[MAI TERMINATA] Nayra- La Figlia del Male

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[MAI TERMINATA] Nayra- La Figlia del Male

da Nayra » 20 luglio 2009, 14:15

avevo una voce in testa, che mi diceva una sola cosa: uccidilo. e il mio corpo seguiva le sue istruzioni, muovendosi come una perfetta macchina, nata per uccidere o essere uccisa. e la gioia sfrenata del combattimento mi cullava come una madre, soffocando la mia paura, la mia angoscia. e rimaneva soltanto la rabbia e il desiderio di vendetta. oh, sì. quella senzazione di annullamento totale mi piaceva da morire, mi faceva sentire una forza della natura. la mia spada sembrava capire ciò che pensavo, ed era come se il suo peso pendesse in modo da rendere il colpo più efficace una volta, oppure sembrava sospinta in alto dal vento perchè il mio braccio non si affaticasse troppo.
calai Formalhaut nel fianco dell'uomo con piacere immenso, era come un appagamento più totale dei sensi.
il diamante della lama coperto di sangue rifletteva la luce di un'alba calda e dolcissima, che stonava non poco con il sangue che copriva il terreno intorno a me. dei cinque uomini che avevo attaccato, due soli rimanevano in piedi.
osservai compiaciuta la principessa ranicchiarsi terrorizata sotto a un carro del piccolo convoglio.
avrei riso, tanto quella scena mi divertiva.
uno dei due Artigli di Tiamat rimasti si avvicinò a me, e io lasciai spazio alla memoria del corpo.
saltai facendo una capriola a mezz'aria, e arrivai dietro di lui. ma era veloce, accidenti se lo era. parò con lo scudo il mio affondo, mentre l'altro uomo cercava di trapassarmi il fianco, oppure di tranciarmi di nettola colonna vertebrale, con quella sua sciabola enorme, che io non sarei mai riuscita a sollevare.
sebbene nel combattimento eccellessi e fossi più brava di molti uomini, non avevo molta forza. ero piccola di statura e esile di costutuzione.
tanto esile e minuta che qualche generale all'accampamento mi aveva chiesto perchè una ragazzina come me se ne stava lì.
mi aveva attribuito quattro anni di meno.
ma si era sbagliato per l'ultima volta. gli avevo detto chiaro e tondo che io avevo sedici anni, e che avevo eluso il re tiranno passando e uccidendo nelle sue terre i suoi più fedeli servi.
da quel momento mi avevano rispettata, anche se continuavamìno a guardare con diffidenza tutto ciò che di femminile avevo.
a un soffio dai miei vestiti, la sciabola incontrò la resistenza, e quest'ultima si profuse, subito dopo, in un'esplosione che travolse l'Artiglio di Tiamat.
la principessa urlò terrorizzata.
ora non mi restava che finire l'altro.
mi piegai e in un attimo avevo in mano la mia spada mozzafiato e un pugnale la cui lama non ha mai perdonato.
ci misi mezzo secondo a erigere attorno a me una barriera che mi proteggeva dagli affondi del mio nemico. con la spada parai un affondo rivolto ai miei stinchi, ma questo lo costrinse ad abbassare la guardia. sorrisi guardando l'uomo negli occhi. aveva capito che quell'errore non glielo avrei perdonato.
e infatti non lo feci. ah, quanto fu grande la mia gioia quando liberai la spada e, il pugnale nell'altra mano, gli tagliai la gola incrociando le armi.
bellissima sensazione.
guardai estasiata il corpo morto cadere a terra in una cascata di sangue.
era ancora fresco.
ne approfittai per berne un pò dalla giugolare aperta.
succhiai finchè non mi ricordai della presenza della pricipessa. forse quell'atto l'avrebbe impressionata.
mentre mi leccavo il mento dalle goccioline scarlatte, guardavo l'elfa.
assolutamente incantevole. era terrorizzata. non solo da ciò che avevo fatto mentre uccidevo gli uomini, ma da me.
non riuscva a parlare tanto grande era la paura.
hi hi. il fatto che mi temesse mi piaceva, mi faceva sentire una sensazione di potere e forza che mi dava alla testa.
però non potevo biasimarla. non si vede tutti i giorni una ragazza minuscola, coi capelli rossi e gli occhi verdi, per di più veloce come un elfo, uccidere cinque uomini da sola e poi berne il sangue.
