Is Magic.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 12 marzo 2011, 20:59

Scusate l'assenza ^^
Non rompete l'anima a Fili ç_ç
Fili: inutile Baby. Romperanno, come al solito. Ma non è mica colpa mia se quell'idiota si fa beccare
Baby: già. Tecnicamente è colpa di Charles che ha creato sti mostri
Fili: Appunto
Baby: ma tu sei suo alleato..
Fili: ma tu da che parte stai? -_-
Baby: SCUSA!


Filippo sbatté il grosso portone di legno più forte che poté. Il lampadario di cristallo appeso al soffitto oscillò parecchie volte, prima di ritornare perfettamente immobile. Le luci si riflessero per tutta la stanza, con strane ombre
Era appena tornato da un lungo allenamento, l’unica cosa che riusciva a tenergli la mente occupata e che al tempo stesso non lo annoiasse.
Si buttò sopra al letto, passandosi la mano tra i capelli neri, perfettamente in ordine nonostante la corsa.
La sua camera. La odiava.
Era perfettamente in ordine: le sedie accanto ai tavoli; i libri sugli scaffali; i vestiti nell’armadio.
Avrebbe voluto che la sua vita fosse così, precisa e organizzata nei minimi dettagli. E preferibilmente con un lieto fine.
Non aveva mai avuto una stanza tutta per se. Francesco aveva condiviso la stanza fin da quando erano neonati. Era lui che faceva sempre modo che non si riuscisse a toccare il pavimento, lasciando a terra una montagna di calzetti, felpe e quant’altro. Si ricordò che una volta aveva lasciato il libro di storia per un mese in un angolo, prima di riprenderlo.
Si tolse la camicia bianca e la gettò. “Inutile” – disse tristemente, riprendendola e mettendola dentro al cestino. “Un po’ come me”
Si concentrò, mentre lasciava la sua mente e cercava l’unica persona che voleva sentire in qualche modo vicina a se. La persona che aveva condiviso tutto con lui.
Il fratello più amato, colui che dava meno problemi, in un certo senso.
Francesco non veniva tenuto sotto controllo tutto il tempo, in cerca di qualche comportamento anomalo. Io si.
Chiuse gli occhi e li riaprì. Ma non stava guardando con i suoi, di occhi.
Davanti a se la pioggia non cadeva,stava immobile; una figura mostruosa stava facendo allarmare tutti i presenti. Riconobbe Cath; le aveva iniettato lui stesso il veleno, sotto l’ordine di Charles.
Vicino a Francesco c’era Sofia, lo sguardo concentrato e i muscoli già pronti allo scatto.
Diversi aequum, Tommaso ed altri erano partiti contro il mostro, cercando di colpirlo.
Thomas diede qualcosa di affilato a Clara. Il pugnale. Sorrise mentalmente: era sicuro che avrebbe trovato il modo di usarlo, ma non era quello il momento adatto.
Prese il controllo del corpo del gemello, mentre il mostro iniziava a combattere con la sua forza sovraumana. Uccise tre persone prima che qualcuno cercasse di fare qualcosa.
Sentì l’Ombra dentro di se opporre resistenza, per quello che stava per fare.
Alzò le mani e lasciò che la Luce si liberasse, incatenando Cath, che non poté fare niente se non quello di urlare spaventata.
Clara si avvicinò veloce, incerta, e le piantò il pugnale dritto nel cuore.

Il sangue iniziò a colare dalla ferita, mescolandosi con la pioggia che aveva iniziato di nuovo a cadere fitta dal cielo. Il mostro, immobile, non riprendeva le sembianze di Cath. Gli occhi erano ancora spalancati verso il cielo, ma erano vuoti, sbiaditi. La morte l’aveva chiamata a se.
Clara si lasciò cadere a terra, guardando il pugnale accanto a se, sporco di sangue scarlatto. Aveva agito d’impulso, sperando di fare la cosa giusta.
Guardo le tre persone che giacevano sopra l’erba, senza emettere nessun respiro. Se ne erano andate. Erano morte. Erano tutti e tre degli Aequum, si capiva dalla divisa che portavano.
François era in ginocchio accanto al più giovane delle vittime. Aveva il volto contratto dalla rabbia, per non essere riuscito a salvarlo, lo si capiva benissimo. “Mi dispiace” – mormorò, abbassando le palpebre.
Poi, all’improvviso, si sentì battere diverse mani sulle spalle. Un ringraziamento sussurrato.
Tommaso la strinse forte a sé e Clara si lasciò cullare. “Sei stata brava”
“Ho avuto paura” – ribatté; e l’aveva veramente avuta. Quegli occhi verde brillante che la fissavano. Si girò verso Francesco, che sorrideva a tutti e baciava Sofia.
Era come se avessero vinto l’eterna battaglia contro l’Ombra, con tutti i festeggiamenti che stavano facendo. E invece avevano abbattuto solo l’ennesima pedina.
“Vorresti che questa gioia potesse bastare e durare a lungo, eh?” le disse una voce alle sue spalle. Thomas stava in piedi, lo sguardo dritto all’orizzonte e un sorriso sul viso, comprensivo. “Mi capita spesso, a pensarlo. Ma so che non durerà, questa pace” – ridacchiò – “Ricomincerà tutto, si uccideranno altre persone e si vedranno i propri amici, le persone che ami, morire. E’ così. E’ da sempre così” – spostò il peso da un piede all’altro, dondolandosi. “Tommaso. Porta via sta cosa qua” indicando il cadavere di Cath. “Ma fa attenzione.. Cos’hai sul collo?”
Tommaso si passò una mano sul collo, sentendo un sottile graffio. Fresco. “Merda”. E tutto per lui divenne buio.

Clara lo scosse con tutta la forza che aveva in corpo, inutilmente. Rimaneva immobile, con un sorriso sulle labbra e il respiro irregolare.
Thomas urlò qualche imprecazione al cielo e prese subito il ragazzo tra le braccia, allontanando Clara. “Tutti i guaritori qua” – disse, anche se sapeva essere una mossa che non avrebbe portato niente. Diversi Aequum si precipitarono, alzando contemporaneamente le mani, ma non sapendo cosa fare di preciso.
Thomas gli disse qualcosa e loro procedettero. Il ragazzo non riaprì gli occhi. Stava beato, con la mente chissà dove e il peggior veleno che ci potesse essere nelle sue vene.
Giulia era stata male per un graffietto. La storia si stava ripetendo. Solo che questa volta non c’era Felix a salvare Tommaso, un angelo custode segreto. O c’era la morte, oppure..
Thomas si illuminò e guardò Clara. Sarebbe stata la prima a dire di no a quella pazza idea che le era venuta in mente, seguita a ruota poi da tutti gli altri. Gli Aequum sarebbero stati indifferenti, con le loro tre vittime. Ma se c’era un ciglio a cui aggrapparsi, l’avrebbe fatto, per salvarlo. “E’ inutile. Morirà. Il mostro in cui Cath si è trasformata era mille volte peggio di Elvira” iniziò il suo pseudo ragionamento ad alta voce, incurante degli sguardi dubbiosi puntati su di lui. Pochissimi sapevano di Elvira. E nessuno poteva sapere ciò che pensava a pieno. “Dobbiamo trovare qualcuno tipo Felix che lo aiuti. O costringere qualcuno con i suoi poteri a salvare Tommaso. Il più potente di quei qualcuno”. Lasciò vagare lo sguardo a terra per poi posarlo su Clara.
Aveva le lacrime che le solcavano il viso e teneva stretta la mano destra del suo ragazzo tra le sue. “Giulia è guarita grazie a Felix quella volta?”
“Già” – rispose Thomas, inginocchiandosi accanto a lei. Non aveva mai capito quanto era importante per lui il suo sorriso e la sua risata. Non aveva mai avuto un figlio o un nipote, ma era sicuro che Clara andava molto vicino all’idea che lui aveva di una nipote.
Gli occhi rossi fissavano i suoi, supplicandolo di fare qualcosa che non poteva fare. “Nemmeno Francesco può fare qualcosa. E’ troppo potente questa cosa”
“Può provarci” sussurrò Clara, accarezzando i capelli biondi, sfiorando la cicatrice del ragazzo e le guance così maledettamente bianche.
“Perderebbe soltanto forze e lui ci serve intero” – si maledì subito di aver formulato in quel modo la frase, ma Clara capì e perciò non ribatté.
“Clara. Sai cosa dobbiamo fare. E’ l’unica speranza che abbiamo”
“E se non lo curerà? E se lo farà per poi ucciderlo?”
“Non lo farà” disse sicuro Thomas. E voleva che fosse così, lo sperava tantissimo. Non riusciva a vedere il futuro di Filippo, ma quello di Tommaso si. E riusciva a vedere un po’ di luce, infondo al tunnel, ma dovevano sbrigarsi subito. Non c’era un minuto da perdere.
“Scusami” sussurrò a Clara, mentre una botta alla testa faceva cadere la ragazza a fianco dell’amato; le mani intrecciate. Si rimise subito in piedi, tra lo sguardo severo di François e lo stupore di Sofia, che andò subito dall’amica. “Ma sei pazzo?”
“Vuoi anche tu una botta in testa?” – domandò Thomas. Nessuna traccia di ironia. Lo avrebbe fatto sul serio se necessario. “Tommaso va portato immediatamente da Filippo, che noi lo vogliamo o meno. Ne va della sua vita. Preferisci che Clara stia male per giorni e giorni finché non morirà, perché Tommaso sta facendo questa fine?”
Sofia si morse il labbro. Stava cercando un’alternativa, che permetteva di perdere tempo, ma ogni idea era più debole dell’altra. Alla fine annuì. “Ok, ma porto io Tommaso da quel tizio”
Nonostante le numerose proteste di Francesco di accompagnarla, volle andare da sola. Non le aveva nemmeno detto che non poteva andarci per numerosi motivi; lo avrebbe steso con qualche frase, o con un calcio, e sarebbe andata via correndo.
“Andrò da sola da quel maiale, che voi lo vogliate o meno” – disse Sofia, mentre Key magicamente arrivava. Ridacchiò, appoggiò Tommaso sopra e stette in piedi. Mentre la nuvoletta partiva, ringraziò la pioggia caduta, perché sarebbero state proprio le gocce a portarla. Incrociò solamente le braccia, salutò Francesco con un bacio e seguì Key.

A mano a mano che la villa si avvicinava, più dubbi le passavano per la mente.
Tornerò mai indietro?
Scosse la testa e si preparò ad affrontarlo.
Filippo era già là, in piedi. Guardava esterrefatto Key e colui che c’era sopra; non parve accorgersi di Sofia, anche se era la vicino. “Volto”
“Sofia” – rispose di rimando. – “A cosa devo questa tua visita? Sai che mi terrei il ragazzo. Allora perché accompagnarlo? Vuoi vederlo per l’ultima volta?”
“Non deve morire” – disse lei, fissandolo dritto negli occhi. Sembravano più chiari del solito, mentre annuiva.
“Lo so. Non devo fargli del male, di dargli da mangiare e bere, una cella singola, niente maltrattamenti eccetera eccetera. Io non lo farò. E dovrei anche guarirlo subito, così sarai sicura della mia parola” – Sofia annuì. Non si aspettava che la conoscesse così bene da sapere quali patti avrebbe chiesto.
Poggiò la mano sinistra sopra al graffio.
Un lampo rosso.
Aggrottò le sopracciglia. Riprovò, ma venne sempre un lampo rosso che bloccava la guarigione.
Sofia si allarmò; non era normale, per niente. “Che succede?”
“Non riesco a guarirlo. E’ come se qualcuno o qualcosa bloccasse il nostro contatto. Non riesco nemmeno a toccarlo” – mostrò alla ragazza.
“Effettivamente” – sussurrò. Cosa avrebbe significato? Che non sarebbe guarito? Che sarebbe morto? Non poteva permetterlo. Gli accarezzò i capelli. “Io riesco a toccarlo” – borbottò scocciata. Perché lei si e quello che doveva essere il guaritore, il salvatore di Tommaso no?
Filippo la guardò. Stupida e sciocca idea. Le sarebbe venuta subito, pur di salvarlo.
Pur di salvare la sua migliore amica dalla tristezza.
E questo sarebbe significato la sua fine, Filippo lo sapeva.
Subito dopo che c’era arrivato lui, Sofia si illuminò.
“Stupida e sciocca idea” – disse ad alta voce; Filippo ridacchiò, per la scelta delle parole; avrebbe preferito non farlo.
“Perché ridi?”
“Niente. Qual è la tua stupida e sciocca idea?” – domandò.
“Posso guarirlo io. Io riesco a toccarlo. Solo che non ho il potere della Notte Eterna”
“A quanto pare dovrei dartelo io” – disse Filippo, con un sorriso sulle labbra e la mano che già cercava la sua. “ Quando vuoi”
“Lo voglio solo per qualche secondo, temporaneamente”
Il ragazzo ritrasse la mano. Era impossibile. Nessuno sopravviveva, al potere temporaneo. Charles ci aveva provato decine di volte, inutilmente: il potere doveva risiedere con l’individuo per sempre. “Non posso, allora”
“E perché?”
“Moriresti” – spiegò – “Nessuno è mai riuscito a sopravvivere. Dovresti diventare una come Felix, per spiegarti. Sempre legata ai tuoi Signori, anche se tu sei chiaramente della parte opposta. Ovviamente potrei anche dirti che devi ubbidire solo a te stessa, ma se solo Charles ti dicesse di uccidere la tua migliore amica, tu saresti costretta a farlo”
Impallidirono insieme. Ne sarebbe valsa la pena? “Non si può chiamare Felix? Lui è sottoposto ai tuoi ordini. Gli dici di venire qua e.. lo guarisce. Filippo, ti prego!” urlò, mentre Tommaso faceva fatica a respirare. Decisamente non era uguale alle condizioni di Giulia, tre anni prima. “Non ti ho mai chiesto un favore, mai. E anche se adesso sei della parte opposta, come dici tu. Chiama Felix, fa portare il suo sedere qui e imponigli di guarire suo cognato immediatamente”
Filippo sorrise. Era sempre stata una ragazza determinata ed essendo stata la prima a mettergli i bastoni nelle ruote, forse un favore doveva proprio concederglielo. FELIX
Tracciò un quadrato sulla terra con un piede e in mezzo comparì proprio Felix.
Non sembrava più nemmeno lui. Gli occhi incavati e rossi, i capelli che ricadevano smorti sul viso, gli occhi più neri che mai e spenti. “Si, signore?”
“Voglio che curiate questo poveretto” – disse – “E voglio che non menzionate niente a Charles, anche se lo scoprirà di sicuro. Vorrei anche che lo portaste dentro, nella cella sotto le scale, per favore” – fece un gesto con la mano, come per salutare qualcuno verso gli occhi del ragazzo. “Salve, Charles”
Felix annuì. Pareva che ci fosse solo Filippo, per lui. Non vide nemmeno Sofia, che gli sorrideva triste, felice di vedere che stava bene. Che fosse vivo, per lo più. “Ehi Felix” – tentò di parlargli. “Grazi”
Ma nonostante il suo saluto, il ragazzo dai ricciolini scuri continuava ciò che gli era stato ordinato di fare. Rabbrividì, al pensiero di come sarebbe diventata su avesse agito subito d’impulso, donando la sua vita e la sua libertà a Filippo.
Sarebbe stata solo un corpo, guidato da fili invisibili, dai quali il marionettista avrebbe regolato tutti i tuoi movimenti?
Quanti sentimenti avrebbe potuto provare?
Gioia, dolore od odio?
E verso chi?
Guardò Felix che inghiottì dentro di se qualcosa di scuro; il rosa tornava velocemente a colorare le guance di Tommaso: stava decisamente meglio. Respirava, ma rimaneva comunque addormentato, data la stanchezza.
Filippo annuì soddisfatto. “Puoi portarlo pure dentro, Felix”. Si vedeva lontano un miglio quale sarebbe stato il suo scopo. La sua mente stava lavorando qualcosa di semplice, ma geniale. Si girò, salutando con un cenno del capo Sofia.
Lei si buttò a terra. “Nonostante tutto, grazie, Filippo”.
Il ragazzo si fermò. Chiuse gli occhi e respirò a fondo. Prima Felix e poi lui.
Da quanto qualcuno non lo ringraziava?
E adesso una delle sue nemiche, da sempre, gli diceva grazie. E per cosa? Per prendere in ostaggio qualcuno che potrebbe uccidere con niente?
Le scarpe bianche ricominciarono a toccare il suolo e, dopo un po’, sparì alla vista di tutti.
*
Appena la si vide arrivare, Francesco la prese tra le braccia e la strinse più forte che poté. Non aveva paura che non tornasse, ma gli preoccupava di più il suo stato d’animo.
Era visibilmente scossa. Non lo stava nemmeno abbracciando; le braccia erano distese lungo i fianchi e rimanevano ferme.
Sofia inspirò a fondo il suo profumo. Così caldo, casa.
Aveva sempre amato i suoi modi; tutt’altro che gentili in certe occasioni, ma era sempre una solida roccia a cui aggrapparsi. Teneva a tutti e cercava di dare una mano, in qualsiasi momento.
Riusciva a far sentire tutti un po’ più forti e coraggiosi.
Si caricava la colpa sempre su di sé, quando si parlava di qualcuno in particolare. Suo gemello.
Sofia gli accarezzò un fianco. Sapeva che gli mancava terribilmente, nonostante tutto. Erano cresciuti insieme, condiviso giocattoli, vestiti, esperienze ed emozioni fin dalla più tenera età.
La persona più importante, era Filippo.
“Non ci pensare nemmeno” – disse lui, sorridente. Appoggiò una mano sui capelli neri e li scompigliò. “Sei tu la più importante. Fin da quando ti ho vista”
“Ma se avevo undici anni e tu scappasti via subito!” – rispose, ricordando la scena.

Lei, primo giorno alla Scuola, mentre si guardava attorno con i genitori.
Le stavano mostrando la biblioteca e qualche corridoio, quando Sofia si sentì osservata. Si voltò, pensando che fosse perché c’era un sacco di gente quel giorno, ma capì subito chi era.
Un ragazzo dai capelli neri la fissava. Sofia era sempre stata fiera dei suoi capelli scuri, ma le ciocche di quel ragazzo battevano di gran lunga la sua folta criniera.
I suoi occhi le misero i brividi.
Chiese a sua madre se sapesse chi fosse e lei annuì, con uno strano sorriso. “Si chiama Filippo Volto e ha forse due o tre anni più di te. Ha il potere della Notte Eterna, mentre suo gemello ha quello della Luce”
Annuì, cercando di memorizzare tutte quelle nuove informazioni. Come avrebbe potuto distinguere i due, però? E di quale poteva fidarsi ciecamente?
Si avvicinò al ragazzo, che non aveva mai smesso di guardarla, se non quando la madre di Sofia si era voltata in quella direzione. “Ciao, io mi chiamo Sofia”
“Filippo”
“Come il tipo su Topolino?” – non aveva mai amato particolarmente i fumetti, ma aveva visto parecchi cartoni da piccola su Topolino e gli altri.
“Quello è solo Pippo. Bello paragonarmi ad un cane”
“Non era mia intenzione” – sbottò Sofia. Già gli stava antipatico. Non aveva un filo di ironia e il suo tono era piatto e monotono. “Però i cani sono gentili, fedeli e molto intelligenti. Ti reputi stupido e maleducato?”
“No. Sono cortese e intelligente. Con chi voglio. E sono anche furbo”. Ecco come si presentava. E come si presenterebbe tutt’ora.
“E con me hai deciso di non essere cortese?”
“Manco morto. Spero di non doverti mai qualche favore, Sofia”. Un ragazzo si buttò sulla sedia accanto a Filippo. Aveva i capelli più biondi che Sofia avesse mai visto e gli occhi erano d’un amabile azzurro chiaro. Aveva lo stesso viso di Filippo, ma di carattere sembrava completamente differente.
Il sorriso era sempre sulla bocca e un saluto per tutti quelli che passavano. “Gemelli”. Ecco chi era colui che aveva il grande potere della Luce. Colui che poteva battere l’Ombra. Lui, e forse nessun’altro. Tese la mano verso di lui, per presentarsi, ma il ragazzo lo scambiò per qualche saluto gangster e diede alla mano un paio di pugni. Le guance si imporporarono, mentre capì che aveva sbagliato di brutto.
Alzò gli occhi per chiedere scusa e incrociò per la prima volta i suoi occhi in quelli della bambina, poi della ragazza e infine in quelli della donna che avrebbe sempre amato.
Blu alice contro celeste acceso.
Francesco aprì la bocca per parlare, forse per chiedere scusa. Poi prese Filippo per un braccio e se ne andò, a passo spedito verso una delle prime porte del corridoio.
“E’ stato un piacere conoscervi” – disse ironica Sofia, una mano alzata verso nessuno e un sorrisetto sulle labbra.


“E allora? Non ti avrò parlato, ma la mia porca figura l’ho fatta” – disse Francesco, facendola tornare con i piedi per terra e la testa al presente.
Sorrisero. “Certo, quanto un ragazzino fifone che non riusciva a parlare con le ragazze” – disse Sofia. “Peccato che non sia durato a lungo quel ragazzino. Non sai quante volte avrei voluto strozzare la tua ennesima ragazza”
“Diciamo tutte le volte che vedevi me con qualcuna” – il sorriso del ragazzo si allargo. “Sei troppo gelosa”
“Vedi un po’ te. Non è mica colpa mia se guardi il sedere delle altre ragazze”
“E’ solo per essere più sincero quando dico che il tuo è il più carino di tutti” - la fece sorridere, ma si prese anche un pugno sulle costole per questo. Tra le risate riuscì a chiedere scusa. “E’ solo che l’aggettivo comparativo e superlativo si possono usare se si mettono a confronto due o più cose”
“Da quando sei diventato un genio della grammatica? Comunque sei un idiota” – affermò con sicurezza Sofia, mettendosi in punta di piedi e baciandolo. “Bello, simpatico. Ma idiota”



E' corto. Odio questo chap >____<
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 23 marzo 2011, 20:06

Eccomi qua!
Detto fatto, completato
Chiedo scusa se la prima parte farà SCHIFO, like always!
Forse mi dimenticherò qualche frase da mettere in corsivo, perchè sono i soliti pensieri dei personaggi, ma >___< Capitemi ^^
Ah, niente è come può sembrare! Ciò che ovvio non è ovvio quanto può sembrare.
PS. Non uccidetemi
Capitolo 48.


Fa troppo caldo, in questo posto
Si era tolto per l’ennesima volta la camicia bianca, piegandola e mettendola in un angolo. Si sentiva la pelle bruciare e si sentiva più osservato del solito. Le pareti bianche lo imprigionavano, dandogli un senso di claustrofobia. Aprì una finestra e appoggiò i gomiti sul poggiolo, tenendosi la testa fra le mani.
Un vento gelido gli percorse il torso nudo, facendolo rabbrividire di piacere.
La porta della sua camera si aprì, dopo un deciso colpo.
“Gwella. Cosa ci fai qua?” – non gli serviva sentire i passi di qualcuno, per riconoscere chi era nella stanza insieme a lui.
“Charles mi ha mandato a chiamarti. Devi essere nella Sala tra due minuti massimo e devi portare con te un drappo nero” – Gwella riportò le esatte parole che le aveva detto Charles.
Filippo si voltò. “Un drappo nero? Sicura di aver sentito bene?”
Non ci poteva credere. Era una vecchia usanza dell’Ombra. Per punire chi gli era infedele, faceva portare loro un drappo nero attorno al braccio e chiunque da allora poteva picchiarlo, fargli del male o, come sempre, ucciderlo.
Gwella annuì, sicura. “Naturalmente ha scoperto tutto. Però ha detto solo un drappo nero. Vuole punire solo una persona”. La sua solita voce fredda e misurata gli metteva la pelle d’oca.
Filippo annuì e sapeva già chi sarebbe stato. Ovviamente non sarebbe stato lui, non poteva, erano padroni e servi allo stesso livello; Gwella era la sua creatura preferita, non le avrebbe mai fatto del male.
Ma Felix...
Filippo sapeva i pensieri di Charles. Era da tempo che preparava qualcosa per lui, ma aveva aspettato il momento giusto fino alla fine. E per colpa sua, era arrivato. E non avrebbe potuto fare niente per fermarlo.
“Arrivo subito” – Gwella si chiuse la porta dietro le spalle.
Filippo tornò a guardare il paesaggio, immerso nella sua oscurità. “Perdonami” – non l’aveva detto a nessuno di preciso, sapeva soltanto di voler chiedere scusa.
Si rivestì ed andò a vedere ciò che Charles aveva in serbo per tutti loro.
Non si guardava mai attorno, mentre percorreva il lungo corridoio. Ritratti su ritratti lo fissavano, mentre lui non li degnava di uno sguardo. Al contrario della sala e delle camere di Charles e Filippo, il resto della grande dimora era nero.
Aprì il grande portone, ritrovandosi tutti i suoi sottoposti nella sala. Non ne mancava nessuno.
Silenzio assordante. E’ questo ciò che pensava, mentre due ali si formavano per farlo passare. Lo salutarono mostrando la nera luna crescente. Ridicoli, assolutamente. Fosse questo il vero rispetto
Charles tese le braccia aperte verso di lui, per un abbraccio fraterno. “Filippo! Benvenuto. Mancavi solo tu!” – ridacchiò. Era impeccabile. La massa di capelli bianchi erano perfetti attorno al viso, dove dipinto c’era un sorriso da trentadue denti. Era vestito giacca e cravatta, come se stesse andando a fare un colloquio in paradiso, da quanto candido era. Nei suoi occhi neri non si leggeva niente, se non brama di vittoria.
Alzò la mani verso i presenti e il silenzio divenne ancora più grave, se possibile. Nessuno respirava, in attesa d ciò che doveva dire. “Amici miei! Vi ho riuniti per diciamo tre semplici motivi”. Qualche occhiata maligna, soddisfatta, curiosa. “La prima. La battaglia, lo scontro si sta avvicinando. Gli Aequum sono usciti allo scoperto e così il gruppetto scatenato di Thomas. L’Aequum del fuoco e dell’acqua sono con loro e sono anche forti. Joel, Dalia. A voi il compito di tenerle occupate il più possibile. Dalia, farai un ottimo lavoro, ne sono certo” – lei fece un piccolo inchino riconoscente. I suoi tratti argentini vennero ancora più risaltati quando sorrise.
“Avverrà tra due o tre giorni. Inizierà al tramonto” – era perfettamente calmo mentre pronunciava il discorso che aveva potuto preparare fin da quando aveva scoperto che lui sarebbe diventato un grande. Una delle più grandi creature della Notte Eterna.
“Sono così fiero di aver creato creature speciali come voi. Ognuno di voi ha un po’ del mio potere, del mio sangue. Siamo legati, siamo una famiglia. Ci conosciamo tutti. O almeno così abbiamo creduto”
Filippo riuscì a sentirlo, ma tutti gli altri no. Non era addolorato, mentre diceva le prossime parole. Era soddisfatto, di essere arrivato al secondo punto. “E ora passiamo al prossimo argomento. Più triste. Siamo una famiglia e, si sa, in una famiglia c’è sempre la pecora nera, ma in questo caso dovrei dire bianca. Già. Uno di noi invece di fare il suo lavoro di spia, si è praticamente alleato col nemico, riscoprendo il significato della parola “amare”. Non ci trovo nulla di male. Ognuno è in grado di fare le proprie scelte. Ma mai avrei pensato..” – pausa programmata.
“L’amore rende ciechi e fa voltare le spalle anche alla propria famiglia. Colei che ti ha accolto, sostenuto e reso più forte. Però è qua, ora. Ha saputo dire addio a quella persona fantastica ed è venuto. Dopo anni passati normalmente, deve essere dura combattere in futuro con i suoi stessi cari, con i suoi amici. Quindi, ora Filippo, vieni qua e porta la fascia. Sono sicuro che Felix sarà in grado di dirci perché ha deciso di passare da compagno a nemico”
Al sol nome, tutti i presenti guardarono il ragazzo dagli riccioli scuri. Mai nessuno l’aveva visto con uno sguardo così determinato. “Vieni, Felix caro” – lo invitò Charles. “Filippo personalmente ti legherà il drappo nero, ma voi non dovrete fare niente, mi raccomando”
I sedici passi che separavano Felix da loro due, in mezzo alla sala bianca, risultarono infiniti.
Sedici. Che cosa devo fare?
Quindici. Perché punisce solo lui?
Quattordici. Perché solo ora?
Tredici. Charles starà leggendo i miei pensieri?
Dodici. Perché Charles ha detto a tutti di non fare niente?
Undici. Lo ucciderà?
Dieci. Perché mi sto facendo domande inutili su domande inutili?
Nove. Giulia c’entrerà in questa storia?
Otto. Cosa le farà?
Sette. Vedrà l’amore della sua vita morire?
Sei. Morirà anche lei con lui?
Cinque. Clara attribuirà la colpa a me?
Quattro. Perché sto parlando di Clara?
Tre. Perché la storia che ha raccontato Charles, potrebbe risultare per mia?
Due. Io ero innamorato?
Uno. Probabilmente no
Filippo legò il drappo nero, guardando negli occhi Felix che lo fissava a sua volta. Tutti erano vestiti di bianco per quell’occasione e vedere il nero attorno al suo braccio fece risvegliare a tutti il desiderio, la brama di uccidere.
Charles lo abbracciò. “Felix. Perché?”
Una domanda così semplice. Felix sorrise. “Forse perché ho capito qual è il limite da non superare e qual è la strada giusta da prendere. Chi ci ama, ci perdona, sempre. Perciò riceverò la mia punizione, senza se e senza ma”
Charles era entusiasta, aspettava solo quelle parole. “Bene. Abbiamo un’ospite molto speciale, per tenerti compagnia. Una persona deliziosa, veramente, che Filippo è riuscito a portare qua, da noi. Un applauso di benvenuto alla gentile signorina Giulia Crementini” – le porte si aprirono e Gwella portò dentro Giulia, vestita completamente di nero e i capelli sul viso. “O per meglio dire, la signora Vector”
Giulia avanzò incerta, mentre la stanza bianchissima le faceva lacrimare involontariamente gli occhi. Gwella la strattonò e, solo quando le ordinò di alzare lo sguardo, vide il ragazzo, l’uomo che amava avanti a lei. Non ci pensò due volte e corse contro di lui. Aveva le mani legate da strette manette fatte di fumo nero tangibile, che a mano a mano che si avvicinava all’amato scomparivano.
Lo abbracciò con trasporto, nonostante le decine di decine di occhi che li fissavano, in attesa di ordini o di qualche evoluzione della faccenda. Qualcuno fece una battuta ed altri risero maligni.
Felix la strinse a sé. “Che ci fai qua?”
Giulia sorrise. “Non per mia volontà. Avrei fatto volentieri a meno”
“Ti hanno trattato bene?”
“Dipende dai punti di vista” – sussurrò lei, rigirandosi le mani, per non far vedere dei lividi violacei. “Ora però sono a posto”
Charles ridacchiò. In verità non aveva mai tolto il suo sorrisino dalla faccia. “Mi dispiace interrompere questa riconciliazione, ma devo farlo” – si rivolse alla sala, come se stesse per dire la cosa più importante della sua vita. “Ragazzi, figli miei. Uccidetela”
Neanche a dirlo e Giulia si ritrovò circondata. In pochi rimasero fermi, ma solo per assaporare meglio lo spettacolo. Felix digrignò i denti e tentò di difenderla, ma venne presto allontanato e costretto a fare lo spettatore a quella tragedia.
Urla terrificanti s’alzarono fino al soffitto, mentre Giulia sentiva i battiti del suo cuore spegnersi piano piano e il suo respiro farsi sempre più debole.
“Prendete me! Lei non ha fatto nulla” – disse a Charles e a Filippo, che guardavano la scena. La faccia del ragazzo era indecifrabile. “Uccidete me e lei lasciatela andare, libera”
Charles sorrise. “Non ti preoccupare. Vi raggiungerete presto. Filippo, inizia ad ucciderlo”
Tutti i presenti ritornarono al loro posto, lasciando Giulia a terra, più morta che viva. Respirava a fatica e una pozza di sangue sporcava i suoi vestiti, i suoi capelli.
Filippo alzò una mano verso il ragazzo e gli toccò la fronte. Una scia di fumo nero iniziò ad avvolgergli il collo, scendendo giù, fino ai piedi. Sorrise maligno. Quello era ciò che faceva. Quello era tutto ciò che doveva fare, per essere contento. Lasciò proseguire il lavoro al fumo. Ormai mancava veramente alla sua fine.
Felix raggiunse a terra Giulia, a pochi centimetri da lei. Le loro dita si intrecciarono, così come i loro occhi, carichi di lacrime.
Di tristezza. Perché le loro vite stavano per finire.
Di gioia. Per essere insieme, come avevano sempre saputo.
Due parole nelle loro bocche, nei loro pensieri.
Un “Ti amo” silenzioso.
Un “Ti amo” sincero.
Un “Ti amo” di scusa.
Un “Ti amo” per rendere il loro ultimo ricordo il più felice di tutti gli altri.
Felix ebbe il tempo di farle un occhiolino. Ci vediamo tra poco.
Poi tutto divenne buio. E lasciarono questa vita per sempre.

