[MAI TERMINATA] la profezia-maledizione

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[MAI TERMINATA] la profezia-maledizione

da kappe97 » 23 dicembre 2009, 18:04

Eccovi una storia creata in dieci secondi e sviluppata un'anno, la sto' scrivendo da un po' e ho deciso di postarla. Prendete per buoni i nomi dei luoghi perchè non ho fatto alcuna ricerca.
Buona lettura

[color=indigo]Prologo

Una profezia, soltanto una profezia. però quella stessa profezia che giudicai ridicola e troppo enigmatica per singificare qualcosa, mi rovinò la vita.

Capitolo 1
INCUBO

Mi trovavo in uno di quegli incubi da cui non trovi la forza di svegliarti. Ero tra le foreste alle pendici delle montagne rocciose. Correvo, correvo disperatamente per salvarmi da quella maledeta bestia. Poi all’improvviso sentii un rumore dietro di me e mi voltai istintivamente: grosso errore. Mi ritrovai davanti a un orso alto, troppo alto, quanto uno degli abeti che ci circondava. Mi ringhiava contro scoprendo delle zanne lunghe quanto il mio avambraccio che avrebbero potuto trnciare il mio busto senza problemi Rimanemmo a fissarci per alcuni istanti in cui provai puro terrore e un senso di reverenza per quel mostro. L'orso, però si fermò di colpo, sembrava perplesso, poi all’ improvviso si alzò sulle zampe posteriori e si avventò contro di me . . .

Mi svegliai di soprasalto alzando istintivamente le mani per proteggermi, anche se non sapevo da cosa. Ero madido di sudore e senza forze, ma mi trovavo nel mio letto nella periferia di Helena, una città vicino alle Montagne Rocciose nell’ ovest del Montana. Io sono James, un ragazzino di dodici anni e vivo in una piccola villetta in periferia con la mia famiglia: mamma, papà, e un fratello di sedici anni che si chiama William. Cercai di ricordarmi cosa mi aveva svegliato, ma senza successo. Dopo vari tentativi rinunciai e sprofondai in un sonno tormentato da ruggiti e ringhi che mi svegliavano ripetutamente[/color]

come vi sembra come inizio?
:ehehe: :ehehe: :ehehe: :ehehe: :ehehe: :ehehe: :ehehe:
Ultima modifica di kappe97 il 26 dicembre 2009, 15:08, modificato 2 volte in totale.
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RE: la profezia-maledizione

da alythringa » 23 dicembre 2009, 18:06

Molto interessante! ^^
Continua!
se qualcuno ti dice
che per vivere bisogna strisciare,
tu alzati
e muori correndo
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RE: la profezia-maledizione

da DiDiNa28 » 23 dicembre 2009, 18:44

si ti prego...
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RE: la profezia-maledizione

