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[MAI TERMINATA] SHADOWS

MessaggioInviato: 4 gennaio 2011, 10:20
da barbamanta
ciao!!!!!!!!!!
allora...nn sorprendetevi se ci sn i nomi di tw xke o cn i nomi faccio skifo...e tt i nomi ke nn sn di tw gli anno inventati i miei amci...ma cn tw nn c'entra nnt...e 1 storia 1 po particolare....
spero ke piccia...i primi cpitoli sn gia stati scritti...
ecco il prologo e la copertina.......





Immagine




PROLOGO
La vidi così,nella sua fragilità,e mi ritrovai ancora a pensare che lei era un Angelo,sceso dal cielo per ridare luce alla mia tenebra,al mio odio. Lei era il mio Angelo. Questo non lo avrebbe cambiato nessuno,mai,qualsiasi cosa fosse successa. Lei era MIA. Mia e di nessun altro. Lei era semplicemente lei. Ed io la amavo ancora di più per questo. Quello che mi sorprendeva era che anche lei pqualcosa … non rovava sapevo cosa … ma qualcosa. Come poteva un essere tanto puro provare qualcosa per me … per me che non avevo nemmeno un anima …
Per me che la amavo tanto da poter rinunciare a tutto per lei,a tutto,anche alla mia esistenza
.

RE: SHADOWS

MessaggioInviato: 4 gennaio 2011, 14:55
da claudia97
bello...mette curiosita...posta i primi capitoli! :laugh:

RE: SHADOWS

MessaggioInviato: 4 gennaio 2011, 15:30
da Arya_Naldari
concordo!

RE: SHADOWS

MessaggioInviato: 4 gennaio 2011, 16:36
da barbamanta
oki....cm ho gia detto ci sn i nomi di twilight ma nn centra nll cn twilight...




