[HALLOWEEN CONTEST 2012] Tombe di mosaico

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[HALLOWEEN CONTEST 2012] Tombe di mosaico

da mastermax » 9 novembre 2012, 21:19

Tombe di mosaico
Autore: Salveti

Manuela delle Scale, una giovane ragazza di vent’anni con i capelli biondi ondeggiati lunghi e gli occhi color verde chiaro, cercò, nonostante non riusciva a studiare in santa pace, una scuola dove il silenzio è d’oro.

Le amiche l’avevano presa un po’ in giro e i suoi genitori si chiedevano quanto costi una scuola del genere, ma Manuela voleva andarci a tutti i costi pur di non studiare a casa con il rumore delle litigate tra i vicini e il rumore di lavori di cantiere che stavano facendo vicino a casa sua.

I genitori di Manuela, Susanna Gufi e Fabio, non avevano abbastanza soldi per un college decente nonostante lavoravano con una paga scarsa.

Manuela aveva provato a lavorare come commessa in un fast-food dove servivano kebab, ma a causa di problemi economici l’avevano licenziata, Manuela non era arrabbiata, capiva il motivo, ma il suo ex-capo le consigliò una scuola ideale per risolvere il suo problema, la scuola si chiamava Casa dello Studio e gli dava anche le indicazioni stradali.

Perciò, in un giorno d’autunno, andrò in Centrale di Milano, vestita con una bella giacca nera, jeans, scarpe da tennis e le canzoni di Ligabue alle orecchie e vide una scuola anni novanta che sembrava abbandonata: era la Casa dello Studio.

La scuola era tutta dipinta di vernice rossa che sembrava salsa rosa, con finestre a vetro singolo e porte di legno che a volte facevano fatica ad aprirsi o a chiudersi.

Manuela smise di ascoltare la musica e curiosò la scuola proseguendo dalla porta d’ingresso aperta e procedendo verso l’ingresso.

Il pavimento era un mosaico che faceva vedere quattro ragazzi che urlavano di paura che aveva fatto un po’ spaventare Manuela, il mosaico era stato fatto con uno stile che ricordava il Bacio di Klimt e poi c’erano i muri e la superficie di colore bianco, alla sua destra c’era la segreteria abbandonata con le chiavi delle stanze, le altre stanze all’ingresso erano uffici vari.

Di fronte alla porta d’ingresso, Manuela vide un’altra porta dove portava al cortile della scuola, era tutto un prato ben fatto con tante belle siepi e una grossa fontana che aveva fatto incantare Manuela: la fontana era alta un metro e ottanta e larga due ed era un mosaico con tessere di color bianco, azzurro, celeste, ciano e blu e una rana fatta come un modello in tre dimensioni con tessere verdi per il corpo, nere per gli occhi e rosse per la lingua.

Quando Manuela si avvicinava alla fontana senti qualcuno tossire dietro di lei, si girava e vide un uomo sui settant’anni con capelli bianchi, grandissimi riccioli di barba bianca e occhi verdi come quelli di Manuela, era vestito con una felpa color verde pino, pantaloni marroni e scarpe di pelle marroni che sembravano provenire dagli anni sessanta.

Manuela cercò di spiegare: <<Oh, mi scusi! La porta era aperta è …>>.

<<Non si preoccupi signorina! La Casa dello Studio è aperta a tutti, allora, è venuta qui per studiare?>>.

<<Beh … veramente stavo solo curiosando ma … sì, sono qui per studiare>>.

<<Ottimo, piacere, Gianni Foro>>.

<<Manuela delle Scale, piacere>>.

<<Bel nome … vuole vedere la nostra scuola giusto per farsi una idea?>>.

<<Va bene, certo>>.

Appena cominciavano a camminare, Gianni chiese: <<Aspetti, i suoi genitori?>>.

<<Sono entrata da sola>>.

<<Ah … beh, va bene lo stesso>>.

Gianni mostrò a Manuela le altre parti della scuola, i corridoi, come l’ingresso, avevano ciascuno un mosaico sul pavimento con altre persone che urlavano, ma i colori dei muri sono color pelle d’oca e la parte superiore è dipinta di bianco e tutto il resto della scuola sono stanze, aule, uffici di vari professori e magazzini per le scope, palestre e sale non c’erano.