Il corpo di Felix divenne cenere, poco dopo e Filippo ordinò a qualcuno di bruciare anche quello di Giulia. “Niente sangue impuro, in questa sala” – recitò, a memoria. Le ceneri le lanciarono da una finestra.
Charles si avvicinò da dietro al ragazzo, che non si era accorto di nulla. “La stessa cosa vale per te. Puoi anche andare. Per questo punto, non serve la tua presenza. Staccherò il nostro collegamento” gli fece un occhiolino.
Fece un piccolo inchino a tutta la sala e se ne uscì, con Key che gli trottava affianco, sotto forma di un piccolo pettirosso nero. Ancora qualche giorno, gli disse.

*
Clara si svegliò. La luce del sole le doleva gli occhi e li richiuse, sperando la presenza di un qualsiasi cuscino, ma si ritrovò per terra, con qualche giubbotto per coprirle le spalle. L’erba le bagnò il viso con la pioggia rimanente della sera prima. “C’è nessuno?”
“Ti sei svegliata finalmente” – disse la voce di Francesco, alle sue spalle. “Io, Sofia e Thomas abbiamo fatto l turno, sperando che ti svegliassi. Si vede che eri terribilmente stanca. Hai dormito dodici ore filate. E’ pomeriggio”
Sbadigliò, bevendosi quelle informazioni. “E il turno di Tommi quando sarebbe arrivato?” – domandò, prima di ricordare la botta in testa di Thomas. “L’avete lasciato andare”
“Sofia l’ha accompagnato” – si mise subito in piedi, pensando che la ragazza si sarebbe fiondata sul primo che capitava. “E’ tornata e ha detto che Filippo non gli avrebbe fatto del male. Anzi, che era impossibile” – cercò di sorriderle. “Sarà da te prima che tu possa dire ‘Battaglia’ “
“Battaglia” – disse subito Clara, facendo venire uno dei pochi cipigli severi a Francesco. “Clara. Non sei più una bambina. Dovrai combattere per rivederlo”
“Già. Dovrò uccidere Filippo. E’ questo che intendi” – sbottò, per poi ricordarci con chi parlava. Il suo gemello, il suo fratello, nonostante tutto. “Scusa, mi dispiace”
“Non dispiacerti. L’ho capito da quando se ne è andato che non l’avrei più rivisto. Da vivo almeno” – sorrise, pensando a qualcosa, che sapeva solo lui. Guardava verso il fiume, dove c’era Sofia che giocava con dei bambini. “E’ fantastica. E’ tornata tutta scossa e per calmarla... “ – lasciò vagare la frase.
“Stai sorridendo come un deficiente” – disse Clara, sorridendo a sua volta.
“Non è quello che pensi te! Beh, non esattamente. Ascolta bene verso Sofia, con il pensiero. Dovresti sentire qualcosa”
Clara si concentrò. Doveva farlo molto di più rispetto all’amico, perché lui era avvantaggiato con i suoi poteri, ma dopo cinque minuti buoni, sentì qualcosa. Era come una luce in mezzo ad un’altra, molto più piccola, ma viva come non mai. Batteva, pulsava, si muoveva, dentro Sofia.
Clara guardò Francesco a bocca aperta. “Non ci credo! Cioè, è impossibile! E’ fantastico, totalmente incredibile! Complimenti” – non sapeva cosa dire, se stringergli la mano. La sua amica, in cinta. Le avrebbe rotto così tanto per il nome, se tutto sarebbe finito per il meglio.
“Lei lo sa. Le madri Aequum e le madri creature sono le prime a percepirlo. Mi ha preceduto, dicendo che sarebbe scesa comunque a combattere e che alla piccola non sarebbe successo niente. Già, femmina” – rise, tristemente. “Te l’ho già detto che è incredibile?”
“Si” – disse lei. La fissarono entrambi. “La vita è proprio stronza. Devi imparare a fare i conti con lei” *
“Questo che c’entra?”
“Che se le succedesse qualcosa, tu forse ti incolperesti per tutta la vita” – Clara si passò la testa fra le mani. I capelli ancora in disordine dalla dormita.Si appuntò il fatto di doverli lavare il prima possibile. “E ripenseresti a questo momento, pensando che se l’avessi fatta rimanere fuori da tutto, sarebbe a posto”
Francesco annuì. La pensava come lei. Non avrebbe potuto negarlo. Sofia era abbastanza grande per fare le proprie scelte, anche se lui avrebbe desiderato il contrario. “Se succederà qualcosa a me, ti impongo di vegliare sempre su di lei”
“Non ti succederà niente. Sei uno dei più forti che conosco”
“Proprio per questo. I più forti vengono presi di mira subito, non lo sapevi, sciocchina?” – le diede un buffetto sul naso. “Sei speciale, Clara Magnini. E anche tu dovrai stare attenta. Ora che mi ricordo: Thomas ha detto che non devi dire a nessuno del tuo nuovo potere. Qual è? Tutti gli Aequum lo sanno, e il tuo amico non lo sa? Non vale, signorina Magnini”
“Signorino Volto. Come ha detto il vecchio Thomas non lo posso dire nessuno. Nemmeno al mio amico” – gli strizzò l’occhio. Amava chiamarlo 'Signorino Volto' come una professoressa: vedeva sempre il suo amico spaventarsi, perchè pensava di essere interrogato in qualcosa.
“Vai a quel paese” bofonchiò. “Sofia non voleva che te lo dicessi, ma te l’ho detto lo stesso. Grazie per la fiducia” – era vagamente ironico. Non se l’era presa sul serio, ma voleva dirle indirettamente la cosa su Sofia.
“Perché?”
“Perché ha detto che potresti essere l’unica al mondo in grado di farle cambiare idea. Anche se non lo trovo giusto” – le strizzò l’occhio. “Sono io il padre dopotutto”
Sofia guardò nella loro direzione, minacciosa. Anzi, precisamente verso Francesco, il quale diventò pallido, più di quel che era. Si voltò da un’altra parte e iniziò a fischiettare una canzone. “E comunque. Non sempre è malvagio ciò che non riesci a capire. A volte basta soltanto indagare”
“Cosa intendi dire?” – Clara odiava quando Francesco diceva frasi del genere e ciò accadeva spesso, ultimamente.
“Quello che sembra ovvio, a volte lo è solo nella tua testa”
“France, sai che a volte metti paura?” – Clara ridacchiò, come era solita fare quando Francesco iniziava con le sue frasi. “Cosa ti viene in mente d’altro?”
“Che la Luce a volte soccombe, in confronto al Buio. Non importa quanta volontà ci metti, tutti i motivi per continuare a combattere. Alla fine morirai”
Sembrava sempre in una specie di trance e bisognava lasciarlo parlare e parlare, ma soprattutto appuntare ciò che diceva, perché lui non se lo ricordava quasi mai, se non quelle che riguardavano Filippo.
“L’Ombra è Ombra, non è mai più chiara. Non si può sperare che non lo sia. Solo una cosa può cambiarli, ma mai è successo”
“THOMAS!” – urlò Clara, attirando l’attenzione di tutti. Le serviva,il vecchio. “IMMEDIATAMENTE”
“L’amore, la compassione non modificano le cose. Le cambiano completamente. Possono rendere buone le persone o variano gli eventi. Filippo e il suo potere hanno la stessa mentalità. Ma il potere sarà lo stesso di Charles? Sono uguali, ma diversi. Filippo può uccidere, Charles no. Filippo è temibile per ciò”
Intanto Thomas si era aggiunto a lui e scavava nella testa del ragazzo per avere le informazioni che aveva perso. Non pareva preoccupato o sospettato; Clara si dimenticava sempre che lui sapeva leggere il futuro, che non poteva raccontare a nessuno o cambiare. Non avrebbe mai voluto avere grandi doti, come lui, anche se in passato bramava, reputandolo importante o, in certi casi, indispensabile. Voleva sapere ciò che era destinata a fare, visto che sembrava che tutti lo sapessero.
“Nulla è perduto” – concluse, con un sorriso. Come al solito, guardò verso il cielo e riprese a pensare con la sua testa. I suoi capelli sembravano sempre più scuri quando ritornava in sé. E gli occhi sempre più spenti. “Cosa mi sono perso di bello?” – domandò, come se niente fosse. E per lui era veramente così. Gliene fregava veramente poco.
“Le solite cose, anche se questa volta hai detto qualcosa di interessante” – iniziò Thomas, battendogli diversi colpi sulla spalla. Clara non ebbe nemmeno il coraggio di guardarlo negli occhi. Se Tommaso era vivo era grazie a lui, ma anche per colpa sua. Sapeva anche lei che era l’unica cosa da fare, portarlo da Filippo e vederlo guarire.
Ma gli mancava. Terribilmente. Un grosso buco nero gli aveva preso il posto dello stomaco, portandosi dentro tutti i baci del giorno prima e i suoi sorrisi. Voleva far scorrere le sue dita fra i capelli biondo scuro di lui, soffiargli sulla cicatrice, che lo faceva sempre fremere.
“Già, qualcosa che la Luce soccombe. Bello, né? Non credo sia possibile. Luce e Ombra non possono eliminarsi a vicenda. E se non lo so io, che faccio parte di questo cerchio”
“Ragazzo. Devi prendere sul serio sta cosa. Ho capito che è tuo fratello e che gli vuoi bene, ma...”
Nessuno lo aveva mai visto perdere le staffe, mai. Si alzò in piedi, prese Thomas per la gola e lo spinse con forza contro un albero, facendolo gemere di dolore. Lo guardò rabbioso. “Smettetela. Voi non potete capire proprio niente. Nessuno” – arrivò puntuale Sofia, che bastò toccarlo sul braccio per farlo calmare.
“Amore, va tutto bene” – strofinò la testa contro la sua schiena, abbracciandolo; Francesco mollò Thomas che ricadde graziato in piedi. “Bella stretta” – alzò la mano e Francesco gli diede subito il cinque, con vigore.
Sofia portò il suo ragazzo lontano, mentre Thomas girava la testa verso Clara, che puntualmente s’era alzata, per cercare Mel, che aveva ancora il suo pugnale. Le serviva, se n'era accorta in quegli ultimi giorni.
Si guardò bene intorno. Aequum e i suoi compagni si studiavano a vicenda, da lontano o parlando tra di loro. C’era qualcuno che mostrava i propri poteri e facevano piccoli spettacoli ai bambini più piccoli. Poteva sembrare una perfetta giornata di mezza estate, se non fosse stato per il pulsante pensiero che balenava nelle loro menti. Battaglia, battaglia imminente.
Si stavano godendo l’ultimo spicchio di sole, soltanto questo. Se non sarebbero riusciti a vincere, il Buio avrebbe preso per sempre il posto del sole durante il giorno.
Le piante non crescerebbero, gli animali non si nutrirebbero, noi non potremmo vivere. La Terra morirebbe.
Vide lo stesso bambino che aveva trovato nella grotta degli Aequum e gli chiese dove avesse potuto trovare Mel, descrivendola il meglio possibile. Lui sorrise, la prese per mano e la portò in mezzo ad una piccola folla, che fissava proprio la vecchia ragazzina giocare con Blast. Il cane volteggiava su due zampe, con la bambina che stava in verticale sopra di lui, tenendosi con una sola mano.
I bambini battevano entusiasti le mani, imitandola. I più birichini scommettevano per quando sarebbe caduta e quanto si sarebbe potuta far male, ma ciò non avvenne. Vide Clara, le fece quel sorriso maturo che le faceva sempre venire i brividi e con una piroetta mise fine allo spettacolino. “Li intrattengo. Almeno loro non si devono preoccupare” – tirò subito fuori dalla cintura il pugnale e glielo porse. “Ha un’ottima fattura ed è maneggevole. Dove l’hai preso?”
“Me l’hanno regalato tempo fa”
La bambina storse il naso. “Strano come regalo, anche se io lo accetterei volentieri” – camminarono per un po’ e Clara giocherellò con la sua arma, che fece quasi cascare diverse volte. “Sai. Non so nulla di storia, geografia o in matematica, mi dimentico sempre tutto, però sono molto brava con le cose manuali. Usare pugnali, archi. Una volta provai alcune pistole, ad un poligono di tiro. Mi buttarono fuori, per la mia età. Ingrati”
“E’ questo che intendi con ‘cose manuali’?” – domandò ironica Clara, ma la bambina aveva ripreso il suo sorriso serio, che le faceva accapponare la pelle. “Beh, una mano sarebbe utile. Secondo te mi servirà? Sul serio?”
“Quanto sai usarlo?”
“Un pochino. So lanciarlo, se miro abbastanza bene e se è vicino. Mi ha aiutata Fi.. qualcuno, a volte, ma ho rischiato seriamente di fargli del male, le prime volte. So correre in mano con il pugnale senza farmi male, vale?”
“Oh, si si. Un sacco di persone non riesce neanche a impugnarlo per bene! Beh, un po’ è il tuo caso, ma almeno non dobbiamo partire dal nulla. E’ un peccato che tu non riesca a controllare l’aria, sarebbe più semplice e più veloce. Prima di tutto, guarda cosa faccio io” – lo riprese tra le mani, dicendole che glielo avrebbe restituito prima di quel che credesse e fu così. “Non guardare il pugnale, guarda il movimento del braccio”. Lo prese per la lama, fletté il braccio destro e lo lanciò, mantenendo dritto il busto. Il pugnale si conficcò nella metà prestabilita, un albero cento metri più distante. Mel corse verso l’oggetto, lo recuperò e lo rilanciò verso Clara, che riuscì a prenderlo all’ultimo secondo, proprio quando la lama sibilava in mezzo agli occhi. “Non sei affatto male, Mel”
“La presa era buona, forse ti ho colto alla sprovvista, ma meglio così. Sei fiacca di riflessi” – rifletté, girandole attorno e dandole un calcio alle costole improvvisamente, che le fece perdere il respiro e fece cadere Clara, in ginocchio. “Come non detto. Devi recuperare un sacco di tempo perso. Niente nutella, caffè o quant’altro. Il caffè si, ma poco. Troppa caffeina fa male. L’ho già detto, vero?”
Clara annuì, mentre si rimetteva in piedi. Non se l’era aspettata, un calcio così forte. Le prese la caviglia e le fece quasi fare un ruzzolone a terra, ma una capriola le impedì il suo intento. Maledetta
“Tanto non mi prendi” – disse Mel, mettendosi faccia a faccia con lei, salendo sopra Blast, che le fece a mo’ di scaletta. “Hai buone idee, purtroppo prevedibili” – evitò un pugno. “Però attacchi come se pensassi che il tuo nemico stia immobile. Lui si muove, capisce i tuoi movimenti e agisce di conseguenza. Devi fare pazzie per prenderlo alla sprovvista. E ce la faresti benissimo, a mio parere se avessi qualche asso nella manica ben nascosto” le strizzò l’occhio e Blast con un salto fece cadere di nuovo a terra Clara. Non sembrava una bambina di sette anni.
Si allenarono tutti il pomeriggio. Clara per poco non uccideva qualcuno, lanciando il pugnale, ma per fortuna c’era sempre Mel che andava a recuperarlo tutte le volte; era come se sapesse prima di tutti la traiettoria che avrebbe preso l’arma. Annuiva, le sbraitava dietro se faceva qualcosa di sbagliato. I bambini che avevano assistito ora giocavano a scappare dal pugnale o aiutavano a riprenderlo per Mel.
Clara non era molto contenta, si sentiva osservata da tutti, non solo dai giovani, ma soprattutto dagli adulti. Dopo qualche ora riuscì a fare tre volte il lancio giusto, centrando l’albero e Mel si disse soddisfatta. Se ne andò dicendo di voler dormire e si addormentò rannicchiata vicino a Blast pochi secondi dopo, con Barry che le metteva una coperta sopra le spalle. “Povera cara”
E intanto Clara continuava.
**
Charles aveva appena detto a tutti la cosa che aspettava di più da quella sera e tutti lo fissavano con gli occhi profondi, pieni di odio e di vittoria certa. Mai aveva sperato così tanto. Mai aveva ottenuto così tanto, da un suo esperimento, soprattutto uno che era prossimo a fallire.
Rise, mostrando a tutti colui che li avrebbe portato alla vittoria. Lo sguardo dagli occhi azzurri colpì tutti. “John, ecco i tuoi fedeli compagni, che hanno combattuto sempre per la nostra causa. Un posto da abitare, senza limiti, senza dover sottostare a nessuno, dove possiamo mostrare i nostri poteri alla luce della luna, invece che vivere nascosti con il timore che qualche sciocco umano ci marchia come mostri, streghe o quant’altro. Perché noi siamo normali. Sono loro i mostri, senza rispetto per l’acqua, per la flora, per la terra e l’aria. Che non fanno vedere le stelle luminose perché devono illuminare la notte con i loro lampioni, perché sono sempre in ricerca della luce. La Luna e le stelle si ribellano come noi, facendosi notare sempre di più. L’uomo scomparirà dalla faccia della Terra. Morirà tutta la Terra, per poi poter rinascere. Gli alberi cadranno, così come i loro sporchi condomini. Le statue, gli edifici più importanti cederanno per primi, andando a distruggere tutto ciò che c’è sotto di loro. The statue of Liberty, la tour Eiffel, il Colosseo, Cristo Redentor. Maremoti, vulcani in eruzione. Niente potrà fermare l’ira della Terra”.



OK. Non uccidetemi. Non sparate subito cavolate. Nulla è come sembra
Fili buono? *sorriso alla Gioconda* ma per favore!
Felix e Giulia. Era tutto programmato, da sempre. Oh, scusatemi, mi metterei a piangere pure io per la mia decisione!
Ultima modifica di Saphira_Baby il 23 marzo 2011, 21:56, modificato 1 volta in totale.
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 6 aprile 2011, 18:18

Eccomi! Si, con un nuovo chap. Credo che mi odierete, in questo caso vi chiedo assai scusa xD
La prima parte in realtà l'avevo scritta per ultima, visto che era la più brutta xD
Cap. 49 °-°

Quello era proprio il giorno più caldo dell’estate. In cielo, gli uccelli cantavano felici, mentre il sole rifletteva la propria luce sul lago di montagna. Si erano rimessi in marcia, Thomas e François in testa, parlando a voce non troppo alta, visto che stavano litigando. Si poteva benissimo sentire una parola su tre, visto che alzavano la voce di un ottava. “Non ti azzardare a fare piani a tuoi piacimento senza sapere le capacità dei miei ragazzi” – aveva urlato Thomas, dopo aver sbuffato per un quarto d’ora, ascoltando il consigliere Saeptum. “I tuoi valgono quanto i miei”
“Sinceramente gli Aequum riescono a fare una cosa mille volte meglio di una creature normale. Voi avete solo Clara e Sofia di speciali. Francesco non può essere valutato, con un fratello dall’altra parte. L’emozione potrebbe giocargli brutti scherzi. Inoltre Clara cercherà di recuperare il ragazzo. L’amore fa fare follie che ti potrebbero far pentire per tutta la vita”
Thomas rise così tanto che gli uccelli si alzarono dai loro rifugi in mezzo agli alberi, alzandosi in cielo, contro le poche nuvole che macchiavano il cielo azzurro. “Tu mi ricordi una vecchia mia conoscenza. I discorsi di Charles tornano sempre, che tu lo voglia o meno” – non riuscì ad evitare il mancino di François. Guardò Clara, poco più indietro, sapendo che non sopportava il sangue. Inghiottì la saliva rossa, nonostante il sapore. “Devo ammettere che ormai l’età non è più nelle mie grazie. Inizio a risentirne”
François respirò a fondo e fece finta di non aver sentito l’ultima frase. “Tu osi paragonarmi all’Ombra? Sbagli di grosso” – gli Aequum si erano avvicinati attorno al duo, pronti ad attaccare Thomas; Clara e gli altri invece rimasero immobili: Thomas avrebbe ritenuto inutile un loro intervento e un affronto nei suoi confronti.
“Sinceramente posso pensare quello che voglio. Non sarà un tuo pugno a farmi cambiare idea” – riprese a camminare. “E i miei ragazzi staranno in prima fila. Sono tre anni che aspettano questo momento e hanno lavorato sodo. Se devono morire, moriranno da eroi”
“Non lo metto in dubbio, ma è meglio che partiamo noi Aequum per primi, così abbattiamo le prime file”
“E se lasciassero passare per prima i più deboli e poi i pezzi forti, per non farli indebolire troppo?”
Continuarono per diverse ore e gli altri alla fine fecero come se non ci fossero, nonostante le continue occhiate storte. Thomas arrivò anche a farlo alzare da terra, ma fu costretto a rimetterlo giù, dopo un’occhiataccia di Clara. “Non ci pensare nemmeno” – gli aveva detto e Thomas abbassò gli occhi.
“Abbiamo raggiunto un accordo” – annunciò François. “Farete a coppia con qualcuno dell’altra squadra. Aequum, noi siamo il gruppo A. Voi altri il B” – non si erano mai dati un nome, si vedeva che Thomas era pentito di non averlo trovato, almeno, di alternativo.
“Devono essere gli opposti. Roccia con aria, fuoco con acqua. Natura con ferro, avete capito il modo, no? I guaritori staranno in disparte e poi attaccheranno insieme agli altri. C’è un’entrata di servizio, che servirà per l’Aequum del fuoco, Clara. Lei deve sopravvivere a qualsiasi costo, questi sono gli ordini. Thomas vi spiegherà i dettagli.
Ormai era questione di pochi giorni. Poi sarebbe iniziata la guerra vera e propria.
***
Il giorno prima della battaglia, Clara raggiunse in cima ad una collina Sofia. Era ormai seduta la da un’ora, senza chiamare nessuno e si era un po’ preoccupata. In quei due giorni non avevano parlato granché; Clara era sempre occupata a sentire le raccomandazioni e le idee di Thomas, memorizzando informazioni che, sapeva, avrebbe dimenticato dopo aver varcato la soglia del passaggio segreto. Thomas aveva detto che tutti i castelli e le ville ne avevano uno, per diversi motivi, quindi aveva mandato Alberto in esplorazione. Si era reso invisibile e riuscì ad attraversare la barriera eretta da Charles. François rimase impressionato, ma non disse nulla.
“Ce n’è uno dietro ad un cespuglio di more” – aveva riferito, disegnando sulla terra un percorso stilizzato, facendo una grande “X” sul passaggio segreto. “Non è difficile da trovare, anzi. Era molto sospetto, ma saranno le mie solite paranoie”
Clara si riscosse dai suoi pensieri. Guardava la grande palla infuocata che lentamente scendeva, facendo avanzare la notte con la luna e le stelle. La luna crescente, uguale a quella che era tatuata sul dorso della mano dei nemici, le fece venire la pelle d’oca. “Sai. Credevo che sarei stata la prima a sapere che la mia migliore era incinta”
“Francesco ha la lingua troppo lunga” – disse Sofia, mezza divertita. Clara pensò che se la sua amica fosse una fumatrice, in quel momento avrebbe tirato fuori una sigaretta e l’avrebbe iniziata a fumare e fare cerchietti di fumo, o come si chiamavano. “Parla troppo. Nessuno doveva saperlo, sarebbe stato maledettamente più semplice”
Clara rimase zitta. Sapeva che Sofia si sarebbe arrabbiata se le avesse dato dei consigli.
“Sarei scesa in campo e avrei dato anche tutta la mia stessa vita per la causa che, anche prima di me, hanno seguito i miei genitori. Ora che sono morti, non so più che fare. Se cercassi di vendicarli, direbbero che la vendetta è ingiusta e che devo pensare alla piccola” – iniziò a piangere. Clara odiava vederla piangere, ma era sempre incantata: le sue lacrime erano stupende, a volte sembrava che cercassero di consolarla. Sofia si passò le mani sugli occhi “Mia madre sarebbe stata entusiasta di diventare nonna. Me lo ripeteva spesso, di darle tante nipotini” – ridacchiarono – “Se mai dovessimo uscire illese, tu saresti la madrina e le darei il nome della sua nonna, Margherita. Sarà un’ottima creatura e farà germogliare i fiori in primavera”
Clara le sorrise. “Sai già il suo elemento?”
“No, sto sparando a caso” – rivelò lei “Per me può essere anche senza poteri. Sarà la mia piccolina speciale. France non avrà nessun diritto su di lei. Al massimo le cambierà i pannolini e starà sveglio la notte cercando di farla smettere di piangere” – rise di gusto e le lacrime scomparirono. “Sperando che viva pure lui...”
“Francesco è forte, se la caverà con qualche graffio o poco più. Era l’unico che riesce a prendere punteggio pieno nei test a sorpresa di Thomas, ricordi?”
“I test non sono la vita reale”
“Ci assomigliavano terribilmente. Hai avuto un trauma cranico tu” – le ricordò Clara. “Sei stata ferma qualche minuto, poi è arrivato Nico e ti ha rimesso in sesto. Hai preso un bel quattro quella volta”
“Già, ma Nico non ci può essere sempre”
“Sofi, ma da quando in qua sei pessimista? Cavolo, non ti ho mai vista così giù. Stai lontana domani, sta fuori da questa faccenda. Aspetta e spera, sta in disparte. Nessuno ti costringe a partecipare” – le disse Clara, prendendole le mani tra le sue. “Sei la mia migliore amica, sei la miglior sorella che non ho mai avuto. Non...” – le morirono le parole in bocca.
“Non posso. Ti ricordi quando siamo entrati nel gruppo, tre anni fa. Thomas ci chiese che chi sarebbe entrato, non poteva tornare sui propri passi e abbandonare la missione. Sarebbe la stessa cosa, anche se avrei una motivazione” – rispose Sofia e in effetti aveva ragione. “Poi Thomas mi avrebbe già fatto notare che potrei non combattere, se volessi”
La rossa non sapeva cosa dire, quindi annuì.
Perché ha detto che potresti essere l’unica al mondo in grado di farle cambiare idea
“France mi ha detto però che sono l’unica a poterti far cambiare idea. Non pensare che mi arrenda così facilmente. Corromperò il vecchio in tutte le lingue, se sarà necessario” – si alzò in piedi, ma l’amica la trattenne.
“Non sarà necessario” – teneva la testa china guardando a terra. “Devi solo promettermi che sarai la solita combattente, il solito uragano. Pensa alle conseguenze delle tue azioni, però. Devi fare una cosa, o non farla, solo se sei sicura che sia la scelta giusta. Ma non per te, pensa a tutta l’umanità”
“Non scendere in battaglia”
“Sono l’Aequum dell’acqua e combatterò per tutte le creature marine. Ormai è troppo tardi per farmi cambiare idea e il mio potere sarà fondamentale.. domani. Mi dispiace Clà” – detto questo, si alzò in piedi e se ne andò, lasciandola sola.
Francesco raggiunse subito Sofia e, a bassa voce, le domandò. “Non credi di essere stata un pochino ingiusta?”
Sofia stava di nuovo piangendo. Era l’addio più doloroso che avesse mai dato. “Sarà più facile così, se io non riuscirò a sopravvivere. E si deve già preoccupare di Tommaso. E’ difficile anche per me, non sta credere”

**

Tommaso si svegliò di soprassalto, il sangue che gli colava sul viso. Una fitta al cuore lo sorprese, ma nulla lo aveva perforato.
*
“Presto, Saida, vieni qua!”
La voce del bambino, carica di gioia, le rimbombava nelle orecchie. Aveva approfittato del fatto che tutti se ne fossero andati in missione per portarlo fuori, finalmente. Non nuoceva a nessuno, era come tutti gli altri suoi coetanei: pieno di vita e curioso come un pulcino. Doveva soltanto uscire dal guscio che avevano creato attorno a lui.
Appena usciti dalla grotta, sotto lo sguardo torvo dei prescelti che erano rimasti la a proteggere la grotta, il bambino aveva iniziato a correre e correre, inciampando due volte su tre: non era abituato a camminare, tanto meno che a correre, visto che tutto ciò che faceva al giorno era rimanere seduto con i suoi giochi. Ma dopo qualche minuto aveva imparato e sfrecciava già come un missile, godendosi ciò che poteva fare. Saida provò ad insegnargli a nuotare, inutilmente, perché lei odiava da morire l’acqua e nemmeno lei sapeva nuotare. Non avrebbe saputo da dove iniziare.
Saida si avvicinò al bambino, inginocchiato vicino ad una pianta appassita. “Perché è così scura?” domandò il bambino, guardandosi attorno per vedere decine di piante verdi e uguali a quella.
“E’ una pianta morta” - disse semplicemente. Quanto è lontano dal mondo reale questo bimbo.
“Ma perché è morta?” – domandò – “Perché si muore?”
Saida lo guardò, più attentamente. “Fa parte del ciclo della vita. Le vedi, tutte quelle piante simile a questa? Alcuni hanno la fortuna di vivere più a lungo di altri. Si vede che il terreno non era favorevole. Cosa fai?”
Il piccolo dai capelli ramati le sorrise. “Non è morta. Non senti? Batte” – ci appoggiò sopra la mano e strizzò gli occhi. Poco dopo si vide le foglie perdere il colore marroncino che avevano, fino a diventare di un verde brillante e rizzarsi contro al sole, facendosi baciare dagli ultimi raggi calorosi del giorno. “Vedi?” – era al settimo cielo. E anche Saida.