Capitolo 1-
Mi svegliai di soprassalto,la fronte imperlata da un sottile velo di sudore. Lo stesso incubo,ancora. E così sarebbe stato per tutto il resto della mia vita. Sempre se la mia si potesse ancora considerare vita … io ero morta ormai … ero solo un’ombra,che finge di vivere,aspettando che il mio dolore si trasformi in pazzia,rodendomi dentro.
Con gesto involontario mi guardai intorno. Stessa stanza … nuova casa … nuova città … Nuovo inizio.
Odiavo il nuovo posto,lo detestavo con tutta me stessa. Ma non avrei potuto sopravvivere ancora un solo giorno di più a Miami.Io e Michael avevamo un disperato bisogno di cambiare aria … di dimenticare. Ed ecco che mi trovavo a Forks,una città che disprezzavo,ma di cui avevo bisogno come dell’aria che respiravo. Era così diversa da Miami,così lontana … così sperduta dalla civiltà … Sì,mi avrebbe aiutata a non ricordare più.
Sospirai e mi alzai a sedere sul letto,con lo sguardo ancora impastato dal sonno. Un sottile velo di luce bluastra attraversava la finestra attraverso gli spessi vetri posandosi con mille luccichii di polverine sugli scaffali dell’enorme libreria. Era l’unica nota stonante in tutta la camera … l’unico mobilio che si innalzava come un sepolcro sacro fra i recessi dell’anima di una ragazza che ormai non esisteva più. Perché io non esistevo più … ero niente … NIENTE.
Il resto della stanza era semi vuoto … annegava in un mare di dolore. C’era da chiedersi come facesse una 17enne a sopravvivere così … nessuno può sopravvivere così … solo. Quella stanza così triste,sarebbe potuta apparire soffocante a tutte le persone che l’avrebbero vista … una trappola … una prigione in cui rinchiudersi da soli per distruggersi lentamente,nei tormenti,nei ricordi che ti rodono l’anima fino a sbriciolarla.
Ma io adoravo la mia stanza. La mia stanza ero io. Rinunciando ad essa avrei rinunciato a me stessa,perché quella stanza era il mio specchio.
Per questo avevo voluto che la mia nuova stanza fosse identica a quella in cui vivevo prima.
Sospirai un’ultima volta ed infine mi decisi ad alzarmi. Il pavimento era gelato e brividi mi percorrevano a intervalli regolari. Mi decisi a muovermi. Prima inizia questa giornata e prima finisce,pensai. Aprii il primo cassetto dell’armadietto bianco alla testa del letto e ne tirai fuori dei fusò grigi e una maglia nera con le maniche lunghe abbassate e le spalline bianche. Come primo giorno di scuola poteva andare bene. Presi i vestiti sotto braccio e mi incamminai in bagno. A metà strada vidi mio fratello in boxer che mi veniva incontro. Non mi sorpresi,quando hai un fratello maggiore certe cose non ti fanno tanta impressione. Michael mi somigliava molto,stessi occhi grigi ghiaccio,stessi capelli neri come la pece più scura … stessa aria sperduta,ma dura e resistente di chi ha sofferto,ma ha sempre trovato la forza di combattere per ciò in cui credeva. Di chi cadendo ha sempre trovato la forza di rialzarsi.
Mi rivolse un sorriso stirato:quando mamma e papà erano morti 3 anni prima avevo solo 14 anni,mentre Michael ne aveva 19,così da allora lui aveva preso il mio affidamento.
Mike si avvicinò e con occhi tristi mi sussurrò:”Giorno Grace. Pronta per il tuo primo giorno di scuola?”
Gli risposi senza guardarlo negli occhi,odiavo guardarlo in faccia,non lo guardavo mai in faccia:”Neanche un po’. Anche perché per tutti gli altri il primo giorno di scuola è stato più di 4 mesi fa … “Un leggero pizzico di amarezza appena percettibile aveva incrinato la mia voce verso la fine della frase. Mike doveva essersene accorto perché sospirò in modo quasi impercettibile,ma non abbastanza da non farsi sentire da me. Si spostò e continuò lungo il corridoio verso la sua camera,lasciandomi sola di fronte alla porta del bagno. In un primo momento esitai,ma mi decisi ad entrare e prepararmi per il nuovo giorno.
Mi spogliai lentamente come per ritardare il più possibile l’inevitabile. Mi avvicinai alla vasca e la riempii di acqua bollente e bagno-schiuma alla vaniglia.
Una volta che fu pronta mi lasciai sprofondare lentamente nell’acqua che mi circondava annullando ogni mio pensiero,ogni mio desiderio,chiudendomi e allontanandomi da un mondo di dolore e sofferenze. Non pensai più a niente. Non sapevo per quanto tempo ero rimasta in quello stato,ma una consapevolezza della realtà mi colse all’improvviso,sferzante,dolorosa e dannatamente reale. La sorpresa mi colse alla sprovvista e le mie membra reagirono altrimenti,trascinandomi nell’acqua che mi sommerse completamente. Con uno scatto di muscoli e nervi feci forza con le mani sui bordi della vasca cercando disperatamente di rialzarmi e quando ci riuscii una tosse convulsa mi investì mentre cercavo di far entrare più aria possibile nei polmoni in cui l’acqua era entrata poco prima soffocandomi e bruciandomi la gola che chiedeva,pretendeva,l’ossigeno che le mancava. Un tono di amarezza si impossessò dei miei pensieri. A quanto pare anche nel mio animo più profondo c’è un briciolo di desiderio di vita. Mi dissi. Scuotendo la testa uscii dalla vasca e mi avvolsi nell’asciugamano. Con i capelli che ancora gocciolavano sulle lastre bianche e verde oliva del pavimento luccicante mi trascinai fino allo specchio sopra il lavandino. Odiavo vedere il mio riflesso,in esso vedevo tutto il mio dolore. In esso vedevo me stessa,e questo mi spaventava. Quando vedi qualcuno che ti capisce più di quanto tu capisca te stessa,hai paura e cerchi di allontanarti,creandoti una maschera. Ma in quel caso era diverso,io avevo paura non di non essere ciò che gli altri si aspettavano che fossi,io temevo me stesa.
Vidi ciò che vedevo sempre,ogni volta … la stessa immagine,la stessa sofferenza. Niente di nuovo. Con gli occhi lucidi mi scostai dal riflesso e cominciai a vestirmi. Mi asciugai accuratamente i lunghi capelli neri corvini,lasciandomeli poi cadere dolcemente dietro la schiena. Distrattamente posai lo sguardo sull’orologio da polso che mi era rinfilata dopo il bagno. 7.50. Porca miseria! Pensai. Sono in un ritardo allucinante! Sistemai frettolosamente il bagno e schizzai letteralmente fuori dalla porta,correndo in cucina e avventandomi sulla prima fetta di toast che trovai sul tavolo. Mike aveva pensato proprio a tutto …
Lo ringraziai mentalmente e in tre secondi impacchettai lo zaino. Indossai delle scarpe nere con tacco 9(l’altezza non era mai stata il mio forte) e a mala pena mi accorsi del bigliettino sulla porta:
Se lo stai leggendo sei in ritardo. Scusa se me ne sono andato così,ma dovevo andare a lavoro. Buon primo giorno di scuola. Mike.
Sorrisi mio malgrado e ancora con le labbra così incurvate entrai in garage. Tirai fuori dalla tasca le chiavi della macchina e aspettai che si illuminassero i fari della Porsche. Era da tanto,troppo tempo che non la guidavo. Volevo ricominciare da capo. Tornare ad essere Gracy,la ragazzina con una tremenda voglia di vivere. Ma sapevo bene anche io che questo non sarebbe mai successo:la vecchia Grace era morta e sepolta.
E i morti non tornano in vita.
Mai.
Mai è un tempo estremamente lungo.
Con la mente svuotata da qualsiasi pensiero aprii la portiera del guidatore e una volta salita in macchina cominciai a sfrecciare a 180km/h per dimenticare,per non soffrire più,sperando che la velocità allontanasse i pensieri che affollavano la mia mente distruggendo la mia felicità.
Avevo bisogno di questo:di essere felice. Avevo un disperato bisogno di essere felice. Ma non ci riuscivo,né mai ci sarei riuscita.
Io non avevo il diritto di essere felice.
Lo avevo capito da tempo ormai.
……………………………………………………….
Ero fermo nascosto nell’ombra dietro il portone d’ingresso e accertandomi che nessuno mi vedesse osservavo insospettito le miriadi di ragazzi che lanciavano gridolini acuti e ciarlavano inutilmente di pettegolezzi freschi freschi sulla nuova. Nessuno l’aveva ancora vista,non era ancora arrivata. Si sapeva solo che i suoi genitori erano morti 3 anni prima e che lei viveva con suo fratello maggiore. Era incredibile la velocità con cui viaggiavano le notizie in questa città.
Non capivo perché aveva deciso di trasferirsi in una città simile … io avrei dato tutto,tutto,per andarmene da qui. Mi guardai un’ultima volta intorno e infine decisi,con una smorfia di disgusto,che non mi andava di tollerare tutte le mosse infantili che avrebbero fatto i liceali per attirare l’attenzione della “Misteriosa”.
Mentalmente le augurai buona fortuna e con indifferenza mi appoggiai al muro alto e aspettai che il giardino si svuotasse degli ultimi curiosi per poi potermene andare per i fatti miei.
Dopo che anche l’ultimo ragazzino se ne fu andato a lezione,tirai fuori dalla tasca del giubbotto il pacchetto di sigarette e ne accesi una,scendendo a testa bassa i gradini di pietra di fronte alla scuola.
Ero ancora sull’ultimo gradino quando qualcuno mi piombò addosso,facendomi perdere l’equilibrio:il piede mi scivolò dall’ultimo gradino facendomi cadere insieme al carico che mi aveva fatto inciampare. Istintivamente strinsi forte a me il corpo tremante della ragazza come per difenderla dal dolore e chiudendo gli occhi aspettai il botto che non tardò ad arrivare.
Non sentii dolore. Non posso sentire dolore.
Riaprii le palpebre ed osservai il mio piccolo fagotto. Non era nessuno che conoscessi. Non l’avevo mai vista. Doveva essere la nuova.
Non la vedevo bene in faccia perché il suo viso era completamente nascosto sul mio petto gelido. Nella caduta mi era finita sopra. L’unico particolare di lei che scorgevo bene erano i lunghi capelli neri,che fluttuavano alla brezza più leggera,liscissimi come se fossero stati stillati dalle mani del più abile artigiano di tutti i tempi,goccia dopo goccia,filo dopo filo. Teneva gli occhi chiusi,come se temesse che non fosse ancora finita.
Quando finalmente capì che era finita sul morbido,riaprì le palpebre che fecero da finestre a due occhi straordinari. Occhi che non avevo mai visto sul viso di una persona. Due occhi grigio chiaro. Due occhi che affogavano in un mare di dolcezza e contemporaneamente durezza. Due occhi che se avessero voluto avrebbero potuto spaventarti per la loro profondità,la loro vita silenziosa. Perché è proprio così … gli occhi sono la nostra identità,gli occhi di qualsiasi persona non saranno mai uguali a quelli di un’altra. Perché gli occhi di qualcuno si costruiscono nel tempo,forgiati dall’essere stesso.
Perché i suoi occhi si erano costruiti su mattoni di dolore.
Sembrava spaesata,ma non spaventata. Avevo la sensazione che impressionarla o spaventarla non fosse una mossa tanto semplice.
Lei mi guardò con incertezza,come se non sapesse cosa fare,ma poi si decise e disse:”Io … mi … mi dispiace. Non volevo. Non stavo guardando dove andavo,ero in ritardo. Scusa.”Le sussurrò appena queste parole,poi aiutandosi con i palmi delle mani si rialzò.
La imitai limitandomi a dire:”No,non è colpa tua. Neppure io stavo attento … non ti ho vista arrivare.”Come se bastasse questo per farmi del male ... pensai divertito. Cercai di incontrare il suo sguardo chiaro un’altra volta,ma lei sembrava evitarlo. Non mi importava. Continuai comunque a guardarla insistentemente,pensando:Idiota!Smetti di guardarla!Ora penserà che sei un maniaco!Voltati e vattene! Ma i miei pensieri erano in totale disaccordo con i miei occhi che continuavano a guardarla.
E lei continuava a non guardarmi,tenendo la testa bassa.
Inaspettatamente,senza preavviso,alzò la testa di scatto,guardandomi dritto in faccia. E vedendo che la fissavo le sue guance le si tinsero di rosso. Ma non un semplice rosso,come quello che mette in imbarazzo le persone che arrossiscono. Un rosso diverso,intenso,divorante. Un rosso che ti faceva sentire sui carboni ardenti solo a guardarlo.
Ma quel rosso fu l’ultimo dei miei pensieri:non avevo ancora visto il suo viso nella sua interezza,e quando alzò la testa rimasi impietrito di fronte a tanta bellezza.
Dire che era bella era un insulto. Era un angelo caduto dal cielo,un angelo che aveva sofferto,glielo si leggeva nello sguardo. Una angelo esile,piccolo,delicato. Un angelo che aveva bisogno di protezione,ma di protezione non ne aveva avuta.
Ma nella sua piccolezza,sembrava celare una forza d’animo sconvolgente,racchiusa sotto il profilo lisco e pallidissimo del viso sottile,dietro la chiarezza dello sguardo agghiacciante quasi,nel profondo dei capelli neri corvini lunghi fino alla vita che,portati dal vento,danzavano intorno al suo volto.
Nonostante tanta fragilità fosse trasparente,il suo essere intero celava alla perfezione ciò che pensava. Il suo volto restava una maschera di pietra,scolpita nella roccia da antichi scultori. I suoi occhi restavano fermi e gelidi,sferzanti gocce di torrente d’autunno.
La sua voce mi arrivò acida alle orecchie,come se mi stesse canzonando:”E tu che ci fai qui fuori?Pensavo che la lezione fosse già iniziata …”
Sì,mi stava definitivamente prendendo in giro.
Non le risposi.
Il sorrisetto ironico sulle sue labbra svanì. Adesso sembrava ancora più piccola.
Non riuscivo a capire quanti anni avesse. Sembrava così piccola eppure così matura contemporaneamente. Decisi di chiederglielo:”Quanti anni hai?Sembri solo una bambina …”
Pensai che non mi avrebbe risposto.
Invece lo fece:”17. Tu?”
Sorrisi fra me e me:era davvero una bambina allora.
Con lo stesso sorriso risposi:”Sono più grande. Poco ma sicuro. Ho 20 anni. E per tua informazione non studio qui,non potrebbe importarmene di meno se la lezione è già iniziata oppure no. Mi andava solo di vedere che faccia avesse la nuova arrivata. Mademoiselle …”Dissi simulando un inchino e girai i tacchi per andarmene.
Ma lei mi fermò,biascicando un”aspetta”.
Mi voltai.
Aspettai che continuasse:”Già che ci sei puoi dirmi anche il tuo nome. Ormai la prima ora l’ho saltata,aspetto che inizi la seconda …”
Mi sorpresi,non pensavo mi avrebbe chiesto questo. Tutto ma non questo. Possibile che non avesse ancora saputo nulla?I pettegolezzi che giravano su di me e sul mio passato erano abbondanti come quelli che in questo momento giravano su di lei,con la sola differenza che prima poi si sarebbero stancati di torturarla,mentre per me era diverso:i pettegolezzi su di me giravano da tanto tempo ormai. Non sarebbe stato possibile fermarli. Ormai tutti sapevano chi ero … o meglio … cosa ero.
La guardai,infine risposi:”Cullen. Edward Cullen. Tu?” Mentivo spudoratamente. Sapevo già come si chiamava.
Ma volevo sentirmelo dire da lei.
Sorrise. Ma solo la sua bocca si incurvò,il suo sguardo rimase freddo:”Grace Kostner. Felice di averti incontrato allora … Edward Cullen.”
Mentiva? Non lo sapevo.
…………………………………………
Chiusi gli occhi aspettando di sentire il dolore della caduta.
Non accadde.
Due forti braccia,gelide come il marmo,mi avevano stretta intorno alle spalle.
Chissà addosso a chi ero caduta …
Decisi di aprire gli occhi.
Vidi due pozzi neri,senza fondo,persi in un’epoca lontana. Vidi due pozzi freddi e calcolatori. Vidi due pozzi che erano due maschere di pietra. Due pozzi che erano pietra. Due pozzi che mi guardavano.
Mi persi in quei pozzi per non so quanto tempo,ma all’improvviso mi risvegliai,come da un incanto. Sbattei gli occhi con forza e balbettai:”Io … mi … mi dispiace. Non volevo. Non stavo guardando dove andavo,ero in ritardo. Scusa.” Posai entrambe le mani sul suo petto per aiutarmi ad alzarmi.
Mio Dio quanto era freddo!
Nonostante la stoffa della maglia mascherasse un po’ quel gelo,esso comunque restava e saliva come un alito leggero di vento stordendomi.
Mi rimisi in piedi e abbassai lo sguardo.
Si alzò anche lui a sua volta e sussurrò:”No,non è colpa tua. Neppure io stavo attento … Non ti ho vista arrivare.”Sentivo che lui mi fissava. Non sapevo perché mi fissasse così,ma mi dava noia,mi turbava.
Non mi piaceva essere al centro dell’attenzione,volevo soltanto essere lasciata tranquilla.
Ma lui continuava a guardarmi. Perché continuava a guardarmi?Non vedeva il mio disagio?
Decisi di affrontarlo. Alzai la tesa di scatto e lo fissai a mia volta.
Avrei preferito non farlo. Lo vidi come se fosse una visione. Come se stessi sognando. Non avevo mai visto un ragazzo come lui … MAI …
Era … diverso … da tutte le persone con cui avevo mai avuto a che fare. Aveva i capelli neri corvini,come i miei,un po’ troppo lunghi forse. Gli occhi erano neri e se possibile addirittura più scuri dei capelli. Sembravano così seri e consapevoli. I lineamenti erano perfetti,le forme dritte e assolutamente perfette. La pelle bianchissima e il viso squadrato e dai lineamenti sicuri e lisci,se non fosse stato per una lunga cicatrice che gli solcava il viso,partendo da poco sopra il sopracciglio sinistro,andando poi a tagliare la palpebra e la guancia fino a terminare sull’angolo della bocca. Ma questo lo rendeva solo più maturo,come qualcuno che ne ha passate tante.
In poche parole era bellissimo.
Ciò che però mi terrorizzava era la forma di quella cicatrice:una croce.
Era giovane,ma sembrava più grande di me,o forse era solo la sua aria sicura e indipendente a farlo sembrare tale.
Mi accorsi che mi fissava ancora. Sembrava imbambolato,come se anche lui avesse appena visto un sogno …
Un velo di isteria si impossessò di me e con tono amaro gli dissi,provocandolo:”E tu che ci fai qui fuori?Pensavo che la lezione fosse già iniziata …”
Non si degnò di rispondermi.
E il sorrisetto ironico sparì dalle mie labbra. Lo avevo offeso probabilmente. Perché poi?Non mi aveva fatto niente di male.
Anzi!
Mi vergognavo di quello che gli avevo detto e mi sentivo in colpa. Che cosa mi importava poi se lui saltava la lezione,erano affari suoi,no?E poi probabilmente non studiava nemmeno lì,sembrava più grande di un ragazzo del liceo …
La sua voce mi riscosse dai miei pensieri dove mi maledicevo per aver parlato tanto in fretta:”Quanti anni hai?Sembri solo una bambina …”A sì?Sarei una bambina ora?Non è che sei molto più grande di me sai?
Pensai di non rispondere,ma alla fine lo feci:”17. Tu?”Grissino perché glielo hai chiesto?Mi maledissi,ma ormai il danno era fatto.
Lo vidi sorridere malizioso e con fare superiore disse:”Sono più grande. Poco ma sicuro. Ho 20 anni. E per tua informazione non studio qui,non potrebbe importarmene di meno se la lezione è già iniziata oppure no. Mi andava solo di vedere che faccia avesse la nuova arrivata. Mademoiselle …”Simulò un inchino trattenendo a mala pena una risatina ironica e si voltò per andarsene. Istintivamente allungai una mano per fermarlo,ma mi bloccai a mezz’aria:non ne avevo il coraggio.
Così mi limitai a chiamarlo:”Aspetta!”Sussurrai in tono impercettibile,ma sicura che avrebbe sentito.
Infatti si girò a guardarmi,ancore con quel maledetto sorrisino stampato in faccia. Mi dava su i nervi quando lo vedevo sorridere. Perché poi?Non smetteva un attimo di incurvare le labbra mostrando una fila di denti bianchissimi da copertina.
Inizialmente esitai,ma poi gli dissi prendendo coraggio:”Già che ci sei puoi dirmi anche il tuo nome. Ormai la prima ora l’ho saltata,aspetto che inizi la seconda …”
Temei che non avrebbe risposto,ma con mio grande piacere mi sbagliavo. Dopo che mi ebbe fissato per non so quanto tempo disse:”Cullen. Edward Cullen. Tu?”
Sorrisi,o almeno ci provai:”Grace Kostner. Felice di averti incontrato allora … Edward Cullen.”Con mia grande sorpresa mi resi conto di essere stata sincera:ero davvero felice di averlo incontrato.
Un imbarazzante silenzio scese fra di noi. Cercai qualcosa per spezzarlo,ma non ci riuscii.
Così mi limitai ad abbassare lo sguardo:sfortunatamente un’altra mia”dote”era la timidezza assoluta,che nemmeno un macigno riusciva a buttare giù. Quando non fingevo sotto la mia maschera di indifferenza e durezza,diventavo fragile sotto gli occhi di tutti. Sotto i miei prima di tutto.
Mi sentii di nuovo a disagio.
Ma perché … perché non potevo essere abbastanza forte da poter parlare,da non aver più paura?
E perché quella maledetta campanella della seconda ora non suonava? Perché non potevo semplicemente scappare dal suo sguardo di fuoco?
Stavo ancora pensando a quanto ero debole quanto lo sentii sussurrare:”Ecco … io … Io devo andare. Alla prossima allora … ehm … Grace …”Possibile che i santi del paradiso mi avessero sentito e avessero deciso di accontentare le mie preghiere una volta tanto?
No,probabilmente no. Perché nonostante avessi desiderato che se ne andasse,quando voltò le spalle e scomparve dietro l’angolo,un senso di vuoto mi invase. Ero stata bene con lui … nonostante non lo conoscessi. Non avrei voluto affrontare da sola il mio”primo”giorno di scuola media.
Perché,tecnicamente,era così:io avevo sempre studiato a casa,non ero mai stata in una vera scuola pubblica,e quella per me era una totale novità.
Mi sedetti sugli scalini di pietra e aspettai con il fiato in gola il momento di entrare.
Per descrivermi? Una sola parola:terrorizzata.

