Is Magic.

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Is Magic.

da Saphira_Baby » 8 dicembre 2009, 19:56

So che ho un'altra FF in sospeso però ... uff xD
non so che introduzioni farvi quindi... leggete se volete ovviamente

CAPITOLO 1

Clara guardava il soffitto della sua camera aspettando il momento buono per uscire. I suoi erano andati a dormire più di un’ora prima, ma ugualmente doveva essere sicura che non si svegliassero mentre lei usciva di casa, precisamente dalla finestra. Guardò l’orologio fisso sul suo polso sinistro. 23.48 . E’ ora di andare.
Si tolse le coperte. Era già vestita per uscire, si mise soltanto, silenziosamente le sue all-star blu notte con i lacci rigorosamente di colore diverso, blu oltremare e bianco. Ottimo. Si alzò in piedi con leggerezza e si mise il giubbotto nero aderente, col cappuccio con il pelo, appoggiato sulla sedia della scrivania. Si osservò allo specchio per vedere se era presentabile. I capelli erano rossi come il fuoco più scoppiettante, lisci come seta pregiata. Le numerose lentiggini erano sparse qua e la. Gli occhi viola dalle sfumature dei capelli la rendevano la ragazza più singolare di tutta Montegrotto Terme. Alzò con un movimento aggraziato e sicuro la finestra. Non emise nemmeno un rumore. La ragazza appoggiò il piede destro sul cornicione e col sinistro si diede una spinta, e si slanciò verso il cielo. Sentì l’aria notturna avvolgerle i capelli e scompigliarli mentre era in aria. Fece mezza capriola e atterrò con un tonfo Puf sull’erba del giardino della madre. Si guardò indietro verso la finestra di camera sua al primo piano. Speriamo che non sentano il vento sbattere contro la finestra pensò riferendosi ai genitori. Si voltò di nuovo e iniziò a correre : andava a 120 km/h precisi. Sono in anticipo vado piano, non voglio fare la figura di quella che vuole fare la secchia. Uscì da Montegrotto per ritrovarsi in meno di cinque minuti al prato della valle a Padova. Si fermò a bere alla fontanella sul ponticciolo verso nord che scavalcava il piccolo fiumiciattolo tanto per perdere un po’ di tempo. Ripartiamo.
Poiché come ogni sera, anche di inverno, c’erano molte persone che andavano sui roller brade e facevano il giro della piazza padovana, Clara si mise a camminare tranquillamente senza destare alcun sospetto, verso la meta e controllò l’orologio. Erano le 23.56. Sono arrivata troppo in fretta. Andò verso l’unico piedistallo vuoto della piazza e premette un pulsante nascosto nel lato più vicino all’acqua . Si aprì un’apertura invisibile e veloce ci si infilò dentro prima che qualcuno la potesse vedere. Andò giù lungo i gradini di pietra. Il silenzio era attorno a lei: nemmeno i suoi passi, tanto erano leggeri ,facevano rumore.
Dopo un centinaio di gradini fatti di corsa in pochi secondi, si affacciava una parete di roccia. Con nessuna indecisione abbassò il colletto del giubbotto e della felpa . La cicatrice sul collo a si illuminò di luce rossa e la parete sparì all’istante. Dall’altra parte c’era già qualche ragazzo della sua stessa età che aspettava la prima Lezione del nuovo anno . Attraversò la soglia, e questa si chiuse all’istante. Non fece in tempo a fare un altro passo che una ragazza minuta dai capelli neri a caschetto, con la frangetta la fece sbattere contro la dura parete appena richiusa.
<<Ahia Sofi , sei impazzita?>> chiese un po’ scherzando e un po’ scocciata. Ovviamente non si era fatta del male, ma le dava lo stesso un senso di irritazione per la pelle fredda della ragazza.
<<Non sono impazzita Clara! Sono soltanto felice che tu sia arrivata. Non mi andava molto di ascoltare le solite chiacchiere di Roby>> rispose con un sorriso bianchissimo a trentadue denti.
<<E’ già arrivata ?>> domandò sorpresa. Di solito Roberta era l’ultima delle ragazze ad arrivare, oltre a Jenny e le sue compari. Roberta veniva in ritardo perché voleva essere certa che sua mamma dormisse, ma Jenny arrivava per ultima solo per fare la sfilata in classe bussando alla porta portando le sue scuse all’ Insegnante.
<<Ti sembrerà strano, ma sono arrivata addirittura prima di te!>> la informò una ragazza con spessi occhiali viola con la scritta D&G. Un solo sguardo e potevi capire tutto di lei. Simpatica, occhialuta, intelligente. Ecco i tre aggettivi che le hanno sempre dato i suoi amici. Era poco più alta di Clara, dai capelli folti e biondi e gli occhi verde smeraldo, messi in risalto dal colore degli occhiali .
<<Sarai arrivata massimo massimo 20 secondi prima di me>> scherzò su Clara.
<<Beee , risposta errata. Sono qua esattamente da dieci minuti esatti. Sono uscita prima perché mia mamma incredibilmente si è addormentata subito dopo che mi ha augurato la buona notte. Ho corso fino a Torreglia e a Monselice perché ero in anticipo infatti. Poi sono andata a prendere lei – indicò la ragazza dai capelli neri- ma era già andata tu sai dove, a guardare tu sai chi>> disse ridendo.
Sofia divenne tutta rossa in viso . <<Non è affatto vero! Non sono andata a vedere cosa faceva Giulio da una delle sue tre finestre di camera sua>> .
Clara scosse la testa rassegnata. << Dicendo questa frase è come se ci avessi dato la conferma>>.
Sofia divenne ancora più rossa. <<Comunque non guardo tutto quello che fa. Quando si deve cambiare sbircio i suoi genitori per sapere i loro hobby, ma come tutti i genitori non fanno niente se non guardarsi Chi vuol essere milionario o X factor. Adesso però è finito quindi si guardano Voyager. Ha vinto Marco! Evviva! Ho mandato anche un messaggio. Pensa se proprio il mio messaggio ha fatto la differenza per la vittoria! >>.
<<E poi sarei io quella che fa le solite chiacchiere, vero Sofia?>> domandò interrompendola appena in tempo. <<Certamente>> rispose scrollando le spalle. Evidentemente aveva sentito la battuta di prima anche se non era vicina alle amiche.
La parete alle loro spalle si aprì di colpo e comparvero sulla soglia due ragazzi, due fratelli gemelli : Francesco e Filippo. Francesco aveva i capelli biondo chiaro , dagli occhi azzurri quasi bianchi da quanto erano trasparenti, ma erano molto accesi e luminosi.
Filippo era il contrario del fratello , anche se erano gemelli. Capelli neri come la pece e gli occhi del medesimo colore, ma vivaci.
<<Salve Sofia, Roberta e Clara>>salutò loro Francesco. << Ci fate passare?>>.
Le ragazze si affrettarono a farsi da parte. <<Scusa France, stavamo salutando Clara>> si scusò loro Sofia.
<<Sei arrivata solo ora?>> domandò con la voce scherzosa il ragazzo.
<< A quanto mi risulta sei arrivato anche te adesso, addirittura in ritardo di 14 secondi>> si fece beffe di lui, ridendo la ragazza.
<<Touche >> disse alzando le mani il ragazzo. La cicatrice del ragazzo era sul palmo sinistro. Luccicava debolmente ancora di bianco.
Una signora anziana si schiarì la voce alle loro spalle. I ragazzi presero un colpo, tranne Filippo, perché non avevano sentito la parete dissolversi alle loro spalle.
<<Ragazzi, farete meglio a incamminarvi verso la Sala Principale. Il preside vuole fare un discorsetto a tutta la scolaresca. Forse è la volta buona che sospenda qualcuno dopo il discorso vero e proprio>>.
I quattro ragazzi si riscossero a quelle parole. <<Certo professoressa Reverenna, andremo subito>> disse Filippo con un debole inchino.
Fecero passare la donna. La sua cicatrice dietro, sulla nuca brillava più forte che mai.
<<La vorrei così luccicante anche io, purtroppo sono ancora ai primi livelli >> disse sospirando invidiosa Sofia. Si scostò la frangetta e si intravide la sua cicatrice. A forma di saetta, segno del destino.
<<La tua almeno è la cicatrice più famosa e bella che ci sia. Come Harry Potter! >> la rallegrò Francesco dandole una pacca sua spalla. << Modestamente diventerò la strega più famosa al mondo>> disse la ragazza facendo diventare gli occhi marroni dalle sfumature gialle a forma di fiammelle.
<< Meglio avviarsi verso la Sala Principale>> disse Filippo con noncuranza.
<<Ma tu non sei una strega Sofi, non esistono e sei solo una mezza vampira>> le ricordò incamminandosi Clara.
Sofia la guardò. <<Zitta, umanuccia dei miei stivali. E poi non solo una mezza vampira>>
Clara fece spallucce ridacchiando. <<Meglio se stiamo zitte ragazze, se no la prof Reverenna torna con l’agenda e sono cavoli amari>>. I ragazzi ebbero un brivido a sentire la parola ‘’agenda’’.
Il corridoio divenne sempre più stretto e scivoloso perché si trovavano sotto il fiumiciattolo del Prato della Valle. Si attaccarono con entrambe le mani al corrimano che andava verso il basso. Alla fine, c’era una parete uguale a quella di roccia dell’entrata, solo che questa era di oro massiccio.
<<Prima le signore>> invitò loro un goblin che faceva da guardia lì accanto, semi nascosto dalla luce buia.
Clara fece un passo avanti e la cicatrice sul collo assunse la solita luce rossa. La soglia si aprì e spari attraverso facendo due passi. Si girò dall’altra parte della porta/parete a vedere l’entrata degli altri. Da questa parte la parete era trasparente, si poteva vedere chi stava per entrare. Dietro la frangetta di Sofia la cicatrice alla Harry Potter si illuminò di luce gialla, entrò nella Sala e si affiancò all’amica. Fu il turno di Roberta. La cicatrice a forma di un piccolo fiore sulla spalla si intravedeva grazie alla luce viola. Si avvicinò alle altre due in rigoroso silenzio.
I gemelli,diversi tra loro, dall’altra parte alzarono rispettivamente la mano sinistra, per Francesco e destra per Filippo. Luce bianca e nera si unirono e la parete svanì. Passarono tranquillamente .
<<E’ sempre uno spettacolo vedere la vostra entrata>> disse una voce femminile alle loro spalle.
Jenny seguita da altre tre ragazze alzò la mano verso Filippo in segno di saluto. Occhi azzurri come il cielo senza nuvole e capelli castani. La cicatrice illuminata di azzurro si vedeva accanto all’ombelico, grazie alla canottiera molto corta.
<<Non hai freddo, Jenny?>> chiese guardandola strano Francesco. Jenny infatti portava dei pantaloncini corti corti, una canottiera con le spalline fini e una giacchetta bianca leggera. Sembrava stesse uscendo nella sera più calda d’estate, invece di una sera fredda di dicembre.
<<Stai dimenticando che io sono per metà una Creatura della Neve e dei Ghiacci. Non ho mai freddo, non lo soffro. Lo creo e lo distruggo soltanto. Portami rispetto se non vuoi finire congelato>> disse sprezzante lei, in un tono orribile da prima donna, osservandolo da capo a piedi con un sorriso stampato in faccia. Poi come se non fosse successo nulla si rivolse a Filippo. << Amore, tu sei così intelligente rispetto al tuo fratello ! Veramente non sembrate nemmeno gemelli. E per fortuna, dico io. Vieni con me, non ci vediamo da ieri!>> prese per mano Filippo e lo portò lontano. Le tre amiche di Jenny si voltarono ed andarono in giro per la stanza a trovarsi con altri ragazzi e ragazze.
<<Come può tuo fratello stare con una come … ! >>esclamò quando se ne erano andate Clara a Francesco.
<<… quella?>> concluse per lei Sofia visto che l’amica aveva la bocca spalancata.
<<Forse quello che vi sto per dire non ve lo dovrei dire, però … >> fece una piccola pausa, fingendo di pensare. <<Lui ieri la voleva mollare, quando si sono incontrati>>
Clara ebbe un tuffo al cuore.
Pum.
<<Anzi, la voleva lasciare già da un po’…>> aggiunse Francesco senza guardare le amiche che erano più sbalordite che mai.
Pum.
<<… solo che quella lo avvinghia come un polipo, ci credo che ha la cicatrice a forma di mezzo cuore! Scommetto che uno dei suoi potere è unire i legami. Potrebbe anche essere>> continuò lui.
Pum.
'' Ti senti bene Cla? Ho capito che hai una mega cotta per Filippo però è una reazione esagerata la tua. Stare zitta non è proprio da te ’’
commentò Roby.
A quelle parole Clara si risvegliò come da un sonno profondo. << Cosa? No! Io … a me … cosa dici? Perché lo hai urlato a tutti?>> urlò senza pensarci un attimo.
<<Tranquilla, ho solo usato la telepatia! Non mi permetterei mai di dire che a te…>> disse piano Roberta.
<<… a me niente. Vero Sofi?>> chiese Cla in fretta e furia.
<<Oh si certo. Di cosa stavate parlando?>> domandò distratta lei di tutta risposta.
<<Che alla Cla piace noi sappiamo chi e che lui voleva lasciare miss ghiacciolo>> sbottò Fra velocemente prima che qualcuno potesse sentire le loro parole.
<<AHN ! ORA HO CAPITO!! >>.
Clara mise entrambe le mani sulla bocca dell’amica. << Non – urlare – per – favore >>.
Non poterono aggiungere un’altra parola sull’argomento perché entrò il professor Dessì zoppicando.
<<Ragazzi per favore sedetevi. Per anni. Non c’è nessuno del ’97 perciò chi è nato nel ’96 si sieda nell’estremità a sinistra, e così via fino al ‘90, l'ultima classe>> disse indicando numerose sedie poste davanti a un grande tavolo. I ragazzi si misero a posto molto velocemente, in meno di trenta secondi erano ai loro posti. Clara, Sofia, Roberta e Jenny erano tutte del 95. Le amiche di Jenny del 96 e Filippo e Francesco erano del 93.
Il professore riportò l’ordine nella stanza con successo immediato. Erano molto curiosi tutti di scoprire il motivo della riunione.
Nella porta dietro al tavolo dei professori c’era una porta d’oro anch’essa. Scomparve ed entrò nella Sala il Sommo Anziano. Aveva lunghi capelli e barba bianchi. Evidentemente tutti si accorsero di questa caratteristica perché si sussurravano quasi tutti imitando quello che fa “sfighe” a Colorado : “Capelli lunghi bianchi, la barba lunga bianca” “scusi lei è Dio?” “No ,sono Gandalf. Tu sei Frodo?” “No sono Adamo” .
Tutti ovviamente risero per quella battuta così stupida, ma divertente al tempo stesso.
<<Pregherei a voi di fare un po’ di silenzio. Quello che vi dirò non è molto semplice da comprendere, soprattutto per quelli più giovani>>. Il vecchio aveva una voce possente e chiara, velata da anni e anni di avventure e esperienze sconosciute. << Io sono il Sommo Anziano, come molti di voi hanno intuito. No, non sono Dio, ne Gandalf>> sorrise . Facendo scomparire il sorriso e con aria grave : << Ora prestatemi bene a sentire. Vi abbiamo riuniti nella Sala principale per dirvi che stiamo per essere attaccati>>.


Continuo?
ps. Per chi interessa l'episodio di "sfighe" di colorado è quella del 18 - 9 - 2009 (che è anche una delle mie peferite xD)
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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 11 dicembre 2009, 19:55

Tornata (scusa punketta ho postato...mezzora dopo il tempo stabilito..scs ).
Ho notato che in un'altra FF (propio ora l'ho notato cercando la mia) c'è l'Ombra. CHiedo immensamente scusa e giuro di non averlo mai notato prima di adesso (spero che mi crederete).
Detto questo per chi vuole.. buona lettura!

CAPITOLO 2
Un brusio interruppe il silenzio creato poco prima, i ragazzi più grandi soprattutto. I più giovani erano o scandalizzati o confusi : non riuscivano a capire perché dovessero essere attaccati, ma la domanda era un’altra : chi?. Una ragazza che dalla posizione delle sedie doveva essere del ’92 si alzò in piedi con la mano alzata e prima di aver chiesto il permesso di parlare disse a gran voce la domanda che si facevano tutti. <<Sommo Anziano, mi scusi, ma chi è che ci dovrebbe attaccare? Gli umani non sanno nemmeno, più o meno, della nostra esistenza- sa noi mezze Creature, e le Creature. E se così fosse perché ci ha avvertito? Sono così deboli rispetto a noi! Non hanno nemmeno i sensi sviluppati. Perciò ci attacca un'altra persona. Siamo in grave pericolo?>>.
Il Sommo Anziano richiamò l’ordine e rispose abbassando lo sguardo. <<Non solo siamo in grave pericolo noi, ma anche gli umani. Il nemico, forse ne avete sentito parlare, è l’Ombra>>.
Come poco prima, il silenzio si ruppe. Borbottii di confusione, incomprensione, paura.
<<Ma stiamo parlando proprio di quell’Ombra?>> disse un ragazzo a destra di Clara cercando risposte a quelli vicini seduti a lui. Una ragazza affianco a lui, bianca come un lenzuolo per la notizia appena detta, annuì. Il ragazzo, che Clara era quasi sicura si chiamasse Luigi, divenne come la ragazza : una maschera di terrore.
Clara, in quel gruppo, era l’unica a non capire. Chi era l’Ombra? Si alzò in piedi e disse titubante : <<Mi scusi, chi è l’Ombra?>>. Qualche ragazzo si mise a ridere. Luigi e la ragazza ripresero un po’ di colore. Forse considerano la mia una battuta. <<Come a fai a non conoscere l’Ombra?>> chiese la ragazza infatti.
<<Dovete scusarla, ma è un po’ ritardata>> rispose per loro Jenny poco più a sinistra dei loro posti. Clara si alzò seguita a ruota da Jenny. La ragazza dai capelli rossi le stava per rispondere a tono, ma il Sommo Anziano alzò il palmo della mano e l’atmosfera della stanza si calmò. <<Volevi sapere cos’è l’Ombra. Bene, ecco la risposta. L’Ombra è il male più assoluto. Cerca da quando esistiamo noi Creature di batterci, per avere possesso della Terra e degli altri pianeti. Sappiamo di per certo che la galassia vicina alla nostra è stata tutta conquistata dall’Ombra. Ha trovato seguaci ovunque, trasformando addirittura gli umani. Non sappiamo come faccia, ma i seguaci dell’Ombra ormai sono a centinaia ovunque>> disse lui. I ragazzi non proferirono nemmeno una sillaba. <<Ma io non ho capito ancora cos’è o chi è l’Ombra. E’ una persona?>>. Il Sommo Anziano scosse la testa. <<Oh no, cara Clara. E’ una Creatura della Notte eterna. Unica nel suo genere. O almeno, lo credavamo fino a 16 anni fa>> disse facendo diminuire la voce a ogni parola.
I ragazzi a tali parole fecero un po’ di conti. Erano nella fine del 2009, dicembre. Perciò il ragazzo che era nato 16 anni prima, doveva essere del 93.
I ragazzi del ’93 si guardarono, ma poi lo sguardo di tutti si fissò su un’unica persona : Filippo. Chi poteva essere meglio di lui nel ruolo della Creatura della Notte eterna?Occhi neri, capelli scuri, con la magia nera. Il gemello sembrava l’unico che non gliene interessasse di quella storia.
Poi la voce di Francesco si sentì nitida nelle menti delle tre amiche. “So già tutto. Vi spiego dopo a voi tre”. “Spiegheremo” aggiunse la voce di Filippo.
<<Ragazzi, il vostro compagno non è un fenomeno da baraccone. Su torniamo alle cose serie. L’Ombra è come ho detto prima, l’unica Creatura della Notte Eterna, una creatura affascinante per le sue qualità nascoste a tutti noi. Ora, sappiate, che per sconfiggerlo dovete rimanere uniti, non dovete litigare tra di loro. Vero signorina Marzi? Signorina Nivei?>>
Clara e Jenny annuirono, lanciandosi però un’occhiataccia che poteva far rabbrividire un lupo mannaro.
<< Bene, sedetevi prego>>, le ragazze si sederono e l’Anziano continuò il suo discorso. <<Uniti si vince sempre, o meglio quasi. Sarà, ecco, complicata la vostra unione, visto le faude create. Molti fra di loro sono in disaccordo, non si può negare questo. Ma credo che per la convivenza dobbiate sopportarvi. Soprattutto le Creature che sono nemiche, per esempio i vampiri e licantropi… datevi una calmata. Ci manca l’ennesima rivoluzione! >>. A quella frase Sofia guardò dalla arte dei suoi nemici mortali e gli rivolse un sorriso incoraggiante. <<Brava signorina Fermon. Ritornando all’Ombra, sappiate che tutti i ragazzi dal 92 in su, si possono unire al combattimento contro di essa>>. Molti ragazzi troppo giovani fecero fischi di disapprovazione, si volevano unire anche loro all’imminente battaglia. <<Ragazzi, ritenetevi fortunati invece di non partecipare. Potreste rischiare la vostra vita, non è mica uno scherzo questo. Un film dove si può tornare indietro solo se il registra decide così. Per quanto strana e inconsueta sia, questa è la vita reale. E quelli che partecipano , sappiano che possono anche non partecipare. Meglio per loro se decidono quest’opzione! Di gran lunga la migliore. Per loro. Chi decide di astenersi?>> chiese speranzoso, non voleva che delle giovani vite così promettenti venisse cancellata. Poche mani, purtroppo, si alzarono secondo le sue previsioni. In tutto erano 6 quelli che si astenevano. Ma erano sei contro quarantacinque ragazzi. Il Sommo Anziano sospirò e scosse la testa rassegnato. <<Nessun ‘altro? >>. A quella frase nemmeno una mano si alzò.
<<Sappiate che chi non partecipa non viene considerato un debole da nessuno . Chi rimarrà insegnerà ai giovani Apprendisti. Molti insegnanti verranno mandati a ostacolare l’Ombra e i suoi seguaci. Sappiate che chi va non potrà più tornare indietro. Quindi, ripeto, c’è qualcuno che desidera restare?>>. I ragazzi si guardarono intorno, per vedere chi restava, poi qualche altra mano si alzò titubante.
Ora chi restava a casa era un numero sempre maggiore. Venti su quarantacinque. Il preside era più tranquillo. <<Bene, grazie ragazzi. Per gli altri sappiate che partirete fra tre giorni con la professoressa Reverenna verso la vostra meta. Ovviamente la scoprirete mentre sarete in viaggio. Non vogliamo che nella scuola, qualche ficcanaso lo scopra, non è vero ragazzi?>> domandò serio e divertito. Un coro di “sì” si levò dalla sala. Alcuni mossero solo la bocca, mentre altri sussurravano un tenue “no” per non farsi sentire nemmeno dall’orecchio più fine. <<Vi sento sapete, non sono mica sordo come alcuni di voi. Rossi? Sbaglio o sei stato uno di quelli che ha detto no?>>. Il ragazzo, che si trovava dietro a Clara, arrossì e ci fu qualche scossa di terremoto, molto probabilmente scatenato dal suo imbarazzo. <<Non ti preoccupare , non sei stato l’unico, ma comunque non saprai mai la meta del viaggio. E ora, visto che abbiamo chiarito la situazione, potete tornare alle vostre camere a casa vostra. Niente Lezione per oggi. Avete avuto la vostra dose di sfortune quotidiane presumo. Se non volete tornare subito, e andate in giro per la città, ricordatevi la regola: non fatevi vedere da nessuna telecamera, e da nessun passante. Penso che farvi chiamare dalla polizia a casa per la spiegazione della vostra uscita notturna, non sia proprio il massimo, per voi e per i vostri genitori. Già pochi sanno che venite qua, figurarsi di notte. Sto delirando, andate pure. O rimanete qua a chiacchierare, almeno fa caldo dentro. Fuori si gela ultimamente>> detto questo salutò con un gesto della mano,si mise a canticchiare un motivetto sconosciuto, si voltò le spalle e se ne andò da dove era venuto.
Clara si alzò subito dal posto, stare in mezzo a molta gente la innervosiva parecchio, non era affatto per lei. Corse verso i gemelli che stranamente non erano circondati da nessun ragazzo, ma molti ( quasi tutti) li guardavano con sguardo sospetto. La storia su Filippo doveva aver incuriosito , sospettato , commosso e impaurito tutti. Ma, l’ultima emozione, prese il sopravvento sulle altre.
Francesco parlava mentalmente con Filippo. France era innervosito dagli sguardi e si vedeva, perché il naso di tutti quelli che li fissavano si illuminavano, e si spegnevano quando si voltarono verso un’altra parte.
Ottima magia France, molto fastidiosa ed efficace, però a me spegni il mio naso per favore” chiese cortesemente mentalmente la ragazza all’amico.
Francesco la guardò e si mise a ridere. Non lo fermava più nessuno, addirittura sul viso di Filippo si creò un sorriso.
Ti dona Clara! Quasi quasi te lo lascio ancora un po’, per godermi un po’ la scena” le rispose il ragazzo.
La ragazza stava per attaccarlo, ma le sue intenzioni arrivarono a Francesco prima dell’attacco e le spense subito il naso con uno sguardo svelto.
<<Ti ringrazio>> sussurrò complice l’amica. Quello sbuffò e imprecò sottovoce qualcosa, probabilmente voleva che Clara avesse il naso luminoso per farsi quattro risate. Clara rise : << Mi dispiace per i tuoi piani, andati in fumo miseramente!>>. Il ragazzo sorrise.
<<Che hai fatto?>>chiese lei un po’ spaventata guardando il ghigno che stava comparendo in faccia a Francesco.
Poco dopo, Sofia e Roberta raggiunsero gli altri. Sofi si mise le mani davanti alla bocca, per poi far partire una fragorosa risata cristallina, che fece voltare l’intera scolaresca rimasta per la sala. <<Da quando in qua hai un’aureola ??>> chiese sempre ridendo la ragazza.
Aureola?
Proprio così, un’aureola di luce brillava senza sosta sopra la testa di Clara, che provò a muoversi, ma quella sopra la sua testa non aveva l’intenzione di staccarsi da lei. <<FRAAAAA! TOGLIMELA ! IMMEDIATAMENTE! DÌ DOSSO! >> . Corse su e giù per la stanza,sempre più veloce, ma l’aureola luminosa era sempre sopra la sua testa.
Tutti si misero a ridere, e Clara perse la pazienza. Fece una palla di fuoco e la lanciò contro l’aureola che si distrusse all'istante lasciando una scia di fumo scuro. <<La stessa fine dell’aureola toccherà a voi se ridete un’altra volta di me>> disse minacciosa facendo comparire un’altra palla sopra la propria mano. I ragazzi si voltarono e smisero di ridere all’istante. Tranne uno. Luigi era là che sghignazzava ancora per l’aureola perché faceva il segno di un cerchio sopra alla testa. Luigi: colui che aveva riso di lei anche prima perché non sapeva chi o cos’era l’Ombra. La palla di fuoco divenne più grande all’improvviso e dopo un attimo era finita sul posteriore di Luigi. Questo prese a correre all’impazzata urlando pietà a tutti, sperando di incontrare una Creatura dell’Acqua. Tutti si misero a ridere, ma poi smisero pensando che forse la stessa fine fosse riservata anche a loro, ma poi ripresero a ridere vedendo che anche Clara era occupata a fare la stessa identica cosa. Poi esagerando si mise a fare un’aureola di fuoco sopra al ragazzo, ma poi vedendo che era troppo con un gesto della mano fece scomparire il fuoco intorno a lui, compreso quello tra le chiappe. La scolaresca smise di ridere e guardò i due ragazzi. Lei guardò Luigi dritto negli occhi tornando seria : <<Non metterti contro di me, chiaro?>>. Il ragazzo la fissò spaventato e poi andò via per la parete.
Tutti i ragazzi batterono le mani, non per il gesto, ma per il risultato : era stata una prova eccellente di padronanza della propria magia. Anche alcuni professori che avevano visto la scena applaudirono. Baruffe tra studenti erano ammesse, l’importante era che non danneggiavano l’interno del corpo e gli organi vitali e si dovevano evitare i punti deboli e i cinque sensi. Il professor Dessì infatti si alzò e andò vicino a Clara. <<Signorina Marzi? Ottima prova, ma la prossima volta, cerca di non esagerare. Anzi, non far spaventare i tuoi compagni, ti ricordi cosa vi ha detto il Sommo?>>.
<<Che dobbiamo essere tutti amici?>> buttò lì a caso, dicendo la prima cosa che si ricordava del discorso.
<<Mi fa piacere sapere che sei stata attenta dopotutto>> disse il professore, per poi andandosene zoppicando.
Incredibile, ho sparato a caso
Si sentì un applauso alle sue spalle. Francesco . Come al solito oserei dire.sempre lui è
<<Brava sai!>> disse un po’ sorpreso. <<Hai distrutto la mia aureola! E dire che mi era venuta così bene>>. Sorrise a Clara.
<<Mi dispiace, ma l’ho sempre detto : il giallo non mi si dona, tanto meno il bianco>>. <<Proprio i colori della Luce>> disse il ragazzo ad alta voce.
“Ma chissà perché il nero ti sta sempre bene, vero Clara?” le disse Sofia. “Muta” . Sofia si portò gli indici ai lati della bocca, per poi spostarli verso il basso per creare la faccina triste.
Roberta li guardò e poi disse : <<Ragazzi, cos’è questa storia delle Creature della Notte eterna? Ave..>>. Francesco la zittì : <<Dopo, in un posto più appropriato. Avete sonno?>> chiese alle ragazze, che negarono. Il gemello le fissò con i suoi occhi celestiali : <<Benissimo, passerete una notte ancora più insonne dopo il nostro racconto>> disse con voce grave. <<Al nostro solito posto, tra mezz’ora. Vedete di esserci se no ce ne andremo a casa>>.
Ultima modifica di Saphira_Baby il 29 luglio 2010, 23:58, modificato 1 volta in totale.
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 17 dicembre 2009, 4:48

Sono arrivata! Finalmente dite? boh sta a voi decidere ;-)
Mi sono proprio sforzata xD Sono arrivata a cinque pagine e due righe su word scrittura 10 ! Ahaha (ridete che vi allunga la vita!)

