Il sito ufficiale della famiglia Paolini ha recentemente iniziato a pubblicare un’interessante serie di articoli riguardanti il mondo di Alagaësia. Si tratta di una vera e propria enciclopedia del Ciclo dell’Eredità, in cui verranno periodicamente approfonditi alcuni degli aspetti più intriganti del mondo creato da Christopher Paolini.
Il primo articolo tratta di Ellesméra, la nota capitale elfica della Du Weldenvarden, del quale vi proponiamo la nostra traduzione integrale. Vi ricordiamo che potete leggere la versione originale su Paolini.net.
ELLESMÉRA
Il nome “Ellesméra” è stato ispirato all’Isola Ellesmere (dall’Inuit: Umingmak Nuna, che significa “terra del bue muschiato”) che fa parte della Regione Qikiqtaaluk del territorio canadese di Nunavut.
Situata in profondità nella Du Weldenvarden, Ellesméra è la capitale degli elfi e il luogo in cui risiede la famiglia reale. Chi tenta di entrare deve richiedere il permesso a Gilderien il Saggio, che esercita il potere della Bianca Fiamma di Vándil. Anche altri potenti guardiani custodiscono la città.
Tutta la Du Weldenvarden è protetta da ogni tipo di comunicazione magica dal mondo esterno e nessuno può varcarne i confini usando mezzi arcani. Gli elfi spesso cantano nell’antica lingua per influenzare crescita, forma e salute di piante e animali locali; migliaia di anni di magia che permeano la regione hanno condotto ad alcune complicazioni inaspettate. I viaggiatori che osano entrare nel bosco non solo si devono salvaguardare contro i pericoli comuni ma devono anche evitare antichi incantesimi dimenticati e creature ingigantite a causa della loro esposizione all’energia che si trova nella Du Weldenvarden.
Gli edifici e gli utensili di Ellesméra sono fatti di alberi e piante viventi, che gli elfi cantano nella forma desiderata. I nuovi arrivati potrebbero non notare affatto l’esistenza della città, poiché le costruzioni, i viali e i giardini sono organici. (Per ispirazione ed esempi della vita reale guardate i lavori di Patrick Dougherty e cercate parole chiave quali arbortecture, ponti viventi, edifici fatti di alberi viventi e intrecciare i rami).
Ellesméra era uno dei primi insediamenti fondati dagli elfi a seguito della loro immigrazione in Alagaësia. Come risultato, alcuni dei più grandi alberi che si trovano nella Du Weldenvarden, incluso l’albero di Menoa, circondavano la capitale. La città sopravvisse alla Du Fyrn Skulblaka così come alla Caduta dei Cavalieri dei Draghi. Con l’ascesa di Galbatorix al potere, gli elfi hanno nascosto a Ellesméra le loro armi più preziose contro il nuovo re: Oromis e Glaedr.
Durante gli eventi del Ciclo dell’Eredità, Oromis (che s’identificò solamente come “Lo storpio che è sano”) guidò telepaticamente Eragon fuori dalle ombre nella mente del giovane Cavaliere dallo Spettro Durza. Una volta che il ragazzo fu fuori dall’immediato pericolo, l’elfo gli disse di raggiungerlo ad Ellesméra per allenarsi. Quando Eragon e Saphira arrivarono nella capitale – e la Regina Islanzadi li presentò a Oromis e Glaedr furono arcicontenti di scoprire l’esistenza di un altro Cavaliere e un altro drago. La loro istruzione cominciò immediatamente.
Gli elfi celebrarono l’Agaetí Blödhren durante questo periodo. Poco dopo, Eragon e Saphira dovettero tornare dai Varden per sostenere le truppe nell’invasione all’Impero.
Le loro responsabilità nei confronti di Nasuada e dei ribelli erano grandi, ma ciò non ha fermato occasionali avventure secondarie, una delle quali comprendeva il riuscito salvataggio di Katrina e Sloan dalla prigionia nell’Helgrind. Eragon mandò Sloan in esilio nella capitale elfica per le sue azioni (omicidio e tradimento) e gli proibì perfino di contattare nuovamente sua figlia. Il macellaio cieco sarebbe stato libero soltanto se fosse cambiato, in modo tale da modificare il suo vero nome e annullare la magica costrizione a cui era sottoposto, ma mostrò solo piccoli segni di miglioramento. (Alla fine di Inheritance, Eragon restituì la vista al vecchio uomo tramite un incantesimo). È probabile che Sloan trascorra il resto dei suoi giorni presso gli elfi.
La volta successiva in cui il Cavaliere e il suo drago poterono visitare Ellesméra per completare il loro addestramento fu a seguito dell’elezione di Orik come nuovo monarca dei nani. Durante il soggiorno nella città magica, Eragon, Saphira e il rinomato fabbro degli elfi, Rhunön, poterono lavorare la spada del Cavaliere dei Draghi, Brisingr, usando acciaio luce recuperato dalle radici dell’albero di Menoa. Il tempo finì ed Eragon, Saphira, Oromis e Glaedr lasciarono la Du Weldenvarden per unire le forze di elfi e Varden contro Galbatorix.
