[HALLOWEEN CONTEST 2012] Scarlett e Jack Lantern

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[HALLOWEEN CONTEST 2012] Scarlett e Jack Lantern

da mastermax » 9 novembre 2012, 21:26

Scarlett e Jack Lantern nella notte di Halloween
Autore: callistor_des

Scarlett rabbrividì e si strinse ancora di più nel cappotto nero. Si pentì di non essersi portata la sciarpa di lana o perlomeno un cappello da casa. Un alito di vento la colpì come una frustata e le fece sfuggire una ciocca di capelli dall’elastico. La scostò con un gesto impaziente dagli occhi, l’autobus che doveva portarla a casa era in considerevole ritardo e lei odiava chiunque o qualunque cosa la facesse attendere. Era la fredda notte autunnale del 31 ottobre, la cui apparente quiete era agitata da un vento scostante che alternava momenti di pausa a raffiche violente e tremende sferzate. Scarlett si sentiva stranamente leggera quella sera, come se si fosse liberata di una pesante zavorra. Non era semplicemente una sensazione fisica ma era strettamene legata ad un fattore psichico-mentale. Le preoccupazioni che fino a poco prima la affliggevano: la strigliata che avrebbe subito una volta tornata a casa, la confessione dei suoi sentimenti per Nathan . . .
sembravano sfumate nel nulla profondo del suo cervello, come se qualcuno avesse staccato la presa della corrente che alimentava la sua memoria. Cercando di ingannare il tempo si concentrò sulla fisionomia del quartiere che era completamente deserto. Il nastro asfaltato della strada spiccava alla fioca luce dei lampioni; il suo sguardo però si fissò sulla fila di siepi che costeggiavano il marciapiede, tra di essi c’era abbandonata una forma scura che assomigliava ad un bizzarro fagotto, probabilmente si trattava di uno dei tanti sacchi della spazzatura che la gente del quartiere era solita lasciare ovunque. Senza contare che l’aria era pervasa da una strana vibrazione che la scuoteva nel profondo e l’area intorno risplendeva di una strana luminescenza, che attribuì all’alone luminoso generato dai lampioni. All’improvviso sussultò, le era parso di udire l’eco di alcuni passi talmente lievi, che si convinse si fosse trattato di una sua impressione. Eppure il suono si ripetè,più vicino stavolta e fu consapevole della presenza di qualcuno nel cono d’ombra dove la luce dei lampioni non arrivava. Si mise in posizione difensiva, pronta ad un eventuale fuga. Non dovette attendere a lungo perché vicino a lei a poco meno di un metro di distanza si materializzò una figura slanciata avvolta in un mantello scuro. Si voltò di scatto e trattenne a stento l’urlo che sentiva nascerle in gola, perché il corpo longilineo dell’apparizione culminava in alto con l’orribile testa ghignante di una zucca. Era di un arancio intenso,vivo e le cavità dove si supponeva fossero gli occhi erano illuminate internamente. L’iniziale paura di Scarlett scomparve quando la “creatura”, che sicuramente non era un tizio mascherato per Halloween in vena di scherzi, sorrise e le porse gentilmente la mano in segno di amicizia. La ragazza titubante estrasse la sua dalla tasca e strinse timidamente quella della “creatura”. Quando tuttavia posò lo sguardo sulla propria mano si stupì, perché essa brillava non proprio con una luminosità netta, ma emanava uno strano bagliore bianco, quasi spettrale e inorridendo si accorse che la strana luminescenza che prima aveva notato in realtà proveniva dal suo corpo. Guardò nuovamente la testa di zucca che sorrise divertita di fronte alla sua evidente confusione. La mano che la giovane stringeva era rugosa come il tronco di una vecchia quercia ma calda e trasmetteva un piacevole tepore che si diffondeva nel suo corpo insolitamente gelido. La ragazza si riprese dal complesso turbinio emotivo che la stava avvolgendo e si raccapezzò. Ma per sua sfortuna scoprì un ulteriore fatto che la precipitò nuovamente nello sbalordimento: i suoi piedi fluttuavano a pochi centimetri dal suolo. Ecco spiegata la sensazione di libertà e leggerezza che quella sera pervadeva tutto il suo essere. Appuntò lo sguardo sulla “creatura”, la fissò sfidandola a darle delle risposte e cercando di dimostrarle che non le suscitava alcuna paura o repulsione. Rapidamente riacquistò il sangue freddo che la caratterizzava. Anche se quell’apparizione era riuscita a provocare qualche incrinatura nel suo muro di freddezza emotiva, ma dopotutto era normale visto che era consapevole di aver a che fare con un’entità legata al soprannaturale, relegata a oscure leggende o a storie d’orrore. Lei non vi aveva mai creduto etichettandole come semplici superstizioni popolari e frottole da raccontare ai bambini. Adesso però era stata costretta a rivalutare completamente la sua posizione. “Mmm… non sembra pericolosa, se avesse avuto cattive intenzioni, mi avrebbe già aggredita” ragionò e spinta da questo pensiero ruppe quel silenzio pesante che minacciava di minare la sua compostezza.