CAPITOLO 3

Francesco e Filippo si fecero spazio tra la folla rimanente e scomparvero alla vista delle ragazze. Clara si sedette sulla sedia dove poco prima era seduto Filippo. Immaginò i suoi pensieri mentre il Sommo Anziano diceva una sua verità nascosta davanti a tutta o quasi la scolaresca. Chissà come si sarà sentito.
<<Meglio partire Clara, arrivare al covo non è il massimo in questo periodo dell’anno. E poi ci hanno dato solo mezz’ora! Come possono sopportare il freddo>> borbottò Roberta.
Aveva ragione e Clara lo sapeva bene. <<Farà freddo per te. A me non interessa molto visto che non soffro il freddo, l’unica sei tu Roby tra di noi a soffrirlo. Mi dispiace>> aggiunse Sofia.
<<Se vuoi evoco un po’ di calore anche intorno a te>> le propose Clara, ma l’amica scosse la testa. <<A me da fastidio il fuoco, dovresti saperlo. Dopotutto sono una mezza Creatura della Foresta!>> disse.
<<Dimentico questo dettaglio ogni volta, rischi grosso a stare vicino a me lo sai Roby?>> le domandò scherzosamente .
<<Ovvio che lo so, però se è questa la pena per essere tua amica, la accetto. E comunque ti aiuto a scaldare i tuoi spiriti bollenti>> disse strizzando l’occhio. Tutto quello che stava dicendo aveva un senso. Stare vicino all’amica, la aiutava a resistere al suo potere, impararlo a controllare meglio.
<<Grazie>> sussurrò, per poi alzarsi e iniziare a correre insieme alle altre verso le uscite. Erano tutte intasate dagli studenti e altri. Mostrarono le loro cicatrici alle porte e veloci salirono le scale per ritrovarsi all’apertura del piedistallo senza statua del prato della valle. Sofia andò in avanscoperta per vedere se c’era qualche curioso ancora in giro. Dopo due secondi tornò e fece un fischio, segno che potevano uscire. Chiusero l’apertura e corsero veloci : nemmeno un jet poteva starle dietro, del resto la loro meta era piuttosto lontana da quel luogo . Coredo , Trentino. Lontano da occhi indiscreti, montagna, aria fresca. A Roby quel posto le piaceva molto, perché circondato dalla natura e dagli animali, che amava e con cui andava d’amore e d’accordo. “La natura ci ha creati. Dobbiamo rispettarla” ripeteva spesso alle amiche mentre erano per parchi.
Dire che correvano tutte e tre, era però un errore : Roberta si faceva trasportare dalle piante. Evocava due foglie verde molto grandi, ci appoggiava sopra i piedi, e quelle si muovevano tra il vento ai comandi della ragazza. Pensava che ogni suo passo potesse danneggiare la terra e i suoi piccoli abitanti, compresi i vermi. Infatti dopo 5 minuti disse alle amiche : << Posso evocare delle foglie anche per voi? Così recate danno la natura!>>.
Come sono suscettibili su queste cose le Creature della Foresta! . << Sai, mi piacere, ma al mio contatto prenderebbero fuoco, e potrei recare danno alle tue foglie. Sto già facendo fatica a mantenere il mio controllo adesso : io adoro correre senza pensieri, ma questo comporterebbe il fatto di lasciar fluire la magia dentro e fuori di me. Rischierei di dar fuoco a tutto>>.
Sofia rise. <<Per questo corri sull’asfalto quando puoi?>>. <<Spiritosa, comunque si>> rispose l’amica. Sofia non credeva di averci azzeccato con quela battuta.
<< Qualche canaglia che ci segue?>> chiese Clara. Sofia annusò l’aria e scosse il capo : <<Nessuno>>.
<<La foglia a forma di cuore dell’albero di un centinaio di metri fa, invece mi dice che una, no, due persone ci stanno seguendo>> disse invece Roberta.
<<E quando avevi intenzione di dircelo?>> chiese furiosa Clara sprizzando fiammelle di fumo dalle orecchie.
<<Volevo sapere qualcosa in più. Stanno affrettando il passo>>. La ragazza sbiancò.
<<Ma perché non riesco a sentirli?>> domandò esasperata Sofia.
<<Sofi non lo so, ma credo che Roby abbia ragione, dobbiamo sapere qualcosa di più su di loro. Sofi, visto che tu sei la più veloce tra di noi, cerca di raggiungere Filippo e Francesco. Se sono nemici, qualcuno a quanto pare dell’Ombra, ci serviranno rinforzi. Ora vai>> ordinò Clara, la sua voce era calma, ma aveva sfumature di paura e di desiderio. Voleva combattere.
<<Qui si mette male>> sussurrò Roberta che aveva intuito quasi tutto il suo piano. <<Vedi di non esagerare>> disse rivolta a Clara.
<<Io vado allora, a dopo Cla , Roby>>. Sofia sparì improvvisamente dalla loro vista.
<<Novità?>> chiese Clara. Roberta si concentrò un attimo. <<Quei due si sono accorti che Sofia se ne è andata. Male, si stanno affrettando. Un gufo mi sta dicendo inoltre, che sono un maschio e una femmina. Hanno un aspetto glaciale, guarda>> le fece vedere un’immagine mentale. Le due figure avevano lunghi capelli, la donna rossi bordò, mentre l’uomo li aveva bianchi tendenti all’azzurro. In comune avevano la stessa espressione : occhi neri profondi, e occhiaie presenti su tutto il viso. Potevano sembrare dei Vampiri, ma non erano uguali a loro. Erano troppo goffi e rosei.
<<Dobbiamo affrontarli?>> chiese Clara un po’ emozionata. Guerra .
Roberta sospirò di dispiacere : <<Si, stanno arrivando. Meno tre, meno due..>>.
Le due persone si fermarono davanti a loro e Clara e Roberta si bloccarono. Avevano aumentato la loro velocità negli ultimi secondi e avevano raggiunto le due ragazze in poco tempo.
<<..uno>> completo la donna con voce sinuosa. Era come nell’immagine che le aveva trasmesso Roberta, ma Clara pensò a prima vista che sembrava molto potente solo a fissarla negli occhi.
L’uomo prese la parola : <<Salve Mezze Dannate >>. Clara lo guardò storto. <<Salve sconosciuto>>.
L’uomo non fece una piega alla battuta. <<Non sapete nemmeno chi siete?>>. Clara lo guardò senza capire. Lui continuò con la sua voce aspra, al contrario della donna. <<Meglio, sarà piacevole portarti con noi, per poi uccidervi>>.
<<Non credo proprio ci ucciderete>> disse Roberta scendendo dalle foglie per poi allontanarsi sempre di più da Clara. “Sta attenta a non mandarmi le tue palle infuocate” le disse mentalmente. Clara sorrise “Voglio sapere qualcosa di più di questa storia, aspetta il segnale. Cercherò di non esagerare, ma non prometto nulla”. Roberta sospirò per la seconda volta.
<<Bene, a quanto pare volete combattere?>> chiese divertito l’uomo. <<Sappiate che non vedrete l’alba per moltissimo tempo. Forse… mai>>. Non lasciò intendere il senso della frase, che le stelle vennero nascoste da grandi nubi cariche di pioggia e vento, che infatti improvvisamente apparvero, creati probabilmente dal pensieri dell'uomo.
Clara al contatto della pioggia si sentì senza energie. L’amica se ne accorse e creò una barriera d’erba sopra la sua testa, sorretta da due grossi arbusti ai lati, ma ad una distanza tale che non potesse incenerirla.
Clara riprese le forze e lanciò una palla di fuoco contro la donna, che si stava proteggendo dalla pioggia con un ombrello, ma la donna dai capelli rossi non si mosse, lasciò che il fuoco la avvolgesse e a quel contatto sembrò ricaricarsi di energia. Incredibile. La donna dovette aver intuito i suoi pensieri perché le rivolse un sorriso maligno. Donna pestifera.
Intanto Roberta era impegnata a creare piante per assorbire l’Acqua creata dall’uomo. Quando finirà la sua energia? si chiese lei Roberta creò una palla di fiori di prato. La fece esplodere in aria e i fiorellini caddero in una danza mortale : ogni goccia di pioggia al loro contatto svaniva. Quando i fiori si depositarono al suolo tutta l’acqua assorbita dalla terra, si portò in superficie e venne assorbita dai fiori, che divennero mano a mano più grandi.
L’uomo imprecò e mise da parte il suo potere dell’Acqua per passare al Vento. Si creò un uragano.
<<Questa non ci voleva>> gridò Clara al vento, sperando che Roberta la sentisse. Il loro contatto mentale si era momentaneamente chiuso per via della battaglia.
Il vento spezzava tutte le foglie e gli arbusti creati in precedenza da Roberta, quando improvvisamente il vento calò, la natura intorno a loro era sparita : sembrava di stare in un deserto dalla desolazione e solitudine di quel luogo. Roberta si fissava intorno triste. La mia amata natura.Clara era furiosa per l’accaduto. <<Adesso Roberta, visto che non posso distruggere piante, posso esagerare?>>. Roberta poco più di una ventina di metri alla sua sinistra annuì. Si tolse la giacca e la buttò per terra, pronta per il caldo.
Clara chiuse gli occhi, in cerca di concentrazione. Immaginò di essere il fuoco più vivo e si sentì pervadere dal calore in tutto il corpo. I suoi capelli splenderono e le avvolsero delicatamente i capelli quando alzò le mani verso il cielo. La sua pelle prese fuoco, ormai non c’era alcuna differenza tra lei e il fuoco. Erano ognuno parte dell’altro. L’immensa palla di fuoco scomparve in un nano secondo per poi riapparire davanti all’uomo. Sembrava sorpreso, meglio per lei. Si buttò contro l’uomo, che creò prontamente una sfera d’acqua, ma con scarsi risultati. Il fuoco a quella temperatura poteva far evaporare un intero fiume in pochi secondi. Roberta in giro non si vedeva, probabilmente si era cercata un rifugio al sicuro dalle fiamme, anche se tutto era andato distrutto.
La donna la fissava estremamente sbalordita. Quanto vorrei sapere i suoi pensieri! E la donna misteriosa pensava lo stesso di lei. Poi la donna si mise a ridere : <<Speri di poterci battere diventando il tuo elemento? Non funziona contro le persone che riescono a fare la stessa cosa su di loro!>>. Si trasformò in una palla infuocata e ritornò alle sembianze di poco prima, come se non fosse accaduto nulla. Clara a quel punto ritornò alla sua forma iniziale. I vestiti erano bruciacchiati, ma le fibre che le avevano dato alla Scuola erano a prova di fuoco e perciò reggevano molto meglio dei vestiti normali.
<<A quanto pare abbiamo trovato uno dei pochi aequum ancora vivi, mio caro Soul !>> ridacchio la donna. <<Sarà molto soddisfatto Lui>>. L’uomo, Soul , annuì. <<E tu che non volevi nemmeno seguirle!>> disse ancora la donna.
L’uomo la guardò storto. <<Gasati pure dopo, ma alla fine quello che combatte sono solo io. Ovviamente meglio, ma i complimenti li prendi te, Patricia>>. La donna scrollò le spalle : << Evidentemente me li merito>>. <<Sbruffona>>. <<Egoista>>. <<Attenta scappa!>> urlò l’uomo : durante il loro battibecco, non si erano accorti che Clara era corsa via. Non stava scappando, come una codarda avrebbe detto lei, ma stava semplicemente scappando da morte certa.
Patricia si fiondò davanti alla ragazza e la prese per il colletto. <<Dove credi di andare, sudicia ragazzina?>> . Fece così tanta pressione che strappò il colletto della felpa, scoprendo la cicatrice che si illuminò più forte di tutte le altre volte, intorno alle due che si guardarono con sguardo truce. La donna urlò di dolore, lasciò la presa, poi andò verso il compagno e sotto il suo sguardo sbalordito corse dietro di lei.
Clara cadde rovinosamente per terra. Si sdraiò sul lato destro e si rannicchiò vicino alle ginocchia, aveva freddo e innalzò intorno a lei una barriera di fuoco per riscaldarla. Si addormentò e fece un sonno senza incubi né sogni.
Poi dopo molto tempo, che le parvero giorni interi, sentì la luce accarezzarle il viso dolcemente. Sono in paradiso?
No, non lo sei, ma per favore svegliati ! Ci stai facendo preoccupare
le implorò una voce famigliare.
Sofi… ?
Si testarda! Apri gli occhi per favore!
Clara aprì gli occhi uno alla volta, si accorse di essere al loro rifugio, quello che doveva essere la loro meta di quella sera. Poi ricordandosi quello che era successo, lo scontro, le loro parole la cicatrice balzò a sedere. SI rese conto solo allora che l’avevano messa sotto le coperte del letto matrimoniale della camera da letto più grande. Erano tutti intorno a lei. Sofia seduta a gambe incrociate alla sua destra, Roberta era in piedi, con un braccio fasciato. Francesco era davanti alla finestra e fino ad allora aveva guardato fuori dalla finestra dove appollaiato su un ramo del pino di fronte stava un gufo, mentre Filippo era schiena contro l’armadio a braccia incrociate.
<<Come sono arrivata qua? E le chiavi? So solo io dove sono!>> esclamò Clara.
<<Non sei l'unica a sapere che le chiavi le tieni dentro la casettina degli uccelli sull'albero qua davanti, dentro una busta>> le disse Roberta. <<Poi scavalcare il cancello era semplice>>
La lampadina della stanza si spense e riaccese. <<Scusa, colpa mia>> disse Sofi. <<Ho scoperto che oltre all’Acqua, so comandare l’elettricità! Fantastico no? Ho trovato i miei poteri>>. Essendo una mezza Creatura i poteri erano limitati. Se erano già due era considerato un successo enorme.
A Clara si scaldarono le mani all’improvviso. Era invidiosa e bloccò la mente per non fare sentire quelle emozioni ai suoi amici. Lei aveva solo il fuoco, ma le sarebbe piaciuto avere un altro potere, non necessariamente un elemento. <<Come ti sei accorta di averlo? >>.
Sofia scrollò le spalle. <<Non trovavo la luce dell’interruttore, ho urlato e la luce si è accesa da sola>>.
<<Capisco>> sussurrò Clara. <<Posso stare un po’ da sola?>> chiese , <<Per favore>> aggiunse. Si allontanarono tutti. Tutti tranne Filippo.
Quando Sofia chiuse la porta con un occhiolino rivolto a Clara, Filippo si scostò dall’armadio.

<< Siamo stati molto in pena per te Clara>> si avvicinò al letto e si sedette dove prima c’era Sofia, la schiena dritta sullo schienale del letto candido. Parlava guardando davanti a se. Era più pallido del solito, faceva quasi concorrenza alla pelle diafana e bianca dei vampiri. <<Sai sei stata qua per due giorni incolume. Tua madre e tuo padre sono preoccupati, abbiamo dovuto inventare le scuse più assurde.Hanno preso un colpo l’altra mattina quando non ti hanno trovato in camera, ma fortunatamente tu prendi l’autobus e pensarono che eri già andata per incontrare qualche tua amica. Poi però quando non sei tornata alle due si sono preoccupati e hanno controllato la tua entrata a scuola e hanno visto grazie al ticket che non sei entrata. Hanno chiamato tutte le tue amiche, e poi ha chiamato Jenny. E’ stata veramente perfida con te. Ha detto che ti ha visto prendere l’autobus, ma che alla fermata del municipio per la scuola non sei scesa e perciò che andavi verso Padova. Tua madre, senza offesa, c’è cascata come un’allocca. Jenny nemmeno prende l’ M! Va in giro col motorino col sottoscritto>> disse sorridendo. <<O meglio ci andava>> sussurrò abbassando lo sguardo.
Clara lo guardò da quando si era seduto affianco a lei. <<Andava?>> sussurrò a sua volta. Lui annuì. <<E perché di grazia?>> chiese cercando di non far vedere l’immensa felicità che la irradiava da capo a piedi.
<<Ci siamo lasciati, l’ho lasciata io>> disse lui.
Pum
<<An >> fu l’unica parola che riuscì a dire Laura.
<<Non trovavo giusto come ti aveva trattata. Si divertiva a prenderti in giro ieri e allora non ho più resistito e l’ho mandata a.. capito? .. e le ho detto che non stavamo più insieme e me ne sono andato, per poi ritornare qua>> disse. <<Devo o non devo dire la mia storia e quella di mio fratello?>> domandò Filippo.
<<Già>> improvvisamente come prima le erano volatilizzate davanti agli occhi le parole.
<< Cosa ne pensi?>> chiese alla ragazza. Le loro situazioni erano cambiate : lui aveva ripreso colore sulle guance, mentre lei era sbiancata a quelle rivelazioni.
<<Io? Cosa dovrei pensare? Bene penso, cioè non lo so, sei tu>> era stra agitata, e si notava. Dai Clara fatti coraggio! Non è da te comportarsi così !<<Bene per chi?>> chiese Filippo.
<<Boh, per te perché così non sei stretto a quella vipera e forse anche per me credo, sai io e lei non eravamo in buoni rapporti. L’avrai di certo notato, vero?>>
Filippo rise di gusto. << Pensavo che andavate d’amore e d’accordo, sempre a scambiarvi abbracci >>. Clara alzò lo sguardo al soffitto e sbuffò maledicendo quella ragazza fredda e viziata. <<Spiritoso>> disse sarcastica.
Filippo le tirò una cuscinata addosso. <<Dicevi?>> sorrise.
Lei ricambiò il sorriso : <<Che sei un ragazzino simpatico e per bene>>. Il sorriso di Filippo diventò un ghigno. <<Così mi fai paura>>commentò lei. <<E fai bene ad averne!>> non finì la frase che si fiondò su Clara a farle il solletico. Lei non riusciva, e non voleva, farlo smettere. Si mise a ridere a più non posso. Maledetto solletico! Le alzò per sbaglio la maglia e lei avvampò, smettendo di ridere. Si girò di colpo verso di lui perché non voleva farlo andare oltre. Si ritrovò sopra di lui, a cavalcioni col viso a tre centimetri o meno dal suo volto. I suoi occhi viola rossastri non distoglievano mai lo sguardo dai suoi neri. Restarono in silenzio per qualche minuto. <<Meglio andare di la , non trovi? Dovevamo parlare, spero che mi abbiate aspettato per la versione ufficiale della storia>> chiese lei imbarazzata, come risposta ricevette un silenzioso si.
Lei si alzò controvoglia, rendendosi conto di avere addosso un pigiama con le paperelle. Oh non questo!Filippo rise sentendo i suoi pensieri : <<Stai benissimo lo stesso>> le disse per poi varcare la soglia della stanza.
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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 5 gennaio 2010, 18:22


CAPITOLO 5
“ Noi due, non siamo Creature come le altre. Siamo rare, vero, ma non uniche. E questo lo avete scoperto a Scuola, nella Sala Principale. Come me c’è solo l’Ombra, perché io, come lei o lui, sono una Creatura della Notte Eterna. Francesco della Luce. Ci equilibriamo a vicenda. Se uno dei due esagera con i propri poteri, potrebbe mandare a monte tutti gli insegnamenti che abbiamo avuto sull’autocontrollo. E poi in seguito, potrebbe distruggere la Terra intera. Basta un capriccio per farci scattare. Per questo ci vedete così uniti, ma ugualmente distaccati. Non dobbiamo farci influenzare sulle emozioni dell’altro . Dobbiamo essere solo in due, così è più facile controllarci a vicenda. “
<<Cioè?>> chiese Sofia. << Non ho capito>>
<<Luce e Ombra non possono coesistere. Si schiacciano, e si aiutano a vicenda. Siamo nemici mortali, e la sorte più strana è che sia dovuto toccare a dei gemelli a possederne la capacità>>
<<E questo cosa centra con voi? Sappiamo che Luce e Ombra sono degli Elementi vitali, e più o meno sapevamo che fossero nemici>>
<<Ecco, quello che non sapete è che Luce e Ombra sono i due Elementi per eccellenza, insieme ad un altro potere. Solo due creature alla volta possono avere questi poteri>> sorrise. <<Noi due. Solo che, in questo momento, ci sono due Creature della Notte Eterna. E questo non va bene! Per tutti. Un solo può controllare l’altro e viceversa, ma se Filippo e l’Ombra si alleano, è la fine per tutti>> disse con voce grave facendo scomparire il sorriso apparso sulle sue labbra poco prima.
<<No>> disse Clara sbattendo il pugno sul tavolino, arrostendo qualche pezzo di legno attorno. <<Si potrà fare qualcos’altro! Non può finire così! >>
<<Hai capito vero?>> chiese sommesso Filippo. <<La tentazione del buio è troppo forte per noi Creature della Notte Eterna. Cederò, è inevitabile.>>
<<Con quale percentuale?>> chiese cercando di restare calma . <<Al novantanove percento>> rispose lui. Sapeva il suo destino, e lo avrebbe seguito anche se non gli piaceva.
Sofia spalancò la bocca, Roberta si aggiustò gli occhiali sul naso e Clara strinse la presa al tavolo. Clara parlò di nuovo con voce cauta e fredda. << Non c’è nessun altro oltre a France a avere il potere della Luce?>> . Fu Francesco a rispondere. <<Purtroppo no, tra simili ci si sente>>
Roberta lo guardò come se stesse guardando per la prima volta qualcosa. <<Vuoi dire che Filippo può sentire dove si trova l’Ombra? >>.
I due fratelli si guardarono titubanti. <<Più o meno sì>> rispose l’altro. <<Però ci potrebbe essere qualcuno che ci può aiutare>> continuò.
<<Chi?>> chiesero in coro le ragazze.
<<Tu>> e Filippo indicò con un lieve spostamento del capo Clara. <<Io?>> domandò confusa la ragazza dopo un’eternità di pausa. Filippo annuì.
<<Dovresti uccidermi, col Fuoco. >>.
La ragazza lo guardò e scoppiò in una fragorosa risata. Come posso uccidere il ragazzo a cui tengo di più? <<E come dovrei fare per ucciderti sentiamo?>> incalzò lei.
<<Prima di tutto sappi che non sei una mezza Creatura, ma La Creatura del Fuoco. L’ho capito subito, appena ti ho vista che non potevi essere un essere a metà. Quindi per favore, togliti le lenti a contatto>> sorrise il ragazzo.
Clara si stupì della richiesta, ma acconsentì. Chissà come fa a sapere delle lenti! Sono sempre stata molto attenta. Le tolse con cautela, sotto gli sguardi sbalorditi o meno degli amici. Quando alzò la testa e aprì con un movimento fulmineo gli occhi, sbattendoli più volte ripetutamente, si videro che i suoi occhi viola ametista erano scomparsi. Al loro posto c’erano due occhi vermigli, come le braci più scoppiettanti. Superavano di gran lunga il colore rosso dei capelli. <<Lo sospettavi o lo sapevi?>> chiese.
<<Sapevo, e sospettavo il colore degli occhi. Ti donano in qualche modo. Proprio così mi devi uccidere, sorprendendomi con una delle tue diavolerie. Il fuoco a volte è più caloroso della luce. Il fuoco crea e distrugge, distrugge e crea dalle sue ceneri. Per questo prima non ho fatto quello che tu avresti voluto ricevere>>.
Non posso affezionarmi a te le disse lui mentalmente
<<NON VOGLIO UCCIDERTI!>> urlò Clara, per poi andarsi a cambiare nella camera da letto. Si vestì in fretta e furia, dimenticandosi di piegare il pigiama, ma era irrilevante. Aprì la finestra e saltò giù nel giardino nel retro della casa di montagna. I vicini non la videro, ma lei passò affianco a loro correndo, il più veloce possibile.
Clara stava tornando a casa dopo quei giorni di “vacanza” .
La storia che le avevano raccontato non poteva essere vera . Non poteva crederci, non voleva crederci.
Filippo e Francesco : nemici mortali. Come poteva succedere questo? Come poteva accadere proprio a loro? La Luce non poteva risplendere senza il calare delle tenebre, ma le tenebre potevano ugualmente vivere senza il bisogno della Luce. L’Oscurità avrebbe forse vinto?Clara era arrivata alla conclusione della faccenda, anche se non stava a sentire l’ultima parte : il ragazzo che amava non sarebbe sopravvissuto, o almeno non sarebbe più vissuto come lei aveva sempre visto. Sarebbe diventato il braccio destro dell’Ombra. A meno che non lo avrebbe ucciso lei. Lei con il suo sporco potere. Ormai è così che lo sento. Sporco.
Infiammò leggermente le punta delle dita delle mani, per poter provare a se stesa che sfortunatamente non aveva sognato. Fuoco, calore, troppo calore; realtà. La ragazza urlò inginocchiandosi a terra e piangendo.
Non poteva farlo, avrebbe trovato il modo di salvare i suoi amici, i due gemelli, a costo della sua stessa vita. Meritano la vita
<<Non abbatterti, fanciulla. Vuoi raccontarmi quello che ti è successo?>> disse una voce anziana alle sue spalle. Clara si alzò di scatto, incurante delle conseguenze. Il suo movimento troppo veloce non era nemmeno possibile per l’animale più veloce del pianeta, figurarsi di una ragazzina.
<<Chi sei?>> chiese spavalda lei. Non le importava di offendere quel vecchio, non aveva tempo da perdere.
<<Sai che è una maleducazione rispondere a una domanda con un’altra domanda?>> disse lui con la sua solita voce calma.
<<Se è per questo, lo avete fatto appena adesso anche voi>> disse la ragazza. Infondo non è male quel vecchio.
Il vecchietto rise. <<Hai ragione, hai proprio ragione>>. La guardò da capo a piedi e scosse la testa. <<Abbigliamento non adatto per una battaglia imminente, non trovi?>> domandò lui, però non aspettò la risposta che proseguì. <<Entra, se non vuoi prendere un malanno fuori >> . Entrò nella casa dietro di lui. Tipica casa trentina, con enormi balconi pieni di fiori, fatta di legno e con le persiane colorate.
Clara guardò il cielo. Sole, nemmeno una nuvola . <<Tu sei pazzo, vecchio>> disse, ma seguì il vecchio. Maledetta mia curiosità!
<<Oh finalmente sei entrata>> disse con voce arzilla. Mosse la mano e la porta della casa si chiuse di scatto.
<<Non mi hai ancora detto chi sei>> disse lei.
<<Giusto, mia cara Creatura del Fuoco. O meglio, Manipolatrice del Fuoco>> .
<<Manipolatrice?>> domandò ancora più confusa lei.
Il vecchio si alzò dalla sedia, e solo allora Clara lo guardò con attenzione. Aveva una barbetta corta e grigia, e i capelli lunghi fino alle spalle, tenuti legati in una coda di cavallo, grigi anch’essi. Gli occhi di un azzurro infinito guardavano la ragazza con meraviglia, e si mettevano in risalto sulla sua carnagione scura. Non sembrava italiano. <<Ma, santo cielo! Cosa insegnano a voi ragazzi ai giorni d’oggi!>>.
Clara lo guardò strano. <<Beh, a scuola impariamo a fare i conti, letteratura… >> era già partita in quinta, quando il vecchio la interruppe. <<La Scuola, non gli istituti scolastici, mia cara fanciulla>>
<<An, non avevo capito. La Scuola delle Creature certo>> Come ho fatto a non pensarci prima!
<<Si Manipolatrice, riesci a fare tutto quello che vuoi col Fuoco, perché tu sei Fuoco, e il Fuoco è dentro di te. Ce ne sono veramente pochi di Manipolatori e tu sei uno di essi. E' l'età a constatarlo, e la tua capacità. Pensavi veramente che il combattimento di qualche giorno fa passasse inosservato per tutti? >> disse lui. <<Da quanto tempo sai che riesci a governare quest’Elemento?>>
<<Poco più di tre anni>> rispose lei sicura. Come posso dimenticare quel giorno? Un po’ è stato divertente, ma molto pericoloso
<< Credo che indirettamente, ho sentito parlare di te… per caso centri qualcosa con l’incendio avvenuto all’appartamento vicino a Padova? Accidentale l'incendio non poteva essere stato. Si riconosce a vista d'occhio qualcuno con i poteri>>
<<Avevo dimenticato le chiavi e ho accidentalmente fatto prendere fuoco tutto quello che toccavo, dovevo uscire con i miei amici ed ero in ritardo. Cose che capitano>> disse con noncuranza.
<<Solo che hai rischiato di uccidere i condomini e di distruggere i loro beni>> disse lui con voce grave.<< Ma a quanto pare, il condominio è andato distrutto, se non ricordo male>>
Fu il turno di Clara di alzarsi dalla sedia <<Senti non sapevo ciò che mi stava succedendo! Ho avuto paura, molta, e non mi interessa l’opinione di un vecchio che non conosco nemmeno!>> sbraitò lei, avanzando di qualche passo verso la porta, per poi trovarla chiusa. <<Vuoi tenermi segregata in una casa sconosciuta? Farai preoccupare a morte i miei genitori >> disse con un sorrisetto sarcastico.
<<I tuoi genitori? Quei due? Ma non farmi ridere! Li ho visti sai? Non puoi essere loro figlia! Ti avranno di certo addottata… non te lo sei mai chiesta, vero? Una mezza creatura deve per forza avere uno dei due genitori coi poteri, figurarsi che genitori dovrebbe avere una Manipolatrice come te! Ma tu non sai nemmeno cosa significa questo! >> disse lui calmo, ma irato allo stesso tempo. <<Va da loro>> e aprì la porta raggiungendola. <<Va da loro, e pretendi la verità a tutti i costi, perché sei stata all’oscuro di troppe cose, e adesso senza la verità non puoi vivere. Non puoi farne a meno. Tornerai da me, lo sento>>.
Clara guardò il vecchio, quei suoi occhi azzurri così saggi. <<Non puoi saperlo. Tu sei un pazzo>> ripeté, per farsi un po’ di fiducia.
Cinque minuti era stata con quel vecchio. E si era fatta più domande che risposte. Corse a una velocità che anche lei credeva non fosse possibile. Arrivò davanti alla porta di casa sua e vide che c’erano entrambe le macchine dei genitori. E’ il momento della verità. Il vecchio aveva ragione, non posso vivere senza la verità, ora più che mai. Aprì la porta di casa con le chiavi che ritrovò dentro al suo giubbotto. Non lasciò nemmeno il tempo di farsi abbracciare e di salutare dal padre e dalla madre, che ordinò loro qualcosa che non si sarebbero mai aspettato, almeno non in quel momento.
<<Voglio sapere la verità. Sono stata adottata?>>
La donna guardò il marito preoccupata, per poi riportare il suo sguardo alla ragazza. <<Amore, piccola, dove sei stata? Siamo stati così in pena per te! >> cercò di abbracciarla, ma lei si scostò. <<Non si risponde a una domanda con un’altra domanda!>>
<<Però tu ugualmente non ci hai risposto>> disse il padre severo. <<Anche voi >> concluse la figlia con lo stesso tono.
<<Signorina, fila in camera tua! Non osare parlare a tuo padre con quel tono!>> le urlò dietro triste sua madre.
<<Non siete i miei genitori!>> disse lei salendo le scale. <<Ammettetelo!>>
La signora si lasciò sedere sul divano, le lacrime che rigavano le guance. <<Ha scoperto la verità tesoro, non possiamo farci niente>> le disse il marito.
Lucia, la madre, pianse molto quel giorno. Andò a bussare titubante la camera di Clara dopo molte ore, ma non ricevette risposta, così entrò comunque. <<Clara, vieni giù? Dobbiamo parlare, presumo>>
Clara era seduta sul letto, gli occhi che guardavano la madre erano tornati viola, grazie alle lenti a contatto messe prima. Scese le scale senza voltarsi indietro o aspettare la donna. Si sedette a gambe incrociate sul divano, sapendo che avrebbe ascoltato la verità che ormai aveva scoperto da sola.
<<Tu non sei nostra figlia, ma ci siamo affezionati a te dalla prima volta che ti abbiamo visto. Eri per strada che vagavi senza meta. Dall’aspetto sembravi una bambina di due anni, ma sapevi già camminare, correre addirittura alla perfezione. La tua sembianza era inquietante, occhi e capelli rossi non andavano a nessuno a genio, almeno qui. Eri bianca come un cadavere, e ci dicesti chiaramente che avevi fame>> iniziò suo padre a raccontare. << Lucia ormai si era affezionata a te, nonostante ti avesse visto da poco più di 20 secondi. Le sue esatte parole furono : “ Valentino, possiamo tenerla?” >>.
A Clara sembrò di essere paragonata a un cagnolino. Possiamo tenerla? Per carità!
<<Ti portammo a casa, e tu ovviamente ricordi tutto da allora. Hai vissuto un’infanzia felice , e anche la prima parte dell’adolescenza. Ma in questi giorni sei sparita, perché sospettavi qualcosa su di noi o sbaglio?>>
No, tranquillo , dovevo solo andare alla Scuola per noi ragazzi che siamo “diversi” dai comuni mortali, e poi ho quasi rischiato di morire, nulla di che! . <<Si, quello>> rispose con voce falsa e sommessa.
<<Ci dispiace, non avertelo detto prima, credici! Solo avevamo paura di perderti>> disse sua madre. <<Spero ci chiamerai ancora mamma e papà>> tentò lei con un sorriso.
<<Si, certo>> disse lei. Lo dirò, ma non lo penserò. <<Non sapete chi siano i miei genitori vero?>> chiese tra gli abbracci dei due coniugi. Scossero il capo. <<Capisco>>.
<<Dai piccola, domani hai scuola. Ti abbiamo fatto la giustifica per i compiti non eseguiti, però se hai delle verifiche o delle interrogazioni non potrai tirarti indietro>> disse la madre adottiva. Clara annuì.
<<Scusate, ma ho sonno, vorrei andare a dormire se non vi dispiace>> disse lei .
<<Certo tesoro vai pure>> acconsentì il padre. <<Passa una buona notte>>.
Maledetto vecchio.. ha ragione tornerò da lui prima o poi pensò prima di addormentarsi


Ps. chiedo scusa se ci sono degli errori di battitura :D Regalo di matrimonio xD
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 11 gennaio 2010, 18:30

<<Clara svegliati! Sono le 7 e un quarto passate, non vorrai fare tardi per la scuola>> le disse la madre, per la quarta volta quella mattina,facendo capolino dalla porta per poi sparire di nuovo. E per la quarta volta, Clara si rigirò sotto le coperte.
<<Non ci voglio andare a scuola, è un inutile spreco di tempo per una come me>> rispose lei accarezzando il suo cane che era salito sul suo letto per prendere le coccole mattutine. <<A cuccia Trilli>> sussurrò mentre questa le leccava la faccia. <<Ok. Mi alzo solo perché mi devo lavare la faccia>>, si alzò e la cagnolina la seguì come un’ombra. In quel momento ripassò la madre davanti a camera sua e si stupì che la figlia non fosse in camera. Trilli le andò vicino e guardarono soddisfatte Clara in piedi.
Anche il cane si ci mette. <<Ricattatrici>> disse loro mentre si avviava verso il bagno. La madre si batté la mano sulla fronte e urlò dietro alla figlia <<An tesoro! Non sono le sette e un quarto! L’orologio in cucina si è rotto ed è rimasto indietro. Sono le sette e trentacinque!>> e a quelle parole Clara scattò. Si lavò, vestì e fece la colazione in tempo record. Trilli aveva rinunciato a seguirla su e giù per le scale, e avanti e indietro i corridoi della casa e la fissava da sopra le scale in ogni suo spostamento.
Alle 7.45 era pronta con la cartella fatta all’ultimo minuto perché la sera precedente aveva dimenticato di farla. Salutò il padre già pronto in giacca e cravatta che sorseggiava tranquillo una tazza di caffè. <<Papà non sei ancora pronto! Devi accompagnarmi a scuola presto!>> disse strattonandolo per la camicia.
Il padre la guardò senza capire, fissando alle sue spalle l’orologio. <<Mancano ancora quaranta minuti all’inizio della scuola, ho capito la tua voglia di imparare… >> iniziò a dire lui sorseggiando ancora del caffè dalla tazza con i Pokemon.
<<Papà, quell’orologio è fermo! Non vedi che la lancetta dei secondi non si muove?>> disse strattonandolo ancora, più forte del dovuto. <<Sono le 7 e 45 passate ormai! Posa Charmender e metti in moto la macchina>>.
<<Tesoro!>> urlò dalle scale la madre. <<Ti stai dimenticando per l’ennesima volta la sacca di ginnastica!>> e lanciò giù una sacca con il baffo delle Nike davanti alla porta di casa.
Caz** si è ricordata! Non ci voleva .<<Grazie mamma>> sussurrò lei sarcastica ficcando il cellulare nella tasca destra dei jeans.
Il padre prese la macchina dal viale e mise in moto il motore, con le chiavi attaccate al portachiavi con l’inseparabile Bulbasaur. <<Bulbasaur, scelgo te!>> urlò lui, girandole sul cruscotto.
<<Quando cresci dimmelo papi>> disse la figlia salendo in macchina di fretta.
La figlia accese la radio
“ Non si sa bene ancora cosa sia successo poco lontano da Trento, tre giorni fa”
Non ci posso credere … stanno già cercando indizi.
“ Gli abitanti di quel luogo, afferma di aver visto lampi di fuoco, acquazzoni e di aver sentito un grosso vento comparire all’improvviso. L a protezione civile chiede ai cittadini di non uscire di casa senza qualche precauzione “.
Merda!