RE: SHADOWS

MessaggioInviato: 5 gennaio 2011, 17:50
da Elva97
MIO DIO!!!!!uniche parole...
tu sei mitica....dio...ma questa storia è bellissima!!!!che fanosissimo scrittore ti ha aiutata?
Stephanye Meyer?Licia Troisi?Christopher Paolini?TU SEI MAGNIFICA!!!!non ho mai letto una storia così bella...sei bravissima....dopo aver letto il capitolo sono rimasta a bocca aperto per vari minuti,poi mi sono riscossa è ho cominciato a scrivere questo monologo..
allora...
tu sei mgnifica,stupenda,grandiosa,abile,capace,sicura,stramegamitica,super grande.
In poche parole tu sei magnifica.La tua storia è bellissima,mi ha ipnotizato....
no sul serio non scherzo...tu sei grande...sono curiosa,ma che dico curiosa è poco,curiosissima di leggere il continuo,la cosa bella è che posti dei bei capitoli,capitoli lunghi e intensi,Tu sei magnifica e non finirò mai di ripeterlo.
NON vedo l'ora di leggere il continuo...TU sei miticaaa!!!!!!
ti prego,fallo per me!!!continuaaaa!!!!!!
Questa storia è densa di passione e sentimento...sò che sembra strano ma è così...
Ti sei guadagnata una FAN...che resterà sempre e seguirà la tua ff...
sei magnifica!!!
posta presto!!!!!!!!

[spoiler]Scusa per il monlogo,ma la tua storia è meravigliosa.)
Se ti và visita la mia ff...trovi il link nella mia firma,mi piacerebbe davvero tanto ricevere consigli(anzi insegnamenti da una scrittrice come te)per migliorare...
[/spoiler]
Ultime parole famose
BRAVISSIMA!!!!!!!!POSTAAA!!!!!

RE: SHADOWS

MessaggioInviato: 5 gennaio 2011, 18:55
da GUNTARLACK
bellissima scrittura

Re: RE: SHADOWS

MessaggioInviato: 6 gennaio 2011, 13:27
da barbamanta
Elva97 ha scritto:MIO DIO!!!!!uniche parole...
tu sei mitica....dio...ma questa storia è bellissima!!!!che fanosissimo scrittore ti ha aiutata?
Stephanye Meyer?Licia Troisi?Christopher Paolini?TU SEI MAGNIFICA!!!!non ho mai letto una storia così bella...sei bravissima....dopo aver letto il capitolo sono rimasta a bocca aperto per vari minuti,poi mi sono riscossa è ho cominciato a scrivere questo monologo..
allora...
tu sei mgnifica,stupenda,grandiosa,abile,capace,sicura,stramegamitica,super grande.
In poche parole tu sei magnifica.La tua storia è bellissima,mi ha ipnotizato....
no sul serio non scherzo...tu sei grande...sono curiosa,ma che dico curiosa è poco,curiosissima di leggere il continuo,la cosa bella è che posti dei bei capitoli,capitoli lunghi e intensi,Tu sei magnifica e non finirò mai di ripeterlo.
NON vedo l'ora di leggere il continuo...TU sei miticaaa!!!!!!
ti prego,fallo per me!!!continuaaaa!!!!!!
Questa storia è densa di passione e sentimento...sò che sembra strano ma è così...
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Se ti và visita la mia ff...trovi il link nella mia firma,mi piacerebbe davvero tanto ricevere consigli(anzi insegnamenti da una scrittrice come te)per migliorare...
[/spoiler]
Ultime parole famose
BRAVISSIMA!!!!!!!!POSTAAA!!!!!

grazie mille...adoro scrivere...e il mio modo x esprimermi...
ma nn ce l'hai mica il link sai :blink:
se me lo mandi ci vado di sicuro a leggere :D

Aggiunto dopo 26 secondi:

GUNTARLACK ha scritto:bellissima scrittura

grazie :D

Re: RE: SHADOWS

MessaggioInviato: 6 gennaio 2011, 14:46
da Elva97
barbamanta ha scritto:
Elva97 ha scritto:MIO DIO!!!!!uniche parole...
tu sei mitica....dio...ma questa storia è bellissima!!!!che fanosissimo scrittore ti ha aiutata?
Stephanye Meyer?Licia Troisi?Christopher Paolini?TU SEI MAGNIFICA!!!!non ho mai letto una storia così bella...sei bravissima....dopo aver letto il capitolo sono rimasta a bocca aperto per vari minuti,poi mi sono riscossa è ho cominciato a scrivere questo monologo..
allora...
tu sei mgnifica,stupenda,grandiosa,abile,capace,sicura,stramegamitica,super grande.
In poche parole tu sei magnifica.La tua storia è bellissima,mi ha ipnotizato....
no sul serio non scherzo...tu sei grande...sono curiosa,ma che dico curiosa è poco,curiosissima di leggere il continuo,la cosa bella è che posti dei bei capitoli,capitoli lunghi e intensi,Tu sei magnifica e non finirò mai di ripeterlo.
NON vedo l'ora di leggere il continuo...TU sei miticaaa!!!!!!
ti prego,fallo per me!!!continuaaaa!!!!!!
Questa storia è densa di passione e sentimento...sò che sembra strano ma è così...
Ti sei guadagnata una FAN...che resterà sempre e seguirà la tua ff...
sei magnifica!!!
posta presto!!!!!!!!

[spoiler]Scusa per il monlogo,ma la tua storia è meravigliosa.)
Se ti và visita la mia ff...trovi il link nella mia firma,mi piacerebbe davvero tanto ricevere consigli(anzi insegnamenti da una scrittrice come te)per migliorare...
[/spoiler]
Ultime parole famose
BRAVISSIMA!!!!!!!!POSTAAA!!!!!

grazie mille...adoro scrivere...e il mio modo x esprimermi...
ma non ce l'hai mica il link sai :blink:
se me lo mandi ci vado di sicuro a leggere :D

Aggiunto dopo 26 secondi:

GUNTARLACK ha scritto:bellissima scrittura

grazie :D

come no? :blink:
quello nella firma...aspetta telo dò...
http://www.eragonitalia.it/postt13591.html
quando vuoi...:)
posta presto...:D

RE: SHADOWS

MessaggioInviato: 7 gennaio 2011, 0:10
da Arya_Naldari
Scrivi in modo magnifico..io purtroppo non sono tanto brava.., infatti le mie ff non le legge quasi nessuno! :cry: Complimenti!

RE: SHADOWS

MessaggioInviato: 7 gennaio 2011, 10:40
da barbamanta
Arya_Naldari ha scritto:Scrivi in modo magnifico..io purtroppo non sono tanto brava.., infatti le mie ff non le legge quasi nessuno! :cry: Complimenti!

grazie :D
ma nemmeno io sn 1 scrittrice eccezionale....ma si ha sempre modo di migliorare....

Aggiunto dopo 3 minuti:

ecco il capitolo....




