mi sfugge. A volte non riesco a chiamarlo oppure non riesco a farlo scomparire del tutto”.
Clara era contenta in quei momenti di essere una aequum. Non voleva proprio sapere cosa sarebbe successo se non riusciva a richiamare i propri poteri, come quella volta nello studio del preside. Ma c’era Tommaso e tutto si era risolto nel verso giusto. Il fuoco ormai se lo vedeva intorno, non riusciva a trovare la differenza tra lei e il suo elemento. Ed era questo. Suo. Thomas le aveva spiegato il giorno prima che c’era un aequum per elemento e perciò poteva considerarlo suo di diritto, anche se non lo trovava giusto per tutte le persone che lo avevano come potere. Preferiva pensare che fosse il suo braccio destro.
Come promesso, controllò Sofia per il vecchio, per vedere se anche lei era parte della squadra. Non si allenava troppo con il suo potere, preferiva esercitarsi negli allungamenti, sperando di diventare un po’ più alta, perché diceva spesso di considerarsi una nana tra tutti quei ragazzi super giganti che c’erano. Un metro e sessanta circa a confronto di quelli alti un metro e novanta. Hugh. Alla fine si era arresa, perché Clara le aveva detto che sarebbe stata più agile e utile se doveva entrare dentro qualche botola. “Potrei essere utile per la mia mini statura. Ci sto!”
La risposta non venne molto ad attendere. Clara aveva accidentalmente dato fuoco a un materassino, dopo aver diversamente litigato con il vecchio, che proprio quella volta aveva deciso di partecipare ai loro allenamenti serali; dopo aver visto il materassino in fiamme e Clara che era troppo impegnata a discutere per accorgersene, aveva solo guardato da quella parte che un fiotto d’acqua era apparso dal nulla. Di solito alle creature normali, il potere veniva sprigionato dalle mani o da qualunque parte del corpo, ma era apparso proprio sopra le fiamme.
Il vecchio aveva guardato Clara sorridendo e lei era andata tutta baldanzosa verso Sofia e avevano girato in tondo, attirando lo sguardo curioso di alcuni ragazzi che erano in palestra, ma con poca importanza. Sapevano quanto erano strane quelle due ragazze insieme.
Quando Thomas e Clara diedero la propria versione dei fatti a Sofia, prima sembrava sconcertata, ma un sorriso a trentadue denti aveva lasciato spazio all’espressione stupita di prima. Dopo uno squillante si di contentezza, aveva evocato un po’ d’acqua e le aveva dato un bacio, senza bagnarsi. “Quanto sono contenta, quanto sono contenta!” ripeteva ormai da tutta la sera e Clara aveva giurato di averla sentita dire quella frase anche prima di andarsene a dormire. Le avevano spiegato in due lingue – Thomas aveva contribuito con l’inglese – che era meglio per lei se non lo veniva a sapere nessuno, perciò quando la ragazza fu sicura di aver appreso la gravità della situazione, Thomas disse loro che era meglio che evocassero i propri poteri come le creature normali, cioè tramite le mani. “Ma così non c’è gusto!” avevano ribattuto insieme, ma sapevano che il vecchio aveva ragione. Solo chi aveva i poteri fondamentali riusciva a farlo, e sarebbe risultato strano se anche loro facevano vedere a mezza Scuola. “Vi allenerete se volete alle tre del mattino in palestra, con me. Basta che mi avvisiate e io ci sarò”
Clara aveva sbuffato. Già le dava fastidio svegliarsi alle cinque, figurarsi alle tre! Era meglio non andare a dormire piuttosto. Insieme a Sofia, decisero che era meglio non iniziare con gli allenamenti speciali subito, magari dopo che erano sicure di entrare nel gruppo speciale. O meglio. Clara aveva insistito così tanto dicendole che le tre del mattino era troppo presto/tardi per allenarsi, che non sarebbe riuscita nemmeno a stare in piedi. Sofia invece fremeva dalla voglia di allenarsi con una delle persone più potenti, Thomas appunto. “Prima o poi vi allenerete alle tre, meglio che vi facciate l’abitudine fin da subito, no?” aveva domandato loro, ma Clara aveva subito risposto “Meglio poi” facendo comparire diversi sorrisetti.
Clara, Sofia, Tommaso, Felix, Giulia si trovavano sui loro divani preferiti, all’ingresso della Scuola. Era molto pieno quel giorno: tra alunni e insegnanti, si faceva fatica a camminare, perciò era meglio rimanere seduti. Avevano scoperto che stavano partecipando anche alunni di Scuole di Creature di tutta Italia. Qualche battibecco era inevitabile perciò, perché tra nord e sud c’era sempre molta rivalità. Un ragazzo dai capelli neri riccioli venne portato urgentemente in infermeria, dopo che aveva fatto notare a due ragazzi che stavano litigando, che era inutile litigare. “Povero Federico, non se lo meritava proprio” disse una voce alle loro spalle. Filippo, in un elegante vestito grigio scuro e una cravatta blu , tipo quello dei colloqui, era in piedi dietro ai divani. Il gemello, Francesco, cercava in tutti i modi di passare dall’ingresso fino a loro, anche se c’era meno di dieci metri a dividerli.
Filippo diede un bacio leggero a Clara, che rispose con entusiasmo. Il divano era tutto occupato, perciò la ragazza dovette mettersi sopra alle sue ginocchia e aspettare. Francesco arrivò poco dopo, tutto indaffarato a togliersi la cravatta. Era vestito elegante come il fratello, solo che la giacca era di un beige chiaro, come i pantaloni. La cravatta era di un orribile verde vomito. “Ho provato anche a tagliarla, ma mia madre fa troppo bene i nodi!” disse esausto, dopo aver sfracellato il colletto della camicia, cercando di toglierla dalla testa. “Ma non devi fare così, scemo!” esclamò Sofia, dopo averlo visto. Gli si mise davanti e dopo aver punzecchiato un po’ , con due movimenti fluidi la cravatta si tolse e Francesco fece un grosso respiro. “Ah, finalmente! Non saprò mai come ringraziarti”
Sofia si sporse verso l’orecchio di Clara e sussurrò. “Non guardare il culo delle altre , ecco come” . Risero insieme, ma ulteriori commenti furono interrotti dall’entrata del preside.
“Mie care signore, miei cari signori, buon giorno! Per chi non lo sapesse io, oltre ad essere il preside di questa Scuola, sono il Sommo Anziano e quest’oggi parteciperò alle selezioni, come le chiamate voi e sarò uno dei cinque giudici che vi guarderanno e valuteranno. Sono obbligatorie, tranne per chi ha ricevuto la conferma che può farne a meno. Alcuni di loro saranno preparati per far si che in futuro, creino strategie per le battaglie a venire. Verranno chiamati tutti, in ordine alfabetico. Non ci sono distinzioni tra maschi e femmine perciò iniziamo” passò la parola a Thomas, al suo fianco. “Chi verrà chiamato, entrerà in palestra quindi sono pregati chi ha il cognome che inizia con le prime tre lettere a farsi avanti per primi. Credo che riuscirete a stare senza i vostri amici del cuore per qualche minuto. L’esatta durata della prova, non ve la so dire”. I due anziani iniziarono ad avviarsi verso la palestra. Erano le due del pomeriggio.
“Abate Alessia, acqua” disse una voce squillante, quella della bibliotecaria. Madeleine Fach aveva chiamato tutti, tranne i professori, con il numero che avevano per la loro tessera della biblioteca. Sentire chiamare qualcuno per nome e cognome dava una strana sensazione. “Siete la prima” disse alla ragazza bionda, che era sbiancata all’improvviso. Alessia si girò verso Clara, che era al suo fianco dopo che l’ondata di ragazzini li aveva condotti verso la palestra “Sono sempre la prima. Che palle” salutò e dopo aver visto l’occhiata di rimprovero della bibliotecaria, si affrettò ad entrare. Solo in quel momento la rossa si accorse che aveva perso i suoi amici nella confusione. Decise di ritornare al punto di partenza, visto che il suo cognome era Magnini, ci avrebbero messo parecchio tempo.
Sofia evocava l’acqua sul palmo della mano vicino ad un muro, Giulia al suo fianco ripassava velocemente qualcosa a mezza voce e guardava verso la Fach, aspettando che la chiamasse. Tommaso non si era mosso dal divano e, comodamente sdraiato sul più grande, accendeva il fuoco e lo spegneva in continuazione. “Nervosetto?”
Tommaso sobbalzò quando si rese conto che stava parlando con lui e come una persona civile, si sedette, facendole un po’ di spazio. “Allora, quando sarà il tuo turno?” domandò, ricominciando a fare quello che stava facendo poco prima. “dopo il tuo” rispose scherzosa. Lo guardò con attenzione. I capelli biondi tendenti al marrone erano tutti in disordine e facevano modo che nascondessero gran parte della cicatrice sopra l’occhio destro; gli occhi verdi guardavano senza vedere il camino di fronte a lui. “Secondo te è meglio che tengo il fuoco acceso? Io non mi rendo conto del freddo che può fare qua dentro” disse, accendendo definitivamente il fuoco, dopo che Clara aveva annuito. “Sul serio ,sei nervoso?”
“Abbastanza. Giulia in questi giorni non faceva altro che parlare della grande opportunità che ci danno. Dopo essere uscita dall’infermeria è diventata ancora più combattiva! Presente catwoman? Prima era Patience, una donna tutta tranquilla e anonima, poi diventa catwoman, tutta pepe e pronta all’azione. Uguale! Anche se Giù è sempre stata pronta all’azione, ma adesso la vuole cercare! E’ strano, non trovi?”
“Quando te ne sei accorto che è cambiata?” domandò curiosa Clara. Forse aveva un sospetto, voleva esserne sicura. “appena è uscita dall’infermeria, cioè a mezzogiorno della volta che ho dormito in camera tua” arrossì, ma continuò. “Diceva che doveva migliorarsi se voleva entrare nella squadra e poi ha detto ‘ringrazio che sia stato Felix e nessun altro ad uccidere Tine’ “
Clara sbarrò gli occhi. “Tommi! Avevi lasciato la porta aperta quando ti ho avvertito che avevamo catturato la tipa che aveva ucciso tua zia! Dovrebbe averci sentito e adesso ha una sorte di mania di vendetta nei suoi confronti!” urlò, quasi eccitata di aver scoperto la verità. Tommaso si diede dello stupido. “Cacchio è vero! Ero preoccupato per la tua botta che non mi sono nemmeno resa conto che ho lasciato la porta aperta! Infatti quando l’ho salutata aveva la faccia buia! Stupido!”
“Non sei stupido, può capitare a chiunque” gli rivolse un sorriso, che gli scaldò il cuore. “Giulia avrebbe comunque scoperto la verità. Il vecchio ha intenzione di dire a chiunque entri nella stanza la verità su molte cose perché crede che così decideremo se continuare a combattere o meno. Se avremmo qualcosa a cui attaccarci, forse questo ci impedirà di essere pronti fino alla morte per combattere per un posto migliore dove vivere” continuò, senza smettere di sorridere. La mano di Tommaso, calda, si poggiò sulla sua spalla sinistra. “Andrà tutto bene”
“Crementini Giulia, fuoco” squillò la voce della Fach, facendo voltare entrambi verso la cugina di lui. La bionda ricevette un bacio passionale da Felix, al quale Tommaso alzò gli occhi al cielo, per poi sparire dietro la grande porta della palestra. “Non le abbiamo potuto nemmeno dire buona fortuna” sospirò Tommaso, un po’ a disagio. Erano passati già venti minuti da quando era entrata Alessia ed erano entrate parecchie persone. Possibile che durasse così poco?
“Cla, ti ho cercato ovunque” disse la voce di Francesco, sedendosi al suo fianco. “Davvero?”
Francesco sospirò , con il fiatone. “Ovviamente. Senti, non è che hai notato qualcosa di strano in Filippo?” Clara scosse la testa. “An. Scusa puoi andartene un secondo?” domandò rivolgendosi a Tommaso, che alzò le spalle e se ne andò verso Felix. “Devo parlare con qualcuno per dirgli di non baciare una persona in pubblico in quel modo”
Clara rise, ma si mise attenta quando Francesco le rivolse la parola. “Devi sapere che tutto quello che pensa Filippo io non lo posso sentire, ma lui può sentire i miei. Quindi al.. 90% dei casi lui sta ascoltando questa conversazione, ma gli ho detto che vado a parlare con te riguardo a Sofia e per rendere le cose più credibili dopo ti chiederò qualcosa anche su di lei”
“Se vuoi parlare direttamente di lei non c’è problema, non devi essere timido” ma si interruppe, guardando la faccia seria di Francesco. Ok, non stava scherzando. “Cosa ti ha regalato per Natale?”. Clara sospirò forte e tirò fuori dalla felpa il pugnale facendo intravedere l’impugnatura che si chiudeva a forma di cuore, la lama affilata. Ormai se lo portava dietro ovunque andasse e la notte prima aveva dormito col pugnale nascosto sotto i due cuscini paffuti. Non se ne separava mai e non aveva intenzione di farlo, anche se non sapeva il perché. “Originale” disse sorridendo e facendo ridere anche me. “Cosa ci devi fare? Tagliare le verdure?”
“Ucciderlo”
Sembrò quasi di sentire il sospiro dell’aria attorno a noi. Francesco guardò alla sua destra, verso la porta-parete. Felix stava uscendo. “Felix Vector. Quel ragazzo continua a non piacermi. Ha un non so che di strano” disse iniziando a giocherellare con i suoi biondissimi capelli, tendenti al bianco. “E comunque se ti ha regalato quella cosa, perché non lo usi come è stato ordinato di fare?”
“Forse perché dovrei usarlo contro la persona che amo?” domandò lei, scioccata che non lo avesse capito subito. Anche per un maschio doveva essere una cosa quasi ovvia. No?
“L’ho capito benissimo, non è che perché sono maschio non capisco le cose basi. Ma è stato proprio lui a dirti di ucciderlo, genia!” le punzecchiò la fronte con un indice. “Ma visto che probabilmente non vuoi saperlo, te lo dirò lo stesso. La punta di quel pugnale è stata forgiata anche con il diamante, la pietra di noi creature della Luce” fissò serio la ragazza “Secondo te perché?”
“Per ucciderlo, si si” borbottò lei. “Vuoi dire che l’ha fatto costruire a posta?” domandò , un po’ imbarazzata. Doveva accettare di più quel regalo o ritenersi offesa? “No. Quel pugnale è vecchio di secoli, ma grazie al fuoco rimane lucido e splendente come se fosse nuovo. Sai, è dal fuoco che vengono forgiate le armi” fece, un suo primo intervento da grande intenditore che non riguardasse videogiochi o altro di tecnologico o di musicale. Era un gran patito di musica e gli piacevano tutti i generi. Tranne la house.
“Si, lo sapevo. Ma passiamo ad altro. Sofia. Che intenzioni hai con lei, genio?” domandò mettendolo alle strette. Prima avevano parlato di lei e Filippo, ora toccava a lui e Sofia. “Sai, a lei tu piaci veramente , sarebbe un peccato se tu rovinassi tutto continuando a guardare il culo delle altre ragazze” disse con enfasi, visto che lo stava rifacendo, con una del terzo anno che si metteva visibilmente in mostra. “Beh, anche lei guarda gli altri maschi!” sbuffò annoiato, come se gli avessero ripetuto quella frase miliardi di volte. “Senti, so che sbaglio ma sono un ragazzo in cresciuta, con gli ormoni al mille e se vedo una ragazza passare sculettando non posso fare a meno di osservare. Voi ragazze pensiate che sia una zoccola e io penso che abbia un bel culo” Clara rise e ammise che aveva ragione, ma non voleva dirlo ad alta voce per dargli soddisfazione. “Già, ma dovresti pensare soltanto che Sofi abbia un bel culo”
“Oh, ce l’ha eccome! E vorrei poterle dire che il suo è quello che vorrei toccare sempre” disse lui, osservandola nervosa che andava avanti e indietro. “E allora vallo a dire questo, genio! Prima che venga chiamata..!”
“Fermon Sofia, acqua!” disse proprio in quell’istante la Fach, cancellando un altro nome dalla lista. Sofia smise di evocare l’acqua e si avviò verso la palestra, quasi saltellando. Se tutti gli altri erano nervosi, lei era eccitata. “Sof!” urlò però France, riuscendo a farla fermare. Tutti gli sguardi erano su di loro, ma si sa che sia Francesco sia Sofia non hanno paura del pubblico. Francesco si chinò e poggiò le labbra su quelle di lei, che si era giusto un po’ tanto alzata in punti di piedi. “Buona fortuna”
“Basta con questi baci. Se vedo qualcun altro farlo, gli proibisco l’accesso alla biblioteca per un mese intero” disse , con la voce cattiva la Fach, dopo aver visto il motivo per il quale Sofia non si faceva avanti. “E ora voglio tutti quelli che iniziano per F G H.. non credo ci siano le lettere straniere.. una Kerlen, interessante. Va beh, tutti qua. Muoversi!”. Se c’era una cosa che non sopportava, erano i ritardatari. Vide Tommaso andare verso il corridoio della palestra e lo salutò con la mano ed un sorriso incoraggiante che il ragazzo ricambiò. Quando arrivò il suo turno poco dopo, la ragazza vide il pomo d’Adamo dell’amico andare su e giù. Andrà tutto bene
Quando arrivò il suo turno (Magnini Clara, fuoco!) , dopo che Maffi Gianluca era entrato, si sentì carica. Si ripeté mentalmente andrà tutto bene circa mille volte, prima di varcare la soglia e chiudersi la porta alle sue spalle. All’interno capì perché ci mettevano poco con i partecipanti.
Fu il suo sesto senso a salvarla. Sentì l’aria sopra di lei cambiare ripidamente e prima di alzare lo sguardo, alzò le braccia e prese al volo un masso enorme. Era pesantissimo e invece di distruggerlo, capì che la cosa giusta da fare era appoggiarlo a terra. Intorno a lei sentiva la natura crescere all’improvviso e con una fiammata le piante che cercavano di avvinghiarle i piedi, bruciarono all’istante. “Bene. Vada nella sala infondo, troverà parecchi suoi compagni” disse una voce sconosciuta. Apparteneva ad una giovane donna bionda, vestita con una giacchetta di pelle e dei pantaloni eleganti neri. Era scalza, cosa strana, ma Clara non ci fece caso, fino a che non provò ad attaccarla.
La fermò appena in tempo, ringraziando Sofia per aver insistito che indossasse i pesi almeno una volta. Afferrò la gamba con entrambe le mani , in modo tale che non potesse usare quella gamba. Alzò la sua e con un colpo secco sentì che il calcio che aveva indirizzato era stato abbastanza potente da romperle qualcosa. La lasciò andare “scusatemi” strillò. Non voleva farle del male dopotutto. “Ora può andare veramente”
Quasi correndo, la raggiunse e trovò Gianluca Maffi, quello che era entrato prima di lei. “Non hai tempo di riposare. Devi sconfiggermi se vuoi passare alla prova successiva” disse, per poi attaccarla. Clara pensò di difendersi col fuoco ma appena in tempo scoprì in quale sala era entrata. La stanzetta infondo alla palestra, cioè quella dove i propri poteri venivano annullati. Quando vide il braccio di Gianluca avvicinarsi, Clara indirizzò un pugno verso l’addome del ragazzo, il quale si piegò sopraffatto dal dolore. “Ma che cavolo, vedi che ha ragione Giulia dicendo che hai maschi gli fa male” gli diede un calcio e vittoriosa appoggiò un piede sopra. “Signor Maffi, può andare. Ora Clara dovrai sconfiggere il tuo prossimo avversario per avere una maggiore percentuale di entrare nel gruppo” disse la voce del Vecchio, appoggiato in uno degli angoli della stanza. “Ca*** vecchio, non l’avevo manco vista!”
“Questo perché sono appena arrivato. Eri troppo gasata a festeggiare per avvertire la mia presenza. Molto male, Clarabella” disse sorridendo, e annotando qualcosa sul taccuino nero che aveva in mano. La penna con cui scriveva era quella con l’inchiostro invisibile, che dovevi illuminare con la lucetta per vedere cosa si era scritto. “Ricordati le parole che ti ha detto il ragazzo e dille al tuo avversario” e sparì dietro un pannello nascosto.
Il prossimo avversario però si fece attendere a lungo, tanto che Clara dovette combattere contro la voglia di sedersi contro la parete, ma sapeva che non avrebbe fatto una bella impressione a chi la stava osservando perché sentiva che c’era qualcuno che la stesse osservando. “Ma che palle” bofonchiò, guardando finalmente l’avversario. Era uno dell’ultima classe, grande e grosso come un armadio. “Non hai tempo di riposare. Devi sconfiggermi se vuoi passare alla prova successiva” bofonchiò dondolandosi sui piedi impaziente. Dopo di che , corse verso l’avversario e prima che potesse fare qualcosa, Clara lo aveva già colpito tre volte ma senza effetto. Era proprio un armadio! Nel senso vero della parola : duro!
Decise di cambiare tattica. Si fece attaccare; schivò tutti gli attacchi visto che come armadio era lento. Lo portò fino alla parete opposta e con un salto lo sorvolò, e nell’attimo di distrazione che ebbe per guardare dove fosse finita, lo buttò contro la parete, facendogli perdere due denti. “Ops”
Il vecchio ricomparì e quella volta Clara si girò per sorridergli, invece di esclamare che non l’aveva vista un’altra volta. “Bene, sei passata. Seconda porta a destra” . Ce l’aveva fatta.
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 4 agosto 2010, 2:47

Punketta, è stupendoso il tuo commento, m'ha fatto sgnasciare dalle risate! XD
Un post per una scusa, per un arrivederci e un buon viaggio :D

Thomas si fece attendere. Da quando Clara era entrata nella stanza che le aveva indicato, erano passate diverse ore. Aveva trovato tutti i suoi amici ed era molto contenta che fossero passati anche loro. Alessia, che era stata la prima ad arrivare, disse che le avevano detto che le prove erano state fatte per testare i riflessi. Nella guerra sarebbero stati messi pronti a fare le cose con grande velocità e se non riuscivano a superare quelle prove così semplici, era inutile che provassero ad entrare nel gruppo.
Gli altri erano d’accordo e approvarono in silenzio.
C’era un grande chiasso nella stanza: gente che si abbracciava e che urlava la loro felicità, ragazzi che non riuscivano a stare tranquilli e che saltellavano di qua e di là. Alcuni, come Sofia, erano nervosi. Si domandava probabilmente quando sarebbe arrivato Francesco e Clara lo intuì. “Il suo cognome è Volto. Arriverà tra parecchio tempo. Quello che mi preoccupa è che dovrà battersi con Filippo nell’ultima prova”
Sofia rimaneva ugualmente distratta e iniziò di nuovo a parlare. “Voglio fare una torta al cioccolato e metterci sopra del grana” Clara la guardò storto. “Forse volevi dire la polverina bianca, lo zucchero a velo”
Sofia annuì distratta e iniziò a parlare e a parlare di quale marca prendere il grana e quando videro Filippo entrare seguito da un Francesco sorridente, si rilassò tirando un lungo sospirone. “Complimenti, lo sapevo che ce l’avreste fatta!” esclamò Clara, andando a congratularsi abbracciando il suo ragazzo, che le diede un bacio. “Ovviamente. Secondo te posso perdere?” sorrise.
“Certo che no” rispose Clara, andando di nuovo a sedersi accanto a Sofia, per terra. La nana non si era mossa di un centimetro, ma aveva sorriso a Francesco, che dopo un momento di perplessità le mise un braccio attorno alla spalle. “Il mio buona fortuna allora era servito a qualcosa”
“Può darsi” fece abbandonandosi al suo abbraccio e iniziando a chiacchierare come una matta, dalla felicità. Stavolta di cose sensate però, non di torte al cioccolato o di grana.
Poco dopo entrò dalla porta Felix, con un leggero graffio sulla guancia. Giulia che era poco distante dalla porta, tutta presa dall’eccitazione di averlo visto gli andò contro e lo abbracciò. “Ti sei fatto male! Come hai fatto?”
“Ma non è niente, tranquilla amore” le sorrise benevolo “E’ stato per sbaglio, non avevo sentito bene dove stese cadendo la pietra che c’era all’inizio e ho premuto troppo sulla pietra e una scheggia m’è venuta sul viso” si sfiorò la ferita sulla guancia “Non c’è nulla di cui preoccuparsi” le diede un bacio e andarono in un luogo appartato per stare un po’ da soli. Tommaso li guardò storto per un po’ e poi decise di andarsi a sdraiare su una panca.
Il vecchio finalmente arrivò, anche se tutte le persone che avevano partecipato alla gara, avevano finito il giro. “Buon girono o per meglio dire, buonasera! Complimenti a tutti i cinquantatre ragazzi che sono riusciti a passare” fece una specie di inchino. C’era soltanto lui dei professori che insegnavano nella Scuola. “Per rispondere alle vostre domande vi dico soltanto che sarò io a insegnarvi quello che dovrete sapere e da alcuni miei amici che conosco da moltissimo tempo” iniziò a camminare avanti e indietro “inizieremo a lavorare fin dal prossimo mese, verso il quindici di gennaio, tanto per godervi una settimana di riposo e una di preparamento, se così la volete chiamare” giocherellò con la lucetta della penna con l’inchiostro invisibile “Ho deciso di suddividere tutti voi in gruppi da due persone, ma sarete voi a decidere il vostro compagno, pescando un biglietto dalla cassa trasparente che tra poco entrerà da quella porta” indicò quella alle loro spalle e magicamente si aprì, facendo vedere proprio la cassa “Ora dovete mettervi in fila e prendere un numero come si fa al supermercato, da quell’aggeggio là” indicò una seconda volta la porta, però al posto della cassa entrò proprio uno di quegli oggetti rossi che ci sono ai banchi del pane, del prosciutto e del pesce al supermercato. “Chi avrà il numero maggiore al 25, dovrà pescare, mentre gli altri dovranno semplicemente aspettare che vengano scelti. Se beccate il vostro nome, rimettetelo dentro e pescatene un altro. Non barate”
Dopo un secondo di pausa, tutti si misero velocemente in fila, spingendo e cercando di superare quello davanti. Jennifer si girò arrabbiata verso un tipo che aveva cercato di superarla, e per poco non gli congelava la testa. “Niente poteri!” urlò il vecchio, forse un po’ divertito da quella scena di teenager pronti a tutto per un semplice numeretto. Dopo un paio di minuti, si calmarono tutti e riuscirono a prendere il proprio numero. Sofia aveva preso il 24 ed era straincavolata. Non le piaceva aspettare. Clara invece era riuscita a prendere un bel 36 e si avvicinava eccitata alla cassa trasparente. Se poteva, sarebbe stata la 20 minuti a scegliere quale prendere, ma appena mise la mano dentro, chiuse gli occhi e pescò a caso. Un biglietto le sfiorò la mano e lei lo prese. Senza esitazione, lo aprì.

[align=center]TOMMASO FURLON [/align]
Non sapeva se essere contenta o meno. Avrebbe sperato di pescare Sofia, o se possibile Filippo, ma almeno Tommaso lo conosceva e non aveva beccato il tipo dell’alitosi. Ritornò vicino a Sofia che ancora guardava in giro cercando di vedere se qualcuno avesse il suo nome; l’amica le prese il biglietto e Clara non oppose resistenza. “E’ venuto fuori Tommaso!” disse con un gridolino Sofia, battendole mani. “Lo so”
“E dai, un po’ devi essere contenta!” fece Sofia, restituendolo. “Glielo vado a dire o fai te?” disse, con una nota di provocazione nella voce. Sapeva che dava fastidio a Clara e che l’avrebbe spinta a fare cose che non voleva fare, anche insensate. “Certo che vado io! Sarò la sua compagna, no?” “Fatti valere!” le diede un cinque e tornò con lo sguardo verso i biglietti degli altri alunni.
“Sei il mio compagno” buttò di getto Clara, ancora prima di dare la possibilità al ragazzo di dire ciao. La guardò sbigottito, ma poi sorrise. Uno dei suoi magnifici sorrisi. “Contento?”
“Leggermente. Almeno non sono andata con quella che mi sta sbavando dietro” indicò con un cenno una ragazza mora, con l’apparecchio poco più avanti. “E’ da quando sono entrato che non mi leva gli occhi di dosso. E senza offesa, ma ha proprio bisogno dell’apparecchio. Con tutti quegli spazi sembra che gli sia andata addosso una palla da basket!”
Clara la guardò. “O merda”. Chianti Elisa. “Brutto ricordo. Eravamo nella stessa classe alle medie. Mi aveva fatto incavolare perché ero troppo brava a basket e.. le ho lanciato addosso la palla ed è caduta all’indietro, sbattendo contro il muro. Poi è svenuta ed è andata all’ospedale” Tommaso sembrava spaventato e la ragazza si affrettò a spiegare “Ho detto che aveva i lacci messi male ed è caduta come una pera cotta sulla palla che le avevo passato”. Ridacchiò e abbassò la voce “Mi sa che se non era una creatura, schiattava”
“Tu sei pericolosa” commentò Tommaso “E non sto scherzando. Secondo te a cosa servono questi gruppi? Solo per allenarsi?”
“Non credo proprio” rispose Clara “ci potevamo allenare benissimo anche da soli se è per questo, se non anche meglio. Magari ci capitava quello che non si impegna tanto o quello che si impegna troppo. Secondo me c’entrano delle missioni o robe del genere”
Si sentì improvvisamente un urlo. “Questa è Sofia, di certo” commentò Clara, andando insieme a Tommaso verso l’amica. Era con un biglietto in mano e un ragazzo con gli occhiali era davanti a lui. “Tu saresti il mio compagno?” domandò, squadrandolo da capo a piedi. Era un ragazzo goffo, decisamente alto, con dei capelli scuri e gli occhi verdognoli. Era carino di viso, ma Clara e Tommaso sapevano cosa avesse fatto spaventare Sofia. I vestiti sembravano tirati fuori da un cassonetto dimenticato da anni. C’erano rattoppi ovunque e le scarpe erano bucate. “A quanto pare” fece lui, decisamente a disagio. Quei vestiti non piacevano a lui quanto a lei. “Va bene. Basta che ti compro dei vestiti”
“Mi compri dei vestiti?” domandò lui, rosso in viso. “Io non voglio nessuna carità” Sofia si alzò finalmente da terra e gli prese la giacca che aveva addosso e gli sorrise “Non è carità. Chiedi a Clara quanti vestiti le ho regalati”
Clara annuì. “Cavolo se è vero. Non preoccuparti, ci sa fare con i vestiti. Soprattutto con le gonne. Non farle comprare nessuno kilt, mi raccomando” gli strizzò l’occhio. Non aveva mai visto quel ragazzo a Scuola, forse faceva parte di un’altra Scuola o semplicemente era nuovo, ma non pensava fosse così. Il ragazzo annuì e riuscì a sorridere. Doveva trovarsi decisamente a disagio. “Come ti chiami?” domandarono insieme Tommaso, Clara e Sofia. Si misero a ridere per la coincidenza.
“Luca. Luca De Zordo” rispose lui, contento che glielo avessero domandato. “Vengo da Belluno. Ho 16 anni e forse avete sentito parlare di me perché sono campione regionale di scacchi. Sono arrivato secondo alle gare nazionali” disse lui, orgoglioso. Clara si accorse troppo tardi di avere la faccia stramba. Decisamente non le importava degli scacchi. Sapeva giocare, ma non vinceva mai. Era stata anche battuta da Sofia, e lei non c’aveva mai giocato. “Non seguite gli scacchi”
“Ehm, no” fece Clara e si morse la lingua, mentre gli altri due si scusarono. “Dopo che il vecchio ha finito di parlare, noi andiamo a fare shopping” fece Sofia “E mi insegni a giocare a scacchi. Ho giocato solo una volta e mi è andata bene, magari divento brava” . Luca sembrò decisamente sollevato. “Benvenuto nel gruppo” fece Clara dandogli la mano.
Francesco venne verso di loro, con l’aria corrucciata . “Guai a te se tocchi la mia ragazza” fece , in maniera piuttosto gentile, Francesco alle spalle di Sofia, abbandonando le braccia lungo i fianchi e appoggiando il mento sulla testa di lei. “non era mia intenzione farlo, decisamente” fece Luca, un po’ colto alla sprovvista. “Anzi, non era mia intenzione venire qua a combattere. Preferisco fare le strategie, come avevo chiesto quando mi hanno portato qua stamattina”
Clara annuì. Ricordo che anche Roberta aveva preferito fare quella strada. “Puoi sempre aiutare una nostra amica, eh Sofia? Sai Roby? Anche lei fa le strategie!” sorrise. Ce li vedeva bene insieme. Peggio di Beautiful. Le due ragazze si lanciarono uno sguardo complice.
“Bene. Dormi qua?” domandò Sofia, cercando di sapere il suo numero di camera. “Quel signore mi ha dato la chiave per la camera numero 13 quando sono entrato qua. Ha detto che mi sarebbe servito. Vuol dire che ho una stanza tutta per me?” domandò felice. Annuirono. “Fantastico! Io ho quattro sorelle e due fratelli, più piccoli, poi ho una sorella e un fratello maggiore. Non ho mai avuto una stanza tutta per me”
Gli altri erano sbigottiti. Sapevano che c’erano famiglie numerose, ma avere 9 figli era una cosa incredibile. “Wow, devi essere al settimo cielo! “ esclamò Tommaso. Lui invece aveva sempre sognato un fratello o una sorella, ma visto la situazione che aveva a casa, era meglio di no. In Giulia invece aveva visto la sorella che non aveva mai avuto. Come avrebbero voluto le loro madri dopotutto. “Thomas”
Il vecchio era di nuovo ritornato dove stava parlando prima e stava chiedendo di fare silenzio . Dopo pochi secondi, l’attenzione di tutti quanti fu su di lui. “Grazie, finalmente un po’ di silenzio” borbotto un po’ scassato “Ora, dovrete scrivere le coppie che sono uscite” i ragazzi iniziarono ad avvicinarsi verso un foglio e ad una penna, posti vicino al vecchio, ma questi li gelò tutti con lo sguardo “Dopo che avrò finito di parlare” si allontanarono tutti intimiditi. “Questa non è una passeggiata. Questo non è un gruppo del doposcuola, ne tantomeno una squadra di calcio. Questo non significa che siamo sotto assedio, non c’è nulla di preoccupante, finché sarete sotto la mia sorveglianza” marcò il mia in maniera evidente “Sarà lavoro, duro lavoro costante che non dovete sottovalutare, nemmeno le piccole cose. Quegli esercizi che penserete siano noiosi , serviranno ai vostri muscoli e al vostro cervello e dovrete farli comunque fino a che non saranno perfetti, a costo di farli cento, anzi, mille volte! Vi darete da fare, o sarete fuori. Il vostro allenamento durerà tre anni, duranti i quali non potrete uscire da queste mura, neanche per una boccata d’aria. Organizzerò io tutto quanto. Se dovrete incontrare qualcuno, verranno loro da voi e non viceversa. Sarà dura, perciò chi non vuole fare tutto ciò e aspettare, è pregato di uscire prima che iniziamo. Quella è la porta ragazzi”
Ci fu un movimento generale : tutti guardarono i compagni. Alcuni fecero dei passi d’agitazione, mentre altri avevano l’aria pensierosa. Cosa sarebbe successo se avrebbero accettato?
Se non lo avessero fatto, probabilmente avrebbero contribuito alla guerra comunque, appoggiandola in qualche maniera, forse combattendo. “Sappiate che chi esce non è accusato di nulla, però sarà un guaio per chi abita in questa Scuola, perché dovrà abbandonarla. Sono già state preparate però stanze nelle altre Scuole per cui non cambierà nulla nella loro vita. Potrete ordinare delle cose dai negozi, ma qualsiasi cosa prenderete, io lo saprò perchè riceverò l'ordine”. Questo fece muovere un paio di ragazzi, soprattutto ragazze, verso la porta. “Mi sembra logico dirvi che non dovrete raccontare nulla di quel che è successo qua dentro”
Da cinquanta, rimasero circa ventinove. “Perfetto, come avevo previsto io. Le stanze sono quelle che indicano il numero del portachiavi. Quelli che stanno qui da diverso tempo, faranno vedere ai nuovi dove si trovino. Aspetto la massima ospitalità da parte vostra” salutò tutti e ordinò loro di uscire da un’altra porta, che si trovava alle sue spalle. Portava direttamente alle cucine, nascosta dietro a uno degli enormi alberi di Natale. Clara riconosceva quel posto, perché ricordava che era sempre nascosto da qualcosa di anonimo, che non dava mai nell’occhio. “Non usate questo passaggio, se non per le emergenze. Che non significa quello che sto pensando e che credo abbiate capito tutti” lanciò un’ultima occhiata e chiuse la porta dietro di loro.
“Simpatico il vecchietto” commentò un po’ sarcastico Luca, ma Clara non approvava quel tono, per lei era assolutamente un genio, così lo disse “per me è un genio”. Gli altri fecero spallucce, ma Sofia le fece l’occhiolino. Andarono giusto giusto a sbattere contro un uomo che non avevano mai visto prima d’ora. Era alto, circa sull’1.80 e dimostrava una trentina d’anni . La testa era ricoperta da una grande quantità di capelli castano chiaro e sopra di essi ci stavano degli occhiali scuri da sole. Aveva un abbigliamento casual e una leggera sciarpa gli avvolgeva il collo. “Scusatemi, non vi avevo proprio visto” fece e i ragazzi guardarono sbigottiti i suoi occhi, d’un verde chiaro che avrebbero fatto invidia a chiunque. “Non importa” disse Clara, sorridendo come un’emerita cretina. Sofia la imitò alla perfezione. “Begli occhi, lenti a contatto?”
Clara scosse la testa troppo vigorosamente e sbatté le palpebre. Gli occhi dell’uomo erano decisamente più belli dei suoi! “Naturali”. L’uomo rise e se ne andò, scomparendo dietro alla porta che avevano da poco oltrepassato. Sofia le fu affianco e sospirò .”Cacchio, se avessi dieci anni in più, non credo sarei qui con voi, ma nella stanzetta con lui. E poi hai visto che culo?”
Tommaso rise, ma Francesco rimase un po’ scocciato. “Ehi, e dopo dici a me che non devo guardarli” fece il bambino, incrociando lo sguardo e guardandola male, sorridendo però. “Ma tu lo fai comunque” , si arrampicò sulla sua schiena e lo baciò delicatamente. “Il mio ragazzaccio”.
Clara alzò gli occhi al cielo e si accorse solo in quel momento di una cosa “Ehi, ma dov’è Fili?”; Francesco ci ragionò un attimo. “Sta parlando con Caterina mi sembra, sai, la stronzetta che era amica di Jennifer. Le è capitata come compagna. Stupida Caterina, deve ringraziare di avere il potere dell’aria che l’ha salvata parecchie volte. Però ha ricevuto un bell’occhio nero da quello che ha affrontato” disse, orgoglioso di avere tutte quelle informazioni. “An ok”
Mostrarono la stanza a Luca, che decise di fare una bella dormita fin da subito perché aveva fatto un lungo viaggio in autobus, perché se sarebbero arrivati a piedi correndo avrebbero dato nell’occhio sicuramente, visto che erano venuti in sette, circa; perciò salutò tutti tra le potreste di Sofia che insisteva ancora per andare a fare shopping, visto che sarebbe stato l'ultimo giorno disponibile quello . Gli prese comunque le misure dei vestiti, con un metro tascabile che aveva tirato fuori da una delle quattro tasche che aveva la gonna. Luca era rimasto molto stupito della quantità di oggetti che aveva tirato fuori, che era rimasto praticamente immobile quando la ragazza si era messa a girare intorno a lui e mentre gli alzava le braccia. “Perfetto! Buona notte”
Tommaso guardò l’orologio. “Cavolo, ma è veramente tardi! Praticamente sono quasi le otto”
Quindi tutti optarono di andare a fare una doccia veloce per poi andare a mangiare alla mensa. Sofia ci mise più tempo del dovuto e Clara la seguì a ruota. Tanto valeva rimanerci tanto sapendo che l’amica c’avrebbe messo un’eternità. “Chi credi sia quell’uomo di prima?” domandò, ad una doccia di distanza.
Sofia ragionò su e poi esclamò tutta convinta “Ehi ehi, lui deve essere per forza uno dei professori di cui ci ha parlato Thomas prima! Uno di quelli nuovi! E poi credo che me lo avesse detto che doveva venire uno in questi giorni, quando ero andata da lui per sapere delle lezioni extra”
Clara approvò e uscì dalla doccia, andando al suo armadietto e mettendo il cambio che teneva sempre a portata di mano. Lo cambiava ogni volta, così sapeva di avercene uno pronto pronto. “Potrebbe essere! Però sembra così distratto, ha detto che non ci ha nemmeno visti, ed eravamo là davanti!”
“Non ne ho proprio idea Clà, forse è cieco. E ha detto che avevi dei begl’occhi solo per farti un complimento carino” uscì dalla doccia anche lei e si vestirono in tutta calma.
Andarono in mensa, chiacchierando del più e del meno e salutando gli amici che se ne andavano per lasciare le stanze agli altri. A quanto pare il traslocamento era più veloce di quello che sospettavano. Fu per questo che si stupirono del fatto che Beatrice rimanesse, perché la videro salutare due ragazze con la mano. “Rimango perché aiuto in mensa, hanno dovuto mandare via delle cuoche e volevano che rimanessi qua per qualche motivo, Thomas ha detto che mi spiegherà qualcosa domani” raggiunsero insieme la mensa enorme e completamente vuota e la salutarono perché doveva andare a fare il suo mestiere.
La sala da pranzo era veramente vuota. I tavoli erano stati dimezzati, molte decorazioni tolte, anche se gli enormi alberi rimanevano al centro dell’attenzione. Tommaso e Francesco erano al tavolo e giocavano lanciandosi il cibo e cercando di prenderlo al volo. “Ragazzi, quante volte vi abbiamo detto di non giocare con il cibo?” domandò Sofia, mettendosi al fianco di Francesco e mettendo giù un coltello che stava maneggiando. “Ho perso il conto” sorrisero insieme e ritornarono a mangiare decentemente.
Clara andò a prendere due vassoi invece con del riso in brodo e una ciotola grande d’insalata, che si sarebbero divise lei e Sofia. Andando verso il banco della verdura, trovò l’uomo di prima, che stava annusando l’aria. “Serve una mano?” domandò Clara, dopo qualche secondo che era in fila. L’uomo si voltò nella sua direzione e la ragazza notò che aveva gli occhiali addosso. “Serve una mano?" ripetè " La lattuga in mezzo è la migliore, non le consiglio di prendere le carote invece, sono cattive” lo fece ridere e l’uomo alzò un indice e glielo puntò contro. “Tu sei la ragazza di prima, quella a cui sono andato a sbattere contro” ricordò lui e Clara annuì senza dire una parola. “Scusi, non ho capito”
“Oh si, sono io” fece Clara stupita. “Oh, ma lei è cieco” sussurrò lei, mettendogli del cibo sul piatto, per scusarsi. “E dire che Sofi l’ha intuito per scherzo!” l’uomo sorrise benevolo. “Non si preoccupi signorina, ho dovuto affrontare questa cosa da quando sono nato, sono abituato. Non deve sentirsi in colpa o cose del genere. Il mio nome è James, il cognome non lo dico per la privacy o quello che mi ha detto il tuo maestro, Thomas. Sarò un tuo insegnate per i prossimi anni. Buona cena”
La ragazza annuì e tornò al suo posto, vicino a Tommaso, l’unico posto libero. “Attenta Sofi, che è caldo, non fare come al tuo solito”, l’amica le fece la linguaccia e ricominciò a giocare con la punta dei suoi capelli.
Appoggiò delicatamente i due piatti fumanti sul tavolo e la ciotola con l’insalata e iniziò a mangiare. “Sai Sofi, hai ragione! Quell’uomo è cieco!” disse indicando James, che si sedeva ad un tavolo. “Dai, davvero? E io che scherzavo!” prese una cucchiaiata di riso e lo mandò giù. Iniziò a sventolare la mano davanti la bocca e Francesco capì che doveva metterle dell’acqua del bicchiere “Scotta scotta scotta” Clara la riprese. “te l’avevo detto o sbaglio?” un’altra linguaccia fece da risposta.
Dopo aver finito di mangiare, ritornarono nelle loro stanze. Francesco aveva avuto l’unica stanza doppia che c’era, perché doveva stare col fratello. Lo aveva richiesto a tutti i costi e il preside ( e Sommo Anziano ) aveva concordato che forse era meglio. Salutò Sofia con un bacio – forse anche due – ed entrò nella sua stanza e Clara vide che Filippo era già sdraiato a letto e già dormiva, perché le coperte andavano su e giù con il suo respiro chiaro e regolare. “Salutamelo se si sveglia”fece Clara, andando verso camera sua insieme a Sofi. “Dormiamo insieme? Come facevamo da piccole? Dentro ai sacchi a pelo, immaginando di essere..”
“Fuori all’aperto sotto un cielo stellato” completò Clara, sorridendo ai ricordi di loro due da piccole. “Ma io non ho nessun sacco a pelo e sai che non riesco a stare senza il mio”
Sofia la guardò “Fammi ricordare: a cosa servono le amiche se no?” andò dritta in camera sua, facendo un bordello di casino, e tornò fuori con due sacchi a pelo. “E rispondo io : servono per aiutarsi e prendere le cose che le amiche dimenticano” sbuffò. “Era sotto il tuo letto, incastrato per benino infondo vicino alla parete. Avevi paura che te lo rubassero?”
Clara fece finta di essere offesa mentre apriva la sua di porta e faceva entrare Sofia. “Non si sa mai quello che può capitare nella vita! Almeno ero sicura che le zanzare non lo pungessero” provò a cambiare argomento “E andiamo subito a dormire, non voglio che mi fai la pedicure o robe del genere” , si tolse le scarpe e le buttò in un angolino. “Povere Converse. Hai la delicatezza di un elefante in calore”
Clara la rimbeccò. “Elefantessa prego. Cavolo, ma nel mio sacco c’è la polvere! E’ da un po’ che non lo uso” si diede della stupida mentalmente e sperò che Sofia non se ne fosse accorta, invece la guardò con l’aria di chi aveva capito tutto. “Adesso ho capito! Non volevi farmi sapere perché lo hai messo là sotto il letto, visto che di solito lo appendevi alla finestra”
“L’ultima volta che l’abbiamo usato te lo ricordi?” domandò Clara, arrendendosi. “Certo, eravamo a casa mia ed è stato quando.. abbiamo litigato e tu te ne eri ritornata a casa senza dire una parola! Ecco ora me lo ricordo! Ti avevo detto che tuo padre sembrava un bambino perché giocava ancora con i videogiochi dei Pokemon!”
Clara sbuffò e si infilò il pigiama con l’ippopotamo. Ma quanti pigiami ho? “No, avevi detto ch era infantile come un bambino di tre anni e mezzo perché giocava ancora con i videogiochi dei Pokemon” specificò Clara, osservando l’amica che indossava una lunga maglietta con una rana disegnata sopra. “Il significato era lo stesso, non dovevi mica offenderti sai”
“Dopo ti eri offesa te, perché avevo detto che un Pokemon assomigliava decisamente alla rana che hai addosso” Clara ridacchiò per averla messa alle strette “quella cavolo di ranocchia viola è orribile! E ce n’era uno di decisamente più carino che assomigliava ad una rana!”osservò Sofia, lanciandole addosso Miss Fluf, un peluche a forma di rana dal quale non si separava mai. “Politoed. Si è vero, ma tu ti sei offesa per una cavolata, tu avevi chiamato Valentino, infantile. Mi avevi anche rimbeccato perché non avevo nessuna chance con Filippo. Quanto ti ho odiato in quel momento”
“Ti voglio bene anche io” fece Sofia, stendendo il sacco a pelo affianco al suo, prendendole una mano e guardandosi negli occhi disse. “Cambierà tutto, non è vero?”
“Si, decisamente cambierà tutto. E diversamente rimarrà normale” risero e in quell’istante non pensarono a come sarebbero diventate tre anni dopo, nemmeno di ciò che avrebbero fatto, ma di come quel legame le avrebbe fatto restare insieme fino alla fine.
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 22 agosto 2010, 2:08