<<Allora? Cosa ne pensa?>> chiese Gianni.

<<È bella ma … non so se posso permetterla?>>.

<<Il prezzo non è un problema, solo dieci euro>>.

<<Davvero?>>.

<<Sì, solo dieci euro per notte, può anche prenotare una stanza>>.

<<Una stanza?>>.

<<Sì, gironzolare per Centrale è pericoloso di notte>>

Perciò, tutta convinta, Manuela accettò e lo disse anche ai suoi genitori: Fabio accettò, ma Susanna aveva dei seri dubbi.

Manuela decise di andarci il trentuno ottobre, in una notte dove c’era un vento pazzesco prenotando anche una stanza, giusto per risolvere il problema del ritorno siccome non aveva la patente.

Era notte fonda, Manuela era seduta in una scrivania vecchia di legno in un’aula di medie misure con una lavagna verde con gessetti di fronte a lei, la mappa del mondo a fianco della lavagna e la scrivania del professore vicino alla lavagna simile alle altre ma più grande.

Manuela stava studiando Arte, che era la sua passione, e dopo aver studiato dipinti famosi come L’Urlo e l’Ultima cena, Manuela, con un po’ di stanchezza, cominciò a studiare la Gioconda: <<La Gioconda, detta anche come Monna Lisa, è un dipinto a olio su tavola di pioppo di Leonardo da …>>.

All’improvviso sentì una voce, quasi silenziosa e leggera come un soffio di vento: <<Stai attenta, Manuela!>>.

Manuela alzò la testa e si guardò attorno: <<Chi c’è?>>.

Quando scoprì che non c’è nessuno riguardò il libro e vide la Monna Lisa con gli occhi spalancati come se Monna Lisa fosse sorpresa.

Manuela fece un balzo dalla paura, ma poi rideva: <<Forse ho studiato troppo!>>.

Riponeva il libro nello zaino, lo chiuse ed aprì la porta verso il corridoio che non aveva un mosaico sul pavimento, soltanto moquette.

Manuela da lontano vide una ragazza mora con i capelli lunghi e gli occhi marroni vestita con una tunica bianca che fissò Manuela.

<<Chi sei? - chiese Manuela, ma la ragazza misteriosa scappò - Ehi, aspetta!>>.

Cominciò a seguirla, scendeva le scale a chiocciola e arrivava verso un altro corridoio dove portò verso il cortile da un altro lato rispetto all’ingresso.

La ragazza era in piedi vicino alla fontana e stava aspettando che arrivi Manuela.

Manuela arrivò e ripeté la domanda: <<Chi sei e perché sei scappata?>>.

Nonostante quei pochi lampioni che funzionavano a malapena, Manuela riusciva a notare che la ragazza misteriosa era di pietra: capelli, occhi, viso, bocca, orecchie erano tutte di pietra, sembrava una statua realistica ma sembrava anche una persona normale dai suoi movimenti, poi Manuela notò anche che lei aveva delle crepe su quasi tutto il corpo.

<<Scappa Manuela! Scappa!>> l’aveva detto con lo stesso tono di prima.

<<Perché?>> chiese Manuela.

<<Delle Scale? - Manuela si girò di scatto, era Gianni – Che ci fa qua?>>.

<<Stavo parlando con … - si girò e vide che la ragazza misteriosa era sparita – Dov’è andata?>>.

Gianni sbadigliò e disse: <<Secondo me, studia troppo! Meglio se ti fai una bella dormita nella tua stanza>>.

<<Va bene, ma … posso farle una domanda?>>.

<<Dammi pure del tu>>.

<<Ok … posso farti una domanda?>>.

<<Dimmi?>>.

<<Perché in questa scuola non c’è nessuno? Non perché io mi lamenti dal fatto che studio da sola, ma …>>.

<<Diciamo che ho appena aperto, sa, c’era stata un po’ di crisi … quelle cose lì>>.

<<Ah>>.

<<Perché? Cerchi lavoro?>>.

<<No, no, era solo per curiosità>>.

<<Ah … capisco, beh, ti accompagno nella tua stanza>>.

Gianni portò Manuela in una stanza povera dove c’era solo un letto all’angolo che sembrava nuovo con un armadio di legno alla sua sinistra, una finestra di fronte al letto e una scrivania di legno con una sedia di legno nell’angolo vicino alla porta, i muri bianchi e il pavimento di legno.