CAPITOLO 2-
Continuai a camminare fino al limite del bosco.
Cosa mi era saltato in testa?Avevo rischiato troppo … perché poi?
Una volta che gli alberi formarono un muro dietro le mie spalle,cominciai a correre. Corsi fino al mio limite. Corsi fino a quando i miei piedi non cominciarono a sanguinare. Fino a quando i rami non si spezzarono sotto le mie mani. Corsi in mezzo al bosco. Corsi fra gli alberi. Fino a che l’ossigeno smise di arrivare ai miei polmoni.
Ma continuai a correre. Correre mi ricordava volare;stesso vento che ti sferza il viso e ti scompiglia i capelli. Stessa libertà.
Bisogno di vita. Di odio.
Di aria.
Delle gocce mi sfiorarono il viso:pioveva.
Le gocce si fecero di più,più insistenti,più veloci … più dolorose. Ogni goccia era fuoco sul mio viso,sui miei occhi,sui miei capelli … sulla mia anima.
Conoscevo la strada che stavo percorrendo. La conoscevo a memoria. La conoscevo a memoria nonostante non la percorressi da anni. Tanti anni.
Ma ciò che non sapevo era perché stavo andando là. Perché stavo tornando a soffrire?
Mi fermai all’improvviso. Davanti a me si innalzava il Salice. Ai suoi piedi la croce di marmo.
Marmo come il mio cuore,pensai. Non avevo il coraggio di andare fino al lago … non avrei sopportato il dolore.
Caddi in ginocchio su quelle radici e mi presi il viso fra le mani.
Non piansi. Io non piango. Io non vivo nemmeno.
Una fitta al cuore mi colpì. A quel cuore che taceva da tempo ormai.
Rimasi lì,in ginocchio,per non so quanto tempo. Quando la lucidità ritornò sovrana della mia mente mi rialzai. Ciondolai nel bosco,trascinando i miei piedi per percorrere all’inverso la strada su cui avevo corso per arrivare lì dove mi trovavo ora. Quando riuscii a lasciarmi dietro gli ultimi tronchi alzai lo sguardo verso il cielo:non pioveva più,ma ormai era pomeriggio inoltrato. La scuola doveva essere finita ormai.
E lei se ne era andata. Chissà come se l’era cavata in mezzo a tutti quei sciacalli del liceo …
Ma che t’importa?Lei non è nessuno!NESSUNO!
Io non sono nessuno … io le rovinerò l’esistenza come l’ho rovinata a me stesso e la porterò alla rovina,anche lei. Ma perché deve essere tutto così difficile?
Sospiro,Vecchio mio calmati,stai dando i numeri …,mi dico con amarezza,Devo esserle sembrato davvero maleducato ad andarmene in quel modo. Non importa:rimedierò … infondo non ho altro da fare in questa stupida eternità …
Forse è in quel momento che decido che in un modo o nell’altro la rivedrò … e questo è stato il mio primo grande errore:uno dei più stupidi per l’esattezza. Ma non potevo farci niente … mi capitava spesso che la mia ragione non andasse di pari passo con il mio istinto.
Mi guardo intorno un’ultima volta,poi mi incammino verso casa
……………………………………………………………
Quando quella maledetta campanella suonò pensai bene di fare forca:il panico mi scorreva ancora nelle vene. Chissà perché ero così agitata ora che se ne era andato … certo,anche prima ero agitata,ma non così tanto!
Ordinai ai miei piedi di muoversi e,dopo aver rindossato la mia maschera personale,varcai il portone e mi diressi verso la segreteria di fronte. Una ragazzina mi accolse con un sorriso radioso. Stupido sorriso!Smetti di sorridere!Contrariamente ai miei pensieri poco gentili,lei continuò a sorridere. Aveva capelli castani lunghi fino alle spalle,ricci come molle,e due giganteschi occhi azzurri ridenti che davano una luce particolare al suo viso ampio e naturalmente abbronzato. Mi sembrava troppo giovane per lavorare lì:dimostrava sì e no la mia stessa età!
Raccolsi tutta la mia buona forza di volontà e sussurrai:”Scusi,lei lavora qui?Ecco,io sarei …!”
Non mi lasciò nemmeno terminare la frase che il suo sorriso,se possibile,si allargò,e trillò con voce acuta:”No No No! Qui lavora la mia mammina!Io le tengo la sedia al calduccio finché non torna!Io studio qui!Sono al terzo anno!Tu sei la nuova vero?Che bello sono la prima a vederti!Sì’ lo so che sei un’ora in ritardo!Hanno avvertito la mamma che saresti entrata dopo!Un certo Mark,Mike … o come si chiama!Che bello che ora sei qui!Sono sicura che diventeremo grandi amiche!Anche tu sei al terzo anno vero …”
Mio Dio quanto parlava!Involontariamente sorrisi:mi divertiva!Era simpatica!E contagiosa!Senza preavviso scoppiai a ridere:una risata casta,sincera … non era cominciato tanto male il primo giorno di scuola in fondo!
Quando mi sentì ridere la ragazza interruppe il suo monologo e con aria vagamente colpevole disse,affranta:”Io … perdonami,ti avrò annoiato!A volte non riesco a controllare la mia lingua … Io sono Lilion Smith,per gli amici Lily. Se hai bisogno di qualsiasi cosa,chiedimi pure!”Con un ultimo sorriso si allontanò lanciandomi ogni tanto occhiatine fugaci. Subito si presentò una donna che doveva essere la mamma di Lilion:le somigliava in maniera impressionante!Stessi occhi color cielo,stessi ricci-molla,stesso viso ampio e abbronzato …
Mi sorrise raggiante:a quanto pareva,l’euforia era una dote di famiglia.
Anche la voce fu trillante come quella della figlia quando parlò:”Ciao!Benvenuta signorina Kostner!Questo è il suo orario;ecco una cartina della scuola e il suo numero d’armadietto. Spero che si trovi a suo agio.”Mi consegnò due fogli con l’orario e la cartina dove era segnato in rosso l’armadietto e sorridendomi ancora aggiunse:”Chiedo scusa se mia figlia è stata troppo invadente …”
Sorrisi a mia volta,gentile:”No non si preoccupi,nessun disturbo.”
Dopo aver osservato dubbiosa la cartina e il foglietto degli orari,andai a perdermi per i corridoi della scuola. Perdermi nel vero senso della parola:non ho mai avuto uno spiccato senso d’orientamento … accidenti ma perché non sto mai zitta!Proprio come previsto mi sono persa!Eppure ho sentito dire più volte che se ti gufi qualcosa poi si avvera! Imbocco l’ennesimo corridoio
Un luccichio spuntò sul mio viso:a quanto pareva i Santi erano davvero dalla mia parte! Di fronte a me c’era quella ragazzina:Lilion. Ragazzina,tecnicamente era più alta di me,ma questa non era una novità,molte mie coetanee erano più alte
di me … Non mi ero accorta di cosa indossasse:una canotta fucsia con su scritto THE BEST;una giacchina rosa confetto e un tutù dello stesso colore della giacca … chi è che indossa a scuola un tutù rosa?
Sorrisi cordiale e riconoscente di averla incontrata.
“Salve!Mi chiamo Julia Evans!Lily mi ha parlato di te!”Sobbalzai:non mi ero accorta che era in compagnia distratta come ero … Titubante alzai lo sguardo:la tizia che aveva parlato era alta almeno 2m,molto più alta di me. Aveva capelli lunghissimi,fino ai fianchi,di un biondo pallido. Un ciuffetto le ricadeva scompigliato sui caldi occhi marroni. Aveva l’aria della tipica ragazza che qualsiasi genitore avrebbe voluto avere.
Il mio cuore fece un tuffo da lì dentro dove si trovava:genitori … io non li avevo dei genitori,e mai più li avrei avuti.
Divenni una maschera di pietra,e i miei occhi si trasformarono in ghiaccio. Julia aggrottò la fronte,come preoccupata dalla mia reazione. Non era colpa sua,non era colpa di nessuno,oltre che mia,solo che è meglio mostrarsi scortesi che deboli o fragili,questa lezione l’avevo imparata da tempo.
Feci un bel respiro e tentai di sorridere. Probabilmente non ci riuscii,perché Lily non trattenne e nemmeno tentò di trattenere una risata,mentre Julia fece una smorfia di disappunto. Chiusi gli occhi imponendomi di non passare in una crisi isterica e di tranquillizzare i battiti del mio cuore.
Alzai lo sguardo sulla spilungona e con tono colpevole mi presentai:”Ciao,sono felice di incontrarti!”Sorrisi,ottenendo stavolta un risultato migliore,e le tesi la mano. Lei la guardò con cipiglio,poi alzò lo sguardo su di me e disse impacciata:”A dire il vero non mi sembravi tanto felice …”Deglutii a vuoto,abbassando la mano e contemporaneamente lo sguardo.
Lei interpretò male il mio gesto e cominciò a farneticare:”I - io …,m – mi spiace!Non volevo!Solo che mi era sembrato,cioè … io”sembrava sull’orlo delle lacrime,così mi affrettai a dire:”No!Non è colpa tua!Sono davvero felice di conoscerti!Ma … è una lunga storia …”sulla fine la mia voce si incrinò leggermente.
Gli occhi da cerbiatto della bionda si riempirono di tristezza,e Lily intervenì prontamente:”Su!Su!Dobbiamo andare a lezione!Tu che lezione hai Grace?Posso chiamarti per nome vero?Che bello!Sono sicura che diventeremo grandi amiche!”Sorrisi ammiccando. Tirai fuori dalla tasca il foglietto con gli orari e dopo un’occhiata veloce dissi:”Letteratura.”
Le labbra di Lily si incurvarono in un broncetto carinissimo:”No!Non sei con noi!”
Le feci una linguaccia:”Sopravvivrai! Sentite,non è che mi accompagnereste a lezione?Mi sono già persa una volta,non vorrei succedesse ancora …”Arrossii leggermente,ma quando loro scoppiarono a ridere divenni decisamente rosso peperone. Si posizionarono ai miei lati e mi presero per mano sempre continuando a ridere,trascinandomi chissà dove. Dovevo sembrare loro una bambina:ero sempre stata bassa e molto esile,inoltre dimostravo meno anni di quanti ne avevo.
Scoppiai a ridere pure io quando vivi cosa indossava Julia!In pieno inverno indossava una canottiera rosa,jeans corti e una giacchina blu scuro senza maniche lunga fino al ginocchio. Almeno non indossava un tutù pure lei …
I corridoi erano pieni di ragazzi,che non appena passavo si voltavano a guardarmi. Non mi piaceva. Mi dava noia. Non volevo essere il nuovo giocattolino,sotto lo sguardo di tutta la scuola. Più camminavo e più l’ansia cresceva in me,tanto che quasi non mi accorsi che ci eravamo fermate,essendo ormai sull’orlo di una crisi di panico. Julia si accorse del mio terrore e,sorridendomi incoraggiante,mi sospinse verso la porta aperta,mimando un”andrà tutto OK”Sospirai quasi impercettibilmente ed entrai in aula.
Non l’avessi mai fatto!
Non appena i miei piedi varcarono la soglia della porta,un silenzio tombale scese su 22 alunni esclusa me.
22 paia di occhi mi fissarono esclusa me.
22 bocche si aprirono esclusa me.
Un solo cuore(il mio)rischiò un collasso.
Automaticamente mi voltai per scappare di lì. E probabilmente ci sarei riuscita se disgraziatamente non fossi andata a sbattere contro qualcuno che era dietro di me. Alzai lo sguardo e vidi due occhi color cielo fissarmi divertiti. Era alto,molto alto,e magro. Aveva una cascata di capelli biondi e ricci. Doveva avere all’incirca 23 anni …
Mi ero imbambolata e a mala pena sentivo gli sghignazzi della classe.
“Le dispiacerebbe andare a sedere così posso cominciare la lezione,signorina …?”Arrossii e la mia carnagione chiara non mi aiutò a mascherare il rossore.
“Kostner …”balbettai incerta andandomi a sedere nell’unico posto libero:vicino alla finestra per mia fortuna,in prima fila per mia sfortuna.
Mi voltai alla mia destra,osservando la ragazza che mi stava accanto:aveva capelli nerissimi dal taglio molto corto e occhi neri. Sembrava molto piccola,quanto me forse. Sorrideva in continuazione,e mi ricordava Lily per questo.
All’improvviso si voltò verso di me,ma non sembrava guardarmi,piuttosto era come se si fosse imbambolata.
Si svegliò dalla trance di soprassalto e mi sorrise:”Alice Cullen,piacere di conoscerti!”Cullen … Cullen … Edward Cullen … Non poteva essere una coincidenza.
Mascherando la mia sorpresa dissi:”Piacere. Sono Grace. Hai detto Cullen per caso?Mi chiedevo … conosci per caso un certo Edward Cullen?”Sperai che il tono della mia voce sembrasse abbastanza indifferente e spensierato.
Il suo sorriso si allargò e mi sembrò di vedere un luccichio nei suoi occhi color liquirizia. Ma forse era solo una mia impressione.
Lanciò un’occhiata veloce al professore,che intanto aveva cominciato la lezione,e mi sussurrò:”Certo,è il mio fratellone!Perché?”
Io arrossii e dissi a voce molto bassa:”Sai?L’ho incontrato di fronte alla scuola … ma lui non va al college?Voglio dire,non ha 20 anni?Dovrebbe andare al college …”mi fermai di botto:”Io … scusa,non è affar mio … non volevo impicciarmi. Fa niente,come non detto.”Abbassai lo sguardo dandomi della stupida in tutte le lingue che conoscevo.
Alice Cullen ridacchiò e disse:”No no!Nessun problema!Probabilmente non gli andava di andare a lezione oggi e si è fatto un giro …”Sull’ultimo la sua voce si incrinò e il suo sguardo si rattristò. Non feci in tempo a capire cosa fosse successo,perché il professore ci richiamò.
Ed infine il primo giorno finì.
Ero libera!
Se il primo giorno ne ero uscita tanto stressata,come avrei fatto a sopportare fino alla fine dell’anno?
Uscii fuori e presi una boccata d’aria fredda,respirando a pieni polmoni per schiarirmi le idee. Ho sempre sofferto di claustrofobia,altro motivo per cui la mia camera è tanto spaziosa e quasi vuota e la mia Porsche è una decapottabile.
Con la coda dell’occhio vidi Lily e Julia avvicinarsi.
Sospirai.
Non avevo voglia di parlare. Preferivo stare in silenzio. Il suono della mia voce mi dava noia certe volte,quando mi sentivo più triste e sola del solito.
Le due pazze da legare mi sorrisero e Lily mi saltò letteralmente addosso,stritolandomi in un abbraccio soffocante.
Sorrisi:possibile che riuscisse sempre a rendermi il buon umore anche quando avevo un diavolo per capello?Peccato che nel mio caso l’attacco di buon umore duri così poco. In breve l’ombra tornò sul mio sguardo e sul mio cuore.
Julia se ne accorse. Mi abbracciò,ma non nella maniera euforica di Lily,era più una specie di abbraccio materno e consolante. Ero più che sicura che avesse capito che c’era qualcosa che non andava;che mi faceva soffrire.
Improvvisamente la sentii irrigidirsi,guardando qualcosa dietro di me. Mi voltai lentamente e vidi una ragazza alta,altissima.
Aveva capelli corti dietro e lunghi davanti,con una frangetta.
Mi sorprese il modo in cui era vestita,o meglio … NON era vestita:indossava una maglietta nera con un teschio,scollata in un modo che dovrebbe essere vietato dalla legge. Sopra una felpa con la zip aperta e il cappuccio abbassato. Anche la minigonna era nera,e dire che era un capo d’abbigliamento era quasi un insulto.
Infine indossava degli stivali vertiginosi,alti fin sopra il ginocchio,con un numero di tacco che non sapevo nemmeno esistesse.
Ciondolava:doveva essere ubriaca.
La sconosciuta se ne andò a grandi passi e Julia la seguì. Osservai le due sagome finché non scomparvero dalla mia vista. Sentii la mano di Lily posarsi sul mio braccio. Mi voltai.
Lei sorrise:”La ragazza di prima era Jane Evans,la gemella di Julia. Non si somigliano affatto vero?Il punto è che da quando è morta loro madre,Jane è diventata l’opposto di una brava ragazza. Julia si sente in dovere di badare a lei.”Per la prima volta il suo tono non era allegro o euforico,solo … compassionevole.
Non parlai. Cosa avrei potuto dire?
Sapevo che cosa poteva provare. Infondo,ero orfana.
Aprii la portiera della mia macchina ed entrai. Lily guardava la Porsche con sguardo sognante e bocca spalancata.
Le sorrisi:”Vuoi un passaggio?”
“Magari!Ma non posso. Viene mio padre a prendermi. Quando posso passo del tempo a casa sua.”
“Non sapevo che i tuoi fossero divorziati.”
“Non è qualcosa di cui mi piace discutere di solito … mi rende triste. Hai fratelli o sorelle?Io due. I gemelli:Clair e Andrew. Hanno cinque anni.”Fece una linguaccia.
Sorrisi:”Sì,ho un fratello maggiore. Lui si occupa di me da quando sono morti i nostri genitori.”
“Oh,mi spiace. Non lo sapevo. Senti per tirati su il morale,vengo a prenderti a casa tua domani pomeriggio e si va a mangiare un gelato!”
“Ma …”
“Niente ma. Vieni e basta!”Detto questo si dileguò.
Scossi la testa e misi in moto. La mia guida spericolata mi portò a casa in meno di 20 min.
Entrai. Non c’era nessuno. Michael non era ancora tornato.
Salii in camera mia e lascia cadere lo zaino per terra.
Andai verso la grande biblioteca e presi un libro che avevo già letto almeno un milione di volte:I Miserabili.
Mi sedetti sulla poltroncina bianca a sinistra del letto e cominciai a leggere.