dovevo ammetterlo: la situazione era divertente, almeno per me.
mi passai il dorso della mano sulla bocca, guardandomi in torno: l'alba sulla sabbia del deserto era uno spettacolo assolutamente favoloso. mi incantai a guardare la mia spada: la lama era di media lunghezza e si restringeva all'origine e verso la punta. il guardamano era lavorato in oro e in un metallo nerissimo, non sapevo quale. ai lati dell'alsa si protendevano due spirali, che culminavano con una forma vagamente assomiliante a una artiglio. anche l'elsa aveva il motvo a spirale in oro. il pomo assumeva la forma di una piccola ala di drago chiusa e stilizzata, ma in metallo nero. al centro c'era un'apertura con una forma strana: tra l'ovale e il triangolare.
ma la vera bellezza era la lama: trasparente che sembrava di vetro, ma forte più di qualsiasi altra cosa. nasceva sottile dal guardamano e poi si allargava in un punto massimo dove era incastonata una pietra color ambra caduta da una stella.
pulii il pugnale nel mantello di una guardia uccisa e lo rimise nello stivale. pulii anche la spada, macon la cura di una madre. la rinfoderai e mi avvicinai alla pricipessa.
la ragazza era più alta e appena più grossa di me, graziosa. conservava la sua regalità, malgrado gli abiti sporchi e i capelli scarmigliati. il suo guardo aveva riaquistato forza e decisione.
esordii allegramente, e questo la confuse. << Ciao! dal momento che ti ho liberata sarebbe meglio se ci mettessimo subito in marcia. non vorrai che i servi del re e Kahel arrivino, vero?>>.
lei rispose annuendo lievemente.
non avrebbe potuto montare Halibi, per quanto fosse stata un'ottima cavallerizza, nessuno poteva farlo.
presi n cavallo da convoglio e gli misi uno dei mantelli delle guardie sul dorso. <<Monta>>le dissi. lei esitò un attimo, forse contrariata dalla mancanza di una sella, ma salì con agilità. montava all'amazzone.
feci una smorfia. le dame e le principesse non le sopportavo, e mi stava sù anche quel modo di cavalcare.
non riuscivo a immaginare una maniera più efficace per complicarsi le cose in sella, se non cavalcando con le gambe dalla stessa parte.
lei si compose in sella con dignità, la schiena eretta, come se il ronzino che montava d'un tratto si fosse trasformato un focoso stallone pompato fino alle orecchie di testosterone.
riuscii a fatica a reprimere una risata.
con un salto ero su Halibi. era magnifico: alto e imponente, ma con le proporzioni aggrazziate e le zampe sottili come fuscelli. il suo mantello era sauro tendente al rossiccio, e aveva la criniera lunga, che glinascondeva completamente il collo. alcune ciocche le avevo intrecciate.
montavo con una briglia minima, appena composta dal morso e da un passante per tenergliela ferma in testa.
invece al posto della sella avevo una pelliccia di giaguaro che avevo pagato una fortuna. non per nulla, veniva dall'altra parte del modo conosciuto.
Halibi non era un cavallo come gli altri: il suo intelletto era formidabile e poteva parlare.
lo avevo conosciuto un giorno, mentre vagava nei dintorni dell'accampamento ed era scappato dalle scuderie. nessuno lo poteva avvicinare. mi scelse lui. diceva che io ero diversa, che non lo potevo immaginare, ma che in me c'era qualcosa che nulla poteva eguagliare troppo diverso e lontano dalla mentalità degli uomini per poterlo comprendere a fondo. forse per le mie origini.
la principessa mi guardava con curiosità. i miei capelli rossi più che altro, le interessavano. non era un colore che si vedeva spesso, anzi: le persone coi capelli rossi non esistevano proprio. ma io ero qualcusa di diverso, ero altro e ed ero oltre.
<< Che cosa sei?>>chiese infine.
risi piano, tristissima ma divertita. a tutti facevo quell'effeto, e sapevo che nulla sarebbe mai cambiato.
<< Qualcosa che tu non hai mai visto>>le risposi semplicemente, poi ci misimo in marcia.