Spense la radio.
<<Cosa fai? >> chiese il padre improvvisamente serio, riaccendendo la radio. <<Ne parlano da giorni, volevo scoprire se avevano trovato qualcosa di nuovo>> alzò il volume, ma evidentemente il Tg Radio era finito perché al suo posto si sentivano le note di una nuova canzone di Rihanna. <<Cavolo.. nulla di nuovo>> disse, per poi ritornare al suo tono normale, da giovane troppo cresciuto.
Arrivarono a scuola con cinque minuti di ritardo. <<Buona scuola piccola>> le disse il padre con un occhiolino. <<Certo, pà>> disse uscendo dalla portiera, senza la sacca. SI avviò alla scuola mandando un messaggio a Sofia : “Sto arrivando”
Ovviamente l’amica non aveva dato il cellulare al professore di turno, e le inviò un messaggio di risposta.
“ Presto, la Reverenna è incavolata”
Caz… Come ho potuto dimenticare che oggi c’era diritto? E dire che ho anche preparato la cartella stamattina!
“ Non faccio la prima ora!” le mandò .
Dopo nemmeno tre secondi il cellulare vibrò. “ No, tu ora vieni qua! tranquilla non interroga”.
<<Clara! >> le urlò dietro suo padre dal finestrino <<La sacca!>>.
<<Scusa papà! Sono in ritardo! Capirà la prof se non faccio ginnastica! A sta sera>> le disse allo stesso tono in risposta. <<Per la millesima volta>> aggiunse varcando il cancello della porta a sud della scuola.
<<In ritardo come sempre vero Clara?>> le sorrise uno dei bidelli.
<<Stavolta è colpa dell’orologio, vostro onore>> disse timbrando il cartellino sul computer.
<<Certo. Vuoi saltare diritto?>> chiese il vecchio signore. <<Ho ancora una brioche alla crema, le tue preferite>>
<<No grazie Silvano. Devo salvare dalla lezione una mia amica>>
<<Buona fortuna. Ho sentito dire che la prof è incavolata>>
<<L’ho sentito anche io. A dopo Silva>>
Prese le scale subito alla sua destra, per poi camminare su lunghi corridoi e altre rampe di scalini. Probabilmente chi non fosse di queste parti si perderebbe per trovare la propria classe, ma per Clara ormai quella scuola non aveva segreti. Nemmeno il vecchio passaggio segreto che si accedeva grazie a una delle due aree fumatori. Si intende che era un passaggio solo per quelli come lei, speciale.
Ci mancherebbe altro.
Si rimise apposto i capelli davanti alla porta della sua classe 1Bi . Bussò ed entrò guardando se la professoressa stava seduta alla cattedra. Ovviamente era così.
<<Chi si rivede! Hai la giustificazione?>> chiese con una punta di sarcasmo e malizia nella voce senza aspettare un buongiorno.
<<Certo>> disse allo stesso tono. <<Non rispondermi così, signorina Marzi?>> disse alzando lo sguardo sull’alunna.
Non cambiava mai quella professoressa, né quando insegnava alla loro classe né quando insegnava alla Scuola.
<<Bene>> disse controllando la firma di sua madre sul libretto. <<Puoi andarti a sedere>> lasciò che Clara si sedesse al proprio posto davanti a Sofia, per riprendere il discorso. <<Come vi stavo per annunciare, prima che la vostra compagna ci interrompesse, io non sarò la vostra insegnante ancora a lungo. Ho chiesto qualche anno sabbatico per poter ampliare qualche mia conoscenza. Il preside non ha rifiutato la mia decisione, seppur a malincuore , e perciò vi ritroverete senza insegnante di diritto per un po’ di tempo. Domande?>> una mano si alzò , quella di Mirco.
<<Ci interrogherà tutti prima di andarsene?>> domandò, seguito da qualche sonora risata.
Si sentì un tonfo e tutti saltarono sulle loro sedie per lo spavento. La professoressa aveva preso l’agenda (tra l’altro tutta consumata visto che era dall’inizio del 2009 che l’usava) e l’aveva sbattuta con tutta la forza che aveva sulla cattedra. E di certo la forza non le manca
<<No, ma visto che me lo hai chiesto, tu sarai il primo a essere interrogato nella prossima lezione. Insieme a … Marzi!>> disse con un sorriso
Lo sapevo … <<Ma professoressa! Sono stata assente durante le ultime lezioni. Non so bene il nuovo argomento>> chiese come scusa. Lei era abbastanza intelligente, ma non le andava proprio di essere interrogata in una materia come diritto, il giorno dopo il rientro a scuola.
<<Proprio per questo ti interrogo>> continuò sempre con quel suo sorriso <<Così anche se sbagli a dire qualcosa potrai capire i tuoi errori … ti interrogherò appena entrata>>
La professoressa si alzò in piedi e andò alla lavagna spiegando con tutta la lentezza possibile il sistema collettivista.
Intanto i ragazzi prendevano appunti, perché se venivano colti dalla prof senza farli, si beccavano un 2.
“Ho capito perché la Reverenna se ne va!” disse mentalmente all’amica Sofia.
“Sei arrivata tardi Sofi, io l’ho capito ancora quando ce lo hanno detto alla scuola che molti professori se ne dovevano andare a combattere” rispose lei a quel contatto.
Uffa! Sono sempre l’ultima a indovinare” disse l’amica assumendo dietro di lei un finto broncio.
<<Signorina Marzi, non si distragga>> . La professoressa si dovrebbe essere accorta che lei e Sofia stavano facendo le loro solite chiacchierate.
<<Certo professoressa>> sputò su quelle parole tutto il suo disprezzo possibile per quella donna. “Mi sta proprio antipatica!” riprese lei mentalmente, non dando retta alle parole dell'insegnate “ Ce l’ha con me!”
Chiacchierarono in quel modo tutta l’ora di diritto, fregandosene delle lamentele dell’insegnante che le riprendeva una volta si, e l’altra pure.
Alla fine si erano beccate una nota sul registro, ma tutti i compagni le avrebbero appoggiate perché loro non sapevano la verità, e tutto quello che avevano visto erano due ragazze che prendevano appunti mentre l’insegnante le riprendeva senza motivo.
<<Ottimo alibi, compagna!>> le disse Sofia quando la prof se ne fu andata dall’aula. L’amica le batté il cinque offerto. <<Beh chi se lo può immaginare?>> disse lei strizzando l’occhio.
<<Roberta pensava che non venissi oggi. E’ dovuta andare in aula di corsa, sai loro alla prima ora hanno italiano con la prof-che-non-sbatte-mai-gli-occhi!>> la aggiornò lei parlando così veloce che le persone normali come i loro compagni non capirono niente di quello che stava dicendo.
<<Capito. Dopo ti devo dire una cosa comunque, a tutti. Cosa abbiamo ora?>> chiese a delle sue compagne che si stavano avvicinando.
<<Matematica, con Lissandron>> disse Lucia, la più bassa della classe ma con una forte volontà. Era piccolina, bionda, rotondetta ma magra,simpatica e molto intelligente. Non era secchia, ma se la cavava. Molti nelle verifiche o nelle interrogazioni chiedeva a lei, che rispondeva con un grande sorriso per poi dare le risposte. Sapeva che era sbagliato dare le risposte, ma era molto gentile. Anche troppo.
<<Potevi anche non dirmi il nome del professore, sono stata via tre giorni, ma il mio cervello si ricorda qualcosa dopotutto>> disse e risero. La battuta era pessima , pessissima, ma in quella classe si rideva per un non nulla.
<<Quante volte ve l’ho detto? >> disse una voce maschile alle loro spalle. <<Quando entro voglio vedere i banchi a ferro di cavallo, così riuscite a copiare meglio. Sistemateli!>>
Si affrettarono a mettersi nella posizione richiesta dal professore, cercando di prendere i posti vicino agli amici. Il professore di matematica, insieme a quella di economia aziendale, a valere qualcosa là dentro.
I metodi di insegnamento erano strani, ma riusciva a far entrare nelle loro teste qualcosa. <<Oggi si iniziano i polinomi!>> disse sorridente.
I ragazzi si afflosciarono sulle loro sedie seguiti da parecchi borbottii. Polinomi. Peggio di tutti i monomi messi insieme!
<<Su su, se no vi faccio fare verifica>>. Si tolse gli occhiali e li mise sopra la cattedra. <<I polinomi cosa sono?>> e lanciò una mela a Federico che l’afferrò al volo. <<Non lo so>> disse di getto. <<Prova non ti costa niente provare. Magari riceveresti delle risate contro, ma voi ridete sempre quindi non vedo la differenza. Poi non dirmi che non ti ricordi qualcosa dalle medie!>>
<<Un polinomio è... sono … due monomi?>> provò rilanciando la mela al professore che l’afferrò.
<<Quasi>> disse il prof . <<Un polinomio è l’insieme di due o più monomi>>
La lezione iniziava sempre così, con il lancio della mela per vedere se gli studenti avevano studiato. La lezione andò avanti così. La mela cadette più volte, perché delle femmine nella classe erano delle vere pippe. A fine lezione, si prendeva la mela chi aveva dato più risposte giuste. Quella lezione se la prese Federico, per la mezza risposta giusta data. Tutti gli altri sbagliarono clamorosamente. O meglio sbagliarono apposta. Le mele del professore erano tutte acerbe, a parte quelle rosse che le comprava apposta per le giornate di scuola importanti. In quei giorni la classe faceva gara per avere la mela. Le lezione durava due ore quel giorno e perciò fu doppiamente strano che solo una persona aveva fatto giusto.
Federico prese la mela verde , dette un morso per far vedere al professore che apprezzava, per poi buttarla nel primo cestino. <<Acerba, come sempre>> disse lui. <<Ridevate di me quando facevate apposta a dire risposte sbagliate!>>
<<Apposta?>> chiese Luca, il suo compagno di banco, nonché pessimo studente. Però se la cavava sempre al rotto della cuffia.
<<Si! Abbiamo studiato tutti insieme una settimana fa quest’argomento perché avevamo sbagliato a sbagliare a scrivere le pagine! E ovviamente nemmeno il prof se lo ricorda quindi io sono stato l’unico a dire quella mezza risposta corretta!>> disse, mentre tutti i suoi compagni ridevano, scendendo le scale. Erano in 20 in classe, ma facevano un casino per 60 persone come minimo.
Clara non fece in tempo a fare l’ultimo gradino che si sentì abbracciare da qualcuno. <<Clara! Perché sei entrata in ritardo?>> chiese urlando attirando l’attenzione di molti ragazzi. <<Un nuovo attacco?>> chiese preoccupata,sussurrando. Quella scosse la testa e allontanò la ragazza da se. <<Meglio non rischiare>> disse sorridendo. <<Fiamma>> disse per confermar i dubbi della ragazza.
<<Cerchiamo Filippo e France>> continuò << Devo dirvi una cosa, importante>>
<<Filippo sarà a fumare>> disse Sofia allontanandosi. <<Vado io, visto che a voi da fastidio sentire l’odore del fumo>>
Roberta la ringraziò <<E France?>> chiese a Clara. <<Sarà davanti agli spogliatoi delle ragazze per vedere se qualcuna esce in reggiseno>> rispose lei sbuffando. Era capitato una volta e non l’aveva più fatto, ma adorava ricordarlo a tutti perché lui si era preso un giorno di sospensione per via di quel fatto, perché molte ragazze si erano lamentate del fatto con i docenti e con il preside.
<<So dov’è!>> disse ad un tratto Roberta allontanandosi dall’amica.
<<Dove?>> chiese lei seguendo il suo sguardo. <<Dove Roby?>> ma quella si era già dileguata dalla sua vita, e quando ritornò non era da sola, ma con Francesco. <<Clara! >> la salutò questo abbracciandola. <<Eccoti finalmente! Quando sei scappata ieri volevamo rincorrerti dietro, ma abbiamo deciso di lasciarti pensare>>
<<Grazie. Mi è servito>> disse abbracciandolo di nuovo.
Questo rise e la scostò. <<Dai, smettila. - 1. Io devo difendere la mia reputazione e perciò non posso farmi vedere abbracciato ad una ragazza del 95. -2. Filippo sta venendo qua, quindi non vorrai fare una brutta figura abbracciando me, invece del mio amato fratellino>>
<<Spiritoso>> disse il fratello quando li raggiunse,seguito a ruota da Sofia che sembrava nemmeno poggiasse i piedi a terra dalla sua leggerezza. <<Eccoci!>>
<<Cosa dovevi dirci di tanto urgente?>> chiese Roberta.
<<Ecco … io, non so come dirvelo. Ho scoperto che...>> disse lei balbettando tutta e diventando rossa.
<<Sei stata adottata>> concluse Filippo al posto suo. <<Scusa se ho completato io la frase, ma tu avresti continuato per tutta la ricreazione balbettando.
<<Si, hai completato solo perché vuoi tornare a fumare! Vattene pure se ci tieni tanto a quel pezzo di carta ed erba!>> gli disse .
<<Come vuoi>> concordò lui e se ne andò, dopo nemmeno un minuto che era arrivato.
<<Scusalo>> disse il fratello. <<Non è molto in sé da ieri sera>>
<<Sai quanto me ne importa>> disse lei per poi alzare lo sguardo sulle facce delle amiche, che la guardavano stupita, Roberta a mezzo passo dalle lacrime.
<<Sei stata adottata>> disse lei, facendo cadere una lacrima silenziosa sulla guancia. <<Non ci posso credere>>
<<Ho chiesto conferma ieri>> e raccontò della discussione con i suoi falsi, ma comunque genitori.
Il suono della campanella di fine ricreazione combaciò con la fine del suo breve discorso. Roby aveva le lacrime che le stavano sgorgando come un fiume in piena dagli occhi.
<<Adoro i lieto fine>> disse lei per giustificarsi. Già è proprio un bel lieto fine comunque. Ho dei genitori che mi vogliono bene.
Sofia la guardava con un sorriso amico. << Io gli avrei tirato un ceffone>> concluse lei, sempre sorridendo.
<<Dai! Sono i miei genitori infondo! >>
<<Però non ci hai detto se vorresti incontrare i tuoi veri genitori. Se sono vivi>> disse Francesco, risvegliando il suo animo intelligente.
Clara fece per rispondere, ma non sapeva nemmeno lei cosa voleva, così si limitò a dire che dovevano tornare in classe. <<A dopo>> e li salutò, salendo le scale insieme a Sofia.
<<Cosa abbiamo?>> chiese salendo le scale
<<Ginnastica>> disse lei.
Doh
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

— Vittorio Agnoletto.
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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 18 gennaio 2010, 19:52

ATTENZIONE : CI SONO MOLTI ERRORI

Scesero le scale insieme ai loro compagni di classe.
<<Non capirò mai l’esigenza di fare ginnastica a scuola. Se uno non la vuole fare, non deve farla per forza!>> disse per l’ennesima volta Clara. Ogni volta che scendevano i soliti gradini per fare la lezione in palestra diceva sempre la stessa frase, più volte.
<<Non puoi farci niente. La ginnastica è come la matematica, devi farla per forza. Chiedi al tuo dottore se ti esonera dalle lezioni>> le disse Franca, una loro compagna.
<<Già come ho fatto io!>> disse battendole una mano sulla spalla Sofia. Lei non faceva ginnastica ed era giustificata dal medico. Come ci era riuscita non si sapeva, perché era perfettamente in salute.
Clara sospirò . <<Ogni volta che vado dal medico, quello la mi chiede perché non dovrei fare ginnastica e visto che non riesco a trovare una scusa convincente e non avendo nessun problema particolare, non mi lascia il permesso>> spiegò lei facendo gli ultimi gradini con un salto.
<<E dire che saresti un ottimo elemento nella squadra femminile di sport della scuola>> disse una voce alle sue spalle. La loro insegnante. La professoressa Rigato. Una donna sempre vestita in tuta da ginnastica, con il fischietto legato al collo. <<Non fai nemmeno oggi ginnastica? >> disse guardandola senza sacca. <<Ovviamente no, e ovviamente ti ridarò un meno>> disse aprendo la porta della palestra e andando col registro sotto braccio alla scrivania. <<Marzi Clara>> fece scendere l'indice della mano destra sul registro e fece un segno col la penna rossa.<<Meno>> disse soddisfatta a gran voce.
I ragazzi continuarono a camminare verso gli spogliatoi. Lucia scaraventò la propria sacca sull’angolo riservato alla loro classe. <<Ma come riesci a non risponderle dietro? Le vorrei saltare addosso!>> le urlò dietro lei. Lucia di solito era molto calma, ma quando schizzava, schizzava e non riuscivano a calmarla facilmente.
<<Dai non ti scaldare. Se non lo faccio io perché dovresti farlo tu?>> chiese Clara sedendosi sulla panca, guardando le ragazze di un’altra classe entrare per cambiarsi. Lucia era un grande amica delle due da quando erano piccole
<<Facciamo piano, così stiamo meno in palestra e quella non si scatena nella sua furia omicida>> disse Lucia, calmandosi un poco, sentendo le risate d’approvazione delle compagne. Si cambiarono come detto molto lente, salutando una alla volta le ragazze dell’altra classe uscire una alla volta. Dopo cinque minuti si alzarono molto lentamente avanzo lungo il corridoio.
La palestra era grandissima e perciò potevano fare contemporaneamente lezione due classi. Dalla parte della loro classe non c’era la rete di pallavolo perciò quel giorno o avrebbero fatto arrampicata oppure...
<<Corsa!>> esclamò la professoressa in quel momento. <<Corsa a staffetta>> urlò nella direzione delle ragazze che erano appena entrate. <<Preparatevi! >>
Le ragazze salutarono Sofia e Clara che si andarono a sedere sulle gradinate, situate nell’altra parte della palestra. Presero i cellulari e si misero a messaggiare con Francesco, che non aveva messo giù il telefono , tendendo l’orecchio per ascoltare parte della lezione.
La professoressa aveva già disposto i maschi in quattro squadre da tre componenti ciascuno, e divise le ragazze in due squadre da quattro.
<<Bene, i maschi vanno fuori in giardino>> disse la prof, mentre i ragazzi si lamentarono. <<Si, lo so che fa freddo, ma oggi c’è il sole con una bell’arietta, quindi non dovrebbe fare molto freddo. Che aspettate? Uscite! Un, due , tre, forza!>>. La prof sbraitò, rincorrendoli con una mazza da hockey. I ragazzi si allontanarono correndo e borbottandole qualcosa contro.
Quando uscirono la prof fece fare alle ragazze tre giri della palestra a passo serrato. E continuava a dire quella frase, odiata da tutti. <<Un, due , tre, forza>>. <<Un, due , tre, forza!>>
Lucia e le altre compagne guardavano Clara e Sofia con uno sguardo di supplica ogni volta che passavano affianco a loro nel modo di dire “aiutateci”. Era una prof insopportabile la loro, la peggiore dei tre insegnanti di ginnastica.
<<Bene, ragazze aiutatemi un attimo a portare la rete di pallavolo dall’altra parte, serve a quelli della 3BG>> disse la professoressa ad un certo punto. La 3BG era la classe con cui i ragazzi facevano lezione quel giorno, mentre quando facevano lezione il lunedì la palestra era occupata dalla loro classe e dalla 1CL.
Le ragazze smisero di correre ed andarono dentro il ripostiglio a prendere la rete. Dopo pochi secondi si sentì un urlo invadere la palestra : veniva dal ripostigli. Clara e Sofia che stavano parlando tra di loro tranquille corsero sul luogo. Martina era scivolata su una palla e aveva sbattuto la testa contro il cesto delle palle da palla mano, che si era rovesciato e fatto scivolare tutte le ragazze, che si trovavano in quel momento col sedere a terra. Si massaggiavano tutte per via del dolore, tra le risatine sommesse dei maschi. Avevano sentito l’urlo e si erano preoccupati ed erano accorsi a vedere. L’unica che si accorse che Martina stava veramente male fu Clara che corse a chiamare la prof. Dopo nemmeno cinque minuti, la ragazza dolorante era nella farmacia della scuola con il ghiaccio vicino alla tempia. Tutti erano tornati a correre sotto minaccia della prof. <<Le ragazze sono una in meno. Vediamo... Marzi! Vieni tu a correre!>> le urlò dietro.
<<Ma professoressa, non sono nell’abbigliamento giusto>> si giustificò lei, cercando di farle cambiare idea.
<<Beh, questo non ti ha impedito di correre a chiamarmi prima, perciò farai la staffetta insieme alle tue compagne, se non vuoi un richiamo scritto>> fece un sorriso maligno. <<L’ultima staffettista deve fare un giro intero di corsa>> canticchiò l’ultima frase.
Clara si alzò malvolentieri dando il cellulare a Sofia perché glielo tenesse durante la corsa e si avviò da Lucia, Alessia e Ilaria che sarebbero state le sue compagne per l’esercizio.
<<Chi è che parte per prima?>> chiese Alessia. <<Io no!>> <<Parto io >> disse Lucia. <<Io seconda>> si affrettò a dire Alessia. Clara stava per dire che sarebbe stata la terza, ma Ilaria la precedette. <<Chi va arrosto perde il posto. Poi non ho molta resistenza per l’ultimo giro>> e le fece un occhiolino. Così Clara dovette essere l’ultima staffettista. Inutile dire che la Rigato era estremamente soddisfatta di questo fatto. Andò a posizionarsi ad uno dei quattro coni messi dalla prof in precedenza, così da formare un ovale. Cavolo. Un giro intero mi tocca fare. Un giro che potrebbe rovinare la mia vita scolastica. Chissà cosa succederebbe se perdessi la concentrazione e corressi a 100 e passa km/h... Wow , sparirei alla vista dei miei compagni. Troppo forte.
“Tranquilla. Se succede qualcosa mi inventerò qualcosa io” le disse Sofia vicino alle gradinate. Clara annuì impercettibilmente verso la sua direzione.
L’altra classe si era andata a mettere al centro dell’ovale, così da permettere alle ragazze di correre indisturbate.
La professoressa si mise sulla linea di iniziò gara e fine con il fischietto in mano. La penna che picchettava nervosa sul blocco dove teneva i risultati. <<Siete pronti? >> chiese lei ansiosa. Risposero con un si molto silenzioso, che spazientì ancora di più la Rigato. <<Ma va a fan*** ...>> sentì sussurrare qualcuno Clara, che sorrise perché era stato il suo stesso pensiero.
Dall’altra parte della palestra lei pensava. Ovviamente le farà piacere farmi vedere fare ginnastica! Devo solo cercare di andare lenta, piano. Sarà difficile, ma ce la devo fare. Non era abituata alle corsi lente.
Il fischietto fece un lungo “fiiii” che diede inizio alla corsa. La palestra era abbastanza grande, e il rimbombo delle urla incoraggianti dei compagni dava un enorme fastidio all’udito sviluppato della ragazza.
Lucia partì alla grande, distanziò in poche falcate le sue inseguitrici. Diede un sonoro cinque per farsi dare il cambio ad Alessia, che partì piano e perciò si fece recuperare facilmente da Franca, una compagna di un’altra squadra. I compagni continuavano con i loro incoraggiamenti.
Ilaria si fece battere la mano il più veloce possibile a partì alla volta di Clara che la fissava calma, cercando di concentrarsi sui suoi futuri passi. Devo partire lenta, devo partire lenta. Abbassò lo sguardo sulle sue all-star blu notte. Scarpette mie non traditemi proprio ora!
Ilaria si avvicinava sempre di più alla sua mano destra. Pochi istanti e avrebbe corso lei. Clap
Il suono le era entrato nella testa. Non riusciva più a capire cosa doveva fare. Tutto quello che fece fu partire.
Il primo tratto andò bene, si concentrava sui suoi piedi a terra che la battevano regolarmente. Poi si sentì deviare i suoi pensieri sui capelli rossi che le avvolgevano la testa a contatto con l’aria, come qualche sera prima quando aveva saltato giù dalla finestra. Si deconcentrò.
<<Dai andate più veloci!>> urlò dietro loro la prof. Clara si arrabbiò. Tutto era concentrato sui sentimenti negativi che provava per quella prof. Lei che le aveva rotto l’anima costringendola a fare quella materia che poteva far notare la sua forza, la sua agilità e velocità. Lei che quel giorno le aveva fatto prendere apposta il posto di Michela. Lei che le continuava a mettere meno sul registro. Lei che le faceva spesso litigare coi genitori per l’ennesimo voto negativo sulla pagella.
Vedeva le sue tre compagne davanti a se. Devo raggiungerle. Quando fece il primo passo, sentì il pavimento sciogliersi sotto di se. Maledetto rivestimento in plastica!
Ogni passo che faceva, era un’impronta su di esso. Solo un occhio ben sviluppato come il suo poteva vedere che era un’impronta di piede, però se qualcuno si soffermava a lungo, riusciva a distinguere l’orma.
Non riusciva a fermarsi. Correva ancora più veloce e le scarpe stavano andando a fuoco dal calore. Maledizione! Mi scopriranno ormai. Uno, due, tre,quattro, cinque. Si sentiva ammontare dal calore, come quando lo emanava in un combattimento. Questo però non lo era. E i suoi passi iniziarono a creare il suo elemento. Il fuoco. Poi appariva dal nulla dell’acqua che spegneva il fuoco creato. Fuoco, acqua. Fuoco , acqua. Si susseguivano entrambi, come un circolo vizioso. Non è così che doveva andare. Poco tempo e Clara avrebbe fatto vedere cosa era capace. A quella prof e ai suoi compagni. No non era proprio così che doveva andare.
“Clara! Mi senti?” si sentiva dire da una parte remota della sua testa.
Cosa dovrei sentire?
“Smetti!” disse di nuovo la voce. Era più insistente stavolta
Cosa devo fare? Iniziò a correre più veloce, i passi di fuoco che l’accompagnavano.
“Dannazione, Clara” sempre la stessa voce. L’acqua spegneva il fuoco, appena in tempo che gli altri non vedessero l’anomalia del momento.
Poi ci fu una vampata più grande delle altre. Tutti furono accecati per un momento. Clara aveva superato le compagne.
Poi si aggiunse un’altra voce, più profonda. “Clara. Fermati”.
E si fermò. Gli sguardi su di lei. Tutti gli sguardi su di lei. Le staffettiste finali come lei ormai erano indietro già di una decina di metri. Le guardò e sussurrò <<Io non volevo>> . La prof la guardava con un misto di stupore e spavento, così come tutti gli altri.
Nello istante le luci della palestra si spensero, lasciando tutti al buio. C’erano voci che chiedevano spiegazione. <<State immobili ragazzi! Così non rischiate di inciampare>>
La prof andò nella stanza vicina a vedere il quadro elettrico.
<<Vai>> si sentì dire da Filippo alle sue spalle. Si voltò a guardarlo. Era buio, ma i suoi sensi sviluppati. Guardò i suoi occhi scuri come la pece fissarla. <<Vai via>> Annuì e obbedì al consiglio. Non sapeva dove andasse di preciso. L’importante era allontanarsi da lì.
<<A dopo >> le sussurrò in lontananza Sofia. <<Ti troveremo ovunque andrai anche se tu non dovessi tornare>>. Era un sussurro che poteva sentire solo lei.
Dopo la devo ringraziare.
Recuperò le sue cose dalla classe e uscì senza farsi vedere dai bidelli. C’erano pochissime macchine per la strada e poté correre tranquilla, veloce. Come non poteva farlo prima.
Andò a casa anche se a quell’ora i suoi genitori erano a lavoro. Le bastò aprire la porta di casa e appoggiare la cartella per capire che quello non era il luogo in cui voleva rimanere. Voglio andare da lui
Aprì l’astuccio e strappò un pezzetto di carta dal quaderno di diritto. Non è una gran perdita. Scrisse un breve messaggio ai genitori e lo mise sopra al tavolo, fermato dal fermacarte di Charizard del padre.
“Vi chiedo scusa di nuovo. Forse la scuola vi chiamerà, non preoccupatevi. Ci vediamo. Torno presto, spero. Un bacio Clara”
Ecco così potrebbe andare. Guardò l’orologio. 11.03. <<Tre ore di scuola ho fatto... dovrei fare più spesso così>>
Controllò per l’ultima volta il bigliettino e guardò la porta di casa. Via il dente via il dolore, andiamo
Chiuse la porta dietro di se e si nascose dietro una macchina, per non farsi vedere dai vicini, prima di partire a tutta velocità. La sua meta era chiara nella sua mente. Il vecchio. Colui che l’aveva fatto aprire gli occhi. E’ colpa sua se sono così ora. Colpa? No merito. Lo devo ringraziare almeno. Superò il suo limite di velocità standard perché il suo unico obiettivo era lui. Nient’altro che lui e le sue conoscenze. La verità
La prima volta che si erano incontrati lui aveva avuto ragione su tutto. Era stata troppo nell’ignoranza e ora che sapeva una verità, le voleva scoprire tutte. Non in parte, ma dall’inizio alla fine, scoprendo i dettagli.
Non fu difficile da trovare. Arrivò alla casa del vecchio alle 11.20, nonostante avesse passato il confine Veneto – Trentino era ancora piena di energie.
Poi si sentì una voce alle sue spalle e si voltò a guardare chi aveva parlato.
<<Sapevo che saresti tornata. Entra in casa Clara. Di nuovo>> rise della sua battuta. La ragazza rimase ferma al suo posto a guardarlo. <<Beh ti chiami Clara, o no? Entra dai che fa freddo. Anche se a te non serve questa giustificazione>> le strizzò l’occhio. Senza aspettare risposta aprì la porta ed entrò. Clara lo seguì velocemente.
<<Dimmi quello che vuoi sapere>> iniziò il vecchio sedendosi sulla sedia di mogano del tavolo della cucina. <<Aspetta, prima il tè. Nulla è meglio di una tazza di tè>>
Clara si mise a sedere dall’altro lato del posto del vecchio ed aspettò che si facesse il suo tè. Il vecchio canticchiava. “Start spreading the news, I’m leaving today .I wanna be a part of it, New York, New York. These vagabond shoes are longing to stray and step around the heart of it, New York, New York”
<<Aah New York! Che meravigliosa città! Ci abitavo, ma mi sono trasferito. Me ne ero innamorato perdutamente. Dovresti andarci un giorno. Quando tutto questo finirà>> i suoi occhi luccicarono.
<<Chi sei? Perché New York? E che cos’è che dovrebbe finire?>>
<< Il mio nome te lo dirò alla fine. New York è meravigliosa e il consiglio di visitarla lo dovresti seguire, veramente. Quando è notte, vedi tutto illuminato. Il ponte di Brooklyn è bellissimo.. e la biblioteca! La New York Public Library! Ci sono più di 20 mila libri al suo interno! Bellissima>>
<<Non sai altri aggettivi??>>
Il vecchio rise. << Ma New York è bella, se si sa dove andare. Ci sono molti quartieri poveri. Però se si va nei posti giusti, non ti potrai mai più allontanare da quel posto>>
<<Non hai risposto alle altre due domande>> il vecchio mantenne il suo sorriso. <<Proprio le più importanti>>
<<Beh penso che tu sappia a cosa mi riferisco “cosa dovrebbe finire”. La guerra>>
<<Sai, la guerra c’è dappertutto! Afghanistan Israele..>> Il vecchio parve spazientirsi. <<Signorinella, non mentire a me>> .
Ma veramente mi posso fidare di questo? <<An... La guerra... uhm...quella fra.. Creature ed Ombra >>.
<<Si,quella guerra! Non altre. Poi tu combatti solo questa, quindi non dovevi mentire proprio a me. Te l’ho detto anche prima>> disse severo. Per lui non era un gioco.
<<E tu come fai a sapere di questa guerra?>> chiese usando un po’ di furbizia. <<Come sai che io ci partecipo??>>
<<Domande più che giuste. Io? Io ho sempre fatto parte di questa lunga battaglia>>
Clara rise portando indietro la testa. <<Dai non puoi essere così vecchio. L’Ombra non avrà più di 50 anni, come minimo>>
<<Te alla pesca,limone, verde, frutti di bosco?>>
<<Pesca>> Il vecchio gli porse un sacchettino di tè in polvere.
<<Attenta, che è un po’ più forte dei tè che conosci. Si scalda facilm... oh a te non servono queste precauzioni. Dovevo chiederti se bollivi prima l’acqua>>
Clara sbuffò sonoramente, facendosi sentire dal vecchio.
<<Non sei molto paziente eh?>> le lanciò un’occhiata per cercare di indagarla meglio. <<Però hai ragione, per la precisione ha 59 anni. Quest’anno ne fa 60>> girò il cucchiaino nella tazza di tè ai frutti di bosco. Aveva un strano colorito giallo. <<Bevi, se no diventa ... come non detto>>.
Clara raffreddò il tè, togliendo un po’ di calore dalla tazza. Tè alla pesca verde, niente di più strano.
<<Buono!>> disse meravigliandosi. Era il più buon tè che avesse mai bevuto : aveva il gusto del tè alla pesca, frizzante ma non troppo. Il tè frizzante poi non ne aveva mai sentito parlare. Il colorito verde dava un senso esotico. <<Non l’ho mai trovato al supermercato... dove lo prende?>>
<<Dammi pure del tu, il lei mi fa sentire troppo vecchio, più di quel che sono. Comunque Clara, questo non lo trovi al supermercato. E’ fatto dalle foglie di tè delle Creature della Foresta e della Vegetazione. Non lo trovi dappertutto. Un giorno gli feci un favore al capo villaggio, e lui per ricompensa mi diede una scorta a vita di tè>>
<<Potresti dare tè a ogni inglese alle cinque allora>> concluse Clara sorseggiando il tè. Il vecchio ampliò il sorriso. <<Più o meno>>
Bevvero il tè in silenzio. Clara non sapeva che domande fare e il vecchio non aveva nulla a cui rispondere.
<<Penso che oggi possa bastare>> disse infine il vecchio appoggiando la tazza di tè ancora fumante, ma vuota sul tavolo. Clara annuì facendo lo stesso e alzandosi dalla sedia. Si avvicinò alla porta, che si aprì.. <<Grazie, per tutto >> disse Clara avanzando.
<<Il mio nome è Thomas Schuyler>> disse il vecchio alle sue spalle.