- Io sono Scarlett - mormorò con voce flebile, il tizio con la testa di zucca reclinò il capo di lato come se stesse valutando le sue parole- capisci la mia lingua? – proseguì con tono più chiaro e sicuro.
La “creatura” rise. A Scarlett venne la pelle d’oca, era una risata profonda e grave, a tratti raschiante tanto che ebbe l’impressione che gli alberi stridessero, l’aria si irrigidisse e le stelle si offuscassero, quasi fossero anch’essi atterriti dal suono di quella voce.
-Mi chiedevo quando avreste cominciato a rivolgermi la parola. Credo che lo stupore abbia bloccato la vostra lingua, come succede spesso in questi casi. Anzi è già una gran fortuna che non abbiate gridato- sospirò avvilito- perché io trovo particolarmente odiosi gli urli. Quelle orribili melodie dissonanti che emettete dalle vostre gole, voi essere umani, tendono a disturbare il mio udito troppo sviluppato.
Si portò una mano alla fronte come ricordandosi di qualcosa.
-Oh! Ma che sbadato non mi vi ho detto nemmeno il mio nome, mentre il vostro me lo avete rivelato,che scortesia imperdonabile da parte mia. Comunque io sono Jack Lantern o se preferite potete usare il soprannome che mi hanno affibbiato i miei amici, Caronte il traghettatore di Halloween Town,credo che mi calzi a pennello - si presentò inchinandosi
Scarlett rimase un po’ spiazzata non si aspettava che Jack Lantern fosse così loquace e utilizzasse un linguaggio così antiquato. Soffermò la sua mente sulle parole “voi essere umani”, questo confermava i suoi sospetti: chiunque fosse non apparteneva al mondo dei mortali.
Jack annuì compiaciuto come se avesse intuito i suoi pensieri- Siete una ragazza perspicace madamigella, solitamente altri umani hanno impiegato parecchio per comprendere appieno la mia non appartenenza al vostro mondo. Siete davvero un prodigio – la lodò sarcasticamente.
-Ti stai prendendo gioco di me? E come mai mi dai del voi? Ti diverte ridicolizzarmi? – sibilò Scarlett piuttosto irritata dalla vena ironica nella voce di lui.
Jack Lantern scoppiò in un’altra paurosa risata. – Buffo avete persino il coraggio di rispondere a tono a un perfetto sconosciuto che potrebbe ridurvi in cenere con un solo sguardo. Di certo la sfacciataggine non vi manca e vedo che neanche la paura sfiora il vostro volto,se non forse soltanto durante i primi istanti del nostro incontro – sogghignò malizioso – e se utilizzo del voi è perché dalle mie parti si usa così, è una forma di rispetto. Certo che i tempi sono proprio cambiati- sospirò infine.
Scarlett lo fissò come se fosse un perfetto idiota, tenendo però a mente la minaccia velata nelle sue parole.