Nello stesso istante Gwella si sentì mancare. Un battito al cuore in meno, il respiro trattenuto. Si guardò in torno, cercando qualche indizio su ciò che le era appena accaduto. Niente.
Si guardò la mano, dove lo spicchio di luna si illuminava della sua tenue luce nera. Si tagliò e si richiuse la ferita tre volte prima di rilassarsi. La riunione era appena finita e tutti se n’erano andati dalla grande sala bianca. Rimaneva solo lei con Charles sul suo trono, mentre giocava con qualche margherita. Notò il nervosismo di Gwella e la guardò di sottecchi. “Va tutto bene?”
“Certo, Maestro. E’ stato solo un capogiro” – affermò lei, mentre si avvicinava a lui. Charles voleva sempre controllare di persona quando le venivano delle emicranie. Sentì le sue mani percorrerle il viso e il suo potere avvolgerla da capo a piedi. “Ora va molto meglio”

Lo prese in vita e gli fece fare un giro per aria. “Hai trovato il tuo potere, non te ne sei reso conto?”
Il bambino scosse la testa, ma sapeva anche lui che era successo qualcosa di strano, mentre riportava in forze la pianta. “Cosa dovrebbe essere successo?”
“Sei un guaritore, no? Hai guarito quella piantina, hai sentito addirittura il suo battito. Non è da tutti, nemmeno dai guaritori. Sei speciale. Forse è il fatto che non hai mai usato il tuo vero potere e si sta liberando all’improvviso” – non si era nemmeno accorta che stava parlando tra se e se, praticamente; il bambino non riusciva nemmeno a cogliere le sue parole, da quanto veloce sussurrava.
“Come prego?” – domandò lui, sorridendo e cercando di far germogliare qualcos’altro, senza esito. “Non funziona più”
Saida lo abbracciò. “Non importa. Sei solo un po’ inesperto. Devi essere tranquillo” – gli prese il volto morbido tra le mani. “Capito?” – annuì. “Senti. Questo deve rimanere il nostro piccolo segreto, va bene? Non lo dovrà sapere assolutamente nessuno” – gli strizzò l’occhio “Ci stai?”
Il bambino rise spensierato e, mano nella mano, tornarono nella grotta, l’unico posto che potevano considerare casa, nonostante tutto.

“Ti è passato ora il mal di testa, Gwella?” – domandò Charles con il solito ghigno. Nessuno riusciva mai a toglierglielo, dato che aveva un piano di riserva a tutto ciò che sarebbe potuto succedere. “Ne sono veramente lieto. Potresti andare dal nostro amico, a vedere come sta? Dagli un tonico o qualcosa del genere. Magari inizierà a parlare” – aspettò che la donna se ne andasse, prima di mettersi elegantemente le braccia incrociate sulla pancia e le gambe accavallate.
“Sempre più complicato. Devo sapere come potrà servirmi il mio giovane ospite. Ha del potenziale e un legame indissolubile lo lega con la sua amata. E ciò fa star male Filippo. Oh.. ma non mi dire, sono così fortunato?” - gli era venuto uno dei suoi colpi di genio – “Amore. Il sentimento che spinge tutte le nostre azioni”. Si alzò in piedi e camminò verso la sua stanza, con mille pensieri in testa, grandi piani da idealizzare e progetti da portare a termine, una volta messa da parte la faccenda Thomas.
Già, Thomas.
Si erano incontrati parecchie volte, insieme ad Alvise, prima di scoprire a vicenda quali poteri avessero. Però prima erano ragazzi normali, con passioni normali. Parlavano, discutevano su cose importanti. Charles ringraziava sempre la borsa di studio che aveva ottenuto: aveva troppe capacità per rimanere in un piccolo stato degli potenti Stati Uniti. Era il più grande dei tre, di qualche anno. L’italiano non gli sembrava all’altezza, ma quando andava a sperimentare i suoi poteri e rimaneva ferito, lui lo guariva senza chiedere nulla. A loro stava bene così.
Ma poi Charles aveva ucciso per la prima volta, cercando di aumentare il suo potere, fallendo. Thomas aveva capito subito, grazie alle capacità che da sempre aveva e la loro amicizia finì.
Solo allora capì che il potere della Notte Eterna si era spaccato e iniziò a cercare giovani su giovani, per trovare il suo stesso talento. Incontrò John. Telecinesi. Almeno così credeva. Era solo una falsa copia del potere, creato dallo stesso. Poi John perse tutto, per colpa sua, e così anche il suo falso potere, ritornato a Thomas, con tutte le informazioni che gli servivano. E rovinandogli l’unico uomo che si era fidato ciecamente di lui, volendogli bene, come un fratello maggiore.
Spaccare il potere.
Iniziò a trasferire l’ombra su tutti i seguaci che sceglieva, o che gli venissero dietro. Diventavano più forti, ma se riprovava a richiamare il potere, morivano. Dopo un po’ che capì che non ci sarebbe mai riuscito, usò la tecnica solo per far morire in fretta le persone. In qualche modo, anche lui riusciva ad ucciderle, ma non come voleva.
Filippo era colui che era stato scelto. Fin dalla nascita, fin dal grembo della madre. La Luce accorse, e i gemelli nacquero felici, ma con una grande lotta interiore. L’Ombra, capace a nascondersi addirittura dalla Luce, non fece mai scoprire i suoi segreti. Filippo poté fare i suoi piani fin da ragazzo, quando capì che quello non era il suo posto. Francesco rimase sempre all’oscuro, ma con la certezza che Filippo pensare e rimuginasse sulla sua fuga; si comportò come un ragazzo normale: non fece niente, lasciandogli libero arbitrio.
Ma, senza previsione alcuna, un miracolo era successo. Il suo esperimento era riuscito.
“John. Prendimi un goccio di brandy. Si deve festeggiare”
Un uomo dai capelli scuri e gli occhi senza pupilla comparì da dietro il trono bianco, vestito, diversamente da tutti, di un completo interamente nero. Aveva il passo marziale, leggero e deciso sul pavimento bianco. Era un crisantemo bianco in mezzo ad un campo di margherite. Era diverso, ma non si riusciva ad individuare facilmente, se non si guardava con attenzione. Passava inosservato, ma può scatenare la sua bellezza mortale, pronta a posarsi su chiunque lo voglia cogliere. Era cambiato, da quando Charles lo aveva accolto da bambino.
“Avete in mente qualcosa, Charles?” – domandò lui, versando il liquido arancione in due bicchieri. Erano l’unica nota di colore di tutta la stanza, per il resto sembrava di essere in un vecchio film. Addirittura le loro pelli così chiare sembravano far parte della scala dei grigi. Porse la bevanda a Charles, che con un ghigno lo bevve.
“Oh si. John, sai che l’amore ci fa cambiare idea sulle persone? Riusciamo a perdonare tutto, con una frase carina, ben costruita o con un regalo da parte di colui che ci ha fatto un torto” – rise e batté le mani – “In un batter di ciglia. E sai che cosa ci guadagni? Niente, solo la speranza che non ti faccia più del male” – il bicchiere tintinnò sul poggiolo della sedia. “O che ti resti a fianco per sempre, restando dalla tua parte”
“Ma questo con che cosa riguarda col vostro piano?” – era curioso. Era una pedina importante, ora che era sopravvissuto all’esperimento. Charles era così contento. Lo aveva abbracciato. Il primo contatto della sua nuova vita. I ricordi gli si riaffiorarono a poco a poco e dopo qualche ora era perfettamente in sesto.
“Sfrutteremo l’amore, come fanno i nostri cari Aequum e Thomas, come arma di difesa contro di noi. Solo che sarà la nostra arma di attacco. Abbiamo una donzella da far cascare ai nostri piedi”
*
La puzza di chiuso faceva impazzire il suo naso e il suo cervello. Si sentiva oppresso, seguito in tutti i suoi movimenti, che consistevano nel girare la testa a destra o a sinistra, o contare pensando il numero dei propri respiri. Le gambe erano legate tra di loro con grosse catene; la stessa cosa valeva per le mani, appese ad un gancio che pendeva dal soffitto. Pareva di stare in una vecchia sala di tortura. C’erano ossa e teschi ovunque. Aveva provato a fare qualche commento ad alta voce, ma l’aria gli aveva mozzato il fiato.
Fu come un miracolo quando vide la porta della segreta aprirsi, facendo entrare ossigeno e luce. Gwella entrò, facendogli quasi sparire quell’attimo di spensieratezza. Avrebbe preferito qualche guardia, con un pezzo di pane o acqua. Aveva una fame da morire.
“Cosa vuoi?” – domandò Tommaso, nonostante la puzza. Gli venne un conato di vomito. “Qualche altra tortura?” – spostò i capelli dalla fronte, facendo vedere la cicatrice. Gwella l’aveva praticamente riaperta, come se fosse una crosta. Tommaso aveva visto rosso per qualche ora.
“Devo solo calmarti. E sapere se vuoi collaborare. Allora, dimmi, qual è il vostro piano?” – aveva il suo solito tono glaciale. “Sappi che per la tua mancanza di collaborazione, abbiamo dovuto uccidere la tua cara cugina”
Come?
No, non è possibile.

Giulia.
Sta mentendo, non può essere morta. Aveva un sorriso bellissimo, degli occhi che le brillavano sempre.
Sta mentendo.

“Non è vero” – proclamò ad alta voce. “Voi... Felix non lo avrebbe permesso. Lui amava Giulia”
Gwella gli sorrise. “Abbiamo dovuto uccidere anche lui. Sono morti insieme, meglio così. Oppure no? Se non mi credi, non posso farci niente. Abbiamo bruciato i corpi, quindi niente resti. Potevo portarti il cuore, almeno ti convincevo” – fece una lunga pausa, aspettando una risposta da parte del ragazzo, che non avvenne. “Chi vuoi che sia il prossimo? La ragazza dai capelli neri o quella dai capelli rossi? Sofia e Clara? Sempre prima le signore, quando vi fa comodo a voi maschi...”
“Nessuna delle due! Non potete uccidere nessuna delle due. E non le avete catturate, lo so per certo”
“Non le abbiamo catturate, vero. Ma il punto non è se non possiamo ucciderle: noi dobbiamo. Esegui gli ordini oppure scegli la morte. Felix è morto proprio per questo. Dovevi vedere gli sguardi malefici degli altri. Peccato che a Charles non sia venuta l’idea di farti assistere al tutto”
“Non ti dirò niente, anche perché non so cosa vogliano fare, visto che mi avete portato qua dentro”
Gwella fece per dire qualcosa, ma dopo essersi passata le mani sulle tempie, gli fece un altro graffio sul viso e se ne andò, sbattendo la porta.
Chi sei?
Una voce da bambino. Gwella si accucciò, mentre sentiva le urla di Tommaso dall’altra parte.
Sento che qualcosa ti fa star male
Vattene via , pensò disperatamente Gwella. Non voglio avere niente a che fare con te. Vattene via.

Saida si precipitò da lui. Aveva cercato di farlo concentrare sul suo potere, ma dopo un po’ gli era venuto solo un grande mal di testa ed era stato costretto ad accucciarsi, prima di fargli venire un attacco. “Ehi, stai bene?”
Il bambino iniziò a piangere. “Nessuno mi vuole bene, vero?”
Saida lo prese tra le braccia e iniziò a cullarlo. “Come ti salta in mente una cosa del genere? Sei un bambino bellissimo e con grandi potenzialità. Gli altri devono soltanto imparare ad apprezzarti e non avere paura di te”
Il bambino annuì. “Voglio trovarmi un nome, ora che sono riuscito a fare qualcosa di buono, per quella pianta. Heal come nome mi piace, guarire”
Saida annuì. “Bene, mi piace. Ti si addice. Possiamo anche chiamarti ‘He’, visto che ti davamo sempre del “Lui”, perché non sapevamo il tuo nome. Che ne dici?”
“Se lo dici tu” . Per la prima volta aveva un sorriso sincero che poteva mostrare a tutti, sereno. Senza dire una parola, si avvicinò alla scatola dei colori, piastriccio un po’ davanti allo specchio e scrisse qualcosa sulla fronte. Si girò con un sorriso che riuscì a regalare anche ai pochi rimasti nella grotta.
Uscì dalla sua stanza e non vi entrò più.
Un arcobaleno di colori sulla testa era la cosa più vicina alla vita normale di un bambino in quel periodo.
Il mio nome è Heal.
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

— Vittorio Agnoletto.
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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 26 aprile 2011, 22:18

Ok, capitolo mieloso e praticamente inutile, ma volevo farvi vedere un po' com'è la situazione Clara/Thomas. Desideravo dall'inizio mostrarvelo più apertamente
Si sono lasciati andare quei due xD


Clara si trovava sopra un promontorio; attorno a lei c’erano fiori di cui non conosceva nemmeno il nome, ma che erano bellissimi. Ne colse uno e lo annusò a fondo. Quel profumo le riempì il cuore. Sapeva di casa, sapeva d’affetto. Se mai riuscirò a tornare qua, prometto di non coglierne più.
“Oh, Tommi” – sussurrò a bassa voce, come se temesse che qualcuno la sentisse, anche se era sola, tranne per qualche coniglietto selvatico che spuntava di tanto in tanto tra l’erba alta. Non sapeva nemmeno dove si trovava. “Ti porterò fuori da li, da Filippo” – le venne il magone e dovette fermarsi. Una volta, da bambina, si era avvicinata ad una signora, per strada. Stava visibilmente male e le chiese se c’era qualcosa che poteva fare per lei, anche se non la conosceva affatto.
La donna aveva sorriso e pizzicato la guancia. Le aveva detto una cosa. “In questo mondo siamo tutti utili, ma nessuno è necessario”. Inutile dire che l’aveva scambiata solo per una vecchia. Il giorno dopo, guardando il tabellone dove c’erano gli avvisi dei morti del paese, l’aveva riconosciuta in una foto, anche se era di qualche anno prima. L’articolo recitava “Maria Giovanna Mali. Ora riappacificata nei Cieli col marito, morto due giorni fa”. Clara si dispiacque per non averle saputo dire niente.
Fu proprio quel ricordo a darle la forza di parlare di nuovo, decentemente, con Thomas. Sapeva cosa doveva fare, solo pensare a lui. Poi sarebbe venuto. Era una delle cose che Clara amava del vecchio, grazie al suo potere. Riusciva a sentirla sempre; in qualche modo era come se non fosse mai sola.
Era in piedi, affianco a lei. Il venticello leggerò gli accompagnava i vestiti e i capelli, mentre l’aria si riempieva del suo odore e delle sue parole. “Mi hai chiamato?”
“Tecnicamente no, ti ho pensato, ma va bene comunque” – Clara prese un respiro. Odiava essere precisina, ma le era capitata a pennello quella battutina che non aveva resistito. “Hai presente quando hai un unico pensiero fisso e non te lo riesci a togliere dalla testa?”
“Certamente. Mi succede spesso e di solito non è sempre un argomento piacevole. Le cose che mi rendono felici le dimentico subito, quasi come se le considerassi inutili. Sbaglio, non serve che me lo rimbecchi”
“Non potrei mai, in questo periodo. Guardami, ho le occhiaie che mi scendono a terra solo perché non riesco a dormire. Tutto questo grazie a te, Thomas. Se cercavate con più lucidità forse potevi trovare un’altra via per salvare Tommaso...”
Thomas si sedette affianco a lei e la costrinse a guardarlo negli occhi. Erano tristi, pieni di rabbia, per non essere riuscito a salvare Tommaso. “So quanto tieni a quel ragazzo. Lo sapevo ancora prima di te. E so cose che tu nemmeno sai, ma che avvereranno. Vidi il vostro primo bacio, subito dopo che tu te n’eri andata da casa mia, la prima volta che ci entrasti. Mi feci un sacco di risate. Certo che è dotato, il ragazzo”
“Thomas!” – urlò indignata Clara, rossa come un peperone e ritornava a fissare davanti a se. “Sei un idiota totale. E se fai questi commenti, anche gay”
“Frena gli ormoni. Io sono l’eterosessuale più bello che una donna della mia età possa desiderare!” – il vecchio si sistemò meglio la giacca che aveva addosso. C’era da dire che faceva freschetto, nonostante l’agosto inoltrato.
“Intendi dire le sessantenni con i capelli tinti per apparire un po’ più giovani, ma ridicole?”
Fece una faccia indignata. “Sessanta? Intendo le belle ragazze ventenni che vanno in giro in bikini”
“Pervertito”
“Peccato tu ne abbia diciassette” – risero di buon gusto. “Sei ancora così giovane. E hai delle terribili occhiaie. I ragazzi come te dovrebbero pensare a divertirsi e andare in discoteca o quello che fate di solito. A Scuola dovevo lasciarvi divertire e farvi rilassare. Invece non vi ho mai lasciato uscire, pensando che sareste stati al sicuro. Mi sbagliavo. Se mai dovessi morire...”
“Non morirai”
“Se mai dovessi morire, promettimi che sarai felice. Qualsiasi cosa accada, tu devi riuscire a vivere. Anche se sarai l’unica a sopravvivere, dovrai tirare avanti” – era serio e Clara odiava quando era serio. – “Promettimelo”
Clara lo abbracciò. Aveva la pelle rugosa, ma morbida. Anche senza vederlo, sapeva che gli occhi di Thomas erano spalancati dalla sorpresa e che il sorriso gli sarebbe arrivato piano piano alle labbra. Se mai gli sarebbe accaduto qualcosa, gli sarebbe mancato da morire.
Arrossì al pensiero che lui aveva sentito anche quel particolare. Tanto valeva dire tutto a voce. “Sei come un nonno per me, almeno credo. Non ho mai avuto un nonno, solo una nonna pettegola che a volte dava perle di saggezza. Non te ne andrai, vero?”
“No, se me lo chiedi non me ne andrò” – le accarezzò la testa. “Ma ancora non me l’hai promesso”
“Cercherò. Ora sono lontana chilometri dalla persona che amo di più al mondo, ma chi mi dice che tra uno o due giorni, la distanza che ci divide sarà peggiore? Sapere che non potrei mai più abbracciarlo, è il motivo per cui rimango sveglia la notte” – disse Clara, non riuscendo a frenare le parole. “E sono stata idiota a non capirlo subito, tipo le protagoniste dei libri o dei film deficienti. Mi sento come loro se non peggio”
Thomas annuì e Clara gli diede un pugno affettuoso, divincolandosi dall’abbraccio. “Sei molto peggio. Sei la protagonista della tua vita e, al contrario dei libri, potrebbe non esserci un bel finale. Credimi, se avessi potuto avrei evitato tutto questo”
Clara non sapeva cosa dire. Era ad un passo dalle lacrime. Idiota.
“Potevi vedere qualcosa e intervenire” – disse, pensando alle visioni che aveva Thomas, che scosse la testa.
“L’unica volta che accennai qualcosa a qualcuno, morì pochi giorni dopo. Preferisco non riavere tutti quei sensi di colpa addosso” – si alzò in piedi e fece alzare la ragazza. “Sei una nipote perfetta. Ti lascerei addirittura la mia collezione di tazze da tè”
**
Guardava il soffitto della sua tenda, fatta completamente d’acqua. Sofia guardava il cielo acquoso. Aveva cercato un po’ di riposo fin da quella mattina, inutilmente. Aveva dovuto rifugiarsi nel suo elemento per trovarla. Parlavano, come mai avevano fatto prima di allora. Sofia le diceva tutte le sue idee per la battaglia, mentre l’Acqua le rispondeva che tutto ciò che desiderava, poteva essere possibile.
Sta attenta, ragazza. Se pretenderai troppo, me ne andrò dal rifugio del tuo corpo – la sua voce era così vecchia e saggia. Aveva visto tutto e molto doveva ancora vedere nel mondo – Sei forte e coraggiosa, ma a volte si deve pensare prima di agire. Non sempre seguire il proprio istinto è la cosa migliore.
“Lo so, ma tu sai anche con chi stai parlando. Proteggerei anche un passerotto e non ci penserei due volte. Ma mi hai scelto anche per questo, se ben ricordo” – sospirò Sofia, mentre guardava sorridendo la gente che passava fuori dalla tenda-acqua. C’era un ragazzo, in cima ad un albero, intento a giocare con le sue foglie, senza strapparle. Doveva avere poco più della sua età ed era di sicuro un Aequum, a giudicare dalla tuta nera. Parlava da solo, o meglio, anche lui stava parlando con il suo elemento.
“Com’era questo posto, dieci anni fa?” – domandò il ragazzo verso il tronco. Era bassetto, un sorriso splendente e i capelli castano chiaro. Aveva imparato che ovunque andasse, c’era sempre il proprio elemento con cui parlare. Poteva domandare a Lei, la Natura, tutto ciò che desiderasse sapere su come era una volta la Terra, e lo sapeva.
C’era un albero, un grande albero. Aveva delle mele mature e rosse che pendevano dai suoi rami durante l’estate. Era anziano quanto la Terra, ma giovane quanto lo spirito che alberga dentro di te, ragazzo. Ma gli uomini sono riusciti ad abbatterlo, perché non dava più le sue mele gustose. La terra intorno a lui pianse, quando le radici vennero tolte e persero vita.
“E’ terribile” – commentò il ragazzo, mentre accarezzava l’albero. Ovviamente agli altri pareva che parlasse a vuoto. Nessuno poteva sentire il sentimento con il proprio elemento.
Sofia si concentrò su quel ragazzo. Era sicura di non averlo mai visto prima di allora, in quei tre giorni.
E’ appena arrivato – le disse l’Acqua. – E’ riuscito a venire da solo, dalla Germania. Ha talento, il ragazzo. Mi dispiace solo che sia nuovo. – Detto questo, la tenda-acqua si dissolse sotto ai suoi occhi e Sofia cadette, sedere a terra.
“Ahia che male” – si massaggiò la parte incriminata e dopo qualche secondo raggiunse il ragazzo sull’albero, che non parve nemmeno vederla. “Come va?” – gli domandò in inglese, e per poco non fu lui quello a cadere. “Mi spiace, non volevo farti prendere un colpo!”
“Non importa” – aveva proprio una bella voce e il suo accento faceva morire dal ridere. “Sto bene, grazie per l’interessamento”. Si rimise schiena contro il tronco e chiuse gli occhi, come volesse fare un pisolino, ma Sofia non si diede per vinta.
“Allora, tu sei un Aequum?” – domandò sapendo già la risposta. “Hai da molto questo potere?”
Il ragazzo non rispose subito, anzi, aspettò diversi minuti in silenzio sperando che Sofia se ne andasse. Scocciatrice. “No, non ce l’ho da molto. E si, a quanto sento. Non so bene che significhi esserlo, ma a quanto pare tutti mi trattano come un essere speciale”
“Ti capisco, lo sono anche io, anche se non faccio parte della cricca. Preferisco stare con i miei amici. Potremmo aiutarci a vicenda, se ti va. Mi chiamo Sofia, acqua” – tese la mano destra, che prima teneva al calduccio della tasca della sua gonna preferita. Rossa, con i motivi quadrati bianchi. “Non la stringi?” – chiese, vedendo che il ragazzo rimaneva immobile.
Si riprese subito e la strinse. Aveva una stretta forte e accogliente. “Aaron, natura erbosa” – sorrise. – “Lei mi dice sempre che mi devo presentare così. Non vuole che venga scambiato con la terra o con la roccia. E’ una delle prime cose che mi ha detto”
“Beato te che hai un potere chiacchierone. Se l’Acqua mi dice qualcosa, è soltanto per avvertirmi da disgrazie o per mettermi all’erta. Non è molto piacevole” – sorrise. Gli dava una buona impressione quel ragazzo. “Quanti anni hai?”
Aaron rispose al sorriso, perfettamente bianco. “Zweiundzwanzig” – rispose di getto in tedesco. “Tut mir Leid*. Ventidue, compiuti proprio l’altro giorno. Mi ha spinto proprio il mio compleanno a venire. Nel paese da dove vengo, molto piccolo, si crede che se si muore prima dei ventuno anni, si va all’inferno. Ho voluto non rischiare” – gli si spense il sorriso. – “La mia sorellina era molto dispiaciuta che partissi, ma le ho promesso che tornerò e spero di farcela”
“Siamo tutti pessimisti da queste parti” - sospirò – “E’ molto bello vedere che qualcuno invece ci crede. Io tiferò per te” – gli strizzò l’occhio. – “Se permetti ora andrei a dormire. E’ stato molto bello conoscerti, Aaron. Sicuro di stare comodo qua?”
“Sicurissimo” – sorrise – “Pass mi terrà tra i suoi rami. Oh, Pass è l’albero. Dice che non pesi proprio nulla, ma che preferisce che nessuno tenga nelle tasche degli oggetti taglienti” – indicò le tasche della gonna e Sofia tirò fuori due coltellini, uno svizzero e una spranga di ferro. “Questa mi serve per l’elettricità. Spero di non averne bisogno, l’Acqua non sarebbe molto contenta”
Aaron sospirò invidioso. “Hai due poteri!” – esclamò – “A me piacerebbe molto volare”
Sofia rise, preparandosi a saltare. “Sei proprio un novellino. Ti auguro tutta la fortuna di riuscire a tornare nel tuo paesello tra le montagne”
Saltò e atterrò come i gatti, perfettamente in piedi. Ebbe un piccolo capogiro e cadde. “Merda. Stai bene piccolina? Mi dispiace molto” – si massaggiò la pancia, tutta piatta ancora. Si rialzò e salutò quelli che la stavano guardando. “Tutto ok!” – urlò e gli altri le sorrisero, quasi dispiaciuti. Magari della mia salute mentale.
“La tua salute mentale non ha nulla che non va”- disse Francesco, prendendola da dietro e dandole un bacio fra i capelli. “Sei soltanto un po’ eccentrica e incinta. Ripensandoci, la tua salute mentale forse neanche esiste” – ricevette un pugno per quella affermazione. “Sei splendida e ti luccicano gli occhi quando ti prendo in giro, i pugni potresti anche evitarmeli”
“Non ci pensare nemmeno, sono la parte più divertente! Vuoi togliere questo divertimento ad una ragazza incinta? Che padre scorretto. La bambina nascerà viziata se continui così” – disse lei, tenendosi per mano. Amava sentire la sua mano dentro quella di Francesco. Era così grande e sicura: desiderava che anche il suo futuro potesse essere così. “Come sta oggi, la mammina?”
“Bene, mammina fa amicizia con ragazzi stranieri carini, vero Anna?”
“Anna non mi piace. Paola, chi sono questi ragazzi carini?” – le accarezzò la pancia, nemmeno volesse già sentire i calci o quant’altro.
“Tu non è che ne hai molto di gusto. Paola, ma come ti salta in mente! La mia bambina avrà un nome molto carino. Agata?”
“Orribile” – disse subito Francesco. “Sa da vecchia. Piuttosto Giada”
“E’ da smorfiosa!”
“Con una madre che si ritrova... Ahia!” – urlò Francesco. “Questo faceva male!” . Si vedevano più persone fermarsi per guardarli, ma se ne fregavano.
“Sei una pittima”
“Sei amorevole”
“Ruffiano” – lo baciò in punta di piedi, mentre lui la faceva volteggiare in aria. Sentì il pensiero della bambina. Le piaceva da morire. “Fallo ancora!” – continuarono per tutta la serata a volteggiare, fino a che Sofia non vomitò il pranzo.
“Credo che possa bastare, per oggi” – disse lei, pensando all’imminente domani e alla battaglia. “Non saluterò Clara, non me lo richiedere”
Stettero un’ora in silenzio, a scambiarsi baci o qualche frase e opinioni su nomi.
“Mi mancherai, Francesco” – sussurrò prima di addormentarsi tra le sue braccia. Il ragazzo continuò ad accarezzarle i capelli fino all’alba.
**
“Eccomi Heal, ho preso il tuo colore, ora possiamo partire?” – domandò Saida. Il bambino non era voluto andare personalmente nella sua vecchia stanza a prendere quel tubicino di rosso.
“Non è il rosso che cercavo. Questo è il carminio” – borbottò prendendolo e ficcandoselo in tasca. “Sai, credo di avere un altro potere, oltre a quello di guarire, che in questo momento non mi funziona” – trafficò per vedere se c’era tutto nel suo zaino, inginocchiandosi. “Qualcuno ha mangiato il mio panino al prosciutto”
“Saranno stati i folletti” – disse Saida, prendendolo per la maglietta e alzandolo. Heal notò che aveva la bocca sporca di briciole.
“Ehi!” – protestò. “L’hai mangiato te!”
“Smettila di battibeccare. Non saresti a questo punto, senza di me. Un panino è ancora poco per sdebitarti” – gli strizzò l’occhio. “Ma ora andiamo. Hai urlato anche fin troppo per i miei gusti. Prendimi la mano e non lasciarla mai, per nessuna ragione. Purtroppo non sono brava a trasportare le cose con me, se si muovono troppo. Non potresti più avere i tuoi bei capelli color rame quando ricompari, dopo” – si presero per mano.
Heal non aveva mai visto la nebbia. Per la verità, aveva sempre visto la grotta e il suo buio e in lontananza la luce del sole, dall’unica finestrella. In quel momento, però, era la nebbia. Poteva sentire tutte le goccioline di acqua che la costituivano e muoversi dentro di loro. Amava quella sensazione, ma dovette stare immobile, come ordinato.
Quando rimise i piedi per terra, la prima sensazione che ebbe fu quella di cadere. Il viaggio era stato più veloce di quel che pensava e si erano fermati all’improvviso. “Saida” – chiamò, mentre in quel momento sentì la seconda sensazione. Tutti li stavano guardando.
Vide un vecchio simpatico coi capelli grigi, il signore che lo aveva steso più volte, François e alle sue spalle c’era Saida, testa alta e occhi vigili, come sempre. “Signori” – annunciò – “Sono venuta per portarvi il nostro asso nella manica. Sono certa che ve ne sarà bisogno, in questa battaglia” – si accucciò verso il bambino e disse qualcosa che poté sentire solo lui. “Se devi fare qualcosa, fallo adesso o mai più”
Heal annuì piano piano e iniziò ad ondeggiare e a premersi sulla gamba.
“Guardate! Perde sangue!” – urlò una donna, mentre una macchia rossa prendeva sempre più forma. “Si deve essere ferito! Presto, un guaritore!”
Saida sorrise verso il piccolo, mentre vedeva che posizionava la mano davanti alla ‘ferita’. Aveva semplicemente schiacciato il tubicino di colore. Il rosso che aveva tinto i pantaloni marroni ritornò dentro al tubo, ma questo lo poteva sapere solo lei. Ma che potere era?
“Non servono guaritori. Si guarisce da solo, come avete visto” – guardò il vecchio dal volto simpatico, che ora stava ridendo, tra gli sguardi allibiti dei presenti.
“Saida! Come ti salta in mente di portarlo fuori dalla grotta? Stai mettendo tutti in pericolo! Non sei degna di essere un Aequum se disubbidisci in questa maniera alle regole che da sempre esistono e che tengono alto il nostro gruppo” – iniziò François, dandole uno schiaffo. Aveva un tolto alto, ma calmo. Parlava con assoluta gravità. A Saida dispiacque. “Sono veramente amareggiato dal tuo comportamento. Eri una peste quando ti abbiamo trovata e ora lo sei diventata ancora di più”
“Lei non mi da mai ascolto e allora ho deciso di fare qualcosa io” – sentì il bambino arrivarle da dietro, zoppicando per finta, e tirarle per la manica.
“Non importa, non agitarti”
“Qualcuno leghi questo bambino” – ordinò François – “Incredibile come tu riesca a creare problemi anche il giorno della battaglia. Il tuo potere si dovrebbe ribellare e andarsene! Ci farebbe un enorme piacere” – si girò, ma Saida lo bloccò.
“Forse tu non te ne rendi conto, ma i bambini che arrivano alla grotta, ti vedono come una figura paterna. E io lo so bene. Un padre non usa solo la frusta e non comanda tutti a bacchetta. Capisce e ascolta e consiglia” – prese un respiro “Hai negato però tutto questo a Heal e non te lo concedo”
“Heal? Chi diavolo è Heal?”
“Il bambino. Secondo te non si sarebbe trovato un nome prima o poi?” - Saida lo portò davanti a se. “Lui è Heal. E che le piaccia o meno, sarà essenziale” – le guance di Heal diventarono tutte rosse.
“Sei solo una ragazzina. E per questo andrai tu a portare il messaggio di imminente scontro alla villa dell’Ombra. Non sono sicuro che per loro, ambasciator non porta pena,valga qualcosa. Thomas, abbiamo trovato il messaggere”
Saida vide il vecchio con i capelli grigi sorridere ancora di più, mentre si avvicinava a lei e al bambino. “Benvenuti a bordo. Vi reggerò volentieri il gioco, sono molto curioso” – sussurrò a loro facendo l’occhiolino. “Hai venti minuti per portare il messaggio. Poi tutto inizierà”
Saida annuì, mentre con l’occhio cercava Tommaso o Clara. “Sapete dirmi dove...”
“Tommaso è stato preso, Clara è vicino ad un certo Aaron. Per sbaglio l’ho pronunciato sbagliato, presentandomi, e quello là se l’è presa a morte! Tedeschi!” – bofonchiò ad alta voce. “Non fanno mai quello che devono fare e quello che fanno è sempre sbagliato! Comunque è proprio dietro di te da quando sei arrivata, con quello sguardo spaventato. Strano che non te ne sia accorta”
In effetti era vero. Clara era in piedi con la bocca aperta a guardare solo quel bambino che pochi giorni prima le aveva fatto perdere il proprio potere per qualche secondo, facendola soffrire.
“Herr Thomas, non siamo tutti come dice lei” – disse Aaron che aveva sentito tutto. “Siamo onesti lavoratori e leali”
Clara poteva immaginare i suoi occhi nocciola, così grandi, così belli e finalmente sereni. Ma poteva vedere solo i suoi capelli ramati al vento e tutti gli Aequum allibiti attorno a lui.
“Infatti sono venuto fino a qua per poter dare una mano e perché credo nella giustizia”
“Ragazzo, tu morirai perché credi nella giustizia. Capirai presto che non c’è giustizia a questo mondo. Probabilmente sarai salvato da una persona che rischierà di morire e tu non potrai fare niente per aiutarla, perché, credendo nella giustizia, aiuterai altri invece che quella persona”
Per il momento il bambino le dava le spalle. Ma se l’avesse vista? Avrebbe dato di matto?
“Mi spiace, ma credo che la vecchiaia le abbia dato anche la pazzia, Herr. Ormai vede solo buio. Quando era giovane, credo che lei aveva i nostri stessi ideali” – indicò se stesso e Clara, ma con la mente intendeva tutti i giovani che combattevano per il loro mondo e la libertà dei loro cari. E non solo contro l’Ombra.
“Bada a chi dai del vecchio, giovanotto.”
Non aveva il coraggio di guardarlo. Gli ricordava troppo Tommaso. Grazie a quel bambino aveva capito di avere un legame profondo con Tommaso, più di quel che pensava in realtà. Probabilmente doveva ringraziarlo.
“Non sono vecchio e mai lo sarò. Le rughe ci sono sul mio viso solo perché ho sempre il sorriso stampato in faccia. Tu sembri un baccalà”
Il bambino si mise a ridere e volse lo sguardo nella direzione di Aaron e di Clara. Le venne automatico: sparì. Poteva vedere tutti e non farsi vedere da nessuno. La ragazza si avvicino verso di lui che stava sussurrando qualcosa a Saida
Heal sembrava parecchio confuso. “Sai? Mi sa che ultimamente ho visto troppo rosso ultimamente”
“Ora devo fare una cosa. Qualsiasi cosa succeda, nasconditi, capito? E scappa. Ora Saida va a combattere” – gli strizzò l’occhio. “Ci vediamo piccolo” e andò via.
“Buona fortuna, signorina” – disse sorridendo, mentre l’ordine di François veniva compiuto. Un signore gli batté sulla nuca e lui svenne. Clara non capì se si riferiva a Saida oppure a lei
.