<<Ecco la stanza, non è il massimo, ma è abbastanza per dormire>> commentò Gianni.

<<Per me va bene lo stesso … dov’è il bagno? Devo lavarmi i denti>>.

<<Certo, per di qua>>.

Mentre Manuela si lavò i denti, all’improvviso vide una faccia senza pelle e con pochi muscoli facciali dallo specchio, si vedeva un po’anche la scatola cranica rossa di sangue nelle parti senza muscoli.

L’urlo sarebbe stato forte, ma un po’ di dentifricio era entrato in gola e perciò invece di urlare, tossì.

Dopo poco, il dentifricio era uscito dalla gola e non sentiva la nausea.

Pensando ancora che fosse la stanchezza dallo studio, Manuela si messe il pigiama tirandolo fuori dallo zaino e cominciò ad andare a letto ma non riuscì a dormire a causa di quella ragazza misteriosa e della tempesta di vento che sentiva.

A un certo punto il letto si muoveva da solo, lentamente, il letto non aveva le rotelle e non c’era nessuna cosa o persona che lo spingeva.

Manuela stava quasi urlando “Aiuto!”, ma quando si alzò dal letto scoprì che il letto era al suo posto, come se non si fosse mai mosso.

Manuela guardò sotto il letto e non trovò niente, dopo disse: <<Questo posto non mi farà dormire bene, forse era meglio se sceglievo di ritornare a casa, in fondo di notte non c’è tanto rumore>>.

All’improvviso la finestra si aprì di colpo e volò da fuori un giornale, Manuela chiuse la finestra e il giornale atterrò sul pavimento mostrando una pagina col titolo “Mistero alla Casa dello Studio”, il giornale era del Novembre del 1992, venti anni fa.

Manuela cominciò a leggere la notizia, la notizia disse che ci furono molte scomparse di ragazzi e ragazze che frequentavano la scuola “Casa dello Studio” che la scuola stessa ne era sospettata nonostante i personaggi presenti nei mosaici dei pavimenti erano simili alle vittime.

La presidentessa della scuola, Angela dei Mari, decise di chiudere la scuola per evitare altre morti, e che, in parole sue, solo un pazzo può riaprire quella scuola nonostante si presumeva che ci vivesse un serial killer.

Manuela commentò: <<Naa, forse sono stupidaggini, ma forse dovrei chiedere al signor Foro se è vero?>>.

Si rimetteva i vestiti e cercò Gianni.

Lo sentì canticchiare “Uh mia bela Madunina” nella sua stanza, a due passi dalla stanza di Manuela

Manuela bussò alla porta.

<<Che c’è? Non riesci a dormire?>> domandò Gianni.

<<Mi deve spiegare una cosa, signor Foro, apra la porta>>.

Gianni aprì la porta: <<Cosa c’è?>>.

Manuela mostrò a lui il giornale, Gianni leggeva la notizia e rispose: <<Non ne ho mai sentito parlare?>>.

<<Come non ne hai mai sentito parlare?! Questa scuola era chiusa per sicurezza! Perché ora è aperta nonostante ci sia un assassino in circolazione?!>> disse Manuela con un tono quasi forte.

Gianni perplesso disse con un tono basso: <<C’è una cosa che devo assolutamente spiegarti, entra>>.

Manuela entrò nella stanza, la stanza era simile alla stanza dove lei aveva dormito, l’unica differenza era che c’era una terrazza con una grande porta a vetri di legno fatta con un vetro grande e sulla scrivania c’era un piccolo mosaico in fase di realizzazione.

<<Siediti in quella sedia vicino alla scrivania che ti spiego tutto … allora, ti avviso che io non ne so niente di questo posto perché io … sono senza lavoro>>.

<<Senza lavoro?>>.

<<Già, io avevo un lavoro un anno fa, ma a causa della crisi mi avevano licenziato, mia moglie mi lasciò dopo averlo scoperto e mi aveva cacciato fuori da casa, tutti i miei parenti sono morti, non ho né fratelli, né sorelle e neanche amici che potevano ospitarmi e non avevo abbastanza soldi per comprare un appartamento o dormire in un albergo, perciò, per caso, trovai questa scuola abbandonata e mandai a studiare chi, come te, aveva bisogno di pace per studiare meglio, beh, se escludiamo le sirene delle ambulanze e i clacson, il prezzo per un giorno è solo di dieci euro perché così posso avere abbastanza soldi per mangiare qualcosa, ecco tutto, non so chi abbia uccisi quelle povere persone, ma non ero stato io>>.