So che sono in ritardo (ma no? ndThomas)(Ma sta zitto ndBaby).. ho perso il filo! >.<
Va beh, questo post è una vera schifezza xD ma sono così contenta che l'inter abbia vinto e che Pochè sia tornata che sono riuscita a finirlo ^^ (.__. Mi fai fare mala figura! ndThomas)(ma non è vero °-° babbo natale non è la fine del mondo! ndBaby)

E dopo sta cazvolata, ecco a voi il chap xD ^^


Una grande sala era occupata da due ragazzi silenziosi: si muovevano come se nell'aria ci fosse una musica che non si poteva udire. Proprio in quel momento, uno dei due si girò all’improvviso, cercando di parare l’ennesimo attacco dell’altro; lo schivò abbassandosi il più velocemente possibile, ma all’ultimo la ragazza cambiò mira e lo prese in piena testa. Il biondo alzò lo sguardo e sospirò.
“Ottimo, sei diventata brava, ma perché ogni volta che mi colpisci, devi farmi venire un trauma cranico?”. Risero insieme e il biondo si appoggiò al pavimento senza forze. La ragazza di fronte a lui, slanciata e magra, gli si accovacciò davanti e massaggiò delicatamente con due dita vicino le tempie. “Colpa mia se sei lento, caro mio!” ridacchiò ancora un po’ e sentì che piano piano, la tensione del ragazzo stava passando. Il biondo la ringraziò e si rimise in piedi.
“Perdi sangue dal labbro” osservò il ragazzo dopo che ebbero raggiunto le due borse con il cambio su una panca. La ragazza annuì distratta e con un gesto della mano tolse il sangue velocemente, ma si sporcò tutto il mento e questo fece ridere l'amico. “Aspetta” le prese il volto tra le mani e con un movimento dei pollici la pulì. La rossa arrossì e ritornò a mettere via le sue cose. Il biondo tirò indietro la sua folta chioma e ispirò a fondo, togliendosi la maglia e prendendo la nuova e pulita.
Erano passati tre anni da quel giorno, durante il quale la loro vita aveva preso una piega diversa. Si davano da fare con gli allenamenti e lo studio ogni giorno, tranne la domenica; non potevano riposare nemmeno se avevano la febbre. I maestri dicevano che questo li avrebbe reso più forti e lui concordava: l’ultima volta che aveva preso il raffreddore, era stato un anno e mezzo prima.
Tommaso ormai era un ragazzo di diciannove anni e ne avrebbe compiuti venti a novembre. Mancavano tre mesi. I muscoli, ormai sviluppati, si vedevano chiaramente sotto la maglietta piuttosto aderente. Dimostravano a tutti protezione, sicurezza. I lineamenti del viso ormai erano quelli di un uomo, ma gli occhi verdi erano pieni di vita e speranza, segno che non aveva voglia di lasciare lontano la propria gioventù. I capelli biondo scuro erano scompigliati e tenevano nascosta gran parte della fronte. “Allora, domani è il grande giorno” disse maligno, sapendo quanto dava fastidio all’amica.
Lei sbuffò e una ciocca dei capelli rossi, che le cadevano ondulati sulle spalle, si mosse per un paio di secondi, prima di ricadere sopra gli occhi. Clara era cresciuta molto, sia fisicamente che mentalmente; era alta oramai un metro e settantacinque, che faceva invidiare alcuni maschi bassetti; il corpo slanciato faceva risultare le sue curve. Una fiorente ragazza di diciassette anni. “Taci ogni tanto Tommi”, ma lui si mise a sghignazzare. Il giorno dopo, dalle diciannove fino all’alba della mattina dopo, Thomas aveva preparato una festa per festeggiare i tre anni di studi e approfondimenti che avevano affrontare per entrare nel gruppo degli Saeptum ed era necessario indossare abiti. Questo significa gonne pensò rassegnata Clara.
“Non è che vada a genio anche a me, ma sarà divertente vederti sui tacchi” disse Tommaso, stirando il più possibile le pieghe della maglietta azzurra che indossava in quel momento. Si lasciò addosso i pantaloncini bianchi larghi che indossavano tutti come pantaloni della tuta, e lo stesso fece Clara; Sofia aveva insistito tanto che le coppie indossassero una specie di divisa e perciò ogni duo aveva la sua, offerta gentilmente dalla nana dai capelli neri che aveva pregato in ginocchio Thomas per andarle a comprare personalmente. Il consenso le fu negato, ma ricevette un telefono per telefonare a tutti i negozi di vestiti che voleva in qualsiasi giorno e a qualsiasi ora.
Clara prese la borsa e camminarono insieme verso la mensa. Tommaso in quei tre anni era diventato il suo migliore amico, il suo confidente e, in qualche modo, erano legati da qualcosa di più importante. Le parole di Filippo, che le aveva detto tre anni prima, “Vi riuscite a trovare ogni volta anche se non vi mettete d'accordo”, le rimbombava nella testa parecchie volte al giorno. Senza dirsi niente riuscivano a trovarsi in ogni angolo della Scuola quando uno dei due aveva bisogno d’aiuto o semplicemente dell'altro. Alcuni lo avrebbero ritenuto normale, perché potevano parlarsi mentalmente, ma George (il maestro che aveva chiamato Thomas per insegnarli a tenere chiusa la mente e a collegare a diversi chilometri di distanza), aveva dato loro il compito di non parlarsi più in quel modo se non era necessario; la Scuola era stata ampliata con altre stanza tra cui, la più importante, la sala tecnica, dove c’era l’appostamento di tutti gli strateghi. A capitanarli c’era Roberta, la talentuosa bionda amica di Clara. Stava giorno e notte davanti ai computer a scrivere dati, ad apprenderne e a riscriverli su fogli se per caso ci fosse stato un blackout o una resettazione totale dei dati. Era praticamente impossibile, perché avevano generatori d’energia ovunque se fosse accaduto.
Al fianco di Roberta c’era sempre Luca, che aveva il compito di mettere in atto le strategie con i suoi compagni, vedendo se funzionavano o meno. Praticamente i maestri gli davano solo la dritta, il resto facevano tutto loro.
Le stanze poi erano state dipinte dagli allievi i e, anche a distanza di anni, continuavano a farlo. La bibliotecaria Fach aveva detto che se dovevano essere rinchiusi la dentro, era meglio se stessero a loro agio e perciò avevano colorato le pareti a loro piacimento, tranne la biblioteca, anche se, se qualcuno osservava bene, c’era un puntino azzurro di vernice sul soffitto, del quale Felix si rivendicava merito.
Felix era stato una vera sorpresa in quanto artista. I più bei disegni avevano il suo nome sotto e nei più belli – che lui giudicava orribili – c’era anche la data di creazione e l’impronta della sua mano digitale. Sarà d’aiuto, credetemi ripeteva spesso quando lo osservavano basiti durante il gesto di farlo.
Tommaso e Clara passarono davanti a uno dei loro tanti ritratti. Felix era così contento di aver trovato degli amici, che senza dire niente a nessuno prendeva pennello e colori e disegnava tutti i compagni d’avventure sui muri. Alla fine Thomas entusiasta, decise che doveva farne almeno uno anche per i membri del corpo insegnanti. A tutti fece ridere la faccia del vecchio quando vide sé stesso vestito da Babbo Natale. Alcuni si facevano una foto ricordo col dipinto, perché tutti sembravano convinti che una notte avrebbe preso un rullo e della vernice bianca per cancellare tutto.
“Eccovi arrivati finalmente!” salutò loro una ragazza minuta. Sofia non era cambiata di una virgola: stessa statura, stesso caschetto di capelli corvini, ma gli occhi erano più grandi e più azzurri. Era seduta su uno dei due tavoli riservati ai ragazzi e mangiava tranquilla la sua insalata condita con mais e tonno. “Ho preparato dei sofficini per voi, forse dovete riscaldarli” sorrise e i canini risaltarono in modo spaventoso. I maestri erano convinti che se mangiava più carne, i suoi istinti da vampira si sarebbero risvegliati, rendendola più forte. Sofia aveva accettato questa cosa come una sfida, anche se era stato più complicato del previsto, perché non essendo vampira completa, i suoi istinti erano pochi.
Visto che avevano dovuto allontanare le cuoche dalla Scuola, gli allievi avevano dovuto prepararsi fin da subito colazione, pranzo e cena (più i vari spuntini di mezzanotte o dopo gli allenamenti). Ad aiutarli ci pensava Beatrice e con grande sorpresa, Jennifer, che aveva una vasta conoscenza sui cibi perché sua zia aveva lavorato in uno dei più grandi ristoranti di Parigi quando era giovane.
Tommaso e Clara si sedettero, nei lati opposti del tavolo. Tommaso vicino a Francesco e Clara vicino a Filippo, i quali si scambiarono un lungo bacio tra le proteste generali.
“Sto mangiando, niente robe del genere davanti ai miei occhi” aveva detto poco dopo Sofia, anche se lanciava sguardi sognanti in direzione di Francesco al suo fianco.
Francesco, Tommaso e Felix erano diventati, dopo qualche difficoltà, amici. Tommaso non si fidava di Francesco per via del gemello e lanciava occhiate torve a Felix per moltissimo tempo (ma continuava tutt'ora a farlo) perché stava con la cugina; Francesco riteneva Felix strano fin dal primo giorno che lo aveva visto, ma preferiva tenere lontano quei pregiudizi. “Allora Clara, sai che domani devi venire in camera mia a prepararti alle dieci, te lo ricordi?” domandò Sofia, osservando la faccia di Clara che guardava il suo sofficino Findus: era ancora ghiacciato, come se fosse appena tirato fuori dal congelatore.
Clara sospirò e protese una mano sopra la sua cena e fece uscire del calore, facendolo cuocere in meno di dieci secondi per lato. “Certo che me lo ricordo, non c’è bisogno che me lo ripeti di nuovo. E’ da quattro settimane che vai avanti con questa storia, purtroppo”. Se c’era qualcuno veramente entusiasta di quella festa, quella era Sofia, seguita a ruota dalle ragazze che non vedevano l’ora di festeggiare mostrando ai ragazzi il loro talento per il ballo (uguale strusciarsi tra di loro).
I maschi d’altra parte pensavano di invitare una ragazza a ballare ogni morte del papa e questo non dispiaceva affatto a Clara. Sospettava però che l’amica lo avesse messo nel sacco, minacciandolo se non le avesse offerto almeno tutti i balli della serata.
“Deve essere tutto perfetto! Felix, indossa il vestito che ti ho dato ieri, vale lo stesso per te Tommi” i due fecero una smorfia di disprezzo e ritornarono a tagliuzzare la loro cena con più foga “Fran, metti l’abito che ti ho dato l’altro giorno e Filippo, tu puoi indossare qualsiasi cosa tu voglia, tanto hai solo abiti eleganti”. Da notare l’uso del nome intero per Filippo. Tutti sapevano che era un suo strano modo per emarginarlo, senza successo, visto che Sofia usava nomignoli per tutti.
Era vero però, Filippo era sempre vestito elegante, anche perché aveva tutti i completi uguali. Scarpe nere, pantaloni neri, camicia nera. Tanto che alcuni lo chiamavano Man in black, e lui sorrideva tranquillo. “Sarà fatto”
Filippo era diventato di una bellezza quasi assurda. I capelli folti neri incorniciavano il suo volto ovale, tanto da risultare la sua pallida pelle di uno splendore angelico; i muscoli scolpiti, il fisico asciutto, le guance incavate e gli occhi neri facevano di lui l’uomo del mistero, perché aveva sempre l’aria silenziosa, ma come se stesse parlando con qualcuno. Sembrava non essere mai solo. Aveva l’aria matura, nonostante i suoi diciannove anni.
Il suo opposto, era proprio il gemello. I capelli lisci, chiari gli ricadevano dritti sui lati del viso, lasciandogli un aspetto da bambino, appena dopo una corsa con gli amici; aveva le guance piene, ma non grasse, sempre di un colorito roseo. “Devo proprio? Con tutto quel bianco sembrerò un angioletto” sbuffò il ragazzo, facendo ridere gli amici. Non si rendeva mai conto che poteva esserlo sul serio. “Peòr hai la cravatta nera” precisò Sofia sorridendogli “E poi ti mette in risalto gli occhi chiari il bianco”
Francesco alzò gli occhi al cielo, come se volesse dire ‘più di così’, ma lasciò il commento per se e continuò a confabulare con Felix. Erano da giorni che avevano un’aria pensierosa e vigile, come se non volessero che scoprissero di cosa stessero parlando. Tenevano lontano Tommaso e questo lo spinse a seguirli, ma per lo più stavano al telefono dopo aver sfogliato le pagine gialle.
Tommaso allora, chiedeva a Giulia spiegazioni, ma lei faceva spallucce e diceva che non ne conosceva nulla e che anche lei sapeva quanto lui.
La somiglianza tra i due cugini era diventata maggiore, tanto da farli quasi diventare gemelli e il loro legame si era rafforzato. Non c’erano segreti tra di loro, non li sopportavano; quando uno dei due ne aveva, veniva subito scoperto e incitato a svuotare il sacco. Era così che Tommaso aveva scoperto che la cugina non era più vergine. Se non fosse stato per Clara, probabilmente Tommaso avrebbe ammazzato di botte Felix, ma dopo qualche ora aveva compreso che non aveva ragione di farlo. Si amano, cosa c’è di sbagliato in ciò?, gli aveva domandato Clara con un sorriso e spingendolo ad uscire dalla stanza per farsi una bella camomilla. Non hai motivo di arrabbiarti
Anche tu però ami Filippo, ma non avete fatto niente, aveva ribattuto lui, ma osservando la reazione di Clara capì di aver sbagliato.
Tutti nella Scuola sapevano che non erano arrivati a niente di niente, ma davano colpa a Filippo che sembrava troppo protettivo nei suoi confronti, anche se alcuni ribadivano che Filippo lo avesse già fatto con Jennifer, a cui venivano rivolte un sacco di domande, di cui nemmeno lei sapeva la risposta. La memoria vacillava a tornare, nonostante i parecchi tentativi dei medici.
Sofia era irremovibile da considerarla amica. Diceva che non la convinceva la storia della memoria, perché secondo lei stava alla grande: era in gran forma, con la piena capacità sui suoi poteri e sul suo corpo.
“Bene, io vado a confezionare gli ultimi vestiti, se no alcune ragazze rimangono senza e non vorrei subire la loro collera” disse sbadigliando Sofia “Sarebbe proprio..” rabbrividì
Clara terminò per lei , in tono sarcastico “Stupendo! Quanto mi piacerebbe far parte di quelle ragazze, senza vestito e indossare dei comodi jeans “ le rivolse un’occhiata da cucciolo ma con l’amica non funzionava mai. Infatti Sofia scosse la testa e mandò la buona notte a tutti e un bacio a Francesco.
“Non sarà così terribile dai, prendiamo tutti delle lezioni di danza con Thom” disse Tommaso, sorridendole convinto di ciò che diceva. Thomas era convinto che la danza donasse sicurezza e forza nei movimenti, perciò una volta alla settimana erano costretti mettersi le scarpe da ballo e girare per tutta la palestra a coppie. Per ora tutti sembravano entusiasti solo per i balli del gruppo.
Dopo aver finito la cena, Clara andò insieme a Filippo nella loro poltrona davanti al camino spento. Ormai era quasi sempre senza quel fuocherello caldo e vispo acceso, visto che era agosto e le pareti di roccia del salotto rinfrescavano l’ambiente, ma a volte lo accendevano perché pioveva spesso. “Come ti vestirai domani?” domandò Clara, cingendogli il collo con le braccia e mettendosi comoda sulle sue ginocchia. “Normale” rispose sorridendo, visto che per lui significava elegante
“Sofia non ha voluto dirmi che vestito avresti indossato domani, anche se gliel’ho chiesto gentilmente”, continuò lui, accarezzandole piano la mano, ma Clara scosse la testa. La sera prima aveva chiesto a Filippo se riusciva a scoprire cosa aveva scelto l’amica per lei, ma a quanto pare era una questione di vita o di morte la questione dell’abito per Sofia. “Non importa amore, se lo scoprivi bene, se no posso fare anche a meno, tanto lo saprò domani”
Il ragazzo sbadigliò vistosamente dietro la mano che si era portato alla bocca. Dormiva poco, Clara lo sapeva, ma nell’ultimo periodo stava alzato fino all’alba, per poi stare a letto un’ora o due. “Ora tu vai a nanna, che tu lo voglia o no. Devi dormire almeno nove ore! Subito” ordinò, balzando in piedi e cercando di spingerlo verso camera sua, con qualche difficoltà.
“Sei un armadio!” sbottò dopo essere riuscita a spostarlo dalla poltrona al corridoio. Lui rise, ma iniziò a camminare verso la stanza numero 65,come indicavano le cifre sulla porta; inoltre era l’unica stanza doppia. Era l’ultima delle stanze, affianco a quelle dei Maestri. James era proprio affianco a lui e davanti aveva Dessì, l’unico professore della Scuola a essere rimasto per scelta del preside e di Thomas. Filippo aveva riso al momento delle sistemazioni dei prof e aveva scherzato su, dicendo che magari si erano messi vicino a loro per controllarli.
“Buona notte Clara” le augurò, dandole un lungo bacio e staccandosi con un sorriso, che ricambiò.
“Buona notte anche a te” rigirò su se stessa e andò dritta in camera sua, dove sapeva chi la stava aspettando. Ogni sera era così. Bussò, anche se era camera sua a tutti gli effetti, e la porta si aprì piano. “ ‘sera vecchio!” disse, chiudendo la porta dietro di se e abbandonandosi sul letto, lanciando in aria una alla volta le scarpe. La ragazza non si stupì affatto di vedere Roberta, in posizione davanti a un computer che batteva velocemente i tasti in un programma che lei non conosceva. Youtube le bastava. Roberta era diventata molto alta, teneva i capelli legati sempre in una coda di cavallo, che le cadeva sulla schiena in dolci onde.
“Ehilà, Clara! Una tazza di thè? Viene direttamente dalla Cina, me l’ha mandato Xin Shung, un vecchio amico che avrò salvato dalla morte almeno una decina di volte, perché non si decideva a correre quando un nemico gli puntava contro un coltello” scosse la testa “Senza speranza”
Clara prese la tazza che il vecchio le offriva gentilmente. Sapeva da limone. “Allora, che si dice?” domandò lei, dopo aver bevuto una grande sorsata.
Roberta cliccò qualche tasto sulla tastiera, e la schermata del portatile si proiettò nella parete di fronte. “Allora, possiamo escludere che la casa del nemico sia in Alaska, i nostri operatori americani hanno controllato da tutte le parti visto che si trovavano da quelle parti, e a quanto pare non ci sono passaggi nascosti e o protetti da nessuna parte, a parte qualche animale. I centri abitati sono stati avvisati di un presunto terremoto, quindi hanno potuto controllare se c’era qualcosa di anomalo. Niente di niente” disse con voce sicura e alta Roberta, mettendo una grande X rossa sulla cartina che aveva di fianco a se con un pennarello. “Perciò rimane il Montana e il Michigan” li cerchiò entrambi. “Purtroppo gli americani hanno fatto fin troppo, e il presidente non vuole rischiare la troppa assenza delle sue truppe nei luoghi pericolosi”
Il vecchio sbuffò “Cioè non vi vogliono aiutare perché voi italiani avete già complicato troppe cose in passato e noi questa volta non avremo merito se scopriamo il luogo dove si nasconde l’Ombra, ma voi ugualmente” disse lui, facendo risultare evidente la sua appartenenza agli Stati Uniti. New Yorkese pensò stizzita Clara, apposta, perché sapeva che lui stava ascoltando i suoi pensieri.
“La mia cittadinanza è importante Clara, credimi! Lo scoprirai domani sera con sommo piacere, vedrai” trillò tutto contento e stampandosi un sorriso in faccia. “Sono curioso di sapere come stai sui tacchi” disse lui, osservandosi in giro per vedere se c’era un paio di scarpe o un vestito.
“Sofia” spiegò la rossa “Non vuole farmi vedere come mi vestirò, ha paura che posso scappare da qualche parte”.
Thomas le rivolse una faccia che diceva espressamente che era d’accordo con Sofia e Clara gli rivolse un sorriso enigmatico. “Pessimisti, mica scapperei dalla Scuola! Mi sarei nascosta dentro una dispensa super gigante della cucina al posto di una delle pentole e sarei stata là dentro fino al giorno dopo”
Thomas sorrise “E così il tuo ultimo nascondiglio è stato svelato! Questo mi mancava! Tutti gli altri li sa Sofia a memoria e anche io ne so qualcuno” disse orgoglioso, tra gli sguardi stupiti di Roberta e la rossa “Ehi, non sono mica l’unico che si nasconde in biblioteca dietro quello scaffale spostato verso l’interno”
Risero tutti e tre. “Ma ora chi è che manderemo a cercare la base del nemico?” domandò Clara osservando la cartina proiettata sulla parete di camera sua. Thomas si illuminò. “Per questo dovrai aspettare domani e venire alla festa, se no niente. E saprò se ci sarai o meno”
La ragazza lo guardò truce “Ti odio vecchio! Così mi hai praticamente sforzata a venire e sai quanto me quanto odio queste cose! Vorrei venire in tuta cavolo”
“Devi andarci. E’ la vostra festa per il <diploma> dopotutto! Non puoi dire di no, e lascerai i tuoi cavalieri da soli e non va affatto bene, non è proprio da fare”. Roberta rise tutta contenta. “E poi è un modo per cambiare un po’ l’abbigliamento, visto che dobbiamo indossare sempre le stesse cose :tuta da ginnastica, tuta da combattimento, ginnastica, combattimento, tuta da stanza o pigiama” disse lei tutta ad un fiato e tossendo un po’, facendo apparire una faccia triste sul volto di entrambi. Si sentì in colpa. “Ragazzi, va bene, sul serio. Io sto facendo il mio lavoro ed è quello che voglio, va bene così” si mise apposto gli occhiali e si soffiò il naso con un fazzoletto che aveva tirato fuori dalla tasca dei pantaloni, nascondendolo subito. Clara sentì l’odore senza nemmeno annusare. Sangue.
“Ehi, anche a te Sofia ha nascosto il vestito?” domandò curioso il vecchio, che pensava che solo a Clara lo avesse tenuto fino al giorno dopo. Roberta scosse la testa. “No, mi spiace, ma ha tenuto tutti gli abiti di tutte le ragazze” rise “Saranno tutti diversi tra di loro scommetto”
Thomas e Roberta spensero il portatile e il proiettore. “Aveva chiesto anche a me se poteva prenotare uno smoking, ma io ho rifiutato! Non metto uno smoking da anni..” la sua voce divenne subito flebile e Clara capì al volo. Stava pensando a Fiona. Avevano ripreso l’argomento, poche volte, ma lui appena accennava un po’ di lei, non riusciva a fermarsi e Clara apprendeva diverse cose. La morte però, era stata vaga e non sapeva poco niente. Prese la parola. “Bah, io direi che è meglio se andate fuori dalla mia camera, oppure volete vedere che mi faccio la ceretta?” domandò scherzosamente. Preferiva farsela da sola, che con le torture che le avrebbe fatto il giorno dopo l’amica.
Il vecchio la sfidò “Coraggio, falla qua con noi presenti” disse in tono malizioso e con un sorrisetto che la ragazza ricambiò. “Sicuro? Sai, mi hai insegnato tu che non si deve puntare sul coraggio della persona ma sull’orgoglio. Allora, se proprio vuoi restare, me la devi fare tu!” disse allegra e prendendo delle strisce con la cera verde. “A meno che non vuoi farmi irritare la pelle”
Il sorriso di Thomas si allargò. “Ok, tanto sono sicuro che un bravo infermiere Creatura, ti mette la pelle in forma in un attimo” si avvicinò a Clara, ma la ragazza fece un passo indietro. “Cose da ragazze, prego, sciò!” si avvicinò alla porta e la aprì come un paggio alla portiera di una carrozza. “Signorina, prima o poi mi pulirai i piedi”
Roberta fece una faccia disgustata. “Nauseante” dette una piccola pacca sulla spalla al vecchio e uscirono, e Clara ringraziò l’amica. Si ributtò ,senza cambiarsi o mettersi il pigiama, sul letto e si passò una mano sulla fronte, togliendo i capelli sopra. “Buon Dio, dammi la forza per resistere a quel vecchio madornale!” disse a voce alta, in modo tale che se stesse ascoltando la sua voce, Thomas poteva sentirla. Ma scherzava. Gli voleva molto bene, anche se non lo ammetteva a nessuno; sarebbe stata disposta a fare qualsiasi cosa per salvarlo, anche se era certa che lui non avrebbe approvato questa sua decisione.
Col pensiero fisso della imminente festa si addormentò, stringendo tra le mani il medaglione degli Aequum e abbandonandosi al mondo dei sogni, che le rivelò una sorpresa.
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 30 agosto 2010, 17:58

Eccomi qua :D post bello fresco fresco di battitura ^^ La parte in mezzo potete anche saltarla, è una cavolata fatta tanto per scrivere XD Era per la felicità di Sofia -_- mi ha costretta lei!

Un rumore ritmico risuonava nelle sue orecchie. Chi lo facesse era un mistero. Vide la sua mano allungarsi e aprire cauta una porta e sentì il sangue gelarsi nelle vene. La stanza non era vuota come pensava. Lo scenario le riempì spaventosamente gli occhi.
Una figura giaceva immobile.
Fece un passo, poi un altro come se fosse in trance.
“Non è possibile” sentì pronunciare una voce, rauca e bassa, che riconobbe essere la sua dopo qualche difficoltà.
Sangue. Sangue ovunque. Il pavimento attorno ai corpi, le pareti, addirittura il soffitto. La veste angelica del ragazzo non era più bianca, ma rossa. Dimmi che non è vero, dimmi che è solo un sogno. Di nuovo il timbro non le apparteneva. Il ragazzo si alzò piano, senza alzare lo sguardo e le si avvicinò con la stessa andatura. Non un passo indeciso, non un tentennamento che lo spingeva a fermarsi; sembrava un angelo venuta a prenderla. Portò la bocca al suo orecchio. E’ la tua fine


“No!” urlò fuori di se Clara svegliandosi; lasciò andare il medaglione e portò le mani intorno alle gambe, avvolgendosi su se stessa. Le parvero ore i minuti che impiegò per capire che ciò che aveva visto, era solo un sogno. “Solo uno stupidissimo sogno” ripeté a voce alta per convincersi di tutto ciò.
Abbandonò la posizione e prese il cellulare, immobile sopra una mensola al fianco del letto. Aveva potuto arredare meglio la propria camera in quegl’anni, ma il quadro col vulcano era dovuto rimanere là; non le dispiaceva: la incantava in qualche modo.
“Mer**”- sbottò guardando l’ora. Le 2 e mezza. Si mise a sedere alla scrivania e accese il portatile. Tanto valeva fare qualcosa. Su MSN non c’era nessuno, il ché era ovvio visto che era notte fonda. Andò a cercare sul forum delle Creature, ma non c’era nessuna battaglia in corso o qualche missione. Solo una calma assoluta, da tutte le parti del pianeta.
Sospirò profondamente e controllò comunque se c’era qualche notizia interessante sull’Ombra, ma il massimo che trovò furono degli spostamenti di alcuni nemici verso Roma, dove Clara e Tommaso avevano lasciato delle tracce in una loro precedente missione per parte del vecchio. “Da dum da dam” canticchiò aspettando che caricasse la pagina di Itunes, per ascoltare qualche canzone rilassante. Appoggiò la testa sul tavolo e ispirò a fondo il profumo del legno fino ad addormentarsi.

Qualcuno imprecò sonoramente battendo le nocche contro la porta. “Ca**o Clà! Ma hai visto che ore sono? Dovevi essere da me tre ore fa, ma pensavo fossi a farti una doccia invece stai ancora dormendo! Per la tua privacy non posso buttare giù la porta, però, credimi, lo farò entro cinque secondi se non dai segni di vita!” alzò la mano e contando a voce alta, abbassava un dito alla volta. “Uno, due” sentì un mugugno, ma continuò a contare “Tre, quattro, cinque. Pronta o no, io vengo!” con una spallata entrò in camera e se non si fosse aggrappata alla porta sarebbe caduta quasi di certo. “Tu sei pazza! Dovevi dormire tranquilla e rilassata e invece sei stata tutto il tempo appoggiata sul legno e hai i capelli schiacciati da una parte” fece una pausa per riprendersi. “ Sono orribili, inguardabili amica mia!” le si avvicinò e dopo qualche secondo, rassegnata, evocò dell’acqua e glieli bagnò tutti. “Ora asciugali, ma lasciali un po’ umidi. Mettiti qualcosa di comodo e vieni in camera mia” se la svignò prima che avesse qualcosa da replicare.
Clara imprecò sonoramente asciugandosi la chioma rossa in pochi secondi e andò verso l’armadio, prendendo dei pantaloncini grigi e una canottiera semplice nera. “Ma guarda te che mi tocca fare!”. Si fermò a pensare, guardando il computer acceso. Perché ho dormito là?
Scrollò le spalle uscendo dalla stanza. Non si ricordava nulla, se non un odore nauseante di sangue. Avrò fatto semplicemente un incubo.
Quando entrò nella camera di Sofia poco dopo si stupì di vedere tutte le ragazze della Scuola dentro. “Che diavolo fai Sofi? La prova vestiti?” le domandò dopo che riuscì a trovarla. Durante la durata dei tre anni, erano andati via alcuni allievi rimanendo così in ventidue in totale, ma le ragazze erano sempre maggiori in numero. Tredici, più le strateghe e Beatrice che era l’unica cuoca. “Esatto Clara, hai centrato il fatto” si schiarì la voce, salì su una sedia per farsi vedere, tra le risate di Clara e Giulia poco più indietro, e parlò a gran voce “Buongiorno! Ora che ci siamo tutte” - sguardo omicida- “sono lieta di dirvi che tutte voi avrete un vestito diverso l’una dall’altra, tranne per quelle che avevano chiesto se potevano averlo uguali perché sono migliori amiche”. Due ragazze poco lontano arrossirono imbarazzate.
“Alcune di voi si sono già preparate per il trucco e i capelli e per questo vi odio a morte perché dovevo farlo io personalmente, ma da una parte vi ringrazio perché non sarei riuscita a farcela da sola. Quindi quelle già pronte aiuteranno quelle che non lo sono. Giulia vieni con me, ti devo fare personalmente!” scese dalla sedia con un saltello e la portò via dietro una grande tenda con attaccato sopra un foglio con scritto “Do not disturb” grande come una casa; sotto c’era anche scritto ‘per gli italiani ignoranti significa non disturbare’.
Clara rise e venne accolta da una raggiante Jennifer dai capelli a boccoli, già truccata e preparata. “Ti farò io tutto quanto, tranquilla, non esagererò!”