Pioggia,molta pioggia. O forse lacrime.
“Mamma non te ne andare!”
“Tesoro mio sii forte!”
“No papà!”
“Piccola non piangere.”
“Aiuto!Vi prego non lasciateci soli!”
Fiamme,fuoco,fumo. Non vedevo più niente.
Metallo a pezzi … macchine a pezzi.
Sangue. Rosso del sangue sulle mie mani.
Mi bruciava la fronte. Perché non veniva nessuno ad aiutarci?
No.
Non venivano perché non c’era più nessuno da salvare.
Ero sola.


“Aaaaaaaaaaaaaa!”
Dove ero?Mi guardai intorno:la mia camera.
Era un sogno. Lo stesso … ancora.
Le lacrime continuavano a scendere. Guardai per terra:I Miserabili. Mi ero addormentata. Mi asciugai gli occhi con la manica.
Mi alzai e aprii il cassetto sotto il letto. Il violoncello era ancora lì.
Lo tirai fuori lentamente,quasi temendo che si rompesse. Mi sedetti sulla poltroncina e posai le dita della mano destra sulle corde.
Prima che l’archetto cominciasse la sua melodia,l’immagine del ragazzo passò per la mia mente. Non pensavo a lui da quando avevo parlato con sua sorella.
Chiusi gli occhi e lasciai che il suo ricordo guidasse i miei movimenti.
La musica invase la stanza.
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Aggiunto dopo 24 secondi:

ecco il capitolo....