Ok non è niente di che sto capitolo, mi andava di farlo così. Solo che ci ho messo più tempo del previsto! Scusate :(
[spoiler]Comunque forse vi chiederete come mi invento i nomi delle classi ( forse qualcuno lo sa, alcuni no)
es. 3BG = 3 è la classe terza, B è la sezione e G è la lettere che caraterizza la sezione GEOMETRI I = IGEA (ragioneria commerciale) E= ERICA (ragionera lingue) L= Liceo (ve lo dico perchè forse tra un po' mi serviranno)[/spoiler]
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 22 gennaio 2010, 20:45

Come sempre ci saranno degli errori, quindi se ne vedete uno o più avvisatemi che correggo subito :)
Auguri a R&E!! :P E al piano malefico! A mi me gusta!! :D


Clara non sapeva dove andare e come prima non aveva voglia di tornare a casa, sapendo quello che l’aspettava. L’incontro col vecchio non sarebbe stato l’ultimo. Era il primo di una lunga serie, ed entrambi lo sapevano. Decise di sedersi sopra a un ponte. Non sapeva in che paese era, ma il lago di Santa Giustina sotto di lei scorreva impetuoso e lento. Tomas Schuyler .Solo quando pensò al vecchio, si ricordò che non gli aveva chiesto il suo potere, visto che sapeva tante cose. Clara ormai pensava solo a questo, al vecchio e alla sua vita che stava rapidamente cambiando. Quando aveva scoperto il suo potere, era riuscita a controllarlo, ma è nato e cresciuto molto velocemente. Faceva dondolare le gambe a quei ricordi, a cercarlo di nascondere ai suoi genitori, ma cercando di acquisirne le capacità.
<<Ehi che fai qui?>> le disse una voce dietro di lei. Sapeva di chi era la voce, ma sussultò e si voltò comunque. Era lì. Forse per caso, forse proprio per lei, ma era lì. <<Ciao>> disse lei, ritornando a guardare il lago sotto di lei. <<Ciao>> la salutò allora Filippo. <<Non mi hai risposto però>> notò.
<<Sbaglio o mi avevi detto che dovevo andare via dalla palestra proprio tu qualche ora fa?>> chiese guardandolo e mettendosi in piedi sul cornicione iniziando a camminare con un fiore in mano.<<L'ho fatto>> e lo fece girare tra l’indice e il medio delicata. <<Hai ragione, ma non sapevo che venissi proprio qua>> iniziò lui. <<E’ uno dei miei posti preferiti questo>> spiegò.
<<Non lo sapevo>> disse lei avvicinandosi a lui, ma rimanendo sempre dove era. <<Non te lo voglio rubare, sarà solo tuo. Non so nemmeno che paese è questo>>.
<<Questo è il lago di Santa Giustina, ma lo sai. Siamo vicini al ricovo segreto del gruppo, no? E questo paese dove ci troviamo si chiama Banco. E a proposito.. cosa è successo a scuola esattamente? Io e Sofia e gli altri non riuscivamo a comunicare bene con te>>
Clara si stupì. <<Non avevo sentito gli altri. Solo tu e Sofi>> raccontò della sua sensazione di non auto controllarsi. <<Non ero in me, sentivo i miei piedi ma non riuscivo a farli fermare>>. Poi della vampata di fuoco e di come non sapeva fare nulla da sola nel buio. Clara stava per chiedere chi era che aveva chiuso le luci, ma evidentemente Filippo sapeva già cosa stesse per chiedere l’amica. <<E’ stata Sofia, è riuscita a bruciare tutte le lampadine. Si sta allenando parecchio con l’elettricità>>
<<Notato>> sussurrò lei in risposta. <<Tu allora perché eri in palestra? Non eri nell’altra classe a fare lezione>>
<<Io? Beh, Sofia aveva avvertito mio fratello con un messaggio di quello che stava accadendo, e sai che i contatti tra gemelli sono i più forti no? Sono riuscito a capire cosa stava accadendo perché mi ero messo subito a contatto coi tuoi pensieri. Non erano molto positivi e così sono accorso. Incredibile quanto un professore possa credere della scusa di andare in bagno>> . Fece un verso tipo “tsè” .
<<Ma visto che sapevi già tutto, perché mi hai chiesto cos’era accaduto?>> domandò Clara. <<Per sapere come la pensavi>> rispose semplicemente.
<<Logico>>
<<Logico>> ripeté lui. <<E ora? Rimarrai o te ne andrai?>>. Clara lo guardò strano scendendo dal cornicione. <<Perché dovrei andarmene?>>
<<Da casa intendo. Scappare>>
<<E io ti ripeto la domanda. Perché dovrei andarmene?>>
<<Penso che lo scoprirai tornando a casa>> rispose vago lui guardandola con un velo di comprensione. <<Non è meglio andare?>> chiese Clara. <<Per te inizia a fare freddo>>
<<Non importa, riuscirò a resistere. Prima devo passare da una persona>>
<<Chi?>> chiese subito lei. <<Non lo conosci >> buttò di getto lui. <<Non abita qui vicino, passo di qua per vedere il paesaggio>>
<<Dai, se non lo conosco faccio a meno di indagare. Dimmi almeno il nome>>. Fece gli occhi da cucciolo. <<Ti prego>> lo guardò con insistenza, ma lui si ritrasse dallo sguardo. <<Ti prego>> ripeté lei, prendendo la testa di Filippo e abbassandola. Il ragazzo abbassò lo sguardo. <<E va bene, hai vinto>> sbuffò. <<Thomas Schuyler>>
<<Che cosa?>> urlò lei mollandolo e iniziando a correre. <<Dove stai andando?>> si sentì urlare, sia mentalmente che non. “Da lui”
“Lo conosci?” “Si, diciamo che sono stata da lui oggi. E anche ieri”
“Ma come sai il suo nome intendo, non lo dice mai a nessuno”
“Forse ha fiducia in me”. Chiuse il contatto mentale per poter pensare da sola. Come era possibile che anche Filippo era legato alla vita del vecchio? Da quanto lo conosceva? E perché anche lui sa il suo nome? Forse è perché noi due siamo delle Creature. No impossibile. Il viaggio durò 20 minuti, erano ansiosi di poter parlare finalmente con lui.
<<Ancora te!>> le disse dietro il vecchio comparendo dalla casa. Po vide Filippo e si rivolse a lui. <<Non riesci proprio a stare lontano dai guai?>> guardò entrambi. <<Entrate, dai. Questo proprio non lo avevo previsto. No e no>> borbottò entrando. <<Tè alla pesca e tè ai fiori di pesco>> disse quando entrarono e si sedettero. Clara si ritrovò a pensare che Filippo doveva essere stato molte volte nella casa del vecchio, perché sapeva che tè prendere. <<Oh, non più di tante. Forse una decina>> rispose il vecchio. Ma io sono sicura di aver chiuso il contatto mentale.
<<Non puoi farci niente, riesco lo stesso>> le disse il vecchio.
<<Quindi tanto vale parlare ad alta voce?>>
<<Se la metti in questo modo. Però le parole sono sacre, non usarle invano>> . Alzò l’indice. <<Lezione numero uno>>.
<<Mai fidarsi delle apparenze e non pensare subito alle cose più ovvie>> Filippo a parlare. <<Lezione numero due>>
<<Per carità>> esclamò Clara.
<<Clara, potresti riscaldare l’acqua? Questa mattina ci eravamo dimenticati, ma stavolta potresti farlo>>
Annuì e appoggiò un dito sul bollitore trasmettendo calore. Quando sentì che era giunto ad ebollizione, staccò il dito. <<Fatto>>.
Il vecchio si mise a cercare le polveri per i tè. <<Non trovo la polvere per il tè ai fiori di pesco>> aprì un’anta della cucina. <<Ma dove l’ho messo?>> . La richiuse. <<Vado a vedere in cantina, torno subito>>
Quando il vecchio uscì, Clara iniziò a guardare storto Filippo. <<Per fortuna che non lo conoscevo>> iniziò lei. <<Non lo sapevo>> disse lui
<<Tuo fratello, lo sa?>> chiese Clara. <<No, questa cosa cerco di tenerla per me>> disse lui. <<Beh, adesso è più difficile con te>>
<<Tranquillo, come tu non vuoi farlo sapere, nemmeno io voglio>> disse lei facendogli un sorriso.
Arrivò nella cucina il vecchio con un barattolino. Per chissà quale pensiero stava ridendo, guardando lo sguardo allibito di Clara si ricompose. <<Ehm. Ho trovato i fiori di pesco, puoi fare il tuo infuso>> porse il barattolo e un cucchiaino a Filippo, che lo ringraziò. Il suo tè prese una tonalità blu scura. Clara fece lo stesso e il tè divenne verde. Lo riscaldò e lo bevve velocemente. Stava per parlare, ma Thomas la interruppe. <<Penso che mi dovete qualche spiegazione>> Noi? Pensò Clara. <<Si voi. Come cavolo vi conoscete? Non l’ho visto e questa cosa non mi piace molto>>.
<<Ci conosciamo da sempre più o meno, ma ci parliamo e siamo diventati amici solo da qualche anni. Per via dell’essere Creature, sai?>>
<<An. Tutti e due>> disse misterioso. Poi d’improvviso sembrò entrasse in trance, ma vi uscì subito. <<Scusate, la vecchiaia>> fece vacuo lui. <<Bene, vi siete conosciuti meglio alla Scuola allora?>>
<<Si esatto, me l’avevano affidata per farle capire le conoscenze fondamentali dell’essere diversi>>
Clara sorrise a quel ricordo. Era stata estremamente cocciuta. Opponeva resistenza a qualunque cosa c’era scritta. “Non puoi usare i tuoi poteri per scopi personali” “Non far vedere intenzionalmente cosa sei in grado di fare” “Fino ai 17/18 anni non si può combattere per l’esercito” “Gli attendenti studenti devono presentarsi regolarmente o quasi alla Scuola per le lezioni” “ Gli esercizi delle lezioni non si possono fare a casa, ma solo nella Scuola o in sedi adatte”.
<<Proprio cocciuta eri Clara, complimenti>> disse il vecchio. Bevve. << Ora ho saputo abbastanza, potete pure andare a casa, si sta facendo tardi>>. Alzò lo sguardo e vide gli sguardi fissi su di lui. Non se ne volevano andare, proprio ora. <<Cosa volete sapere?>>
<<Come conosci Filippo?>> chiese subito Clara.
<<Si, successo quando? Due settimane fa forse, non ricordo bene. E’ stranamente singolare. Mi ha bussato alla porta di casa con tranquillità e mi ha chiesto come mi chiamavo..>>
<<E ovviamente non glielo hai detto>> concluse la ragazza, certa.
<<E invece no! Mi ispirava fiducia così gliel’ho detto all’istante senza nemmeno un ciao>>
<<Che cosa? E a me hai fatto dormire insonne una notte per capire chi eri vecchio?>> disse saltando in piedi. <<Calma, non te la prendere. Capita. Poi sapevo che sarebbe andata così, quindi te lo avrei detto comunque>>. Lo sguardo della ragazza era ancora titubante. <<Non avresti mai vissuto nell’ignoranza per sempre>>.
<<Posso farti una domanda?>> chiese Clara di nuovo. Stavolta lo saprò.
<<Mi dispiace, ma quello non te lo posso dire, per il momento>>
<<Cosa? Dai ti prego! Almeno lo sei?>>
<<Ovvio! Se no come potrei sapere tante cose? Sono riuscito ad avere un po’ di Preveggenza negli anni, ma non sono l’unico a possedere questa dote. Potresti riuscire ad averla anche te. Però mi dispiace ma non è quello il mio potere>>
Clara si rimise a sedere, mettendo il broncio. <<Anche questo a tempo debito giusto?>>
<<Vedo che impari in fretta>> disse sorridendole. Filippo era seduto al suo posto ancora a bere il suo tè dal colore scuro.
<<Meglio andare a casa>> propose Filippo.
<<E io che avevo detto prima?>> disse il vecchio incrociando le braccia, sorridendo. <<Andate dai, attenti a quel che c’è sopra al lampione>> disse quando varcarono la porta aperta. Ma era aperta prima?
<<Arrivederci>> salutarono i due. Corsero piano, nessuno dei due aveva gran voglia di chiacchierare, ma non chiusero il contatto mentale.
“Perché non mi avevi detto che lo conoscevi?” le chiese ad un certo punto Filippo.
“Potrei farti la stessa domanda, sai?” rispose lei. “ Perché eri andato dal vecchio?”
“Potrei farti la stessa domanda,sai?” disse con una punta di sarcasmo lui.
“In verità sono finita per sbaglio davanti alla porta di casa sua. L’altro giorno, quando sono scappata dalla finestra sul rifugio. Ora rispondi tu”
Filippo la guardò, non si aspettava una risposta del genere, sperava che l’avrebbe tirata per le lunghe. <<E’ speciale. Ne avevo sentito parlare, volevo solo incontrarlo>>
Clara sbuffò impaziente e si mise a correre più veloce, attraverso ai lampioni, alberi, cassette della posta. Un bambino sul marciapiede, seguì per puro caso la sua traiettoria senza nemmeno vederla.
“Che fai? Fermati dai” la sentì chiamare. Si fermò come quella mattina al suono di quella voce, che tanto le faceva battere il cuore a volte. <<Perché?>> domandò lei appoggiandosi a un lampione là vicino. <<Stavi partendo in quinta per andare a casa senza nemmeno dirmi ciao>> disse lui avvicinandosi.<<E’ scortese>>
<<Sai, non sono una brava ragazza, il galateo non lo seguo volentieri>> disse Clara col fiatone. Non era dovuto alla corsa. Filippo come la mattina precedente era a qualche centimetro da lei. Si avvicinò al suo volto, ma lui si ritrasse.
<<Non posso>> disse triste, allontanandosi e voltandosi. <<Ciao>>. E sparì dalla sua vista. Clara ricambiò il saluto, al vento. Poi, proprio mentre se ne stava andando via, qualcosa cadde dall’alto. Dal lampione. Come aveva detto il vecchio, dopotutto. Una gazza ladra sopra al lampione guardava quella cosa che le era scappata dal becco. Era un ciondolo. Era argento e ametista. Clara lo riconosceva bene : aveva avuto fin da piccola una grande passione per le pietre. Le sapeva riconoscere, ma non sapeva le loro curiosità. Il destino, guarda come è strano. Tornata a casa devo fare una breve ricerca. Mi incuriosisce.
Partì alla svelta ed arrivò pochi minuti dopo. Prese coraggio Quello che stava per fare, non le piaceva.
<<Dove sei stata signorinella?>> le disse la madre quando entrò dalla porta. Erano le sette passate di sera. Clara non era tornata prima perché non aveva voglia, anche se sapeva che sarebbe stato meglio così non avrebbe fatto preoccupare inutilmente i suoi genitori. Doveva schiarirsi le idee e decidere cosa fare.
<<In giro>> disse lei prendendo la cartella, ancora vicina alle scale da quella mattina. Incredibile quanto volasse il tempo quando non si aveva nulla da fare, o quando se ne ha troppo .
<<Vogliamo la verità, niente scuse>> disse la madre seguendola, aggirando il divano. La verità...quella che cercavo da molto tempo e che sto scoprendo piano piano solo ora. << Torna subito giù!>> . La ragazza si fermò sul terzo gradino delle scale. <<Perché?>> domandò svogliata.
<<Come perché? Siamo i tuoi genitori e se ti chiediamo dove vai non ci devi rispondere così! Eravamo preoccupati da morire tesoro>> disse la madre un po’ rossa in viso afferrandola per la cartella.
<<Bene eccola. Sono stata in Trentino a bere un tè alla pesca verde>> raccontò con voce sarcastica. <<E ora se non ti dispiace, vado in camera mia>>. Tirò uno strattone alla cartella e salì le scale. Il padre e la madre la guardarono con la bocca spalancata. Poi Valentino si risedette sul divano color panna e si mise a leggere la gazzetta dello sport. <<Oh bene, calcio mercato si sta avviando>>
Lucia gli mollò uno schiaffo per il suo poco interesse nei riguardi della figlia. <<Parlale. A te darà ascolto. Ti scongiuro >> lo pregò. Lui la guardava tranquillo. <<E’ l’adolescenza che bussa tesoro, non preoccuparti più di tanto>>.
Ma il padre si sbagliava. Si sbagliava di grosso. La figlia non aveva questi pensieri per la testa, erano in un angolo impolverato della sua testa, quel che doveva fare era qualcosa che le avrebbe cambiato la vita per molto tempo, o forse per sempre. Scappare. Avrebbe detto addio ai suoi genitori. Non aveva un piano preciso, ma l’importante era quello. Dove sarebbe andata non lo sapeva, ma doveva pensare solo a uscire da quella situazione. Prese lo zaino di scuola, svuotandolo di tutti i libri che aveva messo, e scambiandoli con dei ricambi di vestiti. Proprio mentre chiudeva lo zaino, sentì una persona salire le scale, il passo trascinato. Papà. Appoggiò la cartella a terra, chiuse l’armadio e si mise sul letto a pancia in giù, con l’i-pod a tutto volume e leggendo una pagina a caso, del primo libro sul comodino affianco a lei. Almeno avrebbe avuto una buona scusa per non aver sentito il padre arrivare.
Aprì la porta bussando. <<Si può?>> disse, poi vide che stava ascoltando la musica e le si avvicinò alzando la voce. <<Si può?>> ripeté. Clara non rispondeva, e iniziò ad attaccare il ritornello della canzone che stava ascoltando. “You can’t feel anything...”. Il padre si scocciò e staccò le cuffiette dalle orecchie della figlia. <<Si può?>> disse con fare sarcastico. Clara si finse vagamente sorpresa. <<Oh , non ti ho sentito. Serve qualcosa?>>
Si sedette accanto a lei. <<Solo sapere dove sei stata, e non credere che io creda alla storia del tè alla pesca verde, che non incanti nessuno>>
<<Sono stata in Trentino, vicino a Trento, a bere insieme a un vecchio del tè alla pesca verde, insieme a un ragazzo che ha preso un tè che è diventato di colore blu. Interessante, vero?>>. Io dico la verità, dopo sta loro credermi o no.
<<Se fosse così dovresti essere stata molto veloce ad andare e venire, no?>> domandò furbo, ma la figlia continuò con la strada della verità. <<Esatto! Correndo si può arrivare lontano, sai?>>
<<Non voglio giocare al gatto col topo, Clara>>
<<E io non voglio avere questa discussione. Mamma non aveva ragione prima dicendo che a te avrei dato ascolto>>
La guardò concentrato. << Io non ti ho mai detto che tua madre mi avesse mandato, e da in cima alle scale non puoi aver sentito la voce di tua madre>>
<<Affari miei>> rispose in fretta lei. <<Ora se non ti dispiace vado a dormire>> e si mise sotto le coperte vestita da capo a piedi.
<<Ma non vieni nemmeno a mangiare?>> domandò lui abbattuto, alzandosi.
<<Non ho fame>>. Ottima scusa, adesso puoi andare, dai.
<<Ok, ci vediamo dopo allora>> salutò il padre. <<Chiudi la porta >> gli disse, prima che fosse uscito. Quando la porta fu chiusa, e Clara sentì i passi del padre arrivare in cucina e dire un sommesso “niente” alla moglie, scattò fuori dal letto, preparando gli ultimi preparativi. Si rimise le scarpe, allacciandole meglio.
E ora si va in scena. Prese una parrucca dalla cima dell’armadio. La usava sempre quando andava a Scuola di notte per le lezioni e la mise indosso a un peluche a forma di mucca. Raggruppò un paio di maglioni e li mise sotto le coperte, per fare un’ombra che sembrava quella sua. Chissà se ci cascano. Si mise il giubbotto e un cappello con la visiera, in lana, per proteggersi dal caldo. Si girò, le spalle rivolte alla finestra aperta. Doveva dire addio a quella vita, dimenticarla. Ripensò alla prima volta che era entrata nella sua camera. Aveva 7 anni. La meraviglia di vedere tutte le sue foto, pupazzi, i numerosi libri, i suoi cd con il lettore, il portatile. Lo prese e lo mise dentro la sua custodia e mettendosela al collo. Questa non sarà mai più la mia vita. Una lacrima le scivolò lungo la sua guancia destra, seguita da un’altra e un’altra ancora. Silenziose. Scosse la testa, e si asciugò le guancie con il dorso della mano. Odiava sentirsi debole. <<Addio>> sussurrò. Saltò fuori dalla finestra, certa che non sarebbe mai più tornata. Una foto con lei da piccola e i suoi genitori abbracciati era sopra la scrivania, con una scritta. “Non cercatemi. Vi voglio bene, per sempre


Ok vi chiedo scusa se è un po' triste il finale, ma è proprio il mio umore oggi :sleep:
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 27 gennaio 2010, 16:51

Non è nulla di che però... :D
Punketta come ti ho promesso ecco il post x) Spero vada bene con i compiti !!


Clara non sapeva bene dove andare. Prese il portafoglio rosso ed estrasse i soldi. Aveva preso i suoi risparmi in camera sua, ma non erano poi così molti. A malapena settanta euro. Mi devono bastare. Li rimise al loro posto, dentro lo zaino. Il computer era ingombrante, ma tutte le sue informazioni erano là e non poteva lasciarlo alla mercé di tutti. Poi si era messa in testa che doveva fare quella ricerca sul suo nuovo ciondolo, di ametista. Era uno di quei medaglioni che si potevano aprire, dove all’interno si poteva mettere una piccola foto. Era tondo, tutto lavorato in argento e con delle piccole ametiste che formavano una luna, a un quarto. Era lavorato molto bene e sicuramente apparteneva a una famiglia abbastanza ricca per permettersi una cosa del genere. Se lo tolse e lo mise nella tasca interna dello zaino. Lo richiuse, togliendosi dalla testa quei pensieri per concentrarsi a trovare un posto dove dormire quella notte. Ormai era buio e poteva muoversi con facilità nei quartieri e strade dei paesi vicini. Li sapeva a memoria grazie alla scappatelle notturne dalla sua casa. Dopo quaranta minuti di vagabondaggio era riuscita a trovare una casa vuota a Torreglia. I proprietari molto probabilmente erano andati in vacanza, per le vicine vacanze natalizie. Era il 19 febbraio ormai, mancava poco più di due ore. Le 22, l’ora preferita delle Creature per uscire. Tutto era silenzioso, se non fosse stato per le macchine che di tanto in tanto sfrecciavano lungo l’asfalto. Clara era troppo agitata per dormire, così decise di collegarsi col PC a internet. La foto di lei con Sofia la accolse sul display. L’aveva scattata l’estate precedente durante le vacanze estive, dopo gli esami di terza media. <<E ora mettiamoci al lavoro>> disse tra sé e sé schiacciandosi le dita delle mani. Internet ci mise poco ad aprire, la rete della casa andava più che bene. Aprì “google” ed inserì la parola chiave “ametista”. Entrò subito sul sito di “wikipedia” che aveva sempre avuto la sua preferenza.

“Secondo la cristalloterapia, l'ametista allontana gli incubi e rafforza la chiaroveggenza e la capacità di sognare. Inoltre, è particolarmente utile per aumentare l'autostima, rafforzare la volontà, la memoria e l'autocontrollo. Cura e dissolve le emicranie di origine nervosa e le affezioni degli occhi. Se si mette un'ametista nella crema per il viso avrà qualità antiacne.
Come molte altre pietre preziose, anche l'ametista è associata allo Zodiaco; per gli astrologi infatti, governa e protegge i nati sotto il segno dell'Acquario, oltre ad essere associata al pianeta Saturno.”


Clara sorrise leggendo le ultime due frasi. Lei era nata giusto il 21 gennaio, perciò quel ciondolo in qualche modo poteva proteggerla. <<Che sciocchezza>> sbuffò lei, prendendo la collana dal taschino dello zaino e agganciandoselo al collo. Chiuse la pagine, aprendo MSN. Stava in invisibile, così nessuno poteva vedere che era online. Le erano arrivate più di 50 mail, da parte dei genitori, che non avevano ascoltato il suo consiglio scritto nel biglietto d’addio. Si erano accorti molto velocemente della sua assenza, forse non si fidavano abbastanza di lei, dopo tutto quello che era successo pochi giorni prima.
Le altre mail erano da parte dei suoi amici. Sofia le ne aveva mandate almeno 30 con scritto dove era. Gli altri gliene avevano mandate poche, con messaggi corti, ma diretti. Tutti le chiedevano di tornare a casa, dare notizie di dove si trovava, se stava bene, se voleva parlare con qualcuno. Alcuni la minacciavano di chiamare la polizia, ma era certa che avevano già provveduto. Selezionò tutte le mail e le eliminò. Lasciò acceso il PC guardando la schermata di MSN. Tutti erano online, per vedere se entrava per comunicare con qualcuno. Immaginava che non erano soli i ragazzi dietro lo schermo, così evitò di scrivere e di dare sue notizie ai suoi amici più fidati. Il cellulare non aveva nemmeno il coraggio di guardarlo, sapendo che se quelle e-mail le considerava molte, i messaggi e le chiamate le avrebbero fatta perdere la testa.
Si allontanò dalla postazione, per ispezionare la casa. Era molto bella, tre camere da letto, tre bagni, una cucina con sala da pranzo incorporata molto grande, garage e lavanderia a parte, più una sala da studio un salotto e un giardino con fiori e alberi, anche tropicali, nonostante non fosse il clima adatto.
Guardò le tre camere da letto e improvvisamente le venne sonno. Decise di dormire su quella di una ragazza, a giudicare le foto e i poster che ornavano la scrivania e le pareti. Doveva avere presso poco la sua età, perché i libri di scuola erano quelli di seconda o terza superiore. Guardò fuori dalla finestra, i pochi lampioni illuminavano la strada deserta. Sentì una strana presenza, ma lasciò perdere. Si buttò sul letto, vestita da capo a piedi e si addormentò, cullata dai sogni e dal respiro della notte. Le coperte rosse le avvolsero il corpo, sprofondando. Il vento fuori batteva furioso contro le finestre. Non si accorse che qualcuno la osservava, la strada fuori non era più deserta e solitaria.

C’era qualcuno davanti a lei, un ragazzo sulla ventina d’anni. Occhi verdi, capelli biondi, tendenti al marrone. Una cicatrice lungo il lato destro della faccia, che gli lasciava un’aurea misteriosa e affascinante. Era alto, anche se non lo vedeva bene, perché era sdraiata su un letto, dalle coperte rosse.

Clara si svegliò di soprassalto. Le coperte rosse che aveva sognato, erano quelle dove era appoggiata, dove fino a pochi secondi prima stava dormendo. Poi si mise a sedere, per poi ributtarsi sdraiata sul letto. Girò lo sguardo verso un’ombra vicino alla finestra. Aperta. Poi vide tutto, come aveva sognato. Il ragazzo che la guardava con i suoi profondi occhi verdi. Non erano smeraldo come quelli di Roberta, erano più scuri e da uomo maturo.
Clara si alzò e gli si mise dietro la schiena, facendo passare i bracci sotto e spalle di lui. Era bloccato dalla sua presa. <<Chi sei?>> domandò portando la bocca all’orecchio dello sconosciuto, emettendo appena un sussurro. Era molto più bassa rispetto a lui, ma in punta di piedi e con la sua agilità, riuscì ad arrivare lo stesso alla sua altezza.
Lui sorrise incoraggiante. <<Dai, è questa la maniera con cui si trattono gli ospiti?>>. Sorrise ancora di più, mostrando i denti bianchi. <<O meglio, questa non è nemmeno casa tua>>.
Clara fece una presa più salda. <<Cosa ne vuoi sapere tu? Perché sei qui?>>
Il ragazzo non smise di sorridere, anche se la presa era veramente forte, per qualsiasi umano. <<Potrei farti la stessa domanda. Comunque ti cercavo, ti stanno cercando dappertutto e io ti avevo vista. Ero semplicemente curioso>>
<<Non ti credo>> sibilò lei, sapendo però che era una mezza bugia la sua. <<Sai, al telegiornale stanno parlando tutti della ragazza dai capelli rossi e il sorriso d’angelo. Scappi da casa a quanto pare>> fece un sorrisetto sarcastico. <<Ora preferirei che mi mollassi, se no lo faccio io con le cattive>>.
<<Non ci penso nemmeno>> disse Clara, facendo fare al ragazzo un mezzo sgambetto. Lui si ritrovò con il piede destro alzato, e il sinistro a terra. Poi agì. Fu così veloce che la rossa, non ebbe nemmeno il tempo di reagire. Con il piede destro fece un largo giro verso la gamba destra di lei, facendola inginocchiare in avanti. Alzò le braccia, liberandosi dalla morsa d’acciaio della ragazza. Saltò facendo una capriola sopra la sua testa, e agguantandole con il braccio, il busto di lei. Si liberò un braccio e le diede una gomitata sulla schiena. Clara gemette di dolore. Era forte
<< Ecco scusa, non l’hai voluta con le buone>> si giustificò lui, lasciandola andare.<<Comunque io so alcune cose su di te, ma tu niente su di me. Piacere>> disse tendendo la mano verso di lei, che si stava massaggiando la schiena. << Sono Tommaso Forlon, ma puoi chiamare Tommi >>. Gli strinse la mano <<Clara Marzi>>.
La presa di lui era strana, era di una temperatura più alta delle altre. Quando lei toccava qualcuno, la loro pelle sembrava fredda, ma la sua era calda, come il fuoco. <<Chi sei in realtà?>>
Lui sorrise per l’ennesima volta. <<Sono come te, una mezza Creatura del fuoco. Non ti ho mentito prima, quando ti ho detto che ti stavo cercando. Ho sentito che qualcuno col mio stesso potere era vicino, e così sono venuto a controllare>>.
Clara si diede della sciocca mentalmente, aveva sentito qualcuno quando aveva guardato fuori dalla finestra. Istintivamente a quel ricordo strinse il medaglione, che si aprì automaticamente. Guardò con più attenzione, per vedere se c’erano delle scritte, ma non vide niente. Magari posso portarlo da un orefice a scrivere qualcosa. <<Non ci sono spazi per questi pensieri adesso. Dormi che domani mattina dobbiamo andare alla Scuola>>
<<Cosa?>> chiese sbalordita Clara. <<Io non vado da nessuna parte se non voglio, e ho deciso di rimanere qua >>
<<E cosa farai quanto torneranno i padroni di casa? Ti presenterai dicendo che non vuoi disturbare, ma che vuoi abitare con loro perché non sai dove andare?>> le disse lui scaldandosi. Letteralmente. <<Vieni con me alla Scuola, ti aiuteremo, non ti porteranno dalla tua vecchia famiglia>>. A Clara fece una strana sensazione sentire l’aggettivo vecchia.
<<Hai ragione, verrò, ma ora come hai detto te preferisco riposare. Ci sono altre due camere da letto se ne hai bisogno>> lo informò. <<Buona notte >> disse poi, guardandolo uscire dalla porta, chiudendosela alle spalle. <<Gentile a ringraziare>>. Appoggiò la testa sul cuscino e si assopì, rientrando nelle tenebre dei suoi sogni.
Tommaso chiuse la porta ed attraversò il corridoio. Non accese le luci, non ne aveva bisogno. Evocò un piccolo fuocherello sopra la sua testa. Riusciva benissimo a vedere anche senza, ma il buio non le era mai piaciuto, fin da piccolo. Sua madre faceva parte dell’esercito contro l’Ombra, ma uno dei suoi seguaci era riuscito a farla impazzire, ora era ricoverata in un ospedale psichiatrico. Suo padre non sapeva che la sua moglie era una Creatura, perciò ignorava le capacità del figlio, che non teneva a dirgli niente di se o di quello che faceva. Il loro rapporto era sempre stato taciturno, si rivolgevano poche domande a tavola, ma nulla di più. Non si auguravano mai la buona notte, perciò non aveva ringraziato la ragazza prima. Era poco più di un’estranea per lui, ma avevano qualcosa in comune, ma non solo il potere. Lo percepiva. Entrò nella camera matrimoniale e si buttò sul grande letto, fissando una foto di un uomo e di una donna abbracciati e sorridenti. Chissà se anche io potrò essere felice come loro. Poi si addormentò.