*Per chi è così non-intelligente da capire, Tut mir Leid significa "Scusa" xD
Ed Herr, è signore!

Ok .__________. il chap più noioso che ho scritto e c'ho messo un mese
*esclama qualcosa in veneto*
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 14 giugno 2011, 0:03

Mi dispiace di avervi fatto aspettare, ma.. eccolo.
E' una mer**ta, ma era solo per riprendere un po' di manualità xD Ho fatto un sacco di casini, sisi, lo so, ma se cancellavo qualcosa, avrei potuto cancellare tutto il chap e.. ecco, il chap ve lo ritrovevate a dicembre XD

Era mezzogiorno quando Saida decise di partire a consegnare il messaggio. François si era molto arrabbiato con lei. “E’ un’ora di sole in meno! E’ un vantaggio per loro”
Era dovuta andare a piedi. Se le cose sarebbero iniziate a peggiorare, sarebbe dovuta diventare nebbia e andarsene via subito. “Sarà una passeggiata, piccolo” – disse a Heal, anche se non la poteva sentire, visto che era stato rinchiuso dentro una gabbia fatta da Aaron. Glielo avevano chiesto per favore e lui non aveva potuto rifiutare. Aveva notato lo sguardo spaventato di Clara prima che scomparisse. Nessuno l’aveva più vista da allora. Thomas non era preoccupato, ma pretendeva di vedere al più presto Francesco, ma anche di lui non c’era più nessuna traccia da un bel po’. Sofia aveva detto che era andato via correndo.
“Ma è mai possibile che tutti spariscono proprio quando servono!” – aveva sbraitato François, al culmine della pazienza già da quando aveva visto la ragazza africana apparire dal nulla insieme a quel piccolo diavolo.
Aveva salutato tutti i suoi compagni e anche chi non conosceva, prima di andarsene. Attraversò la landa solitaria, mentre il castello prendeva sempre più forma e le torri spioventi diventavano più grandi. C’era un grosso portone di legno d’ebano. Si fermò poco prima della barriera che Thomas le aveva fatto notare e aspettò. Passò un’ora prima che il portone si aprì. Una figura dai capelli bianchi e lunghi le veniva contro.
“Desidera?” – domandò Gwella, mentre scrutava la ragazza. “Che onore, un’Aequum in persona. Deve essere qualcosa di urgente ed estremamente importante”
“Già. Siamo pronti per dare battaglia all’Ombra e a tutti i suoi seguaci. Non ci fermeremo, siamo sicuri della nostra scelta. La notte potrà prendere il posto del giorno, voi potrete diventare anche più potenti, ma noi resteremo forti e fieri sul campo. Ci batteremo per l’ultima volta, fino a che un nuovo ciclo non inizierà e il fato deciderà che la Terra deve avere un nuovo scontro. Ma non avverrà prima di qualche centinaia di anni, se siamo fortunati”
Gwella non aveva fatto un battito di ciglia in più o in meno rispetto al normale; guardava la ragazza dritta negli occhi, tranquilla, come se le avesse detto che aveva comprato casa. “Tutto qua?”
Saida fece un piccolo passo indietro, che provocò un ghigno da parte della nemica. “Bene, se è di comune accordo, combatteremo giorno e notte, iniziando tra un’ora” – se ne andò con passo leggiadro, lanciando uno sguardo penetrante alle spalle della ragazza.
Dalla cima della collina, Thomas guardava la scena, mentre un brivido gli percorreva la schiena. Sentiva già di rispettare quella donna dai capelli bianchi. Rispetto. L’odio in quel momento non si trovava in nessuna parte del suo corpo. Ma a quella vista, di quella donna, qualcosa era saltato nel suo stomaco. Aveva avuto la conferma quando i capelli si mossero. Il colore era cambiato, tutto di lei era cambiato.
E’ impossibile.
Si girò e scese la collinetta in silenzio. Tacco punta, tacco punta. Se lo ripeté mentalmente ad ogni suo passo. Era la prima cosa che aveva imparato quando andò a vivere in montagna: se appoggi prima la punta, si fanno dei ruzzoloni micidiali. Non aveva mai percorso un bosco insieme a Fiona, ma a lei non sarebbe piaciuto probabilmente.
Lei amava il mare. Amava sentire il profumo della salsedine riempirle i polmoni, per poi rilasciarla.
Una spiaggia si riusciva a vedere in lontananza. Fiona fissò il vasto oceano davanti ai suoi occhi e smise di ascoltare la voce. Rimaneva sempre incantata da quella vista: forse era anche per questo che si erano sposati vicino alla spiaggia. Iniziò a camminare verso l’acqua e si tolse i sandali che aveva addosso. Non manco poco che i granellini di sabbia si insinuarono tra le sue dita.
“Fiona, dai, arriveremo tardi per la cena” – sbuffò l’uomo che l’aveva pazientemente seguita fino a quel momento. Lei lo zittì facendo un gesto con la mano, mentre guardava la palla di fuoco tingere l’acqua di mille sfumature vermiglie.
“Hai mai visto nulla di più meraviglioso?” – sussurrò, come faceva sempre. Raramente alzava la voce: non voleva rovinare il suono del silenzio. “Tra trenta secondi non si vedrà più il sole e il cielo diventerà ancora più scuro” – li contarono tutti e due, quei trenta secondi. “C’è la luna piena stasera. Porta bene”
“Niente lupi mannari?” – domandò ridendo e abbracciandola da dietro. La racchiuse tra le proprie braccia. Amava il profumo dei suoi capelli.
“Non potrei stare da nessuna parte dove non ci fosse il mare a qualche minuto da casa. Secondo te ce la faremmo? Ad avere una vita tranquilla?” – i suoi occhi però già riflettevano la verità. No, era impossibile. “Una casetta da queste parti potremmo prenderla, però” – lo sguardo percorse il faro bianco che iniziava a riflettere la propria luce sull’acqua, ad indicare la via di casa alle navi. Li illuminò per un attimo, accecandoli.

Thomas smise quella lunga cantilena e si sedette su un masso vicino, strappando il muschio che si era creato. Guardò la polverina che si alzava in aria.
I semi del soffione si librarono in alto, trasportati dalla leggera brezza. Quei fiori si alternavano ai petali gialli dei denti di leone e al verde dell’erba alta. Non c’era più un profumo deciso, era tutto un miscuglio che si alternava.
Loro erano in mezzo a quell’insieme di colori, sdraiati e con le dita che si timidamente si sfioravano. Si cercavano, si studiavano. Come fecero i loro corpi e il loro amore su quel prato nascosto da tutti. Il loro posto. L’amore si sprigionò e non smise mai di battere nei loro cuori.”

Tirò fuori dalla tasca della giacca beige una catenina, dalla quale pendeva un medaglione. Dentro c’era una foto di Fiona, mentre gli faceva l’occhiolino. Non lo aveva più aperto da allora, da quando non era più tornata a casa. Aveva quasi distrutto tutte le foto, fino a che non era arrivato a quelle del matrimonio. Aveva smesso all’istante, come se non si fosse reso conto fino a quel momento di cosa stesse facendo.
Ma la foto del medaglione dorato era la più preziosa: era la prima che le aveva scattato.

**
Clara si era incamminata non appena aveva visto Saida fare un cenno d’assenso. Sentiva Francesco stringerle la mano e la sua forza aumentare piano a piano la sua. Non era facile rendere invisibile anche lui, ma in quei giorni ci aveva provato moltissimo. Girò lo sguardo verso dove sapeva ci fossero gli occhi, ma ovviamente non vide niente, solo il paesaggio alle sue spalle e questo le bastò per congelarle il sangue.
Erano usciti tutti, tranne Charles e Filippo. In qualche modo, non vedere il suo vestito bianco immacolato la faceva non respirare. Dov’era? A torturare Tommaso?
Sentì Francesco sussurrarle qualcosa, ma non seppe mai cosa. Continuarono a camminare, cercando di non guardare indietro, ma era inutile: sembravano una calamita, quelle decine e decine di persone vestite dei loro abiti bianchi. Era un contrasto che poteva far ridere dall’esterno, visto che gli Aequum indossavano tute nere. “L’abito non fa il monaco” – si ritrovò a sussurrare Francesco, come se le avesse letto nel pensiero.
Videro ben presto il cespuglio di ortensie, che proteggeva l’ingresso nascosto. Proprio quando cercavano di aprirla, da quella apparve un uomo. Era stata una tale sorpresa che Clara si era deconcentrata e ora erano entrambi visibili al nemico.
Una palla luminosa si scagliò contro di lui e sbatté ferocemente contro il muro. Mentre l’uomo cadeva a terra, una scia di sangue iniziava a formarsi sulla parete. Clara si mise subito la mano davanti alla bocca: non era mai riuscita a sopportare quell’odore. Vide gli occhi grigi dell’uomo spegnersi per sempre.
L’amico le prese di nuovo la mano. “Dobbiamo continuare, avanti! Dobbiamo trovare Filippo e Charles e farla finita una volta per tutte” – vide il suo sorriso forse per l’ultima volta, prima di scomparire dentro la villa.
Si erano aspettati un corridoio piccolo e angusto, magari con dei ratti, ma non era affatto così: era pulito e senza una ragnatela. Le pareti erano di un grigio sbavato, alle quali erano appesi diversi quadri e sul pavimento era stato steso un tappeto lungo tutto lo stretto corridoio. Francesco trattenne un apprezzamento.
“Pensavo che fosse un passaggio segreto e abbandonato” – sussurrò pianissimo Clara proprio attaccata a dove pensava ci fosse l’orecchio del ragazzo. “E’ più pulito questo posto che la mia vecchia casa”
“Non lo so, Clara. Dobbiamo solo proseguire e trovare Filippo. Dopodiché, inventeremo”
“Cosa? Il vecchio non ti ha detto nulla di preciso?” – aveva alzato un po’ la voce. Come aveva potuto mandarli in una missione semi-suicida senza aver dato consigli a nessuno?
Fuori dalle mura si iniziavano a sentire le prima grida e le prime esplosioni. Si strinsero ancora di più le mani e iniziarono ad avanzare senza dire una parola, guardando dentro le porte aperte e rizzando le orecchie ad ogni rumore sospetto. Il massimo che sentirono però fu la fiamma di una candela ancora accesa. A mano a mano che si avvicinavano alla stanza principale, le pareti iniziavano a diventare un po’ più scure fino a far diventare le pareti di un nero profondo e, in un certo senso, maligno.
I quadri non smettevano mai di esserci. Ad ogni decina di passi, ce ne stava almeno uno. Erano per lo più ritratti, raffiguranti uomini e donne, vecchi e giovani. Francesco li guardava tutti e dopo un po’ capì.
Sono tutti colori che sono stati scelti dall’Ombra. Hanno tutti gli stessi occhi, pensò. Dai pensieri di Clara non percepì la stessa scoperta; era concentrata come una cerva, pronta a scattare al minimo segnale sospetto.
Piano a piano però Clara sentì ogni suo passo diventare più pesante, più difficile da fare. Le forze le venivano a mancare e non aveva voglia di continuare; voleva solo appoggiarsi a terra e dormire e morire.
Nella sua mente i ricordi di Lucia e Valentino riaffioravano: lei da piccola a giocare al parco mentre loro la osservavano sereni, per poi trasformarsi in esseri senza espressione e con la pelle grigiastra. [i[E’ solo colpa tua se moriremo. Non ti abbiamo mai voluta, sei stata solo un peso. Vattene![/i] – dicevano in coro per poi iniziare a ridere in maniera agghiacciante.
Lei si vedeva correre tra le vie della sua città, mentre la Sofia dal sorriso sincero che le offrirà del gelato diventava esseri simili ai suoi genitori addottivi. Vuoi del gelato? E’ alla menta, quello che odi. E’ colpa tua se ora mi manca il respiro e lotto con le mie forze, dimenticata da tutti! – le sbraitò contro con gli occhi gialli che diventavano enormi e terrorizzanti. [i[Sarà colpa tua se non nascerà la mia bambina[/i].
Il paesaggio attorno a loro mutò e fu come se si trovasse dentro un tunnel dai colori troppo accesi, che mutavano ad ogni secondo creando effetti ottici.
Clara si vedeva mentre apriva una porta che non c’era e imbattersi nella figura di Filippo che mozzava la testa a Tommaso. Se non fosse stato per il tuo amore verso questo ragazzo, tutto questo non sarebbe mai accaduto. Sei stata tu il timer della bomba dentro di me. Quando hai finito di ticchettare, tutti i miei sentimenti sono svaniti. E’ colpa tua.
Sentiva la sua voce svanire nel buio, ma urla altissime coprirono il vuoto delle sue parole. Forse avevano ragione tutti quanti.
“Clara!”
Clara. Ci sarebbe mai più stata la vera Clara, la ragazza che sorrideva amichevolmente a tutti e che si importava soltanto di indossare ogni mattina le lenti a contatto per nascondere i suoi occhi rossi.
“Svegliati!”
Sentì la sua testa sbattere forte contro la parete e qualcuno fare un gemito di dolore.
Sentì delle braccia prenderle per la vita, facendola alzare in piedi. Delle vecchie braccia amiche, che per tre anni pieni erano state il suo rifugio. “Filippo” – sussurrò. – “Lasciami andare”
Filippo la guardò, mentre la toglieva da quell’incubo. Le pareti erano nere per un preciso motivo e non era di certo la vernice. Era pura Ombra che aveva il compito di allontanare gli sconosciuti e farli vivere le loro peggiori paure. Non aveva nemmeno valutato l’opzione di vedere come se la cavava il suo gemello. Per lui era ormai finita: una creatura della Luce là dentro era un suicidio e morte certa.
“Cammina” – ordinò solamente – “Charles vuole vederti”. Addirittura lui non era a conoscenza dei suoi piani. Doveva aver programmato tutto quando avevano bloccato il loro contatto. “Ma per ora puoi essere solamente te stessa” – la mise in piedi e a Clara sembrò di riconquistare le forze in un solo istante. Tutta quella mente annebbiata era magicamente sparita. Addirittura il tono di voce di Filippo sembrò diverso, più comprensibile. “Sei nel mio mondo” – fece una piroetta, mostrandole soltanto una stanza bianca, senza mobili, senza finestra. Il puro nulla. “Qua puoi dire e fare qualsiasi cosa tu voglia. Tranne uccidermi, se no non ritorneresti più fuori e rimarresti per l’eternità qui dentro, da sola e con il mio cadavere. Non potresti salvare Tommaso ed è quello che tu più vuoi” – guardò con un sorrisetto sarcastico verso di lei. – “Non serve un’oscura Creatura per capirlo e poi ti conosco anche abbastanza bene. Dopo tutti questi anni...”
Clara fece qualche passo nella sua direzione. “Sai, non so perché, è stupido come pensiero. In questa storia c’è qualcuno da salvare, ma non penso che sia Tommi” – lo guardò negli occhi – “E nemmeno io, anche se sono qua con te, indifesa. Mi potresti ammazzare in un secondo e non l’hai ancora fatto. Non so se ringraziarti oppure mandarti a fanc**o, visto che mi stai facendo aumentando la pena”
Filippo rimase zitto, composto e senza sbattere ciglio. Dopo qualche minuto, o così parve, batté un piede a terra e la stanza sparì, facendoli ritornare alla realtà, dove lui era il suo carnefice e lei la gazzella tra le fauci del leone. - “Muoviti” - dove lui era il freddo e tutto ciò che toccava moriva. Tranne lei.
Aprì un grande portone, trascinandola dentro a forza. Clara pensava che se fosse stata in gita, sarebbe rimasta sulla soglia a guardare quello spettacolo di luminosità assoluta.
“Filippo! Ragazzo mio, ci hai messo un po’ più del previsto, temevo che la nostra ospite ti avesse tirato qualche tiro mancino” – gli strizzò l’occhio. Solo quando venne nominata, Clara capì che non erano soli in stanza. I suoi capelli erano bianchi, ma ormai iniziavano a cadere. Camminava sicuro e le sue mani grandi potevano anche emanare un certo senso di sicurezza. Era un uomo dell’età di Thomas, lo sapeva, ma c’era qualcosa nei suoi occhi neri che lo facevano sembrare più che vecchio, antico. Ed erano proprio quelli che la spaventavano, facendola sentire insicura e spaventata. Distolse subito lo sguardo.
Involontariamente toccò il pugnale che teneva alla cintura e lo afferrò saldamente.
“Non ti servirà a nulla, ma te lo lascio volentieri: è sempre bello vedere un giovane pieno di vita, anche se purtroppo la perderà” – sorrise – “A meno che non compia la scelta giusta”
“Quale sarebbe?” – sbuffò Clara. – “Unirmi a te? Preferisco morire annegata” . Non seppe perché, ma quella battuta fece ridere ancora di più Charles, “Non ho indovinato? Non era questa la proposta?”
“Oh no, mia cara, hai indovinato eccome!In parte, direi, visto che era una delle due ipotesi. Più che altro, saresti un esperimento, uno dei più eccezionali, ma non moriresti, come succede molte volte, perché ora ho capito come funziona tutto. L’Antidoto, con la ‘A’ maiuscola! Amore, quale parola più affascinante e che racchiude il significato più profondo?” – la guardò come se desiderasse sentire la risposta, anche se era retorica come domanda. “Nessuna” – stette un attimo in silenzio. “Sai, è un vero peccato. Da come ti avevano descritta, sembravi combattiva, una che non si ferma davanti alla morte certa. Una che ha il sangue caldo, nelle vene. E invece sembri praticamente già all’altro mondo, aspetti soltanto che io ti dia il biglietto di sola andata. Stai là. Ferma. Ad aspettare.”
Fu davanti a lei in un battito di ciglia. “Combatti!” – Clara cadde all’indietro dallo spavento. “Combatti ho detto! Sei paralizzata dalla paura? Paura di cosa, esattamente? Non sei indifesa, hai un potere straordinario, un potere enorme che tutti desidererebbero! Sei amata e ami. Puoi proteggere chi ami nonostante tu non sia presente. Abbiamo potuto ferire il tuo ragazzo gravemente, ma non tanto da fargli rischiare la vita. Non è unica come cosa, ma sicuramente rara. Dimmelo, mia cara, dimmi come fai e forse ti lascerò libera”
“Non lo so come sia possibile. Non siamo noi a decidere, è la natura che sceglie. La natura. Il futuro cambia ad ogni nostro respiro. Non puoi farci niente, non puoi far diventare tutto a tuo favore...”
Charles la sollevò come se fosse una piuma. Vecchietto un corno “Io invece credo di si. Gli uomini sono tutti dei codardi, si tirano sempre indietro quando vogliono. Scelta giusta, scelta sbagliata. Non c’è molta differenza, come tutti credono. Dipende da quale prospettiva guardi”
“La prospettiva è una sola ed è il nostro cuore, è con quello che prendiamo le decisioni”
“Si, ma se prendi quella sbagliata, si soffre dopo”
“Il dolore fa parte della vita” – disse con il sorriso Clara. – “Il dolore è ciò che ci rende umani e anche vivi. Ma dopo la pioggia, c’è sempre l’arcobaleno. Dobbiamo solo trovarlo nel cielo ed essere pazienti”
“E’ sorprendente come una persona possa pensare positivo ad un passo dalla morte. Spero che il Paradiso sia un posto piacevole. Addio, mia cara. Filippo, finiscila qua” - la lasciò cadere a terra, a qualche metro di distanza.
Clara capì che non c’era più niente da fare. Vedeva Filippo iniziare a camminare e a contare i passi muovendo le labbra. Lo faceva sempre, quando era nervoso o spaventato. Una volta, ancora a scuola, da scema era inciampata sulle scale ed era caduta per qualche gradino. Non si era fatta molto male, ma aveva del sangue che colorava il ginocchio. Sbucciata. Si era avvicinato contando i passi che li separavano. Dubitava che anche Francesco sapesse che lo faceva.
“Io non riesco ad ucciderla, lo sai” – disse lui, mentre era a pochi passi da lei. “Lo hai visto anche tu”
“Ho visto che con il tuo potere non la potevi uccidere. Prova a pensare da umano e ad agire come tale. Una pallottola, un pugnale. Quelli non può fermarli nessuno, sbaglio?” – il suo tono di voce era diventano più letale. “O se non vuoi, John è sempre...”
“No” – disse subito – “Lui no”
La porta venne aperta da una luce fortissima . Sbatté violentemente contro le pareti e attirò l’attenzione di tutti. Francesco era ritto in piedi, spaventato ma illeso. “I vostri trucchetti non funzioneranno ancora a lungo, sporchi bastardi” – sputò a terra. “Signor Charles, molto piacere” – fece un inchino, al quale l’uomo rispose con piacere, ma senza stupire. “Uomo misterioso nascosto dietro al trono”
Si sentì una risata, ma la persona chiamata in questione non uscì dal suo nascondiglio.
“Beh, interessante come cosa, davvero. Sei riuscito ad arrivare fino a qua. Non immagini di quante persone abbia dovuto recuperare i corpi. Filippo, avevi detto che non ce l’avrebbe mai fatta. Il piano è saltato per colpa tua, dopo ne riparleremo”- Filippo annuì. “Beh, Francesco. Che ne dici di batterti con il tuo gemello, mentre Clara se la sfida con John? Giuro che guarderò soltanto. Mi siedo là e guardo. Non ci sono regole, tutto è lecito! O così... o, beh, morirete prima di avere il tempo di dire ‘addio’”
Francesco oltrepassò tutta la stanza per avvicinarsi a Clara; la aiutò ad alzarsi e guardò dritto negli occhi Filippo. “Stai bene, Clara?” – domandò spazzandole via qualcosa dalla spalla. “Hai l’aria un po’ sciupata”
“Davvero?” – domandò sarcastica, cercando con lo sguardo l’uomo misterioso, che sarebbe stato il suo sfidante. John, aveva detto che si chiamava. Apparve in mezzo a loro bello come un angelo, con i suoi muscoli ben fatti e i suoi capelli fluenti, ma con quell’aria da bambino. Sembrava la copia esatta e più giovane di Charles.
Clara guardò Charles accomodarsi sul suo trono. Gli mancano solo i popcorn