da kappe97 » 14 gennaio 2010, 15:05

eccovi il secondo capitolo
[color=indigo]Capitolo 2
QUESTO ERO IO

Il giorno seguente era lunedì il peggiore della settimana. L’unica consolazione sarebbe stata che avrei rivisto il mio migliore amico Jonathan. Io e lui eravamo molto simili fisicamente e per questo spesso ci scambiavano per fratelli. Eravamo tutti e due molto alti per la nostra età e avevamo la stessa corporatura magra e slanciata anche se Johnny era più muscoloso di me. Avevamo tutti e due un viso allungato, io più di lui, e dai tratti duri e piatti, ma io avevo la fronte più ampia e il naso che spiccava di più sul viso. Avevamo tutti e due gli occhi grigi tuttavia i miei avevano una sfumatura più azzurra dei suoi. Unica differenza evidente era la capigliatura io avevo dei corti ricci castano-grigi sparati in tutte le direzioni mentre Johnny aveva i capelli lisci, lungi fino alle spalle e neri. Tutti e due giocavamo a calcio nella squadra più importante della città la Saint Helen United (S.H.U.). Io giocavo centrale di difesa mentre lui giocava punta. “J & J” ci chiamavano i nostri compagni. Eravamo sempre in competizione per decretare chi era il più bravo ma finivamo sempre in parità. A scuola eravamo in seconda media e nella stessa sezione, e andavamo tutti e due piuttosto bene.
Caratterialmente, avevamo poche differenze ma nette io era paziente e non rispondo quasi mai alle provocazioni, mentre Johnny era una “testa calda” che mi ritrovavo sempre a trattenere per evitare una moltitudine di risse. Un’altra sostanziale differenza era che io, spesso, mi vantavo dei miei successi mentre lui era molto modesto. Eravamo tutti e due molto pragmatici e, per questo, i professori ci lodavano spesso. Entrambi eravamo molto popolari a scuola io ero un idolo tra i maschi della scuola per via del mio successo nelle competizioni sportive, mentre lui era il classico “figo” con sempre una schiera di ragazze alle costole. Io e Jonathan, non abbiamo mai avuto segreti tra noi anche se eravamo molto introversi e non parlavamo facilmente dei nostri sentimenti. Tutti e due avevamo un buon autocontrollo (Johnny lo perdeva solo nel campo da calcio o se veniva provocato). eravamo abili oratori anche se lui era più espansivo di me e non mirava subito al sodo del discorso, cosa che io facevo praticamente subito.
Eravamo due normalissimi adolescenti fino a quando non siamo andati in campeggio sulle Montagne Rocciose, dove incontrammo una tribù di indiani che seguiva ancora le antiche tradizioni del popolo rosso.
[/color]

buona lettura
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RE: la profezia-maledizione

da alexia » 14 gennaio 2010, 18:31

bella! interessante continua!
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RE: la profezia-maledizione

da Titti96 » 15 gennaio 2010, 15:29

Già! Continua k sn curiosa!!
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RE: la profezia-maledizione

da AryaDrottingu » 15 gennaio 2010, 16:49

Davvero bella! Scrivi in modo molto fluido complimenti!
;)
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RE: la profezia-maledizione

da alythringa » 15 gennaio 2010, 18:04

Continua!!! ^^
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RE: la profezia-maledizione

da kappe97 » 16 febbraio 2010, 17:24

mi scuso se posto raramente ma il tempo libero è ridotto a zero
intanto eccovi il post.

[color=indigo]Capitolo 3
MAI SOTTOVALUTARE GLI AVVERTIMENTI DELLA GUARDIA FORESTALE
Partimmo per il campeggio alle sei del mattino e il viaggio trascorse tra battute, canti e qualche ora di sonno accumulata in vista delle lunghe scarpinate. Arrivammo sul limitare della foresta più o meno a mezzogiorno e fu un vero sollievo scendere dalla macchina. Appena avemmo scaricato le tende e l’ attrezzatura da campeggio mio padre mi disse che ci avrebbe raggiunti per l’ora di cena poiché aveva delle commissioni da fare. Pranzammo con dei panini e all’una eravamo già in marcia verso la radura dove avremmo messo le tende. Dato che io e Johnny eravamo i più robusti dovemmo portare gli zaini più pesanti. Arrivati allo spiazzo la guardia ci aiutò a montare le nostre “canadesi” e poi ci disse: << Attenti ragazzi, in questa zona hanno avvistato molti animali selvatici: e non solo erbivori . . . >>
<< Non si preoccupi, sappiamo come tenerli lontani >> ribatté convinto Steven, un nostro amico che aveva insistito per accompagnarci, e così facendo si guadagnò un occhiataccia da parte mia e di Johnny.
<< Mio padre, lui sa come fare >> spiegai alla guardia che ci guardava perplessa.
<< Ok, ma state comunque attenti. >> disse la guida quando se ne andò.