Dopo due ore stressanti d’attesa, sentì le mani di Jennifer fermarsi, segno che aveva finito di sistemarle il viso con tutti i trucchi del mondo. Si girò da un’altra parte, sapendo che non c’era uno specchio, e aprì gli occhi. Non aveva voglia di guardarsi com’era conciata e inoltre aveva paura che Jennifer l’avesse conciata da pagliaccio. “Grazie Jenni, sei stata molto gentile” le disse guardandola cercando di essere più naturale possibile.
La bionda la osservò sorridendo e fece spallucce. “Non devi ringraziarmi. E comunque prima o poi dovrai vedere la mia opera! Sei stupenda, sul serio. Credo che i maschi cadranno ai tuoi piedi” risero sonoramente. “Adesso tocca alla testa”. Clara si spaventò, tenendosi stretta i rossi capelli tra le mani e allontanandosi da lei un poco con la sedia.
“Non posso averli come te, un po’ mossi ma comunque senza acconciature strane?” domandò speranzosa, ma sentì la risata poco distante di Sofia. “Maledetta! Ti ha dato degli ordini da eseguire al posto tuo.. Ti odio Sofia!” le urlò dietro, nonostante ci fossero tutte le ragazze in quella stanza che non potevano capire.
Il sorriso di Jennifer si ampliò a dismisura. “Non ti preoccupare cara mia, sarai stupenda!” la rimise davanti allo specchio, dopo che Clara aveva chiuso accuratamente gli occhi. “Mettiamoci all’opera”
Clara non lo trovò così spaventoso. Doveva rimanere immobile la maggior parte del tempo, spostando la testa un po’ a destra oppure a sinistra quando glielo chiedevano. Non c’era solo Jennifer, c’era anche una ragazza che Clara conosceva solo di vista, perché era molto silenziosa. Aveva le mani piccole e delicate.
Sentì la sua chioma bagnarsi nuovamente, profumata e lavata da shampoo speciali. “Non voglio rimanere calva” commentò dopo mezz’ora che non avevano ancora finito di asciugarli. La ragazza, di nome Eleonora, parlò “Chi va piano va sano e va lontano”
La rossa sbuffò piano e iniziò a contare mentalmente i secondi che passavano. Perse il conto un paio di volte, perciò decise di canticchiare a bassa voce delle vecchie canzoni che conosceva. Non potevano ascoltare la radio oppure vedere la televisione, i computer glieli lasciavano solo per le ricerche, entrare anche nei normali siti era proibito. Gli allievi ebbero il permesso di usare solo tra di loro MSN, Itunes dopo qualche insistenza (ma solo per le canzoni che avevano già) e il sito delle Creature per tenersi aggiornati, ma non potevano scaricare niente se non con il loro permesso, perciò non avevano nessuna novità.
Dopo due anni invece riuscirono a convincerli a far vedere loro dei film che sapevano essere in uscita per distrarsi, perciò a furia di scassare le palle al vecchio, videro con grande gioia entrambe le parti di Harry Potter e i Doni della morte, però a condizione di vederle di seguito senza poter andare in bagno. Thomas aveva detto a loro di prenderla come una prova di sopravvivenza per la vescica.
“Si può sapere che ore sono?” domandò dopo che aveva finito di cantare un intero cd che conosceva a memoria per l’ennesima volta.
“Dai, non sono nemmeno le tre del pomeriggio! No, sono passate da un pezzo. Sai, avremo iniziato prima se qualcuno non si fosse addormentato tardi e fosse venuto all’ora stabilita” disse Jennifer sarcastica ma non arrabbiata, anzi divertita. “Avresti dovuto vedere Sofia, era ancora più bianca quando ha capito che non saresti venuta subito. Ha detto che il piano doveva essere rimandato, cose del genere. Ti ha cercato anche Tommaso: ha detto di dirti che se hai fatto un incubo di dirglielo, perché anche lui crede di averne fatto uno, ma non se lo ricorda”
La rossa ci pensò su un attimo, mentre sentiva che Jennifer ed Eleonora le mettevano alcune mollette per tenere su i capelli. “No, non mi viene in mente nulla, nessun incubo stanotte” disse pensierosa, ma chissà perché non ne era certa. “Hai detto che non se lo ricorda?”
Jennifer scrollò le spalle. “Te l’ho detto quello che mi ha detto di riferirti. Altro io non so, mi spiace. E ora stai ferma, devo concentrarmi”
Come se fossi una vera parrucchiera pensò amaramente. Quella conversazione le aveva fatto venire i brividi dopotutto. Il suo stomaco brontolò sonoramente e gli diede un pugno, facendosi del male. Aspettò ancora e ancora. Sentiva ordini da tutte le parti, complimenti, gridolini di gioia. “Ma che ridicole” sussurrò quando sentì una vantarsi dicendo che non aveva mai visto i suoi occhi illuminati in quel modo. Si chiuse ancora di più gli occhi.
“Così ti rovinerai il trucco” disse Sofia, comparendo alle sue spalle, facendola sobbalzare. “Idiota, non farlo mai più!” la richiamò e le risistemò il trucco. La rossa sospirò “Dovrei dirtelo io a te di non farlo più! Mi hai fatto prendere un colpo. Come va con Giulia? Hai finito almeno con lei la tortura?”- le domandò, sicuramente facendole fare una faccia scandalizzata.
“Si ed è molto soddisfatta di come l’ho sistemata! Però devo ammettere che tu sei bella quanto lei ora, se non fosse per il vestito direi che saresti tu quella.. It’s too late!” disse iniziando a cantare una canzone, ma ormai Clara era curiosa.
“Quella cosa?” domandò, girandosi verso di lei e guardandola dritta negli occhi. Lei ovviamente era truccata con un ombretto azzurro chiaro e si era fatta la piastra, in modo tale che i capelli sembrassero più lunghi, ma la nana continuò con la sua canzone “Some say we're never meant to grow up , I'm sure they never knew enough”
“Sofia Alessia Fermon, dimmi subito quello che stavi per dire!” le ordinò, mentre l’amica cercava tra i cassetti qualcosa.
“I know the pressures won't go away” finì lei, prendendo in mano uno specchietto. “Se mi chiedi un'altra cosa sull’argomento, giuro che non avrai tempo di chiudere i tuoi bei occhietti rossi prima di vederti e continuerò ad elogiare la tua bellezza, facendo delle poesie e distribuendole in tutte le camere!”
Clara sbiancò di colpo. Sapeva che era in grado di farlo. “Va bene, falsa amica” disse, risedendosi velocemente e assumendo la stessa posizione di poco prima. “Fate in fretta, voglio ammazzare qualcuno questa sera”
Sofia sparì di nuovo dietro la tenda, dove la aspettava Giulia, ancora nascosta. “Ricordate che deve avere qualche ciocca ai lati”

Dopo un’altra mezz’ora buona, finalmente le due ragazze smisero di sistemarla e Clara si guardò, perché dopo tutto quel tempo, un po’ curiosa lo era diventata: molte ragazze si erano fermata a guardarla e avevano sospirato. Sospirato d’invidia però. Per pochi secondi parve stupita ed emozionata anche lei, ma poi si riprese e assunse un’aria dignitosa e tranquilla. “Oh, grazie! Jenni sei stata veramente bravissima con il trucco. Grazie anche a te Eleo” si mise in piedi osservandosi da vicina le sfumature dal bianco al nero che aveva attorno agli occhi e le perline dorate che le avevano messo tra i capelli raccolti. “Esagerate però”
Tutte le ragazze risero e si andarono a complimentare e per un istante Clara fu contenta di quel momento. “Siete bellissime tutte quante! Dovreste complimentare le truccatrici, dovrebbero comporre una poesia, vi hanno reso proprio delle principesse”
Si stupì delle proprie parole e per togliere le bocche spalancate che erano comparse sulle facce delle compagne, scoppiò a ridere, contagiandole. Fece per andare verso la porta, ma la bloccarono. “Clara, non ti sarai mica dimenticata del vestito!” le disse Roberta che aveva appena finito. Era la prima che lo aveva indossato. Era semplicemente verde prato, con delle decorazioni floreali lungo i bordi. Le spalline le coprivano tutte le spalle, ma era l’unico ad averle: tutti i vestiti che erano apparsi da poco dall’altra parte della stanza erano privi di spalline. Clara imprecò sonoramente e dovette essere portata di peso. “Ma non voglio! Jeans e maglietta! Pantaloncini e canottiera se volete, preferisco anche il costume da bagno intero” supplicò, inutilmente.
Le ragazze presero il proprio vestito, al quale era attaccato un cartellino di riconoscimento. Sembravano tutte soddisfatte. Tutte tranne Clara. Prese l’ultimo rimasto, che era dentro un involucro nero. Lo aprì.
Era un abito corto, molto corto, nero con una fascia bianca appena sotto il seno per tenerlo su. Per fortuna la gonna liscia ma ampia, con delle linee grigie a spirale che risalivano su un lato. “La ucciderò quella là”.
Io ho un nome , le disse una voce mentalmente perché l’aveva sentita. E un’altra cosa Clara. Tu e Tommaso dovete fare una cosa. Non ribattere, non è quello che pensi; lo dovete fare per Giulia. Mentre ti vesti, ti spiego.
Clara prese il vestito e andò a vestirsi nel primo camerino che trovò libero e ascoltava attentamente Sofia. Riuscì a guadagnare tempo e ascoltare di più mentre si metteva le scarpe coi tacchi, per fortuna abbastanza bassi, segno che la gentile stella che c’era in Sofia non l’aveva abbandonata del tutto.
Quindi io dovrei rispondere a delle domande e contemporaneamente farle a Tommaso?
Sofia annuì vigorosamente. Esatto, vedrai, sarà semplice! Sarai in contatto con Thomas visto che farà tutto lui. Si hai capito bene, lo fa lui! Pazzesco, ma a quanto pare avere il suo potere porta certi vantaggi.
Clara scosse la testa e uscì dal camerino, dove sapeva essere il letto, ma la stanza era stata rinnovata e i mobili che prima erano la dentro, erano spariti. Lo farò, dillo a Giulia.
Prese una borsetta nera visto che c’era il suo nome scritto sopra, con due grandi C intrecciate attaccate alla cerniera. “Non possiamo usare Youtube, ma sta qua fa comprare per tutte delle borse Chanel!”. Uscì dalla stanza, di nascosto, prima che la fermassero magari dicendo che aveva il rossetto rosso sbavato.
“Merda” inciampò sui tacchi e cadde. Su qualcosa di morbido. “Cosa dia.. Tommi!” urlò notando su cosa era atterrata. “Mi dispiace, scusami, sai che sono distratta”. Cercò di tirarsi su, ma aveva un piede incastrato. Guardò l’amico.
Tommaso la fissava, incantato, senza batter ciglio. Fissava i suoi occhi luminosi, il viso scoperto leggermente roseo sulle guancie, ora che si era accorta che non si muoveva. Non voleva muoversi, non è che non poteva.
Il ragazzo si riprese poco dopo e tossì sonoramente e cercò di assumere un tono beffardo. “Lo sapevo che non puoi stare lontana da me. Te l’ho già detto mi sa che dobbiamo smettere di incontrarci così” la tirò su per i fianchi e poco dopo lei lo aiutò ad alzarsi.
“Si, un sacco di volte in effetti, ma non è mica colpa mia! Sei tu che capiti sempre troppo vicino e io inciampo spesso, sopratutto con queste scarpe” rispose lei gaia ma imbarazzata. Alzò lo sguardo da terra e solo allora vide come era vestito. Indossava un completo nero, con una cravatta bianca e dei motivi astratti circolari grigi disegnati su di essa. “Dio, Sofia io ti ammazzo!” si girò dall'altra parte, dove i disegni che aveva su un lato dell'abito non si potevano vedere. “Cosa ci facevi qua? Spiavi le ragazze?”
Tommaso si finse arrabbiato. “Così mi deludi Clara Magnini, io non farei mai nulla di simile!” le sorrise “No in verità ti stavo cercando. Mi sembrava che tu avessi pensato il mio nome e perciò sono venuto qua a controllare. Anche perché non posso stare in camera mia” sbuffò irritato lanciando uno sguardo accusatore alla porta, come se fosse colpa sua.
Clara lo fissò stupita. “Perché? Non dirmi che..”. Tommaso le prese per una mano e la portò in camera sua. “La tua cara amica, ha avuto la brillante idea di spostare le sue cose da me” aprì la porta e rivelò il contenuto. Mobili, letto, computer, vestiti e oggetti di ogni genere. Tutti di Sofia.
Clara non poté fare a meno di scoppiare a ridere, tra lo sguardo avvilito di Tommaso. “Suvvia, io mi aspettavo la tua comprensione!” spiegò lui, però non riuscendo a farsi scappare una risata. “Ma dai, non fare così, dopo mi ci metto anche io!” ma l’amica continuava ancora più forte dopo aver visto che Sofia aveva portato il cassetto dell’intimo da solo da una parte. “Dai Clara, smettila” ma ormai rideva anche lui.
Sentirono bussare la porta abbastanza forte e Clara si appoggiò a Tommaso con un braccio perché non riusciva a stare in piedi dal mal di pancia che le era venuto. “Buona sera, i signori sono pregati di venire verso la palestra” disse loro una voce conosciuta.
Thomas era in piedi accanto alla porta, per la prima volta con indosso un vestito elegante. Completamente grigio, senza cravatta ovviamente. “Alla fine Sofia m’ha incastrato” spiegò lui e i due ragazzi, mentre sghignazzavano ora senza alcun ritegno. “Vecchio, sei uno schianto vestito così!” disse Clara, andando a salutarlo con un bacio per guancia e un abbraccio caloroso.
Il loro rapporto negli anni era notevolmente migliorato e diventato così naturale, che alcuni sostenevano potevano essere nonno e nipote. “Sei bellissima, non trovi, ragazzo?” domandò Thomas facendole fare una giravolta su se stessa, e prendendola mentre stava per cadere. “Si, è stupenda” concordò Tommaso, annuendo vigorosamente.
“Ragazzi, ricordatevi di mettervi uno di fronte all’altra davanti alla tenda vicino alla palestra. Niente storie, non dovete baciarvi o cose simili, solo tenervi la mano. Si Clara, tenervi per la mano” la guardò serio negli occhi e poi sorrise. “Bello, vi siete abbinati i vestiti” se ne andò, prima che la ragazza poteva infuocargli le chiappe.
Tommaso dall’altra parte della stanza era sconcertato e Clara dovette fargli vedere i disegni astratti che avevano in comune: lei sul vestito e lui sulla cravatta. “Sofia” dissero in coro e andarono verso il luogo stabilito.
Parlarono del più e del meno e Clara gli disse che non ricordava di aver fatto nessun incubo, ma Tommaso non ne era certo; si fermarono di colpo quando videro una grande tenda verde scuro che divideva a metà il corridoio, non facendo rivelare cosa celava dietro. “Oh, ma che carini, non ci vogliono far partecipare” sbottò Clara, che sapeva cosa avessero in mente.
Il biondo la fissò dall’alto e le rivolse un tono accusatore. “Tu sai cosa hanno in mente! E’ per questo che prima mi avevi menzionato! Cosa sai che io non so? Dimmelo per favore Clara. Con questi segreti tra Felix e Francesco sto impazzendo! Si, me ne sono accorto, tutti se ne sono accorti, mica sono scemo” disse rispondendo alla sua faccia stupita. La ragazza lo guardò alzando gli occhi al cielo. “Se te lo dicessi tu diresti di no, quindi evito”
“Ma non so di cosa tu stia parlando, quindi non potresti sapere se direi di si o di no. Quindi io vado oltre quella tenda e la faccio finita” fece iniziando a camminare.
Clara, vedi di fermarlo e chiedigli qualcosa a cui risponderebbe di si. Subito!, fece la voce del vecchio nella sua mente. Il piano era incominciato.
“Tommi, ti fidi di me? Rispondi si o no” fece sbrigativa lei prendendogli la mano come aveva chiesto di fare Thomas.
Come previsto, il ragazzo si sciolse a quel contatto e rispose con un sospirato si, proprio quando Clara sentiva Thomas comporre la domanda che era rivolta a loro “Credete che questi due fanciulli debbano fare quello che stanno facendo?”
“Bene, perciò vedi di non fare lo sciocco e non rovinare tutto! Si stanno preparando tutti duramente da giorni, sarebbe un peccato se tu dicessi di no” ma ormai Clara aveva parlato troppo e lei lo sapeva. Voleva che accadesse tutto ciò, ne valeva la pena sicuramente. Tommaso non li avrebbe perdonati, non sinceramente. Se invece partecipava, non si sarebbe arrabbiato.
Tommaso scattò in avanti scoprì la tenda.
Dietro di essa, ci stava Thomas, con un libro in mano che era proprio un mattone e davanti a lui Felix e Giulia, raggianti ma sorpresi della sua entrata. “Cosa state facendo?” domandò il cugino alla bionda, sconvolto. Sapeva la risposta.
Si stavano sposando.
Felix era raggiante, in uno smoking elegante, un fiore bianco all’occhiello e teneva per la mano Giulia, il volto coperto da un velo leggero, vestita con un classico abito bianco ampio con un grande coda.
“Clara, ti avevamo raccomandato di non dirgli niente! Doveva fare il testimone in segreto” disse scoraggiata, sicura che il matrimonio finisse li.
“Giuli, sono sicura che Tommaso darà il suo consenso, non sopporterebbe la propria sorellina arrabbiata con lui per il resto dell’eternità perché il suo giorno più importante sta andando in fumo” sorrise incoraggiante verso Tommaso, che boccheggiava parole senza senso, tra cui spiccavano ‘uccidere, Felix, strangolare’.
Thomas prese la parola. “Dai, tu e Clara siete i testimoni non potete rifiutare! E inoltre dovete entrambi ballare dopo gli sposi, è una nostra regola che va rispettata volenti o nolenti, cari miei” disse lui, portando entrambi ai lati rispettivi di Felix e Clara. Clara affianco a Felix e Tommaso a Giulia. “Sei troppo giovane” commentò Tommaso a Giulia in un sussurro, ma lei lo mandò a quel paese.
Felix aveva insistito tanto che fosse Clara a fare da testimone, perché aveva ancora in mente i suoi sorrisi di benvenuto e il regalo che gli aveva fatto nonostante nemmeno lo conoscesse. “Fatti coraggio” cinguettò Clara mettendosi affianco allo sposo che sembrava leggermente scosso e pallido. “Si si”
Thomas si rimise in posizione di fronte a loro e cominciò a parlare con voce importante e potente. “Siamo qui oggi, cari amici miei, per unire in matrimonio..”
Clara era con la testa fra le nuvole. Sentiva i singhiozzi delle ragazze alle sue spalle felici e entusiasti, ma alcuni anche d’invidia, che evidentemente volevano essere al posto della bionda, la quale sorrideva senza sosta verso l’amato.
Desiderò essere al suo posto, vedersi mentre si sposava, ma non riusciva a vedere chi aveva al suo fianco. Sospirò e riprese coscienza quando Thomas domandava alcune frasi a lei e a Tommaso, che dopo un primo momento aveva ceduto nel rispondere correttamente. Sospettava che Giulia gli avesse dato un pestone da sotto l’ampio vestito.
Dopo vari minuti, Thomas proclamò le parole che tutti aspettavano. “Ora vi dichiaro marito e moglie. Potete baciarvi” ma era troppo tardi. Giulia si era già alzata in punta di piedi tirandosi indietro il velo da sola e aveva raggiunto la bocca di suo marito tra le lacrime di felicità, che segnavano il viso di entrambi.
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

— Vittorio Agnoletto.
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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 2 settembre 2010, 13:21

Io sto diventando troppo buona! Ma ora che ricomincia la scuola, chissà se continuerò tanto presto :D

Wywy, scrivi!!! :arms:

C’era un gran chiacchierio per tutta la palestra; era stata addobbata di ogni palloncino di forma e dimensioni possibile, festoni al soffitto e una palla enorme da discoteca che rifletteva luci colorate ovunque. Sulla pista, tutti gli allievi si scatenavano ballando al ritmo della musica, mentre alcuni parlavano tra di loro.
Giulia e Felix erano stati incoraggiati a fare il primo ballo della serata e poco dopo era venuto anche il turno dei testimoni e con grande felicità di Clara, non era né cascata né inciampata, perché c’era la presa salda di Tommaso intorno ai suoi fianchi.
Passarono diverse ore, nessuno poteva dire con esattezza quante, ma tutti si divertirono e non dovettero mai stare seduti ad aspettare di fare qualche attività.
Filippo era stato con lei fino a quel momento, ma era scomparso da un po’. Molti erano stati sorpresi a vederlo vestito completamente di bianco, ma alcuni dicevano che si era scambiato l’abito con il suo gemello, perché Sofia aveva starnazzato per tutta la stanza dietro a Francesco che rideva, vestito completamente di nero. Alla fine si erano calmati entrambi ridendo come due pazzi.
“Avevo una fame!” sbottò la rossa in quel momento prendendo un pezzo di torta . La divorò in pochi secondi, mentre dei ragazzi che evidentemente volevano invitarla a ballare, la fissavano sbalorditi da tanta voracità, decidendo di declinare l’offerta da soli. “E’ stata una bella cerimonia, ma non tocco cibo da ieri sera!”
Tommaso le comparì alle spalle. “Sai, così li metti paura” disse notandoli perché non sapevano se ridere o se scappare via. “Vuoi uscire da qui?” domandò lui, mentre fissava la porta della palestra. Ovviamente chiusa a chiave.
Clara scosse la testa rassegnata. “Non si può. Il vecchio deve tenere un discorso, te lo ricordi, no?” . Lui annuì.
Come se si fosse sentito chiamare in causa, Thomas superò la pista e andò a mettersi in piedi sopra un tavolo e si schiarì la voce, mentre la musica cessava di suonare.”Buona sera a tutti! Mi ero dimenticato di dover tenere un discorso in effetti. Grazie per essere qui, ma tanto non avevate scelta!” i maestri risero, un po’meno gli studenti. Clara sbuffò.
“Ancora auguri a Giulia e Felix! Spero siate felici ora e sempre” alzò in alto un bicchiere, che aveva preso dal tavolo poco prima. “Ora però, passiamo alle cose importati. Volevo comunicare ufficialmente, che i tre anni di prova sono finiti! Ora siete degli aequum a tutti gli effetti. E’ una cosa da esserne fieri, certo, ma non dovete parlarne in giro, tranne se troverete delle persone che hanno un medaglione uguale a quello che ha indosso la vostra compagna Clara. Se troverete una persona che ce l’ha uguale, ma con delle pietre gialle, vi prego di riferirmelo subito e di non parlarle” fece una pausa. “Le porte della Scuola d’ora in poi saranno riaperte, ma i vostri doveri di aequum non sono finiti. Dobbiamo riuscire a fare ciò che abbiamo solo studiato fino ad oggi. Liberare questa Terra dall’Ombra. Non dovete mai dubitare di voi stessi, né degli amici che avete intorno a voi adesso, compagni di mille avventure e di mille esperienze piacevoli. Voi siete la storia e la farete, ne sono certo! Combattete, ma vivete! Se pensate di non poter continuare, andatevene, non siete obbligati a crepare. Scusate, morire” risatine sparse per tutta la stanza. “Non dovete temere niente, finché sarete con me, perciò non allontanatevi per niente al mondo” era serio, molto serio, per qualche motivo.
Poi un suono riempì le orecchie di tutti i presenti. La musica era spenta, ma era ovunque. Alcuni alzarono la testa spaventati.
Un suono terribile, odore di morte.
Clara era certa di averlo già sentito e affianco a lei sentì Tommaso irrigidirsi. Perché non ho portato con me per una volta tanto il pugnale? Pensò amaramente, aprendo la borsetta e trovandolo lì. Che culo!
La voce di Thomas risuonò, forte e decisa. “Ragazzi. Questa non è un’esercitazione. E’ la realtà. Vedete di mettere in pratica ciò che avete imparato” saltò giù dal tavolo, mentre coltelli, tavoli e sedie si alzavano per aria, minacciosi puntati verso la porta.
Un suono terribile, odore di morte.
Passi. Erano passi ciò che sentivano, passi sopra di loro, affianco a loro. “Clara, Sofia. Piano d’emergenza” sentirono mentre il vecchio passava affianco a loro. “Niente storie. Loro sono con me”, diceva serio, intendendo con loro tutti i compagni. Le ragazze annuirono tristi, mentre correvano verso un pannello segreto, che portava alla porta nascosta della mensa.
Il piano d’emergenza, era la fuga senza combattere. Non lo avevano mai praticato, sapevano soltanto la teoria. Dovevano riuscire ad attraversare la Scuola e arrivare in camera di Clara. “A quel punto, la via nascosta vi apparirà di fronte agli occhi”.
In quegl’anni l’avevano cercata, senza alcun risultato. Botole nascoste, altri pannelli segreti. Era il segreto della camera numero 46, di sicuro. Ecco cosa aveva di speciale. -“Come ci arriviamo senza dare nell’occhio? Sicuramente saranno molti i nemici” sussurrò Clara, dando il via libera per attraversare la mensa.
Sofia scosse la testa. “Clara, ti dimentichi tutto. Il camino del salotto. Anche quello è un passaggio e l’uscita deve trovarsi qua vicino, ne sono certa. Una volta Thomas ce ne parlò” annuirono e dopo qualche difficoltà, trovarono un mattone messo male, che riservò a loro un’entrata nascosta. “Sai Clara, a volte sarebbe veramente utile se tu come tua madre possedessi il dono di saper diventare invisibile e di attraversare le cose” sbottò Sofia, mentre Clara entrava nello spazio sporco e angusto, e richiudeva tutto. In quegli anni, avevano potuto leggere il libro che teneva la bibliotecaria Fach nella saletta della biblioteca, con suo grande disappunto, ma solo sui loro parenti stretti, non potevano leggere nemmeno quelli degli amici. “A chi lo dici”
Rimasero zitte per tutto il tragitto, fino a che non videro un po’ di luce, che riuscirono a capire era il fuoco acceso del caminetto. L’aequum del fuoco passò avanti e vide cosa stava succedendo.
Persone completamente vestite di nero stavano varcando la parete nascosta della Scuola, sul volto un’espressione feroce e agguerrita. Non sembravano dei robot, anche se si muovevano all’unisono. Entrambe le ragazze pensarono la stessa cosa, cioè come avrebbero fatto i loro compagni a batterli.
Erano molti i nemici, ma anche se avevano un’aria temibile, non sembravano parecchio forti. Non quanto loro. “E ora che si fa?” sussurrò Clara in modo che la potesse sentire solo Sofia.
“Calma. Aspettiamo che se ne vadano dall’ingresso e poi partiamo a raffica verso camera tua. Siamo riuscite a scappare una volta a Thomas, possiamo farcela anche con loro” fece rapida lei, mentre formulava quanti secondi ci avrebbero messo. “Massima velocità. La porta è aperta sicuramente, ho sentito Thomas prima e ha detto che le ha aperte tutte, per qualsiasi evenienza. Non possiamo però sapere se ci sono dei nemici in camera” fece lei, ma la incoraggiò con una pacca sulla spalla. “Fuoco ai nemici” disse la rossa, prendendo in mano il pugnale.
Scattarono. Clara oltrepassò semplicemente il fuoco del camino, mentre Sofia lo spegneva senza difficoltà. Trovarono un uomo lungo il corridoio, ma Clara si abbassò e gli tagliò con un rapido gesto lo stomaco con il pugnale. Sofia saltò agilmente e atterrò davanti all’amica.
Aveva ucciso già più di una volta, mentre era in missione, ma ogni volta che sentiva il corpo cadere a terra, si sentiva male.
Calma, se non lo uccidevo, sarei io al suo posto e non potrei continuare a difendere le persone che amo.
Si bloccò un attimo davanti a una camera per riprendersi e fu un errore fatale. Ricordò. Ho già visto questa porta.
Era davanti in effetti a una porta socchiusa, mentre il rumore dei passi dei nemici riecheggiava nelle sua testa. La aprì.
Sapeva cosa ci avrebbe trovato in quel momento dentro, lo aveva visto, ma non riusciva ad andarsene come il piano era stabilito.
Due sagome, un corpo a terra.
Camminò lentamente, un passo dietro l’altro. “Non è possibile” disse come se fosse in trance.
Sangue, sangue ovunque. Il corpo femminile a terra, rivolto verso il basso, ma non si riusciva a capire di chi era. Non riusciva a capire niente. Un cuore umano a terra, strappato dal suo posto, senza battere il ritmo della vita.
“Dimmi che non è vero, dimmi che è soltanto un sogno”
Il ragazzo dalla veste immacolata sporca ormai di sangue si avvicinò a lei lentamente, lo sguardo fisso a terra. A pochi centimetri da lei abbassò la testa e portò la bocca al suo orecchio. “E’ la tua fine”
Filippo.
Clara si paralizzò a sentire la sua voce così fredda, misurata e crudele, ma comunque dolce e vellutata contro di lei. Non riuscì nemmeno a piangere, mentre il ragazzo la fissava negli occhi duramente e cercava di fare qualcosa. Ma inutilmente.
Cercò di sfiorarla, ma una barriera invisibile scostò la sua mano. “Io e te ci rivedremo presto. E quel giorno, sarà l’ultimo”, poi si avviò verso la porta e Clara cadde in ginocchio. Tutti ma non lui.
Si avvicinò alla ragazza a terra, morta e la girò. La gola era tagliata. Gli occhi spalancati e spaventati. Clara abbassò le palpebre per non vederli. Caterina. Per quanto le stesse antipatica, non poteva pensare che era giusta la sua morte.
“Ma chi è che c’è qua? Una bella ragazzina a quanto vedo. Triste per la morte della tua amichetta?” domandò una voce maschile dietro di lei. “Vieni a consolarti pure da me se vuoi” disse con un ghigno malefico.
La rossa si alzò traballante da terra e girò la testa per guardare il suo interlocutore. Era un uomo sulla quarantina, coi capelli e gli occhi scuri. “Va al diavolo, porco!” urlò con tutte le sue forze guardandolo, mentre prendeva fuoco e moriva lentamente, in una agonia bollente.
Le sue urla richiamarono qualcuno, che la prese per le spalle e la spingeva in lontananza. “Clara, è tutto finito. Segui il piano che ti ha detto di fare Thomas” disse una voce calda e rassicurante, mentre camminavano verso camera sua.
Trovarono la porta della stanza 46 già aperta, ma non c’era nessuno dentro e i mobili erano nella stessa posizione di sempre.
“Perché dovevi venire qui Clara?” domandò esasperato Tommaso, cercando qualche bottone segreto o qualsiasi altra traccia nascosta, mentre la ragazza rimaneva immobile, per miracolo in piedi davanti alla porta.
“A quel punto, la via nascosta vi apparirà di fronte agli occhi” ripeté le parole del vecchio sottovoce. “Di fronte agli occhi” alzò lo sguardo da terra. “Tommi, il quadro”
Tommaso guardò il vulcano raffigurato nel quadro. La prima volta che era entrato in quella stanza, aveva giurato di aver sentito dell’aria provenire vicino alla figura, ma era dovuto andarsene prima di fare qualsiasi cosa. “Clara, aiutami a spostarlo, sembra avere un’aria molto pesante” disse sbrigativo, mentre cercava di prenderlo, ma non riuscì a toglierlo o a spostarlo. “Clara!”
L’amica si riscosse appena e si avvicinò a lui, aiutandolo senza alcun risultato. “Peggio dell’attack” commento, facendo ridacchiare in modo nervoso il ragazzo; inciampò sui tacchi per l’ennesima volta e lui la prese al volo. “Quanto mi piacerebbe attraversare la parete” sussurrò Clara, cadendo all’indietro.
Il muro scomparve.
O meglio, non si trovò più alle loro spalle, ma davanti. Si trovavano in uno sporco corridoio tondeggiante, pieno di topi. “Che cos’è questo posto?” domandarono in coro quando si furono rimisi in piedi, con qualche difficoltà.
“Sicuramente non una fognatura, anche se ci sono i topi!” commentò una voce nota alle loro spalle. Corse incontro a Clara. “Dio, quanto non ti ho più vista dietro di me non c’ho capito più niente. Avevo già aperto il quadro - a proposito, si doveva far scivolare, non sollevare-, ma questo si stava già richiudendo! Da solo! Avevo paura che non apparissi in tempo. Ma da dove sei sbucata? E tu che ci fai qua?”
Tommaso la fissò. “Sofia, nessuno ti ha mai detto che sprechi fiato per parlare? Inoltre mi sa che dobbiamo fare piano. Siamo sotto assedio, ricordi? E la tua amica ha bisogno di un abbraccio” le sussurrò infine indicando la rossa con un movimento veloce della testa. “Non lo so, sono certa che centri Filippo”
A quel nome, Clara si mise a piangere. “Lui non è cattivo, non sta dalla parte sbagliata, è la sua natura a volerlo! Non lui, lui non c’entra niente” balbettò mentre Sofia la abbracciava, per quanto possibile. “Andrà tutto bene”
Il ragazzo prese a camminare avanti e indietro. “Sofia, sai dove fa uscire questo..tunnel?” domandò ansioso. “Non mi piacciono gli spazi stretti come questo, vorrei uscire presto”
Sofia scosse la testa. “Allora, non lo so per certo, ma la parte a sinistra, cioè la mia sinistra, non la tua, quella che porterebbe all’ingresso, sono quasi certa che conduca ad un altro tunnel che porta direttamente dentro la saletta della biblioteca con il libro delle Creature. Forse dovremmo andarlo a prendere” la voce le morì in gola quando sentirono delle urla dall’altra parte del muro. “Vado io, tu tieni ferma Clara”. Scomparve.
Clara cadde a terra per l’ennesima volta. “Voglio andarmene da qui. Dove possiamo andare?” domandò lei esausta. Sicuramente aveva voglia di fare una bella dormita a giudicare dalla faccia, ma non poteva addormentarsi. Sarebbe stato un peso a portare in braccio. “Magari quella villetta dove ci siamo conosciuti, sarebbe perfetta. Avevano dei materassi così comodi” commentò avvolgendosi su se stessa, mettendo la testa tra le ginocchia.
“No, Clara, so io dove andare, ma mi devi promettere di rimanere sveglia e concentrata. Ti prego. Fallo per me” disse lui, alzandogliela e fissando i suoi occhi scarlatti. Annuì e poco a poco l’aria stralunata le abbandonò il viso.
“Bene, ecco che torna Sofia con il libro. Thomas vi ha mai detto cosa dovete fare dopo essere venute qua?” domandò lui e le altre scossero la testa. “Bene, perciò dobbiamo inventare. Si, vengo con voi! Non vi posso lasciare da sole, e poi tu, Clara, non sembri proprio in forma. Riprenditi, usa questa angoscia come rabbia da sfogare per difenderti”
Come se avesse preso una scossa, la ragazza alzò gli occhi, e per una volta, gli occhi rossi gli fecero paura. “Come sia” sputò piena d'ira.
Sofia si avvicinò a Tommaso mezza spaventata. “I tuoi sbalzi d’umore hanno contagiato anche lei in questi anni. Siete pappa e ciccia” ironizzò.
Dopo essersi ripresi un po’ e a organizzare un piano, i tre amici seguirono la parte destra del tunnel, verso un uscita nascosta. Portava in una parte della città poco conosciuta, ma si riusciva a intravedere la grande piazza alle loro spalle. Corsero nella notte buia e silenziosa e troppo occupati a decidere dove andare non si accorsero di due figure che li stavano seguendo.
Clara era poco abituata ai tacchi e dopo l’ennesima falcata andata a male, decise di togliersi le scarpe e a correre a piedi nudi. Ne lanciò una con quanta forza aveva e sorprendentemente colpì qualcuno ad un occhio, che urlò di dolore e stramazzò a terra, tra le grida. Il compagno sbucò dal nulla e non diede né segni di compassione, né di volersi fermare ad aiutarlo. Prese fuoco poco dopo e la stessa sorte venne al compare.
“Clara, sei impazzita? Potevano essere dei nostri alleati! Devi stare più attenta” la riprese Sofia avvicinandosi e tirandola via dove le stava accompagnando Tommaso. Aveva preso lui la direzione senza indugi, mentre si allontanavano dalla città per raggiungerne un’altra . “Siamo quasi arrivati, ne sono quasi certo” fece una decina di minuti dopo.
Arrivarono di fronte a una schiera di case tutte uguali, con un bel giardino curato e verdeggiante ciascuno, dove non c’era un solo cespuglio non potato. Un gatto sibilò nell’oscurità mentre i tre passavano, ora camminando tranquilli per quanto possibile. “Andiamo da un’amica. Vediamo se ve la ricordate” disse lui, guardando sulle cassette della posta i numeri, sussurrando tra se e se il numero diciassette a bassa voce. “Undici, manca veramente poco”
Si presentò loro una villetta graziosa, bianca dal tetto con le tegole color mattone chiaro. Aveva un sacco di balconi e le tende delle finestre erano tutte tirate. Dietro ad una al piano superiore, si poteva intravedere la luce di una lampada ancora accesa.
Tommaso bussò ripetutamente, non ritenendo saggio a suonare il campanello a quell’ora, che sicuramente avrebbe attirato l’attenzione. Sembrava un quartiere veramente pettegolo, anche di notte. Continuò ancora per un po’ e sentirono una voce strillare “Arrivo!” senza alcun ritegno di fare rumore o meno una voce femminile, mentre scendeva gli scalini. “Un attimo, attimo, attimo! Sono qua!” urlò trionfante, mentre apriva la porta con un gran sorriso. “Buona sera! Voi chi ..Tommaso! Oddio, sei veramente tu? E’ da un sacco di tempo che non ci si sente!” lo abbracciò affettuosamente e invitò tutti e tre ad entrare. “Da circa quaranta minuti” precisò andando in una stanza a parte, dove sentirono che accese il gas. “Mettetevi comodi” urlò, mentre la chioma castana le ricadeva lungo la schiena.
Il problema era che non sapevano dove si potevano sedere. Tutta la casa dall’interno sembrava antica, dal pavimento a parquet, ai mobili datati come minimo 1700. Nella stanza dove si trovavano, c’era un grande camino elegante, con molte fotografie sopra, un’ elegante poltrona dal rivestimento bianco e diverse sedie dall’aria fragile. Pensando che la poltrona fosse della padrona di casa, si sedettero con cautela sulle sedie, mentre Clara si appoggiava contro un comodo pouf, massaggiandosi i piedi. “La prossima volta Sofia, mi potresti dare delle semplici ballerine?”. L’amica fece la linguaccia a mo’ di scusa.
La donna bionda tornò nel salotto, con in mano un grande vassoio appoggiati sopra delle tazzine, caraffe e cucchiaini. “Volete che accenda il fuoco? Avete l’aria di chi vorrebbe un po’ di calore attorno a se” disse avvicinandosi al camino, dove c’era già la legna dentro, cercando inutilmente di accenderla con dei fiammiferi.
Clara sbuffò sonoramente. “Più calore di così?” schioccò le dita anche se non le sarebbe servito, e la legna divampò in mezzo secondo; rischiò di bruciare anche la vestaglia costosa che aveva addosso la donna, ma non fece una piega.
Si girò cautamente e con un sorriso disse “ Tu devi essere Clara. Ho sentito molto parlare di te. Sofia, è un piacere rivederti” gli occhi nocciola ricordarono qualcuno a Sofia. “Non è possibile! Tu.. Nicole?”
Clara fissava tutti senza capire. Ricordo per un attimo la descrizione che aveva fatto una sera che aveva dormito con il ragazzo. Mora dagli occhi nocciola. “Ah, era lei la ragazza che ti piaceva! Sai Tommi, Thomas aveva vietato i contatti” squittì lei divertita, mentre gli altri erano ora a guardare lei senza capire.
“Oh no, non era proprio così Clara, Nicole dai sai com’è andata, diglielo!” supplicò prima che tutti avessero strane idee.
“Ragazzi, siete così buffi. Voi avete un maestro di nome James, no? Ecco lui è mio marito” due facce a bocca aperta, una compiaciuta. “Questa è casa sua quando viene qua in Italia, ovviamente. Anche lui è londinese! Sapete, mi ha raccontato che i maestri a contrario di voi alunni, possono uscire quando vogliono. Lui era un ragazzo quando ha conosciuto Thomas, ma questo lo ha accolto come un figlio e lo ha istruito lui stesso. Non ve l’ha mai detto?”
Scossero la testa, mentre Tommaso fissava la scena divertito. “Thomas ha detto a me di tenermi a contatto con una persona all’esterno se fosse mai accaduto qualcosa. Ovviamente all’inizio non sapevo che si conoscessero, perché non si conoscevano, ma poi Thomas ha mandato James a trovare Nicole, dicendogli di capire se poteva essere una persona fidata o meno. Non poteva vederla, ovviamente, ma ha usato la lettura del pensiero e ha visto che ragazza eccezionale era. Nicole ha due anni in più di noi, perciò la differenza di età che c’è tra di loro non è un problema” disse sbrigativo, ma Nicole aveva l’aria sognante. “Se c’è l’amore, l’età non conta”
Clara non lo avrebbe mai sospettato, anche se James non riusciva a trovarlo quasi mai per la Scuola, se non per le lezioni, pensava che si rifugiasse in camera sua, invece di venire a trovare sua moglie. “Quando vi siete sposati?” domandò Sofia, curiosa come non mai.
“L’anno scorso, verso primavera. E’ stata intima come cerimonia, non c’era praticamente nessuno se non mia nonna e suo padre. A proposito, mio nonno se n’è andato quel Natale” sospirò Nicole “Il pollo gli ha fatto veramente male”
Tommaso le diede un pacca sulla spalla. “Non ti preoccupare. Grazie per tenerci qua, siamo veramente in pericolo. Ce ne andremo quando avremo il segnale, qualunque esso sia. Voi lo sapete, vero?” chiese rivolto verso le ragazze, le quali si scambiarono un’occhiata.
“In verità no, Thomas ci aveva detto soltanto di seguire la via che ci sarebbe apparsa davanti ai nostri occhi, ma nulla di più. Il libro dovevamo prenderlo, se no il tunnel non ci avrebbe portato fin lì, credo. A meno che non ci fosse un'altra cosa da prendere, ma davanti a me si trovava il leggio e sopra di quello il libro delle creature. Possiamo darci una sbirciatina?” chiese soprattutto a se stessa Sofia, attratta. Aprì senza ricevere risposta l’indice, dove c’era scritto che era stato suddiviso in due parti. “Nelle prime pagine ci sono le persone con i poteri normali, mentre alla fine ci sono quelle con i Poteri Fondamentali. Potremmo sapere l’Ombra come si chiama!” sfogliò pagine su pagine e alla fine trovò ciò che cercava.
“E’ qua , vedete? C’è anche Francesco” evitò di dire Filippo per Clara, ma lei sapeva ugualmente che sopra a Francesco, si trovasse Filippo. Si adombrò ancora, ma la rabbia era più forte. “Notte Eterna.. Oh guarda, c’è anche Thomas! E’ di New York, lo sapevate?”
Clara annuì e la incoraggiò di continuare. “Bene, Notte Eterna, trovato! Charles, cognome cancellato. Dall’età che ha, potrebbe essere un coetaneo di Thomas e il preside” borbottò lei.
Tommaso si illuminò. “Clara! Noi abbiamo già sentito Thomas menzionare Charles, ti ricordi? Quando abbiamo affrontato quella Tine, che aveva domandato a Felix se aveva la ragazza o meno” e anche Clara si raddrizzò un attimo. “Cavolo Tommi, hai ragione! Il vecchio mi sentirà quando lo incontreremo. Oh si. Ehi, controlla Felix! Sono curiosa di vedere da dove viene di preciso degli Stati Uniti. Non mi sembra ce l’abbia mai detto”
Sofia tornò indietro. “Il cognome era Vector mi sembra” canticchiò un motivetto nell’attesa, facendo venire i nervi. “Trovato! Ehi, carino come posto, viene della California quel tipo. Ma.. aspetta.. Non ci credo!” si bloccò andando avanti e indietro con le pagine. “Tu sei vivo, io anche. Clara anche. Lui.. ragazzi”
Clara decise di strapparle il libro dalle mani, e lei non fece resistenza. “Che c’è?”sbottò irritata, controllando la linea di Felix. Sbiancò. “E’ morto! Risulta essere morto!”
Tommaso si affiancò a lei. “Felix Vector, natura, madre Felicity Fay, va beh , bla bla. Deceduto il 24 aprile 2008. Come è possibile?” e Clara lo guardò male. “Se lo sapessimo te lo diremmo volentieri. Dobbiamo chiederglielo a lui però! Com’è possibile che la Fach non abbia mai detto niente, anche se aveva questa informazione sarebbe la risposta corretta!”
Sentirono bussare alla porta e chiusero di scatto il libro, nascondendolo sotto la poltrona ancora vuota. “Chi è? Saranno le due passate ormai” disse esasperata Nicole, facendo sobbalzare ancora di più i tre ragazzi, perché data la sua silenziosità sembrava non esserci più in stanza, anche se vicina a loro. Si alzò in piedi, mentre si portava un indice alla bocca e tornava nel corridoio iniziale. “Ah è lei! Sono da questa parte, si accomodi pure”
Nicole sorridente chiuse la porta, mentre Thomas entrava bloccandola con un mobile. “Ragazzi, si parte per New York!”