Svegliarono i due ragazzi, i primi raggi dell’alba. Erano circa le sette e le giornate iniziavano ad accorciarsi. Clara si svegliò, e si accorse con stupore che aveva dormito con la mano destra stretta attorno al medaglione. Si alzò dal letto, cercando di stirare con le mani le pieghette della maglia e dei jeans. Non riuscì a fare molto nonostante il calore delle mani. Decise di uscire dalla camera per andare in bagno. Aprì la porta, e si sedette sul water. Poi si accorse dell’acqua della doccia che si spegneva alla sua destra. Tommaso aveva appena finito d farsi una doccia. Aveva un bel fisico, non si poteva negare, e aveva uno strano tatuaggio sul petto. Una specie di scritta, in una lingua che lei non conosceva. Il ragazzo si accorse della presenza della ragazza e si coprì con una barriera di fuoco. <<Ma cosa avevi intenzione di fare? Di tre bagni proprio su questo dovevi entrare?>> le urlò da dietro lo scudo.
<<Era il più vicino>> si giustificò lei, allacciandosi il bottone dei jeans e sbattendo la porta. Andò in cucina per distrarsi. Voleva togliersi dagli occhi quell’incubo. Controllò nelle dispense e in frigorifero cercando qualcosa da mangiare. Optò per un pezzo di cioccolato, un po’ di pane e del succo di frutta. Era strano fare colazione con il pane, ma a lei piaceva così e ringraziò i proprietari di averne lasciato un po’. Scaldò un pezzo perché era diventato duro. Finì di mangiare il pane che entrò in cucina Tommaso. Si guardarono imbarazzati per poi continuare a fare quello che stavano facendo. <<Ehi, c’è del pane anche per me?>> chiese guardando quello che stava mangiando. <<In alto a destra>> disse sputacchiando qualche briciola intorno.
<<Tua madre non ti ha mai detto che non si parla con la bocca piena?>> domandò con un sorrisetto, per poi pentirsene. <<Scusa, non volevo>>. Aveva toccato uno dei suoi tasti dolenti. <<Non ti preoccupare, non è successo niente>> però il silenzio crebbe attorno a loro.<<Quando si parte?>> chiese Clara, spezzando quel gelo creato poco prima. <<Quando vuoi tu >>
Lei parve essere messa sotto pressione, ma accettò di buon grado la proposta di decisione. <<Partiamo subito allora, prima però sistemiamo un po’ la casa>> si alzò in piedi, sistemando la cucina. Dopo dieci secondi aveva già finito. <<Ma perché dobbiamo sistemare? Non è mica casa nostra>> disse lui, iniziando però a sistemare il salotto per quel poco che avevano usato. <<Non pensi che quando torneranno i proprietari, si domanderanno chi ha lasciato in disordine la casa? E se chiamassero la polizia? Troverebbero le nostre impronte e perciò addio copertura>> rispose lei al quesito. Ci aveva già pensato in precedenza quando stava mangiando. Lui evidentemente si divertì alla sua teoria, perché scoppiò a ridere. <<Come vuoi Sherlock Holmes in versione femminile>>
Clara si fece sfuggire un sorriso alla battuta, per poi sistemare le camere. Alla volta del bagno, i due arrossirono, ma pulirono tutto senza emettere parola. Dovettero asciugare la doccia, ma bastò uno schiocco di dita, che l’aria evaporò. La ragazza recuperò il computer e le sue cose, mettendole nello zaino a tracolla. <<Andiamo?>> chiese infine, mettendo apposto un quadro storto. <<Tra poco>> sorrise beffardo allungando le braccia verso il quadro, depositandolo a terra, facendo comparire una cassaforte. <<Cosa vuoi fare?>> disse lei, guardandolo trafficare con la tastiera numerica. <<Dimmelo>>
<<Dai, questa cassaforte è piena di soldi, prendiamoli>> disse con uno strano luccichio negli occhi. Non era uno sguardo di un ladro che aveva trovato il diamante più grosso del mondo, ma di un ragazzo che si era appena salvato dalla morte. Felice.
<<No, te lo scordi. Questi signori in qualche modo ci hanno ospitato e non mi pare giusto derubarli>>. Gli bloccò le mani. <<Non farlo>>. Lo guardò implorante. Non sapeva quali fossero le sue intenzioni, ma il furto non poteva accettarlo. Almeno non per quella famiglia.
Lui sembrò tornare in se. Si calmò e rimise il quadro al suo posto, nascondendo la cassaforte. <<Hai ragione, scusa, sono stato uno sciocco>> .
<<Non volevi fare nulla di male>> lo rassicurò mettendogli una mano sulla spalla. <<Adesso andiamo o devo fare la muffa?>> . Tommaso fece ricomparire il sorriso sulla sua faccia. <<Andiamo pure>> disse guardandola.
Imboccarono la porta di casa senza voltarsi indietro. Clara si chiedeva il perchè di quello sguardo. Un giorno lo saprò.


ANdranno veramente alla scuola? ..si! Perchè vi ho fatto la domanda? Così :P
Eh chi si aspettava di Tommi? Nessuno è stato nascosto fino a oggi :)
E ora... DAREN MUORI! :laugh:
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 30 gennaio 2010, 22:47

Ecco il post ^^ Con la speranza che Pochetta non scioperi -_-


Entrare nell’ingresso della Scuola fu più complicato del solito. Era pieno giorno, e sembrava che metà Padova si fosse riunita nel Prato della valle. Poi si ricordarono che era sabato, e che c’era il mercato. Fecero attenzione a non farsi scoprire mentre entrarono nel passaggio segreto, a tutta velocità. Erano stati cauti e nessuno si era accorto di niente. Scesero le scale lentamente perché entrambi non avevano fretta di procedere. Clara si fermò davanti alla parete e fece illuminare la cicatrice sul collo e disse di fare lo stesso a Tommaso. Lui aveva una cicatrice che si illuminava di un rosso più scuro del suo, ma molto più luminoso. La luce rossastra si intravedeva sul petto, dove aveva quello strano tatuaggio. Non sembrava molto tranquillo mentre attraversarono il corridoio. Nonostante fosse sabato, c’erano molti ragazzi che approfittavano del giorno libero dalle scuola , almeno per alcuni, per esercitarsi alla Scuola nei loro Elementi. Di mezze Creature del Fuoco ne erano presenti assai poche e tutte quelle che conosceva Clara erano scorbutiche e perciò non aveva un bel rapporto con i suoi simili che per altro non erano del tutto. Lei era una creatura del fuoco a tutti gli effetti, gli altri solo per metà, o un quarto. Tommi era quello che le somigliava di più, anche se sentiva che non lo erano affatto. Superò la porta che conduceva alla sala di studio e libreria della Scuola per poi passare alla Sala Principale, dove si poteva accedere alle sale dei professori. Molti erano andati via in giro per il mondo a combattere contro l’Ombra, ma l’Anziano era ancora nella Scuola. I ragazzi che occupavano i corridoi, guardavano Tommaso con curiosità. Nella Scuola, la prima cosa che li facevano fare era imparare le facce degl’altri compagni, per riconoscere gli eventuali intrusi.
Tommaso non sembrava infastidito dalle occhiate. Camminava a testa alta guardandosi semplicemente attorno. Non sapeva dove andare e perciò seguiva senza fiatare Clara davanti a lei, che imboccava senza problemi tutti quei corridoi illuminati da lampadari semplici. Da parte sua, Clara non aveva mai visto una persona che non guardava chi gli lanciava gli sguardi. Lei odiava essere fissata con quegli occhi, pieni di pietà e compassione. Era una cosa che non accettava da nessuno e col tempo avevano imparato. Clara imboccò l’ultimo corridoio e avanzò dritta verso un goblin di guardia che si alzò e portò avanti un’ascia. I goblin non erano molto portati per la magia, ma con le armi per esempio l’ascia o la mazza ferrata, andavano più che bene e abbattevano numerosi nemici. Erano bassi con una fronte molto ampia perché portavano la testa pelata, tranne le donne di quel popolo che raccoglievano i capelli in una treccia. Erano agili e forti, mai quanto le creature, ma riuscivano ad infilarsi tra le gambe dei nemici, riuscendo ad abbatterli dal basso. Poi erano anche molto bravi sotto terra: riuscivano a costruire intere gallerie senza alcun problema in due giorni massimo. I goblin non avevano leggi proprie. Abitavano in piccoli gruppi con un capo che le dettava. Se un goblin non era più interessato al gruppo a cui faceva parte, bastava che ne usciva chiedendo il permesso e dando le sue motivazioni. Se invece aveva tradito il gruppo, veniva giustiziato. Il goblin fece un sorriso a Clara di ben tornata, e squadrò Tommi da testa a piedi. <<Chi è questo?>> chiese con voce roca. <<Tranquillo Jeyu, è dalla nostra parte>> dissi io, facendo passare per primo Tommi nel passaggio. <<Ok, ma se succede qualcosa, io non voglio casini>> fece lui abbassando l’ascia che aveva sguainato da dietro la schiena. Clara aspettò il suo turno ed entrò nella sala che conduce agli alloggi, le sale private dei professori e il loro studi, compreso quello del Sommo Anziano, nonché preside della Scuola.
Una voce li sorprese alle loro spalle e i due ragazzi vennero bloccati da delle pietre, comparse dai loro piedi. La roccia aveva perforato il pavimento, formando una specie di recinzione attorno a loro. Clara dopo un primo momento di dubbio, rilassò i muscoli. Sapeva già chi era stato a fare questo. Chiuse la mente. Non voleva che , approfittando di un momento di distrazione, potesse leggere i suoi pensieri. <<Professoressa Reverenna>> disse calma, certa che avrebbe riconosciuto la sua voce. La roccia intorno a lei si abbassò, ricoprendo il buco, ma Tommaso era ancora bloccato. Una signora coi capelli neri e gli occhiali entrò nel suo campo visivo. <<Marzi>> disse gelida. <<Che cosa ci fa qua? Le lezioni sono finite. E in più sei in compagnia di uno sconosciuto. Vuoi portare i tuoi amichetti umani a fare un giro per la Scuola?>>
Clara non si scompose. Era abituata a quelle scenate da parte dei suoi professori. Ce l’avevano tutti con lei, tranne Lissandron. <<Professoressa, è strano che lei non se ne sia accorta. Primo, io vorrei incontrare il preside. Punto secondo, non ho mai portato i miei amici per la Scuola, e non inizierò a farlo proprio ora. Punto terzo e ultimo, Tommaso non è un mago. E’ una mezza Creatura del fuoco>> Sorrise alla prof, lasciandole senza parole. Prima che lei potesse ribattere continuò. <<Quindi le pregherei di liberare il mio compagno e di lasciarci andare dal preside senza troppe attese>> . Il sorriso le si ampliò. Adorava parlare con quella prof, mettendola in sotto pressione. La Reverenna non diede segno di voler fare ciò che Clara le stesse dicendo. Anzi. Alzò ancora di più le barriere di roccia, facendole avvicinare al corpo di Tommaso. Dall’interno, si sentì che il ragazzo stava cercando di fondere con il suo calore la roccia, solo che non funzionava. Clara stava per perdere la pazienza. Si avvicinò agli spuntoni e tirò un pugno. La roccia si scalfì, ma non abbastanza. Quella megera deve averlo rafforzato con i suoi poteri. Ne tirò un altro, e un altro ancora, ma non riuscì ad abbattere niente. <<Liberalo subito! Non è un nemico>> ordinò lei mettendosi faccia a faccia con la prof. La prof era molto bassa e perciò riuscirono a guardarsi negli occhi con aria di sfida. <<Finché non riconoscerò io stessa che non è un nemico, io non faccio proprio nulla>>. Fu il suo turno di sorridere, ma più che un sorriso, fu un ghigno. Spaventoso. Faceva ribrezzo solo a guardarlo. Aveva i denti più grandi del normale e gialli, segno che fumava molto. Le labbra alzate, facevano intravedere le gengive. In più aveva un alito che sapeva da tabacco. Clara credette di svenire da quella puzza. Non sopportava chi fumava e infatti quando Filippo si faceva una sigaretta, gli spegneva sempre il fumo. Ricacciò indietro i ricordi, perché in quel momento era entrando zoppicando , il professor Dessì. Era il loro professore che gli insegnava loro la forza che possedevano. Dessì non solo era uno dei più abili in quel campo, ma aveva il potere che toccando una cosa, poteva romperla solo appoggiando un dito. Non sembrava forte d’aspetto. Uno zoppo e mingherlino, non avrebbe mai fatto insospettire. Guardò sconcertato la roccia, e poi le due donne. Scosse la testa e chiese con il suo accento cagliaritano. <<Cosa sta succedendo qui?>>. Avanzò verso la roccia. La Reverenna tolse lo sguardo dall’allieva, puntandolo sul collega. <<Questa>> iniziò , <<ragazzina, ha fatto entrare senza permesso un ragazzo sconosciuto. L’ho semplicemente tenuto rinchiuso, fino a che non prova la sua innocenza>>. Impercettibilmente, strinse ancora di più la roccia intorno a Tommaso. Gemette. Era pieno di spuntoni taglienti. Dessì osservò la barriera, che non faceva intravedere il ragazzo. <<Lasciatelo libero. E’ solo un ragazzo contro due suoi superiori, non può andare molto lontano anche se tenta di scappare>>. Clara fissava ancora la Reverenna, guardando la sua espressione del viso cambiare radicalmente. Forse pensava di potere avere l’appoggio da parte dei colleghi, ma non era così. Ci credo, è odiosa! <<Non ha sentito il professor Dessì? Ritragga la barriera>>. Sputò su quelle parole tutto lo schifo che le faceva quella donna. La professoressa di ginnastico era nulla in confronto a lei. Solo un moscerino a confronto con una tigre. La Reverenna parve ringhiare, cercò di ribattere, dicendo ancora che voleva le prove, che quel ragazzo non fosse nessun nemico, ma il collega non le diede appoggio. Semmai il contrario. <<Alida>> disse lui, chiamandola per nome, <<non complicare le cose oppure dovrò intervenire io e sai benissimo che non ti conviene>>.La prese per le spalle, cercando la sua approvazione. Lei non lo ascoltò. Gli occhi dietro gli spessi occhiali neri, divennero due fessure nere. <<Non mi lasci altra scelta>>. Si allontanò da lei, staccandosi. La barriera era davanti a lui, a un palmo dal naso. Poi improvvisamente, la barriera si modellò e una specie di punta di roccia spuntò dal nulla, proprio tra gli occhi del professore. Clara urlò di stare attento, ma non servì. La roccia si frantumò sulla pelle del professore. Aveva rafforzato la pelle, così da poter romperla. Allungò la mano verso la parete. <<Tu, là dentro, attento. Fa muscoli, e sta attento agli occhi>>. Si sentì dall’interno un flebile si di risposta. <<Ora vado. Tre. Due>> Appoggiò la mano e si sentì un grande frastuono. La rupe non c’era più. Tutte le pietre che la componevano erano per terra. Tommaso tossì ripetutamente per la polvere attorno a lui. Clara a quel suono, staccò gli occhi dalla professoressa e corse incontro al ragazzo. <<Scusami, va tutto bene?>>. Era preoccupata, il potere del controllo delle rocce era terribile se si usava con la dose giusta, e lei lo sapeva bene. Ogni volta che faceva un esercizio sbagliato a Scuola, Clara era costretta ad inginocchiarsi su uno spuntone, creato sul momento dalla Reverenna.
<<Si, tranquilla. Non è stato nulla di che>> tossì. Stava mentendo all’evidenza, ma in quel momento non le interessava. <<Vedi? Vedi che cosa gli hai fatto? Ha un ginocchio sbucciato, una mano e un braccio tagliato! E tutto questo? Per cosa? Per niente! Questo lo dirò al preside stanne certa!>>. Passò un braccio intorno alle spalle del ragazzo, per cercare di farlo stare in piedi.
<<Dirmi cosa?>> domandò con voce seria un signore alle loro spalle. Era apparso da una grande porta di legno di quercia proprio il preside. Clara fece alzare Tommaso in piedi, cercando di farlo reggere da solo. Dopo vari tentativi ci riuscì. Deve avergli fatto veramente male. <<Signore! La stavamo cercando, signore! Però prima vorrei farle sapere, che alcuni docenti, attaccano ragazzi sconosciuti senza nessun motivo fondato>> lanciò un occhiata alla professoressa. Il preside si accorse dello stato della donna. Sembrava fosse impazzita. Gli occhi vacui, neri come la pece, che fissavano il ragazzo. <<Sconosciuti>>.
Il preside poi si soffermò su Tommaso. Aveva un brutto aspetto. I capelli biondo scuro erano spettinati e tutti sudati. Quando aveva cercato abbattere la barriera con il fuoco, la temperatura doveva essere proprio a una temperatura molto alta. Aveva i vestiti mezzi bruciacchiati. Il maglione irrecuperabile e i jeans con qualche strappo. Le Nike bianche erano messe apposto, ma avevano qualche buco. <<E tu chi sei, ragazzo?>> domandò gentile.
A Tommaso, parve un anziano molto gentile. Avrà avuto una settantina d’anni, con la barba e capelli bianchi. Aveva degli occhi grigi che gli davano un’aria più intelligente. Era alto, anche molto, la schiena dritta, ed era uno dei vecchi più magro che avesse mai visto. <<Tommaso. Tommaso Forlon. Sono una mezza Creatura del fuoco. Mia madre era per un quarto creatura. Si chiamava Elisabetta Slatto. Forse la conosce. L’Ombra l’ha mandata in un ospedale psichiatrico>>.
L’anziano parve sorprendersi. <<Elisabetta. Era una donna straordinaria. Ho combattuto insieme a lei numerose battaglie, le ho guarito numerose ferite>>.
<<Cosa intende dire?>> chiese Clara curiosa. Era la prima volta che sentiva parlare così intimamente il preside.
<<Quando era ancora giovane, ho combattuto contro l’Ombra moltissime volte. Io sono una creatura Guaritrice. Riesco a rigenerare le cellule con un tocco. Riesco a guarire tutto ora, tranne il cervello. Sono ancora un guaritore ancora troppo inesperto. Ho scoperto le mie vere facoltà troppo tardi e purtroppo non essendo una creatura completa, non posso possedere tutte le facoltà guaritrici>>
<<Quindi anche se lei volesse, non potrebbe guarire mia madre?>> chiese abbassando lo sguardo, sconfitto. Il vecchio gli si avvicinò e appoggiò la sua mano liscia sulla sua spalla. <<Mi dispiace>>. Gli girò il braccio e con l’indice toccò la ferita. <<Qua ti serve una mano, o sbaglio?>> gli strizzò l’occhio,allontanando la pressione che si era creata. Si levò un’aurea azzurrina intorno alle mani del Sommo. Le ferite si rimarginarono sotto i loro occhi. Anche il dolore al ginocchio passò. Aveva usato i suoi poteri su di lui, per fargli passare il dolore. <<Grazie>> sussurrò guardandolo negli occhi. <<Niente, è il mio dovere fare questo>> gli disse in risposta. Alzò lo sguardo verso la professoressa Reverenna. << Con lei, parlerò dopo>>.
<<Preside, potrei parlarle?>> chiese Clara approfittando del momento di silenzio. <<In privato?>>
Lui non parve sorpreso della domanda e acconsentì. <<Seguitemi pure>>. Si girò e varcò la porta di legno alle sue spalle.



Ok..spero di postare il prima possibile.. il prossimo post non sarà granchè :D
Ps. Poche! Non fare scioperooooo
PPs. Scusate per gli errori, ma non ho riletto
PPPs. Vai con i commenti
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 4 febbraio 2010, 21:24

Ragazzi, scusatemi se forse è più corto degli altri capitoli, ma non avendo la misura di word non capisco niente!
PS. POCHETTA E PUNKETTA NON SCIOPERATE O VI FACCIO MORIRE SIA FILI CHE TOMMI


L'ufficio del preside era un luogo luminoso, nonostante fossero sottoterra. Non c'erano finestre, ma c'era un condizionatore di nuova generazione che emetteva una leggera brezza fresca. Il condizionatore sembrava fosse l'unica cosa che fosse dell'epoca in cui vivessero. L'enorme scrivania era in stile barocco, insieme alla sedia e alle enormi librerie che occupavano le pareti della stanza. Gli scaffali erano pieni di libri, dai testi più recenti ad antiche pergamene ingiallite col corso degli anni. Molte avevano ancora la ceralacca sopra, che tenevano i fogli ancora chiusi dopotutto quel tempo. Clara indugiò un attimo sulla porta, per poi raggiungere Tommaso che si era già seduto. Le ferite che aveva riportato con lo scontro con la Reverenna erano guarite, e lui fisicamente stava bene, ma doveva ancora riprendersi mentalmente. Il preside girò intorno alla scrivania per poi sedersi. Dopo qualche istante di silenzio, parlò. <<E così conosci Thomas>>. Il nome del vecchio fece rizzare i capelli a Clara. Come faceva lui a sapere che lo conosceva? <<Tranquilla. Non ci vedo nulla di male. Quell'uomo è stato rinchiuso troppo tempo, credo che sia stato un bene, incontrare sia te sia Filippo. Almeno si toglierà di dosso la polvere che ha accumulato in questi anni. Prima era sempre in prima fila, ora non è nemmeno dietro le quinte>> fece un gesto di stizza con la mano. Clara pensò che lui e il vecchio non si assomigliassero. Sia d'aspetto che di carattere. Stesso modo di parlare, solo che il vecchio era molto giovanile, informale; mentre il preside era più riservato e parlava con rispetto col mittente. Il preside, nonostante il corpo magro, sembrava facesse un enorme fatica a fare un passo dietro l'altro. Thomas invece era abbastanza basso, con una barba corta e molto agile. <<Cosa intende dire?>>. L'intento di Clara era capire se Thomas e il preside si conoscessero davvero bene come stava considerando. <<Eravamo amici di vecchia data, scoprimmo insieme che eravamo delle Creature potenti. Fu per sbaglio, ma quello sbaglio ci fece sognare>>. Clara era stata colpita dalla frase. <<Qualche tempo fa, persi i suoi contatti. Sapevo dove era, ma se lui non desiderava incontrarmi io me ne tenni distante>>. Il Sommo Anziano sospirò guardando i due ragazzi. <<Questo non era però il punto. Ditemi perchè eravate venuti a cercarmi>>
Tommaso fece intendere a Clara che voleva parlare prima lui. <<Io non ho mai partecipato a nessuna Scuola per Creature, vorrei essere uno studente. L'alloggio non mi serve, posso sempre tornare a casa mia. Poi non mi piace essere rinchiuso sottoterra>>. L'Anziano sorrise. <<C'è sempre posto per chi vuole imparare, la prossima lezione sarà lunedì sera alle 23. 45>> Tommaso annuì. <<La ringrazio. <<E cosa vuole invece la sua amica?>>
Clara prese la parola. <<Lei penso, avrà sentito notizie su di me, ai telegiornali o nei giornali>> Il signore annuì. <<Vorrei chiedere ospitalità qua, se non le dispiace. Vivere in un alloggio. Non ho un posto dove andare, e quando sono uscita dalla mia vecchia casa, promisi che era per sempre. La prego>>.
Lui parve pensarci. Non era una decisione semplice, la Scuola aveva molte stanze libere. Erano all'incirca un centinaio, ma vi ospitavano moltissimi studenti, che avevano fatto la stessa scelta di Clara, o che erano orfani, e non erano stati adottati da nessuno. Poi si illuminò. <<Ad una condizione, signorina Marzi>>. <<Clara prego, Marzi non sarà più il mio cognome>>. Disse con decisione le ultime parole, per convincere prima se stessa che quello che stava facendo era giusto. <<Ad una condizione, signorina Clara. Deve essere la maestra personale di Tommaso. Aiutarlo a fare i suoi compiti, fargli imparare le regole di noi Creature, anche se penso non ci saranno problemi come era successo con lei. Dopo tutto ormai, Tommaso, sei un uomo>>.
<<Io? >> chiese stupita Clara. <<La sua guida?>>
<<Hai capito benissimo a quanto vedo. Non è un compito difficile. Devi solo mostrargli le basi. Tommaso tu sarai messo nella classe del '93, anche se è nato prima di quell'anno a giudicare dal tuo aspetto>>
Annuì. <<Sono nato nel 1992. Compierò tra un anno i 18 anni>>.
<<Bene. Alla sera seguirai le lezioni normali, insieme agli alti studenti. Di mattina studierai alla tua scuola e al pomeriggio andrai di tanto in tanto da Clara e ti aiuterà nei tuoi esercizi. Ci sono domande?>>
Clara alzò la mano e la riabasso di colpo, senza chiedere il permesso. <<E se io di pomeriggio volessi uscire con i miei amici?>>
<<Non starai tutti i pomeriggi con Tommaso. Ma lui ha la priorità. Quindi se lui decide che quel pomeriggio studierete, sarà così. Non ci saranno obiezioni, a meno che non ti dia io il consenso>>
Clara annuì abbassando la testa. <<Come volete, signor preside>>
<<Ora andate. Beatrice ti farà vedere la tua nuova stanza, Clara. Però prima accompagnerai Tommaso a fare il giro della Scuola e dei passaggi per uscirne>>. Clara annuì per l'ennesima volta e si alzò in piedi, dando una gomitata a Tommaso, per fargli capire che doveva fare lo stesso. <<Arrivederci>> dissero all'unisero. Si allontanarono velocemente dalle sedie, ma giunti alla porta, il preside li richiamò di nuovo. <<Chiamatemi la professoressa Reverenna, se non vi dispiace>>.
Clara sbuffò. A me dispiace eccome ___________________
<<E non date troppo nell'occhio>> li raccomandò, dando loro il consenso di abbandonare la stanza.
Fuori dallo studio, era come se lo scontro di poco prima non ci fosse mai stato. Il pavimento di pietra era ricoperto dalle piastrelle del pavimento, aggiustate, segno che gli artigiani avevano fatto il loro lavoro. La professoressa aspettava in piedi con lo sguardo fisso sulla parete, come se fosse in trance. Dessì era alle sue spalle in all'erta, come se fosse sicuro che la donna potesse attaccare da un momento all'altro. Quando vide i due ragazzi uscire, divenne più teso e concentrato. Allungò visibilmente un braccio verso la collega, che ancora non li aveva notati. Clara e Tommaso raggiunsero i loro professori camminando lentamente. <<Professoressa Reverenna>> iniziò Clara, attirando la sua attenzione. Gli occhi dietro gli occhiali si ridussero a due fessure. <<Il preside la vuole vedere, subito>>. Se fosse possibile, quella donna mi lancerebbe occhiate di fuoco. La guardò con una leggera sfumatura di disprezzo, per poi superarla alzando la testa. Clara alle sue spalle fece ciao ciao con la mano. <<Ci si vede>>. Tommi rise, e quando la donna si richiuse dietro di se la porta di legno, rise con più fiato aveva in corpo. <<Scusa>> disse con le lacrime agli occhi. <<E' che quella donna proprio non la sopporto>>. Rise ancora. <<Sei forte>>. Clara lo guardò stupita e dopo un po' di esitazione scoppiò a ridere anche a lei. <<Non scusarti, era da tanto tempo che desideravo farlo, dovrei ringraziarti perchè mi hai aiutato, ma non penso sia giusto visto quello che hai dovuto pagare>>. Lui fece un gesto di stizza con la mano segno di lasciar perdere. <<Non ti preoccupare e goditela, alla fine sto bene>>. Lei sorrise e varcò la soglia ritrovandosi di nuovo faccia a faccia con il goblin <<Tutto apposto vedo>> disse lui. <<Incontrato il preside? Ho sentito qualcosa prima però, non ditemi che ve le siete date!>> continuò facendo un sorrisino malizioso.
<<Si lo abbiamo incontrato >> l'informò lei fredda. <<Ora Tommaso sarà un nuovo studente e potrà accedere a tutti i passaggi permessi. Inoltre ha libero accesso a tutte le stanze, tranne quelle dei professori>>.
<<Ovviamente. Benvenuto Tommaso >>
<<Grazie>>. Anche il suo tono divenne freddo senza sapere il perchè. Poi vide Clara allontanarsi e la seguì silenzioso. Quando il goblin si allontanò dalla loro portata, la ragazza gli sussurrò : <<Mai fidarsi dei goblin, se non si è abbastanza amici. Dietro alle loro parole ci sono mille ricatti. Hai fatto bene a parlargli con quel tono, devono capire chi è che ha più potere, se no ti schiacciono>>
Lui annuì. <<Seguirò il tuo consiglio>>. Dopo aver seguito gli scalini si ritrovarono nella sala di ritrovo. Per quella stanza si ci doveva passare per andare in qualsiasi luogo. Ne seguivano molti corridoi, lunghi o meno. Quel sabato non c'erano molti ragazzi, era mattina e perciò c'erano solo chi alloggiava lì. Come me ora.
Passarono lungo un corridoio e Tommaso riconobbe come la biblioteca. << Questa è la biblioteca>> disse infatti Clara. <<Qua dentro puoi venire ogni volta che ti serve a consultare i libri, se vuoi portartelo via dalla Scuola o negli alloggi devi richiedere il permesso scritto alla bibliotecaria, la signorina Fach. Vuoi presentarti? Così non tira storie se vuoi portare un libro con te. E' molto taccagna a volte>>. Lui assentì ed entrò per primo nell'atrio. La biblioteca aveva un soffitto molto alto, almeno una ventina di metri, e le pareti erano riempite di scaffali attaccati al muro. Al centro invece c'erano numerosi tavoli, e di tanto in tanto sulle scrivanie c'erano dei portatili che dall'aspetto erano molto costosi. Sulla parete di destra gli scaffali si staccavano, lasciando spazio a un'altra piccola sala, coperta da una grossa tenda pesante, sorvegliata da due goblin, uno su ogni lato delle colonne che tracciavano l'ingresso. Clara vide che il ragazzo era interessato a scrutare da quella parte. <<Quella è la sala dove abbiamo i libri più importanti. I segreti dei poteri più antichi e ci sono tutti i registri con i nomi delle Creature e i loro poteri. Troverai scritto anche il tuo nome molto probabilmente, nella tua data di nascita>>
<<Interessante>> disse lui sospirando guardando ancora la tenda rossa. <<Incontriamo la bibliotecaria?>>
Clara fece per parlare ma giunse una voce che la chiamava alle loro spalle. <<Clara!>>. Lei si girò e vide una ragazza correrle incontro. L'abbracciò stretta per molto tempo per poi staccarsi e rivolgerle un sorriso. "Sofia, non ti smentisci mai". Lei si inchinò per risposta al suo pensiero. Era vestita molto elegante. I capelli corti neri erano lisci e le ricadevano dolcemente sulle spalle. Aveva indosso una camicetta bianca e un golfino rosso. I tre bottoni sotto erano slacciati. Aveva un'ampia minigonna verde scuro che opponeva resistenza al candido colore delle calze che indossava. A stonare quella perfezione erano le vans ai piedi, nere con i quadrati viola acceso. <<Mi hai fatto preoccupare>> disse abbracciandola di nuovo. Era da un giorno che non aveva sue notizie, e il loro ultimo incontro non era stato uno dei migliori. <<E lui chi è?>> chiese ammiccando a Tommaso.
Clara la guardò. <<Chi?>> chiese per poi ricordare di avere Tommaso alle spalle. <<An, lui è Tommi. L'ho incontrato ieri è un nuovo studente. Sarà la sua guida, gli stavo facendo visitare.. >>
Sofia parve arrabbiarsi. <<E tu ieri non hai avuto il tempo di mandare un messaggio alla tua migliore amica per colpa di un ragazzo?>>. La guardò divertita. << Bene, stai imparando!>>. Clara la guardò arrossendo. <<Blateri>> disse scoraggiata. <<Sei tu quella che sbava dietro a un ragazzo che non la caga>>.
<<Vecchia storia, ho voltato pagina>> e si fece battere il cinque offerto dall'amica.
<<Ti ringrazio per l'altro giorno a ginnastica>>. Sofia l'abbraccio per l'ennesima volta. <<Tutto per le amiche>>. Si staccarono e la rossa fu di nuovo tra le braccia di qualcuno. <<Piccola peste dove ti eri andata a cacciare?>>.
<<France>> disse riconoscendo quella voce Clara, dandogli un pugno affettuoso sul braccio. Gli mancava il suo modo di prenderla in giro. <<E lui chi è?>>
<<Siamo tutti curiosi di saperlo>>. Filippo.
<<Un nuovo studente, gli farò da guida>>. Disse calma Clara. Per chissà quale motivo quella voce le faceva sempre battere il cuore. <<Tommaso. Loro sono Sofia, Francesco e Filippo>> disse indicandoli mano a mano che li chiamava. <<Ragazzi, lui è Tommaso>>. Sofia si parò davanti al nuovo arrivato e gli strinse rigorosamente la mano. <<Molto piacere>>. Sofia era sempre stata molto amichevole, e quelle scene erano tipiche di lei. Francesco scambiò una stretta amichevole con Tommaso e Clara ebbe l'impressione che sarebbero diventati amici. Filippo quando strinse la mano al ragazzo, lo guardò con aria di sfida. Non si fidava di lui, e si capiva guardandolo negli occhi. Però non c'era solo quello. La rossa si sentì al centro della situazione. <<Meglio continuare il giro della Scuola>> si mise le mani dentro le tasche dei jeans dopo aver salutato con un cenno della mano gli amici. Filippo e Tommi si stavano ancora stringendo la mano e nessuno dei due dava cenno a volerla ritirare. Clara fece spallucce e si voltò. Poi si sentì un lamento alle alle sue spalle e un rumore di libri cadere. Clara si voltò e vide Tommaso contro uno scaffale. Si precipitò su di lui e scoprì che fortunatamente non si era fatto niente. Filippo era ancora fermo, la mano alzata e il braccio teso. Il suo maglione era bruciacchiato. L'aveva spinto. Tommaso si rimise in piedi. <<Lei non è di nessuno >>. Si levò il sangue che gli si era uscito dalla nuca col palmo della mano. <<Non mi hai fatto nulla, tranquillo non scusarti>> disse con sarcasmo.
<<Ehi, che succede qui?>> davanti a loro era comparsa una signora sui quarant'anni, coi capelli raccolti in una crocca. Indossava un paio di jeans scuri e una camicia di lino rosa carne e sopra di essa una felpa pesante verde acido. "Non ha stile" disse mentalmente Sofia a Clara, che sorrise. La bibliotecaria non era di certo una persona che voleva apparire di moda, ma come diceva Sofi, era veramente priva di gusto. <<Quante volte vi ho detto che non voglio casini nel mio posto di lavoro? E ora guardate!>>. All'ultima parola fece alzare la voce di un ottavo. <<Avete fatto cadere tutti i miei delicati libri! Non li potrete prendere per almeno un mese! Non si accettano no! Questo luogo è sacro! Il mio tempo della lettura e scrittrura per molti anni! Come avete osato farli cadere>>. Stava per mettersi a piangere, ma poi vide Tommaso e si ricompose. <<E tu chi sei? Non sei in nessuna tesserino della biblioteca>>. La signorina Fach veniva dalla Francia, e ogni parola che diceva aveva uno strano accento sulle vocali. Riconosceva tutti grazie al numero delle tessere per prendere in prestito i libri, e non chiamava mai nessuno per cognome. Solo chi se lo meritava, diceva. <<Tessera 196, 45, 46 e 194. Mi spiegate cosa sta succedendo qua?>>. Clara, Francesco, Filippo e Sofia si riconobbero nei numeri che aveva appena detto. Poi Filippo prese la parola. <<Ve lo spiego io, signorina Fach. Tommaso, il ragazzo, mi ha provocato bruciandomi volontariamente e senza motivo il maglione, e perciò io per difendermi l'ho spinto. Ma non volevo far cadere nessun libro>>. Disse, sorridendo. Tommaso guardò la bibliotecaria che si stava per mettere ad urlare di nuovo verso di lui. <<Non è vero, lui mi ha detto mentalmente che lei >> indicò Clara <<era solo sua>>. Clara arrossì violentemente, vergognandosi a morte per essere di mezzo a quella faccenda come aveva sospettato. <<Allora lì mi sono arrabbiato e ho fatto ciò che lui le ha raccontato, ma nemmeno io volevo beccare i libri, non sapevo della sua reazione>>. La bibliotecaria si irritò ancora di più. <<Scene del genere non sono ammesse in questo luogo. Inoltre tu devi fare il tesserino, se no non so come chiamarti. Seguimi>>. Tommaso la seguì poco dopo e si voltò verso Clara. <<Vieni con me?>> chiese. Lei annuì <<Arrivo subito>>. Lui annuì a sua volta e si allontanò.
Clara si girò arrabbiata verso Filippo. <<Tu, ascoltami bene. Al rifugio hai scelto. Hai deciso che noi due non potremmo stare insieme>> fece una breve pausa, colpita dalle sue stesse parole. <<Perciò non dire che sono tua>>. Il ragazzo la guardò facendo un sorriso da enigmista. <<Sicura che non vuoi stare con me?>>, non la fece rispondere. <<Comunque io quello là lo mando dal preside per aggressione>>.
<<Il preside è occupato e non penso che comunque ricaveresti qualcosa>>si allontanò raggiungendo Tommaso di corsa.
<<Grazie per avermi difeso>> disse lui quando lei fu abbastanza vicina.
<<Grazie per non aver reagito>> aggiunse lei.
<<Non lo avrei mai fatto se non ci fossi stata tu>>. La bibliotecaria la chiamò e quel discorso finì li.


u.u ...e chissà se qualcuno avrà capito qualcosa!! :rolleyes: ...penso sarete stati occupati da un atro discorso.. il mio intento è sempre quello !
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 5 febbraio 2010, 22:25

Ok, riassunto : Tommi è a 1 e Fili a 0 ... chi vincerà?? ... mica ve lo dico!! :laugh: :sospettoso:
Post dedicato al problema riuscito! E alla grande fuga verso Genova !