-Allora sai spiegarmi- chiese con la sua scarsa diplomazia- per quale motivo galleggio nel vuoto e brillo come una lanterna?
Lui si portò il dito indice davanti agli occhi e lo osservò assorto. Poi rivolse tutta la sua attenzione alla ragazza cercando le parole migliori.
-Vedete Halloween non è una semplice notte di divertimento,come lo è per voi umani. In realtà ha un significato ben più profondo, mi seguite?
La ragazza annuì concentrata, Jack aveva una voce cavernosa e lugubre ,ma quando raccontava essa diventava coinvolgente e trascinante.
-Come dicevo - continuò - la notte di Halloween è pervasa da un’antica magia,per cui il regno dei viventi e quello dei morti si avvicinino a tal punto da sfiorarsi, ma senza fondersi. Coloro che muoiono o subiscono una fatale disgrazia nelle ore notturne del 31 ottobre si ritrovano in una condizione speciale ovvero le loro anime non vanno nell’oltretomba, ma si materializzano sottoforma di spettri nel mondo dei viventi. Essi hanno la possibilità di camminare tra le sue vie - spiegò.
Quelle parole suggellarono una verità che fulminò Scarlett lasciandola nauseata, perché lentamente gli indizi si ricomponevano nella sua mente formando un quadro completo.
-Quindi stai affermando che io sono un fantasma. Ma come mai non ricordo la mia morte? E tu per caso non sarai mica come il Caronte della mitologia greca che traghetta le anime sulla sua barca verso l’Ade?- domandò.
-Ma siete davvero intelligente, vorrei tanto scoprire se alla fine riuscirò a minare la vostra candida imperturbabilità - sorrise ironicamente – io sono colui che ha il compito di raccogliere anime disperse come voi. Potremmo dire che siete simili agli spettri di giovani fanciulle annegate negli stagni o che si sono uccise con il veleno e che adesso infestano manieri in rovina, lamentando in eterno le loro pene e i loro tormenti. Anche se non sarebbe proprio corretto. Siete diversa. E se ora non ricordate la vostra morte è normale, difatti lo shock che segue la separazione dello spirito dalle spoglie mortali è talmente forte da oscurare la memoria degli ultimi istanti di vita. Ma non temete, essa fluirà nuovamente in voi, quando accetterete la vostra nuova esistenza.
-E adesso cosa dovrei fare?- domandò interrogandosi sul proprio destino e osservando le sue mani che le apparivano così estranee.
-La scelta spetta a voi. Io posso portarvi ad Halloween Town,dove vivono i protagonisti delle vostre storie dell’orrore ed esseri come me e voi. Solo in questa notte ,quando tutti si travestono da mostri possiamo camminare indisturbati fra di voi. Anche perché è l’unica volta in cui il passaggio che collega la mia città e il vostro mondo si apre. Tuttavia se rifiuterete rimarrete qua in eterno senza poter abbracciare i vostri cari e senza possibilità di oblio o consolazione. E se proverete a interagire con il mondo dei viventi sarò costretto a distruggervi signorina. E’ una regola alla quale non posso sottrarmi – spiegò pacatamente.