Se avete capito qualcosa, complimenti a voi xD
Ultima modifica di Saphira_Baby il 17 giugno 2011, 18:14, modificato 1 volta in totale.
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 22 giugno 2011, 1:07

Credetemi, non è stato facile nemmeno per me, ma credo che mi possiate capire.
Ho ristretto di molto i tempi, lo noterete subito. Volevo fare un chap sulla battaglia fuori e uno per la battaglia dentro, ma erano troppo collegate tra di loro per poterlo fare xD Inoltre le idee scarseggiano
Capitolo 52, la fine è più vicina di quel che pensate


Scavalcò l’ennesimo corpo morto, cercando di non guardare il volto. La prima volta aveva riconosciuto un ragazzo con il quale aveva scherzato poche ore ed era già tanto se non si era messa a piangere. Riempì d’acqua i polmoni di un nemico che passava.
Sofia lo vide cadere a terra e cercare di capire cosa stesse succedendo. Poi i suoi occhi si spensero e diventò cenere.
Fu una delle prime cose che capirono: quando morivano, i corpi cessavano di far parte del mondo e volavano via. E questo rendeva ancora più spettrale la visione davanti a lei.
Decine e decine di corpi a terra. Tutti amici e conoscenti. Il corpo che per secondo aveva scavalcato fu quello di Luca; ricordò tutte le giornate a parlare, visto che erano compagni a Scuola. Ricordò quella volta che l’aveva spinto spontaneamente tra le braccia di Roberta e il sorrisetto imbarazzato che aveva fatto
E ricordò quella volta che riuscì a batterlo agli scacchi. Nulla l’aveva resa orgogliosa e soddisfatta di se stessa più di quella volta, quando vide il lampo di sorpresa negli occhi del ragazzo. Aveva perso. Con l’indice accompagnò il re a terra e la lasciò gasarsi per un paio di giorni, fino a ché non volle la rivincita. Ovviamente quella volta vinse lui, come poteva essere altrimenti?
Gli diede un bacio sulla guancia e sperò che adesso fosse con Roberta a pregare per loro.
Cercò di capire chi fossero i compagni in difficoltà, per decidere chi aiutare. L’importante in quel momento era capire chi fosse veramente in pericolo. Vide François combattere come una furia insieme a Thomas con una donna dai capelli neri. Compievano i loro attacchi in contemporanea, come se si fossero addestrati per anni insieme. Sofia poteva solo immaginare quanto potesse essere scocciato Thomas per quella cosa.
Poco più in là c’era Mel. Era veramente una forza, quella bambina. Era la prima che era scesa in campo e aveva sorriso a quella schiera di persone vestite di bianco e li aveva invitati a farsi sotto. Inutile dire che ne abbatté tre nel giro di cinque secondi a mani nude. Le erano andati tutti contro, ma era più veloce e rapida di un serpente. L’aveva raggiunta poco dopo, spronando gli altri a fare lo stesso. Così cominciò e così morirono i loro cari.
Si ritrovarono subito in svantaggio, numericamente parlando: appena ne facevi fuori uno, altri tre prendevano il suo posto. Erano più forti fisicamente, su questo non c’era assolutamente dubbio: i loro muscoli erano ben fatti e colpivano i giusti punti deboli del corpo. Ma non avevano cuore, solo sete di sangue, si notava benissimo. Passarono le ore, ma tutto rimaneva immutato. Il sole in cielo era tramontato e ora iniziavano a spuntare le stelle e così anche i sorrisi famelici dei nemici.
Vide Aaron combattere contro un uomo, proprio sotto uno dei muri portanti della casa. Avevano lo stesso potere. Era uno scontro eccezionale, si poteva dire. Liane su liane comparivano anche dal sotto suolo, cercando di bloccare le gambe dell’avversario, ma Aaron sembrava essere in vantaggio. La Natura gli rispondeva, gli alberi e l’erba loro accanto cantava di gioia nel sentirsi viva e usata per un giusto scopo.
Proprio quando decise però che non era in pericolo, vide l’uomo fare un ghigno e indirizzare tutta la forza che aveva contro il muro. Radici grandi quanto una macchina ciascuno iniziarono ad arrampicarsi su di esso e iniziare a sgretolarlo. Si stava staccando, ma Aaron non poteva vederlo, visto che gli dava le spalle.
Senza capire più niente, iniziò a correre verso di lui. Aveva capito improvvisamente che doveva salvarlo. Salvare il suo sogno di rivedere la sua sorellina, di riuscire a mantenere la promessa che aveva fatto. Veloce e precisa, s’arrampicò dietro le spalle dell’avversario e gli ruppe l’osso del collo. Crollò a terra, come iniziò a farlo il muro.
Siamo troppo vicini, siamo troppo vicini. L’unica cosa che pensava Sofia, era quella. Prese per la mano Aaron e iniziò a spingerlo lontano. L’ombra della parete iniziò a formarsi su di loro. “Vai” - urlò Sofia – “Vai ti ho detto!”. Non rischiavano solo loro, altre persone stavano combattendo ignari. “Ce la farò, non ti preoccupare” – alzò le braccia e iniziò a concentrarsi. L’acqua iniziò a levarsi dalla terra. Un mare in miniatura si formò e attenuò la caduta, ma era troppo pesante.
Aaron era rimasto però affianco a lei.
E una sua spinta di incoraggiamento bastò a deconcentrarla.
L’acqua sparì e la parete si ruppe in centinaia di massi enormi. Cercò di proteggersi, di proteggere la pancia soprattutto. Quando uno di quei blocchi di pietra però la bloccò a terra, perse conoscenza. Era grande, anzi, enorme.
Bloccava entrambe le gambe e poco sopra. Era stata colpita in testa e perdeva sangue, più di quella volta che si era tagliata rompendo la porta a vetri di casa.
Aaron la guardò. Sembrava morta, talmente pallida fosse. Lo sarebbe diventata però se non avrebbe provato a proteggerla. Per il resto della battaglia, rimase lì, a sorvegliarla e a uccidere tutti coloro che provavano ad attaccarla.
**
“Thomas! Qua mi serve il tuo aiuto” – urlò François, mentre il vento da lui emanato faceva volare uno di quei macigni caduti contro due nemici. Un dono del cielo aveva pensato, prima di vedere una delle ragazze di Thomas messa sotto. Non voleva dirglielo, se no sarebbe subito corso da lei o cercato di muovere ciò che la teneva sotto. Con un movimento troppo brusco, poteva danneggiare ancora di più la situazione. Cercò un nemico valido e alla fine la trovò. Era una specie di calamita per tutti, quella.
Indossava un vestito bianco, semplice, ma che non sembrava puro. Era un bianco splendente, ma sporco, non riusciva nemmeno lui a spiegarselo. I capelli erano sciolti e si mescolavano con una specie di aurea. Non portava scarpe e i suoi occhi violetti guardavano con scarso interesse ciò che accadeva attorno a lei.
“Che ti serve?” –domandò lui, a qualche metro di distanza, mentre ritornava al suo fianco, sporco di sangue; guardò nella sua stessa direzione.
La Dama. Aveva deciso di chiamarla così. Lei “Te ne occupi tu?”
“Insieme” – disse lui e Thomas sapeva che non avrebbe potuto fare nient’altro.
“Ok, finiamola” – ma non avrebbe mai voluto dirlo. La Dama non era uguale a tutti gli altri, lo si notava subito. Nei lineamenti del suo viso, ci vedeva lei. Fiona, erano così simili! Ma lei era morta, non sarebbe mai più tornata da lui.
“Io non combatterò con voi due insieme” – li precedette lei, mentre la battaglia infuriava attorno a loro. “Solo con te” prese per la camicia Thomas e lo sbatté per forza a terra. Poteva sembrare anche una donna anziana, ma i muscoli no di certo. “Vattene, capo degli Aequum” e François fu costretto ad ubbidirle.
Thomas la guardò, più attentamente che poté e, appena riprese coraggio, attaccò. Scagliò tutto quello che era intorno a loro, ma lei pareva già conoscesse tutte le sue mosse. Capì molto presto, cosa intendesse Saida. Sembrava che quella donna facesse riaffiorare tutti i ricordi peggiori che avesse infondo al cuore.
La notizia della morte di Fiona. Primeggiava su tutto, non riusciva a pensare ad altro. Quella scia che ricevette per poi sparire. Aveva già capito, ma doveva venire qualcuno a portargli il comunicato ufficiale.
”E’ partita in missione l’altro giorno. Abbiamo perso tutti i contatti e nessuno dei miei uomini la riesce a trovare” – François era davanti a lui, il cappello sul tavolino, vicino ad una tazza fumante mai toccata. – “Era eccezionale, una Aequum pronta a battersi per la giusta causa” – prese qualcosa dalla tasca e la posò sul tavolino. “Quello è l’unico oggetto che abbiamo ritrovato di suo. Noi Aequum lo mettiamo dentro il nostro medaglione. Avverte quando siamo in pericolo e protegge chi amiamo. Ora però, Fiona non ce l’ha più. Tienilo, se vuoi. Saprai darlo a qualcuno a cui servirà, al momento giusto” – detto questo, rimase in silenzio ancora qualche minuto e si alzò. Rimettendosi il capello vicino alla porta, aggiunse “Le volevamo tutti bene. Sappi che non sei solo”. Fu la prima volta che lo vide e sperò sempre che fosse l’ultima, ma quell’oggetto così piccolo si rivelò importante per Clara. Non l’aveva mai ringraziato.
Era così preso dai suoi pensieri, che non notò nemmeno la Dama che si avvicinava al suo viso. “Thomas” – sussurrò. Era una voce dolce,conosciuta. Chiedeva semplicemente aiuto. “Non puoi fare niente”
Non si sta riferendo alla guerra! Si sta riferendo a se stessa, pensò con terrore. “Io posso aiutarti”
“No” – urlò lei, provocandogli una ferita lungo il braccio sinistro. “Non puoi fare niente” – il suo tono era tornato quello spietato. “Sarai costretto ad uccidermi, per rendermi libera” – un nuovo taglio si formò lungo il viso di Thomas, un altro sulle braccia.
Non resistette più, le afferrò le spalle e la guardò dritto negli occhi. Un guizzo dei suoi occhi si formò per un istante. “Fiona” – sussurrò – “Sei tu”
“Quello che rimane” – rispose a sua volta la donna, anche se con i suoi poteri continua a ferire l’uomo. “Ormai sono diventata un guscio vuoto, solo l’odio mi alimenta. Solo l’Ombra può capire i miei desideri più profondi, ma solo quel ragazzo è riuscito a darmi ciò che speravo. I miei ricordi. I tuoi, i nostri” – guardò verso il cielo, la luna che si formava. “Non sopravvivrò a questa notte e non rivedrò la mia amata spiaggia. Le mie ceneri si sperderanno nell’aria e così il mio ricordo”
“No, non puoi morire ora che ti ho trovato!” – urlò Thomas, resistendo all’ennesima ferita ricevuta. “Hai capito? Devi restare con me, per me! Tutti questi anni a pensare che tu fossi morta, tutti questi lunghissimi anni!”
“Non dovevi sapere. Saresti stato in pericolo” – era incredibile come quella conversazione le stesse facendo riprendere il suo aspetto. Gli occhi rosa-viola si tinsero di verde, mentre i capelli bianchi come la neve riprendevano un po’ di castano. “Saresti stato meglio”
“Solo adesso potrei morire felice, sapendo che non sei morta” – cominciò lui, incurante delle ferite, mettendole la solita e conosciuta ciocca ribelle dietro l’orecchio.
“Thom. Non capisci. Io sarei dovuta morire quel giorno ,come il destino aveva deciso per me. Così ho solo complicato le cose. Charles è venuto a conoscenza di come sottomettere gli Aequum e tutte le Creature a lui, grazie a me e a John. Colpisci John, colpisci anche lui, hai capito?” – domandò lei, iniziando a piangere e accarezzandogli le guance, nonostante lasciassero ustioni e tagli. “Il mio corpo è fatto per ferire. La sola mia vicinanza, danneggia chi mi sta intorno” – spiegò lei – “E’ questo ciò che fa. Rende i poteri più distruttibili, ma non si possono ferire. Non potrei nemmeno pungermi con una spina di rosa volontariamente”
“Allora sarò costretto ad ucciderti” – mormorò lui – “Sai che non riuscirei a sopportarla, una seconda volta, la tua perdita” – sentì che adesso la magia della moglie iniziava a danneggiare gli organi interni. Sentì la pressione sanguigna salire. “Manca poco ormai”
Fiona smise di piangere e lo baciò, provocandogli graffi anche sulle labbra. Il loro bacio sapeva d’amaro, come era stata la fine della loro vita, ma dolce e appassionato, di due amanti ritrovati. “Non ho mai smesso di amarti, Thomas”
“Nemmeno io, Fiona, nemmeno io. Ti amo” - L’uomo le rimise la ciocca dietro l’orecchio, per poi piantarle la mano nel cuore, quando sentì che Fiona strappava il suo, ponendo fine alle loro vite.

Sembrò che quell’attimo lo videro tutti. Per qualche secondo, nemici e amici video i corpi dei due cadere a terra, vicini. Nessuno sapeva cosa fosse successo esattamente, sapevano soltanto di aver perso due dei combattenti migliori. Uno dal potere Fondamentale e un’Aequum rafforzata. Non si poteva ancora dire chi fosse più in svantaggio.
Nessuno vide la luce bianca perlacea liberarsi dal corpo di Thomas, ma soprattutto la luce gialla uscire dal corpo di Fiona, mentre si insinuava dentro al piccolo corpo di Heal, a parte lui.
Si era risvegliato di colpo dopo aver sentito il cuore battere a mille. La testa iniziava a dolergli e nonostante avesse gli occhi sbarrati, non riusciva a vedere niente, se non immagini sfocate. Pensò di essere ancora addormentato, quando vide una giovane donna dai capelli castani presentarsi davanti a lei. Non era reale, nessuno possedeva un’aurea gialla intorno al proprio profilo. Heal. Il fato aveva deciso per te anni addietro di darti questo potere. Non sono più la detentrice e devo compiere solo questo incarico, prima di potermi congedare finalmente da questo mondo – Fiona sorrise triste – Sono molto dispiaciuta. Sono stata io la causa dei tuoi forti mal di testa, delle volte in cui i tuoi poteri si scatenavano senza controllo. Il tuo corpo richiamava il dono che io tenevo dentro di me, ingiustamente. Spero con tutto il mio cuore che tu possa un giorno perdonarmi di averti privato della tua vita e forse, anche della tua felicità – fece un passo verso di lui, prima di diventare una sfera luminosa e appoggiarsi proprio sopra al suo cuore, mentre questo richiamava a casa il dono.
Heal uscì dalla tenda di corsa, mentre osservava Saida inginocchiata a terra, la testa stretta tra le ginocchia, dondolandosi avanti e indietro. Chiese al suo potere di calmare i suoi nervi tesi e di farle respirare più piano. Detto fatto. Vide subito che si calmava e che alzava lo sguardo per capire come fosse successo. Ma Heal si era già avviato verso la collina che lo divideva dallo scontro decisivo.
Tutto quello che vide gli provocò una rabbia intensa. Gente che si uccideva tra loro, ma non sapeva se dentro all’uomo o alla donna a cui stavano sferrando un colpo mortale, ci fossero sogni e speranze. Quelli servivano per rendere la Terra un posto migliore, non ripristinarla da capo.
Non sapeva come fosse successo,ma tutte le informazioni che aveva quella donna erano finite nella sua testa. I piani dell’Ombra, così crudeli che un anno prima sarebbe solo impazzito a sentirli, ma che ora si presentavano solo come un grande problema, al quale trovare la soluzione. Solo che lui doveva trovarla in poco tempo e non poteva commettere errori.
La sua mente raggruppò tutti quei ricordi come se fossero dentro ad un libro ad illustrazioni e lui, a mano a mano che si avvicinava al castello, li lesse. Evitò di uccidere chi gli intralciava il cammino; metteva il loro cervello in stand-bay e improvvisamente quelli si afflosciavano a terra, mezzi addormentati. Ma richiedeva un sacco di energie e lui era nuovo nel mestiere. Per essere un bambino di sette anni, doveva risparmiare tutte quelle che aveva per il gran finale. Che non aveva ancora programmato. Fantastico.
Entrò dentro al castello dal portone principale. Ormai nessuno era rimasto a fare la guardia e dentro sapeva che non ci fosse nessuno a proteggerlo.
**
Francesco e Filippo non si davano pace. Attaccavano con pugni e poteri, ma nessuno dei due sovrastava l’altro. Ma Filippo era in vantaggio: poteva ascoltare i pensieri del gemello, mentre Francesco no. E tutti e due lo sapevano.
Francesco però non mostrava nessun sentimento; la sua faccia non mostrava né sorpresa né dolore quando veniva colpito.
Proprio in quel momento, riuscì a tessere una ragnatela di luce intorno a Filippo, mentre questo si dimenava inutilmente. “Sei migliorato” – ammise – “Ma non abbastanza” – Francesco aveva abbassato la guardia solo un secondo, abbastanza per essere caduto nella sua stessa idea. Spire nere si formavano dal pavimento, fino ad avvinghiargli le gambe.
Charles dall’altra parte della stanza, ancora seduto sul suo trono bianco applaudiva con entusiasmo a quella scena. Era imparziale, non gioiva quando Filippo mandava un colpo a segno, ma non era nemmeno dispiaciuto per il fratello biondo.
“E ora cosa succederà?” – domandò divertito, curioso, mentre si massaggiava il mento.
Clara intanto non sapeva nemmeno da dove iniziare con l’uomo che si ritrovava di fronte. Se Sofia fosse stata là, avrebbe apprezzato il gusto dell’abbigliamento probabilmente e le mani ben curate. Non ebbe nemmeno il tempo di riprendersi dalla triste battuta fatta, che quell’uomo le mandò contro una sfera di nero potere.
Nero potere, come quello delle due Creature della Notte Eterna.
Due erano già troppe, tre non rovineranno tutto l’Equilibrio?- si domandò la ragazza, presa dallo sconforto. Strinse i pugni. Poteva farcela, doveva farcela. Ma non sapeva come! Colpiva John con quanta forza avesse in corpo, ma non sembrava accadere nulla. Il torace era l’unica zona che proteggeva.
Si rimboccò le mani e richiamò uno di quei draghi di fuoco che faceva appena aveva imparato ad utilizzare il suo potere e lo costrinse a stare al suo fianco. In qualche modo, le infondeva tranquillità, quel calore.
Il Fuoco è con te, ragazza – disse quello, mentre volava intorno alle sue spalle – trai energia da esso, sentiti fuoco. Inspira aria ed emetti fuoco – si fermò sopra alla sua testa. L’hai già fatto, ricordi? E non eri ancora la forte e giovane donna che ora può guardare fiera negli occhi il nemico. Quella volta, lungo la strada per Coredo. Sono passati più di tre anni, ma ritrova le sensazioni che hai provato. Era per proteggere i tuoi amici, no? Ora devi emanare un potere ancora superiore. Non lo fai solo per chi conosci, ma per il futuro di giovani e meno giovani umani, ignari del tuo aiuto e di questa guerra. Quante morti inutili ci saranno, se ora tu non provi? Ragazza, trai la forza. Trai la forza che è dentro di te, che è grande, più grande di quel che pensi. – smise un attimo di volare, mentre Clara schivava l’ennesimo attacco di John e con la coda dell’occhio, guardava come erano messi i due gemelli.
La porta si spalancò, mentre il bambino, Heal, entrava di corsa dentro la stanza. “Clara! Guarda dentro di te, trai la forza” – urlò, in contemporanea con il drago. “E colpisci quell’uomo, dritto al cuore. Solo così potrai sconfiggerlo. Ha il cuore di un uomo, ma tutto il resto è una macchina, guidata dall’Ombra di Charles. Ma ritrova il tuo, di cuore”
Clara lo guardò. C’era qualcosa di diverso in lui; era più maturo e emanava una luce nuova. Si fidò. “Grazie, Heal” – disse, pronunciando il suo nome per la prima volta. Seppe che l’aveva perdonato, quella volta che la attaccò. “Grazie, Ande” – disse al drago. Non sapeva perché l’avesse chiamato così. “Puoi accompagnare Heal fuori” – un brivido le percorse lungo la schiena. Ande annuì, sbattendo le ali roventi. Qualche secondo dopo, nella stanza c’erano loro come qualche minuto prima.
“Ma bene, così mi devi colpire al cuore. Provaci” – disse John. In un batter di ciglia, le fu davanti e la colpì forte in mezzo allo stomaco. “Sei deludente, ragazzina”
Deludente, pensò lei, mentre cercava di focalizzarsi su ciò che le aveva detto Ande. Me stessa, la forza, trarre la forza
Vide il guardo del bambino, dove c’era se stessa ritratta, mentre era in fiamme e bruciava tutto intorno a lei. Come tre anni prima, quando era diventata fuoco puro, per pochi istanti, prima di capire che contro la nemica dagl’occhi rossi non sarebbe servito a niente.
Ora però doveva essere diverso.
Incurante della pressa attorno a lei, si scaldò. Sentì il sangue scorrerle veloce nelle vene, fino a diventare incandescente, a diventare pure fiamme, come quelle che presero posto dei suoi capelli. Si muovevano nell’aria, nonostante non ci fosse vento e prendevano sfumature diverse. I vestiti andarono a brandelli, ma ormai non c’era più sostanza. Il pugnale tintinnò a terra.
Non aveva più un corpo. Attaccò l’uomo, incerto sul da farsi e visibilmente colpito, anche se era più ammirazione che paura. Addirittura Charles spostò lo sguardo dal combattimento dei gemelli – che avevano ripreso – a loro due.
Incominciò ad attaccare, a diventare una fiamma ancora più grande fino a perdere il controllo della sua stessa massa. Attaccava, con meno precisione e più potenza, ma la lama del pugnale non si scioglieva. Evidentemente non era semplice acciaio.
John però non demordeva. Si difendeva per lo più, ma era forte abbastanza, grazie agli esperimenti effettuati su di lui. Charles doveva aver previsto anche quello.
Ma Clara non aveva più il controllo di se stessa. La sua missione era quella di uccidere quell’uomo e non vedeva altro che quella. Pensò a Thomas. Lui avrebbe saputo cosa fare in quella situazione, ne era certa. Cercò di riflettere come lui e, improvvisamente, fu come se apparve davanti a lei.
Se una cosa che hai cambiato non è andata come pensavi, forse sarebbe meglio tornare a come si era prima, no? – le strizzò l’occhiolino. Attenta a non smarrirti ancora. E sparì. Le scese una lacrima, anche se in quel momento non aveva occhi.
Doveva ritornare al proprio corpo umano, ma certo!
La mia forza, la mia forza. Era sicura che c’entrasse qualcosa. Cos’è che la rendeva migliore, da cosa traeva l’energia per continuare a fare ciò che stava facendo?
L’amore, ecco cos’era. La forza che tutti hanno infondo al proprio cuore, ed era proprio là che doveva colpire John.
Le immagini di lei e di Tommaso si sovrapposero, in tutti i ricordi felici che avevano passato, ma anche nelle litigate e nei silenzi perché anche quelli aiutano a crescere. Vide anche Filippo, infondo l’aveva amato, nonostante fosse un gran bastardo e un voltagabbana.
Sentì di nuovo di possedere un corpo, ma, nonostante fosse nuda e, ciò le dava molto fastidio, riuscì a concentrarsi. Si avvicinò al pugnale incredibilmente fresco e pregò con tutta se stessa che la breve lezione con Mel avesse dato i suoi frutti. Lanciò, mentre lo sguardo sbigottito di Charles veniva seguito da un urlo e da una sfera nera.


Già.. Thomas, il vecchio. Mi dispiace veramente tanto di non avergli rilasciata una morte migliore, ma era felice. Diavolo, solo morti felici ho fatto xD Circa.. beh, la Reverenna e Cath possono andarsi a farsi.. un massaggio a Galzignano ^^
MI DISPIACE, sì, lo ripeterò un centinaio di volte! Era il mio personaggio preferito, che credete! Ero convinta anche io che sarebbe durato a lungo, ma Fiona era la sua Fiona e sarebbe impazzito una seconda volta senza di lei
Scusate se l'ultima parte non è chiara, ma l'ho scritta da mezzanotte alle due!
In quanto a Clara.. beh, tutto nel prossimo chap
(Uh, mi sento potenteeee -come diciamo in classe nostra- a lasciare tutto in sospeso!)
PS. Visto? Ho postato presto rispetto all'ultima volta! :P
Ultima modifica di Saphira_Baby il 23 giugno 2011, 21:30, modificato 2 volte in totale.
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Wyarda » 24 giugno 2011, 1:27

quando posti?
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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 24 giugno 2011, 22:59

Arya_97 ha scritto:Dai aspettiamo il post.
Io mi sono innamorata della tua firma :DD *-*

ahahaah grazie :'D Sono morta dal ridere quando l'ho vista

Aggiunto dopo 3 ore 6 minuti:

Finito alle 23.59 non puoi dire niente!