Contenti? :sospettoso:
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

— Vittorio Agnoletto.
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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 15 settembre 2010, 15:27

Alcune premesse :sleep:

Wy, ti odio
Wy, Cesena 2, Milan 0
Wy, voglio vedere contro Mou il tuo milan quanto farà :sleep:
Wy, buona scuola ^^
Wy, ringrazie Pochè



Scuola_

Quando vide le due ragazze sparire dietro l’uscita segreta, fu più tranquillo e iniziò a dare ordini a tutti. “Ragazzi, state dietro di me! Cercate di non farli avvicinare più del dovuto, rimanete uniti e non deconcentratevi! Non andate a cercare un corpo a corpo, utilizzate al meglio i poteri, ma non beccate i vostri compagni! Francesco, accecali con la tua luce quando entrano, quindi tutti gli altri chiudete gli occhi per qualche secondo! Filippo? Dove sei! Maledizione” solo allora si rese conto di cosa poteva aver fatto Filippo, anche se sapeva già di cosa sarebbe stato capace.
Thomas diede un pugno al tavolo, spezzandolo in due. Si riprese, cercando di mostrare agli altri sicurezza, anche se sotto assedio.
“Non sappiamo quanti siano,anche se saranno tanti. Più sono, meno forti saranno, ricordatevelo in futuro. State pronti a tutto, non sono leali, saranno capaci di attaccarvi nei modi più crudeli e spietati”, si mise davanti a loro, trovandosi alle sue spalle un triste Felix, e un concentrato Tommaso.
“Quando vedi che nessuno ti possa notare, sparisci dietro al pannello dove hai visto andarsene Clara. So che l’hai vista, non le togli gli occhi di dosso, ma non potevi disubbidire ai miei ordini” si guardò attorno, sentendo la tensione crescere a mano a mano che i nemici si avvicinavano alla palestra.”Ora”
Sentì un fruscio silenzioso, mentre il ragazzo se ne andava cercando di essere il più naturale possibile. Sapeva quello che stava per succedere, e perciò sarebbe stato utile a Clara e a Sofia.
I suoi allievi non si sarebbero fatti nemmeno un taglio, non poteva permetterselo e inoltre l’aveva promesso a se stesso. “Charles non li potrà attaccare direttamente, ma i suoi pivelli si” pensò ad alta voce apposta, mentre Felix sobbalzava.
“Ragazzo, fa quello che devi fare, ma non torcere nemmeno un capello ai tuoi compagni. Loro sono dalla tua parte, e tu in quella che devi stare. Vai ora, se proprio devi” fece sottovoce, in modo che lo potesse sentire solo lui.
Felix aveva le lacrime agli occhi, nessuno l’aveva mai visto così, era un ragazzo troppo allegro e tenace. Era molto scoraggiato e triste, perchè sapeva che la prossima volta che li avrebbe rivisti, sarebbero stati nemici.
“So che vorresti stare qua, ma so anche che non puoi. Charles è tremendo, avrà sicuramente trovato il modo di uccidere tutti i suoi seguaci, anche se non sono a portata di mano. Vai. Hai scritto una lettera immagino, dimmi dov’è”
“Non è una lettera, è un foglio che ho strappato da uno dei libri di Giulia. Ho scritto qualcosa dietro. Comunque è dentro al cuscino del mio letto. Spero di rivederti Thomas, da uomo libero”. Sparì e tutti e due seppero che non sarebbe stato possibile quell’incontro.
Felix corse velocemente nel passaggio nascosto, senza essere visto da nessuno. Seguì il suo istinto, che non falliva mai, per sua fortuna. Doveva andare dentro la camera di Filippo, dove era certo che lo avrebbe trovato. Lo stava chiamando a sé. Lo trovò in piedi, la fronte appoggiata contro il muro, dall’altra parte della stanza. Rideva, rideva malignamente. “Dovevamo aspettare così tanto tempo per farci rilevare, Felix?” chiese con voce calma, misurata e fredda come un ghiacciolo. Una risatina malvagia di sottofondo.
Il sangue gli si gelò nelle vene. “Erano gli ordini. Così lui voleva, così si fa” disse, cercando di non trasmettere nessuna emozione. Non voleva che Filippo notasse che lui non voleva andarsene, ma rimanere in quel luogo, a difendere i propri cari, i primi dopo molto tempo. “Dovremmo andare ora, Filippo”
“Per te ora io sarò l’Oscuro. Charles ci sta aspettando, andiamo” sussurrò impaziente, staccandosi dal muro.
Quando chiusero la porta, un tonfo in lontananza riecheggiò nell’aria, facendo voltare la testa a Felix, sperando invano che qualcuno lo venisse a prendere. Ma la sua strada era tracciata.

La porta si aprì di scatto e molti nemici partirono all’attacco. Thomas aprì le braccia e lo scontro ebbe inizio.
Erano ovunque, da tutte le parti; anche se deboli, erano troppi da battere. Gli allievi li abbattevano quando tentavano di entrare, mentre i maestri li respingevano se si avvicinavano troppo. Quando ebbero un po’ di tempo per riposare, Thomas mostrò agli allievi dove potevano scappare e rifugiarsi. La Scuola era ormai un posto poco protetto per tutti, avrebbero dovuto andarsene il prima possibile. Ordinò a Giulia, la quale non si era ancora accorta dell’assenza di Felix, di andare a cancellare tutti gli archivi scritti della sala ricerche, aiutata da Jennifer e Luca.
“Fate attenzione, non deve rimanere niente. Cancellate anche quelli sotto la mattonella verde, sotto la scrivania grande infondo alla stanza” annuirono concentrati e Thomas augurandosi infondo al suo cuore di rivederli sani e salvi.
Dopo essere stato certo che tutti i compiti furono stati assegnati, sbarrò quanto poteva tutte le porte con le sedie che c’erano in giro, i tavoli della mensa, tutti i letti delle stanze che potevano uscire dalla porta, sperando che non fossero troppo piccole per lasciarli passare. Chiamò a se quello di Felix e prese al volo il cuscino. Mise la mano dentro alla federa e le sue mani toccarono una superficie diversa da quella di un comune cuscino. “Eccoti furbetta, ti ho trovata finalmente” disse, mentre la carta si insinuava tra le sua dita. Chiamò a se diversi ragazzi, chiedendo se potevano riempire la palestra d’acqua, in modo che non potessero uscire presto. Annuirono e con le mani vicino alle fessure evocarono il loro potere in grandi quantità.
Dopo aver sentito che erano in difficoltà i nemici dentro, se ne andarono il più veloce possibile, consegnando gli allievi ai maestri e dicendo di andare alla stazione più vicina. “Devo andare a prendere delle persone che non sono qua presenti, torno subito, spero. Se non tornerò entro un’ora, prendete il treno, l’aereo per New York più veloce e andate all’indirizzo che vi ho detto una volta” si scambiarono delle occhiate d’intesa. “Se scopro che qualcuno si è fatto male, o, peggio, è morto, ve la vedrete con me” detto questo partì il più veloce possibile, mentre figure di case, lampioni e palazzi sfuocavano intorno a lui.
Si maledì. Tutti quei ragazzi che non vedevano di uscire dalla Scuola per assaporare il profumo di libertà, e adesso erano già dentro ad un’altra prigione, quella della lotta contro il tempo. Mentre correva, chiamò l’aeroporto che sapevano avrebbero trovato, e prenotò il volo.

_[align=right]Ritorno al chap[/align]

Il fuoco divampò così tanto, da rendere il legno del camino poco più che soffice polvere. Tutti guardarono in una direzione, agli occhi rosso fuoco di Clara, la quale se avesse voluto e potuto, avrebbe fatto fare la stessa fine della legna al vecchio.
Non era passata nemmeno un’ora dalla morte di Caterina, dell’attacco e già si programmava di andare all’estero. Nella Gande Mela, il sogno americano di tutti nel fare carriera.
I ragazzi volevano sapere cosa fosse successo alla Scuola, ma Thomas voleva prima metterli al sicuro. “Non è morto nessuno, e ora si va a New York” ripeté lui, mentre saliva le scale di pochi gradini, ritornando poi indietro. “Non spiegherò, mi dispiace Clara, ma ti dirò tutto, quando sarò sicuro che voi tre sarete su un aereo” fece, non guardandoli nemmeno, per non vedere la faccia arrabbiata e delusa di lei.
“Oh no, siamo scappati, io mi sa ho ucciso due nemici che ci stavano seguendo, quindi delle spiegazioni avrò il diritto di avere” sbottò non riuscendo a trattenere la voce. Non poteva sopportare di non sapere, quando già nel suo passato non sapeva troppe cose su di lei. “Quindi ora mi dirà tutto”. Usò il lei. La prima volta dopo tanto tempo che si conoscevano.
Thomas sbirciò verso di lei con un occhio. I capelli rossi stavano fremendo insieme a lei, quando cercava di trattenere le mani pur di non rompere le cose antiche in quella sala. Le dita sparivano dentro ai suoi pugni.
“Come ti ho già detto, nessuno si è fatto male”
Clara rise. Una risata amara. “Caterina è morta, precisamente uccisa da Filippo. Come mai loro non erano presenti dopo un po’ al ballo? Loro sapevano della porta nascosta? O solo Filippo? E’ colpa tua, Thomas, se è successo, solo sua!” disse, fiondandosi su di lui e battendo deboli pugni sul suo torace, mentre iniziava a piangere. Thomas non si mosse, non provò nemmeno ad abbracciarla, anche se voleva. “Non è cattivo”.
Thomas scosse la testa. “Clara, devi riuscire a trovare cosa dice il tuo cuore. Tu devi fare ciò che il tuo destino ti impone, in quanto Aequum. E del fuoco, per di più. La luce non può affrontare il buio da sola, il fuoco è il suo eterno alleato, fin dall’inizio dei tempi. A meno che il tuo potere non ti abbandonerà, il tuo destino è quello che ti ripeteva spesso Filippo. Ucciderlo” – disse con voce autoritaria, toccandole leggermente una spalla, per non farla sentire sola.
“Ma lei comunque non ha reagito. Lo so che può vedere il futuro. Se aveva un piccolo accenno di quello che sarebbe accaduto oggi, a Caterina, avreste fatto qualcosa. Non potrà vedere il futuro dei possessori dell’Ombra, si, l’ho scoperto, ma poteva vedere la.. morte di Caterina. Non se lo meritava, nonostante tutto”
Il vecchio allontanò la mano. Sapeva che la ragazza aveva ragione, l’aveva visto, ma non poteva cambiare il futuro, se l’avesse fatto, sarebbe di sicuro andata peggio. Non provò nemmeno a dirlo, si perse nei suoi pensieri.
Charles e Filippo ormai erano impossibili da vedere per lui. Avrebbe dovuto andare alla cieca.
“Ho sonno. Voglio un letto su cui dormire” fece Clara, salendo le scale velocemente, non ribattendo ciò che le aveva detto il vecchio. “C’è una stanza degli ospiti?” domandò con voce un po’ più cordiale a Nicole, la quale aveva seguito tutti i suoi movimenti, con un sorriso gentile. “La terza porta a destra. Probabilmente sarà un po’ fredda” disse amareggiata lei, sempre cordiale.
Clara scosse la testa. “Non sarà un problema. Grazie” si allontanò a grandi passi da tutti, immergendosi nel silenzio profondo dei suoi pensieri, che non rispecchiavano la voglia di sfogarsi che sentiva dentro di sé. Camminò ancora un poco e aprì la porta della sua stanza per quella notte. Era una camera molto grande, con lo stesso arredamento antico. Le coperte bianche e soffici la invitavano a sdraiarsi sotto di loro, per coccolarla, come avrebbe voluto.
Richiuse piano la porta, ma all’ultimo questa venne bloccata da una mano e un capo fece capolino. “E’ permesso?”
“Entra pure Tommi” rispose lei, che non aveva voglia di litigare di nuovo o scacciarlo via. Era una delle poche persone che voleva accanto, e lui l’aveva capito, senza uno sguardo, una parola o un cenno. “Mi fa piacere che tu sia qui” sussurrò lei, togliendosi le scarpe senza slacciarle e buttandosi sul letto, con un tonfo. Tossì ripetutamente, tra le coperte che erano ricoperte da un po’ di polvere. Quella stanza non era stata utilizzata parecchio. Nicole glielo aveva detto che era fredda, ma probabilmente non sapeva nemmeno lei che fosse polverosa.
“Stai attenta. Non vorremmo che tu ti ammalassi proprio ora” disse lui, tranquillo, sedendosi accanto a lei. “Non devi trattenerti, non con me”
Clara scosse la testa, vigorosamente “Sto bene, ho solo bisogno di qualcuno che mi stia accanto” sospirò lei, mentre la testa si abbandonava alla spalla del ragazzo. “Ho solo bisogno di capire se questo è un sogno o meno” una lacrima veloce scese sula guancia. “Ho solo bisogno di prendere a calci qualcuno” fece sogghignare entrambi, ma un attimo dopo i loro sorrisi erano spariti. “Bisogno di sapere che non sono sola”
“Hai me, non ti basto? Mi reputo offeso se dici di no” cercò di ridere per tirarla su, ma venne solo una smorfia. “Posso essere tutto per te, Clara. Dico sul serio”
“Grazie” disse lei, non riuscendo a trovare altre parole. “Potresti dirmi la verità. Sento che tu mi stia nascondendo qualcosa di grosso, che potrebbe farmi cambiare il mio umore in tre secondi, ma non sai se sarò arrabbiata o triste” - lo guardò negli occhi, non staccando però la testa dalla spalla.
“Sai, ho sempre ammirato la tua caparbietà, a volte però era solo testardaggine, ma ora sembra che tu voglia mollare tutto e tutti. Non è da te. Saresti disposta a salvare anche un bambino che sta candendo dal burrone ed è già troppo tardi, ma ora che Filippo ha dimostrato quello che è, e sei rimasta senza di lui, non sola, vuoi mollare. Sei capricciosa, scusami. Promettimi che resterai. Devi farlo per tutte le persone che soffriranno se tu non ti darai da fare. Sai che è vero”
“Non potevi dirmi semplicemente buona notte o ci vediamo domani?”
Rise. “No, non potevo. Un giorno capirai che è la cosa giusta da fare” le baciò i capelli rossi, e senza chiedere niente, si sdraiarono insieme e si addormentarono, come già un tempo avevano fatto.
**
Sofia giocherellava con una ciocca di capelli, mentre parlava al telefono con un centralinista. “Si, va bene così. Domani mattina, perfetto. No, siamo in quattro. Si, va bene, metta pure quattro adulti, anche se abbiamo quattro e mezzo se uniamo i nostri cervelli. No, mi scusi, non sto parlando con lei. Certo che sto parlando con lei. No, non mi interessa. Oh, dai, per favore, non farmi ridere. Mi prenota questi quattro biglietti si o no? Perderete un cliente affezionato, vero George? Si, George Clooney. Ah, davvero? Non la beve perché... o cazzo, è morto? Assassinato ad una sua prima per un film. Oh, mi spiace molto. Sul serio? Ma non mi dire!”
Thomas le prese il telefono dalle mani. “Donne, siete tutte quante patetiche e chiacchierone” portò il ricevitore vicino alla bocca. “Si, quattro biglietti per il volo domani mattina alle nove. Metta pure signor George. Non Clooney. Perfetto, arrivederci”
Sofia sbuffò, mentre si metteva comoda, sulla poltrona bianca. “Dai, mi stava raccontando qualcosa su..”
“Ho sentito, ero a tre passi da te, l’hai dimenticato signorina? E ora, scusa, ma è meglio che tu stia sveglia. Non parlarmi di star decedute, o cose del genere. Già sono arrabbiato perché non sono riuscito a prendere il corpo di Caterina” batté rumorosamente un piedi sul pavimento. “Non parlarmi di morti”
Sofia annuì addolorata. “ Thomas, dove staremo a New York? Negli alberghi ci possono rintracciare facilmente, potrei farlo addirittura anche io, che con le cose tecnologiche sono una schiappa, se non per le telefonate” vide la faccia del vecchio e capì al volo. “Scusa, parlantina veloce. Ma quando sono nervosa sono così e parlo velocemente. Allora, mi vuole dire dove andremo, oppure mi fa continuare per tutta la notte? Sono capace di farlo”
“Andremo nella mia vecchia casa, quando abitavo là da giovane. Quando mio padre è morto, l’ho ereditata, ma il nome chissà perché è rimasto a suo nome, forse perché non sono andato alla lettura del testamento di quel vecchio pazzo. Non ne ho idea, non mi importa. Ci staremo tutti, comunque”
“E avrò una stanza tutta per me?” domandò speranzosa la ragazza, mentre pensava quanti vestiti avrebbe potuto comprare nella città americana.
L’uomo rise. “Certo che no. Sarà un miracolo se entrerete nella sala da pranzo”; detto questo girò i tacchi e iniziò ad andare e indietro per la stanza, mentre le ore passavano veloci, i sospiri di Sofia si affievolivano sempre più e Nicole andava in cucina ogni quarto d’ora, per accendere una piccola tv per vedere se c’era qualche notizia al telegiornale.

Il mattino arrivò presto, almeno per quelli che avevano avuto la fortuna di dormire. Clara e Tommaso quando si svegliarono, si fecero un grande sorriso d’incoraggiamento e scesero le scale insieme. La ragazza aveva fame e Nicole aveva subito messo in tavola una brocca calda di latte e diversi pacchetti di pan biscotto, mentre Sofia frugava tra i cassetti, in cerca di qualche dolce, che trovò dopo vari tentativi.
Thomas capì che a Clara era passata la rabbia, quando invece di accendere il gas per scaldare l’acqua per il tè , si ritrovò il pentolino bollente. Si era girato per ringraziare, ma lei stava bevendo un sorso della sua colazione fissando il soffitto, e i suoi due amici si fissavano facendo l'occhiolino.
Dopo una decina di minuti, Thomas si alzò in piedi, annunciando che dovevano essere all’aeroporto di Venezia l’ora successiva. “Sbrigatevi, non abbiamo mica tutto il pomeriggio per fare i comodi vostri. Sofia, non hai bisogno di truccarti. Nicole, non dirle dove è il bagno, perchè dalle sue tasche può tirare tutto ciò che vuole” e la donna rise, perché Sofia aveva passato alcune ore prima di addormentarsi ad elencare quanto possano essere utili quelle gonne. Le mostrò il chiodo, dal quale non si separava mai. “Sarà utile, me lo sento” – aveva detto ottimista.
Nicole annuì, scuotendo rassegnata la chioma castana verso la nana. “Mi spiace, dovevate fare colazione più in fretta. Comunque, signor Thomas, se le serve il bagno, è in fondo a sinistra del secondo piano, oppure qua al piano terra. Se gira l’angolo lo trova facilmente. C’è uno bello specchio, se vuole pettinarsi”
Sofia saltellava dalla gioia, mentre faceva linguacce a destra e a manca, per tornare qualche minuto dopo in salotto e non trovava nessuno, se non Nicole che se la rideva. “Sono andati via senza di te, hanno detto che devi raggiungerli, se no partono volentieri senza di te, perché hai disubbidito agli ordini di un tuo diretto superiore” disse, imitando veramente bene la voce del vecchio quando si pavoneggiava. “Buona fortuna, Sofia. Pregherò per voi, non voglio che vi succeda niente di male”
Ma l’ultima frase la ragazza non l’aveva sentita, troppo impegnata a correre verso i compagni fiutando i loro profumi. Il più rilevante era quello dell’amica, che aveva un forte odore di bruciato. Dopo qualche minuto, li ritrovò davanti a una distesa d’acqua. “Vi ho trovati finalmente” disse, meravigliandosi comunque della vista del mare. Ispirarono tutti a fondo, per godere dell’acqua che risplendeva cristallina, mentre giocava con i raggi del sole.
Erano da anni che non lo vedevano e di prima mattina era anche più bello, mentre il sole non era ancora tanto caldo e l'acqua rifletteva la sua luce.
“Da quanto è che non lo vedevamo. Riusciamo a fare un bagno, vecchio?” domandò Clara, luccicando in sua direzione, ma avevano già perso troppo tempo. “Faremo il tuffo dalla Statua della Libertà allora!” fece convinta, andando verso l’aeroporto, o, meglio, l’indicazione che indicava la meta. “E tu verrai con me, vecchio!”
Thomas sbuffò ridacchiando. “Mi duole ammetterlo, ma le mie ossa non sono più quelle di una volta, cara ragazza” disse lui, mentre si avvicinava a lei e la portava in un’altra direzione, visto che lei stava andando verso la stazione. “Spicciamoci”

**
Una porta si aprì, e una donna impaziente si precipitò verso il trono. Inciampò all’ultimo e si ritrovò giusto in ginocchio davanti al trono bianco. “Maestro! Ottime notizie, il nostro diversivo ha compiuto il suo dovere. Ha fatto centro, l’Oscuro ha fatto centro! Ha compiuto quello che doveva fare! Tra un paio di ore sarà qua da noi, Maestro. Come avevate detto, come nei vostri piani” disse Uisce, al colmo delle felicità, con una lacrima di commozione. Era così contenta che aveva ripetuto più volte la stessa cosa, con diverse parole “Volete che faccia qualcosa per voi o per l’arrivo di..?”
“Tranquilla, mia cara Uisce. Ciò che doveva avvenire è successo, ora starà a lui arrivare da me. Il mio richiamo è troppo forte per lui, non deve far altro che seguirlo. Io l’ho solo indirizzato dalla mia parte, la parte della verità. È stato fin troppo facile, non credi?”
Uisce scosse vigorosamente la testa. “Ma no, Maestro! Siete stato astuto, nessuno poteva sospettare di nulla. Felix è stato bravo a nascondersi, non ha fatto modo di farsi rilevare di fronte a quei bambocci” disse con voce acuta, d’adorazione. Si riteneva fortunata, a stare dietro ad un uomo così potente. “Dovrebbe arrivare anche lui”
Charles si portò una mano ai capelli folti, passandola tristemente. “Non farmelo incontrare subito, mandalo nelle segrete, a fare la guardia. Non vorrei che i nostri.. ospiti non facessero i cattivi ragazzi. E inoltre quei bambocci, insieme ai loro cari maestri , si, stranamente anche lui ha fatto chiamare così i professori dagli alunni, hanno fatto fuori un mio esercito intero, stanotte. Debole, ma senza neanche una morte a mio favore. Deludente, non sono abbastanza forte” fece, guardando davanti a sé, fissando un punto indefinito, tra le pareti candide. Uisce si inginocchiò ancora di più. “Lo sarai, Maestro”
Anni. Da anni aspettava quel momento e finalmente la sua epoca vera, di pura paura, stava per avvenire. Non avrebbe dovuto subito dire ciò che aveva in mente di fare, perché doveva valutare “ Sta arrivando. Vattene, per favore” disse un suono più cordiale, e Uisce si affrettò a ubbidire agli ordini. “Certo”, mostrò lo spicchio di luna in segno di riconoscimento e lealtà e uscì di fretta, lasciandolo solo con i suoi pensieri.
Aveva fatto preparare un jet privato per il suo arrivo, ma il pilota aveva detto che lo aveva visto prendere la direzione verso l’Oceano e dopo un po’ l’aveva perso di vista, perché aveva viaggiato sopra una nuvola nera, a pelo sulla superficie dell’acqua marina. Era ancora notte qualche ora prima in Europa, quindi i suoi poteri erano forti. “La nostra storia sarà rivelata e proclamata ovunque” – si avvicinò a un vecchio mobiletto e prese un bicchiere di brandy, mentre la porta si apriva lentamente.
“Permesso”
La sua voce. La voce che poteva avere il potere un giorno. Vide una scarpa bianca fare capolino nella stanza, come se volesse essere educato, ma il portamento che aveva quel ragazzo mostrava tutt’altra intenzione. Sicurezza, estasi. Gli occhi neri si piantarono sui suoi, per la prima volta e una gioia incredibile gli inebriò il corpo. Il volto incavato, la camicia candida rossa di sangue. Il profumo più dolce del mondo.
“Oscuro, ti stavo aspettando” – disse, non muovendosi di un millimetro, anche se voleva andare a stringerlo come fosse suo figlio.
L’Ombra li aveva uniti, ma erano ugualmente separati. Avevano l’Ombra in loro ed era compito di tutti e due mostrare la sua grandezza a tutti. “Mi fa piacere che tu sia arrivato così in fretta, ma lo sospettavo”
Filippo si avvicinò e percorse la stanza tonda, appoggiando la mano sulla parete, quando non era occupata dai comodi, che ugualmente sfiorava con le dita. “Era un po’ stretto quel luogo, in effetti” disse con calma, controllando le pause, per non essere troppo impaziente o troppo annoiato.
“Lo immagino. Un goccio di brandy?” domandò gentile, come un amico di vecchia data. L’Ombra in lui è presente. Si percepisce anche se non si sa chi è.
“Perché no?” disse, attraversando la stanza e scoccando uno sguardo sognante al trono bianco, che era il pezzo principale della sala. “Non l’ho mai assaggiato”
Charles versò il brandy in due diversi bicchieri e ne porse uno all’ospite, stando attento a non toccarlo, come se avesse paura che con un solo contatto, l’Ombra che era in lui avrebbe preferito trasferirsi nel ragazzo. “Alla sua salute, alla nostra salute, all’Ombra” recitarono a memoria insieme, mentre il brandy bagnava le labbra di entrambi.
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

— Vittorio Agnoletto.
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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 2 novembre 2010, 23:52

Mi volete bene, vero? :D
Cavolo, per ritrovare la FF sono dovuta andare in 'cerca'! Non riuscivo più a trovarla, mi sono spaventata un casino xD Mamma mamma, è dal 25 settembre che nessuno aggiorna :l Sono prorpio messa male!
Va beh, per cercare di farmi perdonare, sono riuscita a scrivere 4800 circa parole in tre giorni :D Yeee! XD RINGRAZIATE (grazie)

Beh, ecco a voi, come promesso il 40 capitolo! wow, 40! e non ho completato un fico secco!


Erano arrivati con un volo normale, tranquillo. Nessun nemico all’orizzonte; la calma apparente li circondava tranquilli, sereni attorno a loro, e li distraeva dagli avvenimenti.
Clara aveva tenuto gli occhi chiusi tutto il tragitto, fingendo di dormire, per poter nascondere gli occhi rossi fiammanti. Sofia aveva cercato di togliere più sangue possibile dai suoi vestiti, ma alla fine non riuscirono a fare granché. Thomas diede la sua giacca alla ragazza, per nasconderle la parte superiore del vestito, tra le sue varie proteste. Nascose meglio che poté anche il pugnale, facendo attenzione a non tagliarsi, data la mancanza della custodia. Il libro con scritto tutti i nomi delle creature era dentro una borsa comprata da Thomas.
L’aeroporto di New York li accolse, tra i sorrisi compiaciuti dei passeggeri. Sofia già mormorava eccitata quanto era stato bello guardare l’oceano avvicinarsi, mentre Clara al suo fianco, annuiva, cercando di immaginare come fosse stato. Era stata troppo prudente, anche per i suoi gusti, ma sicuramente avrebbe attirato più attenzione di tutti i passeggeri messi insieme.
Thomas prima del volo era andato a parlare con il pilota dell’aereo, suo amico incredibilmente, ed era riuscito a portare tutti e tre i ragazzi sul volo. Non avevano il passaporto, e questo era un problema per loro, ma le amicizie aiutano.
“Non avrete un viaggio di prima classe, ma sempre meglio di una nuotata nell’oceano, non trovate?” aveva detto, quando si sedettero dietro a tre grassoni, come aveva specificato Sofia, tra le risa di Tommaso.
“Quando andremo a vedere la città? Voglio mangiare le specialità del posto, vedere i posti più belli, i parchi, le case delle celebrità e i negozi di vestiti!” disse la ragazza, quando uscirono dall’enorme edificio, tra la mandria di gente che cercava di entrare e di uscire con i propri bagagli.
Thomas sbuffò scocciato. Aveva cercato di prendere un jet privato, ma glielo avevano vietato. “Le specialità le hai già mangiate ai McDonald’s, i parchi li hai visti alla tv, idem per le celebrità. E sei sicura che vuoi altri vestiti? Quanti soldi hai? Anzi, quanti armadi?”
“In camera mia ho due armadi, dopo in corridoio ne ho tre, e uno all’ingresso, che uso per i cappelli, sciarpe, giacche. Oh, ho anche un armadio in garage per i vestiti di quando ero piccola” disse, tutta compiaciuta, come sempre quando parlava di vestiti in suo possesso.
“Ti sei posta una domanda?”
“Quale?”
“Quanto interessa a Thomas quanti armadi hai?” completò per lui Clara, conoscendo le sue battute. Ridacchiarono, e Sofia riservò loro una linguaccia. Tommaso era stranamente taciturno, e anche alla battuta riservò si o meno un mezzo sorriso.
Aveva il viso pallido, e i capelli gli ricadevano stanchi e sciupati sul viso, quasi volessero rispecchiare il suo stato d’animo. Aveva una strana sensazione, come se qualcuno fosse stato male. Giulia. “Dove dobbiamo andare?”
“Oh, non lo so. Credo che sarà la strada a venire incontro a noi” spiegò Thomas, tra le proteste generali. Si sedettero in una panchina, mentre taxi, macchine e persone di ogni genere passarono davanti a loro. Con le menti si concentrarono a sentire se c’erano vibrazioni negative, ma il massimo che trovarono era il pensiero di un uomo, che voleva rubare la borsetta a una vecchietta, la quale gli diede il bastone sugli stinchi e lo consegnò alla sicurezza con un sorrisetto compiaciuto.
Alla fine la risposta che volevano, arrivò alle due del pomeriggio in punto, sotto il sole caldo, e senza aver bevuto o mangiato niente dalla colazione. Era una macchina scura, dall’aspetto vecchio stile, ma era tutt’altro che vecchio stile, come avrebbero scoperto all’interno dell’abitacolo. “Entrate, chiedo scusa se ci ho messo tanto, ma sai, il traffico” disse una voce femminile. Thomas sorrise a sentirla e fece cenno agli altri di fare come era stato detto. Lui prese posto nella parte del passeggero, mentre i ragazzi entrarono dietro, sperando di starci. E ci stavano anche troppo.
Aveva sei posti in tutto. Due davanti, quattro dietro. Quelli posteriori erano come in certe limousine, messi lungo i bordi e con lo spazio in mezzo per la portiera. Clara si sedette dietro a quella del conducente, mentre Tommaso si mise dietro Thomas, e Sofia si mise per terra, gambe incrociate.
Sobbalzò, vedendo un grande cane nero nel bagagliaio. “E’ enorme!” disse sorpresa e ammirata, quando affondò la mano nel pelo soffice e folto. Aveva degli occhi molto chiari, e a Sofia ricordarono molto quelli di Francesco. “Come ti chiami bello?” domandò, facendo versetti e coccolandolo ancora di più. Il cane era molto contento di quelle attenzioni e con un salto, superò la barriera tra il mini bagagliaio e il posto dei passeggeri.
“Blast” - disse la voce femminile. “E’ un cane molto particolare. Cuccia Blast”. Tommaso non riusciva a staccarle gli occhi di dosso. Non era per via della bellezza, anche perché era molto anziana; non per i capelli fucsia, non per la maglia con la scritta ‘fuck you’, ma per la strana aura che emanava. Si percepiva, si riusciva a vedere nei suoi occhi castani.
“Buon giorno cari! Siete tutti italiani o dovrò fare da interprete per tutto il viaggio? Giuro, una volta con un finlandese, due tedeschi e un cinese sono diventata pazza” disse speranzosa.
“Tutti italiani signora” rispose Tommaso. La sua cicatrice si illuminò involontariamente, emettendo una pura luce rossastra, e in contemporanea, quella di Clara. “Ehi Tommi, mi fai il solletico” ridacchiò lei, mentre cercava inutilmente di spegnerla.
Thomas si voltò verso di loro, sorridenti. “Sofia, si vede ancora di più che sei Harry Potter in versione femminile!”. La sua cicatrice a forma di saetta sulla fronte aveva fatto la stessa conclusione delle altre. Dall’esterno magari, potevano pensare che c’era una mini discoteca.
“Mi dispiace un sacco. Succede sempre così” esclamò spazientita la donna, mentre svoltava verso sinistra, in una via incredibilmente tranquilla. “Diciamo che ho la strana capacità di capire chi è come me, oltre a saper far esplodere tutto. Vero Blast?”. Il cane abbaiò.
“Come?” domandò Tommaso, che non aveva capito niente.
“Sono una Creatura esplosiva, che con gli anni ha imparato a creare una reazione a catena alle cicatrici delle Creature come me e a riconoscerle. Per esempio, ora vi so dire che quella di Thomas si trova là-dove-non-batte-il-sole, chiappa sinistra!” esclamò, facendo ridere tutti. “E ha una bella forma anche. Cos’è Thom, una stella?”
“No, è solo una cicatrice. Le cicatrici non hanno forma” borbottò lui, fissando fuori dal finestrino. Sofia si finse offesa.
La donna sorrise. “Comunque io sono Baries Giusy Poor. Ma dovete chiamarmi semplicemente Barry. Mio padre era ubriaco quando diede il nome all’anagrafe, sbagliò anche il cognome. Lui era Prome, non Poor!”. Clara non sapeva se ridere o meno, visto che Barry si era molto arrabbiata ricordando quel fatto. “Un vostro amico ha detto che Poor gli ricordava molto un maiale. Che collegamento avrà fatto?” disse, tamburellando le dita curate sul volante. “Francesco. Si chiama così quel tipo. Dopo quella battuta però, si è zittito, e dire che mi sembra un ragazzo così allegro. Uhm. Nessuno in realtà sembrava molto entusiasta. Uhm,Thomas, che casino hai combinato?”
Thomas sospirò. Come al solito, Barry aveva iniziato a parlare senza chiedere spiegazioni, facendo discorsi senza senso, ma arrivando alla domanda o alla conclusione che nessuno vorrebbe sentire, perché vera o perché mette in soggezione. La guardò male, lanciandole un’occhiata del tipo ‘proprio adesso dovevi chiedermelo?’, e andò oltre, facendo un grosso sbadiglio. “Quindi stanno apposto i ragazzi”
“Si si. Devi vederli! Anzi, li hai già visti, che sciocca. Uhm. Ci sono state diverse ragazze che però si sono sentite male, per una ragione o per l’altra. Per fortuna c’erano i Maestri, come si sono chiamati, se no non sarei riuscita a lasciarli là da soli. Sai come sono fatta: sono una mamma infondo. O una nonna, come tieni a precisarmi. Comunque, una aveva avuto una specie di crisi, non riusciva più a vedere e aveva urlato un casino, mentre un’altra era come se voleva piangere, ma non ci riusciva. Assomiglia molto a quel belloccio. Uhm”
Tommaso si sentì chiamato in causa. “Giulia!” si accasciò sul sedile, pensando ciò che le poteva essere successo. Non aveva mai sentito Giulia piangere, solo di felicità, le pareva strano che di punto in bianco volesse piangere per qualcosa. “E Felix? Ritornava sempre di buon umore quando Felix era al suo fianco”
Barry annuì, come se capisse ciò che intendeva. “Uhm. Glielo chiederai tra poco. Uhm. Vero Thom?”
Thomas continuava a fissare fuori dal finestrino e si mise una mano in tasca, tirando fuori una lettera. Era più spessa di quello che pensava, come se dentro alla busta ci fossero decine e decine di fogli. Non la aprì, guardò soltanto il nome scritto elegantemente. Giulia. “Già” fu l’unica cosa che riuscì a dire.
Clara lo guardò di sbieco. Non riusciva a crederci, sapeva che il vecchio nascondeva qualcosa, ma una parte di lei le disse di non interferire, ma l’altra parte sapeva che gli avrebbe detto contro una volta arrivati all’argomento. Il vecchio sta male
Nonostante questo, Tommaso voleva saperne, ma da dietro non poteva vedere la lettera. Barry lanciò un’occhiata ad entrambi. “Uhm” disse, come se aveva capito tutto. Girò un’altra volta verso sinistra, e con un sorriso gentile che le tolse dieci anni d’età, informò loro che erano appena arrivati.
Era un quartiere tranquillo, con delle case veramente enormi. Erano senza giardino, qualche albero spuntava dai marciapiedi ai bordi della strada, creando un’atmosfera tranquilla. La casa dove avrebbero abitato, aveva le pareti giallo canarino, le imposte delle finestre verdi e le tende dietro di esse sembravano essere bianche, con diversi motivi floreali.
Sembrava tutto tranquillo, sia dentro, che fuori dalla casa, ma il silenzio sembrava quasi soffocare tutti. Il sole era alto nel cielo, e non scaldava troppo, grazie a un venticello leggero.
“Entrate, presto” disse Barry, facendo scendere Blast. “Ah, dovete dire ‘il lupo è nel mio stomaco ’. Chiedo scusa, ma mia figlia di sicuro crederà che lei sia sotto attacco. Ah, bambina mia!” andò a parcheggiare insieme a Thomas, mentre Blast faceva strada verso la porta di casa.
Provarono a suonare, ma nessuno rispose al campanello, così decisero di entrare. Non c’era nessuna luce accesa o la televisione che emetteva qualche spot pubblicitario. Tommaso avanzò per primo, e , titubante, disse “Il lupo è nel mio stomaco”.
“Oh per fortuna!” disse una voce allegra e spensierata sopra di lui. Alzò lo sguardo e cadde all’indietro dallo spavento. C’era una bambina appesa al soffitto, grazie a delle ventose. Vestita di nero, sembrava un ragno. Con un salto atterrò davanti a loro. “Credevo fosse qualcun altro. BLAST! Cagnolino mio. Come va? Piaciuto il viaggio in macchina?”
Il cane abbaiò entusiasta, le girò intorno e alla fine si fece cavalcare, come fosse un cavallo. La bambina dai capelli corvini rideva contenta, dicendogli di andare piano. “Dov’è la mia mami?” sorrise sospettosa, mentre li squadrava da testa a piedi, e così Clara fece lo stesso.
Poteva sembrare una comune bambina di sette anni. Aveva i capelli lunghi, neri e ondulati e gli occhi erano come quelli di Barry, castani. Era interamente vestita di nero, e una serie di pugnali erano legati alla cintura intorno alla vita. Era scalza. Ecco cosa non le inquadrava.
“Ciao, ora viene subito. Doveva mettere la macchina in garage. Così ha detto”
La bambina voltò la testa e fece spallucce, come se avesse già sentito quella frase milioni di volte. Smontò dal cane più grande di lei e andò verso una stanza ,che doveva essere la cucina. “Volete del latte? Succo di frutta? Ho ananas, albicocca e.. apple. Non ricordo mai come si dice in italiano. Sto imparando tre lingue ora, e mi scoccio un sacco”
“Mela. Basta ricordare Newton” disse Tommaso, prendendo un bicchiere, servendosi dell’acqua di rubinetto. “Hai del pane?”
“Pane anche per me” fece Clara, sedendosi dopo aver chiesto il permesso, ottenendo come risposta solo una risata. Sofia invece aveva deciso di comportarsi come se fosse casa sua, e apriva cassetti e frigorifero a intervalli regolari, prendendo cose su cose.
“Voglio delle frittelle! I pancake! Siamo negli USA gente, dobbiamo comportarci da americani” disse, affondando un cucchiaio nello sciroppo d’acero e provando ad assaggiarlo. “Delizioso! Posso mettere tutto il tubo sulle frittelle?”
“Come vuoi. Io riesco a metterne anche tre se mi ci metto e se faccio tante frittelle. Poi mamma si arrabbia. Dice che mi verranno i brufoli e i bambini non vorranno più stare con me. Poi me ne fa mangiare ancora di più, dicendo che l’allenamento è più importante dei ragazzi” disse la bambina, prendendo delle padelle. “Ehm, si certo. Sedia”. Ne prese una, e mettendosi in piedi iniziò a cucinare.
La porta d’ingresso si aprì, e un squillante ‘Il lupo è nel mio stomaco ‘ riempì le loro orecchie. Subito dopo, Barry e Thomas entrarono nella cucina. Thomas si sfregò le mani. “Diavolo, non mangiavo dei pancake da secoli!”
Aiutò la bambina a cucinarli, e i ragazzi si stupirono. Conosceva così bene quelle due? E cosa avevano a che fare con lui?
Thomas portò tutto in tavola, e si sedette a capotavola, mentre gli altri si misero ai bordi. La bambina dovette sedersi sopra una pila di cuscini per vedere al di sopra. “Nuovi arrivati. Con questi, siamo a quota trentasette, giusto mami?”
“Si, piccola. Forse non si è nemmeno presentata, si sarà concentrata sul cane. Lei è Mary..”
“Mary Elizabeth Lucy. Ma tutti mi chiamano Mel” sorrise in uno strano modo. Era come se un sorriso stanco di una persona adulta le avesse attraversato il viso. “Il cognome ormai non me lo ricordo più”
Thomas fece intendere ai ragazzi di lasciare perdere quella frase. “Gli altri? Dove sono?”
“Oh, sono a riposare. Mi sa che erano parecchio stanchi, poverini. Credo che alcuni sono in palestra, a rompere tutto quello che trovano in giro. Sarebbe stata quella la mia reazione” pensò ad alta voce Barry, mentre malediceva se stessa di aver sporcato la tovaglia bianca con le ciliegie colorate sopra.
“Allora andremo a trovarli tra poco. Volete riposare un po’? Oppure volete andare proprio sul più bello e rovinarvi la giornata?”
Calò il silenzio. Di solito quando Thomas faceva domande di questo genere era sempre scherzoso, ma era così serio da mettere paura. Stava bevendo una tazza di tè e non riusciva ad alzare gli occhi, per timore di incontrare con quelli dei suoi ragazzi. Gli sembrava di essere un traditore. In qualche maniera aveva infranto la promessa stretta a Clara. Felix era praticamente morto, andandosene.
Abbassarono tutti gli occhi sul tavolo, fissando le proprie mani giocherellare con il bordo del tavolo, oppure strascinando i piedi su se stessi, quasi volessero abbracciarsi per consolarsi a vicenda. Mel iniziò a sparecchiare la tavola in tutta tranquillità e azionò la lavastoviglie.
Il rumore dell’elettrodomestico era l’unico che si poteva sentire, e Clara iniziò a lasciare spazio all’udito. Inizialmente sentì solo i respiri calmi degli amici, l’acqua che iniziava a pulire i piatti, i piedi che si sfregavano tra di loro. Poi però sentì diversi cuori, battere calmi o velocemente, respiri affannosi di chi sta correndo e, infine, una lacrima solitaria che cadeva a terra.
Si alzò all’improvviso, spinta dalla lacrima solitaria, camminando senza nemmeno sapere dove stesse andando, salendo scale su scale e superare porte su porte, fino ad arrivare davanti a una ragazza davanti a uno specchio, intenta ad aggiustarsi il velo bianco.
La giovane sposa aveva lasciato le scarpe bianche in un lato del tappeto del piccolo bagno, aveva tolto il vestito bianco e si era messo degli abiti casual, e ora cercava di togliersi il velo, senza piangere, ma inutilmente. Alla vista della rossa, sorrise titubante e con un gesto secco, tolse il velo che aveva fino al momento prima aggiustato per il meglio. “Lui non tornerà, lo so. L’ho sempre saputo”
“Cosa stai dicendo?” domandò Clara, ignara dei pensieri dell’amica. “Cosa è successo? Dov’è..?” i tasselli del puzzle si stavano incastrando tra di loro, ma non c’era la cornice per far combaciare tutto. “Dimmi tutto”
Giulia le sorrise. “Felix non tornerà da me”. Disse in modo semplice quelle parole, con un’ultima lacrima che le scendeva sul volto e cadeva nel lavandino, macchiata dal trucco. “Era lui che non doveva salvarmi, che non doveva lasciarmi sola. E invece no, mi ha abbandonato. Non l’ho salvato come diceva la canzone. Mi dispiace tanto” ricominciò a piangere, e non smise per giorni interi.
*
Misero a dormire Giulia, dopo averle fatto bere della camomilla e dato dei calmanti. Anche nel sonno, continuava a piangere. Le lacrime bagnavano il cuscino pulito.
Tommaso le stette accanto parecchie ore, tenendole la mano, accarezzandole i capelli biondi, preoccupato come mai in vita sua. Anche la malattia di sua madre sembrava essere seconda a quella situazione. Una fitta al cuore. Sua madre. Quando l’avrebbe rivista, la donna dal sorriso gentile e il cuore puro? Anche solo vederla l’avrebbe fatto star meglio, ma oramai, credeva che l’avrebbe potuta vedere solo da morti.
Giulia sembrava una bambina, a cui avevano tolto la cosa più preziosa. Tremava sotto le sue cure, come se avesse perso anche la capacità di sognare; non si rigirava nel letto tormentata, per di più stava immobile, sbiascicando parole nel vuoto, senza un senso. Iniziò anche a canticchiare una canzone, che le fece scendere molte più lacrime di prima. Parole deformate prendevano senso dopo un po’ e Tommaso riconobbe la canzone, la sua canzone. La canzone di Felix dedicata a Giulia, un giorno di gelido inverno. Lo stesso giorno in cui si erano conosciuti. “Ti prego salvami tu.. questa notte gelida.. sei il mio angelo.. non lasciarmi in mano agli avvoltoi..”
A quella frase, Tommaso iniziò a canticchiare la canzone. Aveva sentito la sorella cantarla così tante volte che l’aveva imparata a sua volta. Alla sua voce ,si aggiunse anche quella di Thomas, dietro di voi. “L’ha salvato. Credimi Tommaso, lei lo ha salvato. Felix non voleva abbandonarla, ma sarebbe stato peggio. Poteva anche ucciderci tutti, se solo non fosse stato abbastanza pronto da proteggersi dal potere di Charles”
Tommaso non si girò nemmeno verso di lui. “Cosa intendi dire? Che è un nemico?”
“Si, no. Non lo è più, ma resta comunque pericoloso per noi. Ma non credo vivrà a lungo, Charles scopre tutto, sempre.” - Fece una lunga pausa, aspettando delle domande da parte del ragazzo, ma non arrivarono. Stava in silenzio, vicino a Giulia. “E’ colpa mia. Sapevo chi era dall’inizio, nessuno può nascondere le cose a me. In questi anni ho imparato qualcosa di veramente importante. L’ombra nasconde, la luce scopre, io leggo”
“Le menti?”
“Le menti. E’ per questo che Jennifer ha dimenticato tutto, quella volta di tre anni fa, quando io arrivai alla Scuola. Credo che Filippo sia tornato dietro, per parlare con Giulia o per trattenere Jenni da dirle qualcosa e così ha trovato un lato del suo potere. Non poteva farlo vedere a tutti poi, avrebbero capito che centrava lui con quell’incidente e lo avrebbero accusato e gli avrebbero messo le catene ai polsi, come i carcerati. In senso metaforico. Non avrebbe avuto la libertà che aveva, anche se ne parlavo spesso con il nostro caro Preside, ma Filippo, ai suoi occhi, era il prodigio delle Creature. Credeva che lui potesse l’unica Creatura della Notte eterna gentile, e che sarebbe stato proprio lui a distruggere Charles una volta per tutte. Ma, purtroppo, il nostro Preside è cocciuto come un mulo”
“Dov’è il preside?”
“Come non era con voi?” domandò e guardando il ragazzo negare, gli venne un peso al cuore. Un capitano affonda sempre con la sua nave. Come aveva fatto a non pensarci? Si diede dello scemo, più e più volte e quando sentì che le gambe molli, si sedette al bordo del letto. “Clara, sempre ad origliare. In questi anni non hai mai capito quando è meglio smettere”
Clara entrò nella stanza, cercando di fare il minimo rumore per non svegliare Giulia, la quale aveva smesso di cantare anche. Si mise in ginocchio, ai piedi del letto e attese il momento opportuno per fare una domanda che le premeva da quel pomeriggio. Ma sembrava non arrivare mai. Il sole ormai stava finendo il cerchio nel cielo.
Quando una campana suono l’ennesimo rintocco, si decise. L’aveva pensata così tante volte, che Thomas l’aveva sicuramente letta nella sua mente, ma non la anticipò mentre la faceva anche ad alta voce. “Cosa contiene la lettera indirizzata a Giulia?”
Tommaso girò per la prima volta la testa verso l’uomo. Non l’aveva mai visto così turbato, così triste e arrabbiato. Uno strano sorriso gli apparve in viso, mentre combattuto affrontava i suoi pensieri.
Era meglio leggerla ad alta voce con Giulia sveglia? Lasciarla leggere solo a lei, anche col rischio che venisse carbonizzata per il troppo dolore? Oppure nasconderla da tutti?
“Non lo so. Non l’ho aperta. E’ di Felix, mi ha detto lui di consegnarla a Giulia, prima di andarsene con Filippo”
Clara storse la bocca. Non gli andava di sentire quel nome. Si mise una mano intorno al collo, cercando la catenina che non si era mai tolta, prendendo i ciondoli. Prese il mezzo cuore. Non dovette nemmeno toglierlo: con un gesto deciso delle unghie, lo ruppe in due. Le due metà caddero a terra tintinnando un poco. Clara cercò di pensare che era il loro amore. Lui l’aveva mai veramente amata?
Prese le due metà e le mise nel taschino del vestito. Appoggiò la testa alla gamba di Tommaso, il quale iniziò ad accarezzarle la testa con la mano libera.
Avrebbe voluto essere quella mano, per stargli vicino. Che pensieri sdolcinati! Scosse violentemente la testa e Tommaso lo interpretò come se non volesse, quindi la ritrasse, ma la ragazza la prese tra le sue e inspirando il suo profumo si addormentò.
Tommaso la trovò infinitamente carina. Quante volte si era addormentata accanto a lui? Aveva perso il conto. Avevano dormito insieme un sacco di volte. Non soli, ovviamente. Facevano un sacco di volte delle specie di pigiama party in compagnia con tutti nella Scuola, e alla fine lei si era sempre avvicinata a lui e si erano addormentati vicini.
Sofia e le sue strane manie. Li aveva portati lei i pigiama party come tradizione. Sperava così tanto di poterli rifare un giorno, come i Natali, o le Pasque, dove si divertivano a lanciarsi le uova normali, cercando di non schiuderle, per finire poi alle docce per pulirsi da tuorli e pezzi di guscio.
Sorrise tre secondi, poi ritornò serio. Le ragazze più importanti per lui erano tristi per i loro amore. Uno andato in frantumi, l’altro separato. Tommaso non credeva proprio che Giulia avrebbe rinunciato così velocemente a Felix. Avrebbe fatto la pazzia delle pazzie pur di rivederlo.
Fissò Thomas che se ne stava andando dalla stanza, facendogli segno di seguirlo con un cenno della mano. Tommaso prese in braccio Clara e la mise nella poltrona accanto al letto, mettendole sopra una coperta. Riuscì a sfilare la sua mano da quella della ragazza dopo qualche tentativo. “Che stretta decisa” disse tra sé a sé ad alta voce, con un sorriso.
Raggiunse Thomas in pochi passi e andarono verso una stanza che sembrava uno studio, dove il libro delle Creature era già in posizione sopra un leggio, chiuso.
Tommaso e Thomas si sedettero ai capi di un tavolo e iniziarono a guardarsi negli occhi. Non riuscirono a rendersi conto dei sentimenti dell’altro fino a che Thomas tirò fuori la lettera. “La dobbiamo leggere” decise senza ripensamenti, aprendo tutto d’un colpo. Sbucarono tre fogli e un foglio più colorato. Forse un disegno.
Prese le carte, e iniziò a leggere, con la voce incrinata a mano a mano che le righe aumentavano.