Filippo e Francesco stavano salendo le scale per tornare al prato della valle. Francesco era in vena di parlare, proprio il contrario del gemello. <<Stai attento, fratello, che quello ti soffia la ragazza>> disse attraversando il passaggio. Il sole del sabato pomeriggio li colpì agl' occhi. <<Per quanto mi interessi>>. Richiusero velocemente il passaggio e corsero verso casa. Filippo precedette di molto il gemello, che di tanto in tanto lo scimmiottava, imitando le sue ultime parole. <<Per quanto ti interessi>>.

******************

<<213? Ora ogni volta che girerò per la biblioteca mi dovrò voltare se sentirò 213?>> chiese sconcertato Tommi, guardando il tesserino. C'era la sua foto, nome e cognome e il numero di tessera, scritto in un formato gigante.
<<Esatto. E ricordati di girarti, se no diventa ossessiva e ti chiederà in tutte le lingue che conosce perchè non ti eri voltata al tuo numero>> disse Clara, che aveva approffitato della presenza in biblioteca per prendere un libro da leggere. C'era scritto al suo interno tutto quello che si poteva sapere sull'Ombra, e la signorina Fach glielo aveva dato malvolentieri. Tommaso invece aveva preso sotto insistenza di Clara, "L'origine e la Storia delle Creature". <<E' un buon metodo per iniziare a imparare la nostra storia. Anche i più piccoli la sanno, ma penso che tu non hai mai letto un libro del genere>> gli aveva detto per spiegare la sua insistenza. La bibliotecaria gli aveva informato che per prendere il libro, bastava far passare il tesserino sugli appositi computer che c'erano di tanto in tanto per la stanza, scrivendo il codice che c'era scritto all'interno del libro richiesto. Chi veniva sorpreso con un libro, senza averlo registrato, veniva bandito dalla biblioteca per un tot di giorni. Se invece si voleva portare il libro fuori dalla Scuola, si doveva compilare presso la bibliotecaria un foglio, inserendo anche una firma. Le condizioni erano quelle di non sporcare, copiare, pubblicare, bagnare, strappare e in qualunque modo danneggiare l'oggetto e di riportarlo come preso. Non si potevano scarabocchiare, ne fare pieghette.
<<Che ore sono? Sotto terra non si capisce molto bene>> domandò il ragazzo guardandosi intorno in cerca di un orologio.
<<Dovresti comprartene uno, è utile>> disse Clara alzandosi la manica sinistra della felpa. <<15.19>> riabbassò la manica. <<Comunque se non ne hai uno, basta vedere le fiaccole che ci sono di tanto in tanto sulle pareti. Se è tanto accesa, significa che sono le prima ore del pomeriggio e mezzoggiorno, se la fiamma è accesa solo nella parte sinistra, significa che è l'alba o mattina, e se è a destra tramonto o sera. Se invece è quasi spenta significa che è piena notte>>. Camminò lungo il corridoio, per poi far vedere al ragazzo una fiaccola. La fiamma era brillante e risplendeva, ma si stava spegnendo. <<E' perchè è inverno e il sole tramonta prima che si sta già abbassando>>.
Stavano andando verso il corridoio che portava alle aule delle lezioni, che sentirono una voce richiamarli. <<Clara! Tu! Laggiù infondo! Fermatevi! Ti stavo cercando>> Una ragazza che doveva avere minimo sedici anni camminava verso di loro. Aveva i capelli castani raccolti in una coda, che le faceva mettere in risalto le lentiggini e gli occhi verde chiaro. <<Bea!>> urlò Clara agitando la mano nella sua direzione. L'abbracciò per poi chiedere: <<Ma perchè mi stavi cercando?>>. Beatrice sbuffò sorridendo. Aveva uno dei sorrisi più dolci che avesse mai visto, si scioglieva a guardarlo. << Ti devo accompagnare nella tua futura stanza. Me lo ha detto il preside>> rispose al suo sguardo interrogativo. <<Sei proprio vicino a me! La stanza affianco>>
<<La 46?>> chiese stupita Clara. La 46 era la camera che tutti quelli che vi alloggiavano vorrebbero. Aveva il letto più comodo, e a quanto si diceva aveva qualcosa che le altre stanze non avevano, ma quello che era non si sapeva. <<Esatto! Strano non credi? Me la farai vedere, vero?>> Clara annuì e Beatrice le saltò al collo. <<Grazie grazie grazie>>. La mora era alta 10 centimetri in più di Clara e ogni volta che si abbracciavano, questa si sentiva soffocare, perchè Bea era tutt'altro che magra, ma la sua simpatia e la sua fiducia, facevano trasparire quel dettaglio inutile. Poi Beatrice si presentò a Tommaso, senza chiedergli chi era. <<Beatrice, ma puoi chiamarmi Bea. Molto piacere Tommaso >>
<<Come sai il mio nome?>>
<<Scherzi? Io sono le orecchie e gli occhi di questo luogo! Ogni cosa che mi chiedi, posso trovarti la risposta>>
<<Ti farò molte domande credimi>> disse curioso Tommi.
<<Allora, andiamo a vedere questa benedetta camera?>> chiese impaziente Clara.
Beatrice si allontanò verso un corridoio alle loro spalle. Era molto lungo e c'erano molte porte che lo costeggiavano. Su ogni porta c'era scritto il numero della camera. Andavano dall'1 al 118, ma le ultime stanze, erano tutte vuote. Le uniche occupate, andavano dalla prima camera e ora, alla quarantaseeisima. Alla porta numero 46 si fermarono.
<<Ecco le chiavi >> disse Bea porgendogliele. <<Apri >>
Clara annuì e fece scattare la serratura, infilando la chiave. Spinse la porta ed entrarono.
<<E questa sarebbe la famosa camera 46?>> chiese delusa Beatrice. <<Mi aspettavo..di più>>
<<Anche io>> ammise Clara osservando la camera. C'era un enorme letto a baldacchino, una poltrona, un tavolo con qualche sedia, due enormi tappeti, una libreria, un armadio e una cassapanca, e un enorme quadro che copriva tutta la parete di sinistra. <<Non ci possiamo nemmeno bussare, c'ho il quadro di mezzo>> disse Clara osservandolo. Rappresentava un vulcano maestoso, in piena eruzzione, la lava arancione dalle mille sfumature rosse del fuoco scendeva lungo la roccia del vulcano. Il cielo era una massa di grigio scuro. <<E' maestoso>> osservò Tommaso guardandolo. Si sedette sulla poltrona per poi rialzarsi. Si era seduto su qualcosa. Prese un foglietto e lesse il mittente. <<E' per te >> disse allugando la mano verso Clara. <<Leggilo>>
Clara prese il biglietto, che era ancora chiuso dalla cera lacca, dove c'era impresso il simbolo della scuola, una mezza luna e un libro aperto. Aprì con un colpo secco e lesse a bassa voce. << Signorina Clara, spero che il suo soggiorno sia confortevole, bla bla bla. Troverai le tue cose entro stasera in camera tua, chiudi pure la camera >> si interruppe un attimo assumendo un'espressione corrucciata. <<La prego di non spostare il quadro, per nessuna ragione. Non lo toccare nemmeno se possibile, grazie>>. Beatrice le strappò di mano il foglietto per leggere lei stessa. <<L'avevo detto io che c'era qualcosa che non andava, a me le pareti me le hanno fatte decorare come volevo>>.
<<Qualunque sia la ragione, la rispetto e non sposterò il quadro>> disse Clara ripiegando la lettera, e facendola sparire con una vampata di fuoco. <<Bea ti serve altro o posso continuare il giro della Scuola?>> chiese Clara prendendo le chiavi da sopra il tavolo, dove le aveva appoggiate per leggere la lettera.
<<No. Puoi andare>> rispose lei. <<An, no ! Aspetta, non puoi fargli vedere il passaggio, quello dietro...>> iniziò lei, per poi essere interrotta da uno sguardo dell'amica. <<Ho capito, sto zitta>>.
<<Brava, ora possiamo andare>> disse Clara prendendo per mano Tommaso, che si era incantato a vedere il quadro. <<Vuoi fare il giro si o no?>>
<<In verità volevo vedere il quadro. Sembra freddo>> disse lui allungando la mano. Clara gliela schiaffeggiò e lui la ritrasse velocemente. <<Ma sei impazzita?>>
<<Nella lettera c'era scritto che non dovevo toccarlo, quindi non puoi farlo nemmeno te>> disse lei calma avvicinandosi alla porta. Fece uscire prima i due, per poi rientrare e strappare due pezzettini di carta. Uno lo mise dietro la porta, vicino a uno dei cardini, l'altro lo mise in mezzo alla fessura. Chiuse la porta a chiave e si allontanarono dal corridoio.
<<Vi saluto, devo tornare ai miei mestieri>>. Beatrice salutò i due, avviandosi verso le cucine. Beatrice era una delle capo cuoche. Era Creatura per 1/32 e perciò non aveva ereditato molti poteri. Riusciva a correre più veloci degli umani, ma la forza e le capacità magiche erano minime. Riusciva a togliere il senso dell'udito alle persone che aveva intorno per poco tempo, ma si rivelava essere efficace, moltissime volte. Purtroppo non essenso abbastanza Creatura, le persone sotto il suo effetto riavevano il possesso del loro senso poco dopo. <<Ciao>>.
<<Ci vediamo>> disse Tommaso. Clara gli indicò la strada che stava prendendo l'amica. <<Quel corridoio porta alle cucine e alla sala da pranzo. Quello da dove siamo appena arrivati, porta solo agli alloggi. Quello che vedi laggiù infondo, porta alle aule e alla palestra per l'allenamento. Vuoi vederla?>>
<<Volentieri>> disse camminando verso la direzione che gli aveva indicato Clara. Ogni porta che incontravano, Clara la apriva facendo vedere delle aule enormi, e spiegava cosa insegnassero dentro. La prima che visitarono, Clara spiegò che lì dentro si imparava la concentrazione per i loro poteri. La seconda stanza era dove si studiava la storia delle Creature più importanti e l'origine dei poteri. Continuarono così fino ad una grande porta rossa, che portava alla palestra. Era una sala enorme, più della biblioteca. C'era una parte piena di materassi, una dove c'erano gli attrezzi ginnastici e una parte vuota dove c'era il corpo a corpo. In fondo ancora c'era un'altra porta, dove portava a un'altra zona dove si poteva combattere utilizzando i propri poteri.
<<Se lo scontro sta diventando troppo cruento, si deve attivare un meccanismo posto all'entrata della stanza>> si avvicinò e indicò un pulsante rosso. <<Se lo si preme, i poteri vengono momentaneamente interrotti>>
<<Impossibile>> disse lui guardando la sala, come qualcosa di paranormale. <<E' impossibile questo, il flusso di magia e di energia è dentro di noi>>
<<Infatti, proprio per questo grazie a quel bottone, si rallentano le cellule umane, e perciò anche il flusso>> spiegò Clara. <<Vuoi una prova?>>
<<Volentieri>> disse Tommaso sempre più curioso. Clara premette il bottone. <<Prova a correre più veloce che puoi>>. Tommi annuì, ma già il primo passo gli sembrò strano, lento e pesante. Era come se la forza di gravità si fosse alzata improvvisamente. <<Non ce la faccio>>. Poi provò ad evocare del fuoco schioccando le dita leggermente, ma l'unica cosa che riuscì ad evocare, fu il rumore dello schiocco. Clara sorrise. <<L'avevo detto io>>. Lui annuì, sperando che Clara annullasse presto il comando di quel bottone. Lei parve capire i suoi pensieri, perchè ripremette il bottone. Il ragazzo recuperò le sue energie, e riprovò ad evocare del fuoco e ci riuscì. <<Come giro turistico penso che possa bastare per oggi>> disse Clara, avanzando verso il corridoio. <<Dovresti tornare a casa, tuo padre sarà preoccupato>>.
Lui fece un sorrisetto di stizza, ma annuì. <<Certo, poi sono un po' stanco, penso che mi farà bene stare un po' via da qua>>. Passarono davanti a una statua. Raffigurava una specie di chimera, ma aveva le ali di un drago. <<E' uno schuye. Sono gli unici animali fantastici. Forse ne hai sentito parlare>> spiegò Clara quando furono vicini alla statua. Tommi scosse la testa. <<Mai visti e mai sentiti>>. Clara scosse a sua volta la testa. <<Imparerai anche questo genere di cose a lezione. Nei pomeriggi in cui studieremo insieme, leggerai anche qualcosa del mio corso, per vedere cosa dovevi studiare se entravi prima>>. Tommaso accosentì volentieri. <<Non vedo l'ora>>. Detto questo la salutò abbracciandola velocemente e sparì dietro la parete di roccia.
Clara si voltò e si ritrovò faccia a faccia con Sofia. Sobbalzò. <<Mi hai fatto prendere un colpo!>>. Lei fece finta di non aver sentito quella frase e la prese sotto braccio. <<Devi dirmi tutto su di lui! Chi è? Come l'hai conosciuto? Lo incontrerai ancora? Bea dice che sarai la sua guida. Interessante. Come userai questo a tuo favore?>>
A Clara venne il mal di testa. <<Ma sei fuori di testa? Io non ho alcuna intenzione di innamorarmi di lui>>. Sofia alzò gli occhi al cielo. <<Certo. Guarda che io sono la tua migliore amica, puoi dirmi tutto quello che vuoi. Tranne che sono odiosa, testarda, impicciosa e quello cose là, visto che me lo dici sempre>>.
<<Te lo dico perchè lo sei, lo stai facendo anche ora. Smetti di cercare informazioni nella mia testa>>. Bloccò la mente.
<<Ma come sei susciettibile. Dai, almeno dimmi come vi siete conosciuti>> chiese implorante lei, facendo gli occhi da cucciolo.
<<Lo sai che non abbocca>> disse l'amica, ma insistette. <<No ti dico>>. Sofia si fece sempre più vicina. <<Ok ok te lo dico, ma smettila. Sei odiosa quando fai così>>
<<Mi hai detto odiosa, vedi?>> fece notare Sofia esultante.
<<Vieni in camera mia?>> domandò Clara. Non aveva voglia di dirlo nella sala principale. <<Stanza 46>>
Sofia le saltò in braccio. <<Si si si. Andiamo che non ho così tanto tempo>> partì da sola alla volta del corridoio degli alloggi. <<Aspettami però!>> le urlò dietro la rossa, correndole incontro. In meno di 10 secondi erano già davanti alla stanza. Clara notò subito qualcosa che non andava. Aprì piano la porta. Il pezzetto di carta cadde a terra e Clara si affrettò a prenderlo. Fece entrare Sofia, che saltellava, facendo svolazzare la gonna verde prezzemolo di qua e di là. <<Bella la tua stanza! E' un po' troppo monotona, è molto scura>>. Clara non le diede ascolto e si affrettò a vedere dov'era l'altro pezzo di carta. <<Qualcuno è entrato qui dentro>> disse sicura Clara. Sofia si bloccò. <<Come lo fai a sapere?>>
<<Ho messo due pezzetti di carta. Quando si apre, quello dietro i cardini forma un segno, ma su questo ce ne sono due, segno che la porta è stata aperta più di una volta. Mentre quello tra la fessura della porta era messo più in alto del normale>>. Sofia si mise a guardare insieme a Clara i segni sui pezzettini di carta. <<Dove diavolo hai imparato questo trucco?>>
<<Me lo ha ispirato Light su death note. Figo no?>> esclamò Clara, lieta che le avesse fatto quella domanda. <<E dopo dicono che la tv non insegna niente di utile a noi ragazzi. Tsè>>.
<<Si si, vantati, ma prima devi capire chi è entrato e per cosa>> si intromise Sofi. Scherzava molto, ma quando c'era da fare la seria era la prima a riuscirci seriamente. <<Noti qualcosa di diverso da quando sei uscita?>>
<<Solo... ehi c'è una valigia! E' la mia!>> corse verso la valigia appoggiata ai piedi del letto. <<Come cavolo ho fatto a non vederla prima?>> si chiese sovrappensiero lei.
<<Non lo so, ma sopra al tavolo c'è un biglietto>> disse vaga l'amica allontanandosi dal letto. <<Dove?>> <<Questo biglietto>> lo prese in mano e lo lesse ad alta voce. <<Signorina Clara, come promesso le abbiamo portato la valigia con alcuni suoi effetti personali. Abbiamo preso i primi che capitavano e quelli che sembravano adeguati per ogni evenienza. Ci siamo permessi anche di comprare qualche effetto personale. Domani inizierai subito con le lezioni. C'è l'orario nel vostro portatile, glielo abbiamo mandato per e mail. Non si preoccupi di mettervi visibile su messanger o facebook, sarà visibile soltanto a chi vuole lei, basta che li selezioni. Non girare troppo sui siti dove si deve registrare. Con la speranza che si trovi bene, la direzione>> finì di leggere e assunse una faccia stupita. <<Da quando in qua abbiamo una direzione?>>
<<Da sempre Sofi!>> si mise a ridere <<Bene, posso usare il pc, mi andava proprio>>
<<E così hai anche scoperto chi è entrato in camera tua, tutto apposto>> concluse Sofia, facendosi sedere spaparanzata sul divano. Si mise a testa in giù e le gambe sullo schienale, i piedi che dondolavano dietro la poltrona. <<Oh guarda, ti hanno portato i tuoi libri>> disse allungando l'indice verso la parete opposta. Clara si girò ed ebbe un piacevole brivido a vedere i libri che occupavano la mensola. Dorian Gray, le due guerriere, il codice da Vinci e Eragon. C'erano solo quattro libri, ma erano i suoi preferiti. Allungò la mano verso le copertine e le accarezzò. Era strano , stupido e senza senso quel gesto, ma toccare dei libri le faceva riscaldare il cuore. Si ricordò di avere in giro per la stanza il libro che aveva preso in prestito dalla biblioteca della Scuola, e lo mise insieme agli altri. Si sentì pichiettare molto forte la spalla. <<Ahi! Smettila Sofi, mi fai il solletico>> <<Si, scusa, era divertente ! Sei dura qua sulla spalla, risuona bene>> <<Ma perchè mi hai beccato?>>
<<Per dirti che ora vado! Sono le cinque ormai>> disse lei. <<Mia madre si starà preoccupando>>
<<Vai pure, a domani allora>>. L'abbracciò. <<Grazie di tutto>>
<<Non ringraziarmi nemmeno! Non mi hai detto nemmeno come hai conosciuto Tommaso! Riesci sempre a fregrarmi>> borbottò ancora qualche cosa e uscì dalla porta salutando con un sorriso l'amica. <<A domani>> poi come nei cartoni, fece apparire solo la faccia dalla porta, per poi farla scomparire. <<A domani>> disse lei chiudendo la porta.
Accese il portatile, attaccandolo al carica batterie, ricordando che era quasi scarico. Compose velocemente la password e aspettò che si caricasse, girando per la stanza. Svuotò la valigia e mise i vestiti piegati, incredibilmente, dentro l'armadio. Tanto non durerà più di qualche giorno. <<Vediamo che mail mi sono arrivate>> sbadigliò. Erano le cinque, ma la giornata era stata pesante. Messanger le si aprì subito, facendole vedere la nuova miriade di mail. Non le controllò nemmeno e le selezionò tutte eliminandole. Si fece invisibile ad alcune persone grazie al nuovo programma che le avevano istallato. Non aveva voglia di messaggiare per il momento. Aprì il documento dove le avevano salvato l'orario e scoprì un'amara sorpresa. La sera seguente, avrebbe studiato la materia della Reverenna.
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 10 febbraio 2010, 19:16

La prima parte mi fa schifo.. uomo avvisato mezzo salvato!

Le Creature dell'Eterna notte, sono le Creature della morte e del terrore. Creano panico con i loro poteri terrificanti e con il loro carattere indomabile. Ogni volta che nasce una nuova Creatura dell'Eterna notte, molti stanno attenti al modo in cui crescono e come utilizzano i loro poteri incontrollabili. Se utilizzati pienamente, il buio potrebbe inghiottire per sempre l'ospite che ha le sue capacità . Una nota fondamentale, è che le CEN vengono moltiplicati di notte o se si trovano in un luogo buio.
Il potere più terrificante per loro, si sprigiona quando la CEN uccide a mani nude una ragazza vergine.


Clara lesse velocemente quelle righe, sfogliò pagina e vide con disprezzo che il potere a cui si alludeva era stato cancellato con un pennarello nero. <<Maledizione>> sbraitò lei, alzando la pagina verso la luce, per vedere se si intravedeva qualcosa grazie alla lampada. Provò anche con un fuocerello, ma le parole dietro a quella linea rimanevano invisibili ai suoi occhi. Lesse il resto non notando nulla di interessante, chiuse il libro nervosa, se lo mise sotto braccio e uscì dopo aver messo i soliti due pezzetti di carta sulla porta e aver preso le chiavi. Erano passate un paio di ore da quando se ne era andato Tommaso, ma a lei non sembrava, visto che sotto terra dentro a quella specie di casa, era tutto perfettamente uguale. Corse verso la biblioteca e si imbattè proprio davanti alla signorina Fach. Aveva in mano parecchi tomi dall'aria molto pesante.
<<Numero 46, ma le sembra questo il modo di entrare nel mio luogo?>> disse lei, raccogliendo dei libri che le erano cadute dalle mani.
<<Mi scusi, signorina Fach, la stavo giusto cercando>> le informò velocemente lei, aprendo il libro alla pagina con la cancellatura. <<Mi sapreste dire cosa c'era scritto qua sotto?>>
La bibliotecaria guardò prima Clara, poi la scritta e poi spaventata di nuovo Clara.<<Cose che tu non dovresti sapere >> disse semplicemente <<Sapevo io di non doverti dare questo libro>> glielo prese dalle mani e lo richiuse, mettendolo in mezzo agli altri libri. <<46, meglio che non si intrufoli in questa storia, o sarà divorata dal sapere>>, le voltò le spalle e si incamminò, verso la grande tenda rossa che costeggiava il confine con la sala segreta. <<No si fermi! La prego>> le urlò dietro Clara. Corse e le si bloccò davanti. <<La prego>> ripetè. <<Devo sapere se posso fidarmi veramente di Filippo>>. La bibliotecaria la guardò storto da capo a piedi. La ragazza sbuffò. <<Tessera 194?>> disse con tono sarcastico.
La signorina Fach parve illuminarsi a quella cifra. <<Ma certo! 194! Filippo Volto>> poi la sua faccia, ritornò alla sua normale serietà. <<Resta il fatto, che ho fatto un grave errore a farti portare via quel libro. Non dovevo assolutamente nemmeno fartelo vedere! Anzi a nessuno! Lo porterò nella sala privata>>. Girò attorno a Clara, ma questa non si demoralizzava facilmente. Le si piazzò per l'ennesima volta davanti, ma, spazientita, la Fach la fece volare lontano, utilizzando il suo potere. <<Mi dispiace, ma queste sono le mie ultime parole : tu non dovrai interessarti a questa storia>> la lasciò in aria, sospesa, fino a chè non superò la pesante tenda rossa, sorvegliata dai due instancabili goblin.

Madeleine Fach varcò velocemente la soglia. La sala che le si presentò davanti era piccola, ma conteneva un'infinità di volumi e di pergamene. Al centro della stanza, c'era un libro su un piedistallo che aggiornava frequentemente. C'erano scritto al suo interno tutti i nomi delle Creature, in ordine di data. Affianco, c'era una grande penna di cigno e quattro tubicini con inchiostri diversi, rosso, viola blu e nero. Col nero scriveva il nome della persona, la data di nascita e il luogo, col viola il potere che aveva, col blu i nomi dei genitori, con le rispettive date di nascite e col rosso indicava se la persona era morta. Ogni persona aveva a disposizione tre righe per le informazioni.
Il libro era quasi alla fine, poche pagine e avrebbero dovuto iniziarne un altro. Chissà chi sarà la prima persona del secondo libro. Lo aprì distrattemente alla prima pagina guardando il suo nome. Lo faceva innumerevoli volte, perchè era fiera della sua idea. Era stata infatti sua, quella di avere un libro con scritto tutti i nomi delle Creature, per avere un punto di riferimento in futuro. Erano stati molto entusiasti di questa cosa i suoi colleghi e il preside, che avevano consigliato a tutte le Scuole e agli Stati, di averne uno, per quanto faticoso poteva essere. Sfogliò le pagine osservando la sua scrittura precisa e sicura che percorreva le righe dritte. Si fermò a una data. 19 dicembre 1992. La data del compleanno di Tommaso. Quando aveva sentito il suo nome durante la registrazione alla biblioteca, si era ricordata di quella volta che aveva ampliato le informazioni. Conosceva abbastanza bene sua madre, era stata una sua compagna tempo addietro e la notizia di lei ammalata, le aveva segnato un brutto segno nel cuore. Era una donna eccezionale. " La madre si è ammalata gravemente al tessuto nervoso dopo uno scontro con una creatura delle ombre. Impossibile da riparare". Aveva cercato in tutti i modi di far convincere il preside a far entrare nella Scuola Tommaso, sapendo che Elisabetta aveva avuto un figlio con un vagabondo. Lo definiva così lei. Un vagabondo, un uomo rozzo, senza gentilezza. Betty, come allora la chiamavano gli amici, era una donna coraggiosa piena di fascino sempre pronta ad aiutare tutti, se solo glielo chiedevano. L'unico difetto che aveva, era che si affezionava troppo facilmente, e ciò era accaduto con quell'uomo. Giacomo Forlon. Una sola notte di passione e di amore, e si era rovinata la vita. Non poteva combattere ne mostrare ciò che sapeva fare davanti a quell'uomo che sposò perchè lui non aveva voglia di avere un figlio illegittimo. Il loro primo incontro come aveva raccontato anni prima Betty, lo aveva descritto magico. Un semplice incontro in un bar, lui che le offre una tazza fumante di cioccolata calda, da vero gentiluomo, visto la pioggia battente di aprile. Lui non poteva immaginare che lei non avesse freddo visto i suoi poteri, ma lei era come ipnotizzata da lui e accettò con un dolce sorriso. Poi lui le aveva offerto il suo ombrello perchè lei aveva dimenticato il suo e decisero di tornare a casa insieme. Poi avvenne e nove mesi dopo era tutt'altra storia. Lui era un camionista, rude viscido, il fascino che aveva quel giorno di aprile era sparito lentamente, come lentamente era cresciuto il pancione della donna. Poi erano venute le litigate perchè lei si allontanava per lunghe settimane. In quei giorni lei andava a combattere contro l'Ombra. Non voleva far crescere suo figlio con un padre del genere, ma nemmeno in un mondo senza speranza. Poi una creatura delle Ombre (da non confondere con le Creature dell'Eterna notte) aveva distrutto parti delle cellule celebrali della donna, facendola impazzire. Da quel giorno Elisabetta Slatto era rinchiusa in un ospedale, attaccata ad una flebo, addormentata. Era stato forte l'impulso di lei, a chiedere come stasse Betty, ma sapendo già come avrebbe risposto,decise di lasciar perdere. Scrisse alcuni nomi di Creature che erano nate quel giorno. Giovani vite, destinate a combattere, o a vivere in un mondo di pace? Paola, Luca e Federico. Chissà come sarebbero cresciuti. Ripose la penna di cigno e si allontanò dal piedistallo. Non le piacevano le penne a sfera, le stilografiche. Amava sentire la morbidezza delle piume dei grandi uccelli sotto le sue dita. Non avrebbe mai scambiato nulla al mondo con quella sensazione.
Prese il libro che le aveva dato Clara. O meglio, che le aveva strappato dalle mani lei. Per fortuna aveva avuto l'idea di cancellare quella frase, se no l'informazione più ambita da tutti sarebbe stata proprio sotto al loro naso. Prese un'altra penna, stavolta di fagiano, e scrisse sopra con un inchiostro nero e leggero così da poterlo cancellare se fosse stato necessario.
"Le Creature dell'Eterna notte, se uccidono una ragazza vergine a mani nude o con il loro potere del buio, riusciranno solo col pensiero ad uccidere una persona, a loro piacimento".
In tutti quegl'anni, aveva nascosto quel libro, ma era sempre più ricercato dai ragazzi che aveva consentito loro di leggerlo, senza però darlo in mano agli amici di colui che aveva tessera 194. Filippo Volto. Se uno lo avesse scoperto, sicuramente lui lo avrebbe letto tra i loro pensieri, e visto che era sempre così riservato, nessuno poteva sapere se veramente avrebbe potuto uccidere o meno qualcuno per avere un simile potere. Creò una leggera brezza d'aria per far asciugare prima l'inchiostro , per poi riporre delicatamente il libro su un posto vuoto di uno scaffale di mogano. Qua nessuno lo troverà mai, disse certa. Ripose anche gli altri volumi ed uscì. Clara se ne era già andata via.

Un suono ritmato, un picchiettio veloce, un campanello che suona. Una porta che finalmente si apre. Lo schiaffò aspettato arrivò veloce. Un uomo grasso e basso con la barba fatta male aveva la mano alzata verso il figlio. <<Dove sei stato?>> disse brusco lui, nel suo stile da camionista. <<An giusto che domande, sei andato in cerca di put**ne, come lo era tua madre>> continuò lui senza attendere risposta. Il ragazzo salì le scale dirignando i denti dalla rabbia. Se solo sapesse che cosa sono in grado di fare. Aprì la prima porta a destra dalle scale e si buttò sul letto completamente sfinito. Troppi eventi importanti in così poco tempo erano snervanti. Guardò la schermata del cellulare, notando che c'erano 6 messaggi. Erano tutti di una ragazza che sosteneva essere sua cugina. L'aveva conosciuta di persona e avevano ritrovato diversi tratti in comune, per esempio il colore dei capelli, solo che quelli della ragazza erano più scuri, e il colore degli occhi perfettamente identici. Sosteneva che non era uguale nè alla madre nè al padre, ma che assomigliava molto a sua zia e a sua nonna materna. <<So che ti pare strano, ma sono sicura che tu sia mio cugino>> le aveva detto una volta. Qualcuno li avrebbe potuto scambiare facilmente per gemelli, dato la somiglianza. Solo il viso leggermente appuntino di lei, faceva notare la differenza. I caratteri però, erano simili. Entrambi forti e capaci, spiritosi, timidi ma beffardi nei loro modi di fare e sbrigativi. Lui alla fine aveva ceduto e accettò il fatto che erano cugini, dopo che lei le raccontò della storia della madre di lui. Giulia Crementini. La prima volta che lo aveva incontrato, gli aveva fatto vedere una foto di una donna. Sosteneva che era la nonna in comune, quella materna. <<Mia madre non ha preso niente da lei, ha preso tutto da mio nonno materno, che non è lo stesso tra di noi. Mia nonna si è risposata dopo aver avuto tua madre>>
Lesse velocemente tutti i 6 messaggi. Erano molto brevi e uno lo colpì particolarmente. Compose il numero e premette il tasto verde. Il tu-tuh sparì velocemente, e al suo posto, comparve la voce di una ragazza. <<Pronto? Ciao Tommi!>>
<<Ehila, ciao Giulls. Come va?>>
<<Dai, Tommi, non fare ste domande e va dritto al sodo>> disse lei sbuffando dall'altra parte della cornetta. Sapeva che lui odiava i discorsi troppo lunghi.
<<Grazie. Mi chiedevo come avessi saputo che sono andato alla Scuola.. sono appena tornato e già lo sai>>
<<Ho i miei informatori, tipo mia madre. Sai, lavora là..>> si sentì una porta aprirsi. <<Scusa Tommi, è lei. Ciao>> e mise giù , prima che lui potesse porle altre domande. Ogni volta che compariva sua madre, la ragazza chiudeva tutte le conversazioni, anche al computer.
<<Ciao>> sussurrò lui in risposta, chiudendo lentamente il cellulare. Prese la cartella nella quale aveva nascosto il libro della biblioteca. <<"L'origine e la storia delle Creature", bah , chissa com'è>>. Non era un amante della lettura, gli piaceva di più ascoltare la musica o la radio, ma ogni tanto il lusso di leggere un racconto se lo faceva. Il primo capitolo parlava dell'esistenza di tre poteri più importanti degli altri, ma questo già lo sapeva e andò avanti. Dopo qualche ora, sentì l'allarme della camera squillare, segno che era pronto da mangiare. Suo padre e lui non parlavano quasi mai, e suo padre pur di non fare le scale molto tempo prima, aveva istallato quella specie di sveglia. Bastava premere un bottone presente in ogni stanza della casa, e il campanello lo avvisava. Mise un segna libro alla pagina che era arrivato (317) e lo nascose sopra all'armadio. Il padre era troppo basso per poterci arrivare e in casa non erano presenti scalette, perciò là in alto, era al sicuro da occhi e mani. Scese le scale e iniziò a mangiare la minestra che era pronta nel piatto. Non parlarono per tutto il tempo della cena, come sempre del resto.