CAPITOLO 2-
Continuai a camminare fino al limite del bosco.
Cosa mi era saltato in testa?Avevo rischiato troppo … perché poi?
Una volta che gli alberi formarono un muro dietro le mie spalle,cominciai a correre. Corsi fino al mio limite. Corsi fino a quando i miei piedi non cominciarono a sanguinare. Fino a quando i rami non si spezzarono sotto le mie mani. Corsi in mezzo al bosco. Corsi fra gli alberi. Fino a che l’ossigeno smise di arrivare ai miei polmoni.
Ma continuai a correre. Correre mi ricordava volare;stesso vento che ti sferza il viso e ti scompiglia i capelli. Stessa libertà.
Bisogno di vita. Di odio.
Di aria.
Delle gocce mi sfiorarono il viso:pioveva.
Le gocce si fecero di più,più insistenti,più veloci … più dolorose. Ogni goccia era fuoco sul mio viso,sui miei occhi,sui miei capelli … sulla mia anima.
Conoscevo la strada che stavo percorrendo. La conoscevo a memoria. La conoscevo a memoria nonostante non la percorressi da anni. Tanti anni.
Ma ciò che non sapevo era perché stavo andando là. Perché stavo tornando a soffrire?
Mi fermai all’improvviso. Davanti a me si innalzava il Salice. Ai suoi piedi la croce di marmo.
Marmo come il mio cuore,pensai. Non avevo il coraggio di andare fino al lago … non avrei sopportato il dolore.
Caddi in ginocchio su quelle radici e mi presi il viso fra le mani.
Non piansi. Io non piango. Io non vivo nemmeno.
Una fitta al cuore mi colpì. A quel cuore che taceva da tempo ormai.
Rimasi lì,in ginocchio,per non so quanto tempo. Quando la lucidità ritornò sovrana della mia mente mi rialzai. Ciondolai nel bosco,trascinando i miei piedi per percorrere all’inverso la strada su cui avevo corso per arrivare lì dove mi trovavo ora. Quando riuscii a lasciarmi dietro gli ultimi tronchi alzai lo sguardo verso il cielo:non pioveva più,ma ormai era pomeriggio inoltrato. La scuola doveva essere finita ormai.
E lei se ne era andata. Chissà come se l’era cavata in mezzo a tutti quei sciacalli del liceo …
Ma che t’importa?Lei non è nessuno!NESSUNO!
Io non sono nessuno … io le rovinerò l’esistenza come l’ho rovinata a me stesso e la porterò alla rovina,anche lei. Ma perché deve essere tutto così difficile?
Sospiro,Vecchio mio calmati,stai dando i numeri …,mi dico con amarezza,Devo esserle sembrato davvero maleducato ad andarmene in quel modo. Non importa:rimedierò … infondo non ho altro da fare in questa stupida eternità …
Forse è in quel momento che decido che in un modo o nell’altro la rivedrò … e questo è stato il mio primo grande errore:uno dei più stupidi per l’esattezza. Ma non potevo farci niente … mi capitava spesso che la mia ragione non andasse di pari passo con il mio istinto.
Mi guardo intorno un’ultima volta,poi mi incammino verso casa
……………………………………………………………
Quando quella maledetta campanella suonò pensai bene di fare forca:il panico mi scorreva ancora nelle vene. Chissà perché ero così agitata ora che se ne era andato … certo,anche prima ero agitata,ma non così tanto!
Ordinai ai miei piedi di muoversi e,dopo aver rindossato la mia maschera personale,varcai il portone e mi diressi verso la segreteria di fronte. Una ragazzina mi accolse con un sorriso radioso. Stupido sorriso!Smetti di sorridere!Contrariamente ai miei pensieri poco gentili,lei continuò a sorridere. Aveva capelli castani lunghi fino alle spalle,ricci come molle,e due giganteschi occhi azzurri ridenti che davano una luce particolare al suo viso ampio e naturalmente abbronzato. Mi sembrava troppo giovane per lavorare lì:dimostrava sì e no la mia stessa età!
Raccolsi tutta la mia buona forza di volontà e sussurrai:”Scusi,lei lavora qui?Ecco,io sarei …!”
Non mi lasciò nemmeno terminare la frase che il suo sorriso,se possibile,si allargò,e trillò con voce acuta:”No No No! Qui lavora la mia mammina!Io le tengo la sedia al calduccio finché non torna!Io studio qui!Sono al terzo anno!Tu sei la nuova vero?Che bello sono la prima a vederti!Sì’ lo so che sei un’ora in ritardo!Hanno avvertito la mamma che saresti entrata dopo!Un certo Mark,Mike … o come si chiama!Che bello che ora sei qui!Sono sicura che diventeremo grandi amiche!Anche tu sei al terzo anno vero …”
Mio Dio quanto parlava!Involontariamente sorrisi:mi divertiva!Era simpatica!E contagiosa!Senza preavviso scoppiai a ridere:una risata casta,sincera … non era cominciato tanto male il primo giorno di scuola in fondo!
Quando mi sentì ridere la ragazza interruppe il suo monologo e con aria vagamente colpevole disse,affranta:”Io … perdonami,ti avrò annoiato!A volte non riesco a controllare la mia lingua … Io sono Lilion Smith,per gli amici Lily. Se hai bisogno di qualsiasi cosa,chiedimi pure!”Con un ultimo sorriso si allontanò lanciandomi ogni tanto occhiatine fugaci. Subito si presentò una donna che doveva essere la mamma di Lilion:le somigliava in maniera impressionante!Stessi occhi color cielo,stessi ricci-molla,stesso viso ampio e abbronzato …
Mi sorrise raggiante:a quanto pareva,l’euforia era una dote di famiglia.
Anche la voce fu trillante come quella della figlia quando parlò:”Ciao!Benvenuta signorina Kostner!Questo è il suo orario;ecco una cartina della scuola e il suo numero d’armadietto. Spero che si trovi a suo agio.”Mi consegnò due fogli con l’orario e la cartina dove era segnato in rosso l’armadietto e sorridendomi ancora aggiunse:”Chiedo scusa se mia figlia è stata troppo invadente …”
Sorrisi a mia volta,gentile:”No non si preoccupi,nessun disturbo.”
Dopo aver osservato dubbiosa la cartina e il foglietto degli orari,andai a perdermi per i corridoi della scuola. Perdermi nel vero senso della parola:non ho mai avuto uno spiccato senso d’orientamento … accidenti ma perché non sto mai zitta!Proprio come previsto mi sono persa!Eppure ho sentito dire più volte che se ti gufi qualcosa poi si avvera! Imbocco l’ennesimo corridoio
Un luccichio spuntò sul mio viso:a quanto pareva i Santi erano davvero dalla mia parte! Di fronte a me c’era quella ragazzina:Lilion. Ragazzina,tecnicamente era più alta di me,ma questa non era una novità,molte mie coetanee erano più alte
di me … Non mi ero accorta di cosa indossasse:una canotta fucsia con su scritto THE BEST;una giacchina rosa confetto e un tutù dello stesso colore della giacca … chi è che indossa a scuola un tutù rosa?
Sorrisi cordiale e riconoscente di averla incontrata.
“Salve!Mi chiamo Julia Evans!Lily mi ha parlato di te!”Sobbalzai:non mi ero accorta che era in compagnia distratta come ero … Titubante alzai lo sguardo:la tizia che aveva parlato era alta almeno 2m,molto più alta di me. Aveva capelli lunghissimi,fino ai fianchi,di un biondo pallido. Un ciuffetto le ricadeva scompigliato sui caldi occhi marroni. Aveva l’aria della tipica ragazza che qualsiasi genitore avrebbe voluto avere.
Il mio cuore fece un tuffo da lì dentro dove si trovava:genitori … io non li avevo dei genitori,e mai più li avrei avuti.
Divenni una maschera di pietra,e i miei occhi si trasformarono in ghiaccio. Julia aggrottò la fronte,come preoccupata dalla mia reazione. Non era colpa sua,non era colpa di nessuno,oltre che mia,solo che è meglio mostrarsi scortesi che deboli o fragili,questa lezione l’avevo imparata da tempo.
Feci un bel respiro e tentai di sorridere. Probabilmente non ci riuscii,perché Lily non trattenne e nemmeno tentò di trattenere una risata,mentre Julia fece una smorfia di disappunto. Chiusi gli occhi imponendomi di non passare in una crisi isterica e di tranquillizzare i battiti del mio cuore.
Alzai lo sguardo sulla spilungona e con tono colpevole mi presentai:”Ciao,sono felice di incontrarti!”Sorrisi,ottenendo stavolta un risultato migliore,e le tesi la mano. Lei la guardò con cipiglio,poi alzò lo sguardo su di me e disse impacciata:”A dire il vero non mi sembravi tanto felice …”Deglutii a vuoto,abbassando la mano e contemporaneamente lo sguardo.
Lei interpretò male il mio gesto e cominciò a farneticare:”I - io …,m – mi spiace!Non volevo!Solo che mi era sembrato,cioè … io”sembrava sull’orlo delle lacrime,così mi affrettai a dire:”No!Non è colpa tua!Sono davvero felice di conoscerti!Ma … è una lunga storia …”sulla fine la mia voce si incrinò leggermente.
Gli occhi da cerbiatto della bionda si riempirono di tristezza,e Lily intervenì prontamente:”Su!Su!Dobbiamo andare a lezione!Tu che lezione hai Grace?Posso chiamarti per nome vero?Che bello!Sono sicura che diventeremo grandi amiche!”Sorrisi ammiccando. Tirai fuori dalla tasca il foglietto con gli orari e dopo un’occhiata veloce dissi:”Letteratura.”
Le labbra di Lily si incurvarono in un broncetto carinissimo:”No!Non sei con noi!”
Le feci una linguaccia:”Sopravvivrai! Sentite,non è che mi accompagnereste a lezione?Mi sono già persa una volta,non vorrei succedesse ancora …”Arrossii leggermente,ma quando loro scoppiarono a ridere divenni decisamente rosso peperone. Si posizionarono ai miei lati e mi presero per mano sempre continuando a ridere,trascinandomi chissà dove. Dovevo sembrare loro una bambina:ero sempre stata bassa e molto esile,inoltre dimostravo meno anni di quanti ne avevo.
Scoppiai a ridere pure io quando vivi cosa indossava Julia!In pieno inverno indossava una canottiera rosa,jeans corti e una giacchina blu scuro senza maniche lunga fino al ginocchio. Almeno non indossava un tutù pure lei …
I corridoi erano pieni di ragazzi,che non appena passavo si voltavano a guardarmi. Non mi piaceva. Mi dava noia. Non volevo essere il nuovo giocattolino,sotto lo sguardo di tutta la scuola. Più camminavo e più l’ansia cresceva in me,tanto che quasi non mi accorsi che ci eravamo fermate,essendo ormai sull’orlo di una crisi di panico. Julia si accorse del mio terrore e,sorridendomi incoraggiante,mi sospinse verso la porta aperta,mimando un”andrà tutto OK”Sospirai quasi impercettibilmente ed entrai in aula.
Non l’avessi mai fatto!
Non appena i miei piedi varcarono la soglia della porta,un silenzio tombale scese su 22 alunni esclusa me.
22 paia di occhi mi fissarono esclusa me.
22 bocche si aprirono esclusa me.
Un solo cuore(il mio)rischiò un collasso.
Automaticamente mi voltai per scappare di lì. E probabilmente ci sarei riuscita se disgraziatamente non fossi andata a sbattere contro qualcuno che era dietro di me. Alzai lo sguardo e vidi due occhi color cielo fissarmi divertiti. Era alto,molto alto,e magro. Aveva una cascata di capelli biondi e ricci. Doveva avere all’incirca 23 anni …
Mi ero imbambolata e a mala pena sentivo gli sghignazzi della classe.
“Le dispiacerebbe andare a sedere così posso cominciare la lezione,signorina …?”Arrossii e la mia carnagione chiara non mi aiutò a mascherare il rossore.
“Kostner …”balbettai incerta andandomi a sedere nell’unico posto libero:vicino alla finestra per mia fortuna,in prima fila per mia sfortuna.
Mi voltai alla mia destra,osservando la ragazza che mi stava accanto:aveva capelli nerissimi dal taglio molto corto e occhi neri. Sembrava molto piccola,quanto me forse. Sorrideva in continuazione,e mi ricordava Lily per questo.
All’improvviso si voltò verso di me,ma non sembrava guardarmi,piuttosto era come se si fosse imbambolata.
Si svegliò dalla trance di soprassalto e mi sorrise:”Alice Cullen,piacere di conoscerti!”Cullen … Cullen … Edward Cullen … Non poteva essere una coincidenza.
Mascherando la mia sorpresa dissi:”Piacere. Sono Grace. Hai detto Cullen per caso?Mi chiedevo … conosci per caso un certo Edward Cullen?”Sperai che il tono della mia voce sembrasse abbastanza indifferente e spensierato.
Il suo sorriso si allargò e mi sembrò di vedere un luccichio nei suoi occhi color liquirizia. Ma forse era solo una mia impressione.
Lanciò un’occhiata veloce al professore,che intanto aveva cominciato la lezione,e mi sussurrò:”Certo,è il mio fratellone!Perché?”
Io arrossii e dissi a voce molto bassa:”Sai?L’ho incontrato di fronte alla scuola … ma lui non va al college?Voglio dire,non ha 20 anni?Dovrebbe andare al college …”mi fermai di botto:”Io … scusa,non è affar mio … non volevo impicciarmi. Fa niente,come non detto.”Abbassai lo sguardo dandomi della stupida in tutte le lingue che conoscevo.
Alice Cullen ridacchiò e disse:”No no!Nessun problema!Probabilmente non gli andava di andare a lezione oggi e si è fatto un giro …”Sull’ultimo la sua voce si incrinò e il suo sguardo si rattristò. Non feci in tempo a capire cosa fosse successo,perché il professore ci richiamò.
Ed infine il primo giorno finì.
Ero libera!
Se il primo giorno ne ero uscita tanto stressata,come avrei fatto a sopportare fino alla fine dell’anno?
Uscii fuori e presi una boccata d’aria fredda,respirando a pieni polmoni per schiarirmi le idee. Ho sempre sofferto di claustrofobia,altro motivo per cui la mia camera è tanto spaziosa e quasi vuota e la mia Porsche è una decapottabile.
Con la coda dell’occhio vidi Lily e Julia avvicinarsi.
Sospirai.
Non avevo voglia di parlare. Preferivo stare in silenzio. Il suono della mia voce mi dava noia certe volte,quando mi sentivo più triste e sola del solito.
Le due pazze da legare mi sorrisero e Lily mi saltò letteralmente addosso,stritolandomi in un abbraccio soffocante.
Sorrisi:possibile che riuscisse sempre a rendermi il buon umore anche quando avevo un diavolo per capello?Peccato che nel mio caso l’attacco di buon umore duri così poco. In breve l’ombra tornò sul mio sguardo e sul mio cuore.
Julia se ne accorse. Mi abbracciò,ma non nella maniera euforica di Lily,era più una specie di abbraccio materno e consolante. Ero più che sicura che avesse capito che c’era qualcosa che non andava;che mi faceva soffrire.
Improvvisamente la sentii irrigidirsi,guardando qualcosa dietro di me. Mi voltai lentamente e vidi una ragazza alta,altissima.
Aveva capelli corti dietro e lunghi davanti,con una frangetta.
Mi sorprese il modo in cui era vestita,o meglio … NON era vestita:indossava una maglietta nera con un teschio,scollata in un modo che dovrebbe essere vietato dalla legge. Sopra una felpa con la zip aperta e il cappuccio abbassato. Anche la minigonna era nera,e dire che era un capo d’abbigliamento era quasi un insulto.
Infine indossava degli stivali vertiginosi,alti fin sopra il ginocchio,con un numero di tacco che non sapevo nemmeno esistesse.
Ciondolava:doveva essere ubriaca.
La sconosciuta se ne andò a grandi passi e Julia la seguì. Osservai le due sagome finché non scomparvero dalla mia vista. Sentii la mano di Lily posarsi sul mio braccio. Mi voltai.
Lei sorrise:”La ragazza di prima era Jane Evans,la gemella di Julia. Non si somigliano affatto vero?Il punto è che da quando è morta loro madre,Jane è diventata l’opposto di una brava ragazza. Julia si sente in dovere di badare a lei.”Per la prima volta il suo tono non era allegro o euforico,solo … compassionevole.
Non parlai. Cosa avrei potuto dire?
Sapevo che cosa poteva provare. Infondo,ero orfana.
Aprii la portiera della mia macchina ed entrai. Lily guardava la Porsche con sguardo sognante e bocca spalancata.
Le sorrisi:”Vuoi un passaggio?”
“Magari!Ma non posso. Viene mio padre a prendermi. Quando posso passo del tempo a casa sua.”
“Non sapevo che i tuoi fossero divorziati.”
“Non è qualcosa di cui mi piace discutere di solito … mi rende triste. Hai fratelli o sorelle?Io due. I gemelli:Clair e Andrew. Hanno cinque anni.”Fece una linguaccia.
Sorrisi:”Sì,ho un fratello maggiore. Lui si occupa di me da quando sono morti i nostri genitori.”
“Oh,mi spiace. Non lo sapevo. Senti per tirati su il morale,vengo a prenderti a casa tua domani pomeriggio e si va a mangiare un gelato!”
“Ma …”
“Niente ma. Vieni e basta!”Detto questo si dileguò.
Scossi la testa e misi in moto. La mia guida spericolata mi portò a casa in meno di 20 min.
Entrai. Non c’era nessuno. Michael non era ancora tornato.
Salii in camera mia e lascia cadere lo zaino per terra.
Andai verso la grande biblioteca e presi un libro che avevo già letto almeno un milione di volte:I Miserabili.
Mi sedetti sulla poltroncina bianca a sinistra del letto e cominciai a leggere.