Manuela guardò il mosaico che stava facendo Gianni, si vedeva un collo rosa su uno sfondo azzurro.

Manuela all’improvviso si ricordò qualcosa: i pavimenti a forma di mosaico delle vittime e le crepe della ragazza misteriosa, pensò che Gianni Foro fosse l’assassino che provocò la strage di morti.

<<Signor Foro, mi ha mentito!>>.

<<Cosa?>>.

<<Sì, proprio così, lei mi ha mentito, lei c’era vent’anni fa, trattava male gli studenti, è lei il serial killer, come si vede in questo mosaico lei uccide le persone e ne fa un mosaico su ogni pavimento, avevo anche visto una ragazza che …>>.

<<Ma stai scherzando Manuela?! - urlò Gianni battendo un piede contro il pavimento – Come ti premetti di criticarmi così!>>.

<<Posso essere anche gentile se mi spiega perché i mosaico sui pavimenti assomigliano alle vittime, eh, e poi non è vero che non sa niente su questo, uno come lei potrebbe saperlo siccome questa storia era finita sui giornali, ora chiamo la polizia e vedremmo se quello che penso è vero>>.

<<Non ci provi!>>.

Gianni cercò di prendere il cellulare di Manuela, ma lei lo teneva stretto, la lotta per prendere il cellulare continuò in piedi finché Manuela lo spinse contro la porta a vetri, l’urto contro la sporgenza della terrazza mandò in coma Gianni.

Manuela dalla paura non controllava se fosse vivo o morto, perciò scappò, diretta verso l’uscita passando per il cortile.

In cortile vide la ragazza misteriosa, in piedi come l’ultima volta che l’aveva vista.

Manuela si avvicinò e spiegò: <<Forse ho capito il tuo problema, quel signore, Gianni Foro, stava cercando di ucciderti facendo una … roba strana che ti fa sembrare una statua di pietra, ma adesso credo che sia morto, possiamo fuggire e forse i medici ti possono curare>>.

<<No! - disse la ragazza misteriosa con una voce che sembra quasi indemoniata, muri di mosaico coprivano le uscite e Manuela era intrappolata da mani giganti di mosaico provenenti dalla fontana – Hai sbagliato! Questa era una sfida, ma ti sei fatta ingannare, in aula ti avevo detto di stare attenta, ma quando hai guardato la Monna Lisa ti eri spaventata, perciò ti consigliavo di fuggire da qui per evitare la mia ira, ma non mi hai ascoltato e ora la mia ira è uscita! Ho provato a farti vedere la mia statua, il teschio con i muscoli, un pezzo della mia opera d’arte che raffigura il corpo umano, e avevo fatto l’illusione ottica con il tuo letto per vedere se eri coraggiosa da non spaventati, invece ti sei spaventata come tutte quelle persone che venti anni fa criticavano la mia opera d’arte, come quei quattro ragazzi che mi avevano violentata, le vedi queste! Queste sono le crepe provocate da loro quattro! Avevano anche spinto la mia opera d’arte verso di me per evitare che dissi tutto alla polizia! La mia opera era alta quasi due metri e larga un metro, renditi conto che mi avevano completamente schiacciata! Perciò tutto il mio corpo, sangue, ossa, pelle, capelli, vestiti … tutto! La

mia opera si era trasferita nel mio corpo! Avevano tutti paura di me! Renditi conto come ci si sente a essere sconsiderati e discriminati solo perché ho creato una cosa diversa!>>.

<<Non lo sapevo, mi dispiace!>> urlò Manuela.

<<Io sono morta a causa di questo errore!>>.

Le mani giganti di mosaico sotterravano Manuela, Manuela vide solo il buio e tantissime piastrelle di pietra che arrivavano su tutto il corpo, la soffocavano fino alla fine della sua normale vita.

Ora Manuela non è altro che un mosaico sul pavimento vicino all’aula dove studiò.

Non è né viva e neanche morta, Manuela ormai è diventata un oggetto, un’opera d’arte che non parla, non mangia, non dorme e non troverà mai pace.
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