Scarlett era stordita ma anche sconvolta. “Se sono morta,allora la mia vita precedente è finita…” pensò cercando di emergere dall’angoscia che rischiava di sopraffarla, ma la parte razionale prevalse e riuscì ad acquistare un momento di lucidità “Se sono morta allora dov’ è il mio corpo” rifletté. Spinta da una intuizione improvvisa si recò fluttuando dall’altro lato del marciapiede e notò una scia scura e viscosa che non era altro che sangue raggrumato. Infine osservò i cespugli e vide il fagotto scuro, che prima aveva notato. In realtà non era un sacco della spazzatura, bensì il suo corpo riverso impietosamente in una pozza di sangue,con un profondo squarcio nel petto oscenamente esposto agli occhi del mondo. Gli occhi vitrei con le pupille nere che risaltavano sul bianco della cornea erano spalancati verso il cielo, mentre la bocca era serrata in una morsa di dolore evidente. Gli splendidi ricci rossi,il suo vanto, avevano perso la loro brillantezza ed erano imbrattati del suo stesso sangue. Urlò con tutto il fiato che aveva in gola espellendo tutto il suo dolore, tutto il suo disgusto e il suo orrore, incapace di reprimerli. Scoppiò a piangere per la tristezza e la disperazione ma le lacrime così come erano venute si arrestarono altrettanto velocemente. Si asciugò gli occhi vergognandosi di quel momento di vulnerabilità. Jack stranamente silenzioso l’aveva seguita e le era rimasto accanto senza dire una parola e Scarlett le era grata per questo. Osservò nuovamente con quieta rassegnazione stavolta, quello che fino a poco prima aveva considerato come il suo involucro materiale. E a quel punto la memoria tornò travolgendola come un fiume in piena, rivelando il contenuto della sua morte. Adesso ricordava. Doveva prendere l’autobus ma la sua mente era occupata da una preoccupazione più urgente: qualcuno la stava pedinando. A giudicare dalla pesantezza dei passi doveva trattarsi di un uomo. La camminata di Scarlett si era trasformata in una fuga affannosa. Stralci di conversazioni delle sue compagne le passavano davanti,incentrati sull’uomo, ancora nascosto nell’anonimato, che aveva aggredito cinque ragazze del quartiere, lasciandole a terra prive di sensi con i volti tumefatti e numerosi tagli sanguinanti sul corpo. Adesso lei era finita invischiata nella rete lussuriosa di quell’individuo. Si fermò di botto, decise che non sarebbe scappata come una codarda, ma l’avrebbe affrontato a testa alta, dopotutto conosceva qualche mossa di autodifesa. Non si rendeva conto di quanto quella decisione avventata l’avrebbe condannata. L’uomo le piombò addosso agitando un coltello, lei lo schivò e gli assestò un calcio violento al ginocchio destro. L’assalitore si era piegato con una smorfia di dolore, ma si era ripreso rapidamente e approfittando della sua sorpresa ,l’aveva schiaffeggiata brutalmente, afferrata per i capelli e puntato il coltello alla gola. Aveva cominciato a slacciarle il cappotto, ma lei gli aveva ringhiato contro come un animale ferito, si era divincolata, perché non contemplava affatto l’idea di una docile resa ed era riuscita a ficcargli due dita negli occhi accecandolo. Era pronta a fuggire ma un baluginio alle sue spalle le aveva provocato un momento di panico, irrazionalmente si era voltata verso l’uomo e il coltello le aveva squarciato il petto. Aveva avuto appena il tempo di pensare incredula alla stupidità del suo gesto. Vomitò un fiotto di sangue che inzuppò il cappotto e il dolcevita di cotone leggero. Cadde a terra con le braccia aperte, mentre la vita fuggiva via dalle sue labbra. E poi venne il buio assoluto infine lei si era ritrovata lì. Scarlett si portò una mano sulla fronte mentre la sua anima tremava, ma lo sgomento era presto scomparso, perché l’odio e la rabbia stavano montando come una marea . Guardò con determinazione Jack Lantern che la osservava e gli comunicò la sua decisione.
-Verrò con te, ma prima esigo vendetta sul bastardo che mi ha ucciso, lo ripagherò con il sangue- ringhiò feroce.
La testa di zucca sogghignò di fronte allo spirito vendicativo che sentiva emergere dentro la ragazza. Sarebbe stata un ottimo acquisto per la sua città.
-E’ giusto, ma sappi che lui è ancora qui, impegnato a leccarsi il bel ricordino che gli hai lasciato sul ginocchio- rise sarcastico.