“Cara Giulia,
se stai leggendo queste righe, significa che quello che doveva succedere è successo. Non avrei mai voluto che accadesse, ma sapevo e sapevamo entrambi che questo giorno sarebbe arrivato. Sono sicuro che tu sai del mio segreto. Lo sapevo da quando ho dimenticato di cancellarti la memoria, quel giorno. Non serve nemmeno che lo scriva, te lo ricorderai sicuramente. Sono stato sciocco, ma una parte di me sperava ardentemente che tu non mi tradissi, facendo scoprire il mio oscuro segreto. Forse speravi di poterti fidare di me e io mi fido con tutto me stesso di te.
Ricordi la nostra canzone? Mi hai salvato, non pensare il contrario. Mi hai salvato dal tuo primo sguardo, dalla prima parola che mi hai rivolto, dal primo bacio che ci siamo dati. Non avrei mai sperato di arrivare a così tanto. Oh si, oggi è il giorno prima del nostro matrimonio. Ti sorprenderai forse, ma in tutto in questi anni ho scritto così tante lettere, per aggiornare quelle precedenti, da dimenticare il numero di penne che ho usato e di carta che ho sprecato.
Alla fine potevo usare solo due parole.
Ti amo.
Forse dovrei citare una delle tue frasi preferite. Me la dicesti un giorno, leggendo uno dei tuoi tanti libri. L’ho modificata, è troppo lunga per me.

‘Ti auguro di trovare la vera felicità. Ti auguro di non dover mai chiedere scusa per la tua gioia. Ti auguro di apprezzare ogni piccola cosa. Ti auguro di essere sempre ciò che vuoi essere. Di ascoltare sempre la tua voce, che vale più di mille altre voci, perché è la tua. Ti auguro di riuscire a raggiungere i tuoi sogni. Ti auguro un giorno senza fine. E una notte eterna se avrai voglia di apprezzarla. Ti auguro di inseguire sempre le speranze, perché sono davvero le ultime a morire. Ti auguro di non vederle mai morire. Ti auguro di capire cosa è giusto e cosa è sbagliato. Ti auguro di capirlo per te e non per gli altri. Ti auguro di piangere, per le cose brutte e quelle belle. Ti auguro di sorridere, sempre.
E spero di poterti essere accanto un giorno per vederti sorridere’ *

Uno scarabocchio di uno smile. La pagina finisce, inizia la seconda.

“Sul fatto di augurati di apprezzare la notte, lo dico sul serio. Non è così male, se io ci sono dentro. Lo spero, in verità. Spero che sia come dica io, così ho una ragione per allontanarmi da te. Allontanarti, non abbandonarti o lasciarti. Io sono sempre con te, nel cuore e nei pensieri, ma se fossi accanto a te sarei pericoloso. Potrei ucciderti. L’Ombra potrebbe obbligarmi di farlo. Perciò, ti prego, non venirmi a cercare.
Parole vane. Parole inutili. Un giorno tu verrai da me, cercherai di portarmi via, ma io sarò già morto, e tu mi raggiungerai.
Non raggiungermi. Pensami. A me basta.
Non morire. Morirei con te.
Se muoio, non cercarmi. Non cercare vendetta, resta a casa e trovati un altro amore. Fa un bambino, chiamalo come me.
Ti do il tuo disegno preferito. Lo amasti dal primo momento e dire che a me non piaceva per niente.
Forse è inutile ripeterlo.
Ti amo.

Ps. L’impronta digitale che lasciavo in ogni disegno, in verità serviva per farmi riconoscere. E’ unica, la mia vera identità che resta di me al mondo. Cercate i miei genitori e mia sorella. Ditegli che non li ho mai dimenticati.
[align=center]Felix. (Felicis :D)[/align] “

Thomas non si era nemmeno accorto della mano di Tommaso appoggiata sulla sua spalla, fino a che non lesse l’ultima parola della lettera. Forse aveva sbagliato a leggerla senza Giulia, ma lei senz’altro avrebbe capito.
Tommaso prese il disegno, lasciato poco più in la e sorrise, sereno e tranquillo.
Li rappresentava. Rappresentava tutti quanti. C’era la Scuola, all’interno di quel foglio 4x4. Sofia, che picchiettava con un dito Francesco, Clara e Tommaso vicini che ridevano, aggrappandosi sull’altra per non cadere dalle risate, Felix e Giulia abbracciati in un bacio. Poi gli altri studenti, da Beatrice con la nutella a Jennifer e il suo fiocco di neve; da Roberta e Luca che discutevano su qualcosa, ai maestri che confabulavano tra loro. Filippo in un angolo tenebroso a guardare la scena. Thomas con il vestito da Babbo Natale. In un angolino bianco, sulla destra, la firma dell’autore e l’impronta digitale, come descritto nella foto.
Thomas sbuffò al vedersi ancora con il costume, ma ormai era entrato nel guinness della Scuola con quella trovata di Alvise. Sapeva che l’amico non sarebbe più tornato da lui, con le frasi severe e giuste, ma piene di affetto. Si ritrovò a pensare per la seconda volta ‘il capitano affonda sempre con la sua nave’. Cercò nel disegno l’immagine di Alvise, e lo trovò accanto a sé, con la sua barba bianca e il sorriso gentile. “Almeno è felice. Ha raggiunto Anna”
Tommaso spostò l’attenzione su di lui, e capì i suoi pensieri, perché strinse la presa sulla spalla per fargli coraggio. “Ce la faremo, vecchio” disse sicuro, usando il nomignolo che utilizzava solo Clara. “Ce la faremo per il preside, per Felix, e per tutti quanti”. Detto questo, lo lasciò nei suoi pensieri, dandogli un’ultima pacca e uscì dalla stanza.
Thomas era agitato. Se ne era andato uno dei suoi più grandi amici, e una Creatura forte e paziente. Come avrebbero potuto dei ragazzi compiere l’impresa in cui lui aveva fallito? “Sono solo dei ragazzi, Thom, maledizione. Perché li voi mandare al catafascio così?”



*, libro da cui è tratto : Angel, Dorotea De Spirito
E un ringraziamento a wy che ha trovato la canzone *-* Giulia - Gianni Togni
E grazie anche a pochè, che non ha sclerato troppo per l'assenza di Tommi XD
Ultima modifica di Saphira_Baby il 3 novembre 2010, 13:34, modificato 1 volta in totale.
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 19 novembre 2010, 18:28

Ok, oggi dovrebbe essere un giorno tutti YEEEEEEEE, YUPPIE, TRALLALERO TRALLALA', ma perchè diavolo devo rovinare il post con qualcosa di triste? >_< ma accidenti a quel paese!
*___* Sclerati *___* Non aggiungo altro XD

Lo studio venne inondato dalla luce del sole crescente, illuminando le superfici dei mobili e dell’uomo che non era riuscito ad alzarsi e andare a dormire. Le occhiaie iniziarono a farsi più evidenti, cerchiando gli occhi tristi. Li batté più volte, sorpreso di aver passato l’intera notte in quella posizione, nel silenzio dei suoi pensieri.
Alzò la testa non appena vide Barry bussare alla porta. Indossava un grembiule da casa, sotto abiti quotidiani. Aveva in mano una tazza di the caldo. Spirali di fumo uscivano per diffondersi nell’aria dalla tazza. “Buongiorno. Dormito bene?”
Thomas accettò con un sorriso la sua colazione, mentre scuoteva stancamente la testa. “Si può dire che non ho chiuso occhio. I ragazzi stanno bene?” domandò preoccupato. Aveva già perso l’amico di sempre, non poteva permettersi altro dolore sulla coscienza.
Barry si voltò verso di lui. “Una ragazza è stata male. Non Giulia. Bionda, occhialuta. E’ svenuta di colpo di nuovo e poi si è rialzata come se non fosse successo niente. Ha detto che era normale e che non dovevamo preoccuparci, però. Uhm.”
Thomas si allarmò. Doveva avere più tempo, non era ancora arrivato il momento. “Dov’è? Non c’è un cavolo di Guaritore da queste parti?”
“Certo che c’è, un ragazzo vivace, ma è scosso anche lui. Non doveva esserci Alvise con voi?” vide l’ombra passare sugli occhi dell’uomo e capì. “Mi spiace molto Thom”, disse battendogli delicata la mano sulla spalla più vicina.
Scosse la testa e si decise ad alzarsi in piedi. Si sentiva le gambe pesanti, come se al loro posto si fossero materializzati due blocchi di cemento armato. Non lo diede a vedere; finì di bere il the, stranamente poco invitante, e andò verso la stanza che Barry gli aveva appena indicato. Era facile da raggiungere, se fosse successo qualcosa, proprio vicino alle scale, accanto ad altre due. Bussò, sperando che fosse già in piedi. Sono l’unico scemo che sta in piedi tutta la notte.
“Avanti” disse una voce all’interno, dal tono allegro. “Thomas, che piacere vederti! Sapevo che avresti portato gli altri qua. A parte Felix.. va beh, è un altro discorso” sorrise. Era ancora a letto, con un libro tra le mani, quasi finito a giudicare dal segno che teneva.
“Roberta, mi hanno detto che sei stata male. Sicura che puoi perdere tempo leggendo?” domandò, sedendosi accanto alla ragazza e dandogli delle pacche sul piede destro. Non ora..
“Leggere non è mai una perdita di tempo. E se questo deve essere il mio ultimo periodo, voglio fare quello che mi piace di più fare. Finisco le saghe che ho iniziato. Visto che non mi avete mai fatto comprare dei libri a Scuola, ho chiesto a quello scricciolo di Mel di comprarmeli. Credo che li abbia rubato però. Dovete metterla in riga”
“Troppo tardi. E’ così da quando la conosco e sempre resterà tale. Non credo che tu lo sappia, ma Barry e Mel sono due delle poche persone che sono riuscite a salvarsi dal potere di Charles. Barry era una donna di trent’anni, quando conobbe Charles e se ne infatuò. Charles d’altra parte, riconosceva che il suo, i suoi, poteri erano interessanti e la portò con sé. Era colei che riusciva a trovare le Creature più potenti e le portava da lui. Charles a quell’età non era nel pieno dei suoi poteri, utilizzava di più pozioni o faceva esperimenti.
Un giorno Barry conobbe Mel, una bambina di sette anni orfana, che riusciva a comunicare con gli animali grazie alla mente. In tutti quegli anni, aveva desiderato avere un figlio e non trovò giusto consegnare una bambina come lei a Charles, così la prese con se e scappò qua a New York. Ovviamente Charles la trovò e dicendo che non voleva fare niente di male, entrò in casa loro. Diede a Barry una pozione che la rese con quell’aspetto e a Mel una pozione che la rendeva sempre giovane, ma anche la mente rimase giovane e inesperta. Non è immortale, ma avrà la vita più lunga di un normale essere umano”
Roberta aveva ascoltato con interesse tutto il racconto, non interrompendolo mai, raffigurandosi come sarebbe stato per le due donne accettare tutto quello che le era successo. Probabilmente Mel non si ricordava nemmeno di tutto ciò. “E tu come le hai conosciute?” domandò invece, eliminando dalla sua testa domande inopportune come ‘Barry è ancora innamorata di Charles?’
“In un meeting di Creature. Ce n’erano un sacco tempo fa,si svolgevano da tutte le parti del mondo, con persone di nazionalità diverse e di tutti i generi. Era veramente fantastico. Ero affascinato da questa donna che sembrava vecchia, ma con la mente così giovane e dalla bambina dal sorriso maturo. Rimasi veramente basito dal loro racconto e ci tenemmo in contatto. Per questo sapevo che lei prima o poi sarebbe tornata ad aiutarmi” la voce si incrinò e Roberta preferì non chiedere nient’altro. “Ti lascio alla tua lettura. Se ti serve qualcosa, sono da qualche parte per la casa” le sorrise e dopo un’ultima pacca sul piede lasciò la camera.
*
Il ragazzo diede un ultimo pugno sul muro, facendosi definitivamente male alle nocche. Perché? Perché non ho potuto fare niente?
Prima di ricominciare, una mano minuscola prese le sue e le diede un bacio. Alzò gli occhi, facendo incrociare i suoi con quelli azzurri di lei. La abbracciò d’istinto, meravigliandosi di quanto potesse farlo sentire meglio con il suo calore. “Grazie” le sussurrò, mentre la avvolgeva stretta tra le sue braccia. Lei non riusciva nemmeno ad arrivare al suo mento, ma riuscì in qualche modo ad accarezzargli la guancia graffiata. “Ti sei fatto male, non posso lasciarti solo qualche ora che già ti rovini il viso”
“Le cicatrici fanno valere il coraggio di un uomo” proclamò ridacchiando Francesco, sfiorandosi con un dito la linea sulla guancia sinistra.
“Che coraggio! Una scheggia del muro impiantata! Un coraggio da leoni, secondo me eri tutto orgoglioso quando hai strillato come un bambino quando ti hanno disinfettato la ferita” ridacchiò a sua volta Sofia, baciandolo quando il ragazzo si finse imbronciato.
“Fa male, perché non avevano quello verde per i bambini” disse scoraggiato, facendoli ridere. “Sono totalmente inutile. Non sono degno di avere il mio potere se non sono in grado di utilizzarlo. Una sberla in pieno viso.
“Francesco, amico del diavolo, Volto. Non dire mai più queste cose. Da grandi poteri derivano grandi responsabilità..”
“Non vale rubare le battute ai film”
“.. e se la Luce non crede che tu non sia in grado di averla, se ne andrebbe. E’ Lei che ti ha scelto, ricordatelo: si fida di te. Tuo fratello era troppo scemo, per questo l’Ombra l’ha preso. Secondo me l’Ombra ha sbeffeggiato un sacco la Luce quando ha scelto Filippo come prescelto”
“Non nominarlo, non nominarlo. Mi fa sentire completamente inutile”. Un’altra sberla sul viso. “Sei di coccio? Non sei inutile. Solo perché non hai capito le sue intenzioni, non significa che sei inutile. Programmava quel fatto da anni. Solo Thom sa la verità, mi ha mandato a chiamarti. Ce la vuole raccontare, tutti insieme”
Lo prese per mano ancora una volta e insieme lasciarono la piccola palestra dove si trovavano. In molti c’erano andati per sfogarsi quando erano arrivati senza una spiegazione in quella casa, ma piano piano si era svuotata tutta, lasciando Francesco da solo. Non aveva dormito. Era preoccupato per tutti.
Francesco e Sofia erano gli unici che non erano ancora arrivati. Si erano riuniti tutti nel salotto enorme della casa, sedendosi dove possibile o appoggiando la schiena contro il muro. Thomas era uno dei pochi in piedi, accanto al caminetto a muro spento. Teneva in mano una foto, picchiettando la cornice contro la mensola dove era poco prima appoggiata.
“Bene, ci siamo tutti”proclamò ad alta voce, senza voltarsi. Non ne aveva bisogno. “Devo raccontarvi un po’ di fatti, che coinvolgono tutti noi”. Ispirò a fondo l’aria. “Filippo Volto si è unito all’Ombra. E ora ha un potere insuperabile per chiunque, riesce a uccidere. Gli basta un pensiero, un capriccio e ognuno di noi si avvicina alla fine della sua vita. Si sospetta che il potere sia limitato, perché il potere della Notte Eterna è diviso in due”
“Cosa? Come mai ce l’ha solo ora?” domandò Maria, una ragazza che aveva sempre avuto la mente acuta. Thomas le riguardò una occhiata particolare, per poi ritornare a fissare il vuoto. “Ha ucciso a sangue freddo. Caterina”
Jennifer singhiozzò. Era stata amica sua per molto tempo e , anche se all’epoca la considerava un’ochetta e poco più, le dispiaceva molto che le fosse capitata la stessa fine. “Dovevo essere io al posto suo”
Thomas scosse la testa. “No, non dirlo”
Jennifer si alzò in piedi. “Visto che siamo in vena di confidenze. Quando fui attaccata tre anni fa, quando perdetti la memoria, fu a causa di Filippo. Non ricordavo come fosse successo, ma qualche giorno dopo il lucchetto che non mi faceva sapere ciò che era successo, si è aperto e ho ricordato. Ricordavo come si fosse avvicinato alle mie spalle e mi avesse colpita duramente e come la sua ombra avesse preso possesso della mia. Mai più. Non ho voluto dire niente..” guardò Clara con occhi colpevoli “.. perché nonostante tutto pensavo che non avesse scelto lui quel destino, che gli era stato imposto. Mi spiace, non credevo potesse arrivare fino a questo punto” . Nicolò al suo fianco le strinse forte la mano. Tutti, involontariamente, si erano spostati verso di lei per rassicurarla.
Thomas scosse la testa e Clara le sorrise. “Non importa” dissero in coro, a bassa voce, come se si fossero messi d’accordo. “Sarebbe arrivato a questo punto con o senza quell’avvenimento. E c’è un’altra cosa, che potrebbe turbarvi”
Lasciò vagare lo sguardo sulla stanza, apprezzando i volti dei ragazzi ancora con lui, fino a incrociare lo sguardo di Tommaso, che aveva lasciato per qualche minuto Giulia, ancora al piano di sopra. “Felix è una pedina in mano a Charles. Lo è sempre stata, ma, credetemi, nel corso di questi anni è cambiato. Ne sono certo, come sono sicuro che voi qualche ora fa avete festeggiato il suo matrimonio”
Qualcuno fissò il pavimento, ci fu chi trascinò i piedi, chi si immergeva in silenzio nei propri pensieri. Felix aveva conquistato tutti quanti, con i suoi modi gentili e spiritosi, a volte ironici. E poi non si poteva voltare lo sguardo da nessuna parte senza vedere qualcosa che non gli riguardasse, a Scuola. Le pareti erano piene dei suoi disegni, delle sue idee di modificare l’ambiente monotono. Impossibile non affezionarsi.
“E perché non è restato?” domandò sempre Maria. “Proprio perché ha sposato Giulia dovrebbe rimanere accanto a lei”
“Se fosse stato possibile, l’avrebbe fatto volentieri, non credi?” sbottò Clara. Perché domandare una cosa così ovvia?
“Io sarei rimasta comunque” disse lei, “Tanto, se ce lo diceva prima, avremmo potuto fare qualcosa per lui. Non dire niente, può solo portare a questo: complicazioni. Se Jennifer diceva subito di Filippo, lo rinchiudevamo dentro a qualche cosa e lui non si univa all’Ombra, complicando già una guerra complicata”
“Ma tappati la bocca” continuò Clara, anche se un po’ riusciva a percepire i suoi pensieri. “Sarebbe stato più semplice forse, ma ormai è successo e dobbiamo adeguarci alle conseguenze”
“Clara ha ragione. Felix dirà i nostri piani a Charles. O almeno, sarà costretto per non fare una brutta fine. Quindi dobbiamo fare tutto da capo. Luca, cosa dici? Quando sarebbe meglio attaccare?”
Il ragazzo alzò di colpo la testa, sentendosi chiamare in causa. Ragionò un po’ su e alla fine prese un palmare. “Sarebbe meglio attaccare entro cinque giorni, se sapessimo dove si trova esattamente l’Ombra, e Filippo. Non si aspetterebbero di certo il nostro attacco così anticipato, rispetto a quanto deciso in precedenza. Servirebbe Roberta, è lei quella brava. Solo che al momento non è disponibile”
“Cinque giorni sono fuori discussione. Troppo presto, e non saremmo al completo. Giulia ci serve per forza, ma ora è nelle stessa situazione di Roberta. Quindi, godetevi due tre giorni di riposo e poi ricominceremo. Non voglio che vi allontaniate e se lo fate non dovete mai essere da soli. Ve lo proibisco. Francesco, tu rimani qua. Non ci possiamo permettere che ti faccia male”
“Niente shopping per te, Sofi” , sospirò scoraggiato Francesco. “Proprio ora che mi era venuta voglia”. La ragazza le diede un pugno sul braccio, scherzoso. “Potevamo andare a fare un giro al parco, a vedere qualcos’altro e invece! Uffi a me”
“Ricordati il discorso di prima” disse lei, portandolo via. “Thomas ha finito con i discorsi, vuole solo bere qualche tazza di the e rilassarsi. Giusto?”. Non attese nemmeno risposta e se ne andò con un occhiolino.
“Quella ragazza. Farà diventare pazzi tutti quanti. Comunque ha ragione, sloggiate di qua”
Non se lo fecero ripetere due volte: i ragazzi si alzarono in piedi e si sparpagliarono per tutta la casa, oppure uscendo, chiedendo permessi ai Maestri, che erano rimasti in disparte tutto il tempo. Silenziosi, se ne andarono tutti insieme verso una saletta accanto al salotto. Clara li osservò e affiancò il vecchio. Ammettere ciò che aveva fatto Felix doveva essere stato duro per lui. “Ehi, Vecchio. Ti va una passeggiata nella tua città di origine? Con te sarò al sicuro e Tommaso non avrà di certo voglia di lasciare Giulia da sola”
L’uomo la guardò rincuorato. “Ne avrei veramente voglia”, disse porgendole il braccio, come se fosse un cavaliere che doveva portare da qualche parte la sua dama. “Troppo gentile, messer”
*
Andarono in compagnia di Blast per le strade di New York. Il cane andava contro ai pochi gatti che incontrava, giocava con gli altri cani nei parchi che visitarono e stava fuori sul marciapiede, quando Clara aveva voglia di visitare un negozio. Riuscirono a vedere la Statua della Libertà da lontano, ma non ebbero tempo per visitarla da più vicino, perché il sole era prossimo a finire il proprio ciclo nel cielo.
Erano riusciti a strappare gli ultimi due hot dog a uno che li vendeva su una bancarella accanto alla strada. Blast invece, ne prese uno e scappò via veloce. “Quel cane, sarà abituato a questo genere di cose, ci scommetto su quello che vuoi. Con una padrona come Barry..”
“Sembra simpatica Barry, Mel non mi convince”
Thomas spiegò a grandi linee la loro situazione, come l’aveva detta a Roberta quella mattina presto. “Mel si dimentica molto spesso le cose, è energetica ma se può, va a dormire e si risveglia anche il giorno dopo. Mangia un casino, non ingrassa di un grammo e non sono sicuro che sia per il metabolismo veloce. Inoltre si allena come una matta, più di tutti voi messi insieme. Mai vista una così. E pensa che ogni anno frequenta la stessa classe e nessuno dice niente. Newyorkesi..”
“Sul serio? Cavolo, se ne fregano molto dei loro studenti le scuole”
“Scuola privata. Finché qualcuno paga, nessuno si lamenta e fa domande” commentò aspro Thomas. “Andiamo da Starbucks a prendere qualcosa a Sofia?”
“Perché non andiamo a prendere qualcosa per tutti, invece? Scommetto che ne saranno contenti. Non c’è qualcosa del tipo ‘prendi due, paghi uno’ ?”
Thomas scoppiò a ridere di gusto. “Quanti dollari hai invece?”
“Nessuno..”
“Se non ci fossi, io” alzò gli occhi al cielo, entrando in un negozio sicuro.
*
“Siamo tornati!” urlò Clara, tenendo in mano un tipico vassoio da trasporto americano. “Il lupo è nel mio stomaco!” . Alzò lo sguardo sul soffitto, sicura di trovarci Mel e infatti era là, nella sua solita posizione e con i suoi numeri pugnali. “Ciao Mel! Come va? Ti va un caffè?”
“La caffeina fa male per i bambini, ma anche a tutte le età. Ti rende attivo e non ti fa dormire. E a me piace dormire e serve! Senza una buona dormita, non si fa niente” saltò a terra con un leggero tonfo. “Ma se c’è un decaffeinato lo accetto volentieri”. Picchiettò con le dita su diversi tappi bianchi e dopo un po’, ne prese uno con fare deciso. “Dovevate prenderne di più”
Andarono nella cucina, appoggiarono le bevande sul tavolo e con gran voce chiamarono tutti. “Caffè degli USA!”
La prima ad arrivare, naturalmente, fu Sofia, tutta saltellante. Si era cambiata, aveva una delle sue solite gonne enormi con sotto dei leggeri pantacollant neri. “Yuhu! Sapevo che mi portavate qualcosa! Uno vale l’altro?”
Alla fine, quando tutti presero il proprio cosetto, non ne rimase nemmeno uno per i due che li avevano comprati. “La prossima volta ve li andate a prendere voi!” urlò Clara, osservando minacciosa Sofia, facendo per l’ennesima volta la fila. Ormai aveva perso il conto. “Stanotte non dormirai” osservò Clara, che conosceva bene i suoi ritmi, imitando poi la voce di Mel, ricordandosi le sue parole.
“Perfetto. Ne approfitterò per leggere l’elenco delle Creature, cercando qualcuno che ci possa essere d’aiuto. Thom, c’è un modo per riconoscere gli Aequum da tutti gli altri?”
Thomas scosse la testa. “Non ne ho idea. Servirebbe la Fach, ma mi sa che lei è rimasta in biblioteca per nascondere i propri tesori. Non preoccupatevi, sono sicura che lei sia ancora viva. Era la sua casa quella stanza, di sicuro sapeva dove nascondersi e avrà pensato bene di nascondersi in uno dei passaggi segreti che portano all’esterno”
“E allora perché il preside non ce l’ha fatta? Se si è salvata lei, come dici tu, potrebbe essere ancora vivo il preside!”
“No. Ne sono sicuro. E’ una strana sensazione che ho. Catturato e ucciso? Suicidato? Non ne ho idea, ma Alvise non è più tra noi” disse triste, spostando lo sguardo al soffitto, come se volesse osservare il cupo cielo stellato e vedere un suo sorriso luminoso come le stelle. “E’ felice. E’ morto come voleva. Morire di vecchiaia non faceva per lui, anche se dimostrava il contrario”
“E te invece?”
“Vorrei potermi sdraiare sul mio soffice letto in Trentino, tra le montagne, e ascoltare per l’ultima volta l’usignolo alle cinque del mattino, gli scoiattoli che iniziano a saltare di ramo in ramo e gli stambecchi nel giardino che cercano il pane. Ma soprattutto, sapendo che non mi risveglierei con la preoccupazione che l’Ombra attacchi innocenti su innocenti da un momento all’altro”
Clara sorrise. Come se l’aspettava; ormai lo conosceva troppo bene per non sapere che risposta avrebbe dato. “Magari con una persona al tuo fianco che emana l’ultimo respiro insieme a te”
“Ehi, io sono unico e la mia morte sarà tale. Solo per me. Quel giorno nasceranno solo persone, non morirà nessuno a parte me”
“Wow, come sei possessivo del tuo giorno X!” canticchiò Sofia. “Non puoi interrompere la morte o l’Ombra, è un circolo vizioso senza fine. Mai sfidare la morte: Lei vince sempre” strinse le spalle e fece un sorriso, ma entrambi sapevano cosa stesse pensando. I genitori di Sofia erano morti l’anno prima, dopo essere riusciti a liberare un intero villaggio del Sud America da soli contro i seguaci dell’Ombra. “Quindi è meglio dare il meglio di se stessi fino alla fine. E se questa arriverà prima del dovuto, accettarla sapendo che non ti saresti mai tirato indietro”
“Quindi morirai in battaglia?” domandò accigliata Clara, che non voleva proprio pensarla morta. “TU non morirai, cara mia. Devi prima passare sul mio di cadavere!”
Sofia alzò gli occhi al cielo, borbottando qualcosa simile a un “contenta tu”
Thomas intanto fissava fuori dalla finestra. Loro erano la a parlare di morte, proprio quando una ragazza sopra di loro rischiava di andarci contro da un momento all’altro, senza via di fuga. “Dovreste andare a trovare Roberta. Era lei la ragazza che è stata male”
I sorrisi delle due ragazze si spensero, allontanando la battuta che avevano appena fatto e che Thomas non aveva potuto sentire, immerso nei suoi pensieri. Lo fissavano atterrite, come se al posto del suo corpo ci fosse un fantasma un mostro con lunghe zanne e occhi rossi come il diavolo.
“Oh no no no no” iniziò a dire Sofia, mentre Clara scompariva sopra le scale e dove, senza bussare, apriva la porta di scatto della camera di Roberta. Non c’era nemmeno da chiedere se era la sua, lo percepiva.
Lei era ancora sdraiata a letto, sul fianco dentro. Teneva in mano una pila enorme che illuminava un libro, quasi giunto alla fine. Roberta alzò lo sguardo sorridendo e mostrò con entusiasmo la copertina del libro. La parola “Saved” si illuminava al contatto della luce. “Zoey mi fa penare. Fino alla fine! Va beh, dovrai leggertelo. Avevi regalato il primo a Sofia, ma dopo un paio di pagine l’ha scartato e l’ha dato a me”
“Dovevo aspettarmelo da una come lei” ridacchiarono. “Come stai? Il vecchio mi ha detto..”
“Thomas dice un sacco di cose. Io sto bene. Sono felice, ho fatto tutto quello che dovevo fare e ora però non mi fanno nemmeno fare uno schema per aiutarvi. Mi sento così inutile!”
Clara le prese le mani e poco dopo arrivò anche Sofia, lacrime agli occhi. “Ehi, mica sono all’altro mondo! Sto una favola! Ho letto quattro libri in meno di sei ore, significherà pure qualcosa!”
“Che non riesci a essere una insopportabile mangia - libri?” domandò scherzosamente Sofia, riuscendole a togliere un sorriso.
“Beh, forse hai un ragione”
Risero. Clara ormai sentiva le lacrime pungerle gli occhi rossi. “Sei una scema. Perché ?”
Roberta la fissò. Sapeva da sempre cosa pensava al riguardo. “Ehi, non ti mettere a piangere. Già basta l’Aequum dell’acqua, che farà svolazzare per aria le lacrime perché non riesce a controllare il suo potere. Poi se ti ci metti pure tu, farai diventare tutto una nuvola d’umidità”
“io so controllare il mio potere” disse, fingendosi offesa, mentre le lacrime senza volerlo diventavano di mille forse e dimensioni, senza controllo. Sofia se ne accorse solo allora e cercò invano di rimpicciolirle. “Quando sono triste il mio potere è più forte, riesce a prendere il soppravvento” commentò ammirata.
Clara guardò le lacrime giganti con orrore. “Attenta almeno a non allagare la casa. Falle sparire o qualcosa del genere. A me fanno paura”
“Bene, quindi non dovete piangere, così Sofia non allaga casa e Clara non sviene dalla paura, visto che rimarrà sotto la coltre d’acqua. Uffa. Dovreste farmi sorridere vo e invece siete . .fiappe! Dannate voi. Ho letto che per sorridere si usano la metà dei muscoli che si usano per aggrottare la fronte. Bene, ora voi l’avete aggrottata così tante volte che le rughe vi verranno fuori a Natale. Meglio sorridere, no?”
Sofia corse fuori dalla stanza e riapparve con un barattolo piccolo e bianco, col tappo blu. Lo aprì, si mise una quantità esagerata di crema sulla faccia e sospirò. “Non potevi dirmelo prima?”
Risero proprio di gusto forte, attirando qualche curioso a sbirciare dalla porta, ma l’unica cosa che videro era Sofia tutta impasticciata che cercava di togliersi la quantità esagerata di crema dalla faccia e Clara che era seduta a terra, ridendo come una matta.
“Ehi, Roberta, hai proprio ragione: meglio sorridere.”
Ma la risposta non venne. Neanche una risatina di risposta.
L’ultima pagina del libro era stata letta, l’ultima risata con le amiche fatta; l’ultimo suo ricordo era il suono di una risata spensierata e leggera che correva nell’aria.
L’ultimo incantesimo compiuto. Una catenina di foglie piccole e verdi le incorniciavano i cappelli biondi, rendendola molto Natura. Una pioggia di foglioline cadde dal nulla, avvolgendola come una coperta sul letto dal quale presto sarebbe stata postata.
Un ultimo sorriso eterno sul volto.
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

— Vittorio Agnoletto.
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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 8 dicembre 2010, 22:05

Ok ok ok, so che avevo detto che postavo entro l'8 o l'8.. ma l'8 non è ancora finito (per mia fortuna spacciata - ndMcGranitt)
Ok, non so perchè, ma avevo voglia di mettere qualcosa di HP, e l'ho messo da qualche parte.. °-° qualcosa su Tonks e Lupin (non uccidermi Wy, giuro che non l'ho fatto apposta XD)
Quindi, ecco a voi il chap, che mi scoccio di correggere :P (si, i verbi sono coniugati che sono un casino, come al solito. Non mi piace grammatica, capitemi XD)
Non uccidetemi ahahaha


Fu vestita dai colori del sole, del cielo e delle colline fiorite, tra i capelli un cerchietto di foglie rosse, le sue preferite.