Pioggia,molta pioggia. O forse lacrime.
“Mamma non te ne andare!”
“Tesoro mio sii forte!”
“No papà!”
“Piccola non piangere.”
“Aiuto!Vi prego non lasciateci soli!”
Fiamme,fuoco,fumo. Non vedevo più niente.
Metallo a pezzi … macchine a pezzi.
Sangue. Rosso del sangue sulle mie mani.
Mi bruciava la fronte. Perché non veniva nessuno ad aiutarci?
No.
Non venivano perché non c’era più nessuno da salvare.
Ero sola.


“Aaaaaaaaaaaaaa!”
Dove ero?Mi guardai intorno:la mia camera.
Era un sogno. Lo stesso … ancora.
Le lacrime continuavano a scendere. Guardai per terra:I Miserabili. Mi ero addormentata. Mi asciugai gli occhi con la manica.
Mi alzai e aprii il cassetto sotto il letto. Il violoncello era ancora lì.
Lo tirai fuori lentamente,quasi temendo che si rompesse. Mi sedetti sulla poltroncina e posai le dita della mano destra sulle corde.
Prima che l’archetto cominciasse la sua melodia,l’immagine del ragazzo passò per la mia mente. Non pensavo a lui da quando avevo parlato con sua sorella.
Chiusi gli occhi e lasciai che il suo ricordo guidasse i miei movimenti.
La musica invase la stanza.
[/i]

Re: RE: SHADOWS

MessaggioInviato: 7 gennaio 2011, 15:49
da Elva97
Ma è magnificooo!!!!l'ho letto 2 volte...beh visto che l'hai postato due volte...ma tu sei davvero brava!!!!
il sogno della morte dei genitori...magnifico,non avrei saputo descriverlo meglio...bravissimaaaa!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
posta prestoooo!!!!!!!!!!!!!!

Aggiunto dopo 3 minuti:

Arya_Naldari ha scritto:Scrivi in modo magnifico..io purtroppo non sono tanto brava.., infatti le mie ff non le legge quasi nessuno! :cry: Complimenti!

Non è vero Arya!!io la tua ff la seguo e mi piace molto...
I fan arrivano sempre prima o poi tranquilla...!!!!
x tutte e due!!

Re: RE: SHADOWS

MessaggioInviato: 15 gennaio 2011, 22:38
da Elva97
Elva97 ha scritto:Ma è magnificooo!!!!l'ho letto 2 volte...beh visto che l'hai postato due volte...ma tu sei davvero brava!!!!
il sogno della morte dei genitori...magnifico,non avrei saputo descriverlo meglio...bravissimaaaa!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
posta prestoooo!!!!!!!!!!!!!!

Aggiunto dopo 3 minuti:

Arya_Naldari ha scritto:Scrivi in modo magnifico..io purtroppo non sono tanto brava.., infatti le mie ff non le legge quasi nessuno! :cry: Complimenti!

Non è vero Arya!!io la tua ff la seguo e mi piace molto...
I fan arrivano sempre prima o poi tranquilla...!!!!
x tutte e due!!

:crybaby::crybaby::crybaby::crybaby::crybaby::crybaby::crybaby::crybaby:
Non posti piùùù?????????????????
:crybaby::crybaby::crybaby::crybaby::crybaby::crybaby::crybaby::crybaby:

RE: SHADOWS

MessaggioInviato: 16 gennaio 2011, 21:14
da barbamanta
ma nn commentate?io il chappy ce l'ho printo...ma se nn voletoe nn lo posto -_-

oedjdfgyhjumjktkghghghgjjhjgtrjtrjgkfgjfvbfdhcjvjndcd fnvjh 87nbdh

RE: SHADOWS

MessaggioInviato: 16 gennaio 2011, 22:41
da Elva97
NOOOO!!!!POSTALOOOO!!!!!!
Se nn posti i fan nn arriveranno mai!!
posta dai!!

RE: SHADOWS

MessaggioInviato: 17 gennaio 2011, 16:14
da barbamanta
okiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
ecco il chappy 33333333333333333333333333!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!