Scarlett volse lo sguardo e spaziò il quartiere, lo vide piegato dalla sofferenza, con gli occhi arrossati che si massaggiava il livido nero poco al di sotto della rotula. Senza pensare nemmeno se ne fosse in grado, spinta dall’istinto di una bestia predatrice si avvicinò all’uomo. Serrò le sue mani invisibili attorno alla sua gola, che come si aspettava lo attraversarono. Tuttavia non mollò la presa, si concentrò e guidata dall’odio sottrasse il calore dal corpo dell’assalitore, diffuse il gelo e percepì distintamente che stava assorbendo la forza vitale del suo spirito stila dopo stilla, svuotandolo. L’uomo soffocò un gemito, morì senza accorgersene e il suo corpo si accasciò a terra senza vita. Scarlett ululò trionfante mentre una gioia selvaggia riempiva ogni singola corda della sua anima, facendole vibrare ad un ritmo forsennato al pari delle pulsazioni che il suo cuore avrebbe fatto se fosse stata ancora viva. Jack osservò taciturno la giovane che aveva appagato la sua vendetta, di cui adesso assaporava la dolcezza suadente che ne derivava. Le mise una mano sulla spalla.
-Ben fatto. Non hai neanche avuto bisogno che io ti spiegassi come agire nella tua nuova condizione. Hai seguito il tuo nuovo istinto ,che ti ha istruita di tua iniziativa, senza porti nessun dubbio o nessuna domanda. Sono veramente contento. Saprai distinguerti ad Halloween Town –disse.
Scarlett si riscosse dall’euforia che l’aveva avvolta come una nube tossica, udendo la sua voce e tornò in possesso della sua lucidità mentale. Guardò il cadavere dell’uomo, poi le sue mani e poi Jack. Nel suo cuore non c’era nulla né amarezza, né senso di colpa. Era completamente calma, anche la vendetta ormai soddisfatta, si era volatilizzata come vapore.
-Ti ringrazio per il tuo complimento ma…era davvero questo l’unico modo per ucciderlo ?- domandò.
-No avreste potuto anche inserirvi nella sua mente, annebbiarla, assoggettarla e infine avere la totale padronanza del suo corpo. Avreste potuto farlo impazzire come anche guidare la sua mano affinché si pugnalasse da solo. In quanto spirito ne possedete la capacità, ma funziona solamente su coloro che hanno menti debole, rozze o estremamente superficiali, negli altri potreste provocare soltanto un leggero stordimento- replicò.
La ragazza annuì sospirando, le cose nuove da apprendere erano molte e richiedevano un’attenta riflessione.
-Jack ho un favore da chiederti. Brucia il suo cadavere. So che ne hai la capacità- ordinò con voce dura.
Lui sorrise ferocemente e Scarlett comprese che stava mostrando un lato sanguinario e oscuro che finora lui aveva adeguatamente tenuto nascosto. Al di là dell’ironia e del sarcasmo, c’era un cuore nero colmo di morte e sofferenza altrui. Gli occhi nella sua testa di zucca scintillarono maligni e un viluppo di fiamme fameliche avvolse il cadavere dell’ assalitore consumandolo. Il biancore delle ossa cominciò ad apparire sotto il bozzolo infuocato. L’ odore nauseabondo di carne bruciata pervadeva l’ aria. Le ossa annerirono e al termine del macabro spettacolo rimase soltanto un cumolo di braci fumanti che sfrigolavano rosseggianti nella notte. Jack però era comunque incuriosito dal comando che la giovane gli aveva rivolto e le chiese le ragioni che l’avevano portata a formulare quell’ idea.
-Perché dovrei?- sbuffò infastidita.
Cambiò atteggiamento quando notò che la sua curiosità era genuina.
-Diciamo- spiegò con tono addolcito – che avrei potuto lasciare che tu lo bruciassi vivo, facendogli patire una sofferenza atroce, lasciandolo urlare e supplicare pietà. La mia decisione di ucciderlo in modo rapido e indolore è scaturita da un mio desiderio. In pratica si è trattato di un ultimo gesto umano con cui ho voluto dare un addio definitivo alla mia parabola terrena.
-Non credo che uccidere qualcuno possa definirsi umano? – le precisò.
-Forse non proprio umano o compassionevole, ma almeno non l’ho fatto soffrire come un cane – replicò con veemenza.