Mio padre arrivò puntuale con mio fratello William al seguito. Appena vide il fuocherello intorno a cui io e i miei amici eravamo seduti mi guardò contrariato dicendo: << Sai che non voglio che accendi dei fuochi senza di me nei paraggi >>. Ero sempre stato attratto dal fuoco e una volta, per sbaglio, avevo dato fuoco al tappeto del salotto procurandomi due piaghe sul braccio destro.
<< Si, ascolta papino James >> mio fratello, sarcastico come sempre. Era un ragazzo alto anche lui, sul metro e ottantacinque, sempre pronto a sfottere il suo caro fratellino e suoi amici. Aveva lo stesso viso tondo di mio padre e, eccetto i baffi e le piccole rughe che increspavano il volto di mio padre, li si sarebbe potuti scambiare per la stessa persona.
Li salutai e poi corsi subito di fianco al fuoco vicino a Jonathan che se ne stava spaparanzato sul prato.
<< Fa’ freddo qui nella foresta >> si lamentò Steven accucciandosi vicino alle fiamme.
<< E’ per questo che avevo detto di portare dei vestiti pesanti. >> Lo rimbeccò mio padre dandogli la sua giacca. << E credo sia per questo che Jem ha acceso il fuoco. >> Aggiunse guardandomi. Mi stupivo sempre di quanto poco ci somigliassimo. Ero più simile a mia madre, stesso mento carpiato stesso sguardo inquietante per via del colore degli occhi e stessa struttura slanciata. Mio padre e Will erano molto più robusti e tarchiati, nonostante l’altezza, e sapevano sempre cogliere nel segno. Questa volta era successo solo in parte. Avevo sfruttato il fatto che Steven avesse freddo come scusa per accendere il fuoco. Mi divertivo a vederlo guizzare verso l’alto e sapevo fare qualche piccolo trucco da saltimbanco come spegnere i fiammiferi tra le dita o con le labbra.
<< Non stuzzicarle o ti si rivolteranno contro e allora per te saranno guai >> mi ammonì mio padre quando mi avvicinai alle fiamme per prendere un legno mezzo incendiato.
<< E dai pa’, lascia giocare il nostro piccolo mangiafuoco, tanto lo sai che non si scotterà mai! >> disse mio fratello sghignazzando.
<< Ma, sarà. E’ comunque meglio non fidarsi. >> ribatté mio padre guardando con apprensione il legno che tenevo in mano. Lo buttai tra le fiamme. Appena ritrassi la mano sentimmo uno scricchiolio che proveniva dagli alberi proprio dietro di noi. Io e Jonathan scattammo in piedi così all’improvviso che Steven, che era seduto di fianco a me, quasi cadde nel fuoco. Will corse a prendere l’arco che mio padre aveva portato e lo ringraziai infinitamente per questo. Steve stringeva convulsamente il braccio a mio padre in preda al terrore.
Quando dalla boscaglia emerse un lupo, alto più o meno un metro, lungo uno e mezzo, il pelo nero come la pece, più chiaro sul muso e sulle spalle, mi avvicinai come mosso da un burattinaio invisibile. All’ improvviso mi ricordai dell’ incubo, solo che stavolta c’era un lupo al posto dell’orso e questo non ringhiava, anzi, sembrava interessato a me. Ci fissammo a lungo, occhi grigi in occhi dorati, e in quegli attimi non provai paura, ma solo il desiderio di scappare con quella figura maestosa.
<< James. >> non era la voce di mio padre, né di mio fratello, né dei miei amici.
<< James! >> stavolta la voce era più insistente. Il lupo mi fissava intensamente quando la voce riecheggiò di nuovo nella mia testa. Mi voltai a cercarne la fonte ma non vidi nulla. Mi girai di nuovo verso il lupo ma questo era sparito tra le fronde dei pini, improvvisamente come quando era arivato lasciando solo poche impronte tra l’erba.
Mi volsi verso i miei amici e subito dopo persi i sensi, con l’immagine del lupo che mi fissava ancora nitida negli occhi.[/color]

che ne pensate? :)
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RE: la profezia-maledizione

da GedwayIgnasia » 22 marzo 2010, 21:44

bella storia
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RE: la profezia-maledizione

da kappe97 » 4 aprile 2010, 21:04

scusatemi immensamente se non posto praticamente mai. Cercherò di essere più regolare.
buona lettura :laugh: :laugh:
[color=indigo]
Capitolo 4
L’INCONTRO