<<Con chi eri al telefono?>> chiese la donna a cena. Erano in una sala da pranzo dall'aria costosa. Il tavolo di legno scuro era apparecchiato con una fine tovaglia bianca, con sopra i piatti e i bicchieri rigorosamente di vetro. Le pietanze in vassoi d'argento, come le posate, erano al centro del tavolo, pronte a essere prese. Prima però, facevano la riunione familiare.
<<Nessuno>> disse tranquilla Giulia. <<Solo un'amica>>. A tavola c'erano solo due persone.
<<Che si chiama Tommi?>> domandò sprezzante la donna. Indossava un abito nero, da funerale. Meglio un funerale che questi interrogatori pensò Giulia inventandosi una risposta. <<Tommasina non è proprio un bel nome da dire per intero, la chiamiamo Tommi o Tina>> disse lei cercando di evitare il discorso.
<<Allora perchè la voce che sentivo dall'altra parte della cornetta era maschile? Dimmelo!>> si alzò in piedi, facendo rovesciare la brocca d'acqua. <<Da quanto tempo è che lo conosci?>>
<<Da qualche mese>> rispose sincera lei. Tanto valeva non discutere con la madre. <<E' come me, lo sai?>>
<<Si che lo so! Cosa vuoi, che non conosco quale potere abbia mio nipote! Voi Creature del fuoco siete tutte uguali! Grandi sognatori!>>
<<Sempre meglio di te!>> si alzò a sua volta, non rovesciando niente, e si incamminò su per le scale.
<<Giulia Crementini!>> urlò la donna dal suo posto <<Torna subito giù o andrai a dormire senza mangiare>>. Le rispose solo l'eco della sua voce e il rumore di una porta che si sbatte. La signora sconfitta, si risedette e iniziò a sbriciolare un pezzo di pane.

Clara non si era recata subito in camera sua. Aveva iniziato ad avere fame e si era recata alla sala da pranzo, in una tavolata a parte. Un tavolo di 20 persone, utilizzato solo da lei. Gli altri si erano raggruppati in quello da 50 persone, così da potere stare tutti insieme. Non avevano nemmeno provato a chiamarla per unirsi a loro, sapevano che non era così facile convincerla. <<E' permesso?>> chiese una voce alle sue spalle. <<Ciao Beatrice, siediti pure>>
<<Perchè non vieni invece di là, ti distrai almeno>> disse lei col vassoio in mano.
Clara lanciò un'occhiata dubbiosa al tavolo numeroso. <<Devo proprio?>> chiese titubante, sperando che dicesse di no. <<Si! Dai su vieni, così ti togli quell'aria da musona che ti ritrovi>> Clara si alzò malvolentieri, seguendo una delle poche amiche che aveva là dentro. Arrivate al tavolo fece dietro front, ma Beatrice la bloccò. <<Fa uno sforzo>>
Bea si sedette in mezzo a due ragazze che come lei lavoravano nelle cucine, le salutò entrambe e si mise a mangiare chiaccherando animatamente. Clara si sedette su uno dei posti più lontani, vicino a tre ragazzi, due maschi e una femmina. <<Ciao, io sono Alessia>> disse la ragazza. Era bassa e con un caschetto biondo. <<E loro sono Alberto e Nicolò>> agitarono la mano a turno, per farsi riconoscere.
<<Clara>> disse semplicemente lei iniziando a mangiare. Si accorse che Beatrice la stava guardando dal suo posto. Improvvisamente, a Clara sembrò che la stanza divenne silenziosa, per poi sentire la voce dell'amica. <<Crea un approccio>>. Finita quella frase, tutti i volumi tornarono normali. Guardò Beatrice che stava chiaccherando e con un po' di fatica iniziò a parlare. <<Allora, che poteri avete?>>. Alessia parve illuminarsi. <<Io sono una Creatura dell'Acqua. Sono una specie di ninfa, per un quarto. Guarda>> prese il coltello e si tagliò un dito. Invece di sangue, apparve un liquido trasparente. Acqua. <<Non è esattamente acqua, ha una densità maggiore. Nessuno riesce a capire cosè>>
<<Interessante>> disse lei guardando la ferita che si ricuciva da sola. <<Questo sono io>> spiegò Nicolò mostrando l'alone colorato attorno alla mano.
<<Hai lo stesso potere del preside>> ammirò Clara, sfiorando quella luce. Entrando in contatto con l'alone, si sentì subito meglio. <<In effetti, sono suo nipote>>.
<<Forte! E tu cosa sei in grado di fare Alberto?>> domandò sempre più curiosa. <<Riesco a rendermi invisibile e ad attraversare i muri. Sono un ottimo ladro>>. La ragazza lo vide, per modo di dire, scomparire davanti ai suoi occhi, per poi ritrovarselo alle spalle. <<Vuoi vedere una cosa divertente?>> le chiese lui. <<Non avere paura e non fare cose insensate, potrei anche ucciderti se ti muovi troppo >>. Clara sorrise malefica. <<Il pericolo mi piace>>.
<<Ora fa il suo spettacolino>> ridacchiò Alessia. <<Sta attenta veramente>> aggiunse seria.
<<Ragazzi, ecco a voi il solito numero di Alberto! >> urlò alla tavolata Nicolò. <<Osservate la sua mano, comparire da dietro la schiena di Clara!>>
Clara pregò di aver capito male, ma quando vide la mano del ragazzo trapassarle lo stomaco restò immobile. <<Non ci posso credere>> disse lei toccando le dita del compagno. <<Credici invece>>
Alberto si staccò tra gli applausi per il sangue freddo di Clara. Dopo 10 minuti, era riuscita a farsi dei nuovi amici. Si allontanò con loro tre e la Bea dal tavolo poco dopo aver finito di cenare. Alberto era del 93, come Nicolò mentre Alessia era del 94. Erano tutti e tre vicini di stanza, 23,24 e 25. <<Ci vediamo domani>> disse salutandoli mentre avanzava insieme a Bea.
<<Cosa ti avevo detto?>> chiese mentre camminavano tranquille. <<Avevi ragione, ti devo un favore>> disse Clara. Era una delle poche volte che ametteva una sconfitta, ma l'aveva fatto volentieri. Si spogliò e si mise un pigiama colorato, per poi addormentarsi sotto la montagna di coperte sul suo nuovo letto a baldacchino.


Ok, non è nulla di che! Ma sono riuscita a postare con due giorni di anticipo! Forse ho scritto troppo poco...avvisatemi xD
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 13 febbraio 2010, 18:40

Con le cose romantiche non ci sono abituata...scusatemi -_-


GLi ultimi raggi di sole battevano forti sulla scrivania dove era appoggiato un portatile nuovo di zecca. Una mano picchiettava le dita freneticamente sui tasti e sul mouse. <<Clara quando entri? Dai, dai entra!>> si ripeteva da sola la ragazza canticchiando guardando lo schermo.
<<Sofia Alessia Fermon! Vieni subito qui io e tuo padre ti dobbiamo dire una cosa importante!>> le urlò dalla cucina la madre. Era una donna pigra e non si alzava facilmente, però riusciva a farsi senitre.
<<Ahia, qua tira una brutta aria>> disse piano per poi urlare uno squillante "arrivo". Chiuse il computer, guardando la facciata di msn ,sperando che Clara si mettese online, ma non succedette. Chiuse lo schermo e si incamminò lungo le scale a chiocciola. La sua camera si raggiungeva grazie a quella scala ed era al sicuro dai genitori, perchè entrambi soffrivano di vertigini. Si mise a cavalcioni sul corrimano e scivolò giù. Arrivata al pomolo lo prese con tutte e due le mani, facendo mezza verticale e si fece una spinta con le braccia e si lanciò. Arrivò proprio in punta di piedi davanti alla porta che conduceva alla cucina. <<Quante volte io e tua madre ti abbiamo detto di non fare queste cose?>> la rimproverò suo padre bevendo tranquillamente una tazza di te. Dei genitori lui era una mezza Creatura, esattamente un mezzo vampiro, mentre la madre era per un quarto una Creatura dell'acqua, una specie di ninfa si poteva dire. Le ninfe si erano estinte più di mille anni prima, e se erano presenti da qualche parte, erano ben nascoste. Da lì derivano i suoi poteri acquatici. <<Molte volte. Ma lo sai che non ti darò mai ascolto>>
Lui soffiò nella tazza per raffreddare il tè. <<Peccato>>
<<E' successo qualcosa?>> chiese preoccupata lei. Di solito il signor Forlon era sempre pieno di energie e scherzava sempre sulle abilità della figlia. <<No>> disse lui. <<Ma succederà. Io e tua madre abbiamo deciso di partecipare alla guerra contro l'Ombra. Siamo stati troppo anni senza un po' d'azione, e vogliamo portare un po' di pace alla tua generazione e per quelle future>>
Sofia strinse i pugno. <<Perchè proprio ora?>> chiese guardandoli con gli occhi pieni di lacrime. <<Perchè mi lasciate da sola?>>. La madre si alzò e l'abbracciò accarezzandole i capelli neri. <<Perchè ti vogliamo bene, tesoro, solo per questo. Se io o tuo padre, o tutti e due, dovessimo morire, lo facciamo solo per amor tuo>>.
<<E allora odiatemi! Se è per me, odiatemi! Non voglio vedervi morire, non voglio rimanere sola>> disse lei facendo gli occhi da cucciolo. Di solito funzionava, ma sapeva già che quella volta non sarebbe servito. Il padre si alzò e le mise le mani sulle spalle e la guardò negli occhi. <<Senti, Sofi, è inutile e lo sai. Ormai abbiamo deciso e non ci tireremo indietro. Abbiamo già avvertito l'assemblea che combatte contro l'Ombra>>. La ragazza distolse lo sguardo come una bambina piccola quando fa i capricci, ma non voleva vedere gli sguardi dei genitori. <<Poi non vedi il lato positivo della faccenda>> continuò suo padre.
Sofia lo fissò con un occhio <<Io sinceramente non ne vedo nessuno>> disse sperando che cascasse nel tranello di dirle quale è. <<Beh, dovrai andare ad abitare alla Scuola>> fece una pausa e Sofia lo guardò con attenzione <<incontrerai Clara visto che ora abita la. E visto che starai sempre là, dovrai comprare dei vesti..>> non riuscì a completare la frase che la ragazza si attaccò a lui <<Sei mitico papà. Offri tu?>> chiese speranzosa. I genitori si misero a ridere e fecero un abbraccio famigliare. <<Comunque no>> disse infine il padre, ricevendo in risposta un pugno scherzoso dalla moglie <<Voglio qualcosa di nuovo anche io, quindi paghi tu sicuramente caro>>.

Era domenica mattina e in casa Forlon si ci svegliava tardi, ma non quel giorno. Tommaso sentì suonare l'allarme della sua camera prima del dovuto. Erano le sette e cinquanta. Che cosa vuole da me quell'uomo? Si vestì velocemente prendendo i primi vestiti che gli capitavano dall'armadio. Anche se aveva preso le prime cose che aveva sotto mano, era vestito bene. Jeans chiari e un maglione scuro. Scendendo le scale si spettinò ancora di più i capelli, sparandoli in aria. <<Mettiti apposto quei capelli >> gli disse suo padre comparendo davanti alla porta. <<Abbiamo visite>>
Tommaso se li lisciò frettolosamente. Chi mai poteva essere a quell'ora? Entrò curioso in salotto e si accorse che c'erano due donne. Erano vestite elegantamente, giacca e cravatta. Sembravano due spie in missione. Strano per delle donne indossare i pantaloni. <<Tommaso, ti presento la signora Darzon e la signora Guali>>
<<Salve Tommaso>> disse con voce da mamma premurosa. <<Non ti preoccupare, non siamo venute a farti niente>>. Si era alzata dal divano malandato e aveva preso una ventiquattrore nera. Prese un paio di fogli.
<<Non dire cavolate! Ditegli la verità direttamente. Poi non è più un bambino, sa cavarsela benissimo da solo>> disse aspro il padre.
<<Potrebbe causargli uno shock emotivo>> spiegò la Darzon, una signora bionda con occhiali spessi.
<<Non mi interessa un fico secco degli shock emotivi! Tommaso, ho deciso di mandarti in un istituto. Sono stanco di averti per la casa, di vederti. Non voglio che tu sia qua. Non voglio essere tuo padre, non voglio che tu sia mio figlio!>>
Tommaso si sentì la schiena gelare all'improvviso, i peli delle braccia rizzarsi, la pelle diventare fredda. Ecco la verità. Ecco cosa pensava suo padre ogni volta che lo vedeva, per lui era solo una delusione da aggiungere alla lista. Strinse i pugni e abbassò lo sguardo. Cosa aveva da perdere infondo? Niente, ecco la risposta. Per lui suo padre era l'unica persona a cui poteva dire che era la sua famiglia, ma col tempo aveva imparato che non era così. Lui lo odiava, lo disprezzava col tutto il suo cuore. L'unica famiglia che aveva, forse, era sua madre, ma in quello stato, non sapeva nemmeno riconoscere suo figlio. <<E' così?>> chiese Tommi, alzando lo sguardo verso le due donne, che ormai era chiaro che fossero di un agenzia di adottamento. Guardò il padre. Mostro.
<<Si, ormai sei quasi maggiorenne, ma non ancora per qualche tempo, quindi dovrai decidere se entrar parte di una nuova famiglia, o di essere messo in un orfanotrofio, anche se non lo sei. A te la scelta. Una "x" qua se vuoi essere mistato in un orfanotrofio fino alla maggiore età, o qua se vuoi essere adottato>>. Lui ci pensò a lungo, perse tempo prendendo la penna nera che gli veniva offerta, poi, inaspettatamente, prese tutti i fogli e li fece volare in aria confondedoli. <<Scusate, vado un attimo di sopra>>. Salito le scale aumentò la sua velocità e prese qualche soldo che aveva
da parte il padre nella sua camera, dopodichè entrò in camera sua prendendo il computer, mettendolo dentro il suo zaino nero dell'eastpak e se lo mise alle spalle. Ruppe con un pugno la finestra e si calò giù con un salto. Non gliene fregava niente se lo vedevano i vicini. Lui voleva andarsene da suo padre e iniziare una nuova vita.

Clara si svegliò di colpo, mettendosi a sedere. Tolse sopra di lei le coperte rimanendo solo in pigiama. Aveva un presentimento, sentiva che qualcuno la stesse venendo a cercare. Appoggiò i piedi sul pavimento freddo e riprese un po' di energie. Non era stato un incubo, ma vedersi aprire di colpo una porta per sentire poi urlare il suo nome non era un bel modo di svegliarsi. <<Ho sonno>> disse sbadigliando e facendosi ricadere sul materasso. Si appoggiò la testa sul cuscino, cercando di riaddormentarsi, ma il sonno sperato non venne. Si alzò e si vestì, mettendosi un paio di pantaloni da ginnastica scuri e larghi e una maglietta a maniche lunghe bianca, e sopra una tutta con delle scritte colorate, a maniche corte. Prese i primi calzini variopinti che trovò dentro al cassetto e ,infine, le sue inseparabili all-star blu. Aveva le pantofole, ma le trovava scomodissime al confronto. Illuminò la scheramata del cellulare e guardò che ore erano. <<Oh cavolo. Ho dormito un botto>>. Era pomeriggio, le 15.26. Accese il pc e attaccò la playlist di musica salvata. Riconobbe la canzone e la canticchiò, ballando. Fece una mezza piroetta e cadde a terra. A cantare se la cavava, non molto, ma ballare era un argomento out per lei. <<Ahia>> esclamò massaggiandosi il sedere. Era sempre stata una frana a ballare e sperava che col tempo sarebbe migliorata, ma faceva veramente pena e perciò a volte provava da sola, ma faceva sempre qualche sceneggiata se ci provava. Come questa. Clara dirignò i denti e si mise davanti alla porta, come nel sogno. Come nel mio sogno. Si voltò per andare a cambiare canzone, ma sentì un rumore di passi correre in corridoio. Prese la chiave e la girò nella serratura per poter vedere cosa succedeva, ma questa si aprì prima, facendo comparire un ragazzo. <<Clara, attenta >> urlò lui. Era ovvio che non sarebbe riuscito a frenare, ma la ragazza rimase immobile e così avvenne l'impatto. Lei si sentì scaraventata all'indietro e ricadde sul duro pavimento, poi un corpo sopra di lei si avvolse col suo, bloccandola. Infine un morbido e incadescente tocco sulle labbra. Aprì gli occhi e vide gli occhi verdi di Tommaso fissarla incredulo. Si stavano baciando, per sbaglio , ma era così. Il mio primo bacio, pensò Clara. Sentì qualcosa fare una giravolta dentro di se, per poi tornare al suo posto. Scrollò leggermente le braccia, facendo intedere al ragazzo di togliersi. Lui obbedì subito e la aiutò ad alzarsi porgendole la mano destra. Clara la afferrò e si mise in piedi lisciandosi la tuta. <<Sei più alto di me di 15 centimetri e sei riuscito proprio a cadere con la tua faccia sopra la mia?>> gli disse contro Clara punzecchiandolo con l'indice sul petto.
<<Se ci siamo baciati non è mica colpa mia sai!>> le afferrò il polso della mano, portandolo al suo petto. <<Non ci siamo baciati! E poi, certo che non è colpa tua! Ma di un metro e ottanta proprio quei 20 centimetri di testa dovevano capitare sulle mie labbra!>>
<<Hai ammesso che ci siamo baciati>> le disse divertito lui sfoderando il suo sorriso migliore. Clara di risposta fece un verso simile a "grr" e iniziò a camminare per la stanza. <<Ammettilo che ti è piaciuto>> continuò Tommaso alzando un sopracciglio.
Clara si bloccò di colpo. <<Mai!>> si avvicinò al ragazzo con passo veloce e gli mollò una sberla in piena guancia. Lui si mise a massaggiarsi. <<Me lo sono meritato. Però per me è stato bello non so per te.>>.
<<No!>> urlò la ragazza, sapendo però che non lo pensava veramente << E ora fuori da questa stanza>> gli disse infine Clara aprendo la porta, dietro la quale si era appostata Beatrice, un orecchio sul legno, curiosa di sapere cosa erano quei rumori. <<Scusate ragazzi>> sussurrò imboccando la strada per la sua stanza.
Tommaso aspettò di sentire la porta chiudersi per continuare a parlare. <<Non vuoi nemmeno sapere la novità?>>
<<Quale novità?>> chiese sospettosa lei. Stava per rispondere alla domanda, ma venne bloccato prima di potere dire qualosa. <<Tommaso io e Roberta, abiteremmo qua d'ora in poi>> rispose Sofia appoggiata alla porta. Era vestita come il giorno prima, solo che cambiavano i colori dei vestiti. La gonna era di un rosa acceso e il cardigan rosso. Le calze erano tutte bianche e addosso aveva le solite vans. <<Saremo i tuoi nuovi vicini di stanza! Contenta, nè?>>
<<Sofi!>> disse lei andandola ad abbracciare. Dietro di lei c'erano dei goblin che portavano numerose valigie in una sola stanza. <<Mi dispiaceva non portare i miei vestiti>> si scusò l'amica osservando il suo sguardo dubbioso. <<Poi pensavo che si potessero sentire soli, così stamattina sono andata a fare shopping con mamma>> La rossa e Tommaso si misero a ridere <<Sei incredibile Sofi>>. Lei scrollò le spalle e face un gesto con la mano <<Lo so, ma mai quanto voi! Vi conoscete a malapena di tre giorni e già vi date un bacio! Attenzione, prevedo un futuro molto rosa>> scherzò su.
<<Sofia! >> le urlò addosso Clara arrossendo. <<E' stato un incidente>> osservò il soffitto per non guardare le loro facce.
<<Un bell'indicidente >> specificò il ragazzo che era stato zitto fino a quel momento. <<Sicuramente da rifare>> disse alzandole il mento e facendosi guardare negli occhi. Non stava nè dicendo una bugia nè scherzando. Era serio. Sofia fece un piccolo e veloce applauso. <<Io e te andremo molto d'accordo >> disse <<Era ora che cambiavi idea sui ragazzi! Ora vado a sistemare le mie cose, a dopo Clà ! Mi devi dire un sacco di cose>>
Tolse la mano di Tommi dal suo mento.<< Non ci contare troppo Sofi>> le disse guardandola scomparire dietro la porta, mentre le faceva la linguaccia. Poi si voltò verso Tommi. <<E tu sei ancora qua?>> La canzone di sottofondo gli fece da risposta. "Yes I am, Yes I am". Il ragazzo rise e indicò la schermata del pc. <<Yes>>
<<Scemo! Fuori>> si mise dietro le sue spalle e lo spinse inutilmente. <<Faccio da solo>> disse lui ancora divertito. Si fermò sulla soglia e la guardò. <<Sono nella stanza 47, ci vedremo spesso>>
Clara lo guardò entrare nella sua camera per poi chiudere la porta. <<Che cosa mi sta succedendo?>> scivolò lungo la porta abbracciandosi le ginocchia.

Una figura si affacciò dopo aver bussato delicatamente alla porta. <<E' permesso, Tommaso?>> domandò la signorina Fach. Il ragazzo si girò sulla sedia e si alzò riconoscendo la donna. <<Certo>> strano che mi abbia chiamato per nome. <<Certo si accomodi >> disse lasciandole la sedia per sedersi, ma lei si mise a camminare per la stanza mettendosi ad osservare una foto alla parete. <<Tua madre, era veramente bella e soprattutto intelligente >> disse interrompendo il silenzio. <<Conosceva mia madre?>> le si avvicinò guardando anche lui l'immagine. Raffigurava una giovane donna piena di vita, con i capelli del suo stesso colore. Gli occhi verdi erano leggermente più scuri, ma avevano le stesse sfumature. Sedeva su un prato con numerosi fiori colorati. La Fach lo guardò dritta negli occhi <<Si, la conoscevo a fondo. Prima che avesse l'incidente>> ritornò a guardare la foto <<Smisi di parlarle quando sposò tuo padre. Mi pentii amaramente di quella decisione. Dovevo restarle accanto. Era una delle migliori amiche che avevo. Adesso non sono più giovane, ma penso che se lei fosse ancora qui, sentirei meno il peso dei miei anni e della mia coscienza>> fece un respiro profondo. << Il giorno quando tua madre è stata attaccata dalle ombre, ero presente anche io in battaglia. Prima di attaccare i seguaci dell'Ombra, abbiamo discusso. Mi aveva chiesto perchè non l'andavo più a trovare, nemmeno una chiamata. Io le dissi che aveva fatto male a sposarsi con uno come tuo padre e lei lo difendette. E' colpa mia se ora è in un manicomio.>> Tommaso la guardò stupito, e la osservò piangere, guardando quelle silenziose lacrime segnarle le guance e farle diventare gli occhi rossi. << Non le andai a dare man forte quando vidi da lontano che l'Ombra la stava attaccando>> sfiorò con una mano il viso della donna. <<Se permetti, la vorrei andare a trovare un giorno di questi>>
Lui non sembrava nemmeno aver compreso quello che gli aveva detto. <<Non è colpa ta credimi, signorina Fach. E se la vuole andare a trovare, non sarò di certo io a dirle di no, farà un enorme piacere a mia madre, ne sono certo>>
<<Grazie 213>> disse lei. Era ritornata quella che era, la donna severa e fredda che chiamava tutti col numero di tessera. <<Ora rivado alla mia biblioteca. Questo luogo non ha nemmeno un libro! E' deprimente. Non hai preso il pregio della lettura da Elisabetta>> ridacchiò piano. <<Ti devoun favore comunque 213. Qualunque cosa, credimi>>
<<Una cosa ci sarebbe>> sussurrò titubante, quando la vide allontanarsi. <<Lasciatemi controllare il libro che c'è nella saletta privata dietro le tende rosse>> disse lui tutto d'un fiato.
<<Questo non è possibile>> disse secca lei imboccando la porta. <<Aveva detto qualsiasi cosa, e che le dovevo credere, perciò, perchè non questa?>> gli si era messo davanti, guardandola come un ragazzo maturo, come in quel momento si sentiva. Probabilmente lei vide che era così e, anche se non voleva, annuì.
Prese le chiavi della stanza e si avviò a chiudere la porta insieme alla Fach. <<Te lo dico una e una sola volta, perciò non farmelo ripetere. Potrai controllare solo le informazioni di tre persone. Non di più, sono stata abbastanza chiara?>> lui annuì <<Inoltre non poytsi controllare le informazioni di persone che non hanno un certo legame con te, quindi se per esempio vuoi controllare il potere della moglie del presidente del consiglio, non puoi>>
<<La moglie di Berlusconi ha dei poteri?>> chiese sconvolto lui. <<No, era solo per farti un esempio. Poi anche se fosse, non te lo direi>>. Tommaso si rese conto che quella donna aveva molto potere. Sapeva esattamente i punti deboli di ogni persona, conoscendone il potere che avevano, e sapeva anche con chi fossero imparentati, quindi poteva fare ricatti se solo desiderava. <<Capito. Ma alla fine ha qualche potere?>> <<Si, riesce a far rencitrullire i poveri ragazzi diciasettenni>> disse lei esausta. <<Vado un attimo a preparare la sala. Tu aspettami qui>> La donna si allontanò, facendo ondeggiare la scura gonna sul pavimento. Tommaso si sentì picchiettare la nuca. <<EHi>> disse una voce alle sue spalle. Lui fece un sorriso beffardo. <<Sapevo che saresti tornata da me>>. Ma che cosa sto dicendo? Tommaso, calmati!
Clara storse il naso. <<Ah-ah. Molto spiritoso. Non sono tornata per te, ma volevo chiederti un favore>> lui si fece attento. <<Ecco, ho sentito la chiaccherata che hai fatto con la Fach. Non volevo origliare, ma parlate veramente molto alto. Poi sono curiosa>> ammise infine <<Volevo chiederti, se potevi controllare i nomi dei miei genitori>>. Tommaso raddrizzò la schiena. Fallo disse una vocina dentro di se, fallo per lei. <<Va bene>> accosentì infine. Clara lo abbracciò forte, mettendosi in punta di piedi. Avvicinò la sua bocca all'orecchio e sussurrò. <<Grazie. So che volevi controllare altre persone, forse>> lui le cinse i fianchi. Voleva quel contatto, quella morbidezza, quel calore che le dava quella ragazza appena conosciuta. <<Mi dispiace per tua madre. Scommetto che era una donna eccezionale>>. Lei si staccò in fretta, troppo in fretta per Tommaso. <<Vado, se no la Fach ci vede e capisce cosa ti ho chiesto. La mia data di nascita è il 21 gennaio 1995. Penso che ti sarà utile>>. Non riuscì a dirle nemmeno ciao, che era già scomparsa verso le aule delle lezioni.
<<Eccoti qui! Ho sistemato la sala e il libro, ora possiamo anche andare>>. La Fach era a qualche metro da lui e gli faceva segno di avvicinarsi. Tommaso fece come richiesto e in meno di due minuti era in biblioteca. I due goblin di sorveglianza si misero in allerta quando videro la bibliotecaria portarsi un ragazzo nella sala, ma lei fece vedere un foglio e loro ritrassero le asce. <<Per qualsiasi cosa, noi siamo qua fuori signora>> disse il più tozzo dei due. <<Certo, ma non avrò bisogno del vostro aiuto>>. I goblin annuirono poco convinte, fissando truci Tommaso.
Tommaso pensò di essere tornato indietro negli anni. Sembrava una piccola biblioteca dell'anno mille. Un tavolo il legno con gli scaffali. Non c'era nulla di tecnologico, se non fosse stato per un computer. Nemmeno un lampadario c'era, solo torce infuocate. Quando il ragazzo entrò, il fuoco di queste, sembrò girare verso di lui, ma tornarono subito al loro movimento sinuoso. Forse è stato l'aria. Inquadrò subito il libro al centro della stanza, nel quale avrebbe trovato le informazioni che richiedeva <<Non starò affianco a te, mentre guardi il libro. Mi fido di te e so che cercherai solo tre persone. Chi cerchi non è affar mio, o forse si, ma sono sicura che rispetterai l'accordo che ti ho detto prima. Vero?>> lo squadrò da sotto gli occhiali che si era messa. <<Inizia pure, se ti serve qualcosa chiedi>>



Contenta Poche?? :D :P
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 17 febbraio 2010, 14:20

Premetto .. questo capitolo non mi è piaciuto per niente se non qualche parte -_-
W Toni e Poche :D
[spoiler]W Vadim e Carmen :sleep: [/spoiler]

Tommi aprì il libro. Per chissà quale motivo, gli dava l'idea che fosse prezioso e come tale, lo usava delicatamente. Dentro c'erano date, nomi, ma non trovava nessun senso logico. <<Mi potrebbe aiutare?>> chiese guardando verso la bibliotecaria. Non sapeva da dove iniziare. <<Certo. Le persone sono catalogate con la loro data di nascita. I più anziani si troveranno nella prima pagina. Devi sapere la data di nascita di una persona, per poter prendere le informazioni. Se non le sai, potrai tornare un altro giorno>>
<<E se io so il nome, e non posso sapere la data in nessun modo?>> domandò lui, sperando a qualche scappatoia. <<Dovresti chiedere a me>> si alzò e si mise alle sue spalle. <<Serve una mano o ce la fai?>>
<<Penso che saprò cavarmela>> disse lui muovendo distrattamente le pagine, in cerca della data di nascita di Clara. Le aveva promesso che avrebbe cercato i nomi dei genitori, ma non sapendo le loro date di nascita, non poteva fare niente. Era stata previdente, era riuscita a dargli l'indizio che doveva usare. <<Bene, io sono là per ogni evenienza>> e si risedette sulla solita sedia. Tommaso sfogliò le pagine velocemente, verso il 21 gennaio. C'era un solo nome scritto nell'elenco e pensò subito a lei. Controllò il potere, e scoprì che era quello del fuoco. E' lei. Si chiamava Clara, ma il cognome non era Marzi, bensì Magnini. Lesse velocemente le informazioni.
"Clara Magnini. Nata il 21 gennaio 1995. Controllo del fuoco, completo. Genitori : Lorenzo Magnini, attore di teatro e Flavia Forzi, casalinga. Bambina scomparsa e ritrovata dai coniugi Marzi. Notizie di lei date in tutte le televisioni globali."
Seguiva una frase lasciata in bianco, per aggiungere altre scritte. <<Ho cercato una persona>> disse Tommaso, interrompendo i suoi pensieri. La Fach annuì <<Ti rimangono altre due persone, se vuoi continuare>> Il ragazzo per risposta, riprese a sfogliare le pagine. Cercando di dare meno nell'occhio, leggeva i nomi scritti tra le pagine . Alcuni erano nomi noti, altri totalmente sconosciuti, ed erano la maggior parte. <<Se continui a leggere i nomi, ti chiudo direttamente il registro. Sarai pure di spalle, ma riesco a riconoscere i miei polli>> Lui si girò e vide che la donna sorrideva. <<Sei solo un ragazzo curioso, ma mi avevi promesso di non fare stupidate, quindi per stavolta lascio perdere, ma al prossimo richiamo giuro che lo faccio>> gli lanciò un'occhiata che non faceva prevedere nulla di buono. <<Certo>> riprese a controllare, pichiettando le pagine cercando di capire cosa volesse controllare. Il favore per Clara lo aveva fatto, ora voleva controllare lui qualcosa. Illuminazione arrivò poco dopo mentre sfogliava l'ennesima facciata. <<Giulia!>> esclamò convinto, per poi sussurrare tra se e se la sua data di nascita <<14 luglio 93, 14 luglio 93>> fece scorrere il dito tra i nomi di quel giorno e quando incontrò il nome della cugina, sbiancò di colpo. Non è possibile.
"Giulia Crementini. 14 luglio 1993. Controllo del fuoco, semi completo e controllo della roccia, minimo. Genitori: Lucio Crementini, impiegato e Alida Reverenna, insegnante. Il padre è deceduto"
<<Ci deve essere un errore>> prese il libro e lo portò dalla Fach, prima che questa potesse fermarlo. <<Questa ragazza>> indicò il nome <<Non può essere la figlia della Reverenna>>. La bibliotecaria gli strappò il registro dalle mani. <<Non toglierlo mai dal leggio>> disse severa lei. <<E non c'è nessun errore. Guarda>> sfogliò e gli fece vedere il "profilo" della professoressa. <<Allora :
"Alida Reverenna. Genitori : Maria Anna Fermi e Dario Reverenna. Madre risposata con Giulio Slatto da cui ha avuto la figlia Elisabetta. Figli : Giulia Crementini. Professoressa presso la Scuola a Padova. Ora inviata verso le truppe".
Nessuno sbaglio. Alida è veramente tua zia, che tu lo voglia o no>>.
<<Non lo voglio>> disse sicuro lui. <<Non dopo quello che mi ha fatto>>
<<Capisco che per te sia dura da accettare, ma lei un tempo ti voleva anche adottare, aveva fatto richiesta espressamente al preside, ma lui rifiutò. Non si sa il perchè, ma credo sia stata colpa di tuo padre, anzi sicuramente. Conoscendolo, è capace di fare questo ed altro, però alla fine Alida, ha finito per odiarti.>>. La bibliotecaria non stava scherzando, glielo si leggeva negli occhi. <<Meglio che ti dimentichi questa storia>>
<<Ho ancora una persona da cercare però>> fece lui, cercando di farsi ridare il libro. <<Ne ho controllate due fino ad ora>>
<<Sbagliato. Con la Reverenna hai fatto tre. So che non avevi deciso di controllare lei, ma hai comunque appreso le sue informazioni, perciò le persone che hai controllato sono quelle richieste>> lui la guardò dritto negli occhi <<Mi ha ingannato, lo sa questo? Mia madre sarà molto soddisfatta di lei>> la Fach fece uno sguardo pieno di rammarico. <<Arrivederci>>. Tirò la tenda rossa ed uscì.