La Ragina Islanzadi fu uccisa durante la Battaglia di Urû’baen, ciononostante l’errante re umano fu sconfitto. La maggior parte delle forze militari alleate fu dispersa per fare ritorno alle rispettive case. Roran, Ismira e Katrina furono invitati a visitare Ellesméra come ospiti della nuova regina, Arya. In seguito Eragon e Saphira si unirono brevemente a loro. Il viaggio lasciò un ricordo indelebile in Roran e Katrina; Fortemartello pianificò di ricostruire Carvahall usando l’ispirazione tratta dal Palazzo di Tialdarí.
Residenti conosciuti
- Adarë
- Alanna
- Albero di Menoa
- Anurin
- Arya
- Bellaen du Hljödhr
- Casato di Miolandra
- Ceranthor
- Custodi
- Danzatrice dei Sogni (alias Maud)
- Däthedr
- Dellanir
- Dusan
- Evandar
- Fäolin
- Fiolr Valtharos
- Fírnen
- Gilderien il Saggio
- Glaedr
- Haldthin
- Iduna (una delle Custodi)
- Il Saggio Dolente (alias Oromis)
- Islanzadí
- Linnëa
- Lo Storpio Che È Sano (alias Oromis)
- Maud
- Nëya (una delle Custodi)
- Niduen
- Oromis
- Osservatrice (alias Maud)
- Osthato Chetowä (alias Oromis)
- Rhunön
- Sloan
- Tarmunora
- Togira Ikonok (alias Oromis)
- Vanir
- Zampalesta (alias Maud)
Luoghi
- Albero di Menoa
- Palazzo di Tialdarí
- Rupe di Tel’naeír
Descrizione
Da quell’altezza, la città appariva come una serie di squarci nel fitto fogliame della foresta, isole di quiete in un oceano in movimento. Per la prima volta vedevano l’intera superficie di Ellesméra, che si estendeva per parecchie miglia a ovest e a nord.
Il suolo era ricoperto da un tappeto di fiori: rose, campanule, gigli, tutti gli effimeri tesori della primavera scintillavano come cumuli di rubini, zaffiri e opali. Il loro profumo inebriante attirava sciami di bombi. A destra, un ruscello gorgogliava dietro una siepe di arbusti, mentre due scoiattoli si rincorrevano intorno a una roccia.
Al principio Eragon pensò che fosse un luogo ideale per i cervi, ma continuando a osservare, cominciò a scorgere sentieri nascosti fra gli alberi e i cespugli; una calda luce soffusa dove normalmente avrebbero dovuto esserci ombre scure; strane conformazioni nella disposizione dei rami e dei fiori, così sottili che si vedevano appena: tutti indizi del fatto che quanto vedeva non era del tutto naturale. Batté le palpebre, e la sua visione cambiò all’improvviso, come se si fosse posto davanti agli occhi una lente che rendeva riconoscibili le sagome. Sì, quelli erano sentieri. E sì, quelli erano fiori. Ma ciò che aveva scambiato per gruppi di alberi contorti erano in realtà eleganti costruzioni che crescevano direttamente dai pini.
Il tronco di un albero aveva un rigonfiamento intorno alla base che formava una casa di due piani, prima di affondare le radici nel terriccio. Entrambi i piani erano esagonali, anche se quello superiore era grande la metà del primo, dando alla casa un aspetto terrazzato. I tetti e le parete erano rivestiti di falde di legno intrecciate, addossate a sei robuste nervature in rilievo. Muschio e licheni gialli orlavano le grondaie e pendevano sulle finestre che si affacciavano su ciascun lato. La porta d’ingresso era una misteriosa sagoma nera incassata sotto un arco intagliato di simboli.
Un’altra casa era annidata fra tre pini, uniti a essa mediante una serie di rami ricurvi. Rinforzata da questi bastioni aerei, la casa di ergeva per ben cinque piani, leggera ed eterea; al suo fianco si apriva un pergolato fatto di salice e sanguinella, con numerose lanterne senza fiamma a foggia di galle.
Ogni edificio si integrava perfettamente con l’ambiente circostante, fondendosi con la foresta senza linee di demarcazione evidenti, tanto che era impossibile dire dove finisse l’artificio e cominciasse la natura: i due erano in perfetto equilibrio. Invece di dominare l’ambiente, gli elfi avevano scelto di accettare il mondo com’era e di adattarsi a esso.
Arya avanzava lungo un sentiero lastricato di frammenti di tormalina verde, che serpeggiava fra i cespugli di malvone e le case e gli alberi per poi attraversare un ruscello.