Mi risvegliai nella tenda avvolto in un sacco a pelo stretto in modo soffocante. Scivolai fuori dalla tenda e vidi mio padre che smuoveva le braci ormai spente del fuoco con un bastone.
<< Ben svegliato, bello addormentato col lupo! >> mi salutò Will.
<< Ciao Yoghi. >> gli risposi. Cominciavo a ricordare ciò che era accaduto la sera prima.
<< Che ore sono? >> chiesi strascicando le parole per via della lingua ancora appesantita dal sonno.
<< E’ l’una del pomeriggio. Hai battuto il record di tuo fratello: dodici ore di sonno. >> mi disse mio padre senza guardarmi.
<< Dove sono Steve e Jonnhy? >> continuai a chiedere.
<< Jonathan è andato a telefonare a suo padre per riferirgli l’ accaduto mentre Steven … >> mio padre esitò.
<< Steve si è convinto che ci sia un lupo dietro ogni albero ed è tornato a casa succhiandosi il pollice e frignando come un poppante. >> concluse mio fratello per lui.
<< Non tutti hanno la tua stessa incoscienza, William.>> lo redarguì mio padre.
Papà e Will cominciarono una delle loro interminabili discussioni e io, che già avevo mal di testa per il troppo sonno, mi allontanai per raggiungere Jonathan. Lo trovai appoggiato a un albero che guardava nella mia direzione con il telefono cellulare di mio padre all’orecchio. Quando mi vide mi sorrise e io sentii la voce di suo padre che sbraitava attraverso il ricevitore.
<< Si, papà. Non mi è successo niente. Non preoccuparti, ci sono i Donovan qui. >>
Un altro grido arrivò dal cellulare e Jonnhy si allontanò teatralmente l’apparecchio dall’orecchio.
<< Va bene. Ciao papà. >> terminò la chiamata e sospirò.
<< Era ora che ti svegliassi. >> mi guardò in silenzio per qualche secondo.
<< C’è un problema >> disse e ritornò a fissarmi con i suoi occhi grigi.
<< Tuo padre … >> esitò << Lui non ha visto nessun lupo. >> disse semplicemente.
<< Come non l’ha visto? Era enorme, e poi era una macchia nera tra l’erba! >> esclamai stupito.
<< Eppure dice che ha visto solo me e te saltare in piedi e poi ti ha guardato cadere svenuto dopo esserti avvicinato agli alberi >> ribadì.
<< Tra l’altro, perché ti sei accostato al lupo? Eri come in trance. >> aggiunse.
<< L’ hai detto, non avevo il controllo sul mio corpo. >> risposi.
<< Cos’ aveva tuo padre da urlare il quel modo? >> chiesi cambiando argomento.
<< Ah, diceva che se mi fossi fatto ferire mi avrebbe guarito a suon di ceffoni. Sai da quando mia madre è morta, dandomi alla luce, sono tutto ciò che gli rimane oltre al suo schifoso lavoro. >>
Già, il mio migliore amico era orfano di madre e io me ne ero dimenticato. Dovevo aver dormito veramente troppo.
<< Bah, sarà meglio che vada a chiedere a mio padre come abbia fatto a non vedere il lupo.>> dissi e mi avviai verso la tenda.
<< James …>> mi chiamò Jonnhy << c’è un altro problema, tuo fratello ha visto il lupo ma …>>
<< Ma cosa? >> lo incalzai.
<< Ma lo vedeva translucido, sbiadito, come un ombra. >>
Sgranai gli occhi. “Mio padre non lo vede e mio fratello lo vede trasparente. Sto ancora dormendo e questo è un brutto sogno.” pensai.
Corsi da mio padre e gli chiesi a bruciapelo: << Come hai fatto a non vederlo? >> mi girai verso Will << In che senso l’hai visto translucido? >> domandai anche a lui.
<< Non vedo più nessun lupo da quando sei nato tu. >> rispose calmo papà.
<< E io lo vedevo a intermittenza, come se fosse una lampadina che si accende e si spegne quando ne ha voglia. Poi, quando lo vedevo, era confuso, sfocato. >> disse Will fissandomi con i suoi occhi marroni, perennemente divertiti.
Sentimmo un fruscio e ci voltammo tutti all’ unisono. Dagli alberi sbucarono due uomini con l’arco a tracolla e le vesti di pelle. Erano un uomo e un ragazzo, probabilmente padre e figlio, vista la forte somiglianza. L’uomo era sul metro e ottanta e avevano spalle robuste quasi quanto Will, invece il ragazzo era appena più basso di me e molto più gracile. Doveva avere più o meno la mia età.
<< Questi li vedi papà? >> chiesi sarcastico.