allora che ve ne pare?? vi avviso che non continuerò se non riceverò commenti. COMMENTATEEEEEEEEEE!!!
Ultima modifica di Nayra il 22 luglio 2009, 13:43, modificato 1 volta in totale.
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RE: nn so ancora come chiamare sta ff

da cochity » 20 luglio 2009, 15:03

mettendo subito in chiaro che odio i vampriri con tutta me stessa a parte casi specialissimi,devo dire che questa FF mi attira molto,sopratutto perchè la protagonista mi piace,credo che entrerà a far parte del gruppo minimo dei vampiri non odiati....sempre chelei sia un vampiro e non una razza sconosciuta.....


continua
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RE: nn so ancora come chiamare sta ff

da Nayra » 20 luglio 2009, 15:08

bè, Cochity, lei nn è un vampiro, è qualcosa di mooolto più particolare, ma che con i vampy ha poco a che fare! ho fatto la rima!
svelerò ttt nel prossimo post, forse, ho Nancora le idee piuttosto confuse! grazissime! :D
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RE: nn so ancora come chiamare sta ff

da Belledward » 20 luglio 2009, 15:13

mah...io non penso sia una vampira... il fatto che beva sangue...il sangue d chi ha appena ucciso non è molto normale[i/]però insomma...vampira...comunque..questo p è già un motivo per postare!!!

mi piace il tuo modo di scrivere!! e anche la storia è interessante!! posta presto!!
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RE: nn so ancora come chiamare sta ff

da Nayra » 20 luglio 2009, 15:19

con piacere belledward! no nn è una vampira. ottima intuizione.
grazie un kasino dei complimenti! :arrossito:
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RE: nn so ancora come chiamare sta ff

da erelbr92 » 20 luglio 2009, 15:23

bellissimo inizio. cominciare con una battaglia è davvero intrigante e scrivi anche bene! Posta presto per il seguito. ;)
sè onr sverdar sitja havass!

LEGGETE LA MIA FF SE VI VA! (l'immagine la pubblicizza XD)
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RE: nn so ancora come chiamare sta ff

da Nayra » 20 luglio 2009, 16:13

ehi! eccomi qui con un altro capitolo! pronti? VIA!!!