Jack annuì. Ad un certo punto Scarlett udì un miagolio sonoro che attirò la sua attenzione e sbalordita vide che vicino al cumulo di cenerei c’era accoccolato uno splendido gatto nero dagli occhi ambrati che rilucevano nell’oscurità. L’animale non appena si accorse del suo sguardo scattò e con un agile balzò finì tra le sua braccia ,dove si sistemò comodamente facendo le fusa e strusciandosi contro di lei e vi riuscì nonostante lei fosse un fantasma. Scarlett allungò la mano e ne accarezzò il pelo, percependo ne la morbidezza e si sorprese nuovamente.
-Come è possibile? - chiese a Jack che ormai aveva assunto il ruolo di suo mentore.
- Perché quel gatto è speciale come voi. E’ nato dalla morte del vostro assassino, le fiamme che ho evocato hanno purificato la sua anima dalle antiche memorie della sua precedente vita terrena e adesso essa vive all’interno di questo gatto. Anche per lui è cominciata una seconda esistenza- le spiegò.
La ragazza ebbe un moto di repulsione, nonostante l’animale fosse innocuo e Jack l’avesse assicurata che ormai i suoi ricordi erano stati estirpati non poteva negare che quel gatto fosse ciò che rimaneva dell’uomo che l’aveva uccisa.
-Capisco il vostro stato, ma dovrete imparare a conviverci. Questo gatto vi seguirà ovunque perché se lo spettro di una persona morta ad Halloween provoca la morte di un’altra in questa stessa notte, quest’ ultima sarà condannata ad accompagnare per l’eternità il suo assassino. Nel vostro caso si tratta di una reciproca assai difficile connivenza. Ma questo gatto non vi tradirà, sarà eternamente fedele, legato a voi, perché voi siete l’artefice della sua esistenza. Lui vi riconosce come padrone, sarà il vostro complice, la vostra spia, agile e aggraziato fra le ombre –sogghignò divertito e assaporando la sua incredulità.
Scarlett digrignò i denti infastidita dalla piega presa dagli eventi.
-Sicuramente lo sapevi che si sarebbe trasformato in un gatto. Non mi hai neanche avvertita- lo accusò.
-E’ vero ma volevo vedere la vostra reazione finale, anche se ammetto che avrei pensato vi metteste ad urlare per la rabbia- insinuò.
La ragazza gli ringhiò contro con modi assai poco femminili.
-Brutto bugiardo, sei proprio un idiota infatti persino la tua ragione è di una stupidità immensa - lo insultò.
Lui non si scompose ma il suo sorriso si fece ancora più largo. Scarlett comprese che si stava solo divertendo e beffando di lei. Non volendo cadere nel suo gioco e lasciare che vincesse così facilmente su di lei, preparò la sua contromossa, per dimostrargli che sapeva tenergli testa, infischiandosene di tutti i secoli che potesse avere sulle sue spalle. Gli rivolse un sorriso radioso.
-Benissimo – disse allegramente – terrò il gatto, sono sicura che presto mi abituerò a lui, non posso continuare a indulgere nei sentimenti della vecchia me. Forza, andiamo – lo esortò.
In realtà sapeva che avrebbe impiegato un po’ di tempo per accettare l’animale, ma gongolò dentro di sé quando vide che Jack era rimasto spiazzato. Lui sorrise, quella ragazza era una costante rivelazione, dotata di intelligenza, prontezza di mente, sfacciataggine e determinazione ed era ormai certo che sarebbe stata un un’avversaria difficile da sconfiggere, ma un’ottima compagna con cui lavorare ad Halloween Town. Senza ormai più nessun motivo per trattenersi lì, afferrò una mano di Scarlett che teneva il gatto fra le braccia e tutti insieme si avviarono verso la loro destinazione scomparendo nella notte. La risata di Jack Lantern risuonò lugubremente nelle orecchie di coloro che erano svegli e nei sogni di chi dormiva, tingendo di oscuri presagi e terrore la loro notte di Halloween.
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