Clara era corsa via imboccando il corridoio delle aule. Doveva andare a studiare la storia delle Creature con la Reverenna, e rendeva quel giorno ancora più strano. Più si avvicinava all'aula,però, più casino sentiva e quello si che era strano. Di solito quando insegnava la Reverenna, questa esigeva rigoroso silenzio, ma a quanto pare, aveva fatto un'eccezione alla regola. Oppure non è ancora in aula. Si mise gli occhiali per la lettura e picchiettò sulla porta dell'aula. Da dentro si sentirono gli stridi di banche e sedie che si spostavano, segno che l'intuizione era esatta. <<Bene ragazzi, oggi farò lezione io>>disse imitando la voce stridula quando spiegava della prof. Tutti si misero a ridere, rimettendosi in piedi o sopra ai banchi. <<Classe di casinari>> disse una voce alle spalle di Clara. Sbiancò, pensando che fosse la Reverenna, ma si ritrovò a fissare Tommaso. <<Tommi>> disse con un sospiro di sollievo <<Pensavo fosse la prof>>
<<Tranquilla, lei non verrà>> sembrava sicuro di se mentre lo diceva, e Clara finì per credergli. <<E tu come lo sai?>>
<<L'ho letto e me lo ha detto la Fach. E' stata inviata con le truppe per combattere>> prese coraggio <<La Reverenna. Lei è mia zia>> era bianco, ancora di più. Dirlo ad alta voce gli faceva uno strano effetto. Lei, la donna che mi ha ferito.
<<Ne sei sicuro?>> chiese togliendosi gli occhiali Clara, sperando che le avesse detto una bugia, tanto per farle uno scherzo. Ma lui annuì. <<Dispiace anche a me, credimi>>
Clara ricordò quando aveva detto alla Reverenna, dopo l'attacco a Tommi, che aveva attaccato uno sconosciuto e lei aveva ripetuto la parola con veleno. <<Adesso, ha un po' di senso la storia. Non penso che la Reverenna, attacchi qualcuno come ha fatto con te, subito>>
<<Già>> abbassò lo sguardo. Non aveva voglia di incontrare la faccia schifata dell'amica. <<Clara Magnini>> disse ad un tratto. La ragazza lo guardò interessata, quel cognome le ricordava qualcosa della sua infanzia. <<E' questo il tuo vero nome. Clara Magnini>> ripetè. <<E' stato la prima cosa che ho cercato. Non ho potuto sapere altro, se non i nomi dei tuoi genitori, e il loro mestiere più qualche altra informazione sparsa>> lei lo guardò come se fosse appena caduta dalle nuvole, per la felicità. <<Vieni con me >> lo prese per mano, e iniziò a correre verso la sua camera. Tommaso non fece altro che tenerle la sua piccola mano e seguirla. Quando gliela lasciò, per poter aprire la porta, si sentì improvvisamente vuoto. <<Entra pure>> disse e lui obbedì.
Entrò normalmente, attento a non inciampare, sedendosi senza chiedere il permesso su una sedia del tavolo quadrato. <<Vuoi che ti dica cosa ho letto?>> Il quadro incombeva davanti a lui.
Lei annuì, sedendosi a sua volta sul letto a baldacchino. Si sentiva protetta sotto di esso. <<Ogni dettaglio può essere utile>> alzò le spalle.
<<Ok. Vediamo se mi ricordo tutto. Tuo padre si chiama Lorenzo Magnini e tua madre Flavia Forzi. C'era scritto che lui era un attore di teatro e che tu eri apparsa in tutte le televisioni globali, per ricercarti>>. Clara si mise subito al computer, e digitò il proprio nome su una facciata di google. <<Cosa cerchi?>> chiese Tommaso. <<Informazioni. Se il mio nome è andato in televisione, sarà apparso sicuramente anche su internet. Ecco>>. Cliccò su un sito e lesse ad alta voce. <<Clara Magnini, scomparsa il 4 ottobre 1997>> scorse gli occhi in cerca di qualche altra informazione interessante <<I genitori la stanno ancora cercando>> lesse distrattamente <<Dove cavolo si legge la data di questo articolo?>>
Tommaso glielo indicò in alto a destra <<E' stato aggiornato tre anni fa. Forse sono ancora vivi >> disse lui. <<Potresti cercarli>>
<<Dove?>> chiese Clara guardandolo speranzosa. <<Lasciami il computer e in meno di un minuto te lo trovo>> La ragazza si alzò subito <<Prego>>. Tommi si sedette e aprì una pagina nuova di internet, entrò nel sito delle pagine bianche, e scrisse il nome del padre di lei. <<Se tuo padre ha un recapito telefonico, qua apparirà il numero di telefono, e la città>>
<<Fantastico>> disse piena di eccitazione Clara. Non poteva dire che aspettava quel momento da tutta una vita, ma era come se fosse così. Il ragazzo digitò il nome del nome. <<Allora vediamo, qua dice che abita a.. no, è impossibile. Dice che abitano nella casa di fronte alla tua>>. La rossa sbiancò. Si soffermava spesso a guardare la signora, la sua vicina di casa. Sua madre. Si ricordò che era una donna senza figli, con un bel marito elegante. Erano sempre fuori nel suo bel giardino fiorito, seduti sul dondolo. Intorno a loro c'erano piante di ogni genere, anche una palma, ma i fiori erano l'attrazione principale. Orchidee, rose, gigli, primule, ortensie, viole, margherite, ciclamini, iris. La ragazza chiuse gli occhi, cercando di ricordare qualche episodio.

Era una delle prime giornate soleggiate di stagione . Clara camminava mano nella mano, con sua madre e i suoi genitori lungo la loro via, godendosi una giornata primaverile. <<Mamma, mamma, andiamo là>> disse la bambina indicando tutta felice la donna. Portava un grande cappello bianco, come quello che si vedevano nei vecchi film, che le copriva completamente i capelli e gli occhi. <<Ciao Clara>> la salutò dolcemente, inginocchiandosi fino a guardare negli occhi la bambina. <<Salve signora >> fece a sua volta <<Cosa sono quelli?>> disse indicando dei fiori strani, gialli. <<Sono delle mimose. Oggi è l'otto marzo, si regalano a ogni donna>> prese un rametto e lo mise nella mano piccola della bambina che la guardava entusiasta. Starnutì al contatto con la polverina gialla. <<Questa è per te, piccola lady>>

<<Piccola lady>> sussurrò Clara aprendo gli occhi. <<Mi chiamava piccola lady, quando ci vedavamo>> li richiuse , cercando di rivedere gli occhi della donna, di sua madre, così simili ai suoi. Si era ricordata solo in quel momento dei suoi strani occhi. Marroni con le sfumature esotiche, tendenti all'arancione. <<Mi ha regalato da piccola una mimosa. Da quel giorno è il mio fiore preferito>> seguì un attimo di silenzio
<<La vuoi andare a trovare?>> le chiese Tommaso che l'aveva ascoltata con interesse. Ogni suo ricordo era prezioso per lei, per capire meglio la scelta dei suoi genitori. Se sapevano dove abitava e che era lei, perchè non avevano cercato di riprenderla? Preferì tenere i suoi pensieri per se, perchè non voleva ferire i sentimenti della ragazza. <<Adesso che sai chi sono, intendo>>
<<Non ce n'è bisogno>> disse una voce alle loro spalle. La porta si era aperta, facendo intravedere Beatrice e Roberta. <<Clà, è meglio se ci segui. E anche tu se vuoi Tommaso>> disse seria Bea, seguita dallo sguardo intelligente di Roberta. <<Oh-oh, brutto duo. Quando sono serie sono insopportabili>> sussurrò Clara a Tommi. Beatrice la fulminò con lo sguardo, ma prese la strada del corridoio. Roberta invece sorrideva all'amica, incoraggiandola. <<Ma che ha la Bea ?>> chiese Tommi
<<Non ne ho idea>> rispose Clara, ed era la pura e semplice verità. Di solito la ragazza era sempre molto gentile con tutti, ma quei toni freddi e distaccati non erano da lei. Chiuse il pc e si avviò con l'amico verso la direzione che avevano preso le altre due ragazze. Stavano andando verso l'ufficio del preside. Non di nuovo, perbacco.
Mostrarono le cicatrici luminose e superarono la barriera. Il solito goblin di guardia osservò Clara e Tommaso. <<Ancora qua siete? Chissà cosa avete fatto stavolta>> ridacchiò e li lasciò passare tranquilli. La ragazza ormai non sapeva più cosa pensare. Forse il preside era venuto a conoscenza che Tommi aveva guardato il registro, ma come? Centrava forse la Fach?
Bea si fermò davanti al portone del preside e bussò, ricevendo in risposta un avanti. <<Io e Roberta staremo fuori per ogni evenienza, insieme a Alessia e Sofi>>
<<Cosa?>> domandò Clara, sentendosi spingere in avanti. <<Devo entrare da sola?>>
<<No. Se vuoi puoi portare qualcuno, ma preferibilmente non Robi>> disse Sofi, che era appoggiata a una parete concentrata. Come mai? Notò che c'erano altri ragazzi e ragazze. Non li conosceva, ma sapeva che avevano tutti il potere di controllare l'acqua.
<<Tommi?>> chiese speranzosa Clara. Non voleva allontanarsi da lui, proprio ora che le aveva dato un aiuto prezioso. <<Ti prego>> sussurrò. Lui annuì e le prese la mano, certo che il contatto caldo della sua pelle, poteva dare un po' di conforto alla ragazza, ed ebbe ragione, perchè sentì i muscoli di lei rilassarsi improvvisamente. Aprirono il portone ed entrarono piano. Da fuori, Bea lo richiuse.
Il preside era seduto come sempre dietro la sua scrivania di legno. Davanti a lui erano seduti due persone, un maschio e una femmina. <<Buon giorno, preside>> disse Clara, facendo dare alla sua voce un tono deciso, che non sentiva di avere però. <<Volevate parlarmi?>>
Lui alzò lo sguardo. <<Signorina Magnini>> disse lui, facendo rimanere sorpresa i due ragazzi. Perchè chiamarla con quel cognome ora? <<So che lo avete scoperto. Ho i miei metodi per sapere chi controlla il registro, non date la colpa alla signorina Fach. Non è colpa sua>> si pulì gli occhiali con il maglione che aveva addosso, di un intenso blu pervinca. <<Clara, penso che lei conosca questi signori>>. La donna seduta, girò di novanta gradi la testa, facendo intravedere da sotto il cappello una ciocca di capelli rossi. Gli occhi le si aprirono. Marroni e rossi. Alla ragazza vennero le gambe molli e se non fosse stato per Tomaso, che le teneva ancora la mano, sarebbe caduta. Le avvolse le spalle con il braccio e la fece avanzare per la stanza. La donna non riuscì più a trattenersi e le corse incontro, abbracciandola. <<Piccola lady>> sussurrò dolce, come quella volta 10 anni prima.
<<Mamma>> disse lei, facendosi abbandonare a quell'abbraccio che non avrebbe mai sperato di avere. Si staccò piano, cercando di non rompere l'atmosfera del momento e notò che anche l'altro si era alzato in piedi. Aveva i capelli castani con qualche ciuffo rosso, e dei tratti grigi, segno che la vecchiaia avanzava. <<Papà>> l'uomo l'abbracciò. Aveva una stretta forte e decisa, al contrario della madre che era delicata e insicura. <<Meglio se vi lascio da soli >> il preside si alzò in piedi. <<Tommaso, preferirei che tu stessi qua>>
<<Come volete>> disse sfogliatamente Tommaso, sedendosi su una poltrona di vimini la vicino. Il preside uscì e calò il silenzio nella stanza.
<<Allora>> iniziò la madre, Flavia, <<Non vuoi sapere niente?>> chiese alla figlia sorridendole. Erano molto simili loro due. Stessi capelli, stessa fierezza. Clara annuì incapace di fare la domanda. << Vuoi sapere perchè non ti abbiamo ripresa con noi?>> domandò allora la madre un po' vergognandosi. <<Ti volevamo, credici. Non c'è un motivo preciso. Volevamo che tu crescessi in una famiglia normale il più possibile>>
<<Grazie, sapete. Per colpa vostra mi avete fatto passare i tre giorni più brutti della mia vita>> disse lei, scaldandosi. Non era una motivazione per lei, quella. Se la volevano, la prendevano con se. <<Per colpa vostra ho chiamato due persone mamma e papà , e ora mi stanno cercando>>
<<Lucia e Valentino non ti hanno mai dovuto sopportare. Io e tua madre gli avevamo detto che tu eri nostra figlia e loro hanno accettato di tenerti. Gli abbiamo sempre dato dei soldi per mantenerti>> le fece sapere il padre. <<Come?>>
<<E' come ti abbiamo detto. E' così. Ti hanno voluto bene come una figlia, ma sapevano che prima o poi dovevi sapere la verità e te l'avrebbero detta>>
<<Mentite! >> urlò contro di loro Clara <<Loro mi hanno voluto bene! Mentre per voi no! Sono sempre stata un'impiccio ed è per questo che non mi avete voluto con voi! Solo per questo>> il suo tono aveva raggiunto un livello così alto che Tommi dovette tapparsi le orecchie.
Intanto la stanza si stava incendiando. Clara dove essere proprio arrabbiata. Il ragazzo si alzò riluttante dalla poltrona e le toccò la spalla, scostandola dai genitori che le si erano avvicinati. <<Clà >> disse Tommi <<Tranquilla. Ci sono io>> la abbracciò per tranquilizzarla e intanto con il suo potere, spegneva il fuoco che si era creato dalle urla della ragazza. Dopo parecchi minuti si staccò <<Va meglio?>> chiese facendosi guardare negli occhi alzandole la testa. Lei annuì e si mise davanti ai genitori. <<Non voglio più vedervi>> si allontanò da loro e camminò verso l'uscita. E' la cosa giusta da fare. Tommaso la guardò allontanarsi. Non è quello che vuole e lo sa bene. Guardò i genitori della ragazza consolarsi a vicenda, indeciso se dirgli i suoi penseri. Scosse la testa e seguì a ruota l'amica.


[spoiler]W Vadim e Carmen :sleep: e quella peste di Selena ^^ (troppo simpatica quella bimba) [/spoiler]
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

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RE: Is Magic

da Saphira_Baby » 21 febbraio 2010, 18:34

Un caloroso Buon Compleanno a EI ^^ Dai che arrivi a diventare maggiorenne xD
PS_ è noioso! >_<


Clara era corsa fuori dalla stanza, dalla sala principale, dalla Scuola, da quella città, ma soprattutto lontano da tutti.
Era riuscita a seminare Tommaso dopo pochi secondi, almeno pensava. Lui aveva intuito che voleva stare da sola e perciò aveva allentato la corsa e aveva camminato sotto la pioggia, che gli faceva cadere i cpaelli lungo il contorno del viso, però continuandola a seguire.
Le Creature dell'acqua fuori dall'ufficio del preside erano state provvidenziali. Clara aveva bruciato metà scrivania, e la madre si era accasciata al pavimento, facendo sparire in una vampata di fumo un tappeto dall'aria preziosa. Poco dopo era sparita nel nulla.
Clara ora si ritrovava come una ragazzina che si era lasciata col suo ragazzo, in un bar a bere una cioccolata calda con sopra una montagnetta di panna montata. Erano le sette passate e le era venuta sete. Era troppo strano vedere ordinare in pieno inverno una coca cola ghiacciata - lei poteva farlo se voleva - così aveva optato per la classica bevanda invernale. <<Posso farti compagnia, bella?>> chiese una voce dietro di lei toccandola con la mano. Lei lo afferrò per il braccio e fece leva, buttandolo in avanti. Era un ragazzo della sua scuola superiore, lo aveva riconosciuto dal piercing che aveva sul sopracciglio. Aveva rovesciato il tavolino rotondo, facendo cadere anche la tazza rompendola in mille pezzi. <<Una coppa di gelato per favore>> disse verso la cameriera che stava arrivando a pulire. Era una donna giovane, sulla trentina, che forse aveva assistito a molte scene uguali o simili. Non me ne frega se non è il periodo di gelato! <<Mi scusi>> aggiunse, per paura che la potessero buttare fuori. Quella scrollò le spalle in gesto di non curanza, facendo alzare il ragazzo dolorante. <<Me la pagherai>> Clara gli battè si sedette al tavolo affianco. <<Oh certo, non vedo l'ora>>. Dopo cinque secondi si sentì lo scampanellio della porta trillare. <<Così ti farai scoprire>> le disse ad un orecchio un ragazzo dai capelli neri.
La cameriera che aveva appena iniziato a pulire guardò Filippo <<Sta attento. Non ha una bella cera>> gli disse alzando il tavolino.
<<So come difendermi >> sorrise e si mise di fronte a Clara .<<Allora, cosa avevi intenzione di fare?>> chiese brusco. Andava sempre dritto al sodo, e questo piaceva alla ragazza che odiava i discorsi lunghi ed elaborati. <<Volevo uccidere Foschini, così da essere mandata in prigione per poi evadere >> sorrise a sua volta verso il ragazzo. <<Secondo te cosa volevo fare? Liberarmi dalle scatole quel seccatore>> disse lei , tornando seria <<Perchè mi hai seguita?>>
<<In verità non ti ho seguita, ti stavo cercando. Mi fa piacere vedere che non c'è quel biondino al tuo seguito>> disse Filippo irrigidendosi sulla sedia. Al contrario del gemello tendeva sempre a essere perfetto a migliorarsi, il ragazzo ideale che tutte le ragazze vorrebbero, e che tutte le madri desidererebbero come figlio. Ottimo studente a scuola, nessun richiamo e capo-classe.
Clara lo fissò truce mangiando il gelato che le era appena stato portato. <<Primo. Non è un biondino, ha i capelli tendenti al castano. Secondo. Lui è un mio amico e saresti pregato di non parlar male in mia presenza. Terzo. Perchè ti fa piacere?>>
Lui prese un cucchiaino e iniziò ad affondarlo nella coppa. << Così posso stare da solo con te>> le guardò il viso, ma lei non faceva lo stesso, continuando a mangiare. <<Hai già detto che non vuoi stare con me, quindi meglio che non ti veda più visto che secondo i tuoi calcoli, dovrei anche ucciderti>> alzò lo sguardò per incontrare i suoi occhi neri, così lucidi rispetto al solito. <<Devi uccidermi, è già deciso. Prima che faccia qualcosa di cui potermi pentire>>
<<Del tipo?>> chiese curiosa Clara appoggiandò il cucchiaino sul tovagliolo di carta bianco. <<Uccidere?>> tentò.
<<Forse. Sicuramente è una delle ipotesi che ho per la testa>> Filippo era sempre stato un ragazzo dalle idee concrete, e se diceva che era così, era così. <<Poi, io non ti ho mai detto che non voglio stare con te. Non mi risulta, saranno le tue solite paranoie>>
<<Paranoie a chi , scusa? Lo hai detto...beh, me lo hai fatto capire. >> disse insicura la ragazza. Adesso che ci pensava meglio, non lo aveva mai detto. Non apertamente.
<<E come? Lasciandomi con Jenny?>> domandò sarcastico lui <<Dai, ormai dovresti aver capito che ci tengo a te>> le prese la mano che era sopra al tavolo ma lei la ritrasse <<Si, scagliando contro la parete Tommaso?>> Si alzò di scatto e uscì dando delle monete alla cassa, senza neanche ricevere il resto.
Fuori faceva freddo, almeno per Fili. Nevicava leggermente, i fiocchi cadevano leggeri sull'asfalto, per poi dissolversi al contatto. Clara alzò gli occhi incontrando il grigio piombo del cielo immenso, perdendosi alla sua vista. La pioggia cadeva velocemente sul suo viso. Un tocco freddo alle guancie la fece riportare i piedi per terra. Filippo le aveva preso le guancie con entrambe le mani e ora la guardava dritto negli occhi. Lei rimanè la ferma, anche quando lui si abbassava, si avvicinava.
Un ragazzo da dietro le vetrate del bar abbassò lo sguardò triste e li guardò allontanarsi, per mano.


Tommaso prese per il braccio Sofia e la girò verso di se, avvicinandola . Era appena tornato ed era completamente zuppo. La neve si era scambiata con la pioggia in fretta. <<Ora mi spieghi perchè Beatrice ce l'ha con Clara>> ordinò gentilmente il ragazzo, non ammettendo scuse. Non aveva nemmeno detto ciao, da quanto era scontento <<Se la Bea non te lo vuole dire, perchè dovrei farlo io? So poco niente di questa storia. Chiedi a Robi se proprio ci tieni>> gli strizzò l'occhio <<E se si parla di Clara, tu si che ti tieni>> gli puntò l'indice sul petto e lo punzecchiò. <<Ammettilo, dai>>
Lui distolse lo sguardo imbarazzato e arrossì lievemente triste <<Ma cosa dici? >> ritornò serio <<Dove posso trovare questa Robi?>>
<<E' la ragazza con cui è venuta a prendervi Bea, quella biondina. La troverai in camera sua penso. Anzi, sicuramente è in biblioteca, mi ha detto prima che ci andava>> disse lei illuminandosi.
<<Grazie Sofi, mi sei stata di grande aiuto>> la salutò e corse via. Erano le sette passate, almeno così dicevano le torcie sui muri.
Come aveva detto l'amica la trovò seduta su una delle sedie della sala piena di libri a sfogliarne tre in contemporanea; come faceva non si sapeva, ma ci riusciva. Non ebbe nemmeno il bisogno di alzare lo sguardo <<Salve, Tommaso. Vuoi sapere il perchè di Beatrice, vero? E' invidiosa. Lei è orfana fin da piccola, non ha mai incontrato i genitori ed è stata rinchiusa in un orfanotrofio. Ha scoperto il suo potere molto piccola e tutti la scambiavano per pazza, perchè sentiva delle voci che gli altri non sentivano. Da bambini, i nostri poteri sono più sviluppati, almeno le prime volte che lo usiamo, poi rallentano la crescita e dobbiamo allenarci per poter avanzare di livello. Un giorno la adottarono. O meglio, si fece adottare>>
Tommaso si fece attento e si sedette per non destare sospetti a chi stava entrando per leggere qualcosa <<Come?>>
<<Con il suo potere. Un giorno la sua classe era andata a Roma per una gita scolastica. Bea utilizzò il suo potere, curiosa di sapere cosa diceva la gente e scoprì che un uomo stava parlando al telefono dell'Ombra. Lei capì che non era sola, che c'erano molte altre persone come lei. Azzerò l'utilizzo dell'udito a tutte le persone presenti nella piazza e disse all'uomo "Io sono come te. Aiuto". Così lui si avvicinò alla maestra e così la adottò. Tutti rimasero stupiti, che aveva adottato proprio la bambina più pazza, ma lui non se ne preoccupò. In lei vide qualcosa>> fece una pausa e lo guardò dritto negli occhi. <<Quell'uomo morì proprio qualche mese fa, quando era in battaglia contro i seguaci dell'Ombra, ed è per questo motivo che è qui. E' stata felice, per un periodo>> La bionda finì di raccontare. <<Adesso che ha scoperto che Clara ha trovato i suoi genitori e che altre due persone a lei care la stanno cercando, è gelosa perchè lei non ha più quelle attenzioni. Immagina ora come si sente, che lei le ha rifiutate>> Tommaso la ringraziò e si allontanò dalla biblioteca, che sapeva di un profumo di verità, ormai.
Era andato subito in camera sua. Non aveva voglia di fare niente, se non di distruggere qualcosa. Dette un pugno alla parete, che creò un piccolo foro e diverse crepe affianco. Guardò attraverso il buco e notò che dava dritto dritto alla stanza di Clara. Da quella parte riusciva a vedere il tavolo dove appoggiava il suo portatile e la parte del letto dove c'era il cuscino. Lasciò perdere e coprì il buco con un foglio attaccato con un pezzo di scotch. Lo guardò un attimo e poi decise che se qualcuno fosse entrato, lo avrebbe di certo notato. Osservò le pareti e notò che c'era un piccolo quadro raffigurante un veliero in tempesta. Staccò il chiodo dal muro e con il pollice lo "trapanò" sopra al buco, e ci attaccò il quadro. Le crepe erano sparite e il piccolo danno non si notava neppure. Ebbe appena il tempo di spostarsi da là, che sentì la porta aprirsi. <<Tommaso>> le urlò contro una ragazza dai capelli neri <<Non hai niente da dirmi?>> chiuse in modo che nessuno li sentissero, cosa impossibile, visto che la ragazza urlava praticamente.
<<Devo ricordarmi di chiudere la porta a chiave>> disse secco lui
<<Spiritoso. Comunque intendevo su Clara! Io so che tu sai qualcosa, quindi devi dirmela per esserne certa>>
<<E' vero>> sussurrò lui <<si è messa insieme a Fippo>> Sofia gli battè piano la mano sulla spalla <<Tornerà in se sta tranquillo. E' matta, ma comunque capirà che deve stare con te>>
Lui arrossì e abbassò lo sguardo <<Non dire queste sciocchezze>> si sedette sul letto << Ora che è con lui, non si staccherà più>> lei gli ribattè la mano e uscì, lasciandolo solo.


Clara dovette lasciare a malincuore Filippo. Lui doveva tornare a casa dai suoi genitori e da suo fratello, mentre lei doveva andare alla Scuola. Nonostante tutto aveva un copri fuoco, visto che era minorenne. Lei gli diede un bacio veloce e passò nel passaggio segreto, che portava direttamente sulla porta nei corridoi. Ce ne erano molti da quelle parti, e ora visto che era vicino poteva utilizzare quello. Era situato dietro a un vecchio palazzo e sbucava dritto dritto nel corridoio delle camere.All'interno c'era la solita parete che spariva se si mostrava la cicatrice luminosa, e dietro di questa c'era un gobiln a fare la guardia. La guardò sospetto, ma poi la fece passare. Ma quanti di questi cosetti ci sono?
Davanti alla porta della sua camera trovò Sofia che l'aspettava. <<Ehi, Sofi! Che ci fai ancora qua, dovresti essere a cena>> la salutò, cercando di infilare la chiave nella serratura, ma l'amica le afferrò con decisione la mano << Hai il prosciutto davanti agl'occhi o cosa?>> chiese dura. <<Non ti rendi nemmeno conto, perciò penso di si>> le lasciò la mano <<Ma cosa cavolo mi baci FIlippo! Tommi, chiaro? Tommi, Tommi e Tommi>> le lasciò la mano <<Vado a mangiare. Non guardare Tommaso. Gli faresti solo un dispiacere>> le voltò le spalle e andò verso la mensa.


L'aria di acqua dolce si estendeva per chilometri e chilometri. Il fiume colorado scorreva sotto di loro a una altezza di 1000 metri. E chi se lo aspettava che mi mandavano proprio qua? Alida fermò un ragazzo per la spalla. Era un suo alunno, con il suo stesso potere di controllare la roccia. <<Tu>> gli disse brusca <<Occhi aperti. Giochiamo in casa, ma i nemici possono essere ovunque>>. Gioco in casa. Ed era vero. Il Grand Canyon era solo roccia e si estendeva per 400 e passa chilometri. <<I tuoi poteri sono aumentati di poco visto che siamo a contatto con il nostro elemento, ma sei ancora inesperto>> Il ragazzo iniziò a tremare per la paura, ma dopo un paio di secondi di libero sfogo, tornò ritto e fermo, come sempre. Complimenti, Alida, ci sai proprio fare con i ragazzi.
La Reverenna era andata insieme ad un gruppo, in un giro di perlustazione. Avevano ricevuto notizia dall'esercito degli USA, che si aggiravano dei tipi sospetti da quelle parti, ed era strano in quel periodo dell'anno. In tutto nella squadra, erano sedici. C'erano quattro ragazzi che venivano dalla Scuola, ed erano tutti intimoriti. Avevano addosso una muta che entrava in contatto con il loro potere, facendo sì che potevano evocarlo senza danneggiare i propri abiti. Si mossero lentamente, cercando di fare il meno rumore possibile. Le tre persone che avevano il potere della roccia, cercavano di spostarsi dentro di essa. Si fondevano con il loro elemento e passavano da una parte all'altra senza farsi vedere dai nemici. Cercavano di aiutare anche gli altri, ma avevano paura ed era normale. Se per caso fossero stati bloccati, sarebbero morti asfissiati. Così procedevano piano gli uni affianco agli altri. Poi avvertirono un chiaccherio. Intorno ad un fuoco stavano cinque persone. Tre donne e due uomini. Avevano tutti la pelle diafana, dall'aspetto duro. Gli occhi rossi brillavano al vedere il falò scoppiettante. Non sembrava stessero parlando a voce, ma, forse, mentalmente si. La Reverenna guardò con attenzione e vide che tutti sul dorso della mano destra o sinistra avevano un tatuaggio. Una mezzaluna rovesciata. Decise che era meglio tornare dai suoi compagni, per riportare le notizie. Attraversò la roccia e riportò ciò che aveva visto, soffermandosi sul marchio <<Sono certa che centra qualcosa>>
<<Ovviamente>> disse un uomo sulla cinquantina. <<Dobbiamo fare rapporto al più presto>>
<<Andrò io>> si propose una ragazzina della Scuola. Era molto veloce e riusciva a portare al massimo i suoi muscoli <<Sono la più svelta, e potrò usare il vento dalla mia>>
<<Bene, parti subito allora>> le ordinò la Reverenna, e in meno di 1 secondo era sparita con una brezza leggera. <<Serve qualcuno che guardi le loro mosse>> fece e li guardò. <<Serve una Creatura delle roccie, così riuscirà a sparire se viene attaccata. Qualcuno di voi due si offre?>> il ragazzo alzò subito la mano, desideroso di fare qualcosa. La ragazza bionda poco più grande di lui, che aveva lo stesso potere, fece un respiro profondo e prese la parola <<Non credo che lui sia adatto. E' troppo giovane>> non veniva dalla Scuola, era russa e il suo accento si sentiva <<Andrò io>>
<<Le manie di protagonismo non mi piacciono. Manderò lui, perchè so il suo potenziale, perchè l'ho visto all'opera. Di te invece non so niente, e non posso fidarmi pienamente>> disse la Reverenna dura. <<Ghedini, va ora>> il moretto sparì attraverso la roccia. <<E ora aspettiamo e facciamo un piano>>


Clara era rimasta venti minuti buoni con la chiave nella toppa, indecisa sul da farsi : Tommi era nella stanza affianco, lo sentiva. Un singhiozzo. Ebbe l'impulso di bussare alla sua porta, ma scosse violentemente la testa per autoconvincersi di non farlo. Si rimise il mazzo in tasca e prese il percorso per la palestra perchè aveva bisogno di sfogarsi, e uno dei metodi che conosceva era quello.
Dentro, come sospettava, non c'era nessuno. Andò dove c'erano gli spoiatoi e aprì il suo armadietto. Si vestì con dei pantaloncini marroni, con una riga rosa chiaro ai lati, e rimanette con la canottiera aderente bianca che evidenziava il seno crescente. Si rimise addosso se all-star blu notte e abbassò il più possibile i calzetti e si legò i lunghi capelli in una coda.
Decise di iniziare con una corsa lunga la palestra. Si mise in uno dei quattro angoli del rettangolo e iniziò a correre a tutta velocità verso il muro. Una delle sue idee folli, era quello di riuscire a camminare il più possibile lungo la parete. Ci riusciva abbastanza bene, ma solo se andava orizzontalmente. Verticolarmente, stava su solo un secondo, per poi cadere. Iniziò come riusciva a fare meglio, sorprendendosi di sè : era riuscita a stare venti secondi precisi sullo stesso livello, ma poi si era abbassata radicalmente. Fece un piccolo salto e fu in piedi. Si lisciò il suolo delle scarpe, per far aderire meglio la prese e corse decisa verso la parete apposta. Optò per salire in verticale, dove c'erano anche le prese per attaccare le corde per fare l'arrampicata, così se ci arrivava si poteva attaccare. Arrivata a due metri dalla parete, si slanciò in avanti col piede sinistro e appoggiò sicura il destro, iniziando a correre perpendicolare. La forza di gravità la sorprese troppo in fretta e si spinse all'indietro. Flettè entrambe le gambe e fece una mezza capriola all'indietro e atterrò con un tonfo sul pavimento. C'ero quasi. Si riallontanò dalla parete e si rimise a correre verso di essa. Il secondo tentativo fu come il primo, inutile, e ne seguirono altri come quelli. <<Uffa>> urlò sbattendo un piede per l'esasperazione per terra. Corse verso la parete e fece un salto e battè il muro con un colpo secco del piede e iniziò a correre in verticale. Si lanciò e alzò il braccio verso il gancio della corda. Dai che ce la faccio. L'afferrò con la mano sinistra e dopo ci mise affianco la destra. Ce l'ho fatta. Fece un sonoro sospiro e guardò in basso, notando che era ad un'altezza spaventosamente vertiginosa. Per fortuna non soffriva di vertigini. Si issò sulle braccia e con una spunta sulle gambe si ritrovò a fare la verticale sopra la sbarra. Portò il peso in avanti. Era là in piedi, a pensare a quello che aveva fatto quel pomeriggio. Le sembrava incredibileerdette l'equilibrio, cadendo velocemente verso terra. Quando si dava per spacciata, però, si sentì prendere da due forti braccia. Aprì gli occhi e incrociò quelli verdi del suo vicino di stanza, cerchiati di rosso. <<Dovresti stare più attenta>> la appoggiò in piedi. <<Metti almeno un materasso se fai questo genere di cose>>aveva la voce che sembrava stesse per mettersi a urlare, si voltò e camminò verso la porta. La ragazza lo guardò andarsene, poi lo abbracciò da dietro, dopo essergli corsa incontro. <<Scusami>> lui si staccò brusco dalla presa e tornò da dove era arrivato. Lei si accasciò a terra e stringendo i pugni a terra iniziò a piangere come una bambina.
E tu hai pianto, e io ho pianto, e non c’è stato né un bacio né un abbraccio in grado di rimetter assieme i cocci. E ti ho detto che non me ne importava più. E dio quanto ho mentito.

— Vittorio Agnoletto.
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