Dal mare a dove eravamo noi la distanza non era grande, due giorni, tenendo il canter sostenuto di Halibi. due giorni con la mia resistenza.
ma con la principessa era tutto diverso. accidenti!
"Mi fa male il fondo schiena, ho sete, ma non ci fermiamo per pranzo?"eccettera eccettera.
ho sempre creduto che i re e le regine sagge avessero diritto a essere rispettati, ma per le principesse e i principi era un'altra storia. per me, almeno.
mi stavano sù le principesse in particolare. per svariati motivi. uno era senza dubbio la capacità di sapersi lamentare. in questo eccellevano. allora perchè la principessa non aveva steso i suoi carcerieri a furia di lamentazioni? perchè avevano mandato me?
ovviamente era una dote inutile.
un'altra cosa che non sopportavo di loro era l'aria sdegnosa che riservavano al resto del mondo.
questo mi dava sui nervi più di ogni altra cosa. e la principessa si comportava così con me. ero sicura che con gli Artigli non era andata così. ma tutto sarebbe andato bene finchè nonavessi perso il controllo. a quel punto l'avrei legata e trascinata imbavagliata fino alla costa.
ma ero lungi dal fare ciò, pooichè, a forza di salvare pricipesse petulanti, avevo sviluppato una tendenza alla pazienze e all'essere accondiscendente.
hi hi. diciamo che se mi arrabbiavo non ero la persona più comoda del mondo. avevo un caratterino strano: ero sempre calmissima, lenta all'ira, ma una volta scatenata non conoscevo le cosiddette " mezze misure". e questo era un punto del mio carattere che il generale Fenar, che mi aveva presa in custodia, si stava sforzando di correggere.
ovviamente sapeva che non ci sarebbe mai riuscito.
però questa prinicipessa era meno stressante delle altre, e non si lamentò troppo. l'unica cosa che dovetti fare fu fermarci per il pranzo, quel giorno e per i tre successivi.
sì, perchè quello stupidissimo e oramai demente del ronzino della principessa non reggeva il passo di Halibi.
grandioso.
questo era un'altro punto del mio carattere, che il mio cavallo mi faceva sempre notare: il sarcamo. un sarcasmo pessimista. proprio come me.
il giorno del combattimento, quando ci fermammo a mangiare, la principessa, vedendo che non avevo toccato cibo, mi chiese: <<Scusa, ma tu non mangi?>>.
era una caratteristica delle pricipesse fare domande divertenti? o ero io che ero sbagliata e mi divertivo per farle sentire stupide?
sicuramente la seconda.
ma le risposi come se mi avesse atto una domanda difficile. <<Il sangue riempie, ragazza mia. poi non mangio in tua presenza>>.
il perchè lo imparò solo a sera.
mio ero portata due differenti scorte di provviste, una per me e una per lei.
quando mi vide tirare fuori dalla mia bisaccia la carne essiccata, per poco non svenne.
<< Ma tu mangi quella roba? è carne!>>esclamò quando si fu ripresa e cadde preda di un attacco di isteria.
<< Certo che è carne. ed è per questo se è molto meglio che ti giri e ti mangi il pane e la frutta che ho rubato apposta per te, principessa>>le risposi in tono affettato.
lei strabuzzò gli occhi. << Hai rubato questa roba?!>>.
annuii. questa era un'altra cosa che mi dava increbilmente fastidio: non sopportavano i furti e gli assassinii. secondo me il fine giustifica i mezzi, sevondo loro no.
secondo loro la roba dovevo farla saltare fuori dal nulla, dato che non potevo rubarla e non potevo portarla con me a lungo, altrimenti sarebbe stata cattiva, e la rpincipessa di turno se ne sarebbe lamentata.
al solito. ora veniva la parte della discussione sull'etica e il moralismo.
odiavo nella maniera più assoluta quegli argomenti. uno: perchè in guerra non si può ragionare pensando che non bisogna fare torto al prossimo.
due: perchè erano tutte falsità, nate e insegnate per riempire la testa vuota delle principesse.
<<Non bisogna rubare, non è giusto>>mi spiegò, come se parlasse a una bambina.
e quello mi fece infuriare.
<< Se pensi che non sia giusto puoi lasciare tutto lì e mangiare qundo tornerai a casa>>le risposi non senza irritazione.
<< Ma è sbagliato rubare! ci sono dei principi,delle regole, delle leggi nate per rendere il modo migliore...>>.
<<Ah no. ora non mi parlare di queste cose, principessa, è una materia già abbastanza decantata. cosa credi di saperne tu? mi vieni a parlare di leggi e principi mentre tu vivi tranquilla nella tua reggia d'oro! ma qui non è così! qiu siamo in guerra capisci? se arrivano i servi del re non stanno a guardare ai tuoi stupidi principi. ci fanno la festa e basta! quindi ti consoglio vivamente di mangiare!>>.
detto questo consumai la mia cena in silenzio e al buio, dato che avevo deciso di non accendere nessun fuoco.
i giorni dopo non ci fu praticamente conversazione, tranne qualche "Sì", "No", e tutte quelle parole inutili che non si poteva fare a meno di usare.
la mattina del quarto giorno arrivammo alla spiaggia.
vidi, al largo, una piccola imbarcazione appena visibile.
mi concentrai. un attimo dopo, il cielo fu squarciato da un lampo verde.
la mia magia. la miabellissima e utilissima magia.
ero brava in questo campo, e non avevo bisognodelle formule in elfico, mi bastava concentrarmi e unire lo sforzo al desiderio. dopodichè la stradaera tutta in discesa. la magia si sprigionava, calda e verde.
almeno mezz'ora dopo la braca aveva calato in acqua una scialuppa.
arrivarono in pochi minuti. erano sei.
uno di loro, alto e nerboruto, si chiamava Fil, mi disse<< Ti aspettavamo prima. un ritarodo didue giorninon è da te, Nayra>>.
<< Ho avuto delle complicazioni. principessa: loro sono la tua scorta ti porteranno a casa>>dissi aprendomi nel primmo sorriso che la ragazza vedeva su di me.
<< Tu non vieni?>> mi chiese.
scossi in capo. << Ho molte leghe da percorrere, e non sono diretta nell'isola degli elfi>>dissi.
appena l'imbarcazione riprese in mare, girai Halibi.
affondai appena i talloni nei suoi fianchi, che già eravamo fatti di vento.
bellissima sensazione.


che ve ne pare? leggete e commentate! mi impegneràò per postare presto! ciao!
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RE: nn so ancora come chiamare sta ff

da duvrangrgata » 20 luglio 2009, 16:28

ciao!bellixima la tua ff! cmq si vede ke nn è 1 vampiro,quindi deve exere qualkosaltro ma nn ho la mi nima idea!uff! con tinua!
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RE: nn so ancora come chiamare sta ff

da cochity » 20 luglio 2009, 18:13

beh,che dire....continuaaaaaaaaaaaaaaa
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RE: nn so ancora come chiamare sta ff

da Tobia92 » 20 luglio 2009, 18:21

Molto bello davvero.
Devi rivedere un po' alcuni errori di battitura e mettere la maiuscola dopo ikl punto, ma questa storia è davvero scritta bene.
Non ti fermare! ;)
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La sua forza protegge i deboli,
La sua spada difende gli inermi,
La sua ira abbatte i malvagi,
Le sue parole dicono solo la verità!
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RE: nn so ancora come chiamare sta ff

da Belledward » 21 luglio 2009, 13:54

mmm.. facciamo il punto...nayra...
1.non è una vampira
2.beve sangue e mangia carne
3.usa la magia senza usare parole..