CAPITOLO 3-
Il giorno dopo,quando arrivai a scuola,fu tutto molto più semplice. Ero ancora sotto lo sguardo di tutti,ma li ignoravo:se pensavo il più intensamente possibile che non erano diretti a me,allora mi rilassavo subito.
Uscii dalla macchina a tesata bassa,con lo zaino in spalla. Stavo camminando così in mezzo al parcheggio con gli auricolari,quando i miei occhi videro solo rosso:una macchina aveva frenato a 2cm da me.
Spalancai gli occhi e tolsi gli auricolari. Alzai lo sguardo terrorizzata e vidi una ragazza uscire trafelata dal posto del guidatore. Era di media statura,con capelli liscissimi color oro lunghi fino a mezzo collo. Gli occhi erano azzurri chiari,con sfumature verdi intorno alle iridi.
Indossava una maglia lunga color cobalto dalle maniche abbassate che lasciavano libere le spalle. Sopra una cintura azzurra e al collo un ciondolo con un cuore d’oro.
Indossava fusò neri e sopra dei jeans corti. Ai piedi degli stivaletti a collo corto dello stesso colore della cintura. Sembrava essere appena uscita dal miglior negozio di abiti firmati di tutta Parigi. Doveva essere sfondata nei soldi,lo dimostrava anche la sua Ferrari rossa fiammante.
“O mio Dio!Mi dispiace!Sei spuntata fuori all’improvviso e io non ti ho vista!Mio Dio perdonami!”
“No,non ti preoccupare. Sto bene tranquilla!”
“Fii,meno male!Ti avrei avuta sulla coscienza per tutta l’eternità!”Scherzò scoppiando a ridere.”Comunque … sono Giulia Goffredi. Sono italiana,ma i miei hanno trovato lavoro qui,e ci siamo trasferiti. Tu sei la nuova vero?Grace Kostner?”Io annuii esitante:perché la riccona mi parlava come se fossimo vecchie amiche?Pensavo che tutte le riccone fossero snob con la puzza sotto il naso …
Lei mi sorrise gentile.
Definitivamente la giornata non era iniziata male.
La mattinata passo abbastanza tranquilla,e a mensa mi sedetti con Julia,Lily,Giulia e con i ragazzi di Julia e Giulia. Il primo si chiamava Daniel e vederlo accanto alla mia amica minava seriamente la mia capacità di trattenere le risate:Julia altissima e severa,lui un nanetto che le arrivava alla spalla,in continuo movimento,con i capelli castani chiari e liscissimi e occhi quasi gialli.
Il ragazzo di Giulia invece era uno di quei ragazzi dietro a cui era quasi impossibile non sbavare:Josh era alto quasi due metri,con muscoli che gli fasciavano tutto il corpo e riccioli biondi che gli incorniciavano il viso abbronzato. Peccato che i suoi occhi rovinassero tutta la sua immagine:neri,totalmente e incondizionatamente inespressivi.
Risultato?Non era il mio tipo.
Non feci caso a quello che dicevano,non mi è mai piaciuto parlare e nemmeno stare ad ascoltare i pettegolezzi.
Sorvolai con lo sguardo tutta la mensa,finché i miei occhi non si fermarono su una figurina che era appena entrata:Alice Cullen.
Sorrisi verso la sua direzione e le feci cenno di venirsi a sedere. Lei ricambiò il mio sorriso,ma proprio mentre stava per avvicinarsi i suoi occhi divennero vitrei e spenti come il giorno prima e il sorriso morì sulle sue labbra. Girò i tacchi e in breve fu fuori della mensa.
Aggrottai le sopracciglia e mi voltai,incontrando gli occhi severi di Julia,che mi fissava:”Conosci la Cullen?”
Impallidii,la sua voce era tagliente come un rasoio.
E ora che dicevo?Optai per la verità,o almeno una parte di essa:”Ehm … non bene … seguiamo solo lo stesso corso di letteratura con il prof. Hale”Feci un sorriso stirato,sperando che non andasse oltre con le domande.
Le mie speranze andarono in fumo quando disse:”Stalle alla larga. Lei e suo fratello non godono di buona fama qui a Forks …”Certo che doveva proprio odiarli per parlarne così … ma … aspetta un attimo!Suo fratello?Sapeva di Edward Cullen?
Avevo bisogno di saperlo!
Così chiesi con tono falsamente innocente e indifferente:”Hai detto per caso suo fratello?Conosci Edward Cullen?”
Julia spalancò gli occhi:sembrava inorridita. Ma la voce fredda e insensibile che arrivò al mio cervello non fu la sua:”Aspetta! Lo hai incontrato?Che cosa ti ha detto?Grace,devi stargli alla larga!Lui è pericoloso!Non lo devi più vedere!”Non riuscivo a credere che quelle cose erano appena state pronunciate da Lily.
Una rabbia ceca mi salì dal più profondo del cuore:ma come si permettevano?Io decido da sola con chi mi fa bene stare e chi invece devo evitare!E poi,che avevano?Perché d’un tratto quella esplosione?
Incenerii i presenti con lo sguardo e con il tono più crudele e sarcastico che riuscii a trovare,sputai:”Ma che t’importa?Non ho bisogno di una tata e posso decidere da sola con chi stare. E poi,Edward Cullen è simpatico!E se io non voglio stargli alla larga,allora non gli sto alla larga!Chiaro?E se non riuscite ad accettarlo … Bé … non ci posso fare niente!”Furente mi alzai ed andai via.
Grande!La cretinata delle cretinate era appena stata compiuta dalla sottoscritta. Adesso gli amici sì che si sarebbero andati a farsi friggere!
Uscii fuori in giardino e mi sedetti sotto un albero,cominciando a singhiozzare senza lacrime. Gli scossoni del mio corpo coprivano tutto il resto:non vedevo più niente,non sentivo più niente. Non vidi e non sentii nemmeno che qualcuno si era seduto accanto a me fino a quando due forti braccia marmoree mi strinsero forte. Poggiai la testa sul suo petto e lasciai che il mio pianto scoppiasse e le lacrime mi coprissero il volto.
Lentamente mi calmai. Il mio respiro tornò normale e smisi di tremare.
Mi voltai per guardarlo in viso:”Io … mi dispiace. Ti sarò sembrata una bambina isterica.”Abbassai lo sguardo:non avevo il coraggio di guardarlo in faccia,dopo la scenata di poco prima.
Portò la mano sotto al mio mento e lo sollevò facendomi incontrare il suo sguardo. I suoi occhi mi facevano paura:erano due pozzi neri,profondissimi,in cui se cadevi … non c’era più scampo,precipitavi in un buio di catene che ti faceva sua schiava.
Tentai di evitare il suo sguardo di fuoco,ma non me lo permise.
Sentivo gli occhi umidi.
No!Non potevo crederci!
Io,che non avevo mai pianto di fronte a nessuno,stavo per piangere per la seconda volta di fronte ad uno con cui avevo parlato massimo 2 volte.
Mi morsi la lingua fino a farla sanguinare e provai ad alzarmi,ma la sua mano mi teneva stretta per la vita e mi fece girare verso di lui facendomi sbattere sul suo petto freddo.
Adesso sì che avevo paura!
Alzai lo sguardo e incontrai di nuovo i suoi occhi e per la seconda volta mi sembrò di bruciare.
Sussurrai”Ma che …?”
Non mi fece finire la frase,mettendomi una mano sulla bocca e sibilò:”Sssshhh … che scemenze dici?Non sei affatto una bambina piccola!Si ha sempre un buon motivo per piangere!”
Il suo fiato gelido mi alitò sul volto e io tremai di freddo. Lui se ne accorse perché si tolse la giacca e me la mise sulle spalle,mentre il suo sguardo si ammorbidiva:”Ti va di parlare?Aiuta sai?”disse con tono ironico.
Istintivamente mi raggomitolai fra le sue braccia:lì mi sentivo così protetta …
Chiusi gli occhi,ma,prima che iniziassi a raccontare,suonò la campanella.
Dannazione!
La stretta sul mio corpo si allentò ed io mi alzai.
Si alzò anche Edward aiutandosi con una mano e disse:”Sarà per un’altra volta …”
Abbassai lo sguardo,ingoiando a vuoto.
Quando lo rialzai,lui non c’era più.
Mi guardai intorno spaesata,ma mi ripresi subito. Mi voltai e corsi dentro.
Il resto della giornata passò in fretta e mi ritrovai a casa prima ancora di accorgermene.
Salii le scale dirigendomi in bagno,ma non appena svoltai l’angolo Michael mi sbarrò la strada.
Si aprì in un sorriso smagliante:”Hey pulce!Tutto ok?”
Sorrisi a mia volta e gli diedi un bacio leggero sulla guancia:”Ciao fratellone!Come va?”
“L’ho chiesto prima io …”
“Il solito. C’è qualcosa da mangiare?Muoio di fame …”Gli feci una linguaccia.
“Sembri di buon umore oggi.”
“Chi lo sa?Forse sì,forse no …”Lo abbracciai e sghignazzando corsi in bagno. Dopo una doccia veloce indossai la prima cosa che mi capitò sotto mano e delle ballerine.
Scesi in cucina e aprii il frigorifero,cercando qualcosa da mettere sotto ai denti,mentre ignoravo gli sghignazzi di Michael che seduto al tavolino di vetro beveva tranquillo il suo caffè.
Mi voltai a guardarlo con la bocca piena e dissi:”Non hai niente di meglio da fare che fottermi?”
“Non proprio …”e mi sorrise sarcastico”Che hai intenzione di fare questo pomeriggio?Non piove …”
“Non so … devo ancora …”Il suono del campanello mi interruppe
Andai verso il grande portone di spesso vetro scuro e lo aprii. Prima ancora che avessi modo di aprire completamente,un uragano di ricci castani mi travolse coinvolgendomi in un abbraccio asfissiante.
Lily?Che ci faceva Lily qui?Non avevamo litigato?
“Che bello!Finalmente!Allora hai già deciso dove si va o devo decidere io?Ma … che ci fai vestita così?Non è che hai deciso di riciclare i tuoi vestiti dell’anno scorso?Corri subito a cambiarti!Ti porto al cinema!Esce un nuovo film oggi!Che fai ancora qui?Vai a vestirti!”
La guardai come se fosse una sottospecie di alieno verde viscido:che mi ero persa?
Lei sorrise e mi fece l’occhiolino:”Sbaglio o ieri ti avevo promesso di farti fare un giro?”
Sentivo gli occhi lucidi,ma non volevo piangere … non potevo piangere.
E allora perché piangevo?
Scoppiai in lacrime per la seconda volta nello stesso giorno e l’abbracciai continuando a mormorare mi dispiace … mi dispiace … tra i singulti.
Lei mi strinse a se consolandomi e sussurrando:”No,era colpa mia … non avrei dovuto dirti quelle cose …”
Mi tenne per le spalle e mi sorrise raggiante:era tornata la Lily di sempre.
Mi fece voltare e mi spinse verso le scale:”Su!A vestirti!Dov’è camera tua?”Mi tenne prigioniera per un’ora,prima di decidere che ero abbastanza presentabile.
Eravamo sulla soglia di casa mia,con la mano sulla maniglia,quando dissi a voce alta:”Esco con un’amica,non so quando torno.”
“Divertiti!”
Risposi con un cenno allo sguardo interrogativo di Lily ed uscii.
Feci per andare in garage,ma il terremoto accanto a me mi tirò per un braccio,portandomi di fronte ad una macchinina minuscola.
Feci una smorfia di disappunto,accompagnata dalla risata trillante di Lily
Tentai di protestare,ma lei non volle sentire ragioni
Mi divertii moltissimo,come non mi divertivo da un casino di tempo,passando dal cinema al parco e alla gelateria,e di nuovo cinema,negozi e pizzeria.
Stavo spazzando via la mia pizza,guardando sorridente Lily,che aveva ordinato la specialità della casa:”Pizza Vulcano”,la pizza più piccante di tutto lo stato di Washington,quando mi ricordai di una cosa:”Perché”
Lei mi guardò interrogativa?
“Perché hai detto quelle cose su …”Lasciai il discorso in sospeso teatralmente.
Mi sembrò di vedere nei suoi occhi color cielo uno strano sprizzo di consapevolezza,ma probabilmente mi facevo solo delle seghe mentali.
Lei mi guardò in faccia e sorrise timida.
Lily timida?E da quando
Prese un bel respiro e cominciò a parlare:”Senti,non sono il tipo di persona che passa tutto il suo tempo in mezzo ai pettegolezzi,ma qui non si tratta solo di pettegolezzo,qui c’è qualcosa in più,qualcosa che non mi torna in lui soprattutto,ma anche in sua sorella. Non so come spiegartelo,ma quando li vedo ho una strana sensazione,come se nascondessero qualcosa … non lo so … magari sono solo delle mie seghe mentali,ma c’è qualcosa che non mi quadra … non so se mi spiego. Senti,lascia perdere,sarà solo la mia mente che fa fantasie,ma ti prego,fai attenzione,se hai intenzione di continuare a frequentarli,di solito le mie sensazioni non sbagliano mai …”
Per tutto il tempo che aveva parlato,ero rimasta a sentire,senza fiatare,senza respirare quasi. Neppure adesso parlavo.
“Dì qualcosa …”mi incitò lei.
“Non so che dire,perché a dire il vero non capisco. Non riesco a capire che cosa intendi. Io non provo le stesse cose quando parlo con loro,anzi,mi trovo a mio agio … magari avrò qualche problema nella testa,ma io non capisco quello che vuoi dire.”
“Lo so. Scusami,erano solo seghe mentali a quanto pare. Scusa,scusa,scusa mille volte.”
“No tranquilla,avrai ragione anche tu magari,è solo che io non provo le stesse cose. Punto. Niente di più.”Le sorrisi,e lei ricambiò.
Il resto della serata passò abbastanza tranquillo fra risate e scherzi,e di domanda in domanda venni a sapere che Edward e Alice erano i figli del Dottor Cullen e di sua moglie,che faceva la restauratrice,e che avevano anche un fratello maggiore,Emmett,che adesso era al College. Inoltre mi disse che girava voce che fra il prof. Jasper Hale e Alice Cullen ci fosse una storia,come quella che c’era fra Emmett Cullen e la sorellina del prof,Rosalie Hale.
Emmett a quanto pareva era il più grande,di 22 anni,poi Edward ne aveva 20 e infine Alice ne aveva 17,come noi. Rosalie ne aveva 21,ed era al College insieme al suo ragazzo.
Presto mi ritrovai a casa,nel mio letto,sotto le mie coperte,e senza nemmeno accorgermene mi abbandonai fra le braccia di Morfeo.
……………………………………………………………………….
Stavo facendo un giro intorno alla scuola dove andava mia sorella e lei quando la vidi. Ringraziai la mia noia che mi aveva permesso di saltare le lezioni mattutine del College e le andai incontro,senza far rumore,per non spaventarla.
La osservai,lì rannicchiata contro il tronco dell’albero,e mi accorsi che … piangeva …
No!Lei non doveva piangere!
Mi sedetti dietro di lei e la strinsi a me fortissimo,anche se non così tanto da farle male.
I suoi singhiozzi divennero più frequenti e fiumi di lacrime mi bagnarono il colletto della camicia. Lei si strinse al mio petto e si lascio cullare mentre intorno a noi il freddo vento d’inverno piegava i rami nel suo passare maestoso e sferzava i volti arrossati degli umani.
La strinsi a me finché non si calmò,e la tenni stretta anche dopo,quando tentò di liberarsi con una frase che mi fece arrabbiare abbastanza da poter fare fuori qualcuno sul momento,uno qualsiasi,tranne lei. Come poteva anche solo immaginare si essere sembrata una bambina piccola?
La voltai quasi bruscamente,facendola sbattere contro di me.
Lei si irrigidì:”Ma che …?”
L’avevo spaventata,si capiva dal tono della sua voce.
Non le feci terminare la frase e dissi quasi sibilando:”Ssshhh … ma che scemenze dici?Non sei affatto una bambina piccola,si ha sempre un buon motivo per piangere!”
Lai tremò,per il freddo probabilmente,e io non l’aiutavo di certo con la mia temperatura corporea sotto zero.
Mi tolsi la giacca e gliela misi sulle spalle,dicendole con tono ironico:”Ti va di parlarne?Aiuta sai?”
Lei si limitò a raggomitolarsi sul mio petto,e proprio mentre stava per parlare suonò la campanella.
La maledii in tutte le lingue che conoscevo e in tutti gli insulti che conoscevo,allentando nel frattempo la stretta sul suo corpo.
Lei si alzò e lo stesso feci anche io,dicendo:”Sarà per un’altra volta …”
Abbassò lo sguardo … quando lo avrebbe rialzato,io non ci sarei stato più davanti a lei.
“Ehilà fratellino,si è perso il vizio di salutare?E poi dove ti eri cacciato oggi?A scuola non c’eri.”Emmett. Possibile che l’unico momento in cui non vuoi il tuo fratellone rompi scatole fra i piedi è anche l’unico momento in cui lui c’è?
Mi voltai fulminandolo con lo sguardo.:”Emmett mi fai il gran favore di andare a farti friggere?”
“Hei che sono queste parole!”Mamma,ci mancava solo lei.
“Scusa mamma.”sussurrai e salii le scale a testa bassa,dirigendomi in camera mia
“Zio,zio!”Mi fermai in cima alle scale voltandomi a sorridere a mio nipote,il figlio di Emm e Rose. La cosa strana era che aveva 3 anni da 20 anni. Già,la nostra razza cresce molto lentamente,cioè,la loro razza,io ormai non sono più uno di loro da molto tempo.
Adesso anche Alice e Jazz cercavano di fare un bambino. Mamma e papà invece si bastavano di me,Emmett e Alice. Cioè soprattutto io,dato che ero sempre stato il più problematico e tutti i loro problemi sono scaturiti da me.
Presi in braccio EJ e gli scoccai un bacio sulla guancia.
Rose spuntò dietro di me e prese in braccio suo figlio sorridendo felice:almeno qualcuno era felice al posto mio …
La salutai e mi chiusi in camera abbandonandomi sul letto e accorgendomi all’improvviso di avere una forte emicrania.
Chiusi gli occhi e mi addormentai ancora vestito.
Il mio ultimo pensiero prima di cadere nel buoi fu:non lasciarmi solo.
E lei non mi lasciò solo.

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