Dopo l’angosciante grida di Charles, la sua risata riempì la stanza. “Tu non puoi opporti a me, Filippo. Non sei abbastanza potente” – disse con voce gelida, quasi astrale. La sfera che aveva lanciato, non aveva mai colpito Clara.
Filippo si era messo in mezzo e aveva attutito il colpo, ma era troppo forte e l’aveva colpito in pieno. Si teneva con la mano destra il petto, mentre con l’altro braccio scansava l’ormai corpo senza vita di John. Il loro sangue si mischiava a terra. Clara era ancora mezza scossa e riusciva a sussurrare solo il nome del ragazzo.
“Non ti aspettavi, che finisse così in fretta, per lui” – disse lui con la poca voce rimasta. – “Questo non lo avevi calcolato, ma io si. Mi dispiace quell’anno di averti dato un regalo così poco romantico, Clara, ma sapevo che un giorno ti sarebbe servito” – Key si materializzò al suo fianco e la accarezzò, mentre accennava al pugnale conficcato nel cuore. “Me lo ha detto lei di dartelo”
Non vedeva l’ora di guardare negli occhi Clara, facendole capire che non era crudele o cattivo del tutto. Aveva dei sentimenti, come lei.
“Ti volevo ringraziare, per avermi reso la vita migliore” – disse, accasciandosi a terra. Charles già si pregustava la vittoria. Con la sua morte, avrebbe riunito tutti i poteri dell’Ombra, una volta per tutte.
“In verità, speravo soltanto di stare in compagnia di John anche dopo la tua morte, che avevo programmato. Sciocco, sciocco e sciocco ragazzo, non l’hai ancora capito che non vali nulla?” – si alzò dal trono e fece qualche passo avanti. “Tu sei il niente. Per qualche capriccio hai ricevuto questo enorme potere che non sai nemmeno utilizzarlo! Dimmi tu, Filippo. Come ti ricorderà, la gente, finito tutto questo? Il traditore?” – rise – “Giusto, moriranno tutti, non potranno dire una parola”
Vide John diventare polvere, ma lasciare la sagoma sul pavimento. “Ecco perché ho deciso di non amare nessuno. Tutti quelli che ho amato, sono finiti come lui, morti. I miei genitori uccisi, la donna che amavo affogata e poi lui, colpito al cuore da una ragazzina. Ma sto bene così, non me ne importa niente” – si avvicinò al tavolino dei liquori e si versò del brandy in un bicchiere, per berlo in un sol colpo.
“Tu, sta fermo” – ordinò a Francesco, bloccandolo al muro con il suo potere. Faceva uno strano effetto, con tutto quel bianco. “Clara, temo di doverti dare una brutta notizia. Ho capito chi era il ragazzino di prima. Il nuovo Aequum della Guarigione. Quindi o il vecchio è morto oppure il potere si è staccato dal precedente padrone e si è messo in lui”
“Non siamo i padroni, siamo dei compagni” – lo interruppe Clara.
“Non importa, hai capito quel che intendo” – sorrise – “ Io comunque opto per la prima e, sfortunatamente per te, credo che abbia capito come sia andata. Non era un lui, ma una lei chi possedeva quel potere e il suo nome era Fiona” – nonostante Clara l’avesse intuito, ci rimase di stucco comunque. Thomas...
“Credo sia interessante da sentire come l’ho convinta a passare dalla mia parte. L’amore, di nuovo lui. Era partita per una missione e andava tutto alla perfezione. Ma poi mi sono intromesso io e le ho mandato i piani in fumo. Doveva sorvegliarmi, capire quali fossero le mie mosse. Ma io avevo fatto queste operazioni sia su di lei e su di Thomas. Sapevo quando si svegliavano e andavano a dormire. Quando dovevano fare le loro missioni individuali e accadeva spesso. Capitava a volte che si incontrassero per sbaglio proprio in giardino nello stesso istante. Si salutavano per poi andarsene, senza fare domande. Ma era lei quella straordinaria. Mentiva con estrema facilità nonostante fosse una donna così semplice.
“Così un giorno mi avvicinai a lei e feci prendere a una delle mie care ombre l’aspetto del marito - non sapevo nemmeno che ne fossero capaci! - e lei ci cascò in pieno. ”Unisciti a me e non gli farò niente”, le dissi. Ovviamente non fu felice quando scoprì l’inganno, ma ormai era fatta. Era stata marchiata con la luna crescente e quello è un tatuaggio che ti porti fino al giorno della tua morte. Anche se sarebbe scappata, non avrebbe potuto vederlo, il suo amato Thomas. E così tutti sospettarono la sua morte.” – schioccò la lingua – “Fu uno dei miei primi esperimenti, ma con lei volevo che fosse diverso. Pensai, visto che era in grado di guarire, forse poteva anche ferire. Per anni e anni rimase in osservazione, in vista di un miglioramento. Fino a qualche anno fa, ero sicuro che avessi sbagliato qualcosa nei miei calcoli, che non potevo creare un potere dal nulla, basandomi solo su quello originario. Ma venni aiutato e lei si risvegliò: era anziana e il suo aspetto era cambiato e la sua memoria completamente danneggiata. Per un anno le feci imparare cos’era giusto e cos’era sbagliato, chi era e cosa doveva fare. Era la creatura perfetta” – sospirò facendo una pausa teatrale e versandosi dell’altro brandy.
“Ma i sentimenti non si possono cancellare. La sua sete di apprendimento e la sua brillante mente furono la mia rovina. Capì che non era nata già vecchia, che prima di quel momento, aveva avuto una vita. Cercò di capire da dove provenisse e chi poteva conoscerla. Una notte, era a passeggiare intorno ai miei laboratori e mi sentì parlare. Stavo ragionando ad alta voce su di lei e su di Thomas, che non dovevo preoccuparmi perché lui non l’avrebbe mai più rivista, che lei stessa non avrebbe mai saputo che erano collegati. Ma mi hai fatto proprio uno bello scherzetto, Filippo” – ridacchiò - “Tu hai capito subito chi fosse, Fiona, e l’hai usata a tuo vantaggio. Giuro che non avrei detto che tu ne fossi capace”
“E questo cosa centra con la brutta notizia?” – domandò Clara, nonostante non volesse dimostrare di essere curiosa.
“Che se lei è morta, e lo è, anche il nostro amicone Thomas ha fatto la stessa sorte” – concluse gravemente, più serio che mai.
Clara lo guardò e iniziò a ridere, spaventata. Non aveva sentito niente, non poteva essere morto. Se fosse morto, l’avrei capito! “Menti”
“Diamine, Clara. Non puoi essere così ingenua. Ma se vuoi, posso mostrarti ciò che sta succedendo fuori. Non è che sto dentro questa stanza solo per farmi gli affari miei, che gusto ci sarebbe?” – con un gesto della mano, l’intera parete che dava sull’esterno svanì. La vista di quell’orrore e del sangue la fece rabbrividire e le ginocchia le cedettero. Accarezzò con forza i capelli neri di Filippo davanti a lei per distrarsi. Il suo sguardo vagò fino a incontrare ciò che Charles voleva mostrarle. Il corpo senza vita di Thomas a terra, disteso e ricoperto di polvere. “Non sai quanto sono dispiaciuto”
“Taci” – sbottò Clara – “Tu non sai nemmeno quello che significa, essere dispiaciuti. Sai? Credo che tu abbia paura. Paura di mostrare i tuoi sentimenti, anche se è la cosa più bella del mondo. Si dovrebbe sempre dire quello che si pensa, non tenerselo dentro, anche se sarà una totale figura di me**a. E quando un giorno ricorderò il vecchio, penserò al nostro ultimo abbraccio e non a questo istante. Se no potrei ricordare solo all’odio che provo verso di te e non all’affetto che provavo verso di lui”
Charles si portò le mani al cuore e finse di togliersi una lacrima dall’occhio. “Commovente, sai? Grazie alle tue parole, d’ora in poi sarò un uomo migliore, pronto a collaborare verso il prossimo” – disse con tono sarcastico. –“Non mi interessa proprio niente, di quello che pensi tu e non concordo”
“Diamine” – sussurrò Clara – “Allora perché hai urlato quando hai capito che era troppo tardi per John? Se era solo il tuo esperimento andato a male...”
In meno di un secondo, si ritrovò con la testa sul pavimento e le braccia che urlavano di dolore. Nessuno può essere così veloce!
“Posso oscurare tutti i tuoi pensieri, ucciderti in questo momento se volessi. Guarda i tuoi amici. Sono mezzi morti, stremati. Sicura di voler essere l’ennesima vittima? Bastano loro due. Per ora il mio potere sta letteralmente divorando quello di Francesco, guarda le sue braccia” – si potevano benissimo vedere le ossa – “Fai una scelta. Hai ucciso la mia arma per distruggere questo mondo. Unisciti a me e loro soffriranno meno la morte”
Francesco alzò lo sguardo verso Clara, con gli occhi più intensi che mai. Non sembrava stanco, sembrava più vivo che mai. “Sei un uomo la cui anima è stata dilaniata da subito. Hai sempre pensato che avendo questo potere, tu dovessi fare qualcosa di grande e unico nel suo genere. I tuoi genitori sono morti lasciandoti solo, indifeso. Vuoi far provare agli altri lo stesso dolore che provasti tu allora. Ma cosa c’è di giusto? Altre persone soffrono, anche più di te e di continuo, ma non hanno mai pensato di fare ciò che vuoi fare tu” – si fermò per trattenere un urlo. –“Le persone che hanno troppo. Sono loro che iniziano a fare la guerra: perché vogliono di più. Non si accontentano mai, quando sono le piccole cose a essere le più belle, essendo le più semplici”
“Oh, ragazzi, non fatemi la paternale. Sul serio pensate che cambierebbe qualcosa?” – slegò Francesco e lo portò vicino a Filippo e a Clara. “Bene. Siete tre contro uno e non riuscite a fare niente? Deludente”
“Vedremo” - Filippo sorrise e prese per la mano suo fratello. Clara capì cosa stesse succedendo, proprio mentre Francesco annuiva.
Avevano sempre pensato che fosse un modo per riconoscere le creature dello stesso elemento e per accedere alla Scuola. Dopotutto, le avevano usate solo per quei due motivi.
Le loro mani si illuminarono, mentre le loro cicatrici risplendevano di luce propria, annegando i colori tra di loro e unendosi.
Due esseri dalle veste lunga apparvero davanti a loro, richiamati da quei fasci. Erano le creature più belle che avessero mai visto.
Una era una donna, indossava una lunga veste nera, tra i capelli sciolti piccole stelle luccicanti ricadevano fino al suolo. Aveva uno sguardo penetrante e i suoi occhi trasparenti non si potevano fissare più di qualche secondo: si ci sentiva subito in soggezione e si abbassava lo sguardo.
Al suo fianco stava un uomo, anch’esso con una lunga veste, ma bianca. I capelli biondi erano morbidi e mossi e gli ricadevano gentilmente lungo il viso, nascondendogli buona parte della fronte. Sorrideva.
Entrambi non portavano scarpe né sandali. Potevano benissimo parere degli dei greci. La loro era praticamente trasparente, ma era tangibile e si poteva vedere attraverso se si guardava con attenzione.
Fu la donna a parlare. Aveva una voce chiara e forte; le orecchie potevano fare l’amore con quella voce. “Charles, figlio mio. Sei molto potente quanto demoniaco e non so se considerarlo io stessa un complimento, anche se questa tua fama di potere, fa piacere al mio spirito” – i suoi occhi si posarono su Filippo e i suoi occhi si fecero pieni di commozione. – “Filippo, figlio mio. Ti prego di scusare la mia stupidità. Quando ho visto che il mio compagno decise di risiedersi nel corpo del tuo gemello, ho deciso di fare lo stesso con te, nonostante avessi già un Corpo. Ero invidiosa ed ero maledettamente curiosa di sapere cosa sarebbe successo se i due poteri fossero cresciuti insieme. Così mi spaccai” – mostrò qualcosa sul collo, una specie di livido. –“E’ una Macchia. Rimarrò marchiata fino alla fine dei tempi e oltre. E’ un peccato mortale – immortale, nel mio caso – averlo. Mi ha distratto nei miei compiti nel mantenere l’Equilibrio. Avrei voluto ritirarmi in un sol Corpo, ma non ce la feci. Ero bloccata e dovevo vedere i miei Prediletti commettere gli errori sbagliati solo per un mio capriccio. Sono molto orgogliosa di te, Filippo. Hai fatto in modo che il tuo cuore scegliesse e questo ti fa onore” – fece un cenno di ringraziamento con la testa “E questo mi ha fatto scegliere chi di voi due terrà i poteri. Charles, li avrai tu. E’ stato il tuo sogno per tutti questi anni. Ma non avrai vita. Con i poteri, avverrà anche la tua morte. Acconsenti?”
La donna lo guardò gravemente in tutta la sua altezza.
Filippo prese la parola. La sua voce sembrava così sgradevole dopo la sua. “Ma se tu non puoi ritirare i poteri, com’è che me li toglierà?”
Lei sorrise per la prima volta, facendo venire un brivido a tutti i presenti. Solo l’uomo accanto a lei stava tranquillo, in piedi, a vedere Francesco. Erano simili, in qualche maniera. Non per l’aspetto, ma per il modo di comportarsi. Severi e tranquilli quando serviva, ma con quell’aria da bambino che non crescerà mai.
“Domanda lecita, giovane uomo” – disse lui, mentre mille campanelle riempivano la stanza. – “Lo farà il tuo gemello risvegliando i vostri ricordi. Farà risorgere il tuo lato umano, invece di quello fantastico, così facendo la parte dei tuoi poteri, svanirà”
“Sarò umano?” – domandò Filippo spaventato. Non aveva mai pensato di poter perdere i suoi poteri e ora tutto quello gli sembrava assurdo, nonostante fosse l’unica soluzione.
“Si, sarai umano” – rispose la figura femminile, accovacciandosi per essere alla sua altezza, guardandolo dritto negli occhi. Gli accarezzò la guancia e lui sentì che un’improvvisa forza. “Per i tuoi crimini, perderai però la tua parte corporea. Sono dispiaciuta, perché è solo colpa mia. Ragazzo, procedi pure” – disse infine a Francesco.
Francesco non aveva separatola mano neanche per un istante al fratello e vide che anche le due figure facevano lo stesso. “Ricorda, solo così potrai sorgere per la tua nuova vita”

Guarda il suo ginocchio sbucciato, mentre io gli vengo incontro e con sguardo preoccupato metto sopra un cerotto dopo averci buttato sopra del disinfettante verde. L’effetto è immediato e si sente subito rilassato. E’ appena caduto dalla bicicletta e non c’è nessuno dei nostri genitori nei dintorni.
Prova anche a muovere la gamba, ma lo stoppo subito. Le mie mani si posano come di forza di volontà propria e qualcosa di nero esce ed elimina il sangue intorno alla ferita, ma per qualche motivo, gli provoca altre smorfie di dolore.
“Smettila!” – mi dice, allontanandomi con una spinta, per poi scappare via.
La scena svanisce e mi ritrovo di nuovo davanti a lui. “Scusami” – dico – “Non volevo farti del male. Volevo solo toglierti il sangue”
“Dell’acqua andava benissimo” – sbotta mio fratello, togliendosi una ciocca di quei capelli biondo che invidio tanto dagli occhi. – “Ma accetto le tue scuse” – sorrido involontariamente. – “Andiamo a giocare con le macchinine?”
Annuisco e lo prendo per mano, aiutandolo ad alzarsi dal letto troppo alto per noi. Le nostri mani si illuminano al contatto.

Il ricordo svanisce e un altro prende il suo posto.
“Non voglio essere di un'altra sezione!” – sbotta, mentre cerco di calmarlo. E’ il primo giorno di scuola e ci hanno appena assegnato le classi. “Siamo sempre stati insieme”
“Lo so” – dico, cercando di allontanare la maestra per non farle sentire ciò che dicevamo. Do di nascosto un fazzoletto a mio fratello. “Non vorrai fare una brutta figura con le bambine”
“A noi non interessano” – afferma sicuro sottolineando il noi. – “Possono avere anche le codine ben fatte e la gonna più bella, ma sono sempre delle smorfiose. E poi non giocano a calcio. Figurati se mi interessa se mi vedono piangere o no”
Scuoto la testa mentre gliele asciugo direttamente io. Sento la maestra dire ‘che bravo bambino’. La vorrei zittire, ma mi sembra molto da maleducati quindi continuo. “Ci vedremo durante gli intervalli e durante la pausa pranzo. Inoltre possiamo parlarci con la mente” – concludo, sussurrando l’ultima frase nell’orecchio.
Lui è sconcertato. “Come?”
Penso intensamente “Così”, ma lui non sente niente. Sento che non sa a cosa mi sto riferendo.
“Pensa a qualcosa” –gli dico.

Ti voglio bene.
E’ la prima volta che me lo dice. Probabilmente non mi crede e perciò ha voluto confessarsi.
Scuoto la testa e gli dico che forse ho immaginato tutto. Sorrido strizzando un occhio, segno che andava tutto ok.
La maestra si avvicina a noi e ci invita a entrare nella stessa classe. “Abbiamo deciso che potete stare insieme. Non deve essere facile, dividervi”. Mio fratello di nascosto mi da il cinque e le nostri mani si illuminano per un istante. Fa una linguaccia alla maestra, mentre entriamo e lei è di spalle. Tutti i bambini si mettono a ridere e non notano il fazzoletto bagnato che butto nel cestino.

Più a fondo.
Lo vedo mentre gioca con il sole. Cattura un raggio di luce e lo modifica, finché non assume la forma di cagnolino luminoso. Prende le forme e i colori di un beagle, ma si può capire subito che non è normale. Quando cammina, lascia qualcosa di brillante e i suoi occhi sono gialli.
“Come fai?” – chiedo, invidioso. Sono sicuro che è la prima volta anche per lui. Ammetto di non averci mai provato, ma non credevo fosse possibile. – “Come fai?” – ripeto.
“Non lo so!” – ride mentre il cane gli salta addosso e lo fa cadere. – “L’ho immaginato e basta”
Mi concentrai, mentre mio fratello mi dava le istruzioni. Non ce la feci. Stetti tutta la notte sveglio a cercare di capire perché a lui si e a me no.
Mi alzo dal letto e mi fiondo in terrazza, mentre vedo la notte senza luna sopra di me. Provo.
Ed ecco una nuvola apparire vicino a me.
Key.
Sono felice tanto da ringraziare il cielo o chiunque ci sia ad ascoltarmi.
Non ringraziare nessuno se non te stesso – disse quella specie di nuvola, che prese forma di un gatto nero come la pece, con gli occhi azzurri come una pietra preziosa dalle mille sfumature – Capirai col tempo quanto vali.
Non si separò mai da me per tutta la notte, anche se il cane ringhiò qualche volta, alla vista di Key.
Mi siedo sul letto di mio fratello e gli stringo forte la mano. Nessun raggio luminoso, niente di niente. Capisco che si è spezzato qualcosa, che devo cambiare per il suo bene. “Ti voglio bene” – sussurro, prima di addormentarmi nel primo dei miei sogni agitati.

Continuate.
Siamo nel giardino della scuola, alle medie. Parlo con mio fratello sul compito di storia. Ho dimenticato di studiare, nonostante sono uno dei più bravi. Lui invece sa tutto, sulla storia. Gli dico di non preoccuparsi per me. Tanto so già che ascolterò i suoi pensieri e quelli dei miei compagni per le risposte e le modificherò, facendo qualche errore, per non far vedere che copio. Capita spesso, ultimamente. Vedo i soliti bulli della scuola, ma si stanno avvicinando verso di noi. Io non gli ho fatto niente e so che anche mio fratello non ha fatto niente di male a loro.
Il capo dei bulli ci chiede dei soldi per poter andare a comprare un panino finita scuola. Mio fratello accenna un no con il capo, mentre io gli dico direttamente dove può andare. A quel paese.
Non la prende bene e, invece di colpire me, colpisce mio fratello sulla tempia. Siamo più forti, ma un colpo del genere fa comunque male.
Colpisco il ragazzo nella pancia. Vedo che si piega da dolore e faccio un ghigno che tolgo subito dal mio viso. Prendo mio fratello per mano e lo allontano. Nessuna luce. Di nuovo

Avanti.
Guardo la ragazzina dai capelli neri e gli occhi azzurri come acqua andarsene. Sofia, che buffa ragazza. E’ la prima, capisco, che a mio fratello interessa sul serio. Ma lei non sembra una facile, anzi, è tosta. Lo vedo mentre ritorna da me. Mio fratello parla, come per ringraziarmi, mentre osservo una ragazza dai capelli rossi e gli occhi viola intenso. Sento qualcosa che agita nel mio stomaco e ringrazio vivamente che mio fratello non possa leggermi i pensieri come riesce a fare lui. “L’amica di Sofia” – dico senza pensarci, mentre lui tra sé pensa che mi piaccia.
Mando all’aria la promessa che mi ero fatto, sul non accennare più che riesco a leggergli i pensieri. “Non è vero, non mi piace”
Lui si finge offeso. “Io non l’ho detto”
“L’hai pensato” – bisbiglio, visto che un sacco di gente era attorno a noi.

Il tuo peluche della giraffa viola l’ho strappata io.
“Lo sapevo di già, ti ho già perdonato per la giraffa. Eri così dispiaciuto che pensavi di regalarmi un vero cane, anche se sai che preferisco i gatti” – ormai non mi interessa più tenere il segreto.
Mio fratello ora è veramente sorpreso. “Allora non mentivi, quella volta alle elementari”
Annuisco. “Pensi ancora che le bambine con le codine e le gonne non siano più interessanti?” – domando. Uso un tono diverso, più da superiore. Con la sofferenza nel mio cuore mi allontano da lui, con la mano che vorrebbe sfiorare la sua, sentirlo più vicino

Iniziate a capire.
Mi sveglio dall’ennesimo incubo ricorrente. Cerco con lo sguardo mio fratello ancora addormentato. Russa veramente forte e uso questa scusa per quando mi becca in piedi in piena notte. Non gli accenno mai degli incubi, sono il mio segreto. Uno dei tanti.
Ormai siamo grandi e non lo devo proteggere più. Ma è più forte di me. Voglio proteggerlo, è mio fratello, è compito mio. La sua aria da bambino, quell’aria giocosa, quei capelli biondi.
Nelle mie notte tormentate, lo vedo morire tra le mie braccia per poi sparire misteriosamente. Era ferito gravemente e non sarebbe bastato il disinfettante per alleviargli il dolore.
Sospiro e prendo la sua mano. Si illuminano.
Capisco allora cosa devo fare.
Devo proteggerlo.
Anche a costo della mia vita.


Filippo aprì gli occhi che non si era accorto di aver chiuso. Vide Francesco con le lacrime agli occhi. Aveva sentito e visto anche lui in prima persona, sentendo così i suoi pensieri?
Gli strinse forte la mano, mentre la luce ancora illuminava la stanza.
La donna sorrise ad entrambi. “Hai capito?” – domandò a Filippo, mentre lui annuiva.
Clara e Charles era come se si fossero bloccati alla vista di quelle due figure, soprattutto Clara; non si sentiva all’altezza di stare nella stessa stanza. Bloccò la mano di Filippo, quella libera. Lo guardò negli occhi, mentre lui posava le labbra sulle sue. Un bacio di addio. “Scusami” – sussurrò.
Charles si riscosse. “No, non ci sto!” – disse – “Alla fine chi è che ci guadagna? Lui!” – indicò Francesco – “Equilibrio sto cavolo. Io non ci penso proprio a morire”
L’uomo dai capelli biondi lo indicò. – “Non abbiamo scelto noi, umano. Altri sono sopra di noi. Non pensare di essere il più importante, sei più piccolo di una formica per noi. Quindi ora, ragazzi umani, iniziate”
Filippo annuì, mentre sentiva qualcosa nel suo stomaco cambiare. Sentiva di diventare qualcos’altro, qualcosa di non corporeo. Doveva fidarsi, doveva capire che era l’unica cosa da fare.
Sentì qualcuno trattenere il fiato e infine un tintinnio metallico. L’ultima cosa che vide, fu Clara a terra, il pugnale conficcato sulla sua pancia e un sacco di sangue che iniziava a macchiarle la tuta.

Charles si avventò su Clara, prendendole il pugnale e conficcandoglielo, per poi estrarlo nuovamente. La sua veste bianca si macchiò. “Rifiuto la vostra offerta, gentili signori” – disse con un inchino. – “E questo è il mio sacrificio” – Clara diventava sempre più pallida, ma respirava ancora a fatica. – “Ormai non può nuocere a nessuno e dovevate ammettere che era parecchio forte”
“Forse lei no, ma noi si” – disse una figura dietro di lui. Francesco si era alzato. O almeno, si pensava fosse lui. Aveva i capelli castano chiaro e le iridi degli occhi erano di colore diversi. Azzurro e nero.
Improvvisamente tutti e due divennero azzurri. Francesco si fiondò verso Charles, ora di nuovo con tutte le sue forze, per l’unione.
Il sogno ricorrente di Filippo si era dunque avverato. Il corpo del fratello che vedeva sparire, non faceva altro che entrare dentro di lui, così come tutti i suoi poteri.
Le ferite delle gambe e delle braccia non c’erano più e una nuova forza lo portava a sconfiggere quell’uomo. Dentro di lui, sentiva il dolore di Filippo per Clara, che ancora non si muoveva ma sussurrava velocemente il nome di Tommaso.
“Ora sei il doppio più forte e più veloce. I tuoi sensi sono amplificati. Sfruttali bene” –dissero in coro le due figure, per poi andarsene in una nuvola di brillanti.
Charles non si risparmiò, attaccando subito. Per qualche minuto aveva assaporato la vittoria, per la quasi morte del ragazzo, ma erano stati minuti inutili. Ora attaccava e lottava con il pugnale della ragazza. Era sempre più difficile però, tenerlo in mano. La mano che lo teneva, iniziava lentamente a bruciarsi. Ragazzino bast**do. Aveva programmato realmente tutto!,pensò , mentre lasciava un lungo striscio sul braccio di Francesco.
Il ragazzo corse verso il trono bianco in mezzo alla stanza e si sedette. Prese il brandy e lo rovesciò a terra. “Non mi è mai piaciuto, il brandy” – si scusò lui, mentre Charles lanciava dritto sul suo cuore il pugnale.
Riusciva a vedere il pugnale avvicinarsi così nitidamente! Lo vide a qualche centimetro dal suo corpo e la sua mano prenderlo per la lama con altrettanta velocità. Poteva essere passato un secondo, ma lui non se ne sarebbe accorto comunque.
Charles era per la prima volta, spaventato. Spaventato nel vedere che l’obiettivo programmato per anni, poteva svanire proprio davanti ai suoi occhi.
E così fece l’unica cosa che gli venisse in mente: scappò.
Francesco lo guardò andarsene. “Vigliacco” – sussurrò.
Non aveva tempo da perdere. Si avvicinò a Clara, mentre una scia rosso fuoco si separò dal suo corpo. Era ancora il draghetto di prima e con lui c’era Hea, che si era già messo a curare il corpo della ragazza.
Seguitemi – ordinò il drago – Non c’è tempo da perdere
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

— Vittorio Agnoletto.
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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 11 agosto 2011, 21:26

Eccomi qua, a postare l'ultimo chap di questa FF che mi (ci xD ) ha accompagnato per un anno e mezzo.
Grazie.