<< Questi si. >> mi rispose sorridendo. Nel frattempo Jonathan era accorso e fissava sbalordito i due indiani.
<< Adesso mancano solo un orso e un alce e sono passati tutti. >> disse ironico mio fratello.
<< Non portare sfortuna. >> lo redarguì mio padre trattenendo a stento le risate.
<< Avete visto un lupo nero passare di qua? >> chiese il giovane. Aveva un espressione seria che contrastava con il volto infantile. Notai che sia lui che l’uomo avevano gli occhi grigi.
<< Siete in ritardo, la lampadina con il pelo è passata la notte scorsa. >> rispose Will ridacchiando.
<< Dov’è andato? >> chiese l’uomo. La sua voce stentorea e profonda che ispirava timore.
<< Non lo so. >> rispose mio fratello fingendosi addolorato per la mancanza di informazioni.
L’uomo scattò verso di lui afferrandolo per il colletto della polo e scuotendolo.
<< Sentimi novellino, dicci dove c***o è andato quel lupo di m***a! Non abbiamo tempo da perdere, noi! >> gli urlò in faccia.
Il ragazzino aveva portato la mano a uno stivale e ne aveva estratto un piccolo coltello. Mio padre era sorpreso quanto me. Ringraziai che Steve fosse tornato a casa perché avrebbe avuto una crisi isterica. << Mi scusi signore, tolga le mani di dosso da mio figlio e dica al ragazzo di metter via quell’arnese, prima che qualcuno si faccia male. >> disse calmo mio padre. << Sono sicuro che possiamo risolvere la faccenda senza ricorrere alla violenza. >> aggiunse.
L’ uomo lo guardò come si fa con un matto, ma tolse le mani dal collo di Will, senza abbandonare lo sguardo truce con cui ci osservava.
<< Lo sapete o no dov’ è andato il lupo? >>
<< Allora sei proprio ritardato … >> mio fratello non riuscì a terminare la frase che l’ uomo lo scaraventò a terra con un colossale “destro” sul mento. Il ragazzo scattò verso Jonathan con il pugnale teso davanti a lui. Io rimasi fermo, ancora mezzo intontito dal sonno. Jonnhy si appiattì sulle ginocchia per evitare una coltellata in pieno petto e, rialzandosi di scatto, placcò il suo aggressore. Quello si dimenava come un ossesso per liberarsi del mio amico. Accorsi e aiutai Jonathan ad inchiodarlo a terra. L’altra rissa era finita peggio: l’uomo era a terra prono, con mio padre seduto sulle gambe che gli bloccava le braccia dietro la schiena. William si stava rialzando e aveva il labbro inferiore mezzo rotto e il mento imbrattato di sangue. Rantolava leggermente.
<< Brutto porco rissoso! >> imprecò mio fratello pulendosi il mento con l’ avambraccio.
<< Perché non la vuoi capire che non tutti hanno la mia pazienza per le tue provocazioni! >>sbraitò mio padre scattando in piedi. Gli tirò uno schiaffo che avrebbe steso un orso. Mio padre aveva perso il controllo: grosso, enorme, gigantesco problema. Il signor Terence Donovan -così si chiamava mio padre- era una persona calma e controllata, ma quando perdeva il controllo era un vulcano in eruzione, un toro in corsa, inarrestabile e tremendo.
<< Si, ascolta il tuo babbo novellino! >> lo derise l’uomo.
<< LEI STIA ZITTO! >> tuonò mio padre facendolo ammutolire all’istante.
<< Non osare rivolgerti al sommo saggio con quel tono, insignificante omuncolo! >> ingiunse il ragazzo e io gli schiacciai la testa contro il terreno per farlo tacere.
<< Non sei nella condizione di fare minacce in questo momento. >> lo apostrofò Jonnhy colpendolo nella schiena e strappandogli un gemito. Lo fermai: era meglio non stuzzicare oltre la pazienza di mio padre, anche se sembrava che si fosse calmato.
<< Andate via, tu e il ragazzo. Alla svelta! >> sussurrò, ma in quel bisbiglio c’era un autorità tremenda e assoluta che fece morire sul nascere ogni protesta dell’ uomo.
<< Su, Tanahak, andiamocene via. >> disse l’uomo dileguandosi velocemente.
Il ragazzo si fermò un momento sul limitare della radura. Guardò me e Jonnhy con odio.
<< Voi due, traditori del vostro sangue, me la pagherete! >> sibilò astioso con la sua vocetta stridula e seguì il compare nel folto.[/color]
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RE: la profezia-maledizione