I ragazzi piangevano nei loro vestiti scuri; altri cercavano di non farlo e sorridevano, come avrebbe voluto lei.
Con indosso gli abiti più colorati che avevano trovato, cinque figure stavano in piedi accanto alla bara bianca.
*
“Pappe molli, tutti in piedi. Dobbiamo battere un uomo molto cattivo e uno ancora più cattivo. Pronti pronti?” domandò loro Sofia, danzando sul post con Francesco, il quale cercava di bloccarla per la troppa vivacità.
“Thomas ha detto che ci lascia un giorno libero e poi dobbiamo partire; ricordi? Un po’ di respiro” rispose borbottando Clara, che non voleva rinunciare alla poca libertà che aveva.
Si trovavano sulla cima di una collina, molto distante dalla città, ma sempre raggiungibile se fosse successo qualcosa. Il vento carezzava loro i capelli e le vesti risplendevano alla magnifica giornata di sole che si presentava.
Tommaso annuì. “Dai, un po’ di relax sul serio; magari domani siamo senza testa e non siamo nemmeno riusciti a goderci gli ultimi istanti” disse, tra il divertito e il serio e cercò di sbloccare la tensione con una risatina. “Non la conoscevo quanto voi Roberta, ma ve l’ha detto lei: dovete sorridere e ridere. L’unica che ci riesce è Sofia, ma lei è la risata fatta persona, non vale!” . Abbozzò un sorriso. “Voglio fare una passeggiata”. Si alzò di scatto e andò verso il primo boschetto che vedeva da lì. Scese la collinetta, spinto da un preavviso impulso.
Lo sentiva tra quei rami, quell’erba soffice e le cortecce dure degli alberi.
Lo seguiva attraverso di essi, chiudendo gli occhi e lasciando spazio agli altri sensi: passi oltre ai suoi, respiro accelerato che andava a tempo con il cuore; lo sconosciuto sembrava quasi emozionato.
Tommaso cercò di seguire l’istinto e non la sua curiosità, ma, stranamente, dicevano la stessa cosa.
Avanzò più in fretta, a passo di corsa. Spostava rami pendenti e saltava quelli caduti a terra.
Era vicino, lo sentiva; lo sconosciuto si fermò e poco dopo Tommaso riuscì a raggiungerlo.
Sembrava che non lo vedesse da secoli, ma che lui fosse rimasto il solito ragazzo.
Aveva il viso segnato da lacrime amare, gli occhi circondati da occhiaie.
“Mi hai proprio messa nel sacco. Vattene, prima che decida di farti fuori”, girò sui tacchi, voltandogli le spalle, anche se l’unica cosa che voleva era picchiarlo a morte.
“Mi dispiace”
“E’ un po’ tardi per le scuse. Non servono a niente e oggi è già una giornata triste, quindi vattene”
“Dille che la amo”
“Come posso crederti?”. Strinse i pugni, cacciando indietro le lacrime. Le sentiva punzecchiargli gli occhi e poco a poco anche le guancie. “Lei soffre a causa tua”. Voleva dirgliene di tutti i colori, picchiarlo fino a fargli provare quello che provava Giulia.
Una mano gli diede una pacca sulla spalla, titubante, ma al risposta fu l’opposto, decisa e determinata. “Perché mi conosci. E sai che non le farei nulla di male, anche se so di averlo fatto” Felix teneva gli occhi chiusi, come a meditare. “Non la devo vedere, le succederebbe di sicuro qualcosa e già le ho fatto del male. Troppo. E se tu sei riuscito a sentirmi, era perché volevi sentirmi. Se no, non si spiegherebbe come tu sia l’unico a cui è venuta la voglia di fare una passeggiata”
Tommaso gli rivolse una offesa, frustato. Non aveva senso, aveva solo voglia di camminare, allontanarsi. Aveva sentito solo dopo la sua presenza. “Dovresti vergognarti. Mentire a tutti noi. Ti credevamo nostro amico. Tu sei mio parente dopo il matrimonio! L’hai sposata, mia sorella. L’hai sposata. Tutte le promesse se ne sono andate al vento. Non si fa così, Felix”. Si sedette su una radice che spuntava dal terreno. “Ha pianto così tanto da non avere più lacrime in corpo. E’ triste, quasi non riesce a parlare”
Felix abbassò lo sguardo, sconfitto. Fece per parlare, ma non riusciva a dire nulla, ma Tommaso continuò. “Ma di una cosa sono sicuro: se non ti avesse conosciuto, sarebbe infelice”
“Ne sei sicuro?” fece in un sussurrò Felix. “Non soffrirebbe se non mi avesse mai conosciuto ”
“Soffre per amore. E’ meglio così per lei”
Si guardarono. Non ci fu nemmeno bisogno di dirsi addio, per capire che quella sarebbe stata l’ultima volta. Gli occhi verdi e quelli castani, si sarebbero incrociati ancora, ma quelli verdi saranno di un’altra persona.
Felix svanì leggero tra le foglie, mentre Tommaso rimase lì, seduto sulla sua radice, a pensare.
Il sole calava lentamente mentre tornava alla casa. Immerso nei suoi pensieri, cercava di ricordava frasi o silenzi che aveva fatto Felix in quei tre anni, per far capire loro che non era un amico affidabile come credevano.
Ce n’erano troppi di silenzi, di risposte vaghe a domande sul suo passato; erano poco importanti allora, nessuno si interessava più di tanto.
“Ma guarda te, sembra che hai appena visto un fantasma” disse una vocina alle sue spalle.
Era una ragazza di colore, con i capelli legati in una lunga treccia. Gli occhi erano magnetici, sembrava catturassero tutto ciò che guardava. Alta e sinuosa, si era avvicinata a lui silenziosa. “Sicuro di star bene? Sei molto pallido. Incontrato una vecchia amicizia?”
“Si può dire di si. Scusami, ma chi sei?”
“Saida. Scusa te se mi sono permessa di interessarmi ai fatti tuoi. Ma stavi andando contro quel palo” indicò proprio quello che era quasi davanti al suo naso. “Mi sembrava carino avvertirti” sorrise.
Tommaso annuì distratto. “Già, ma io devo andare”
La ragazza sorrise. “Figurati” lo guardò allontanarsi, mentre diventava nebbia, facendo spegnere il suo sorriso.

Dopo qualche vicolo svoltato e vie percorse, Tommaso pensò di essere stato maleducato, visto che non l’aveva nemmeno ringraziata. Si disse che sarebbe ritornato il giorno dopo per ringraziarla, se l’avesse ritrovata.
Finalmente, arrivò alla casa. Dopo aver salutato Mel sul soffitto, Blast che ringhiava e Barry in cucina, il ragazzo andò in camera della cugina.
La trovò come sempre seduta sul letto, senza fare niente e lo sguardo a fissare il nulla. Vestita ancora di nero dal matrimonio, era in armonia nella stanza scura, con le tapparelle abbassate e nessuna luce accesa: l’unica che dava un po’ di calore alla stanza, arrivava dalla fessura sotto la porta.
La salutò con un abbraccio, ma quando fece per staccarsi, lei lo tenne a sé e inspirò a fondo il profumo che sentiva. Bosco, muschio, amore.
“Dov’è?” sussurrò spaventata, emozionata. “Dove l’hai incontrato?” la sua voce aumentava di parola in parola. “Dov’era?”
“Dove tu non dovrai mai andare. Fidati, è meglio così, e comunque non lo incontreresti più”. Abbassò lo sguardo, sapendo che aveva gli occhi accusatori su di lui, cercando di vedere nella sua mente. “Vado a fare una doccia”
Se ne andò, prima che lei potesse fare altro per fermarlo e farsi dare i dettagli. Non c’erano segreti tra di loro, non ce ne potevano essere. Si capivano meglio di chiunque altro, le parole non sembravano mai bastare senza uno sguardo quando parlavano e si confidavano.
Si fiondò nel primo bagno libero e accese l’acqua rilassante e calda. Lasciò che questa gli liberasse dai brutti pensieri.
La porta del bagno si aprì e si richiuse velocemente. “Mi dispiace, faccio in un lampo! Non ce la faccio più. Stai dentro la doccia e non guardare”
Tommaso prese l’asciugamano che aveva messo accuratamente sul bordo della doccia e si coprì. “Ehi, c’è qualcosa che si chiama Privacy!” . Non riuscì a trattenersi, rise. Una sensazione di deja vù. “Clara, so che non riesci a stare lontana da me, ma ti pare il luogo?”
Le voltò le spalle, lasciandola fare quello che doveva fare, tra la faccia sdegnata e confusa di lei. “Adesso fai lo sbruffone donnaiolo? Oh Tommi, hai tanto da imparare” ridacchiò ironica. “Puoi girarti”
Continuarono a ridere guardandosi. “Ti ricordi?”
“Purtroppo” fece lei, mentre lui sbuffava. “Ne abbiamo passate così tante, non credevo rivivessimo proprio questa scena”.

Tommaso allargò il sorriso. Non poteva dirlo, ma invece lui ci aveva sperato molto. “Sai una cosa? Potremmo anche rifare tutte le volte che ci siamo scontrati per sbaglio, baciandoci” si avvicinò, ancora con l’asciugamano intorno alla vita.
“Ti piacerebbe, Furlon” . Clara non riusciva nemmeno a prenderlo in giro sul serio; sussurrava le parole, mentre ormai sentiva le gocce dei capelli di lui bagnarle il viso, le mani le toccavano le guance ormai rosse dall’imbarazzo.
Clara si alzò in punta di piedi, mettendo la sua bocca davanti a quella del ragazzo; si aggrappò alle sue spalle, mentre con un sorriso beffardo diceva “Fregato”
Tommaso sorrise a sua volta. “Non credo proprio”
Diverse volte le loro labbra si era unite, incrociate tra di loro, ma questa volta era diverso. Lo volevano entrambi quel famoso bacio, che aspettavano da tempo senza saperlo.
Le braccia di entrambi avvolsero i loro corpi, lentamente; le loro menti si sondavano tra loro, trasmettendosi sensazioni su sensazioni.
Erano ancora abbracciati, quando si levarono urla di felicità fuori dalla porta e Sofia irrompeva in bagno ballando la macarena e dietro Francesco faceva il trenino con Thomas.

“Ehi Clara, tutto ok?” Tommaso le sventolò le mano davanti agli occhi. La ragazza trasalì. Aveva solo immaginato tutto quanto. Sorrise al ragazzo e, prima che potesse accadere tutto quanto, urlò le sue scuse e uscì dal bagno per nascondersi in camera sua, lasciandolo vagamente perplesso nel bagno umido. Affondò la testa nel cuscino, sentendo le guance scaldarsi. “Idiota!”
Si mise la tuta addosso e si legò i capelli davanti allo specchio. “Ho addirittura le guance viola! Clara, non ti starai innamorando, è proprio il momento peggiore del mondo”
Una risatina. “Come direbbe Silente, un po’ di amore in più in questo mondo non fa mai male. Pensa, Tonks e Lupin si sono sposati e lui era un lupo mannaro e lei sarebbe diventata una reietta per questo motivo, però l’hanno fatto” pausa “Pessimo esempio, sono morti”
“Sofia, tu si che sai mettere di buon umore la gente! E poi, scusa, di chi credi che io stia parlando?”. Alzò una mano, prima che la ragazza potesse replicare. “Guarda, lascia perdere. Andresti avanti per ore e ore a parlare di tu sai chi. E non intendo Voldemort. Su di lui, potresti parlare anni e anni, altroché”
“Dai, vengo a farti compagnia in palestra. Almeno se incontri tu sai chi, potrai far finta di combattere un po’ con me. Anche se tecnicamente è lui il tuo compagno, in tanti versi” ammiccò correndo fuori dalla portata di un suo calcio.
*
Il giorno dopo

Tommaso camminava su e giù per la strada, dove il giorno prima aveva incontrato Saida. Sapeva di essere in ritardo per la partenza verso il Montana, uno dei tre Stati segnalati da Tine alcuni anni prima. Avevano indotto indagini su indagini per capire qual’era quello giusto ed erano praticamente certi della loro destinazione.
In qualche modo, sapeva che l’avrebbe trovata. Sarebbe venuta lei stessa.
“Giovane straniero, che ci fai ancora qua?”
Tommaso si voltò verso Saida, senza parole. Sembrava un ninja pronto a fare battaglia. Vestita in una tuta nera, con una cerniera sul davanti a chiudere l’abito. Indossava un mantello attorno alle spalle, blu scuro, ma sotto di esso si riusciva comunque a intravedere la cintura di pugnali.
“Cosa.. Per quale motivo indossi quella roba?”
“Caro ragazzo, lo sai meglio di me” il suo tono di voce era improvvisamente cambiato. Tagliente, duro e freddo. Ma non ostile. “Dovresti andare, hai un impegno”
“Già. Ehi, come lo sai?”
“Non domandare niente e non avrai bugie come risposta. Vattene, sarà meglio per te”. Girò sui tacchi, facendo tintinnare qualcosa. Era un suono simile, lo sentiva spesso quando Clara girava su se stessa. Era lo stesso identico suono. Possibile che..
“Aspetta un secondo” c’era tanta intensità nella sua voce, che tutti gli avrebbero ubbidito. “Che cos’hai al collo? Una medaglione, vero? Con una figura simile ad un fiore a quattro petali stretti”
Si voltò, con uno sguardo feroce. “Te l’ho detto. Non domandare e non ti risponderò con delle bugie. Sei troppo onesto e cordiale per meritarti troppe bugie. Arrivederci” Lo spinse con una mano e si ritrovò davanti ai suoi compagni, nel giro di pochi secondi. Non riuscì a trattenersi dal dare di stomaco. “Riluttante”
“Finalmente, siamo al completo! Ragazzo, vedi di presentarti in tempo in futuro. Soprattutto agli appuntamenti con le ragazze: sono loro che amano fare aspettare” Thomas fece ridacchiare tutti, anche se visibilmente erano nervosi da capo a piedi. “Vi ricordate le vostre coppie? Bene, prendete una strada ciascuno, tanto dovete andare un po’ verso ovest, nulla di più facile. Evitate i boschi troppo fitti e le pianure troppo pianure. E i centri abitati. Solo per le pause urgenti”. Sapeva che quelle raccomandazioni per loro erano inutili: non avrebbero mai rispettato le sue regole. “Ah, fate quello che volete” disse ad alta voce. I loro pensieri erano ovunque nella sua testa.
“Giulia, visto che sei senza compagno puoi unirti a chi vuoi. Non da sola” la raccomandò, mentre si metteva infondo e prendeva una borsa marrone, da donna e la dava a Clara. “Dentro c’è il libro. Non un libro, il libro. Non perderlo. Non leggerlo” Sbuffarono entrambi. “Ok, leggilo”
“Grazie vecchio! Vedi di non romperti le ossa” gli scoccò un bacio all’aria mentre lui le faceva un gesto, molto giovanile, per mandarla a quel paese. “Giulia, dai, vieni qua con me e Tommi. Ti va?”
Lei annuì, forse soddisfatta, mentre fissava solo e soltanto Tommaso. Voleva leggere ogni suo pensiero nascosto, ogni sua emozione. Sembrava si fosse spezzato qualcosa tra di loro a causa del silenzio. Non avevano mai avuto segreti; ora forse ce n’erano di più.
Voleva dirgli che era di fondamentale importanza sapere se stava bene o se gli avevano fatto male, ma non riuscì a parlargli per praticamente tutto il tragitto. Stranamente anche Clara era taciturna, così scambiò qualche battuta con lei, mentre la rossa si arrampicava su un albero e tirava giù un gatto grande come una tigre per un simpatico vecchietto.
Tornata giù dal pino, era piena di graffi su tutto il viso e uno sguardo confuso. “Quel signore doveva dire che era enorme, il gatto. Mai visto uno così! Scommetto che Ron aveva il suo perché a non volere Grattastinchi vicino”
“Dai, non era così male quel gatto: era intelligente. E poi quel micione era veramente bello”.
Clara non riuscì a trattenersi e con una risata ironica disse “Ma vai a Galzignano! Tommi, tutto ok?”
Lui era totalmente fuori posto, si percepiva. Annuì, distante, mentre procedeva a passo spedito davanti a loro, lanciando un’occhiata al medaglione dell’amica.
*
La nebbia si consolidò dopo un po’, davanti a un bel gruppetto di gente. Tutti erano pronti, scattanti. Capivano tutti che nessuna doveva morire. Non si poteva sapere a chi sarebbe arrivato il potere.
Frasi di bentornata la avvolsero, amiche e consolatrici. Sorrideva di rimando, mentre entrava nella grotta che proteggeva tutti loro. Era grande, ma al tempo stesso troppo piccola per ospitare tutti loro e dare spazio alle loro necessità quotidiane. Dovevano comportarsi come ladri molte volte, riuscivano a pagare poche volte quel che compravano. Non si potevano nemmeno affidare ai negozi diretti dalle Creature.
Andò in fondo, dove c’era l’unica stanza. Dentro c’era un bambino. Non poteva avere più di cinque anni e già stava male col proprio potere. Poteva diventare pericoloso per tutti, oltre che per se stesso. Il brutto, è che non si riusciva a capire quale fosse il suo potere. Cercava in tanti modi di farsi vedere, uscire, ma inutilmente. “Come stai piccolo?” domandò, sapendo che poteva sentirla anche se si trovava fuori dalle mura.
Lui guardò verso la finestrella dove lei si era affacciata e sorrise. Sollevò le spalle, ma fece un grosso sorriso che le diede buon umore. Inoltre ammiccò alla testa, forse ad indicare che gli girava un po'.
“Non ti preoccupare. Sta andando tutto secondo i piani. Presto riusciremo a guarirti, qualsiasi cosa tu abbia” lo salutò con un cenno e andò dai suoi capi. Si trovavano al centro della grotta rotonda, lungo ad un tavolo, perché volevano che tutti gli altri sentissero cosa dicessero. Se parlavano, il discorso si interessava su di loro, perciò avevano il diritto di sentire.
“François, signori, sono partiti. Si sono divisi in gruppetti da due. Il soggetto è con due creature del fuoco. Stupidi ragazzi. Sei certo che nessuno li attaccherà? Sono proprio imprudenti, se ne vanno in giro correndo come nulla fosse. Vorrei sapere cosa gli hanno insegnato i loro Maestri”
L’uomo dai capelli grigi al centro del tavolo chiamato François, alzò la mano per interromperla. “Saida, cos’è quello che provi? Preoccupazione per la loro fine? Sarà già tanto se uno solo di loro sarà vivo. Non vale la pena interessarsi troppo. Dobbiamo proteggere i pochi Eletti. E, il nostro soggetto, deve essere protetto. Tieni d’occhio il gruppo, senza farti vedere. Ancora mi chiedo se farti vedere in questo modo da quel ragazzo è stata la scelta migliore. Potrebbe essere ossessivo nel cercarci”
“Ne sono sicura. Può esserci solo utile. Probabilmente racconterà il nostro incontro a Thomas e lui saprà riconoscere i segnali. Dopotutto, è riuscito a salvarmi lui quando ero bambina. Ora che si deve fare?”
“Tu non devi fare niente. Resterai qui con il bambino. Sei l’unica a stargli simpatica e che riesce a trattenerlo”. La ragazza fece per ribattere, ma lui continuò. “Non accetto obiezioni. So già il tuo monologo a memoria, so che sei una pedina importante, ma cosa servirebbe se lui scappasse? Ti ritengo responsabile di quel bambino da quando l’hai portato qua e lo sai benissimo. Io e gli altri andremo invece a dire a tutte le creature di radunarsi qua negli Stati Uniti. Non si può sapere che esercito abbia messo su quell’infame di Charles”.
Tutti i presenti fecero una faccia schifata. Lo odiavano dal più profondo del loro cuore.
“François, te lo ripeto per l’ultima volta: usiamo il bambino. E’ un genio, lo devi ammettere! Riesce ad anticipare tutte le nostre mosse, figurati quelle del nemico. Se un’idea va avanti da più tempo, lui la riesce a percepire ancora meglio!”
L’uomo fece finta di non averla sentita e continuò con il suo discorso. “E inoltre ora abbiamo anche il tradimento di Filippo. L’avevo detto tempo fa ai suoi genitori di lasciarlo a me quel ragazzo, ma credevano che Francesco l’avrebbe protetto con il potere opposto. Se.. lasciamo perdere. Saida, va. Grazie per averci riferito quello che hai visto”
“Di nulla” disse scoraggiata. Sapeva che quello che diceva lui era ordine, ma non le andava di non partecipare allo scontro decisivo solo per tenere compagnia a quel bambino. Bussò alla finestra per avvertire che entrava.
Il bambino gli saltò al collo per abbracciarla. In cambiò, gli spettinò amichevolmente i capelli. “Come va?”
Rispose con un sorriso e tirò fuori la scacchiera degli scacchi, l’unico gioco che sembrava interessargli davvero. Prese le trentadue pedine e le mise in ordine sulle caselle di legno chiaro e scuro. Ci mise un minuto solo a mettere un pedone: voleva essere certo che fosse messo nella direzione giusta, anche se tutte le parti erano uguali. Mise la torre bianca nell’angolo a destra, il cavallo al suo fianco, per poi prendere il cavallo nero e posizionarlo all’opposto della scacchiera.
Saida doveva ammetterlo: era affascinante guardare quel bambino dai capelli castano ramato sistemare ogni scacco sui quadratini; cambiava diverse volte le posizione dei pedoni, anche se totalmente identici e quando mise per sbaglio un alfiere bianco sul posto della regina, buttò tutti i pezzi bianchi a terra e finì di sistemare tutti i neri.
Quando ormai aveva finito, a Saida era passata la voglia di giocare, ma fece un enorme sorriso comunque sotto la cascata dei suoi capelli neri e prese posizione dietro alla parte dei pedoni dello stesso colore. “I bianchi muoiono per primi” disse , aspettando la sua mossa.
Il bambino sorrise, prima di fare la sua solita mossa.
Dopo due ore e mezza, Saida cercava disperatamente di salvare il proprio re, con l’alfiere e il cavallo che le rimanevano. Sapeva che si poteva arrendere, ma sia lei che il suo sfidante ci sarebbero rimasti male: lei per l’orgoglio, lui perché voleva vincere.
Mosse il cavallo all’indietro, perché se no la regina glielo avrebbe mangiato, ma lui pronto spostò la torre bianca avanti di tre caselle e fece scacco matto.
Saida ridacchiò. “Piccolo Einstein! Come fai a battermi ogni volta?”
Talento
“Sul serio. Tu si che ci saresti utile per le strategie. Peccato che quell’omone di Franco non faccia niente per far tirare fuori le tue abilità” sospirò, mentre il bambino probabilmente se ne fregava di quelle parole, perché le aveva ascoltate più e più volte. “Ti va di disegnare?”, sapeva che era uno dei suoi pochi hobby. “Dovrebbe esserci da qualche parte anche la scatola dei colori a tempera nuovi. Basta che non ti sporchi troppo le dita” . Lui fece lo sguardo angelico e andò a prendere la scatola con tutti i colori possibili.
Saida gli prese una tela grande che si trovava troppo in alto per lui e gliela pose davanti, mentre si accomodava su un divanetto viola affianco al letto di lui. “Ti va del latte?”
Scosse la testa e Saida fece spallucce. “Allora me lo farò per me. Non avrai finito i biscotti però, sai che non devi”
Lui sorrise. Un lente da latte gli era caduto pochi giorni prima, lasciandogli una finestrella. Aveva pianto così tanto, lamentandosi del dolore, che avevano dovuto mettere KO con uno schiaffo, facendolo addormentare. Aveva fatto tremare la terra, ma le creature della roccia avevano detto che non avevano sentito il loro potere risvegliarsi.
Il bambino iniziò a stappare diversi tubicini di colore, facendo uscire diversi tanti rossi di sfumature diverse sopra al pavimento. Immerse le dita mescolandone alcuni e aggiungendo del giallo di tanto in tanto sulla tela.
Era sempre così concentrato quando disegnava; anche quando doveva fare una semplice linea retta senza senso a matita, doveva calcolare mentalmente quanto lunga desiderasse che fosse ,anche se poteva cancellarla tranquillamente poi con la gomma.
Ormai erano passate tre ora da quando aveva iniziato il disegno, quando alzò soddisfatto e sconcertato lo sguardo dalla sua opera. Saida si era praticamente addormentata, ma sentì quando le dita avevano smesso di descrivere ampi cerchi sulla tela, perciò si alzò con un sorriso. “Posso vederlo?”
Lui annuì e lo voltò verso di lei, facendo attenzione a non toccare le parti ancora asciutte di colore.
Il disegno raffigurava il soggetto che aveva dovuto seguire, con tutto rosso fuoco attorno a sé. L’occhio destro azzurrino del bambino spuntava in basso a destra, sfocato, come in una visione. Sullo sfondo appariva un castello dall’aria antica, sotto grosse nuvole nere cariche di vento.
“Sai chi è?” domandò, ammiccando alla figura che aveva dipinto.
No e non ci tengo a conoscerla. Farà male.


Le cinque figure comunque erano Clara, Tommi, Sofi e France (e questi si era capito) e poi c'era il mio caro amicissimo amico Thom *_______*

E il bambino non ha nome u.u
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 30 dicembre 2010, 15:31

Ok, prima della fine dell'anno, come promesso ai miei sclerati preferiti *-*
ps. Per il PRATI iniziale maiuscolo c'è un motivo u.u

PRATI, laghi e montagne si alternavano mentre si addentravano nello Stato del Montana. L’aria era fresca, i prati una meraviglia e i colori si mescolavano tra di loro; sembrava essere dentro un dipinto da quanto era perfetto ciò che li circondava.
L’aria di agosto era calda, rilassante attorno a loro; trasportava leggeri petali bianchi per poi posarli tra l’erba verde.
Superarono diversi laghi cristallini, rilassandosi sui bordi di essi di tanto in tanto.
Proprio intorno ad uno, Clara capì di essere di troppo per Giulia e Tommaso. Si vedeva lontano un miglio, per lei, che la cugina voleva parlare da sola con il ragazzo, mentre lui cercava di allontanarsi per non rispondere a domande silenziose. Si alzò, dicendo che doveva fare qualcosa da ragazze e si allontanò con un occhiolino rivolto all’amica. Probabilmente lei capì e, con un gesto fulmineo, bloccò a terra Tommaso, portandogli le braccia in alto, tenendole ferme con una sola mano, mentre l’altra gli bloccava il torace. Le parole soffiarono sulla sua bocca dolci e minacciose. Il ragazzo poteva benissimo vedere le sfumature dei suoi occhi, uguali alle sue.
“Ora mi dirai ciò che nascondi. Niente segreti tra di noi, ricordi? Mai più” - le aveva appena sussurrate, ma nelle orecchie di entrambi risultavano chiare e precise.
Tommaso cercò di supplicarla con gli occhi. Si osservarono diversi minuti, immobili; i loro pensieri erano muti. Giulia riusciva a capire la tensione del ragazzo dai battiti del suo cuore, veloci e rapidi sotto la sua mano destra.
“Lo capisci che per me è importante” – Giulia sapeva che con le lacrime, il cugino non avrebbe resistito da dirle tutta la verità, ma non voleva essere debole in quella situazione, perché non si sentiva tale. Era forte, una donna sposata con la persona che amava di più al mondo. E in quel momento poteva essere in pericolo. Chissà dove...
“Non sono più una bambina da proteggere, da consolare nei momenti bui. Non sono una bambina alla quale nascondere la verità, pensando che possa ferirla. Sono già ferita e non può essere guarita senza l’artefice. Felix è come un serpente per me. Il suo amore è il suo veleno e io la sua facile preda. Nulla è più doloroso, nulla è più confortante allo stesso tempo. In qualche modo, ti senti vicino a qualcosa di più grande e luminoso”. I loro battiti si erano calmati. “Voglio arrivare in quel luogo con lui, insieme, non importa se sarà doloroso, perché non lo sarà. Mi sentirò a mio agio, passeggerò al suo fianco, mano nella mano. Un ultimo bacio ci accompagnerà”. Il sussurrò era diventato sempre più forte, come la sua decisione. “Tu sei mio fratello, i fratelli maggiori vogliono proteggere le loro sorelline, ma, anche se le considerano sempre tali, crescono. Lo sai quanto me che non sei mio fratello sul serio, ma è come se lo fossi. La lettera scritta da mia madre alla tua, alla fine aveva un suo senso”.
Il ragazzo non trovò resistenza quando cercò di liberarsi dalla sua stretta; si sedette e mise la ragazza schiena contro schiena. “Lui ti ama, mi ha detto di dirtelo. Se non ti amasse, non ti avrebbe sposata. Forse non saresti in questo stato. Gli dispiace, di tutto” sospirò. In realtà non si avevano detto sto granché; solo in quel momento, Tommaso capì che gli avrebbe voluto fare più domande di quello che credeva. Contro la sua schiena, sentì Giulia prendere un respiro più lungo degli altri. Le loro mani si intrecciarono. “Secondo me, non dovresti partecipare alla battaglia. Va a trovare la sua famiglia. Rintracciali, puoi chiedere a Luca, avrà di sicuro il programma già aperto sul computer aspettando soltanto il tuo consenso”.
“Povero, mi ero dimenticata di lui. Probabilmente starà male per Roberta. E’ più coraggioso di me, non si è mostrato debole o insicuro. Sta combattendo. Lo invidio e so che non devo. Ognuno reagisce al dolore a modo suo” gli strinse più forte che poté la mano. “Ti ho fatto preoccupare”
Non era una domanda e Tommaso si abbandonò sulla sua schiena. “Sciocca, hai fatto preoccupare tutti. Allora, farai quello che ti ho detto?”
Giulia rise amaramente. “No. I genitori si devono conoscere prima del matrimonio, per seguire le buone maniere e la tradizione. E’ troppo tardi ormai e, inoltre, probabilmente aprirei una ferita chiusa dopo tanto tempo”
“Io credo sarei contento di sapere che mio figlio è stato contento, dopotutto. Dopo un po’ riuscirei ad accettare la sua decisione”
“Tu sei tu. Non abbiamo il diritto di intrometterci”
“Sono fiera di te, Giù, lo sono moltissimo”. La strinse a sé, mentre un sorriso fioriva sulle labbra di lei. “Lo sono anche io”
**
Saida parlava con François, la mente del gruppo, il capo. Stava zitto da quando la donna le aveva riportato il dialogo del bambino. Non aveva potuto portare il disegno fuori dalla stanza, il bambino non voleva. Aveva rischiato di arrabbiarsi addirittura con lei e non andava bene.
François camminava avanti e indietro, per la prima volta dopo tante volte nervoso. Il soggetto, era da proteggere o da distruggere? Non potevano però fare nessuna delle due cose. Dovevano trovare l’equilibrio tra i due fattori. Doveva trovare la sua strada e, anche se sarebbe stata quella sbagliata, avrebbero dovuto lasciarla fare. Il loro compito era salvaguardare il potere, nulla di più, nulla di meno. Non poteva andarsene, come i tre Fondamentali.
Ma, quel disegno? Era chiaro abbastanza per mettere in allerta tutti, però non lo convinceva, c’era qualcosa che non quadrava. Un pezzo di puzzle era stato messo nella posizione sbagliata. “Si, ma quale?” borbottò ad alta voce, cercando di ricordare qualsiasi cosa.
“Serve qualcos’altro?” domandò Saida, stufa di guardarlo fare senza arrivare a nessuna conclusione. I giri di parole e le indecisioni non erano per lei. Attese con impazienza la risposta, che tardò come sempre ad arrivare, quando si parlava di lei. Ma gli doveva rispetto: era un uomo eccezionale in tutti gli aspetti. Severo, ma giusto, la gran maggioranza delle volte. L’unica cosa che non giovava a suo favore, era la sua mentre ristretta.
“Troppo vivace e ribelle” . La frase che sentiva spesso da quando era là, fin da quando era una bambina. Non aveva mai accettato il fatto che le facevano fare lavori su lavori per migliorare il proprio potere, rovinandogli così i primi anni di infanzia. Pensava ai bambini che in quel momento andavano al parco a giocare a calcio o con le bambole, mentre lei cercava di sparire nel nulla per diventare nebbia nel’aria. Probabilmente, non li avrebbe mai perdonati. Per questo teneva molto a quel piccolo sbucato dal nulla, a quel bambino che, come lei, non avrebbe potuto godersi a pieno la sua infanzia.
Probabilmente era per quello che si era avvicinata così tanto a quel bambino, inizialmente, ma col tempo aveva apprezzato addirittura le sue piccole crisi isteriche, le quali avvenivano all’inizio con terribile frequenza. Erano andate migliorando con il corso dei mesi.
Saida si tolse dai suoi pensieri per concentrarsi su François. Era sempre stato un tipo deciso, sicuro delle sue idee e deciso di portarle al termine. Se sapeva di poter sbagliare, ricominciava tutto daccapo. In quel momento, però, camminava avanti e indietro nervosamente, borbottando parole a mezza voce, ponendosi domande e rispondendosi da solo. “Forse dovremmo dirglielo.. No, abbiamo deciso di non interferire. Ma la situazione adesso è cambiata. Forse.. chi lo sa, ci aiuterebbe..”
“Non prendere decisioni da solo, François. E’ sempre stato il tuo punto debole nelle decisioni critiche, anni fa. Già, me l’hanno detto” disse, rispondendo alla domanda sorpresa che era apparsa sul suo volto. “Se hai anche una domanda stupida a cui non hai la risposta, devi dirla, invece che tenertela per te e magari sbagliare” – lo disse, ma non lo pensava per niente, ma solo così poteva capire le sue intenzioni, ascoltando le domande e le idee.
Non parve del tutto convinto, sapeva quanto lei che non avrebbe ceduto con così poco. I pensieri di François, valevano tantissimo e lui ne era consapevole. Voleva a tutti i costi sbucare dal nulla e riuscire a trovare la giusta soluzione da solo.
“Ho preso in considerazione di dirle la situazione, così come sta e a perché ci serve. Però avevamo già deciso che non dovevamo interferire, ma la situazione è cambiata” parlottò poi velocemente in francese, allontanandosi da Saida, che ritornò ad essere di nuovo sola. Andò ad aiutare le persone nella grotta, offrendole del cibo che avrebbe dovuto mangiare a pranzo, ma non avendone voglia come sempre, diede la propria parte ad altri.
“Incerti del cavolo” sbottò ad alta voce, mentre si incamminava velocemente verso l’uscita della grotta e diventava nebbia nella nebbia. Era lei, ma non era lei; quando accadeva di essere dentro ad altra nebbia, si sentiva parte di qualcosa di più grande e non si sentiva mai sola. Si trasportò verso nord, mentre la spiaggia che circondava la grotta si trasformò in vaste pianure e il panorama cambiò.
Tornò normale solo quando vide tre ragazzi ridere e scherzare , mentre camminavano tra grandi fiori gialli. La nebbia si consolidò davanti a loro e per poco non prese in pieno un pugno da parte di una delle due ragazze. Lei.
I suoi occhi rossi le perforavano lo sguardo, cercavano di indagarle dentro, ma resistette. Lo stesso sguardo del quadro, lo stesso che probabilmente avrebbe fatto saltare in aria tutto e tutti. Che aveva spaventato il bambino..
“Salve Tommaso, come stai?”
“Calma Clara” disse il ragazzo, tendendo un braccio per evitare che partisse all’attacco contro la sconosciuta apparsa all’improvviso. “So chi è, in parte. Presentati, per favore” disse gentile, perché anche lui era curioso di sapere chi realmente fosse. Saida poteva non essere il suo vero nome..
La ragazza trafficò con la cerniera della tuta e tirò fuori un ciondolo dall’aria familiare. “Ti basta vedere questo, accontentati. Senti, Clara. Non unirti a Filippo” lei la guardò per la prima volta spaventata. “Niente domande. Sappi soltanto che faresti una cosa molto stupida e pericolosa. François è stupido forse quanto te e non ha capito cosa c’è nel suo piano che non quadra, ma io lo so: i sentimenti. Una cosa tanto semplice e complicata al tempo stesso. Non unirti a loro e farai soltanto un favore a te stessa”
Clara sembrava un bradipo, aveva perso il discorso a metà strada. “Puoi ripetere fin dall’inizio?”
“No” il tono era forte e deciso. “Te lo spiegherò strada facendo. Date a Thomas i miei omaggi, prendo la vostra Aequum per un po’” – detto questo, sparì per comparire affianco a Clara e la prese per un braccio e salutò tutti.
Giulia era spaventata, iniziò a correre verso una direzione non definita, ma Tommaso la fermò. “E’ in buone mani, fidati. Il vero problema è dirlo a Thomas, i suoi omaggi non lo renderanno meno irascibile” ridacchiò. Non aveva brutti presentimenti e questo gli scaldava il cuore. “Andiamo, siamo già in ritardo. Perché Clara ha voluto saltare tre volte il fiume per lungo?”
“Non dimenticarti anche la volta che è caduta dentro per sbaglio e quell’altra fatta apposta. Quella ragazza è strana forte”
“E’ la migliore” disse sovrappensiero Tommaso, beccandosi un’occhiata divertita dalla bionda. “Andiamo” sospirarono insieme girando gli occhi verso il cielo.