Capitolo 42. La fine

Clara per prima cosa si premette la pancia, facendo il più piano possibile, ma il dolore era comunque forte. Abbandonò le braccia lungo il corpo, ancora sdraiata sul pavimento. Sentì urla fuori dal castello e Francesco al suo fianco che parlava con Heal.
Ricordava vagamente quello che era successo. Nessuna traccia di Filippo o di Charles. Sorrise, guardando gli occhi dell’amico, mentre diventavano improvvisamente scuri. “Filippo. Non riesco ad alzarmi” – disse semplicemente, mentre questo si avvicinava e con più delicatezza che poté, la sollevo piano da terra e la tenne fra le sue braccia.
“Non ti preoccupare, devi fare solo un piccolo sforzo ancora.” – abbassò lo sguardo. – “ Concentrati, devi trovare Tommaso, Non vogliamo mica lasciarlo qua” – la informò, con un triste sorriso. – “Heal mi ha appena detto che l’hanno spostato. Francesco prima l’aveva avvertito sulla posizione delle prigioni – non chiedermi come abbia fatto a scoprirlo – ma non è più la. Scommetto che Charles l’abbia fatto spostare nei suoi laboratori. Quelli erano inaccessibili anche a me. Te lo giuro” – sussurrò mortificato.
Clara sospirò e trattenne un singhiozzo, mentre scuoteva la testa e gli stringeva forte le braccia dietro al suo collo. Sapeva cosa fare: doveva soltanto seguire quel filo invisibile chiamato amore che li legava. “A destra” – chiuse gli occhi. “Dobbiamo andare verso destra”
“Non c’è niente verso destra. Solo la parete” – la informò. – “C’è il tavolino del brandy, ma tempo che tu non possa più berlo. E il trono, vuoi sederti un attimo per pensare meglio?” – la ragazza scosse la testa, nonostante fosse veramente sfinita e affaticata dal tutto. Non aveva mai pensato di rischiare la morte, almeno, non così, con un attacco così idiota. Con la mia stessa arma!
Heal alzò la mano, come si fa a scuola, per dire qualcosa. “Credo che Clara abbia ragione. Bisogna andare a destra” – girò dietro al trono e abbassò una leva, nonostante gli lasciò qualche dolore. – “Deve averla maledetta o cose del genere”
Si aprì una porta sulla parete proprio alle loro spalle.
“Ingegnoso” – sussurrò Filippo. “Da adesso in avanti procedo io. Credo che sia maledetta, come dici tu, solo per le creature non appartenenti al nostro gruppo, diciamo così” – si bloccò un attimo – “Il loro gruppo. Notte della Luna Crescente. Non male come titolo di una poesia, non trovi?” – domandò sorridendo verso Clara, cercando di distrarla. Non funzionò granché, visto che fece un sorrisetto di cortesia per poi richiudere gli occhi. “Avanti e poi la prima porta a destra”
I ragazzi andarono lungo il piccolo e tetro tunnel. Guardavano dentro ogni porta che trovavano, però, per vedere se era rimasto qualcuno dentro, anche se Heal era sicuro al cento per cento di non sentire battere il cuore di nessuno, se non il loro e un quarto lontano, quello di Tommaso.
Dopo qualche minuto, Clara li fermò e guardò il filo che spariva nella parete. “Abbiamo saltato la porta” – mormorò. – “Deve essere nascosta” – tese la mano verso il muro, trapassandolo. Filippo ritornò sui suoi passi, così poteva tastare tutta la parete fino ad arrivare alla porta. Clara si sentì trascinare verso l’interno. “E’ qui”
Filippo mosse la mano verso la parete e quella scomparve, lasciando intravedere una luce. Pieni di entusiasmo, entrarono, mentre Heal curava quel che poteva.
Puzza di uova marce e qualcosa che assomigliava terribilmente a sangue secco invase le loro narici. Clara si tappò il naso con la tuta, ma passava ugualmente quell’odore. L’unico che sembrava a suo agio era Filippo, che si guardava attorno tranquillamente. “A meno che non ci siano passaggi segreti, non c’è Charles ad aspettarci. Dobbiamo solo muoverci. Non voglio pensare al peggio per quel ragazzo” – fece una pausa, arrivando in una stanza completamente vuota. – “E adesso dove?”
Continuarono così per un altro po’ di tempo, mentre le urla fuori diventavano sempre più forti e acute.
*
Quando Charles apparve sulla soglia del portone, in pochi capirono all’istante con chi avevano a che fare. Molti continuavano lo scontro, mentre quell’uomo passava tranquillo tra la folla.
Raggiunse la sua meta in pochi minuti: il corpo senza vita di Thomas. Il volto aveva un’espressione serena, nonostante ciò che aveva passato. Non è cambiato per niente, pensò con amarezza, mentre spostava la testa del morto con il piede e guardava le polveri di Gwella nella sua tasca.
Pensò con tristezza a Gwella, il suo grande esperimento, troppo pieno di amore per riuscire a diventare ciò che lui sperava.
Vide François poco più in là, guardandolo come se avesse appena visto un fantasma, ma con gli occhi colmi di odio.
Poi iniziarono ad urlare, mentre Charles decideva facendo una filastrocca chi poteva morire e chi vivere. Cercavano tutti un riparo, anche se le ombre che lasciava Charles li seguivano, fiutando la loro paura.
Ghignò, scomparendo alla vista di tutti, diventando notte nella notte e andandosene da quel posto , abbandonando i suoi seguaci, per poter vivere. Incredibile quanto il desiderio di vita diventi più grande davanti a morti e distruzioni.
Un movimento improvviso dell’aria lo bloccò dov’era, mentre la foschia notturna lo abbandonava.
I suoi seguaci che fino a qualche momento prima stavano combattendo, si guardarono le mani e il proprio corpo: stavano cessando di vivere, di essere. Dopotutto, parte del loro sangue, del loro potere, era quello di Charles e ora quella sua parte stava svanendo per sempre.
La polvere era il ricordo della loro esistenza. François creò un vento così forte da portarle via, lontano dai morti che giacevano a terra. Solo ora potevano capire quante persone avevano perso quella notte, mentre il sole sorgeva.
Ma Charles era visibile a tutti. E ora per sempre. Non poteva scappare. Ma se doveva morire, avrebbe voluto farlo a modo suo e senza dare la possibilità a nessuno di dire che lo avevano sconfitto.
Sbatté la testa contro uno dei massi più e più volte, fino a che la morte lo chiamò a sé.
*
Filippo ebbe uno spasmo improvviso che lo fece quasi cadere dalla scala a chiocciola che stava percorrendo. Clara, tra le sue braccia, ebbe per un attimo paura. “Tutto ok?”
Il ragazzo annuì, ma non era vero. Si sentiva improvvisamente più forte e attivo, come se avesse ricevuto un scarica elettrica che aveva risvegliato e amplificato tutti i suoi sensi.
“I tuoi capelli” – sussurrò grave Heal dietro di lui – “Sono diventati più scuri. Sei l’unica Creatura della Notte Eterna” – non era una domanda, era la cosa più logica da pensare. – “Charles ha perso i suoi poteri, la Notte ha capito come fare. Probabilmente lo spirito del potere di Thomas è diventato di parte” – sorrise, per poi pentirsene subito.
Filippo davanti ai suoi occhi stava impazzendo. Lasciò cadere a terra Clara, urlante di dolore; si rimise subito in piedi, mentre cercava nella cintura il pugnale. Ma non voleva ferirlo, così lo lasciò la-
Cercò di bloccare il ragazzo al muro, ma ogni movimento era una fatica e lui era troppo forte ora. Heal non poteva fare niente, con la sua statura. Inoltre i suoi poteri non erano offensivi. Dovevano trovare assolutamente prima di lui Tommaso, che avrebbe potuto aiutarli.
Heal prese sottobraccio Clara, mentre Filippo si dimenava e Francesco prendeva a tratti il sopravvento sul corpo e gli ordinava di calmarsi.
Con passi incerti e veloci, i due raggiunsero la fine della lunga scala a chiocciola e si ritrovavano davanti a tre porte uguali.
“Odio i labirinti” – mormorò Clara, mentre imboccava sicura la porta a destra. Le pareti stavano cambiando. Il nero si ritirava sempre di più, come se la perdita di poteri di Charles avesse portato fine anche alle sue stregonerie. Le pareti erano bianche con linee nere che si intrecciavano tra di loro formando disegni geometrici. Clara accese le torce che stavano lungo la parete.
L’odore però rimaneva, ma quelle tenui luci rendevano tutto più confortevole. La porta dietro di loro si aprì di scatto e iniziarono a correre, nonostante il dolore che provocava.
Appena vide una porta scura, sentì il suo cuore iniziare a battere forte, come se un uccellino selvatico fosse appena stato catturato e messo dentro una gabbia. Heal la dovette lasciare andare. Non c’erano chiavi, così fuse la maniglia e la serratura per aprire la porta.
Non le importava più l’odore di sangue che regnava in quella stanza più che in qualsiasi altra. Appena vide i suoi capelli biondo scuro, non capì niente. Gli corse incontro e fuse le manette che lo tenevano fermo.
Aveva tagli su tutti il corpo, la cicatrice sopra l’occhio era di nuovo aperta e usciva un sacco di sangue. Lo prese tra le sue braccia e lo baciò molte volte, svegliando il ragazzo e chiamandolo con il suo nome.
“Ora ce ne andiamo” – gli sussurrò in un orecchio, mentre Heal cercava di guarire le ferite. – “Adesso andiamo e sarà tutto finito, te lo prometto”
Il ragazzo mugugnò qualcosa. “Clara, mi fai male” – prese fiato – “Non respiro” – a malincuore la rossa si allontanò di qualche centimetro da lui, baciandolo di nuovo.
“Senti, fuori c’è...” – non riuscì a continuare che Francesco – i capelli biondi illuminavano la stanza buia come il sole a mezzogiorno – entrò nella stanza. “...Francesco. C’è Francesco” – sorrise grata.
Francesco non diceva ancora una parola, ma quattro graffi sulla guancia destra dimostravano la lotta tra i due gemelli, per calmare l’animo di Filippo. “Tutto bene?”
“Si” – rispose Heal – “Ha una brutta cera però. Sarebbe meglio portarlo fuori” – mentre Francesco si avvicinava pronto e lo prendeva sottobraccio da una parte e Clara dall’altra. Una gamba era praticamente rotta, a giudicare dalla posizione, ma Heal disse che non era nulla di grave.
**
Da fuori, si poteva notare solo una delle stanze prendere fuoco e a seguire tutto il castello. Nessuno si era azzardato a spegnerlo, ma tutti erano preoccupati delle persone che erano all’interno.
Aaron fu il primo a vederli uscire, visto che era il più vicino. Diede la notizia a Sofia, ancora priva di sensi, ma sul suo viso si formò un sorriso di gioia.

Non ci fu momento per gli applausi, per gli abbracci o per un ringrazi mento. I guaritori iniziarono a cercare di salvare chi era grave, mentre gli altri andavano a recuperare chi era troppo provato dalla fatica.
Francesco andò ad aiutare Aaron con Sofia. Dovettero chiamare un sacco di gente, mentre Clara stava vicino all’amica, tenendole la mano e iniziando una cantilena di scuse.
Qualche minuto dopo, Sofia borbottò un ‘smettila’ davvero convincente, perché Clara smise all’istante.
Quando finalmente riuscirono a farla scivolare via dalla trappola infernale, non fu capace a muovere le gambe, ma le uniche lacrime che caddero dai suoi occhi, furono di gioia, perché sentiva la bambina ancora viva. “Erica come ti sembra?” – le domandò Francesco, mentre la prendeva tra le braccia e la portava in un posto più tranquillo.
“Perfetto” – sussurrò prima di addormentarsi di nuovo.
Heal ci mise un’ora intera a guarire ogni ferita di Tommaso. Adesso era pieno di cicatrici, più o meno grandi, ma che gli davano un’aria vissuta , come disse Clara prima di essere riempita di ramanzine per il rischio che aveva commesso.
“Ma ti ringrazio” – sorrise infine. Clara gli diede una leggera spallata che gli provocò un’altra fitta.
Una squadra di una trentina di persone intanto era andata a recuperare tutti i morti sparsi nello spiazzo, per poi metterli in tre file. Iniziarono ad esserci i primi pianti di persone che avevano perso un amico o un amante o magari un parente. Vicino ad ogni corpo, c’era un paletto e un foglio di carta attaccato riportava il nome della persona.
A Clara interessava solo uno però. Si incamminò bevendo del tea che aveva nel termos datele da qualcuno.
Davanti a Thomas, François stava pregando.
Il vecchio aveva un aria felice, come se avesse trovato ciò che cercava da lungo tempo. Lesse il suo nome e, accanto a quello, c’era un altro cartellino senza nome, nonostante il corpo assente.
“Si chiamava Fiona, la donna. Era la moglie di Thom” – lo informò la ragazza, aggiustandosi il cardigan che le avevano prestato, nonostante fosse fine agosto. Un ragazzo che passava da quelle parti le diede un pennarello e lei scrisse ‘Fiona’ il meglio possibile.
François annuì. “Capisco” – disse mentre passava al corpo successivo, una donna dai capelli corti e scuri, lasciandola così sola.
Clara si inginocchiò davanti al corpo di Thomas, dandogli un bacio sulla fronte fredda. Scioccò le dita e l’uomo iniziò a prendere fuoco, fino a diventare lui stesso polvere.
François doveva aver intuito da subito le intenzioni di Clara, perché le polveri non volarono via nel vento, ma rimasero sospese davanti a Clara, che le raccolse nel tappo del termos. Gli fece un cenno di ringraziamento. Non ci stavano tutte le polveri, ma per qualche assurda ragione non libravano via.
Prima che qualcuno potesse dire niente, corse via, alla spiaggia degli Aequum, nonostante fosse lontana.
Ci mise più di un’ora, per via dei dolori, ma ne valse la pena. Ispirò a fondo l’aria di mare e si inginocchiò, sentendo la spiaggia bagnata attaccarsi ai vestiti.
L’alba stava dando il benvenuto al mondo. Buttò le ceneri nel mare. Si alzarono e formarono strane figure o simboli, prima di atterrare dolcemente sull’acqua e disperdersi. Cercò la pietra più vicina a lei: era in mezzo a degli arbusti, grigia e levigata; le sembrò perfetta. Prese il pugnale dalla cintura e iniziò ad intagliarla.
Se può resistere al fuoco, chi non mi dice che non possa scrivere sulla roccia?, si chiese, tracciando la prima lettera in corsivo. Con precisione maniacale, alla fine riuscì a scrivere la frase che voleva.
Qua giacciono Thomas e Fiona. I due amanti ritrovati, che nella morte trovarono conforto e nel mare dimora
Lasciò che le lacrime le scendessero lungo le lacrime, mentre capiva finalmente ciò che era successo e lo accettava.
Non avrebbe più rivisto i suoi occhi saggi, che la mettevano soggezione; non avrebbe riso alle sue battute e rifiutato i consigli giusti solo perché non li aveva pensato prima lei.
Le sarebbe mancato lui, vestito da Babbo Natale ogni 25 dicembre.
Anche se lo aveva conosciuto solo per tre anni, sapeva che se aveva bisogno di lui, ci sarebbe stato: alle tre di notte nonostante il sonno, a mezzogiorno nonostante la fame.
Ma non era sola e mai l’avrebbe dimenticato, perché tutto ciò che avevano vissuto insieme, l’avrebbe portato con sé. “Grazie per avermi resa più forte”
***
10 anni dopo.
Dai suoi ricordi.

Faccio per entrare dalla porta del retro, ma mi blocco, mentre Clara urla contro un bambino dai capelli rossi e gli occhi verdi, che si sta nascondendo dietro le tende rimaste.
Scuoto la testa. Puzza di bruciato, l’ha fatto di nuovo.
“Antonio Fabio Furlon! Adesso basta, è la terza volta questa settimana che dai fuoco alle tende, mi hai stufata!” – la sento accasciarsi sul divano, mentre spegne quel poco che rimane delle tende grigie che aveva comprato a poco prezzo. Aveva rinunciato all’anti-incendio. Scattava almeno cinquanta volte al giorno se tutto andava bene, per non parlare di quando mio fratello aveva il raffreddore.
Guardo dalla finestra la scena, come faccio qualche volta; è una cosa che mi rilassa, vedere cos fanno, cosa dicono anche su di me, quando non ci sono.
Un bambino di otto anni si fece vedere dalla madre, facendo un sorriso angelico. Le lentiggini sparse sul naso gli danno un’aria ancora più sbarazzina. E’ impossibile rimanere arrabbiati con lui per più di dieci minuti. “Mamma, giuro che non l’ho fatto a posta” – inizia, indicando il caos che regnava nella stanza. –“Di nuovo”
“Di nuovo, di nuovo!” – Clara incrocia le braccia e gli mise davanti agli occhi una sfera di fuoco. – “Se non ti comporti bene, ti darò così tanti sculaccioni con sta cosa qua che rimpiangerai di essere venuto al mondo”
La poliziotta cattiva non le è mai riuscita bene.
Un uomo di trent’anni varca la porta del salotto proprio in quel momento, gli occhiali da vista tra i capelli e un libro in mano. “Clara, cara, quante volte ti devo dire di non spaventarlo più del dovuto? Guardalo, è bianco”
Ma in verità Antonio si divertiva sempre quando sua madre lo minacciava: la trovava spassosa e alla fine poteva dirle che le sarebbero venute le rughe a furia di urlare.
“Tommaso, ma guardala te, sul serio: sta sorridendo. Ride” – proprio mentre il padre del bambino alza gli occhi per fissarlo, lui fece la faccia più angelica che poté con l’aria dispiaciuta che hanno solo i bambini. Gli occhi diventarono così grandi che parve un pesce rosso.
“E’ normalissimo” – conclude Tommaso posando il libro sul comodino e salutando qualcuno che era appena arrivato con la macchina. Riconobbi subito chi erano e al sentire la sua voce, sentii il cuore fare una capriola. Mamma dice qualcosa a Anto, del tipo “Io e te facciamo i conti più tardi”, ma lui non la sta più guardando, con l mente altrove, come per organizzare uno scherzo dei suoi.
Una bambina di dieci anni entra a tutta velocità, salutando tutti.
“Ciao zia Clara! Zio Tommi!” – abbraccia tutti e due. Si piegò con cura le pieghe della gonna viola e la camicia bianca che indossava. – “Ehi Anti, hai visto Heal?”
Sorrisi, cercando di trattenere l’impulso di andarla ad abbracciare.
“Ciao anche a te, Erica” – saluta con sarcasmo il bambino. – “In verità credo che sia andato in ospedale per il suo turno da infermiere, quindi puoi pure tornartene a casa,bambina innamorata” – le fece una linguaccia. Tra di loro si comportavano come due pesti, ma si volevano bene infondo. Infondo.
“Antonio! Maleducato! Non si trattano così i sentimenti di una ragazzina” – lo rimprovera mamma, sorridendo a Sofia che entrava al trotto con Francesco.

”Come sta la bambina? Niente di rotto?” – domandò Clara, mentre Sofia usciva dall’ufficio del medico. Erano passati poco più di tre mesi dalla fine della guerra e tutto pareva tranquillo. Nessuna minaccia da nessuna parte, ma François aveva voluto andare in tutte le parti del mondo per dare la lieta notizia.
“Si, sta benissimo” – rispose sorridente Sofia, mentre spingeva avanti la carrozzina con grandi bracciate. Odiava quella sedia con le ruote, come la chiamava sempre. “E a quanto pare nemmeno con il parto avrò grossi problemi”
Clara la abbracciò forte, urlando la sua gioia. “E’ meraviglioso! Adesso bastano solo le gam...” – si interruppe troppo tardi, la classica faccia triste di Sofia prese il posto del suo sorriso. Capitava più spesso del solito; nemmeno Francesco riusciva a fare qualcosa. “Scusami”
“Ma figurati! Sono io quell’idiota che per salvare un ragazzo si è fatta schiacciare le gambe da un muro” – la superò, andando a firmare un qualche registro dell’ospedale. Quando ritornò, aveva un nuovo argomento di cui parlare. “Dimmi, come sta andando quella faccenda su Heal, per adottarlo?”
“Io e Tommi ne abbiamo parlato. Dobbiamo aspettare un anno, perché io non sono ancora maggiorenne. E poi ci sposeremo” – diventò tutta rossa. Non l’aveva detto ancora a nessuno, almeno, ad alta voce. Mostrò l’anello sulla mano destra. “Anello di fidanzamento”
Fu la volta di Sofia di urlare. Aveva sempre voluto questo, per Clara: un ragazzo dolce e gentile che facesse cose del genere. Non che regalavano per Natale un pugnale. Dopo lo scontro, nessuno lo aveva più visto. Era ancora sotto le macerie del castello. Gli Aequum non erano riusciti a vederlo ancora in piedi, simbolo di decenni di buio per loro, costretti a nascondersi da amici e nemici. L’avevano distrutto, completamente.
“Lo sapevo, lo sapevo! Guarda che voglio essere la damigella d’onore, non accetto un no e nemmeno un ma. Sarà una cerimonia in grande e tutti piangeranno dalla gioia. Sarò costretta truccarti poco, se no la tua faccia diventerà nera come il carbone”


Sofia cammina fino ad abbracciare Erica, mentre le liscia i capelli. Potevano sembrare due gocce d’acqua, tranne per qualche piccolo dettaglio. La bambina aveva ereditato i capelli biondi e mossi dal padre, ma gli occhi azzurri e vivi della madre, le sue labbra a bocciolo.
“Non ti preoccupare Erica, sta mentendo. Tra poco Heal sarà a casa, il suo turno è quasi finito” – sento dire da Clara in quel momento, mentre le guance della bimba divennero ancora più rosse che mai e così le mie. – “Anzi, lo chiamiamo subito! Tommi?” – si scambiarono un’occhiata d’intesa: probabilmente mi avevano visto. Vedo mio padre comporre un numero a caso. Il mio cellulare non squilla, ma lui inizia a parlare
“Ehi, ciao figliolo!” – dice lui ad alta voce, mentre giocava con l cornetta del telefono. “Dove sei? Ci sono gli zii”
Apro la porta secondaria e con il cellulare spento entro tenendolo tra la spalla e l’orecchia destra. “Proprio qua, papà” – riattacco per finta. “Non potevo perdermi i miei zii preferiti!” – sorrido amabilmente, giustificando il rossore alle guance per la corsa.

Heal avanzò tra i feriti, fino ad arrivare da Sofia, che aspettava pazientemente, mentre accarezzava la pancia. “Scusami, ci ho messo un po’ ad arrivare qui” – disse lui, mentre si inginocchiava per poterla guarire meglio, mettendo le mani sul ventre. “Ma prima la bambina”
Qualcuno, affianco a loro, li salutarono. Sofia lo vide mentre arrossiva, forse per l’effetto che aveva sulla gente, un bambino così piccolo ma che aiutava tutti e forse anche per la situazione: stava aiutando una donna incinta, lui, un bambino.
Poi sorrise per una specie di sensazione che sentì: calore. “Gli piaci, alla bambina” – disse, mentre lui annuiva come se lo sapesse già. – “Dico sul serio”
Heal alzò gli occhi un attimo, per guardare gli occhi azzurri di Sofia e il suo risolino sincero. “Non lo metto in dubbio. Le voglio bene anche io”

“Ciao mamma” – saluto Clara, dandole un abbraccio caloroso e appoggiando qualcosa sul tavolo, un bel pacco regalo. “Mi dispiace di aver ritardato, ma il dottor Rossi mi ha trattenuto. Voleva sapere come stava Elisabetta, visto che è da un po’ che non va in ospedale” – lancio un’occhiata a papà, grave e seria. “Te l’avevo detto che avrebbe dato sospetti, se l’avessimo guarita tutta in un sol colpo”
“Avevi detto che le avrebbe potuto dare qualche fastidio e invece sta una meraviglia” – mi dice, mentre guardava dall’altra parte della strada. Lontana cinquecento metri, c’era una casa bianca con le finestre verdi e il giardino ben potato, dove vivevano ogni genere di rosa con i loro profumi e i loro colori.
“Ciao zia Sofia, zio France” – do un abbraccio a tutti e due, mentre mia zia mi riprende sempre, perché dice che quel nominativo le fa sembrare ancora più vecchia.
Mi inginocchio davanti a Erica che si sta ancora una volta aggiustando la gonna imbarazzata. Metto le mani dietro la schiena, chiuse a pugno. Nella destra c’è un cioccolatino che ho comprato tornando da lavoro. “Scegli”
Incrocia le braccia e la smorfia che fa mentre pensa compare sul suo dolce viso. Sorride. “Sinistra!” – esclama. Incredibile come non ci azzeccasse mai.
Scambio velocemente il cioccolatino da una mano all’altra e glielo porgo davanti a lei. Ride, però è rimasta delusa, lo si vede bene. “Mi dispiace di non averti portato anche il petalo di una rosa di nonna Elis, ma credevo che saremmo potuti andare più tardi, magari per prendere un the, che ne dici?” - le strizzo l’occhio. Poi la vedo concentrarsi e mette la manina intorno al regalino che le ho portato.
Un attimo dopo, il cioccolatino è all’interno di un bocciolo di rosa rossa, i cui petali si aprono e si richiudono per poi cadere sul pavimento, lasciandone solo uno sulla sua mano, quello che le ho dato.

La bambina stava stretta tra le sue braccia, ancora un po’ sporca di sangue, ma almeno aveva smesso di piangere. Era il dieci maggio e una creaturina di tre chili tondi tondi era finalmente nata.
Sofia non riusciva a smettere di ringraziare Heal, che l’aveva fatta partorire, mentre Francesco era dovuto uscire dalla stanza, colto dall’ansia di diventare padre.
“Heal, davvero. Sei stato magnifico. Vuoi prenderla in braccio?”
Aveva nove anni, compiuti qualche settimana prima, ma per il problema alle gambe di Sofia, non erano riusciti a convincerla ad andare in ospedale, nonostante le visite fatte. Perciò erano in casa, con tutti gli amici di sotto. Sofia aveva saputo che i suoi genitori erano morti in una qualche battaglia in Amazzonia. Non aveva pianto e si era dimostrata sempre felice e serena, ma chi la conosceva bene, sapeva che quando era in difficoltà guardava sempre verso il cielo e chiudeva un attimo gli occhi.
“Posso?” – disse il bambino, mentre la neo mamma le mostrava come prenderla in braccio. La mano della piccola era minuscola e sembrava così fragile, ma prese con sicurezza il mignolo di Heal. “Se vuoi, posso guarirti le gambe”
Sofia si sistemò meglio contro i cuscini e boccheggiò un paio di volte. “E’ impossibile, i medici dicono che resterò così per sempre. Ormai non ho un solo osso intero”
“Io non sono un medico, e nemmeno una Creatura guaritrice qualunque, ricordi?” –disse sicuro Heal. – “Ma ho una condizione”
“Qualsiasi cosa” – sussurrò, senza pensarci. “So che sono egoista in questo momento, ma non desidero altro. Poter di nuovo correre, camminare, inginocchiarmi, saltare”
Sempre tenendo in mano la neonata, Heal si avvicinò a Sofia e premette una mano il ginocchio più vicino a lui. La luce gialla che apparve magicamente le diede calore. Poi il dolore iniziò piano a piano a farsi sentire, fino a farlo diventare lancinante, fino a farla urlare.
Si rese conto delle ossa che ricrescevano, che riempivano quegli spazi vuoti. Si sentì svenire più di una volta, ma resistette.
La bambina in braccio a Heal non piangeva per il chiasso, stava rilassata, tra le sue braccia. Addormentata.
Dopo un’ora, Heal smise di guarirla, il sudore che gli rigava la fronte e la schiena. Sembrava più vecchio di dieci anni ed era leggermente spostato, ma era serio quando disse la sua condizione. Così serio da riuscire a non far ribattere Sofia.
“Voglio che mi permettiate di amare vostra figlia”


Francesco prende la sua bambina in braccio e le fa fare dei salti fino al soffitto, mentre lei ancora non riesce a capire perché stia facendo così. Sofia si è aggrappata intanto a me, mentre non fa che sussurrare il potere della figlia. “Natura”
Scuoto la testa. “Crescita delle piante”. I poteri da quando abbiamo sconfitto l’Ombra sono diminuiti, tra le nuove creature. Adesso nessuno ha più di un potere specifico. Antonio sa far apparire e scomparire una fiamma, ma non sa modificarla a suo piacimento o ingrandirla come gli pare come i suoi genitori, così come tanti altri bambini.
Erica mi viene incontro, ma ha uno sguardo triste. “I petali sono tutti appassiti” – dice ,con un tono di scuse. – “Perché non è rimasto tutto intero come l’ho fatto?”
Mi inginocchio ancora per incrociare i nostri occhi. I suoi, così azzurri e vivi da sembrare di vedere il cielo sereno di quel giorno. “Quando sarai più grande, magari potrà rimanere intero per qualche giorno, ma non per sempre. Non devi sforzare la natura e le sue leggi, tutto ha un tempo da rispettare” – penso a Berry e a Mel. In questi dieci anni, sono morte entrambe. Mi hanno insegnato molto di quel che so. Mel mi disse questa frase prima di morire, davanti ai miei occhi sul suo letto e l’aspetto di una bambina.
Mia madre mi posa una mano sulla spalla, perché sa l’origina di questa frase. Mi sorride come solo una madre sa fare e mi rialzo. “Perché non andate subito da nonna Elis? Scommetto che ha preparato qualcosa da mangiare e un the.” – il sorriso si stende ancora di più sul suo viso. Succede sempre così quando dice qualcosa riguardante al Thomas, al vecchio, come lo chiama quando mi racconta di lui.
Erica mi prende per mano e lancia una linguaccia ad Antonio, seduto in cima alle scale. Anche lui è sbalordito del potere, lo si legge nei suoi occhi, ma non è invidioso. Lo saluto di fretta.
La bambina inizia a correre verso la casa bianca, l’unica vicina alla nostra nel raggio di chilometri. Siamo in cima ad una collinetta, con solo prati intorno, ricchi di fiori quando è primavera. Adesso c’è l’erba alta e vedo Erica che si nasconde.
Sta per farmi un agguato, lo so bene. Mi fermo e mi metto a guardarmi intorno, come se non sapessi dov’è, ma i suoi capelli biondi attirano il sole come una lanterna per le falene. Mi giro, così che possa afferrarmi per le spalle e intanto la porto veloce verso la casa di nonna Elis. Sa già che stiamo per arrivare.
Apre la porta. Una donna dai capelli biondo scuro e gli occhi verdi apre la porta, così uguale a mio padre che mi fa sempre impressione. “Toglietevi le scarpe, se no mi sporcherete tutto!”