può essere umana. voglio dire, si è parlato fino adesso di elfi...lei - se non sbaglio - ha i capelli rossi, cosa molto rara se non impossibile nella stirpe leggiadra...l'unia possibilità che mi viene è questa...

e poi...un'altra teoria ch però pensandoci non può essere molto sensata è che è dannata... se avete letto le guerre del mondo emerso...
Spoiler:
dubhe è costretta da una maledizione ad uccidere. Lo so...non è il nostro caso...però quando poi lavora nella setta, è costretta a bere il sangue delle vittime...


forse non c'entra niente...però..vedremo..


posta presto!!!!!!!!!!
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RE: nn so ancora come chiamare sta ff

da Nayra » 21 luglio 2009, 18:02

belledward: hai elaborato due teorie, una l'hai quasi azzeccata ma quella di dubhe no. nayra non è umana, la storia si complica ragazzi! pronti per il prossimo post? e allora diamoci dentro!

<<Nayra! E' bello rivederti!>>esclamò il generale Fenar non appena lei entrò nella sua tenda.
<< Anche per me>>risposi senza sorridere troppo. Questo di me non gli piaceva molto: diceva che dovevo prendere la vita con più leggerezza, e smettere di avere il broncio. nessuno sa quanto avrei voluto poterlo accontentare. Ma chi poteva capirmi davvero?
mi strinse in un ruvido abbraccio, austero come il mondo in cui viveva. aveva un viso e una corpuratura sottile, anche se muscolosa e forte. la superava in altezza. il naso aquilino e gli occhi infossati gli davano un'espressione arcigna.Per di più il fatto che portasse sempre l'armatura e che fosse sempre armato di tutto punto, lo rendevano una personna di cui provare soggezzione.
non sembrava vecchio come in realtà era perchè i suoi capelli, costantemente pettinati all'indietro, erano uniformemente neri. ma i baffoni e la barbetta curata rilucevano di un candore argenteo.
conoscevo quell'uomo da una vita. Mi faceva tenerezza quando guardavo i suoi baffi, che mi ricordava quanto anziano fosse.
Ed, alla sua venerabile età di sessant'anni suonati, era ancora sui campi di battaglia. Questo mi faceva provare un profondo rispetto per lui.
<< Mi hanno detto che la mia giovane allieva ha fatto, come sempre d'altronde, un lavoro eccellente>>commentò così il mio operato.
Non che fosse sbagliato.
Io non replicai, ma sentivo che stava per arrivare la solita predica. Nel mio carattere qualcosa non quadrava, e quel qualcosa era proprio la gioia selvaggia di quando uccidevo.
A Fenar non piaceva.
Un'ombra passò sul suo viso e lui capì al volo. <<E' andato ancora così?>>.
Io non potei far altro che annuire, mentre mi sentivo male con ognifibra del mio essere. Lui nei principi che io tanto detestavo ci credeva davvero. E questi erano i motivi delle nostre più feroci discussioni.
<<Non devi provare piacere, è sbagliato è perverso! dobbiamo avere delle regole dentro di noi che ci impediscano di perderci. Non puoi andare in giro uccidendo con il sorriso sulle labbra, Nayra. Combatti l'odio e la rabbia che ci sono in te!>>e così iniziò.
lui sapeva delle mie origini, e forzava sempre su questo punto: che se volevo essere diversa dai miei genitori dovevo combattere il male che c'era in me.
Ma non era che non volessi. Proprio non ci riuscivo. Un attimo prima che si scatenasse la battaglia ero calma, mi dicevo che dovevo rimanere lucida. Ma non funzionava mai: al primo colpo che infliggevo e che sentivo Formalhaut tagliare la carne come fosse burro, mi sentivo così forte, così sicura che...che...che tutto mi dava alla testa.
E sfogavo la mia rabbia sui miei nemici.
<<Ma Fenar! Dato che dobbiamo uccidere tanto vale che lo facciamo divertendoci, no? Che cosa cambiarebbe?>>chiesi, perchè davvero non capivo quanto importante fosse quella faccenda.
<<Vuoi essere come loro? E? questo che vuoi? Essere schiava della rabbia e della vendetta?>>.