da ebrithilfricai » 5 aprile 2010, 9:49

Bellissima!
Scusa se arrivo solo ora...
posta dai! Amo i lupi!
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RE: la profezia-maledizione

da kappe97 » 5 aprile 2010, 18:03

scusate se il pezzo è un po' noioso, è necessario [smilie=agree.gif] . Buona lettura!
[color=indigo]
Capitolo 5
CASA DOLCE CASA

Smontammo le tende in fretta e furia e arrivammo alla macchina in tempo record. Il viaggio di ritorno fu lungo e noioso poiché William, fresco di umiliazione, non faceva battute e se ne stava rannicchiato sul sedile del passeggero tenendo il broncio.
<< Mi sembra di vedere Steve. >> lo scherzai per strappargli una qualunque reazione diversa da quell’ ostinato mutismo. Un occhiata di mio padre mi dissuase a continuare nella mia impresa. Passai tutto il viaggio rimuginando sulla frase con cui il ragazzo si era congedato. “Traditori del vostro sangue” ci aveva chiamato. Che cosa voleva dire? Perché si era rivolto solamente a me e a Jonathan e non anche a Will e a mio padre? Queste domande mi assillarono fino a quando non arrivammo a casa. Io e Will scendemmo e scaricammo la nostra roba.
<< Porto a casa Jonathan e torno qua. Non dite niente a vostra madre. Voglio parlargliene io. >> ci salutò.
<< Ci vediamo a scuola. >> salutai Jonnhy.
<< Ciao. Ciao anche a te Will. >> al sentirsi nominare William sobbalzò e grugnì in risposta. Non l’avevo mai visto così.
Entrammo e nostra madre ci accolse in un modo del tutto inaspettato: era davanti alla porta con le braccia conserte sul petto e ci guardava con freddezza. Nei suoi occhi grigio-azzurri non c’era traccia di preoccupazione o affetto, solo rimprovero.
<< Dov’ è vostro padre? >> chiese glaciale. Era inquietante con quell’espressione severa e imperturbabile.
<< Sta portando il suo amichetto a casa. >> disse Will indicandomi. Aveva l’espressione del cane bastonato e la sua voce sembrava un lamento.
L’espressione di mia madre si addolcì e tornò ad essere la tenera e affettuosa donna sulla quarantina che conoscevo. Somigliavo più a lei che a mio padre. Il mento carpiato attraversato da una fossetta per via del sorriso dolce, la corporatura slanciata che aveva, pur non essendo più di un metro e settanta, tutto in lei mi rassicurava.
<< Con te parlerò dopo. Aspettami in camera tua. >> disse rivolta a mio fratello con voce dura. Evidentemente aveva notato il sangue sulla maglietta e ne aveva dedotto che William aveva fatto a botte.
<< Tu come stai ? >> disse poi a me.
<< Non troppo bene. >> era vero, ma solo in parte. Ero ancora intontito ma lo dissi solo per farmi coccolare un po’. Riuscii a scroccarle un bacio sulla fronte e una carezza.
<< Papà mi ha detto al telefono che siete stati aggrediti. Cos’ è successo ? >> mi chiese accorata.
<< Vuole parlartene lui. >> liquidai la domanda, obbedendo a mio padre.
<< Vabbè, puoi dirmi almeno se qualcuno si è ferito ? >> domandò rassegnata. Quando mio padre mi chiedeva qualcosa io lo assecondavo ciecamente. Aveva intuito che avrei usato il contagocce per darle notizie.
<< Solo nell’orgoglio. >> le risposi sghignazzando.
<< SE LE DICI CIO’ CHE E’ SUCCESSO TI STROZZO! >> mi minacciò William urlando come un pazzo. Risi sguaiatamente.
<< Tranquillo, ci tengo alla vita. >> dissi finendo di ridere. Mamma mi guardò interrogativa.
<< Ti dirà tutto papà. >> la rassicurai.
<< Va bene, ma ora vai a lavarti che puzzi come una capra. >> Non me lo faci ripetere due volte.