”Buon compleanno, papà” – disse Heal, abbracciandolo mentre scende in cucina per la colazione.
“Grazie, figliolo” – risponde cortesemente, mettendosi gli occhiali che Sofia gli ha regalato qualche giorno prima. Lei e Francesco sono partiti per l’anniversario di matrimonio, lasciando la bambina di tre anni da loro. Non piange la notte, al contrario di Antonio che piange per tutta la notte, a testimonia delle occhiaie sotto gli occhi del giovane uomo. Si guarda intorno e guarda con un finto broncio il figlio adottivo, ma non usano mai quella parola. “Ehi, il mio regalo?” – lo guarda severamente e a Heal viene un brivido sulla schiena come succede sempre. “Niente per me? Non è carino”
Heal strofina i piedi per terra. “In realtà, non è qui. Aspettavo a dartelo dopo aver visto la nonna in ospedale” – sposta lo sguardo fuori dalla finestra, verso la bianca casa vuota. I vicini se ne erano andati qualche mese prima, dicendo che per loro era fin troppo strano quello che accadeva nelle vicinanze. Avevano chiamato la polizia anche tre, quattro volte. Clara era veramente nervosa quando era incinta da aver bruciato molte cose che le capitavano sotto mano.
Tommaso sospira tranquillo. “Questo significa che dovrò aspettare ancora qualche ora? Va beh, mi accontento” – fece una posa teatrale, buttando la testa sul tavolo e abbandonando le braccia verso terra. – “E io che speravo tanto in una Lamborghini”
“Se vuoi ho una macchinetta, quelle per giocare” – il bambino sorride, diabolico però. Tommaso si rialza per preparare il caffè. Mentre la caffettiera è sul gas, prende il latte dal frigo e serve il bambino con i suoi biscotti preferiti.
Mentre tingeva il primo biscotto nel latte, Heal alzò lo sguardo verso il padre ancora mezzo addormentato. “Andiamo subito”
“Stai scherzando?” – sospirò Tommaso prendendo una tazza da una mensola. “Non è ancora orario delle visite, dovremmo aspettare fuori un sacco di tempo. Non possiamo entrare senza dare nell’occhio. Aspettiamo fino all’orario come tutti gli altri esseri umani normali, non credo sia così difficile”
Heal scosse la testa e il sorrisetto diabolico che solo lui sa fare si fece largo sul suo viso. “Non se ci porta mamma”
Tommaso alzò gli occhi, sapendo di non avere altra scelta. Le idee, a volte capricci, se si insinuavano nella sua testa, nessuno riusciva più a cambiarle ed erano costretti a seguirlo in tutte le sue avventure per accertarsi che non si facesse male.
Così presero tutti e tre la macchina, parcheggiarono a qualche via dall’ospedale e Clara prese per mano entrambi. “Spero che tu abbia una giusta motivazione per farmi fare questo” – da quando avevano preso in affidamento Heal, con l’aiuto di qualche loro amico
magico , era diventata rigida sulle regole e le leggi da rispettare.
Tommaso sbadigliò. “Forse era meglio portare Erica e Antonio, ma lei sembra già capace a prendersi cura di un bambino così piccolo.” – fece una pausa, immaginando a cosa avrebbe detto Sofia al riguardo. – “Speriamo solo di metterci poco tempo. Voglio il mio regalo”
“Niente Lamborghini” – ridacchiò Clara, prendendolo sottobraccio e dandogli un bacio sulle labbra. – “Sarà per il prossimo anno”
Facendo più piano possibile, camminarono per i corridoi pieni di dottori e infermieri che passavano indaffarati. Arrivarono ad una stanza con una grande finestra, coperta da una tenda bianca.
Appena finito lo scontro, Tommaso si era dato subito da fare per portare sua madre in una nuova struttura, più accogliente verso la madre e con un personale più qualificato.
Elisabetta giaceva immobile sul letto, il respiro lento e regolare di una persona addormentata. L’aspetto che aveva la faceva sembrare più vecchia di quello che era in realtà. Il beep del monitor era l’unica cosa che si sentiva in quella stanza.
Heal lasciò andare la mano della madre e si arrampicò sul letto delicatamente, accovacciandosi poi per sussurrare qualcosa all’orecchio della donna. Non guardò i genitori, non disse niente; posò le mani sul cuore di Elisabetta e aspettò che la luce gialla gli inondasse le mani, il corpo se necessario a guarirla.
Guarirla da quella malattia senza nome, senza guarigione, peggiorata soltanto dalla presenza di Elvira durante gli anni, che invece di migliorare la situazione la peggiorava ogni giorno di più.
Così, mentre il primo rivolo di sudore scendeva dalla sua fronte, sentì un beep del monitor più vivo e acuto degli altri. La pressione salì un poco, ma si stabilizzò in qualche secondo, il tempo necessario per far vedere gli occhi verdi di Elisabetta, mentre guardava per la prima volta da anni la stanza attorno a lei e la piantina di garofano bianca alla finestra. Perse conoscenza, ma stavolta per un sonno tranquillo, con un risveglio per la mattina dopo.
Tommaso era accasciato a terra, le mani davanti la bocca e sul cuore, per sentire il battito accelerato dalla sorpresa e dalla gioia del suo regalo di compleanno. “Heal...” – gli mancavano le parole, bloccate dalle lacrime e dai pensieri oscurati dai ricordi della madre. Fece cenno al bambino di avvicinarsi a lui e lo abbracciò forte, così forte da mozzare il respiro a entrambi, ma valeva più di mille grazie quell’abbraccio che nessuno dei due voleva staccarsi per primo.
Clara riportò entrambi alla realtà toccando a entrambi le teste con una carezza. “Uomini, meglio andare. Il monitor ha fatto scattare qualcosa, le infermiere e i medici stanno arrivando. Un attimo dopo essere spariti alla vista di tutti, quelli entrarono.
“A dopo, mamma”


“Ciao nonna” – la abbraccio, per poi seguire Erica che è già entrata per salutare i due gatti e il cane nel giardino dietro la casa. E’ il posto più bello che chiunque possa mai vedere.
Le rose si arrampicano sul muro di mattoni, fino a nasconderlo e smettere poco prima del tetto, dando l’aria di un giardino abbandonato ma ben curato.
Un tavolo di legno con sei sedie attorno, è occupato da tre tazze e una teiera piena di the fumante, nonostante il caldo di questi giorni. Mi siedo e Erica si mette sulle mie ginocchia.
Sussulto. E’ la prima volta che lo fa. Le accarezzo i capelli biondi. “Hai cambiato shampoo” – noto ad alta voce e lei si gira a guardarmi, sorridendomi.
“L’hai notato? L’ho comprato ieri andando a fare la spesa”
Scoppio a ridere a più non posso e lei è costretta a scendere perché mi sto piegando in due dalle risate. Lei. A fare la spesa! Niente di più comico. Si era sempre rifiutata di andare in mezzo a tanta gente. Ha questa paura che non riesco a capire. Probabilmente fin da quando era nel grembo della madre, ha avuto troppe attenzioni. Quando è andata a scuola per la prima volta, si è spaventata così tanto che è dovuta rimanere a casa per una settimana prima di ritornarci.
Era un ambiente nuovo per lei, non essendo mai stata all’asilo o cose del genere. Le uniche volte che va al parco giochi è quando la accompagno io, ma andiamo sempre via prima che arrivino gli altri bambini.
Nonna Elis, nome dato da me, perché Elisabetta era fin troppo lungo e Betta mi faceva sentire troppo bambino, ci serve il the e mi da uno schiaffo leggero sulla testa. “E’ maleducazione ridere così sguaiatamente a tavola” – ma sorride. Mia madre e lei sono stati fin troppo assieme negli ultimi anni.
Ma rido lo stesso, ma anche perché mi fa piacere come notizia, quindi la riprendo e la sistemo sulle mie ginocchia. “Cosa hai comprato di bello?”
La aspetterò, questo piccolo fringuello così tanto prezioso. Lei può accettarmi, lasciarmi da parte, non accorgersi più di me. Non la sforzerò, starò al suo fianco fino a quando capirà cosa vuole fare con me o con chiunque altro.
Bacio la sua guancia morbida. La gonna dello stesso colore del fiore da cui ha preso nome, è ancora più liscia del solito, segno che la sta piegando dal nervosismo, come fa sempre. Sorrido. E lei con me.

**
Clara guardò i due dalla finestra, scherzare tra di loro, cadere a terra e rialzarsi. Solo quando la porta di casa di Elis si aprì e loro entrarono, tirò un sospiro di sollievo. Sentì Tommaso salire le scale per andare a prendere il regalo per Francesco. Dopotutto, era il suo compleanno quel giorno.
“Buon compleanno!” – esclamò abbracciando l’amico forte, mentre lui, sorpreso, ricambiava. “Credevi che ci fossimo dimenticati, eh?” – gli fece una linguaccia.
“Sai, è successo una volta..” – iniziò lui, lanciandole uno sguardo divertito. Era vero. Un anno si erano dimenticati tutti di che giorno fosse, nonostante fossero stati tutto il giorno insieme.
Alla fine Francesco non aveva resistito più e aveva esclamato dove fosse la festa a sorpresa, quando erano quasi le mezzanotte. Il giorno dopo aveva ricevuto un miliardo di biglietti di scusa e un sacco di regali fatti a mano.
Si era dovuto accontentare, ma la verità è che gli era dispiaciuto molto, visto che è la festa che preferisce di più in assoluto.
Clara apre il forno e tira fuori una torta, grande abbastanza per far fare ai bambini il bis e per Francesco il tris. “L’ha cucinata Heal, sta tranquillo” – disse lei, notando la faccia spaventata dell’amico. Sapeva le sue doti culinarie quanto scarse fossero. Sapeva preparare però degli ottimi tramezzini. – “E’ veramente un cuoco provetto. Eccelle in ogni cosa che fa. E’ veramente un caro ragazzo”
“Stai ancora cercando di convincermi? E’ troppo grande per Erica” – disse Francesco allontanando un po’ la torta, a malincuore, visto l’aspetto delizioso.
“Dai, otto anni non sono moltissimi! Mia madre una volta aveva il ragazzo più grande di lei di diciassette anni”
“Tua madre non è mia figlia” – si siede su una sedia e Clara gli posa una mano sulla spalla. “Lei è la mia piccola, lui vorrà da lei qualcosa, ma è ancora troppo giovane”
“Se intendi quella cosa dell’ape e dei fiori, ti sbagli di grosso” – Clara si è improvvisamente gonfiata, digrignando i denti, come un drago che è pronto a sputare fuoco. “Non è così, il mio ragazzo. E’ cresciuto con sani principi”
Sofia che li stava ascoltando dal lato opposto della tavola, sembrò non voler partecipare alla conversazione, dato che almeno una volta al mese capitava. “Ho dato la mia parola che avrebbe potuto amarla. Sta a Erica decidere. Tra qualche anno, capirà cosa vorrà veramente. Per ora è solo una cotta da elementari, nonostante sia matura. Ha preso da me, dopotutto”
Francesco non demorse. “Dovevi consultarti con me, quella volta” – si alzò in piedi dalla sedia. – “Gli sarò per sempre grato per averti guarito, ma la mia bambina...” – e se ne andò.
Sofia rimase seduta a picchiettare con le unghie il tavolo che si scheggiò. Capitava sempre così. Era pieno di tagli lunghi i bordi.
Clara seguì Francesco che si era andato a rifugiare nel giardino sul retro della casa, precisamente nella serra. L’aveva costruita personalmente lui, come regalo di matrimonio.
Si sedette sul dondolo affianco a Francesco. - “Tommaso si è dato da fare. Queste piante sono veramente molto verdi.” - Dentro c’erano diversi fiori, ma lei era fin troppo occupata per occuparsene. Tommaso al contrario aveva un dono naturale a quanto pareva. – “Soprattutto la capelvenere”
Clara annuì, mentre gli occhi dell’uomo affianco a lei cambiavano colore, diventando neri come petrolio. Posò una mano sulla sua guancia e Filippo la prese, godendosi quel suo tocco.

”Grazie per avermi resa più forte” – sussurrò al vento, mentre la sabbia iniziava a farsi sentire dentro le sue scarpe. Se le tolse entrambe e anche i calzetti e iniziò a correre verso il mare, desiderando di potersi immergere fino al capo e lasciarsi trasportare via dalla corrente, anche se la bassa marea rendeva più difficile il compito.
Sentì due mani afferrarle le spalle e portarla a riva. Il cielo rosa era uno spettacolo. Guardò Filippo. Almeno, i suoi occhi neri dicevano che fosse lui. Si scompigliò i capelli biondi, non abituato all’idea di averceli.
Nonostante lui e Francesco fossero gemelli, non era mai riuscita a immaginare il ragazzo biondo. “Che ci fai qui?” – la domanda più idiota che mai avesse potuto fargli in quel momento al posto di:
– Hai mentito tutto questo tempo a Charles?
Ora, chi sei veramente?
“Volevo parlare con te” – disse lui, guardandola negli occhi, serio. “Tu, insieme a Heal e a mio fratello sei l’unica persona a sapere che io sia vivo” – Clara si rese conto solo in quel momento che era come diceva lui. Nessun corpo e il castello distrutto. Nessuno poteva solo immaginare quello che era successo realmente. “Vorrei che nessuno sapesse che io sono ancora vivo, nonostante sia praticamente un’anima alla ricerca del suo corpo distrutto. Tutto quello che è successo è troppo. Le persone non devono preoccuparsi per una cosa così grande da capire, hanno già i loro grattacapi. Occuparsi di loro, cercare i propri familiari, continuare a vivere. Bisogna controllare che le guerre negli altri Paesi sia terminata come questa. François è già partito con altri verso l’Argentina” – sospirò. Sembrava più vecchio. – “E anche io voglio continuare la mia vita il più tranquillamente possibile. Vivere ciò che Francesco vive, vedere la vita attraverso i suoi occhi. Non sarebbe la prima volta, già la facevo”
“Ma non è soltanto questo, giusto?”
Filippo annuì, dopo un attimo di sorpresa. Sorrise. “Sai, l’ultima cosa che vorrebbero veramente tutti quanti in questo momento, è un’altra Creatura della Notte Eterna da cui riguardarsi. Potrebbe passare ad un bambino, ad un vecchio ignoti di tutta questa grande faccenda.” Fece una pausa e negli occhi di Clara capì che aveva capito. – “Il potere rimarrà legato ancora a me per un po’, fino a quando le acque non si saranno calmate del tutto. Ma tu devi promettermi che non dirai a nessuno che io sono ancora vivo. Heal è d’accordo. Tu dovrai mantenere il segreto e so quanto questo ti costa” – le prese il viso. – “Mentire a Tommaso e a Sofia non sarà semplice. Francesco mi terrà al sicuro, fidati di lui”
“Beh, non è così terribile, no? Potremmo parlare sempre. Basta che chieda a Francesco di passarti le informazioni o una cosa del genere” – se cercava di capire come adesso funzionava la situazione due-persone-in-un-corpo, le veniva mal di testa. “No?”- ripeté.
Filippo rise di gusto e degli uccellini girarono la testa verso di lui per poi volare via. Diventarono due puntini prima che il ragazzo le rispondesse. “No, non è così semplice. Non voglio che mio fratello soffra di scambio d’identità, nonostante sia difficile. E poi lui deve godersi la sua vita, diventare un padre iper protettivo ed un eccezionale marito” – gli scese una lacrima che disegnò una linea retta lungo la sua guancia per poi cadere sulla sabbia. Clara bloccò la seconda con un dito.
“Racconta la mia storia a tuo figlio. Digli quanto sua madre era meravigliosamente gentile con tutti, anche con chi era stato crudele con lei. Lasciarla sola dopo averle fatto vedere il lato peggiore di lui. Che vigliacco che sono” – abbassò la testa e i capelli biondi accarezzavano le sue guancie rigate dalle lacrime che scendevano senza sosta.
Ora erano in due a piangere. “Gli racconterò del primo ragazzo che mi abbia amato. Del suo coraggio ad affrontare ciò che ha fatto da solo, mettendosi amici e nemici contro. Della sua voce, così bella da volerla ascoltare per giorni interi. Dei suoi occhi neri nei quali perdersi e ritrovarsi. E, se Tommi mi perdonerà, delle sue labbra da baciare. Ma credo che questo non importerà molto se il bambino sarà maschio”
Risero insieme. “Di a mio fratello che è stata la persona più importante per me. Gli ho voluto bene sul serio. Anche a te” – le baciò la fronte e poi i suoi occhi neri divennero azzurri.


“Allora ci sei ancora” – sussurrò lei, non aprendo ancora gli occhi, godendosi quel tocco che non sentiva da dieci lunghi anni.
“Non me ne sono mai andato” - . Sapeva che era così. “Sei diventata una donna bellissima.” – il suo tono non era mai stato così informale come allora. – “Mi sei mancata”
“Anche tu” – a malincuore si staccò da lui, per poterlo vedere meglio. Con sua sorpresa, non c’era Francesco – o almeno il suo aspetto – davanti a lei. C’era Filippo. Di dieci anni prima. – “Com’è possibile?” – gli toccò il viso, i capelli morbidi.
“Non ho un corpo, solo la mente. E lei appartiene ancora al corpo che non c’è più” - aveva ancora gli abiti bianchi sporchi di sangue di quel terribile giorno. “Ti ho osservata molto. Sono molto fiero di te” – rise. – “Sembra molto una frase di un padre che di un amico. Sei cambiata, sei diventata matura e paziente. Tutti ti vogliono bene, basta vedere come ti guardano mentre li parli. Tuo figlio ti adora, così come mia nipote. Sono zio!” – sorrise. –“ Credo che in questo momento, sia solo questo. Fratello e zio. Nessuno si ricorderà di me oppure si ricorderanno del ragazzo che cambiò sponda abbandonando i suoi compagni. Nessuno sa, vero?”
“Di quello che è successo? Nessuno. E poi, chi ci crederebbe? I due Spiriti che appaiono . I gemelli che si uniscono. Se dici a qualcuno che hai visto Eragon e Saphira volare sopra la tua città, è più credibile” – Clara abbassò la testa. “Scusa, magari avresti preferito una statua in tuo onore proprio davanti alla Scuola o magari proprio al centro del Prato della Valle, al posto della fontana”
Filippo sorrise. “Na, mi avrebbero raffigurato più brutto di quello che sono. Non avrebbero colto i miei occhi profondi e le mie belle mani”
“Io l’ho fatto, quando ero ragazza” – arrossì, ma non per la rivelazione. Filippo sapeva quanto era ammaliata di lui. – “L’ho fatto, sai? Ho parlato a lungo ad Anto di te. Antonio. Bambino. Ho lasciato da parte il fatto delle tue labbra” – le sfiorò con le dita. Erano come le ricordava, perfette. “Ha anche una nostra foto in camera. Non so nemmeno dove Tommi l’abbia tirata fuori, ma un giorno mi portò un album con solo tue foto. E’ stata forse l’unico a notare che tu mi mancassi. Dovresti sapere quanto gentile è con me, quanto riesce a capirmi, anche meglio di me. Mi aspetta oppure mi incoraggia. Pensa che il matrimonio l’abbiamo fatto a Las Vegas. Un giorno mi prende per mano, mi mette l’anello al dito e mi dice solo “Sposami”. Siamo partiti e il giorno dopo eravamo marito e moglie. A Sofia è passata sul serio l’idea di uccidermi. Stava progettando tutto il matrimonio, dai ricevimenti alla luna di miele. I regali però me li hanno dato tutti comunque.
“Lei non si era ancora sposata, così, con un aiuto, cambiai tutte le ordinazioni che aveva fatto a nome mio, con il suo. Un mese dopo di me, era in abito bianco che percorreva la navata di una chiesa al braccio di mio padre. Valentino. I suoi sono entrambi morti in combattimento e Valentino l’aveva vista praticamente crescere insieme a me e lui non aveva avuto l’onore con me”
“Due piccioni con una fava” – le fece eco Filippo. Si era praticamente dimenticata di lui, presa dal racconto. “Tutti i tuoi genitori stanno bene?”
“Si, grazie. Alla fine mi avevi detto una balla. Non erano dentro al castello, i miei veri genitori”
“Il fine giustificava i mezzi. Solo tu potevi aiutarmi e solo così sarei riuscito a convincerti a venire. Credevo. Poi Tommaso ha complicato le cose, ma...”
“E’ andato tutto bene, non importa.” – Clara si bloccò. –“Più o meno, tutto bene”
Filippo si alzò. Nulla era cambiato in lui. La postura elegante, i capelli ordinati. Le sue mani percorsero leggere il contorno di un petalo di un fiore. “E’ bello, qui” – alzò lo sguardo per indicare che stava parlando della serra.
“Se ne prende cura Tommaso. Io potrei bruciare tutto in tre secondi. Beh, diciamo cinque” – guardò il ragazzo dritto negli occhi e lui capì.
“Non me ne ero reso conto. Quando è successo?” – domandò lui, curioso.
“Qualche anno fa. Lui aveva capito che desideravo una vita tranquilla. E’ stato più un arrivederci che un addio. L’ho sempre, dentro di me”
Rimasero in silenzio. Non tirava vento, dentro la serra. Il caldo si faceva sentire mano a mano che i minuti passavano. Strano che gli altri non si chiedevano perché non tornassero.
“Perché non ti sei mai fatto sentire vivo?” – gli chiese lei, chiudendo le mani a pugno, come per trattenersi. “Nemmeno un segno”
“Come no? Non hai notato? Durante la notte del tuo compleanno, fiorivano sempre dei fiorellini blu. Era quello il mio regalo”
Non ti scordar di me
“Beh, è quello il periodo della fioritura, non avevo collegato” – sussurrò mortificata.
La voce di Filippo però lo parve ancora di più. “Non sono in visita di piacere però nemmeno oggi, mi dispiace. Sono venuto a dirti addio. Il mio periodo qua è finito. La Terra finalmente ha recuperato la sua pace, ma l’Equilibrio deve continuare e io non posso tenerlo. Devo passare il potere ad un’altra persona” – fece una pausa. – “Sai cosa significa”
Clara lo guardò. Non capiva. Non voleva capire. Il solo sapere ce in qualche modo, lui ci fosse, la calmava. “Significa che devi andare. Continuare. Non tornare”
Il ragazzo si inginocchiò davanti a lei, seduta ancora sul dondolo. “Non so se mai potrai perdonarmi per tutto ciò che ti ho fatto, ma è la cosa giusta da fare per tutti. Il mio compito non è finito se non faccio questo passo. Tutto quello che voleva è accaduto: Francesco è felice. Questo mi basta”
“Vuoi un abito migliore per andare dove devi andare?” – chiese sorridendo.
“No, devo andare come tutto è finito. Sarei dovuto andarmene allora. E’ stato un piccolo strappo alla regola, non credi? Non devo rinnegare di me anche questo”
Clara si alzò, facendo oscillare il dondolo per qualche secondo. Filippo fece le stesso. Tese la mano verso la donna. “Salutami tuo figlio. Clara Furlon. Conoscerti mi ha reso una persona migliore. Non saprò mai come ringraziarti”. Lo abbracciò per risposta.
Furono le ultime parole che si scambiarono. Poi lui scomparve e si ritrovò ad abbracciare il vuoto, mentre la voce di Francesco che proveniva dalla cucina la risvegliava dai suoi pensieri.
Si accasciò a terra, mentre i jeans si macchiavano di terra.
Alzò lo sguardo solo quando Antonio le toccò la spalla. “Mamma. Hai gli occhi rossi. Hai pianto? Ti sei fatta male?”
Clara rise e si rimise in piedi. Tutte quelle domande. Si chiese perché i bambini facessero così tante domande per una piccola cosa. “No, non mi sono fatta male.” – vide Tommaso sulla porta, una domanda sugli occhi. Decide di rispondere ad entrambi. – “Sai il vecchio amico di tua madre?”
“Filippo?” – domandò il bambino curioso come non mai. Non mentiva a Filippo prima. Ormai il figlio lo considerava un supereroe alla pari di quelli dei fumetti. Anzi, li superava.
“Esatto. E’ venuto a trovarmi poco fa. Ti saluta. E’ stata una bella sorpresa, per questo ho un po’ pianto. Le lacrime non sempre hanno un brutto significato” – gli scompigliò i capelli rossi, mentre vedeva i propri occhi verdi riflessi negli occhi del figlio.
“E’ stato felice di sapere di te, sai? Non è voluto venire in cucina perché doveva subito andare da un’altra parte, è molto dispiaciuto. Quindi non diciamo niente agli altri, va bene piccolo? Saranno dispiaciuti per non essere riusciti a salutarlo per bene”
Antonio annuì ancora più contento: gli piaceva avere dei segreti che fortunatamente teneva gelosamente per se, anche se gli altri gli offrivano sempre qualcosa per dare solo un indizio. Era il compagno ideale se si doveva andare a prendere un regalo. “Non c’è problema! Vuoi che vada a chiamare Heal e Erica per aprire i regali dello zio Francesco? Scommetto che la bottiglia del Merlot dell’83 avrà successo”
“Si, così come la nuova x-box. Non so proprio come tu sia riuscito a convincermi a comprarla. Sofia probabilmente lo manderà a dormire sul divano, visto che non farà altro che giocarci” – diede un bacio sulla guancia al figlio che prontamente si scansò.
“Vado vado!” . Si dileguò in tre secondi.
Tommaso guardò il figlio andare e rimase pensieroso, gli occhiali un po’ storti e il libro che aveva prima ancora in mano. “Così, Filippo...”
Clara lo raggiunse e affondò la testa sull’incavo della spalla di lui. “Se ne è andato, per sempre. Mi dispiace non averti detto che era vivo. Non lo sapeva nessuno, solo io e Heal. Dubitiamo entrambi che Francesco sapesse che suo gemello era dentro di lui” – si interruppe. – “Scusami, probabilmente è l’ultima cosa che vuoi sentire”
Tommaso la abbracciò forte, accarezzandole i capelli. “Ti ricordi il nostro primo incontro?”
“Si. Tu che entri nella casa dove stavo tranquillamente. E iniziamo subito a darcene di santa ragione” – ricordò lei. – “Come dimenticare?”
“Io ti ho amato da quel momento” – ammise lui. – “Non amore a prima vista, sapevo soltanto che ti avrei aspettato fino a quando non ti saresti accorta di me. E se non mi avessi voluto, ti avrei lasciato andare. Ma poi c’è stato quel bacio casuale e sapevo che non avrei voluto aspettare, che ti avrei voluta per me e basta. Ma dovevo aspettare che tu capissi i tuoi sentimenti. Ho fatto bene ”
Clara lo baciò fino a non sentire più le labbra. “Io ti amo, Tommaso Furlon. Il primo amore non si scorda mai, ma tu sei quello giusto e ti terrò la mano fino a quando non mi verranno le rughe e le forze mi verranno a mancare. Accetti?”
“Ora e sempre”
Gli occhi verdi di Clara trovarono i suoi e sapeva che così sarebbe stato.




RINGRAZIAMENTI, SPAZIO AUTRICE
Si, mi andava voglia di fare come gli scrittori alla fine dei libri, lo ammetto!
A quanto pare, si ringrazia sempre l’agente, ma visto che non ce l’ho, non saluto nessuno.
Ringrazio mamma, per avermi dato delle mani per poter scrivere (va bene lo stesso? xP )
Ok, siamo seri.
Questa FF la vorrei dedicare agli sclerati che per primi mi hanno sostenuta in questo “progetto” che conosceranno si e no cinque persone in tutto. Ma mi hanno incoraggiata a continuare a scrivere. A loro devo il piacere di scoprire che non sono poi così una frana con le parole.
Come dicono loro, so scrivere dei sentimenti. Spero di avervi toccato almeno un pochino.
A Pochè. A Wy. A Punkè.
A Seya. A Arya.
E a chiunque abbia solo letto un po’ di questa FF.
Pochè, che ha creduto in me e sostenuta. Alla fine, ClaraxTommi ha trionfato, come volevi da quando si sono incontrati xD Niente matrimonio in grande stile! Las Vegas, eh? Non te lo saresti mai aspettato.
Wy, che è stato con me fino alla fine. Ma non è la fine, è solo l’ultimo. Ti devo ringraziare di cuore. Potevi leggere un chap ce postavo anche una settimana dopo, ma lo facevi. Spere che lo avresti fatto, mi ha aiutata a scrivere in questi ultimi mesi. Tu sai perché. E non so nemmeno come ringraziarti.
Punkè, che se anche ha smesso di leggerla, ha sempre portato il sorriso con le sue battute a go go xD
Seya, lettrice nell’ombra che poi si è esposta e mi ha travolta con l’entusiasmo pro- Tommi! E grazie ai suoi disegni, che probabilmente mai vedrò, ma che qualcuno ha saputo descrivermeli xD
L’8 dicembre 2009 non avrei mai detto che sarei arrivata a questo punto. A finire la storia! Ho tessuto trama e personaggi, almeno spero.
Mi auguro di non avervi fatto annoiare. Di avervi fatto chiedere a voi stesso almeno una volta “E io, che creatura sarei?”
Clara alla fine ha voluto quello che voleva, una vita normale. Gli occhi verdi le sono diventati tali perché lo Spirito dentro di lei aveva capito. Capito che voleva vivere lontana da quel peso di essere Aequum. Ogni anno avrebbe guardato se i non ti scordar di me fiorivano, senza esito.
Tommaso è riuscito a renderla una donna in tutto e per tutto. E’ riuscito a ritrovare sua madre grazie a Heal.
Heal, bambino senza nome o identità di qualsiasi tipo, ha trovato una famiglia che lo ama e che ama.
Thomas, un amore perso e ritrovato. La morte per lui è solo l’inizio di una nuova storia e l’ha accolta con piacere, infondo.
Filippo, tanto odiato, da me sempre amato. Ora potete solo capire il perché un poco. Non per il “doppiogioco”. Ma perché lui era lui. All'amore per il fratello.
Francesco il giocherellone, padre protettivo ma per una giusta causa. Voleva bene al fratello e sapeva che lui stesso lo ospitava in questi ultimi dieci anni, ma sapeva anche che se avesse voluto, si sarebbe fatto sentire, quindi aspettò pazientemente senza risposta.
Non volevo far passare per egoista a Sofia. In questo ultimo chap ho cercato di far capire quanto qualcuno sia disposto a dare per ricevere una cosa che vuole – in questo caso l’uso perso delle gambe - . Per fortuna, Erica vuole bene a Heal. E, si, si metteranno insieme. Infondo, otto-nove anni non sono niente. E potrebbe passare un po’ per pedofilia all’inizio xD
Ringrazio tutti di cuore. Chi c’è stato, c’è e ci sarà.
Ultima modifica di Saphira_Baby il 18 agosto 2011, 12:55, modificato 3 volte in totale.
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

— Vittorio Agnoletto.
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