oh, no! Ora tirava in ballo anche loro!
<<Questi trucchetti non mi fanno capire un bel niente! Io non sono mio padre! Enon sono mia madre!Quado ti deciderai a capirlo?>>.
Non potevo sopportare che mi paragonasse a loro. Tutto fuorchè quello! Era la ferita peggiore che si potesse infliggere al mio orgoglio. Al mio incoreggibile e dannatissimo orgoglio! E proprio per questo mi arrabbiavo tanto quando ne parlavamo: perchè sentivo che in fondo il generale aveva ragione. Ma io ero quella. Come potevo cambiarmi del tutto? Io ero cattiva, in me era tutto sbagliato. Accidenti, come si può ritenere buona e capace di provare sentimenti una persona nato da ciò che chiamvano il male personificato?
No, non avevo possibilità di redenzione. E fu per controllarmi che strinsi le dita attorno al bordo della scrivania fino a far sbiancare le nocche.
Perchè, a volte, la voglia di uccidere era incorntrollabile, e un'ondata di furia omicida mi andava dal cuore alla testa.
Allora dovevo stringermi a qualcosa, correre via, oppure sventrare il primo nemico che mi capitava a tiro. Dopo era tutto finito.
<<...Nayra! Mi stai ascoltando?>>era palese la sua irritazione.
respirari a fondo prima di rispondere. <<No>>dissi poi in tutta calma.
Ci rimase di stucco. Ma, soprattutto, ci rimase male. La sua delusione era espressa da ogni tratto del suo volto, e mi sentii addolorata del mio comportamento. Del mio orgoglio mi sentii nauseata, più che altro.
Accidenti! Mai che dicessi la frase giusta nel momento giusto, vero?
Il mio maestro si ricompose d'un tratto. <<Bene. Consideriamo chiiuso l'argomento, non parliamone più dato che, evidentemente, non serve a nulla. Ma, ricordati, che la loro arma per averti è proprio quell'abbandonarsi alla violenza che ti è tanto lusinghiero. Puoi andartene, mi farai il tuo rapporto domani>>disse freddamente.
A quel punto strinsi i pugni e, con molta dignità piena di risentimento, uscii dalla tenda.
Attraversai tutto l'accampamento militare che avevo raggiunto, e mi fermai ai margini di una boschetto.
Selsi un albero e mi arrampicai velocemente. Seduta sul ramo più alto, mi persi nelle mie riflessioni.
Quando pensai ai miei genitori provai verso me stessa un senso di nausea e in ribrezzo tali che scoppiai in lacrime.
Non avevo tutti i torti.
Non avevo scelto io da chi dovessi nascere! Eppure mi sembrava una colpa.
Accidenti! Un figlio non sceglie il padre. E io non avevo scelto proprio un bel niente! Perchè dovevo sentirmi in colpa per il male che c'era dentro di me, e che derivava da loro? Perchè dovevo sempre e per forza essere diversa?
Ma non parlo del mio aspetto, sarei diversa se assomigliassi alla più comune delle ragazze umane.
Ma perchè io dovevo essere in modo tale che gli altri avessero paura di me?
E perchè nessuno mi poteva capire?


allora raga? che ve ne pare? come al solito leggete e commentate. se onr sverdar stjia hvass!
Quello che hai fatto, lo hai fatto, e piangere non serve a nulla. Quello che ti resta da fare è cercare nel tuo cuore, l´unico posto dove puoi trovare la tua pace interiore.
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RE: nn so ancora come chiamare sta ff

da cochity » 21 luglio 2009, 18:07

moooooooolto belloooooooooooo!!!!!
continuaaaaaaaaaaa
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RE: nn so ancora come chiamare sta ff

da Nayra » 21 luglio 2009, 21:17

grazie e lo farò di certo! ma dopo cena! lo so che è tardi ma non ho ancora mangiato! granzie ancora! nel prossimo capitolo si sveleranno le misteriose origini di Nayra, forse.
ho bisogno d'aiuto per trovare un tittolo a questa ff: proponete qualcuno voi! coraggo!
wiol pomnuria ilian! :D

Aggiunto dopo 3 ore 3 minuti:

ed eccomi qui di nuovo di gran carriera! diamo il via al quarto capitolo che, da ora in avanti, ho deciso di dare un nome. ciak si gira!