Quando furono davanti a Thomas, le loro facce colpevoli dissero tutto senza aver bisogno di dire una parola. Borbottò qualche frase in una lingua sconosciuta in modo tale che capisse solo lui. Barry al suo fianco, però, sorrise e fece la traduzione a Mel che borbottò ad alta voce “Che volgare”
“Perché cavolo l’avete fatta prendere da quella ragazza? Diavolo, vi ho allenati a qualcosa. E non usate la scusa che faceva parte degli Aequum se no le davamo ance Sofia e tutti vivevano felici e contenti! Siete proprio delle volpi. Tommaso, finché campo tu non ti sposerai nessuna ragazza, parola mia! E vivrò ancora tanti anni, fidati, quindi sarai brutto e nessuno ti vorrà! Santo cielo. Tu, Giulia, sei giustificata perché lo decido io” fece sollevare uno zainetto di qualcuno e lo lanciò in testa al ragazzo.
Tommaso era là tranquillo che sorrideva e non riusciva a smettere, nonostante la botta gli facesse un male terribile. “Sta tranquillo Thomas, non sei preoccupata che succeda qualcosa a Clara, ma piuttosto chi potrebbe fargliene. Com’è che si chiamava? François? Lui?”
Thomas gonfiò il petto, fiero. “Mai. Prendete i soldi da Barry e andate ad alloggiare in diversi hotel. Si, prendete una camera matrimoniale. Si, voi maschi dormirete sul pavimento e farete dormire sul letto grande le damigelle. Tutti in coperta! Tommaso, vieni con me tu”
Il ragazzo lo seguì. Voleva sapere di più e lui aveva tutte le risposte. “Non considerarmi un genio so-tutto-io. Non lo sono, ma vorrei esserlo in questi casi. François non ha niente che non va, tranne la sua mania di voler sempre vincere a qualsiasi costo. Non dico che preferirebbe che tutti morissero purché il piano venga completato, però andrebbe incontro a molti pericoli. E’ un genio, non si può negare, ma a volte non riesce a controllare la su a genialità. E’ un tipo contradditorio, molto spesso.
Il suo braccio destro, chiamiamolo così, non mi piace per niente. Donne, sempre pericolose. Cath, il suo nome. Come si scrive si pronuncia, non considera nessuno che non pronunci bene il suo nome. Controlla la natura, in tutte le sue forme e dimensioni. Se solo volesse, farebbe crollare una montagna intera e ci ha già provato. Mai visto scenario più terribile e magnifico di quello. Bello quasi quanto vedere un vulcano eruttare da lontano o le onde dell’oceano infrangersi contro gli scogli. Sradicò le radici degli alberi centenari, muovendo la terra sotto. Fu una reazione a catena e nessuno poteva fermarla. Nemmeno io ne fui capace; ci provai, oh si se ci provai, ma nulla aveva effetto. Dovevo vedere coi miei occhi quello che poteva capitare se io un giorno non potevo intervenire. Quel ricordo mi basta e avanza per continuare a lottare per le cose in cui credo e dovresti iniziare a credere a qualcosa anche tu stesso. Non tirarti indietro, mai, la tua metà è sempre lì davanti a te. Non ci sono scorciatoie, la strada più breve potrebbe durare in eterno. Non fidarti mai di ciò che è troppo facile da ottenere, soprattutto in campo di guerra. La menzogna nasconde la verità sotto sotto. Indaga quando e quanto puoi. Il sapere è una sete pericolosa se non si controlla bene ciò che si cerca, ricordatelo. Vai sulle cose semplici, sono sempre le migliori. Nulla è più bello di vedere un bocciolo di rosa schiudersi con la brina sui petali, nelle prime mattine di maggio ancora fresche. Dona quella vista ad una donna, non una rosa già sbocciata”
Tommaso aveva ascoltato il discorso di Thomas senza distrarsi, rapito dalle parole che uscivano dalla sua bocca, riuscendo ad immaginare ciò che lui diceva. Erano finiti a parlare di fiori iniziando a parlare da un uomo, che doveva capire ancora chi fosse.
“François. Beh, vedi ragazzo, se fai due più due riesci a capire anche da solo chi è. Sei intelligente, almeno quel poco che basta per non fare brutta figura” disse, sincero e con un sorriso sulle labbra.
“Saida e Clara hanno lo stesso medaglione” sussurrò a mezza voce, mentre Thomas lo incitava a continuare. “E Saida voleva portare Clara da questo tizio, e tu dici che è un uomo molto potente, addirittura un genio. Se dici una cosa del genere, devi pensarlo sul serio”
Thomas rise del suo ragionamento, ma non aveva tutti i torti. Poteva dire di aver incontrato poche persone stimabili nella sua vita e, di certo, François era una di quelle. “Quindi deve essere una sorta di capo e ha un braccio destro, quella donna. E Saida sapeva degli Aequum, beh, logico visto che indossava una loro collana.. quindi” si illuminò, anche se un bambino di tre anni a quel punto poteva capire benissimo, se non addirittura prima. “François è il capo degli Aequum!”
“Precisamente, si potrebbe chiamare capo consigliere Saeptum” confermò Thomas. “Ma non si fa mai chiamare così, non ho mai capito perché. Altri nella storia hanno deciso di non possedere questo titolo, ma lui ha tutte le carte in regola per accettarlo. Probabilmente è troppo lungo” scherzò su.
Tommaso scosse la testa. “Credo che non lo accetterei mai neppure io. Mi mette timore”; gli sembrava quasi sciocco affermarlo, gli sembrava di dire qualcosa che uno come Thomas potesse ridere e prendere in giro per quella frase, ma era rimasto serio e annuì lentamente, mentre camminavano nella direzione di uno degli alberghi dove avrebbero alloggiato. “E Clara?”
“Si troverà bene. La stavano aspettando da tempo”
E così era. Di certo la stavano aspettando, ma l’accoglienza non fu una delle migliori. Probabilmente, se sapevano del suo arrivo, avrebbero dato un po’ di ripulita per far vedere che non vivevano solo in mezzo alla roccia, ma così non fu e per lei apparve meglio così. Doveva vedere che vita facevano gli uomini, le donne e i bambini che avevano deciso si intraprendere quella strada, anche se qualcuno vi era stato costretto. Si considerò fortunata: almeno lei una vita tranquilla e spensierata l’aveva avuta per parecchi anni. Non poteva nemmeno lamentarsi di non aver saputo chi fossero i suoi genitori prima. Si diede della sciocca, mentre guardava un bambino inciampato, con la bocca aperta, che la fissava. Terribilmente sciocca. Aveva allontanato entrambe le sue famiglie e probabilmente lui non aveva conosciuto nemmeno sua madre o suo padre. Gli accarezzò i capelli, titubante, mentre lo tirava su. “Vai a giocare”
Il bambino la fissò ancora sbalordito, ma con un sorriso enorme che mostrava una finestrella tra i denti. “Grazie, signorina!”. Aveva praticamente urlato e i timpani ne risentirono per un po’. Quando riprese l’udito, la prima parola che sentì poteva essere l’ultima di un intero discorso, perché faceva parte di una domanda che non le era giunta. Fortunatamente, non era rivolta verso di lei, ma a Saida. Guardò l’uomo che l’aveva posta. Non poteva avere più di una cinquantina d’anni, ma il suo corpo era fresco, muscoloso e scattante. I capelli grigi erano corti e facevano pendant con gli occhi dello stesso colore, ma più chiari. Indossava la stessa divisa di Saida, nera e semplice, ma aveva il simbolo degli Aequum disegnato sul petto, con una corona sopra. Sedeva dietro un tavolo, accanto ad altre persone. Una giovane donna, di trent’anni, dai capelli castani legati in una fluida e lunga coda, si rivolse aspra a Saida. “Come osi portare il soggetto senza nemmeno avvertirci, di tua iniziativa? Chi sei, per potertelo permettere? E se accade ciò che è stato dipinto dal bambino, proprio qui, ora, cosa sarà di tutti gli anni passati in segreto, combattendo dietro le quinte per un mondo sereno?”
“Saida, ci hai molto deluso. Ti avevo dato un ordine preciso, di rimanere qua con il bambino! Invece vai a mostrare in giro chi sei e a portare lei qua! Potrei metterti in esilio, per questo”
Clara si schiarì la voce. “Scusate” disse con tono incerto, ma tutti sembravano far finta di non averla sentita o di non comprenderla. Si schiarì ancora la voce e ripeté le sue scuse, per poter prendere parola. Quasi a turno, l’uomo e la donna rimproveravano per la sua incompetenza e che se non fosse un Aequum, probabilmente le avrebbero cancellato la memoria e mandata in un altro paese, se sapessero come fare a cancellarla.
La parola Aequum, ricordò a Clara cosa era in grado di fare, e, stufa di non essere considerata da nessuno, alzò una mano verso il soffitto e creò una vampata di calore. Improvvisamente, molti sguardi spaventati furono su di lei. Saida sembrava quasi divertita. “Finalmente” sussurrò, anche se sapeva che tutti l’avrebbero sentita comunque. “Scusate, ma sono stata portata qua da una perfetta sconosciuta, senza offesa, in un luogo sconosciuto con tanti altri sconosciuti e, guardate un po’, con un motivo sconosciuto. Potete dirmi chi siete?”
Qualche risata si accese, qualche viso si rilassò; François mise sul suo volto l’espressione severa solo per lei. “Io sono François. Noi siamo gli Aequum, proprio come te. Io sono il loro capo, perciò anche il tuo”
“No, non appartengo a nessuno se non lo decido io. Non avete il diritto di decidere per me” rispose pronta, anche se l’informazione di far parte di quella specie di grande famiglia, non la metteva a disagio, le sembrava quasi naturale. “Poi?”
“Non abbiamo deciso di portarti noi qui, Saida l’ha fatto senza permesso. Pregherei lei di raccontarlo a tutti noi, ci farebbe solo un grosso favore”
Clara sbuffò. “L’avrebbe fatto di certo, se tu e quella megera non le accanivate contro dopo un secondo che era entrata qua dentro con me”. Tutti trattennero il respiro in contemporanea: nessuno aveva mai usato quel tono contro François e Chat. Saida aveva alzato la voce contro di loro qualche volta, ma non le potevano fare nulla, perché era l’unica che riusciva a stare in compagnia del bambino. Come punizione, pertanto, potevano darle solo qualche giorno di riposo e per lei erano sempre giorni strazianti. Ma, con Clara come si sarebbero comportati?
Chat fece un sorriso spaventosamente maligno. Ridacchiò e altri presero esempio da lei; François rimaneva immobile. “Megera, nessuno mi aveva mai chiamato così! Probabilmente c’è una prima volta per tutti, no?” ridacchiò ancora. “Non ti conviene più dirmelo, ok? Non sai ancora le regole del gioco” le fece l’occhiolino, mentre tutti gli altri sudavano freddo. “Non lo trovi divertente, Fra?”
“Divertentissimo”. Il suo sguardo era fermo negli occhi della ragazza. Erano rossi, infuocati, ma trasmettevano calma e sicurezza. Una come lei, una importante come lei, avrebbe significato fedeltà tra gli Aequum , se fosse entrata a farne parte a pieno diritto. Bastava che dicesse si...
Saida iniziò a raccontare le sue motivazioni, perché le sembrava giusto che Clara, il soggetto, venisse a conoscenza di ciò che pensavano su di lei. Le mostrò il quadro, mentre spiegava la motivazione finale. “François, dimmi se sbaglio, ma tu pensi che lei si potrebbe alleare con il nemico, perché Filippo era il suo ragazzo. Beh, io credo di no. Nei tuoi puzzle, manca sempre un pezzo e io ho capito dopo un po’ di tempo di cosa si trattasse: non è l’amore, sono i sentimenti in generale. Si tratta di un unico pezzo però, non di tanti distinti, perché anche se sono tanti, fanno parte di una persona sola. Tutti diversi per ognuno di noi. In quel quadro potrebbe essere celata la vittoria o la sconfitta. Il bambino ha detto solo che farà male, ma, come può farlo a noi, può farlo ai nostri nemici”
“Hai ragione, ma lo stesso bimbo non sa di cosa sia il messaggio del quadro, perciò non possiamo fare opzioni così ottimistiche” commentò Cath, smontando il discorso di Saida in quattro e quattr’otto, anche se aveva dato un po’ di fiducia agli uomini intorno a lei.
Clara iniziava a capire poco alla volta. Da piccola i suoi genitori adottivi la incoraggiavano a scegliere la propria strada in ogni situazione, ma vedere che tutte la avrebbero portato a essere una fiamma umana distruttiva, non le andava per niente giù. “Voglio incontrare questo bambino, è lui che ha dipinto il quadro, no?”
Saida le lanciò uno sguardo per la prima volta preoccupato. “Non credo sia una buona idea. E’ un bambino abbastanza pericoloso, fa male senza volerlo e quelle poche volte che è calmo lo è con me”
“Non mi interessa. Lui vede ciò che il futuro sarà, ma non sa interpretarlo. Insieme, forse, potremmo farcela” disse risoluta Clara. “Mi hai portato fino a qua, anche contro i tuoi superiori, ma non l’hai fatto per mettermi al corrente della situazione, l’hai fatto solo in parte. Una piccola parte di te voleva che io vi aiutassi a scoprire qualcosa di più, quindi potrei aiutarvi incontrando quel bambino”.
François lesse qualcos’altro nei suoi occhi, qualcosa che aveva visto in tanti sguardi ma che col tempo era sparita: la determinazione. Annuì, mentre fuori iniziava a diluviare. Il ritorno verso Thomas e il gruppo non sarebbe stato piacevole come l’andata.



Ok, questo post non è triste u.u Nemmeno felice, tutti yeeeeeeeeee, ma siamo in guerra gente, non posso che tutti siano yeeeeeeeeeeeee XD
Quindi accontentatevi gente u.ù
D:
SCUSATEEEEEEEEEEEEEEEE
il prossimo sarà tutti fuochi e tagli, quindi tenetevi per buono questo per "post sereno" ahahah xD *me si inventa qualcosa*
Bla bla bla, quindi buon anno e buone feste
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

— Vittorio Agnoletto.
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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 8 gennaio 2011, 2:02

Pochè! il tuo commento è fantastico xD Vorrei sapere come riesci a farli, io dopo tre secondi già mi stanco! .__.
Niente C-A-F-F-E' nella mia FF u.u the o brandy, a voi la scelta!

Allora. Le parti lunghe in corsivo non sono pensieri e/o azioni del futuro o flashback. Sono azioni che si stanno svolgendo in contemporanea con quel che succede a Clara, però non volevo fare un pezzo e poi un altro pezzo sotto, perchè credo che così capite meglio quello che succede XD Forse.... che pessima idea .-.
Avrei potuto trovarne di migliori, ma c'è qualcuno che aspetta ardentemente un post (specialmente il prossimo xD ) e un altro che deve leggerne ancora tre ma mi dice di scriverne e postarne ancora u.ù (scherzo lo sai wy :D )

A tuo rischio e pericolo
Lo sentiva nelle orecchie da quando le avevano acconsentito di visitare il bambino. Trovava ingiusto che non avesse nome, ma Saida disse che era così perché doveva sceglierselo da solo ed era ancora indeciso; solo quelli sotto i dieci anni potevano decidere di cambiare il nome, però.
“Io ho origini africane, per questo ho deciso Saida quando.. mi hanno portata fino a qua. Ero troppo piccola per ricordarmi con esattezza il mio nome vero. Poteva capitarmi di peggio”
“E da quanto tempo stai qua dentro?” domandò Clara, non sapendo come chiamare quel posto. Non era una grotta, sembrava un rifugio per disperati, ma le facce di ognuno di loro era piena di vita, di speranza e di riscatto.
“Non ricordo di preciso. Molto.” Chiuse il discorso là e Clara la guardò meglio per capire chi fosse. Poteva avere come minimo ventisei anni; si muoveva fiera e con un sorriso sulle labbra per chiunque, che si spegneva quando la persona spariva dallo spazio visivo.
Il cielo fuori era scuro e puntini bianchi apparivano pian piano in cielo, illuminandolo come una strada piena di lampioni. La luna era la luce che illuminava il sipario. Piano piano, però, il cielo stava per essere oscurato da nuvole cariche di pioggia
“Senti, sono riuscita a farti entrare dicendo che ti ho portata per farti conoscere la situazione, ma è vero solo in parte. Non ti voglio né proteggere né aiutare. Ma se solo farai del male al bambino che tra poco incontrerai, farò in modo che il dolore che proverai tu, lo ricordi per sempre”. Non c’era nota di sarcasmo nelle sue parole; era vera e spietata. Clara però non riusciva ad avercela con lei: diceva quello che pensava e la cosa le rendeva onore. Clara annuì, abituata alle minacce. Alla Scuola, se non avevano voglia di fare i primi tempi, l’unica cosa che funzionavano erano le minacce fatte bene.
Si fermarono verso l’unica vera stanza della grotta. Aveva una porta e diverse finestrelle, qualche buco in alto per far passare l’aria. Potrebbe essere una gabbia enorme per animali, pensò Clara tristemente. “Devo entrare per forza con te?”
“Si, se non vuoi che ti succeda qualcosa”. Era abbastanza fiera che fosse l’unica a cui il bambino non torcesse un capello, lo si vedeva lontano un miglio. “Prima io, così non si preoccupa”. Bussò su una finestrella, sorridendo di rimando al bambino. Aprì la porta e annunciò che c’era un’ospite che voleva incontrarlo, così chiamò dentro Clara.
Il bambino la fissava senza capire, curioso. I capelli castano ramato erano ordinati, gli occhi nocciola spalancati di terrore. Stava disegnando, le dita sporche di colore.
Poi accadde velocemente, che nessuno ebbe il tempo di reagire. Il piccolo iniziò ad urlare come un pazzo, mettendosi le mani nei capelli e iniziando a scuotere violentemente la testa, come se si volesse togliere un brutto pensiero o una brutta immagine.
Saida scomparve, la porta si chiuse di scatto e fu bloccata da un grande mobile di legno. Saida riapparve frastornata fuori dalla stanza, cercando in tutti i modi di buttare giù la porta o rompendo le finestre di vetro, ma appena erano scalfite, venivano riparate in un batter d’occhio.
Fuori non si poteva capire la furia che si celava all’interno. Sedie, tavolini, pezzi di scacchi volavano sospese da una forza invisibile, colpendo ripetutamente Clara. Si misero di mezzo anche gli elementi. Una bolla d’acqua avanzava nella sua direzione, paletti di legno appuntiti o di metallo la circondavano; funi di liane sbucarono dal pavimento e cominciarono ad avvolgersi intorno alle sue gambe molto velocemente. Non riusciva a muoversi, ma questo non le impediva di utilizzare i suoi poteri.
Evocò una fiammella, cercando di bruciare le liane, ma non vi riuscì. Poteva sentire il fuoco abbandonarla e ricongiungersi a lei a scatti, come se i poteri fossero controllati da un interruttore senza controllo. Il suo stesso elemento la circondò, ferendola per la prima volta in vita sua. Un calore che non avrebbe mai potuto considerare lentamente fastidioso le lacerò la carne.
L’aria sferzava così velocemente che le guancie si riempirono di tagli, le rovinò i vestiti e la fece sollevare in aria, le mozzò il respiro.
Il suo corpo e la sua mente non le rispondevano, sentiva solo dolore e dolore. Si abbandonò, aspettando soltanto che la furia smettesse.
Il bambino non era messo meglio. Urlava ancora e non riusciva a smettere, le mani che cercavano di tappare le orecchie. Si dondolava avanti e indietro senza sosta, mentre il potere che era in lui cercava di liberarsi inutilmente. Gli occhi gli iniziavano a vorticare, il sangue scendeva dal naso per lo sforzo inumane. Il quadro che stava dipingendo era praticamente l’unica cosa ferma nella stanza. I colori agivano da sé, dipingendo qualcosa di sconosciuto e confuso.

Wow, questi Aequum sono più complicati di quel che credessi” commentò Giulia, buttandosi sul letto con la braccia dietro la testa, dopo che il cugino le ebbe raccontato quel che le aveva detto su di loro.
Tommaso annuì, stancamente. Era stata una giornata pesante e non vedeva l’ora di dormire. Sbadigliò, mentre fissava Giulia. Aveva ripreso colore e vivacità da quando le aveva raccontato qualcosa su di Felix. Dopo che era tornato dalla camminata con Thomas, gli aveva fatto una linguaccia per la frase che gli aveva detto sul matrimonio.
“Perciò non ti puoi sposare con Clara finché Thomas campi, eh? Secondo me se è per voi due, potrebbe pure fare uno strappo alla regola! E poi aveva detto ragazza, Clara ormai è una bella donna forte e tenace” scherzò su Giulia ricordandogli quante volte lo aveva preso in giro per quella storia.
“Dai, mi dici la verità?” domandò Giulia. Non le aveva mai detto quali erano i suoi sentimenti per quella ragazza, fino in fondo. Solo lo stretto necessario che avrebbe detto qualsiasi ragazzo innamorato.
“No, non lo dirò mai a nessuno” rispose lui, con un lungo sospiro, guardando il pavimento, come se volesse che prendesse fuoco.


Finalmente tutto cessò. François buttò giu la porta e atterrò il bambino con un pugno sullo stomaco. La tempesta di oggetti si interruppe e Clara cadde a terra di peso e uno sconosciuto la prese tra le braccia. Al suo contatto, era molto freddo. Iniziò a respirare a fondo e regolò il suo respiro con quello del suo soccorritore. Aprì gli occhi dopo qualche minuto, quando sentì che si stavano allontanando e una coperta le veniva messa attorno alle spalle, facendola sedere a terra contro una parete.
Il calore che conosceva bene quanto le sue tasche, tornò a rasserenarla come i vecchi tempi. Ma realmente lo conosceva quanto credeva? Provò ad evocare la luce della sua cicatrice e scoprì con piacere che la luce rossastra si illuminava come sempre. Sorrise, ma era ancora turbata.
“Cosa ti è successo, vecchio mio? Volevi andare per un attimo in vacanza?” domandò ad alta voce al proprio potere. Poteva sembrare che parlava da sola, ma lei lo considerava del tutto normale. “Ti eri stancato di me?” si diede qualche colpetto sulla cicatrice, che, come se l’avesse sentita, si illuminò ripetutamente, sempre più veloce, fino a diventare visibile in tutta la grotta e uscì tra le stelle, portando un messaggio.
Un bagliore rosso le danzò attorno, felice.
Felice...

Poi una fitta al cuore ad entrambi li fece piegare dal dolore in avanti, aggrappandosi ai letti per non cadere. Dolore, molto dolore e un calore inimmaginabile. L’ossigeno nella stanza sembrava non bastare e Tommaso riuscì ad aprire una finestra vicina.
Una luce intensa si avvicinava sempre più a loro, rischiarando il paesaggio di rosso, rendendo l’effetto misterioso ed esotico. Le gocce di pioggia sembrarono rallentare il loro corso, cadendo a terra ed esplodendo al contatto.


“François” disse ad alta voce, sperando che l’uomo potesse sentirla. “Mi hanno parlato di questo gruppo, bene, e in diversi testi ho appreso che in noi Aequum, è il potere che decide in che corpo risiedere”
Un fruscio alle sue spalle. “Questo è corretto”. La stava guardando in viso, come se non potesse notare quella lingua di fuoco che vorticava e vorticava su se stessa, giocosa.
“Quindi si può dire che il nostro potere ha volontà di scelta e sentimenti?”. Il bagliore continuava a girarle attorno, posandosi a volte sulle sue spalle, arrotolandosi su se stesso. “Come noi esseri viventi”
“Sono gli elementi che ci hanno dato la vita. Hanno più sentimenti loro che noi tutti umani messi insieme. Già, non è mai stato riportato in nessun testo. Solo gli Aequum possono capire questo legame, gli altri no e mi dispiace per loro. E’ una delle cose che tutti dovrebbero provare, almeno una volta nella vita”. Cercò di accarezzare la fiammella, ma, forse per il suo calore o quant’altro, non ci riuscì. Sottrasse la mano sorridendo un poco. “Dovresti ringraziarmi”
“Perché?” domandò Clara, pentendosene subito. La poca traccia di cordialità che era apparsa sul volto dell’uomo era scomparsa con quella semplice parola. Clara si appuntò nella sua testa che era un uomo parecchio suscettibile.
“Ti ho salvato la vita. Il bambino questa volta sarebbe andato fino in fondo, non c’è modo per salvarlo ormai. E’ diventato troppo pericoloso per tutti e ti stava quasi per uccidere”- François era nervoso, ma non lo diede a vedere; si limitò a spostare il peso da un piede all’altro davanti a lei. Dal basso, metteva ancora più timore.
“Allora grazie” gli tese la mano, per quanto poteva, ma la spalla le faceva molto male. Lui la prese e la strinse delicatamente. Stettero qualche secondo a guardarsi.
“Stanotte dormirai qua. Manderemo qualcuno ad avvisare Thomas, anche se, conoscendolo, si avventerà contro di lui per chiedere altre informazioni. O peggio, lo seguirà. Gish, vai te. Odia il freddo”
Uno dei tanti ragazzi a cui aveva sorriso Saida qualche ora prima fece un passo in avanti, girò il polso destro e contemporaneamente la mano sinistra lo prese, interrompendo il giro; rifece un passo all’indietro e corse via.
“Gish è il figlio del vecchio Aequum del ghiaccio. Morì qualche anno fa e sperammo che i poteri passassero al figlio, come avrebbe sempre desiderato, ma così non fu. Lo tenemmo: l’ultima cosa che vogliamo, è avere altri bambini orfani per le strade. E’ un ragazzo molto promettente però. Si potrebbe sfidare con un ragazzo Aequum che non sa le sue abilità e vincerebbe, ma questo a lui basta”
“Quindi se io fossi stata Aequum fin dalla nascita, i miei poteri ora sarebbero molto più forti?”
François annuì pensieroso. “Quando hai capito di essere una di noi?”.

“Clara” si ritrovò a sussurrare. Si calò dalla finestra con un salto, anche se era al terzo piano dell’hotel. Giulia si affacciò poco dopo. “Dove hai intenzione di andare?” urlò, balzando dietro di lui e iniziando a correre verso quello che doveva essere il centro dell’esplosione di colore.
“Non puoi essere certo che sia stata lei, ragiona un attimo prima di agire!” disse, sperando di convincerlo di riportarlo indietro. Una brutta sensazione nasceva dentro di lei. “Ti prego Tommaso”
“E’ stata lei. Il dolore che abbiamo provato era il suo. Lo so” – non riusciva a dare alta spiegazione, era quello che tutto il suo corpo gli stava dicendo.
Giulia si mise al suo fianco, mentre raggiungevano un prato pieno di mucche addormentate. Gli unici che si erano accorti di quel fenomeno, erano stati solo loro due. “Andiamo indietro. Chiediamo a Thomas spiegazioni o a qualche altra Creatura del fuoco. C’è Lisa, però è in un altro albergo. Dai, torniamo...”
“Non se ne parla” disse, mettendo fine alla discussione. Non parlarono più, per un po’ di tempo, immersi entrambi nei loro pensieri o sensazioni.
Pericolo. Ecco cosa diceva il corpo a Giulia. Avvertiva pericolo sotto la terra e aumentava sempre più mentre si avvicinavano alla probabile fonte del calore. Avrebbe voluto andarsene, ma non avrebbe mai lasciato Tommaso da solo.


“A undici anni circa capii che ero diversa da tutti gli altri. Alcuni dicono che è stato tardi, per una come me” alzò il tono di voce per farglielo notare. Non aveva mai capito la media della scoperta delle Creature. “Cosa ne pensate?”
“Oh, beh, io ho i poteri da quando avevo quattro anni. La media non si può fare. Alcune persone cercano di tenere segreto quel che riescono a fare oppure arrivano a compiere il passo senza ritorno per paura delle loro capacità” rise “Quelli che rischiano di più sono quelle persone che hanno sempre voluto essere diversi. Eccoli là, accontentati, e devono decidere cosa farne. I più intelligenti, se ne stanno tranquilli, aiutando la gente se ci riescono, soprattutto i Guaritori. I più stolti se ne vantano dicendolo in giro e i più perfidi possono diventare come Charles”
“E Filippo.”
“E Filippo” concordò l’uomo, osservandola. Non aveva gli occhi tristi di una ragazza con il cuore spezzato; era lo stesso sguardo che aveva visto lei stessa negli abitanti della grotta. Sorrise e sospirò, sperando che lei potesse capirlo presto. “Sai, saresti un ottimo capo consigliere Saeptum. Il mio ruolo” disse, rispondendo alla sua prossima domanda. “E’ il ruolo di maggior rilievo tra noi Aequum. Hai presente il presidente degli USA quanto potere ha? Ecco, il suo è solo l’unghia della mia ricchezza”
Clara sbuffò, provocando una fitta di tosse che le fece dolere tutte le costole. Era caduta veramente male. “Non ti vedo pieno d’oro e gioielli”

La ragazza cercò di iniziare a dire i suoi sospetti, ma qualcuno le diede un pugno, facendola balzare indietro. Mise una mano sulla pancia e si rialzò, mentre un altro colpo la faceva rimettere a gattoni. Sentì che si stava riavvicinando e all’ultimo secondo lo prese per la caviglia e lo costrinse a cadere a terra; era un ragazzo giovane, gli occhi neri, un pozzo profondo senza fine. Era lui e in un secondo si ritrovarono nella posizione opposta: lui trionfante, lei sconfitta.
Tommaso era già lontano, non si era accorto di nulla. Aveva li occhi puntati su un bagliore rosso che danzava intorno al suo corpo, invitandolo a correre ancora verso la meta senza mai voltarsi indietro.


“La ricchezza non è solo quanto denaro possiedi in banca, quanti gioielli luccicanti mostri alle persone vantandosi con gente che nemmeno conosci in qualche party. La ricchezza è ben altro. E’ avere il rispetto degli uomini e delle donne attorno e accanto a te, sentire ringraziamenti per il tuo lavoro costante e attento il più possibile. Vedere che combattono per un mondo migliore e senza quei due tiranni, anche se sanno che ce ne saranno altri, forse di peggiori. L’importante è crederci fino in fondo”
Annuì come risposta. Il cuore le batté forte. Un’altra volta. “Non attaccatelo” sussurrò.
“Che cosa?” domandò François. Non dovevano attaccare chi?
“Lasciatemi andare! Non voglio farvi niente! Dov’è? Clara! Dove sei?” urlò una voce a lei familiare. Era a terra in ginocchio, mentre tre uomini vestiti in nero lo tenevano sotto controllo con la mano sinistra alzata verso Tommaso. La pioggia gli aveva fatto ricadere i capelli sul viso e i vestiti erano pieni di schizzi di fango. “Parla ragazzo, chi sei?” chiese uno di loro, la voce minacciosa e bassa lo rendevano cattivo abbastanza da rispondere subito alla domanda.
“Il mio nome è Tommaso Furlon” rispose lui, rispettoso come sempre. Fece per rimettersi in piedi, ma il secondo uomo prese in mano il suo bastone da passeggio e tirò fuori una spada dalla lama sottile. “Non ora. Un passo falso e sei morto, ragazzo”
Tommaso alzò le mani in segno di scusa e si rimise in ginocchio. “Io vi ho detto il mio nome, ditemi i vostri”
“Il mio nome è più importante della vostra vita, Furlon? Qui siamo noi che facciamo le domande” continuò il secondo uomo. “Siete un seguace dell’Ombra?”
“Dio, no!” rispose con foga lui. “E se non lo siete nemmeno voi, siamo dalla stessa parte”
L’uomo lo squadrò. “Come mi posso fidare di voi, Furlon?”
“Perché lo dico io” – Saida si avvicinò agli uomini. “E’ dalla nostra parte, fa parte del gruppo di Thomas. Chi lo avrebbe mai detto, un giovanotto che riesce ad arrivare fino a qua” – scioccò la lingua, come se fosse soddisfatta, come se fosse merito suo. “Clara? Tranquillo, è di la che sta parlando col capo” fece per andare da lui, ma il terzo uomo, uno alto come un armadio, si mise di mezzo. “Non sei nessuno per dire se è a posto o meno. Hai già portato la ragazza qua e il bambino e hai visto i risultati. Vuoi un altro incarico sulle tue spalle? Se succede qualcosa puoi considerarti fuori dopo sta caz**ta”
Saida fece per ribattere perché si avvicino minacciosa verso di lui, ma si bloccò e incrociò le braccia. “Almeno tiratelo su Michail, non è una spia o cose del genere”.
“Tommi!” –Clara gli si avvicinò e Michail bloccò pure lei. “Lasciatemi in pace, lui è il mio compagno” alcuni fecero una risatina sottomessa, ma i tre non abbassarono la guardia. “Compagni di squadra, idioti” - gli andò incontro a Tommaso e lo abbracciò.
Il ragazzo rispose di rimando, stringendola forte a se, facendole dolere un po’ sulla costola. “Non farmi più spaventare così” disse, mentre il secondo uomo calava la sua arma su di loro.
Assolutamente niente.
La lama li superò come fossero diventati intangibili, con lo stupore di tutti i presenti e anche dei due. “Questo è curioso” disse Cath, il braccio destro di François. “Puoi diventare intoccabile se vuoi, Clara. Probabilmente anche invisibile, molte creature hanno questa affinità in comune. Joey, non calare troppo velocemente la tua spada”
Clara squittì felicemente sorpresa. “Lo sapevo! Ti ricordi, Tommi? Eravamo passati attraverso la parete del quadro senza una spiegazione! Nel libro delle Creature c’è scritto che mia madre poteva diventare invisibile”
“Quando l’hai letto?”
“Oh..tempo fa” – rispose lei vaga. “Che forza! Ho sempre desiderato avere un potere in più e ora me ne ritrovo tre! Non vedo l’ora di chiedere ad Alberto come fa a scomparire del tutto” – batté le mani, per poi ricordarsi quello che era successo la prima sera che si erano conosciuti. Aveva messo una intero braccio dentro di lei, trapassandole la pancia e facendo sbucare la mano dopo. Se solo si fosse mossa troppo, lui avrebbe potuto perdere la concentrazione, perdere l’intangibilità e ucciderla.
Mandò giù un po’ di saliva. Sorrise a Tommaso, rassicurandosi del fatto che non si fosse fatto niente e si misero in piedi. Catch chiese ai tre uomini di controllare fuori se non ci fossero inseguitori e si occupò del nuovo arrivato. “Bene bene, quindi tu sei Tommaso Furlon, compagno di squadra di Clara” ricapitolò. “Come hai fatto a trovarci?”
Tommaso le tese una mano, per presentarsi come si deve, ma lei non diede la sua. “L’esplosione di luce rossa, no?”
Cath lo guardò dall’alto in basso. “Prego?”
“Qualche decina di minuti fa, ho sentito un dolore fortissimo al petto, così come a mia cugina Giulia. Ho aperto la finestra per prendere un po’ d’aria perché non riuscivo a respirare e l’aria si è tinta di rosso. Quella luce sembrava quasi volesse chiamarmi e quando mi sono avvicinata abbastanza a questo posto, questa.. scia di fumo rosso ha iniziato a indirizzarmi nella direzione giusta, fino ad arrivare qua”
Qualcuno iniziò a prenderlo in giro, non avendo notato nulla di tutto ciò. La scia di fumo la potevano vedere solo Clara e Tommaso.
“Non dicono il falso” – François tese la mano a Tommaso, che la strinse volentieri. “Clara diciamo che ha scoperto il nostro sistema di aiuto” ridacchiò . “E’ molto utile se ti ritrovi sperduto da qualche parte, solo che il segnale lo riceveranno le Creature del tuo stesso elemento e alle quali tieni. Si dice anche che la persona del cuore riceverà una guida, ma si può interpretarla in molti modi. François” si presentò. “Beh, direi che a te servono dei vestiti nuovi, la lama ti ha strappato un po’ qua sulla destra”.
Era vero, ma il ragazzo aveva controllato bene e non aveva visto nulla. “E’ solo un taglio sulla stoffa” disse lui, cercando di rifiutare la gentile offerta di nuovi vestiti, che di sicuro sarebbero stati quelli neri che indossavano tutti là dentro.
“Insisto. Anche tu Clara, una tuta è tua di diritto, anche se non ti unirai ufficialmente a noi Aequum. Poi sarete liberi di andarvene quando volete. Clara, un’ultima parola dopo” si congedò, facendo volare fino a loro due completi neri della loro taglia. “Ci sono due camerini là infondo vicini, andate pure”
Clara prese il suo e così fece Tommaso e si incamminarono sotto le occhiate confuse o ammirate di tutti. I due camerini scoprirono essere uno unico ma con una leggera coperta separatoria azzurro chiaro e disegnati sopra alcuni disegni di bambini. Clara fu rapida: si tolse jeans e felpa e si mise la divisa degli Aequum sopra anche alla canottiera. Le All - Star blu notte, le sue compagne di avventura, le aveva dovute buttare via perché tutte bruciacchiate e ora indossava un paio nero che però non erano coordinate. MI STO TRASFORMANDO IN UNA SOFI, pensò divertita. Sofia avrebbe gioito per quel commento così al naturale.
Tirò la tenda, tirandosi su la lampo e si mise in posa. Stava per chiedere come stava, ma si bloccò, la bocca mezza aperta. Aveva visto un sacco di volte Tommaso senza maglia, ma non si era mai sentita nervosa o qualcosa di simile. Però in quell’occasione sentiva di avere le guancie in fiamme, le orecchie calde e un brivido le percorse la schiena. Sorrise imbarazzata, mentre Tommaso le faceva le linguacce e un occhiolino. “Come sto?” domandò lui, non del tutto convinto. Il nero faceva risultare i suoi pettorali scolpiti.
“Benissimo, Afrodite” rispose prendendolo in giro Clara.
Il ragazzo fece per dire qualcosa, ma si trattenne. Rimise sopra la tuta aderente la felpa verde muschio e il bracciale delle Creature con la medaglietta che le aveva dato qualche Natale prima l’amica. “Dov’è Giulia?” domandò d’un tratto.
“Perché, era venuta anche lei?” fece Clara, felice che ci fosse pure lei. “Bene, ha preso vitalità!”
Tommaso era nervoso e lo stava diventando ancora di più. “Si, mi ha seguito per un po’, ma poi ho perso la concentrazione seguendo la scia di fumo rosso. E lei forse non è riuscita a vedere dove stavo andando! Verresti a cercarla con me?”
“C’è da chiedere? Spero non le sia successo nulla di male, si sarà semplicemente persa e sarà andata lungo la spiaggia a guardare il mare. Sai, siamo addirittura usciti dallo Stato del Montana, ora ci ritroviamo nello stato di Washington!”
“Stupendo” disse cupo – “Andiamo subito,ho una brutta sensazione”
“Quando tu e tua cugina avete delle brutte sensazioni, si rivelano sempre vere” borbottò Clara. Con quella frase, avrebbe voluto strozzarlo appena un pochino. “Tutto, tranne le cattive sensazioni!”
Tommaso però sentì un groppo allo stomaco. Iniziò a correre con Clara al fianco, mentre lei urlava a tutti che si sarebbero visti più tardi. Non dovettero cercare più di tanto. Seguirono l’istinto e la comunicazione tra le creature dello stesso segno.
Giulia dava loro le spalle e davanti a lei, un ragazzo le stava dicendo qualcosa. “Oh, come vi avevo promesso, vedete? Sono qua, solo per voi” disse lui, gentile e affidabile. “Chi si vede, ragazzi”
Filippo non sembrava nemmeno lui. Indossava un immacolato completo bianco, con la cravatta del medesimo colore. Le scarpe erano leggermente sporche, ma non toccava neanche il suolo lui: una nuvoletta d’ombra lo sollevava da terra. Aveva gli occhi scuri come la pece; creavano un forte contrasto con le vesti, ma era quello che doveva creare il tutto: confusione. I capelli neri erano l’unica cosa in disordine, ma, in quello, sembrava fossero perfetti.
“E’ sempre un piacere rivedervi”. Sorrise, maligno.
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 10 febbraio 2011, 22:12

ta ta ta taaaaaaah! *-* Chiedo umilmente perdono della mia mancata presenza in fatto di post. Sono un'emerita cretina e spero proprio che mi perdonerete.
Ma credo di no, perché.. e io che ve lo dico a fare? Bah, siete pazzi! (Sclerati, per alcuni!)
E' mooooooolto più corto dei precedenti, perchè se continuavo con la cosa che stavo scrivendo (e che ho salvato) , sarebbe stato veramente brutto