Era ora di cena, mio padre non era ancora arrivato. Mia madre cominciava a preoccuparsi.
<< Telefonagli. >> aveva suggerito William a mamma. << Poi perché ti preoccupi tanto? Sarà rimasto dai McFarren per chiarire la situazione. >> aggiunse.
<< No, avrebbe telefonato. >> in quel preciso istante apparve mio padre pallido come un cencio. Mia madre gli saltò al collo e lo strinse a se con forza. La scostò gentilmente dicendo deciso:
<< Ragazzi, andate disopra, chiudete tutte le imposte e andate nella nostra camera. >> obbedimmo e attendemmo che ci raggiungessero, fino a che il sonno non ebbe la meglio.[/color]

scusate mi ero dimenticato un pezzo di capitolo. Ultimamente ho il cervello mezzo (se non completamente) fuso dallo studio. Cercate di essere pazienti perchè il post sarà un po' corto.

[color=indigo][color=indigo][color=indigo]Il mattino dopo mi svegliai presto, intorno alle sei. William ronfava tranquillo, sull’altro lato del letto matrimoniale. Sentivo i miei che discutevano al piano di sotto: mia madre aveva un tono di voce agitatissimo e allo stesso tempo stanco. Mio padre disse qualcosa rocamente e subito dopo mamma comincio a singhiozzare sommessamente. Il silenzio che era calato venne rotto da uno scalpiccio ritmico, di passi che salivano le scale. Mi sdraiai in tutta fretta e chiusi gli occhi, rendendo il respiro più profondo. Era meglio che i miei credessero che nessuno li avesse sentiti. La porta si aprì con un lieve cigolio e i miei entrarono in punta di piedi.
<< Io vado giù a dormire quel poco che mi resta sul divano. >> sussurrò mio padre.
<< Non ti lascio solo. Se ritornassero e trovassero te e non me? Cosa succederebbe? >> mormorò mia madre con una nota di paura nella voce. “Chi dovrebbe ritornare?” mi chiesi.
<< Bah, li abbiamo attesi tutta la notte e non sono arrivati. >> ma chi?
<< Grazie Terence, non so come farei senza di te. >> bisbiglio dolcemente mamma.
<< E io senza di te non sarei niente, Betty. >> rispose mio padre.
Chi erano queste misteriose persone che si facevano aspettare tutta la notte di cui mia madre aveva così paura? E poi perché papà era tornato a casa così tardi? Cos’era successo? questi interrogativi mi assillarono fino a quando il sonno non mi colse di nuovo.[/color[/color][/color]]
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RE: la profezia-maledizione

da wyrdayawe » 25 febbraio 2012, 21:27

sembra buona aspetto il seguito
Eragon sollevò l'Eldulnarì di Glaedr sopra la testa,presentandolo al sole e al nuovo giorno,e sorrise,ansioso di scendere di nuovo in battaglia,affinchè lui e Saphira potessero finalmente affrontare Galbatorix e uccidere il re oscuro.
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