Un nuovo inizio
Che ora era? Tardi, sicuro. Fantastico, mi sveglio in ritardo per fare raporto al generale! Bellissimo inizio di giornata.
Ero di un nervoso e arrabbiato che avevo paura a incontrare un altro essere umano: avevo paura di strangolarlo. Fin da piccola ho sempre avuto una tendenza che mi portava a sfogarmi sugli altri, quando fossi stata arrabbiata. Per questo inn quelle medesime situzioni me ne andavo. Semplicemente sparivo per un po'. L'ultima volta mi ero assentata dall'accampamento per più di due giorni.
Fenar era preoccupatissimo, e quando sono tornata mi ha fatto una tale predica che me ne sarei andata di nuovo.
Quella volta peò ero arrabbiata davvero, e il fatto che avessi dormito su un albero, in una notte abbastanza fredda da farmi risvegliare coperta di rugiada...bè, questo non mi risollevava l'umore.
Hi hi. La prima risatina interiore da un sacco di tempo.
Ma non avevo intenzione di tornare, questa volta. Non avevo intenzione di tornare davvero.
Basta! Non sopportavo più gli sguardi pieni di diffidenza degli umani, il loro ribrezzo verso i miei capelli rossi, la loro inquietudine davanti ai miei occhi.
Non ne potevo più delle prediche di Fenar, anche. Perchè doveva sempre farmi un colpa di tutto?
Io avevo le mie idee, e delle sue convinzioni moraleggianti non me ne fregava proprio nulla.
Se ero cattiva, tanto valeva che mi comportassi come tale.
Accidenti! Non posso essere altro!
Fenar me lo può ripetere dieci, cento o mille volte, che io sono diversa da loro due. Ma come poteva convincermi di questo, se neppure lui ci credeva?
Bella domanda.
Comunque all'accampamento dovevo tornarci. Almeno per prendere Halibi e delle provviste.
Ancora persa in queste riflessioni, scesi dall'albero. Soltanto quando fui a terra e guardai la posizione del sole mi accorsi dell'ora che si era fatta.
Mezzogiorno.
A questo punto, tutti i soldati dell'accampamento erano sulle mie tracce. Non perchè si preoccupavano per me, ma dietro gli ordini di Fenar, che sicuramente li aveva mandati a cercarmi.
C'era anche un'altra ragione per il loro impegno nella mia ricerca. Era ormai un sacco di tempo che non vedevano una donna o una bella ragazza, e io era l'unica rappresentante del genere femminile abbastanza bella per ricevere qualche avance.
Solitamente, se mi trovavano, mi prendevano in braccio, che io lo volessi o no. Naturalmente qualche palpatina i scappava.
Ma io non avevo mai fatto nulla più che dargli un pugno che gli aveva rotto il naso. Ed era meglio così. Non volevo di certo finire in prigione per aver assassinato o ridotto in fin di vita un soldato della mia stessa parte.
La prima volta mi ero meravigliata perchè pensavo che la voglia di carne non avrebbe mai vinto la diffidenza. Invece così non era.
Mi trovavano una bellezza, anche se non rispondevo ai tradizonali canoni di bellezza umani.
Ero piccole e esile, seppure formosa, e avevo un bel viso. Ma gli occhi stonavano sul viso sottile perchè troppo grandi, secondo i miei gusti.
Ovviamente questo non fermava i giovani in crisi di astinenza dalla loro sgualdrina di turno.
Iniziai a camminare, mi conciliava il pensiero. Il mio passo era regolare, senza interruzioni. Ecco un'altra cosa che faceva letteralmente impazzire i ragazzi umani: ero aggrazziata, ancheggiavo senza rendermende conto, mi muovevo con naturale grazia felina.
Insomma, per dirla tutta in una parlora, mi trovavano sensuale.
Accarezzai il fodero della mia spada e mi sentii più tranquilla.
Mi concedetti di fare qualche passo a occhi chiusi, gustando il calore del sole sul viso.
una mano ferma ma delicata mi afferrò il braccio.
La mia reazione fu fulminea: estrassi la spada e la puntai alla gola del mio interlocutore.