Filippo stava la, in piedi, senza nemmeno dare cenno di volerli attaccare o fare del male a Giulia, svenuta tra le sue braccia. Le sue vesti bianche irradiavano luce nella notte scura.
Allargò le braccia, facendo rimanere comunque Giulia in piedi. “Non siete felici di vedermi?”
Tommaso e Clara si guardarono, mentre il ragazzo si metteva davanti a Clara. “Tu non le farai del male” pronunciò chiaramente, mentre un rivolo di sudore iniziava a bagnargli il viso. Clara cercò il suo pugnale nella cinta, ma con orrore si ricordò che lo aveva dato a Mel per poterci giocare ancor prima del funerale. La bambina le aveva detto che sarebbe stato maleducato portare delle armi in quel giorno così speciale.
Filippo sorrise. “Tommaso, io non voglio farle del male. Se vi volessi morti, lo avrei già fatto” iniziò a camminare, prendendo Giulia tra le sue braccia. I suoi passi erano leggeri, delicati come una farfalla. “Ho dovuto tramortire solo un po’ tua cugina per attirarvi qua. Sciocchi come siete, non avreste avvertito nessuno e così è stato. Buffo, ormai dovreste aver capito con chi avete a che fare!”
Passo le mani attorno al collo della ragazza e lo strinse con violenza; Giulia si svegliò di colpo, ma rimaneva inerme tra le sue braccia, con nemmeno un muscolo che rispondeva ai suoi comandi. Aveva semplicemente gli occhi sbarrati dal terrore. “Potresti romperle l’osso del collo in meno di tre secondi. Vogliamo provare?”
Tommaso partì verso di lui, senza sapere nemmeno che fare, ma quando cercò di colpirlo, sparì nel buio e ricomparve qualche metro più in la. “Non ci avevo mai provato, interessante come cosa” – rifece la stessa cosa quante furono le volte che Tommaso cercava di colpirlo. “Hai fatto una pessima scelta” – borbottò Filippo, ricomparendo dietro Clara – “Mai lasciare l’obbiettivo allo scoperto”
Tommaso gli lanciò contro una palla di fuoco, ma la fece scomparire. Il ragazzo era proprio davanti a Clara e si sarebbe di sicuro spostato o avrebbe messo Giulia davanti. Non voleva rischiare di colpire tutte e due.
Clara iniziò a tirare calci e pugni a raffica, nei punti che in qualche occasione Filippo non difendeva; si era allenata con lui parecchie volte alla Scuola, ma quello che faceva ora era niente confronto a quello. Era agile, scattante per avere Giulia tra le braccia. Ad ogni colpo, riusciva a difendere sia se stesso che Giulia. La ragazza non aveva nessun graffio, stava bene, in qualche maniera, ma era molto turbata.
Dopo diversi minuti, Filippo si mise a ridacchiare e alzò una mano verso di loro. “Basta, non riuscite proprio a capire? Guardate il cielo, le stelle che brillano. E’ mezzanotte, la mia ora. Non potete fare assolutamente nulla per sconfiggermi. La mia notte mi protegge, lei mi ha scelto quando non ero più che un neonato.” Fece una pausa – “Quindi vi propongo un patto. Giulia viene con me nella dimora delle Ombre. Clara mi accompagnerà fino a là e tu, Tommaso, starai qua”
“Non se ne parla nemmeno” disse lui, col fiatone. Portarle via entrambe? Non le avrebbe permesso di allontanarle nemmeno una delle due. Ma lui era lontano metri e metri da loro e Filippo poteva spostarsi velocemente e senza dare nell’occhio. “Non.. Vattene”
“Sai anche tu che non avete speranze contro di me, in questo momento. Anche voi potreste rimanere incantati dal mistero che accompagnano le ombre. Il richiamo è forte, ma la sopravvivenza vi dice di non collaborare con le forze oscure e minacciose. Oh, si. Quell’aria fresca che ti sveglia la notte e ti fa aprire la finestra, inspirando a fondo i profumi che porta. Quella è la notte. Questo è ciò che vi spaventa tanto. La notte vi fa sognare e dimenticare, ti fa scegliere una vita diversa. Ti fa sembrare tutto più facile perché lo è. Questo è ciò che voi considerate sbagliato. E’ una cosa che fa parte di voi e la rinnegate considerandola sbagliata”
“Non ti permetterò di portarle via” – Tommaso non si era spostato di un millimetro e aveva parlato come se non avesse mai ascoltato quella conversazione. Clara invece era ammaliata. Lo guardava dritto negli occhi scuri e non riusciva a ribattere. Era sbagliato. Tutto era sbagliato. Ognuno ha i suoi pro e i suoi contro, e lui aveva elencato ciò che nessuno avrebbe potuto negare fino alla fine.
Si riscosse dai suoi pensieri. “Perché dovrei accompagnarti?”
“Clara!” urlò Tommaso, avvicinandosi, ma Filippo strinse ancora di più le mani intorno al collo di Giulia. Era terrorizzata. “Ok, ok, calmo. Fermati”
“Sono calmo e lucido. Devi venire con me.. Beh, perché non potrai dire il contrario” – ghignò – “Diciamo, che quattro persone a te molto care vogliono rincontrare la loro piccolina. La loro piccola Lady”. Non riuscì a trattenere una risata. “Non sapevo con quali genitori avresti ceduto, quindi li ho fatti catturare tutti e quattro! Dovresti vedere Lucia e Valentino. Spaventati a morte! Invece Flavia è molto combattiva. Lorenzo invece si è arreso subito. Che uomo intelligente. Stanno bene tutti e quattro. Tua madre ha un brutto taglio però sulla guancia. Tua madre, adottiva. Devo dire per discolpa di Felix, che strilla come una gallina. Aiutatemi! Polizia! Sembrava la vecchina della carica dei 101
Clara cercò di colpirlo più e più volte. Nessuna andò a segno. I suoi colpi si fecero sempre più lenti e meno forti, le sue gambe si appesantirono. Le stelle sorvolarono il cielo, alcune sparirono. Filippo teneva testa ai due ragazzi e una prima goccia di sudore gli bagnò il viso. “Mi avete proprio stufato” Alzò la mano, mostrando la cicatrice che si illuminava di nero. Fu l’ultima cosa che videro entrambi. Quel raggio così nero gli aveva privato della vista.
“Piccolo trucchetto imparato di recente. Charles riuscirebbe a togliervi tutti i sensi contemporaneamente. Immagina non capire di non toccare, sentire, odorare, vedere o gustare qualcosa. E’ come essere morti, ma dentro di te sai che non è affatto vero” – fece una pausa, forse per far cercare di tranquillizzare i due che stavano inermi in piedi, cercando di stabilire un equilibrio. “Ora Clara verrà con me. Non vi farò niente. A nessuno dei due. Né io né uno dei miei uomini farà a voi del male. Nessun taglio, nessun osso rotto. Nessuna lesione permanente. Niente di niente. Lo prometto”
“Bastardo. Starò cieco per tutta la vita” sussurrò schifata Clara, mentre sentiva una mano stringerle una spalla. “Lasciami”
“Non permetterei mai che i tuoi occhi rosso fuoco stessero chiusi per tutto il tempo. Toglierò il blocco, a tutti e due. Su, pochi secondi e vedrete la luce” ; fu così. Clara dopo aver riaperto gli occhi rivide il paesaggio sperduto e vuoto, gli occhi di Fili, neri e scuri su di lei. “Tommaso, tu riacquisterai la vista quando mi sarò allontanato abbastanza”. Si girò, recitando qualcosa a bassa voce.
Sarebbe stata un’ottima possibilità. Sarebbe stato così facile. Sarebbe stato così perfetto.
Lui era girato, non poteva vederla né capire le sue intenzioni. Era inginocchiato, concentrato su qualcosa.
Un calcio allo stomaco, le fiamme che lo avrebbero bruciato vivo.
Si avvicinò, un piccolo passo. Guardava Giulia, di nuovo addormentata tra le braccia del suo aguzzino. Rilassata in quel momento così tragico. Sarebbe sembrata quasi morta, se non fosse stato per le nuvolette di fumo che uscivano dalla bocca.
“Vieni Clara. E’ arrivato il nostro mezzo” – Filippo ridacchiò, mentre qualcosa iniziava a sfiorare i piedi. La ragazza aveva quasi paura di guardare e fece un salto all’indietro, troppo occupata ancora ad ascoltare i suoi stupidi pensieri. Forse non così tanto stupidi..
Iniziò a guardare di più il loro mezzo. Era una specie di nuvola o forse semplicemente fumo denso. Ma era strano. Sembrava quasi avesse un’anima. Si era avvicinata ancora a lei e ora iniziava a sfiorarla per poi allontanarsi velocemente. Era come il pezzo di fuoco che aveva iniziato ad avvolgerla..
Filippo ridacchiò. Indicò il fumo – “E’ Key. Ti sta semplicemente annusando, non avere paura! Puoi anche accarezzarla se vuoi. E’ molto affettuosa” – batté le mani sulle gambe e Clara strabuzzò da ciò che vide: Key era andata verso di lui come se stesse scodinzolando! Filippo sorrise al fumo. I denti erano così bianchi che potevano far concorrenza alle vesti. “Vedi?”
Clara sbuffò. “Se non vuoi farmi del male, perché vuoi portarmi con te?”
“Sali su Key” – ordinò Filippo, facendo sparire il sorriso che sembrava aver fatto portare indietro negli anni Clara. Lo aveva visto poche volte un sorriso sincero e gentile come quello di pochi secondi prima; erano sempre stati solo per lei.
“Perché dovrei?” – se lui voleva fare il freddo, lo avrebbe accontentato. “Aspetterò fino all’alba, quando tu te ne andrai perché non puoi sopportare la luce”
“Non sono mica un vampiro” – la spinse su Key, che crebbe di dimensioni e le circondò i polsi, tenendola ferma. Mandava piccole scosse. “Key, riesci ad allargarti un po’ di più? Dobbiamo riuscire a stare in tre”. La massa di fumo si allargò con ancora di più e finalmente Filippo si sedette accanto a lei, attento a non toccarla e tenendo ancora Giulia tra le sue braccia.
La nuvoletta partì a razzo, verso una direzione precisa. Andava più veloce che poteva e si sentiva che faceva di tutto per rimanere di quelle proporzioni e che non era abituata a farlo. Filippo le appoggiava una mano e la accarezzava di tanto in tanto. "E' piuttosto suscettibile”
“Perché questo nome per una nuvola?”
Filippo rise, veramente. Una risata semplice e spensierata. “Io non le ho dato nessun nome. E’ lei che si è presentata così a me. Key è una brava ragazza” . Sembrava così delicato! Gli occhi dolci e scuri erano pozzi profondi, colmi di petrolio. Non lo ricordava così da... era strano; non se lo ricordava, ma era certa di avere quella informazione in un angolo della sua testa.
Ricordava tutte le cose carine che aveva fatto per lui, ma non quando si era comportato male. Erano sparite. Non ricordava nulla, come stava quasi dimenticando che con loro c’era un’altra persona.
Giulia sembrava quasi svanire dalle braccia del ragazzo, come se un pittore avesse deciso che una parte del quadro non andava più bene. Le gambe iniziavano a svanire dentro un fumo quasi invisibile; le braccia le susseguirono.
“Dove sta andando Giulia?” domandò mentre il pittore iniziava a distruggere la sua opera, cancellando le labbra morbide, delicate della ragazza.
Filippo parve un po’ sorpreso, ma le rivolse un sorriso, come se stesse dicendo una barzelletta poco divertente. “Chi è Giulia?”
“Lei..cioè!” – nella sua mente, i capelli setosi e biondi ormai non le davano più nessun collegamento. “E’ qui con noi, guardala!” – ad ogni parola, sempre l’artista iniziava a dipingere gli stessi dettagli, sconosciuti e familiari. “Non lo so. Ricordo solo dei grandi occhi verdi. Uguali a quelli di Tommi. Di Giulia. Dove sta andando?” iniziò a sporgersi verso il ragazzo, cercando di prendere per le spalle quel che rimaneva di quella figura: semplicemente la oltrepassò, come se fosse un fantasma, un ricordo lontano. Non era come quando una lama l’aveva trafitta, senza farle niente perché era passata oltre. No, era diverso. La lama l’aveva sentita in qualche maniera, sapeva la sua direzione e quando era uscita dal suo corpo.
Quel corpo no. Era fumo nel fumo. Impossibile da catturare, possibile da sentire e vedere, mentre svaniva. Sembrava così semplice potere afferrare quella figura.
Gli occhi uguali a quelli del cugino, i capelli dello stesso colore. La forma diversa delle labbra. Le mani piccole che si intrecciavano sempre a quelle di Felix. Il matrimonio, i pianti della sposa. L’entrata in scena del nemico. Caterina distesa, morta in una pozza di sangue. Il suo assassino.
Si allontanò di scatto da lui e provò a scendere da Key, ma si ritrovò i piedi e i polsi incatenati dallo stesso mezzo di trasporto che stavano usando. “Me**a. Bel trucchetto farmi dimenticare le cose belle e pensare che tu lo sia! Fammi scendere o ti incenerisco”.
“Provaci. Ti ricordi la stanza speciale alla Scuola, della palestra? Ho chiesto a Key se poteva fare la stessa cosa. Rallentare le molecole del corpo. Ci riesce abbastanza. Sa fare praticamente tutto, la mia bellezza”. Clara sorrise al pensiero che, nonostante fosse uno degli uomini più potenti e malvagi del pianeta, sembrava uno tra i tanti che mostravano orgogliosi la nuova auto acquistata.
Ma lui non sapeva. Aveva passati giorni e giorni in quella stanza con Sofia, per allenarsi a diventare delle brave Aequum, a sfruttare al massimo i loro poteri. L’amica era riuscita a farla svegliare a orari indecenti e andare a letto poche ore prima dell’alba. Fortunatamente Thomas a volte le lasciava a dormire per recuperare le ore di sonno perdute.
Strizzò gli occhi, concentrandosi contro il ragazzo e si preparò a capire quanto fosse forte la barriera di Key sul suo corpo, senza farsi scoprire.
Molto.
Ma non abbastanza.
Si concentrò un attimo e Clara vide comparire una palla di fuoco alle spalle di Filippo, la quale lo colpì prima che lui o la sua maledetta nuvola potessero fare nulla. Caddero tutti rovinosamente a terra, mentre per la prima volta in tutta la serata, Giulia non rimaneva più tra le braccia della Creatura della Notte Eterna.
Sembrava quasi sofferente.
Filippo rotolò qualche metro più in là. Le sue vesti bianchi si macchiarono di terra e d’erba. I capelli si aggrovigliarono tra di loro e si fermò contro una roccia, facendosi male alla testa. Un rivolo di sangue iniziò a scivolare lungo il collo.
Clara venne sbalzata dalla parte opposta, terminando contro una pozzanghera. “Diavolo!” – urlò, mentre una mano la prendeva per la tuta nera e la tirava in piedi con forza. Filippo si era già messo in piedi e i loro visi erano vicinissimi. Era furioso. Key era improvvisamente sparita e Giulia era in disparte, ancora addormentata. “Non fare questo genere di trucchetti con me. Non vanno affatto bene. Ti ho detto, ti ho promesso che non ti avrei fatto nulla di male fisicamente, non mentalmente. E non ti stavo facendo male. Volevo solo che un po’ di astio nei miei confronti se ne andasse, per poter parlare come un tempo”
“Fammi il favore” – riuscì a sussurrare, il corpo contro l’albero e il fiato mozzato dalla botta ricevuta poco prima. “Ora mi stai facendo male. Mantieni la parola data. Come al tuo solito” disse sarcastica, mentre sentiva la stretta allentarsi e la terra sotto ai piedi riavvicinarsi.
Filippo andò da Giulia, prendendola ancora tra le braccia e sussurrando qualcosa all’aria. “Sei fortunata, Clara, che siamo quasi arrivati. Dobbiamo camminare, fino alla linea di confine. Tu, poi, te ne andrai per i fatti tuoi e questa conversazione potrà essere per te solo un ricordo confuso”.
“Tu non puoi decidere cosa sia meglio per me” – strinse i pugni e alzò lo sguardo, mentre respirava a fondo – “Mi sono ritrovata bene, quando te ne sei andato. Sofia, Tommaso e gli altri mi hanno aiutato tantissimo” i loro volti erano sempre più chiari nella sua testa. Addirittura i loro profumi riusciva a sentire. “Cancellare la memoria, ottimo trucchetto. Sei solo una persona che pensavo di conoscere, ma che ha scelto la strada sbagliata e che mi ha delusa. Ho perso il conto delle volte che Sofi ha cercato di dirmi che non eri ciò che mostravi agli altri. Dio, quanto sono stupida! Te ne puoi andare a cagare, con le tue promesse non mantenute e tutto il resto” – lo disse con calma, un sorriso sulle labbra. Non aveva fretta. “Io ti ho voluto bene, credevo che tu potessi veramente sconfiggere il tuo lato oscuro, ma devo ammettere che sono proprio una credulona. Probabilmente non hai nemmeno preso i miei genitori”
Filippo fece un sorriso strafottente. “Quello l’ho fatto, mia cara. Tutti e quattro. Però puoi decidere quali fare uscire. Genitori naturali o genitori adottivi? Questo è il dilemma. Io direi i secondi. Non sono abituati a tutto sto casino. La loro memoria sarà cancellata, così non avranno nessun ricordo e potranno continuare a fare sogni tranquilli.”
“Loro” – non ci pensò due volte. Erano coloro che l’avevano cresciuta e che le volevano bene come fosse loro figlia sul serio. Non c’entrava il sangue, il DNA. Non si meritavano tutto quello. Erano persone stupende. “Se scopro che hai fatto loro del male, ti brucio quelle sudice chiappe”
“Pensavo volessi mandarmi nell'oltretomba. Mi accontenterò di quello, se mai tu ci riuscissi. Key è pronta a proteggermi e ti addolorerà sapere che finché il mio potere è con me, Key sarà sempre alle mie spalle” – con un tempismo perfetto, una figura nera sbucò dalle sue spalle, formando la scritta “Fregata” e uno smile.
Clara non fece nemmeno tempo a ridacchiare per la cosa così buffa che sentì qualcosa che sibilava nell’aria. La faccia di Filippo era pura sorpresa. Tutto quello che sarebbe successo poi, non sarebbe stata colpa sua. Lui non centrava, in questo.
Si piegò verso di lei, ma ormai era troppo tardi. Un dardo le si era impiantato nella gola. Piccolo, veloce. Non avrebbe avuto nessuna chance di prenderlo anche se se ne fosse accorta in tempo.
Filippo la mise a terra, seduta, cercando di togliere più velocemente e piano l’arma che di sicuro era avvelenata.
Clara vedeva tutto sfocato, ma non perse conoscenza. Non riusciva a sentire niente, se non le braccia che la prendevano e la portavano lontana da quel luogo, correndo più veloce possibile.
Non riusciva nemmeno a sentire i capelli mossi dal vento, le parole di incoraggiamento di Filippo.
Sentì una lacrima bagnare il suo viso, ma non erano sue. Erano di quel ragazzo che sempre aveva approfittato di lei, per una riputazione migliore.
Come se gliene importasse qualcosa di lei. Sul serio.
Sentì Filippo ordinare qualcosa a Key, mentre quella nuvoletta svaniva nel nulla.
Le parlava, incoraggiandola di non abbandonare quel posto, di non lasciarlo solo. Non sentiva sangue scorrerle lungo il collo, ma qualcosa doveva averlo fatto veramente preoccupare.
Vide una grande villa innalzarsi sopra di loro e la nuvola accompagnare un’anziana donna, che camminava lentamente, senza nemmeno sollevare un rumore nella tiepida notte. La sua veste bianca sfiorava il terreno e accarezzava l’erba tagliata e rigorosa. Era scalza e i capelli bianchi le ricadevano lunghi sulla schiena.
Filippo le urlò contro, contento, lanciando un respiro di puro sollievo e anche se le disse di avvicinarsi, stette ferma dietro una linea immaginaria, come se non potesse superarla. “Ti prego, Gwella, aiutala!"


Pochè! Non ti arrabbiare!
Tommi ci sarà nel prossimo chap tutto bello pimpante!
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

— Vittorio Agnoletto.
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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 14 febbraio 2011, 20:55

Ok, questo post è per Pochè, che lo aspetta da moooolto tempo!
Lascio un'immagine, e.. beh, una cosa per Pochè infondo :D NON LEGGERE PRIMA! Ti rovini la sorpresa! :sleep:

Filippo sdraiò delicatamente Clara a terra, per poi andare da Gwella e prendere le mani della donna tra le sue. “Ti do il permesso di uscire, lo dirò io a Charles, al Maestro. Ti prego. Basteranno solo le tue mani,le tue braccia. Puoi restare da quella parte, ma aiutala. Lei non può entrare. Ti scongiuro. Ti do un ricordo”
Gwella lo guardò fritto negli occhi. Fece un passo verso di loro, uscendo da una barriera. Si mosse più veloce possibile, come se volesse fare in fretta e tornare subito indietro.
Si sentiva pizzicare la schiena, la testa esplodere mentre toccava quella ragazza dagli occhi rossi, pieni di vita ma al tempo stesso privi di luce, per via della cosa che le era stata iniettata.
Filippo scomparve, lasciando le due donne da sole. Doveva ritornare indietro a prendere Giulia. Per salvare Clara, l’aveva proprio dimenticata.
Capì perché Filippo aveva chiamato direttamente lei e non un qualsiasi guaritore.
La privacy non centrava, poteva cancellare la memoria a chiunque, ma era grave. Aveva sentito parlare di quella sostanza anni or sono, mentre.. mentre.. non ricordava.
Le appoggiò due dita sul polso per sentire i battiti e la pressione. Erano entrambi deboli e con scarsa frequenza. Sentì se aveva febbre, ma la sua fronte era fresca. Era molto pallida e le labbra erano diventate quasi viola. Sembrava un cadavere.
Il suo aspetto esteriore non mostrava nulla di anomalo oltre a quei due tratti, solo quel puntino rosso sul collo. Vi poggiò sopra le labbra. Sapeva da fragole e limone.
Non temeva il fatto che potesse essere contagiata anche lei. Con gli anni, il suo corpo aveva acquistato capacità rigeneratrici per qualsiasi malattia o ferita. Se le mozzavano la testa o le beccavano un organo vitale, però, moriva come qualsiasi altra persona.
A volte le mancava non poter più sentire il dolore. La faceva sentire umana.
Ma ormai era solo una pedina di enorme valore nelle mani dell’Ombra. Colei che aveva scambiato la salvezza dell’uomo che amava con la sua prigionia. Fino alla morte.
Clara sobbalzò, gemendo e sussurrando qualcosa; le mise sopra al cuore entrambe le mani sovrapposte, mentre si illuminavano di tenue luce gialla canarina, per poi spostarle. Il colore che un tempo significava per lei vita.
Era una delle cose che andava scoprendo di volta in volta che aiutava Filippo. Lui era stato da subito colpito da lei e iniziò a parlarle, ma lei non diceva mai niente. Si esprimeva con sguardi pieni di significato, gesti ed esitazioni.
Non si conoscevano da molto tempo, ma lui era certo di averla già vista. In una vecchia foto.
Iniziò a toglierle blocchi di buio totale dalla sua mente, non dicendo niente a Charles, anche se lui sapeva tutto su di lui. Così come Filippo sapeva tutto su Charles. Era un’arma a doppio taglio.
A volte, capitava che decidevano di bloccare il loro legame per qualche ora, perché Charles voleva fare i suoi esperimenti da solo, senza distrazioni, anche se davanti a Filippo diceva che era per lasciargli un po’ di privacy.
Così il ragazzo iniziò ad approfittarne, in ogni momento libero che aveva a disposizione. Parlare con Gwella non era cosa da poco, perché stava sempre chiusa in camera sua, aspettando ordini e richieste. Puliva ogni centimetro della sua stanza o della villa, a volte. Quando decideva di pulire tutto, la polvere non faceva in tempo a sparire che lei l’aveva già spazzata via.
Non si considerava un traditore: cambiava soltanto le regole. Lui e Charles erano allo stesso livello, nessuno poteva comandare sull’altro e perciò non c’era un capo preciso. Erano loro due, sopra tutti gli altri. Charles aveva più esperienza, ma non gli avrebbe mai fatto nulla per indebolirlo. Insieme erano invincibili. Se si fossero scontrati, entrambi i loro poteri avrebbero deciso di scegliere di abitare in un altro corpo, abbandonandoli alla deriva.
Pochi minuti dopo tornò, con un uomo biondo stordito. Lo aveva trascinato per i piedi fino a là, si notava perfettamente dalla testa piena di sangue per via delle pietre incontrate lungo il tragitto. Key invece trasportava Giulia.
“Gwella, ce la puoi fare?” domandò lui ,vedendo che Clara era ancora a terra. Lei lo zittì con lo sguardo, mentre rimetteva le sue mani sopra al cuore e si illuminavano della stessa tenue luce giallina.
Clara iniziò piano piano a riavere le sue labbra rosee e la pelle del suo colore naturale. Il battito iniziò ad aumentare e a diventare sempre più forte e il sangue iniziò a circolare per tutto il corpo regolarmente.
Filippo sorrise. “Perché ci hai messo così tanto a fare questa cosa?” domandò a Gwella, mentre quella si alzava, pulendosi stancamente le vesti bianche.
“Perché per far sparire il veleno che aveva in corpo l’ho dovuto trasferire nel mio sangue e volevo controllare i componenti” – fredda, sicura; come sempre. “Io posso guarire qualsiasi cosa”.
Gwella guardò dritta negli occhi l’uomo. Aveva la tuta nera degli Aequum. “Così uno dello stesso gruppo della ragazza l’ha colpita per ucciderla” - nessun tono di sorpresa o ironia. “Interessante. Ma perché non mirare a te?”
Clara si sentì girare la testa, mentre due persone parlavano tra loro; una voce era sicuramente di Filippo, mentre l’altra era di una donna. La guardò, mentre si rimetteva a sedere.
I capelli lunghi e bianchi le ricadevano sulla schiena, mentre un sorriso complice affiorava sul suo viso rivolta al ragazzo. Clara pensò che da giovane era stata sicuramente una bella ragazza.
C’era anche Joey, l’Aequum che aveva cercato di infilzare lei e Tommaso, non riuscendoci. Filippo prese il suo volto tra le mani, lo risvegliò. “Hai fatto un passo falso, lo sai? Guarda per l’ultima volta il mondo e ringrazia che non sia Gwella ad ucciderti.” – Joey lo fissò spaventato, senza dire o fare niente. Poi Filippo gli spaccò l’osso del collo. Gwella ridacchiò.
Filippo lo scalciò via lontano, per poi rivolgersi amabilmente a Clara.“Tutti i tuoi genitori saranno liberati, non abbiamo fatto loro del male e mai lo faremmo. Però se i tuoi genitori naturali combatteranno, noi non promettiamo niente. Saranno due avversari come tanti” - Filippo si inginocchiò verso la rossa, con un sorriso amaro. “Mi dispiace che ti sia accaduto questo. Prometto che non ti farò del male” – poi un colpo alla tempia le fece perdere i sensi. L’ultima cosa che ricordò, fu una scintilla d’aiuto negli occhi di Gwella.
**

Tommaso rimase lì, a non far niente per quelle che sembravano delle ore. Aveva deciso di rincorrerli per un po’, ma non sapeva che direzione avessero preso, e non aveva nessuna voglia di perdersi. Si sedette su un tronco di un albero caduto e, per passare il tempo, iniziò a bruciare dei rami per riscaldarsi, anche se non ne aveva bisogno.
Dopo un po’ che si era tranquillizzato, vide comparire una nuvoletta nera, con sopra Clara. Le era successo qualcosa? Perché allora non era venuta la scia di fuoco che avvertiva che si era fatta male?
Guardò le fiamme con insistenza e la vide: la scia, che cercava di uscire dal falò. La prese delicatamente e lei lo ringraziò, scomparendo dentro il corpo di Clara.
Come se avesse sentito il contatto, si risvegliò di colpo. “Clara!” – le corse incontro, mentre la nuvola nera decideva di lasciarla al suolo, per poi sparire.
La prese tra le braccia. Non era stato subito sicuro che sarebbe ritornata, soprattutto dopo tutte le ore passate. Pensava che Filippo l’avrebbe imprigionata o fatta sua alleata. La strinse ancora di più. “Non fare più una cosa del genere” .
Clara si aggrappò a lui. Ne aveva vissute fin troppe. La sua quasi morte, l’assassino di Joey, Gwella che rideva per il complimento di Filippo. “Ho avuto paura” – sentì le mani di Tommaso accarezzarle i capelli, rilassandola. “Di non rivedere più nessuno. Di non chiedere a Thomas delle fotografie, di non sclerare più con Sofia perché mi vuole mettere uno di quei suoi vestiti. Di parlare e confidarmi con te. Mi sarebbe mancato tutto quanto. Quando ho visto Filippo uccidere Joey, ho pensato che avrebbe fatto lo stesso con me. E’ stato orribile”
“Ci sono io con te” – sussurrò Tommaso. Se l’avesse realmente uccisa, chissà cosa sarebbe successo a lui. Sarebbe impazzito come Giulia per Felix, o avrebbe ritrovato qualcosa per cui combattere? “Giulia?”
“Sta bene, credo. L’ho vista sopra Key, la nuvola nera, l’ultima volta. Non so cosa voglia fare di lei Filippo. Oh, Tommi, dovevo salvarla! Mi dispiace un sacco, scusami. Non sono riuscita a capire..”
Tommaso scosse la testa. Aveva capito. Non avrebbe più visto sua cugina, sua sorella. “Non potevi fare nulla. Spero soltanto che sia con Felix, quando succederà” un groppo alla gola. Anche se si considerava preparato, non lo era per niente.
“Lo sapevamo tutti che non avrebbe mai lasciato Felix da solo in quel luogo” – si staccò dall’abbraccio e gli prese la mano, dandogli un bacio sulla guancia. “Grazie”
Iniziarono a camminare, le dita intrecciate. Non sapevano nemmeno loro dove si trovavano, molto lontano dai loro compagni sicuramente.
La notte stava passando. Il sole stava finalmente iniziando a sorgere, illuminando i loro volti e il paesaggio intorno a loro. Si sedettero in mezzo ad un campo di fiori, appoggiandosi l’uno sull’altro.
Clara guardava il sole alzarsi nel cielo, mentre il ragazzo fissava solo lei.
Probabilmente lei voleva fargli una domanda quando non resistette più.
Le prese il viso tra le mani, accarezzandole le guance e la baciò.
Sentì le labbra di lei rispondere, sorridere. “Sai, credevo che a questo punto sbucasse il trenino”
Si mise a ridere. “Cosa?” domandò Tommaso, mentre Clara lo baciava. “Niente”
L’avevano così tanto aspettata l’alba quella notte; avevano sperato che il sole sorgesse prima, facendo iniziare così un nuovo giorno. Ora avrebbero voluto che non finisse mai.

“Probabilmente non ci possiamo fidare più degli Aequum. Uno ha cercato di uccidermi” – sbottò Clara, mentre mangiavano delle uova, cucinate come potevano vicino a una fattoria. Non avevano con se soldi e Clara aveva deciso di andare dentro ad un pollaio. Le dispiaceva solo non poter pagare.
Per poco Tommaso non si soffocò. “Come, scusa?”
Clara finì di mangiare il suo uovo prima di rispondere come se non fosse successo nulla. “Oh. Io e Filippo stavamo parlando quando qualcosa mi ha punto sul collo e mi hanno iniettato qualcosa. Mi sono sentita male, Filippo mi ha portato da una donna e lei mi ha guarito”.
“Joey ha cercato di farti fuori?” – ormai la sua colazione non era più commestibile, là, per terra. Guardò meglio il collo di lei. Nessun segno sospetto, se non un puntino rosso che poteva essere scambiato come puntura di una zanzara. Tanto erano in estate.
Clara annuì, passandosi nervosa la mano sul collo. “Sto bene. In effetti, sto benone. Non so, quella Gwella.. boh, sono paranoica, però sono sicura di averla già vista da qualche parte”
“Ma hai detto che ti ricorda qualcuno quando era giovane; un soggetto coi capelli bianchi e che cammina scalza dovresti ricordartelo fin troppo bene. Secondo me assomiglia a qualcuno che hai già visto da qualche parte o in una fotografia di famoso. Ma se dici di averla vista quando era giovane, significa che sono passati più di cinquant’anni circa”
Scattò in piedi. “In una fotografia? Ma certo! Tommi, dov’è che siamo alloggiati?”
“Ehm. L’est è davanti a noi, quindi dobbiamo andare a nord ovest, cioè da quella parte” alzò la mano e indicò la direzione. Non fece in tempo a dire altro che la rossa era già partita, lasciandolo indietro. “Ragazze”
**
Tommaso le indicò l’albergo di Thomas e loro, diede il buongiorno alla proprietaria, si fece dare la chiave della stanza e insieme a Tommaso trovò la stanza del vecchio. Senza nemmeno bussare la aprì.
Thomas era seduto su una poltrona a leggere un giornale. Era visibilmente contento che fossero tutti e due sani e insieme. “Ciao ragazzi. Come va?”
“Una meraviglia” sbottò Clara, andando verso una piccola scatola, mezza aperta e vicino a Thomas. Era piena di fotografie. Ne prese un paio, scartandone alcune e tenendone altre in mano. Alla fine trovò quella che cercava. “Eccola. Te l’avevo detto che l’avevo già vista!”
Thomas si alzò in piedi, prendendole tutte le foto. “Cosa credi di fare, signorinella? Sono cose personali e non ti ho sentita bussare”
“Devi dirci la verità. Fiona mi ha appena salvato la vita. Solo che non era lei, almeno, non esattamente. E’ uguale spiaccicata a lei. E’ vecchia, ha i capelli lunghi e bianchi. Ha gli occhi rosa. Sembra molto un’albina”
“Ti ho detto la verità. Quella persona che hai visto te non è Fiona! Fiona non c’è più, l’ho persa per sempre. Sparì nel mezzo di una notte scura e non tornò più. So che è morta. Ti sei sentita in pericolo questa notte, vero Clara? Per questo Tommaso è partito in quarta per salvarti. Anche a me è venuta la scia del tuo potere, ma non potevo muovermi, rischiare così tanto. Ho visto che Tommaso e Giulia partivano e sono stato meno in pensiero. E poi, la scia era debole. Io ne ricevetti una anni e anni fa, di mia moglie. Era come avere un sole in stanza, tanto era potente. Scomparve poco dopo, mentre capivo cos’era e che messaggio conteneva. Scie del genere non si dissolvono solo perché qualcuno lo decide. E’ perché si muore. E lei è morta quella sera”.
“Quindi si chiamano scie” - disse Tommaso, cercando di non parlare la ragazza, che avrebbe di certo ribattuto.
“E’ la cosa a cui assomigliano di più, la maggior parte delle volte. Se no possono assomigliare a delle sfere luminose o a ..”
“Nuvole” completò Clara. “Lo sappiamo. Filippo ci ha attaccati, Joey, un Aequum mi ha quasi uccisa e alla fine Fio.. Gwella mi ha salvato. Prima però eravamo nella grotta degli Aequum, dove un bambino che non sa nemmeno chi sia mi ha fatto perdere per un paio di secondi il mio potere. Visto che belle tute ci hanno dato?”
Thomas si rizzò in piedi. “Tute? Quelle? Hanno dei rintracciatori allora. Ecco come ha fatto il tipo ha trovarti” – le si avvicinò, trovando una piccola cimice vicino al colletto dietro. La distrusse facilmente e fece la stessa cosa con quella di Tommaso. “Dovevate controllare. Siete proprio ottusi. Per questo vi siete messi insieme!”
Clara diventò tutta rossa; Tommaso si passò una mano tra i capelli biondo scuro e borbottò qualcosa imbarazzato. “Ehm”
“E dire che io avevo sparato ad indovinare. Va beh, ragazzi, sono fiero di voi. Ce l’avete fatta finalmente! Sofia mi ha rotto così tanto per rinchiudervi dentro uno stanzino da soli per un giorno intero. Ma probabilmente avreste litigato oppure avreste sfondato la porta, dissi, però lei ribatté che allora dovevamo rinchiudervi sotto terra, così avreste risparmiato ossigeno. Giulia era d’accordo” – si bloccò, vedendo Tommaso scosso. “Starà bene, qualsiasi cosa accada” – gli diede una pacca sulla spalla. “Hai il permesso di sposare questa fanciulla anche se sono ancora vivo. Anzi, sarà una delle poche cerimonie a cui parteciperei volentieri. E questo è tutto dire. Comunque condoglianze” – loro lo fissarono e lui, con un sorriso, spiegò “Per Sofia”
Tommaso sapeva che Sofia alloggiava in un altro degli alberghi scelti, per fortuna. Portò Clara nella, ormai, loro camera per restare un po’ da soli a riposarsi, visto che erano stati tutta la notte svegli e i loro muscoli erano indolenziti al massimo. Stavano dormendo abbracciati, mentre la porta si aprì di colpo. “E voi non mi avete detto niente? Vi siete messi assieme! Dovevo essere la prima a saperlo!” i suoi occhi luccicarono. Sofia, ancora con la camicia da notte e un asciugamano tra i capelli, Francesco alle calcagna che cercava di calmarla erano appena spuntati con Thomas dietro di loro. Probabilmente le aveva detto dopo varie suppliche in che stanza alloggiavano.
“Grazie Thom per la soffiata! Ci serviva! Oh mio dio!” iniziò ad abbracciare e baciare tutti.
Come nel sogno di Clara ad occhi aperti, la nana provò a fare il trenino con Thomas, ma lui si rifiutò categoricamente e maledì tutti, uscendo dalla stanza divertito.
Clara dovette subirsi tutte le ramanzine di Sofia per le due ore successive, mentre Francesco e Tommaso se l’erano filata, dopo essersi cambiati, per giocare un po’ a carte su un tavolino fuori dell’albergo. A loro si erano uniti praticamente tutti i ragazzi della Scuola.
“Scopa!” urlò tutto contento Francesco, mentre metteva a posto le sue carte. “Fortunato nel gioco e in amore. Cosa posso chiedere di meglio?”
Tommaso alzò gli occhi al cielo, vedendo grossi nubi all’orizzonte tingere di grigio il cielo apparentemente calmo. “Forse un pomeriggio senza temporale?”. Per la lieta notizia, si erano tutti messi in un unico albergo, per restare più uniti e iniziare a capire come si sarebbe mosso il nemico, poi.
Avevano anche ricevuto un pomeriggio di libertà, ma se c’era il brutto tempo, avrebbero potuto fare veramente ben poco e dovevano rimanere nei paraggi per qualsiasi attacco. Non potevano essere sicuri che le cimici non avessero mostrato agli Aequum il loro percorso.
I loro sospetti furono fondati. Mentre le nuvole diventavano sempre più fitte, la pioggia iniziava a scendere e i lampi squarciavano il silenzio all’orizzonte, dieci figure iniziarono a comparire nelle loro tute neri, i mantelli blu notte sulle spalle, tenuto fermo da una spilla rotonda gialla.
Thomas li raggruppò tutti quanti nella sua stanza. Non avevano tempo da perdere. Non potevano andare tutti, in caso ce ne fossero altri in giro che li circondassero da dietro.
Lui, Clara, Tommaso, Sofia, Francesco sarebbero andati per prima verso di loro, mentre i Maestri sarebbero rimasti un po’ più indietro. Le Creature della Terra si sarebbero messi a difesa dell’hotel, tranne Veronica, che li avrebbe accompagnati insieme a Mario, che controllava l’aria.
Si avvicinarono, guardandosi in faccia come se fossero nemici. Ma non lo erano. Combattevano entrambi contro l’Ombra, Charles che aveva sempre limitato la libertà delle Creature, torturandole, uccidendole, per i piani che solo lui sapeva e che non aveva confidato praticamente a nessuno, se non alle persone più fedeli a lui.
Con l’arrivo di Filippo, la probabile vittoria del Buio su tutti e tutto sembrava ancora più vicina. Sempre più terribile e spaventosamente reale.
Erano a qualche metro di distanza. Thomas e François fecero un gesto col capo.
“Carmen. I vostri temporali sono sempre i migliori. I miei complimenti” – Thomas si girò verso una donna dalle origini argentine, i capelli neri e lunghi raccolti in una coda alta. Lei ridacchiò nervosa. “Magari fossi io. Siamo venuti verso di voi proprio per questo. Nessuno di noi riesce a controllare i propri poteri come sempre” – era visibilmente scossa, mentre un fulmine cadeva a terra. Sobbalzò. “Vedi? Ho addirittura paura dei fulmini che sono sempre stati miei amici”.
Clara scambiò un’occhiata con Sofia, che non sapeva che dire. Sentì l’amica concentrarsi sulla pioggia che cadeva, sugli schizzi sui loro visi. La rossa l’aveva vista bloccare una piccola cascata, qualche tempo prima, solo pensandolo.
Le pioggia si bloccò sotto ai loro occhi. Potevano benissimo vedere come erano fatte tutte le gocce, farle esplodere con un tocco. “A me funziona benissimo” – disse seria Sofia. Poche volte qualcuno l’aveva sentita parlare con un simile tono. Era sempre così vivace. “O io sono più forte di tutti voi, o vi è successo qualcosa”
“Oppure mentono” propose qualcuno dei Maestri.
“Non mentono” – dissero in coro Clara e Sofia, guardandosi. “Lo sappiamo e basta”
“Lo sapete perché siete come noi. Gli Aequum quando sono vicini tra di loro possono sentire le emozioni degli altri. Per questo stiamo sempre insieme. Sappiamo anche fin troppo, ma noi abbiamo scelto questa vita e queste regole” - qualcuno sbuffò sonoramente, ma François continuò impassibile – “e perciò ci va bene così. Sofia. E’ un piacere vedere un’altra Aequum, tra l’altro quella dell’Acqua, in nostra presenza. Ti piacerebbe unirti a noi?”
Sofia gli fece un inchino, come se fosse una principessa. “Preferisco essere zoppa”
Alcuni trattennero il respiro, altri ridacchiarono compiaciuti dalla risposta, mentre solo una persona fece un sorriso maligno. “Vedremo di accontentarla” – disse Cath. Come sempre, non si sapeva se dicesse sul serio o scherzasse.
Qualcuno sbiancò a quelle parole, mentre Thomas si metteva impercettibilmente davanti a Sofia, come se volesse proteggerla. E’ SEMPRE UGUALE. “Non cambiate mai, Cath”
“Neanche voi, Thomas. Allora, com’era godersi le montagne del Trentino? L’aria era abbastanza pura per i suoi gusto? Ha mangiato per tutto il tempo funghi?”
“No, anche le tagliatelle. Almeno a me ha fatto mantenere in forza, quell’aria” – rispose per le rime. Ridacchiò pensando che solo il giorno prima aveva detto a Tommaso che non si doveva mai contraddirla, perché chi la accusava di qualcosa o la prendesse in giro, avrebbe fatto una brutta fine. Ma continuò, ormai ci aveva preso gusto. “Quanti anni avete? Sessanta? Ancora con il ciclo? Siete così nervosa!”
I suoi ragazzi iniziarono a sghignazzare, tranne Tommaso, l’unico a cui aveva detto qualcosa su Cath. “Ha bevuto un po’, prima. Stranamente non era the, per questo dice queste cose” – Thomas ridacchiò. Capì che cercava di prendere le sue difese. “E’ un po’ nervoso”
Thomas gliene fu grato. Gli ricordava quando era ragazzo, anche se avevano così poco in comune. Praticamente, l’unica cosa che caratterizzava entrambi era l’amore di una ragazza. Scosse la testa. “Ti ringrazio, Tommi” – Clara sobbalzò. Di solito chiamava tutti “ragazzo” o “ragazza”, per chiamare qualcuno. “Ma non importa. Io e Cath abbiamo qualcosa in sospeso da tempo, posso dirle quello che voglio”.
Si guardarono in modo cagnesco. “Posso dire la stessa cosa di te, Thomas. Mi hai fregato la mia collana da Aequum con le ametiste! Era mia, spettava a me. Era di mia nonna, che la consegnò a me quando era sul punto di morte”
“Tu invece hai rotto quella di Fiona, per poi buttarla via nel fondo del mare” – Thomas strinse i pugni, mentre urlava nella testa di Clara di non rivelare niente. “Almeno io so che il ‘tuo’ medaglione è in mani sicure”
“Ovvero?”
“Le mie” – Clara tirò fuori la catenina con tutti i diversi ciondoli che portava sempre con se.
Cath fece un sorriso più maligno del solito. I suoi capelli diventarono neri, la sua pelle capuccino.
Le unghie crebbero a dismisura; gli occhi di un verde brillante.
Tommaso si sentì gelare, come tutti gli altri presenti. Quella creatura. L’aveva già vista, tre anni prima, affrontandola quanto poteva insieme alla cugina, che stette alcuni giorni a letto, per colpa di un sottile graffio.
Ma non era uguale. Sembrava ancora più spietata e meno umana che mai.


[spoiler]Prof Baby, italiano
"Bene, Pochetta, oggi tema libero! Parlate di Tommaso e Clara. Nessun limite di parole, si può scrivere quanto si vuole. Si possono mettere faccine, esclamazioni e si può parlare nel dialetto che più si preferisce!
Avete tutto il tempo di questo mondo a disposizione! TRE.. DUE.. UNO.. VIAAAA!![/spoiler]

CARTINA USA!
[spoiler]Immagine[/spoiler]
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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