Aveva un aspetto diverso dagli altri ragazzi umani. Inanzitutto, cosa che notai solo dopo, era un elfo. Capelli biondo scuro, pelle come al solito ambrata e indossava l'armatura. Una gran bella armatura: a placche e leggera, totalmente rifinita in argento e con un fregio che aveva un motivo di fiamme. Tuttavia non aveva molti pezzi: il gabbione, gli schinieri, gli spallacci e i bracciali.
Ma non lo avevo ancora guardato bene in faccia per accorgermi che due fuochiazzuri mi fissavano ardentemente.
Rimasi impietrita dall'incoglibilità di quello sguardo, da quei due, sconvolgenti eppure favolosi, occhi azzurri. Ma non del solito azzurro intenso, no. Erano del colore del ghiacciaio più profondo trafitto dal sole, dagli zaffiri tanto puri e scintillanti che si vedevano sulle corone dei re e delle regine.
Come potevano due occhi, così totalmente privi di espressione, eppure allo stesso tempo così ardenti, non gelare?
<<Lasciami andare>>dissi in un soffio.
Lui mi mollò protamente, ma non potei fare unsingolo passo, perchè mi aveva inchiodato con lo sguardo.
<<Sei Nayra?>>. Aveva una bella voce, bassa, calda e vellutata.
Annuii, incapace di parlare.
Avevo la chiara percezione di essere a bocca aperta, ma non riuscivo a trovarla.
Il suo viso si aprì un un sorriso, che diede calore agli occhi di ghiaccio. <<Farestimeglio a chiudere la bocca e a raccogliere la bava>>rise.
In quel momento arrossii fino alla radice dei capelli e, protamente, serrai la bocca e deglutii.
<<Non stavo sbavando>>mi giustificai con voce debole.
<<No. Ecomunque non te ne farei una colpa, se anche lo avessi fatto. Ci sono abituato che tutte le ragazze mi sbavino dietro>>disse non senza un certo compiacimento.
Ora basta! Riprendi il controllo, mi gridai.
Cambio tattica. <<Tu sai chi sono io, posso sapere il tuo nome?>>gli chiesi. Lo presi in contropiede.
<<Erbrow, mi ha mandato Fenar a cercarti>>spiegò.
Mmm, non ero propensa a credergli. <<Non ti ho mai visto all'accampamento>>.
<<Sono arrivato ieri, e il generale Fenar mi voleva presentare a te, però te ne sei andata dopo quella lite spaventosa. Mi ha raccontato tutto>>.
Il sangue mi si gelò nelle vene. Tutto. Che voleva dire "tutto"?
Tutto tutto, o solo la litigata?
Erbrow sembrò leggere quella domanda nei mie occhi, ancora fissi sui suoi.
<<Fenar è il mio padrino, il mio tutore. Ci conosciamo da quando ero in fasce e sa che si può fidare di me. Mi ha detto tutto>>.
Oh, no! Accidenti! Era proprio quel tutto che avevo cercato di evitare. Tutta la mia vita passata, tutta la storia dei miei genitori. No.
Non riuscii a trattenere una lacrima.
<<Non doveva...non aveva il diritto>>farfugliai.
<<Forse, ma lo ha fatto, e ho ha bisogno di noi>>replicò il giovane.
Scossi la testa. <<Perchè ha mandato te e non i soliti soldati a cercarmi?>> esclamai.
<<Perchè era sicuro che io potevo trovari e convincerti. Dice che sono la prsona più simile a te che lui abbia mai conosciuto, e io gli credo>>.
Non potevo più ostentare forza. Ogni volta che parlavo dei miei genitori mi sentivo debole e le gambe sembravano farsi molli.
Lasciai andare giù tutte le mie lacrime, e il fatto che lui fosse un perfetto sconosciuto non la metteva a disagio. Dopotutto, come poteva giudicarla?
Rifiutai la sua consolazione e piansi in silenzio.
Lui non disse nulla, ma mi offrì la mano e, quando io rimasi indifferenze ci incamminammo verso l'accampamento in silenzio.
Mentre tornavamo pensai che le ragazze avevano ragione a sbavargli dietro.


allò? come vi sembra? ricordatvi di suggerirmiqualhe tittolo, e ( da ricordare benissimo) se non commentate non vado avanti! ciao! :D
Quello che hai fatto, lo hai fatto, e piangere non serve a nulla. Quello che ti resta da fare è cercare nel tuo cuore, l´unico posto dove puoi trovare la tua pace interiore.
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RE: nn so ancora come chiamare sta ff

da Nayra » 22 luglio 2009, 9:39

Xkè non commentate? [smilie=cray.gif] [smilie=cray.gif]
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